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ANIEF DAY, VIDEO DELLA DIRETTA STREAMING DEL PRESIDENTE ANIEF MARCELLO PACIFICO

In primo piano

Il Tribunale del Lavoro di Pordenone dà ragione all'Anief e conferma che anche ai docenti immessi in ruolo dopo il 1° settembre 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto entro il 2010/2011, va applicata la “clausola di salvaguardia” prevista dal CCNL 2011 che prevede il diritto al mantenimento del gradone stipendiale “3-8 anni”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Con la rappresentativitàsaneremo direttamente in contrattazione anche questa stortura che ancora una volta discrimina i precari anche dopo l'immissione in ruolo”.

La sentenza, che conferma l'orientamento giurisprudenziale ottenuto dai legali Anief in questi anni, accoglie in toto il ricorso patrocinato dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Tiziana Sponga e Fortunato Niro e riconosce il diritto di una docente, immessa in ruolo dopo il 2011, all'integrale e immediato riconoscimento di tutto il servizio svolto durante il precariato e all'applicazione, equiparando tutto il suo servizio a termine a quello svolto a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva nazionale economica precedente, che riconosceva il diritto al gradone stipendiale 3-8, molto più favorevole rispetto a quello attuale. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Abbiamo nuovamente avuto ragione contro un CCNL economico di comparto, siglato nel 2011 da buona parte degli altri sindacati che, ancora una volta, discriminava i precari e il periodo svolto durante il precariato. Con la nostra rappresentatività anche questa stortura dovrà essere sanata direttamente in contrattazione e ribadiremo per l'ennesima volta che il lavoro svolto durante il precariato non può mai essere considerato come servizio di serie B. Per questo e per lavorare insieme a una scuola davvero giusta, c’è bisogno di un nuovo sindacato, forte, che si faccia portavoce vero delle istanze di tutto il personale della scuola”. Lunedì 16 aprile alle ore 15:00, il presidente Marcello Pacifico sarà protagonista dell’RSU Day Anief che si terrà presso la sede dell’Università Pegaso di Napoli. Il sindacalista - il cui intervento potrà essere seguito in diretta streaming - chiuderà con il suo intervento una campagna lunghissima, durante la quale ha incontrato migliaia di lavoratori della scuola.

 

 

La Corte di Cassazione, che in questo senso si è espressa a sezioni unite con la sentenza n. 22552/16, risolvendo l’annoso problema della mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario, accorda le richieste di non discriminazione patrocinate dal sindacato. Lo stesso principio vale per la validità dei servizi svolti, che vanno per forza di cose considerati tutti per intero. E ciò vale, ovviamente, anche per i docenti di sostegno. I quali, lo ricordiamo, sono insegnanti abilitati con diritti analoghi ai colleghi su disciplina. Detto questo, rimane un mistero il perché al Miur si continui a considerare il loro servizio pre-ruolo non utile per il raggiungimento del quinquennio di servizio e a chiedere, in questo modo, il ritorno sulla loro disciplina d’insegnamento. Secondo il giovane sindacato, risulta quindi illegittima la norma contrattuale laddove non riconosce il servizio pre-ruolo come utile per la valutazione del servizio obbligatorio da svolgere nei trasferimenti. A questo proposito, nel periodo di consegna delle domande di trasferimento, che rimarrà aperto fino al prossimo 26 aprile, Anief ricorda di dichiararlo nella domanda, per poter impugnare il tutto. Per aderire al ricorso vai al seguente link.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Appena Anief diverrà rappresentativa, al fine di ottenere il punteggio spettante in fase di richiesta di mobilità ed in particolare di trasferimento annuale, si batterà al massimo sia per questa istanza, sia per revisionare la tabella di valutazione dei titoli, per valutare il servizio nella paritaria, tutto quellopre-ruolo nelle graduatorie interne d'istituto e per garantire i trasferimenti attraverso l'adeguamento degli organici di fatto agli organici di diritto.

Proprio in questi giorni è indispensabile rivolgersi in tribunale per presentare anche altri ricorsi Anief e non soccombere dinanzi alle norme ingiuste incluse nel contratto vigente sulla mobilità del personale scolastico.

 

 

L'evento  si terrà nella giornata di martedì 17 aprile 2018, alle ore 15:45 nella Sala convegni di Palazzo Cardinal De Vio, Comune di Gaeta.

Presenterà l’evento la Dott.ssa Gianna Conte, Presidentessa della commissione cultura, commissione, sanità e servizi sociale del Comune di Gaeta.

Un evento che mira alla sensibilizzazione ed informazione sulle problematiche legate alle Sindromi dello Spettro Autistico e ai disagi che spesso vivono le persone che ne soffrono e i loro familiari, ma anche affrontare la tematica analizzando con un approccio scientifico lo stato della ricerca e analizzando le nuove teorie sul fronte della diagnosi e delle terapie.

Il Comune di Gaeta in collaborazione con l’Ente di formazione Eurosofia, l’Associazione Liberautismo, e l’Arcidiocesi ed il museo diocesano di Gaeta, vogliono puntare i riflettori sull’Autismo, promuovendo la ricerca e il miglioramento dei servizi e contrastando la discriminazione e l’isolamento che ancora subiscono le persone autistiche ed i loro familiari.

Questa particolare forma di disabilità è differente da tutte le altre. Ci sono tanti aspetti da analizzare e valutare. Durante il seminario si alterneranno differenti figure professionali che sottolinieranno quanto siano ancora insufficienti le conoscenze che riguardano tale patologia e di quanto sia carente l’impegno delle istituzioni, nonostante il fenomeno sia molto diffuso. La patologia, infatti, è in crescita e colpisce un bambino su cinquanta.

Al termine del corso di formazione verrà rilasciato un attestato di partecipazione da Eurosofia, soggetto accreditato dal MIUR per l’erogazione della formazione del personale scolastico ai sensi della direttiva 170/2016.

Per partecipare o ricevere maggiori informazioni invia una mail a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

O contatta il numero 0917098311-0917098357

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Manca pochissimo alla chiusura ufficiale della campagna elettorale Rsu che porterà al voto tutto il personale scolastico: sfiora il milione di dipendenti la quota di docenti e Ata potenziali elettori. Anief si candida a divenire rappresentativa e quest’anno ha tutte le carte in regola perché ciò accada. Lunedì 16 aprile, il giovane sindacato presenterà il programma di questa tornata elettorale, direttamente attraverso il suo presidente nazionale: il professor Marcello Pacifico sarà protagonista dell’RSU Day Anief che si terrà presso la sede dell’Università Pegaso di Napoli. Il sindacalista, il cui intervento potrà anche essere seguito in diretta streaming, chiuderà in questo modo una campagna lunghissima, durante la quale ha incontrato migliaia di operatori della scuola

L’Anief ha presentato 5 mila liste, forte degli 8 mila candidati e delle 41 mila deleghe ottenute. In questo momento, la giovane organizzazione supera la soglia della rappresentatività, candidandosi dopo trent'anni a riscrivere la storia del sindacalismo italiano con un nuovo ingresso che si ripromette di riportare la legalità e la giustizia nelle nostre aule. Si ricorda, a questo proposito, che le percentuali relative al voto determineranno anche il potere contrattuale delle sigle che firmeranno il prossimo contratto. Per questo è di grandissima importanza indirizzare la totalità dei voti su Anief.

Per rivolgersi a tutti i lavoratori della scuola - docenti, educatori e Ata – lo stesso presidente Anief Marcello Pacifico ha inviato una lettera contenente i punti del programma elettorale e gli impegni che il sindacato s’impegna a portare avanti se riuscirà a superare la soglia di rappresentatività del 5%.

anief

 

Lo studio, realizzato sulla base di elaborazioni dei dati Istat e pubblicato oggi, prevede che “nel prossimo decennio l’evoluzione demografica porterà a una significativa contrazione della popolazione studentesca – 3/18 anni – in tutte le circoscrizioni e regioni del Paese (da 9 a 8 milioni), che comporterà a regole vigenti la scomparsa di decine di migliaia di classi e di circa 55mila cattedre. Con significative implicazioni per le politiche dell’istruzione dei prossimi governi”. Per il sindacato Anief, non si comprende quale sia il nesso tra la riduzione delle iscrizioni, dovuta anche al calo dei flussi migratori, e quella delle cattedre. Il decremento del tasso demografico, anche tra la popolazione straniera, non può innescare la scontata logica del risparmio pubblico, già quantificato in quasi 2 miliardi di euro annui. La riduzione di alunni, piuttosto, potrebbe essere l’occasione buona per eliminare migliaia di classi pollaio, di tornare alla didattica per moduli alla primaria, di reintrodurre le copresenze e di mutare i cicli scolastici a partire dall’anticipo dell’obbligo formativo.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il calo demografico è la giusta opportunità per realizzare una serie di operazioni a portata di mano. Come l’anticipo a 5 anni dell'obbligo scolastico alla materna, come previsto in Francia, visto che nel nostro Paese la scuola statale copre solo una porzione di questa offerta formativa. In contemporanea, si dovrebbe finalmente avallare l’obbligo scolastico sino ai 18 anni, come già era stato previsto nel nostro Paese due decenni fa. Ma bisognerebbe anche programmare una flessibilità degli organici sul territorio, assegnando più risorse umane e finanziarie alle scuole posizionate nelle aree con maggiore difficoltà. In Italia, solo un bambino su quattro frequenta il percorso 0-6 anni e 4 cittadini su 10 sono in possesso soltanto della licenza media. Con la soglia degli abbandoni ancora ben oltre quel 10% indicato da tempo da Bruxellex e con un giovane su tre che abbandona gli studi prima di avere conseguito la maturità. Per non parlare dei 15enni che, nell’ultimo periodo, hanno ammesso in gran numero, il 40%, di non volere proseguire all'Università. E anche tra i diplomati c’è disaffezione verso gli studi superiori. Servirebbe introdurre una politica di tutela dei giovani, della famiglia e d'incentivazione delle nascite. Con maggiori sussidi che garantiscano un vero diritto all'istruzione e una seria alternanza scuola-lavoro.

 

 

ROMA, 12 APR - Ancora una brutta notizia per 1 milione e 200 mila lavoratori della scuola: gli incrementi non arriveranno in busta paga nemmeno a fine mese ma se va bene nel prossimo mese di maggio. A renderlo noto è il sindacato Anief, secondo il quale i motivi sono dovuti ai ritardi negli adempimenti di rito, sull'accordo raggiunto all'Aran ad inizio febbraio, complicati dalla situazione d'impasse che sta vivendo la politica italiana. Ciò vuol dire - secondo i calcoli del sindacato - che se la situazione non dovesse sbloccarsi, gli incrementi medi di 85 euro lordi promossi a marzo, di fatto tra i 37 e i 52 euro netti, potrebbero essere corrisposti in estate. Gli arretrati, del biennio 2016-2017, sono per Anief 13 volte sotto il tasso IPCA, l'Indice dei prezzi al consumo, aggiornato per il 2016/17 e 3 volte inferiore per il 2018: verranno quindi corrisposti circa 435 euro in media, a fronte di oltre 6mila spettanti. "È per questo motivo - dice Marcello Pacifico di Anief-Cisal - che come Anief abbiamo definito l'intesa del 9 febbraio l'accordo della vergogna. Perché il tasso IPCA dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell'11,22 per quanto riguarda quest'anno, a fronte degli aumenti pattuiti rispettivamente dello 0,36%, 1.09% e del 3,48%. Come ricordato la settimana scorsa dalla Corte dei Conti, non senza osservazioni. Del resto, gli economisti sanno bene che l'inflazione rimane l'unico strumento per valutare nel rinnovo della forma contrattuale se gli aumenti sono giusti o esigui". (ANSA).

 

Dopo il piano straordinario imposto dalla riforma Renzi, la Legge 107/2015, che due anni fa ha condotto in ruolo circa 86mila docenti precari, costringendo molti di essi però a spostarsi di centinaia di chilometri pur avendo i posti liberi vicino casa, con l’ultima Legge di Stabilità sono state finanziate delle assunzioni a tempo indeterminato che però si fermano ad una quota ridicola: oltre al mero turn over, quest’anno si provvederà alla stabilizzazione di una quota di precari che va dalle 3mila alle 4mila unità. È l’ennesima operazione vetrina, senza effetti positivi per la cancellazione della piaga del precariato scolastico.

Secondo la stampa specializzata, “a pesare, nel passaggio dal precariato all’assunzione a tempo indeterminato, sono innanzitutto le ricostruzioni di carriera, ossia l’inquadramento nel gradone stipendiale spettante in base agli anni di servizio già svolti. E seppure il Miur non conteggi per intero il servizio preruolo, si tratta comunque di somme ingenti”. Somme, osserva l’Anief, anche sottodimensionate, visto che ai docenti con oltre quattro anni di precariato vengono assegnate delle ricostruzioni di carriera senza il conteggio integrale del servizio svolto, con danni diretti nello stipendio e sulle progressioni periodiche. Una circostanza che ha costretto il sindacato a rivolgersi al giudice, il quale continua a dare ragione al lavoratore leso nei suoi diritti. Il sindacato, dunque, torna a chiedere di stabilizzare i 140 mila posti, tra docenti e personale Ata (assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici), che ogni anno sono chiamati a fare i supplenti pur con i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. Lo Stato si ostina a non farlo, ma non si è capito che questo comportamento alla lunga gli costerà molto caro.

Marcello Pacifico (presidente Anief): È scandaloso come, dopo le sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, a partire dalla n. 22552/16, che hanno disapplicato le norme legislative contrattuali vigenti laddove confermano la disparità di trattamento tra personale di ruolo e precario prima e dopo la ricostruzione di carriera, ancora il Miur non si adegui. L’organico di fatto deve immediatamente scomparire, per fare spazio a quello di diritto: è inaccettabile che per questioni finanziarie tutto questo non avvenga e anche i giudici la pensano così. Anief si è rivolta alla Commissione europea che a breve potrebbe far partire le richieste di vitare risarcimenti milionari, tra l’altro da estendere anche al personale di ruolo, perché prima di lasciare lo status da supplente è stato a sua volta danneggiato rimandando per anni e anni l’immissione in ruolo. E siccome sull’abuso subìto dei contratti a termine durante il precariato esiste una precisa direttiva Ue, presto ne vedremo delle belle. Allo stesso modo, abbiamo condotto in tribunale il CCNL per 2016/18 firmato dai sindacati confederali che, confermando tali discriminazioni, appare a sua volta illegittimo.

Il giovane sindacato prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati, come già detto, pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

 

 

Gli incrementi miseria non arriveranno in busta paga nemmeno a fine mese, tramite un’emissione speciale, ma se va bene nel prossimo mese di maggio. I motivi sono dovuti ai ritardi negli adempimenti di rito, sull’accordo raggiunto all’Aran ad inizio febbraio, complicati dalla situazione d’impasse che sta vivendo la politica italiana ancora molto lontana dalla formazione del governo della nuova legislatura. Ciò vuol dire che, se l’attuale ingarbugliata situazione non dovesse sbloccarsi, gli incrementi medi di 85 euro lordi promossi a marzo, di fatto tra i 37 e i 52 euro netti, potrebbero essere corrisposti addirittura in estate.

Gli arretrati, del biennio 2016-2017, sono tra l’altro rispettivamente 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il 2016/17 e 3 volte inferiore per il 2018: in termini pratici, verranno corrisposti tra le 435 euro, in media, a fronte di oltre 6mila spettanti. Un discorso non molto diverso, sempre ad ampio danno dei docenti e Ata, riguarda gli aumenti mensili che in base agli accordi dovevano scattare dal 1° marzo 2018: anziché la micragna di 85 euro di incremento, un aumento equo non avrebbe dovuto essere sotto i 300 euro.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È per questo motivo che come Anief abbiamo definito l’intesa del 9 febbraio l’accordo della vergogna. Perché il tasso IPCA dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 per quanto riguarda quest’anno, a fronte degli aumenti pattuiti rispettivamente dello 0,36%, 1.09% e del 3,48%. Come ricordato la settimana scorsa dalla Corte dei Conti, non senza osservazioni. Del resto, gli economisti sanno bene che l’inflazione rimane l’unico strumento per valutare nel rinnovo della forma contrattuale se gli aumenti sono giusti o esigui”. Non è un caso che dal settembre 2015 si sarebbe dovuta sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale, per legge e non per concessione, mentre oggi è ancora al 50% del tasso IPCA, salvo il recupero di almeno il 50% al rinnovo contrattuale. Resta il mistero sulle quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, come aveva detto la Corte Costituzionale, quasi come se per quell’anno si fosse adottato un calendario lunare e non solare. Per non parlare delle prime mensilità del 2018.

Anief, pertanto, prosegue i ricorsi gratuiti per far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018 e recuperare cifre molto più cospicue di quelle ridicole in arrivo.

 

 

Il calcolo è stato realizzato dal sindacato Udir, a seguito del perdurante malcontento della categoria dei dirigenti scolastici, sempre più trattati come terminale di scarico di infinite responsabilità. Eppure, osserva Udir, le “leve” in mano al dirigente scolastico sono veramente poche: scarsa capacità economica della scuola, impossibilità di una corretta gestione del personale, limitante possibilità di muoversi in autonomia nella realizzazione di innovazione, eccesso di oneri amministrativi ma non dipendenti direttamente dal capo d’istituto (basti pensare alle responsabilità sulla sicurezza degli edifici, sempre di proprietà di provincie e comuni, che in caso di crolli mandano in carcere il preside). A corollario di tutto questo va messa la beffa dei pagamenti a fine mese, quando i dirigenti scolastici si ritrovano in busta paga almeno 30mila euro in meno rispetto agli altri colleghi della PA. Per questi motivi, Udir ha intrapreso una vera e propria crociata in loro difesa e per la tutela della loro dignità professionale, che è composta da strumenti, tutele legali e retribuzione.

Proprio per offrire un percorso continuo di formazione e di crescita professionale, ma anche di consapevolezza come categoria, giorno 19 maggio 2018 Udir ha organizzato un convegno nazionale, nel corso del quale i dirigenti scolastici potranno trovare risposte concrete alle mille e una necessità che ogni giorno li attendono sulla porta della loro scuola: i partecipanti dovranno consegnare al più presto la scheda di adesione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): La giornata del dirigente scolastico è fatta di gestione dei rapporti con una serie di stakeholder che farebbero tremare le gambe al più allenato amministratore di impresa. Tra questi, ci sono le famiglie, gli alunni, i rapporti parentali delle famiglie, ma anche gli enti locali, le altre istituzioni scolastiche, tutti gli enti statali che vanno ad incidere sulle scuole, dai comuni alle provincie, passando dalle ragionerie territoriali nonché gli uffici periferici del Miur. Gestire tutta questa serie di rapporti in un mondo sempre più schizofrenico, basti vedere le aggressioni dei genitori ai docenti di questi ultimi tempi, e con un impianto normativo che si arricchisce ogni giorno di normative complesse e sempre più cariche di responsabilità è diventa un’impresa ardua. Nel conto vanno messe poi le difficoltà derivanti dalla inesistente formazione di qualità che i dirigenti scolatici dovrebbero poter trovare a loro disposizione ogni volta che un cambio normativo li interessa direttamente, come nel caso della recente norma sulla privacy.

 

 

 

Roma, 11 apr. (Adnkronos/Labitalia) - L'Anief aderisce allo sciopero della scuola del 2 e 3 maggio. "Non possiamo tollerare –spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief- quest'impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto recisi impegni nel corso della campagna elettorale".

"Persino negli Stati Uniti -fa notare- dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi".

 Invece, avverte, "in Italia, dopo dieci anni di blocco, si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro". "Tra l'altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l'anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali", conclude.

 

La presenza sempre più consistente sul territorio nazionale di flussi migratori provenienti dai paesi di lingua araba ha portato un aumento della richiesta di specifiche competenze linguistiche. La scuola, in primis, è chiamata a favorire la comunicazione ed integrazione tra alunni autoctoni e stranieri. Scopri il corso di Alfabetizzazione della lingua araba realizzato grazie a una convenzione con Anief.

Consulta la scheda tecnica ed iscriviti al seguente link.

 

Peccato che si tratti di una pratica che spetta, da prassi e per legge, agli enti previdenziali. Tra l’altro, anche in questa occasione, al lavoro aggiuntivo non corrisponde un adeguamento dell’organico che invece nell’ultimo decennio ha visto perdere diverse decine di migliaia di unità a livello nazionale, a seguito del dimensionamento scolastico e alle cicliche operazioni di spending review a cui non si è sottratto nemmeno l’ultimo Governo. In questi giorni l’Ambito territoriale di Pescara ha convocato il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi ed alcune unità di personale amministrativo ad una serie di incontri formativi, per la gestione telematica delle pratiche pre-pensionistiche, presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Anief ha verificato che l’adempimento – con sistema cosiddetto “passweb ed utile per la gestione delle cessazioni del personale scolastico - deriva da un accordo sottoscritto lo scorso anno dall’Usr Abruzzo e l’Inps.

L’adempimento per le segreterie abruzzesi consiste nel verificare la posizione assicurativa e previdenziale dei dipendenti interessati, la verifica, l’integrazione e correzione di eventuali mancanze o errori relativamente a servizi, retribuzioni (a partire dal 1993 e fino al 31.08.2018), pratiche di riscatto, ricongiunzione, ecc. È anche richiesta la certificazione dei dati in modo irreversibile. Inoltre, il personale Ata della scuola è chiamato a verificare anche alcuni decreti di riscatto o ricongiunzioni relativi a periodi assicurativi già riconosciuti che potrebbero non essere presenti tra gli atti della scuola, perché depositati presso altri enti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo l’immediato annullamento dell’accordo Inps-Usr Abruzzo e che anche per le scuole pescaresi ed abruzzesi sia sufficiente il solo uso delle funzioni Sidi (attualmente non attive per l’Abruzzo) come per il resto delle scuole italiane. Viene poi da chiedersi come mai l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Abruzzo è stato così solerte a stipulare tale accordo, dal momento che in passato altre indicazioni dell’amministrazione centrale hanno ricevuto un trattamento meno solerte”. Il dubbio è che non vi sia adeguata connessione, ovvero eccessiva discrezionalità, tra le indicazioni del Miur e le attuazioni condotte dai vari Usr. È giunto il momento di cambiare rotta. Come Anief chiediamo formalmente all’Usr di ritirare la Nota 323 del 23 gennaio scorso e un adeguamento alla Nota Miur 171 del 24 gennaio che disciplina la materia a livello nazionale precisando che le attività di accertamento del diritto a pensione, per i pensionamenti del 2018, sono di competenza dell’ente previdenziale.

 

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