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ANIEF DAY, VIDEO DELLA DIRETTA STREAMING DEL PRESIDENTE ANIEF MARCELLO PACIFICO

In primo piano

Il calcolo è stato realizzato dal sindacato Udir, a seguito del perdurante malcontento della categoria dei dirigenti scolastici, sempre più trattati come terminale di scarico di infinite responsabilità. Eppure, osserva Udir, le “leve” in mano al dirigente scolastico sono veramente poche: scarsa capacità economica della scuola, impossibilità di una corretta gestione del personale, limitante possibilità di muoversi in autonomia nella realizzazione di innovazione, eccesso di oneri amministrativi ma non dipendenti direttamente dal capo d’istituto (basti pensare alle responsabilità sulla sicurezza degli edifici, sempre di proprietà di provincie e comuni, che in caso di crolli mandano in carcere il preside). A corollario di tutto questo va messa la beffa dei pagamenti a fine mese, quando i dirigenti scolastici si ritrovano in busta paga almeno 30mila euro in meno rispetto agli altri colleghi della PA. Per questi motivi, Udir ha intrapreso una vera e propria crociata in loro difesa e per la tutela della loro dignità professionale, che è composta da strumenti, tutele legali e retribuzione.

Proprio per offrire un percorso continuo di formazione e di crescita professionale, ma anche di consapevolezza come categoria, giorno 19 maggio 2018 Udir ha organizzato un convegno nazionale, nel corso del quale i dirigenti scolastici potranno trovare risposte concrete alle mille e una necessità che ogni giorno li attendono sulla porta della loro scuola: i partecipanti dovranno consegnare al più presto la scheda di adesione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): La giornata del dirigente scolastico è fatta di gestione dei rapporti con una serie di stakeholder che farebbero tremare le gambe al più allenato amministratore di impresa. Tra questi, ci sono le famiglie, gli alunni, i rapporti parentali delle famiglie, ma anche gli enti locali, le altre istituzioni scolastiche, tutti gli enti statali che vanno ad incidere sulle scuole, dai comuni alle provincie, passando dalle ragionerie territoriali nonché gli uffici periferici del Miur. Gestire tutta questa serie di rapporti in un mondo sempre più schizofrenico, basti vedere le aggressioni dei genitori ai docenti di questi ultimi tempi, e con un impianto normativo che si arricchisce ogni giorno di normative complesse e sempre più cariche di responsabilità è diventa un’impresa ardua. Nel conto vanno messe poi le difficoltà derivanti dalla inesistente formazione di qualità che i dirigenti scolatici dovrebbero poter trovare a loro disposizione ogni volta che un cambio normativo li interessa direttamente, come nel caso della recente norma sulla privacy.

 

 

 

Roma, 11 apr. (Adnkronos/Labitalia) - L'Anief aderisce allo sciopero della scuola del 2 e 3 maggio. "Non possiamo tollerare –spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief- quest'impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto recisi impegni nel corso della campagna elettorale".

"Persino negli Stati Uniti -fa notare- dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi".

 Invece, avverte, "in Italia, dopo dieci anni di blocco, si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro". "Tra l'altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l'anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali", conclude.

 

La presenza sempre più consistente sul territorio nazionale di flussi migratori provenienti dai paesi di lingua araba ha portato un aumento della richiesta di specifiche competenze linguistiche. La scuola, in primis, è chiamata a favorire la comunicazione ed integrazione tra alunni autoctoni e stranieri. Scopri il corso di Alfabetizzazione della lingua araba realizzato grazie a una convenzione con Anief.

Consulta la scheda tecnica ed iscriviti al seguente link.

 

Peccato che si tratti di una pratica che spetta, da prassi e per legge, agli enti previdenziali. Tra l’altro, anche in questa occasione, al lavoro aggiuntivo non corrisponde un adeguamento dell’organico che invece nell’ultimo decennio ha visto perdere diverse decine di migliaia di unità a livello nazionale, a seguito del dimensionamento scolastico e alle cicliche operazioni di spending review a cui non si è sottratto nemmeno l’ultimo Governo. In questi giorni l’Ambito territoriale di Pescara ha convocato il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi ed alcune unità di personale amministrativo ad una serie di incontri formativi, per la gestione telematica delle pratiche pre-pensionistiche, presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Anief ha verificato che l’adempimento – con sistema cosiddetto “passweb ed utile per la gestione delle cessazioni del personale scolastico - deriva da un accordo sottoscritto lo scorso anno dall’Usr Abruzzo e l’Inps.

L’adempimento per le segreterie abruzzesi consiste nel verificare la posizione assicurativa e previdenziale dei dipendenti interessati, la verifica, l’integrazione e correzione di eventuali mancanze o errori relativamente a servizi, retribuzioni (a partire dal 1993 e fino al 31.08.2018), pratiche di riscatto, ricongiunzione, ecc. È anche richiesta la certificazione dei dati in modo irreversibile. Inoltre, il personale Ata della scuola è chiamato a verificare anche alcuni decreti di riscatto o ricongiunzioni relativi a periodi assicurativi già riconosciuti che potrebbero non essere presenti tra gli atti della scuola, perché depositati presso altri enti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo l’immediato annullamento dell’accordo Inps-Usr Abruzzo e che anche per le scuole pescaresi ed abruzzesi sia sufficiente il solo uso delle funzioni Sidi (attualmente non attive per l’Abruzzo) come per il resto delle scuole italiane. Viene poi da chiedersi come mai l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Abruzzo è stato così solerte a stipulare tale accordo, dal momento che in passato altre indicazioni dell’amministrazione centrale hanno ricevuto un trattamento meno solerte”. Il dubbio è che non vi sia adeguata connessione, ovvero eccessiva discrezionalità, tra le indicazioni del Miur e le attuazioni condotte dai vari Usr. È giunto il momento di cambiare rotta. Come Anief chiediamo formalmente all’Usr di ritirare la Nota 323 del 23 gennaio scorso e un adeguamento alla Nota Miur 171 del 24 gennaio che disciplina la materia a livello nazionale precisando che le attività di accertamento del diritto a pensione, per i pensionamenti del 2018, sono di competenza dell’ente previdenziale.

 

Dopo le limitazioni inaccettabili per le presidenze delle commissioni di Esami di maturità affidate ai dirigenti scolastici del primo ciclo, il giovane sindacato mette a disposizione dei dirigenti scolastici ​degli Istituti Comprensivi l'allegato 1, dandogli così la possibilità di presentare domanda e presiedere le commissioni. Tale operazione è resa possibile, tuttavia, solo attraverso il ricorso gratuito attivato presso il Tar Lazio, a seguito dell'illegittimità della Nota 6078 del 6 aprile e della Circolare Miur 4537 del 16 marzo scorso che li esclude. L’allegato dovrà essere inviato via Pec all’USR competente o in modalità cartacea dal 9 al 20 aprile prossimi, poiché la precedente domanda cartacea prodotta entro il 4 aprile, inspiegabilmente, non è stata ritenuta valida.  Scarica l’Allegato 1 per far domanda e presiedere le Commissioni.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Abbiamo richiesto misure cautelari d’urgenza al Tar Lazio per l’ammissione delle domande prive dei requisiti contestati nonché per la sospensione dei provvedimenti impugnati. Ci siamo opposti formalmente contro le discriminazioni evidenti nel trattamento delle domande per presidente di esami di maturità presentate dai dirigenti del primo ciclo di istruzione: possono aderire al ricorso tutti i Dirigenti Scolastici regolarmente iscritti a Udir che non possono soddisfare le condizioni per la presentazione della domanda come presidenti di commissione di maturità.

Si può aderire al ricorso fino al 20 aprile al seguente link. Udir inoltre vi invita a partecipare al convegno nazionale a Palermo il 19 maggio; bisogna inviare la scheda di adesione.

 

Il 18 aprile si svolgerà una riunione che può essere reputata fondamentale per quanto concerne la batteria di quiz della prova selettiva. Il 24 aprile si saprà se le date annunciate precedentemente saranno confermate o meno. Ieri si è riunito il Comitato tecnico-scientifico che ha il compito di formulare i 4mila quesiti per la prova preselettiva del concorso per il reclutamento dei nuovi Dirigenti Scolastici.

 

 

Rimane alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo. Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione. Pertanto, alla luce della grave situazione in cui versa il comparto, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali.

 

I problemi per i licei Musicali e Coreutici sembrano non finire mai. Con la proroga del CCNI per la mobilità professionale sono state riproposte le stesse regole per l’anno 2017/18 che prevedevano una fase transitoria per le nuove classi di concorso del liceo Musicale e Coreutico.

Il ricorso, patrocinato dagli avvocati De Michele e Galleano, per conto del presidente nazionale e di una maestra entrata di ruolo con riserva, dopo avere regolarmente superato l'anno di prova, intende denunciare la violazione della Carta europea dei diritti dell'uomo, dei diritti fondamentali UE, del trattato dell'Unione europea e della direttiva UE sul precariato. L'iniziativa segue la denuncia Anief alla Commissione di petizione del parlamento UE e al Consiglio d'Europa e precede il prossimo deposito in Cassazione del ricorso per l'annullamento della suddetta sentenza per eccesso di giurisdizione. Sono diversi i punti che i legali del giovane sindacato hanno messo in evidenza. Tra le righe del ricorso si cita anche la recente sentenza della Cedu sul ricorso Mazzeo che ha censurato proprio l'operato del Consiglio di Stato, che “ha stigmatizzato ai punti 35-39 proprio la prassi giudiziaria del Consiglio di Stato, per favorire ingiustificatamente le pubbliche amministrazioni, di modificare o ritardare l’applicazione delle decisioni precedentemente adottate in subiecta materia e la conseguente violazione degli artt.6 e 13 della Convenzione”.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Ancora di più alla luce degli ultimi accadimenti, la soluzione rimane solo quella politica: dall’8 gennaio, Anief ha promosso due scioperi, l'ultimo nel giorno d’insediamento delle Camere dei deputati per chiedere a gran voce la riapertura straordinaria delle GaE dopo essere riuscita nella XVI legislatura a riaprirle due volte al personale docente abilitato. Ci sono quasi 50 mila maestre e maestri che aspettano di sapere se sono in possesso di un titolo - il diploma magistrale - che è ritenuto dai giudici valido per l’insegnamento ma non per l’immissione in ruolo. Mentre altri docenti con lo stesso titolo, grazie a sentenze passate in giudicato, sono confermati nei ruoli. È una situazione assurda e chi governa la scuola non può attuare la politica dello struzzo.

 

 

Tutto il periodo precedente all’immissione in ruolo va valutato per intero e non con il meccanismo della ricostruzione di carriera ovvero soltanto per i primi quattro anni e con la riduzione di un terzo degli anni successivi. Lo hanno chiarito tantissime sentenze del giudice del lavoro su ricorsi presentati da Anief, tanto più dopo la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 22552/16. Pertanto, il contratto firmato è illegittimo. Per aderire al ricorso, vai al seguente link. La corretta valutazione è importante per non farsi dichiarare soprannumerario e rischiare di transitare in ambito territoriale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’amministrazione, con la compiacenza dei sindacati firmatari delle regole vigenti sulla mobilità, ha creato un meccanismo che penalizza il docente che ha svolto un alto numero di anni di precariato, visto che gli viene considerato per intero solo il primo quadriennio. Il principio negato è lo stesso che riguarda i titoli conseguiti, anche questi non considerati alla stessa stregua. Il problema è che così facendo, l’Italia continua a violare una precisa direttiva UE, la n. 70/99, perpetrando le discriminazioni tra lavoratori che operano per la stessa amministrazione.

 

 

L’allungamento dei tempi della firma definitiva al rinnovo contrattuale è dovuto alla lentezza con cui gli organismi istituzionali stanno esprimendo i loro pareri: sempre più probabile l’emissione speciale, da attuare nell’ultima decade di aprile. C’è tuttavia un alto numero di docenti e Ata che dal sospirato rinnovo contrattuale, atteso da quasi dieci anni, non riceveranno quello che gli spetta: sono tutti coloro che hanno superato il 35esimo anno di anzianità e che si ritroveranno con lo stipendio praticamene fermo. A essere in questa situazione è un numero di lavoratori in sensibile crescita, visto che i nuovi parametri di pensionamento hanno fatto slittare di un decennio l’uscita dal lavoro. A fronte di questa novità importante, anche il contratto si sarebbe dovuto adeguare, introducendo un nuovo gradone stipendiale riguardante la fascia 36–43 anni. Invece, l’Aran, con il compiacente silenzio dei sindacati firmatari (Flc-Cgil, Cisl e Uil), ha pensato bene di lasciare immutati “gradoni” stipendiali, andando solo a ratificare l’annullamento della fascia 3-8 anni creando un bel danno economico ai neo-assunti e calpestando quindi in modo netto il principio della parità retributiva. Per il sindacato, inoltre, non si può ignorare l’alto tasso di burnout tra i dipendenti pubblici, ma che soprattutto subisce il personale della scuola. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo contratto che si è rivelato l’ennesimo pacchetto risparmio, che penalizza sia i neo immessi in ruolo, sia chi è a fine carriera. Il tutto, in cambio di una manciatina di euro netti al mese.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sei le fasce d’anzianità previste dal nuovo accordo siglato dai sindacati confederali e valido per il triennio 2016-2018, ma colpisce la mancata applicazione di una nuova finestra temporale, da 35 in poi di anzianità. Al tavolo di contrattazione, dove abbiamo fondate ambizioni di andarci a sedere dopo le elezioni Rsu della prossima settimana, non si sono posti nemmeno il problema. Che invece esiste. Poiché, sappiamo bene che non vi è più la certezza di poter andare in pensione entro una data stabilita perché, anche per accedere all’assegno con il canale dell’anzianità, comunque per il 2018 i contributi sfiorano i 43 anni. In tal modo, si condanna la stragrande maggioranza dei lavoratori ultra 60enni a percepire sempre lo stesso stipendio, fissato a quota 35, fino all'ultimo anno prima di andare in pensione. Tra l’altro, per vedersi assegnare un assegno di quiescenza destinato a diventare della metà di quanto percepito con l’ultimo stipendio. Mentre per Anief, bisogna assolutamente ritornare a 61 anni e 35 anni di contributi con l’80% dell’ultima retribuzione. Tutto questo, anche e soprattutto alla luce del fatto che quella educativa è una professione particolarmente esposta a condizioni ‘stressogene’, come hanno confermato gli autori di un’indagine su larga scala che ha indagato sugli ambiti problematici connessi con lo sviluppo del burnout.

 

 

Questa differenziazione illegittima può andare a determinare seri problemi al personale docente, in particolare ai fini della mobilità. Perché vedersi riconosciuto un punteggio inferiore nella graduatoria d’istituto oppure in fase di richiesta di trasferimento, passaggio di ruolo o di cattedra, oltre che di utilizzazione e assegnazione provvisoria, può essere determinante in modo negativo. Al fine di ottenere la validazione totale del punteggio relativo all’insegnamento effettuato in tali istituti, tutti equiparabili alla scuola statale, il sindacato Anief ha promosso un apposito ricorso al giudice del lavoro: tale impugnazione va a contestare la tabella di valutazione dei titoli ai fini dell’attribuzione del punteggio della mobilità 2018. Non vedersi riconosciuto quel punteggio rischia di compromettere l’esito della mobilità alla quale i docenti di ruolo possono presentare domanda, tramite il portale Istanze on line, fino al prossimo 26 aprile.

Per aderire, vai al seguente link. L’impugnazione è allargata alle graduatorie interne d'istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio d’insegnamento pre-ruolo svolto nella paritaria, nei percorsi di formazione professionale, nelle scuole comunali e anche nelle piccole isole.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quel servizio va dichiarato e valutato se prestato dopo il 2000. E a pensarla come noi sono anche i tribunali del lavoro. Per questi motivi, Anief conferma la strada del ricorso dopo il rinnovo del divieto già siglato nel precedente contratto. Le tante pronunce positive dei giudici ci inducono ad essere davvero fiduciosi anche per l’esito di questa ennesima battaglia legale. Siamo convinti di far prevalere sempre la giustizia a danno di quelle norme discriminanti e inique che il Miur si ostina a tenere in vita.

Anief consiglia anche agli interessati di consultare lo sportello Anief più vicino, per avere maggiori informazioni sulle modalità di presentazione delle domande e di eventuali ricorsi. Inoltre, si consiglia di partecipare ad uno dei prossimi seminari Anief previsti nel territorio.

 

 

Dall'accordo sottoscritto da Flc-Cgil, Cisl e Uil lo scorso 9 febbraio all’Aran risulta un totale disinteresse verso coloro che vengono immessi in ruolo: a breve porterà i micro-aumenti e ha ratificato l'annullamento del primo gradone stipendiale (3-8 anni) per chi è stato assunto a partire del 2011, come previsto dal Contratto integrativo di lavoro di quello stesso anno. Una norma, peraltro, disapplicata da diverse sentenze dei tribunali del Lavoro con ricorsi presentati dall’Anief. Il giovane sindacato, di contro, non ha mai approvato ciò che è accaduto e crede proprio che sia stato portato avanti un disegno atto a penalizzare gli incolpevoli immessi in ruolo nella scuola a partire dal 2011, danneggiando chi aveva già diversi anni di precariato e violando pure la normativa comunitaria. A sostenerlo sono anche i tanti giudici che si sono espressi favorevolmente sui ricorsi promossi dall’Anief.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Nelle tabelle degli aumenti siglati dai sindacati confederali è scomparso il primo gradino stipendiale (fascia 3/8 anni) per chi è entrato in ruolo a partire dal 2011 per via dell'accordo integrativo del 4 agosto 2011, firmato anche da Snals e Gilda, che realizzava l'obiettivo dell'invarianza finanziaria per le prime 67mila assunzioni previste dalla legge 106/11, poi dichiarata illegittima dalla Consulta nella parte in cui proprio non applicava il diritto comunitario nella scuola. Noi a questo gioco proprio non ci stiamo. L’unica strada che proponiamo ai nostri soci è ricorrere in tribunale.

Anief ha quindi predisposto il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011: sono interessati docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall'anno scolastico 2011/12 (anche con decorrenza giuridica), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. Il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera. Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all'a.s. 2010/11 può aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia nella paritaria.

 

 

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell'infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.

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