380x380 popup RSU lavagna 1

italia

DOVE SIAMO

La nostra struttura copre
tutte le regioni italiane.
Siamo presenti in tutte
le province.

SCOPRI ADESSO!

ANIEF DAY, VIDEO DELLA DIRETTA STREAMING DEL PRESIDENTE ANIEF MARCELLO PACIFICO

In primo piano

I problemi per i licei Musicali e Coreutici sembrano non finire mai. Con la proroga del CCNI per la mobilità professionale sono state riproposte le stesse regole per l’anno 2017/18 che prevedevano una fase transitoria per le nuove classi di concorso del liceo Musicale e Coreutico.

Il ricorso, patrocinato dagli avvocati De Michele e Galleano, per conto del presidente nazionale e di una maestra entrata di ruolo con riserva, dopo avere regolarmente superato l'anno di prova, intende denunciare la violazione della Carta europea dei diritti dell'uomo, dei diritti fondamentali UE, del trattato dell'Unione europea e della direttiva UE sul precariato. L'iniziativa segue la denuncia Anief alla Commissione di petizione del parlamento UE e al Consiglio d'Europa e precede il prossimo deposito in Cassazione del ricorso per l'annullamento della suddetta sentenza per eccesso di giurisdizione. Sono diversi i punti che i legali del giovane sindacato hanno messo in evidenza. Tra le righe del ricorso si cita anche la recente sentenza della Cedu sul ricorso Mazzeo che ha censurato proprio l'operato del Consiglio di Stato, che “ha stigmatizzato ai punti 35-39 proprio la prassi giudiziaria del Consiglio di Stato, per favorire ingiustificatamente le pubbliche amministrazioni, di modificare o ritardare l’applicazione delle decisioni precedentemente adottate in subiecta materia e la conseguente violazione degli artt.6 e 13 della Convenzione”.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Ancora di più alla luce degli ultimi accadimenti, la soluzione rimane solo quella politica: dall’8 gennaio, Anief ha promosso due scioperi, l'ultimo nel giorno d’insediamento delle Camere dei deputati per chiedere a gran voce la riapertura straordinaria delle GaE dopo essere riuscita nella XVI legislatura a riaprirle due volte al personale docente abilitato. Ci sono quasi 50 mila maestre e maestri che aspettano di sapere se sono in possesso di un titolo - il diploma magistrale - che è ritenuto dai giudici valido per l’insegnamento ma non per l’immissione in ruolo. Mentre altri docenti con lo stesso titolo, grazie a sentenze passate in giudicato, sono confermati nei ruoli. È una situazione assurda e chi governa la scuola non può attuare la politica dello struzzo.

 

 

Tutto il periodo precedente all’immissione in ruolo va valutato per intero e non con il meccanismo della ricostruzione di carriera ovvero soltanto per i primi quattro anni e con la riduzione di un terzo degli anni successivi. Lo hanno chiarito tantissime sentenze del giudice del lavoro su ricorsi presentati da Anief, tanto più dopo la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 22552/16. Pertanto, il contratto firmato è illegittimo. Per aderire al ricorso, vai al seguente link. La corretta valutazione è importante per non farsi dichiarare soprannumerario e rischiare di transitare in ambito territoriale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’amministrazione, con la compiacenza dei sindacati firmatari delle regole vigenti sulla mobilità, ha creato un meccanismo che penalizza il docente che ha svolto un alto numero di anni di precariato, visto che gli viene considerato per intero solo il primo quadriennio. Il principio negato è lo stesso che riguarda i titoli conseguiti, anche questi non considerati alla stessa stregua. Il problema è che così facendo, l’Italia continua a violare una precisa direttiva UE, la n. 70/99, perpetrando le discriminazioni tra lavoratori che operano per la stessa amministrazione.

 

 

L’allungamento dei tempi della firma definitiva al rinnovo contrattuale è dovuto alla lentezza con cui gli organismi istituzionali stanno esprimendo i loro pareri: sempre più probabile l’emissione speciale, da attuare nell’ultima decade di aprile. C’è tuttavia un alto numero di docenti e Ata che dal sospirato rinnovo contrattuale, atteso da quasi dieci anni, non riceveranno quello che gli spetta: sono tutti coloro che hanno superato il 35esimo anno di anzianità e che si ritroveranno con lo stipendio praticamene fermo. A essere in questa situazione è un numero di lavoratori in sensibile crescita, visto che i nuovi parametri di pensionamento hanno fatto slittare di un decennio l’uscita dal lavoro. A fronte di questa novità importante, anche il contratto si sarebbe dovuto adeguare, introducendo un nuovo gradone stipendiale riguardante la fascia 36–43 anni. Invece, l’Aran, con il compiacente silenzio dei sindacati firmatari (Flc-Cgil, Cisl e Uil), ha pensato bene di lasciare immutati “gradoni” stipendiali, andando solo a ratificare l’annullamento della fascia 3-8 anni creando un bel danno economico ai neo-assunti e calpestando quindi in modo netto il principio della parità retributiva. Per il sindacato, inoltre, non si può ignorare l’alto tasso di burnout tra i dipendenti pubblici, ma che soprattutto subisce il personale della scuola. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo contratto che si è rivelato l’ennesimo pacchetto risparmio, che penalizza sia i neo immessi in ruolo, sia chi è a fine carriera. Il tutto, in cambio di una manciatina di euro netti al mese.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sei le fasce d’anzianità previste dal nuovo accordo siglato dai sindacati confederali e valido per il triennio 2016-2018, ma colpisce la mancata applicazione di una nuova finestra temporale, da 35 in poi di anzianità. Al tavolo di contrattazione, dove abbiamo fondate ambizioni di andarci a sedere dopo le elezioni Rsu della prossima settimana, non si sono posti nemmeno il problema. Che invece esiste. Poiché, sappiamo bene che non vi è più la certezza di poter andare in pensione entro una data stabilita perché, anche per accedere all’assegno con il canale dell’anzianità, comunque per il 2018 i contributi sfiorano i 43 anni. In tal modo, si condanna la stragrande maggioranza dei lavoratori ultra 60enni a percepire sempre lo stesso stipendio, fissato a quota 35, fino all'ultimo anno prima di andare in pensione. Tra l’altro, per vedersi assegnare un assegno di quiescenza destinato a diventare della metà di quanto percepito con l’ultimo stipendio. Mentre per Anief, bisogna assolutamente ritornare a 61 anni e 35 anni di contributi con l’80% dell’ultima retribuzione. Tutto questo, anche e soprattutto alla luce del fatto che quella educativa è una professione particolarmente esposta a condizioni ‘stressogene’, come hanno confermato gli autori di un’indagine su larga scala che ha indagato sugli ambiti problematici connessi con lo sviluppo del burnout.

 

 

Questa differenziazione illegittima può andare a determinare seri problemi al personale docente, in particolare ai fini della mobilità. Perché vedersi riconosciuto un punteggio inferiore nella graduatoria d’istituto oppure in fase di richiesta di trasferimento, passaggio di ruolo o di cattedra, oltre che di utilizzazione e assegnazione provvisoria, può essere determinante in modo negativo. Al fine di ottenere la validazione totale del punteggio relativo all’insegnamento effettuato in tali istituti, tutti equiparabili alla scuola statale, il sindacato Anief ha promosso un apposito ricorso al giudice del lavoro: tale impugnazione va a contestare la tabella di valutazione dei titoli ai fini dell’attribuzione del punteggio della mobilità 2018. Non vedersi riconosciuto quel punteggio rischia di compromettere l’esito della mobilità alla quale i docenti di ruolo possono presentare domanda, tramite il portale Istanze on line, fino al prossimo 26 aprile.

Per aderire, vai al seguente link. L’impugnazione è allargata alle graduatorie interne d'istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio d’insegnamento pre-ruolo svolto nella paritaria, nei percorsi di formazione professionale, nelle scuole comunali e anche nelle piccole isole.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quel servizio va dichiarato e valutato se prestato dopo il 2000. E a pensarla come noi sono anche i tribunali del lavoro. Per questi motivi, Anief conferma la strada del ricorso dopo il rinnovo del divieto già siglato nel precedente contratto. Le tante pronunce positive dei giudici ci inducono ad essere davvero fiduciosi anche per l’esito di questa ennesima battaglia legale. Siamo convinti di far prevalere sempre la giustizia a danno di quelle norme discriminanti e inique che il Miur si ostina a tenere in vita.

Anief consiglia anche agli interessati di consultare lo sportello Anief più vicino, per avere maggiori informazioni sulle modalità di presentazione delle domande e di eventuali ricorsi. Inoltre, si consiglia di partecipare ad uno dei prossimi seminari Anief previsti nel territorio.

 

 

Dall'accordo sottoscritto da Flc-Cgil, Cisl e Uil lo scorso 9 febbraio all’Aran risulta un totale disinteresse verso coloro che vengono immessi in ruolo: a breve porterà i micro-aumenti e ha ratificato l'annullamento del primo gradone stipendiale (3-8 anni) per chi è stato assunto a partire del 2011, come previsto dal Contratto integrativo di lavoro di quello stesso anno. Una norma, peraltro, disapplicata da diverse sentenze dei tribunali del Lavoro con ricorsi presentati dall’Anief. Il giovane sindacato, di contro, non ha mai approvato ciò che è accaduto e crede proprio che sia stato portato avanti un disegno atto a penalizzare gli incolpevoli immessi in ruolo nella scuola a partire dal 2011, danneggiando chi aveva già diversi anni di precariato e violando pure la normativa comunitaria. A sostenerlo sono anche i tanti giudici che si sono espressi favorevolmente sui ricorsi promossi dall’Anief.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Nelle tabelle degli aumenti siglati dai sindacati confederali è scomparso il primo gradino stipendiale (fascia 3/8 anni) per chi è entrato in ruolo a partire dal 2011 per via dell'accordo integrativo del 4 agosto 2011, firmato anche da Snals e Gilda, che realizzava l'obiettivo dell'invarianza finanziaria per le prime 67mila assunzioni previste dalla legge 106/11, poi dichiarata illegittima dalla Consulta nella parte in cui proprio non applicava il diritto comunitario nella scuola. Noi a questo gioco proprio non ci stiamo. L’unica strada che proponiamo ai nostri soci è ricorrere in tribunale.

Anief ha quindi predisposto il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011: sono interessati docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall'anno scolastico 2011/12 (anche con decorrenza giuridica), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. Il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera. Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all'a.s. 2010/11 può aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia nella paritaria.

 

 

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell'infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.

Coloro che hanno necessità di chiarimenti possono chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico. Oltre a ulteriori servizi. Per informazioni, contatta la sede Cedan più vicina a te e visita il nostro sito! Per contattare la sede nazionale scrivi un’e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e contatta il numero 091 7098356.

 

L’innovazione metodologica è una delle priorità del Piano per la formazione dei docenti 2016-2019. Sulla nostra piattaforma sono disponibili i nuovissimi corsi d’aggiornamento da 40 ore strutturati da formatori accuratamente selezionati ed estremamente qualificati, in linea con le indicazioni del Miur.

Eurosofia propone il corso dal titolo “Nuove metologie didattiche: La flipped classroom”.

 

 

A breve si svolgerà la prova preselettiva del nuovo concorso per il reclutamento dei Dirigenti scolastici. Affidati ad Eurosofia per determinare il tuo successo professionale. La tempistica ormai ridotta impone uno studio mirato e specifico. Occorre una metodologia efficace ed incisiva ed acquisire le conoscenze e le competenze fondamentali per superare la prova preselettiva ormai imminente.

 

Lo studio legale Udir conferma di ritenere illegittimi il paragrafo 2.d.b. della circolare 4537/18 e le precisazioni di cui alla nota Miur 6078/18 per le discriminazioni evidenti nel trattamento delle domande presentate dai dirigenti dei diversi cicli di istruzione, contrastanti il ruolo unico. Appaiono illegittimi, ai fini della presentazione della domanda:  l’obbligo di possedere un’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado; le diverse modalità di presentazione della domanda disposte e le relative tempistiche nonché l’eventuale graduazione differente; l’obbligo d’individuazione di un docente sostituto secondo criteri arbitrariamente introdotti dal MIUR o di dichiarazione della conclusione degli esami di primo ciclo di cui si è presidente nei tempi utili per lo svolgimento degli esami di secondo ciclo. È possibile aderire al ricorso gratuito al Tar Lazio entro il 20 aprile per chiedere la sospensione degli atti impugnati.

 

Marcello Pacifico (presidente Udir): Viste le tempistiche di nomina delle Commissioni, saranno richieste misure cautelari d’urgenza al Tar Lazio per l’ammissione delle domande prive dei requisiti contestati nonché per la sospensione dei provvedimenti impugnati.

 

 

Il Ministero dell’Istruzione ha appena pubblicato la Nota n. 360 sulle modalità e contenuti della prova di ammissione al corso di laurea in Scienze della formazione primaria relativo all’anno accademico 2018-2019: saranno ammessi, conteggiando diverse Università, circa 8mila candidati. Come si temeva, l’accesso per insegnare nelle scuole dell’infanzia e primaria è a numero programmato secondo una previsione di posti vacanti e disponibili che purtroppo non consentirà mai l’immissione in ruolo di tantissimi precari. Ciò perché dal 2012 (come prevede la Legge 14) le Graduatorie ad esaurimento sono chiuse ai nuovi laureati abilitati, né è stata prevista una fase transitoria per questo segmento d’istruzione nel decreto legislativo 59/17, applicativo della Buona Scuola.

 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Se il Parlamento si ostina a tenere blindate le GaE, altri 8 mila giovani saranno truffati, convinti di seguire un percorso per diventare insegnanti, salvo ritrovarsi alla lunga ancora disoccupati e senza prospettive di stabilizzazione. È arrivato il momento di finirla con questa truffa: o si chiudono i corsi inserendo nelle Graduatorie ad esaurimento tutti i laureati in Scienze della Formazione Primaria, anche dopo il 2011, come è stato fatto con le SSIS oppure si garantisce al personale formato dalle Università la possibilità di essere assunti nei ruoli dello Stato attraverso lo scorrimento delle GaE. Lo stesso deve essere fatto per coloro che sono in possesso di quei titoli ritenuti abilitanti all’esercizio della professione, come il diploma magistrale o il diploma per insegnamenti tecnico pratici o ancora le abilitazioni conseguite a seguito della frequenza dei corsi TFA (sempre a numero programmato), PAS (sempre organizzati dalle Università), all’estero o per idoneità negli ultimi concorsi a cattedra. Non deve essere il tribunale a decidere chi ha diritto o meno ad entrare nella GaE, ma è prerogativa del Parlamento.

 

 

 

ROMA, 7 APR - "Ci saremmo certamente aspettati modifiche che rimpolpassero, in assoluto, lo spessore della scuola superiore di secondo grado. Sarebbe stato quindi più opportuno qualificare il titolo di studio, elevandone la qualità complessiva. Questo, avrebbe contribuito anche a spazzare via, una volta per tutte, i periodici tentativi di cancellazione del valore legale del titolo di studio: è una questione di primaria importanza, perché in tal modo si dà il giusto valore all'impegno degli studenti e si risolleva, anche a livello di considerazione sociale, l'operato di docenti e personale Ata. Anziché sulla verifica caso per caso, si è voluto puntare, invece, sulla logica dell'uniformità a tutti i costi". Lo sostiene in una nota Marcello Pacifico (Anief-Cisal) in merito alle novità sull'esame di maturità previste nel 2019. "A ben vedere, prosegue la nota, la revisione delle prove ha comunque depotenziato gli esami di maturità, perché dal 2019 si svolgeranno meno prove, solo due scritti e un'orale, ma anche ha apportato una complessiva riduzione dei punteggi derivanti degli esiti diretti dell'esame stesso. Anche il continuo investimento sulle prove standardizzate Invalsi ha collaborato in questo: stiamo andando verso un sistema che guarda sempre più alla valutazione delle nozioni e della preparazione di base, quindi ad una istruzione sempre più 'piatta'. E pensare che solo qualche mese fa, lo stesso Istituto Invalsi aveva ammesso, al termine di un monitoraggio nazionale, che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuole". "Le innovazioni - aggiunge- verteranno principalmente sulla seconda prova scritta: comprenderà più discipline, ci sarà la definizione dei quadri di riferimento, la mancanza di un riferimento esplicito ed esclusivo alle conoscenze, abilità e competenze del quinto anno e la definizione di una griglia di valutazione comune. Tra le (poche) novità positive c'è l'introduzione di un curriculum dello studente allegato al diploma, nel quale saranno indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese". (ANSA).

 

Dopo avere aperto all’insegnamento dell’inglese sin dalla materna, stavolta la Ministra dell’Istruzione va oltre affermando che “si dovrebbero rendere obbligatorie le lezioni di inglese con insegnanti madrelingua fin dalla primaria: assolutamente, e questa cosa di deve portare avanti anche alle superiori, è fondamentale”. Peccato che il proposito della Fedeli sia stato espresso da Anief da diverso tempo, già all’indomani della assurda cancellazione, risalente a dieci anni fa, di 10 mila posti a seguito della scellerata Legge 169/08 che, assieme alla Legge 133/08, ha prodotto un maxi-risparmio per lo Stato a spese dei fruitori e dei lavoratori della scuola pubblica.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono anni che chiediamo la reintegrazione di quei posti che garantivano una maggiore qualità dell’insegnamento della lingua divenuta oggi indispensabile per muoversi nel mondo e nel mercato globalizzato. Come ci siamo battuti in tutti i modi per l’insegnamento su moduli, quindi per il tempo pieno, la cui sottrazione portò a un taglio di ulteriori 30 mila posti e ai peggiori risultati di sempre dei nostri bambini sull’apprendimento. E pensare che prima di quei tagli, voluti dall’ultimo Governo Berlusconi, l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento e formazione studentesca. Ora che la Ministra uscente ammette la centralità dello stesso ripristino, invitiamo il nuovo inquilino di Viale Trastevere ad ascoltarci. Perché, in questi ultimi dieci, abbiamo già compromesso la formazione linguistica di tante generazioni. Non si può, per ragioni di mera economia, sacrificare il diritto a un’istruzione completa, specifica e migliore.

 

 

 

Le innovazioni verteranno principalmente sulla seconda prova scritta: comprenderà più discipline, ci sarà la definizione dei quadri di riferimento, la mancanza di un riferimento esplicito ed esclusivo alle conoscenze, abilità e competenze del quinto anno e la definizione di una griglia di valutazione comune. Tra le (poche) novità positive c’è l’introduzione di un curriculum dello studente allegato al diploma, nel quale saranno "indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale", distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese. Se ne è parlato al Congresso Nazionale della Mathesis, alla presenza di diversi esperti di settore. Il punto di partenza della discussione, visto l’argomento, non poteva che essere il decreto legislativo n. 62 della Buona Scuola sulle norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed Esami di Stato.

 

A ben vedere, la revisione delle prove ha comunque depotenziato gli esami di maturità, perché dal 2019 si svolgeranno meno prove, solo due scritti e un’orale, ma anche ha apportato una complessiva riduzione dei punteggi derivanti degli esiti diretti dell’esame stesso. Anche il continuo investimento sulle prove standardizzate Invalsi ha collaborato in questo: stiamo andando verso un sistema che guarda sempre più alla valutazione delle nozioni e della preparazione di base, quindi ad una istruzione sempre più “piatta”. E pensare che solo qualche mese fa, lo stesso Istituto Invalsi aveva ammesso, al termine di un monitoraggio nazionale, che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuole.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ci saremmo certamente aspettati modifiche che rimpolpassero, in assoluto, lo spessore della scuola superiore di secondo grado. Sarebbe stato quindi più opportuno qualificare il titolo di studio, elevandone la qualità complessiva. Questo, avrebbe contribuito anche a spazzare via, una volta per tutte, i periodici tentativi di cancellazione del valore legale del titolo di studio: è una questione di primaria importanza, perché in tal modo si dà il giusto valore all’impegno degli studenti e si risolleva, anche a livello di considerazione sociale, l’operato di docenti e personale Ata. Anziché sulla verifica caso per caso, si è voluto puntare, invece, sulla logica dell’uniformità a tutti i costi.

 

 

Dall'Università Pegaso del capoluogo campano, in collegamento streaming, l'organizzazione sindacale affronterà i temi vicini ad un milione di lavoratori chiamati al rinnovo delle RSU il 17-18-19 aprile: presentati 8mila candidati all'interno di 5.000 liste.

Marcello Pacifico (presidente Anief): di fronte alla volontà di procedere rapidi su stato giuridico e merito, c’è bisogno di un nuovo sindacato, forte, che sia anche rappresentativo e portavoce delle istanze del personale della scuola, da valorizzare e non più da mortificare: per questo abbiamo lanciato l’hastag #perunascuolagiusta.

Il 16 aprile 2018 alle ore 15.00 clicca al seguente link per seguire la diretta:https://youtu.be/WCCfznsFjgE

È conto alla rovescia per il rinnovo delle Rsu per un milione di lavoratori che operano nella scuola italiana: tra meno di un mese sono in programma le elezioni dei rappresentanti dei lavoratori e l'Anief, il primo dei sindacati non rappresentativi, il 16 aprile 2018 presenta il suo programma elettorale a Napoli, all'Università Pegaso, in collegamento streaming dalle ore 15.00 alle ore 16.30.

Attraverso l'Anief Day, il giovane sindacato, che arriva a questo appuntamento dopo aver presentato 8mila candidati all'interno di 5.000 liste nelle varie scuole, intende portare all'attenzione dell'opinione pubblica le elezioni RSU 2018, le quali mai come quest'anno saranno decisive per la categoria.

© 2014 - ANIEF - Associazione Sindacale Professionale - P.I. 97232940821 -Credits - Privacy - CookieRiconsidera Cookie