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L’incontro Miur-Sindacati rappresentativi dovrebbe essere risolutivo, anche se rimane ancora aperto il capitolo relativo alla chiamata diretta, cioè all’assegnazione dei docenti alla scuola dopo aver ottenuto il trasferimento o l’immissione in ruolo su ambito territoriale. In caso contrario, la macchina organizzativa ne risentirà, rendendo vana la promessa del Ministro Fedeli di coprire tutte le cattedre entro il 1° settembre prossimo. Vanno, tuttavia, attuate delle modifiche al testo: sui punteggi riguardanti pre-ruolo, supplenze su sostegno, servizio nelle scuole paritarie e titoli abilitanti o specializzanti. Altrimenti, soprattutto dopo le ultime sentenze della Cassazione, in tanti saranno costretti a ricorrere al giudice.

Anief invita a partecipare ai seminari gratuiti organizzati in tutte le province d’Italia a supporto di tutto il personale della scuola sul tema 'La scuola dell’autonomia tra posti in organico di diritto e la Legge 107/2015' con il seguente focus: l’organico dell’autonomia tra posti comuni su sostegno e di potenziamento, gli ambiti territoriali e la rete di scuole, il nuovo contratto sulla mobilità. Durante gli incontri formativi saranno illustrate le novità introdotte dall’ipotesi CCNI mobilità 2017/18. Inoltre, non appena verrà pubblicata l’O.M., presso le sedi di tutta Italia, Anief aprirà gli sportelli straordinari di consulenza, a supporto della compilazione della domanda di mobilità: ogni dipendente potrà cercare la sede più vicina.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): trasferimenti, passaggi, utilizzazione e assegnazioni provvisorie hanno bisogno di regole chiare, certe, condivise e da approvare subito. Ne va di mezzo il futuro di centinaia di migliaia di docenti e Ata, oltre che il regolare svolgimento del nuovo anno scolastico. Giunti a questo punto, serve un senso di responsabilità reciproco, apportando anche le modifiche al testo necessarie: qualora le cose si prolunghino ulteriormente, a settembre ci ritroveremo a iniziare l’anno senza tantissimi insegnanti e con miriadi di cattedre vuote. Con i dirigenti scolastici che ricorreranno ancora una volta alle supplenze fino all’avente diritto, in attese delle assegnazioni definitive che, nell’anno in corso, si sono concluse solo a Natale, in alcuni casi addirittura nel 2017. Per non parlare dei trasferimenti realizzati sulla base di formule matematiche di un algoritmo impazzito. È uno scenario già visto e che non deve assolutamente ripetersi. 

I dati forniti dal Miur sui rapporti di autovalutazione presentati dalle scuole e ripresi dalla stampa nazionale sono emblematici: il fenomeno è presente già in prima media e alle superiori esplode, con istituti dove nelle prime classi si arriva a perdere oltre il 7 per cento. Il Miur cosa sta facendo? Nei giorni scorsi la Ministra ha detto che il tema della dispersione è fra le priorità del piano in dieci azioni da 840 milioni: di questi, 180 milioni riguardano, appunto, la lotta agli abbandoni. Per il sindacato, è chiaro che il piano predisposto dall’amministrazione va apprezzato negli intenti, ma è largamente insufficiente per fronteggiare la situazione. Perché se in determinate zone del Paese, come al Meridione, la dispersione ha raggiunto proporzioni straordinarie, non può essere trattata con modalità ordinarie.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): operando in classi-pollaio, la mancanza di rapporto diretto tra docente e allievo diventa l’elemento decisivo a sfavore di quest’ultimo. Il quale, di fronte ai primi insuccessi, decide di lasciare la scuola. Se i docenti avessero la possibilità di operare con gruppi-classi al massimo di 15 alunni, allora il discorso cambierebbe. Ancora di più se lo Stato desse la possibilità, sempre in queste realtà difficili, di far operare in copresenza più insegnanti, in modo da creare dei sottogruppi suddivisi per livelli. Occorrono poi le immissioni in ruolo su tutti i posti liberi, 52mila solo nel sostegno, e l’anticipo di 12 mesi dell’obbligo scolastico, a cinque anni anziché sei. La situazione di stallo è legata al fatto che l’Italia è l’unico Paese Ocse che dal 1995 non ha incrementato la spesa per studente, a dispetto di un aumento medio del 62%. Allora, lo si dica: la formazione dei nostri giovani, rimane subordinata ai bilanci dello Stato. 

ROMA, 4 APR - Traguardo vicino per i decreti attuativi della Buona scuola. Approderanno venerdì in Consiglio dei Ministri. Il Governo per la verità ha tempo fino al 17 aprile per presentare i testi definitivi, ma la coincidenza del termine ultimo con il giorno di Pasquetta e comunque l'approssimarsi del periodo di festività ha suggerito di anticipare di qualche giorno. In queste ore al ministero dell'Istruzione si stanno limando i testi, integrati rispetto allo schema iniziale tenendo conto delle proposte venute dalle Commissioni parlamentari.
 

Il deputato, attraverso due interrogazioni presentate in queste ore, ha chiesto alla titolare del Miur 'quali misure intenda assumere per rimediare, a partire dalla delega del Governo alla 107, ai problemi derivati dall’applicazione dalla cd Legge sulla buona scuola. Occorre prendere atto che diverse cose non hanno funzionato e porre rimedio attraverso una riscrittura delle regole che stanno creando nuove incertezze in un settore che riteniamo determinante per il rilancio culturale, economico e sociale del Paese'. I dati riportati dal Miur parlano di 100 mila precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno e manca ancora un solo anno per ottemperare agli impegni assunti. 

Anief ricorda che la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani. Chiede loro formali e dettagliati ragguagli, che verranno presentati all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler pure presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della volontà del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.

A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda altresì i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): tra pochi mesi l’Italia, con Spagna e Portogallo, dovrà spiegare alla Commissione Ue i perché della pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio. Le forti perplessità della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE confermano che quello che sta accadendo nel nostro Paese è fuori da ogni logica: lo Stato continua ad aggirare le direttive e le sentenze comunitarie, ma anche quelle della Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio. E adesso paga il conto. La stessa Cassazione ha sentenziato sull'assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Tanto che i tribunali, quando sono chiamati in causa, sempre più spesso assegnano risarcimento e aumenti automatici. E dicono sì anche al rifacimento dei decreti per la ricostruzione di carriera.

Rispetto alla scadenza ultima, il Governo ha anticipato di dieci giorni l’approvazione definitiva, anche perché gli otto decreti dovranno essere esaminati pure dal Capo dello Stato: riguardano il sistema di educazione e istruzione da 0 a 6 anni; il diritto allo studio; la valutazione e certificazione delle competenze; l’istruzione professionale; la disciplina della scuola italiana all’estero; il reclutamento e l’accesso ai ruoli dei docenti della secondaria; la diffusione della cultura umanistica; l’inclusione degli studenti con disabilità.

Secondo l’Anief, prima di dare giudizi definitivi o sommari sui testi attuativi della Legge 107/2015 occorre ovviamente attendere che vengano approvati in via definitiva dal CdM e resi pubblici. È possibile, però, commentare le indicazioni provenienti dalle commissioni parlamentari, anche perché sia il Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sia la responsabile Scuola del Partito Democratico, Francesca Puglisi, hanno in più occasioni affermato che saranno sicuramente prese in considerazione dal Governo in occasione della loro versione definitiva. Tra i provvedimenti più preoccupanti figurano quelli sul nuovo reclutamento.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): occorre dire basta ai ping pong tra Miur e Mef: la strada intrapresa dalla Ministra dell’Istruzione in queste ultime settimane, quando ha detto che i 25mila posti da portare in organico di diritto sono un punto fermo, per noi rappresenta solo un antipasto. Bisogna però avere il coraggio di prendere una posizione netta. Altrimenti le 100mila supplenze annuali di 52mila in deroga sul sostegno rimarranno in eterno.

 

Grazie alla sentenza n. 8086/2013 del Tar Lazio, che aveva ammesso alle prove dell’ultimo concorso per dirigenti scolastici del 2011 un centinaio di docenti abilitati, laureati, supplenti, oggi tre docenti precari sono diventati Dirigenti scolastici. Anief, in vista dell’emanazione del bando per il concorso 2017, avvia una nuova battaglia giudiziaria dagli esiti certi. I ricorrenti, dopo la preadesione al ricorso, dovranno inviare la domanda di partecipazione, in modalità telematica o cartacea, come da indicazioni che saranno fornite. Ritenuto valido anche il servizio di dottorato. Preadesioni on line sul portale Anief.

Solo in questo modo si può sollecitare l'ente locale - proprietario dell’istituto - ad avviare le procedure per la valorizzazione della vulnerabilità sismica che devono concludersi entro il 31 agosto 2018. Si tratta di un passaggio indispensabile a cui il 28% delle scuole non ha ancora provveduto. L’operazione rientra nella classificazione del rischio sismico delle costruzioni (e pertanto anche degli edifici scolastici) presentata a fine febbraio dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio e dal Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Massimo Sessa; si rifà al decreto ministeriale e alle Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, fra cui anche quelle attinenti all'edilizia scolastica.

Natale Saccone (ingegnere esperto di sicurezza): il capo d’istituto, dirigente scolastico, ha il compito e il dovere istituzionale di chiedere al proprietario dell'immobile, in questo caso l’ente locale, la conoscenza del tipo di risposta sismica dell’edificio scolastico di pertinenza che può variare da plesso a plesso. Queste linee guida permettono per un edificio scolastico l'attribuzione della relativa classe di rischio, mediante un unico parametro che tenga conto non solo della sicurezza, ma anche dell'aspetto economico.

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): quello che è accaduto al preside friulano a capo del Convitto dell’Aquila che, a seguito del terremoto del 2009 lo scorso novembre è stato condannato in via definitiva a 4 anni di carcere, è emblematico. Poi ci sono fatti recenti, come quello della dirigente scolastica di Marsala, finita addirittura a processo, sempre per motivi legati alla sicurezza dell’istituto, e che proprio nel corso di questo mese dovrà difendersi da dieci casi d’imputazione. La verità è che i dirigenti scolastici non possono pagare per colpe non loro. Per questo, stiamo operando su due fronti: sensibilizzando le istituzioni perché si cambino le norme; fornendo dati, documenti e tutte le indicazioni utili per metterli nelle condizioni di agire nella legalità.

Proprio per tutelare i presidi,  UDIR ed EUROSOFIA hanno organizzato una seria di convegni formativi e informativi, in programma nel mese di Maggio a  Lecce,  Napoli  e  MilanoSi parlerà anche dei crescenti carichi di lavoro, delle responsabilità enormi, degli spostamenti continui per raggiungere plessi e sedi scolastiche, aggravati dalla riforma Renzi-Gianni, sempre però in cambio di buste paga a dir poco esigue.

ROMA, 3 APR - E' previsto un nuovo taglio di 12 milioni di euro al Fun, il fondo unico nazionale per la dirigenza scolastica 2016-2017; taglio che si traduce mediamente in -1.714 euro a dirigente scolastico. Lo denuncia il sindacato della dirigenza Udir. "Si passa - spiega Marcello Pacifico (Confedir) - da 173 mln del 2015, 163 mln del 2016 a 150 mln per il 2017, nonostante il comma 86, art. 1, della legge 107/15 (Buona scuola) preveda un aumento una tantum di 14 mln per il nuovo anno. Di tali riduzioni del fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei medesimi dirigenti - già operate a partire dal 2011, retroattivamente, per Veneto, Calabria (richiesta la restituzione di 10mila euro), Frosinone o Viterbo - ne erano pienamente a conoscenza alcuni sindacati rappresentativi secondo il Tribunale di Roma". (ANSA).

L’intesa sui nuovi trasferimenti è stara raggiunta tra Miur e OO. SS. Ci sono diverse novità: niente più fasi o vincoli, passaggi da ambito a curricolare e viceversa, riconoscimento del servizio pre-ruolo nella mobilità, mentre tutto rimane immutato per tabella valutazione titoli, passaggio da posti di sostegno, perdenti posti che andranno in potenziamento. Importante conoscere le nuovi classi concorsuali accorpate.

Anief riapre, invece, l’adesione ai ricorsi, alcuni già vinti l’anno scorso.  

A un anno di distanza dal primo esame del 28 aprile 2016, 4963 (ad oggi) aspiranti docenti tornano sui banchi per sostenere 7mila prove (il numero più alto in Campania). Il secondo turno è frutto dei ricorsi in tribunale e delle decisioni dei giudici che hanno ammesso i candidati che in un primo momento erano stati esclusi. Per molti di loro il Tar o il Consiglio di Stato non si è espresso nel merito.

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Troppe le incongruenze e le illegittimità contenute nell'Ipotesi di contratto per la mobilità 2017 cui il Miur e i sindacati rappresentativi pare non vogliano porre rimedio. Riattivate, quindi, le procedure di preadesione ai ricorsi Anief.

Se dovessero permanere, come sembra, le ingiuste discriminazioni come la mancata valorizzazione del servizio prestato nelle scuole paritarie, l'impossibilità di far valere il servizio preruolo ai fini del raggiungimento del quinquennio di servizio su posto di sostegno, la mancata attribuzione di punteggio ai titoli SSIS, TFA, Sostegno, al servizio militare svolto non in costanza di nomina e l'odiosa discriminazione posta in essere nella Mobilità d'Ufficio e nelle procedure di individuazione dei soprannumerari nelle Graduatorie interne d'Istituto, in cui il servizio preruolo continua a essere considerato come servizio “di serie B” (valutato 3 punti per i primi 4 anni e 2 punti per gli ulteriori anni invece di 6 come per il servizio di ruolo), l'Anief non esiterà a proporre immediati ricorsi al Giudice del Lavoro per sanare quanto la contrattazione non è riuscita a fare. Per ulteriori informazioni e preaderire ai ricorsi Anief clicca qui.

 

Secondo le stime fornite dal primo quotidiano economico nazionale, con le assunzioni ‘del governo Renzi si sono riportate le lancette indietro al 2010, tornando addirittura ai livelli pre Tremonti-Gelmini’. Così, ‘nel 2016, dopo la tornata di stabilizzazioni, nella primaria il rapporto alunni/insegnanti è sceso a 9,75 a 1; nella secondaria 9,83 a 1. Nella scuola primaria, l’Italia diventerebbe penultima in Europa: peggio di noi farebbe solo la Grecia (9 a 1). Nella secondaria saremmo terz’ultimi: ci supererebbero Austria e Lettonia’.

Replica Anief: una delle peculiarità della scuola italiana è che un insegnante su sette, di ruolo, è assunto come docente specializzato o dalla diocesi. Inoltre, l’adeguamento dell’intero organico di fatto a quello di diritto comporterebbe soltanto la continuità didattica di personale (più di 150 mila tra docenti e Ata) sempre chiamato ogni anno come supplente, che ora per la giurisprudenza deve avere lo stesso trattamento economico del personale di ruolo e per legge il diritto a un risarcimento danni in ossequio alla normativa comunitaria. Non è automatica, quindi, l’immissione in ruolo a seguito della trasformazione dei posti nell’organico giusto. Per questo il Miur deve indagare subito sugli organici, piuttosto che traccheggiare.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): bisognerebbe entrare nelle nostre aule, sempre più spesso pollaio, per vedere se il rapporto è veritiero. Da sempre, Anief ha chiesto organici differenziati in base al territorio, ai flussi migratori, alle zone depresse economicamente, alla dispersione scolastica, all’insuccesso formativo, ai quartieri a rischio o alle zone difficilmente raggiungibili. Meno di 10mila trasformazioni da organico di fatto a diritto, come vorrebbe il Mef, può essere considerato solo un antipasto dell’effettivo fabbisogno. La verità è che devono esserne trasformati almeno dieci volte tanto, quindi ivi incluso il personale Ata ed educatore sempre dimenticato, ma non dalle Leggi di Stabilità quando si tratta di effettuare gli ennesimi tagli.

 

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