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In autunno, le autorità italiane e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli: lo ha stabilito Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, al termine del confronto svolto in questi giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio. Ecco le sue parole conclusive: spiace dirlo, ma la vostra risposta non è stata sufficiente. Ci dovevano essere molte più informazioni, che avreste dovuto fornirci. Vorrei esprimere grande preoccupazione, perché questo accade e ripetutamente: anno, dopo anno e dopo anno. Abbandonate questo comportamento sbagliato e rapidamente. Aspetto con impazienza i vostri contributi. Poi vedremo che tipo di misure adotteremo.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): questa netta presa di posizione a favore dei nostri legali, non fa altro che confermare la bontà della linea sindacale per vincere il precariato. Nel frattempo, i contenziosi proseguiranno nei tribunali, al fine di ottenere almeno un adeguato riconoscimento per la mancata assunzione. A questo proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda pure i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti adeguati.

 

L’intervento completo di Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo: dal minuto 1.57,00 al minuto 1.59,40.

 

Nel prossimo autunno, il Governo italiano dovrà presentarsi al Parlamento Europeo con delle motivazioni convincenti sulla mancata soluzione del precariato lavorativo: lo ha stabilito Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, al termine del confronto tra le parti interessate, svolto in questi giorni giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio svolto (solo nella scuola si contano circa 100mila precari in questa situazione).

 

La Presidente si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani; ha chiesto loro formali e dettagliati ragguagli, da presentare subito dopo l’estate, all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla CedU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler anche presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della decisione del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.

 

“Alle autorità italiane e ai componenti della rappresentanza permanente – ha detto con tono deciso Cecilia Wikstrom riferendosi all’abuso di contratti a termine - vorrei esprimere grande preoccupazione. Perché questo accade e ripetutamente: anno, dopo anno e dopo anno. Questo, non è degno di uno Stato membro dell’Unione Europea nel 2017: abbandonate questo comportamento sbagliato e rapidamente”, ha esortato la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue.

 

Medesimi toni e contenuti erano stati espressi, poco prima, nei confronti dei parlamentari europei. Anche loro, evidentemente, risultati poco convincenti. “A noi – ha spiegato Wikstrom - questa problematica sta molto a cuore: ovviamente, manterremo aperte tutte queste petizioni e aspetteremo con impazienza informazioni aggiornate dalla Commissione Europea. In particolare, sulla procedura d’infrazione e la situazione per ogni caso, per iscritto. Perché, mi spiace dirlo, ma la vostra risposta oggi non è stata sufficiente. Ci dovevano essere molte più informazioni che avreste dovuto fornirci”.

 

“Per esempio – ha continuato la Presidente -, a gennaio del 2017, solo poche settimane fa, la direzione generale sull’Occupazione ha fatto sapere che a seguito di una richiesta di informazione da parte del mediatore, daranno una risposta dettagliata. È stupefacente che non abbiate citato questo. Io aspetto delle informazioni dettagliate da fornire a questa commissione proprio su questi temi, perché noi non siamo nemici del mediatore europeo: lavoriamo insieme, quindi dobbiamo ricevere esattamente le stesse informazioni che riceve il mediatore europeo. Poi, ci occuperemo di questa problematica, del tema dell’audizione che avrà luogo in autunno. E aspetto con impazienza anche i vostri contributi: poi, vedremo che tipo di misure adotteremo”.

 

Ci sono, dunque, tutte le premesse perché tra pochi mesi l’Italia – assieme a Spagna e Portogallo - venga nuovamente bacchettata da Bruxelles, dopo la Corte di Giustizia Europea, per la pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio svolto. Dando seguito anche alla richiesta formulata nella stessa sede dai legali Anief, a Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo, di aprire una risoluzione e un dibattito in seduta plenaria di questa problematica. Per dare, finalmente, una risposta netta e precisa ai tantissimi dipendenti da anni sfruttati dello Stato per supplire alle mancate immissioni in ruolo e per garantire il servizio pubblico.

 

“La netta presa di posizione della Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, a favore dei nostri rappresentanti, non fa altro che confermare la bontà della nostra linea per vincere il precariato – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal –. Nel frattempo, nei prossimi mesi, i contenziosi proseguiranno nei tribunali nazionali del lavoro, al fine di ottenere almeno un adeguato riconoscimento per la mancata assunzione. A questo proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e gli indennizzi danni, può ancora decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti adeguati”.

 

“Rimaniamo sempre più convinti che quello che sta accadendo in Italia sul fronte del precariato è assurdo: non solo lo Stato ignora le direttive e le sentenze comunitaria, ma anche quelle della Corte di Cassazione(ex plurimisnn. 22556 e 22558) sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo. La stessa Cassazione ha sentenziato positivamente sulla assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Non sorprende – conclude Pacifico - se poi i giudici del lavoro assegnano sia il risarcimento sia gli aumenti stipendiali automatici”.

 

L’intervento completo di Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo: dal minuto 1.57,00 al minuto 1.59,40.

 

 

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