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Il Governo ha immesso in ruolo più di centomila docenti nell’ultimo biennio ma ancora uno su otto è chiamato come precario per far funzionare le ordinarie attività didattiche. Sono più di trecentomila gli aspiranti a un posto fisso tra graduatorie ad esaurimento e d’istituto in attesa dei nuovi concorsi. Circa il 60% di quelli di ruolo è over 50 e difficilmente i neo immessi sono under 45, mentre l’età pensionabile sta salendo a 67 anni. Il nuovo sistema di formazione e reclutamento introdotto con la Legge 107/2015 allunga di altri due anni l’entrata nella scuola. Gli stipendi, infine, sono da dieci anni slegati al costo della vita nonostante l’inflazione sia salita di 18 punti

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quando uno studente sceglie come professione quella dell’insegnante, lo fa consapevolmente, con l’animo e la mente di chi vuole seguire le proprie attitudini e soprattutto trasmettere il proprio sapere ad alunni ancora da formare. E ci mette la sua passione, il suo talento: così la professione diviene missione. Ma tra precariato, stipendi bassi e pensione sempre più lontana, il ruolo dell’insegnante, ovvero colui che lascia un ‘segno’ ai suoi alunni, giorno dopo giorno si sta tristemente svilendo.

 

Oggi il mondo della scuola avrebbe dovuto festeggiare i suoi insegnanti. La celebrazione, la Giornata mondiale degli insegnanti, è stata istituita dal 1994 con il fine di mobilitare il sostegno ai docenti e garantire alle future generazioni la preparazione adeguata per poter affrontare la vita. Purtroppo, in Italia c’è poco da festeggiare: tra percorsi infiniti per arrivare definitivamente in cattedra, algoritmo impazzito, stipendi bassi e molti altri problemi, non è facile essere insegnante oggi.

Ma tra tutte le problematiche che debbono affrontare i docenti ai nostri giorni, il precariato regge lo scettro. Infatti, il Governo ha immesso in ruolo più di 100mila docenti nell’ultimo biennio, ma ancora uno su otto è chiamato come precario per far funzionare le ordinarie attività didattiche. Sono più di trecentomila gli aspiranti a un posto fisso tra graduatorie ad esaurimento e d’istituto in attesa dei nuovi concorsi.

Intanto, anche se le lezioni sono ormai riprese da un bel po’, quasi da un mese, e gli “ingranaggi” dovrebbero essere a regime, molti alunni continuano ad aspettare i loro docenti. In tutta Italia, ancora oggi, mancano all’appello decine di migliaia di insegnanti da assegnare ad altrettante cattedre prive di titolare. Per il sindacato Anief, quanto sta accadendo è ancora una volta la conseguenza della mancata programmazione dell’amministrazione scolastica: i posizionamenti provvisori della seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto, con oltre 700mila precari coinvolti, hanno visto la luce solo dopo Ferragosto, quindi a ridosso dell’avvio delle lezioni. Con le scuole, in piena estate, costrette a dare interpretazioni soggettive delle tabelle di valutazione dei titoli, sino ad arrivare all’adozione di veri e propri escamotage delle segreterie per far quadrare i punteggi.

Non ride nemmeno il personale già immesso in ruolo: perché circa il 60% di quelli di ruolo è over 50 e difficilmente i neo immessi sono under 45. Mentre l’età pensionabile dal 1° gennaio 2019 salirà a 67 anni. E se ciò non bastasse a impedire di avere tra le file dei nostri docenti giovani leve, il nuovo sistema di formazione e reclutamento ha allungato pure di altri due anni l’entrata nella scuola. Per non parlare degli stipendi, da dieci anni slegati al costo della vita nonostante l’inflazione sia salita di 18 punti, costringendo il sindacato a presentare formale diffida per recuperare almeno l’indennità di vacanza contrattuale.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “quando uno studente sceglie come professione quella dell’insegnante lo fa consapevolmente, con l’animo e la mente di chi vuole seguire le proprie attitudini e soprattutto trasmettere il proprio sapere ad alunni ancora da formare. E ci mette la sua passione, il suo talento: così la professione diviene missione. Ma tra precariato, stipendi bassi, pensione sempre più lontana, il ruolo dell’insegnante, ovvero colui che lascia un ‘segno’ ai suoi alunni, giorno dopo giorno si sta tristemente svilendo”.

 

 

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