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In primo piano

Roma - "Il piano di assunzioni 'straordinario' della Legge 107/2015 ha lasciato la situazione delle cattedre annuali sostanzialmente uguale, perché quest'anno i contratti sottoscritti fino al 30 giugno o al 31 agosto si aggirano sulle 90mila unità; abbiamo ora anche la certezza che molte di quelle cattedre andranno a neo-laureati o precari privi di abilitazioni. Tantissime, sul sostegno, a supplenti non specializzati. Quasi tutte, attraverso la cosiddetta 'messa a disposizione'". Lo afferma l'Anief spiegando che "è quello che sta accadendo in moltissime province del Centro-Nord, a due mesi dall'inizio delle lezioni: all'appello mancano soprattutto docenti di sostegno, matematica per le medie, lingue, ad iniziare da Inglese. Eppure, in giro per la Penisola ci sono ancora tanti docenti precari abilitati a cui si sarebbero potute affidare molte di quelle cattedre. Solo che non si è voluto. E il futuro non preserva nulla di buono".

Roma, 12 nov. (AdnKronos) - "Sono vincenti i ricorsi presentati in tribunale dal personale scolastico contro i soprusi dell'amministrazione, rimanendo anche l'unica via percorribile per opporsi, con successo, alle tante ingiustizie che continuano a costellare organici, concorsi, mobilità e carriere". È quanto sostiene l'Anief, nel presentare i calcoli relativi al numero di sentenze favorevoli al sindacato negli ultimi cinque anni, resi pubblici durante la XVIII conferenza nazionale dei legali, svolta in questo fine settimana a Roma. L'apice dell'azione sindacale, spiega l'Anief, si è avuta negli ultimi due mesi, con i giudici del lavoro che in occasione di ben 135 sentenze hanno espresso parere favorevole ai docenti e Ata della scuola su risarcimento danni per mancata assunzione e altre lesioni di diritti, ma anche per la mancata applicazione degli scatti di anzianità pure ai precari, per irregolarità nei trasferimenti, utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie (ad iniziare dall'algoritmo 'impazzito' 2016/17 che ha costretto tanti docenti neo-assunti a spostarsi di centinaia di chilometri), oltre che per ricostruzioni di carriera al risparmio, che considerano ad esempio solo una parte del periodo pre-ruolo, e l'illegittima cancellazione del primo 'gradone' stipendiale di chi è stato assunto a tempo indeterminato.

ROMA, 9 NOV - L'associazione sindacale Anief e l'Udir chiedono in Senato di "modificare le norme sulla vigilanza dei minori al termine delle lezioni, favorire l'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato e abolire la trattenuta Enam" I sindacati propongono che i genitori degli alunni, "nell'ambito del grado di processo di autoresponsabilizzazione, possono autorizzare i dirigenti scolastici a consentire l'uscita autonoma dei minori dai locali scolastici al termine dell'orario delle lezioni. L'autorizzazione esonera anche il personale scolastico dalla responsabilità connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza". Il secondo emendamento riguarda la selezione di quasi duemila nuovi ricercatori a termine, nel rispetto della carta europea dei ricercatori. È stata richiesta anche l'abolizione dell'immotivata trattenuta 0,80% sullo stipendio, applicata al personale docente della scuola primaria e dell'infanzia. (ANSA).

 

ROMA, 7 NOV - Per i dirigenti scolastici "la pazienza è finita", "arrivano i ricorsi contro il taglio del Fun". Lo annuncia l'Udir facendo riferimento alla norma che impone ai lavoratori della Pubblica Amministrazione "un illegittimo meccanismo di blocco coattivo delle retribuzioni per gli anni 2011, 2012, 2013, compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi contratti di categoria". "Il Miur e il Mef hanno di conseguenza - spiega il sindacato - tagliato il Fun, il Fondo unico nazionale, in modo del tutto illegittimo e con quasi tre anni di ritardo, con una modalità ben più pesante di quanto stabilisse la legge. In media, ogni Dirigente Scolastico italiano negli ultimi cinque anni a causa dei tagli illegittimi ha perso 20.456,50 euro. Ancora più grave è il danno permanente, quello cioè che rimarrà per sempre, perché avrà effetto - fa notare - non solo sugli stipendi futuri, ma anche sulla pensione e il Tfr: sono 3.474,47 euro l'anno, pari a 267,27 al mese. Ma c'è un ulteriore danno da considerare, oltre a quello appena menzionato: il Fun negli ultimi anni è stato infatti decurtato in proporzione alla diminuzione del numero dei dirigenti scolastici in servizio". Alla luce di tutto ciò l'Udir annuncia ricorsi al Tar del Lazio e al giudice del lavoro. "E' questo il motivo, scorrendo anche i finanziamenti previsti nel disegno di legge n. 2960 - conclude Marcello Pacifico, presidente Udir - per cui i tanto chiacchierati 400 euro di aumento nel prossimo contratto non ci saranno: la retribuzione fissa forse aumenterà, ma quella variabile e accessoria sicuramente diminuirà, a causa del taglio del Fun che a partire dal corrente anno scolastico andrà a regime e dell'aumento dei Dirigenti Scolastici in servizio che ci sarà non appena verrà espletato il concorso". (ANSA).

 

ROMA, 7 NOV - E' una "vergogna" risparmiare sul sostegno necessario a scuola per gli alunni disabili. La denuncia arriva dall'Anief che cita "il caso di un alunno di Matera, con disabilità grave, a cui l'istituto ha dimezzato il monte orario settimanale di sostegno perché nella stessa scuola primaria è arrivato un compagno con le stesse problematiche". La madre - riferisce ancora l'associazione di settore - ha scritto al ministero dell'Istruzione: "Voglio il sostegno scolastico per mio figlio diversabile come stabilito dal Piano educativo individualizzato redatto dagli specialisti e non per la metà delle ore come sta accadendo. Altrimenti mi vedrò costretta a ricorrere al Tar ed alla Procura della Repubblica!". Per l'Anief la situazione è divenuta "più complicata con il recente decreto legislativo 66/2017 sulla promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità (art. 3, c. 1, lettera d), con cui si è ribadito che gli organici di sostegno devono rimanere invariati rispetto ai posti in deroga attivati nell'anno precedente". Marcello Pacifico (Anief-Cisal) commenta: "Quindi, anche se arrivano nuovi alunni, il servizio non si incrementa. Ma siccome il numero di allievi disabili cresce da tempo di almeno 10mila unità l'anno, viene da chiedersi come si fa ad approvare una legge del genere. Il problema è anche un altro: quello che un terzo dell'organico di sostegno è composto da posti in deroga. Il risultato è che oggi abbiamo un terzo dei posti che vanno ai supplenti, perché allo Stato continua a fare troppo comodo mantenere in vita la 'supplentite' e risparmiare sui mesi estivi. Con l'aggravante del 'balletto' dei supplenti per mesi, ad inizio anno, e della mancata continuità didattica. Noi, a tutto questo, ci siamo opposti e continuiamo a farlo, confermando il patrocinio gratuito a famiglie, docenti e cittadini nell'impugnare in tribunale tutte quelle situazioni di cattedre di sostegno scoperte o di ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche". (ANSA).

 

ROMA, 1 NOV - Si parte con i nuovi concorsi docenti, ma chi è già di ruolo non vi potrà partecipare e questo, sottolinea l'Anief, "è discriminante". L'indizione della prima procedura, spiega l'Anief, è prevista entro la fine del 2017: sono molti i docenti già a tempo indeterminato interessati al conseguimento dell'abilitazione per altra classe di concorso, quindi a partecipare alla procedura riservata in modo da consentire la loro crescita professionale. Ancora di più perché la loro partecipazione è prevista dal decreto legislativo n. 59/2017, che regola il nuovo reclutamento post Buona Scuola. La possibile esclusione di chi è già di ruolo sta creando dissensi tra i tanti docenti a tempo indeterminato che già da parecchi anni si trovano nell'impossibilità di poter conseguire un'altra abilitazione all'insegnamento e rimangono così "bloccati" sul loro insegnamento pur potendo accedere ad altri. Intanto dal Miur qualche apertura. "Le rassicurazioni del Miur sull'apertura del concorso al personale di ruolo - afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - ci sembrano davvero deboli: perché, visto che queste erano le intenzioni, non è stata normata direttamente? Non si contano più le sentenze emesse da più tribunali sull'estromissione illegittima del personale già di ruolo da un concorso pubblico, anche all'interno della stessa amministrazione. Per questo motivo che stiamo predisponendo un ricorso, appena il bando dovesse ufficializzare l'estromissione degli insegnanti già di ruolo". (ANSA).

 

"Dopo il Ponte di Ognissanti riparte l'inutile trattativa all'Aran per il rinnovo del contratto". E' quanto ricorda l'associazione sindacale Aran, spiegando che "l'Agenzia che segue i negoziati per conto del Governo ha convocato i sindacati per l'8 novembre: si ricomincia dal comparto della Pubblica amministrazione centrale, gli statali in senso stretto (Ministeri, Inps, Agenzie fiscali), per i quali già si erano tenute le prime riunioni. Presto toccherà anche alla Sanità. Una delle contrattazioni più attese è quella sulla Scuola, dove opera un terzo di tutta la PA e gli stipendi sono tra i più bassi del pubblico impiego. Ma quello che doveva rappresentare il contratto della svolta, dopo quasi un decennio di inaudito blocco adottato solo per il comparto pubblico, si sta rivelando un "contentino", visto che le trattative che si stanno avviando possono contare su risorse a dir poco inadeguate. Nella legge di Bilancio 2018, i finanziamenti si fermano a 2 miliardi e 850 milioni di euro ai rinnovi, per il triennio 2016-2018. Sono talmente pochi che solo per il comparto Scuola servirebbe altri 2,3 miliardi di euro". Secondo, Marcello Pacifico (Anief-Cisal) "il confronto della parte pubblica con i sindacati servirà solo a ratificare l'accordo del 30 novembre dello scorso anno, adottando dei criteri che faranno oscillare avanti e indietro quell'incremento in busta paga. Significa che alcuni lavoratori della scuola potranno contare su cifre vicine ai 100 euro, altri si fermeranno probabilmente a 60 euro. La sostanza comunque non cambierà di molto: perché si tratta sempre di cifre lorde, quindi di fatto un docente o Ata dovrà aspettarsi un incremento netto che potrà variare dai 30 ai 50 euro. Gli incontri che si svolgeranno nei prossimi mesi serviranno a capire quali sono i parametri da adottare per far pendere la bilancia da una o dall'altra parte. In ogni caso, anche coloro che percepiranno gli aumenti maggiori si ritroveranno con uno stipendio ancora fortemente inferiore al tasso d'inflazione, che nell'ultimo periodo è salito del 15%, e a quello dei colleghi di quasi tutti i Paesi europei. Rispetto ai docenti tedeschi, che tra l'altro vanno in pensione con circa 25 anni di servizio e pure senza grosse penalizzazioni, i nostri insegnanti lavorano di più e continueranno a percepire quasi la metà", conclude la nota. (ANSA).

"Diventa sempre più in salita il percorso
del docente precario". Lo afferma il sindacato Anief spiegando che "se
fino ad oggi un giovane laureato desideroso di insegnare nella scuola
pubblica aveva due strade da scegliere - il concorso pubblico o le
supplenze con la trafila delle graduatorie e dell'abilitazione da
acquisire - la Buona Scuola ha introdotto un nuovo sistema, i cui
contorni si stanno rivelando sempre più discutibili. Il decreto
legislativo n. 59/2017, infatti, non ha svelato nel concreto cosa
aspetta ad un laureato senza abilitazione e non inserito nelle attuali
graduatorie: il nuovo modello selettivo-formativo si sta rivelando
nelle sue definizioni in queste ultime settimane".

"Non sono più in elenco le assunzioni del
personale amministrativo, tecnico ed ausiliario sui posti vacanti in
organico di fatto liberi dopo le immissioni in ruolo che avrebbero in
parte sanato i 18mila posti vacanti. Invece, è presente una modifica
per la sostituzione del personale assente, togliendo il divieto della
finanziaria 2015. Anche questa, tuttavia, non è una notizia che può
rincuorare più di tanto la categoria". A segnalarlo è l'Anief
intervendo così sul dossier scuola.

Tutto ciò, continua l'Anief, "perché 'nella legge di bilancio si
consentirà ai dirigenti di coprire le assenze superiori a 29 giorni
per assistenti amministrativi e assistenti tecnici'. Pertanto, la
stragrande maggioranza delle assenze brevi, di pochi giorni,
continueranno a non prevedere sostituzioni del titolare. Inoltre, non
è nemmeno detto che la misura venga approvata, perché risulta ancora
al vaglio della Ragioneria dello Stato". "Le scuole non possono
funzionare a giorni alterni. Il capitolo assunzioni sta rasentando la
follia" scandisce Marcello Pacifico di Anief-Cisal.

ROMA, 23 OTT - Modificare il Testo unico sulla sicurezza e le responsabilità dei presidi. Lo chiede l'Udir alla luce dell'ultimo rapporto di Legambiente Ecoscuola che ha puntato il dito contro le mancate promesse dell'anagrafe scolastica. "Durante gli incontri degli ultimi mesi con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta - osserva il presidente Marcello Pacifico - di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I presidi sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone: ci sono dei capi d'istituto costretti a difendersi dalle accuse riconducibili alle analisi tecniche sui documenti di prevenzione, sicurezza e salute, con richieste di condanne penali da tre anni e mezzo in su. Se non vogliamo che si arrivi a chiudere la metà delle nostre scuole, quelle insicure indicate da Legambiente, non c'è altra soluzione: modificare la legge. Non è possibile finire in carcere per colpa dello Stato, tra l'altro - fa notare il sindacalista - per uno stipendio dimezzato rispetto ai colleghi di tutti gli altri comparti".  (ANSA).

"Le organizzazioni che
rappresentano i lavoratori del comparto sono ormai ai blocchi di
partenza in vista delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze
sindacali unitarie. Le consultazioni si terranno probabilmente nel
prossimo inverno. C'è molta attesa, osservano gli esperti, per capire
se il calo di rappresentatività dei sindacati maggiori possa stavolta
permettere alle organizzazioni minori di superare la soglia del 5%,
utile a sedersi al tavolo delle trattative con il Miur. L'Anief, con
38 mila deleghe a giugno 2018 e 3mila liste già pronte, si candida con
autorevolezza a superare la soglia di rappresentatività". E' quanto si
legge in una nota dell'Anief.

ROMA, 19 OTT - "L'Ue non è solo quella dell'euro e dei finanziamenti, ma essere stato membro significa anche e soprattutto rispettare le norme europee. E laddove i singoli Paesi fanno orecchie da mercante, si deve comunque dare seguito alle sentenze emesse dai tribunali successivamente ai reclami e ricorsi formulati dai cittadini che non ce la fanno più a sentirsi presi in giro. Basti pensare all'assorbimento dei precari con almeno 36 mesi di servizio svolto: anziché assumerli a titolo definitivo, si è escogitato il modo di aggirare quanto stabilito dall'Ue". Lo afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal, relativamente al parere positivo dato ieri, in commissione Politiche dell'Unione europea del Senato, al disegno di legge che punta a introdurre l'insegnamento di Costituzione e cittadinanza europea nelle scuole dell'obbligo. Obiettivo del provvedimento è "trasmettere agli studenti - viene ricordato - la consapevolezza di diventare soggetti attivi e protagonisti della comunità europea. In particolare, l'insegnamento è articolato su un orario di almeno quattro ore mensili con votazione finale a cura di docenti adeguatamente formati. Gli oneri derivanti dalla formazione di personale docente di Costituzione e cittadinanza europea verrebbero finanziati attraverso il Fondo sociale europeo 2014-2020". (ANSA).

ROMA, 13 OTT - "A distanza di oltre due anni dall'approvazione della Legge 107/2015 che ha potenziato il progetto di collegamento con le aziende, gli studenti del triennio finale delle scuole superiori continuano ad avere pochissime tutele e attendono ancora l'approvazione dello statuto dei loro diritti che garantisca qualità e gratuità degli stage. Il risultato è che i giovani continuano a sentirsi sfruttati". A dichiararlo è il sindacato Anief, nel giorno in cui gli studenti sono scesi in piazza in numerose città per protestare contro l'alternanza scuola-lavoro. "Solo qualche mese fa, con le nuove regole in atto, in Sicilia, dei giovani hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppure di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora, di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezionasse lavoratori all'altezza della situazione. La studentessa di un alberghiero di Bari è finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive. Non si tratta di casi isolati. Eppure, in base alle nuove norme, l'Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria". "Con la riforma Renzi-Giannini - dice Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - le attività di alternanza Scuola-Lavoro sono diventate formazione didattica a tutti gli effetti: per gli studenti, le esperienze pratiche svolte in azienda, ma anche nei musei, diventano infatti anche requisito d'ammissione agli Esami di Stato. Peccato che non ci sia ancora uno statuto nazionale utile per stipulare convenzioni con i datori di lavoro, in modo da scongiurare il rischio di sfruttare i ragazzi. Come il nostro sindacato ha da tempo denunciato. Rimane poi irrisolto il problema degli studenti privatisti che non possono svolgere attività di alternanza scuola-lavoro".

 

ROMA, 11 OTT - Per il personale della scuola "è meglio non farsi illusioni: sono in arrivo aumenti ridicoli, di appena qualche decina di euro netti, una parte dei quali legati anche al merito". Lo afferma l'Anief riferendosi ai contenuti della Legge di Bilancio. "Preso atto che non ci sono i 35 miliardi per rinnovare il contratto degli statali, con il Mef che pratica la politica del bilancino e la Ministra dell'Istruzione che si limita a chiedere incrementi minimi, l'unico modo per ottenere un avanzamento di carriera è - sostiene il sindacato - recuperare l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale al 50% del costo della vita programmato dal Mef previsto dalla legge di stabilità 2009, a partire dal mese di settembre 2015. Il contratto degli statali, invece, se solo dovesse recuperare il tasso di inflazione programmata dal Governo (+12.5) negli ultimi dieci anni, includendo l'Indennità di vacanza contrattuale, bloccata al 2008, porterebbe ad aumenti complessivi (per stipendi medi di 1.500 euro), per il triennio 2016-2018, di 6.434 euro pro capite per 3 milioni di dipendenti pubblici: più di 20 miliardi che si sommerebbero ai 14 miliardi da mettere per la dirigenza pubblica". "Se nel privato si sono firmati contratti che hanno previsto aumenti del 20% degli stipendi in ragione dell'aumento del costo della vita - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - nel settore statale al blocco del contratto è stato affiancato il blocco dell'indicizzazione dell'indennità di vacanza contrattuale, rendendo vano ogni possibile aumento. Ma se quanto fatto dal Governo è risultato legittimo fino alla pubblicazione della sentenza della Consulta nell'agosto 2015, non ha più ragione di essere nei mesi successivi quando il contratto è stato sbloccato e di conseguenza l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale deve essere sbloccata". L'obiettivo del sindacato, ricorrendo al giudice, è "recuperare il 7% dello stipendio da settembre 2015, come già confermato dalla Corte Costituzionale", l'unico, secondo l'Anief, "per combattere la politica al risparmio sui lavoratori pubblici e della scuola che anche il Governo Gentiloni sta conducendo e dare una risposta netta agli annunci senza seguito della Ministra Fedeli". (ANSA).

ROMA, 9 OTT - "E' sempre più emergenza presidi". Lo denuncia l'Anief citando il caso della Sardegna dove un dirigente gestisce 17 scuole. "Ci sono dei presidi che sono distanti dall'assegnazione anche 50 km, fino a un estremo caso, quello di un capo d'istituto che si divide tra scuole della provincia di Nuoro e Oristano per un numero abnorme. In tutta l'Isola l'organico dovrebbe essere composto da 265 presidi, mentre al momento - spiega il sindacato - ne sono in servizio 220. E l'anno prossimo la situazione potrebbe peggiorare: diventa quindi sempre più impellente pubblicare il bando di concorso per dirigenti scolastici e predisporre una tabella di marcia per il suo espletamento, in modo da assumere i vincitori con l'avvio del prossimo anno scolastico". "Non osiamo nemmeno pensare - dichiara il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - cosa potrebbe accadere se nel prossimo mese di settembre ci dovessimo trovare nelle attuali condizioni di vuoto attuale: le reggenze passerebbero da 1.900 a circa 2.500, per effetto dei pensionamenti e dell'ennesimo mancato turn over. Non comprendiamo, quindi, per quale motivo la burocrazia debba ancora una volta prevalere sulle necessità pratiche. Ancora di più perché tanta attesa ci sta portando un bando di concorso, a quanto ci risulta, ancora pieno di parti a dir poco discutibili. Non riusciamo proprio a comprendere, in particolare, l'esclusione dei laureati con cinque anni di servizio e anche dei tanti immessi in ruolo, come docente, che per qualsiasi motivo non hanno ancora superato l'anno di prova. Il problema si era posto già nel 2011 e lo abbiamo portato al Tar, dove il giudice ci ha dato ragione". (ANSA).

ROMA, 29 SET - "I presidi vogliono la piena perequazione economica tra la loro retribuzione e quella dei Dirigenti della seconda fascia della P.A., perché un dirigente scolastico percepisce mediamente 62.890 euro lordi annui mentre un dirigente di un ente di Ricerca e dell'Università, appartenenti alla stessa area contrattuale, ha una retribuzione compresa tra i 94.000 e i 102.000 euro". Lo segnala in una nota l'Anief, che fa sapere che "il differenziale è ingiustificabile e quindi non accetteremo certo nel prossimo contratto di lavoro in fase di rinnovo l'ennesima nota a verbale con cui ci si duole per la mancata perequazione e la si indica come raggiungibile nella successiva tornata contrattuale". Per Marcello Pacifico di Anief-Udir "i sindacati rappresentativi debbono assolutamente tenere duro. A costo di non rinnovare il nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro. Perché accettare le solite condizioni al ribasso dell'amministrazione sarebbe un vero suicidio, che i capi d'istituto non tollererebbero. È per questo motivo che, nel frattempo, abbiamo citato il Miur in giudizio davanti al Tribunale amministrativo, rivendicando la mancata trasmissione del decreto direttoriale richiesto di individuazione delle risorse per il FUN 2017 ai fini del raggiungimento della perequazione esterna con le altre aree della dirigenza. E ci siamo pure costituiti - fa sapere ancora Pacifico - presso la Corte suprema per ottenere la perequazione e l'assegno individuale d'anzianità non assegnati ai dirigenti scolastici assunti dopo il 2001. Così come - conclude - ci siamo mossi per lo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale, in modo da ottenere dalle aule di giustizia ciò che il Governo continua a negare ai nostri presidi".(ANSA).

ROMA, 25 SET - "I numeri impietosi della Corte dei Conti chiudono il cerchio sulla riforma Renzi: un fallimento su tutta la linea". Lo afferma l'Anief secondo cui la relazione, presentata alla VII Commissione della Camera, secondo i dati certificati dall'organismo nazionale deputato al controllo sulla gestione delle risorse pubbliche "sancisce la débacle della Legge 107/2015"- "Nell'anno scolastico 2016-17 sono saliti a 88.045 i docenti inseriti nella Graduatorie a Esaurimento; nuovo record - rileva il sindacato - per supplenze annuali e al termine delle attività didattiche, con 125.832 contratti stipulati; 400 nuove procedure per le suppletive al concorso; cancellate altre 102 scuole autonome; bonus merito soltanto a 2.487 insegnanti; valutazione esterna riservata al 5% delle scuole dall'Invalsi; soltanto 3.438 posti in deroga per gli amministrativi, tecnici e ausiliari, nonostante i tagli della Legge di Stabilità 2015". "E' evidente - afferma Marcello Pacifico, presidente Anief - che della Buona Scuola presentata nel 2014 dall'allora premier Renzi è rimasto solo il nome. Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Poiché il Governo non ne ha voluto sapere, abbiamo cercato di limitarne i danni, proponendo in Parlamento diverse modifiche. Ma anche in questo caso, l'Esecutivo, nel frattempo con a capo l'attuale premier Paolo Gentiloni, ha continuato a tirare dritto. Ora, però, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Con lo Stato che rischia di pagare a caro prezzo quelle ingerenze, sotto forma di un servizio formativo pubblico danneggiato e attraverso ingenti risarcimenti ai tanti dipendenti della scuola trattati come 'pedine'. Rimangono tanto amaro in bocca e le tantissime sentenze che hanno dato e stanno continuando a dare ragione ai ricorrenti contro una riforma che non si doveva fare". (ANSA).

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