Notizie dal MIUR-USP, dai Sindacati e dalla Scuola

Il Ministro dell’Istruzione ha dichiarato che “l’esito della valutazione sarà utilizzato per la retribuzione di risultato dei dirigenti”. Ma cosa si vuole “premiare” con 175 euro al mese lordi, pari al 3,86% della busta paga? E’ forte tra i sindacati la tentazione di lasciar perdere, di firmare pur di chiudere una vicenda che si trascina ormai da quattro anni consecutivi. Anief non ci sta: accettare supinamente questa proposta significherebbe avallare i comportamenti illegittimi e vessatori del Miur, con la “regia” del Mef, che vanno dai tagli del Fondo unico a livello nazionale fino alla pretesa di imporre le proprie pretese sui contratti regionali.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “visto che bisognerà andare in giudizio dal giudice del lavoro per recuperare il maltolto, meglio sarebbe allora arrivarci da un punto di forza, perché evidentemente è più facile impugnare un atto unilaterale che un contratto”.

La conferma è giunta dal vice capo di gabinetto Miur, il dottor Rocco Pinneri, che il 15 gennaio ha ricevuto al Ministero una delegazione guidata dal presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico: durante l'incontro, sono stati affrontati i temi del futuro concorso a cattedra che assegnerà 63.712 posti, del precariato e del pronunciamento della Corte di Giustizia europea. Ma che delle tante pronunce dei tribunali sull'inserimento nelle GaE e delle possibile soluzioni, da inserire nel decreto Milleproroghe 2016, della riforma del sostegno e della scuola dell’infanzia. Nel caso non fossero accolte, il sindacato ha ribadito la volontà di ricorrere in tribunale, proprio per consentire ai giovani “dottori” di poter partecipare a un concorso che si preannuncia per l’ennesima volta sub judice prima ancora di essere pubblicato.

Marcello Pacifico (presidente Anief): le graduatorie devono essere riaperte e la stessa adunanza plenaria non potrà cambiare un indirizzo univoco finora sposato dal giudice d'appello, salvo sconfessare gli stessi relatori estensori e presidenti di sezioni dei processi già celebrati.

Mentre nell’ultimo biennio in Europa la percentuale di giovani fino a 24 anni privi di un’occupazione e che non seguono un percorso di formazione o educazione, passa dal 17,1% al 16,3%, in Italia si registra il livello più alto di Neet dell’Ue con il 29% (tra il 21% e il 27% in Romania, Spagna, Bulgaria, Cipro e Grecia) ma con picchi oltre il 40% in Calabria e Sicilia. Anche Eurostat ha rilevato che su appena sei regioni in Europa con il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni inferiore al 50%, quattro sono in Italia, Puglia (con il 45,7%, ndr), Campania (42,7%), Calabria (42,6%) e Sicilia mentre una è in Spagna (Ceuta) e una in Grecia ((Dytiki Ellada).

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): bisogna incentivare i lavoratori della scuola, docenti e Ata, tornando a dare loro stipendi dignitosi, iniziando a riportarli almeno al costo della vita, con un rinnovo contrattuale vero che preveda 100 euro di aumento e 5mila di arretrati; metterli nelle condizioni di lavorare meglio, riducendo il numero di alunni cui devono indirizzare il loro insegnamento. Per Meridione e Isole occorre attuare delle deroghe agli organici di personale e alla formazione delle classi, favorendo copresenze e attività pomeridiane che coprano il vuoto di offerta culturale.

Entro giovedì 15 ottobre, gli 8.500 istituti sono tenuti a comunicare all’amministrazione per via telematica i posti da potenziare indicando delle generiche aree disciplinari: 6 per la scuola primaria e 7 per la secondaria. A parte il fatto che i 55mila neo-assunti potenziali per coprire queste cattedre arriveranno solo il 1° settembre 2016 e dovranno pure passare per il giudizio dei presidi, il Ministero ha abilmente creato le condizioni per assegnare alle scuole non gli insegnanti di cui le scuole hanno effettivamente bisogno, ma quelli presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di merito. E probabilmente pure il personale di ruolo in sovrannumero. Il tutto per assecondare le necessità della macchina burocratica-amministrativa. E non quelle espresse dagli organi collegiali dei singoli istituti. Così se una scuola chiede un docente di musica, arriveremo al paradosso che al suo posto potrà arrivare un collega di educazione fisica.

Marcello Pacifico (presidente Anief): si tratta di un epilogo che si commenta da solo. E anche molto diverso rispetto a quanto indicato dal comma 95 della Legge 107, che stabiliva di procedere al potenziamento dell’autonomia collegandolo all'offerta formativa e alle attività progettuali previste dal nuovo Piano dell’offerta formativa.

Il Miur sarebbe intenzionato ad escludere decine di migliaia di giovani che hanno tarato il loro corso di laurea proprio per diventare insegnanti. Secondo l’Anief, in questo modo si calpesta il principio di affidamento, a tutela dei candidati al ruolo di insegnanti, derivante dalle procedure sino ad oggi adottate dalla PA. Procedure che hanno indotto gli stessi aspiranti docenti, a realizzare precise scelte accademiche. Tra i danneggiati ci sono pure gli specializzati sul sostegno, a cui si chiudono le porte per l’accesso al nuovo profilo professionale. Già in passato, il Miur ha tentato la stessa strada, ma il Consiglio di Stato ha sempre dato ragione ai ricorrenti.

Marcello Pacifico (presidente Anief): se si decide di cambiare le modalità di accesso al concorso pubblico per diventare docenti, è chiaro che la novità va applicata dall’entrata in vigore della norma. Quindi, non prima del prossimo anno accademico. Cambiare le regole in corsa è un’operazione scorretta e illegittima. È chiaro che, se le cose andranno così, il nostro sindacato presenterà apposito ricorso, a tutela di tutti i laureati esclusi.

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