Governo

La richiesta è giunta nel corso del consiglio nazionale della ‘Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori’, che si sta svolgendo presso il salone delle conferenze del Grand Hotel di Salerno: servono modifiche alla Camera su contratti, pensioni, liquidazioni e precariato.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): presentarsi ad un rinnovo di contratto con la miseria di 8 euro lordi di aumento a dipendente pubblico dopo sei anni di blocco stipendiale (che la Consulta ha anche reputato illegittimo), è una vergogna nazionale: dai nostri calcoli, un incremento equo deve essere almeno pari a 100 euro per la mancata assegnazione di indennità di vacanza contrattuale e 200 euro di vero e proprio aumento in busta paga. Sotto queste soglie, il costo della vita continuerà a sovrastare le buste paga degli statali. Lasciando i consumi al minimo. Governo farebbe bene ad ascoltare la piazza, anziché ostinarsi nel far approvare in Parlamento riforme a perdere come quella della Buona Scuola. L’Italia ha bisogno di un nuovo welfare più orientato al reddito, alla sanità, alla scuola, alla formazione e al sociale.

Nel testo approvato ieri sera dal CdM si è andati addirittura sotto i già ridicoli 300-400 milioni di euro di chi si parlava da settimane: è con 6 euro l’anno di aumento a lavoratore statale che quindi il Governo ha intenzione di sedersi quindi al tavolo per ridurre i comparti da 11 a 4, agevolando lo spostamento dei dipendenti soprannumerari da un ministero all’altro e gambizzando rappresentatività dei sindacati minori. E anche di applicare la riforma Brunetta della PA, che prevede l’accesso al merito professionale solo per un dipendente su quattro, con la cancellazione definitiva degli scatti di anzianità.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): siamo alla follia, perchè ai tre milioni di dipendenti pubblici vanno assegnati più di 12 miliardi di euro di arretrati, che corrispondono a 4mila euro di mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale. Sommando i sei anni di mancato rinnovo, hanno infatti perso il 9,3 per cento di salario. Se le cose stanno così, vuole dire che inonderemo i tribunali del lavoro. Perché l’ora delle mancate promesse è finita.

Per aderire al ricorso per il recupero completo degli arretrati vai al LINK.

Se la norma contenuta nell’articolo 31 del ddl Boschi verrà confermata anche a Montecitorio, lo Stato tornerà ad avere competenza praticamente esclusiva in materia di organizzazione scolastica perché “non sarà più soltanto riferita alle norme generali sull’istruzione”.

Marcello Pacifico (presidente Anief): presto verranno meno le doglianze delle regioni, come Veneto e Puglia, sul mancato rispetto della riforma della Buona Scuola nei confronti della Costituzione. Quindi, per contrastare i tanti passaggi illegittimi della Legge 107/15 non rimarrà che l’arma dei ricorsi in tribunale, attuati direttamente dal personale danneggiato.

La novità non è che siano venuti meno i posti da educatrice o maestra, ma è nelle recenti sentenze della curia europea, le quali impongono in modo inequivocabile l’assunzione di tutto il personale in possesso dei titoli di studio e abilitanti che ha svolto almeno 36 mesi di servizio su unità di lavoro prive del rispettivo titolare. Ora, anziché stabilizzare quel personale, il Comune capitolino decide di metterlo alla porta: troppo forte è il timore di incorrere nelle richieste di assunzione attraverso i tribunali. Che però in questo modo saranno numericamente maggiori, perché i precari messi alla porta non rimarranno di certo con le mani in mano.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): a Roma come a Montecitorio si sta ribaltando quanto espresso dalla Corte di Giustizia europea. Creare artificialmente delle norme per togliere del lavoro a del personale precario, anziché assicurarglielo, è palesemente incostituzionale e ci allontana sempre di più dal diritto europeo: siamo pronti a inondare il Comune di Roma di ricorsi seriali per favorire la loro stabilizzazione e per permettergli, anche nel breve periodo, di mantenere il loro posto di lavoro come supplenti.

È dall’impopolarità della riforma che scaturisce la decisione presa nelle ultime ore dal presidente del Consiglio di difendere il testo del ddl 2994 appena ‘licenziato’ dalla Commissione Cultura della Camera. Prima, pubblicando un video-messaggio, in cui spiega la sua “Buona Scuola”, e poi scrivendo una lettera ai docenti nella quale si sostiene che siamo di fronte alla più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. Ma non è vero.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): Governo e Parlamento farebbero bene a concentrarsi sull’assunzione di 200mila precari, come indicato, a differenza di quanto sostiene il premier, proprio dalla Corte di Giustizia europea nello scorso autunno. Non siamo contrari al merito, ma alle modalità con cui viene imposto. Delegando i dirigenti scolastici a farlo, superando anche le graduatorie, arrivando in questo modo anche ad aggirare le regole di accesso alle professioni pubbliche. E che dire degli aumenti ad una fetta ristretta di personale, quando tutti attendono il rinnovo del contratto da sei anni e si ritrovano gli stipendi sotto l’inflazione? Su un punto siamo d’accordo con Renzi: quando dice che la scuola è di tutti. Allora lo dimostri ritirando la riforma.

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