Da oggi, ogni supplente potrà rendersi conto del punteggio assegnato consultando ‘Istanze On Line’: la stampa specializzata spiega che tocca alle segreterie scolastiche ‘mettere una pezza’ agli errori del sistema informatico con il quale si trovano a lavorare gli assistenti amministrativi alle prese con la valutazione delle domande dei docenti per l’accesso alle graduatorie. Alla mancata formazione su molti aspetti delle tabelle di valutazione dei titoli (interpretate con fantasia) si aggiungono gli errori di default del sistema on line. Sono già migliaia le richieste di rettifica del punteggio recapitati sulle scrivanie delle segreterie, da parte dei docenti che hanno visualizzato il punteggio non corretto. Nel computo degli errori da sanare, ci sono pure i tanti bug dovuti alla decisione del Miur di escludere tante categorie di docenti. Come i diplomati Itp, a cui il Tar ha dato ragione avallando la tesi dell’Anief.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Attendiamo con fiducia la richiesta di inserimento nella seconda fascia d’istituto anche per i diplomati AFAM e magistrale linguistico, per i quali già esistono pronunciamenti positivi in Consiglio di Stato. C’è anche da verificare se il Ministero dell'Istruzione abbia comunicato ai propri Ambiti territoriali provinciali e alle scuole capofila di dare seguito agli ordini del tribunale amministrativo per registrare l'immediato inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d'Istituto di tutti gli aventi diritto. Inoltre è bene che ogni docente verifichi il punteggio assegnatogli e presenti apposito ricorso qualora vi siano discrepanze rispetto a quanto effettivamente gli spetta.

 

Con l’avvio del nuovo anno scolastico cresce il pericolo di chiusura delle strutture non a norma: gli enti locali, impossibilitati ad agire, non si vogliono più prendere la responsabilità di far riprendere le lezioni in strutture fatiscenti. Sono non pochi, inoltre, gli esposti presentati nelle ultime settimane da genitori sempre più preoccupati. Entra così nel vivo l’azione del giovane sindacato dei dirigenti scolastici: in vista dell’audizione, il prossimo mese, presso la VII e XI Commissione della Camera in merito all’esame dei disegni di legge n. 3830 e 3963, Udir propone l’introduzione al D.lgs. n. 81/08 del Titolo XIII bis recante ‘Disposizioni speciali in materia di Istituzioni scolastiche ed educative’ con nuovi nove articoli su individuazione del datore di lavoro responsabile sulla sicurezza, potere inibitorio e d’interdizione, obblighi e sanzioni per il proprietario dell’immobile e del DS, impegni economici, lavori in appalto, definizioni. Il problema è reale: in assenza di fondi adeguati, la Provincia di Caserta rischia di chiudere le Scuole superiori già dal prossimo 15 settembre.

Le modifiche tengono conto anche delle indicazioni dei capi d’istituto, da troppi anni caricati di responsabilità a fronte di stipendi inadeguati. Gli stessi dirigenti scolastici possono inviare le loro osservazioni entro il 31 agosto a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Sono inoltre invitati a partecipa al Seminario di Napoli del 25 agosto per i presidi neo-assunti e al Workshop di Palermo del 16-17 settembre sulla Dirigenza scolastica.

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): Il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza e della salute dei lavoratori e delle lavoratrici delle istituzioni scolastiche ed educative, non può continuare a essere individuato nel Dirigente scolastico. La responsabilità è chiaramente del proprietario dell’Immobile, il quale deve essere però anche dotato dei poteri di spesa e delle risorse adeguate, come denunciano proprio dalla Provincia di Caserta. La proposta emendativa avanzata da Udir vuole essere una base di partenza per una seria riflessione che parta dal coinvolgimento di tutti i dirigenti scolastici che ogni giorno rischiano più di cento cause civili e penali insieme ai rappresentanti degli enti locali.

 

Dalle Regioni continuano a giungere i dati sulle immissioni in ruolo effettivamente realizzate a fronte delle 51.773 totali: risultano appena 2.371 i docenti assunti in Emilia Romagna, ma i posti di ruolo messi a disposizione dal Miur erano 3.668. Sono tutte cattedre destinate a rimanere senza un docente fisso e che saranno ricoperte da supplenti. Il motivo è che il contingente di posti messo a disposizione riguarda anche materie, come la matematica e le scienze alle medie e alle superiori e il sostegno, dove le graduatorie, sia GaE che GM, sono rimaste senza candidati. I quali, però, sono quasi sempre presenti nelle graduatorie d’istituto. Solo che chi amministra la scuola si è impuntato a tenerli bloccati e a sottoporli, con il nuovo reclutamento, a una nuova lunga tornata formativa che li porterà in cattedra non prima di diversi anni. Così, la continuità didattica rimarrà un miraggio e si andrà pure a ingrossare il già alto numero di supplenze.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se anche nelle altre regioni si dovesse confermare questo trend di mancate immissioni in ruolo, si rischia di vedere sfumare tra le 15mila e le 20mila assunzioni a tempo indeterminato, facenti capo alle quasi 52mila fissate dal Miur. Considerando che ad oggi abbiamo almeno 90mila supplenze annuali sicure, di cui la metà su sostegno, andranno pure vanificate le 16mila cattedre spostate quest’anno dall’organico di fatto a quello di diritto, ritrovandoci a settembre con più supplenze annuali dell’anno scorso. A quel punto, il piano di cancellazione delle supplentite, predisposto dal Governo Renzi, non sarà più alle corde, ma avrà mostrato tutta la sua pochezza. Altro che programmazione delle immissioni in ruolo per categorie inventate da qualcuno e chiusura delle GaE in breve tempo: la verità è che se lo Stato continua a chiamare i supplenti su posti liberi, anche per il personale Ata, allora è giusto che paghi il danno erariale allo Stato comminato dai giudici per violazione della normativa europea. Una pratica sempre più comune.

Per aderire ai ricorsi sul precariato vai al seguente link.

 

Per gli insegnanti promotori dell’iniziativa, che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni, è impensabile stare in Europa e assistere a una sperequazione tra docenti di nazionalità europee differenti: i nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l'incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l'accesso all'insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall'OMS. Nell’appello, che al termine della raccolta firme verrà consegnato al Miur, si ricorda anche che quella del docente è una delle professioni ad alto rischio di burnout, proprio per la mole di lavoro loro richiesta e per le pochissime risorse umane ed economiche a cui lo stesso può attingere nel miglioramento, tutela e prevenzione rispetto alla propria condizione con cui il professionista dell'istruzione si confronta.

Anief condivide in pieno le ragioni della petizione. I numeri a confronto con il resto d’Europa, del resto, sono più che eloquenti, anche per l’alto rischio di incorrere in malattie professionali. Sul trattamento economico, basta citare l’ultimo rapporto Eurydice, la rete che mette a confronto il trattamento di 40 Paesi dell’area: se in generale, negli ultimi sette anni gli stipendi degli insegnanti continuano a registrare un aumento o una stabilità nella maggioranza dei Paesi europei, solo in Italia e a Cipro continuano a rimanere congelati. Il governo italiano, infatti, per ridurre il deficit pubblico, ha congelato gli stipendi nel 2010, inizialmente fino al 2013, ma la misura è stata estesa da allora ogni anno. A fronte di questo quadro impietoso, il giovane sindacato ricorda che le organizzazioni rappresentative s’apprestano a sottoscrivere un contratto di categoria che non soddisfa assolutamente le esigenze di allineamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non devono sottoscrivere quell'accordo. Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l'inflazione all'aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Ma ciò non è avvenuto. Addirittura per il Mef, come per il Governo, quell’indennità, da corrispondere per legge, dovrebbe rimanere congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, anziché almeno 210 euro che gli spettano. È arrivato il momento di chiedere il parere ai lavoratori con un referendum. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori: a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice.

Anief ricorda che per interrompere i termini di prescrizione e richiedere il 7% in più di IVC da settembre 2015, come previsto dalla Consulta, è ancora possibile inviare la diffida al Miur. Inoltre, è possibile aderire direttamente al ricorso.

 

Si delinea il lungo percorso che, dalla pubblicazione del bando sino all’effettiva immissione in ruolo, comporterà non pochi anni d’attesa prima di assistere a vere e proprie immissioni in ruolo: potranno essere 4-5 anni per i soli laureati, almeno un paio per gli attuali abilitati all’insegnamento. Il docente vincitore di concorso, anche riservato, inoltre, rimarrà a lungo precario. Anzi, il paradosso è che oggi guadagna di più di quello che andrà a percepire, all’inizio, con il nuovo modello formativo-selettivo. Inoltre, fino all’ultimo momento potrà essere considerato non più idoneo alla professione. Per il sindacato è illegittimo cancellare da Graduatoria ad Esaurimento o di Merito chi ha un contratto a tempo determinato: questi docenti, sempre con titoli e 36 mesi di servizio, come ci dice l’UE dal 1999, andavano assunti subito. Sono laureati, selezionati, abilitati. E per quelli che non lo sono, bastava riconoscere loro un anno di corso accademico per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Perché inventare nuove graduatorie per assumere qualcuno con tre anni di ritardo? Ancora di più perché i destinatari sono già collocati in graduatorie ben definite. Lo svolgere un contratto da supplente a stipendio iniziale dopo essere stato inserito nelle Grame non equivale poi all'assunzioni nei ruoli. Come è assurdo bandire nuovi concorsi riservati, quando un terzo dei posti destinati alle prossime assunzioni andrà vacante per il mancato aggiornamento e la chiusura delle GaE. È una decisione illogica, che allontana l’Italia dalle sentenze della Suprema Corte di Giustizia Europea: il modello escogitato non tiene conto nemmeno delle migliaia di espressioni dei giudici del lavoro che condannano lo Stato italiano al risarcimento danni e al pagamento degli scatti automatici anche ai precari, oltre al fatto che la questione dei risarcimenti è tornata proprio in questi giorni a Lussemburgo per un nuovo esame.

Anief, pertanto, invita il personale non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione, gli scatti di stipendio non percepiti e anche per il conferimento dei mesi estivi non corrisposti: per maggiori informazioni ed eventualmente aderire cliccare qui.

 

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