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Al Network of legal Advisers, il 14 dicembre, dopo l’intervento del Research Manager di Eurofound, si è parlato di precariato e organizzazione dell’orario di lavoro. Gli avvocati Sergio Galleano e Vincenzo De Michele hanno commentato la relazione che hanno tenuto quali esperti della Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, il 22 novembre scorso. Nel frattempo, Anief continua a citare lo Stato italiano presso tutte le istituzioni europee.

È stato dichiarato ammissibile anche il ricorso alla CEDU dopo il reclamo presentato al Consiglio d’Europa, mentre la Corte di Giustizia Europea si dovrà pronunciare anch’essa sulla legittimità dell’esclusione del personale scolastico di ruolo da forme risarcitorie, sull’entità del risarcimento per l’abuso dei contratti a termine (fermo dalle due alle dodici mensilità) e sulle ricostruzioni di carriera che riconoscono solo parzialmente i servizi pre-ruolo.

 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto la revoca della somma di 765.903,80 euro, relativa alle annualità 2012-2013, già assegnata alle regioni Molise e Sardegna e ha predisposto che venga riassegnata a favore delle Regioni Abruzzo, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto, al fine di attuare interventi da realizzarsi con le medesime finalità di cui all’art. 2, comma 276, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, mediante appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Per il sindacato, in una condizione come la nostra, dove gli edifici versano in condizioni disastrose, con presidi costretti a sobbarcarsi oneri e colpe non loro, non serve un balletto di cifre da una Regione all’altra.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Non basta certo spostare delle risorse da una Regione all’altra per porre fine ai disastri delle nostre scuole; occorrono stanziamenti reali, per tutti gli istituti di tutte le regioni, visto che la metà di essi sono stati costruiti prima del 1971. Bisogna adottare con urgenza norme ad hoc, per evitare che succedano episodi spiacevoli, per tutti coloro che vivono le scuole, a cominciare dagli studenti, senza dimenticare i presidi che rischiano di finire in carcere per responsabilità certo non di loro competenza.

Il giovane sindacato dei presidi tenta in extremis di introdurre delle modifiche che permetterebbero ai nostri presidi di svolgere il lavoro senza colpevolezze non loro ed equiparandoli finalmente ai colleghi dell’area dirigenziale. In mancanza di una risposta, sarà inevitabile ricorrere in tribunale. A questo proposito, Udir ricorda che ha attivato specifici ricorsi al Giudice del Lavoro.

 

Il Tribunale di Palermo emana un decreto d'urgenza con cui riconosce la lesione del diritto all'istruzione e all'inclusione dell'alunno disabile e impone al Miur l'immediata cessazione del comportamento discriminatorio, attribuendo il numero di ore di sostegno ritenute necessarie per la sua corretta integrazione e  formazione. 

L'iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!” promossa dall'Anief a tutela dei diritti degli alunni con disabilità cui il MIUR nega il corretto numero di ore di sostegno, ottiene una straordinaria vittoria in tribunale e la dichiarazione di illegittimità dell'operato del Ministero dell'Istruzione con l'emanazione di un provvedimento d'urgenza da parte del Tribunale di Palermo che impone all'Amministrazione scolastica il pieno rispetto del diritto all'istruzione e all'inclusione dell'alunno disabile e l'immediata attribuzione del docente di sostegno per l'intero monte ore necessario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La tutela dei nostri figli più deboli è per noi motivo di orgoglio. Negare il corretto apporto del docente di sostegno all'alunno con disabilità pone in essere una vera e propria discriminazione e pensare di 'risparmiare' sui loro diritti, a nostro avviso, concretizza un fallimento per il sistema pubblico di istruzione”.

 

 

Il curioso invito al personale dirigenziale scolastico arriva dopo le ‎diffide messe a disposizione dal nostro studio legale per ottenere dal 1° settembre 2015 la perequazione esterna della parte fissa della retribuzione di risultato. Quasi 12 mila euro all'anno di arretrati al netto dei progressivi aumenti previsti dal solo 2018.

La responsabile della Cgil invita a non ricorrere 

Anief invita a rinviare le trattative e mette a disposizione il modello per recuperare almeno il 50% dell’inflazione programmata, relativa alla mancata indicizzazione dell'indennità di vacanza contrattuale, di cui si mette a disposizione la diffida. Perché dopo l’inerzia totale durata otto anni e aver fatto passare altri 12 mesi dall’accordo con la Funzione Pubblica, l'Intesa del‎ 30 novembre 2016, improvvisamente l’Agenzia che svolge la contrattazione per gli interessi della parte pubblica si ricorda dei diritti dei lavoratori e si accinge ad imporre ai sindacati maggiori un tour de force di incontri finalizzati a concludere il primo rinnovo contrattuale addirittura in poche ore. Viene da chiedersi se vale la pena sottostare all’ennesimo ricatto, finalizzato a sottoscrivere in fretta un contratto perché si stanno esaurendo i tempi tecnici per realizzarlo. Fra pochi giorni, infatti, saranno sciolte le Camere; in primavera si voterà per formare il nuovo Governo e rinnovare la rappresentanza dei sindacati.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non ha senso porre oggi una firma che potrebbe essere sconfessata fra qualche mese, anche perché le uniche risorse stanziate nella Legge di Stabilità sono, per quanto riguarda gli arretrati del biennio 2016/16, ben quindici inferiori al costo complessivo dell'inflazione certificata. E anche per gli aumenti effettivi, a regime dal prossimo 1°gennaio, si riscontra un incremento pari ad un terzo di quello necessario a coprire lo stesso disavanzo. La verità è che si sapeva da tempo che la legislazione sarebbe terminata in questo periodo e c’era tutto il tempo per prevedere un pre-accordo, chiaro e definito. Almeno nella parte normativa, la quale a questo punto potrebbe rivelarsi un mero copia-incolla di quella attuale oppure contenere delle novità che se non valutate con attenzione, per il poco tempo concesso, potrebbero rivelarsi per i lavoratori addirittura una perdita di diritti rispetto agli attuali.

È possibile difendere il proprio diritto a percepire uno stipendio adeguato almeno al 50% dell'aumento dei prezzi da settembre 2015, come prevede la legge e ha confermato la Corte Costituzionale, quindi recuperando in toto l'indennità di vacanza contrattuale: gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief.

 

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