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Il decreto legislativo della L. 107/2015 non salvaguarda i diritti degli alunni e dei docenti. Non convincono nemmeno le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che, parlando alle commissioni parlamentari congiunte, ha ricordato che la 'legge di bilancio per il 2017 ha stanziato 400 milioni di euro, per consolidare nell’organico di diritto posti storicamente attivati in quello di fatto'. Intanto, i sempre più massicci e progressivi tagli agli Enti Locali stanno fiaccando i servizi a supporto degli alunni che necessitano di servizi e formazione 'speciale'. Soprattutto al Sud, dove gli alunni con disabilità palermitani sono arrivati a incatenarsi ai cancelli della loro scuola, proprio per protestare in difesa del diritto allo studio.

  

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): invece di soffermarsi su leggi improbabili e progettare organici su posti comunque vincolati, destinati in larga parta ad andare a supplenza, Governo e Miur farebbero bene a preoccuparsi di come evitare che si ripetano certe situazioni incresciose. Perché il diritto allo studio degli alunni, a iniziare da quelli con disabilità, si garantisce con docenti di ruolo e finanziamenti adeguati per salvaguardare trasporti e assistenza.

 

Replica dell’Anief: bisogna prevedere l’utilizzo di tutte le graduatorie di Merito non esaurite e l’inserimento dei candidati risultati idonei al termine del concorso a cattedra. Occorre anche utilizzare il doppio canale di reclutamento, andando ad assumere gli abilitati delle graduatorie d’istituto: dalla seconda fascia, in particolare, bisognerà attingere in tutti quei casi di graduatorie a esaurimento prive di candidati, come accade da tempo in Lombardia per matematica nella scuola media e nel Lazio per sostegno alle superiori. Per la terza fascia d’istituto l’amministrazione farebbe bene ad assorbire i laureati, sempre laddove le classi di concorso risultino prive di precari nelle GaE e in seconda fascia d’istituto.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per chi ha svolto più di tre anni di servizio va allestito un corso annuale, al termine del quale l’aspirante docente consegue l’abilitazione all’insegnamento in vista dell’assunzione. Come si fa a chiedere invece a questi docenti precari, che hanno insegnato almeno 36 mesi, di attendere altri sette anni prima di entrare in ruolo? Viene da chiedersi come mai a proporre questa soluzione di precariato “andante” sia la stessa maggioranza parlamentare che aveva posto tra le sue priorità quella di cancellarlo. Lasciando inalterate queste norme, l’unica cosa certa è che si esporrà ancora di più lo Stato a essere citato per inadempienza e ai risarcimenti milionari a favore dei precari a cui si continuano a ledere i diritti.

 

 

L’Anief scende in piazza insieme a Cobas, Unicobas e Usb il 17 marzo contro le deleghe della riforma Renzi. «La data è simbolica, poiché - ricorda in una nota - è l’ultimo giorno utile al Parlamento per esprimere il parere sugli otto decreti legislativi della Buona Scuola, i quali non risolvono il problema del precariato, della valutazione e del merito, dell’organico di sostegno, del diritto allo studio, dell’insegnamento all’estero, della chiamata diretta». Per l’occasione, il sindacato autonomo lancia un appello a tutti i supplenti, docenti e Ata della scuola italiana e all’estero. Chiede inoltre anche ai sindacati rappresentativi di «scioperare insieme, ancora una volta, per mandare un segnale forte al Governo». Sono previsti sit-in nella Capitale e in alcune città della Penisola.

Il decreto della Legge 107/15 sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità non salvaguarda i diritti dell’alunno. E nemmeno del docente specializzato. I motivi sono stati spiegati dall’Anief, durante le audizioni tenute al Senato e alla Camera dei deputati, e ribaditi a seguito delle crescenti proteste di questi ultimi giorni: l’insegnamento del sostegno è assegnato alla scuola, quindi alla classe, al pari degli altri componenti. E siccome l’alunno con disabilità è collocato in un gruppo-classe, è chiaro che è il Consiglio ad approvare la programmazione differenziata, come l’ammissione alla classe successiva: pertanto, o si bloccano tutti i membri del Consiglio stesso o si lede la continuità didattica. Essa infatti diventa un obiettivo impossibile da conseguire, perché significa che ogni docente non dovrebbe mai assentarsi per maternità, malattia o altro. 

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il vincolo di dieci anni di permanenza dei docenti specializzati dopo l’immissione in ruolo non tiene conto di troppi aspetti. Ecco perché la continuità è un mito da sfatare. Poi c’è almeno un’altra incongruenza: se un docente insegna tre anni alle medie o cinque alla primaria o alle superiori, perché il vincolo sul sostegno è stato portato a dieci anni?

 

In questo modo le Gae non si esauriranno mai.

Roma, 17 feb. (askanews) - "L'amministrazione scolastica intende dare seguito a quanto previsto dal decreto Milleproroghe sul posticipo non solo della "finestra" di aggiornamento delle GaE, ma anche della prima fascia delle graduatorie d'Istituto. Mentre, l'aggiornamento della seconda e terza fascia di quest'ultime si effettuerà nella primavera 2017. Si conferma il disallineamento insensato che porterà paradossalmente parte dei precari ad avere un trattamento diversificato rispetto a quelli che hanno maggiore anzianità di servizio. Anief ricorrerà in tribunale". E' il commento del sindacato della scuola Anief, in una nota. Spiega Marcello Pacifico (Anief-Cisal): "è una decisione irragionevole, perché a seguito della mobilità straordinaria, oggi è tutto modificato rispetto alle scelte fatte dai precari nel 2014, sulla base degli organici preesistenti. Se un docente abilitato, magari da oltre 10 anni, si trova in una provincia dove oggi non c'è più posto, anzi sono anche in sovrannumero i colleghi di ruolo, è evidente che da quella sede il precario ha desiderio di andarsene. Non si può farlo stare lì ad attendere il nulla. Ora però questo suo diritto, perché va ribadito che l'aggiornamento naturale era previsto nel 2017, gli viene negato, sulla base di supposte ragioni di continuità didattica che non hanno alcun fondamento. Oltre al fatto che, in questo modo, le GaE non si esauriranno mai". "Sull'aggiornamento delle graduatorie dei docenti dei precari - prosegue - il Miur si sta "incartando" come non mai", "si produce, in tal modo, un disallineamento privo di senso, che porterà paradossalmente una parte dei precari ad avere un trattamento diversificato rispetto a quelli che hanno maggiore anzianità di servizio". Il giovane sindacato si dice sin d'ora pronto a ricorrere contro il mancato aggiornamento della terza fascia delle GaE e della prima fascia delle graduatorie d'istituto. Anief non è nuova a questo genere di battaglie legali: così come è riuscita a fare riaprire ai laureati la terza fascia delle graduatorie d'istituto, come previsto nel decreto legge Milleproroghe 2016, ritiene ora illegittimo il mancato aggiornamento della terza fascia delle GaE e della conseguente prima fascia delle graduatorie d'istituto. "Se un docente abilitato, magari da oltre 10 anni, si ritrova in una provincia dove oggi non c'è più posto, anzi sono anche in sovrannumero i colleghi di ruolo, è evidente che da quella sede il precario ha desiderio di andarsene. Non si può farlo stare lì ad attendere il nulla. Ci troviamo dinanzi a una lesione di un suo diritto, perché va ribadito che l'aggiornamento naturale era previsto nel 2017, sulla base di supposte ragioni di continuità didattica che, come abbiamo più volte dimostrato, non hanno alcun fondamento se legate al precariato. Si crea, in questo modo, una disparità di trattamento e un danno gratuito a chi chiede solo di spostarsi di provincia. Inoltre, in questo modo, è evidente che le GaE non si esauriranno mai", conclude il sindacalista autonomo.

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