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Concorsi

Il Miur ha pubblicato il decreto del direttore generale per il personale scolastico n. 82 del 24 settembre 2012 di indizione dei concorsi a posti e cattedre, per titoli ed esami, finalizzati al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado.

Domande di partecipazione tramite procedura on line dal 6 ottobre alle ore 14:00 del 7 novembre 2012. Il calendario delle prove preselettive verrà reso noto a partire dal 23 novembre. Necessario un punteggio minimo di 35 su 50 quesiti per l'ammissione alle prove scritte.

Possono partecipare i candidati in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia o primaria o secondaria di I e II grado, conseguito entro la data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, e le categorie previste dall'art. 2 dello stesso decreto.

Scarica il Decreto direttoriale di indizione del concorso a cattedra

Profumo fermi il concorso, in 70mila usciti delle Ssis sono ancora precari. La categoria non va illusa e la manifestazione di oggi lo conferma.

Migliaia di docenti precari hanno manifestato oggi a Roma per opporsi alla farsa del concorso a cattedra organizzato dal Ministero dell’Istruzione al fine di assumere nei prossimi due anni 11.542 insegnanti.Alla manifestazione ha aderito anche l’Anief, il cui presidente, Marcello Pacifico, ha ribadito il no del sindacato ad un concorso inopportuno, visto che dei 100mila abilitati presso le scuole universitarie di specializzazione all'insegnamento nell’ultimo decennio solo il 30% è stato assunto. Tutti gli altri, idonei e abilitati, si sono andati ad inserire nelle graduatorie ad esaurimento che oggi sono arrivate a contenere 250mila precari.

Non comprendiamo – ha detto Pacifico – quale motivazione logica abbia spinto il ministro Profumo ad illudere nuovamente la categoria degli insegnanti con un concorso umilante e inutile, dal momento che esclude i giovani laureati mentre punta a valutare esclusivamente personale già abilitato, vincitore di concorsi e che svolge la professione da anni. Le tante persone giunte qui a Roma oggi per dire no a questa insensata selezione lo confermano: il ministro Profumo fa ancora in tempo a ripensarci e a non a far bandire il concorso”. 

“Lo stesso ministro – ha sottolineato il presidente dell’Anief - continua a dire che è un’opportunità per chi è in fondo alle graduatorie. Ecco, noi oggi siamo qui per dirgli che questa ennesima selezione di docenti non serve a nulla. Che un milione di euro si poteva spendere per mettere in ruolo 100mila precari, di cui 60mila docenti e 40mila Ata, che continuano ad essere assunti su posti liberi con contratti a termine”.

L’Anief ricorda al Governo che negli ultimi sei anni sono stati tagliati 275mila posti nella pubblica amministrazione. Di questi 200mila riguardano la scuola. Inoltre, rispetto alla media europea l’Italia continua a mantenere l’investimento complessivo per l’istruzione pari ad un punto e mezzo in meno. Ora, anziché affrontare questi argomenti, il Miur ci dice che basta un concorso per salvare la scuola italiana.

“Facendo finta di dimenticare – ha continuato Pacifico - che ci sono già delle graduatorie, con centinaia di migliaia di candidati al ruolo suddivisi sulla base di titoli, servizi e merito. I precari hanno intenzione, come in ogni sana competizione, di aspettare il proprio turno: non, come vorrebbe il Miur, di programmare lo sgambetto e passare avanti agli altri”, ha concluso il presidente dell’Anief.

Da qualche ora il ministero dell’Economia ha autorizzato i posti da destinare ai vincitori del concorso per personale docente negli anni scolastici 2013/14 e 2014/15. Apparentemente si tratta di un’ottima notizia: peccato, però, che l’amministrazione continui ad ignorare la direttiva comunitaria sulle assunzioni.

Così, dopo aver abilitato negli ultimi 10 anni 300 mila insegnanti, a seguito anche di selezioni universitarie e di tirocini nelle scuole, mentre altri 130 mila aspiranti sono in questo momento valutati delle commissioni per l’accesso ai Tfa su un fabbisogno di 20 mila posti disponibili, il Miur si dimentica di loro e rimette tutto in gioco.

Certo che quando viene ufficializzata la notizia dell’assunzione di nuovo personale nella pubblica amministrazione, in particolare nella scuola, il sindacato dovrebbe gioire e rivendicare il merito di un’inversione di tendenza – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir – rispetto ai tagli inferti con 200 mila posti cancellati negli ultimi sei anni. La gioia dovrebbe essere ancora più grande alla luce della spending review che si abbatte sugli statali. Tuttavia è un sorriso amaro quello che appare sulla faccia dei precari della scuola”.

A tal proposito, l’Anief ricorda che questi docenti non di ruolo per tanti anni si sono “caricati” sulle spalle le sorti dell’istruzione italiana: facendosi assumere da supplenti, hanno infatti permesso il regolare insegnamento nelle nostre scuole ed in molti casi la continuità didattica che altrimenti non sarebbero state possibili. Questi precari hanno di fatto tappato enormi “buchi” in organico, in attesa della loro assunzione in ruolo che però per la gran parte non è mai arrivata.

Questo è avvenuto perché ancora oggi, caso unico in Europa, l’Italia si ostina a non applicare, per espressa deroga di legge, la direttiva comunitaria che combatte l’abuso dei contratti a termine – sottolinea Pacifico – . E questo è avvenuto malgrado l’Anief abbia denunciato da tempo la grave anomalia alla Commissione Europea. Tutto ciò è ancora più paradossale, perché avviene proprio nel momento in cui l’Istat rileva il più alto tasso di precarietà e mancato impiego tra gli under 25 ed i laureati”.

Anche di queste ingiustizie e contraddizioni si parlerà il 22 settembre a Roma, durante il seminario sulla legislazione italiana riguardante il reclutamento del corpo insegnante, in occasione della manifestazione dei precari proprio contro il concorso truffa.

Sinora dal Miur solo spot, Profumo può ancora fermarlo. Segua giudici e Ue: la priorità è l’assunzione dei supplenti con 36 mesi di servizio. I precari della scuola hanno bisogno di risposte certe sulle stabilizzazioni. Dal Ministero invece tanta confusione su numeri, tempi e modalità. Basta con la politica degli annunci.

Dopo la mobilitazione attuata nei giorni scorsi dai tanti docenti precari che hanno già superato concorsi e selezioni per l’accesso all’insegnamento, l’unica risposta che il Miur avrebbe dovuto fornire era quella di pubblicare un piano trasparente e sicuro di immissioni in ruolo. Invece in questi ultimi giorni il Ministro dell’Istruzione e i suoi sottosegretari si sono dilettati nel rilasciare dichiarazioni sui prossimi concorsi spesso confuse e persino discordanti una con l’altra.

Non è possibile che i più alti rappresentanti di un dicastero – sostiene Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – forniscano diversi numeri, tempistiche e modalità sui concorsi venturi: come si fa, a pochi giorni dalla pubblicazione di un bando annunciato come un evento ‘storico’, ad avere ancora le idee poco chiare sui suoi contenuti?”.

Ecco qualche esempio. I 54mila posti che nei giorni scorsi erano stati indicati come il contingente di nuovi docenti da suddividere nel prossimo triennio, nelle ultime ore si sono ridotti a 22mila, di cui la metà da individuare attraverso una modalità selettiva che non doveva esistere; la cadenza dei concorsi si è trasformata da biennale in annuale, per poi tornare biennale. E che dire della mancata individuazione del fabbisogno che ancora non è stato accertato?

Ma non è finita. Perché prima si dice che il ritorno del concorso a cattedra permetterà di selezionare tanti giovani meritevoli, dimenticando i precari storici, poi si scopre che in realtà queste selezioni abbandonano al loro destino tutti i neo-laureati e i docenti che si abiliteranno con il prossimo Tfa. E tutto questo avviene mentre, con fare quasi intimidatorio, l’amministrazione periferica lombarda costringe i supplenti che hanno lavorato per più di 36 mesi e ottenuto un risarcimento dal giudice del lavoro per l’abuso dei contratti a termine, a firmare una conciliazione attraverso la quale rinunciano a quanto imposto dal tribunale e dall’Unione Europea.

La misura è colma – commenta Pacifico - non si può più scherzare sulla qualità dell’istruzione pubblica e sull’accesso alla professione del docente. Sinora sui concorsi a cattedra abbiamo ricevuto, anziché indicazioni chiare e responsabili, solo una serie di spot pubblicitari. E nessuna risposta concreta. È arrivato il momento di mettere in atto una seria riflessione. È per questo motivo che abbiamo chiesto al ministro Profumo di riflettere seriamente sulla possibilità di fermare il concorso e – conclude il presidente dell’Anief – di programmare al suo posto un serio assorbimento del precariato scolastico”.

Inutile invocare una decisione rapida del Consiglio di Stato sulle prove scritte in Lombardia, quando a fine novembre il Tar Lazio potrebbe annullare l’intera procedura concorsuale, mentre rimangono bloccati i concorsi in Calabria e Molise. La soluzione politica deve tenere conto anche dei diritti dei ricorrenti per non cancellare tutto.

Quando il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, chiese al ministro - appena insediato, lo scorso ottobre - di rinviare di qualche giorno le prove scritte per consentire al Consiglio di Stato di valutare la richiesta di ammissione con urgenza e con riserva dei ricorrenti alle stesse, così da salvare l’esito finale del concorso, tale richiesta non è stata ascoltata.

Ora il destino beffardo costringe lo stesso titolare di Viale Trastevere a chiedere al tribunale di anticipare il giudizio di una sentenza dai contenuti scontati per preparare l’ennesima sanatoria all’italiana che già alcuni esponenti politici e sindacali vorrebbero scritta.

Bene, ma questa volta si stia attenti alla sostanza oltre che alla forma, perché con la soluzione politica non basterà rinnovare le prove per tutti i ricorrenti, ma stilare una graduatoria unica finale comprendente i vecchi e nuovi idonei. In questo modo, potrebbe essere persino giustificata l’attribuzione, per l’a.s. 2012-2013, di un incarico di presidenza agli idonei.

Oggi, a differenza del precedente concorso siciliano, non è in discussione soltanto la valutazione degli scritti, ma la rinnovazione dell’intera procedura concorsuale, per la violazione del bando attraverso la somministrazione di quesiti errati. Pertanto, qualsiasi soluzione dovrà risolvere la specifica situazione creatasi e soddisfare le pretese di tutti gli attori, sia ricorrenti sia idonei, per non essere annullata ancora una volta dal Tribunale.