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Concorsi

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato che pure ha respinto la richiesta di ammissione alle prove scritte dei non-idonei, si profilano venti di tempesta per chi si è seduto alle prove scritte, viste le diverse censure mosse dai legali che saranno affrontate nel merito. Il ministro, nel frattempo, scarica Formez.

Sono destinate a essere annullate le prove scritte svolte sia dai non-idonei ammessi con riserva dai Tar regionali sia dagli idonei ammessi dal Miur perché la mancata ammissione con riserva agli scritti di tutti gli altri non-idonei ricorrenti al Tar Lazio, per le censure mosse nei ricorsi, secondo i giudici di secondo grado che hanno letto le carte, porterà nel merito, se accertate, l’annullamento di tutta la prova pre-selettiva, delle prove scritte e la rinnovazione delle procedure concorsuali da parte degli idonei e di tutti i non-idonei ricorrenti. Pertanto, i ricorrenti devono aspettare ora soltanto le udienze pubbliche di merito dei ricorsi presentati, sia presso il Tar Lazio che il CdS, per sapere quando tale polveriera esploderà, per buona pace di chi si affanna a difendere la scelta del Miur di aver affidato a Formez la somministrazione di quesiti errati o non congrui a quanto previsto dal bando di concorso (quando proprio un quinto di questi quesiti fu ritirato a una settimana prima della prova e quando lo stesso ministro Gelmini dichiarò ai giornali di voler muovere causa al Formez per danni, sconfessando la nomina dei membri incaricati di formulare i quesiti), e di aver inibito il diritto alla difesa in appello, comprimendo i termini di svolgimento delle prove senza attendere, con senno, la camera di consiglio del 20 dicembre fissata dai giudici di secondo grado.

Già, perché vorrà dire qualcosa se sarà il CINECA e non più il FORMEZ a predisporre le prove del futuro concorso per il reclutamento dei docenti, dopo aver organizzato tutti gli ultimi concorsi della pubblica amministrazione. E vorrà dire qualcosa se mentre i giudici di primo grado, in sede cautelare, non hanno rinvenuto incredibilmente alcun fumus, ritenendo non ammissibile la domanda di ammissione con riserva, i giudici di secondo grado, invece, in base alle evidenti carte processuali, hanno prospettato il possibile annullamento del concorso e la rinnovazione delle prove. L’Anief, già in sede di camera di consiglio al Tar Lazio, aveva depositato l’elenco dei ricorrenti con i rispetti punteggi, elenco che era stato proposto anche in CdS. Ora, con l’occasione di depositare entro il 3 gennaio motivi aggiunti con cui segnalare per ogni ricorrente anche le singole risposte che ha sbagliato, si chiederà ai giudici di primo grado l’istruzione di una perizia tecnica su tutti i quesiti somministrati il giorno delle prove pre-selettive, e non soltanto sui 18 da noi censurati, l’annullamento delle prove scritte e una rapida decisione di merito, visti i dubbi sollevati dal Consiglio di Stato. L’accertamento di un solo quesito errato, a questo punto, farà saltare il banco per colpa di chi si è opposto all’ammissione con riserva degli stessi ricorrenti, non certo dell’Anief che ha sempre chiesto il proseguimento del concorso con l’ammissione con riserva dei non-idonei.

Per quanto riguarda il rinnovo dell’invito rivolto agli idonei a costituirsi ancora ad opponendum da parte di alcune OO. SS., è a dir poco inutile. Si ricorda, infatti, che non è il numero dei contro-interessati a influire sull’esito del contenzioso ma le eventuali contro-deduzioni presenti nella memoria che è già stata presentata dal legale della stessa O. S. che si è costituita in fase cautelare. Per quanto riguarda, invece, i ricorsi presentati dai non-idonei ai Tar regionali, è evidente che quando in camera di consiglio si discuterà la conferma del provvedimento monocratico di ammissione con riserva, questo stesso potrà essere annullato su richiesta sia dell’Avvocatura dello Stato sia del legale di un contro-interessato per incompetenza territoriale del giudice adito, essendo competente in quella fase e per quelle richieste il Tar Lazio, come ha ribadito il Tar Puglia citando l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato. A tale annullamento potrà essere associata anche una severa condanna alle spese se il ricorrente aveva presentato analogo ricorso al Tar Lazio, non essendo ammesso nel nostro ordinamento giuridico il ricorso in più sedi.

È con serenità che attendiamo l’esito del giudizio, ragion per cui rinvieremo anche la chiusura della segreteria nazionale durante le feste per permettere il deposito dei motivi aggiunti entro il 3 gennaio prossimo, ma anche per continuare la ricerca di candidati per le elezioni RSU. Vi è bisogno di un sindacato nuovo che denunci in maniera sistematica nelle stanze del ministero quanto riportato nelle aule dei tribunali. Candidati come RSU, scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro l’8 gennaio 2011, puoi non essere iscritto all’Anief ma puoi dare un contributo forte perché possa rappresentarti ai tavoli contrattuali già domani. 

Respinta l’istanza cautelare visto lo svolgimento delle prove già avvenuto, ma non scontato l’esito finale del contenzioso. Come per i presidi siciliani, probabile l’accoglimento nel merito e la rinnovazione delle procedure per i ricorrenti.

Non potendo essere discussa in tempo utile l’istanza cautelare presentata dai ricorrenti (nn. 9669, 9671, 9674, 9677/11) in sede di appello neanche cinque giorni dopo la pubblicazione dell’ordinanza di primo grado respinta, visti i tempi contingentati predisposti dal Miur per lo svolgimento delle prove scritte, e conseguentemente non potendo la stessa sezione accogliere la richiesta di inserimento con riserva mossa dai ricorrenti,

i giudici di Palazzo Spada hanno respinto nella camera di consiglio del 20 dicembre la richiesta di ammissione con riserva dei ricorrenti ma rispetto ai giudici del Tar Lazio hanno ribadito come nel merito, viste le note di udienza e le memorie processuali, l’esito del ricorso non sia scontato,

considerato che “i motivi dedotti investono profili di legittimità dell’intera fase di selezione basata su quiz a risposta multipla, con la conseguenza che essi, qualora dovessero risultare fondati in sede di decisione nel merito, determinerebbero l’effetto demolitorio dell’intera procedura, con obbligo di rinnovazione della stessa e coinvolgimento di tutti i partecipanti al concorso, e dunque con pieno effetto satisfattivo delle pretese azionate dai concorrenti non ammessi al prosieguo delle prove”.

L’Anief, pertanto, intende presentare gratuitamente per i ricorrenti entro il 3 gennaio 2012 motivi aggiunti nei ricorsi incardinati in primo grado al fine di:

- rendere esplicite le posizioni assunte a seguito dello svolgimento della prova pre-selettiva (indicazione dei quesiti a cui è stata data una risposta errata),

- richiedere una perizia tecnica di esperti super partes, nominata dal tribunale, per studiare i quesiti e le risposte fornite da Formez, relative alla prova pre-selettiva, con spese a carico del Sindacato (ovvero della parte soccombente, in caso di vittoria), al fine di confermare l’esistenza di anche uno solo dei diciotto quesiti denunciati nel processo come errati o non congrui a quanto previsto dal bando di concorso,

- coinvolgere la giustizia europea per la violazione della CEDU, ovvero del diritto alla difesa, inibito dall’impossibilità di discutere l’appello entro i termini previsti dal nostro ordinamento,

- chiedere una rapida sentenza di merito del Tar e dello stesso Consiglio di Stato che con obiettività decida, a questo punto, sull’annullamento delle prove concorsuali (prove pre-selettive, esami scritti ed eventuali esami orali), e sulla rinnovazione delle stesse prove concorsuali sia per i candidati risultati ‘idonei’ sia per i ricorrenti, come già avvenuto per l’ultimo concorso per la selezione dei presidi siciliani.

Con una sola certezza che il sindacato ha presente, che indovinare dei quesiti errati non può certificare la preparazione del dirigente di domani. Se il concorso sarà annullato e rinnovato, la delusione dei presunti-idonei sarà da scaricare sul Miur per non aver consentito la discussione in sede cautelare delle censure opposte, visto che l’ammissione con riserva dei ricorrenti, fino al merito del ricorso come ribadito dall’adunanza plenaria dello stesso CdS, avrebbe permesso lo svolgimento della stessa procedura concorsuale senza il suo annullamento.

Non appena vinceremo la campagna di elezione delle RSU, la prima cosa che chiederemo nei tavoli contrattuali con il Ministero sarà proprio la sospensione di tutta la procedura concorsuale in attesa della decisione di merito dei giudici che, alla luce della frettolosa cancellazione di 900 quesiti su 5.600 a sette giorni dalla prova, appare scontata.

Bandire un maxi-concorso pubblico per diventare insegnanti è una buona notizia, ma non bisogna dimenticare i tanti docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e gli abilitati nell’ultimo biennio: perché non si può aprire la scuola ai neo-laureati senza prima aver stabilizzato i precari con alle spalle almeno tre anni di supplenze. È questa la proposta che l’Anief rilancia al ministro dell’Istruzione, all’indomani dell’annuncio da parte dello stesso Profumo di avviare il concorso per docenti entro il secondo semestre del 2012.

Secondo il sindacato prima di bandire i nuovi concorsi bisogna aprire una seria riflessione con il mondo della scuola e del precariato. L’attuale sistema del doppio canale, infatti, mantiene delle graduatorie di idoneità dell’ultimo concorso a cattedra che sono prossime all’esaurimento, mentre le altre graduatorie ex-permanenti sono ancora sature anche senza l’ingresso dei nuovi abilitati dal 2009 al 2011 che hanno tutto il diritto a esserne inseriti.

Non vorrei – ha detto il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico - che con la scusa del largo ai giovani si usi lo stesso ‘specchietto per le allodole’ già utilizzato per i precari delle SSIS: la maggior parte di loro - 75.000 su 100.000 - dopo dieci anni ancora fanno supplenze. Malgrado dal 1999 abbiano superato diverse selezioni e concorsi a numero chiuso per diventare insegnanti. Né vorrei che si innescasse una nuova guerra tra poveri, giovani abilitati e precari ormai divenuti storici con lo stesso titolo universitario”.

L’Anief non si dice contrario ai nuovi concorsi annunciati dal Ministro. “Ma nemmeno possiamo ignorare – sottolinea Pacifico - che il personale oggi abilitato ha già superato diversi concorsi - a cattedra, riservato, SSIS, ex lege 143 - per conseguire i titoli culturali utili all’accesso alla professione. La migliore condizione per bandire un concorso, allora, potrebbe nascere soltanto se le graduatorie ex-permanenti, oltre che quelle di merito, si esaurissero”.

Per l’Anief l’unica via per superare questa impasse è stabilizzare immediatamente i precari con diversi anni di servizio: “non si farebbe altro che applicare una nota normativa comunitaria (Direttiva 1999/70/CE) ed in tal modo ‘disinnescare’ un nuovo contenzioso. Nello stesso tempo il Miur farebbe bene a far partire subito il tirocinio formativo attivo (TFA) per non lasciare disoccupati i giovani laureati, sempre più alla mercé del mercato degli istituti privati che possono utilizzare ancora oggi il 15% del personale non abilitato, senza alcun controllo su stipendi e contributi versati”, conclude il Presidente dell’Anief.

È evidente che devono essere salvaguardate le graduatorie ad esaurimento e il doppio canale di reclutamento. Ma bisogna stabilizzare anche i precari con tre anni di servizio e nella selezione concorsuale valorizzare il servizio, le abilitazioni, le specializzazioni universitarie.

Bisogna aprire una serie riflessione con il mondo della scuola e del precariato prima di bandire i nuovi concorsi. L’attuale sistema del doppio canale, infatti, mantiene delle graduatorie di idoneità dell’ultimo concorso a cattedra che sono prossime all’esaurimento mentre le altre graduatorie ex-permanenti sono ancora sature anche senza l’ingresso dei nuovi abilitati dal 2009 al 2011 che hanno tutto il diritto a essere inseriti. "Non vorrei - dichiara il presidente M. Pacifico - che con la scusa del largo ai giovani si usi lo stesso specchietto per le allodole usato per i precari delle SSIS, che giovani non sono più e dopo dieci anni ancora sono per lo più supplenti (75.000 su 100.000) dopo aver superato ogni anno dal 1999 al 2009 un concorso a numero chiuso per diventare insegnanti; né vorrei che si innescasse una nuova guerra tra poveri, giovani abilitati e precari ormai divenuti storici con lo stesso titolo universitario".

L’unica via per superare questa impasse è quella di stabilizzare immediatamente i precari con diversi anni di servizio come la normativa comunitaria (direttiva 1999/70/CE) ci impone in maniera da disinnescare un nuovo contenzioso, e di far partire subito il tirocinio formativo attivo (TFA) per non lasciare disoccupati i giovani laureati, alla mercé del mercato degli istituti privati che possono utilizzare ancora oggi il 15% del personale non abilitato, senza alcun controllo su stipendi e contributi versati.

Infine, pur non essendo contro i nuovi concorsi, non possiamo ignorare che il personale abilitato ha superato diversi concorsi (a cattedra, riservato, SSIS, ex lege 143) per conseguire i titoli culturali per accedere alla professione. La migliore condizione per bandire un concorso, allora, potrebbe nascere soltanto se le graduatorie ex-permanenti, oltre che quelle di merito, si esaurissero, consentendo con serenità la valutazione della professionalità dei giovani aspiranti docenti a cui, comunque, deve essere garantito il diritto a inserirsi nelle graduatorie degli altri precari.

Gentilissimo collega,

posso soltanto condividere le tue parole che mi spingono, se fosse possibile, a non demordere ancora di più in questa battaglia di civiltà, perché è evidente che se anche una sola delle risposte di questo “maledetto” concorso fosse errata come il Consiglio di Stato sembra voler ammettere almeno in questo fase cautelare soltanto per 6 ricorrenti su 30.000 e per cinque sole domande, allora non vi sarebbe più certezza di diritto per tutti i ricorrenti che hanno ottenuto l’idoneità sotto gli 85 punti. I nostri esperti ne hanno trovato 22 di risposte sbagliate che sono state allegate alla memoria del ricorso rispetto alle 38 precedentemente segnalate; chiederemo una perizia tecnica, ma qui il problema non è nella quantità delle risposte errate quanto nella violazione del bando di concorso che ne prevedeva l’esattezza in tutta la loro interezza. E tralascio la mancanza di verbali per le riunioni delle commissioni deputate alla scrittura dei test o dello stesso operato delle commissioni di vigilanza. Sembra che una scure di atti impropri o illegali si sia abbattuta su questa prova, quando in altri concorsi per molto meno si è concesso a tutti i candidati di misurare con serenità la propria preparazione.

Pertanto, confermo che fino all’ultimo grado di giudizio di merito di questo ricorso, l’attenzione dei nostri legali, del nostro sindacato non verrà meno come abbiamo avuto modo di far comprendere dalle pagine della stampa nazionale e locale a tutti i cittadini, perché non possiamo permetterci da cittadini di avere dei dirigenti selezionati su quesiti non congrui al profilo professionale ricoperto.

Già il prossimo 20 dicembre chiederemo al Consiglio di Stato una sessione riservata delle prove scritte aperta ai ricorrenti e, in sub ordine, il rinnovamento delle prove già avvenute. In caso di mancato accoglimento chiederemo nel merito l’annullamento di tutta la procedura concorsuale e la sua rinnovazione.

Non ci fermeremo perché deve essere garantita a tutti gli attori di questo processo la parità di trattamento davanti alla legge, al di là delle convinzioni politiche, delle tessere sindacali, degli interessi particolari; perché la Scuola è il futuro di domani.

La giustizia prima o poi rende merito alla causa in cui credi, e posso confermarti che l’Anief è assetata di giustizia.

Il Presidente nazionale Anief

Marcello Pacifico

 

La lettera del docente alla quale ha risposto il Presidente Anief