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Il giovane sindacato è per la linea della tolleranza zero: da tempo esiste un accordo scuola-famiglie, denominato “patto di corresponsabilità”, che entrambi le parti sono tenute a rispettare, in funzione del successo formativo degli studenti. Laddove questo non avviene, è ovvio che occorra intervenire. Venendo meno al “contratto” sottoscritto in sede di iscrizione dei figli, si rompe qualcosa nel rapporto e bisogna assolutamente prendere provvedimenti adeguati, sempre rapportati alla gravità dell’infrazione. 

Marcello Pacifico (presidente Anief e Udir): Soprassedere, rimandare o, peggio ancora, minimizzare, ci ha portati ad un progressivo decadimento del ruolo dell’istituzione scolastica, dei docenti e dei dirigenti perché, parallelamente alle aggressioni dei genitori verso gli operatori della scuola, stanno crescendo anche gli episodi di bullismo che hanno come protagonisti negativi degli studenti che si possono scagliare sia contro i compagni di classe, sconfinando in certi casi addirittura nel reato di stalking, sia contro i docenti, i dirigenti e il personale scolastico. Quello che non è forse ancora pubblicamente chiaro è che si tratta di veri e propri crimini che la legge persegue, come ribadito di recente dalla Cassazione. Colpire al volto un insegnante, farlo cadere, costringerlo alle cure dell’ospedale, sono episodi intollerabili, che vanno sempre denunciati alla polizia giudiziaria. La quale provvederà, di volta in volta, a verificare la sussistenza delle accuse e se vi sono dei profili penali da percorrere. Quello della tolleranza zero, quando si producono dei reati, anche a scuola, è un punto fermo, su cui non si transige. Parallelamente, le scuole avranno anche l’onere di portare avanti dei progetti, finanziati dal Miur, che divulghino il senso civico, rivolti sia agli alunni che alle loro famiglie.

 

 

La riduzione è dovuta al decreto del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2018, attraverso il quale è stata introdotta la “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”. I nuovi parametri comporteranno la diminuzione degli importi delle pensioni: la penalizzazione riguarderà, indistintamente, sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto. La pensione dei lavoratori italiani sarà sempre più fondata su un principio secondo cui l’allungarsi dell’età dei pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo. L’ufficio studi Anief ritiene, invece, che sarebbe molto più equo attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Altrimenti, l’importo delle pensioni diventerà man mano più esiguo: già oggi, rispetto al 2011, si è perso nell’assegno pensionistico fino all’8%. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La penalizzazione per chi ha versato contributi per una vita è altissima, soprattutto per coloro che sono costretti ad andare in pensione sempre più tardi, pur svolgendo professioni altamente stressanti. È ovvio che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti, non vale per forza di cose per il singolo pensionato.

Coloro che necessitano di chiarimenti in merito ai pensionamenti hanno facoltà di chiedere una consulenza personalizzata a Cedan, contattando la sede Cedan più vicina, anche per sapere se hanno diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge, oltre a scoprire il valore dell’assegno pensionistico ed ulteriori servizi. Per maggiori informazioni ci si può collegare anche al sito internet oppure scrivere una e-mail all’indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare il numero 091 7098356.

 

 

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Il MIUR e i sindacati, infatti, hanno sottoscritto l’intesa contenente i requisiti che deve soddisfare il personale docente che nell’a.s. 2018/2019 verrà destinato alle istituzioni scolastiche italiane situate all’estero.In attesa della pubblicazione del bando, il testo dell’intesa raggiunta preannuncia i requisiti culturali e professionali necessari per candidarsi, ovvero:

  • Buona conoscenza della lingua straniera, di livello non inferiore al B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER) Aver preso parte ad attività formative organizzate da soggetti accreditati al MIUR su tematiche afferenti all’intercultura e all’internazionalizzazione.
  • Essere docenti già assunti a tempo indeterminato dal MIUR che dopo il periodo di prova hanno prestato almeno 3 anni di servizio in Italia nel ruolo di appartenenza.

Anief ed Eurosofia, enti qualificati dal MIUR ai sensi della Direttiva 170/2016, propongono un’interessante opportunità di approfondimento degli argomenti già previsti dai punti 4.6 (Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile) e 4.7 (Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale) del Piano per la formazione dei docenti 2016-2019.

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120x120 ATTESTATOATTESTATO: Al termine di ciascun corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione, rilasciato da Eurosofia, in qualità di soggetto qualificato e riconosciuto dal MIUR.ATTESTATO: Al termine di ciascun corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione, rilasciato da Eurosofia, in qualità di soggetto qualificato e riconosciuto dal MIUR.

Per informazioni sulle nostre iniziative chiamare i numeri 091 7098311/357 oppure scrivere un’email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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A regime, tra un paio d’anni, nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione fissa, in alcune regioni i capi d’istituto si ritroveranno con dei compensi complessivi più bassi rispetto all’inizio della vigenza contrattuale. I più penalizzati saranno quelli dell’Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, dove l’arrivo di nuovi dirigenti scolastici porterà una consistente riduzione delle somme da assegnare individualmente: per le voci legate alla retribuzione variabile ed accessoria, si prevedono perdite superiori ai 10mila euro a preside. Non è da meno la retribuzione di risultato: questa “voce” non rientra nello stipendio mensile, viene pagata in un’unica soluzione annuale, per cui i dirigenti scolastici rischiano di non accorgersi nemmeno dei pesanti tagli già fatti e di quelli in arrivo. Sempre in Emilia Romagna, già nel 2016/2017 il budget e la media pro capite sono diminuiti drasticamente (dai 4mila ai 7mila euro, a seconda della fascia di appartenenza) e a regime diminuiranno ancora. In entrambi i casi, gli aumenti contrattuali non ce la faranno a compensare le perdite. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria porta ad un risultato veramente assurdo; la colpa non è di certo dei dirigenti scolastici, ma va ricondotta sia alla superficialità di certi sindacati sia alle regioni che hanno realizzato piani di dimensionamento. A completare il quadro ultra negativo c’è anche il fatto che l’amministrazione centrale continua a bandire concorsi con una cadenza lunghissima. Il problema è iniziato nel 2010: ne sanno qualcosa i colleghi della Campania. E ora è esploso in altre regioni. Da questo ‘gioco’ delle tre carte, i dirigenti scolastici si ritroveranno una diminuzione dello stipendio complessivo, sempre considerando che si attuerà in modo differenziato a seconda delle fasce di collocazione.

 

 

 

Un altro successo targato Anief in merito ai ricorsi per il riconoscimento immediato e integrale del servizio preruolo ai fini della ricostruzione di carriera e per la corresponsione dei relativi incrementi retributivi. Questa volta è il Tribunale del Lavoro di Como che accoglie le richieste di una docente dichiarando il suo diritto al riconoscimento integrale degli anni di servizio svolti a tempo determinato all'atto della ricostruzione di carriera e agli scatti di anzianità non percepiti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “È assurdo che nella scuola italiana ancora si continui a calpestare la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE e a discriminare il servizio da precari anche all'atto della ricostruzione di carriera”. Ancora possibile aderire allo specifico ricorso promosso dall'Anief per chiedere il riconoscimento per intero del servizio preruolo. 

L'Anief continua la sua battaglia vincente a tutela dei diritti dei lavoratori della scuola: i legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Cristina Materazzi, presso il Tribunale del Lavoro di Como, ottengono ragione in favore di una docente che chiedeva il riconoscimento per intero degli anni di servizio svolti con contratti a tempo determinato ai fini della ricostruzione di carriera e la corresponsione dei relativi incrementi retributivi mai percepiti. Il Giudice del Lavoro dà piena ragione al nostro sindacato e dichiara la violazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro da parte del Miur constatando la disparità di trattamento posta in essere dall'Amministrazione tra i servizi svolti a tempo determinato e quelli svolti dopo l’immissione in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Nel comparto scuola le attività lavorative con contratti a termine hanno incrementato l’esperienza del lavoratore e, a tutti gli effetti, devono essere correttamente e integralmente riconosciute ai fini delle progressioni di carriera, senza distinzione tra servizi di serie A e servizi di serie B”.

 

 

È ufficiale: coloro i quali accederanno al trattamento di quiescenza il prossimo anno saranno destinatari di un assegno più basso rispetto a chi è andato in pensione nel 2018. I punti fondamentali di tale decisione sono riconducibili alle disposizioni del decreto ministeriale del 15 maggio, all’interno del quale vengono rivisti i coefficienti di trasformazione delle pensioni o quote di pensione calcolate con il sistema contributivo, in base a un adempimento tecnico che la legge prevede ogni tre anni, in analogia con l’adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi (dal 2021 diventerà biennale).

 

 

Oggi il portale ministeriale “NoiPA” ha comunicato le date delle emissioni previste per il mese di giugno 2018, confermando che per lunedì prossimo si effettuerà l’emissione speciale per i compensi per il personale scolastico. Tuttavia, molti precari rimarranno ancora una volta a bocca asciutta. Quello che fa più rabbia è che stiamo assistendo a delle lungaggini che la legge non contempla più. Si ricorda, infatti, che il DPCM del 31 agosto 2016, in attuazione del DL 42/2016 convertito in legge 89/2016, proprio per evitare il mancato pagamento mensile delle spettanze al personale a tempo determinato con incarichi di supplenza breve, ha stabilito che questo debba avvenire entro 30 giorni dalla supplenza svolta. 

Anief, pertanto, invita tutto il personale che nei prossimi giorni continuerà a non ricevere lo stipendio, di presentare una diffida alla Ragioneria territoriale delle Stato, chiedendo l’immediato accredito dello stipendio. Clicca qui per scaricare il modello necessario per fare la diffida in caso di mancato pagamento dello stipendio. Il sindacato ricorda che superato il termine di 48 ore, dalla presentazione della messa in mora, verranno coinvolte le competenti sedi giudiziarie presentando richiesta di decreto ingiuntivo: in tutti questi casi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Stiamo parlando di supplenti che molto spesso sono costretti a spostarsi di centinaia di chilometri dal loro luogo di residenza per raggiungere la scuola di servizio: anticipano, per lavorare, spese vive per i viaggi, il pernotto, sottoscrivono affitti e si sobbarcano spese aggiuntive non indifferenti. Approfittarsi del loro stato di precarietà rappresenta, quindi, un atto particolarmente grave, che si riflette sulla loro dignità di persone e sulle loro necessità pratiche di coprire le tante spese che debbono affrontare per raggiungere la sede scolastica.

 

 

 

 Il primo giugno è stata pubblicata la bozza del Regolamento dei concorsi per il reclutamento dei docenti: non abilitati con 24 cfu e coloro che hanno svolto almeno 3 anni di servizio.

Eurosofia ed Anief sono da parecchi anni impegnate nella ricerca delle soluzioni formative e di approcci di studio efficaci per la preparazione ai concorsi pubblici, in particolar modo, di quelli relativi al comparto scuola. Più del 70% dei partecipanti al precedente Concorso a cattedra ha superato brillantemente tutte le prove, grazie all’efficacia della nostra metodologia blended.

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Modalità di svolgimento

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Nuova vittoria dell’Anief presso il Tribunale del Lavoro di Gorizia che accoglie la richiesta di una docente contro il mancato riconoscimento del servizio preruolo ai fini del superamento del quinquennio di permanenza su posto di sostegno e per ottenere il relativo trasferimento su posto comune. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): questa vittoria dimostra l’illegittima discriminazione anche all’interno della contrattazione integrativa tra il servizio svolto a tempo determinato e quello svolto a tempo indeterminato. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief per la Mobilità 2018 per quanti hanno dichiarato i titoli e i servizi utili ai fini del ricorso nella domanda di trasferimento/passaggio di ruolo.

Il Tribunale del Lavoro di Gorizia dà piena ragione al nostro sindacato e dichiara illegittimo il CCNI sulla mobilità nella parte in cui non computa il servizio a tempo determinato svolto su sostegno ai fini della mobilità per il trasferimento da posto di sostegno a posto comune. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Le vittorie in tribunale ottenute dall’Anief sottolineano come anche il contenuto della contrattazione integrativa sulla mobilità è discriminatorio e ciò è dimostrato, in questo caso, dal mancato computo del servizio a termine ai fini del superamento dell'obbligatorio quinquennio di permanenza su posto di sostegno. Ricordiamo che, secondo la giurisprudenza europea, lo Stato italiano ha il dovere di vigilare sull’applicazione della parità di trattamento tra servizi con contratti a termine e servizio di ruolo”. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief per la Mobilità 2018 per quanti hanno dichiarato i titoli e i servizi utili ai fini dei ricorsi nella domanda di trasferimento/passaggio di ruolo.

 

 

Secondo il sindacato, urgono soluzioni efficaci per i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale interessati dalla sentenza dell’Adunanza plenaria dello scorso 20 dicembre, per gli altri docenti abilitati esclusi dalle GaE, per tutto il personale precario e per la ridefinizione degli organici in linea con quanto disposto dalla direttiva 70/99 UE, a partire dai posti di sostegno agli alunni disabili. Il Ministro è bene che sappia che, alla luce dell’ultima recente risoluzione del Parlamento UE sul precariato nel pubblico impiego degli Stati membri e dei reclami collettivi presentati da Anief alla Commissione delle Petizioni dell’Unione, la posizione dell’Italia in merito al precariato deve necessariamente avere una sterzata. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Vanno salvaguardati i ruoli assegnati come da parere espresso dell’ex presidente della sezione Lavoro della Cassazione, Michele De Luca, e devono essere inseriti nella terza fascia delle GaE tutti i docenti ad oggi esclusi o inseriti con riserva purché in possesso di un titolo abilitante. Qualsiasi altra soluzione, alternativa al decreto d’urgenza che inserisca tutti gli abilitati nelle GaE, genererà soltanto un nuovo contenzioso. Ma è anche sugli organici la battaglia decisiva di cui si dovrebbe occupare un provvedimento urgente che voglia generare un corretto avvio del nuovo anno: non è possibile continuare a sottoscrivere ogni anno, a settembre, 100mila supplenze annuali, di cui la metà su sostegno agli alunni disabili. Parlare in queste condizioni di scuola di qualità, di continuità didattica e di rispetto del diritto allo studio è pura demagogia. Se quello insediato da pochi giorni vuole per davvero essere il governo del cambiamento lo dimostri nei fatti. E lo faccia subito.

 

 

 

Anief, appena diventata rappresentativa all’interno del comparto scuola, grazie alla convenzione firmata con il centro servizi Cedan S.r.l.s., offre ai propri associati importanti servizi: si parte con la presentazione delle domande di indennità di disoccupazione Naspi 2018.

 

 

A decretarlo è la quinta sezione penale della Cassazione che poche ore fa ha confermato la tesi espressa dal giudice di secondo grado, respingendo i ricorsi di due studenti minori condannati per diversi reati contro un loro compagno, tra cui quello di averlo costretto ad abbandonare prematuramente i banchi di scuola: tediato, deriso e picchiato, il ragazzo aveva riportato uno stato d’ansia tale da impedirgli di continuare la carriera scolastica. Dinanzi a fatti vessatori di tale portata, pure se attuati all’interno di una scuola, si incorre dunque in quegli “atti persecutori” (previsti dall’articolo 612 bis del Codice Penale), introdotti con il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, con tutte le aggravanti sanzionatorie e penali che ne conseguono. Per questi motivi, sono stati respinti anche i ricorsi prodotti dai due minori autori dello stalking. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il fenomeno del bullismo sta crescendo in modo esponenziale e diventa sempre più necessario correre ai ripari. Non è possibile essere comprensivi, servono dei provvedimenti esemplari, che possano fare da monito. Non è davvero ammissibile ciò che è successo. Noi, come sindacato, siamo per la tolleranza zero su certi comportamenti, soprattutto perché non si tratta di episodi, ma di aggressioni mirate, predeterminate e perduranti. Qualsiasi oggetto abbia, sia essa rivolta a un docente o a uno studente, dopo un esame scrupoloso del caso e avere appurato le responsabilità, la violenza deve comportare l'espulsione immediata dello studente o degli studenti che si rendono artefici di tali azioni. Parallelamente, è ben che si avvii l’iter giudiziario in tutti quei casi in cui ve ne siano gli estremi. Noi siamo d’accordo con la Cassazione: si chiamino gli atti di violenza coi loro nomi, cioè reati; solo in questo modo chi si macchia di tali illeciti potrà rendersi conto della gravità della propria azione e ragionare sulla colpevolezza del suo comportamento.

 

 

Il pagamento deve essere effettuato entro il 18 giugno, poiché il 16 giugno, sua naturale scadenza, è sabato, attraverso F24, tramite banche o Poste Italiane. Devono pagare le due imposte i contribuenti in possesso di fabbricati, di aree edificabili e di terreni agricoli che si trovino nel territorio dello Stato italiano a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa.

 

 

Nel documento annuale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si raccomanda di creare le condizioni che permettano veramente di richiamare insegnanti qualificati e efficaci nelle scuole più “difficili” e di aumentare, in parallelo, le responsabilità dei capi di istituto, “che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare, e formare docenti che rispondono alle esigenze della realtà educativa locale”. L’Ocse ha anche rilevato che nella metà dei 69 Paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con un’alta concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere qualifiche o credenziali inferiori rispetto agli insegnanti delle scuole più avvantaggiate. In Italia, inoltre, la mancata valorizzazione del personale passa anche per gli stipendi inadeguati: nell’Ue solo i docenti della Slovacchia e della Grecia percepiscono buste paga inferiori a quelle dei nostri docenti. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento stipendiale nel corso della carriera. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se non si investe in istruzione si pregiudica la crescita culturale dei cittadini e del Paese. È esemplare, anche, che ad essere penalizzate di più risultano le regioni e i territori più svantaggiati. Ma anche le scuole con alunni più “difficili”. Dove sono concentrati anche i precari e gli insegnanti con minore esperienza. Andando a creare un ulteriore danno nei loro confronti. In pratica, ai ragazzi già penalizzati dalla deprivazione culturale del luogo di appartenenza si aggiunge quella dell’assegnazione di insegnanti con minore anzianità professionale. In assoluto, l’Italia rimane uno dei Paesi dove l’insegnamento viene considerata una professione qualsiasi. È una vergogna nazionale, di cui i governi degli ultimi anni si devono assumere la responsabilità. Cogliamo l’occasione, visto che siamo all’inizio di una nuova legislatura, per chiedere di cambiare corso. Non solo a parole.

 

 

 

La Corte d’Appello di Bologna accoglie la tesi patrocinata dall’Anief e conferma il diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento di una docente cancellata per mancato aggiornamento. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È fondamentale che vengano riaperte le Graduatorie a Esaurimento perché occorre sanare le continue illegittimità reiterate negli anni a danno di tanti docenti abilitati.

La Corte d'Appello emiliana accoglie senza riserve la richiesta di una docente che rivendicava il diritto al reinserimento nelle GaE dopo essere stata esclusa per mancato aggiornamento. I legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli, Francesca Lideo e Tiziana Sponga hanno avuto ragione in tribunale ottenendo il reinserimento della docente nelle graduatorie d'interesse. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Le nostre vittorie presso i tribunali dimostrano l’illegittimità delle disposizioni del Miur che persevera nell’impedire ai docenti depennati per mancato aggiornamento di reinserirsi nelle graduatorie a esaurimento negando loro, così, il giusto diritto all'accesso alle immissioni in ruolo. Ribadiamo la necessità di riaprire le GaE a tutti gli abilitati”.

 

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