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Riconosciuto il diritto all'integrale e immediata ricostruzione di carriera computando per intero il servizio svolto a tempo determinato con relativa corresponsione degli scatti di anzianità mai percepiti durante il precariato. L'Anief vince ancora presso il Tribunale del Lavoro di Trapani, ancora possibile aderire gratuitamente ai ricorsi Anief.

 

Ministero dell'Istruzione ancora una volta battuto in tribunale sulla questione del riconoscimento integrale e immediato della carriera durante il precariato e degli scatti di anzianità non riconosciuti ai docenti con contratto a termine. Il Tribunale del Lavoro di Trapani, infatti, in pieno accoglimento del ricorso patrocinato per Anief dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Giuseppe Massimo Abate evidenzia la palese discriminazione posta in essere dal Miur a discapito dei lavoratori cui non riconosce per intero gli anni di servizio a tempo determinato all'atto della ricostruzione di carriera e non ha mai corrisposto gli scatti di anzianità in aperta violazione della Direttiva 1999/70/CE. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il servizio svolto durante il precariato è praticamente discriminato due volte: durante i numerosi contratti a termine al lavoratore non vengono riconosciute le progressioni di carriera e poi, una volta immessi in ruolo, questo servizio viene “svalutato” computando immediatamente solo 4 anni per intero e il restante per 2/3 ai fini della ricostruzione di carriera. Ma la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE è chiara e in ossequio al principio di non discriminazione il Miur non può “risparmiare” sempre sulle spalle dei precari, anche dopo averli immessi in ruolo. Fino a quando non sarà attuata una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, il nostro sindacato continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera e al relativo e immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a termine”.

 

 

 

Il tribunale di Torino, chiamato ad esprimersi su due precarie, con alle spalle fino a cinque anni di contratti con scadenza il 30 giugno dell’anno successivo, già assunte con riserva e prossime al licenziamento per via dell’adunanza plenaria, emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre, ha condannato l’amministrazione al pagamento di 2,5 e 3 mensilità per illegittima stipula di contratti a termine. Ora, se tale disposizione venisse applicata a tutta la platea di maestri in procinto di perdere l’immissione in ruolo, in attuazione delle decisioni della plenaria, le somme che lo Stato dovrà assegnare saranno considerevoli. 

Su richiesta dei legali Rinaldi, Ragusa, Ganci e Miceli, il giudice ha anche stabilito che il Miur dovrà procedere all’accreditamento degli scatti di anzianità già precedentemente decisi, più all’esborso di altri 5 mila euro complessivi di spese legali. Nella sentenza, il Tribunale di Torino cita “quanto già affermato in proposito dalla Corte Costituzionale nella citata sentenza n. 187/2016”. Detto ciò, ha rimarcato che “che la gravità del danno subito dal lavoratore per effetto dell'illegittima reiterazione dei contratti a tempo indeterminato aumenti in misura proporzionale alla durata della violazione della normativa sul contratto a termine, durante la quale il lavoratore è stato illegittimamente sottratto al mercato del lavoro”. Pertanto, conclude il Tribunale, “tenuto conto della durata complessiva dei rapporti a termine in cui è ravvisabile un abuso, appare corretto liquidare il risarcimento spettante alla ricorrente nella misura 3 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La decisione presa dal tribunale piemontese non è di poco conto, perché qualora il provvedimento si estendesse ai 6 mila maestri immessi già nei ruoli dello Stato con riserva, con sentenza ancora non passata in giudicato, sulla base dell’anzianità di servizio effettuato, lo Stato dovrebbe tirare fuori somme considerevoli: secondo una stima del nostro ufficio studi, si va dai 50 milioni ai 150 milioni di euro. Un motivo in più, se non si vuole aggravare l’erario, per procedere in svelta alla loro conferma nei ruoli attraverso il Decreto legge ‘Dignità’ n. 87/18, superando quindi i contenuti dell’adunanza plenaria.

 

 

L’atto di indirizzo, che ha preceduto i finanziamenti della legge di stabilità 2018, ha predisposto aumenti per i dirigenti pubblici di 150 annui per il 2016 (+0,36), 470 per il 2017 (+1,09) e 625 per il 2018 (+1,45) rispetto allo stipendio sul tabellare che varia da 42 a 48 mila euro annuali dei dirigenti pubblici, compresi gli ex presidi delle scuole. Quindi, in assenza di risorse, si rischia di prendere molto di meno rispetto ai dipendenti del comparto, nonostante il nuovo Ministro Buongiorno annunci di voler assegnare 150 euro mensili. 

Udir, Prodirmed e Dircond, in un comunicato congiunto, chiedono lo stanziamento di risorse aggiuntive per onorare gli intendimenti del Governo per tutta la dirigenza pubblica che comunque sarebbero inferiori all’aumento del 15% del costo della vita registrato dal blocco contrattuale. Basti pensare che se si dovesse per ordine del giudice recuperare il solo adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale scatterebbero aumenti del 4,26% per il 2016, del 4,66% per il 2017, del 5,51% per il 2018, grazie ai ricorsi promossi. Per aderire vai al seguente link.

 

 

All’articolo 4 il “Differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrale”, le cui sentenze verranno quindi “eseguite entro 120 giorni decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento giurisdizionale al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”: si dà indicazione al Miur di poter soprassedere all’applicazione delle possibili sentenze negative emesse sul caso dei diplomati magistrale a seguito dell’adunanza plenaria, emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre. 

A questo proposito, Anief torna ad esortare l’invio di repentine indicazioni, da parte dell’amministrazione centrale, rivolte agli Uffici Scolastici Regionali per evitare nuovi depennamenti prima della conversione in legge o un’applicazione diversificata della disposizione di “congelamento” delle sentenze fissate dal Consiglio dei ministri. Nel frattempo, il giovane sindacato non sta di certo a guardare: dopo avere ottenuto un’importante Risoluzione del Parlamento Europeo sul precariato, la 242 del 31 maggio scorso, ha visto ammessi due reclami collettivi al Consiglio d’Europa sui precari della scuole e sui diplomati magistrale e ha presentato ricorsi alla Cedu e alla Corte di Cassazione per l’annullamento per eccesso di giurisdizione della sentenza amministrativa denunciata. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Durante le prossime audizioni parlamentari, presenteremo una proposta organica emendativa di diversi parti della Legge 107/15 - che anche il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha oggi dichiarato di voler cambiare - ritenuti illegittimi e irragionevoli che riguarderanno complessivamente la riorganizzazione del sistema di reclutamento della docenza, del personale Ata, dimenticato dalla Buona Scuola, e dei dirigenti scolastici, costretti a 2mila reggenze, nonché dei Dsga per i quali non si realizza un concorso pubblico da quasi 20 anni. A seguito del Consiglio nazionale della prossima settimana, saranno comunicate le proposte di Anief che riguarderanno anche il Jobs Act.

 

 

 

ROMA, 13 LUG - Entro il prossimo 13 settembre il Governo italiano è chiamato a rispondere alle richieste formulate ai giudici europei dai legali del sindacato Anief che difende numerosi dei circa 50 mila maestri con diploma abilitante, conseguito prima del 2002, che sono stati espulsi dalle Graduatorie ad esaurimento in virtù proprio di una sentenza del dicembre 2017 del Consiglio di Stato. A renderlo noto è lo stesso sindacato il quale riferisce che il Consiglio d'Europa ha respinto le osservazioni sulla mancata legittimazione ad agire. In sostanza il governo italiano sarà chiamato a rispondere alle richieste formulate dai giudici europei sulla violazione di una serie di articoli della direttiva comunitaria sul precariato e della Carta sociale europea. Intanto il Decreto Dignità ha stabilito di concedere 120 giorni di tempo all'amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento per decidere il da farsi. Il decreto infatti, una volta pubblicato, dovrà entro 60 giorni essere convertito dalle Camere e prevede che gli uffici scolastici regionali abbiano altri 120 giorni per ottemperare alla sentenza. Dunque licenziamenti e lo stop alle immissioni in ruolo sono solo rinviati per 4 mesi, in attesa di una soluzione definitiva, che dovrebbe portare la maestre senza laurea ad affrontare un probabile concorso. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): "L'apertura del Consiglio d'Europa - spiega Marcello Pacifico, leader Anief - conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita. E che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un'ulteriore procedura d'infrazione comunitaria per l'evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell'abuso dei contratti a termine. Il nostro Governo si è invece sempre opposto al confronto". (ANSA).

L’on. leghista Rossano Sasso parla degli insegnanti precari, da sempre discriminati, non solo per i contratti che si concludono al 30 giugno per poi rinnovarsi non più a settembre ma anche ad ottobre, novembre. Ma soprattutto – ha detto alle Commissioni Cultura – per il fatto che i docenti precari continuano a percepire lo stesso stipendio anche dopo venti anni di lavoro, seppure svolgano la professione con le stesse incombenze dei docenti di ruolo. È il momento di riconoscere gli scatti di anzianità anche ai docenti precari come ormai sancito da numerose sentenze. L’on Sasso ha fatto riferimento ad un altro problema che interessa il personale non di ruolo: il comma 131 della legge. “Dal 1° settembre 2019 alcuni precari corrono il rischio di essere licenziati, bisogna cancellare il comma 131 della legge Buona Scuola”. Un suggerimento in questa direzione è già stato fornito dal senatore Mario Pittoni che ha disegnato un’ideale porta di ingresso per stabilizzare i supplenti con 36 mesi di servizio e per l’attuazione del quale l’Anief ha chiesto un decreto plurimo. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La prima operazione che il governo può fare, se vuole davvero affrontare il vulnus dei diritti negati a precari della scuola italiana, è quella di intervenire con il Decreto Dignità, andando a modificare il Testo Unico sulla scuola, risalente quindi a quasi 25 anni fa, in modo da arrivare ad una effettiva parità di trattamento economico e giuridico tra personale con contratti a termine e personale di ruolo. Inoltre, bisogna ovviamente trasformare il divieto dei contratti dopo 36 mesi, con cui si è andati a sovvertire la direttiva Ue n. 70/1999, in stabilizzazione del rapporto di lavoro, anche per evitare costi maggiori nei tribunali, dove il nostro sindacato sta raccogliendo successi considerevoli che portano nelle tasche dei lavoratori ricorrenti cifre sempre più considerevoli, anche decine di migliaia di euro, proprio per sanare la mancata adizione del principio di parità tra personale supplente e assunto a tempo indeterminato. 

A questo proposito, il sindacato richiama il principio del “risarcimento dei danni”, così come ha stabilito la Corte suprema di Cassazione, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si conferma quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16. E per tali motivi, Anief ribadisce la volontà ad affiancare in tribunale tutti i docenti e il personale Ata a cui si continuano a ledere dei diritti sacrosanti: è possibile ancora ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già immessi in ruolo.

 

 

Entro il prossimo 13 settembre, il Governo italiano è chiamato a rispondere alle richieste formulate ai giudici europei dai legali dell’Anief che difende quasi la metà dei 50 mila maestri con diploma abilitante, conseguito prima del 2002, che ora non solo verranno estromessi delle Graduatorie provinciali e in 6mila casi pure dal ruolo, ma dal 1° settembre 2019 non potranno né insegnare più su posti vacanti e disponibili dopo 36 mesi di servizio a causa del comma 131 della Legge 107/15, né aver più possibilità di essere assunti a tempo indeterminato perché espulsi dalle Graduatorie ad esaurimento in virtù proprio della sentenza n. 11 del dicembre 2017 del Consiglio di Stato, dopo che lo stesso organismo giudiziario si era espresso con diverse sentenze di tenore opposto. 

Sotto la lente d’ingrandimento del Consiglio europeo è andata a finire la violazione di una lunga serie di articoli e della Carta Sociale europea, la cui inosservanza sta mettendo a repentaglio la loro carriera professionale: con una risposta ineccepibile, nel ritenere ammissibili i rilievi mossi dai legali del giovane sindacato – secondo i quali il nostro Stato continua a non avere rispetto degli articoli 1.1, 1.2, 4.1, 4.4, 5, 6.4, 24 della direttiva comunitaria sul precariato e della lettera E della Carta Sociale europea –, il Consiglio d’Europa ha respinto le osservazioni sulla mancata legittimazione ad agire. Con la risposta del nostro Esecutivo che arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità, che concede 120 giorni di tempo all'amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento per decidere il da farsi. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’apertura del Consiglio d’Europa conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita. E che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un’ulteriore procedura d’infrazione comunitaria per l’evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell’abuso dei contratti a termine. Il nostro Governo si è invece sempre opposto al confronto, ritenendo illegittimo l'intervento della nostra giovane associazione sindacale perché non rappresentativa per il triennio 2016/2018 e non formatrice del nuovo Contratto collettivo nazionale di categoria. Ora, però, dovrà spiegare all'Europa cosa intende fare per evitare il più grande e discriminatorio licenziamento collettivo della storia italiana nel pubblico impiego, a meno che il Parlamento non dia una risposta corretta e giusta ai tanti danneggiati che stanno reclamando giustizia in tutti i modi attraverso l’approvazione di una semplice norma: quella che porta alla riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato.

               

 

 

Il sindacato torna a occuparsi dell’intricata problematica della sicurezza delle nostre scuole: il fatto è, purtroppo, che non ci manca un’amara risata quando affrontiamo il problema dei carichi di responsabilità dei DS su tale tema. Il preside non ha un budget di spesa; sarebbe necessaria invece la presenza di fondi di finanziamento nazionale e comunitario per la sicurezza degli edifici scolastici e ristrutturazioni edilizie. La giovane organizzazione sindacale ha più volte espresso la propria contrarietà a questo modo approssimativo d’interpretare le esigenze dello Stato e delle sue strutture, anche tramite interrogazioni parlamentari, esposti, audizioni alla camera. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): Durante gli incontri in giro per l’Italia con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I dirigenti sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone. Non è certo ammissibile finire in carcere per colpe non proprie. È bene che ciò sia chiaro. Udir continua la sua battaglia a favore dei dirigenti, ma soprattutto per una legalità equa e per una maggiore trasparenza verso il cittadino.

 

 

Anief concorda con il sindacato Snals che nella giornata odierna ha predisposto la piattaforma programmatica per il prossimo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, ricordando che con l’accordo finale sottoscritto solo dai confederali, il 20 aprile scorso, si sono ottenuti solo incrementi retributivi lordi pari, rispettivamente, allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime, inferiore al 3,48%. Tale cifra – afferma il sindacato – è inferiore alla perdita del potere di acquisto intervenuta dal 2011 che, come è noto, era pari al 15% nei dieci anni di mancato rinnovo contrattuale dal 2009 al 2018. Lo stesso sindacato, inoltre, chiede il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità e di tornare a “riconoscere ai dipendenti in servizio ed a quelli collocati in quiescenza nel 2013 lo scatto stipendiale maturato in quell’anno, e congelato dal Governo e ignorato dal CCNL/2018”. 

Appena Anief vedrà sancita la sua rappresentatività sindacale, avendo così per la prima volta la possibilità di sedersi ai tavoli di contrattazione nazionale, si batterà sicuramente per questo doppio risultato. Anief, inoltre, ricorderà ai dirigenti che difendono la parte pubblica che gli aumenti dell’ultimo contratto dovevano essere tre volte rispetto a quelli accordati. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata oggi risultano ancora sotto il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Questi incrementi dovranno aggiungersi alla conferma di quelli già previsti per il 2018 e la copertura dell’accordo sulla perequazione, che garantisce gli aumenti del contratto 2016/18 solamente fino al termine del corrente anno solare. Infine, il giovane sindacato reputa imprescindibile la revisione dei profili del personale Ata. Oltre alla totale equiparazione degli stipendi, ad iniziare dagli scatti di anzianità, e dei diritti tra personale di ruolo e Ata, così come previsto dal diritto comunitario ma anche dai nostri giudici, pure delle sezioni unite della Cassazione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Adeguamento stipendiale, riformulazione profili Ata, allineamento diritti del personale precario ai colleghi di ruolo sono gli elementi minimi e basilari per intavolare una trattativa nazionale condivisa. Se anche gli altri sindacati, non firmatari dell’ultimo contratto, dovessero concordare con questi obiettivi da raggiungere, Anief si dice sin d’ora pronta a realizzare una piattaforma comune: rappresenterebbe la base per andare a costituire un’alternativa a quella sottoscritta incautamente dai Confederali lo scorso mese di aprile all’Aran. La porta è aperta: chi vuole stare con noi, entri pure.

 

 

Continua incessantemente il lavoro di Anief a sostegno dei propri soci: in questi giorni le segreterie delle scuole di tutto il territorio nazionale sono alle prese con la questione della monetizzazione delle ferie non godute per il personale il cui contratto è già terminato o avrà la sua cessazione il 30 giugno. A tali soci Anief sta assicurando, in queste settimane, il servizio di assistenza per la richiesta NASPI, grazie alla convenzione con Cedan s.r.l.s - centro servizi amministrativi. 

Anief ha messo a disposizione dei propri soci uno specifico modello per la richiesta della monetizzazione delle ferie maturate e non godute. 

Per informazioni, contatta la sede Cedan più vicina a te e visita il nostro sito! Per contattare la sede nazionale scrivi un’e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e contatta il numero 091 7098356.

 

 

ROMA, 12 LUG - "Ben venga la selezione per nuovi presidi, ma Bussetti ha dimenticato di dire che ci sono 500 dirigenti scolastici che rischiano il licenziamento per colpa di una norma sulla Buona Scuola che ha discriminato tanti colleghi docenti aspiranti allo stesso ruolo superiore: la Legge 107/15 potrebbe avere peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. A verificare questa ipotesi, che secondo l'Anief è verosimile, sarà la Corte Costituzionale il prossimo 20 novembre. Per questo motivo Anief chiede una modifica al Decreto Legge Dignità". Lo afferma in una nota il sindacato. "Serve subito un corso-concorso per i ricorrenti 2011, proprio per non rischiare seriamente di travolgere la precedente procedura selettiva attraverso il prossimo parere della Consulta - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico -. In questo caso, coprire le 1.700 reggenze attuali, che supereranno quota 2mila a settembre a seguito dei pensionamenti e del mancato turn over, si rivelerà un'operazione inefficace, perché comunque rimarranno da coprire tanti posti che nel frattempo i giudici di rango superiore avranno di nuovo liberato. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l'indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata. Se questo non si farà, ancora una volta la colpa sarà tutta di un'amministrazione centrale che non sa adeguare le norme alle richieste legittime di chi opera nella scuola". (ANSA).

 

L’inerzia dello Stato è stata confermata nell’audizione davanti alle Commissioni Cultura congiunte di Senato e Camera sulle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale: per rilanciare la nostra ricerca, ha ammesso il Ministro, occorrono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca”. Il Ministro non ha poi nascosto il fallimento della politica del blocco delle assunzioni, mai sanata da quando il governo Berlusconi ha prodotto diecimila soprannumerari e il blocco del turn over: “Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti”. I numeri parlano chiaro: l’Italia è 30esima sui 33 paesi Ocse per spesa nell’Università e addirittura ultima per percentuale di investimenti riferita al Pil.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per garantire l'attività scientifica servono investimenti veri, affiancati da nuove disposizioni. Come recepire la Carta europea dei ricercatori e reintrodurre la figura dei ricercatori a tempo indeterminato: seimila dovevano essere assunti a inizio 2010, prima che fosse messo ad esaurimento, ma non è stato mai fatto. E oggi c’è un vuoto spaventoso. Eppure, ci sono tantissimi ricercatori professionisti in uno stato di precarietà: andrebbero collocati, a domanda, in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza, in base al settore scientifico-disciplinare di afferenza, da cui le Università, con chiamata diretta, potrebbero attingere per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.

 

 

Nel 2019 la situazione migliorerà, ha assicurato il Ministro, grazie al “nuovo concorso sui dirigenti scolastici, che si svolgerà nelle prossime settimane: oltre ad essere un’occasione di sviluppo di carriera per i docenti interessati a svolgere un nuovo ruolo, permetterà di riportare alla normalità i carichi di lavoro di quelli già in servizio”. Anche per l’Anief, ben venga la selezione per nuovi presidi, ma Bussetti ha dimenticato di dire che ci sono 500 dirigenti scolastici che rischiano il licenziamento per colpa di una norma sulla Buona Scuola che ha discriminato tanti colleghi docenti aspiranti allo stesso ruolo superiore: la Legge 107/15 potrebbe avere peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. A verificare questa ipotesi, che secondo l’Anief è verosimile, sarà la Corte Costituzionale il prossimo 20 novembre. Per questo motivo Anief chiede una modifica al Decreto Legge “Dignità”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serve subito un corso-concorso per i ricorrenti 2011, proprio per non rischiare seriamente di travolgere la precedente procedura selettiva attraverso il prossimo parere della Consulta. In questo caso, coprire le 1.700 reggenze attuali, che supereranno quota 2mila a settembre a seguito dei pensionamenti e del mancato turn over, si rivelerà un’operazione inefficace, perché comunque rimarranno da coprire tanti posti che nel frattempo i giudici di rango superiore avranno di nuovo liberato. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l’indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata. Se questo non si farà, ancora una volta la colpa sarà tutta di un’amministrazione centrale che non sa adeguare le norme alle richieste legittime di chi opera nella scuola.

 

 

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