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Come se non bastasse lo stipendio più basso della Pubblica amministrazione, con aumenti minimi in arrivo che non cambiano la sostanza, ora si scopre che le indennità di rischio previste per gli altri dirigenti pubblici, ugualmente distaccati oltre confine, in servizio presso le ambasciate, risultano decisamente maggiorate. La discrepanza, oltre che essere inconcepibile da un punto di vista concettuale, risulta non ammessa nemmeno dalla normativa vigente. Perché sulla base dell’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, che disciplina la scuola italiana all'estero, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della L. 107/2015, risulta che per legge debbano essere assegnati dei coefficienti “fissati sulla base del costo della vita e delle sue variazioni risultanti da rilevamenti obiettivi effettuati avvalendosi di agenzie specializzate a livello internazionale o dei dati statistici elaborati dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea, con particolare riferimento al costo dei servizi”. 

L'Ufficio Legale Udir ha quindi preparato una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all'estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA. Per informazioni e aderire al ricorso, clicca qui. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): Quanto deciso dall’amministrazione italiana rimane un mistero, perché l'indennità di rischio va parametrata al costo della vita: nei loro confronti, infatti, vanno adottate delle situazioni di rischio e di disagio alla stregua di quelle oggettivamente considerate per il calcolo percentuale del trattamento economico degli altri dirigenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Ci troviamo, quindi, davanti ad una vera discriminazione, attuata anche a dispetto delle norme. Per questo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all'estero.

 

 

Anche all’estero i nostri dirigenti scolastici vengono penalizzati: come se non bastasse lo stipendio più basso della Pubblica amministrazione, con aumenti minimi in arrivo che non cambiano la sostanza, ora si scopre che le indennità di rischio previste per gli altri dirigenti pubblici, ugualmente distaccati oltre confine, in servizio presso le ambasciate, risultano decisamente maggiorate.

La discrepanza, tra l’altro, oltre che essere inconcepibile da un punto di vista concettuale, risulta non ammessa nemmeno dalla normativa vigente. Perché sulla base dell’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, che disciplina la scuola italiana all'estero, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107, risulta che per legge debbano essere assegnati dei coefficienti “fissati sulla base del costo della vita e delle sue variazioni risultanti da rilevamenti obiettivi effettuati avvalendosi di agenzie specializzate a livello internazionale o dei dati statistici elaborati dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea, con particolare riferimento al costo dei servizi. Agli assegni – si legge ancora nel decreto - si applicano le maggiorazioni per situazioni di rischio e disagio stabilite per il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale in servizio nella stessa sede”.

Il problema è che, inspiegabilmente, il Ministero degli Affari Esteri, anziché allineare l'aliquota applicata ai vari stipendi italiani per calcolare la misura dell'Indennità di Servizio Estero (ISE) a quella applicata “sulla base del costo della vita e dei servizi” al personale delle Ambasciate ha, invece, illegittimamente ridotto la "percentuale di disagio" fissata dal MAECI per tutti gli Stati in cui il lavoratore ottiene il distacco, ponendo in essere, così, una vera e propria disparità di trattamento economico a discapito del solo personale scolastico in servizio all'estero.

“Quanto deciso dall’amministrazione italiana rimane un mistero – dice Marcello Pacifico, presidente Udir – perché l'indennità di rischio va parametrata al costo della vita: nei loro confronti, infatti, vanno adottate delle situazioni di rischio e di disagio alla stregua di quelle oggettivamente considerate per il calcolo percentuale del trattamento economico degli altri dirigenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Ci troviamo, quindi, davanti ad una vera discriminazione, attuata anche a dispetto delle norme. Per questo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all'estero”.

Per questi motivi, l'Ufficio Legale Udir ha predisposto una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all'estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA. Per informazioni e aderire al ricorso, clicca qui.

Attraverso l’impugnazione si chiede che l’indennità di ‘rischio e disagio’ si quantifichi non solo sulla base di calcolo dell'Indennità di Sevizio Estero (ISE), ma anche prevedendo tutte le indennità accessorie correlate, quali sono il contributo abitazione, la maggiorazione per coniuge e per figli a carico, l'indennità di prima sistemazione, anch'esse diminuite a seguito della illegittima rideterminazione della percentuale di maggiorazione per rischio e disagio.

 

 

 

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