Sovvertendo il diktat del Ministero dell’Istruzione, i presidi degli istituti comprensivi vengono ammessi nel ruolo di Presidenti delle Commissioni degli imminenti esami conclusivi del secondo ciclo delle scuole superiori: è la prima schiacciante vittoria del nuovo sindacato dei dirigenti scolastici che annulla una Circolare e una Nota Miur in tempi record, grazie ai ricorsi gratuiti patrocinati al tribunale amministrativo, confermando le tesi dei legali Gorgo e Niro. Le norme in vigore, tra l’altro, non danno adito a dubbi. A partire dall’art. 3 del D.P.R. 140/2008 si è stabilito che “il reclutamento dei Dirigenti Scolastici, con l’unificazione dei tre settori formativi della dirigenza scolastica, si realizza mediante un unico concorso per esami e titoli che si svolge in sede regionale”.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Dal 2008 è stato introdotto il ruolo unico della categoria, con i dirigenti scolastici che possono essere nominati prescindendo dal grado scolastico dove operano. Far venire meno questo concetto, escludendoli a priori dalle commissioni della maturità, costituisce un atto illogico e discriminante. E ora a dirlo non è solo l’Udir, ma anche i giudici.

 

 

Le Commissioni degli Esami di Stato della scuola secondaria superiore non possono essere precluse ai Dirigenti Scolastici non in servizio in quel ciclo scolastico, a partire da quelli che operano nella scuola del primo ciclo: lo ha stabilito il Tar Lazio, con i ricorsi nn. 6267-9/2018, attraverso i quali il giudice collegiale ha annullato i provvedimenti impugnati – la Circolare 4537/18 e la Nota Miur 6078/18 - ed ha ammesso dieci Dirigenti Scolastici di Istituti Comprensivi a svolgere il ruolo di Presidente di Commissione.

Tutto era nato a seguito dell’illegittima incompatibilità introdotta con il decreto legislativo n. 62/2017, in base al quale i Dirigenti Scolastici non appartenenti alla secondaria di secondo grado non dovrebbero accedere alla presidenza delle commissioni della maturità del 2018. Nel corso della Camera di Consiglio del 29 maggio scorso, i ricorrenti Udir hanno sostenuto che la carriera dirigenziale scolastica è inquadrata in un ruolo unico e che le restrizioni imposte ai dirigenti in servizio negli istituti di primo grado violano il principio di uguaglianza.

Con le sentenze pubblicate il 5 giugno, il Tar Lazio ha quindi condannato il Miur e ha accolto la domanda dei dirigenti ricorrenti che chiedevano di investire la possibilità per l’amministrazione di prevedere requisiti diversi, ai fini della partecipazione alle commissioni, in relazione al diverso ordine e grado dei Dirigenti Scolastici: per tale motivo, il Tar ha sospeso l'efficacia della Circolare Miur sugli Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d'istruzione secondaria di secondo grado. Lo stesso destino subisce la Nota ministeriale successiva. Il tutto, in tempi record, grazie ai ricorsi gratuiti patrocinati al tribunale amministrativo, confermando le tesi dei legali Gorgo e Niro.

Le norme in vigore, tra l’altro, non danno adito a dubbi. A partire dall’art. 3 del D.P.R. 140/2008 si è stabilito che “il reclutamento dei Dirigenti Scolastici, con l’unificazione dei tre settori formativi della dirigenza scolastica, si realizza mediante un unico concorso per esami e titoli che si svolge in sede regionale”; per l’art. 1, comma 217, L. 208/2015, che sostituisce il comma 1 dell’art. 29 (Reclutamento dei dirigenti scolastici) D.Lgs. 165/2001, “il reclutamento dei Dirigenti Scolastici si realizza mediante corso-concorso selettivo di formazione… Al concorso per l'accesso al corso-concorso può partecipare il personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche ed educative statali in possesso del relativo diploma di laurea magistrale ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, che abbia maturato un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza di almeno cinque anni”.

Vengono quindi meno quelle parti della Circolare 4537/18 e della Nota Miur 6078/18 che escludevano di fatto i dirigenti scolastici non in forza nelle scuole secondarie di secondo grado, esattamente come ha sostenuto il sindacato Udir che in questo modo continua a far valere le proprie ragioni in tribunale, difendendo i diritti della categoria dirigenziale che rappresenta. Nello specifico, cadono quei “paletti” artificiosi messi su dal Ministero dell’Istruzione per impedire che i presidi possano vestirsi del ruolo di Presidente delle commissioni degli Esami di Stato della secondaria di secondo grado, così come la necessità di possedere “l’abilitazione all'insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado” oppure la garanzia del “regolare svolgimento degli esami di stato del primo ciclo nella scuola di titolarità e/o di reggenza, individuando un docente collaboratore che soddisfi tutte le seguenti condizioni” ovvero “essere docente di scuola secondaria” e “aver già svolto la funzione di Presidente di commissione per l'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, si dice soddisfatto e ricorda che “quei paletti voluti dal Miur sono censurati dai legali del nostro sindacato, perché dal 2008 è stato introdotto il ruolo unico della categoria: i dirigenti scolastici possono, infatti, essere nominati prescindendo dal grado scolastico dove operano. Far venire meno questo concetto, escludendoli a priori dalle commissioni della maturità, costituisce un atto illogico e discriminante. E ora a dirlo non è solo l’Udir, ma anche i giudici”, conclude il leader del giovane sindacato.

 

 

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