Entro il prossimo 13 settembre, il Governo italiano è chiamato a rispondere alle richieste formulate ai giudici europei dai legali dell’Anief che difende quasi la metà dei 50 mila maestri con diploma abilitante, conseguito prima del 2002, che ora non solo verranno estromessi delle Graduatorie provinciali e in 6mila casi pure dal ruolo, ma dal 1° settembre 2019 non potranno né insegnare più su posti vacanti e disponibili dopo 36 mesi di servizio a causa del comma 131 della Legge 107/15, né aver più possibilità di essere assunti a tempo indeterminato perché espulsi dalle Graduatorie ad esaurimento in virtù proprio della sentenza n. 11 del dicembre 2017 del Consiglio di Stato, dopo che lo stesso organismo giudiziario si era espresso con diverse sentenze di tenore opposto. 

Sotto la lente d’ingrandimento del Consiglio europeo è andata a finire la violazione di una lunga serie di articoli e della Carta Sociale europea, la cui inosservanza sta mettendo a repentaglio la loro carriera professionale: con una risposta ineccepibile, nel ritenere ammissibili i rilievi mossi dai legali del giovane sindacato – secondo i quali il nostro Stato continua a non avere rispetto degli articoli 1.1, 1.2, 4.1, 4.4, 5, 6.4, 24 della direttiva comunitaria sul precariato e della lettera E della Carta Sociale europea –, il Consiglio d’Europa ha respinto le osservazioni sulla mancata legittimazione ad agire. Con la risposta del nostro Esecutivo che arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità, che concede 120 giorni di tempo all'amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento per decidere il da farsi. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’apertura del Consiglio d’Europa conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita. E che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un’ulteriore procedura d’infrazione comunitaria per l’evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell’abuso dei contratti a termine. Il nostro Governo si è invece sempre opposto al confronto, ritenendo illegittimo l'intervento della nostra giovane associazione sindacale perché non rappresentativa per il triennio 2016/2018 e non formatrice del nuovo Contratto collettivo nazionale di categoria. Ora, però, dovrà spiegare all'Europa cosa intende fare per evitare il più grande e discriminatorio licenziamento collettivo della storia italiana nel pubblico impiego, a meno che il Parlamento non dia una risposta corretta e giusta ai tanti danneggiati che stanno reclamando giustizia in tutti i modi attraverso l’approvazione di una semplice norma: quella che porta alla riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato.

               

 

Ammissibile: così è stato giudicato dal Consiglio d’Europa il reclamo collettivo n. 159/18 presentato da Anief lo scorso mese di marzo, in difesa di oltre 50 mila maestre e maestri con diploma magistrale, contro lo Stato italiano per la violazione di una lunga serie di articoli e della Carta Sociale europea, la cui inosservanza sta mettendo a repentaglio la loro carriera professionale. Con una risposta ineccepibile, nel ritenere ammissibili i rilievi mossi dai legali del giovane sindacato – secondo i quali il nostro Stato continua a non avere rispetto degli articoli 1.1, 1.2, 4.1, 4.4, 5, 6.4, 24 della direttiva comunitaria sul precariato e della lettera E della Carta Sociale europea –, il Consiglio d’Europa ha respinto le osservazioni sulla mancata legittimazione ad agire.

Questo significa che ora il Governo è chiamato a rispondere, entro il prossimo 13 settembre, alle richieste formulate. E la risposta arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità che concede 120 giorni di tempo all'amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento, per decidere cosa fare per evitare l’espulsione dalle GaE di decine di migliaia di maestre e maestri con diploma abilitante magistrale.

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, insieme all'équipe dei suoi legali, ha più volte denunciato la violazione da parte delle autorità italiane sul caso dei docenti con diploma magistrale esclusi dal reclutamento, a causa della sentenza dell’adunanza plenaria, emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre, ultimo atto di lesione del diritto al lavoro, di mancata assegnazione di uno stipendio equo, della non osservazione del diritto sindacale e contrattuale, nonché della sottratta protezione in caso di licenziamento e della continua discriminazione tra colleghi che operano nel medesimo contesto lavorativo. Tutti concetti e valori protetti dalla Carta sociale europea, anche questa sistematicamente elusa.

Per quanto riguarda il caso specifico dei diplomati magistrale, su cui il Miur e il suo Ministro continuano a traccheggiare, pur di non attuare l’unica soluzione possibile, ovvero quella di inserire tutti i docenti abilitati nelle GaE, l'Anief ha denunciato come in Italia le maestre in possesso di questo diploma, conseguito entro il 2002, non solo verranno estromessi delle Graduatorie provinciali e in 6mila casi pure dal ruolo, ma dal 1° settembre 2019 non potranno né insegnare più su posti vacanti e disponibili dopo 36 mesi di servizio a causa del comma 131 della Legge 107/15, la cosiddetta Buona Scuola, né aver più possibilità di essere assunti a tempo indeterminato perché espulsi dalle Graduatorie ad esaurimento in virtù proprio della sentenza n. 11 del dicembre 2017 del Consiglio di Stato, dopo che lo stesso organismo giudiziario si era espresso con diverse sentenze di tenore opposto.

“Per questi motivi – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ci siamo rivolti al Consiglio d'Europa nel reclamo collettivo presentato in difesa dei diritti delle 50 mila maestre a rischio espulsione dal mondo della scuola italiana. Molte di esse, infatti, potrebbero non essere più chiamate nemmeno come supplenti, altre licenziate dopo aver superato l'anno di prova. Questa apertura del Consiglio d’Europa conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita. E che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un’ulteriore procedura d’infrazione comunitaria per l’evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell’abuso dei contratti a termine”.

“Il nostro Governo – continua Pacifico – si è invece sempre opposto al confronto, ritenendo illegittimo l'intervento della nostra giovane associazione sindacale perché non rappresentativa per il triennio 2016/2018 e non formatrice del nuovo Contratto collettivo nazionale di categoria. Ora, però dovrà spiegare all'Europa cosa intende fare per evitare il più grande e discriminatorio licenziamento collettivo della storia italiana nel pubblico impiego, a meno che il Parlamento non dia una risposta corretta e giusta ai tanti danneggiati che stanno reclamando giustizia in tutti i modi attraverso l’approvazione di una semplice norma: quella che porta – conclude il sindacalista - alla riapertura delle Graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato”.

 

 

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