Ai dati sconfortanti pubblicati nelle ultime ore dall’Ocse, con i compensi del personale scolastico diminuiti costantemente tra il 2010 e il 2016, si aggiungono le ombre sul sistema di perequazione garantito solo fino al 31 dicembre 2019: ad oggi il Governo non ha infatti ancora trovato le risorse. E crescono i dubbi pure sul mantenimento degli 80 euro netti del Governo Renzi, rivolti alle fasce stipendiali annue fino a circa 26mila euro che con la Legge di Bilancio potrebbero avere altre destinazioni. Una beffa che si aggiunge a quella della mancata validità per il TFS/TFR dei già ridicoli incrementi ottenuti con l’ultimo contratto, pari al 3,48% con l’inflazione salita però nel frattempo di oltre l’8%.

 

 

Dall’Ocse arriva la conferma che il corpo docente italiano è il più anziano dell’area Ocse: quasi un insegnante su tre, il 58%, ha più di 50 anni. È una percentuale in costante aumento dal 2010, anche se la percentuale ha iniziato a calare nel 2016 in seguito alle assunzioni della Buona Scuola. Anche per le retribuzioni, le più basse dopo la Grecia, non ci sono novità: tra il 2010 e il 2016 sono diminuite costantemente, anno in cui lo stipendio medio era pari al 93% di quello del 2005. Non solo lo stipendio medio italiano è inferiore alla media Ocse, ma - sottolinea la stampa nazionale - per di più anche la progressione nel corso della carriera è decisamente inferiore.

Per fare qualche cifra, un insegnante di primaria ha uno stipendio iniziale di 28.514 dollari in Italia contro 31.919 della media Ocse e arriva dopo 15 anni a 34.444 dollari contro 44.281. Un docente di secondaria superiore entra con uno stipendio di 30.739 dollari (34.534 di media) e arriva dopo 15 anni a 38.581 (47.869). È tutto dire, ricorda il sindacato Anief, che nel 2009, penultimo contratto appena firmato, la retribuzione media del comparto Scuola era pari a 30.570 euro lordi. Nei sette anni successivi è scesa (con due piccoli recuperi nel 2011 e nel 2015) fino a toccare il pavimento nel 2016, ultimo anno rilevato: 28.403 euro lordi. Una perdita di 2.167 euro, il 7,1 per cento.

Le cifre riportate dall’Ocse sono inequivocabili. E, ad oggi, rimangono sostanzialmente immutate anche dopo il contratto sottoscritto il 20 aprile scorso per il triennio 2016/18 dai sindacati Confederali, che l’Anief considera illegittimo e lesivo della Costituzione. Perché l’incremento miserevole, a regime appena del 3,48%, e l’assegnazione di arretrati irrisori, pari a poche centinaia di euro (per il 2016 appena lo 0,36%), non hanno coperto nemmeno la metà degli oltre otto punti di inflazione che è avanzata tra il 2008 e il 2016. Eppure, soltanto di indennità di vacanza contrattuale, il personale avrebbe dovuto ricevere il 4% e per questo il sindacato continua a presentare ricorsi gratuiti proprio per far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

Non va meglio esaminando il gap relativo allo stipendio tabellare: tra il 2010 e il 2016, il personale della scuola ha perso ben 1.147 euro, incluso di accessorio, complessivamente 353 euro rispetto al 2012. Come se non bastasse, gli aumenti del 3,48% per il 2018, erogati dal mese di marzo, non varranno per il TFS/TFR e questo perché non sono aumenti ma un bonus concordato coi sindacali confederali, a dispetto di quanto previsto dalla Legge di Stabilità che ne aveva coperto i finanziamenti.

Ma sono anche altre le condizioni che pesano negativamente sul pessimo trattamento economico dei nostri insegnanti. Ad iniziare dagli scatti bloccati, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, visto che “per i docenti giovani è stato sottratto il primo gradone stipendiale dopo l’accordo a tempo del 2011, poi normato dalla legge 128/2013, che obbliga ad attendere la fine dell’ottavo anno di anzianità per vedere muovere il loro assegno stipendiale (malgrado vi siano svariate sentenze emesse da diversi tribunali del lavoro); non va meglio per gli insegnanti con oltre 27 anni di anzianità, costretti a rimanere in servizio fino alle soglie dei 70 anni di età (mentre in Germania stanno da tempo in pensione), sebbene la scienza ci dica che siano tra i più esposti alle malattie psichiatriche e oncologiche, con l’ultimo decennio a stipendio fermo perché non si è voluto introdurre un ulteriore scatto oltre l’ultimo dei 35 anni”.

Tra i punti a sfavore per la categoria c’è poi la beffa della cosiddetta perequazione, ovvero l’accordo che ha permesso di favorire i mini-aumenti anche ai dipendenti della PA che percepiscono gli stipendi più bassi, attorno ai 25mila euro annui. E siccome i docenti sono i porta-bandiera di questa categoria, ne consegue che almeno 600 mila lavoratori della scuola, tra docenti precari e ad inizio carriera, oltre che la stragrande maggioranza del personale Ata, ne siano coinvolti. La prospettiva ha dell’incredibile: con la fine del corrente anno solare, se il Governo non riuscirà a trovare le risorse, verranno meno anche i finanziamenti annuali previsti dal precedente Governo, poiché non erano state trovate quelle utili ad arrivare a quel 3,48% di incremento a regime invece garantito alle buste paga medio-alte. In termini pratici, per loro verranno meno gli 85 euro medi di incremento assegnati dal marzo scorso. E a rischio rimangono anche gli 80 euro netti del Governo Renzi, rivolti alle fasce stipendiali annue fino a circa 26mila euro, che con la Legge di Bilancio potrebbero avere altre destinazioni.

È chiaro che se l’attuale esecutivo non rimedierà, con la prossima Legge di Bilancio, il sindacato provvederà ad impugnare nelle sedi opportune un trattamento verso i lavoratori che non ha precedenti, nemmeno nei Paesi del terzo mondo. Secondo l’Anief è nel frattempo necessario chiedere giustizia da subito nelle sedi giudiziarie, recuperando almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. E rivendicando anche migliaia di euro per i mancati arretrati. Gli interessati al ricorso contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

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