L’anno scolastico è iniziato da oltre due mesi, ma tanti alunni disabili sono ancora in attesa del docente di sostegno. Solo in questi giorni, infatti, si sta mettendo in modo la macchina organizzativa che porterà all’assegnazione definitiva di circa 50 mila insegnanti da affiancare agli allievi con gravi e certificate problematiche di apprendimento. “Arrivano i posti in deroga, quelli indispensabili per gli alunni ma che continuano ad essere negati nella costituzione degli organici per l’anno scolastico”, scrive oggi la rivista Orizzonte Scuola. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, alla base di questa situazione assurda vi è la somma di più problemi irrisolti: lo abbiamo denunciato più volte e ora, a due mesi dall’inizio delle lezioni, i nodi vengono al pettine. Anief ricorda che l'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  è a disposizione delle famiglie, dei docenti e dei dirigenti che hanno bisogno di un intervento risolutore.

 

 

I numeri sono eloquenti: in Toscana si stanno assegnando centinaia di supplenze annuali su posti liberi, mentre nella sola Sicilia, si conteggiano quasi 7 mila posti in deroga, assegnati a supplenza fino al 30 giugno 2019 malgrado si tratti di cattedre vacanti e disponibili, a fronte di 18.842. Il paradosso è che molti di questi posti devono ancora essere assegnati e nelle prossime settimane andranno, soprattutto al Nord, a docenti non specializzati. Ma non perché gli specializzati scarseggiano, come si potrebbe pensare, perché in realtà sparsi per le graduatorie d’istituto di tutta Italia ve ne sono circa 20 mila.

Questa situazione, di cattedre scoperte, è alla base degli 80 mila casi di sostegno negato agli alunni disabili, dinanzi ai 255 mila iscritti con certificazione, calcolati dall’Anief nei giorni scorsi. I casi che sono emersi nelle scorse settimane sono diversi ed alcuni hanno avuto un elevato valore mediatico. Valgono per tutti i casi quello del ragazzo sordo-cieco di Platì, per il quale è intervenuto il Garante per i diritti dell’infanzia, con maxi-risarcimento voluto dal Tar per una famiglia di Velletri a seguito della riduzione illegittima delle ore settimanali di sostegno, e la protesta plateale delle madri milanesi per le migliaia di cattedre ancora scoperte.

Anief non vuole soccombere a questa situazione: da alcuni anni ha avviato l’iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!” patrocinando, senza costi per le famiglie, un numero di casi sempre maggiore. E i risultati gli hanno dato ragione. Anche la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 80/2010, ha ribadito che i bilanci pubblici e di razionalizzazione delle risorse dello Stato non costituiscono un motivo valido per negare il sostegno agli alunni disabili.

“Alla base di questa situazione – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – vi è la somma di più problemi irrisolti. Come la riduzione delle ore di sostegno settimanale rispetto alle richieste formulate dalle strutture medico-pedagogiche preposte. E che dire della presenza di circa 20 mila docenti precari di sostegno, regolarmente specializzati, relegati nelle graduatorie d’istituto? E questo accade per continuare a portare avanti la politica distruttiva di decine di migliaia di posti in deroga che, per fare cassa, si continuano a portare avanti con risoluzione del contratto al 30 giugno di ogni anno scolastico. Noi lo abbiamo denunciato più volte e ora, a due mesi dall’inizio delle lezioni, i nodi vengono al pettine”.

Anief ricorda che l'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  è a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano di un intervento risolutore, al fine di ottenere per ogni alunno il corretto apporto di ore di sostegno prescritto dalla Programmazione Educativa Individualizzata, nel pieno rispetto della normativa e dei diritti degli alunni con disabilità.

  

 

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