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FAQ CONGEDI PARENTALI (Art. 12 CCNL 2007)

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FAQ CONGEDI PARENTALI (Art. 12 CCNL 2007)

Qual è il periodo di congedo obbligatorio di maternità?

Ai sensi dell’articolo 16 del D. L.gs. n. 151/2001 è vietato adibire al lavoro le donne, durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e i 3 mesi dopo il parto. L’art. 20 chiarisce ancora, che le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivi al parto.
Qualora il parto avvenga oltre la data presunta, il divieto intercorre tra la data presunta e quella effettiva; nel caso invece di parto anticipato il divieto intercorre durante i giorni non goduti prima del parto che sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.
Tale divieto secondo l’art. 17 del D. L.gs. n. 151/2001 può essere esteso anticipando l’astensione a 3 mesi dalla data presunta del parto, nel caso in cui le lavoratrici siano occupate in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli.

In cosa consiste il congedo di paternità?
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte, di grave infermità della madre, di abbandono o di affidamento esclusivo al padre. Tale periodo è da considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza. (Art. 28 del D. L.gs. n. 151/2001)

Cosa fare in caso di parto prematuro?
In caso di parto prematuro, alle lavoratrici spettano comunque i mesi di astensione obbligatoria. Qualora il figlio nato prematuro abbia necessità di un periodo di degenza presso una struttura ospedaliera pubblica o privata, la madre ha la facoltà di richiedere che il restante periodo di congedo obbligatorio post-parto ed il restante periodo ante-parto non fruito, possano decorrere in tutto o in parte dalla data di effettivo rientro a casa del figlio; la richiesta è accolta qualora sia avallata da idonea certificazione medica dalla quale risulti che le condizioni di salute della lavoratrice consentono il rientro al lavoro.

Quali riposi giornalieri spettano alla madre per l’allattamento?
Alla lavoratrice rientrata al lavoro spettano in ogni caso i periodi di riposo di cui all'art. 39 del D. Lgs. n. 151/2001, secondo il quale il datore di lavoro deve concedere 2 periodi di riposo di un’ora ciascuno , durante la giornata, alle lavoratrici madri nel primo anno di vita del bambino. Se l’orario giornaliero è inferiore a 6 ore il riposo è solo di un’ora. Tali periodi sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Se invece la lavoratrice fruisce dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa, i periodi di riposo sono di 30 minuti ciascuno.

In cosa consiste il congedo parentale?
Nell'ambito del periodo di astensione facoltativa dal lavoro secondo l'art. 33 del D. L.gs. n. 151/2001, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro nei primi 12 anni di vita [secondo la modifica introdotta dall’art. 7 D. Lgs. N. 80/2015] del bambino per un periodo che non può superare complessivamente il limite di 10 mesi. Il diritto di astensione facoltativa dal lavoro compete:
• Alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;
• Al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 4 mesi, elevabile a 5 (nel caso in cui l’astensione del padre non sia inferiore ai 3 mesi continuativi, in questo caso il limite complessivo del congedo parentale dei genitori è elevato a 11 mesi);
• Qualora vi sia un solo genitore per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 10 mesi.

Quale trattamento economico spetta a chi usufruisce del congedo parentale?
Per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi 30 giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell'anzianità di servizio e sono retribuiti per intero. Nei successivi periodi, fino al 6° mese - retribuiti al 30% e computati nell’anzianità di servizio nonché coperti da contribuzione figurativa – non maturano le ferie e la tredicesima mensilità. Per i periodi di assenza per congedo parentale, successivi ai primi 6 mesi, l’indennità pari al 30% della retribuzione spetta solo a condizione che il beneficiario non possegga un reddito individuale superiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione. Tale limite è fissato annualmente ed è reperibile dal sito INPS.Dagli 8 ai 12 anni del bambino il congedo parentale non è retribuito. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto. 

Come viene disciplinata la malattia del figlio?
Successivamente al periodo di astensione e sino al compimento del terzo anno di vita del bambino, secondo l’art. 47, comma 1, del D. L.gs. n. 151/2001, entrambi i genitori alternativamente hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie per 30 giorni per ciascun anno di età di ciascun figlio fino al compimento dei 3 anni. Detti periodi sono computati nell’anzianità di servizio, sono validi ai fini della maturazione delle ferie ma non della tredicesima mensilità.Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi l’anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i 3 e gli 8 anni. Detti periodi non sono altresì retribuiti, non sono utili ai fini della maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità, sono validi ai fini dell’anzianità di servizio e sono coperti da contribuzione figurativa.Per fruire dei congedi il genitore deve presentare il certificato di malattia. In caso di ricovero ospedaliero del bambino si interrompe, a richiesta del genitore, la fruizione delle ferie. Il congedo per la malattia del figlio spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto. 

Come vengono calcolati i giorni festivi nel corso del congedo parentale?

Nel caso di fruizione continuativa, i periodi di assenza comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all'interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice.
Come fare richiesta di congedo parentale?
Ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di astensione dal lavoro per congedo parentale (art. 32, del D. Lgs. n.151/2001, modificato dall’art. 7 comma 3 dal D. Lgs 80/2015), la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano la relativa domanda al D.S. con un termine di preavviso non inferiore a 5 giorni indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo. Il termine di preavviso è pari a 2 giorni nel caso di congedo parentale su base oraria. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga dell'originario periodo di astensione. In presenza di particolari e comprovate situazioni personali che rendano impossibile il rispetto della disciplina, la domanda può essere presentata entro le 48 ore precedenti l'inizio del periodo di astensione dal lavoro.

       

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