TFA SOSTEGNO

Poco hanno fatto i due recenti concorsi riservati: dopo il primo riservato agli abilitati nella secondaria a cui ha aderito meno della metà del personale abilitato con il TFA e il PAS o ancora presente nella terza fascia delle GaE, continuano a rimanere vacanti 50 mila cattedre; al secondo, per infanzia e primaria, ha rinunciato una maestre su tre inserita in GaE con riserva a cui è stato rinnovato il contratto soltanto fino al 30 giugno, mentre si attende una nuova decisione della Plenaria e della Cassazione. Nel frattempo, altri 20 mila insegnanti hanno fatto ricorso con Anief avverso l'esclusione delle nuove procedure, quasi il 20% delle domande prodotte, la prima delle quali è già al vaglio della Consulta. Saranno chiuse pure le Facoltà di scienze della formazione primaria, visto il valore abilitante del solo concorso? 

Il piano predisposto dal Miur e dal governo attraverso l’appena approvata Legge di bilancio non stroncherà, pertanto, la piaga della supplentite: le procedure selettive ordinarie e straordinarie, infatti, andranno a stabilizzare solo una minima parte dei precari di lungo corso. Gli stessi che i giudici e l’Europa chiedono invece di assumere in ruolo, in modo automatico, dopo 36 mesi di supplenze. Secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, invece di puntare tutto sui concorsi, il nuovo Ministro dell’Istruzione avrebbe dovuto riaprire le GaE - come si è sempre sostenuto nei tribunali italiani ed europei - per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato, ma costretti a cambiare cattedra ogni anno: pensare che tutto possa risolversi con l’utilizzo dei concorsi, ancora meglio se straordinari, è stato un errore strategico, costato caro al governo Renzi. E ora potrebbe accadere lo stesso a quello del M5S e della Lega. I numeri parlano chiaro: non era mai successo che in un triennio andassero vacanti complessivamente 50 mila assunzioni in ruolo a fronte di un numero tre volte superiori di personale abilitato.

 

 

 

Sono diversi i concorsi previsti nel 2019 per diventare docenti della scuola. Ma le strade per arrivare in cattedra a titolo definitivo sono anche altre: “tra graduatorie dei precedenti concorsi ancora da esaurire, l’atteso parere dell’adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sui diplomati magistrale, ai nuovi concorsi”, scrive Orizzonte Scuola, che ne approfitta per fare il punto della situazione.

È in corso di svolgimento il concorso straordinario non selettivo indetto con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018. Dopo la costituzione delle commissioni orali, le prime prove orali potrebbero svolgersi a febbraio: i partecipanti che hanno presentato la domanda attraverso Istanze on line sono 42mila, di cui il 37% già di ruolo (con o senza riserva). Basti pensare che il concorso era stato pensato per sanare la posizione delle 42 mila maestre inserite con riserva nelle GaE e delle altre 7 mila assunte di ruolo con riserva. Bene, a conti fatti, in 10 mila hanno deciso di non partecipare confidando più nella giustizia che nella nuova procedura sanatoria che potrebbe essere dichiarata incostituzionale come la prima sulla secondaria. La graduatoria che scaturirà da questo concorso, comunque, sarà regionale, utilizzabile dopo il periodo di validità delle graduatorie del concorso 2016.

Nel frattempo è attesa la nuova decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato alla richiesta dei diplomati magistrale con titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/02 di accesso alle Graduatorie ad esaurimento, da cui viene assegnato il 50% dei ruoli, fino al loro esaurimento. Con l’effettiva partecipazione al concorso che dipenderà anche da questa decisione, attesa per il 20 febbraio: per giustificare questa attesa, che conferma come il problema sollevato dall’Anief esista, i giudici hanno scritto nella doppia ordinanza cautelare depositata che “l’eventuale revisione del principio di diritto enunciato dalla sentenza dell’Adunanza plenaria n. 11 del 2017 richiede un adeguato approfondimento in sede di merito”. Il rinvio è stato deciso, in camera di consiglio, presieduta da Filippo Patroni Griffi, dopo che gli stessi giudici hanno appurato “che tutte le parti, anche quelle intervenienti, hanno, comunque, pienamente esercitato il diritto di difesa, depositando articolate memorie difensive ed esponendo le proprie ragioni anche nel corso della discussione orale”. 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Collegio del Consiglio di Stato ha preso atto della serietà dei temi sollevati dalla nuova ordinanza all'adunanza plenaria. Quella presa a Palazzo Spada è una decisione che, a nostro parere, potrebbe rimettere tutto in discussione. Detto ciò, attendiamo fiduciosi, anche se quanto accaduto in passato ci fa stare, per forza di cose, con i piedi per terra. Perché, ricordiamo, non può passare inosservato che lo stesso Consiglio di Stato, prima del 20 dicembre scorso, si era espresso in modo favorevole con ben sette sentenze passate ‘in giudicato’. Aderendo, in questo caso, alla Direttiva 1999/70/CE. Nel frattempo, rimane pendente il reclamo collettivo al Consiglio d'Europa e il ricorso alla Cassazione per l'annullamento della stessa sentenza 11/17 della stessa Plenaria: la battaglia continua su più fronti”.

Tornando ai concorsi, il Miur intanto ha già inviato al Consiglio superiore della pubblica istruzione la bozza di decreto per il concorso ordinario selettivo per 10.183 posti del primo ciclo: la partecipazione sarà aperta a diplomati magistrale con titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/02 e laureati in Scienze della formazione primaria, indipendentemente dal servizio svolto. Il concorso non sarà bandito in tutte le regioni, ma solo in quelle in cui le graduatorie del concorso 2016 sono già vuote o comunque avranno posti liberi nel biennio di vigenza delle nuove graduatorie. Anche in questo caso la graduatoria sarà regionale. Ma Anief si chiede a questo punto che senso ha il numero programmato per l'accesso alla Facoltà di scienze della formazione primaria e persino il senso di questa laurea visto che è stato abbandonato nella secondaria il sistema di formazione iniziale universitaria e ridato al concorso la valenza abilitante.

Per quanto riguarda le modifiche al reclutamento, queste sono state inserite nella Legge di Bilancio 2019. La prima novità è che si svolgerà un solo concorso, mentre è stato appena abolito quello per i docenti con tre anni di servizio negli ultimi otto. Dovrebbe essere bandito entro il 2019. Per l’accesso al concorso, servirà la laurea idonea all’insegnamento, più 24 CFU in discipline antro-psico-pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Oppure basterà avere l’abilitazione. Infine, anche i docenti con 36 mesi di servizio potranno partecipare per la classe di concorso per cui posseggono almeno un anno di servizio; saranno esentati dal conseguimento dei 24 CFU e avranno una riserva di posti del 10%. Le graduatorie di merito saranno regionali e i docenti assunti avranno un vincolo di 4 anni nella scuola in cui si supera l’anno di formazione.

Il parere dell’Anief a questo modello predisposto dal governo, e appena varato con la legge di bilancio, non può essere positivo: “I concorsi straordinari – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - non hanno risolto il problema, perché la chiusura delle GaE e del doppio canale di reclutamento ha prodotto oltre 100 mila i supplenti. Con il paradosso che quasi 33 mila immissioni in ruolo del 2018, oltre la metà delle complessive autorizzate dal Mef, è andata deserta. Nel frattempo, è a buon punto la procedura d'infrazione europea per l'abuso dei contratti a termine 2014/4231 pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, acuita dall’approvazione della Legge 107/2015. Invece di puntare tutto sui concorsi, il nuovo Ministro dell’Istruzione avrebbe dovuto fare un mea culpa, a nome dello Stato, e riaprire le GaE per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato, ma costretti a cambiare cattedra ogni anno”.  

Pacifico ricorda che “negli ultimi sei anni, dopo la deroga del 2012, che ha fatto seguito a quella del 2008, la chiusura delle graduatorie ad esaurimento ha rappresentato una condanna a una continua reiterazione dei contratti a termine per i più di centomila docenti formati con il TFA, il PAS, SFP o risultati idonei ai corsi del 2012 e del 2016. Tra i condannati al precariato eterno, secondo la visione miope dell’amministrazione, ci sono anche i diplomati magistrale, che hanno scoperto solo nel 2014 che avrebbero dovuto essere inseriti in GaE dal 2002. Su questo, però, i giudici devono ancora dire l’ultima parola”.

“Pensare che la supplentite possa risolversi con l’utilizzo dei concorsi, ancora meglio se straordinari, è stato un errore strategico – continua Pacifico - costato caro al governo Renzi. E ora potrebbe accadere lo stesso a quello del M5S e della Lega. Perché sono palliativi che stabilizzano solo una minima parte dei precari con oltre 36 mesi, senza tenere conto del parere della Cassazione e della Corte costituzionale dopo la sentenza del Corte di Giustizia europea: invece per i precari di lungo corso, che operano su posto vacante, l’immissione in ruolo deve avvenire in modo automatico”.

Ecco perché Anief ha chiesto alla Camera e al Senato l’utilizzazione del doppio canale di reclutamento come un passaggio imprescindibile per coprire le cattedre, garantire la continuità didattica e sconfiggere il precariato cronico, con contestuale riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato. Ma anche la conferma dei contratti a tempo indeterminato stipulati con clausola rescissoria per i docenti che hanno superato l’anno di prova, al fine di consentire di garantire la stessa continuità didattica grazie al personale che è stato valutato idoneo all’esercizio della professione.

“È un buon segno – conclude il sindacalista - che anche l’avvocato generale Szpunar della Curia europea si sia detto d’accordo con le tesi della Commissione UE e del docente ricorrente Rossato, il quale, una volta assunto in ruolo, chiedeva giustamente il risarcimento per la reiterazione ingiustificata dei contratti a termine. Sempre in attesa degli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto, della Corte di Giustizia Europea il 25 ottobre scorso, che deve verificare proprio la liceità della conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre 36 mesi anche non continuativi su posto libero”.

Anief, pertanto, invita il personale precario interessato a pre-aderire al ricorso gratuito per il personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana. Per aderire vai sul Portale Anief. Inoltre, Anief continua la battaglia giudiziaria per l’immissione in ruolo per chi ha svolto almeno 36 mesi di supplenze su posto vacante e disponibile, ed è ancora precario: gli interessati possono consultare il portale Anief.

 

 

 

PER APPROFONDIMENTI:

 

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