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Gazzetta del Sud: Gli insegnanti precari potranno trasformarsi in presidi

L'Anief ce l'ha fatta. E per molti docenti precari cosentini si apre una strada tanto affascinante quanto inedita: quella di poter diventare dirigente scolastico.

Insomma, dall'ansia di ottenere qualche ora di lezione per guadagnarsi la "pagnotta" alla possibilità di svolgere il delicato compito di preside. Praticamente un sogno, difficile anche a credersi. Adele Sammarro, coordinatrice provinciale del sindacato che si occupa specificamente delle problematiche legate al mondo della scuola, spiega la genesi di questa opportunità: «Il Tar, difatti, ha accolto i due ricorsi patrocinati dall'Anief nel rispetto della clausola 4 della direttiva europea. I ricorrenti che potranno partecipare al concorso sono complessivamente 400. Nello specifico si tratta di docenti con 5 anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo, sia docenti precari con più di 5 anni di servizio prestato nella scuola».

«La notizia – aggiunge la Sammarro – ha sconvolto tutto il sistema nazionale, in quanto per la prima volta nella storia italiana, al concorso a Dirigente potranno partecipare i precari, tra cui molti con diploma Isef, diploma di Conservatorio, diploma di Scienze Religiose. Il bando prevedeva che al concorso potessero partecipare solo i docenti con almeno cinque anni di ruolo. In base alla direttiva europea ora si è stabilito che il servizio prestato come precario debba esser valutato a tutti gli effetti».

«Giorno 12 ottobre – sottolinea la sindacalista cosentina – si terranno le prove pre-selettive, anche se il tarlo che assilla i molti partecipanti, è quello concernente i quiz, pare che si tratti di una decina di quiz errati che potranno esser sorteggiati tra le 100 domande. Altro dolente punto è che con la recente manovra finanziaria l'organico previsto per i dirigenti era di 2.865 posti, ora, però il numero dei posti è di gran lunga  inferiore, anche se è vero, che per via dei pensionamenti si creeranno numerosi posti, per cui non si risentirà del taglio».

«Il principio fondamentale ed importante che l'Anief ha tenuto a sottolineare e per cui si è battuta e continuerà a battersi – conclude la  Sammarro – è che non si può più fare distinzione tra gli stessi docenti, creando delle categorie tra docenti di serie A e, quindi, di ruolo e  docenti di serie B, precari, anche perché è d'uopo rammentare e sottolineare, che oggi il diritto comunitario europeo è sempre più attento alla tutela dei diritti dell'uomo, per cui tale distinzione di categorie, vista le legge, non ha più bisogno di esistere».

Una sorta di successo democratico, sancito dalle regole d'uguaglianza imposte dall'Unione Europea, che potrà dare la possibilità a tanti  professari precari di passare dall'altro lato della "barricata". Di diritto.

Fonte: Gazzetta del Sud

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