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Corriere della Sera - Ed. Roma: Allarme insegnanti di sostegno a Roma sono uno ogni 2,7 alunni

Nel 2014 via a 18 mila assunzioni di docenti in Italia ma solo 1604 saranno dedicati ai piccoli disabili, contro i 13 mila previsti in origine. Nella Capitale 16.841 alunni con handicap.

ROMA – Insegnanti insufficienti rispetto ai numeri e alle esigenze didattiche di bambini e ragazzi, carenza di personale specializzato, turnover esasperato e controproducente per gli alunni. Un intero sistema che rischia il collasso. I numeri relativi al sostegno scolastico in Italia, e in particolare nel Lazio, restano preoccupanti, nonostante il ministero dell’Istruzione abbia annunciato 18 mila assunzioni complessive per il 2014 fra docenti e personale Ata. Gli insegnanti di sostegno che rientrano in questo piano di immissioni in ruolo sono, però, solo 1.604, mentre inizialmente avrebbero dovuto essere 13.505. E se a livello nazionale la media è di una cattedra di sostegno ogni due alunni, nel Lazio secondo i dati relativi all’anno scolastico 2012-2013, c’è un insegnate ogni 2,3 bambini e ragazzi. Il rapporto tocca punte preoccupanti a Roma dove nelle scuole di primo e secondo grado c’è un insegnante di sostegno ogni 2,7 alunni.

NUMERI DEFICITARI – A suonare la campanella d’allarme è l’associazione professionale sindacale Anief. «In base al Decreto Scuola 104 si era stabilito un numero dieci volte superiore. Così, invece, oltre a danneggiare gli allievi con deficit di apprendimento, che perderanno ancora la continuità didattica, si rischia di lasciare per strada almeno 2.000 docenti specializzati vincitori di concorso». Il decreto, infatti, stabiliva che le assunzioni di docenti di sostegno nei prossimi tre anni dovevano essere 26.684, solo per il 2014 la norma prevedeva l’immissione in ruolo di 13.505 insegnanti.

COMUNQUE SOTTO-DIMENSIONATI - «Tra l’altro si sarebbe trattato di numeri già fortemente sottodimensionati, addirittura dimezzati – spiega l’Anief -. Anziché assumere sulla base dei posti reali dell’anno scolastico in corso, pari a oltre 110 mila insegnanti a copertura di circa 222 mila bambini disabili, lo Stato ha infatti continuato ad avere come riferimento il contingente dell’anno scolastico 2006/2007, che corrisponde a poco più di 90 mila posti di sostegno».

DOCENTI SENZA SPECIALIZZAZIONE – Un deficit numerico che investe soprattutto le città più grandi, come Roma. Nella Capitale , nell’anno scolastico 2012-2013, su un organico di fatto di 46.705 insegnanti solo 6.929 sono destinati al sostegno, mentre gli alunni con handicap sono 16.841. Un rapporto di un docente ogni 2,4 alunni, ben superiore alla media nazionale, rapporto che diventa di 1 a 2,7 nelle scuole di primo e secondo grado. Inoltre, molti insegnanti che in concreto si occupano di sostegno sono privi dell’apposita specializzazione. «Gli specializzati non sono sufficienti a coprire i posti disponibili, i presidi dunque devono intervenire e assegnare le cattedre che mancano a personale non specializzato – spiega Elena Duccillo, coordinatrice provinciale di Anief Roma -. Prima i docenti si specializzavano tramite le Sis, l’ultimo ciclo è del 2009».

RIPARTONO I CORSI - «Dal novembre 2009 a oggi, nessun docente di scuola secondaria superiore - prosegue - ha avuto la possibilità di specializzarsi sul sostegno, una possibilità che è rimaste per materne e elementari, ma anche in questo caso i contingenti che si sono formati sono inferiori al necessario». Casi che rischiano di diventare la regola, non l’eccezione. Alberto Luna è docente di sostegno in una scuola secondaria di secondo grado, ma è privo di specializzazione. Nonostante sia molto apprezzato dai genitori e dai colleghi, l’assenza del titolo, soprattutto all’inizio, gli ha procurato non poche difficoltà: «La specializzazione consente di capire quali siano le strategie migliori e il tipo di approccio che si deve avere con gli alunni in difficoltà. Da questo mese dovrebbe ripartire un corso di questo tipo, ma da quello che vedo i numeri sono comunque destinati a rimanere insufficienti».

TRANSITO AI RUOLI COMUNI – Il sistema rischia di assomigliare a un cane che si morde la coda. Gli insegnanti destinati dal ministero dell’Istruzione al sostegno sono insufficienti a coprire le disponibilità. E le cattedre sono, comunque, maggiori rispetto al numero di specializzati in Italia, così i presidi sono costretti a ricorrere a personale non specializzato. Il ridotto numero di specializzati, oltre al blocco dei corsi per 5 anni, è determinato anche dal continuo transito degli insegnanti di sostegno ai ruoli comuni. «Essendo questo un lavoro particolare, usurante sia a livello fisico, sia a livello psicologico, la maggior parte di docenti di sostegno dopo cinque anni usufruisce della possibilità, prevista dalla legge di passare alle cattedre comuni».

UN «IMPACCIO» NON GRADITO - Questo determina che poi sia necessario ricorrere a personale non specializzato per coprire i buchi. Insegnanti che spesso sono bistrattati dai colleghi. «Un elemento fondamentale per un buon percorso didattico consiste nell’appoggio degli altri professori curricolari – spiega Luna -. Io, personalmente, sono stato fortunato, ma in molti casi i docenti di sostegno vengono trattati dagli altri colleghi quasi come fossero un impaccio o un ostacolo per la classe».
Gaetano Avolio
Gaetano Avolio

«UN DIRITTO NATURALE» – Gaetano Avolio è il papà di un bambino che necessita di sostegno e ogni giorno si scontra con i problemi concreti dovuti a un sistema che rischia di incepparsi continuamente: «Inizialmente a mio figlio sono state assegnate solo 11 ore alla settimana – spiega -. Nel momento in cui abbiamo chiesto la documentazione per fare ricorso al Tar, gli sono state garantite altre due ore». Molti genitori, infatti, per garantire il diritto all’istruzione dei figli sono costretti a ricorrere alla via giudiziaria. E comunque l’iter scolastico non è quasi mai sufficiente (in termini di ore) per far fronte alle esigenze dei piccoli.

TERAPIE A DOMICILIO - «Noi facciamo anche terapia a casa – spiega Avolio -. Qualche ora in più sarebbe fondamentale. Chi cura il nostro piccolo, infatti, si è sorpreso che lui non ricordasse i nomi dei compagni di classe. Io sono molto arrabbiato con il sistema, è inammissibile che si arrivi a scontri per un diritto che dovrebbe essere naturale». Così come naturale dovrebbe essere l’obiettivo del sostegno. «Il traguardo ideale dovrebbe essere quello di aiutare la persona a diventare più autonoma – spiega Luna -. Il sostegno, almeno nei casi meno gravi, dovrebbe servire a non avere più bisogno del sostegno». Un traguardo che, per un sistema con questi numeri, rischia di diventare «insostenibile».

Fonte: Corriere della Sera