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Le organizzazioni sindacali Flc-Cgil e Cisl e Uil brindano perché con il “Decreto n. 70407 del 2018, depositato presso il Tribunale di Roma, il Giudice del Lavoro ha rigettato il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dallo Snals per ottenere il riconoscimento del proprio diritto a partecipare alla contrattazione integrativa a livello nazionale, regionale e nelle istituzioni scolastiche”, relativa al contratto sottoscritto il 20 aprile per il triennio 2016/18 solo dagli stessi Confederali. In pratica, i maggiori sindacati del comparto Scuola sostengono che chi si oppone ad un accordo sconveniente è giusto che non rappresenti più alcun lavoratore, nemmeno chi li ha votati e chiesto di tutelarli, in barba alle più elementari regole di rappresentanza democratica. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Flc-Cgil, Cisl e Uil, invece di esprimere soddisfazione per l'esclusione dello Snals, avrebbero fatto molto meglio ad interrogarsi sui motivi che li hanno spinti a firmare un accordo privo di elementi normativi migliorativi per il personale e contenenti aumenti e arretrati ridicoli dopo quasi dieci anni di blocco dei compensi. Invece di vergognarsi per quell’accordo, ora diventano strenui difensori del diritto sindacale. Ed hanno anche la memoria corta, perché dovrebbe tacere chi ha presentato lo stesso ricorso, vincendolo nel privato, quando ha fatto dichiarare la norma di legge incostituzionale. Come Anief aspettiamo a settembre la decisione di merito su questa triste faccenda e ci dichiariamo sin d’ora pronti a costituirci nell'eventuale appello ad adiuvandum per le tesi di chi crede nella libertà e pluralità sindacale e nella capacità critica di non firmare norme palesemente contrarie all'interesse dei lavoratori. Senza contare che questi sindacati sono gli stessi che emettono comunicati trionfanti per quel Ccnl, anche in questo caso, facendo finta di dimenticare che quell’accordo dopo tre mesi è stato da loro disdetto formalmente.

 

 

I Diplomati magistrale Veneto, attraverso un comunicato, chiedono a gran voce a tutte le forze politiche di esprimere “un voto che può risolvere la situazione dei diplomati che, ricordiamo, è urgente ormai da 7 mesi, cioè dalla pubblicazione della sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato”. La questione è, in effetti, sempre più ingarbugliata, perché tra poche settimane il nuovo anno scolastico partirà e mancano le premesse che possano far ben sperare per una soluzione della vicenda. I Diplomati magistrale Veneto chiedono, giustamente, la riapertura delle GaE, oltre alla conferma in ruolo dei docenti già assunti. Il decreto Dignità, che il 24 luglio giungerà in Aula alla Camera dei Deputati per l’approvazione degli emendamenti, ha solo “esteso ai diplomati magistrale la norma secondo cui le sentenze sono eseguite entro 120 giorni decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento giurisdizionale al Ministero”. Ovviamente, non basta. Ecco perché il sindacato Anief, da sempre al fianco della categoria come di tutti i lavoratori della scuola, non può che sottoscrivere le parole dell’associazione, ritornare in trincea e girare l’appello ai parlamentari, perché possano legiferare e collocarli finalmente nelle graduatorie provinciali, come si appresta a chiedere attraverso specifici emendamenti proprio al decreto Dignità. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per risolvere la querelle, abbiamo percorso tutte le strade. Di recente, ci siamo rivolti anche al Consiglio d'Europa con il reclamo collettivo presentato in difesa dei diritti delle 50 mila maestre a rischio espulsione dal mondo della scuola italiana. Molte di esse, infatti, potrebbero non essere più chiamate nemmeno come supplenti, altre licenziate dopo aver superato addirittura l'anno di prova. Questa apertura del Consiglio d’Europa conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita e che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un’ulteriore procedura d’infrazione comunitaria per l’evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell’abuso dei contratti a termine.

 

 

L’organismo di tutela della parte pubblica ha avuto un confronto con i sindacati per l’avvio della sessione negoziale riservata ad un cambiamento delle sanzioni disciplinari da applicare al corpo insegnante. Ma non essendovi i presupposti per un accordo, per via delle ingerenze imposte dalle ultime riforme dalla PA, la normativa non cambia: così i nostri insegnanti continuano ad essere oggetto di possibile sanzione comminata, fino a 10 giorni, direttamente dal proprio “datore di lavoro”, ovvero il preside. Anief invita parte pubblica e parti sociali a non avere fretta su un argomento così delicato e a porre al centro della discussione la necessità di rivedere profondamente il tema dei procedimenti disciplinari e l’idea di dipendente statale che vi sta dietro. Vanno colpiti, certamente, con durezza i casi accertati di violazioni tanto gravi da sconfinare spesso nel penale quali la falsa attestazione della presenza in servizio, l’assenza ingiustificata, le dichiarazioni mendaci sul possesso di titoli e servizi utili all’assunzione o ad ottenere un vantaggio nelle procedure di mobilità. Per non parlare di reati particolarmente odiosi e del tutto inaccettabili quali le molestie sessuali nei confronti di studenti e studentesse. Allo stesso tempo, però, il giovane sindacato invita alla cautela sulla previsione, contenuta nel CCNL, di specifiche sanzioni per “condotte e comportamenti non coerenti” sui social nei confronti degli studenti. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È arrivato il momento di superare il clima di sospetto inaugurato dal Decreto Brunetta e di rilanciare il patto tra dipendenti dello Stato, personale della scuola in primis, e datore di lavoro pubblico all’insegna della fiducia e del rispetto reciproco delle regole. Anche perché nella scuola i casi di gravi violazioni, quelle per intenderci che portano al licenziamento, sono talmente pochi da assumere addirittura un carattere di assoluta sporadicità. Siamo convinti che sia giunto il tempo di dire basta alla vecchia immagine del dipendente pubblico fannullone e assenteista.

 

 

Il Miur in queste ore ha fatto sapere che il Ministro Bussetti sta per inviare al Ministero per la Pubblica Amministrazione la richiesta a bandire il concorso da 2.004 posti per DSGA, Direttori dei Servizi Generali Amministrativi, atteso da lungo tempo e finalmente sbloccato. Posti che potranno essere incrementati qualora quelli accantonati per mobilità non risultino del tutto utilizzati. E non poteva essere altrimenti, visto che le scuole prive di Dsga quest’anno hanno sfiorato quota 2mila e da settembre, per via dei pensionamenti, saranno ancora di più. Dell’indizione del concorso, quindi, il sindacato non può che rallegrarsi, anche perché rivendicato da diverso tempo e in più sedi. Quello di cui la nostra organizzazione non può invece essere soddisfatta è la decisione dei governanti, in accordo con l’amministrazione scolastica, di limitare i titoli di servizio utili all’accesso al concorso ad un ingiustificato range temporale: oltre ai laureati nelle materie attinenti - laurea in giurisprudenza, scienze politiche, sociali o amministrative, economia e commercio; diplomi di laurea specialistica (LS) 22, 64, 71, 84, 90 e 91; lauree magistrali (LM) corrispondenti – hanno accesso al concorso gli assistenti amministrativi che, alla data di entrata in vigore della legge di Bilancio (01/01/2018), hanno maturato almeno tre anni interi di servizio negli ultimi otto nelle mansioni di Dsga. 

Marcello Pacifico (Anuef-Cisal): Chiediamo che svolgano il concorso anche gli assistenti amministrativi che abbiano adempiuto alla funzione superiore di Direttore dei servizi generali e amministrativi a partire dal 1999, l’anno in cui è stata emessa dall’Unione Europea la direttiva sui 36 mesi utili all’assunzione. Non ha senso far valere solo il servizio svolto dal 2010, perché discriminerebbe tutti coloro che in precedenza hanno svolto la stessa mansione, con le medesime funzioni e titoli d’accesso, ovvero la maggiore anzianità di servizio previa domanda volontaria. È chiaro che appena il bando di concorso verrà pubblicato, qualora la soglia degli ultimi otto anni dovesse essere confermata, Anief inviterà tutti i danneggiati a presentare apposito ricorso al Tar.

 

 

La cifra esatta, preannunciata dall’Anief, è stata comunicata oggi ai sindacati, nel corso di un’informativa sugli organici. Il Miur ha anche confermato che 13 mila assunzioni in ruolo riguarderanno il personale specializzato sul sostegno agli alunni disabili. A questi numeri si aggiungono quelli del personale Ata, attorno alle 9 mila unità, che però al momento il dicastero di Viale Trastevere non è stato in grado di produrre. Le assunzioni si attueranno con le modalità solite, quindi attingendo la metà dei docenti dalle graduatorie di merito e l’altra metà da quelle ad esaurimento. Qualora la prima sia priva di candidati, si estrapoleranno i candidati dalle nuove liste di merito del concorso regionale riservato al personale abilitato della scuola secondaria di secondo grado introdotto dalla Legge 107/2015. Ma solo se queste saranno prodotte entro il prossimo 31 agosto. Premesso che le assunzioni annunciate sono una notizia da accogliere a braccia aperte, Anief non può non rilevare che si tratta comunque di un contingente sempre sottodimensionato. Ad iniziare dai posti di sostegno, ma anche per l’altissimo numero di cattedre nascoste nell’organico di fatto. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Miur si deve decidere a realizzare la ricognizione di posti realmente liberi, in modo da fare una lettura realistica di quelli oggi sovradimensionati sull’organico di fatto. La trasformazione di quei posti diventa ancora più rilevante dal momento in cui allo Stato e ai governi di turno nemmeno conviene più precarizzare i suoi insegnanti, in virtù della posizione della Cassazione che ha aperto gli scatti di anzianità anche ai supplenti, su indicazione di Bruxelles, facendo cadere la convenienza per l’amministrazione pubblica a lasciarli precari per più tempo possibile. La stessa Cassazione lo ha ribadito pochi giorni fa, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, a cui non è sfuggito nemmeno il ‘giochetto’ dei nostri governanti di risparmiare sulle mensilità di luglio e agosto, che tocca l’apice con il personale Ata. Per questi motivi, ci accingiamo a chiedere, con appositi emendamenti, di intervenire con il Decreto Dignità contro la precarietà, tenendo conto della Risoluzione del Parlamento europeo, a fine maggio. Come ci stiamo preparando per cambiare il nuovo contratto di lavoro, non appena l’Aran ratificherà la nostra rappresentatività nazionale.

 

 

Oggi il Ministero dell’Istruzione e l’Istituto di previdenza sociale, improvvisamente tornati in armonia dopo le accuse reciproche dei giorni scorsi, ci dicono in modalità congiunta che non c’è “nessuna emergenza e nessun allarme in materia di pensionamento degli insegnanti e del personale della scuola”. Sempre i due organismi istituzionali sostengono che “il numero di dinieghi per carenza di requisiti ammonta, ad oggi, al 10% circa delle richieste totali, contro il 15% circa registrato un anno fa”. All’Anief non risulta che il 17 luglio dello scorso anno vi fossero così tante persone nell’incertezza di andare o meno in pensione. Si tratta di un fatto increscioso e mai accaduto con queste proporzioni. Ma il motivo più grave di tutto ciò è un altro: come si fa a minimizzare un fatto così grave, in un Paese che si annovera tra i più avanzati al mondo?

 Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Dall’amministrazione dobbiamo aspettarci che si trattino in modo repentino e correttamente le certificazioni e le pratiche mancanti. Inoltre, è bene che l’Inps si adoperi per rendere i contributi figurativi mai versati e programmare davvero un sistema più vicino all'Europa, dove si va in pensione a 63 anni e non a 67 anni come accadrà da noi dal prossimo 1° gennaio. Inoltre, visto che lo stesso Ministero dell’Istruzione ha ammesso che il prossimo anno potrà solo andare peggio, è bene che sin d’ora l’Inps aggiorni il suo sistema d'archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, come avviene oggi creando sgradevoli situazioni di incertezza e di pericolo di rinvio della data di pensionamento. Dallo stesso Inps è bene che si intraprenda un atteggiamento collaborativo e tecnicamente all’altezza. Senza intraprendere gratuite lotte contro ‘Quota 100’ e ‘Quota 41’, perché dalla previdenza sociale i cittadini si aspettano che si metta in atto un servizio e non invettive che sfociano nella politica.

 

 

A Biella, Trapani, Agrigento e Caltanissetta, l’Anief è oggi il secondo sindacato. I dati, riguardanti l’incremento esponenziale di adesioni, raggiunte con l’ultimo rinnovo delle Rsu, sono stati presentati nel corso del Consiglio nazionale svolto Terrasini, in provincia di Palermo. Dagli esiti presentati, risulta che in Sicilia il sindacato autonomo ha più che raddoppiato il numero di voti (9.884) superando l’11% di adesioni, portandosi davanti anche a Snals e Gilda. Molto bene si sono posizionate pure la Lombardia e la Campania, dove l’Anief è stata votata, rispettivamente, da 8.434 e 7.793 lavoratori. Di rilievo sono i risultati raggiunti in Molise (dove si è sfiorato l’11% di consensi, collocandosi addirittura sopra la Cisl) e in Abruzzo (dove con il 10,1% è stata sorpassata la Gilda). A livello provinciale, rilevante è quanto accaduto a Napoli, dove Anief ha riscosso 5.065 preferenze. Ottime performance sono state realizzate anche a Milano e Roma, con 3.819 voti ottenuti nel capoluogo lombardo e 3.078 nella capitale. Di rilievo pure le votazioni di Torino, con 2.765 voti. 

Davvero eclatanti risultano le percentuali assolute di adesioni di realtà provinciali territorialmente più piccole: a Biella si è arrivati quasi al 26% di consensi, meno solo della Flc-Cgil. Considerevoli sono i risultati anche delle province siciliane: in particolare a Trapani (22,1%, secondi solo alla Uil), Agrigento (21,6%, dietro alla Cisl) e Caltanissetta (20,9%, con la sola Cisl davanti). Rispetto alle singole scuole, il numero maggiore di votanti per l’Anief è risultato quello dell’istituto professionale “Pietro Verri” di Busto Arsizio (Varese), dove sono state contate ben 112 preferenze. Più che ottimo è l’andamento registrato nell’istituto tecnico “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Afragola (Napoli) dove le votazioni per il giovane sindacato autonomo sono state 94, e presso l’istituto professionale “Angelo Berti” di Verona, dove si sono contate 88 adesioni. In altre tre scuole, l’Anief ha totalizzato 87 voti: nell’istituto secondario “Antonello” di Messina, l’istituto secondario “Poppa Rozzi” di Teramo e l’istituto secondario “Marconi” di Giugliano (Napoli).

 Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Quello che ci conforta è l’andamento esponenziale che si è ottenuto in diverse province: a Milano abbiamo più che triplicato i consensi; a Napoli, Roma e Torino di due volte e mezzo. Siamo orgogliosi dell’esito raggiunto in Sicilia, Lombardia e Campania. Per noi si tratta di una tappa fondamentale, ma è solo l’inizio di un percorso. Subito dopo l’estate, designeremo i Terminali associativi, cercando di coprire tutte le scuole autonome presenti sul territorio nazionale. Appena, a breve, l’Aran certificherà la rappresentatività, organizzeremo una serie di assemblee sindacali territoriali cercando di coprire il maggior numero di comuni e scuole. Il nostro progetto di far crescere una nuova realtà sindacale, alternativa a quella statica che si autoconservava da trent’anni, si sta sempre più concretizzando.

 

 

Secondo l’ufficio studi Anief, se si considera anche il finto organico di fatto, con i posti in deroga sul sostegno e gli Ata si arriva a 150mila buchi da coprire il prima possibile. A cui se ne aggiungerebbero altrettanti se venisse approvata “Quota 100” senza limitazioni anagrafiche. I dati sono effettivi e giungono all’indomani della conclusione delle operazioni di mobilità di tutto il personale insegnante: nella scuola dell’infanzia il numero di posti liberi è di 3.500 comuni e di 1.200 di sostegno agli alunni disabili. Alla primaria il numero cresce: quasi 6.400 posti comuni e circa 4.500 di sostegno. Alle medie, si tratta di 13.350 posti su disciplina e circa 6mila di sostegno. Alle superiori, infine, risultano quasi 17mila posti sulle materie ed oltre 1.600 di sostegno. Ovviamente, i posti di sostegno sono molti di più dei 13mila che si andranno a coprire: almeno il triplo, visto che le deroghe, frutto dell’assurda Legge Carrozza 128/13, anche quest’anno dovrebbero superare quota 40mila. E poi c’è un esercito di posti in organico di fatto, molti dei quali in realtà privi del titolare ma ancora furbescamente collocati in quest’area per continuare a fare cassa sulle spalle dei precari. 

Ma tale logica non ha più senso. Perché la Cassazione pochi giorni fa, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, ha ribadito quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, assecondando il risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. Anief ricorda che è possibile avere informazioni ulteriori o presentare direttamente ricorso per chiedere di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, un risarcimento adeguato per il danno cagionato, l’assegnazione degli scatti stipendiali automatici per tutto il periodo di precariato e l’estensione dei contratti nei mesi estivi. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questa situazione è fondamentale fare quella ricognizione di posti realmente liberi, in modo da avere una lettura realistica di quelli oggi sovradimensionati sull’organico di fatto. La trasformazione di quei posti diventa ancora più rilevante dal momento in cui allo Stato nemmeno conviene più precarizzare i suoi insegnanti, in virtù della posizione della Cassazione che ha aperto gli scatti di anzianità anche ai supplenti, su indicazione di Bruxelles, facendo cadere la convenienza per l’amministrazione pubblica di lasciarli precari per più tempo possibile. Bisogna intervenire con il Decreto Dignità, andando in primis a modificare il Testo Unico sulla scuola, nelle parti in cui avalla tale discriminazione, contro la quale si sono espressi più volte pure i giudici europei. E contro cui il nostro sindacato ha creato i presupposti per fare approvare una Risoluzione del Parlamento europeo, a fine maggio, proprio sul precariato scolastico italiano. Poi, al tavolo delle trattative cercheremo anche di andare a modificare quelle parti del contratto collettivo nazionale che sono da ostacolo ad un’effettiva parità di trattamento e di diritti di tutti i lavoratori della scuola.

 

 

L’Istituto nazionale scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell'Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l'anno. I quattro “scenari” apocalittici prodotti, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo effetti negativi nei componenti del governo. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare, l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere asaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto. Sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse i contributi figurativi mai versati  e riprogrammi davvero un sistema più vicino all'Europa, dove si va in pensione a 63 anni - in Francia ancora prima e in Germania con  25 anni di insegnamento - e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d'archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l'onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore.  

Per tutti questi motivi, Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

 

 

 

Il 23 luglio si svolgerà la prova preselettiva nazionale, primo atto che entro un anno dovrebbe decidere quali degli oltre 36 mila partecipanti meritano di passare dalla docenza alla dirigenza scolastica. In mezzo, prima che si concludano le operazioni dell’atteso concorso e la formazione degli idonei, per la prima volta condotta dallo stesso Miur, da affrontare un altro anno scolastico. Il quale si caratterizzerà per un numero di reggenze record: alle attuali 1.400 scuole autonome senza capo d’istituto, si aggiungeranno almeno altri 300 pensionamenti, che però non potranno essere coperti con il turn over perché le graduatorie dei vecchi idonei sono nel frattempo pressoché esaurite. Ecco perché sarebbe utile riaprire, col decreto ‘Dignità’, presto all’esame delle Camere per essere convertito in legge, il corso riservato ai ricorrenti della selezione 2011: centinaia di docenti incredibilmente esclusi da una norma della Legge 107/2015 che, nel prevedere la procedura riservata per il reclutamento, vi ha ammesso i ricorrenti del concorso 2004 o quelli del 2011 solo se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. L’Anief ha chiesto, invece, di estendere l’accesso al concorso riservato a tutti i ricorrenti. Del caso si occuperà la Corte Costituzionale il prossimo 20 novembre

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ecco perché chiediamo una modifica al Decreto Legge “Dignità”, al fine di ammettere al corso-concorso riservato i ricorrenti del 2011, in modo da neutralizzare pure un eventuale provvedimento che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Ma questa modifica deve giungere subito, prima che la Consulta si pronunci sulla legittimità della legge 107/15 e porti al licenziamento dei 500 dirigenti assunti. L'emendamento che sarà preparato dal nostro ufficio legislativo risolverebbe anche il problema delle reggenze e della mancata copertura delle attuali 1.400 sedi, a cui aggiungerne almeno 300 per effetto dei prossimi pensionamenti. La domanda da porsi, quindi, è solo una: Cui prodest in autunno, trovarsi con una scuola su quattro scoperta? È un’operazione che darebbe giustizia a tanti candidati presidi rimasti fuori senza motivo e scongiurerebbe anche il rischio di lasciare allo sbando migliaia di scuole, che si ritroverebbero con un preside costretto a dividersi tra più istituti autonomi e un alto numero di plessi distanti anche decine e decine di chilometri uno dall’altro.

 

 

Riconosciuto il diritto all'integrale e immediata ricostruzione di carriera computando per intero il servizio svolto a tempo determinato con relativa corresponsione degli scatti di anzianità mai percepiti durante il precariato. L'Anief vince ancora presso il Tribunale del Lavoro di Trapani, ancora possibile aderire gratuitamente ai ricorsi Anief.

 

Ministero dell'Istruzione ancora una volta battuto in tribunale sulla questione del riconoscimento integrale e immediato della carriera durante il precariato e degli scatti di anzianità non riconosciuti ai docenti con contratto a termine. Il Tribunale del Lavoro di Trapani, infatti, in pieno accoglimento del ricorso patrocinato per Anief dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Giuseppe Massimo Abate evidenzia la palese discriminazione posta in essere dal Miur a discapito dei lavoratori cui non riconosce per intero gli anni di servizio a tempo determinato all'atto della ricostruzione di carriera e non ha mai corrisposto gli scatti di anzianità in aperta violazione della Direttiva 1999/70/CE. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il servizio svolto durante il precariato è praticamente discriminato due volte: durante i numerosi contratti a termine al lavoratore non vengono riconosciute le progressioni di carriera e poi, una volta immessi in ruolo, questo servizio viene “svalutato” computando immediatamente solo 4 anni per intero e il restante per 2/3 ai fini della ricostruzione di carriera. Ma la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE è chiara e in ossequio al principio di non discriminazione il Miur non può “risparmiare” sempre sulle spalle dei precari, anche dopo averli immessi in ruolo. Fino a quando non sarà attuata una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, il nostro sindacato continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera e al relativo e immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a termine”.

 

 

Il tribunale di Torino, chiamato ad esprimersi su due precarie, con alle spalle fino a cinque anni di contratti con scadenza il 30 giugno dell’anno successivo, già assunte con riserva e prossime al licenziamento per via dell’adunanza plenaria, emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre, ha condannato l’amministrazione al pagamento di 2,5 e 3 mensilità per illegittima stipula di contratti a termine. Ora, se tale disposizione venisse applicata a tutta la platea di maestri in procinto di perdere l’immissione in ruolo, in attuazione delle decisioni della plenaria, le somme che lo Stato dovrà assegnare saranno considerevoli. 

Su richiesta dei legali Rinaldi, Ragusa, Ganci e Miceli, il giudice ha anche stabilito che il Miur dovrà procedere all’accreditamento degli scatti di anzianità già precedentemente decisi, più all’esborso di altri 5 mila euro complessivi di spese legali. Nella sentenza, il Tribunale di Torino cita “quanto già affermato in proposito dalla Corte Costituzionale nella citata sentenza n. 187/2016”. Detto ciò, ha rimarcato che “che la gravità del danno subito dal lavoratore per effetto dell'illegittima reiterazione dei contratti a tempo indeterminato aumenti in misura proporzionale alla durata della violazione della normativa sul contratto a termine, durante la quale il lavoratore è stato illegittimamente sottratto al mercato del lavoro”. Pertanto, conclude il Tribunale, “tenuto conto della durata complessiva dei rapporti a termine in cui è ravvisabile un abuso, appare corretto liquidare il risarcimento spettante alla ricorrente nella misura 3 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La decisione presa dal tribunale piemontese non è di poco conto, perché qualora il provvedimento si estendesse ai 6 mila maestri immessi già nei ruoli dello Stato con riserva, con sentenza ancora non passata in giudicato, sulla base dell’anzianità di servizio effettuato, lo Stato dovrebbe tirare fuori somme considerevoli: secondo una stima del nostro ufficio studi, si va dai 50 milioni ai 150 milioni di euro. Un motivo in più, se non si vuole aggravare l’erario, per procedere in svelta alla loro conferma nei ruoli attraverso il Decreto legge ‘Dignità’ n. 87/18, superando quindi i contenuti dell’adunanza plenaria.

 

 

L’atto di indirizzo, che ha preceduto i finanziamenti della legge di stabilità 2018, ha predisposto aumenti per i dirigenti pubblici di 150 annui per il 2016 (+0,36), 470 per il 2017 (+1,09) e 625 per il 2018 (+1,45) rispetto allo stipendio sul tabellare che varia da 42 a 48 mila euro annuali dei dirigenti pubblici, compresi gli ex presidi delle scuole. Quindi, in assenza di risorse, si rischia di prendere molto di meno rispetto ai dipendenti del comparto, nonostante il nuovo Ministro Buongiorno annunci di voler assegnare 150 euro mensili. 

Udir, Prodirmed e Dircond, in un comunicato congiunto, chiedono lo stanziamento di risorse aggiuntive per onorare gli intendimenti del Governo per tutta la dirigenza pubblica che comunque sarebbero inferiori all’aumento del 15% del costo della vita registrato dal blocco contrattuale. Basti pensare che se si dovesse per ordine del giudice recuperare il solo adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale scatterebbero aumenti del 4,26% per il 2016, del 4,66% per il 2017, del 5,51% per il 2018, grazie ai ricorsi promossi. Per aderire vai al seguente link.

 

 

All’articolo 4 il “Differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrale”, le cui sentenze verranno quindi “eseguite entro 120 giorni decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento giurisdizionale al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”: si dà indicazione al Miur di poter soprassedere all’applicazione delle possibili sentenze negative emesse sul caso dei diplomati magistrale a seguito dell’adunanza plenaria, emessa dal Consiglio di Stato lo scorso 20 dicembre. 

A questo proposito, Anief torna ad esortare l’invio di repentine indicazioni, da parte dell’amministrazione centrale, rivolte agli Uffici Scolastici Regionali per evitare nuovi depennamenti prima della conversione in legge o un’applicazione diversificata della disposizione di “congelamento” delle sentenze fissate dal Consiglio dei ministri. Nel frattempo, il giovane sindacato non sta di certo a guardare: dopo avere ottenuto un’importante Risoluzione del Parlamento Europeo sul precariato, la 242 del 31 maggio scorso, ha visto ammessi due reclami collettivi al Consiglio d’Europa sui precari della scuole e sui diplomati magistrale e ha presentato ricorsi alla Cedu e alla Corte di Cassazione per l’annullamento per eccesso di giurisdizione della sentenza amministrativa denunciata. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Durante le prossime audizioni parlamentari, presenteremo una proposta organica emendativa di diversi parti della Legge 107/15 - che anche il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha oggi dichiarato di voler cambiare - ritenuti illegittimi e irragionevoli che riguarderanno complessivamente la riorganizzazione del sistema di reclutamento della docenza, del personale Ata, dimenticato dalla Buona Scuola, e dei dirigenti scolastici, costretti a 2mila reggenze, nonché dei Dsga per i quali non si realizza un concorso pubblico da quasi 20 anni. A seguito del Consiglio nazionale della prossima settimana, saranno comunicate le proposte di Anief che riguarderanno anche il Jobs Act.

 

 

L’on. leghista Rossano Sasso parla degli insegnanti precari, da sempre discriminati, non solo per i contratti che si concludono al 30 giugno per poi rinnovarsi non più a settembre ma anche ad ottobre, novembre. Ma soprattutto – ha detto alle Commissioni Cultura – per il fatto che i docenti precari continuano a percepire lo stesso stipendio anche dopo venti anni di lavoro, seppure svolgano la professione con le stesse incombenze dei docenti di ruolo. È il momento di riconoscere gli scatti di anzianità anche ai docenti precari come ormai sancito da numerose sentenze. L’on Sasso ha fatto riferimento ad un altro problema che interessa il personale non di ruolo: il comma 131 della legge. “Dal 1° settembre 2019 alcuni precari corrono il rischio di essere licenziati, bisogna cancellare il comma 131 della legge Buona Scuola”. Un suggerimento in questa direzione è già stato fornito dal senatore Mario Pittoni che ha disegnato un’ideale porta di ingresso per stabilizzare i supplenti con 36 mesi di servizio e per l’attuazione del quale l’Anief ha chiesto un decreto plurimo. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La prima operazione che il governo può fare, se vuole davvero affrontare il vulnus dei diritti negati a precari della scuola italiana, è quella di intervenire con il Decreto Dignità, andando a modificare il Testo Unico sulla scuola, risalente quindi a quasi 25 anni fa, in modo da arrivare ad una effettiva parità di trattamento economico e giuridico tra personale con contratti a termine e personale di ruolo. Inoltre, bisogna ovviamente trasformare il divieto dei contratti dopo 36 mesi, con cui si è andati a sovvertire la direttiva Ue n. 70/1999, in stabilizzazione del rapporto di lavoro, anche per evitare costi maggiori nei tribunali, dove il nostro sindacato sta raccogliendo successi considerevoli che portano nelle tasche dei lavoratori ricorrenti cifre sempre più considerevoli, anche decine di migliaia di euro, proprio per sanare la mancata adizione del principio di parità tra personale supplente e assunto a tempo indeterminato. 

A questo proposito, il sindacato richiama il principio del “risarcimento dei danni”, così come ha stabilito la Corte suprema di Cassazione, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si conferma quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16. E per tali motivi, Anief ribadisce la volontà ad affiancare in tribunale tutti i docenti e il personale Ata a cui si continuano a ledere dei diritti sacrosanti: è possibile ancora ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già immessi in ruolo.

 

 

Entro il prossimo 13 settembre, il Governo italiano è chiamato a rispondere alle richieste formulate ai giudici europei dai legali dell’Anief che difende quasi la metà dei 50 mila maestri con diploma abilitante, conseguito prima del 2002, che ora non solo verranno estromessi delle Graduatorie provinciali e in 6mila casi pure dal ruolo, ma dal 1° settembre 2019 non potranno né insegnare più su posti vacanti e disponibili dopo 36 mesi di servizio a causa del comma 131 della Legge 107/15, né aver più possibilità di essere assunti a tempo indeterminato perché espulsi dalle Graduatorie ad esaurimento in virtù proprio della sentenza n. 11 del dicembre 2017 del Consiglio di Stato, dopo che lo stesso organismo giudiziario si era espresso con diverse sentenze di tenore opposto. 

Sotto la lente d’ingrandimento del Consiglio europeo è andata a finire la violazione di una lunga serie di articoli e della Carta Sociale europea, la cui inosservanza sta mettendo a repentaglio la loro carriera professionale: con una risposta ineccepibile, nel ritenere ammissibili i rilievi mossi dai legali del giovane sindacato – secondo i quali il nostro Stato continua a non avere rispetto degli articoli 1.1, 1.2, 4.1, 4.4, 5, 6.4, 24 della direttiva comunitaria sul precariato e della lettera E della Carta Sociale europea –, il Consiglio d’Europa ha respinto le osservazioni sulla mancata legittimazione ad agire. Con la risposta del nostro Esecutivo che arriverà proprio nei giorni in cui sarà convertito in legge il Decreto Dignità, che concede 120 giorni di tempo all'amministrazione per ottemperare alle sentenze di merito dei tribunali e 60 giorni al Parlamento per decidere il da farsi. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’apertura del Consiglio d’Europa conferma che la nostra tesi è corretta e va perseguita. E che espellere gli insegnanti dalle Graduatorie ad esaurimento esporrebbe lo Stato Italiano a un’ulteriore procedura d’infrazione comunitaria per l’evidente assenza di misure di prevenzione e di sanzione dell’abuso dei contratti a termine. Il nostro Governo si è invece sempre opposto al confronto, ritenendo illegittimo l'intervento della nostra giovane associazione sindacale perché non rappresentativa per il triennio 2016/2018 e non formatrice del nuovo Contratto collettivo nazionale di categoria. Ora, però, dovrà spiegare all'Europa cosa intende fare per evitare il più grande e discriminatorio licenziamento collettivo della storia italiana nel pubblico impiego, a meno che il Parlamento non dia una risposta corretta e giusta ai tanti danneggiati che stanno reclamando giustizia in tutti i modi attraverso l’approvazione di una semplice norma: quella che porta alla riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato.

               

 

Il sindacato torna a occuparsi dell’intricata problematica della sicurezza delle nostre scuole: il fatto è, purtroppo, che non ci manca un’amara risata quando affrontiamo il problema dei carichi di responsabilità dei DS su tale tema. Il preside non ha un budget di spesa; sarebbe necessaria invece la presenza di fondi di finanziamento nazionale e comunitario per la sicurezza degli edifici scolastici e ristrutturazioni edilizie. La giovane organizzazione sindacale ha più volte espresso la propria contrarietà a questo modo approssimativo d’interpretare le esigenze dello Stato e delle sue strutture, anche tramite interrogazioni parlamentari, esposti, audizioni alla camera. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): Durante gli incontri in giro per l’Italia con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I dirigenti sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone. Non è certo ammissibile finire in carcere per colpe non proprie. È bene che ciò sia chiaro. Udir continua la sua battaglia a favore dei dirigenti, ma soprattutto per una legalità equa e per una maggiore trasparenza verso il cittadino.

 

 

Anief concorda con il sindacato Snals che nella giornata odierna ha predisposto la piattaforma programmatica per il prossimo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, ricordando che con l’accordo finale sottoscritto solo dai confederali, il 20 aprile scorso, si sono ottenuti solo incrementi retributivi lordi pari, rispettivamente, allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime, inferiore al 3,48%. Tale cifra – afferma il sindacato – è inferiore alla perdita del potere di acquisto intervenuta dal 2011 che, come è noto, era pari al 15% nei dieci anni di mancato rinnovo contrattuale dal 2009 al 2018. Lo stesso sindacato, inoltre, chiede il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità e di tornare a “riconoscere ai dipendenti in servizio ed a quelli collocati in quiescenza nel 2013 lo scatto stipendiale maturato in quell’anno, e congelato dal Governo e ignorato dal CCNL/2018”. 

Appena Anief vedrà sancita la sua rappresentatività sindacale, avendo così per la prima volta la possibilità di sedersi ai tavoli di contrattazione nazionale, si batterà sicuramente per questo doppio risultato. Anief, inoltre, ricorderà ai dirigenti che difendono la parte pubblica che gli aumenti dell’ultimo contratto dovevano essere tre volte rispetto a quelli accordati. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata oggi risultano ancora sotto il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Questi incrementi dovranno aggiungersi alla conferma di quelli già previsti per il 2018 e la copertura dell’accordo sulla perequazione, che garantisce gli aumenti del contratto 2016/18 solamente fino al termine del corrente anno solare. Infine, il giovane sindacato reputa imprescindibile la revisione dei profili del personale Ata. Oltre alla totale equiparazione degli stipendi, ad iniziare dagli scatti di anzianità, e dei diritti tra personale di ruolo e Ata, così come previsto dal diritto comunitario ma anche dai nostri giudici, pure delle sezioni unite della Cassazione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Adeguamento stipendiale, riformulazione profili Ata, allineamento diritti del personale precario ai colleghi di ruolo sono gli elementi minimi e basilari per intavolare una trattativa nazionale condivisa. Se anche gli altri sindacati, non firmatari dell’ultimo contratto, dovessero concordare con questi obiettivi da raggiungere, Anief si dice sin d’ora pronta a realizzare una piattaforma comune: rappresenterebbe la base per andare a costituire un’alternativa a quella sottoscritta incautamente dai Confederali lo scorso mese di aprile all’Aran. La porta è aperta: chi vuole stare con noi, entri pure.

 

 

Continua incessantemente il lavoro di Anief a sostegno dei propri soci: in questi giorni le segreterie delle scuole di tutto il territorio nazionale sono alle prese con la questione della monetizzazione delle ferie non godute per il personale il cui contratto è già terminato o avrà la sua cessazione il 30 giugno. A tali soci Anief sta assicurando, in queste settimane, il servizio di assistenza per la richiesta NASPI, grazie alla convenzione con Cedan s.r.l.s - centro servizi amministrativi. 

Anief ha messo a disposizione dei propri soci uno specifico modello per la richiesta della monetizzazione delle ferie maturate e non godute. 

Per informazioni, contatta la sede Cedan più vicina a te e visita il nostro sito! Per contattare la sede nazionale scrivi un’e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e contatta il numero 091 7098356.

 

 

L’inerzia dello Stato è stata confermata nell’audizione davanti alle Commissioni Cultura congiunte di Senato e Camera sulle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale: per rilanciare la nostra ricerca, ha ammesso il Ministro, occorrono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca”. Il Ministro non ha poi nascosto il fallimento della politica del blocco delle assunzioni, mai sanata da quando il governo Berlusconi ha prodotto diecimila soprannumerari e il blocco del turn over: “Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti”. I numeri parlano chiaro: l’Italia è 30esima sui 33 paesi Ocse per spesa nell’Università e addirittura ultima per percentuale di investimenti riferita al Pil.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per garantire l'attività scientifica servono investimenti veri, affiancati da nuove disposizioni. Come recepire la Carta europea dei ricercatori e reintrodurre la figura dei ricercatori a tempo indeterminato: seimila dovevano essere assunti a inizio 2010, prima che fosse messo ad esaurimento, ma non è stato mai fatto. E oggi c’è un vuoto spaventoso. Eppure, ci sono tantissimi ricercatori professionisti in uno stato di precarietà: andrebbero collocati, a domanda, in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza, in base al settore scientifico-disciplinare di afferenza, da cui le Università, con chiamata diretta, potrebbero attingere per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.

 

 

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