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Nuova vittoria targata Anief presso il Tribunale del Lavoro di Latina che ha riconosciuto il diritto di un'altra docente precaria a percepire le progressioni di carriera per tutti gli anni di insegnamento svolti con contratti a termine. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Continueremo a lottare per rivendicare i diritti dei lavoratori precari e dare il giusto valore al servizio svolto a tempo determinato.

Gli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Maurizio Faticoni ottengono, infatti, piena ragione presso il Tribunale del Lavoro di Latina riguardo alla discriminazione posta in essere dal Miur a discapito dei lavoratori precari cui non viene mai riconosciuta la corretta progressione stipendiale in base agli anni di servizio effettivamente svolti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questa odiosa discriminazione posta in essere dal MIUR sui contratti a tempo determinato ai fini della progressione di carriera deve finire e l'Italia, in ossequio alle disposizioni europee, deve adeguarsi nella normativa interna e nelle regole pattizie riconoscendo pari dignità e stessi diritti ai lavoratori precari in questo come nella ricostruzione di carriera, nel diritto ai permessi retribuiti e nella valutazione del preruolo nelle graduatorie interne d'istituto”. L'Anief ricorda che è sempre possibile ricorrere per vedersi riconosciuti i propri diritti e per ottenere uno stipendio commisurato agli anni di servizio effettivamente svolti, anche se con contratti a tempo determinato.

 

 

Del numero imprecisato ma corposo di istituzioni scolastiche inadeguate si è parlato durante la due giorni in corso di svolgimento a Palermo, presso l'Hotel San Paolo: ieri si è fatto il punto della situazione sulle troppe responsabilità a carico dei capi d’istituto, oggi – con Anief - è stato realizzato un focus sulla crescente violenza e sul bullismo nelle scuole, alla presenza di diversi professionisti del settore. Nel corso del convegno, è stato ricordato che il 31 dicembre scorso sono scaduti sia il termine di adeguamento alla normativa antincendio, sia il termine di adeguamento degli edifici e locali adibiti ad asili nido. Il decreto suddivide in 3 livelli di priorità le disposizioni di cui tenere conto nel programmare le attività di adeguamento degli edifici e dei locali adibiti a scuole, che potranno essere utilizzate dai Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco per impartire prescrizioni graduali e graduate, in presenza della rilevazione di carenze o lacune negli adempimenti inseriti nei diversi livelli di priorità dal decreto. Poi, con la Nota n. 5264, emessa dal Ministero dell’Interno lo scorso 18 aprile, sono state indicate le misure integrative del decreto madre.  

Natale Saccone (ingegnere esperto di sicurezza): Il livello di priorità A riguarda l’osservanza delle disposizioni del dm 26 agosto 1992 relative a impianto elettrico di sicurezza; sistemi di allarme; estintori; segnaletica di sicurezza; norme di esercizio. Il livello di priorità B, invece, è relativo all’osservanza delle disposizioni dm 26 agosto 1992 relative a spazi per esercitazioni; spazi per depositi; spazi per l’informazione e le attività. Il livello di priorità C, infine, coinvolge le restanti disposizioni del decreto ministeriale. Sulla base della valutazione del relativo rischio incendio e delle condizioni impiantistiche, ogni Dirigente Scolastico, assieme al proprio SPP e previa consultazione dell’RLS, dovrà individuare il livello di priorità tra A, B o C per ogni plesso annesso alla propria scuola ed inviare una diffida al proprietario dell’immobile affinché intervenga per il ripristino delle condizioni indicate proprio nel Decreto del 21 marzo scorso. 

Per questi motivi, l’UDIR, solo per i propri iscritti, ha preparato una diffida da inviare all’ente locale proprietario dell’immobile, al fine di non vedersi applicate le procedure sanzionatorie previste dal D. Lgs. 19/12/1994 n. 758 per le contravvenzioni rilevate. Perché la sicurezza viene prima di tutto, alla pari della salvaguardia dei diritti dei capi d’istituto, che non possono rischiare il carcere per colpe non loro.

 

Sebbene ci siano dei passaggi che meritino approfondimenti, avviando un confronto con le parti sociali, come la volontà di cancellare la chiamata diretta e l’alternanza scuola-lavoro, il sindacato non può accettare i vincoli sulla mobilità del personale e sull’assegnazione dell’insegnante di sostegno. Forti riserve vengono poste dal giovane sindacato anche sulla volontà espressa dai decisori del prossimo Governo di trasformare in college gli attuali istituti alberghieri. Considerando la volontà del nuovo esecutivo di risolvere il problema dell’alto numero di alunni per classe e del precariato, Anief ritiene che servirebbe un decreto legge ad hoc che affronti il tema delle classi pollaio e del reclutamento, in modo da ridefinire i parametri di assegnazione degli organici in base alle esigenze del territorio, al tessuto socio-economico in cui è inserita ogni scuola. La realizzazione di questo piano comporterebbe, certamente, un nuovo piano straordinario di assunzioni (che parta dagli attuali 120 mila docenti e 25 mila Ata supplenti), con l’utilizzo del presente doppio canale di reclutamento per il personale docente, attraverso lo scorrimento delle graduatorie di merito e delle GaE. 

Disco verde nei confronti delle annunciate modifiche alla Legge Fornero, con la possibilità di andare in pensione a quota 100, ma a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti, alle deroghe sulle iscrizioni dei bambini non vaccinati, a una maggiore vigilanza sull’alternanza scuola-lavoro, alla prevenzione contro il bullismo e all’introduzione dello sport nella primaria. Così come è corretto affrontare “la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”, o ancora “prevedere sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici; numero verde unico nazionale; premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio); videocamere nelle scuole”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non vi può essere lo stesso rapporto alunni – docenti/personale Ata in tutto il territorio nazionale, indipendentemente dal tasso di disoccupazione, di dispersione, dalla presenza di studenti alloglotti o di zone economicamente depresse o raggiungibili con difficoltà. È giunta l’ora di recuperare il tempo scuola ridotto negli ultimi anni dai decreti emanati in base alla Legge 133/08 (che ha sottratto 4 ore settimanali nelle scuole di ogni ordine e grado), ripristinare l’insegnamento per moduli nella primaria, per effetto della Legge 169/08, (maestro prevalente e 30 mila posti persi), trasformare tutti i posti da organico di fatto o in deroga a organico di diritto, estendendo l’obbligo scolastico dall’infanzia, quindi anche nella fascia 0-6 anni, come in Francia, fino alle superiori. La continuità didattica si ottiene assumendo i 51 mila supplenti docenti di sostegno chiamati ogni anno su posti in deroga e non vincolando un alunno con disabilità grave ad un insegnante per tutto il ciclo di studi, idea già presentata e poi abbandonata durante l’iter di approvazione della Legge 107/15. Lo stesso vale per la mobilità, perché bisogna tutelare il diritto al lavoro non a discapito di quello alla famiglia, così come occorre approvare delle leggi in grado di rimuovere ogni ostacolo sul territorio nazionale, contrariamente a quanto annunciato nel Contratto di Governo. Per finire, è importante che il nuovo ministero sulla disabilità garantisca il diritto al lavoro dopo quello all’istruzione.

A certificarlo è l’Aran con un report che esamina l’evoluzione numerica degli “Occupati nella pubblica amministrazione”: attraverso un’analisi dei dati, risulta che negli ultimi 15 anni sono stati bruciati 35mila posti, ma poi si scopre che nel 2016 – quindi anche dopo il piano straordinario della Buona Scuola voluto dal governo Renzi - c’erano ancora quasi 150 mila docenti e Ata precari chiamati a sottoscrivere contratti di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche; nel 2016, il precariato utilizzato tra gli insegnanti era addirittura del 13,5% e delll’11,6% tra i collaboratori scolastici, gli amministrativi e i tecnici. Considerando che lo scorso anno non si è andati oltre al mero turn over, ad oggi questi dati preoccupanti possono considerarsi confermati se non addirittura rafforzati. Infine, risultano dimezzati i nuovi dirigenti scolastici: 15 anni fa erano 12 mila, oggi ce ne sono in servizio 7 mila e a settembre quasi 2mila posti andranno in reggenza.

Sono dati impietosi che confermano la pessima gestione del precariato scolastico e l’irragionevole opposizione dell’amministrazione a stabilizzare tutti coloro che sono stati selezionati, formati e abilitati per entrare nei ruoli dello Stato. A rendere ancora più difficile il quadro è l’inerzia della politica che continua ad assecondare certe scelte insensate. Anzi, negli ultimi anni a peggiorare la situazione ci si è messo di buona lena il legislatore, che ha avallato la riduzione del tempo scuola, ha prodotto una serie di norme che hanno favorito la perdurante disparità di trattamento economica e giuridica subìta dal personale a tempo determinato, sino alla finzione dell’organico di fatto utilizzato in organico di diritto, inclusi i posti in deroga su sostegno, funzionale a far risparmiare lo Stato perché così non assume a tempo indeterminato né paga i mesi estivi.  

Marcello Pacifico (presidente Anief): Come si fa a pensare che in queste condizioni, con percentuali altissime di personale precario che ogni anno viene nominato in istituti diversi, cambiando continuamente colleghi e alunni, la scuola italiana possa affrancarsi dai problemi cronici? Come si fa a parlare di continuità didattica se gli insegnanti cambiano in numero così massiccio? Come si può parlare di scuole di qualità se poi non si mette a disposizione per un periodo congruo nemmeno il personale amministrativo, tecnico e ausiliario?

 

 

Nella versione definitiva del programma ultimato dai due raggruppamenti politici cui sta per essere affidato l’esecutivo, viene riportata la seguente formulazione: “Particolare attenzione dovrà essere posta alla questione dei diplomati magistrali e, in generale, al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria fase transitoria per una revisione del sistema di reclutamento dei docenti”. Ne consegue che l’ipotesi più probabile di attuazione di tale modello si trasformi in una procedura transitoria, simile a quella che si sta svolgendo per la scuola secondaria, che prevede solo lo svolgimento di una prova orale ma i docenti saranno inseriti in una graduatoria regionale dalla quale, per alcune classi di concorso, le speranze di assunzione in tempi brevi sono vane. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si vuole risolvere una volta per tutte la ‘supplentite’, non ci stancheremo mai di dire che non servono formule transitorie e concorsi riservati. La strada da percorrere rimane solo una: la riapertura delle GaE per tutti gli abilitati all’insegnamento. Occorre ristabilire quel tempo-scuola tagliato dall’ultimo Governo Berlusconi, con il D.P.R. 81/09, restituendo 4 ore di lezione settimanale alle scuole di ogni ordine e grado. È inutile tentare di aprire gli istituti scolastici d’estate e poi utilizzarli al minimo durante il resto dell’anno. Come bisogna modificare la Legge 169, sempre del 2008, attraverso la quale è stato fatto venire meno il ‘modulo’ nella scuola primaria. Va anche reso obbligatorio il percorso scolastico per tutti gli alunni, subito dopo la nascita, come deciso di recente in Francia per volontà del presidente Macron. Infine, va riportato tutto l’organico di fatto, che accoglie decine di migliaia di cattedre e posti di personale Ata, in organico di diritto, in modo da stabilizzarvi tutti i precari già selezionati e con i titoli per entrare in ruolo. Per realizzare tutto questo non servono ulteriori concorsi, seppure riservati. È compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che oppongono i cittadini al mondo del lavoro, non certo realizzare il contrario. Come è inutile alzare paletti contro i neo-assunti e sul loro diritto a chiedere di essere spostati o di fare domanda di trasferimento.

 

 

Ai sensi del CCNQ 13 luglio 2016. La firma non è scontata, considerato che i confederali che hanno firmato il contratto nel comparto non hanno la maggioranza in questo tavolo. Per Udir il tema della perequazione interna deve essere affrontato una volta per tutte e superato in linea con quanto stabilito dal legislatore, sia in tema di stipendio tabellare che di salario accessorio. Le risorse della Buona Scuola, invece, devono essere utilizzare per estendere la RIA a tutti gli assunti dopo il 2001. Il tema sarà affrontato domani durante un convegno nazionale organizzato dal giovane sindacato nel capoluogo siciliano. Partecipa pure tu.

 

 

Ulteriore vittoria dei legali Anief avverso le procedure della mobilità straordinaria posta in essere dal Miur durante l’anno scolastico 2016/2017: nuovamente sotto accusa l’algoritmo ministeriale che ha spostato con criteri a dir poco discutibili i docenti da una parte all’altra dello stivale. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): questa è solo una delle problematiche legate alla mobilità. Bisogna rivedere tutte le regole nel rispetto dei principi costituzionali e eurounitari.

Il Tribunale del Lavoro di Velletri, su ricorso patrocinato dagli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Marco Di Pietro e Salvatore Russo, accoglie la richiesta di una docente trasferita dall’algoritmo “impazzito” del Miur addirittura in altra regione rispetto a quella di appartenenza e condanna il Ministero imponendogli il rispetto del principio costituzionale del merito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “L’utilizzo del famigerato “algoritmo impazzito” nella mobilità 2016 ha portato il Miur e gli organi competenti, nella maggior parte dei casi, a commettere macroscopici errori durante le varie fasi della mobilità straordinaria penalizzando la meritocrazia e il punteggio dei docenti che ne facevano richiesta in favore di un criterio del tutto arbitrario. Con la nostra rappresentatività ci batteremo ai tavoli contrattuali per sanare tutte le illegittimità ancora contenute nel CCNI come il mancato punteggio assegnato al servizio nelle scuole paritarie, il mancato computo del preruolo per il quinquennio di sostegno o l’illegittima valutazione parziale del servizio da precari nelle graduatorie interne d’istituto”. L'Anief ricorda che è sempre possibile aderire ai ricorsi sulla mobilità 2018 per quanti hanno dichiarato titoli e servizi di cui rivendicano la valutazione.

 

 

La novità è inserita a pagina 26 del contratto di Governo che Movimento 5 Stelle e Lega Nord stanno sottoscrivendo in via definitiva e che a breve verrà sottoposto al parere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la nuova soglia, inserita nel capitolo “Pensioni, stop alla Legge Fornero”, potrebbe contenere delle differenziazioni o delle riduzioni di assegno per l’uscita anticipata. 

Il giovane sindacato ricorda che dal prossimo 1° gennaio l’Italia diventerà di gran lunga il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni: una circostanza confermata dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso. Oggi in Europa, in media, un insegnante lascia la cattedra a 63 anni. In Francia ancora prima, perché si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. Altri, come la Germania, che con circa 25 anni di insegnamento permettono di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%. L’unica vera ancora di salvataggio introdotta dagli ultimi due governi è stata l’Ape Social, l’anticipo pensionistico, fino a circa tre anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato direttamente dallo Stato: peccato che sia rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola materna. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo di includere l’operato di docenti e personale Ata tra i lavori usuranti: studi di lunga portata, come il ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professionalità, con un’alta incidenza di malattie psichiatriche ed oncologiche. Non possiamo pensare che, per salvare centinaia di migliaia di cittadini che operano da decenni per lo Stato, non si riescano a trovare dei fondi che invece si reperiscono magicamente per salvare aziende o banche: il Governo che si sta allestendo deve sapere che il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Pensare di mandare queste persone in pensione a 67 anni significherebbe produrre un danno sicuro a loro e ai giovani in formazione, perché affidati a personale anziano, stanco e sottoposto a patologie di vario genere.

 

Il TAR Lazio, con la sentenza n. 5357/2018, segna la disfatta del Ministero dell'Istruzione nella vicenda dell'esclusione dei docenti in possesso di diploma ITP dal concorso 2016. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l'accesso al concorso 2016 e alla II fascia delle GI sono un atto dovuto nei confronti di quanti da anni lavorano nella scuola pubblica come precari e non hanno mai avuto neanche la possibilità di abilitarsi attraverso procedure ordinarie.

È una nuova soddisfazione quella che arriva dal TAR Lazio e una nuova conferma di un successo tutto targato Anief che vede l’emanazione da parte del TAR del Lazio di una nuova sentenza di pieno accoglimento che conferma il diritto alla partecipazione alle prove concorsuali 2016 per Insegnanti Tecnico Pratici dei docenti in possesso dello specifico diploma che dà accesso alle classi di concorso ITP. Gli Avvocati Alberto Agusto e Corrado Resta ottengono ancora una volta ragione sul Miur in tribunale con la condanna dell'amministrazione resistente al pagamento di 1.500 Euro di spese di soccombenza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La partecipazione al concorso 2016, così come l'inserimento nella II fascia delle Graduatorie d'Istituto sono un atto dovuto nei confronti di tanti docenti che da anni lavorano nella scuola pubblica come precari e non hanno mai avuto neanche la possibilità di abilitarsi attraverso procedure ordinarie. Come sindacato non potevamo non intervenire per sanare ancora una volta le illegittimità poste in essere dal Ministero dell'Istruzione nei confronti di migliaia di lavoratori che avevano tutto il diritto di accedere alle procedure utili per ottenere l'immissione in ruolo”.

 

 

Ad essere esclusi, dopo la mancata sottoscrizione del contratto siglato lo scorso 20 aprile, saranno lo Snals e la Gilda. E sono più che fondate le ragioni della loro impugnazione contro l’art. 22 del CCNL 2016-2018: a dargli ragione è anche la sentenza n. 231/2013 della Consulta, la quale, seppur intervenuta nel settore privato, ha ribadito come violerebbe il principio di uguaglianza, nonché di libertà sindacali, una norma come quella contrattuale che impedisce la partecipazione alla contrattazione, ancorché integrativa o d’istituto, ovvero aziendale, ai rappresentanti sindacali di associazioni rappresentative ma che non hanno voluto firmare il contratto ritenuto ingiusto o illegittimo. 

Marcello Pacifico (presidente Anief): Aspettiamo di conoscere l’esito di questa vicenda e ci costituiremo in giudizio non appena ci certificheranno la rappresentatività raggiunta alle ultime elezioni Rsu, svolte lo scorso mese di aprile, perché non è possibile considerare i rappresentanti dei lavoratori sulla base del consenso adottato o meno su un contratto, per la cui stesura potrebbero pure avere un ruolo fondamentale ed ora però vengono lasciati a casa. Quei sindacati hanno pieno diritto a partecipare alla contrattazione integrativa: certe modalità quasi ‘punitive’ non hanno più motivo di esistere.

 

 

Il Tribunale del Lavoro di Verona emana tre sentenze di accoglimento e riconosce il diritto di altri tre precari agli scatti di anzianità per i diversi anni di insegnamento svolti con contratti a tempo determinato. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Basta discriminazione nei confronti dei precari.

Proseguono le vittorie Anief presso i Tribunali del Lavoro con le condanne a carico del Ministero dell'Istruzione a causa della persistente disparità di trattamento posta in essere a discapito degli insegnanti precari cui non viene riconosciuto il diritto a percepire le somme riconosciute in ragione dell’anzianità di servizio, durante i tanti anni di lavoro svolto con contratti a termine. Gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Maria Maniscalco travolgono il Miur presso il Tribunale del Lavoro di Verona e ottengono nuovamente giustizia in favore dei lavoratori a termine. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La nostra lotta al fianco dei lavoratori precari che rivendicano il principio di non discriminazione, previsto dalla normativa europea, continuerà in tutte le sedi opportune. Con la nostra raggiunta rappresentatività porteremo la voce dei precari direttamente al tavolo delle trattative e ribadiremo l'obbligo che ci viene dall'Europa di riconoscere loro pari diritti e pari dignità”. L'Anief ricorda che è sempre possibile ricorrere per vedersi riconosciuti i propri diritti e per ottenere uno stipendio commisurato agli anni di servizio effettivamente svolti, anche se con contratti a tempo determinato.

Le vicende di questi giorni ripropongono l’annosa questione del rischio di caduta dall’alto per la mancata messa in sicurezza delle strutture scolastiche italiane, nonché la valutazione sulla vulnerabilità sismica degli stessi edifici, la metà dei quali costruiti prima degli anni Settanta, al fine di ottenere la relativa classificazione. Su questo versante l’Udir nel corso dell’anno ha messo in campo dei seminari su tutto il territorio nazionale, rivolti ai Dirigenti Scolastici ed agli addetti del settore aventi come oggetto le “R” della responsabilità, tra cui quella attinente proprio alla sicurezza: nel corso degli incontri è stato ampiamente sviscerato il problema della sicurezza a scuola in merito all’impiantistica antincendio e alla messa in sicurezza delle strutture contro il rischio sismico. Tutte norme che, però, continuano sistematicamente a non essere adottate. E non certo per colpa dei dirigenti scolastici, cui fanno capo le responsabilità avendo però le mani legate e nessun margine di iniziativa se non di sollecitare interventi. L’Udir in tempi non sospetti aveva presentato, in formale audizione alla Camera dei Deputati, un titolo aggiuntivo al decreto legislativo 81/08, per individuare le responsabilità, le competenze e le modalità d’attuazione dei controlli e verifiche del patrimonio dell’edilizia scolastica italiana. 

Per approfondire anche questi temi, Udir nel prossimo week end ha organizzato a Palermo una due giorni di confronti: un convegno nazionale, che si terrà il 19 maggio presso l'Hotel San Paolo, e un evento, il 20 maggio, sulla crescente violenza e sul bullismo nelle scuola, in programma nello stesso luogo. La partecipazione e il soggiorno sono gratuiti: inoltre, per i dirigenti scolastici è previsto un rimborso delle spese di viaggio. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): La figura istituzionale del dirigente scolastico in merito agli impianti ed alle strutture non ha alcun potere decisionale, né tantomeno di spesa, su immobili che hanno la loro titolarità nei Comuni e Provincie o Provincie Metropolitane: sono questi enti locali, infatti, ad essere tenuti per obblighi normativi alla manutenzione straordinaria ed ordinaria degli edifici scolastici. Oggi l’Udir torna a chiedere con forza che questo nuovo governo, con le costituenti prossime commissioni parlamentari Lavoro e Cultura, possa riprendere quanto già da noi proposto al fine di creare una commissione tecnica permanente di monitoraggio con il compito di cambiare la norma, riequilibrando l’asset normativo attuale, purtroppo del tutto carente per le istituzioni scolastiche, le quali rappresentano delle atipicità e peculiarità che non possono essere equiparate a qualunque altra azienda del nostro territorio. Serve una governance vera, in grado di fornire i giusti input propulsivi, affinché possa partorire nell’immediatezza un nuovo titolo da aggiungere al Testo unico, a garanzia dell’incolumità dei lavoratori e dei nostri figli.

 

 

Sono quasi 255mila gli iscritti che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado, quasi sempre con limiti psico-fisici, e vanno a coprire il 2,9% della popolazione studentesca. In un solo anno le studentesse e gli studenti con disabilità risultano in aumento (+8,3%), con la scuola primaria che registra la presenza più elevata di alunne e alunni con disabilità, 90.845. Mentre è la scuola secondaria di I grado ad avere la più alta incidenza di disabili sul totale della sua popolazione studentesca, pari al 4%. 

Ma il dato che continua purtroppo a non fare notizia, pur trattandosi di un elemento producente una serie di problemi non indifferenti all’organizzazione didattica speciale, è quello della stabilizzazione del personale docente specializzato: “Entrando del dettaglio della tipologia di contratto, dei 139.554 docenti per il sostegno nell’anno scolastico 2016/2017 – scrive il Ministero dell’Istruzione - 87.605 hanno un contratto a tempo indeterminato e 51.949 un contratto a tempo determinato. La quota di insegnanti per il sostegno a tempo indeterminato sul totale dei docenti per il sostegno è pari al 62,8%; nell’anno scolastico 2001/2002 tale rapporto si attestava sul 60,8%”. 

Il sindacato Anief da anni ha attivato ricorsi gratuiti al Tar Lazio per garantire #nonunoradimeno rispetto a quelle chieste dalla scuola ogni anno alle direzioni regionali in presenza di handicap grave e certificato. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono 40 mila i docenti precari che ogni anno continuano ad essere chiamati ad assicurare il diritto all’istruzione e che spesso, però, sono nominati in istituti scolastici diversi minando la continuità didattica. Il decreto legislativo 66 della Legge 107/2015 non ha risolto il problema: anzi, obbliga le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza della diagnosi in essere. Sposta il problema su un piano diagnostico, ma non risolve nulla da un punto di vista della didattica. Tuttavia la soluzione sarebbe a portata di mano: basterebbe stabilizzare i 40 mila posti che per diversi anni sono dati in deroga, specie dopo le sentenze delle sezioni unite della Corte di Cassazione, secondo le quali va salvaguardata la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo. Basta con gli indugi.

 

 

Si tratta di un passaggio ineludibile che, tuttavia, soprattutto negli istituti liceali, non sempre viene contemplato, poiché il concetto alunno-lavoratore non sembra essere stato ancora assimilato. Eppure, le norme parlano chiaro, ancora di più a seguito dell’approvazione dei commi 33-43 della Legge 107/2015 che hanno introdotto anche nel triennio finale dei licei un congruo numero di esperienze obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Alla luce di queste novità legislative, è bene quindi che tutti i capi d’istituto abbiano coscienza del fatto che la formazione obbligatoria rivolta ai lavoratori sulla sicurezza, già introdotta dall’art. 37 del decreto legislativo 81/08, è un aspetto cardine del sistema di prevenzione degli infortuni all’interno delle nostre scuole: pertanto, è fondamentale che ogni alunno riceva una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza. In caso contrario, il preside inadempiente ne risponde in prima persona. 

La formazione si concentrerà sui concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Una formazione specifica dovrà riguardare i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione. Il dirigente scolastico dovrà somministrare negli istituti da lui diretti tre periodi di formazione minimi: quella ‘generale’ di 4 ore, sui concetti generali di base del sistema prevenzionistico della sicurezza sul lavoro; la ‘specifica’ di 8 ore, periodica e concentrata sui concetti di rischio che caratterizzano l’azienda in cui l’allievo andrà ad operare in occasione dei “momenti” lavorativi; la formazione ‘particolare aggiuntiva’, pari ad altre 8 ore. Pertanto, gli alunni impegnati in attività di alternanza scuola lavoro devono obbligatoriamente seguire una serie di passaggi formativi: un primo e secondo step, rispettivamente incentrati sull’informazione e sulla formazione generale, saranno curati dell’istituto scolastico; a seguire, altri tre step - formazione specifica, attività formativa del “preposto” e quelle di addestramento - saranno invece assegnati ad esperti esterni, ovvero a professionisti del mondo del lavoro. 

Anche su questi temi, con l’obiettivo di offrire un percorso continuo di formazione e di crescita professionale, nel prossimo weekend Udir ha organizzato a Palermo una due giorni di confronti attraverso un convegno nazionale, che si terrà il 19 maggio presso l'Hotel San Paolo, e con un evento, il 20 maggio, sulla crescente violenza e sul bullismo nelle scuola, in programma nello stesso luogo. La partecipazione e il soggiorno sono gratuiti: inoltre, per i dirigenti scolastici è previsto un rimborso delle spese di viaggio.

 

 

Il Reddito di inclusione (REI) è una misura di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica. I cittadini possono richiederlo presso il Comune di residenza o eventuali altri punti di accesso indicati dai Comuni.

 

Il presidente nazionale del giovane sindacato è intervenuto oggi in diretta su Rai Tre nel corso della trasmissione “Fuori TG” ribadendo la linea della sua organizzazione e i motivi che hanno portato l’organizzazione a proclamare quattro scioperi in cinque mesi, a manifestare più volte in piazza e a sostenere lo sciopero della fame delle maestre con diploma magistrale tenuto dinanzi al Miur con l’appoggio dell’opinione pubblica nonché di tutte le principali forze politiche presenti in Parlamento. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Un docente abilitato che insegna per almeno tre anni, come supplente, deve essere stabilizzato. Si scelga cosa fare: o questa persona non doveva insegnare, quindi bisognerebbe annullare tutti i titoli che ha rilasciato, oppure è un insegnante a tutti gli effetti. La decisione dell’adunanza planaria del 20 dicembre scorso, contraddicendo le sette sentenze emesse dallo stesso organismo di giustizia passate pure in giudicato e non più ribaltabili, ha in pratica deciso che il diploma magistrale vale per fare il supplente ma non per entrare nei ruoli. Ma anche i laureati in Scienze della formazione primaria dal 2008 non si possono più reinserire nelle graduatorie. Noi diciamo di fare una deroga per tutti: dall’infanzia alla secondaria di secondo grado. Nel 2008 e nel 2012, su proposta anche dell’Anief, il Parlamento ha fatto riaprire queste graduatorie a tutto il personale abilitato. Lo si faccia per una terza volta.

 

 

Nel nuovo Ccnl si torna a valorizzare finalmente il ruolo delle Rappresentanze sindacali, anche per la determinazione del cosiddetto “merito” previsto dalla Buona Scuola, sulle cui modalità di somministrazione continua quasi sempre a vigere il silenzio più assoluto: è il caso però che venga rispettato sin da subito. Affinché ciò sia possibile, Anef invita le Rsu elette ad accertarsi che tale procedura venga adottata in tutti quei casi in cui il contratto d’istituto non sia stato ancora sottoscritto, per vari motivi, in maniera definitiva. E, laddove la contrattazione si è conclusa, ad adoperarsi per riconvocare comunque le parti. A questo proposito, il presidente nazionale del giovane sindacato, Marcello Pacifico, ha inviato una lettera a tutte le Rsu contenente delle indicazioni sulla riapertura della contrattazione integrativa d’istituto.

 

 

Anief, sindacato appena diventato rappresentativo all’interno del comparto scuola, grazie alla convenzione firmata con il centro servizi Cedan S.r.l.s., offre ai propri associati importanti servizi. Si parte con la presentazione delle domande di indennità di disoccupazione Naspi 2018.

Si ricorda che, ai fini della fruizione del servizio in maniera gratuita, occorrerà essere in regola con il pagamento delle quote associative attuali e pregresse. Vediamo adesso i requisiti richiesti per la presentazione della domanda, con quale modalità e quando dovrà essere presentata.

 

Ancora una vittoria piena per l'Anief nella tutela dei diritti dei lavoratori precari da anni sfruttati dal Ministero dell'Istruzione: riconosciuto il diritto all'estensione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto di ogni anno, alle progressioni stipendiali e al risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine e violazione della normativa comunitaria. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief.

Stavolta è il Tribunale del Lavoro di Pisa a risarcire i lavoratori precari per l'illegittima apposizione del termine al 30 giugno di ogni anno in luogo del 31 agosto per coprire posti risultati vacanti e disponibili. I legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Simona Rotundo ottengono una sentenza esemplare che rileva l'illegittimità dell'attribuzione dei contratti su posto vacante con scadenza al 30 giugno e riconosce il diritto di due docenti, con circa 10 anni di precariato alle spalle, a percepire le medesime progressioni stipendiali riconosciute solo al personale di ruolo e il risarcimento del danno subìto, quantificato in 8 mensilità dell'ultima retribuzione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Sono anni che denunciamo come il Ministero 'bluffi' attribuendo sistematicamente e illegittimamente contratti al 30 giugno di ogni anno anche se il posto è vacante e la normativa impone, in questi casi, il termine del 31 agosto. La sentenza ottenuta dai nostri legali riconosce anche il diritto del personale a termine a percepire gli scatti di anzianità che ancora il MIUR si ostina a corrispondere solo ai lavoratori a tempo indeterminato e condanna il Ministero per 'danno comunitario' da abuso e reiterazione di contratti a termine”. Anief ricorda che è ancora possibile ricorrere per vedersi riconosciuti i propri diritti e per ottenere il giusto risarcimento del danno per abuso di contratti a termine su posti vacanti, l'estensione dei contratti e uno stipendio commisurato agli anni di servizio effettivamente svolti, anche se con contratti a tempo determinato.

 

 

Ecco l’ennesima beffa al mondo della scuola: parte il nuovo codice della privacy che abolisce in toto la vecchia normativa contenuta nelle disposizioni del DLGS 196 del 2003. Sono talmente significative le nuove indicazioni contenute nel regolamento europeo 679/2016 che la vecchia norma non poteva nemmeno essere aggiornata. A quanto pare, siamo di fronte a una svolta epocale in materia di protezione dei dati personali. Viene da dire dunque ottima cosa, non c’è che dire, ma come sempre sul mondo della scuola e sulla responsabilità dei dirigenti si abbatte l’ennesima “tegola” di difficile gestione e comprensione. Il regolamento, infatti, pone con forza l’accento sulla “responsabilizzazione” di titolari e responsabili. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): Udir ha organizzato un convegno gratuito per i dirigenti il 19 maggio 2018 a Palermo a cui ne seguiranno altri: qui crescono solo gli obblighi, ma noi forniremo gli strumenti adatti a venire a capo della situazione. La scuola giusta che noi sogniamo passa anche per questa strada. Noi facciamo della concretezza il nostro modus operandi e interverranno esperti che già oggi operano nel settore. Inoltre, su questi e altri temi l'Udir organizza per domenica 20 maggio alle ore 08.30 a all'Hotel San Paolo Palace di Palermo un convegno. 

Scarica la locandina del convegno nazionale di giorno 19 e invia la scheda di partecipazione.

Scarica la locandina del convegno nazionale di giorno 20 e invia la scheda di partecipazione.

 

 

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