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Il Tar Lazio ha dato ragione ai legali Fabio Ganci e Walter Miceli dell'Anief che, in un ricorso patrocinato dall'associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore, aveva fatto ricorso avverso il procedimento di esclusione dopo aver inviato una domanda cartacea a causa della procedura telematica predisposta dall'amministrazione.

"Il nuovo successo ottenuto dall'associazione professionale e sindacale segue quello per l'ammissione dei laureati negli ultimi dieci anni non abilitati", sottolinea il sindacato in una nota.

"Avevamo ragione - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief -, il concorso è nato sotto una cattiva stella e fa acqua da tutte le parti".

"La prossima sfida del sindacato - continua Pacifico – riguarda adesso la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che svolgeranno le preselezioni tra il 17 e il 18 dicembre, mentre per l'Anief ne sarebbero bastati 30 su 50 visto che il legislatore ha fissato a 6 su 10 il punteggio minimo per accedere allo step successivo".

Fonte: Italpress

 

L'Anief l'ha scritto grande e grosso sul suo sito: ci sono otto buoni motivi per fare ricorso contro il concorsone della scuola che prenderà il via il 17 dicembre. Il Tar finora gli ha dato ragione su due motivi, il secondo si è appena saputo ed è il divieto previsto dal ministero di partecipare per i docenti abilitati anche se di ruolo nella scuola.

Si veniva, insomma, a creare secondo il ricorso dell'Anief una situazione di evidente discriminazione: tutti i dipendenti pubblici possono partecipare tranne chi è un docente già abilitato. E il Tar Lazio ha dato ragione ai legali Ganci e Miceli dell'Anief che in un ricorso patrocinato dall'associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore aveva fatto ricorso contro il procedimento di esclusione dopo aver inviato una domanda cartacea a causa della procedura telematica predisposta dall'amministrazione.

"E' la seconda vittoria dopo l'ammissione dei laureati negli ultimi dieci anni che il ministero aveva escluso. Il concorso e' nato sotto una cattiva stella e fa acqua da tutte le parti", commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

La prossima sfida riguarda la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che si siederanno tra il 17 e il 18 dicembre, da 30 a 34 per il sindacato Anief che ricorda come il legislatore abbia fissato in punti 6 su 10 il punteggio minimo per accedere alla fase successiva.

Fonte: La Stampa

 

In attesa dell’approvazione del regolamento per il rinnovo delle Rsu nelle scuole dimensionate, l’Aran fornisce i dati della tornata elettorale dello scorso marzo e degli iscritti: l’organizzazione di Pantaleo fa il pieno di consensi alle urne, ma quella di Scrima comanda saldamente per numero di deleghe. Stesso esito per Snals e Uil. E tra le organizzazioni minori: l’Anief prende meno voti, ma vanta più iscritti dell’Unicobas. Riprendono intanto le "scaramucce".

A meno di un anno dall’ultima tornata di elezioni delle rappresentanze dei lavoratori della scuola, nelle prossime settimane una bella fetta degli istituti pubblici (quelle dimensionate) sarà chiamata ad un altro rinnovo delle Rsu. L’ipotesi di accordo su cui Aran e sindacati hanno lavorato e definito una bozza definitiva, come già comunicato su questo sito internet, sta ora seguendo l’iter di verifiche e pareri da parte della Funzione Pubblica e del Mef (poi sarà la volta della Corte dei Conti).

“Tale Ipotesi – ha commentato l’Aran - consente di adeguare la normativa vigente alla particolare situazione determinatasi nel settore della Scuola a seguito dei processi di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, nell’ottica di rispettare il principio dell’unicità della RSU e, al tempo stesso, garantire la stabilità della stessa”.

In attesa del ritorno alle urne d’istituto da parte di decine di migliaia di lavoratori della scuola, l’Aran ha reso pubblici i conteggi riguardanti l’esito delle elezioni svolte nella prima decade di marzo 2012. E, per la prima volta contemporaneamente, ha anche reso noto il numero di deleghe, che rappresentano le iscrizioni dei lavoratori agli stessi sindacati.

Il quadro che ne è uscito fuori va a costituire quello che sempre l’Aran definisce “l’accertamento della rappresentatività sindacale per il triennio 2013-2015”. Andando ad esaminare il comparto Scuola, diciamo subito che gli equilibri rimangono sostanzialmente immutati. La Flc-Cgil, come già rilevato, primeggia per numero di voti: oltre 257mila lavoratori l’hanno indicata come l’organizzazione più indicata a cui affidare la difesa dei propri diritti professionali all’interno dell’istituto dove operano. Segue la Cisl Scuola, con circa 191mila preferenze.

Un po’ curiosamente, il sindacato di Francesco Scrima, però, si rifà ampiamente quando si vanno ad esaminare le deleghe: se la Flc-Cgil si ferma a 128mila tessere, la Cisl Scuola tiene saldamente il comando di questo versante con oltre 154mila sostenitori.

Lo stesso genere di alternanza si registra anche per altri due sindacati più rappresentativi. Se, infatti, la Uil Scuola è riuscita a superare lo Snals-Confsal per numero di votanti Rsu (119mila contro 115mila), anche in questo caso la quantità di deleghe è invertita: l’organizzazione guidata da Marco Paoli Nigi sfiora, infatti, i 100mila iscritti (99.405), mentre quella con a capo Massimo Di Menna si ferma a poco più di 72mila.

Il quinto e ultimo sindacato che si siede al tavolo delle trattative con il Miur rimane la Gilda degli Insegnanti, che in occasione del rinnovo delle Rsu del 5, 6 e 7 marzo scorsi ha riscosso quasi 50mila voti. La stessa quantità che viene registrata per le deleghe.

Il fenomeno delle deleghe non proporzionali alle preferenze uscite dall’urna si registra anche tra le organizzazioni minori. I Cobas, ad esempio, con 15.664 voti si confermano (pur perdendo terreno) la prima rappresentanza di lavoratori che non manda i proprio sindacalisti a trattare con il Miur. Ma se poi si va a vedere il numero di iscrizioni al sindacato, si scopre che la sesta posizione è ad appannaggio dell’Anief: l’organizzazione gestita da Marcello Pacifico, infatti, evidentemente grazie alle vertenze vinte nei tribunali, a soli quattro anni dalla nascita si ritrova già 8.623 iscritti (a fronte di quasi 10mila voti Rsu). Mentre i Cobas si devono accontentare di 6.533 deleghe.

Stesso discorso per Cisal Scuola e Unicobas Scuola: il sindacato di d’Errico ha incassato, sempre in occasione del rinnovo delle rappresentanze d’inizio marzo, 4.168 voti; il numero di deleghe, però, non raggiunge le 2mila unità. Mentre la Cisal ha sì preso appena 2.616 voti, ma le tessere sono di più (3.899).

Tra le reazioni dei diretti interessati che si sono susseguite in questi ultimi giorni, c’è quella particolarmente positiva espressa dal segretario generale della Uil Scuola: “I numeri parlano chiaro – commenta il sindacalista - l’azione sindacale non solo non è in crisi ma le persone scelgono il modello di sindacato che sentono più vicino. Tra il 2007 e il 2011 per numero di nuovi iscritti, la Uil Scuola risulta al primo posto passando da 65.165 a 72.127 con + 6.962. Con consensi sempre crescenti stiamo affrontando con determinazione e chiarezza l’attuale complessa fase che richiede un forte impegno per la qualità della scuola pubblica”.

Ad essere entusiasta è anche Marcello Pacifico (Anief), secondo cui i dati riportati dall’Aran rappresentano un segnale “importante se si pensa che finalmente, dopo venti anni, nella scuola si comincia a percepire un'alternativa ai sindacati tradizionali di potere o di base. La scelta di non connotare ideologicamente il nuovo sindacato, ma di orientarlo alla tutela dei diritti attraverso il sapiente ricorso alla magistratura, - conclude Pacifico - oggi risulta non soltanto apprezzata dai colleghi ma vincente in un momento in cui la contrattazione è bloccata”.

Decisamente polemico, con riferimenti impliciti agli altri sindacati, è il commento della Flc-Cgil: “ la sindacalizzazione fra i lavoratori della conoscenza – scrive l’organizzazione guidata da Mimmo Pantaleo - è cresciuta ma non per tutti. Perdono iscritti, e anche sensibilmente, quelle organizzazioni che per questo vantavano il primato”. La Flc-Cgil sostiene poi che gli ultimi accadimenti faranno pendere ancora più la bilancia a proprio favore: “la recente vicenda dello sciopero e della manifestazione del 24, prima proclamati e poi sospesi o revocati per il solo fatto di essere stati ammessi a sedere al tavolo con tre ministri e un sottosegretario, - scrive sempre l’organizzazione di via Leopoldo Serra - ha suscitato la reazione di migliaia di lavoratori che sono scesi in piazza con la Flc Cgil, che ci hanno mandato messaggi di sostegno e solidarietà, che hanno deciso di lasciare tessere ormai senza valore”.

Di avviso opposto la Cisl Scuola, che non manca l’occasione di rispondere per le rime. “Sono ancora una volta i numeri, alla fine, a restituire il giusto senso delle proporzioni, facendo giustizia delle parole in libertà con cui, approfittando della generosa ospitalità di una rivista on line, qualcuno si è autonominato vincitore delle elezioni, con arditezze di calcolo e di ragionamento che lasciano strabiliati. Non avremmo altro da aggiungere, perché le tabelle diffuse dall’Aran parlano da sole. La Cisl Scuola conferma un saldo primato nel numero degli iscritti, incrementando sia pur di poco la percentuale di consensi elettorali, in una tornata di rinnovo delle Rsu – conclude il sindacato di Scrima - nella quale erano in tanti ad attendersi (e ad augurarsi) un suo tracollo”.

Insomma, altro che tregua per combattere assieme il tentativo del Governo di imporre le 24 ore settimanali d’insegnamento e blocco degli scatti automatici in busta paga: la nuova stagione elettorale per il rinnovo di migliaia di Rsu nelle scuole dimensionate è già entrata nel vivo.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Nella scuola nessun corporativismo, ma una richiesta all’unisono: cambiare il modo di gestire la res publica.

Invece di inviare accuse irreali alla scuola, il Governo dei tecnici potrebbe lasciare un segno indelebile destinandogli i soldi delle accise sui carburanti o delle tasse turistiche. Ed in generale, rilanciando l’enorme patrimonio culturale dell’Italia. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, non può continuare a dichiarare pubblicamente che la scuola è protetta dal corporativismo e che è pronto ad “ascoltare le istanze del mondo della scuola a patto che siano fatte in maniera costruttiva e senza strumentalizzazioni”.

L’Anief risponde a Monti dicendo che nella scuola non esiste alcun corporativismo, ma una sola voce che chiede un profondo cambiamento nel modo di gestire la res publica, la cosa pubblica. Secondo il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, l’attuale capo del Governo “non dovrebbe dimenticare che è stato un docente anche lui. E anche per questo, l'essere considerato un esperto, è stato chiamato alla guida del Paese. Il problema è che le riforme da lui proposte hanno avuto il solo merito di essere state approvate con maggiore celerità dal Parlamento, senza alcun compromesso, e tuttavia rimangono ancorate alla vecchia filosofia dei tagli lineari e alla pericolosa deriva autoritaria della compressione di diritti inalienabili. Creati dalle democrazie moderne per tutelare il lavoro, la famiglia e la felicità esistenziale”.

Il sindacato non può rimanere inerme di fronte a questa cronica mancanza di sensibilità. Che da diversi anni sta sfiorando l’autolesionismo: come si può definire, del resto, l’azione degli ultimi Governi, che pur cambiando “pelle” continuano a voler risanare l'amministrazione vendendo i suoi servizi e i suoi preziosi beni immateriali? E soprattutto a licenziare i suoi professionisti dell’insegnamento?

“Monti dovrebbe sapere – continua Pacifico - che da Platone in poi ai maestri è stato sempre affidato il compito del cambiamento e del buon governo attraverso l'esercizio della giustizia, che non può che essere in primo luogo sociale. Se veramente tenesse alle sorti dell’Italia, il presidente del Consiglio dovrebbe fare di tutto per aumentare almeno di un punto percentuale di Pil l'investimento sul settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca”.

Non è vero che è impossibile raggiungere questo obiettivo prioritario, che allineerebbe l’Italia ai Paesi più avanzati dell’Ue e agli Stati Uniti: per il presidente Pacifico, “basterebbe prelevare i soldi dalle accise sui carburanti o dalle tasse turistiche. E più in generale, adottare un serio piano di riconversione della produzione economica-industriale intorno all’enorme patrimonio culturale dell’Italia. Che va valorizzato e non svenduto”.

Anief è convinta che “il prestigio goduto dal presidente Monti in Europa non può essere speso esclusivamente per tutelare interessi economici consolidati. Ma deve poter esser utile al cambiamento, verso un umanesimo che il mondo ci invidia e che ci ha riconosciuto nel recente nobel per la pace. Non vi è pace senza giustizia, e non vi è una società giusta senza cultura”, conclude Pacifico.

Fonte: AgenParl

 

"Il presidente del Consiglio, Mario Monti, non può continuare a dichiarare pubblicamente che la scuola è protetta dal corporativismo e che è pronto ad 'ascoltare le istanze del mondo della scuola a patto che siano fatte in maniera costruttiva e senza strumentalizzazioni'. L'Anief risponde a Monti dicendo che nella scuola non esiste alcun corporativismo, ma una sola voce che chiede un profondo cambiamento nel modo di gestire la res publica, la cosa pubblica". È quanto si legge in una nota del sindacato.

Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, l'attuale capo del Governo "non dovrebbe dimenticare che è stato un docente anche lui. E anche per questo, l'essere considerato un esperto, è stato chiamato alla guida del Paese. Il problema è che le riforme da lui proposte hanno avuto il solo merito di essere state approvate con maggiore celerità dal Parlamento, senza alcun compromesso, e tuttavia, rimangono ancorate alla vecchia filosofia dei tagli lineari e alla pericolosa deriva autoritaria della compressione di diritti inalienabili. Creati dalle democrazie moderne per tutelare il lavoro, la famiglia e la felicità esistenziale".

"Il sindacato non può rimanere inerme a questa cronica mancanza di sensibilità - prosegue l'Anief -. Che da diversi anni sta sfiorando l'autolesionismo: come si può definire, del resto, l'azione degli ultimi Governi, che pur cambiando 'pelle' continuano a voler risanare l'amministrazione vendendo i suoi servizi e i suoi preziosi beni immateriali? E soprattutto a licenziare i suoi professionisti dell'insegnamento?".

"Monti dovrebbe sapere - continua Pacifico - che da Platone in poi ai maestri è stato sempre affidato il compito del cambiamento e del buon governo attraverso l'esercizio della giustizia, che non può che essere in primo luogo sociale. Se veramente tenesse alle sorti dell'Italia, il presidente del Consiglio dovrebbe fare di tutto per aumentare almeno di un punto percentuale di Pil l'investimento sul settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca".

"Non è vero che e' impossibile raggiungere questo obiettivo prioritario, che allineerebbe l'Italia ai Paesi più avanzati dell'Ue e agli Stati Uniti - per il presidente Pacifico - basterebbe prelevare i soldi dalle accise sui carburanti o dalle tasse turistiche. E più in generale, adottare un serio piano di riconversione della produzione economica-industriale intorno all'enorme patrimonio culturale dell'Italia. Che va valorizzato e non svenduto".

Anief è convinta che "il prestigio goduto dal presidente Monti in Europa non può essere speso esclusivamente per tutelare interessi economici consolidati. Ma deve poter esser utile al cambiamento, verso un umanesimo che il mondo ci invidia e che ci ha riconosciuto nel recente nobel per la pace. Non vi è pace senza giustizia, e non vi è una società giusta senza cultura", conclude Pacifico.

Fonte: Italpress

 

Mentre il presidente brasiliano, Dilma Rousseffche, destina al sistema d’istruzione, con il record di abbandoni precoci, “il 100% delle royalties dei nuovi contratti”, nel nostro Paese siamo fermi alle proposte. Come quella di Carlo De Benedetti di un paio di giorni fa: i soldi delle armi e missioni di pace investiamoli per sviluppare le “teste” dei cittadini. Pacifico (Anief-Confedir): finalmente un segnale contro la politica miope dei tagli. Ma il Governo che dice?

È possibile che l’Italia debba prendere lezioni sul rilancio dell’istruzione pubblica anche da Paesi del Sud America, dove il livello culturale medio e il numero di bambini che vanno a scuola non è nemmeno paragonabile a quello della nostra Penisola? Eppure è possibile.

Basta andare a leggere i lanci delle agenzie di stampa del 1° dicembre per averne la riprova. Il protagonista è il presidente del Brasile, Dilma Rousseffche, che ha comunicato l’approvazione di un decreto di cui si parlerà a lungo: i proventi delle nuove concessioni petrolifere del Brasile andranno tutti a finanziare la scuola.

Non ci sono trucchi o inganni: il decreto, approvato da Dilma, riporta proprio che "il 100% delle royalties dei nuovi contratti" sarà devoluto al sostegno dell'istruzione.

Per capire la portata del provvedimento basta andare a leggere le cronache dei quotidiani. Nel 2011, ha scritto El Pais, le entrate garantite dalle concessioni petrolifere sono stati pari a 13.000 milioni di real (circa 4.600 milioni di euro), che potrebbero aumentare a fronte del via libera concesso dal governo per l'esplorazione di nuovi giacimenti. Il ministro dell'Istruzione, Aloizio Mercandante, ha sottolineato il valore storico della decisione del governo: "non c'è futuro migliore per il paese – ha detto il responsabile dell’istruzione brasiliana - che investire nell'istruzione".

Per il ministro, "solo l'istruzione renderà il Brasile un Paese veramente sviluppato, dal momento che l'istruzione è il fondamento di ogni futuro sviluppo economico". Nonostante la sua forza economica, infatti, il Brasile continua a rimanere nel fanalino di coda per la qualità dell'istruzione: il 40% degli studenti che iniziano gli studi superiori, li abbandona prima di completarli.

Il Parlamento brasiliano aveva approvato il 6 novembre scorso questo progetto di legge piuttosto controverso, perchè prevede un'equa distribuzione dei proventi tra tutti i 27 Stati del Paese, produttori o meno di petrolio. La norma aveva quindi ottenuto il via libera del Senato e non rimaneva che la decisione del Presidente. La legge porta dal 30 al 20 per cento le royalties per il governo federale e dal 26 al 20 per cento quelle per gli Stati produttori; gli Stati non produttori le vedranno invece aumentare dal 7 al 21 per cento entro il 2013 e fino al 27% nel 2020.

Fin qui la cronaca di quello che è stato deciso in Brasile. E in Italia cosa si fa? Il copione è sempre lo stesso: nella migliore delle ipotesi si mantiene l’assetto originario. Spesso, però sempre più spesso, la tendenza è quella di tagliare. Dal numero degli insegnanti alla quantità dei fondi destinati agli istituti, dalla quantità delle classi a quella delle sedi dove si fa lezione.

È di pochi giorni fa la proposta di Carlo De Benedetti di convogliare sull’istruzione le copiose spese che il Paese sostiene per gli apparati militari e le missioni di pace: per il famoso industriale, conosciuto in tutto il mondo, una nazione che intende migliorarsi ha deve puntare sulla “testa” dei suoi cittadini. “Se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro”, ha spiegato De Benedetti.

Le sue parole, tuttavia, non sembrano aver mosso troppe coscienze. Quando si parla di scuola, purtroppo, funziona così: è come se si parlasse di un tema astratto.

Qualche reazione, comunque, c’è stata. Come quella di Marcello Pacifico, che parlando a nome di Anief e Confedir ha giudicato la proposta convincente. Se non altro perchè ha “il merito di aprire il dibattito nell'opinione pubblica sulla necessità di trovare a tutti i costi una fonte da cui attingere risorse per rilanciare l'istruzione e la ricerca nel nostro Paese”.

“L’auspicio di Carlo De Benedetti – ha continuato Pacifico - rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale”.

“Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l’istruzione non si toccano, anzi si incrementano. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell’alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d’insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un’idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre – ha concluso amaramente il sindacalista Anief-Confedir - all'istruzione dei nostri giovani”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L'industriale Carlo De Benedetti è intervenuto sui tagli alla scuola in un dibattito organizzato da MicroMega sui temi di attualità, in maniera piuttosto esplicita e diretta. Anief e Confedir trovano convincente la proposta di Carlo De Benedetti di dirottare sulla scuola i tanti soldi che lo Stato italiano spende per le spese militari e per le missioni di pace,

"So di dire una bestemmia ma lo dico lo stesso - ha affermato De Benedetti - in un Paese come il nostro invece che spendere soldi per attività militari e in missioni all'estero che non ci possiamo permettere, come quella in Afghanistan, se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro. Qual è in questo contesto l'elemento di competitività è il sapere. Non i soldi ma la testa. E su questo bisogna investire".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, “l’auspicio di Carlo De Benedetti rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale”.

“Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l’istruzione non si toccano, anzi si incrementano. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell’alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d’insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un’idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre all'istruzione dei nostri giovani”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Anief e Confedir trovano convincente la proposta di Carlo De Benedetti di dirottare sulla scuola i tanti soldi che lo Stato italiano spende per le spese militari e per le missioni di pace, ad iniziare da quella in corso in Afghanistan: l'idea dell'imprenditore, secondo cui "se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro", "ha il merito di aprire il dibattito nell'opinione pubblica sulla necessità di trovare a tutti i costi una fonte da cui attingere risorse per rilanciare l'istruzione e la ricerca nel nostro Paese", sottolinea l'Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, "l'auspicio di Carlo De Benedetti rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale".

"Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l'istruzione non si toccano, anzi si incrementano - aggiunge -. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell'alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d'insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un'idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre all'istruzione dei nostri giovani".

Fonte: Italpress

 

“I precari della scuola pubblica italiana sono diventati 136.000: un record, segnalato anche dalla Ragioneria Generale dello Stato che nelle ultime ore ha reso pubblico il dato, da cui emerge che i supplenti annuali delle nostre scuole rappresentano ormai oltre la metà della quota totale di lavoratori non di ruolo che opera oggi nel pubblico impiego". Lo afferma in una nota l'Anief, che prosegue: "Ora però apprendiamo con stupore che il Governo italiano anziché prendersi le proprie responsabilità, decidendo quando e dove assumere docenti e personale Ata, adottando finalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE, decide incredibilmente di fare pressioni sul Parlamento per inserire un emendamento al disegno di legge di Stabilità che li danneggia: a causa di mere esigenze economiche, i precari della scuola sarebbero infatti esclusi dalla proroga dei contratti dei precari nella pubblica amministrazione".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, quanto sta accadendo è privo di ragioni obiettive: "a questo punto - osserva il sindacalista - o si fa un passo indietro e si dichiara conclusa la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego o si assisterà all'invio da parte dei lavoratori di migliaia di denunce alla Commissione europea, con relative richieste di apertura di procedura d'infrazione. Con lo Stato che, a seguito di sicure condanne milionarie, dovrà obbligatoriamente rivedere le sue spese. E assegnare, perché costretto, le sue risorse alla stabilizzazione del personale deputato al normale funzionamento della macchina amministrativa piuttosto che ai costi della politica".

"Forte delusione arriva anche per il comportamento degli altri sindacati presenti all'incontro di ieri al Ministero della Funzione Pubblica - prosegue la nota -: durante un incontro con le parti sociali sul precariato, soltanto la Confedir, attraverso la propria delegata Chiara Cozzetto, ha denunciato la violazione della direttiva comunitaria che impone agli Stati che fanno parte dell'UE di assumere, al pari dei datori di lavoro privati, tutti i dipendenti che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio negli ultimi cinque anni".

Cozzetto ha ricordato che "proprio in questi giorni Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir alla scuola, si è recato a Bruxelles e a Strasburgo per rendere coscienti i rappresentanti dell'Unione Europea delle disattenzioni del Governo italiano su questo punto imprescindibile. E per chiedere giustizia. E mentre la Cisl e la Cgil hanno rivendicato l'emanazione del decreto sul personale inidoneo, al fine di sbloccare le assunzioni autorizzate di 5 mila non docenti, il tavolo sul precariato ha sconfessato gli stessi sindacati costretti a continuare a inseguire la protesta di chi grazie all'Anief dal 2010 chiede conto degli abusi subiti".

"Se vi sono, infatti, 40.000 posti disponibili per il personale Ata - commenta Pacifico - anche la richiesta di sblocco di 5.000 assunzioni appare riduttiva D'altronde, se dopo un anno il posto rimane vacante e disponibile è evidente che debba essere additato al normale funzionamento della scuola: altro che supplenze pluriennali, come auspicato dalla Uil. L'incontro alla Funzione Pubblica ha dunque dimostrato, ancora una volta, solo una cosa: il sindacato tradizionale è rimasto indietro e l'unica voce deve essere affidata ai tribunali della Repubblica".

Fonte: Italpress

 

"Fa acqua da tutte le parti l'esercitatore predisposto dal Ministero dell'Istruzione per permettere agli oltre 320 mila candidati al concorso a cattedra per diventare tra meno di un anno docenti della scuola pubblica italiana: il Miur deve immediatamente pubblicare le risposte esatte, altrimenti rischia di disorientare gli aspiranti docenti anziché permettergli di studiare i contenuti delle prove preliminari fissate per il 17 e 18 dicembre prossimi". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, a poche ore dalla decisione del ministero dell'Istruzione "di far esercitare i candidati al concorso senza fargli conoscere l'esito delle 3.500 domande predisposte dalle commissioni di esperti", sottolinea il sindacato.

"Il Miur abbia il coraggio di pubblicare le risposte esatte. Se non lo fa, discrimina i partecipanti, i quali già hanno avuto inspiegabilmente dieci giorni in meno, rispetto ai concorsi pubblici passati, per prepararsi attraverso la lettura di tutti i quesiti", prosegue l'Anief, che si fa portavoce dei candidati, facendo un appello pubblico al Miur "anche per dire che già dal primo giorno il sistema informatico predisposto per rendere pubblici i quesiti è andato in tilt: permangono infatti forti difficoltà a collegarsi, soprattutto per chi non ha la banda larga e diversi problemi nel portare a compimento le sessioni di prova".

"Ma soprattutto c'e' l'amara sorpresa, qualora non si risponda correttamente alle 35 risposte, di non conoscere quelle a cui non si è risposto in modo positivo", sottolinea l'Anief. "Allora a cosa serve esercitarsi?", si chiede Pacifico. "Il sistema sembra quasi tarato per evitare contestazioni immediate contro la formulazione di domande sbagliate. Se così fosse - continua - saremmo di fronte ad un grave errore, perché per evitare di affrontare i problemi si cercherebbe di aggirarli con un sistema informatico cervellotico e inefficace".

"Ad essere danneggiati sono tutti i candidati che non sono in possesso di computer e reti di collegamento all'avanguardia. Limitando, inevitabilmente, le loro opportunità. Il Miur non può fare altro che pubblicare, da subito, tutte le risposte esatte. In caso contrario si renderebbe artefice di una clamorosa discriminazione dei partecipanti al concorso. E poi – conclude Pacifico - non ci si lamenti dei ricorsi...".

Fonte: Italpress

 

"Il concorso per 11 mila nuovi docenti parte con il piede sbagliato: fa acqua da tutte le parti l'esercitatore predisposto dal Miur per permettere agli oltre 320 mila candidati di esercitarsi con i 3.500 quesiti. Il Miur deve immediatamente pubblicare le risposte esatte, altrimenti rischia di disorientare gli aspiranti docenti anziché permettergli di studiare i contenuti delle prove preliminari fissate per il 17 e 18 dicembre prossimi". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, a poche ore dalla decisione del Ministero dell'Istruzione di far esercitare i candidati al concorso senza fargli conoscere l'esito delle domande.

Pacifico spiega che al sindacato sono pervenute "tantissime denunce e proteste per una scelta di cui non si comprendono i motivi: il Miur - dice - abbia il coraggio di pubblicare le risposte esatte. Se non lo fa, discrimina i partecipanti, i quali già hanno avuto inspiegabilmente dieci giorni in meno, rispetto ai concorsi pubblici passati, per prepararsi attraverso la lettura di tutti i quesiti.

Fonte: TMNews

 

"La scuola italiana merita rispetto. E non superficialità e pressappochismo. Soprattutto quando ad esprimerli è il primo ministro del Governo. Per questo le parole pronunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Mario Monti, nel corso della trasmissione televisiva 'Che tempo che fa', su RaiTre, rappresentano un grave attacco alla dignità professionale di un milione di docenti italiani che quotidianamente formano i nostri giovani".

Così in una nota Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola, che sottolinea che incrementare l'orario di lezione settimanale dei docenti di 6 ore, non di 2 come ha detto Monti, "non avrebbe significato più didattica e cultura, ma solo un carico di lavoro impossibile da realizzare per dei professionisti della formazione che già svolgono un'attività incessante di lavoro quotidiano".

"Con quelle affermazioni sull'orario aggiuntivo - sostiene Pacifico - il presidente Monti ha prima di tutto sconfessato il suo ruolo istituzionale; in secondo luogo, dovrebbe poi sapere che in qualità di datore di lavoro non può arrogarsi il diritto di cambiare unilateralmente le regole, superando il contratto attraverso la decretazione d'urgenza. Operando in questo modo, l'opposizione se la cerca in piazza e nei tribunali".

L'Anief ritiene, inoltre, che la categoria dei docenti non può in alcun modo essere associata al corporativismo. Altrimenti non si ritroverebbe con gli stipendi più bassi d'Europa e i continui tagli al personale. "Nel merito - continua Pacifico - davvero infondato appare il riferimento a un corporativismo che non c'è: i docenti italiani lavorano le stesse ore di quelli in media negli altri 37 Paesi Ocde nella scuola primaria, 2 ore in meno a settimana nella scuola media e 1 ora in meno nella scuola superiori. Ma prendono a fine carriera 7.000 euro in meno".

"Se il nostro primo ministro offre ai sindacati un adeguato aumento contrattuale - conclude l'Anief - allora la base può anche mettersi a discutere. Ma di fronte ad aumenti di lavoro senza incrementi di stipendio, motivati solo dall'esigenza di tagliare altri 10.000 posti ai precari, dopo i 200.000 cancellati negli ultimi sei anni, allora diciamo no. E senza neanche dire grazie".

Fonte: TMNews

 

"La scuola italiana merita rispetto. E non superficialità e pressappochismo. Soprattutto quando ad esprimerli è il primo ministro del Governo. Per questo le parole pronunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Mario Monti, nel corso della trasmissione televisiva 'Che tempo che fà, su RaiTre, rappresentano un grave attacco alla dignità professionale di un milione di docenti italiani che quotidianamente formano i nostri giovani: incrementare il loro orario di lezione settimanale di 6 ore, non di 2 come ha detto Monti, non 'avrebbe significato più didattica e culturà, ma solo un carico di lavoro impossibile da realizzare per dei professionisti della formazione che già svolgono un'attività incessante di lavoro quotidiano". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Con quelle affermazioni sull'orario aggiuntivo – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - il presidente Monti ha prima di tutto sconfessato il suo ruolo istituzionale; in secondo luogo, dovrebbe poi sapere che in qualità di datore di lavoro non può arrogarsi il diritto di cambiare unilateralmente le regole, superando il contratto attraverso la decretazione d'urgenza. Operando in questo modo, l'opposizione se la cerca in piazza e nei tribunali".

L'Anief ritiene, inoltre, che "la categoria dei docenti non può in alcun modo essere associata al corporativismo. Altrimenti non si ritroverebbe con gli stipendi più bassi d'Europa e i continui tagli al personale".

"Nel merito - continua Pacifico - davvero infondato appare il riferimento a un corporativismo che non c'è: i docenti italiani lavorano le stesse ore di quelli in media negli altri 37 Paesi Ocde nella scuola primaria, 2 ore in meno a settimana nella scuola media e 1 ora in meno nella scuola superiori. Ma prendono a fine carriera 7.000 euro in meno".

"Alla luce di tutto questo, come si fa a chiedere di aumentargli sensibilmente l'orario di lavoro senza mettere sul tavolo un euro? Il buon senso indica che il minimo che potevano fare gli insegnanti è protestare", sottolinea l'Anief. "Se il nostro primo ministro offre ai sindacati un adeguato aumento contrattuale, allora la base può anche mettersi a discutere. Ma di fronte ad aumenti di lavoro senza incrementi di stipendio, motivati solo dall'esigenza di tagliare altri 10.000 posti ai precari, dopo i 200.000 cancellati negli ultimi sei anni, allora diciamo no. E senza neanche dire grazie", conclude Pacifico.

Fonte: Italpress

 

Partendo dal presupposto che la "spending review" vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute, alcuni dirigenti nel corso del ponte di Ognissanti hanno deciso di collocare in ferie d'ufficio docenti e personale Ata con supplenze brevi o fino ad "avente diritto". In alcuni casi, i docenti "temporanei" posti in ferie nel giorno libero!

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"L'atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia. Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Chi conosce la legislazione - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale. Quello che sta accadendo ha dell'incredibile, perché in cambio del pagamento di un'una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica".

Il presidente del sindacato non ha dubbi: "Impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo – conclude Pacifico - , come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosidacalisti".

Fonte: Italpress

 

Dice l’Anief: “Chi conosce la legislazione sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/ 2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale”.

“Quello che sta accadendo ha dell’incredibile”, continua Anief, “perché in cambio del pagamento di un’una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica”.

Per Anief infatti, l’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda, dice Anief, sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese.

Ma Anief dice qualcosa di più: “impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosindacalisti”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Ieri la notizia, anticipata dalla nostra redazione la sera prima, dello stop alla sciopero del 24. Un fermo che ha diviso i sindacati su diverse posizione. CISL, UIL, SNALS, GILDA esultano per l'accordo sugli scatti stipendiali raggiunto col Governo. FLCGIL prosegue nella sua azione di protesta. Intervengono GILDA Venezia e Ministro per rassicurare sui fondi alle scuole che saranno tagliati per pagare gli scatti.

Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda hanno divulgato un comunicato congiunto al fine di dichiarare la propria soddisfazione per la decisione del Governo di inviare l’atto di indirizzo all’Aran e per revocare lo sciopero proclamato per il 24 novembre. In particolare la CISL ha voluto sottolineare che la revoca dello sciopero è da interpretarsi come un gesto di serietà e non di debolezza.

Di diverso avviso la FLCGIL. L'accordo sugli scatti avverrà tagliando ulteriormente il fondo di istituto. Da quale capitolo di spesa? "L'onere del pagamento si scarica sui lavoratori che dovranno rinunciare a una parte del salario accessorio, quello finalizzato al miglioramento dell'offerta formativa cioè il valore aggiunto alla didattica", dicono dal sindacato. Insomma, gli scatti se li pagheranno gli stessi lavoratori della scuola. "In due anni quindi le risorse disponibili per il miglioramento dell'offerta formativa si ridurranno a meno di un terzo di quelle attuali".

"Definiremo - rispondono dalla UIL - nella trattativa la quota di risorse utilizzabili senza che ciò possa incidere negativamente sulla qualità dell’insegnamento e sul funzionamento delle scuole, utilizzando al meglio le risorse del fondo e dell’accessorio."

Da parte sua la Gilda Venezia ci ha inviato un comunicato con il quale anticipa da quali fondi saranno reperiti i soldi.
Ad essere interessato è il solito MOF ("Miglioramento dell'Offerta Formativa" nei quali rientrano il Fondo di Istituto e le Funzioni strumentali docenti e I.S. ata), già intaccato per reperire i fondi per evitare l'aumento delle ore lavorative da 18 a 24.
Si tratta di un fondo che viene ancora calcolato in base all'organico precedente ai tagli della Gelmini. Quindi, dicono dalla Gilda, ci sono avanzi non spesi, pari a 300 milioni di euro.
Le somme previste per il pagamento degli scatti 2011 sono 384 milioni. Il Governo ha trovato risorse per 186 milioni di euro (provenienti da risparmi e/o arrotondamenti del bilancio del MIUR come per le supplenze). I 198 milioni di differenza saranno coperti dalle risorse aggiuntive del MOF.

Un taglio al MOF, che secondo la CISL scuola Lazio, garantirà comunque i fondi per:

  • ex IDEI, 163 milioni (corsi di recupero e sportelli)

  • pagamento ore eccedenti, 29,35 milioni

  • pratica sportiva, 60 milioni

Altra steccata alla FLCGIL la dà il Ministro, che sul reperimento dei fondi, afferma: "verranno identificate all'Aran e chi è al tavolo avrà tutti gli elementi per fare una valutazione oggettiva". Riferendosi al fatto che la FLCGIL non siede al tavolo della contrattazione.

In campo, comunque, restano altre questioni, dice Domenico Panteleo, segretario FLCGIL: più investimenti, diritto allo studio, infrastrutture, organici, precarietà.

Oltre alla FLCGIL, anche i COBAS confermano lo sciopero. "La revoca dello sciopero del 24 da parte di Cisl, Uil, Snals e Gilda - scrivono in un comunicato - dimostra che questi sindacati non avevano mai pensato sul serio di condurre una lotta contro la politica scolastica del governo, cercando semplicemente, con la simulazione dello sciopero, di cavalcare la forte protesta di studenti e lavoratori/trici della scuola di queste settimane".

Anche Antonio Di Pietro, con Italia Dei Valori, sarà in piazza con docenti e studenti. Il partito,afferma Di Pietro "aderisce alla giornata di mobilitazione in difesa della scuola pubblica di sabato 24 novembre. Ormai da anni l'IdV si sta battendo per respingere il pesantissimo attacco frontale sferrato contro la scuola pubblica, sia dal precedente che dall'attuale Governo. Un attacco che ha portato, a partire dalla finanziaria estiva del 2008, al taglio di circa 9 miliardi di euro e alla cancellazione di circa 150mila posti di lavoro, o forse anche di piu', se calcoliamo gli effetti del blocco del turnover imposto dalle ultime manovre e l'aumento dell'eta' pensionabile della riforma Fornero''.

Per l'ANIEF l’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

I precari, con il Coordinamento delle scuole Di Roma, in una conferenza stampa lampo, confermano la loro adesione alla sciopero del 24. "Il modo migliore per stare in piazza - ha affermato Francesco - è quello unitario." Il video

L’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese. “

Chi conosce la legislazione - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/ 2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale. Quello che sta accadendo ha dell’incredibile, perché in cambio del pagamento di un’una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica”.

Il presidente del giovane sindacato non ha dubbi: “impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo – conclude Pacifico - come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosindacalisti”.

Fonte: AgenParl

 

Mai come oggi i sindacati appaiono divisi anche se fino a pochissimi giorni fa c'era già chi parlava di ritrovata unità. Una rassegna (quasi) completa delle prese di posizione.

Una rassegna completa delle prese d posizione sull’avvio della trattativa per il riconoscimento degli scatti di stipendio è quasi impossibile perché gli interventi che si sono susseguiti nella giornata del 22 novembre sono stati davvero tanti e il rischio di dimenticarne qualcuno è molto alto. 

I primi a commentare la situazione sono stati Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda che hanno subito diramato un comunicato congiunto per dichiararsi soddisfatti della decisione del Governo di inviare l’atto di indirizzo all’Aran e per revocare lo sciopero proclamato per il 24 novembre. 

Cisl-Scuola sottolinea anche che la scelta di revocare lo sciopero è una scelta di serietà e non di debolezza. 
Soddisfazione viene espressa anche dalla UilScuola che ricorda anche l’accordo sottoscritto con il Governo in materia di assunzioni.

Lo Snals sottolinea che risolto il problema degli scatti ci sono ancora altre questioni da affrontare. 

Di segno opposto il commento di Flc-Cgil che fornisce dati un po’ diversi rispetto agli altri sindacati e ricorda che, attingendo al fondo di istituto anche per gli scatti del 2012, si finirà per azzerare il fondo nel giro di poco tempo, uccidendo l’autonomia scolastica e diminuendo nettamente l’offerta formativa. 

Ed è ovvio che per la Flc lo sciopero (con manifestazioni annesse) è confermato. 

Anche i Cobas di Bernocchi sono sulla stessa linea e accusano Cisl, Uil, Gilda e Snals di aver “fatto finta” di proclamare sciopero e di “non aver mai pensato sul serio di condurre una lotta contro la politica scolastica del governo”. 

Al Partito di Rifondazione Comunista piace la decisione di Pantaleo e di Bernocchi e annuncia che sarà presente a tutte le manifestazioni in programma.

Anche il Cidi (Centro iniziativa democartica insegnanti) conferma l'adesione allo sciopero. 

Durissimo il comunicato della CUB di Cosimo Scarinzi secondo cui quella proposta dal Governo “non è una soluzione, ma il gioco delle tre carte”. 
Infatti, aggiunge Scarinzi, “l'onere del pagamento si scarica sui lavoratori che dovranno rinunciare a una parte del salario accessorio; insomma gli scatti verranno pagati dagli stessi lavoratori che dovrebbero percepire lo scatto negli anni successivi e così in due anni le risorse disponibili per il fondo dell'istituzione scolastica si ridurranno a meno di un terzo di quelle attuali”. 

A proposito dello sciopero previsto per il 24 novembre Stefano d’Errico (Unicobas)parla di “sciopero farsa” e rivendica come unico vero e autentico sciopero quello del 14 novembre. D’Errico si interroga anche sulla strana alleanza Cobas – Flc visto che sul ddl sulla riforma degli organi collegiali le posizioni di Bernocchi e Pantaleo sono piuttosto divergenti. 

In tarda serata arriva anche il comunicato dell’Anief che mette in evidenza che il blocco degli scatti è stabilito da una legge (peraltro illegittima) che non può essere superato con un atto di indirizzo. 

E Pacifico, presidente dell’Anief, annuncia la propria linea: “Impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori”. 

Chi nei giorni scorsi aveva parlato di ritrovata unità sindacale dovrà ricredersi. 

Mai come in questo momento i sindacati appaiono divisi e poco propensi a trovare soluzioni condivise. 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Nell’incontro coi sindacati, il Ministro si limita a consegnare i numeri. Mancano quelli della scuola, di cui si parlerà nell’incontro del 28. Pessimisti Anief e Confedir: il Governo bleffa, discute sull'ipotesi di un accordo quadro ma a legislazione vigente. Pacifico vola così a Bruxelles per depositare le denunce sulle mancate assunzioni dopo 36 mesi di servizio.

La stabilizzazione dei precari “storici” della pubblica amministrazione rimane una soluzione di difficile compimento. Il Governo, attraverso il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, lo ha fatto capire nel corso del tavolo sul precariato, avviato alla presenza dei sindacati il 21 novembre.

Durante l’incontro il primo responsabile dell’amministrazione pubblica italiana si è limitato a consegnare ai rappresentanti delle organizzazioni presenti una fotografia della situazione esistente. Peraltro priva del personale non di ruolo degli enti locali, di varie amministrazioni centrali, ma soprattutto della scuola e della sanità. Due comparti, questi ultimi, dove il numero di precari è altissimo. I quasi seimila i precari della Pubblica Amministrazione indicati da Patroni Griffi – 3.259 a tempo determinato, 1.593 con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, 919 i rapporti derivanti da contratti di somministrazione di lavoro - sono quindi un’indicazione a dir poco sommaria.

Per il resto, non vi sarebbero novità particolari. Il Governo, infatti, non sembrerebbe affatto intenzionato a mettere sul tavolo dei fondi per assumere il personale precario. Se ne riparlerà, comunque mercoledì 28 novembre, quando i vertici del ministero della Funzione pubblica e i sindacati di categoria si incontreranno di nuovo. E nella riunione della prossima settimana si parlerà anche di scuola.

Le sensazioni negative sono state raccolte anche da Anief e Confedir. Secondo cui “il tavolo del Governo sui precari è un bluff”, perchè “si discute sull'ipotesi di un accordo quadro ma a legislazione vigente, che per scuola e sanità rappresenta una deroga alla direttiva comunitaria”.

Il riferimento è alla discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, a cui continua ad essere negata l’applicazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE, in base alla quale bisognerebbe assumere i precari dopo 36 mesi di servizio di servizio negli ultimi 5 anni. Certo, a complicare le cose per l’assunzione a titolo definitivo dei precari, di recente ci si è messa anche la Cassazione, con la sentenza n. 10127 del 20 giugno 2012.

Tuttavia la partita sembra ancora aperta. Soprattutto perché altre sentenze, in Italia ed Europa, continuano ad essere di tenore opposto. Il vero problema, almeno secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir alle alte professionalità e alla scuola, è allora un altro: riguarda il fatto che “il Governo – sostiene Pacifico - non ha alcuna intenzione di trovare una soluzione sul personale statale non di ruolo. Malgrado l’apparente disponibilità del ministro Patroni Griffi, non trapela alcuna volontà di eliminare la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d’infrazione”.

Il sindacalista Anief-Confedir, deluso per l’incontro con il Governo, ha annunciato quindi che il 22 novembre volerà a Bruxelles e Strasburgo, per depositare, nei tribunali di riferimento dell’Ue, la denuncia del sindacato italiano per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70. Pacifico annuncerà anche l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. Il sindacato offrirà gratuitamente ai precari il modello di denuncia da inviare in Europa, dove è bene ricordare che ogni procedura acclarata costa una condanna fino a 8 milioni di euro per lo Stato soccombente.

“Non è possibile – conclude Pacifico – che il personale pubblico considerato nell’immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Subito dopo l'incontro con il Ministro Patroni Griffi, in cui si è discusso di precarità, senza addivenire ad una soluzione per il personale della scuola assunto a tempo determinato per più di 36 mesi, l'Anief si appresta a depositare a Bruxelles la denuncia per la reiterata violazione dell'Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncia l'arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. Il sindacato mette dunque a disposizione un modello gratuito (utilizzabile anche da coloro che hanno già presentato ricorso, o lo hanno fatto con altro sindacato o legale privato).

Comunicato ANIEF - Si è svolto il 21 novembre con le parti sociali il tanto atteso tavolo sulla precarietà convocato dal ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, a cui è stata invitata anche la Confedir, senza le attese risposte per centinaia di migliaia di precari perché permane la resistenza dell’amministrazione a stabilizzare nel pubblico impiego i dipendenti o i dirigenti assunti a tempo determinato per più di 36 mesi per garantire il suo funzionamento ordinario, così come è stato ricordato nel recente convegno organizzato dall’Anief su “diritto comunitario e diritto interno”, alla presenza di magistrati e avvocati. Le ragioni economiche sembrano imperanti rispetto allo stato di diritto dell’Unione, ma non per questo giustificabili.

Subito dopo l’incontro, preso atto dell’assenza di risposte adeguate, il presidente dell’Anief e delegato Confedir alla Scuola e alle alte professionalità, ha deciso di partire per Bruxelles e Strasburgo dove giovedì depositerà la denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l’arrivo di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e ata della scuola italiana redatte dagli avvocati Sergio Galleano, Fabio Ganci e Walter Miceli al fine di aprire altrettante procedure d’infrazione. La questione, infatti, almeno per quanto riguarda la scuola, è ancora aperta nonostante la recente sentenza della Cassazione che, secondo indiscrezioni, per il Massimario della stessa Suprema Corte sembra necessitare per la congruità della legge 106/11 ai principi richiamati di un ulteriore avvallo transnazionale (Corte di Strasburgo) e nazionale (Consulta), come si legge anche in una delle relazioni della pareristica dell’avvocatura dello Stato (aprile 2012). Nel frattempo, come ha dimostrato il sindacato Anief nelle aule dei tribunali del lavoro, continuano le condanne alle spese e i risarcimenti danni a favore dei precari della scuola che hanno rivendicato il diritto agli stessi scatti di anzianità garantiti per il personale di ruolo negli anni 2004-2009 e al pagamento delle mensilità estive nei mesi di luglio e agosto.

Come richiedere il modello di denuncia

Il modello predisposto da Anief è destinato solo al personale docente precario, in quanto per il personale Ata è già operante un’apposita procedura di infrazione della Commissione Europea.

I ricorrenti Anief al giudice del lavoro che hanno richiesto la stabilizzazione riceveranno direttamente nei prossimi giorni il modello di denuncia e le istruzioni per l’invio alla Commissione Europea all’indirizzo di posta elettronica fornito, senza che sia necessario farne richiesta. Solo nel caso in cui non dovessero riceverlo entro il prossimo 28 novembre, potranno richiederlo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., specificando nella mail di essere già ricorrenti Anief per la stabilizzazione.

I precari della scuola che non hanno ancora proposto ricorso per la stabilizzazione o che lo hanno presentato con il patrocinio di altro sindacato e/o altro legale, possono chiedere il modello di denuncia gratuito da inoltrare per raccomandata alla Commissione Europea alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. A tal fine, sarà necessario inviare in allegato alla mail di richiesta anche la scheda di rilevazione dati predisposta da Anief, debitamente compilata.

La scheda dati da inviare per richiedere il modello di denuncia (solo per coloro che non sono già ricorrenti Anief per la stabilizzazione)

Anief a Bruxelles per denunciare violazione della direttiva che obbliga ad assumere i precari dopo 36 mesi

 

Il ministro della P.A. e della Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, ha riaperto oggi il tavolo sulla precarietà dei lavoratori del pubblico impiego. Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir, permane "l'anacronistica resistenza dell'amministrazione nel non volere stabilizzare centinaia di migliaia di dipendenti e migliaia di dirigenti assunti a tempo determinato per più di 36 mesi.

Malgrado l'apparente disponibilità del Governo – sostiene Pacifico - non trapela alcuna volontà di eliminare la discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, vittime della reiterata violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d'infrazione".

Il sindacalista ha annunciato di aver deciso di partire immediatamente per Bruxelles e Strasburgo, dove domani depositerà la denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell'Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l'arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana.

Secondo Pacifico la questione, almeno per quanto riguarda la scuola, è ancora aperta nonostante la recente sentenza della Cassazione che bloccherebbe le assunzioni dei precari anche di lunga durata. "Non è possibile - conclude Pacifico - che il personale pubblico considerato nell'immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego".

Fonte: Italpress

 

Domani l'Anief depositerà a Bruxelles la denuncia per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. La questione è infatti ancora aperta, nonostante la recente sentenza della Cassazione che bloccherebbe le assunzioni dei precari anche di lunga durata.

Secondo il presidente Pacifico "La direttiva CE che obbliga ad assumere questi dipendenti, peraltro recepita nel nostro ordinamento già dal decreto legislativo 368/01, non può infatti continuare a non essere considerata, solo per garantire risparmi o aumenti di produttività e a dispetto della cancellazione di diritti soggettivi riconosciuti prima ancora che dall’Europa dalla nostra Costituzione".

“Non è possibile – conclude Pacifico – che il personale pubblico considerato nell’immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego”.

Il sindacato offrirà gratuitamente ai precari il modello di denuncia da inviare in Europa, dove è bene ricordare che ogni procedura acclarata costa una condanna fino a 8 milioni di euro per lo Stato soccombente.

Nella giornata di oggi intanto si è svolto un incontro con il Ministro Patroni Griffi, che ha annunciato la costituzione, per la prossima settimana, di uno specifico tavolo sull'istruzione.

“Malgrado l’apparente disponibilità del Governo – sostiene Pacifico - non trapela alcuna volontà di eliminare la discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, vittime della reiterata violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d’infrazione”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Secondo l'Anief, quanto evidenziato ieri da "Report" ha messo in luce "una vicenda gravissima". Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, osserva come "siamo di fronte a una vergogna nazionale, con i vertici del ministero dell'Istruzione, a iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini.

È giunto il momento - sostiene Pacifico - di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate. È giunto il momento di finirla con questa gestione dell'istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo.

Per recuperare almeno un po’ di dignità - conclude il presidente dell'Anief - si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l'assunzione dei precari dimenticati".

Fonte: Italpress

 

Una terribile triade composta da commissioni ministeriali, Consip e banche “amiche” ha assegnato milioni di euro per produrre dei micro-filmati di tre minuti l’uno, al costo di 40mila euro ciascuno, di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. Siamo di fronte ad una vergogna nazionale, perché gli artefici sono gli stessi che hanno messo in ginocchio la scuola italiana. Si recuperi ora un po’ di dignità, dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari.

Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno.

Secondo l’Anief, quanto evidenziato dalla trasmissione Report, andata in onda la sera del 18 novembre su RaiTre, ha messo in luce una vicenda gravissima: da una parte si chiede a tutti coloro che sono coinvolti nella scuola, dal personale docente agli Ata, dagli studenti alle famiglie, di affrontare duri sacrifici e di ridurre vergognosamente la qualità della didattica; dall’altra si elargiscono importanti somme, milioni di euro, a pseudo aziende per produrre dei filmati di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza.

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola – , con i vertici del Ministero dell’Istruzione, ad iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni di euro per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini”.

L’Anief ritiene che è ora di finirla: quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile, ancora di più perché messo in atto dallo stesso staff ministeriale che ha avallato sacrifici tali da mettere in ginocchio la scuola pubblica italiana. “È giunto il momento – sostiene Pacifico – di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate”.

Non è possibile che una o due commissioni di super-esperti abbiano la facoltà assoluta di decidere il destino di ingenti fondi pubblici e senza, di fatto, rendere conto a nessuno. E che dire, sempre in tema di appalti pilotati, dello scandalo, reso pubblico da un “corvo” interno al Miur, dei fondi per la ricerca dirottati su progetti che non avevano i requisiti minimi necessari, in cambio probabilmente di tangenti o altri favori?

“È giunto il momento di finirla con questa gestione dell’istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo. Per recuperare almeno un po’ di dignità - propone il presidente dell’Anief – si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l’assunzione dei precari dimenticati”.

Fonte: AgenParl

 

Ieri tutti davanti al teleschermo, quello che oramai lo accendi solo come sonnifero prima di andare a letto, per vedere Report e le "scabrose" rivelazioni sugli sprechi del MIUR. In realtà ben poca cosa in più, rispetto a quanto già anticipato. Resta una vicenda di presunti sprechi tutta da chiarire. Interviene l'ANIEF: "quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile".

L'argomento scuola al momento tira, tra 24 ore, scioperi, studenti in piazza, tagli passati e futuri, l'opinione pubblica al momento è molto sensibile sull'argomento. L'anteprima della puntata che circolava sul web ruotava tutta attorno alla scuola, ma durante la trasmissione ci si è resi conto che essa veniva toccata a malapena ed inserita in un contesto di traffici e presunti intrighi che la rendevano alquanto marginale. Tutto il mondo della scuola era davanti allo schermo e se l'aspettavano, visto lo sponsor che ha anticipato l'avvio della puntata. Operazione marketing riuscita, tutto lecito e corretto, ci mancherebbe.

E il problema, comunque, resta, il presunto spreco, sebben presunto, è lì, e se confrontato con il periodo di austerity imposto alla scuola, stride, e come!

Sull'argomento è intervenuta l'ANIEF, con il presidente Marcello Pacifico, che così ha commentato: "Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno".

"Si recuperi ora un po’ di dignità, - conclude Pacifico - dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari."

Fonte: Orizzonte Scuola

 

La prima organizzazione sindacale della scuola a scendere in campo per commentare, condannando, quanto la trasmissione televisiva “Report” del 18 novembre ha mostrato e cioè gli sprechi ministeriale a fronte di tagli all’istruzione che chiedono a questo punto vendetta.

Una terribile triade composta da commissioni ministeriali, Consip e banche “amiche” ha assegnato milioni di euro per produrre dei micro-filmati di tre minuti l’uno, al costo di 40mila euro ciascuno, di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. 

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale”, sostiene Anief, “perché gli artefici sono gli stessi che hanno messo in ginocchio la scuola italiana. Si recuperi ora un po’ di dignità, dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari”. 

Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno. 

Secondo l’Anief, quanto evidenziato dalla trasmissione Report, andata in onda la sera del 18 novembre su RaiTre, ha messo in luce una vicenda gravissima: da una parte si chiede a tutti coloro che sono coinvolti nella scuola, dal personale docente agli Ata, dagli studenti alle famiglie, di affrontare duri sacrifici e di ridurre vergognosamente la qualità della didattica; dall’altra si elargiscono importanti somme, milioni di euro, a pseudo aziende per produrre dei filmati di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. 

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola – , con i vertici del Ministero dell’Istruzione, ad iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni di euro per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini”. 

L’Anief ritiene che è ora di finirla: quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile, ancora di più perché messo in atto dallo stesso staff ministeriale che ha avallato sacrifici tali da mettere in ginocchio la scuola pubblica italiana. “È giunto il momento – sostiene Pacifico – di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate”. 

Non è possibile che una o due commissioni di super-esperti abbiano la facoltà assoluta di decidere il destino di ingenti fondi pubblici e senza, di fatto, rendere conto a nessuno. E che dire, sempre in tema di appalti pilotati, dello scandalo, reso pubblico da un “corvo” interno al Miur, dei fondi per la ricerca dirottati su progetti che non avevano i requisiti minimi necessari, in cambio probabilmente di tangenti o altri favori? 

“È giunto il momento di finirla con questa gestione dell’istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo. Per recuperare almeno un po’ di dignità - propone il presidente dell’Anief – si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l’assunzione dei precari dimenticati”. 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"Mentre si continuano a tagliare risorse e personale alla scuola pubblica, la Commissione Bilancio della Camera approva il finanziamento immediato di 223 milioni di euro da destinare agli istituti non statali. Come se non bastasse, i parlamentari, con consensi bipartisan, fanno cadere anche il vincolo del tetto minimo di alunni per la classe".

Così in una nota l'Anief, che ritiene che "è giunta l'ora di opporsi a questa sperequazione di trattamento. Che diventa ancora più clamorosa perché attuata in un momento storico particolarmente critico per le finanze dello Stato".

"La concessione di finanziamenti alle scuole non statali - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola - rappresenta una vera beffa per l'istruzione pubblica: mentre, infatti, si adotta una severa spending review e si decide di riallocare su settori in sofferenza i risparmi derivanti dai tagli nella pubblica amministrazione, in particolare nella scuola, come se nulla fosse si continua a finanziare un servizio pubblico gestito da privati. Un servizio che, tra l'altro, continuerà a non rispettare i requisiti minimi per la costituzione delle classi, resi invece sempre più severi agli istituti statali".

L'Anief ricorda, inoltre, che a seguito delle ultime approvazioni delle leggi di stabilità due scuole pubbliche su dieci sono state cancellate. E negli ultimi giorni si starebbe anche pensando di ridurre fortemente il Fondo d'Istituto, per evitare l'assurdo aumento unilaterale dell'orario settimanale dei docenti in servizio nella secondaria di primo e secondo grado. Mentre non c'è Governo, neanche quello dei tecnici, che osa mettere in discussione, anche in parte, le risorse che lo Stato devolve incostituzionalmente alle scuole private. Alle quali, di fatto, "noleggia" quel servizio educativo di cui avrebbe esclusiva competenza.

"Ma lo Stato - continua Pacifico - non può continuare a comportarsi in questo modo: non può abdicare al suo diritto-dovere di educare al meglio le generazioni del domani, garantendo un'istruzione ed una ricerca di qualità. Giustificando questo grave limite con la mancanza di fondi adeguati. Destinare quei 223 milioni di euro alla scuola pubblica risolverebbe in colpo solo il problema degli inidonei, degli insegnanti soprannumerari, ad iniziare dagli Itp, e sbloccherebbe in un colpo solo quelle assunzioni del persona Ata che si sono andate a perdere - conclude il sindacalista Anief-Confedir - nei meandri burocratici dei ministeri dell'Istruzione e dell'Economia".

Fonte: Italpress

 

"Ci sono delle parti dell'ex ddl Aprea che renderebbero l'assetto organizzativo della scuola italiana sempre più in balia di soggetti esterni". Così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola.

"Come i rappresentanti di Enti locali e professionali - aggiunge -, che potrebbero indirizzare la politica scolastica a loro vantaggio. Ma anche dei genitori che si ritroverebbero a detenere lo stesso potere decisionale dei docenti, i quali si ritroverebbero invece ad assumere un ruolo marginale. Quasi impiegatizio".

Preoccupa, inoltre, la possibilità, prevista dall'art.10 del disegno di legge 953, che le scuole possano "ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività". Secondo il presidente dell'Anief, "anziché programmare il sostegno economico da parte di Fondazioni, spesso tutt'altro che avulse da interessi, il Parlamento farebbe bene a creare le basi per far reperire fondi adeguati alla crescita dei nostri giovani". 

Per tutti questi motivi, l'Anief si dice d'accordo con Francesca Puglisi, responsabile Scuola Pd, secondo cui se non si riuscirà ad arrivare ad un disegno condiviso sarà inevitabile bloccare la riforma del riordino degli organi collegiali. "Si tratta di una necessità che contrasta fortemente - sottolinea Pacifico - con quanto previsto dal Governo che, per cancellare l'assurda ipotesi del passaggio da 18 a 24 ore d'insegnamento settimanale, ha deciso di sottrarre quasi 50 milioni dal fondo d'Istituto, facendo sparire le funzioni strumentali. Bisogna tornare a considerare l'istruzione un investimento indispensabile, aumentando i finanziamenti per l'istruzione di almeno un punto percentuale rispetto al Pil. Il nuovo Governo è avvisato".

Fonte: Italpress

 

Per coloro che hanno scelto Trento, Bolzano o la Valle d'Aosta per l'iscrizione al concorso a cattedre, le istanze di partecipazione sono ancora aperte. Per Trento e Bolzano è possibile iscriversi tramite Istanze on line, per la Valle d'Aosta vale invece il modello cartaceo. Un'occasione anche per chi ha perso la scadenza nazionale del 07 novembre. Il sindacato Anief ricorre anche per i laureati esclusi dai termini del bando che presentano istanza di partecipazione per Trento o Bolzano.

Iscrizione per la Provincia Autonoma di Trento

Il modulo di domanda online è disponibile su Istanze on line dalle ore 09:00 del 15/10/2012. Il termine di presentazione della domanda via web è il 14/11/2012 alle ore 14:00.

Iscrizione per la Provincia Autonoma di Bolzano

Il modulo di domanda online è disponibile su Istanze on line dalle ore 08:00 del 08/11/2012. Il termine di presentazione della domanda via web è il 08/12/2012 alle ore 14:00.

Iscrizione per la Regione Valle d'Aosta.

La domanda è in formato cartaceo. Può essere presentata dal 15 ottobre al 15 novembre.

Il bando e gli allegati

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Per navigare nella pagina potete consultare Navigare in Istanze on line

Il Sindacato ANIEF comunica inoltre che considerate le numerose richieste ricevute per la partecipazione al concorso dei laureati esclusi delle province autonome di Trento e Bolzano e alla luce del successo ottenuto con l’accoglimento della richiesta cautelare su ricorso al Tar del Lazio (ruolo 8181/2012), relativo all’ammissione dei docenti laureati negli ultimi dieci anni che hanno presentato la domanda e sono stati esclusi dal Miur, è ancora possibile ricorrere per presentare analogo ricorso per i candidati laureati esclusi delle province autonome di Trento e Bolzano entro 60 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del bando.

Pertanto, solo nel caso in cui il candidato abbia presentato regolare domanda di partecipazione al concorso, è possibile inviare un' e-mail di preadesione al ricorso all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (anche nel caso in cui si voglia attivare il ricorso per la provincia autonoma di Bolzano); le istruzioni operative per l’avvio del contenzioso verranno trasmesse nei prossimi giorni.

Fonte: Orizzonte Scuola

"Insegnare a scuola l'Inno di Mameli significa avvicinare i ragazzi alla vita civile e all'amore per l'enorme patrimonio culturale dell'Italia. Chi sostiene il contrario, come alcuni partiti politici e sindacati di settore, preferisce che la nostra istruzione pubblica sia contrassegnata dagli inni che esaltano l'egoismo e il rifiuto dei diritti fondanti della nostra collettivita'".

A sostenerlo e' Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir Mit-Pa alle alte professionalita', a proposito dei dissensi, seppure minoritari, che in questi giorni hanno caratterizzato l'introduzione della nuova legge grazie alla quale gia' dall'anno scolastico in corso l'inno di Mameli comincera' ad essere insegnato nel piano di studio delle nostre scuole.

Secondo Pacifico la legge approvata dal Senato, che riconosce anche il 17 marzo di ogni anno, in continuita' con il festeggiamento dei 150 anni, come ''Giorno dell'Unita' nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera'', allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l'identita' nazionale, e' un atto fondamentale per la formazione delle nuove generazioni: "non si tratta di un richiamo al passato – sottolinea il sindacalista Anief-Confedir - ma di un passaggio centrale nell'opera dell'educazione civile e sociale della cittadinanza italiana".

Fonte: Italpress

 

L'Anief reputa priva di fondamento la polemica che si e' venuta a creare tra il Governo e l'Upi, a seguito di quanto prospettato dal presidente dell'Unione delle Province Italiane, Antonio Saitta, sulla possibilita' di chiudere o ridurre il riscaldamento negli edifici scolastici come conseguenza degli ulteriori tagli operati alle istituzioni locali dall'esecutivo Monti.

"Le scuole vivono in difficolta' crescenti ormai da anni - sostiene in una nota Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - tanto e' vero che devono fare i conti con mancanze di ogni genere: dalla carta igienica, ai gessetti per le lavagne, dai toner per le stampanti all'assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Se la minaccia dell'Upi dovesse realizzarsi, vorra' dire che si organizzeranno per sopravvivere anche al freddo: di sicuro, pero', non chiuderanno. Come qualcuno ipotizzava".

Altri hanno anche gia' ipotizzato che potrebbero essere le famiglie degli alunni a dover sopperire a finanziare l'eventuale riduzione di riscaldamento: "Anche in questo caso si tratterebbe - sottolinea Pacifico - di una richiesta del tutto inappropriata. Proprio come lo e' stata quella dei non pochi dirigenti scolastici che hanno autorizzato a chiedere i contributi direttamente ai genitori per il sostentamento delle scuole da loro gestite. E' evidente che non possono essere le famiglie a farsi carico della fornitura dei servizi essenziali della scuola pubblica".

"Come non possono farsi carico i genitori della gestione delle scuole: se queste sono sporche e non ripulite, giornalmente o periodicamente, la colpa e' anche delle decine di migliaia di unita' di personale Ata (tra cui tantissimi collaboratori scolastici) cancellate negli ultimi sei anni. Il Governo si metta in testa che non puo' tagliare e poi delegare al volontariato: i servizi pubblici, come la scuola, vanno posti tra le priorita' del Paese. E questo - conclude il presidente dell'Anief - lo devono sapere pure le Province".

Fonte: Italpress

 

Lo abbiamo chiesto al professor Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF che ha patrocinato i ricorsi al Tar. Quali risvolti per l'attuale concorso? Cosa accadrà al futuro sistema di reclutamento? Far partire i TFA speciali. Prossimi giorni pronunciamento docenti ruolo esclusi.

Intanto, ci spiega esattamente cosa è accaduto venerdì al Tar Lazio?

Il Tar Lazio ha accolto in questa fase cautelare con riserva la richiesta di una candidata laureata nel 2006 di partecipare alla procedura concorsuale dopo che aveva regolarmente presentato domanda come consigliato dall'Anief. Nelle prossime settimane e comunque prime delle prove preselettive altre migliaia di ricorrenti nelle stesse condizioni potranno ottenere il provvedimento del giudice. Sempre nei prossimi giorni si attenderà analogo pronunciamento per i docenti di ruolo esclusi.

Se l'accoglimento dovesse diventare sentenza, quali conseguenze potranno esserci per quanto riguarda le procedure del concorso avviato?

La vittoria in sede cautelare permette al giudice di salvare l'intera procedura concorsuale nel caso in cui al termine della stessa o il ricorrente non risulta fra gli idonei o se risulti abbia nel merito ragione. E' una scelta di ponderazione tra interessi che nel caso il fumus non sia inizialmente ritenuto totalmente infondato permette il regolare procedimento del concorso. Se avessero rigettato la cuatelare, allora nel merito avrebbero dovuto o rigettare il ricorso o annullare e rinnovare la procedura come per il concorso a dirigente scolastico.

Pensa che l'accoglimento definitivo dei ricorsi possa influenzare l'impianto della formazione e del reclutamento dei docenti?

Ritengo che la prossima riforma del reclutamento sia ancora troppo lontana. Se il ministro avesse avuto i tempi tecnici non avrebbe riesumato una legge di quasi vent'anni fa per bandire un concorso. Il regolamento basato sulla delega richiesta otto anni fa dal ministro Fioroni ha bisogno di un passaggio parlamentare per il prescrittivo parere che arriverebbe a fine legislatura quando l'azione del Governo sarebbe paralizzata dalle imminenti elezioni. In questo momento sarebbe meglio far partire i Tfa speciali. L'esito degli ultimi ricorsi presentati dall'Anief dovrebbero portare un po' più di buon senso.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Nelle prossime ore si capirà quanto la scuola sia a cuore dei nostri decisori politici. Se faranno prevalere il buon senso o se prevarranno le fredde logiche del fare 'cassa', anche calpestando più di un articolo della Costituzione e la qualità del nostro sistema scolastico. Da cui deriva la valenza dell'insegnamento rivolto ai nostri bambini e ragazzi. Delle future generazioni. Valori e risultati reputati fondamentali in ogni Stato moderno, ma di cui non si sente incredibilmente la necessità in Italia".

Così Marcello Pacifico, presidente Anief, in merito al comma 42 dell'art.3 del dl attraverso cui il Governo vorrebbe ampliare da 18 a 24 le ore di insegnamento settimanale dei docenti della scuola media e superiore.

"A questo punto - continua Pacifico - non possiamo che estendere l'appello del nostro sindacato a tutti i parlamentari. Non solo a quelli che guidano il Miur. Nell'Italia degli sprechi, ad iniziare da quelli della politica, dei clientelismi, dell'evasione fiscale, non è possibile far diventare la scuola italiana il peggior modello internazionale perché non si sono trovati 183 milioni. È bene che tutti i componenti del Parlamento, che entro mercoledì sarà chiamato a votare sulla legge di stabilità, si assumano le loro responsabilità. E sappiano anche che dire sì a una norma così ingiusta e incostituzionale, a fine legislatura, difficilmente - conclude il presidente dell'Anief - potrà essere dimenticato da un milione e mezzo di elettori".

Fonte: Italpress

 

"Dal Parlamento si continua a dare un giorno per cancellato ed un altro per incancellabile il comma 42 dell'articolo 3 del disegno di legge, attraverso cui il Governo vorrebbe ampliare da 18 a 24 le ore di insegnamento settimanale dei docenti della scuola media e superiore".

Così in una nota Marcello Pacifico, presidente Anief, che sottolinea che "di certo, però, c'è solo un dato: occorre garantire i cosiddetti 'saldi invariati'. E siccome fino ad oggi il Miur non è stato in grado di trovare risparmi alternativi ai 183 milioni di euro previsti dalla spending review, l'innalzamento a 24 ore rimane più che plausibile".

"Nella prossime ore - commenta Pacifico - si capirà quanto la scuola sia a cuore dei nostri decisori politici. Se faranno prevalere il buon senso o se prevarranno le fredde logiche del fare 'cassa', anche calpestando più di un articolo della Costituzione e la qualità del nostro sistema scolastico. Da cui deriva la valenza dell'insegnamento rivolto ai nostri bambini e ragazzi. Delle future generazioni. Valori e risultati reputati fondamentali in ogni Stato moderno, ma di cui non si sente incredibilmente la necessità in Italia".

Secondo l'Anief, per evitare di mettere in ginocchio l'insegnamento nella scuola media e superiore italiana, "bisogna fare di tutto per trovare misure alternative. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si sta cercando di imporre un innalzamento di orario settimanale ad una categoria, i docenti, che nell'ultimo decennio si è già vista aumentare le ore di insegnamento, visto che lavorano in media 39 settimane rispetto alle 38 Ocde. E la cui busta paga è cresciuta, ogni anno a partire dal 2005, solo del 4-5%; mentre nella media Ocde l'incremento è stato del 15-22%".

"A questo punto - continua Pacifico - non possiamo che estendere l'appello del nostro sindacato a tutti i parlamentari. Non solo a quelli che guidano il Miur. Nell'Italia degli sprechi, ad iniziare da quelli della politica, dei clientelismi, dell'evasione fiscale, non è possibile far diventare la scuola italiana il peggior modello internazionale perché non si sono trovati 183 milioni di euro. È bene che tutti i componenti del Parlamento, che entro mercoledì sarà chiamato a votare sulla Legge di Stabilità, si assumano le loro responsabilità. E sappiano anche che dire sì a una norma così ingiusta e incostituzionale, a fine legislatura, difficilmente - conclude il presidente dell'Anief - potrà essere dimenticato da un milione e mezzo di elettori".

Fonte: TMNews

 

"Ancora una volta i giudici danno ragione ai legali dell'Anief. Gli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli ottengono l'accoglimento della richiesta di partecipazione al concorso dei docenti laureati negli ultimi dieci anni che hanno presentato la domanda e sono stati esclusi dal Miur". Lo rende noto l'Anief.

"Ora possono partecipare anche i giovani laureati esclusi. Migliaia di aspiranti si erano rivolti nei giorni scorsi al sindacato per ottenere tutela giudiziaria contro un atto amministrativo irragionevole che discrimina gli aspiranti candidati in base alla data di conseguimento della laurea - sottolinea il presidente dell'Anief, delegato Confedir per la scuola -. Nei prossimi giorni saranno discussi gli altri ricorsi. Ora si attende analogo accoglimento per i docenti di ruolo".

È ancora possibile ricorrere per presentare analoghi ricorsi per gli altri candidati laureati esclusi entro 60 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del bando. Pertanto Anief ha riaperto i termini di adesione per chi ha presentato la domanda. È necessario richiedere le istruzioni operative inviando una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre mercoledì 14 novembre.

Fonte: Italpress

 

Gli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, del sindacato Anief, hanno ottenuto l'accoglimento della richiesta di partecipazione al concorso dei docenti laureati negli ultimi dieci anni che hanno presentato la domanda e sono stati esclusi dal Miur.  

Il presidente dell'Anief, delegato Confedir per la scuola, spiega: "Ora possono partecipare anche i giovani laureati esclusi. Migliaia di aspiranti si erano rivolti nei giorni scorsi al sindacato per ottenere tutela giudiziaria contro un atto amministrativo irragionevole che discrimina gli aspiranti candidati in base alla data di conseguimento della laurea. Nei prossimi giorni saranno discussi gli altri ricorsi. Ora si attende analogo accoglimento per i docenti di ruolo".

È ancora possibile ricorrere per presentare analoghi ricorsi per gli altri candidati laureati esclusi entro 60 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del bando. Pertanto Anief ha riaperto i termini di adesione per chi ha presentato la domanda.

Fonte:TMNews

 

Secondo alcune indiscrezioni, nei prossimi giorni il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, sarebbe intenzionato a firmare il regolamento che per la prima volta introduce una cadenza periodica dei concorsi di tipo biennale.  

Secondo l'Anief, se queste sono le intenzioni del Miur, "stiamo assistendo a una sorta grande spot. Forse utile all'avvicinarsi della competizione elettorale politica. Ma non di certo al bene dalla scuola e di chi vi opera. Per bandire un concorso con modalità innovative - sostiene Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - il ministero deve necessariamente superare il cosiddetto Testo Unico, che prevede il rinnovo dei concorsi ogni tre anni. E per farlo, Profumo deve per forza introdurre un regolamento attuativo della legge 244/2007, approvata durante la gestione Fioroni, legato alla formazione iniziale. Solo che per concludere questo passaggio è obbligatorio il passaggio in Parlamento.  

L'esame delle commissioni Cultura di Camera e Senato - continua Pacifico - non è facoltativo. E lo stesso obbligo riguarda la revisione delle classi di concorso di insegnamento. Quelle che sempre il ministro Profumo avrebbe promesso di approvare entro pochissimi mesi, in modo da utilizzarle proprio per il concorso a cattedra del prossimo anno. Ma a quanto risulta all'Anief, i parlamentari deputati a tali verifiche ad oggi non hanno ancora nemmeno ricevuto le proposte ufficiali su nuovi concorsi e insegnamenti.

Come si fa allora a continuare a prendere in giro centinaia di migliaia di aspiranti docenti, dal momento che i tempi per il nuovo reclutamento non sono ancora maturi?". A questo punto, secondo l'Anief non vi sono dubbi: il ministro Profumo "farebbe bene, nei pochi mesi di mandato rimasti, ad adottare una politica meno fantasiosa e più di sostanza".

Fonte: Italpress

 

"I numeri emessi oggi dal Miur sulle domande presentate per partecipare al concorso a cattedra per 11mila posti - oltre 320 mila candidati, con un'età media vicina ai 40 anni e per due terzi senza esperienza sul campo - confermano in pieno quanto l'Anief sostiene da mesi: con questa selezione diretta il Governo non vuole di certo stabilizzare i 250 mila precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, tanto è vero che meno della metà di questi ha deciso di parteciparvi".

È quanto afferma in una nota il sindacato, che prosegue: "E’ ora evidente a tutti che il Ministero dell'Istruzione ha invece solo un obiettivo: lasciare i giovani al palo e mettere in competizione decine di migliaia di italiani disoccupati over 40, illudendoli con il miraggio del posto fisso. Solamente uno ogni trenta aspiranti, infatti, la spunterà e diventerà insegnante nel prossimo biennio".

"I dati pubblicati oggi dal Miur - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - dimostrano chiaramente che i precari della scuola hanno snobbato il concorso-farsa. E che coloro che avrebbero avuto più motivi per mettersi in gioco, i giovani, sono rimasti esclusi da una norma incostituzionale che prevede l'accesso alle selezioni solo per coloro che hanno una laurea conseguita da almeno dieci anni. Si tratta di un'esclusione inconcepibile: a parità di titolo, infatti, tutti hanno lo stesso diritto a partecipare al concorso pubblico".

"E' ormai sempre più evidente - continua Pacifico - che il ministro Profumo è stato sconfessato dai fatti. Sia per le tantissime domande, circa 215mila, presentate da personale senza un minimo di esperienza nella scuola, sia perché lasciando fuori i neo-laureati non si ringiovanisce di certo un'età media di insegnamento già tra le più alte al mondo".

L'Anief torna quindi a chiedere al Governo e all'Amministrazione di "non insistere con questa fumosa politica di stabilizzazioni, priva di una reale progettualità. La precedenza nelle immissioni in ruolo, infatti, sarebbero dovuta andare ai precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio - sottolinea il sindacato -. Come previsto, del resto, da una direttiva comunitaria che però nel nostro Paese continua ad essere sistematicamente ignorata. A questo punto, il giovane sindacato non ha dubbi: la parola non può che passare ai tribunali della repubblica italiana".

Fonte: Italpress

 

Il concorso per docenti segna un "boom di laureati over 40 privi di esperienza, E solo 100mila provengono dalle graduatorie", sottolinea l'Anief, avvertendo: "Il governo ha fallito. E' così che si aiutano giovani e precari? Il ministro Profumo è sconfessato dai fatti".

I dati ufficiali pubblicati oggi dal Miur sulle domande presentate per partecipare al concorso a cattedra per 11mila posti - oltre 320mila candidati, con un'età media vicina ai 40 anni e per due terzi senza esperienza sul campo - "confermano in pieno quanto l'Anief sostiene da mesi: con questa selezione diretta il Governo non vuole di certo stabilizzare i 250mila precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, tanto è vero che meno della metà di questi ha deciso di parteciparvi".

"È ora evidente a tutti che il Ministero dell'Istruzione ha invece solo un obiettivo: lasciare i giovani al palo e mettere in competizione decine di migliaia di italiani disoccupati over 40, illudendoli con il miraggio del posto fisso. Solamente uno ogni trenta aspiranti, infatti, la spunterà e diventerà insegnante nel prossimo biennio", ricorda l'Anief. 

"I numeri emessi oggi dal Miur - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - dimostrano chiaramente che i precari della scuola hanno snobbato il concorso-farsa. E che coloro che avrebbero avuto più motivi per mettersi in gioco, i giovani, sono rimasti esclusi da una norma incostituzionale che prevede l'accesso alle selezioni solo per coloro che hanno una laurea conseguita da almeno dieci anni. Si tratta di un'esclusione inconcepibile: a parità di titolo, infatti, tutti hanno lo stesso diritto a partecipare al concorso pubblico".

"È ormai sempre più evidente - continua Pacifico - che il ministro Profumo è stato sconfessato dai fatti. Sia per le tantissime domande, circa 215mila, presentate da personale senza un minimo di esperienza nella scuola, sia perché lasciando fuori i neo-laureati non si ringiovanisce di certo un'età media di insegnamento già tra le più alte al mondo".

L'Anief torna quindi a chiedere al governo e all'amministrazione "di non insistere con questa fumosa politica di stabilizzazioni, priva di una reale progettualità. La precedenza nelle immissioni in ruolo, infatti, sarebbe dovuta andare ai precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio. Come previsto, del resto, da una direttiva comunitaria che però nel nostro Paese continua ad essere sistematicamente ignorata". E a questo punto, il sindacato non ha dubbi: "La parola non può che passare ai tribunali della Repubblica".

Fonte: TMNews

 

I numeri abnormi delle domande di partecipazione al concorso hanno destato parecchio clamore e diverse critiche da sindacati e partiti politici; ve ne riportiamo alcune: CGIL, PD, CISL, ANIEF.

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola, ha commentato il dato enorme di domande pervenute al MIUR per la partecipazione al concorso.
" Più di trecentomila domande di partecipazione al concorso a cattedre: questo il dato, che smentisce clamorosamente le previsioni al ribasso fatte a suo tempo dal Miur, mentre conferma la drammaticità dello scarto tra domanda e offerta di lavoro nella scuola." ha affermato il segretario. Poi, continuando, ha espresso la preoccupazione del sindacato sul funzionamento della macchina organizzativa e la possibilità di ricorsi:"Cresce, di fronte al numero delle domande, la preoccupazione che la macchina organizzativa da attivare già a partire dalle prove preselettive si dimostri all'altezza del compito, viste le infelici recenti esperienze. La CISL Scuola non ha mai assunto posizioni di contrasto "ideologico" allo strumento del concorso, ma non può non essere preoccupata in una situazione che rende arduo assicurare chiarezza, regolarità e trasparenza delle procedure. Guai se in questo senso non venissero date le garanzie necessarie: già troppe volte la competenza a decidere sul reclutamento del personale è stata consegnata ai tribunali, sarebbe bene porre fine a questa pericolosa deriva."

Anche il Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, Domenico Pantaleo, ha commentato piuttosto duramente il dato relativo alle domande e parla del concorso come di una fabbrica di illusioni per tanti precari che hanno bisogno invece di stabilità: "Il Ministro Profumo dovrebbe interrogarsi sul concorso a fronte di oltre 300 mila domande per 11.500 posti disponibili. È la conferma che il concorso risponde solo alla demagogia di un Ministro che ritiene il lavoro non un diritto ma una lotteria a premi.Dove sono andati a finire i giovani, il merito, la valorizzazione dei talenti a fronte di un concorso che si è trasformato in una fabbrica di illusioni? La verità è che l'enorme numero di domande dipende esclusivamente dall'alto numero di disoccupati che aspirano legittimamente ad un lavoro. Nel contempo la situazione dei precari della scuola diventa ogni giorno più insostenibile e disperata."
È triste vedere un Ministro che non si rende conto degli ulteriori guasti che sta provocando nella scuola pubblica italiana e che ama mettere in competizione persone disperate" continua Pantaleo." Più che gioire dovrebbe vergognarsi! Le persone non sono stupide e le mobilitazioni sapranno difendere la scuola pubblica e la dignità del lavoro."

La Puglisi, responsabile Scuola PD, commenta negativamente i numeri delle domande e parla del concorso come di una lotteria per disperati alla ricerca di un posto fisso, e non di vera vocazione all'insegnamento: "Avevamo chiesto il bando solo per le classi di concorso esaurite o in via di esaurimento. In fase di disoccupazione, quello che spinge a partecipare non è la vocazione all'insegnamento ma la ricerca del posto fisso". Continua parlando della necessità di stabilizzare i precari storici:" La nostra preoccupazione e' che l'esperienza di chi ha maturato anni di servizio in condizioni di precariato venga riconosciuta e valorizzata, stabilizzando chi lavora su posti vacanti".

Anche l'ANIEF è molto critica nel suo comunicato, che cita i dati ufficiali delle domande: "I dati ufficiali pubblicati oggi dal Miur sulle domande presentate per partecipare al concorso a cattedra per 11mila posti confermano in pieno quanto l’Anief sostiene da mesi: con questa selezione diretta il Governo non vuole di certo stabilizzare i 250mila precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, tanto è vero che meno della metà di questi ha deciso di parteciparvi."

Il presidente,Marcello Pacifico, così commenta."I numeri emessi oggi dal Miur – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – dimostrano chiaramente che i precari della scuola hanno snobbato il concorso-farsa. E che coloro che avrebbero avuto più motivi per mettersi in gioco, i giovani, sono rimasti esclusi da una norma incostituzionale che prevede l’accesso alle selezioni solo per coloro che hanno una laurea conseguita da almeno dieci anni. Si tratta di un’esclusione inconcepibile: a parità di titolo, infatti, tutti hanno lo stesso diritto a partecipare al concorso pubblico."

Conclude con una richiesta di stabilizzazione per i precari in GE con almeno 3 anni di servizio:"L’Anief torna quindi a chiedere al Governo e all’Amministrazione di non insistere con questa fumosa politica di stabilizzazioni, priva di una reale progettualità. La precedenza nelle immissioni in ruolo, infatti, sarebbe dovuta andare ai precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio. Come previsto, del resto, da una direttiva comunitaria che però nel nostro Paese continua ad essere sistematicamente ignorata. A questo punto, il giovane sindacato non ha dubbi: la parola non può che passare ai tribunali della Repubblica."

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Il concorso a cattedra per 11.542 nuovi docenti deve ancora essere avviato: solo ieri sono terminati i tempi di presentazione delle domande. Si parla di oltre 300.000 candidati. Anche i Tfa sono fermi alle selezioni, e comunque i 21.000 partecipanti non potranno abilitarsi prima della prossima estate. Eppure il ministero dell'Istruzione continua a concentrarsi sul nuovo corso di reclutamento del personale.

Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, già nei prossimi giorni il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, sarebbe intenzionato a firmare il regolamento che per la prima volta introduce una cadenza periodica dei concorsi di tipo biennale: al termine dei due anni decadranno tutti gli idonei non ancora assunti e le graduatorie dove verranno inseriti.

Ma secondo il sindacato Anief "se queste sono le intenzioni del Miur stiamo assistendo ad una sorta grande spot. Forse utile all'avvicinarsi della competizione elettorale politica. Ma non di certo al bene dalla scuola e di chi vi opera".

"Per bandire un concorso con modalità innovative - sostiene Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - il Ministero deve necessariamente superare l'art. 400 del D.Lgs. 297/1994, il cosiddetto Testo Unico, che prevede il rinnovo dei concorsi ogni tre anni. E per farlo, Profumo deve per forza introdurre un regolamento attuativo della legge 244/2007, approvata durante la gestione Fioroni, legato alla formazione iniziale. Solo che per concludere questo passaggio è obbligatorio il passaggio in Parlamento".

Per Pacifico "l'esame delle commissioni Cultura di Camera e Senato - continua Pacifico - non è facoltativo. Come ribadito nella legge 296 del 2006, oltre che nella 133 del 2008. E lo stesso obbligo riguarda la revisione delle classi di concorso di insegnamento. Quelle che sempre il ministro Profumo avrebbe promesso di approvare entro pochissimi mesi, in modo da utilizzarle proprio per il concorso a cattedra del prossimo anno. Ma a quanto risulta all'Anief, i parlamentari deputati a tali verifiche ad oggi non hanno ancora nemmeno ricevuto le proposte ufficiali su nuovi concorsi e insegnamenti.
Come si fa allora a continuare a prendere in giro centinaia di migliaia di aspiranti docenti, dal momento che i tempi per il nuovo reclutamento non sono ancora maturi?".

A questo punto, secondo l'Anief non vi sono dubbi: "Il ministro Profumo farebbe bene, nei pochi mesi di mandato rimasti, ad adottare una politica meno fantasiosa e più di sostanza".

Fonte: TMNews

 

Si delinea la tornata di contestazioni contro, principalmente, il ddl Stabilità, l’inerzia del Governo su rinnovo del contratto e blocco degli scatti d’anzianità. I sindacati che aderiscono al doppio appuntamento sono Flc-Cgil e Cobas. Ci sono poi le iniziative dei coordinamenti autonomi che stanno prendendo corpo. Come quella di sabato 10 a Roma.

Si comincia a delineare con maggiore chiarezza il quadro delle proteste dei sindacati contro, principalmente, il ddl Stabilità, l’inerzia del Governo su rinnovo del contratto e blocco degli scatti d’anzianità. Con due date, mercoledì 14 e venerdì 24, attorno a cui, anche per via della spinta di tanti lavoratori della scuola, stanno confluendo un sempre maggiore numero di adesioni.

Partiamo dallo sciopero del 14 novembre, la giornata europea di mobilitazione contro i tagli alla spesa pubblica decisi da un nutrito numero di stati membri dell’Unione Europea, proclamata dalla Confederazione Europea dei Sindacati. Prima si sono uniti i Cobas, l’Unicobs e il Sisa. E nelle ultime ore anche la Flc-Cgil

Secondo Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, sarebbe stato un vero peccato non raccogliere “l’appello dei tre popoli affinché il 14 sia davvero la prima, grande e unitaria mobilitazione popolare europea”. Tra l’altro la data coincide con la decisione finale a Montecitorio sull’emendamento delle 24 ore settimanali: “la legge che verrà votata alla Camera tra il 14 e il 16 novembre – continua il leader dei comitati di base - prevede l’aumento dell’orario (a parità di salario) di un terzo ai docenti delle medie e delle superiori, con la conseguente espulsione di altre decine di migliaia di precari; la deportazione degli insegnanti “inidonei”, il blocco infinito di contratti e scatti di anzianità”. Per questi motivi, prosegue Bernocchi, “nelle piazze italiane e in particolare a Roma davanti al Parlamento, ove si svolgeranno le votazioni sulla legge di in-stabilità, chiederemo con forza la cancellazione delle 24 ore settimanali dell’orario di cattedra - folle aumento del 33% dell’orario di lavoro mai imposto in Italia o in altri paesi europei nel dopoguerra -, del blocco dei contratti e degli scatti di anzianità, del concorsaccio per i precari, della deportazione degli “inidonei” e della legge Aprea-Ghizzoni, per l’assunzione dei precari e massicci investimenti nella scuola pubblica”.

I Cobas, dopo aver tentato inutilmente di far confluire la protesta al 14, confermano, comunque, la partecipazione anche allo sciopero del 24 novembre.

Decisamente attivi, intanto, si dimostrano anche i sindacati maggiori - Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda -, che stanno coinvolgendo nella loro battaglia al disegno di legge di stabilità, in particolare all’incremento delle ore di insegnamento settimanale, diversi esponenti del mondo politico. L’ultimo incontro si è svolto il 6 novembre a Roma, con l’on. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc. Vi “hanno preso parte i segretari generali Scrima, Di Menna, Nigi e Di Meglio”, si legge in un comunicato unitario, e gli “sono state illustrate le ragioni della mobilitazione in atto e in particolare quelle che rendono inaccettabile, nel merito e nel metodo, l’ipotesi di un incremento pesante dell’orario di lavoro dei docenti attuato con una vera e propria invasione delle prerogative negoziali. L’on. Cesa, dichiarando di condividere sostanzialmente quanto rappresentato dai segretari, ha dichiarato piena disponibilità e assicurato l’impegno del suo partito a sostenere attivamente la necessaria azione emendativa del testo di legge nell’ambito del percorso di approvazione in sede parlamentare”.

Come annunciato, nel corso dei prossimi giorni si svolgeranno le assemblee provinciali, durante le quali saranno chiamati i lavoratori a discutere sui motivi della contestazione. Nel Lazio, ad esempio, per il 13 novembre “Flc Cgil, Cisl Scuola,Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams,dalle ore 8,00 alle ore 11,00 (comprensivo dei tempi di percorrenza)”, hanno indetto delle assemblee provinciali, “con il seguente ordine del giorno: cancellazione dal d.d.l. di stabilità delle norme che modificano il CCNL dei lavoratori della scuola; pagamento degli scatti di anzianità; preparazione dello sciopero e della manifestazione del 24 Novembre a difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio”. Gli incontri serviranno anche a creare la maggiore partecipazione possibile allo sciopero, con manifestazione a Roma, del 24 novembre. Sciopero cui aderiranno anche i Cobas. Che così, assieme alla Cgil, chiederanno ai propri aderenti di incrociare le braccia per due volte in appena dieci giorni.

Continuano poi a svilupparsi le iniziative di protesta non prettamente sindacali. Come quella organizzata a Roma da un coordinamento di istituti che, dopo quattro assemblee molto partecipate, ha deciso di organizzare per il 10 novembre un corteo alle ore 14,30 da piazza dell'Esquilino (via Cavour) che si concluderà in piazza Ss. Apostoli. La protesta sta riscuotendo adesioni trasversali. L’Usb scuola, ad esempio, che ha ravvisato dei problemi a causa dell’applicazione della “legge 146/90 ancora una volta strumento contro la libertà”, ha deciso che sabato 10 novembre sarà “in piazza con i coordinamenti delle scuole con cortei cittadini per segnare la prima tappa della settimana di blocco delle attività aggiuntive, della settimana in cui avremo respirato il solo “Profumo di didattica” che resta della Scuola (l’astensione in corso dalle attività extra-didattiche avviata assieme a Unicobas, ANIEF, USI Scuola, CUB-Sur, Orsa Scuola e Università e SAB ndr) sotto i colpi del Governo Monti. E il 14 se ci saranno momenti di mobilitazione locali o delle scuole convocati su parole d’ordine condivisibili la USB non farà mancare il proprio apporto”.

Un altro raggruppamento di docenti e Ata, Rsu in servizio nelle scuole pubbliche di Roma del I Municipio e dei quartieri Monteverde, Eur, Garbatella, Ostiense, ha organizzato, infine, una “Fiaccolata per la Resistenza e la Difesa della Scuola Pubblica”, per Martedì 13 Novembre 2012 alle ore 17,30, con partenza dal piazzale antistante l’ITIS Armellini (Metro B San Paolo).

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Lo ha affermato il Sottosegretario, Marco Rossi Doria, incalzato dalle domande di alcuni docenti a margine di una conferenza a Roma sui giovani delle periferie in merito alla legge di stabilità. Puglisi sui fondi: "abbiamo fatto proposte chiare". ANIEF: numerose le mozioni contro il provvedimento da parte dei Collegi.

La norma sulle 24 ore "va abrogata, su questo c'è il convincimento unanime del governo, del ministro, delle forze politiche. Ora si tratta di trovare le risorse, in particolare 182,9 milioni per onorare la spending review che è legge dello Stato". Ha affermato il Doria.

Replica la Puglisi, responsabile scuola del PD,: "Abbiamo fatto proposte chiare su dove andare a prendere le risorse per fermare i tagli al bilancio dell'istruzione: spesa corrente rimodulazione del ministero della Difesa, fondo per la vendita degli immobili di Stato e fondo Catricalà. Proprio perché la scuola ha fame di innovazione e di qualità, occorre tornare ad investire, restituendo il maltolto alla più grande istituzione democratica del Paese".

Insomma, adesso spetta alla commissione bilancio cogliere l'invito.

Nel frattempo, dalle scuole, giungono ancora segnali di agitazione, di insofferenza nei confronti del provvedimento in questione, nonostante le continue rassicurazioni.

"In questo modo – spiega il presidente del giovane sindacato, Marcello Pacifico – cerchiamo di far comprendere ai vertici di chi governa la scuola italiana qual è lo stato d’animo con cui verrebbe accolto questo provvedimento unilaterale. Giunto in Parlamento, peraltro, del tutto privo di un adeguato confronto con le parti interessate. Senza dimenticare l’evidente contrasto che presenta a livello di applicazione, sia con la Costituzione che con il Contratto collettivo nazionale".

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Le proiezioni emesse oggi dall'Istat sull'impennata di disoccupati in Italia rappresentano l'ennesimo colpo al cuore per l'economia italiana. Oltre che per i nostri giovani e per le loro famiglie. Sapere che nel 2013 gli italiani in cerca di occupazione passeranno dall'attuale 10,6% all'11,4%, con 'un deterioramento complessivo delle condizioni del mercato del lavoro', rappresenta un'ulteriore conferma della rottura in atto quella solidarietà sociale e professionale, la cui presenza rimane indispensabile per rilanciare il Paese". Lo afferma in una nota l'Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir ai direttivi, quadri e alte professionalità, "siamo di fronte alla conferma che in Italia occorre da subito rilanciare l'economia attraverso un serio piano di riconversione industriale.

Per farlo è indispensabile che il Governo punti a potenziare quei comparti nei quali il Paese è notoriamente competitivo. Ad iniziare dallo sviluppo del patrimonio culturale. Invece si continua a fare 'cassa' - continua Pacifico - cercando di tagliare migliaia di posti nella pubblica amministrazione. Continuando a fare finta di dimenticare i quasi 280mila tagli che negli ultimi sei anni hanno colpito sempre i soliti 'noti': i ministeriali (che hanno perso 25 mila posti), le regioni e gli enti locali (-19 mila), la sanità (-28 mila) e soprattutto la scuola (-200 mila unità tra docenti e Ata)".

"Bisogna poi ricordare che nella nostra Penisola, rispetto alla media Ocse, si pagano pensioni superiori per via dei privilegi consentiti soltanto ad alcune categorie nel passato, quando con 15 anni di contributi o una legislatura si maturava il diritto a un beneficio a vita. Mentre oggi i giovani dovranno lavorare almeno 50 anni per andare in pensione dopo i 70 di età, peraltro con il 35% dell'ultima retribuzione", sottolinea l'Anief. "Per uscire da questo squilibrio - fa rilevare Pacifico – serve necessariamente più equità e un patto generazionale sulle pensioni. Inoltre, va sempre ricordato che la spesa per il settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca è scesa negli ultimi venti anni del 5,4%. Adottando una politica opposta a quella degli Stati Uniti e della Germania. Senza dimenticare che gli stipendi sono stati bloccati per quattro anni, mentre si è proceduto all'utilizzo di personale precario per un settimo del fabbisogno ordinario per risparmiare le spese sugli stipendi. Per questo, consigliamo al Governo di abbandonare la strada controproducente dei tagli lineari ai servizi e dell'aumento della pressione fiscale: l'unica strada rimane la riconversione industriale e produttiva intorno a un progetto condiviso che rilanci il nostro unico patrimonio culturale, anche turistico, che ha già avuto in passato l'onore - conclude - di ospitare la metà dei monumenti Unesco dell'umanità".

Fonte: Italpress

 

I dati emessi oggi dall’Istat sull’impennata di disoccupati in Italia rappresentano un altro colpo al cuore per l’economia italiana. Ma anche per i nostri giovani e per le loro famiglie. Sapere che nel 2013 gli italiani in cerca di occupazione passeranno dall’attuale 10,6% all’11,4%, con “un deterioramento complessivo delle condizioni del mercato del lavoro”, rappresenta un’ulteriore conferma della rottura in atto di quella solidarietà sociale e professionale, la cui presenza rimane indispensabile per rilanciare il Paese.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir ai direttivi, quadri e alte professionalità, “siamo di fronte alla conferma che in Italia occorre da subito rilanciare l’economia attraverso un serio piano di riconversione industriale. Per farlo è indispensabile che il Governo punti a potenziare quei comparti nei quali il Paese è notoriamente competitivo. Ad iniziare dallo sviluppo del patrimonio culturale. Invece si continua a fare ‘cassa’ – continua Pacifico – cercando di tagliare migliaia di posti nella pubblica amministrazione. Continuando a fare finta di dimenticare i quasi 280mila tagli che negli ultimi sei anni hanno colpito sempre i soliti ‘noti’: i ministeriali (che hanno perso 25 mila posti), le regioni e gli enti locali (-19 mila), la sanità (-28 mila) e soprattutto la scuola (- 200 mila unità tra docenti e Ata)”.

Bisogna poi ricordare che nella nostra Penisola, rispetto alla media Ocse, si pagano pensioni superiori per via dei privilegi consentiti nel passato soltanto ad alcune categorie, quando con 15 anni di contributi o una legislatura si maturava il diritto a un beneficio a vita. Mentre oggi i giovani dovranno lavorare almeno 50 anni per andare in pensione dopo i 70 di età, peraltro con il 35% dell’ultima retribuzione.

“Per uscire da questo squilibrio - fa rilevare il sindacalista Anief-Confedir - serve necessariamente più equità e un patto generazionale sulle pensioni. Inoltre, va sempre ricordato che la spesa per il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca è scesa negli ultimi venti anni del 5,4%. Adottando una politica opposta a quella degli Stati Uniti e della Germania. Senza dimenticare che gli stipendi sono stati bloccati per quattro anni, mentre si è proceduto all’utilizzo di personale precario per un settimo del fabbisogno ordinario per risparmiare le spese sugli stipendi. Per questo, consigliamo al Governo di abbandonare la strada controproducente dei tagli lineari ai servizi e dell’aumento della pressione fiscale: l’unica strada rimane la riconversione industriale e produttiva intorno a un progetto condiviso che rilanci il nostro patrimonio culturale unico, anche turistico, che ha già avuto in passato l’onore di ospitare la metà dei monumenti Unesco dell’umanità”, conclude Pacifico.

Fonte: AgenParl

 

Parte dei dirigenti interpretano in tal modo il divieto di monetizzazione introdotto dalla spending review. Ma per i rappresentanti dei lavoratori costringere i precari a fruire delle ferie in periodo che non va tra il 1° luglio al 31 agosto porterà inevitabili controversie. L’Usb Scuola Sicilia parla di presidi-sceriffo e cita il caso della scuola media ‘Gregorio Russo’ di Palermo. Anche il responsabile dell'Ambito Territoriale di Bari si schiera coi supplenti.

Il lungo ponte di Ognissanti è ormai alle spalle. Con un numero imprecisato di precari temporanei, docenti e Ata, che hanno dovuto piegarsi alle richieste più o meno pressanti dei loro dirigenti. E usufruire, nei due giorni di sospensione dell’attività didattica, delle ferie maturate nel corso della loro supplenza. Tutto nasce dalla disposizione normativa prevista dal decreto legge 95/2012, del 6 luglio scorso, più noto come spending review, che vieta il pagamento, anche ai pubblici dipendenti, delle ferie maturate e non godute. In particolare l'art. 5 del dl prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, devono essere obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”.

Dopo aver chiarito, dopo non poche incomprensioni, che l’adozione della norma non ha effetto retroattivo, nelle ultime settimane la disposizione ha indotto diversi dirigenti scolastici a prendere una posizione sulla questione decisamente rigida. Questi capi d’istituto hanno infatti invitato gli interessati, docenti e personale Ata con supplenze brevi o fino ad “avente diritto”, a consumare le ferie negli immediati giorni successivi alla maturazione. Con l’accortezza di concordare le date con la stessa dirigenza. In alcuni casi i presidi, timorosi di dover pagare di tasca propria le ferie dei precari quando questi saranno licenziati per la scadenza naturale della supplenza, si starebbero anche attivando per stipulare dei nuovi contratti indicanti una clausola dello stesso tenore.

In attesa di una deroga dell’applicazione della norma per il personale precario della scuola, prevista nel ddl Stabilità ora all’esame della Camera, i sindacati hanno sin da subito espresso la loro contrarietà.

Ad iniziare da Flc-Cgil, Cisl, Uil e Snals, che lo scorso 12 ottobre hanno inviato una lettera unitaria attraverso la quale si chiedeva un incontro al MIUR per superare la norma introdotta. I rappresentanti dei lavoratori del comparto scuola hanno tenuto a precisare che “si tratta di una norma di carattere generale che interessa tutti i lavoratori pubblici, la cui applicazione, a parere delle Scriventi Segreterie, risulta impossibile nel comparto scuola nel caso del personale precario (supplenti temporanei fino alla fine delle attività didattiche e supplenti temporanei), la cui assenza per ferie farebbe sorgere il bisogno di una supplenza, con il consequenziale costo aggiuntivo”. Per poi aggiungere che “in alcuni casi (nominati fino all’avente diritto) risulta addirittura impossibile mettere i lavoratori nelle condizioni di fruire delle ferie maturate, dal momento che non si conosce in anticipo quando terminerà il rapporto di lavoro”.

Nei giorni scorsi si è espressa anche la Gilda degli Insegnanti, secondo cui le richieste dei dirigenti di far fruire ai supplenti temporanei le ferie maturate nel corso del ponte di Ognissanti sarebbero “iniziative fantasiose in aperto contrasto con le disposizioni contrattuali in vigore”. Il sindacato guidato da Rino Di Meglio ha sottolineato che il “14 ottobre 2009, le Sezioni unite della Corte di cassazione, in funzione nomofilattica hanno stabilito che “nel contratto di lavoro nulla si rinviene in riferimento ad eventuali obblighi di fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni, essendo previsto che tale fruizione possa avvenire solo nei periodi di sospensione delle attività didattiche”.

In effetti il Ccnl obbliga il personale docente a fruire delle ferie esclusivamente nei periodi di sospensione delle attività didattiche, quindi dal 1° luglio al 31 settembre. “Mentre detto periodo è sufficiente a consentire la fruizione delle ferie a tutto il personale di ruolo e a quello supplente annuale – sottolinea la Gilda - ciò non vale per il personale supplente sino al termine delle attività didattiche e breve e saltuario. Si ritiene quindi, anche per evitare la probabile soccombenza dell´Amministrazione nelle inevitabili controversie, di consentire la ‘monetizzazione’ delle ferie”.

Anche la Usb Scuola Sicilia non sembra avere dubbi: “la norma della ‘spending review’ che vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute oltre ad essere in pieno contrasto con l’art. 19 del CCNL della scuola, con la Costituzione italiana e col Codice Civile, non prevede nessun ‘consiglio o obbligo’ per i dirigenti scolastici a modificare i contratti a loro piacimento”.

Per la Usb siciliana, che teme l’espandersi dei “dirigenti-sceriffo”, “finchè si resta nell'ambito dell'‘invito’, i docenti possono tranquillamente declinare la sconcia proposta e decidere loro quando usufruire dei giorni di ferie, ma nel momento in cui si trascende nell'illegalità e nella tracotanza come è accaduto nella scuola secondaria di I grado ‘Gregorio Russo’ di Palermo, dove i colleghi precari sono stati ‘collocati d’ufficio’ in ferie, è necessario denunciare con forza l'arroganza di alcuni dirigenti scolastici e il loro collaborazionismo nella distruzione del Ccnl”.

“L’atto compiuto in questa scuola ad opera del dirigente scolastico – conclude la sezione siciliana - dimostra chiaramente la totale deriva e lo sprezzo dei diritti dei lavoratori, lasciando intravedere con chiarezza alcune delle conseguenze che produrrà l'ex ddl Aprea: i lavoratori in balìa delle ‘libere associazioni/interpretazioni’ di dirigenti-padroni che decidono persino quando un lavoratore debba riposarsi!”. Il concetto è ribadito da un comunicato, stavolta, nazionale dei Comitati di base nel quale si ricorda che “alla luce della normativa attualmente vigente non sussiste alcun obbligo di richiedere le ferie in giorni predeterminati di sospensione delle lezioni per cui qualsiasi imposizione in tal senso è da considerarsi illegittima”.

Sulla questione si è poi espressa l’Anief, che ha messo in guardia i dirigenti scolastici inviando loro una lettera proprio alla vigilia del ponte d’inizio novembre. Anief sostiene che “non esiste nessun riferimento legislativo o contrattuale che può collocare in ferie d’ufficio durante la sospensione delle lezioni i precari con contratto temporaneo, sino ad avente diritto o con supplenze fino al 30 giugno 2013, né tantomeno li autorizza a realizzare modifiche unilaterali dei contratti per prevenire ipotetiche richieste di pagamento”. Secondo il sindacato degli educatori in formazione “nessuna norma ha attualmente superato il disposto del c. 2 art. 19 del Ccnl Scuola, ove si stabilisce che ‘la fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni non è obbligatoria”. Dopo aver sottolineato che i periodi di sospensione delle lezioni (Ognissanti, pausa natalizia, pasquale, etc.) risultano “ben diversi da quello identificato come periodo di riferimento per la fruizione delle ferie, ovvero quello di sospensione delle attività didattiche (1° luglio-31 agosto)”, l’Anief ha chiesto a tutto il personale precario interessato di “non dare seguito alcuno agli ‘inviti’ a fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni da parte dei dirigenti scolastici. Nel caso in cui questi ultimi volessero ‘forzare la mano’, emanando provvedimenti di collocamento in ferie d’ufficio”, il sindacato ha fatto sapere di avere già predisposto le contromisure attraverso un modello di risposta ad hoc.

Sul caso si sono espressi però anche alcuni dirigenti ministeriali. Come quello responsabile dell'Ambito Territoriale di Bari,Giovanni Lacoppola, che, sollecitato dalle “numerose lamentele e richieste di chiarimenti” riguardo alle iniziative unilaterali dei ds, non ha esitato ad asserire, attraverso una lettera ufficiale che si tratta di prese di posizione fuori luogo. “In attesa di tali chiarimenti – ha scritto Lacoppola - si ritiene che il comportamento di quei Dirigenti scolastici che procedono alla ridefinizione unilaterale del contratto di lavoro a tempo determinato del personale scolastico sia di dubbia legittimità e si esponga inevitabilmente al contenzioso dei lavoratori interessati”. Il dirigente ha quindi invitato i ds ad evitare iniziative incaute, “in attesa di opportune indicazioni che perverranno nei prossimi giorni, allo scopo di rendere applicabili le norme approvate nel rispetto dei diritti di tutti gli operatori scolastici coinvolti. Inoltre, per la stessa ragione, non sembra condivisibile il comportamento di taluni Dirigenti Scolastici, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di collocare in ferie i docenti a tempo determinato in concomitanza con il prossimo ‘ponte’ di Ognissanti”.

L’avviso però, a quanto ci risulta, non è servito a spazzare via gli equivoci. Nella provincia d Bari, come in molte altre. Il Miur farebbe bene a dare indicazioni. A meno che non intenda aspettare l’approvazione della Legge di Stabilità.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Passando per gli studenti. Un autunno costellato da proteste, il mondo della scuola è in subbuglio e i motivi sono molti: dall'edilizia, agli scatti stipendiali, dal concorso a cattedra ai nuovi tagli previsti nella legge di stabilità.

Partono i sindacati non rappresentativi (USB-Scuola, ANIEF, USI Scuola, CUB-Sur, Orsa Scuola e Università e SAB), che dal 5 al 10 di novembre hanno avviato l'iniziativa "Profumo di didattica". Si tratta di giorni cruciali, perchè in parlamento si discuteranno gli emendamenti alla legge di stabilità. Vi rimandiamo al nostro video servizio

Giorno 14 novembre i sindacati di base aderiranno allo sciopero generale europeo contro le politiche di austerità imposte dall'Europa.

Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Fgu scioperano invece il giorno 24 novembre. Il motivo di base è il riconoscimento ai fini delle progressioni economiche e di carriera degli scatti di anzianità, ma si sono aggiunte anche altre ragioni,a partire dal disegno di legge di stabilità, nei confronti della quale è netto il dissenso delle quattro organizzazioni. Senza dimenticare i tagli previsti dalla Spending Review. Vi rimandiamo all'articolo specifico

Ma sul piede di guerra ci sono anche gli studenti dell'UDU che si dice pronto nuove mobilitazioni. oggetto della contestazione la diminuzione del fondo nazionale per il diritto allo studio. "Non accettiamo che il Governo scarichi il finanziamento delle borse di studio sulle tasse degli studenti" afferma Michele Orezzi, Coordinatore dell'Unione degli Universitari. "Occorre una risposta immediata e definitiva per gli oltre 45 mila studenti che ogni anno reclamano un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Le politiche di austerità portate avanti finora hanno bloccato ogni investimento nell'istruzione, ma è ora di cambiare. Per questo saremo in piazza sia il 14 novembre per la mobilitazione dei lavoratori europei contro le politiche di austerità che il 17 novembre per la Giornata Internazionale dello Studente. Saremo in piazza per dimostrare che siamo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo".

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Sale il malcontento per lo spettro delle sei ore d’insegnamento in più, l’approdo in Senato del ddl 953, il concorso a cattedra ritenuto inadeguato, il mancato rinnovo del Ccnl, il blocco degli scatti d’anzianità. Dai collegi dei docenti mozioni anti tagli con astensione dalle attività extra. A Roma decine di istituti in mobilitazione: il 10 un corteo. Il 14 primo sciopero generale europeo contro le politiche di Commissione europea e Bce e si fermano i sindacati di base. Il 17 la Giornata Internazionale dello Studente. Si chiude il 24 con l’astensione dei sindacati maggiori.

 

Cresce il malcontento per la politica dei tagli imposta alla scuola dal Governo Monti. I motivi sono molteplici: dalla minaccia dell’aumento dell’orario settimanale dei docenti di medie e superiori all’approvazione (manca solo il sì del Senato) del ddl 953, ribattezzato Aprea-Ghizzoni, dalla “stretta” arrivata in estate con la spending review al graduale processo di accorpamento degli istituti, dal ritorno ad un concorso a cattedra troppo pre-selettivo e in concorrenza coi candidati inclusi nelle GaE al mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale sino al blocco degli scatti di anzianità. Ma il malcontento serpeggia pure tra gli studenti, in mobilitazione per i continui attacchi al diritto allo studio, alla riduzione di risorse per la scuola pubblica e per le borse di studio.

 

Le modalità delle proteste sono molteplici e trasversali. A livello nazionale e locale. A Roma oltre cinquanta istituti sono già in mobilitazione. E nei collegi dei docenti si approvano continue mozioni: quasi sempre si concretizzano con l’astensione da tutte le attività extradidattiche (funzioni strumentali, progetti, visite culturali, ecc.). Come al professionale alberghiero "U. Tognazzi" di Velletri, in provincia di Roma, dove la larghissima maggioranza del collegio dei docenti (98 voti a favore su 99) ha espresso “grave preoccupazione, indignazione e profondo dissenso nei confronti delle scelte politiche del Governo fortemente punitive verso la scuola pubblica, caratterizzate da tagli di risorse e personale, attuati in forme diverse e non sempre trasparenti. nonché da una martellante svalutazione della professionalità e della libertà di insegnamento”. Dopo aver elencato la “netta contrarietà” ad una serie “di provvedimenti all’ordine del giorno dell’agenda politica”, gli insegnanti hanno chiesto anche “con forza al Ministero di stanziare subito tutte le risorse utili alla copertura totale degli scatti (automatici in busta paga ndr) senza ulteriori decurtazioni dal bilancio della scuola pubblica, anche e soprattutto alla luce degli ultimi stanziamenti ad hoc per il comparto della scuola privata”. In attesa di risposte concrete, i docenti del “Tognazzi” annunciano quindi che nel corso dell’anno adotteranno “una didattica essenziale”, fatta di “lettura e commento dei testi, verifiche e interrogazioni, correzione in classe dei compiti e delle verifiche scritte”. Di mozioni di questo tenere se ne contano oramai sempre di più.

 

Ci sono poi le iniziative comuni. Come il funerale della scuola pubblica, andato on scena il 31 ottobre in piazza del Popolo. E come i due flash-mob svolti ad ottobre davanti al Miur: un terzo si è svolto domenica 4 novembre. Stavolta i manifestanti si sono presentati con delle rose in mano, in ricordo del collega di Carmine Cerbara, il 48enne docente precario di storia dell'Arte suicidatosi nei giorni scorsi dopo che aveva manifestato un crescente malcontento per le decisioni del Governo di tagliare ulteriori posti per il personale non di ruolo della scuola.

 

Da lunedì 5 a sabato 10 novembre, in concomitanza con la discussione in Parlamento egli emendamenti al testo del decreto di stabilità, è in programma l'iniziativa “Profumo di didattica”, promossa da Unicobas, USB-Scuola, ANIEF, USI Scuola, CUB-Sur, Orsa Scuola e Università e SAB: il programma prevede assemblee dei lavoratori, con gli studenti, con i genitori, didattica alternativa e l'astensione da ogni attività aggiuntiva non obbligatoria, presidi ed iniziative locali.

 

Nella capitale le scuole si sono organizzate in un coordinamento che, dopo tre assemblee molto partecipate, si rivedrà martedì 6 novembre alle 15,30 al Liceo Mamiani. Sabato 10 novembre a Roma partirà un corteo alle ore 14,30 da piazza dell'Esquilino (via Cavour) che si concluderà in piazza Ss. Apostoli.

 

La protesta degli istituti potrebbe presto svilupparsi su un livello extraregionale. Nelle ultime ore, il Coordinamento delle scuole di Roma ha lanciato un “appello a tutte le scuole d'Italia” per “coordinarsi e partecipare alla giornata del 10 novembre indicendo manifestazioni in tutte le città, per far sentire la voce di chi nella scuola ci lavora e ci studia e in generale dei cittadini tutti che vedono leso un diritto fondamentale come è quello all'istruzione; fa appello inoltre a tutte le organizzazioni sindacali di aderire e rafforzare la mobilitazione”.

 

La scuola sarà in piazza anche il 14 novembre per il primo sciopero generale europeo insieme ai lavoratori e cittadini del vecchio Continente, per contestare le politiche di austerità imposte dalla Commissione europea e dalla BCE, come è stato già fatto il 27 ottobre nell'ambito del No Monti Day. Nella stessa giornata si fermeranno i sindacati di base: allo sciopero indetto dai Cobas, con annessa manifestazione a Roma, ha già dato la propria adesione l’Unicobas. E nei prossimi giorni potrebbero unirsi anche altre organizzazioni sindacali minori.

 

Ma sul piede di guerra ci sono pure gli studenti. "E' inaccettabile prevedere una diminuzione del fondo nazionale per il diritto allo studio", tuona Michele Orezzi, coordinatore dell'Unione degli Universitari. "Ogni anno più di 45 mila studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi non ricevono la borsa di studio per mancanza di fondi. Più di 45 mila giovani cui viene negato il diritto a costruirsi un futuro. Di fronte a questa situazione per ora il Governo è stato capace solo di aumentare enormemente la tassa che gli studenti pagano per il diritto allo studio, aumentando ancora l'importo delle tasse universitarie, già fra i più alti in assoluto in Europa. Ora nella legge di stabilità vediamo un nuovo calo delle risorse a disposizione del finanziamento del diritto allo studio, da circa 180 milioni di quest'anno ad appena 103 per il prossimo, un calo di oltre il 40%". Il sindacato studentesco si dice pronto alla mobilitazione: "saremo in piazza sia il 14 novembre per la mobilitazione dei lavoratori europei contro le politiche di austerità che il 17 novembre per la Giornata Internazionale dello Studente", conclude Orezzi.

 

Una settimana dopo, venerdì 24 novembre, sarà la volta dei sindacati più rappresentativi e che siedono al tavolo della contrattazione. Con la Flc-Cgil che dopo quattro anni tornerà ad incrociare le braccia e a scendere in piazza, sempre a Roma, assieme a Cisl, Uil, Snals e Gilda.

 

Fonte: Tecnica della Scuola

Mancata emanazione dell'atto di indirizzo all'Aran per individuare per via negoziale le risorse aggiuntive per il recupero dell'anno 2011, nonostante le rassicurazioni di Profumo. La Flc-Cgil, già scettica in passato, ha scioperato il 12 ottobre (anche per altri motivi), mentre l'Anief afferma che l'unica possibilità è il ricorso al tribunale.

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