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Oggi si inizierà ad aggiornare le graduatorie della scuola, la cosa più complessa dell'intera scuola italiana. Il cuore dei suoi problemi. Le graduatorie sono quelle degli insegnanti, dalle scuole materne ai licei classici, e dicono da una parte chi entrerà in ruolo e dall'altra chi potrà fare le supplenze.

Bene, il nuovo aggiornamento - oggi, giorno di chiusura delle iscrizioni - ci dirà che gli aspiranti maestri-professori italiani non ancora in cattedra sono 622 mila. Sì, 622 mila. Seicentoventiduemila sono più del numero dei quattordicenni che stanno provando l'esame di terza media, più degli abitanti di Genova, la sesta città d'Italia. Seicentoventiduemila sono più dell'un per cento della popolazione italiana. È un numero impressionante di persone che chiede ospitalità alla scuola, o in alcuni casi ha chiesto alla scuola perdendo poi ogni speranza e mettendosi a cercare altro. E la possibilità di guadagnare uno stipendio certo e di mostrare a una classe di bambini o pre-adulti tutto quello che hanno imparato loro, gli aspiranti insegnanti, in trent'anni di scuole.

È una richiesta, quella di insegnare, che è sempre cresciuta dal dopoguerra a oggi e che negli ultimi vent'anni ha trovato ingressi sempre più strozzati. L'ex ministro Francesco Profumo, primo di una serie di rettori universitari alla guida della scuola italiana, aveva provato ad allargare quel muro con il concorsone pubblico che tornava dopo tredici anni di rinvii e svecchiava le assunzioni, ma l'esperienza del governo Monti durò poco più di un anno e i rettori - le rettrici - che sono arrivati dopo in viale Trastevere non hanno dato continuità ai bandi pubblici. In una discontinuità di scelte, che è un altro grande male di una scuola italiana bisognosa invece di certezze, ogni sei mesi si cambiano le carte delle graduatorie e si creano nuove code, nuove cancrene.

Guardiamole dentro queste classifiche di accesso all'aula. Seguendo i dati forniti dal Miur, le famose Graduatorie ad esaurimento provinciali (le storiche Gae, chiuse per sempre, destinate a un lento esaurimento in una decina di anni) per il triennio 2014-2016 ospiteranno 154.398 abilitati. Da qui si attinge per metà delle assunzioni, l'altra metà arriva dai concorsi (in questi mesi, tuttavia, fermi). Poi ci sono le graduatorie d'istituto, e da lì si attinge per le supplenze. Si stanno chiudendo, appunto, le iscrizioni e nelle prossime settimane i dati saranno fermi. Nella prima fascia sono inserite le stesse persone delle graduatorie a esaurimento, che quindi hanno priorità sia per la cattedra che per le supplenze. Il numero massimo dovrebbe corrispondere - il condizionale è dello stesso ministero, consapevole dei propri limiti statistici - a quello delle graduatorie provinciali: 154.398 candidati. Nella seconda fascia di istituto (gli abilitati non inseriti nella graduatoria a esaurimento provinciale) agli inquilini del precedente triennio (9.502 aspiranti) si aggiungeranno ben 121 mila neoabilitati, portando la seconda fascia a quota 130.000. Questo dato si stabilizzerà nei prossimi giorni. Poi c'è la terza fascia di istituto (i non abilitati/laureati). Qui l'ultimo numero analizzabile è quello del triennio precedente: 337.458 in attesa. Aspettando le integrazioni, tutte le leve (alcune in avanti con gli anni) che chiedono l'arruolamento nella scuola sono superiori alla cifra di 620 mila. Ben sopra il mezzo milione citato più volte dal ministro in carica, Stefania Giannini.

Per dire dell'attrazione ancora forte dell'insegnamento in Italia, per il secondo ciclo del Tirocinio formativo attivo (Tfa) ci sono 147 mila domande per 22mila posti: solo uno su sette ce la farà. E al termine del percorso abilitante, come ricorda il sindacato Anief, il sopravvissuto scoprirà che l'abilitazione non gli servirà per entrare nel doppio canale di reclutamento che permetterebbe di insegnare con continuità aspirando all'assunzione in ruolo. "Lo Stato deve permettere a migliaia di professionisti di fare quello per cui hanno studiato, sono stati selezionati nelle nostre università. Solo in Italia si invecchia sognando un posto da insegnante che ormai arriva over 40", dice Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

Sono un partito, gli aspiranti insegnanti italiani, davvero grande. Tre volte tanto Scelta civica, per dire. Se votassero tutti dalla stessa parte, sposterebbero più del due per cento dei consensi. Colpisce che la politica non se ne sia ancora accorta.

Fonte: Repubblica

 

In vista dell'approvazione della Riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione, abbiamo chiesto a Marcello Pacifico, Presidente ANIEF e Segretario organizzativo Confedir, cosa pensa dell'anticipazione dell'età pensionabile e del mancato decreto di attuazione per la restituzione del TFS e TFR 2011/2012.

Pacifico sostiene che la Riforma pensata dal Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, in realtà camuffi una sorta di cassa integrazione per gli statali, in quanto prevede che si possa andare in pensione a 60 anni, 5-6 anni prima dell'età pensionabile, in maniera volontaria o coatta se si è in mobilità o sovranumerari, venendo però collocati al 65% dell'ultimo stipendio, a fronte dell'80% della pensione che uno avrebbe preso neanche due anni fa prima della riforma Fornero.

L'anticipazione dell'età pensionabile così concepita, dunque, non rappresenta un'occasione per i dipendenti pubblici ma è addirittura un modello peggiore rispetto a quello del privato.

Unica nota positiva della Riforma Madia, la cancellazione della possibilità di rimanere ancora due anni in più dopo l'età pensionabile, mossa che sbloccherebbe 10-15 mila posti di lavoro. Bisogna però capire con quale intenzione viene fatta questa scelta: per assumere giovani o per bloccare il cambio del turn over.
Cosa ne pensa invece Marcello Pacifico, e quindi l'ANIEF e Confedir, sul fatto che a quasi due anni dalla Riforma Monti manca ancora il decreto di attuazione per la restituzione del TFS 2011/2012?

Il segretario del sindacato dei dipendenti pubblici grida allo scandalo, perché dopo che è stato dichiarato incostituzionale il passaggio da un regime di TFS a un regime di TFR, il legislatore aveva deciso che a partire dal 2013 tutto il personale ritransitasse al regime di TFS ma che entro un anno si dovesse decidere come e quando erogare la differenza tra TFS e TFR.

Ad oggi di questo decreto ancora non c'è traccia, e per di più la Ragioneria dello Stato è stata bloccata nel calcolo di quanto spetta per il 2011-2012 per chi va in pensione. Finché il governo non mette i soldi per questa cifra mancante, viene persino boccata la liquidazione per questi due anni, ha dichiarato Pacifico, aggiungendo che proprio per questo è stato messo un modello di diffida per chi è andato in pensione e non vuole perdere quei contributi che gli spettano.

 

Fonte: Teleborsa

 

La denuncia dell'Anief: "Migliaia di docenti e Ata precari che fanno sostituzioni brevi e non ricevono la retribuzione. Alcuni aspettano da febbraio". Il ministero rassicura sui pagamenti.

Supplenti "brevi" senza retribuzione da febbraio, costretti a pagarsi di tasca propria trasferte e pernottamenti. A denunciarlo è l'Anief che parla di "migliaia di insegnanti e Ata precari lasciati senza stipendio da mesi". "C'è anche chi aspetta da febbraio - spiega il presidente dell'Associazione nazionale insegnanti e formatori, Marcello Pacifico - Si tratta dei supplenti 'brevi', quelli che sostituiscono il personale di ruolo anche per alcuni giorni e che spesso devono caricarsi di spese per viaggi, trasferte e pernotti". "E' inaccettabile - aggiunge Pacifico - non bastava percepire le buste paga più leggere d'Europa". Una settimana fa, un gruppo che si denomina "Supplenti della scuola per la qualità e dignità del lavoro" ha scritto al ministero per denunciare il ritardo nel pagamento delle retribuzioni di febbraio, marzo, aprile e maggio.

In un momento come quello che stiamo attraversando, chi lavora aspetta la anelata retribuzione a fine mese. Specialmente se si è prestato servizio alle dipendenze dello Stato. Ma nella scuola italiana il livello di precariato ha tanti colori: quello dei supplenti brevi è sicuramente il più scuro. E la definizione non deve trarre in inganno, perché in questa "categoria" rientrano anche coloro che sostituiscono per mesi e mesi le insegnanti in interdizione e astensione obbligatoria per maternità. Il numero dei lavoratori in sofferenza che non ricevono il dovuto a fine mese non si conosce con precisione.

"È paradossale - continua il presidente dell'Anief - che il disguido si manifesti proprio ora che le procedure dei pagamenti non sono più legate alla mancanza dei fondi di ogni singola scuola, ma sono diventate di competenza dell'amministrazione economica centrale. E interamente on line, con il Mef che "carica" gli stipendi sul "Sicoge", il Sistema informatico di contabilità e gestione economica". "Purtroppo - spiegano dalla Flc Cgil - come abbiamo rimarcato più volte, il ministero non riesce a dare una regolarità al pagamento dei supplenti a causa del fumoso sistema di controlli incrociati col ministero dell'Economia, che penalizzano il personale della scuola, sottoposto troppo spesso alla mancata corresponsione della propria retribuzione fondamentale".

Ma qualcosa si muove. Una nota del ministero dell'Economia dell'altro ieri assicura che "per consentire il pagamento delle retribuzioni arretrate al personale supplente breve e saltuario della scuola e al personale volontario dei vigili del fuoco, come per le precedenti mensilità, anche per quella di giugno questa Direzione ha programmato un'emissione speciale per la giornata di lunedì 16 p. v.". Ma a percepire gli arretrati saranno coloro che si ritroveranno negli "elenchi che entro le ore 17.00 del suddetto giorno avranno completato l'iter autorizzativo". E non è detto che la totalità degli insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) che aspettano lo stipendio riusciranno ad averlo.

"Non è tollerabile - conclude Pacifico - che la burocrazia prevalga sui lavoratori, i quali hanno tutti, di ruolo e precari, gli stessi diritti. Anche perché, è bene ricordarlo, già percepiscono uno stipendio tra i più bassi dell'area europea, in media tra i 1.200 e i 1.300 euro: un docente di ruolo laureato della scuola superiore italiana dopo 15 anni di servizio percepisce meno di 27mila euro lordi, mentre un collega tedesco con la stessa anzianità professionale ha una busta paga di quasi 70mila euro. Ora, alla modesta portata dello stipendio si aggiunge la beffa del suo pagamento ritardato sine die. E questo non possiamo accettarlo".

Fonte: Repubblica

 

La protezione degli interessi finanziari dell'UE, nuove insidie della criminalita' nazionale e transfrontaliera. E' questo il tema del convegno che si e' tenuto oggi a Palermo e organizzato da Eurgit (associazione di giuristi esperti del mondo del lavoro) che aderisce al network delle associazioni europee di diritto penale e di protezione dell'Ue, e dall'Anief (associazione professionale sindacale per il personale docente e Ata).

"E' un momento delicato in Italia - ha detto Marcello Pacifico presidente di Anief introducendo il dibattito - dove si dibattono temi come quello della corruzione, concussione, riparazione pecuniaria, riutilizzo di beni di proprieta' illecita, riciclaggio, confisca. In Italia parliamo anche del recepimento delle direttive comunitarie e soprattutto del mancato recepimento di quelle in materia di lavoro. E' necessario fare una riflessione su questi argomenti che coinvolga il mondo accademico e i giuristi. La necessita' e' quella di creare una giustizia europea per tutelare i cittadini dove gli stati membri sono chiamati ad essere coerenti".

"Si parla spesso di una procura europea perche' e' una priorita' assoluta come ha anche detto il Ministro Della giustizia Andrea Orlando - ha detto il procuratore Antonio Marini - Dobbiamo approfittare del semestre di presidenza italiano per far fare un passo avanti a questa proposta, la questione e' difficile perche' tutti gli stati dovranno perdere un po' di sovranita'. E' necessaria una procura europea soprattutto per combattere la criminalita' che e' diventata sovranazionale ".

Tra i vari interventi anche quello del procuratore aggiunto Leonardo Agueci "da anni mi occupo di corruzione, lo scandalo che ha colpito Venezia in questi giorni non mi stupisce perche' dalle varie indagini che ho condotto viene fuori che c'e' un sistema criminale che attacca indiscriminatamente i finanziamenti pubblici statali e europei, lasciando alle pubbliche amministrazioni solo le briciole per i lavori pubblici. Una cosa gravissima, l'unione europea adesso ci chiede conto e' ragione su come abbiamo speso i fondi. Questo e' accaduto perche' si e' attenuato il sistema dei controlli. Per opporsi alla corruzione occorre la trasparenza delle procedure. Avverto ultimamente un'inversione di tendenza anche se non siamo ancora alla svolta decisiva. La legge Severino ad esempio ha fatto molto in tema di prevenzione con regole nuove, ma ha fatto danno da un altro lato depotenziando il reato di concussione".

Fonte: Italpress

 

Ieri il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ha firmato due decreti ministeriali importanti per dare ordine alla questione più complicata che oggi c'è nella scuola italiana: le graduatorie di merito e di anzianità (scuola per scuola) per diventare insegnanti e, secondo decreto, le tappe per lo svolgimento delle prove che consentiranno l'ingresso nelle scuole secondarie superiori a nuovi docenti. È la faticosissima questione del reclutamento che in questo paese, almeno dal 1999 - data del penultimo concorso pubblico bandito - ha subito così tanti cambiamenti che, di fatto, oggi si è stratificata una classifica contemporaneamente ingessata e caotica.

Qualsiasi decisione, visto il punto di partenza, non può che generare contestazioni da parte di una "classe di aspiranti docenti" che si può sentire scavalcata e da parte del sindacato più rappresentativo di quella classe (nella scuola sono almeno sette i sindacati rappresentativi). Qualsiasi decisione presa muove un ricorso a un Tribunale amministrativo regionale. Bisogna farsene una ragione.

Innanzitutto, le graduatorie di istituto, utilizzate dalle ottomila scuole presenti sul territorio per l'assegnazione delle supplenze. Bene, il ministero fa sapere che lì dentro ci sono 500 mila aspiranti prof, ed è un numero impressionante. C'è un bacino di italiani, largo mezzo milione di persone, che chiede un lavoro alla scuola italiana, almeno per un anno. Le graduatorie di istituto affiancano le graduatorie a esaurimento (le storiche Gae provinciali), ma servono a gestire a livello di istituto le supplenze anno per anno. Quelle ad esaurimento, invece, regolano l'accesso in ruolo, l'assunzione definitiva e solo a inizio anno si incrociano con le graduatorie d'istituto per le supplenze, poi gestite dai singoli presidi. Le graduatorie a esaurimento ospitano "aspiranti prof" anche da dieci, venti anni: c'è chi ha trovato un altro impiego eppure non si toglie dal listone perché vorrebbe davvero fare l'insegnante o perché aspira a uno stipendio certo (anche se basso), alle ferie, alla malattia pagata.

I nuovi elenchi delle graduatorie d'istituto, che daranno una classifica al mezzo milione in attesa, saranno pronti entro l'inizio del prossimo anno scolastico "per consentire ai presidi di chiamare subito i supplenti evitando così cattedre vuote e spostamenti incontrollati di docenti", fa sapere il ministero. L'aggiornamento delle graduatorie di istituto prevede punteggi per i titoli di abilitazione conseguiti negli ultimi anni dalle nuove leve dell'insegnamento attraverso percorsi di laurea specifici e tirocini di formazione particolarmente selettivi. Per valorizzare i diversi percorsi abilitanti, sia rispetto alla loro durata che alla selettività nell'accesso, vengono attribuiti specifici punteggi ai docenti. I laureati in Scienze della formazione primaria avranno fra i 48 e i 60 punti sulla base della durata del percorso di laurea (vecchio e nuovo ordinamento) e 12 punti legati alla selettività dell'accesso al percorso. Gli abilitati all'insegnamento nella scuola secondaria attraverso i Tfa, i Tirocini formativi attivi, avranno 12 punti sulla base della durata del percorso e 30 sulla base della selettività dell'accesso al percorso di abilitazione. Con l'aggiornamento di quest'anno vengono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, fra gli abilitati, 55.000 diplomati magistrali a cui fino ad oggi non era stato dato questo riconoscimento. Il Miur dà seguito, così, a una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Le graduatorie di istituto continueranno ad essere aggiornate ogni tre anni per tutti gli iscritti. Nel frattempo, però, il decreto prevede che ogni anno si aprano due "finestre", una a giugno e l'altra a dicembre, per l'inserimento nella seconda fascia delle Gae (quella riservata a chi è abilitato) di chi ha acquisito nel frattempo l'abilitazione attraverso i Tfa, i Percorsi abilitanti speciali (Pas) riservati a chi aveva già alcuni anni di servizio alle spalle, i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. In attesa di una delle due finestre i nuovi abilitati restano in terza fascia Gae (non abilitati) con un distinguo: a seguito dell'abilitazione viene loro riservata la precedenza assoluta nell'attribuzione delle supplenze.

È tutto complesso, ma è così: la storia della scuola italiana non consente di disboscare la giungla delle assunzioni a colpi di machete, pena ingiustizie ancora più feroci.

Riassumendo, la prima fascia delle graduatorie di istituto (i docenti chiamati dai presidi per le supplenze) è riservata ai docenti inseriti nella terza fascia delle Gae, la seconda fascia delle graduatorie di istituto è riservata a tutti i docenti in possesso di un'abilitazione esclusi dalle Gae, la terza fascia ai laureati. Secondo il sindacato Anief centomila aspiranti, già abilitati o con in corso una procedura abilitante, avrebbero diritto a inserirsi almeno nella fascia aggiuntiva delle Gae per poter aspirare a una supplenza annuale o al termine delle attività didattiche o all'immissione in ruolo una volta esaurite le graduatorie di terza fascia. È pronto, per loro, visto che il decreto ministeriale non prevede questa soluzione, il milionesimo ricorso al Tar del Lazio.

Nel secondo decreto il ministero dell'Istruzione ricorda che andranno inviate entro il prossimo 10 giugno le domande per partecipare alla preselezione per l'accesso al secondo ciclo del Tfa, il Tirocinio formativo attivo che serve per abilitarsi all'insegnamento nella scuola secondaria. Il ministro Giannini ha firmato il bando da 22.450 posti che apre le porte dell'insegnamento ai concorsi a cattedra ad altrettanti laureati. Altri 6.630 posti saranno riservati a docenti già abilitati che vogliono specializzarsi sul sostegno.

Il test preliminare per l'ingresso nei Tfa sarà identico su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione, la prova si svolgerà a luglio. I corsi partiranno a novembre e saranno tenuti dalle università già accreditate dall'Anvur, l'Agenzia di valutazione del sistema universitario, per il primo ciclo Tfa. Nessun posto bandito andrà perso: la copertura sarà garantita con l'eventuale mobilità di coloro che supereranno le prove di selezione (test preliminare, scritto e orale) fino a esaurimento delle disponibilità.

Le domande andranno presentate per via telematica entro il prossimo 10 giugno all'Ufficio scolastico regionale di riferimento. Si può partecipare alla preselezione per più classi di abilitazione. La prova di accesso si compone di un test preliminare, una prova scritta, una prova orale. La prova preselettiva, che verifica le conoscenze disciplinari sulla materia che si vuole insegnare, si svolgerà entro luglio. Servono almeno 21 punti su 30 per passare allo scritto che si svolgerà a ottobre. Anche qui sono necessari almeno 21 punti su 30 per passare all'orale che viene superato con un voto minimo di 15 su 20.

I corsi saranno attivati a novembre. Quest'anno saranno ammessi in soprannumero ai Tfa, senza dover fare alcuna prova, sia i cosiddetti "congelati" Ssis (aspiranti docenti che si erano iscritti ai vecchi corsi abilitanti poi sospesi prima che potessero conseguire l'abilitazione), sia tutti coloro che hanno superato nel 2013 la procedura selettiva per entrare nei Tfa, ma sono rimasti fuori, benché idonei, perché non c'erano posti a sufficienza negli atenei dove hanno sostenuto la selezione. Saranno iscritti in soprannumero anche coloro che nel 2013 hanno superato la selezione per l'ingresso in più corsi abilitanti e ne hanno potuto scegliere solo uno.

Anche qui, contestazioni dei sindacati. "Penalizzati i 65.000 docenti che frequenteranno i Pas dopo aver svolto tre anni di servizio come insegnanti. Premiata la selezione ai corsi Tfa senza supporto normativo. Esclusi i 7.000 idonei dell'ultimo concorso". Non c'è via d'uscita: è necessario far ripartire la macchina delle assunzioni in ruolo o temporanee e poi non legiferare né normare più. Almeno per i prossimi dieci anni. Il ministero dovrà solo garantire che chiamate e corsi avvengano in maniera regolare e che le benedette graduatorie - o liste d'attesa - si esauriscano davvero.

Fonte: Repubblica

 

Il Presidente Anief e segretario organizzativo di Confedir sarà domani, domenica di Pasqua, ospite del programma Unomattina presso gli Studi Rai dalle ore 8.20 alle ore 8.45 per trattare il tema dei rapporti tra volontariato e lavoro contrattualizzato dopo il caso dei docenti di Brescia in pensione disponibili a svolgere gratuitamente attività aggiuntive di insegnamento.

Scuole allo stremo, a Brescia si richiamano gli insegnanti in pensione per farli lavorare gratis

Repubblica: Brescia, scuole senza fondi reclutano ex docenti in pensione. Che lavoreranno gratis

 

"Se gli anticipi degli aumenti di stipendio - dichiara Marcello Pacifico ad OrizzonteScuola.it - non avverranno prima del 2018 è naturale che le date di scadenza del blocco del contratto non si possono riferire solo al 2014, ma si riferiranno al 2017".

"La vertià è che fino al 2009 i soldi per i contratti si trovavano e si mettevano in finanziaria, dal 2009 con Brunetta si è deciso che gli aumenti di stipendio saranno legati al merito, alla prestazione individuale. Stanno abituando il personale a non percepire più gli scatti perché gli scatti non saranno più dati."

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Uno dei motivi per cui il ministro Stefania Giannini vuole tornare indietro sui concorsi scolastici e universitari è il fatto che non c’è un "concorso" indetto dal Miur che sia finito bene. Uno.

Partiamo dall’Abilitazione nazionale scientifica, che in realtà è una prova per curricula organizzata per scegliere chi potrà insegnare in università. Di fatto, si è trasformata in un concorso. E poi, nell’ennesimo concorso ad personam della squalificata università italiana. Sono oltre 24 mila abilitati ad oggi, di prima e di seconda fascia, pari in media al 43 per cento dei candidati. Bene, non c’è una disciplina delle 180 che hanno costituito l’ossatura della grande prova in cui non ci sia stata una contestazione . Fioccano i ricorsi ai Tribunali amministrativi, ogni settimana. E ogni settimana crescono le sospensive che i Tar concedono ai ricorrenti rimettendo in sella candidati bocciati.

È dallo scorso gennaio che alle interrogazioni parlamentari sono seguiti articoli e poi ricorsi. Curriculum falsi sia dei commissari che dei candidati, "fake" nella presentazione dei materiali per via telematica, idonei diventati tali nonostante i pareri negativi, promozioni date sulla buona fede (mancando i fogli d’appoggio a giustificare il curriculum annunciato). Un Far West del giudizio che ha fatto dire al ministro dell’Istruzione (e dell’Università) che con lei si cambierà regime. Intanto, però, sta partendo la seconda fase delle Abilitazioni scientifiche nazionali.

Andando indietro con la memoria, c’è stato il concorso per diventare dirigenti scolastici, i vecchi presidi. Questo data 13 luglio 2011(2.386 posti disponibili, 33 mila partecipanti) e in quell’estate rappresentò una nuova apertura di possibilità e di carriere dopo anni di vuoto concorsuale. Dopo trenta mesi di diatribe, un decreto del Consiglio dei ministri ha mantenuto in servizio fino alla fine di quest’anno scolastico i 112 selezionati in Toscana: rischiavano di perdere il posto avendo vinto un concorso parzialmente annullato dal Consiglio di Stato. È possibile che con l’inizio del nuovo anno scolastico i magistrati amministrativi ordinino un nuovo bando, lasciando nuovamente a casa i 112 vincitori del precedente.

Attenzione, sul concorso presidi ci sono ottomila ricorsi in attesa: un aspirante preside su quattro si è rivolto al Tar. In rapida rassegna per quella prova nazionale si sono registrate esclusioni illegittime di docenti, domande cancellate per marchiani errori a pochi giorni dall’avvio della prova: 975 domande (su 5.500 ufficiali) sono state buttate al secchio. Improponibili. Quindi, fughe di notizie sui contenuti della prova preselettiva e la soppressione degli stessi quiz somministrati errati (38 su 100). C’è stato, nel concorso presidi, il casus delle buste semi-trasparenti che hanno portato — per presunto mancato anonimato — all’annullamento delle prove in Lombardia e solo in Lombardia. Non c’è soluzione ancora oggi per i 355 vincitori lombardi che, per ora, restano in servizio come normali docenti (rischiavano di lasciare 40 mila alunni senza insegnante) e contemporaneamente iniziano il tirocinio necessario per diventare presidi il prossimo 30 giugno. Il rischio di far partire la selezione per la terza volta in tre anni, dopo che le prime due hanno dato esiti tra loro sensibilmente diversi, è tutt’altro che scongiurato. E i commissari d’esame incompatibili? Sì, ci sono stati pure quelli: il concorso per presidi è stato il più brutto concorso pubblico degli ultimi vent’anni. Ecco, su tutte queste questioni c’è un maxi-ricorso aperto (si chiude il 18 aprile) del sindacato Anief.

La conflittualità più aspra si è accesa persino sul mitico concorsone dei 300 mila per diventare insegnanti di scuola elementare, media e superiore. Lo varò l’ex ministro Francesco Profumo il 24 settembre 2012 dopo tredici anni di silenzio pubblico. Oggi ci sono 17 mila "idonei alla professione che non possono insegnare". Sono stati selezionati e poi lasciati a casa. Le loro conoscenze sono state accertate (inutilmente) da commissioni di Stato. Quel concorso non fu solo importante e affollato, ma assunse un valore simbolico, quello di uno Stato che si riappropriava della selezione dei suoi docenti. In dirittura d’arrivo, lo Stato si è rimangiato le sue intenzioni e i suoi risultati.

Se si scende di livello e di affollamento, si scoprono molti concorsini Miur presi di mira dai tribunali regionali. Difficile reclutare in queste condizioni, con questa credibilità.

Fonte: Repubblica

 

Il Presidente dell'ANIEF di "rottamare" le graduatorie non ne vuol sapere, anzi, "ci vorrebbe una graduatoria unica nazionale". Il caos? "E' fisiologico perché in questo Paese da quando è nata la Repubblica si è pensato di utilizzare per ammortizzare i costi più del 15% del personale come precario".

Sa che la battaglia legale che ha annunciato avverso le Graduatorie ad esaurimento le metterà contro parte del mondo dei precariati e dei sindacati tradizionali? Già in alcuni siti che si occupano di scuola il suo sindacato è stato criticato perché sulle “smagliature del MIUR” ha fatto la sua fortuna. Come risponde?

Per fortuna della scuola, esiste un nuovo sindacato che ha fatto del rispetto del diritto la propria bandiera. Il diritto alla parità di trattamento, all'equa retribuzione, alla stabilizzazione, al lavoro, alla dignità della propria professione sono inseriti all'interno della nostra Costituzione, protetti dall'ordinamento comunitario ma dimenticati dall'amministrazione che preferisce calpestarli sotto presunte ragioni finanziarie. Abbiamo dimostrato come ci sono oggi già 100.000 posti vacanti e disponibili in organico di diritto. Se rendessimo obbligatorio l'obbligo scolastico fino a 18 anni e anticipassimo le iscrizioni a 5 anni oltre a diminuire il numero dei NEET creeremmo i posti di lavoro sufficienti per assumere i 100.000 docenti che si sono abilitati con l'ultimo concorso o con il TFA, che hanno il diploma magistrale fino al 2001 o che si abiliteranno con i PAS nei prossimi tre anni senza ledere il diritto dei precari già inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. E poi, basterebbe creare una 4 fascia per tutti coloro che si sono inseriti nelle graduatorie dopo l'ultimo concorso così come fatto in passato, per le prime tre. In questo modo le graduatorie rimarrebbero ad esaurimento ma di fronte a graduatorie esaurite potremmo reclutare i nuovi senza la chiamata diretta auspicata dal ministro Giannini

Nel comunicato diramato da Anief relativamente all'apertura delle GaE lei afferma che quella dei ricorsi “È una pratica assurda in uno stato civile e moderno, alla quale però il giovane sindacato è costretto a ricorrere, visto che l’amministrazione continua a fare ostruzione nei confronti di tantissimi docenti precari”. Se Anief fosse, invece, un sindacato rappresentativo perseguirebbe questa stessa logica?

Continuerebbe a ricorrere nella misura in cui il Governo non convoca più le parti sociali per firmare un contratto. Ma da qui viene la necessità di essere rappresentativi perché l'ultima legge di stabilità prevede la firma di contratti ai fini giuridici e non economici per il 2013 e 2014, ovvero la possibilità di firmare un contratto dove si introduca una carriera per il personale della scuola che cancelli la progressione di carriera per anzianità di servizio come vuole il decreto Brunetta. Se Anief fosse presente a quei tavoli, pur con una minima percentuale, penso che la sua opposizione e denuncia non passerebbe inosservata alla categoria e quindi anche alle altre sigle sindacali. Anief propone e continuerà a proporre come fa in Parlamento durante le audizioni o nei documenti inviati al Miur, denuncia all'opinione pubblica quando ritiene che un atto sia lesivo dei diritti del personale scolastico e del cittadino e se è il caso come ultima istanza ricorre in tribunale. Sul decreto di aggiornamento delle graduatorie, è normale che chi ha superato una selezione per diventare insegnante oppure è stato ritenuto idoneo per fare l'insegnante oppure gli è stato negato per anni la spendibiiltà del titolo per fare l'insegnante oggi rivendichi di non cambiate mestiere. E siccome vige il sistema del doppio canale, l'unico modo per fare l'insegnante è inserirsi nelle graduatorie.

Tra le critiche che le muovono c'è il fatto che permettendo ad abilitati TFA, PAS, diplomati del magistrale ante 2002, nonché gli idonei all'ultimo concorso, le graduatorie non si esauriranno mai e non si potrà superare il sistema delle “liste d'attesa”, senza poter avviare un sistema di reclutamento che si basi su un effettivo numero programmato che impedisca il riformarsi di precariato. Sa che c'è una legge che impedisce l'apertura delle graduatorie?

Le graduatorie in maniera fisiologica sono state da trent'anni prima permanenti, poi ad esaurimento poi esaurite e quindi permanenti. E' fisiologico perché in questo Paese da quando è nata la Repubblica si è pensato di utilizzare per ammortizzare i costi più del 15% del personale come precario. Il problema esplode con la sua interezza dopo che nel 2010 l'Anief ha denunciato come nella scuola non si applichi la normativa comunitaria del 1999 che obbliga alla stabilizzazione dopo tre anni di servizio e ancora dopo che da quell'anno è partita una imponente riforma di riduzione dell'organico per 150.000 posti complessivi, assorbiti per lo più dai posti affidati in supplenza. E' inutile che chiamiamo i laureati laddove non abbiamo abilitati e viceversa laddove li abbiamo non li chiamiamo perché abbiamo le graduatorie piene.

Non le sembra che il sistema delle graduatorie abbia fatto il suo tempo e che forse è meglio “rottamarlo”, per utilizzare un termine caro al nostro attuale Capo del Governo?

Rottamare sarebbe inutile quando si parla di personale formato dallo Stato e selezionato per esercitare questa professione. Basterebbe rinnovare. Forse è arrivato il momento di una graduatoria unica nazionale dove inserire tutti gli abilitati e di convocazioni telematiche senza più il vincolo delle 20 scuole per le graduatorie d'istituto. Tutto accompagnato da una riforma che prevede un amento del tempo studio degli studenti attualmente sotto la media OCDE.

Il Ministro Giannini ha più volte ribadito la necessità di dare un peso maggiore alle scuole nella scelta dei docenti, quindi, attraverso la valutazione dei rendimenti, introdurre il motore che spinga le istituzioni scolastiche a scegliere il personale migliore. Reputa realistico tale progetto?

Bisognerebbe prima poter valutare i ministri e quindi i direttori generali e quindi i dirigenti e farli rispondere del loro operato prima di parlare di valutazione o reclutamento dei docenti affidato ai dirigenti. In questo Paese chi sbaglia, e, parlo di chi sta al vertice, non paga, al limite viene spostato in un'altra sede di servizio se dirigente o a svolgere qualche altro mansione se ai vertici dell'amministrazione. Perché dovrebbe pagare solo il docente? Un sistema di valutazione funziona se applicato a tutti i livelli e interattivo, in caso contrario rima la discrezionalità e quindi l'eventuale abuso. Altro che ricorsi ...

A proposito di Valutazione. Valutare gli insegnanti e legare lo stipendio ai risultati conseguiti, sembra ormai la via maestra.

Prima di procedere a una valutazione degli insegnanti legata al rendimento bisognerebbe trovare 90 euro di arrettrati per ogni mese a paritre dal 2010 per arrivare al minimi sindacale, l'aumento dell'inflazione, poi trovarne altri 600 euro al mese per chi è a fine carriera, cioè il 60% della categoria per omologare gli stipendi alla media OCDE, soltanto dopo possiamo parlare di pagare di più chi fa di più e ci sono nella scuola. Ogni altra proposta è irricevibile. Pensi che si dice che fra trent'anni la pensione sarà del 40% di quell'attuale. Se paragonata a uno stipendio di oggi sarebbe la minima data a chi non ha lavorato, ma stiamo scherzando? E la tua pensione è legata al sistema contributivo ovvero a quanto prendi. Se questa è la via maestra, prevedo ricorsi in vista ....

Torniamo all'aggiornamento delle Graduatorie. Anief invita gli abilitati TFA, gli abilitandi PAS, i diplomati del magistrale ante 2002 e gli idonei all’ultimo concorso a iscriversi alle graduatorie a esaurimento o no? Non tutti i legali danno lo stesso consiglio, motivando il divieto col fatto che le domande di iscrizione rigettate potrebbero essere impugnate e pregiudicare l’esito dei ricorsi collettivi…

Le domande devono essere presentate perché se no non puoi dimostrare l'interesse a ricorrere. Sarà difficile, certo, con il sistema telematico ma il sindacato metterà a disposizione tutte le risorse per elaborare le istruzioni precise tali da presentare le domande e procedere successivamente con l'adesione al ricorso. Abbiamo fatto inserire migliaia di persone nelle graduatorie a volte per legge a volte con i ricorsi, non sarà la prima volta. Certo bisogna rivolgersi ai più esperti nel settore, e per questo abbiamo appena celebrato la X conferenza organizzativa in quattro anni con un centinaio di legali e già il 12 faremo un consiglio nazionale dedicato sull'aggiornamento delle graduatorie.

Cosa state rispondendo agli abilitati TFA che hanno già presentato ricorso con Anief e che sono in attesa di istruzioni proprio sulle Gae?

Dobbiamo aspettare il testo del decreto di aggiornamento. In base a come sarà scritto decideremo con i legali se presentare motivi aggiunti nei ricorsi pendenti oppure se presentare un nuovo ricorso. In ogni caso consiglieremo di presentare domanda di inserimento

Oltre all’esclusione delle categorie di abilitati di cui abbiamo già parlato, quali altri punti della bozza del decreto per l’aggiornamento delle Gae le paiono più discutibili?

Ovviamente tutta la tabella di valutazione dei titoli laddove non prevede lo spostamento dei 24 punti, del punteggio di servizio già dichiarato, i 6 punti aggiuntivi, il servizio militare. Sono tutti ricorsi vinti al Tar o al Consiglio di Stato, spesso confermati al giudice del lavoro e a volte oggetto di intervento del legislatore. Ma vi è la questione dell'inserimento in 3 fascia dei docenti inseriti nella fascia aggiuntiva, il reinserimento dei colleghi depennati o che non hanno più presentato domanda

Fa bene chi sostiene che le GaE, così facendo, sono a rischio caos?

Il caos diventa ordine con un provvedimento del giudice. Potrebbe essere evitato prima, ed è per questo che Anief cerca sempre di diventare un sindacato rappresentativo. Sbagliano alcuni a pensare che il tribunale sia il nemico della pubblica amministrazione. Il giudice è e deve essere sempre terzo e aggiungo sempre più informato sul diritto sovranazionale perché l'Europa è anche la casa del diritto e non dello spread.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Il Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, pubblicato dall'Aran in queste ore, conferma quanto il mestiere dell'insegnante abbia perso prestigio e valore sociale: dal 2001 anche il settore privato è andato meglio, con le buste paga del manifatturiero che hanno sovrastato il costo della vita di ben 15 punti; chi lavora per la formazione e la crescita dei nostri giovani è invece andato sotto di 2 punti.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): quella dei nostri insegnanti è la categoria più maltrattata d'Europa. Non stiamo parlando dei 100.000 euro lordi annui dei colleghi del Lussemburgo o delle 50.000 sterline degli inglesi: dal 2007 per colpa del blocco dei contratti nella PA lo stipendio medio di quelli italiani (meno di 30.000 euro lordi) è sceso di ulteriori mille euro.

E se il Governo riuscirà nell'intento, già dichiarato, di cancellare gli scatti d'anzianità andrà sempre peggio.

L'ultima speranza è la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Non solo sul breve, ma anche sul lungo periodo le retribuzioni medie dei docenti e del personale della scuola sono cresciute meno dell'inflazione e di tutti gli altri comparti pubblici e privati: tra il 2001 e il 2012 gli stipendi di docenti e Ata si sono innalzati appena del 29,2%, meno del tasso di inflazione effettivo del periodo (31%) e degli altri settori della PA.

Basti pensare che nello stesso periodo le busta paga dei dipendenti in forza a Regioni e Autonomie locali sono state incrementate del 41,6%. E quelle di chi opera per le amministrazioni pubbliche centrali del 40,3%. Addirittura nel settore privato manifatturiero hanno fatto riscontrare un aumento del 45,6%. I dati sono contenuti nell'ultimo Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti , relativo al secondo semestre 2013, pubblicato dall'Aran in queste ore.

E rappresentano la conferma di quanto il mestiere dell'insegn ante abbia perso prestigio e valore sociale. Nel registrare i rapporti retributivi dei salari pubblici, aggiornati a tutto il 2012, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale per le PA, «conferma il quadro di sostanziale staticità delle retribuzioni su tutti i settori della Pubblica amministrazione, dovuto alle misure di sospensione della contrattazione nazionale e di congelamento delle retribuzio ni, introdotte dal 2010 e vigenti anche per l'anno 2014». «La dinamica delle retribuzioni pro-capite di fatto, rilevate dall'Istat, riporta per l'intero aggregato relativo alle Amministrazioni pubbliche una crescita sostanzialmente nulla. Il settore privato registra, invece, un andamento in crescita (+1,2%), con importanti differenze al suo interno fra i Servizi vendibili (+0,6%) e le Attività manifatturiere (+2%). Questo quadro - continua l'Aran - è confermato peraltro da tutte le fonti statistiche disponibili, ivi compresi i dati rilevati dalla Ragioneria generale dello Stato attraverso il conto annuale, pure citati nel Rapporto».

Tutte queste nuove indicazione danno forza a quanto l'Anief sostiene da tempo: la depauperazione dei dipendenti della scuola ha origine lontane, risale ad oltre 20 anni fa. Tutto ha inizio con il «piano» avviato con il D.lgs. 29/1993, poi ribadito con il D.lgs. 165/01 e con il più recente D.lgs. ‘brunettianò 150/09: tutti provvedimenti orientati a disinnescare i diritti previsti dai contratti di comparto. E finalizzati a fare spazio, per ragioni di finanza pubblica, alla privatizza zione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego. Ma l'equiparazione ai contratti privati non c'è mai stata. Non ha nemmeno «retto» l'aumento del costo della vita degli ultimi 12 anni. Come degli ultimi 5: tra il 2007 e il 2013 l'inflazione è salita al 12%, mentre gli aumenti disposti dall'ultimo Ccnl 2006- 2009 della scuola si sono fermati all'8%. Con 4 punti, quindi, sotto il costo della vita ed uno in meno di tutto il pubblico impiego (9%). Con il contratto ormai bloccato dal 2009 dalla legge Tremonti (122/2010) e dalla proroga voluta dal Governo Letta (DPR 122/2013), nonostante siano stati pagati gli scatti per il biennio 2010-2011 ma ai valori del 2009, grazie ai tagli di 50.000 posti di lavoro e alla riduzione di un terzo del MOF (- 500 milioni di euro). Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, chiede di compensare questo gap stipendiale rispetto al costo della vita con un indennizzo proporzionale: «se si dovessero adeguare gli stipendi al solo costo dell'inflazione certificata nel periodo 2007-2013 - sostiene il sindacalista - bisognerebbe assegnare 93 euro lorde al mese dall'anno 2010. Altro che 80 euro dal prossimo mese di maggio, come ha annunciato il governo: questo comporterebbe un credito in media di 5.000 euro lordi di arretrati a dipendente». «Tuttavia, se si dovessero rapportare gli stipendi a quelli dei docenti Ocde, a parità di lavoro nelle superiori, da quando è stato bloccato il contratto, - continua Pacifico - la cifra quintuplica perché a fine carriera gli stipendi dei nostri insegnanti sono inferiori di 8.000 euro. Ecco perché gli 80 euro promessi dal Governo non bastano. Il credito a dipendente diventa quindi, solo per gli ultimi 5 anni, di 25mila euro. Complessivamente, per pagare anche i soli arretrati servirebbero subito 5 miliardi di euro». Ma non è finita. Perché se si considera che il 60% del personale della scuola è over 50, si comprende come la categoria sia la più maltrattata d'Europa. Non stiamo parlando dei 100.000 euro lordi annui dei colleghi del Lussemburgo o delle 50.000 sterline degli inglesi: lo stipendio medio dei docenti italiani (neanche 30.000 euro lordi) è sceso di mille euro negli ultimi sei anni e tutto per colpa del blocco dei contratti nel pubblico impiego. Una scelta, purtroppo, condivisa da diverse organizzazioni sindacali che hanno firmato nel febbraio 2011 un'intesa con il Governo per applicare la riforma Brunetta (d.lgs. 150/2009) già dal prossimo rinnovo contrattuale e cancellare gli stessi scatti di anzianità, e che sembra condivisa dal nuovo ministro Giannini che ha più volte dichiarato di voler abbandonare il sistema della progressione di carriera per anzianità (scatti) per finanziare con il fondo d'istituto, oggi ridotto di un terzo rispetto al 2010, il merito di qualcuno, sempre che trovi i soldi (nuovi tagli) e un sistema oggettivo di valutazione. In conclusione, lo stipendio base del personale della scuola non è sufficiente rispetto all'aumento del costo della vita, è inadeguato per come la funzione è percepita negli altri Paesi economicamente sviluppati ed è persino regredito in termini di potere d'acquisto. «Per tutte queste ragioni - conclude Pacifico - Anief ha deciso di adire la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per tutelare non soltanto il diritto a un contratto, al lavoro e a una giusta retribuzione ma anche alla parità di trattamento tra i lavoratori italiani ed europei. Esiste anche un'Europa dei Diritti e non soltanto del pareggio di bilancio».

Fonte: L'Unità

 

Con Marcello Pacifico, Presidente ANIEF, affrontiamo quanto è accaduto ieri alla Corte di Giustizia Europea. Si è discusso circa le cause sulla stabilizzazione dei precari della scuola e chiediamo al presidente Pacifico delucidazioni circa le conseguenze che potrebbero derivare, per lo stesso giudizio in corso, se dovesse essere dichiarata dalla corte l’illegittimità delle norma italiana rispetto al diritto dell’Unione. Si è anche parlato di possibili soluzioni da proporre al ministro Giannini e al Premier Renzi per tentare di evitare un danno alle casse dello Stato che potrebbe derivare da eventuali risarcimenti imposti dai giudici della Corte.

  

Fonte: Teleborsa

Prima uscita in Parlamento del ministro. Gli impegni programmatici del governo. Mentre le commissioni Bilancio e Lavoro chiedono una soluzione per gli insegnanti "quota 96".

ROMA - Riassorbire il precariato, valorizzare il merito degli insegnanti e valutare le performance delle scuole. Ma non solo: insegnare una materia in lingua inglese sin dalla scuola elementare e potenziare l'educazione motoria per scongiurare l'obesità sin dalla più tenera età. Ma anche, avviare una nuova tornata di Tirocini formativi attivi per dare l'abilitazione all'insegnamento ai laureati e rimettere in sesto gli edifici scolastici sgarrupati. La ministra dell'Istruzione, Stefania Giannini, nel corso della sua discussione sulle Linee programmatiche del suo dicastero in commissione Cultura al Senato, è stata come un fiume in piena. Ha toccato mille tasti, anche sensibili ma ha rivendicato la centralità della scuola per questo governo.

"Questo è il primo governo dal dopoguerra che mette la scuola al centro della discussione politica", ha detto in apertura. Il tutto, mentre, il Parlamento impegna il governo a risolvere la questione degli insegnanti "quota 96" e la Corte di giustizia europea prende tempo per esprimersi sulla legittimità di trattamento da parte del nostro paese dei 140mila precari - di cui 125mila nella scuola - di lungo corso che chiedono, appellandosi proprio alla normativa comunitaria, di essere stabilizzati.
Ed è proprio di precari che parla a lungo la Giannini oggi al Senato. Per il ministro i circa 500mila precari che, avario titolo, gravitano nel mondo della scuola sono troppi.

E' "un problema rilevante, drammatico per le vite di molte persone. Non si può ignorarlo sperando che scompaia da solo", spiega in commissione. E snocciola i numeri di un purgatorio formato da 170mila precari storici inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, più di 460mila inseriti nelle graduatorie d'istituto - che comprendono anche i primi - 10mila abilitati secondo le nuove regole dettate dall'ex ministro Gelmini - 70mila abilitati con i Percorsi abilitanti speciali, 55mila diplomati magistrali e 40mila idonei dei concorsi "storici". Tutte persone che sono alla ricerca di una sistemazione.

"Affrontare questo tema - ha detto il ministro - significa darsi un obiettivo politico preciso e definito: i precari vanno riassorbiti, in un'ottica di medio-lungo periodo che si abbini a concorsi a cattedra. Ma nel frattempo per dare risposte immediate l'idea è inserire precari all'interno di organici funzionali". Ma assorbire il precariato non significa aprire le porte a tutti e basta. Nella scuola occorre valorizzare il merito. "Se nel secolo scorso l'obiettivo - chiosa la Giannini - è stato la scolarizzazione di massa, oggi l'obiettivo deve essere necessariamente una scuola di qualità per tutti: la valutazione che controlla, misura e certifica questa qualità diventa lo strumento decisivo per fondare la scuola del nuovo secolo".

"Ho intenzione di promuovere un ciclo di autovalutazione per il miglioramento e la verifica dei risultati. I risultati relativi al miglioramento delle attività didattiche e formative devono essere comparabili tra scuola e scuola e traducibili tra Italia e Europa". E rifiuta l'idea che la retribuzione per gli insegnanti debba basarsi "solo sugli scatti di anzianità". Presto sarà avviata la discussione sul rinnovo del contratto e si partirà "dalla valorizzazione" della professione. Poi, il ministro ha intenzione di attivare una nuova sessione di Tirocini formativi attivi e di riformare il percorso di formazione - attualmente di sei anni - per accedere all'insegnamento, inserendo il tirocinio nel corso dell'ultimo anno.

Per i più piccoli della scuola dell'infanzia e della primaria è in cantiere l'idea di insegnare l'inglese fin dalle prime classi. "Non fare l'ora di inglese, ma insegnare in inglese un'altra materia", ha spiegato l'inquilino di viale Trastevere. E, per i più piccoli, è prevista anche "l'alfabetizzazione motoria e sportiva". "C'è un dato di partenza che è drammatico: il 10 per cento dei bambini italiani della scuola primaria è obeso. Il 32 per cento dagli otto ai nove anni è sovrappeso, vuol dire che c'è una deviazione alimentare ma anche che c'è una mancanza della cultura dello sport". E, in conclusione, ha ribadito

Ma oggi, per i quasi-pensionati della scuola bloccati dalla Fornero si intravede la luce in fondo al tunnel. La commissione Bilancio della camera ha approvato una risoluzione della vicepresidente, Barbara Saltamartini, e Nunzia De Girolamo, presidente dei deputati del Nuovo Centrodestra che impegna il governo a reperire, prima della presentazione del Documento di economia e finanza 2014, le risorse finanziarie volte per sanare la situazione degli insegnanti incappati nella tagliola della riforma Fornero a pochi mesi dalla pensione. In trepidazione, circa 4mila docenti con almeno 60 anni di età e 36 di contribuzione - o 61 di età e 35 di anzianità di servizio - bloccati per il semplice fatto che la riforma delle pensioni non ha tenuto in debito conto che nella scuola l'anno si conclude il 31 agosto e non il 31 dicembre.

Ad incappare nella trappola sono stati soprattutto maestri e professori della classe '52, che nel 2012 avevano già compiuto 60 anni e secondo la norma precedente avevano già maturato i requisiti per lasciare la cattedra, ma che adesso dovranno attendere di compiere 67 anni di età. E, nell'ipotesi di fuoriuscita dalla scuola dei "quota 96", si aprirebbero le porte a 4mila nuovi giovani in ingresso. Dovranno ancora aspettare alcuni mesi invece i 125mila supplenti di lungo corso che attendono la sentenza della Corte di giustizia europea per essere stabilizzati. La sentenza verrà La giornata di oggi, si apre con una buna notizia. "I giudici europei - dice l'Anief di Marcello Pacifico - prendono tempo: il governo ne approfitti e non attenda le motivazioni della sentenza".

"Ciò eviterà - continua Pacifico - cause giudiziarie che porterebbero lo Stato italiano ad essere condannato a risarcire danni superiori ai 4 miliardi di euro". Mentre gli studenti insorgono di fronte all'intenzione del ministro Giannini di equiparare le paritarie alle scuole statali. "Siamo sbalorditi - dichiara Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell'Unione degli studenti - di fronte all'ennesima dichiarazione in favore delle scuole private e della loro equiparazione a quelle pubbliche: uno schiaffo ai milioni di studenti che ogni giorno varcano le soglie delle pubbliche sempre più dequalificate e sottofinanziate. Rivendichiamo lo stop ai finanziamenti alle scuole paritarie private".

Fonte: Repubblica

 

Il ministro: «Sono loro a volere il minimo garantito per tutti». La risposta: «Se Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione».

Scontro ministro-sindacati sugli stipendi degli insegnanti. All’origine della rissa l’articolo del Corriere sui prof italiani maltrattati dalla politica e pagati peggio della media Ocse. «Metterei il dato in un quadro più ampio - ha detto Stefania Giannini intervenendo su Radio1 Rai alla trasmissione «Prima di tutto» -, non sono solo meno soldi ma anche spesi male. Gli insegnanti italiani, rispetto a quelli dei paesi europei avanzati, sono insegnanti che non hanno alcuna prospettiva di carriera, ma non solo nel senso di una progressione, di un avanzamento, ma nel senso di una differenziazione di funzioni».

Se si fa una contrattazione, ha continuato, «se anche le forze sindacali spingono sempre e solo per salvaguardare il minimo garantito a tutti e non per valorizzare chi lavora meglio, quel poco che c’è non solo non serve a migliorare la qualità complessiva ma nemmeno a valorizzare le singole persone». Immediata la risposta dei sindacati. «Siamo pronti a discutere di valorizzazione professionale dei docenti ma nell’ambito dei rinnovi contrattuali, se invece la ministra Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione», ha detto il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. «Argomenti complessi come retribuzioni e carriere necessitano di una discussione seria con le organizzazioni sindacali e non - ha osservato il sindacalista - di essere affidati a interviste».

Ancora più netta la presa di posizione del sindacato Gilda. «Le esternazioni della Giannini ci lasciano esterrefatti perché dimostrano che il ministro non conosce affatto la drammatica situazione in cui si trovano gli insegnanti italiani a causa di una politica miope basata su tagli continui e indiscriminati», ha detto il coordinatore nazionale Rino Di Meglio. « Il contratto - ha detto - è scaduto ormai da cinque anni, l’inflazione finora ha eroso gli stipendi del 17% e non c’è l’ombra di un centesimo da contrattare». Dura anche la reazione dell’Anief. «Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini - si legge nel comunicato dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori - farebbe bene ad andare a leggersi quanto guadagna nel 2014 un insegnante della scuola pubblica italiana: in media non arriva a 1.300 euro, meno di un operaio».

Fonte: Corriere della Sera

 

Liste dimenticate, scontri tra insegnanti, concorsoni, bocciature del Tar, accorpamenti e caos dei presidi rimandati a settembre: l'elenco delle 'bombe' pronte a scoppiare nelle mani del neo-ministro dell'Istruzione si allunga ogni giorno di più.

Aveva un sorriso raggiante Stefania Giannini alla firma da ministro dell’Istruzione del neonato governo Renzi: «C’è qualcosa di meraviglioso in quel che inizia». Che non sarebbe stato facile l’ex rettore dell’Università di Perugia promossa nel dream team del rottamatore l’aveva capito quasi subito: «Il mio è un ministero dove ogni giorno c'è una bomba da disinnescare: ma questo perché ogni giorno sono tanti i settori che reclamano attenzione», dichiarava dopo appena due settimane dalla nomina. Le bombe burocratiche, gli scontri con gli insegnanti e i tanti nodi mai sciolti dai suoi predecessori cominciano a piovere con una certa frequenza. Così ecco la prima grana dei concorsi, il caos dei presidi rimandati a settembre, le bocciature del Tar della Toscana e gli accorpamenti bocciati dalla Consulta. Lei, da buon artificiere scolastico, cerca di metterci una pezza, promette di studiare come una «secchiona» anche se i fronti scoperti continuano ad allargarsi.

LE LISTE DIMENTICATE
«I concorsi, così come sono stati fatti, hanno creato più problemi che soluzioni». Mai parole di ministro furono più profetiche. La Giannini si riferisce al concorsone del 2012 che prevedeva 11.800 assunzioni entro l’anno scolastico successivo. La realtà è stata meno rosea del previsto: sono entrati in aula con il contratto firmato in tasca solo tremila insegnati perché alcune commissioni virtuose hanno finito in tempo le selezioni entro la data prevista. Per gli altri 8 mila si aspettano ancora le graduatorie finali. In quasi tutte le Regioni dodici mesi non sono stati sufficienti per esaminare tutti i partecipanti. Il ritardo è partito dalle commissioni d’esame composte da personale scolastico che per correggere i compiti dei futuri colleghi non è stato esonerato dal lavoro. A questo pasticcio se ne aggiunge un altro: oltre ai vincitori sono risultati idonei 17 mila aspiranti professori. Dovrebbero essere assunti man mano che si liberano i posti ma anche l’ex ministro Maria Chiara Carrozza, per le oltre quattromila assunzioni bandite a febbraio per il sostegno, ha preferito utilizzare i vecchi elenchi. Dimenticando le liste dei precari. Mentre viene convocato chi ha superato il concorso ad hoc del lontano 1999. «Un'assurdità perché quelle graduatorie dovrebbero essere già cancellate: stiamo parlando di persone che dopo 15 anni hanno tutte un altro lavoro. Il classico groviglio di burocrazia all’italiana che sfida le leggi e la logica» commenta Marcello Pacifico presidente di Anief, l’associazione nazionale degli insegnati.

PRESIDI RINVIATI A SETTEMBRE
In Lombardia i nuovi presidi che aspettano da due anni la nomina sono 355. Convocati al Pirellone di Milano la scorsa settimana per entrare a scuola con i gradi da dirigente hanno avuto una doccia fredda. Da Roma hanno deciso di rinviare tutto al prossimo anno scolastico perché se convalidati a tre mesi dalle fine delle lezioni perderebbero per strada gli insegnanti passati di grado. Il rinvio di sei mesi al Provveditorato regionale è arrivato giovedì 6 marzo in un comunicato del Capo dipartimento per l’istruzione del Miur, Luciano Chiappetta: «L’allontanamento dall’insegnamento ad anno scolastico in corso avrebbe avuto ripercussioni negative per la continuità didattica e lo svolgimento delle valutazioni finali e dell’esame di stato». Per questa ragione alcune scuole lombarde avevano protestato nei giorni scorsi. Con la decisione ministeriale si preferisce rinviare e appellarsi al «divieto dello spostamento dei docenti dopo il ventesimo giorno dall’inizio delle lezioni». La trattativa è andata aventi per ore fino alla soluzione-ponte all’italiana: far firmare ai neopresidi un contratto per formalizzare l’assunzione e la sede scelta, in attesa della presa di servizio da settembre prossimo, quando scatterà anche l’aumento di stipendio. Placati gli animi e firmati i contratti i neo-dirigenti hanno lasciato la Regione con qualche dubbio: «Speriamo non ci siano sorprese in futuro». Da viale Trastevere solo rassicurazioni: «Possono stare tranquilli: firmeranno subito il loro contratto, avranno le loro sedi assegnate e inizieranno subito la loro formazione».

PASTICCIO IN TOSCANA
L’ultimo capitolo della saga dei ricorsi e controricorsi è arrivato il 3 marzo: il Consiglio di Stato ha messo la parola definitiva annullando le graduatorie per 137 presidi della Toscana. Gettando nel caos la maggior parte di loro che sono già stati assunti. La sentenza riconosce l'illegittimità della commissione esaminatrice dopo la sostituzione di un presidente dimissionario e decide per la ripetizione delle correzioni degli scritti. Una leggerezza che ha permesso ad un candidato escluso di fare ricorso e avere una seconda chance di selezione. Rimane il pasticcio burocratico: in 112 vincitori erano stati già assunti e più di cento avevano già completato la formazione e superato favorevolmente il periodo di prova. La sentenza fa precipitare gli istituti locali nel caos: senza una guida quasi la metà delle scuole della regione. E per vedere i nuovi vincitori dobbiamo aspettare un altro anno.

TREMONTI E L’ACCORPAMENTO BOCCIATO
L’idea per tagliare le spese delle sedi scolastiche è dell’ex ministro berlusconiano dell’economia Giulio Tremonti. Con l’accorpamento si possono risparmiare denari e a governo già pronto a passare la mano a Monti ecco il colpo di coda. Senza più alcun argine da Mariastella Gelmini che inscatolava le sue cose a novembre 2011, si decide la soppressione di 297 presidenze e uffici amministrativi all'interno di altrettanti istituti superiori. Dalla stagione 2012-2013 in 297 perderanno i dirigenti, resteranno le sedi che passeranno sotto un’unica direzione. Meno personale e meno stipendi. I vecchi parametri sono saltati perché fino ad allora le scuole dovevano avere tra un minimo di trecento studenti e un massimo di cinquecento. Il nuovo range sale: tra 400 e 600 per restare in vita. La gran parte delle vittime dei tagli orizzontali si trova al Sud. Peccato che la modifica sia stata decisa senza consultare le Regioni che hanno presentato un ricorso in Corte Costituzionale e l’abbiano vinto. Dopo di allora però nessun ministro ha messo una pezza e nessun accordo riparatore è stato siglato. Rimane un limbo per trecento scuole accorpate e bloccate. Che fine faranno?

Fonte: L'Espresso

 

Via libera ai ricorrenti appellati seguiti dall'Anief per frequentare i corsi abilitanti iniziati da qualche giorno o che sono in procinto di partire. Intanto, sempre il sindacato autonomo denuncia la mancata concessione delle 150 ore a tutti i corsisti: eppure il Miur era stato chiaro.

Dopo mesi di incertezze, arriva il via libera dal Consiglio di Stato per i primi trecento tra i tremila ricorrenti che attendevano di iscriversi con riserva ai corsi universitari abilitanti. A renderlo noto è l’associazione sindacale Anief, che sottolinea anche che i docenti esclusi, in totale, rappresentavano il 5% dei più di 60 mila candidati.

Grazie alle ordinanze del Consiglio di Stato (nn. 950, 951, 952, 956 del 2014), che confermano alcuni decreti monocratici già ammessi, i ricorrenti appellati seguiti dal sindacato ora - spiega l'Anief - possono iscriversi ai corsi abilitanti iniziati da qualche giorno o che sono in procinto di partire presso le Università.

Marcello Pacifico, presidente Anief aveva denunciato fin dall'inizio i motivi di illegittimità del Regolamento che aveva cambiato i criteri di accesso ai corsi riservati per il conseguimento dell'abilitazione presso le Università rispetto a una chiara espressione del legislatore negli ultimi quarant'anni: 360 giorni di servizio prestati in un determinato periodo sono sempre stati considerati un titolo congruo per valutare la capacità didattica e maturare il diritto a poter conseguire un'abilitazione, in possesso del titolo di servizio e di studio. Mentre in questa prima tornata di Pas, il ministero dell’Istruzione ha introdotto le tre annualità da almeno 180 giorni ciascuna.

"I legali dell'Anief non hanno dubbi sull'esito finale del contenzioso che riguarda una trentina di ricorsi pendenti, vista la chiara espressione del legislatore e della giurisprudenza nel merito. Nel frattempo, finalmente, i ricorrenti esclusi - conclude l'associazione - potranno frequentare un corso che costa quasi 3.000 per conseguire un titolo che hanno già conquistato tra i banchi in tutti questi anni".

Sempre l’Anief ha fatto rilevare che iI docenti precari hanno pieno diritto a svolgere i corsi Pas ed il Tfa sul sostegno, senza licenziarsi, quindi continuando ad insegnare grazie alla fruizione delle 150 ore di diritto allo studio. Malgrado le indicazioni del Miur fossero chiarissime (riassumibili nella Nota Miur n. n. 12685, del 25 novembre 2013), è curioso che ad oggi non sia stata ancora emanata una Circolare in merito. Il risultato è che in diverse province le procedure indicate non sono state attuate: al sindacato continuano infatti a pervenire lamentele per la negazione delle ore di diritto allo studio da parte degli uffici scolastici periferici che le dovrebbero accordare. Soprattutto in questi ultimi giorni, duranti i quali stanno prendendo il via i Tfa per il sostegno. In molti casi, gli Ambiti territoriali sostengono, a torto, che i tempi per la presentazione delle domande sono ampiamente scaduti. “Ma un candidato ammesso ai corsi a dicembre o gennaio, chiede oggi il sindacato, come avrebbe potuto presentare la domanda di accesso alle 150 ore a novembre?”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Nel 2014 via a 18 mila assunzioni di docenti in Italia ma solo 1604 saranno dedicati ai piccoli disabili, contro i 13 mila previsti in origine. Nella Capitale 16.841 alunni con handicap.

ROMA – Insegnanti insufficienti rispetto ai numeri e alle esigenze didattiche di bambini e ragazzi, carenza di personale specializzato, turnover esasperato e controproducente per gli alunni. Un intero sistema che rischia il collasso. I numeri relativi al sostegno scolastico in Italia, e in particolare nel Lazio, restano preoccupanti, nonostante il ministero dell’Istruzione abbia annunciato 18 mila assunzioni complessive per il 2014 fra docenti e personale Ata. Gli insegnanti di sostegno che rientrano in questo piano di immissioni in ruolo sono, però, solo 1.604, mentre inizialmente avrebbero dovuto essere 13.505. E se a livello nazionale la media è di una cattedra di sostegno ogni due alunni, nel Lazio secondo i dati relativi all’anno scolastico 2012-2013, c’è un insegnate ogni 2,3 bambini e ragazzi. Il rapporto tocca punte preoccupanti a Roma dove nelle scuole di primo e secondo grado c’è un insegnante di sostegno ogni 2,7 alunni.

NUMERI DEFICITARI – A suonare la campanella d’allarme è l’associazione professionale sindacale Anief. «In base al Decreto Scuola 104 si era stabilito un numero dieci volte superiore. Così, invece, oltre a danneggiare gli allievi con deficit di apprendimento, che perderanno ancora la continuità didattica, si rischia di lasciare per strada almeno 2.000 docenti specializzati vincitori di concorso». Il decreto, infatti, stabiliva che le assunzioni di docenti di sostegno nei prossimi tre anni dovevano essere 26.684, solo per il 2014 la norma prevedeva l’immissione in ruolo di 13.505 insegnanti.

COMUNQUE SOTTO-DIMENSIONATI - «Tra l’altro si sarebbe trattato di numeri già fortemente sottodimensionati, addirittura dimezzati – spiega l’Anief -. Anziché assumere sulla base dei posti reali dell’anno scolastico in corso, pari a oltre 110 mila insegnanti a copertura di circa 222 mila bambini disabili, lo Stato ha infatti continuato ad avere come riferimento il contingente dell’anno scolastico 2006/2007, che corrisponde a poco più di 90 mila posti di sostegno».

DOCENTI SENZA SPECIALIZZAZIONE – Un deficit numerico che investe soprattutto le città più grandi, come Roma. Nella Capitale , nell’anno scolastico 2012-2013, su un organico di fatto di 46.705 insegnanti solo 6.929 sono destinati al sostegno, mentre gli alunni con handicap sono 16.841. Un rapporto di un docente ogni 2,4 alunni, ben superiore alla media nazionale, rapporto che diventa di 1 a 2,7 nelle scuole di primo e secondo grado. Inoltre, molti insegnanti che in concreto si occupano di sostegno sono privi dell’apposita specializzazione. «Gli specializzati non sono sufficienti a coprire i posti disponibili, i presidi dunque devono intervenire e assegnare le cattedre che mancano a personale non specializzato – spiega Elena Duccillo, coordinatrice provinciale di Anief Roma -. Prima i docenti si specializzavano tramite le Sis, l’ultimo ciclo è del 2009».

RIPARTONO I CORSI - «Dal novembre 2009 a oggi, nessun docente di scuola secondaria superiore - prosegue - ha avuto la possibilità di specializzarsi sul sostegno, una possibilità che è rimaste per materne e elementari, ma anche in questo caso i contingenti che si sono formati sono inferiori al necessario». Casi che rischiano di diventare la regola, non l’eccezione. Alberto Luna è docente di sostegno in una scuola secondaria di secondo grado, ma è privo di specializzazione. Nonostante sia molto apprezzato dai genitori e dai colleghi, l’assenza del titolo, soprattutto all’inizio, gli ha procurato non poche difficoltà: «La specializzazione consente di capire quali siano le strategie migliori e il tipo di approccio che si deve avere con gli alunni in difficoltà. Da questo mese dovrebbe ripartire un corso di questo tipo, ma da quello che vedo i numeri sono comunque destinati a rimanere insufficienti».

TRANSITO AI RUOLI COMUNI – Il sistema rischia di assomigliare a un cane che si morde la coda. Gli insegnanti destinati dal ministero dell’Istruzione al sostegno sono insufficienti a coprire le disponibilità. E le cattedre sono, comunque, maggiori rispetto al numero di specializzati in Italia, così i presidi sono costretti a ricorrere a personale non specializzato. Il ridotto numero di specializzati, oltre al blocco dei corsi per 5 anni, è determinato anche dal continuo transito degli insegnanti di sostegno ai ruoli comuni. «Essendo questo un lavoro particolare, usurante sia a livello fisico, sia a livello psicologico, la maggior parte di docenti di sostegno dopo cinque anni usufruisce della possibilità, prevista dalla legge di passare alle cattedre comuni».

UN «IMPACCIO» NON GRADITO - Questo determina che poi sia necessario ricorrere a personale non specializzato per coprire i buchi. Insegnanti che spesso sono bistrattati dai colleghi. «Un elemento fondamentale per un buon percorso didattico consiste nell’appoggio degli altri professori curricolari – spiega Luna -. Io, personalmente, sono stato fortunato, ma in molti casi i docenti di sostegno vengono trattati dagli altri colleghi quasi come fossero un impaccio o un ostacolo per la classe».
Gaetano Avolio
Gaetano Avolio

«UN DIRITTO NATURALE» – Gaetano Avolio è il papà di un bambino che necessita di sostegno e ogni giorno si scontra con i problemi concreti dovuti a un sistema che rischia di incepparsi continuamente: «Inizialmente a mio figlio sono state assegnate solo 11 ore alla settimana – spiega -. Nel momento in cui abbiamo chiesto la documentazione per fare ricorso al Tar, gli sono state garantite altre due ore». Molti genitori, infatti, per garantire il diritto all’istruzione dei figli sono costretti a ricorrere alla via giudiziaria. E comunque l’iter scolastico non è quasi mai sufficiente (in termini di ore) per far fronte alle esigenze dei piccoli.

TERAPIE A DOMICILIO - «Noi facciamo anche terapia a casa – spiega Avolio -. Qualche ora in più sarebbe fondamentale. Chi cura il nostro piccolo, infatti, si è sorpreso che lui non ricordasse i nomi dei compagni di classe. Io sono molto arrabbiato con il sistema, è inammissibile che si arrivi a scontri per un diritto che dovrebbe essere naturale». Così come naturale dovrebbe essere l’obiettivo del sostegno. «Il traguardo ideale dovrebbe essere quello di aiutare la persona a diventare più autonoma – spiega Luna -. Il sostegno, almeno nei casi meno gravi, dovrebbe servire a non avere più bisogno del sostegno». Un traguardo che, per un sistema con questi numeri, rischia di diventare «insostenibile».

Fonte: Corriere della Sera

Con 183 sì e 56 astenuti, passa il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 gennaio scorso. Ora il testo passa alla Camera. Dove, pero solo se non subirà modifiche, verrà definitivamente approvato. C’è tempo fino al 30 giugno. La soddisfazione del ministro Giannini.

Come annunciato, la mattina del 5 marzo l'Aula del Senato ha approvato, con 183 sì e 56 astenuti, il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale 23 gennaio scorso contenente disposizioni temporanee e urgenti in materia di proroga degli automatismi stipendiali del personale della scuola.

Con il dl, che inizialmente conteneva una copertura pari a 120mlioni di euro, è stato approvato, dopo il sì della VII Commissione Cultura, un ordine del giorno della relatrice Puglisi (PD) riformulato su richiesta del sen. Fabrizio Bocchino (gruppo Misto) impegna il Governo a ripristinare i fondi del MOF decurtati di due terzi proprio per la copertura degli scatti di anzianità del personale.

Bocciato, invece, fa sapere l’Anief che lo aveva segnalato, “l’emendamento 1.15 sul pagamento degli scatti ai precari e del primo gradone stipendiale ai neo-assunti proposti dal sen. Fabrizio Bocchino (gruppo Misto), per l’impossibilità di verificare coperture certificate”.

Ora il testo passa alla Camera. Dove, pero solo se non subirà modifiche, verrà definitivamente approvato. C’è tempo fino al 30 giugno.

Il resoconto completo della seduta della VII Commissione Cultura, dui cui è scaturito il testo approvato dall'Aula del Senato.

Soddisfazione da parte del ministro Giannini: “Con l’approvazione da parte del Senato del decreto legge di proroga degli automatismi stipendiali del personale della scuola abbiamo corretto un errore commesso in passato. Adesso auspichiamo un rapido passaggio parlamentare anche alla Camera dei deputati.

Abbiamo fatto un importante passo in avanti nel presente, ma è necessario guardare soprattutto al futuro. Il Governo nella sua collegialità deve assumersi la responsabilità, e siamo certi che lo farà, di destinare alla scuola e al mondo dell'istruzione le risorse per migliorare la qualità della didattica e dei servizi e per garantire la formazione degli insegnanti. Siamo pronti a scommettere su questa sfida politica e culturale”, ha concluso il Ministro.

Fonte: Tecnica della Scuola

Quello dell'Istruzione sembra un ministero senza guida. Sul reclutamento degli insegnanti il Miur procede all'impronta, in attesa che il prossimo Consiglio di Stato ribalti l'ultima, improvvida e probabilmente illegittima decisione. Venerdì scorso alcune centinaia di vincitori di concorso sono venuti a ricordare sotto le finestre romane del neoministro Stefania Giannini che loro, appunto, hanno vinto un concorso lungo un anno (test selettivo, poi scritto, poi la prova d'insegnamento), eppure non entrano in classe. I manifestanti rappresentano 17 mila idonei alla professione che non possono insegnare. Selezionati e poi lasciati a casa. Le loro conoscenze sono state accertate (inutilmente) da commissioni di Stato.

Stiamo parlando del famoso concorsone dei trecentomila voluto dall'ex ministro Francesco Profumo, il bando pubblico tornato in vita dopo 13 anni, il 24 settembre 2012: aveva selezionato una classe insegnante mediamente più giovane. Quel concorso non è stato solo importante e affollato, ma ha assunto un valore simbolico, quello di uno Stato che si riappropria della selezione dei suoi docenti. In dirittura d'arrivo lo Stato si è però rimangiato le sue intenzioni e i suoi risultati.

Nelle discipline senza più candidati l'amministrazione vuole assumere i vincitori dei vecchi concorsi a cattedra (l'ultimo è del 1999): in molti casi svolgono altri lavori e non sono più interessati all'insegnamento. Nelle discipline senza candidati i vincitori di concorso non sono stati neppure inseriti nelle cosiddette graduatorie a scorrimento, e questo nega la legge che ha sotteso il bando: metà dei posti saranno riservati, appunto, ai vincitori del concorso, metà attraverso le graduatorie. Niente, il ministero ha deciso di cambiare ancora una volta le regole del gioco, a gara in corso. Di più, con i concorrenti sul traguardo. Il prossimo appuntamento è per l'11 marzo, quando si esprimerà il Consiglio di Stato.

Il caos reclutamento nella scuola e nelle università quindi continua senza che si intraveda una soluzione. Per gli iscritti alle graduatorie, che ad aprile saranno aggiornate, l'amministrazione ha lasciato fuori i 13 mila abilitati tramite Tirocinio formativo e stessa sorte è prevista, come sostiene il sindacato Anief, per i 70 mila abilitati tramite i percorsi speciali (Pas). Alcune settimane fa, altro esempio, il Miur ha ratificato le 4.447 assunzioni di insegnanti di sostegno penalizzando i vincitori del concorso a cattedra: nella scelta dei docenti da immettere in ruolo il ministero ha riesumato i vincitori delle vecchie graduatorie.

Fonte: Repubblica

 

shutterstock 123213130 bDopo appena due mesi, arriva la seconda bocciatura dell’Europa sui 140mila precari della scuola: se a novembre la presa di posizione dura della Commissione europea era arrivata sollecitata da un giudice di Napoli, stavolta a richiedere l’intervento di Bruxelles è la Corte costituzionale italiana, che nella primavera dell’anno scorso ha stoppato un ricorso rinviandolo alla Corte di giustizia europea. E, come da prassi, la Corte ha richiesto il parere della Commissione europea. Che puntualmente è arrivato, e ha dato una nuova stangata al governo italiano.

CONTRATTI A TERMINE SENZA LIMITI - La Commissione si chiede se «per garantire una certa flessibilità negli organici della scuola per far fronte, senza oneri eccessivi per lo Stato, a variazioni imprevedibili della popolazione scolastica sia veramente necessario autorizzare l’amministrazione a ricorrere a una successione di contratti a termine senza alcun limite quanto al numero dei rinnovi contrattuali e alla durata complessiva del rapporto. Ben si potrebbe - continua la Commissione - in effetti realizzare tale obiettivo anche prevedendo un numero massimo di rinnovi del contratto concluso con ciascuna unità di personale temporaneo o fissando un tetto massimo alla durata di detto contratto».Chiamata in causa per giudicare se la normativa italiana è aderente ai principi europei, la Commissione sostiene che«in tali circostanze non sembra si possa ritenere che la legislazione italiana sul reclutamento del personale docente e Ata a termine contenga criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare, in concreto, se il rinnovo dei contratti in questione risponda effettivamente a un’esigenza reale, sia atta a raggiungere lo scopo perseguito». Quindi, «il ricorso a contratti a termine successivi per la copertura di vacanze in organico che tale legislazione consente non può pertanto considerarsi giustificato da ragioni obiettive come previsto dalla clausola 5, punto 1, lett. a), dell’accordo quadro».

UN ALLEATO PER I SINDACATI - «È dal 1970 che l’Italia abusa del precariato», ammonisce Marcello Pacifico (Anief-Confedir), «oggi è venuto il momento di dire basta». Il governo italiano, osserva l’Anief, «farebbe bene a tener conto di queste indicazioni della Commissione europea. Non si può continuare a lasciare precario il personale in presenza di diverse decine di migliaia di posti vacanti e disponibili». Soddisfatta la Gilda degli insegnanti, che rileva come i precari oggi abbiano un altro alleato, la Commissione europea: « La legislazione italiana, violando la direttiva comunitaria numero 99, consente il rinnovo dei contratti a tempo determinato per coprire le vacanze nell’organico docente e Ata in attesa della procedura concorsuale, senza però sapere se e quando il concorso si svolgerà. Ed è proprio su quest’ultimo punto che la Commissione europea punta l’indice, sottolineando che la reiterazione dei contratti a tempo determinato avviene senza prevedere alcun criterio obiettivo e trasparente per verificare che il rinnovo risponda a un’esigenza temporanea reale».

LA DIFESA DEL MIUR E I RISCHI PER L’ITALIA - Ma cosa farà adesso il ministero dell’Istruzione, chiamato direttamente in causa? Dal Miur arriva la conferma che anche stavolta, come due mesi fa, verrà preparata una sorta di memoria difensiva, per spiegare che il governo italiano non sta ignorando il problema dei precari, ma sta procedendo a stabilizzarli, compatibilmente con le esigenze del sistema e le risorse disponibili. Se la Corte di giustizia non dovesse accettare queste «giustificazioni», l’Italia rischierebbe un ricorso per inadempimento, e sanzioni economiche pesantissime.

Fonte: Corriere della Sera

 

 

La Corte di Giustizia Europea ha fissato per il prossimo 27 marzo la decisione su una serie di ricorsi sul precariato nella scuola, che potrebbe, secondo l'Anief, tra i primi promotori dell'iniziativa, "aprire le porte per l'assunzione a titolo definitivo nei ruoli dello Stato dei 140 mila docenti precari della scuola italiana".

"La Corte di Giustizia Europea - riferisce l'Anief in una nota - ha fissato per il prossimo 27 marzo la decisione sull'abuso di precariato che si attua in Italia nei confronti dei lavoratori che hanno svolto un impiego a tempo determinato, anche non continuativo, per almeno 36 mesi. È stata quindi reputata pertinente la linea intrapresa prima di tutti dall'Anief, nel 2010, di considerare illegittima l'assunzione reiterata nel tempo su posti vacanti e disponibili fino al 30 giugno o al 31 agosto di ogni anno scolastico. Come del resto già chiaramente indicato nella direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato".

Secondo il sindacato, il mancato rispetto delle eventuali sentenze a favore dei ricorsi, "potrebbe costare allo Stato una multa davvero esosa, anche di 8 milioni di euro". Si ricorda, infine, che "per godere dei benefici di quanto dovesse essere disposto dal giudice europeo, occorre aderire al contenzioso prima delle sentenza definitiva di fine marzo".

Fonte: ANSA

 

Le organizzazioni sindacali Anief, Cub-Sur, Orsa Scuola, Sab, Unicobas Scuola, Usb PI- Scuola e Usi Scuola hanno proclamato lo stato di agitazione della categoria, e hanno organizzato, per la settimana dal 5 al 10 novembre, in concomitanza con la discussione in Parlamento degli emendamenti al testo della Legge di stabilità, l'iniziativa di lotta 'Profumo di didattica’: assemblee dei lavoratori, con studenti e genitori, didattica alternativa e astensione da ogni attività aggiuntiva non obbligatoria, presìdi ed iniziative locali. Motivo della protesta il "gravissimo attacco alla scuola pubblica Statale portato avanti dal Governo Monti, prima con la spending review e ora con la Legge di stabilità".

L'Usb, l'Unicobas, l'Usi, L'Orsa e il Sab intendono mantenere la propria iniziativa di sciopero generale dei lavoratori per il 16 novembre con manifestazione nazionale a Roma e si riservano, "vista la situazione generale dei lavoratori di tutte le categorie e nel caso le Confederazioni Generali individuassero una data diversa di mobilitazione nazionale, di conformare date e iniziative, coscienti dell'attacco su tutti i fronti ai lavoratori della Scuola. Tutte si impegnano insieme all'Anief e alla Cub-Sur a individuare un'ulteriore data largamente condivisa, che possa garantire la massima partecipazione dei lavoratori". 

Fonte: Tuttoscuola

 

Dopo appena due mesi, arriva la seconda bocciatura dell’Europa sui 140mila precari della scuola: se a novembre la presa di posizione dura della Commissione europea era arrivata sollecitata da un giudice di Napoli, stavolta a richiedere l’intervento di Bruxelles è la Corte costituzionale italiana, che nella primavera dell’anno scorso ha stoppato un ricorso rinviandolo alla Corte di giustizia europea. E, come da prassi, la Corte ha richiesto il parere della Commissione europea. Che puntualmente è arrivato, e ha dato una nuova stangata al governo italiano.

CONTRATTI A TERMINE SENZA LIMITI - La Commissione si chiede se «per garantire una certa flessibilità negli organici della scuola per far fronte, senza oneri eccessivi per lo Stato, a variazioni imprevedibili della popolazione scolastica sia veramente necessario autorizzare l’amministrazione a ricorrere a una successione di contratti a termine senza alcun limite quanto al numero dei rinnovi contrattuali e alla durata complessiva del rapporto. Ben si potrebbe - continua la Commissione - in effetti realizzare tale obiettivo anche prevedendo un numero massimo di rinnovi del contratto concluso con ciascuna unità di personale temporaneo o fissando un tetto massimo alla durata di detto contratto».Chiamata in causa per giudicare se la normativa italiana è aderente ai principi europei, la Commissione sostiene che«in tali circostanze non sembra si possa ritenere che la legislazione italiana sul reclutamento del personale docente e Ata a termine contenga criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare, in concreto, se il rinnovo dei contratti in questione risponda effettivamente a un’esigenza reale, sia atta a raggiungere lo scopo perseguito». Quindi, «il ricorso a contratti a termine successivi per la copertura di vacanze in organico che tale legislazione consente non può pertanto considerarsi giustificato da ragioni obiettive come previsto dalla clausola 5, punto 1, lett. a), dell’accordo quadro».

UN ALLEATO PER I SINDACATI - «È dal 1970 che l’Italia abusa del precariato», ammonisce Marcello Pacifico (Anief-Confedir), «oggi è venuto il momento di dire basta». Il governo italiano, osserva l’Anief, «farebbe bene a tener conto di queste indicazioni della Commissione europea. Non si può continuare a lasciare precario il personale in presenza di diverse decine di migliaia di posti vacanti e disponibili». Soddisfatta la Gilda degli insegnanti, che rileva come i precari oggi abbiano un altro alleato, la Commissione europea: « La legislazione italiana, violando la direttiva comunitaria numero 99, consente il rinnovo dei contratti a tempo determinato per coprire le vacanze nell’organico docente e Ata in attesa della procedura concorsuale, senza però sapere se e quando il concorso si svolgerà. Ed è proprio su quest’ultimo punto che la Commissione europea punta l’indice, sottolineando che la reiterazione dei contratti a tempo determinato avviene senza prevedere alcun criterio obiettivo e trasparente per verificare che il rinnovo risponda a un’esigenza temporanea reale».

LA DIFESA DEL MIUR E I RISCHI PER L’ITALIA - Ma cosa farà adesso il ministero dell’Istruzione, chiamato direttamente in causa? Dal Miur arriva la conferma che anche stavolta, come due mesi fa, verrà preparata una sorta di memoria difensiva, per spiegare che il governo italiano non sta ignorando il problema dei precari, ma sta procedendo a stabilizzarli, compatibilmente con le esigenze del sistema e le risorse disponibili. Se la Corte di giustizia non dovesse accettare queste «giustificazioni», l’Italia rischierebbe un ricorso per inadempimento, e sanzioni economiche pesantissime.

Fonte: Corriere della Sera

 

Le graduatorie provinciali per il reclutamento dei docenti sono state trasformate in "graduatorie ad esaurimento" nel 2006. Da allora il mantra di Ministri e governanti è stato quello di svuotarle per dare avvio ad una nuova stagione di reclutamento. Sono trascorsi 8 anni e le graduatorie ad esaurimento, un po' sfoltite, sono ancora in piedi. Chi sarà il Ministro che avrà l'onore di dire: ce l'ho fatta?
Letta. Reclutamento nuovi insegnanti con concorsi triennali, riformare cicli scolastici e valutazione del merito

La legge 296/06 ha trasformato le graduatorie provinciali dei docenti (utilizzate per il 50% delle immissioni in ruolo, nonchè per le supplenze al 30 giugno o 31 agosto) da permanenti in "ad esaurimento", affiancando a tale innovazione un piano straordinario di 150.000 immissioni in ruolo, che avrebbe dovuto perlomeno scalfire il fenomeno del precariato.
Graduatorie chiuse a nuovi inserimenti dunque, da esaurire nel più breve tempo possibile. Nel frattempo la legge 169/08 inserisce nelle graduatorie i docenti abilitati con il IX ciclo Ssis, i laureati in Scienze della formazione primaria, i corsi biennali abilitanti di II livello ad indirizzo didattico (Cobaslid), attivati nell'anno accademico 2007/08, i docenti del primo corso biennale di II livello presso i Conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati per le classi A031 e A032, i docenti in possesso di abilitazione o idoneità rilasciato da uno degli Stati Europei, e permette l'ingresso con riserva per gli iscritti nell'a.a. 2007/08 al corso di Laurea in Scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di Didattica della musica per A031 e A032.

Nel 2012 è stata poi disposta una fascia aggiuntiva alla III, che comprende i docenti che si sono abilitati negli anni accademici 2008/09, 2009/10 e 2010/11 a seguito della frequenza :

dei corsi biennali abilitanti di secondo livello presso le Accademie di Belle Arti (COBASLID);
del secondo e del terzo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale (classi di concorso A031-A032) e di strumento musicale (classe di concorso A077);
dei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria.
Questi sono stati gli ultimi inserimenti. Finora qualsiasi richiesta in tal senso è stata respinta.
Graduatorie ad esaurimento: no a nuovi inserimenti insegnanti di Musica. Impegno del Ministro a ripensare abilitazioni e reclutamento
Graduatorie ad esaurimento out per laureati in Scienze della formazione primaria non inclusi con riserva
25.000 docenti con titolo di sostegno sono esclusi dalle graduatorie ad esaurimento
Sono invece andati a buon fine alcuni ricorsi individuali per il reinserimento nelle graduatorie, dopo esserne stati esclusi per varie problematiche
Graduatorie ad esaurimento: tribunale riammette docente cancellato per non aver presentato domanda di aggiornamento
Graduatorie ad esaurimento: consiglio di Stato riammette "ex congelata Ssis"
Le graduatorie ad esaurimento, dicevamo, sono utilizzate per il 50% delle immissioni in ruolo (il rimanente 50% dalle graduatorie dei concorsi). Il sindacato Anief ne chiede la riaperturaper i docenti abilitati selezionati con Tfa, agli idonei al concorso a cattedra e ai laureati in scienze della formazione primaria, in virtù del fatto che in Italia solo lo 0,1% degli insegnanti ha meno di 30 anni, il 60% più di 50.
Le immissioni in ruolo dei docenti negli ultimi anni hanno smaltito le graduatorie? Non ancora. I dati più aggiornati saranno presentati in occasione dell'aggiornamento delle graduatorie previsto per il 2014, ma basta scorrere gli elenchi del 2013 per comprendere che siamo ancora lontani dall'obiettivo.
Il premier Letta ha posto questi obiettivi per il documento Impegno Italia

confermare la chiusura definitiva delle graduatorie a esaurimento (ndr significa che le graduatorie ad esaurimento saranno svuotate, con l'assunzione di tutti coloro che vi sono attualmente inseriti e che possono aggiornare ed eventualmente modificare la provincia ogni triennio. Non sono previsti nuovi inserimenti. Prossimo aggiornamento previsto per la primavera 2014 )
avviare corsi universitari abilitanti calibrati sul fabbisogno effettivo;
indire concorsi a cadenza triennale.
Come? I primi segnali sono le immissioni in ruolo aggiuntive su sostegno (prima tranche 4.447 per il 2013/14), e il piano di immissioni in ruolo previsto per il 2014/15
Non vogliamo aggiungere altro. Chi pensa che sarà il Governo Letta a poter scrivere la parola "fine" sulle graduatorie ad esaurimento?
Letta. Reclutamento nuovi insegnanti con concorsi triennali, riformare cicli scolastici e valutazione del merito

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Categorica la Flc Cgil: “Il fondo per il Miglioramento dell’offerta formativa (MOF) non si tocca, in pericolo l’autonomia scolastica. Il Parlamento è con noi”. Di tutt’altro avviso Cisl, Uil e Gilda: quei 200 milioni di euro non sono il ‘tesoretto’ dei presidi, devono tornare nelle tasche dei lavoratori, “i corsi di recupero non peggiorano né migliorano l’offerta formativa”. Per Anief toccare il MOF significa avallare l’idea che gli aumenti di stipendio non siano ormai più materia contrattuale.

Insomma, sono arroventati più che mai i toni con cui in questi giorni i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali della scuola hanno commentato l’indugio con cui il ministro dell’Economia Saccomanni si sta occupando della faccenda scatti di anzianità. L’oggetto del contendere è il congruo gruzzolo di soldi tornati a via XX Settembre dalle scuole che, per esempio, non hanno attivato i corsi di recupero. Su questo ‘tesoretto’ - che secondo quanto ci ha detto il responsabile di Uil Scuola Massimo Di Menna ammonta a non meno di 200 milioni di euro - sono catalizzate, infatti, gran parte delle speranze delle centinaia di migliaia di lavoratori che aspettano il pagamento degli scatti di stipendio relativi al 2012 e 2013.

Per Mimmo Pantaleo, Flc Cgil, non è nemmeno lontanamente pensabile stabilire un nesso tra le due cose: “Per il pagamento degli scatti 2012-13 bisogna che il Governo stanzi risorse aggiuntive. Non siamo disponibili a un accordo che intacchi ancora una volta i soldi destinati alle scuole per corsi di recupero o innovazione didattica: questo peggiorerebbe in modo drammatico l’offerta formativa dei nostri istituti e costringerebbe tantissimi lavoratori a lavorare gratis. Senza mezzi termini noi della Flc Cgil chiediamo un atto di indirizzo al Governo con cui si trovino risorse aggiuntive. La nostra posizione è ampiamente condivisa dal Parlamento. Bisogna essere chiari: se si tocca di nuovo il MOF salta completamente l’autonomia scolastica”.

Marcello Pacifico, Presidente Anief, che questa volta è in sintonia con la Cgil, non perde l’occasione per rimproverare i sindacati rappresentativi di non battersi a sufficienza perché gli scatti, che sono materia contrattuale, tornino a dipendere dal rinnovo contrattuale e non da risorse che sono destinate a un altro scopo. “Fino al 2009 – precisa - i soldi per gli aumenti venivano decisi in Finanziaria. Adesso accettare che vengano presi dai fondi destinati agli istituti significa indebolire ulteriormente la contrattazione della scuola. E’ legittimo, per carità, voler accontentare i lavoratori mettendo subito qualcosa di più in busta paga, ma questa dinamica alla lunga si rivelerà molto controproducente”.

Di tutt’altro avviso la Gilda: “Se quei soldi non saranno presto disponibili per rispondere alle legittime attese dei lavoratori e i tempi si allungheranno ancora – ci ha detto Fabrizio Reberschegg - andremo allo sciopero. Sappiamo che l’atto di indirizzo è già stato firmato dalla Carrozza, manca solo il sigillo del MEF. Su una cosa teniamo a essere chiari: questi 200 milioni non sono un ‘tesoretto’ dei presidi, non possono essere spesi per coprire i costi della figure di gestione, ma sono soldi dei lavoratori e a loro vanno restituiti sotto forma di scatti”. E ci ricorda che i compensi dei coordinatori di classe, dei collaboratori del preside e così via vanno da un minimo di 3000 a un massimo di 7000 euro lordi l’anno. Che non sono proprio spiccioletti. Il Dirigente Gilda è forte del sondaggio fatto lo scorso anno: “L’80% dei lavoratori si è dichiarato favorevole all’utilizzo di quei soldi per gli scatti, un dato che non lascia spazio ad interpretazioni: sanno benissimo che i corsi di recupero non migliorano né peggiorano l’offerta formativa di un istituto”. La loro soddisfazione economica invece sì, sottintende, e conclude: “Se ha a cuore i corsi di recupero e le figure di gestione il Governo intervenga con un fondo specifico. Spesso ci si dimentica anche che ormai i collaboratori del preside non sono più nemmeno eletti dai collegi, ma nominati”.

Anche Di Menna, Uil, è preoccupato per questo ritardo del Governo, ma è molto bravo a sfumare e pensa che qualcosa, al netto della cifra che occorrerà per assicurare il pagamento degli scatti, possa restare anche al MOF.

Fonte: Orizzonte Scuola

Bisogna salvare gli stipendi di circa 1 milione di dipendenti della scuola. Con questo intento i sindacati scuola si sono presentati stamane al Senato, per chiedere all’unisono di superare il blocco delle progressioni stipendiali e di carriera introdotto a settembre.

In particolare le varie sigle dei rappresentanti dei lavoratori hanno ricordato ai parlamentari che il Decreto Legge n. 3 sugli scatti di anzianità, approvato dal CdM a metà gennaio, necessita di alcuni emendamenti, in parte illustrati ai senatori dal coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio.
Lo stesso ha poi sottolineato che l’anzianità di servizio, riconosciuta ai docenti in tutti i Paesi europei, in Italia è la più bassa in termini assoluti e che, secondo il rapporto Ocse, tra il 2001 e il 2010, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei, la spesa per studente è calata dell’8%.

Anche l’Anief ha consegnato alla Commissione Cultura una serie di emendamenti al Decreto Legge da sottoporre all’Aula, puntando l'attenzione sui precari e spiegando che per non calpestare i loro diritti basterebbe utilizzare una parte di quel 30% degli 8 miliardi di euro risparmiati dal dimensionamento delle scuole e dal piano di razionalizzazione scolastica derivante dalla Legge Tremonti-Gelmini.

"In tutto – ha detto Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Cofnedir - si tratta di estrapolare dei risparmi della scuola: l’operazione, che è quindi senza oneri per lo Stato, prevede l’utilizzo di circa 1 miliardo e 650 milioni di euro. È una cifra importante, ma non si può continuare a calpestare il diritto dei precari alla crescita del loro stipendio, prescindendo dall’immissione in ruolo, e a mantenere in vita la cancellazione illegittima del primo gradino stipendiale degli assunti in ruolo. Con i nostri emendamenti, inoltre, sarà finalmente anche possibile valutare per intero, ai fini della ricostruzione di carriera, quel servizio pre-ruolo che oggi invece – conclude Pacifico - viene considerato integralmente solo per i primi quattro anni di supplenze".

Fonte: Teleborsa

 

 

Nelle ultime settimane sono circolate sul web notizie esageratamente ottimistiche sull’effetto immediato che il pronunciamento della Corte di giustizia europea potrebbe avere sulla stabilizzazione delle migliaia di docenti precari con oltre 36 mesi di servizio. Abbiamo chiesto all’Avvocato Walter Miceli, che patrocina le cause per Anief, di fare chiarezza sui punti più delicati e di spiegarci esattamente i passaggi che dovranno essere compiuti prima che un’eventuale sentenza favorevole possa tradursi nei tanto agognati contratti a tempo indeterminato.

Su due cose in particolare l’avvocato ha tenuto a essere chiaro: anche se la Corte di Giustizia Europea darà ragione ai precari, dovranno comunque essere i giudici del lavoro italiani, adeguandosi alla decisione comunitaria, a pronunciarsi per i risarcimenti o le stabilizzazioni. Auspicabile, poi, ma niente affatto scontato un intervento legislativo che sani la situazione per tutti i precari che si trovino nella stessa situazione dei ricorrenti. “A Lussemburgo si giocherà la partita finale tra due opposte visioni dell’Europa: quella in grado di difendere i diritti dei lavoratori o quella che, con il pretesto di una fantomatica emergenza finanziaria, decide per una temporanea sospensione del principio di legalità, con conseguente impossibilità di ottenere giustizia contro gli abusi commessi a danno dei precari”. Una partita che non è solo dei lavoratori della scuola, vuole dire Miceli, ma che interessa l’intera società civile.

Avvocato, è ormai diffusa un’attesa quasi messianica su questo pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea. E’ ragionevole questa speranza secondo lei?

“Sì, ma occorre fare alcune precisazioni. La Corte di Giustizia ha il compito di compito di garantire l'osservanza del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati fondativi dell'Unione europea. La decisione che arriverà dalla Corte, dunque, consentirà di superare definitivamente il parere della Cassazione che, nel giugno 2012, aveva gelato le speranze dei ricorrenti negando ogni tutela contro gli abusi del contratto a tempo determinato. Se questo pronunciamento sarà favorevole ai ricorrenti, allora le migliaia di processi fermati dalla Cassazione potranno riprendere il loro iter con pieno accoglimento delle richieste dei lavoratori della scuola”.

La sentenza non avrà, dunque, un effetto immediato sulla stabilizzazione dei precari, ma servirà a rimettere in moto il lavoro dei giudici italiani, giusto?

“Esatto. La Corte di giustizia europea non risolverà direttamente i nostri contenziosi, ma vincolerà i giudici italiani a dare una certa interpretazione del diritto, interpretazione che nessun Tribunale potrà disattendere. Tengo a richiamare l’attenzione sul fatto che è solo per il merito di magistrati coraggiosi come il giudice Paolo Coppola di Napoli se la vicenda dei lavoratori precari della scuola è arrivata alla Corte di Giustizia e non si è arenata, visto che la Cassazione aveva intimato ai giudici italiani di non sollevare il caso davanti alla magistratura europea”.

Nell’ipotesi di un parere favorevole ai lavoratori della scuola italiani, a beneficiarne saranno solo i ricorrenti oppure il diritto alla stabilizzazione diventerà automatico anche per chi non ha percorso le vie legali?

“Per ottenere la stabilizzazione sarà necessario richiedere una tutela giudiziaria, non ci sarà nessun automatismo”.

In altre parole sarà necessario passare da un tribunale…

“Esatto, anche se sarebbe auspicabile un intervento legislativo: solo in questo modo si sanerebbero tutte le situazioni in cui sono stati commessi abusi. Ma purtroppo un’azione del genere non è scontata, in passato non è accaduto spesso che il legislatore abbia recepito le indicazioni provenienti dall’Europa”.

I giudici italiani hanno la facoltà di ignorare le indicazioni che arrivano dalla Corte europea?

“No, l’interpretazione della Corte di Giustizia è vincolante. Se la decisione sarà favorevole ai ricorrenti, tuttavia, per i giudici italiani si profileranno due alternative: alcuni potranno optare per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato; altri invece, rifacendosi a una diversa corrente di pensiero, probabilmente affermeranno che la stabilizzazione è in contrasto col Decreto Sviluppo del 2011 (che vieta di estendere ai dipendenti del comparto scolastico le tutele previste per gli altri lavoratori) e così si pronunceranno piuttosto per cospicui risarcimenti”.

A quanto potranno ammontare questi risarcimenti?

“Si tratta di cifre ingenti: proprio di recente Anief ha ottenuto al Trapani un risarcimento di 200.000 euro. Certo è che allo Stato converrà di gran lunga accettare la stabilizzazione”.

Che tempi bisognerà attendere per arrivare alle prime stabilizzazioni o ai primi risarcimenti?

“La decisione della Corte di Giustizia è attesa tra luglio e settembre. A quel punto potranno rimettersi in moto le cause con i loro tempi tecnici, che in Italia variano dai pochi mesi a più di un anno nei tribunali più affollati. Per tirare le somme, direi che in Europa questa volta si gioca una partita cruciale per il diritto di tutti i cittadini, non solo dei lavoratori precari della scuola: si deciderà se le ragioni di un fantomatico dissesto finanziario in un determinato momento storico possono valere più dello stato di diritto”.

Fonte: Orizzonte Scuola

Il sindacato Anief ha consegnato alla VII Commissione del Senato gli emendamenti al Decreto Legge n. 3 sugli scatti di anzianità approvato dal CdM a gennaio, tra cui l’adozione degli scatti anche per i supplenti e il reintegro del secondo “gradone” stipendiale per chi è stato immesso in ruolo. Il finanziamento potrebbe venire da parte del 30% degli 8 miliardi di euro risparmiati sull’Istruzione nell’ultimo quinquennio.

Anief chiede al Parlamento di cancellare il doppio “scippo” attuato nei confronti di docenti e Ata. I supplenti (tranne quelli di religione) infatti non hanno avuto diritto finora ad alcuno scatto stipendiale, indipendentemente dagli anni di precariato, che spesso sfiorano anche il ventennio.

Il riconoscimento dello scatto stipendiale farebbe venir meno le condizioni dell'accordo firmato il 4 agosto 2011, che abolisce il primo gradone stipendiale per i neo assunti dal 1° settembre 2011. Il leit motiv di questi anni è stato: assunzioni sì, ma a costo zero, ad invarianza finanziaria. E dunque il primo gradone stipendiale è stato spostato dal terzo all'ottavo anno di ruolo (in concreto dipende dalla singola situazione che scaturisce dalla ricostruzione di carriera).

Il sindacato Anief ha fatto i conti di quanto tale accordo sottragga per un lustro al personale della scuola: 1.130 euro annui per i docenti, 300 euro per i collaboratori scolastici, 400 euro per gli assistenti tecnici amministrativi e 650 euro per i direttori dei servizi generali e amministrativi.

Come fare? Dove reperire i soldi necessari per finanziare l'operazione?

“In tutto – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Cofnedir - si tratta di estrapolare dei risparmi della scuola: l’operazione, che è quindi senza oneri per lo Stato, prevede l’utilizzo di circa 1 miliardo e 650 milioni di euro. È una cifra importante, ma non si può continuare a calpestare il diritto dei precari alla crescita del loro stipendio, prescindendo dall’immissione in ruolo, e a mantenere in vita la cancellazione illegittima del primo gradino stipendiale degli assunti in ruolo. Con i nostri emendamenti, inoltre, sarà finalmente anche possibile valutare per intero, ai fini della ricostruzione di carriera, quel servizio pre-ruolo che oggi invece – conclude Pacifico - viene considerato integralmente solo per i primi quattro anni di supplenze”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Se si vogliono veramente garantire gli scatti di anzianità e impedire la restituzione degli aumenti stipendiali ai dipendenti della scuola, i meno pagati di tutta la Pubblica Amministrazione, è necessario adottare alcuni emendamenti al Decreto Legge approvato dal Governo". La proposta dell'Anief, presentata oggi alla VII Commissione del Senato, "eviterebbe il tracollo del potere di acquisto degli stipendi del personale scolastico, già nel 2012 ridotti di 790 euro rispetto all'anno precedente".

La proposta emendativa all'art. 1, comma 4, prevede il ripristino della deroga per il personale della scuola al blocco stipendiale (Legge, 183, art. 4, comma 83) ripristinato dal D.P.R. 122/2013 che nega ai fini della progressione di carriera il riconoscimento di eventuali scatti stipendiali pagati a partire dal 2011. "Si tratta di una modifica che andrebbe anche a superare - si spiega - la proroga al blocco stipendiale per tutto il personale della P.A. nell'anno 2013 e 2014, ribadita dall'ultima Legge di Stabilità che livella ancora i valori di corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale del 2017 a quelli del 2013, ma che in realtà per la scuola sono addirittura quelli del 2010".

"E in tutto questo, non si tiene conto del personale precario che svolge le stesse funzioni di quello di ruolo. Nonostante un ultimatum della Commissione europea, già scaduto, del 20 novembre scorso, che imponeva all'Italia di adeguare la propria normativa entro 60 giorni sul principio di non discriminazione derivato dalla direttiva comunitaria 1999/70, da cui scaturisce la seconda proposta emendativa Anief all'art. 1, comma 4-ter: una volta riconosciuto lo scatto stipendiale al personale precario, verrà meno la ragione sottesa alla contrattazione collettiva nazionale firmata il 4 agosto 2011 che abolisce il primo gradone stipendiale per i neo-assunti al fine di garantire l'invarianza finanziaria".

Un'altra proposta di modifica del decreto, all'art. 1, comma 1, consentirebbe di evitare la restituzione di somme relative al beneficio della prima e seconda posizione stipendiale del personale Ata, conseguente al superamento di una procedura concorsuale in cui è prevista la frequenza di un apposito corso di formazione e il superamento di una prova conclusiva. L'ultima proposta emendativa all'art. 1, comma 4-bis intende risolvere il problema del blocco delle risorse aggiuntive destinate ai dirigenti scolastici, attraverso l'utilizzo dei risparmi derivanti dalla mancata corresponsione della RIA dei dirigenti collocati a riposo: si tratta di 36.421.995,48 euro, che vanno considerati un risparmio di sistema e riutilizzati a favore dei ds in servizio

Fonte: ANSA

 

Ancora troppi i nodi irrisolti, come i mancati chiarimento sulla validità abilitante dei titoli di scuola magistrale ottenuti dal 1997 al 2001. E continuano le resistenze degli atenei all’attivazione di alcuni corsi, soprattutto per la scuola dell’infanzia e primaria.

Continua la confusione sui Percorsi abilitanti speciali e in molti casi si brancola ancora nel buio.

È la Gilda degli Insegnanti a lanciare l’allarme.

Con un comunicato stampa del 4 febbraio il sindacato degli insegnanti ha chiesto al ministro Carrozza di intervenire con urgenza “per evitare che un provvedimento così importante per la scuola e le migliaia di docenti precari venga travolto dalla macchina burocratica del Miur e dagli interessi degli atenei”.

Infatti, Gilda denuncia la mancata attivazione di alcuni corsi, soprattutto per la scuola dell'infanzia e la primaria, a causa delle resistenze delle università. Inoltre, ad oggi mancano i necessari chiarimenti sulla validità abilitante dei titoli di scuola magistrale ottenuti dal 1997 al 2001.

Anche Anief torna a spronare il Ministero affinché dia risposte immediate alle tante questioni irrisolte. Oltre a quanto denunciato dalla Gilda, l’Anief chiede la pubblicazione definitiva da parte degli atenei dei corsi che effettivamente verranno attivati, al fine di permettere ai tanti candidati ai Pas, una volta acquisita la certezza della mancata attivazione del corso richiesto, di poter avviare la richiesta formale del nulla osta utile allo spostamento in un'altra regione.

Altra questione fondamentale riguarda la possibilità per tutti i corsisti di poter fruire dei permessi per il diritto allo studio, anche per un numero inferiore alle 150 previste dal C.C.N.L.. Per tale ragione l’Associazione chiede si sollecitare tutti gli atenei a pubblicare il programma delle lezioni e l’elenco degli ammessi ai corsi.

“Una volta superati questi aspetti organizzativi - scrive l’Anief - il nodo più difficile da sciogliere rimane sicuramente quello della spendibilità del titolo: premesso che gli atenei organizzatori dovranno ottemperare all’indicazione del Miur di assegnare i titoli di abilitazione entro la fine del prossimo mese di luglio: ciò permetterebbe l’immediato inserimento dei neo-abilitati nella seconda fascia delle graduatorie d’Istituto, la cui “finestra” di aggiornamento dovrebbe chiudersi più o meno in quei giorni”.

“Ma soprattutto, - continua l’Associazione - il Ministro Carrozza colga l’occasione per inserire i prossimi abilitati tramite i Pas, come attraverso i Tfa ordinari, all’interno delle graduatorie permanenti, da qualche anno ribattezzate “ad esaurimento”, perché rappresentano l’unico canale di assunzione, per il 50% dei posti vacanti, destinato al personale abilitato attraverso i corsi universitari”.

Tante dunque ancora le questioni rimaste aperte, mentre il tempo stringe.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Incontro tra ministro e rappresentanti di categoria. Promosso l'annuncio delle nuove immissioni in ruolo, ma l'Anief critica: pochi i docenti di sostegno. Altre critiche al governo sugli scatti d'anzianità e sui fondi.

IN ARRIVO più di 18mila assunzioni nella scuola per il prossimo anno scolastico, ma i sindacati non sono affatto soddisfatti dell'azione di governo sulla scuola. Oggi, durante l'incontro con i sindacati, il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza e i sindacati ha annunciato la prima tranche di assunzioni nella scuola a partire dal mese di settembre. Si tratta, per entrare nel dettaglio, di 12.625 immissioni in ruolo per i docenti su posto comune, 1.604 per gli insegnanti di sostegno e 4.317 posti per il personale Ata: amministrativi, tecnici e ausiliari. Un pacchetto di assunzioni che farà scattare il nuovo Piano triennale varato dal governo Letta che prevede oltre 82mila assunzioni.

L'annuncio è arrivato mentre ancora sulla questione degli scatti di anzianità non si è ancora trovata la soluzione definitiva. "Un confronto su molti temi - è il commento piuttosto interlocutorio di Francesco Scrima, della Cisl scuola - e con qualche interessante spunto di apertura, ma nessuna concreta soluzione per le emergenze su cui abbiamo ancora una volta posto l'accento nell'incontro di oggi con la ministra". Prima fra tutte quella per le cosiddette posizioni economiche del personale Ata, scatti che hanno già prodotto aumenti stipendiali, che per effetto del blocco degli automatismi economici, gli Ata rischiano di dovere restituire.

Una eventualità che Scrima definisce come "un vero e proprio furto a danno di lavoratori che hanno già svolto le attività per cui sono stati retribuiti". Anche la Flc Cgil è piuttosto critica nei confronti della Carrozza e parla di incontro con "poche luci e molte ombre". "Sul versante del ripristino degli scatti di anzianità di docenti e Ata - dichiara Mimmo Pantaleo - pur apprezzando l'impegno del ministro per evitare il recupero forzoso in busta paga, dobbiamo rilevare che nessuna risorsa aggiuntiva è stata prevista e l'unica possibilità che ci è stata prospettata è la decurtazione del fondo per il miglioramento dell'offerta formativa". "Nessuna soluzione invece - continua Pantaleo - per le posizioni economiche del personale Ata e per il salario di posizione dei dirigenti scolastici".

La Gilda degli insegnanti parla di importante "passo in avanti" per le prime assunzioni del Piano triennale e chiede al ministro di affrettare l'incontro all'Aran per trovare una soluzione alla questione degli scatti stipendiali. Ma sul contingente delle assunzioni su sostegno secondo l'Anief "i conti non tornano". "Col decreto Scuola - dichiara Marcello Pacifico - si era stabilito un numero di assunzioni su sostegno superiore di dieci volte. Con questi numeri, oltre a danneggiare gli allievi, si rischia di lasciare per strada almeno 2mila docenti specializzati vincitori di concorso. Mentre Marco Paolo Nigi, dello Snals, "ha espresso con forza l'insoddisfazione del sindacato che non può dichiararsi soddisfatto soltanto perché il governo ha ridotto le penalizzazioni per il personale scolastico".

Fonte: Repubblica

 

Abbiamo chiesto al presidente Anief la sua opinione sulla grande consultazione lanciata dal ministro sul web, ma anche sulla valutazione degli insegnanti dopo la tempesta mediatica che si è scatenata intorno alla restituzione degli scatti. “Il tentativo del Governo è bloccare i salari della massa dei docenti ai livelli di ingresso per tutta la carriera, per poi consentire le progressioni solo a chi si distingue”.

“La costituente mi sembra un’idea pessima. Nella scuola – prosegue Marcello Pacifico - abbiamo migliaia di professionisti che, operando da anni nella didattica, facendo sperimentazioni, misurandosi ormai tutti i giorni con le nuove tecnologie, sarebbero in grado di dare un contributo specifico sui contenuti di rinnovamento della scuola. Non credo che un referendum sul web serva a qualcosa , mentre il ministro avrebbe fatto bene ad aprire uno spazio di confronto con tutti i sindacati, non solo quelli rappresentativi, con le associazioni professionali e con tutti i lavoratori, rivolgendo loro domande specifiche su temi specifici”. Ma in questo modo sarebbe stato, forse, meno democratico? “Solo in apparenza la costituente così come l’ha lanciata il ministro è democratica: in realtà già solo il fatto di doversi collegare a internet rappresenta una discriminazione”.

Assodate le riserve del presidente Anief sulla grande consultazione del ministro Carrozza per evitare la “riforma della riforma della riforma”, come ha fatto scrivere a Repubblica, viriamo la conversazione sul tema della valutazione, che Pacifico trova subito il modo di collegare al bubbone della restituzione degli scatti esploso in questi giorni con tanto di titoloni anche nei tg: “Tutto questo è il risultato del patto scellerato col Governo tra 2010 e 2011, quando i sindacati rappresentativi in cambio del rinnovo delle rappresentanze per ulteriori tre anni accettarono la sostituzione del principio di anzianità con quello di performance, cui si lega naturalmente la valutazione. Il corollario naturale è stato il blocco dei contratti”.

E adesso, quindi, i nodi iniziano a venire al pettine: “La vera ‘magagna’ – continua Pacifico - consiste nel fatto che da allora è stato inaugurato un sistema per cui non si prevedono soldi in più per premiare il merito, ma solo tagli aggiuntivi per recuperare in questo modo le risorse per gratificare chi fa di più. Si vorrebbe semplicemente livellare verso il basso gli stupendi di tutti gli insegnanti nella loro globalità, mantenendoli per tutta la carriera il livello del salario di ingresso, che è poco superiore al reddito minimo che propone Grillo, e consentire gli scatti solo a chi si impegna di più ed è più bravo”. Insomma, una bella strategia per fare un regalo riciclato agli insegnanti: ti restituisco ciò che in realtà già ti spetta, “ma il problema – conclude Pacifico – non è dare di più a chi vale di più, è capire a priori qual è un equo compenso per gli insegnanti e contestualmente gratificare chi fa meglio e di più anche alla luce dello stretto legame che insiste tra scelte nel campo dell’istruzione e livello economico di un paese. Gli ultimi 150 anni, così come sintetizzano bene i rapporti Ocse Pisa, Education at a glance e così via, hanno evidenziato le ricadute nel tessuto sociale e produttivo del livello di istruzione di un popolo, non si può continuare a far finta di nulla”.

“Per tornare alla valutazione – conclude il responsabile Anief – la nostra organizzazione è favorevole a una valutazione del lavoro dei docenti, a condizione che però si stabiliscano criteri trasparenti per premiare il merito individuale ma anche per migliorare in generale i redditi di tutti coloro che lavorano nella scuola, e non solo dei più bravi”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Docenti aumentati, ma l’assegnazione è sbilanciata a favore di Sud e isole. Il ministero dell’Economia chiede di razionalizzare i criteri per stabilire chi ha diritto all’aiuto. Sindacati divisi.

Duecentomila bambini e ragazzi disabili che frequentano le nostre scuole, poco più di 103 mila insegnanti di sostegno, una norma - quella italiana - che ci mette ai primi posti nelle classifiche Ocse sull’integrazione, ma che poi fatica a tenere il passo con le esigenze delle famiglie. Un esempio su tutti: nel Lazio ci sono genitori che sono stati invitati dai presidi a fare ricorso preventivo al Tar per ottenere l’assegnazione delle ore di assistenza che spetterebbero al proprio figlio. Eppure si tratta di una regione con il migliore rapporto insegnanti di sostegno/alunni. Un sistema molto poco efficiente ma costoso. Da qui l’idea di «razionalizzare»: ci sta lavorando il ministero dell’Economia e delle finanze, in uno dei gruppi guidati dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

Sotto la lente di ingrandimento non c’è il numero di insegnanti: quest’anno, per la prima volta dopo anni, quelli che aiutano i ragazzi disabili a integrarsi nelle scuole e a partecipare alle attività didattiche sono cresciuti (+8,8%) più che gli stessi studenti disagiati (+3,7%). E il decreto istruzione approvato a ottobre prevede la stabilizzazione di 26 mila docenti (dei 43 mila precari che lavorano nel sostegno) nei prossimi tre anni: 4.447 entreranno in ruolo già nel 2014. Ma ci sono troppe discrepanze tra regione e regione per numero di disabili certificati dalle Asl, e di conseguenza per numero di ore di assistenza richieste agli uffici regionali scolastici. Se la media degli studenti disabili in Italia, ad esempio, è del 2,63%, rispetto agli studenti nelle classi, ci sono regioni dove la quota si alza, come l’Abruzzo (3,28%) e il Lazio (3,31%), e altre dove si abbassa drasticamente, come la Basilicata (1,95%). Ma anche l’assegnazione degli insegnanti è fortemente sbilanciata: rispetto a un rapporto medio nazionale sceso a 1,90 alunni disabili per docente, si registra infatti uno stato di non equa distribuzione dei posti di sostegno, pesantemente a favore del Sud e delle Isole, con il Molise a 1,45, la Basilicata a 1,57, la Calabria e la Campania a 1,58. Da qui la necessità di uniformare i criteri di assegnazione dei punti di disabilità, adottando protocolli standard e ottimizzando le prestazioni del servizio.

I sindacati temono che dietro la razionalizzazione si nasconda l’idea di tagliare le ore e gli insegnanti. L’Anief aveva già lanciato l’allarme giorni fa, quando sembrava che la stabilizzazione della prima tranche di insegnanti di sostegno stesse slittando. Mimmo Pantaleo, della Cgil scuola, precisa: «Se si parla di riorganizzazione del sistema del sostegno, va bene, purché non si tocchino i numeri degli insegnanti. È inconcepibile anche solo pensarci, la nostra capacità di integrazione è uno degli aspetti più qualificanti della scuola italiana. Anzi, bisognerebbe ricordarsi che l’assistenza ai disabili a scuola è anche data dai collaboratori scolastici, che spesso li supportano per i servizi igienici, la mensa, gli spostamenti: anche a loro va riconosciuto il giusto compenso economico».

«Un riequilibrio ci deve essere - sostiene invece Francesco Scrima, Cisl -. Significa che dobbiamo evitare ciò che accade ora, e cioè che qualche regione abbia di più e altre di meno. Per quanto riguarda gli insegnanti, bisognerebbe ripristinare il principio originale della norma sull’integrazione, e cioè che l’insegnante è di sostegno alla classe e non solo all’alunno». Avverte invece Massimo Di Menna, della Uil: «Non vorrei che razionalizzazione fosse un modo elegante per dire che si vogliono tagliare i costi». Ma il ministero dell’Economia replica: «Vogliamo usare meglio il lavoro degli insegnanti e riorganizzare la distribuzione del personale. Stiamo lavorando con le associazioni di disabili e dei genitori dei disabili». 

Fonte: Corriere della Sera

 

Negli ultimi giorni ha destato grande scalpore il taglio delle buste paga degli insegnanti, una ulteriore dimostrazione che i "pasticci di Stato" finiscono sempre per essere risolti a discapito dei cittadini. Ma di chi sono le responsabilità? E come mai nonostante la propaganda dei vari governi, si continuano a tagliare gli investimenti sull’istruzione? Lo abbiamo chiesto a Marcello Pacifico, Presidente ANIEF, Associazione Nazionale Insegnanti e formatori nella videointervista di oggi.

Fonte: Teleborsa