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Sono più di 2000 i docenti laureati degli ultimi dieci anni che si sono rivolti al Tar Lazio al fine di poter partecipare all'ultimo concorso a cattedra, di cui oltre 1500 con il patrocinio del sindacato Anief.

Dopo le prime ordinanze cautelari e i decreti monocratici ottenuti, i giudici del Tar del Lazio hanno adesso esteso il provvedimento cautelare a tutti i ricorrenti.

Il sindacato spiega che, considerato che la presentazione del provvedimento giudiziario presso la sede di svolgimento delle preselezioni è richiesta dal Miur solo a coloro che non sono stati inseriti negli elenchi degli ammessi pubblicati dagli Uffici Scolastici Regionali, tutti i ricorrenti già docenti di ruolo devono scaricare, stampare e portare con sé il proprio provvedimento cautelare.

I ricorrenti docenti di ruolo, inoltre, dovranno verificare sul sito internet dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha gestito la domanda di partecipazione al concorso quali sono le sedi espressamente destinate allo svolgimento delle preselezioni per i concorrenti esclusi dagli elenchi degli ammessi ma in possesso di provvedimento cautelare.



Anief invita quindi tutti i ricorrenti a segnalare qualsiasi eventuale anomalia legata alla procedura di svolgimento concorsuale.

Fonte: TMNews

 

Sono più di 2000 i docenti laureati degli ultimi dieci anni che si sono rivolti al Tar Lazio al fine di poter partecipare all'ultimo concorso a cattedra, di cui oltre 1500 con il patrocinio del sindacato ANIEF.

"Dopo le prime ordinanze cautelari e i decreti monocratici ottenuti, i giudici del Tar del Lazio hanno adesso esteso il provvedimento cautelare a tutti i nostri ricorrenti, confermando l'apprezzamento del fumus boni iuris nei ricorsi presentati dall'ANIEF - si legge in una nota del sindacato -.

Considerato che la presentazione del provvedimento giudiziario presso la sede di svolgimento delle preselezioni è richiesta dal Miur solo a coloro che non sono stati inseriti negli elenchi degli ammessi pubblicati dagli Uffici Scolastici Regionali, ANIEF invita tutti i ricorrenti già docenti di ruolo a scaricare, stampare e portare con sé il proprio provvedimento cautelare (link in fondo al comunicato).

I ricorrenti docenti di ruolo, inoltre, dovranno verificare sul sito internet dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha gestito la domanda di partecipazione al concorso quali sono le sedi espressamente destinate allo svolgimento delle preselezioni per i concorrenti esclusi dagli elenchi degli ammessi ma in possesso di provvedimento cautelare".

ANIEF invita tutti i ricorrenti "a segnalare prontamente qualsiasi eventuale anomalia legata alla procedura di svolgimento concorsuale, al fine di un intervento tempestivo mirato alla risoluzione della stessa. Per questo motivo, si evidenzia che il servizio di consulenza telefonica della segreteria nazionale sarà pienamente operativo negli orari e giorni di svolgimento delle prove".

Fonte: Italpress

 

"Le denunce dell'Anief sullo sfruttamento dei precari della scuola italiana producono importanti effetti anche nell'Ue: la Commissione europea, infatti, ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la violazione della normativa sulla reiterazione dei contratti a tempo determinato, in particolare nella scuola dove diverse decine di migliaia di docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari vengono per cattiva prassi assunti ad inizio anno scolastico e licenziati in estate in corrispondenza del termine delle lezioni". È quanto si legge in una nota dell'Anief.

"La decisione della Commissione Ue di chiedere spiegazioni formali sulla mancata applicazione della direttiva comunitaria 1999/70, che obbliga i datori di lavoro, in questo caso lo Stato, ad assumere a titolo definitivo il personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio, anche se frazionato, negli ultimi 5 anni, è giunta dopo le tantissime denunce presentate dall'Anief allo stesso organismo sovranazionale - prosegue l'Anief -. L'ultima ondata di ricorsi è stata consegnata agli uffici di Bruxelles e di Strasburgo personalmente dal presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, dopo che nelle scorse settimane al tavolo nazionale sulla precarietà, dove siedono rappresentanti del Governo e delle parti sociali, il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, aveva confermato la ferma resistenza dell'amministrazione a stabilizzare i dipendenti e i dirigenti del pubblico impiego assunti e licenziati ciclicamente da diversi anni".

"Si sta indagando - ha fatto sapere in queste ore la Commissione europea - sull'apparente assenza di veri rimedi quando c'è abuso di questo tipo di contratti per tutto il personale scolastico, non solo insegnante. Sembra che ci sia un trattamento meno favorevole del personale fisso rispetto a quello temporaneo". Sempre l'organismo superiore di Bruxelles ha ricordato che "la direttiva chiede che si adottino delle misure e la Commissione le sta aspettando da parte dell'Italia".

"E questo punto è evidente che la controffensiva dell'Anief - dichiara oggi un soddisfatto Marcello Pacifico - comincia a portare i primi preziosi frutti: l'apertura della procedura d'infrazione che la Commissione europea ha aperto verso l'Italia dimostra che se il nostro Paese vuole stare in Europa deve obbligatoriamente rispettare le procedure che Bruxelles impone sul diritto del lavoro e sulle assunzioni dei cittadini che vi operano".

Fonte: Italpress

 

Anche il pubblico impiego deve fare i conti con la riduzione di tessere sindacali: a sostenerlo è l'Aran, che attraverso un dettagliato rapporto evidenzia come rispetto alla precedente rilevazione, del 2008-2009, tutti i comparti pubblici hanno fatto registrare una riduzione di deleghe, anche a due cifre. "La scuola è andata però in controtendenza, con un incremento del 2 per cento: le tessere dei lavoratori sono passate da 536.113 a 547.158 - spiega l'Anief in una nota -. Con la Cisl che ne ha perse circa 2 mila e lo Snals oltre 10 mila. Gli aumenti sono stati fatti registrare dalla Flc-Cgil, con 4 mila deleghe in più rispetto a quattro anni prima, dalla Uil (più 7mila), ma soprattutto dall'Anief: il giovane sindacato autonomo, nato nel 2008, è passato da zero a 8.623 tessere".

Secondo Marcello Pacifico, confermato nello scorso week end presidente dell'Anief, "il fatto che la scuola risulti in controtendenza rispetto all'allontanamento dei lavoratori pubblici verso il sindacato, si deve al sensibile calo dei dipendenti del comparto istruzione. Un decremento che va oltre il 7,7 per cento rilevato dall'Aran".

"Bisogna infatti considerare - continua Pacifico - i tanti posti dei precari scomparsi a seguito dell'applicazione della Legge 133 del 2008: in tutto si sono dileguati 200 mila posti di lavoro, tra docenti e Ata. E nessun settore ha perso così tanti dipendenti. È normale che a fronte di questa assurda penalizzazione, non ravvisata in nessuna altro Paese al mondo, si sia prodotto una aumento di tessere sindacali: riducendosi il totale di lavoratori del comparto, il calo di tessere è stato infatti compensato".

Ma ci sono anche altre motivazioni. Come la fiducia che oltre 8.600 docenti e Ata hanno riposto nell'Anief: "Un sindacato, l'unico nella scuola a far registrare questo aumento, che ispirandosi ad una visione transnazionale dei diritti dei lavoratori, si è posto come seria alternativa ai sindacati tradizionali di potere o di base - prosegue Pacifico -. I docenti e il personale Ata hanno compreso inoltre l'importanza di non essere connotati ideologicamente. E di essere, invece, orientati prima di tutto alla tutela dei diritti. Attraverso il sapiente ricorso alla magistratura e prodigandosi - conclude il presidente del sindacato - attraverso proposte serie e condivise, rivolte direttamente ai legislatori che operano nelle aule parlamentari".

Fonte: Italpress

 

Il leader del sindacato autonomo confermato per acclamazione al termine del primo Congresso nazionale di Cefalù. Sarà un quadriennio ancora incentrato sulla tutela dei diritti acquisiti. La novità è l’ispirazione alla ‘civis europensis’: il ruolo dell’Ue potrebbe infatti essere decisivo nella battaglia per la stabilizzazione dei precari.

Sarà ancora Marcello Pacifico il presidente nazionale dell’Anief. La conferma è arrivata per acclamazione, a conclusione del primo Congresso nazionale svolto a Cefalù, in provincia di Palermo, dove sono confluiti i delegati del sindacato nato quattro anni fa. Il Congresso ha approvato, sempre all’unanimità, il documento di programmazione dell’attività sindacale dell’Anief per il quadriennio 2013-2016: un documento fortemente incentrato alle norme che regolano il lavoro nell’Unione Europea.

“È giunto il momento di allestire anche in Italia - ha detto Pacifico durante la presentazione del suo ‘Manifesto’ – un sindacato moderno di ispirazione europea che intenda pensare e sviluppare un neoumanismo sindacale. Un sindacato che parta dalla tutela dei diritti acquisiti, dal ‘civis europensis’ e punti a cancellare la filosofia imperante dei privilegi e dei corporativismi”.

Sulla conferma di Pacifico hanno pesato, evidentemente, i ricorsi vinti nei quattro anni di vita dell’Anief: su tutti quello sull’incostituzionalità delle graduatorie ad esaurimento con collocazione in “coda” dei precari che nel corso della gestione Gelmini hanno cambiato provincia. Ma anche i recenti dati sul crescente numero di deleghe (con tanto di sorpasso ai Cobas) che i lavoratori della scuola hanno firmato, incaricando proprio gli educatori in formazione di rappresentarli.

Partendo da questi dati, il presidente uscente e riconfermato ha ricordato anche il momento davvero difficile per il mondo della scuola, coinciso proprio con la discesa in campo dell’Anief: i tagli alle risorse, la cancellazione di 200mila posti tra docenti e personale Ata. Ma anche il primato italiano per numero di insegnanti con età superiore a 50 anni e per la quasi totale mancanza di docenti under 30.

“Per arrestare questi processi – ha detto Pacifico - sarà indispensabile tornare a riconoscere l’importanza dell’alta professionalità della funzione docente e riportare l’Italia agli standard dell’Ue per investimenti nel settore della conoscenza. Ad iniziare dalla cancellazione della precarietà lavorativa, come ordinario strumento di organizzazione del lavoro. Se il governo non intenderà adeguarsi spontaneamente alle indicazioni di Bruxelles, come è accaduto sinora, continueremo infatti ad esercitare il ruolo di guardiani della lex, di fronte all’arbitrio o alla contingenza, attraverso il costante e sapiente ricorso alla giustizia”.

Pacifico ha quindi insistito sulla necessità combattere gli abusi nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e la mancanza di pieno riconoscimento dei periodi di pre-ruolo ai fini degli scatti stipendiali: una battaglia che lo ha portato nei giorni scorsi a depositare una denuncia circoscritta a Bruxelles, negli uffici della Commissione. E se l’azione dell’Anief dovesse produrre gli effetti attesi, con l’Italia sotto “processo” per l’infrazione alla direttiva europea 1999/70/CE, per Pacifico i consensi non potranno che lievitare.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Marcello Pacifico sarà il presidente nazionale dell'Anief anche nel quadriennio 2013-2016. La conferma è arrivata per acclamazione, a conclusione del primo Congresso nazionale che si è svolto a Cefalù, in provincia di Palermo. Il Congresso ha approvato, sempre all'unanimità, il documento di programmazione dell'attività sindacale dell'Anief per il quadriennio 2013-2016.

"È giunto il momento di allestire anche in Italia - ha detto Pacifico durante la presentazione del suo 'Manifesto' – un sindacato moderno di ispirazione europea che intenda pensare e sviluppare un neoumanismo sindacale. Un sindacato che parta dalla tutela dei diritti acquisiti, dal civis europensis e punti a cancellare la filosofia imperante dei privilegi e dei corporativismi".

"Grazie a questi principi, a soli quattro anni dalla sua nascita il sindacato è diventato tra i più rappresentativi della scuola per numero di deleghe. Ora, però, per raggiungere questo risultato è fondamentale che la scuola torni ad essere interlocutrice principale e partecipe della vita pubblica, ripristinandone valore, rispetto e considerazione – sottolinea l'Anief in una nota -. Mentre gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una assurda politica dei tagli, che ha portato alla cancellazione di 200 mila posti tra docenti e personale Ata, e dal primato italiano per numero di insegnanti con età superiore a 50 anni e per la quasi totale mancanza di docenti under 30".

"Per arrestare questi processi - ha detto Pacifico – sarà indispensabile tornare a riconoscere l'importanza dell'alta professionalità della funzione docente e riportare l'Italia agli standard dell'Ue per investimenti nel settore della conoscenza. Ad iniziare dalla cancellazione della precarietà lavorativa, come ordinario strumento di organizzazione del lavoro. Se il governo non intenderà adeguarsi spontaneamente alle indicazioni di Bruxelles, come è accaduto sinora, continueremo infatti ad esercitare il ruolo di guardiani della lex, di fronte all'arbitrio o alla contingenza, attraverso il costante e sapiente ricorso alla giustizia".

Pacifico ha quindi insistito "sulla necessità combattere gli abusi nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e la mancanza di pieno riconoscimento dei periodi di pre-ruolo ai fini degli scatti stipendiali: una battaglia che lo ha portato nei giorni scorsi a depositare una denuncia circoscritta a Bruxelles, negli uffici della Commissione".

Fonte: Italpress

 

I precari della scuola sono 136.000 e svolgono un servizio fondamentale per portare avanti la Scuola, nemmeno con gli stessi diritti del personale di ruolo, mentre con la direttiva europea 70 del 1999 manco dovrebbero esistere perché vanno assunti dopo 3 anni si contratti reiterati, ma la direttiva, sappiamo tutti, è disattesa dal governo italiano.

Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica, invece parla di impossibilità da parte dello Stato di assumere tutti i precari, perché si andrebbe contro il dettato costituzionale dell'assunzione dei giovani laureati, nonostante il loro lavoro da anni sia necessario e nonostante vengano assunti e licenziati ogni anno, infrazione che potrebbe essere tranquillamente denunciata, come sostiene Marcello Pacifico dell'Anief. Il modello di denuncia

La CGIL rincara la dose parlando in termini economici e, come già fatto altre volte, dimostra con i numeri che assumere un precario costa meno che farlo rimanere tale:

il costo per un docente precario della scuola secondaria di primo grado con contratto che scade il 30 giugno è di 30.286 euro, comprensivo di stipendio, 27 giorni di ferie, Tfr e disoccupazione per i mesi estivi.

Se fosse assunto, costerebbe 29.580 euro, 706 euro in meno all'anno.

Stesso discorso per i collaboratori scolastici: per un precario lo Stato paga 21.552 euro, se fosse assunto 21.020 euro, con un risparmio di 532 euro. Per entrambe le tipologie di contratto il risparmio sarebbe del 2,5%.

In pratica la stabilizzazione porterebbe ad un risparmio di 1 miliardo di euro che corrisponde alle spese di chiamata dei supplenti e con tale cifra garantirebbe l'assunzione di 40.000 docenti ed ATA.

La CGIL pone anche la questione dei pensionamenti: da qui al 2016 andranno in pensione circa 70.000 docenti con una fascia di retribuzione media di 28/35 anni, che costano allo stato attuale circa 3 miliardi di euro. Se al loro posto venissero assunti precari, che hanno una fascia contributiva necessariamente inferiore, il costo sarebbe di 2,5 miliardi, con un risparmio di 500 milioni di euro.

Pantaleo ha così commentato il ritorno ai concorsi a GE ancora piene e con i dati alla meno : "Sono dati che dimostrano che quella di Patroni Griffi è un'uscita estemporanea. Questo governo ha deciso che le graduatorie devono essere superate e il precariato storico si risolve con i concorsi. È un'assurdità come ha dimostrato il concorso bandito da Profumo. I governi devono rispettare la Costituzione e provvedere a stabilizzare i precari prima di fare nuovi concorsi. Ci sono tutti i margini economici per farlo."

Fonte: Orizzonte Scuola

Gli scatti di anzianità "concessi" dal Governo non saranno a costo zero: il Governo chiede l'apertura di una trattativa sulla "produttività individuale di docenti e ATA". Secondo la FLCGIL il MOF sarà azzerato entro il 2014. Pacifico: "politica del ‘panem et circenses".

La denuncia è della FLCGIL che con un volantino avverte la volontà del Governo di imporre ai docenti prestazioni gratuite che adesso vengono pagate tramite il fondo di istituto.

Il tagli al MOF ammonteranno al 25%, 394 milioni di euro per il 2011, che saranno la prima trance di un taglio di 350 milioni di euro su base annua che porterà, secondo la FLCGIL, all'azzeramento del fondo nel 2014.

Come fare per garantire alle scuole il funzionamento? Imponendo ai docenti ore in più in cambio degli scatti stipendiali.

Insomma, l'aumento delle ore lavorative dei docenti a costo zero sarebbero uscite dalla porta per rientrare dalla finestra, questa volta messe sul tavolo della contrattazione cui siederanno i sindacati.

Sul piede di guerra anche Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF, secondo cui i sindacati hanno svenduto "i lavoratori della scuola a basso prezzo". E minaccia "la politica del ‘panem et circenses’ questa volta finirà nei tribunali della Repubblica italiana. Dove migliaia di lavoratori si sono rivolti per ottenere il diritto allo sblocco del contratto di lavoro e al riconoscimento degli aumenti automatici stipendiali reali, previsti dal CCNL. In questo modo otterremo dei risultati veri. Senza minare la dignità professionale di docenti e Ata."

Fonte: Orizzonte Scuola

I precari nella scuola sono 136 mila, un record certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Poco più della metà dei 260 mila che lavorano a termine per la pubblica amministrazione, iscritti alle graduatorie ad esaurimento, non saranno mai stabilizzati come ha sostenuto ieri il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.

I precari nella scuola sono 136 mila, un record certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Poco più della metà dei 260 mila che lavorano a termine per la pubblica amministrazione, iscritti alle graduatorie ad esaurimento, non saranno mai stabilizzati come ha sostenuto ieri il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. A suo avviso una stabilizzazione di massa sarebbe contraria «al dettato costituzionale» e annullerebbe la possibilità dei giovani di entrare nella scuola.

Una proposizione che, ad avviso di Marcello Pacifico, segretario dell'Anief, non trova alcun fondamento nella Carta: «Nella scuola ci sono 136 mila persone che svolgono un servizio essenziale proprio come i docenti e il personale regolarmente assunto - afferma - per questa ragione lo Stato deve assumerli. Altrimenti continuerà a discriminare i diritti fondamentali di questi lavoratori rispetto ai diritti inalienabili dei cittadini».

Inoltre, lo Stato italiano vive nell'illegalità da 13 anni perchè l'esistenza del precariato nella scuola (e nella sanità) è stata sanzionata dalla direttiva comunitaria 70 del 1999 che impone la stabilizzazione. Una direttiva disattesa anche dal governo Monti, nonostante la deroga all'applicazione della direttiva europea per motivi costituzionali adottata dal Parlamento nella legislatura precedente. «I precari potrebbero chiedere alla Commissione Ue di aprire una procedura d'infrazione contro lo Stato italiano» aggiunge Pacifico.

Anche l'idea che la stabilizzazione dei precari della scuola sarebbe economicamente ingestibile è falsa. Lo sostiene la Flc-Cgil secondo la quale la loro stabilizzazione costituirebbe un risparmio. Il costo per un docente precario della scuola secondaria di primo grado con contratto che scade il 30 giugno è di 30.286 euro, comprensivo di stipendio, 27 giorni di ferie, Tfr e disoccupazione per i mesi estivi. Se fosse assunto, costerebbe 29.580 euro, 706 euro in meno all'anno. Stesso discorso per i collaboratori scolastici: per un precario lo Stato paga 21.552 euro, se fosse assunto 21.020 euro, con un risparmio di 532 euro. Per entrambe le tipologie di contratto il risparmio sarebbe del 2,5%. La stabilizzazione permetterebbe un risparmio di 1 miliardo di euro che corrisponde alle spese di chiamata dei supplenti. Con questa cifra potrebbero essere assunti 40 mila docenti e Ata a tempo determinato.

Esiste anche un'ulteriore variabile da considerare. Nei prossimi tre anni andranno in pensione circa 70 mila docenti con una fascia retributiva media di 28-35 anni. Il loro costo attuale è di circa 3 miliardi di euro. Se al loro posto fosse assunto un numero corrispondente di docenti, con una fascia retributiva inferiore, il costo sarebbe di 2,5 miliardi, con uno risparmio di 500 milioni. «Sono dati che dimostrano - afferma Domenico Pantaleo, segretario Flc-Cgil - che quella di Patroni Griffi è un'uscita estemporanea. Questo governo ha deciso che le graduatorie devono essere superate e il precariato storico si risolve con i concorsi. È un'assurdità come ha dimostrato il concorso bandito da Profumo. I governi devono rispettare la Costituzione e provvedere a stabilizzare i precari prima di fare nuovi concorsi. Ci sono tutti i margini economici per farlo».

Fonte: ll Manifesto

"L'organizzazione del concorso a cattedra si dimostra ogni giorno sempre più improvvisata: oggi il Miur ha comunicato che non vi sono più certezze nemmeno sulle sedi dove gli oltre 320 mila candidati dovranno recarsi il giorno della prova preselettiva. Sino all'ultimo momento, infatti, il Ministero dell'Istruzione ha fatto sapere che 'il calendario della prova preselettiva potrebbe subire delle modifiche per sopraggiunta indisponibilità delle aule o per cause di forza maggiore legate all'organizzazione della prova medesima' e che pertanto si invitano 'i candidati a voler controllare il calendario fino alla data prevista per lo svolgimento della prova'". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Inoltre già fioccano le prime critiche su alcuni quesiti dei test preselettivi, che non sarebbero impeccabili come aveva promesso il Miur. Come se non bastasse, sempre il Ministero dell'Istruzione non ha ancora dato indicazioni ai ricorrenti che hanno ottenuto, anche grazie all'Anief, il provvedimento cautelare dal Tar che permette loro di essere ammessi a svolgere la prova del 17 o del 18 dicembre", sottolinea il sindacato.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, quanto sta accadendo "dimostra ancora una volta il dilettantismo del Miur nella gestione di questa prova concorsuale. La prova è nell'ammissione di queste ultime ore dei dirigenti ministeriali di non essere stati in grado di garantire l'ordinario svolgimento della selezione nelle sedi indicate da due settimane. Ma anche nelle segnalazioni di possibili errori all'interno dei quei quesiti che il Ministero si ostina a pubblicare senza risposta esatta. Tutto questo non fa altro che confermare i tanti dubbi che il nostro sindacato evidenzia da diverse settimane su questo concorso".

"È evidente che dopo i proclami di fine estate, attraverso cui il ministro Profumo annunciava con fierezza il ritorno di un concorso a cattedra sulla base di regole trasparenti, modalità innovative e bassi costi, la realtà smentisce i buoni propositi: è chiaro per tutti che a dieci giorni dalle prove preselettive – conclude il presidente dell'Anief -, il clima è già avvelenato dalla presenza di antichi vizi e troppe omissioni".

Fonte: Italpress

 

“Quando il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, afferma in Parlamento, come ha fatto oggi in audizione alla Camera, che è impossibile stabilizzare i precari della pubblica amministrazione perché comporterebbe ‘un blocco delle assunzioni di giovani per molti anni’ dimentica un dato essenziale: da decenni lo Stato nella sanità e nella scuola abusa dei diritti dei giovani lavoratori ad una giusta retribuzione relegandoli in un regime di precarietà di lungo corso”.

Così risponde Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, alle motivazioni del ministro Patroni Griffi che renderebbero “impossibile pensare a una stabilizzazione di massa per i 260mila precari della Pubblica amministrazione”. Secondo il sindacalista Anief-Confedir la giustificazione del ministro della Funzione Pubblica non regge: “se il Governo ha a cuore le sorti lavorative dei giovani italiani, invece di pagare delle onerose spese per l'esercito – sostiene Pacifico - farebbe bene non soltanto a stabilizzare tutti i precari del pubblico impiego, ma anche a programmare nuove immissioni in ruolo proprio per i più giovani: è il caso di ricordare che ogni anno, a luglio, in Italia circa mezzo milione di ragazzi termina il percorso formativo delle superiori. Ma solo una piccola parte trova un impiego e sono sempre meno coloro che si iscrivono all’Università”.

Il sindacato ribadisce che se la linea del Governo è quella annunciata oggi da Patroni Griffi non rimarrà di certo a guardare: “abbiamo già denunciato alla Commissione europea la violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE che garantisce la parità di trattamento tra i lavoratori indipendentemente dalla natura del contratto sottoscritto. E l’Italia non potrà cercare di cavarsela con un accordo quadro con le parti sociali, come vorrebbe il Governo dei tecnici, che deroga a questa direttiva sovranazionale”.

Fonte: AgenParl

 

Lo stop ad assumere i 260mila precari della Pa ha provocato dure contestazioni. Per Bonanni (Cisl) il ministro e il Governo non possono fare come lo struzzo. Pirani (Uil): Pubblica Amministrazione allo sbando. Depolo (Ugl): il tempo sta per scadere. Parole forti anche da Pd e Idv. Mazzoni (Pdl) cita l’inosservanza della direttiva 1999/70/CE che obbliga gli Stati Ue ad assumere i lavoratori con 36 mesi di servizio. Anief: basta giochini sulla pelle di giovani e precari.

Ha determinato critiche e osservazioni a non finire l’audizione del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, attraverso cui ha di fatto chiuso la porta a qualsiasi tentativo dei sindacati di stabilizzare a breve i 260mila precari della Pubblica Amministrazione, di cui oltre la metà appartenenti al comparto scuola.

Tutti i sindacati hanno contestato la posizione di Patroni Griffi. Tra i primi a dire la loro sono stati Rossana Dettori, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil nazionale, e Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl. Nel corso della giornata si sono susseguiti diversi interventi. Ad iniziare da quello del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che al Tgcom24 ha ribadito la richiesta al Governo: “facciamo un monitoraggio - ha detto - per vedere di riutilizzare queste persone”. Per poi puntualizzare: "Noi pensiamo che il ministro e il Governo non possono fare come lo struzzo. I precari non li abbiamo fatti noi, ma sono stati fatti dai vari governi e dalle amministrazioni locali. In una situazione così grave, tagliare con l`accetta in un solo colpo una situazione che riguarda così tante persone è un fatto molto grave", ha concluso Bonanni.

Per Paolo Pirani segretario confederale Uil, le parole del ministro "confermano nell`idea di una Pubblica Amministrazione allo sbando: si continuano a dare i numeri su tagli, eccedenze, dimensione del precariato, ritorno ai prepensionamenti, senza dire nulla sulle prospettive di efficienza, di qualità e di rilancio per una P.A. al servizio dei cittadini e del Paese".

Sul tema specifico dei precari “è del tutto evidente che se non si vuole creare, già alla fine dell`anno, un buco nero dal punto di vista occupazionale e della possibilità di erogazione dei servizi, è necessario decidere la proroga dei contratti in scadenza attraverso un emendamento ad uno dei provvedimenti che il Parlamento sta approvando, a partire dal ddl stabilità”.

Molto contrariato per le intenzioni dell’esecutivo tecnico è anche Fulvio Depolo, segretario confederale dell`Ugl. "Tralasciando il fatto che quanto stabilito nel protocollo d`intesa del maggio scorso è stato disatteso – ha detto Depolo - anche i tempi per risolvere il problema del precariato nella pubblica amministrazione si stanno allungando, così come non c`è nessuna certezza sullo strumento legislativo con cui precedere".

"Dalle dichiarazioni odierne - ha aggiunto il sindacalista Ugl - non emerge nessuna nuova certezza o spiegazione aggiuntiva, mentre il tempo che abbiamo a disposizione sta per scadere e i lavoratori precari hanno bisogno di una risposta".

Le reazioni alla parole del ministro della Funzione Pubblica sono state anche di carattere politico. Oriano Giovanelli, presidente del Forum riforme PA e innovazione del Partito democratico, ha detto che il Pd "sta seguendo con grande attenzione e preoccupazione la vicenda che coinvolge oltre 250mila precari della Pubblica amministrazione".

"Sosteniamo - ha aggiunto - l`impegno del ministro teso a prorogare i termini dei contratti in essere e a fare in modo che, in accordo con le organizzazioni sindacali, si producano le soluzioni necessarie al graduale riassorbimento di queste lavoratrici e lavoratori. Una particolare attenzione chiediamo che venga rivolta al mondo della scuola e della sanità, dove i precari garantiscono servizi essenziali".

"Infine, come partito che si candida al governo constatiamo che il blocco generalizzato delle assunzioni e i tagli lineari hanno prodotto questa assurda e grave situazione che, in futuro, sarà nostro compito evitare che si riproduca", ha promesso Giovanelli.

Secondo il responsabile lavoro e welfare dell`Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, "ormai il Governo Monti agisce spudoratamente contro i lavoratori. Prima crea il dramma degli esodati poi sostiene che sono un problema da risolvere, lasciando 200mila persone senza stipendio o pensione. Ora Patroni Griffi riconosce l`esistenza di 260mila precari nel pubblico impiego, di cui la metà nella scuola e il resto nella sanità, e con evidenti lacrime di coccodrillo dichiara che non è possibile stabilizzarli".

Il tema dei precari è stato affrontato anche da esponenti del Popolo delle Libertà. In particolare da Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola del Pdl, secondo cui "il problema dei precari nella scuola è sicuramente una questione importante e imputabile a scelte sbagliate assunte per decenni. Bene ha fatto il segretario della Cisl Baratta - ha sottolineato - a richiamare questa situazione. Tuttavia ritengo che il tema meriti di essere affrontato e risolto in modo più ampio e approfondito e in un provvedimento diverso dalle legge di stabilità".

"E` infatti necessaria - ha sottolineato Centemero - una seria riforma del sistema di reclutamento che affronti contestualmente un`altra questione che riteniamo centrale, ossia l`inserimento dei giovani nel mondo della scuola. I giovani dei Tfa verrebbero infatti seriamente penalizzati dall`attenzione esclusiva alla stabilizzazione dei precari. Non riteniamo possibile - ha concluso la rappresentante del Pdl - trattare questi due aspetti in modo separato".

Un concetto simile era stato espresso ventiquattrore prima anche da Erminia Mazzoni, che durante un dibattito sulla scuola italiana tenuto alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue, ha detto che l’Italia ignora totalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE ed in questo modo continua a rimanere “al di fuori della normativa comunitaria” ed è quindi giunta l’ora che l’Unione europea intervenga “per ripristinare la legalità”.

Le sue parole sono state riprese da Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, che solo alcuni giorni fa si era recato a Bruxelles e a Strasburgo proprio per depositare una circostanziata denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria citata dalla Mazzoni. Pacifico ha detto che “a questo punto lo Stato italiano rischia davvero di incorrere in condanne milionarie”. E il Governo, che evidentemente è consapevole di questo pericolo, sta lavorando proprio per non incappare in queste infrazioni: tanto che l’accordo quadro che si sta realizzando con i sindacati contiene, in cambio di una serie di garanzie richieste da questi ultimi, anche una deroga ai 36 mesi. Per l’Anief, però, non servirà a molto. “I parlamentari italiani sanno bene che adottare una deroga a questa direttiva, come accaduto attraverso la legge 106/2011, non può essere la soluzione al problema”. Pacifico ce ne ha anche per Patroni Griffi: dimentica un dato essenziale”, che “da decenni lo Stato nella sanità e nella scuola abusa dei diritti dei giovani lavoratori ad una giusta retribuzione relegandoli in un regime di precarietà di lungo corso”. Secondo il sindacalista Anief-Confedir “se il Governo ha a cuore le sorti lavorative dei giovani italiani, invece di pagare delle onerose spese per l'esercito - sostiene Pacifico - farebbe bene non soltanto a stabilizzare tutti i precari del pubblico impiego, ma anche a programmare nuove immissioni in ruolo proprio per i più giovani”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

La battaglia per salvaguardare il diritto all’assunzione dei precari non ha colori politici: dopo diversi deputati della sinistra, anche i rappresentanti dello schieramento opposto si schierano con l’Anief per interrompere la piaga dell’abuso dei contratti a tempo determinato nella scuola italiana. Oggi a sostenerlo chiaramente è stata l'eurodeputata del Pdl Erminia Mazzoni durante un dibattito sulla scuola italiana tenuto alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue presieduta dalla stessa Mazzoni.

L’eurodeputata ha ricordato, come sostiene da tempo l’Anief, che l’Italia ignora totalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE, secondo cui il personale che ha svolto oltre 36 mesi di lavoro negli ultimi 5 anni va automaticamente assunto a tempo indeterminato: in questo modo il nostro Paese, ha sottolineato Mazzoni, continua a rimanere “al di fuori della normativa comunitaria” ed è quindi giunta l’ora che l’Unione europea intervenga “per ripristinare la legalità”.

L’Anief tiene a precisare che proprio in questi giorni la Commissione dell’Ue è stata informata di questa ingiustizia tutta italiana. A farlo è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, che è volato a Bruxelles e a Strasburgo proprio per depositare una circostanziata denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annunciare l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce sottoscritte dai precari docenti e Ata della scuola italiana.

Pacifico dichiara che “a questo punto lo Stato italiano rischia davvero di incorrere in condanne milionarie. Dovrà quindi obbligatoriamente rivedere le sue spese. E assegnare, perché costretto, le sue risorse alla stabilizzazione del personale deputato al normale funzionamento della macchina amministrativa piuttosto che ai costi della politica”. Evidentemente la messa in mora dell’Italia in merito alla procedura 2124/10 relativa al personale non docente della scuola non è bastata. “I parlamentari italiani sanno bene che adottare una deroga a questa direttiva, come accaduto attraverso la legge 106/11, non può essere la soluzione al problema. Continuare ad imporre le ragioni economiche e ad ignorare lo stato di diritto dell’Unione e dei suoi cittadini - conclude Pacifico - non è più giustificabile”.

Fonte: AgenParl

 

"La battaglia per salvaguardare il diritto all'assunzione dei precari non ha colori politici: dopo diversi deputati della sinistra, anche i rappresentanti dello schieramento opposto si schierano con l'Anief per interrompere la piaga dell'abuso dei contratti a tempo determinato nella scuola italiana. Oggi a sostenerlo chiaramente è stata l'eurodeputata del Pdl Erminia Mazzoni durante un dibattito sulla scuola italiana tenuto alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue presieduta dalla stessa Mazzoni". Lo afferma in una nota l'Anief.

"L'eurodeputata ha ricordato, come sostiene da tempo l'Anief, che l'Italia ignora totalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE, secondo cui il personale che ha svolto oltre 36 mesi di lavoro negli ultimi 5 anni va automaticamente assunto a tempo indeterminato: in questo modo il nostro Paese, ha sottolineato Mazzoni, continua a rimanere 'al di fuori della normativa comunitaria' ed è quindi giunta l'ora che l'Unione europea intervenga 'per ripristinare la legalità' - prosegue il sindacato -. L'Anief tiene a precisare che proprio in questi giorni la Commissione dell'Ue è stata informata di questa ingiustizia tutta italiana. A farlo è stato Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, che è volato a Bruxelles e a Strasburgo proprio per depositare una circostanziata denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell'Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annunciare l'arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce sottoscritte dai precari docenti e Ata della scuola italiana".

Pacifico dichiara che "a questo punto lo Stato italiano rischia davvero di incorrere in condanne milionarie. Dovrà quindi obbligatoriamente rivedere le sue spese. E assegnare, perché costretto, le sue risorse alla stabilizzazione del personale deputato al normale funzionamento della macchina amministrativa piuttosto che ai costi della politica".

"Evidentemente la messa in mora dell'Italia in merito alla procedura 2124/10 relativa al personale non docente della scuola non è bastata - conclude Pacifico -. I parlamentari italiani sanno bene che adottare una deroga a questa direttiva, come accaduto attraverso la legge 106/11, non può essere la soluzione al problema. Continuare ad imporre le ragioni economiche e ad ignorare lo stato di diritto dell'Unione e dei suoi cittadini non è più giustificabile".

Fonte: Italpress

 

Concorso a cattedra: possono partecipare anche i docenti di ruolo. Il Tar Lazio ha dato ragione ai legali Fabio Ganci e Walter Miceli dell'Anief che, in un ricorso patrocinato dall'associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore, aveva fatto ricorso avverso il procedimento di esclusione dopo aver inviato una domanda cartacea a causa della procedura telematica predisposta dall'amministrazione.

"Avevamo ragione - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - il concorso è nato sotto una cattiva stella e fa acqua da tutte le parti". "La prossima sfida del sindacato - continua Pacifico - riguarda adesso la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che svolgeranno le preselezioni tra il 17 e il 18 dicembre, mentre per l'Anief ne sarebbero bastati 30 su 50 visto che il legislatore ha fissato a 6 su 10 il punteggio minimo per accedere allo step successivo".

Fonte: TMNews

 

Il Tar Lazio ha dato ragione ai legali Fabio Ganci e Walter Miceli dell'Anief che, in un ricorso patrocinato dall'associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore, aveva fatto ricorso avverso il procedimento di esclusione dopo aver inviato una domanda cartacea a causa della procedura telematica predisposta dall'amministrazione.

"Il nuovo successo ottenuto dall'associazione professionale e sindacale segue quello per l'ammissione dei laureati negli ultimi dieci anni non abilitati", sottolinea il sindacato in una nota.

"Avevamo ragione - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief -, il concorso è nato sotto una cattiva stella e fa acqua da tutte le parti".

"La prossima sfida del sindacato - continua Pacifico – riguarda adesso la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che svolgeranno le preselezioni tra il 17 e il 18 dicembre, mentre per l'Anief ne sarebbero bastati 30 su 50 visto che il legislatore ha fissato a 6 su 10 il punteggio minimo per accedere allo step successivo".

Fonte: Italpress

 

L'Anief l'ha scritto grande e grosso sul suo sito: ci sono otto buoni motivi per fare ricorso contro il concorsone della scuola che prenderà il via il 17 dicembre. Il Tar finora gli ha dato ragione su due motivi, il secondo si è appena saputo ed è il divieto previsto dal ministero di partecipare per i docenti abilitati anche se di ruolo nella scuola.

Si veniva, insomma, a creare secondo il ricorso dell'Anief una situazione di evidente discriminazione: tutti i dipendenti pubblici possono partecipare tranne chi è un docente già abilitato. E il Tar Lazio ha dato ragione ai legali Ganci e Miceli dell'Anief che in un ricorso patrocinato dall'associazione per una ricorrente che intendeva cambiare classe concorsuale e ordine dalla scuola media a quella superiore aveva fatto ricorso contro il procedimento di esclusione dopo aver inviato una domanda cartacea a causa della procedura telematica predisposta dall'amministrazione.

"E' la seconda vittoria dopo l'ammissione dei laureati negli ultimi dieci anni che il ministero aveva escluso. Il concorso e' nato sotto una cattiva stella e fa acqua da tutte le parti", commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

La prossima sfida riguarda la soglia del test per passare alle prove successive: 35 punti su 50 per i candidati che si siederanno tra il 17 e il 18 dicembre, da 30 a 34 per il sindacato Anief che ricorda come il legislatore abbia fissato in punti 6 su 10 il punteggio minimo per accedere alla fase successiva.

Fonte: La Stampa

 

In attesa dell’approvazione del regolamento per il rinnovo delle Rsu nelle scuole dimensionate, l’Aran fornisce i dati della tornata elettorale dello scorso marzo e degli iscritti: l’organizzazione di Pantaleo fa il pieno di consensi alle urne, ma quella di Scrima comanda saldamente per numero di deleghe. Stesso esito per Snals e Uil. E tra le organizzazioni minori: l’Anief prende meno voti, ma vanta più iscritti dell’Unicobas. Riprendono intanto le "scaramucce".

A meno di un anno dall’ultima tornata di elezioni delle rappresentanze dei lavoratori della scuola, nelle prossime settimane una bella fetta degli istituti pubblici (quelle dimensionate) sarà chiamata ad un altro rinnovo delle Rsu. L’ipotesi di accordo su cui Aran e sindacati hanno lavorato e definito una bozza definitiva, come già comunicato su questo sito internet, sta ora seguendo l’iter di verifiche e pareri da parte della Funzione Pubblica e del Mef (poi sarà la volta della Corte dei Conti).

“Tale Ipotesi – ha commentato l’Aran - consente di adeguare la normativa vigente alla particolare situazione determinatasi nel settore della Scuola a seguito dei processi di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, nell’ottica di rispettare il principio dell’unicità della RSU e, al tempo stesso, garantire la stabilità della stessa”.

In attesa del ritorno alle urne d’istituto da parte di decine di migliaia di lavoratori della scuola, l’Aran ha reso pubblici i conteggi riguardanti l’esito delle elezioni svolte nella prima decade di marzo 2012. E, per la prima volta contemporaneamente, ha anche reso noto il numero di deleghe, che rappresentano le iscrizioni dei lavoratori agli stessi sindacati.

Il quadro che ne è uscito fuori va a costituire quello che sempre l’Aran definisce “l’accertamento della rappresentatività sindacale per il triennio 2013-2015”. Andando ad esaminare il comparto Scuola, diciamo subito che gli equilibri rimangono sostanzialmente immutati. La Flc-Cgil, come già rilevato, primeggia per numero di voti: oltre 257mila lavoratori l’hanno indicata come l’organizzazione più indicata a cui affidare la difesa dei propri diritti professionali all’interno dell’istituto dove operano. Segue la Cisl Scuola, con circa 191mila preferenze.

Un po’ curiosamente, il sindacato di Francesco Scrima, però, si rifà ampiamente quando si vanno ad esaminare le deleghe: se la Flc-Cgil si ferma a 128mila tessere, la Cisl Scuola tiene saldamente il comando di questo versante con oltre 154mila sostenitori.

Lo stesso genere di alternanza si registra anche per altri due sindacati più rappresentativi. Se, infatti, la Uil Scuola è riuscita a superare lo Snals-Confsal per numero di votanti Rsu (119mila contro 115mila), anche in questo caso la quantità di deleghe è invertita: l’organizzazione guidata da Marco Paoli Nigi sfiora, infatti, i 100mila iscritti (99.405), mentre quella con a capo Massimo Di Menna si ferma a poco più di 72mila.

Il quinto e ultimo sindacato che si siede al tavolo delle trattative con il Miur rimane la Gilda degli Insegnanti, che in occasione del rinnovo delle Rsu del 5, 6 e 7 marzo scorsi ha riscosso quasi 50mila voti. La stessa quantità che viene registrata per le deleghe.

Il fenomeno delle deleghe non proporzionali alle preferenze uscite dall’urna si registra anche tra le organizzazioni minori. I Cobas, ad esempio, con 15.664 voti si confermano (pur perdendo terreno) la prima rappresentanza di lavoratori che non manda i proprio sindacalisti a trattare con il Miur. Ma se poi si va a vedere il numero di iscrizioni al sindacato, si scopre che la sesta posizione è ad appannaggio dell’Anief: l’organizzazione gestita da Marcello Pacifico, infatti, evidentemente grazie alle vertenze vinte nei tribunali, a soli quattro anni dalla nascita si ritrova già 8.623 iscritti (a fronte di quasi 10mila voti Rsu). Mentre i Cobas si devono accontentare di 6.533 deleghe.

Stesso discorso per Cisal Scuola e Unicobas Scuola: il sindacato di d’Errico ha incassato, sempre in occasione del rinnovo delle rappresentanze d’inizio marzo, 4.168 voti; il numero di deleghe, però, non raggiunge le 2mila unità. Mentre la Cisal ha sì preso appena 2.616 voti, ma le tessere sono di più (3.899).

Tra le reazioni dei diretti interessati che si sono susseguite in questi ultimi giorni, c’è quella particolarmente positiva espressa dal segretario generale della Uil Scuola: “I numeri parlano chiaro – commenta il sindacalista - l’azione sindacale non solo non è in crisi ma le persone scelgono il modello di sindacato che sentono più vicino. Tra il 2007 e il 2011 per numero di nuovi iscritti, la Uil Scuola risulta al primo posto passando da 65.165 a 72.127 con + 6.962. Con consensi sempre crescenti stiamo affrontando con determinazione e chiarezza l’attuale complessa fase che richiede un forte impegno per la qualità della scuola pubblica”.

Ad essere entusiasta è anche Marcello Pacifico (Anief), secondo cui i dati riportati dall’Aran rappresentano un segnale “importante se si pensa che finalmente, dopo venti anni, nella scuola si comincia a percepire un'alternativa ai sindacati tradizionali di potere o di base. La scelta di non connotare ideologicamente il nuovo sindacato, ma di orientarlo alla tutela dei diritti attraverso il sapiente ricorso alla magistratura, - conclude Pacifico - oggi risulta non soltanto apprezzata dai colleghi ma vincente in un momento in cui la contrattazione è bloccata”.

Decisamente polemico, con riferimenti impliciti agli altri sindacati, è il commento della Flc-Cgil: “ la sindacalizzazione fra i lavoratori della conoscenza – scrive l’organizzazione guidata da Mimmo Pantaleo - è cresciuta ma non per tutti. Perdono iscritti, e anche sensibilmente, quelle organizzazioni che per questo vantavano il primato”. La Flc-Cgil sostiene poi che gli ultimi accadimenti faranno pendere ancora più la bilancia a proprio favore: “la recente vicenda dello sciopero e della manifestazione del 24, prima proclamati e poi sospesi o revocati per il solo fatto di essere stati ammessi a sedere al tavolo con tre ministri e un sottosegretario, - scrive sempre l’organizzazione di via Leopoldo Serra - ha suscitato la reazione di migliaia di lavoratori che sono scesi in piazza con la Flc Cgil, che ci hanno mandato messaggi di sostegno e solidarietà, che hanno deciso di lasciare tessere ormai senza valore”.

Di avviso opposto la Cisl Scuola, che non manca l’occasione di rispondere per le rime. “Sono ancora una volta i numeri, alla fine, a restituire il giusto senso delle proporzioni, facendo giustizia delle parole in libertà con cui, approfittando della generosa ospitalità di una rivista on line, qualcuno si è autonominato vincitore delle elezioni, con arditezze di calcolo e di ragionamento che lasciano strabiliati. Non avremmo altro da aggiungere, perché le tabelle diffuse dall’Aran parlano da sole. La Cisl Scuola conferma un saldo primato nel numero degli iscritti, incrementando sia pur di poco la percentuale di consensi elettorali, in una tornata di rinnovo delle Rsu – conclude il sindacato di Scrima - nella quale erano in tanti ad attendersi (e ad augurarsi) un suo tracollo”.

Insomma, altro che tregua per combattere assieme il tentativo del Governo di imporre le 24 ore settimanali d’insegnamento e blocco degli scatti automatici in busta paga: la nuova stagione elettorale per il rinnovo di migliaia di Rsu nelle scuole dimensionate è già entrata nel vivo.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Nella scuola nessun corporativismo, ma una richiesta all’unisono: cambiare il modo di gestire la res publica.

Invece di inviare accuse irreali alla scuola, il Governo dei tecnici potrebbe lasciare un segno indelebile destinandogli i soldi delle accise sui carburanti o delle tasse turistiche. Ed in generale, rilanciando l’enorme patrimonio culturale dell’Italia. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, non può continuare a dichiarare pubblicamente che la scuola è protetta dal corporativismo e che è pronto ad “ascoltare le istanze del mondo della scuola a patto che siano fatte in maniera costruttiva e senza strumentalizzazioni”.

L’Anief risponde a Monti dicendo che nella scuola non esiste alcun corporativismo, ma una sola voce che chiede un profondo cambiamento nel modo di gestire la res publica, la cosa pubblica. Secondo il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, l’attuale capo del Governo “non dovrebbe dimenticare che è stato un docente anche lui. E anche per questo, l'essere considerato un esperto, è stato chiamato alla guida del Paese. Il problema è che le riforme da lui proposte hanno avuto il solo merito di essere state approvate con maggiore celerità dal Parlamento, senza alcun compromesso, e tuttavia rimangono ancorate alla vecchia filosofia dei tagli lineari e alla pericolosa deriva autoritaria della compressione di diritti inalienabili. Creati dalle democrazie moderne per tutelare il lavoro, la famiglia e la felicità esistenziale”.

Il sindacato non può rimanere inerme di fronte a questa cronica mancanza di sensibilità. Che da diversi anni sta sfiorando l’autolesionismo: come si può definire, del resto, l’azione degli ultimi Governi, che pur cambiando “pelle” continuano a voler risanare l'amministrazione vendendo i suoi servizi e i suoi preziosi beni immateriali? E soprattutto a licenziare i suoi professionisti dell’insegnamento?

“Monti dovrebbe sapere – continua Pacifico - che da Platone in poi ai maestri è stato sempre affidato il compito del cambiamento e del buon governo attraverso l'esercizio della giustizia, che non può che essere in primo luogo sociale. Se veramente tenesse alle sorti dell’Italia, il presidente del Consiglio dovrebbe fare di tutto per aumentare almeno di un punto percentuale di Pil l'investimento sul settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca”.

Non è vero che è impossibile raggiungere questo obiettivo prioritario, che allineerebbe l’Italia ai Paesi più avanzati dell’Ue e agli Stati Uniti: per il presidente Pacifico, “basterebbe prelevare i soldi dalle accise sui carburanti o dalle tasse turistiche. E più in generale, adottare un serio piano di riconversione della produzione economica-industriale intorno all’enorme patrimonio culturale dell’Italia. Che va valorizzato e non svenduto”.

Anief è convinta che “il prestigio goduto dal presidente Monti in Europa non può essere speso esclusivamente per tutelare interessi economici consolidati. Ma deve poter esser utile al cambiamento, verso un umanesimo che il mondo ci invidia e che ci ha riconosciuto nel recente nobel per la pace. Non vi è pace senza giustizia, e non vi è una società giusta senza cultura”, conclude Pacifico.

Fonte: AgenParl

 

"Il presidente del Consiglio, Mario Monti, non può continuare a dichiarare pubblicamente che la scuola è protetta dal corporativismo e che è pronto ad 'ascoltare le istanze del mondo della scuola a patto che siano fatte in maniera costruttiva e senza strumentalizzazioni'. L'Anief risponde a Monti dicendo che nella scuola non esiste alcun corporativismo, ma una sola voce che chiede un profondo cambiamento nel modo di gestire la res publica, la cosa pubblica". È quanto si legge in una nota del sindacato.

Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, l'attuale capo del Governo "non dovrebbe dimenticare che è stato un docente anche lui. E anche per questo, l'essere considerato un esperto, è stato chiamato alla guida del Paese. Il problema è che le riforme da lui proposte hanno avuto il solo merito di essere state approvate con maggiore celerità dal Parlamento, senza alcun compromesso, e tuttavia, rimangono ancorate alla vecchia filosofia dei tagli lineari e alla pericolosa deriva autoritaria della compressione di diritti inalienabili. Creati dalle democrazie moderne per tutelare il lavoro, la famiglia e la felicità esistenziale".

"Il sindacato non può rimanere inerme a questa cronica mancanza di sensibilità - prosegue l'Anief -. Che da diversi anni sta sfiorando l'autolesionismo: come si può definire, del resto, l'azione degli ultimi Governi, che pur cambiando 'pelle' continuano a voler risanare l'amministrazione vendendo i suoi servizi e i suoi preziosi beni immateriali? E soprattutto a licenziare i suoi professionisti dell'insegnamento?".

"Monti dovrebbe sapere - continua Pacifico - che da Platone in poi ai maestri è stato sempre affidato il compito del cambiamento e del buon governo attraverso l'esercizio della giustizia, che non può che essere in primo luogo sociale. Se veramente tenesse alle sorti dell'Italia, il presidente del Consiglio dovrebbe fare di tutto per aumentare almeno di un punto percentuale di Pil l'investimento sul settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca".

"Non è vero che e' impossibile raggiungere questo obiettivo prioritario, che allineerebbe l'Italia ai Paesi più avanzati dell'Ue e agli Stati Uniti - per il presidente Pacifico - basterebbe prelevare i soldi dalle accise sui carburanti o dalle tasse turistiche. E più in generale, adottare un serio piano di riconversione della produzione economica-industriale intorno all'enorme patrimonio culturale dell'Italia. Che va valorizzato e non svenduto".

Anief è convinta che "il prestigio goduto dal presidente Monti in Europa non può essere speso esclusivamente per tutelare interessi economici consolidati. Ma deve poter esser utile al cambiamento, verso un umanesimo che il mondo ci invidia e che ci ha riconosciuto nel recente nobel per la pace. Non vi è pace senza giustizia, e non vi è una società giusta senza cultura", conclude Pacifico.

Fonte: Italpress

 

Mentre il presidente brasiliano, Dilma Rousseffche, destina al sistema d’istruzione, con il record di abbandoni precoci, “il 100% delle royalties dei nuovi contratti”, nel nostro Paese siamo fermi alle proposte. Come quella di Carlo De Benedetti di un paio di giorni fa: i soldi delle armi e missioni di pace investiamoli per sviluppare le “teste” dei cittadini. Pacifico (Anief-Confedir): finalmente un segnale contro la politica miope dei tagli. Ma il Governo che dice?

È possibile che l’Italia debba prendere lezioni sul rilancio dell’istruzione pubblica anche da Paesi del Sud America, dove il livello culturale medio e il numero di bambini che vanno a scuola non è nemmeno paragonabile a quello della nostra Penisola? Eppure è possibile.

Basta andare a leggere i lanci delle agenzie di stampa del 1° dicembre per averne la riprova. Il protagonista è il presidente del Brasile, Dilma Rousseffche, che ha comunicato l’approvazione di un decreto di cui si parlerà a lungo: i proventi delle nuove concessioni petrolifere del Brasile andranno tutti a finanziare la scuola.

Non ci sono trucchi o inganni: il decreto, approvato da Dilma, riporta proprio che "il 100% delle royalties dei nuovi contratti" sarà devoluto al sostegno dell'istruzione.

Per capire la portata del provvedimento basta andare a leggere le cronache dei quotidiani. Nel 2011, ha scritto El Pais, le entrate garantite dalle concessioni petrolifere sono stati pari a 13.000 milioni di real (circa 4.600 milioni di euro), che potrebbero aumentare a fronte del via libera concesso dal governo per l'esplorazione di nuovi giacimenti. Il ministro dell'Istruzione, Aloizio Mercandante, ha sottolineato il valore storico della decisione del governo: "non c'è futuro migliore per il paese – ha detto il responsabile dell’istruzione brasiliana - che investire nell'istruzione".

Per il ministro, "solo l'istruzione renderà il Brasile un Paese veramente sviluppato, dal momento che l'istruzione è il fondamento di ogni futuro sviluppo economico". Nonostante la sua forza economica, infatti, il Brasile continua a rimanere nel fanalino di coda per la qualità dell'istruzione: il 40% degli studenti che iniziano gli studi superiori, li abbandona prima di completarli.

Il Parlamento brasiliano aveva approvato il 6 novembre scorso questo progetto di legge piuttosto controverso, perchè prevede un'equa distribuzione dei proventi tra tutti i 27 Stati del Paese, produttori o meno di petrolio. La norma aveva quindi ottenuto il via libera del Senato e non rimaneva che la decisione del Presidente. La legge porta dal 30 al 20 per cento le royalties per il governo federale e dal 26 al 20 per cento quelle per gli Stati produttori; gli Stati non produttori le vedranno invece aumentare dal 7 al 21 per cento entro il 2013 e fino al 27% nel 2020.

Fin qui la cronaca di quello che è stato deciso in Brasile. E in Italia cosa si fa? Il copione è sempre lo stesso: nella migliore delle ipotesi si mantiene l’assetto originario. Spesso, però sempre più spesso, la tendenza è quella di tagliare. Dal numero degli insegnanti alla quantità dei fondi destinati agli istituti, dalla quantità delle classi a quella delle sedi dove si fa lezione.

È di pochi giorni fa la proposta di Carlo De Benedetti di convogliare sull’istruzione le copiose spese che il Paese sostiene per gli apparati militari e le missioni di pace: per il famoso industriale, conosciuto in tutto il mondo, una nazione che intende migliorarsi ha deve puntare sulla “testa” dei suoi cittadini. “Se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro”, ha spiegato De Benedetti.

Le sue parole, tuttavia, non sembrano aver mosso troppe coscienze. Quando si parla di scuola, purtroppo, funziona così: è come se si parlasse di un tema astratto.

Qualche reazione, comunque, c’è stata. Come quella di Marcello Pacifico, che parlando a nome di Anief e Confedir ha giudicato la proposta convincente. Se non altro perchè ha “il merito di aprire il dibattito nell'opinione pubblica sulla necessità di trovare a tutti i costi una fonte da cui attingere risorse per rilanciare l'istruzione e la ricerca nel nostro Paese”.

“L’auspicio di Carlo De Benedetti – ha continuato Pacifico - rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale”.

“Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l’istruzione non si toccano, anzi si incrementano. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell’alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d’insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un’idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre – ha concluso amaramente il sindacalista Anief-Confedir - all'istruzione dei nostri giovani”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L'industriale Carlo De Benedetti è intervenuto sui tagli alla scuola in un dibattito organizzato da MicroMega sui temi di attualità, in maniera piuttosto esplicita e diretta. Anief e Confedir trovano convincente la proposta di Carlo De Benedetti di dirottare sulla scuola i tanti soldi che lo Stato italiano spende per le spese militari e per le missioni di pace,

"So di dire una bestemmia ma lo dico lo stesso - ha affermato De Benedetti - in un Paese come il nostro invece che spendere soldi per attività militari e in missioni all'estero che non ci possiamo permettere, come quella in Afghanistan, se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro. Qual è in questo contesto l'elemento di competitività è il sapere. Non i soldi ma la testa. E su questo bisogna investire".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, “l’auspicio di Carlo De Benedetti rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale”.

“Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l’istruzione non si toccano, anzi si incrementano. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell’alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d’insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un’idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre all'istruzione dei nostri giovani”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Anief e Confedir trovano convincente la proposta di Carlo De Benedetti di dirottare sulla scuola i tanti soldi che lo Stato italiano spende per le spese militari e per le missioni di pace, ad iniziare da quella in corso in Afghanistan: l'idea dell'imprenditore, secondo cui "se investissimo nel sapere evidentemente costruiremmo il nostro futuro", "ha il merito di aprire il dibattito nell'opinione pubblica sulla necessità di trovare a tutti i costi una fonte da cui attingere risorse per rilanciare l'istruzione e la ricerca nel nostro Paese", sottolinea l'Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, "l'auspicio di Carlo De Benedetti rappresenta finalmente un segnale opposto alla politica miope dei tagli di risorse e di finanziamenti che in questi ultimi dieci anni ci ha sempre più allontanato dalla crescita globale".

"Lo hanno capito in Germania e negli Stati Uniti, dove gli investimenti per l'istruzione non si toccano, anzi si incrementano - aggiunge -. In Italia, invece, le ultime proposte calate dell'alto mirano ancora una volta a produrre risparmi nella scuola. Come quella dell'aumento delle ore d'insegnamento settimanali dei docenti italiani in servizio nella scuola media e superiore: un'idea balzana del Governo, saggiamente cancellata in Parlamento, che sarebbe stata funzionale solo al risparmio di altri milioni di euro da sottrarre all'istruzione dei nostri giovani".

Fonte: Italpress

 

“I precari della scuola pubblica italiana sono diventati 136.000: un record, segnalato anche dalla Ragioneria Generale dello Stato che nelle ultime ore ha reso pubblico il dato, da cui emerge che i supplenti annuali delle nostre scuole rappresentano ormai oltre la metà della quota totale di lavoratori non di ruolo che opera oggi nel pubblico impiego". Lo afferma in una nota l'Anief, che prosegue: "Ora però apprendiamo con stupore che il Governo italiano anziché prendersi le proprie responsabilità, decidendo quando e dove assumere docenti e personale Ata, adottando finalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE, decide incredibilmente di fare pressioni sul Parlamento per inserire un emendamento al disegno di legge di Stabilità che li danneggia: a causa di mere esigenze economiche, i precari della scuola sarebbero infatti esclusi dalla proroga dei contratti dei precari nella pubblica amministrazione".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, quanto sta accadendo è privo di ragioni obiettive: "a questo punto - osserva il sindacalista - o si fa un passo indietro e si dichiara conclusa la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego o si assisterà all'invio da parte dei lavoratori di migliaia di denunce alla Commissione europea, con relative richieste di apertura di procedura d'infrazione. Con lo Stato che, a seguito di sicure condanne milionarie, dovrà obbligatoriamente rivedere le sue spese. E assegnare, perché costretto, le sue risorse alla stabilizzazione del personale deputato al normale funzionamento della macchina amministrativa piuttosto che ai costi della politica".

"Forte delusione arriva anche per il comportamento degli altri sindacati presenti all'incontro di ieri al Ministero della Funzione Pubblica - prosegue la nota -: durante un incontro con le parti sociali sul precariato, soltanto la Confedir, attraverso la propria delegata Chiara Cozzetto, ha denunciato la violazione della direttiva comunitaria che impone agli Stati che fanno parte dell'UE di assumere, al pari dei datori di lavoro privati, tutti i dipendenti che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio negli ultimi cinque anni".

Cozzetto ha ricordato che "proprio in questi giorni Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir alla scuola, si è recato a Bruxelles e a Strasburgo per rendere coscienti i rappresentanti dell'Unione Europea delle disattenzioni del Governo italiano su questo punto imprescindibile. E per chiedere giustizia. E mentre la Cisl e la Cgil hanno rivendicato l'emanazione del decreto sul personale inidoneo, al fine di sbloccare le assunzioni autorizzate di 5 mila non docenti, il tavolo sul precariato ha sconfessato gli stessi sindacati costretti a continuare a inseguire la protesta di chi grazie all'Anief dal 2010 chiede conto degli abusi subiti".

"Se vi sono, infatti, 40.000 posti disponibili per il personale Ata - commenta Pacifico - anche la richiesta di sblocco di 5.000 assunzioni appare riduttiva D'altronde, se dopo un anno il posto rimane vacante e disponibile è evidente che debba essere additato al normale funzionamento della scuola: altro che supplenze pluriennali, come auspicato dalla Uil. L'incontro alla Funzione Pubblica ha dunque dimostrato, ancora una volta, solo una cosa: il sindacato tradizionale è rimasto indietro e l'unica voce deve essere affidata ai tribunali della Repubblica".

Fonte: Italpress

 

"Fa acqua da tutte le parti l'esercitatore predisposto dal Ministero dell'Istruzione per permettere agli oltre 320 mila candidati al concorso a cattedra per diventare tra meno di un anno docenti della scuola pubblica italiana: il Miur deve immediatamente pubblicare le risposte esatte, altrimenti rischia di disorientare gli aspiranti docenti anziché permettergli di studiare i contenuti delle prove preliminari fissate per il 17 e 18 dicembre prossimi". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, a poche ore dalla decisione del ministero dell'Istruzione "di far esercitare i candidati al concorso senza fargli conoscere l'esito delle 3.500 domande predisposte dalle commissioni di esperti", sottolinea il sindacato.

"Il Miur abbia il coraggio di pubblicare le risposte esatte. Se non lo fa, discrimina i partecipanti, i quali già hanno avuto inspiegabilmente dieci giorni in meno, rispetto ai concorsi pubblici passati, per prepararsi attraverso la lettura di tutti i quesiti", prosegue l'Anief, che si fa portavoce dei candidati, facendo un appello pubblico al Miur "anche per dire che già dal primo giorno il sistema informatico predisposto per rendere pubblici i quesiti è andato in tilt: permangono infatti forti difficoltà a collegarsi, soprattutto per chi non ha la banda larga e diversi problemi nel portare a compimento le sessioni di prova".

"Ma soprattutto c'e' l'amara sorpresa, qualora non si risponda correttamente alle 35 risposte, di non conoscere quelle a cui non si è risposto in modo positivo", sottolinea l'Anief. "Allora a cosa serve esercitarsi?", si chiede Pacifico. "Il sistema sembra quasi tarato per evitare contestazioni immediate contro la formulazione di domande sbagliate. Se così fosse - continua - saremmo di fronte ad un grave errore, perché per evitare di affrontare i problemi si cercherebbe di aggirarli con un sistema informatico cervellotico e inefficace".

"Ad essere danneggiati sono tutti i candidati che non sono in possesso di computer e reti di collegamento all'avanguardia. Limitando, inevitabilmente, le loro opportunità. Il Miur non può fare altro che pubblicare, da subito, tutte le risposte esatte. In caso contrario si renderebbe artefice di una clamorosa discriminazione dei partecipanti al concorso. E poi – conclude Pacifico - non ci si lamenti dei ricorsi...".

Fonte: Italpress

 

"Il concorso per 11 mila nuovi docenti parte con il piede sbagliato: fa acqua da tutte le parti l'esercitatore predisposto dal Miur per permettere agli oltre 320 mila candidati di esercitarsi con i 3.500 quesiti. Il Miur deve immediatamente pubblicare le risposte esatte, altrimenti rischia di disorientare gli aspiranti docenti anziché permettergli di studiare i contenuti delle prove preliminari fissate per il 17 e 18 dicembre prossimi". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, a poche ore dalla decisione del Ministero dell'Istruzione di far esercitare i candidati al concorso senza fargli conoscere l'esito delle domande.

Pacifico spiega che al sindacato sono pervenute "tantissime denunce e proteste per una scelta di cui non si comprendono i motivi: il Miur - dice - abbia il coraggio di pubblicare le risposte esatte. Se non lo fa, discrimina i partecipanti, i quali già hanno avuto inspiegabilmente dieci giorni in meno, rispetto ai concorsi pubblici passati, per prepararsi attraverso la lettura di tutti i quesiti.

Fonte: TMNews

 

"La scuola italiana merita rispetto. E non superficialità e pressappochismo. Soprattutto quando ad esprimerli è il primo ministro del Governo. Per questo le parole pronunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Mario Monti, nel corso della trasmissione televisiva 'Che tempo che fa', su RaiTre, rappresentano un grave attacco alla dignità professionale di un milione di docenti italiani che quotidianamente formano i nostri giovani".

Così in una nota Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola, che sottolinea che incrementare l'orario di lezione settimanale dei docenti di 6 ore, non di 2 come ha detto Monti, "non avrebbe significato più didattica e cultura, ma solo un carico di lavoro impossibile da realizzare per dei professionisti della formazione che già svolgono un'attività incessante di lavoro quotidiano".

"Con quelle affermazioni sull'orario aggiuntivo - sostiene Pacifico - il presidente Monti ha prima di tutto sconfessato il suo ruolo istituzionale; in secondo luogo, dovrebbe poi sapere che in qualità di datore di lavoro non può arrogarsi il diritto di cambiare unilateralmente le regole, superando il contratto attraverso la decretazione d'urgenza. Operando in questo modo, l'opposizione se la cerca in piazza e nei tribunali".

L'Anief ritiene, inoltre, che la categoria dei docenti non può in alcun modo essere associata al corporativismo. Altrimenti non si ritroverebbe con gli stipendi più bassi d'Europa e i continui tagli al personale. "Nel merito - continua Pacifico - davvero infondato appare il riferimento a un corporativismo che non c'è: i docenti italiani lavorano le stesse ore di quelli in media negli altri 37 Paesi Ocde nella scuola primaria, 2 ore in meno a settimana nella scuola media e 1 ora in meno nella scuola superiori. Ma prendono a fine carriera 7.000 euro in meno".

"Se il nostro primo ministro offre ai sindacati un adeguato aumento contrattuale - conclude l'Anief - allora la base può anche mettersi a discutere. Ma di fronte ad aumenti di lavoro senza incrementi di stipendio, motivati solo dall'esigenza di tagliare altri 10.000 posti ai precari, dopo i 200.000 cancellati negli ultimi sei anni, allora diciamo no. E senza neanche dire grazie".

Fonte: TMNews

 

"La scuola italiana merita rispetto. E non superficialità e pressappochismo. Soprattutto quando ad esprimerli è il primo ministro del Governo. Per questo le parole pronunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Mario Monti, nel corso della trasmissione televisiva 'Che tempo che fà, su RaiTre, rappresentano un grave attacco alla dignità professionale di un milione di docenti italiani che quotidianamente formano i nostri giovani: incrementare il loro orario di lezione settimanale di 6 ore, non di 2 come ha detto Monti, non 'avrebbe significato più didattica e culturà, ma solo un carico di lavoro impossibile da realizzare per dei professionisti della formazione che già svolgono un'attività incessante di lavoro quotidiano". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Con quelle affermazioni sull'orario aggiuntivo – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - il presidente Monti ha prima di tutto sconfessato il suo ruolo istituzionale; in secondo luogo, dovrebbe poi sapere che in qualità di datore di lavoro non può arrogarsi il diritto di cambiare unilateralmente le regole, superando il contratto attraverso la decretazione d'urgenza. Operando in questo modo, l'opposizione se la cerca in piazza e nei tribunali".

L'Anief ritiene, inoltre, che "la categoria dei docenti non può in alcun modo essere associata al corporativismo. Altrimenti non si ritroverebbe con gli stipendi più bassi d'Europa e i continui tagli al personale".

"Nel merito - continua Pacifico - davvero infondato appare il riferimento a un corporativismo che non c'è: i docenti italiani lavorano le stesse ore di quelli in media negli altri 37 Paesi Ocde nella scuola primaria, 2 ore in meno a settimana nella scuola media e 1 ora in meno nella scuola superiori. Ma prendono a fine carriera 7.000 euro in meno".

"Alla luce di tutto questo, come si fa a chiedere di aumentargli sensibilmente l'orario di lavoro senza mettere sul tavolo un euro? Il buon senso indica che il minimo che potevano fare gli insegnanti è protestare", sottolinea l'Anief. "Se il nostro primo ministro offre ai sindacati un adeguato aumento contrattuale, allora la base può anche mettersi a discutere. Ma di fronte ad aumenti di lavoro senza incrementi di stipendio, motivati solo dall'esigenza di tagliare altri 10.000 posti ai precari, dopo i 200.000 cancellati negli ultimi sei anni, allora diciamo no. E senza neanche dire grazie", conclude Pacifico.

Fonte: Italpress

 

Partendo dal presupposto che la "spending review" vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute, alcuni dirigenti nel corso del ponte di Ognissanti hanno deciso di collocare in ferie d'ufficio docenti e personale Ata con supplenze brevi o fino ad "avente diritto". In alcuni casi, i docenti "temporanei" posti in ferie nel giorno libero!

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"L'atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia. Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Chi conosce la legislazione - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale. Quello che sta accadendo ha dell'incredibile, perché in cambio del pagamento di un'una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica".

Il presidente del sindacato non ha dubbi: "Impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo – conclude Pacifico - , come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosidacalisti".

Fonte: Italpress

 

Dice l’Anief: “Chi conosce la legislazione sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/ 2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale”.

“Quello che sta accadendo ha dell’incredibile”, continua Anief, “perché in cambio del pagamento di un’una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica”.

Per Anief infatti, l’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda, dice Anief, sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese.

Ma Anief dice qualcosa di più: “impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosindacalisti”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Ieri la notizia, anticipata dalla nostra redazione la sera prima, dello stop alla sciopero del 24. Un fermo che ha diviso i sindacati su diverse posizione. CISL, UIL, SNALS, GILDA esultano per l'accordo sugli scatti stipendiali raggiunto col Governo. FLCGIL prosegue nella sua azione di protesta. Intervengono GILDA Venezia e Ministro per rassicurare sui fondi alle scuole che saranno tagliati per pagare gli scatti.

Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda hanno divulgato un comunicato congiunto al fine di dichiarare la propria soddisfazione per la decisione del Governo di inviare l’atto di indirizzo all’Aran e per revocare lo sciopero proclamato per il 24 novembre. In particolare la CISL ha voluto sottolineare che la revoca dello sciopero è da interpretarsi come un gesto di serietà e non di debolezza.

Di diverso avviso la FLCGIL. L'accordo sugli scatti avverrà tagliando ulteriormente il fondo di istituto. Da quale capitolo di spesa? "L'onere del pagamento si scarica sui lavoratori che dovranno rinunciare a una parte del salario accessorio, quello finalizzato al miglioramento dell'offerta formativa cioè il valore aggiunto alla didattica", dicono dal sindacato. Insomma, gli scatti se li pagheranno gli stessi lavoratori della scuola. "In due anni quindi le risorse disponibili per il miglioramento dell'offerta formativa si ridurranno a meno di un terzo di quelle attuali".

"Definiremo - rispondono dalla UIL - nella trattativa la quota di risorse utilizzabili senza che ciò possa incidere negativamente sulla qualità dell’insegnamento e sul funzionamento delle scuole, utilizzando al meglio le risorse del fondo e dell’accessorio."

Da parte sua la Gilda Venezia ci ha inviato un comunicato con il quale anticipa da quali fondi saranno reperiti i soldi.
Ad essere interessato è il solito MOF ("Miglioramento dell'Offerta Formativa" nei quali rientrano il Fondo di Istituto e le Funzioni strumentali docenti e I.S. ata), già intaccato per reperire i fondi per evitare l'aumento delle ore lavorative da 18 a 24.
Si tratta di un fondo che viene ancora calcolato in base all'organico precedente ai tagli della Gelmini. Quindi, dicono dalla Gilda, ci sono avanzi non spesi, pari a 300 milioni di euro.
Le somme previste per il pagamento degli scatti 2011 sono 384 milioni. Il Governo ha trovato risorse per 186 milioni di euro (provenienti da risparmi e/o arrotondamenti del bilancio del MIUR come per le supplenze). I 198 milioni di differenza saranno coperti dalle risorse aggiuntive del MOF.

Un taglio al MOF, che secondo la CISL scuola Lazio, garantirà comunque i fondi per:

  • ex IDEI, 163 milioni (corsi di recupero e sportelli)

  • pagamento ore eccedenti, 29,35 milioni

  • pratica sportiva, 60 milioni

Altra steccata alla FLCGIL la dà il Ministro, che sul reperimento dei fondi, afferma: "verranno identificate all'Aran e chi è al tavolo avrà tutti gli elementi per fare una valutazione oggettiva". Riferendosi al fatto che la FLCGIL non siede al tavolo della contrattazione.

In campo, comunque, restano altre questioni, dice Domenico Panteleo, segretario FLCGIL: più investimenti, diritto allo studio, infrastrutture, organici, precarietà.

Oltre alla FLCGIL, anche i COBAS confermano lo sciopero. "La revoca dello sciopero del 24 da parte di Cisl, Uil, Snals e Gilda - scrivono in un comunicato - dimostra che questi sindacati non avevano mai pensato sul serio di condurre una lotta contro la politica scolastica del governo, cercando semplicemente, con la simulazione dello sciopero, di cavalcare la forte protesta di studenti e lavoratori/trici della scuola di queste settimane".

Anche Antonio Di Pietro, con Italia Dei Valori, sarà in piazza con docenti e studenti. Il partito,afferma Di Pietro "aderisce alla giornata di mobilitazione in difesa della scuola pubblica di sabato 24 novembre. Ormai da anni l'IdV si sta battendo per respingere il pesantissimo attacco frontale sferrato contro la scuola pubblica, sia dal precedente che dall'attuale Governo. Un attacco che ha portato, a partire dalla finanziaria estiva del 2008, al taglio di circa 9 miliardi di euro e alla cancellazione di circa 150mila posti di lavoro, o forse anche di piu', se calcoliamo gli effetti del blocco del turnover imposto dalle ultime manovre e l'aumento dell'eta' pensionabile della riforma Fornero''.

Per l'ANIEF l’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

I precari, con il Coordinamento delle scuole Di Roma, in una conferenza stampa lampo, confermano la loro adesione alla sciopero del 24. "Il modo migliore per stare in piazza - ha affermato Francesco - è quello unitario." Il video

L’atto di indirizzo predisposto dal Governo per il ventilato recupero della validità dell'anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti di anzianità non può essere considerato un obiettivo centrato: non si può superare una legge con un accordo, ma bisogna rivolgersi alla Corte costituzionale, come hanno fatto i giudici ottenendo giustizia.

Per questo motivo Cisl, Uil, Snals e Gilda sbagliano a svendere i diritti dei lavoratori sospendendo lo sciopero generale a poche ore dal suo svolgimento annunciato da oltre un mese. “

Chi conosce la legislazione - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola - sa che il contratto e la progressione di carriera per il 2010/ 2013 è bloccato e sa che tale blocco è incostituzionale. Quello che sta accadendo ha dell’incredibile, perché in cambio del pagamento di un’una tantum, che non avrà effetti sulla copertura pensionistica, si decide di far comunque privare i lavoratori degli altri fondi necessari allo svolgimento e al potenziamento dell'attività didattica”.

Il presidente del giovane sindacato non ha dubbi: “impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori. Sembrava che dopo quattro anni avessero costituito un fronte unito, scioperando in blocco. Ma ora, a un giorno dello sciopero, tornano sui loro passi in cambio di una promessa tutta da verificare. Farebbero meglio a dimettersi per salvare l'istituzione che rappresentano. Nel frattempo – conclude Pacifico - come per i giudici, Anief farà riconoscere ai lavoratori i loro diritti e citerà in tribunale anche questi pseudosindacalisti”.

Fonte: AgenParl

 

Mai come oggi i sindacati appaiono divisi anche se fino a pochissimi giorni fa c'era già chi parlava di ritrovata unità. Una rassegna (quasi) completa delle prese di posizione.

Una rassegna completa delle prese d posizione sull’avvio della trattativa per il riconoscimento degli scatti di stipendio è quasi impossibile perché gli interventi che si sono susseguiti nella giornata del 22 novembre sono stati davvero tanti e il rischio di dimenticarne qualcuno è molto alto. 

I primi a commentare la situazione sono stati Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda che hanno subito diramato un comunicato congiunto per dichiararsi soddisfatti della decisione del Governo di inviare l’atto di indirizzo all’Aran e per revocare lo sciopero proclamato per il 24 novembre. 

Cisl-Scuola sottolinea anche che la scelta di revocare lo sciopero è una scelta di serietà e non di debolezza. 
Soddisfazione viene espressa anche dalla UilScuola che ricorda anche l’accordo sottoscritto con il Governo in materia di assunzioni.

Lo Snals sottolinea che risolto il problema degli scatti ci sono ancora altre questioni da affrontare. 

Di segno opposto il commento di Flc-Cgil che fornisce dati un po’ diversi rispetto agli altri sindacati e ricorda che, attingendo al fondo di istituto anche per gli scatti del 2012, si finirà per azzerare il fondo nel giro di poco tempo, uccidendo l’autonomia scolastica e diminuendo nettamente l’offerta formativa. 

Ed è ovvio che per la Flc lo sciopero (con manifestazioni annesse) è confermato. 

Anche i Cobas di Bernocchi sono sulla stessa linea e accusano Cisl, Uil, Gilda e Snals di aver “fatto finta” di proclamare sciopero e di “non aver mai pensato sul serio di condurre una lotta contro la politica scolastica del governo”. 

Al Partito di Rifondazione Comunista piace la decisione di Pantaleo e di Bernocchi e annuncia che sarà presente a tutte le manifestazioni in programma.

Anche il Cidi (Centro iniziativa democartica insegnanti) conferma l'adesione allo sciopero. 

Durissimo il comunicato della CUB di Cosimo Scarinzi secondo cui quella proposta dal Governo “non è una soluzione, ma il gioco delle tre carte”. 
Infatti, aggiunge Scarinzi, “l'onere del pagamento si scarica sui lavoratori che dovranno rinunciare a una parte del salario accessorio; insomma gli scatti verranno pagati dagli stessi lavoratori che dovrebbero percepire lo scatto negli anni successivi e così in due anni le risorse disponibili per il fondo dell'istituzione scolastica si ridurranno a meno di un terzo di quelle attuali”. 

A proposito dello sciopero previsto per il 24 novembre Stefano d’Errico (Unicobas)parla di “sciopero farsa” e rivendica come unico vero e autentico sciopero quello del 14 novembre. D’Errico si interroga anche sulla strana alleanza Cobas – Flc visto che sul ddl sulla riforma degli organi collegiali le posizioni di Bernocchi e Pantaleo sono piuttosto divergenti. 

In tarda serata arriva anche il comunicato dell’Anief che mette in evidenza che il blocco degli scatti è stabilito da una legge (peraltro illegittima) che non può essere superato con un atto di indirizzo. 

E Pacifico, presidente dell’Anief, annuncia la propria linea: “Impugneremo l'accordo e porteremo in tribunale i sindacati che durante il blocco del contratto invece di ricorrere alla Consulta hanno svenduto i diritti dei lavoratori”. 

Chi nei giorni scorsi aveva parlato di ritrovata unità sindacale dovrà ricredersi. 

Mai come in questo momento i sindacati appaiono divisi e poco propensi a trovare soluzioni condivise. 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Nell’incontro coi sindacati, il Ministro si limita a consegnare i numeri. Mancano quelli della scuola, di cui si parlerà nell’incontro del 28. Pessimisti Anief e Confedir: il Governo bleffa, discute sull'ipotesi di un accordo quadro ma a legislazione vigente. Pacifico vola così a Bruxelles per depositare le denunce sulle mancate assunzioni dopo 36 mesi di servizio.

La stabilizzazione dei precari “storici” della pubblica amministrazione rimane una soluzione di difficile compimento. Il Governo, attraverso il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, lo ha fatto capire nel corso del tavolo sul precariato, avviato alla presenza dei sindacati il 21 novembre.

Durante l’incontro il primo responsabile dell’amministrazione pubblica italiana si è limitato a consegnare ai rappresentanti delle organizzazioni presenti una fotografia della situazione esistente. Peraltro priva del personale non di ruolo degli enti locali, di varie amministrazioni centrali, ma soprattutto della scuola e della sanità. Due comparti, questi ultimi, dove il numero di precari è altissimo. I quasi seimila i precari della Pubblica Amministrazione indicati da Patroni Griffi – 3.259 a tempo determinato, 1.593 con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, 919 i rapporti derivanti da contratti di somministrazione di lavoro - sono quindi un’indicazione a dir poco sommaria.

Per il resto, non vi sarebbero novità particolari. Il Governo, infatti, non sembrerebbe affatto intenzionato a mettere sul tavolo dei fondi per assumere il personale precario. Se ne riparlerà, comunque mercoledì 28 novembre, quando i vertici del ministero della Funzione pubblica e i sindacati di categoria si incontreranno di nuovo. E nella riunione della prossima settimana si parlerà anche di scuola.

Le sensazioni negative sono state raccolte anche da Anief e Confedir. Secondo cui “il tavolo del Governo sui precari è un bluff”, perchè “si discute sull'ipotesi di un accordo quadro ma a legislazione vigente, che per scuola e sanità rappresenta una deroga alla direttiva comunitaria”.

Il riferimento è alla discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, a cui continua ad essere negata l’applicazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE, in base alla quale bisognerebbe assumere i precari dopo 36 mesi di servizio di servizio negli ultimi 5 anni. Certo, a complicare le cose per l’assunzione a titolo definitivo dei precari, di recente ci si è messa anche la Cassazione, con la sentenza n. 10127 del 20 giugno 2012.

Tuttavia la partita sembra ancora aperta. Soprattutto perché altre sentenze, in Italia ed Europa, continuano ad essere di tenore opposto. Il vero problema, almeno secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir alle alte professionalità e alla scuola, è allora un altro: riguarda il fatto che “il Governo – sostiene Pacifico - non ha alcuna intenzione di trovare una soluzione sul personale statale non di ruolo. Malgrado l’apparente disponibilità del ministro Patroni Griffi, non trapela alcuna volontà di eliminare la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d’infrazione”.

Il sindacalista Anief-Confedir, deluso per l’incontro con il Governo, ha annunciato quindi che il 22 novembre volerà a Bruxelles e Strasburgo, per depositare, nei tribunali di riferimento dell’Ue, la denuncia del sindacato italiano per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70. Pacifico annuncerà anche l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. Il sindacato offrirà gratuitamente ai precari il modello di denuncia da inviare in Europa, dove è bene ricordare che ogni procedura acclarata costa una condanna fino a 8 milioni di euro per lo Stato soccombente.

“Non è possibile – conclude Pacifico – che il personale pubblico considerato nell’immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Subito dopo l'incontro con il Ministro Patroni Griffi, in cui si è discusso di precarità, senza addivenire ad una soluzione per il personale della scuola assunto a tempo determinato per più di 36 mesi, l'Anief si appresta a depositare a Bruxelles la denuncia per la reiterata violazione dell'Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncia l'arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. Il sindacato mette dunque a disposizione un modello gratuito (utilizzabile anche da coloro che hanno già presentato ricorso, o lo hanno fatto con altro sindacato o legale privato).

Comunicato ANIEF - Si è svolto il 21 novembre con le parti sociali il tanto atteso tavolo sulla precarietà convocato dal ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, a cui è stata invitata anche la Confedir, senza le attese risposte per centinaia di migliaia di precari perché permane la resistenza dell’amministrazione a stabilizzare nel pubblico impiego i dipendenti o i dirigenti assunti a tempo determinato per più di 36 mesi per garantire il suo funzionamento ordinario, così come è stato ricordato nel recente convegno organizzato dall’Anief su “diritto comunitario e diritto interno”, alla presenza di magistrati e avvocati. Le ragioni economiche sembrano imperanti rispetto allo stato di diritto dell’Unione, ma non per questo giustificabili.

Subito dopo l’incontro, preso atto dell’assenza di risposte adeguate, il presidente dell’Anief e delegato Confedir alla Scuola e alle alte professionalità, ha deciso di partire per Bruxelles e Strasburgo dove giovedì depositerà la denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l’arrivo di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e ata della scuola italiana redatte dagli avvocati Sergio Galleano, Fabio Ganci e Walter Miceli al fine di aprire altrettante procedure d’infrazione. La questione, infatti, almeno per quanto riguarda la scuola, è ancora aperta nonostante la recente sentenza della Cassazione che, secondo indiscrezioni, per il Massimario della stessa Suprema Corte sembra necessitare per la congruità della legge 106/11 ai principi richiamati di un ulteriore avvallo transnazionale (Corte di Strasburgo) e nazionale (Consulta), come si legge anche in una delle relazioni della pareristica dell’avvocatura dello Stato (aprile 2012). Nel frattempo, come ha dimostrato il sindacato Anief nelle aule dei tribunali del lavoro, continuano le condanne alle spese e i risarcimenti danni a favore dei precari della scuola che hanno rivendicato il diritto agli stessi scatti di anzianità garantiti per il personale di ruolo negli anni 2004-2009 e al pagamento delle mensilità estive nei mesi di luglio e agosto.

Come richiedere il modello di denuncia

Il modello predisposto da Anief è destinato solo al personale docente precario, in quanto per il personale Ata è già operante un’apposita procedura di infrazione della Commissione Europea.

I ricorrenti Anief al giudice del lavoro che hanno richiesto la stabilizzazione riceveranno direttamente nei prossimi giorni il modello di denuncia e le istruzioni per l’invio alla Commissione Europea all’indirizzo di posta elettronica fornito, senza che sia necessario farne richiesta. Solo nel caso in cui non dovessero riceverlo entro il prossimo 28 novembre, potranno richiederlo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., specificando nella mail di essere già ricorrenti Anief per la stabilizzazione.

I precari della scuola che non hanno ancora proposto ricorso per la stabilizzazione o che lo hanno presentato con il patrocinio di altro sindacato e/o altro legale, possono chiedere il modello di denuncia gratuito da inoltrare per raccomandata alla Commissione Europea alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. A tal fine, sarà necessario inviare in allegato alla mail di richiesta anche la scheda di rilevazione dati predisposta da Anief, debitamente compilata.

La scheda dati da inviare per richiedere il modello di denuncia (solo per coloro che non sono già ricorrenti Anief per la stabilizzazione)

Anief a Bruxelles per denunciare violazione della direttiva che obbliga ad assumere i precari dopo 36 mesi

 

Il ministro della P.A. e della Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, ha riaperto oggi il tavolo sulla precarietà dei lavoratori del pubblico impiego. Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir, permane "l'anacronistica resistenza dell'amministrazione nel non volere stabilizzare centinaia di migliaia di dipendenti e migliaia di dirigenti assunti a tempo determinato per più di 36 mesi.

Malgrado l'apparente disponibilità del Governo – sostiene Pacifico - non trapela alcuna volontà di eliminare la discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, vittime della reiterata violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d'infrazione".

Il sindacalista ha annunciato di aver deciso di partire immediatamente per Bruxelles e Strasburgo, dove domani depositerà la denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell'Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l'arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana.

Secondo Pacifico la questione, almeno per quanto riguarda la scuola, è ancora aperta nonostante la recente sentenza della Cassazione che bloccherebbe le assunzioni dei precari anche di lunga durata. "Non è possibile - conclude Pacifico - che il personale pubblico considerato nell'immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego".

Fonte: Italpress

 

Domani l'Anief depositerà a Bruxelles la denuncia per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annuncerà l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce da parte dei precari docenti e Ata della scuola italiana. La questione è infatti ancora aperta, nonostante la recente sentenza della Cassazione che bloccherebbe le assunzioni dei precari anche di lunga durata.

Secondo il presidente Pacifico "La direttiva CE che obbliga ad assumere questi dipendenti, peraltro recepita nel nostro ordinamento già dal decreto legislativo 368/01, non può infatti continuare a non essere considerata, solo per garantire risparmi o aumenti di produttività e a dispetto della cancellazione di diritti soggettivi riconosciuti prima ancora che dall’Europa dalla nostra Costituzione".

“Non è possibile – conclude Pacifico – che il personale pubblico considerato nell’immediato idoneo a svolgere la funzione richiesta, non sia più tale per svolgere lo stesso lavoro a tempo indeterminato. È giunto il momento di eliminare tutte quelle norme derogatorie alla normativa comunitaria per evitare una palese discriminazione dei lavoratori italiani del pubblico impiego”.

Il sindacato offrirà gratuitamente ai precari il modello di denuncia da inviare in Europa, dove è bene ricordare che ogni procedura acclarata costa una condanna fino a 8 milioni di euro per lo Stato soccombente.

Nella giornata di oggi intanto si è svolto un incontro con il Ministro Patroni Griffi, che ha annunciato la costituzione, per la prossima settimana, di uno specifico tavolo sull'istruzione.

“Malgrado l’apparente disponibilità del Governo – sostiene Pacifico - non trapela alcuna volontà di eliminare la discriminazione dei lavoratori pubblici italiani, vittime della reiterata violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE. Per questi motivi si deve prevedere uno strumento di armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, tramite la stabilizzazione dei precari utilizzati per non incorrere in nuove procedure d’infrazione”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Secondo l'Anief, quanto evidenziato ieri da "Report" ha messo in luce "una vicenda gravissima". Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola, osserva come "siamo di fronte a una vergogna nazionale, con i vertici del ministero dell'Istruzione, a iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini.

È giunto il momento - sostiene Pacifico - di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate. È giunto il momento di finirla con questa gestione dell'istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo.

Per recuperare almeno un po’ di dignità - conclude il presidente dell'Anief - si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l'assunzione dei precari dimenticati".

Fonte: Italpress

 

Una terribile triade composta da commissioni ministeriali, Consip e banche “amiche” ha assegnato milioni di euro per produrre dei micro-filmati di tre minuti l’uno, al costo di 40mila euro ciascuno, di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. Siamo di fronte ad una vergogna nazionale, perché gli artefici sono gli stessi che hanno messo in ginocchio la scuola italiana. Si recuperi ora un po’ di dignità, dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari.

Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno.

Secondo l’Anief, quanto evidenziato dalla trasmissione Report, andata in onda la sera del 18 novembre su RaiTre, ha messo in luce una vicenda gravissima: da una parte si chiede a tutti coloro che sono coinvolti nella scuola, dal personale docente agli Ata, dagli studenti alle famiglie, di affrontare duri sacrifici e di ridurre vergognosamente la qualità della didattica; dall’altra si elargiscono importanti somme, milioni di euro, a pseudo aziende per produrre dei filmati di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza.

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola – , con i vertici del Ministero dell’Istruzione, ad iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni di euro per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini”.

L’Anief ritiene che è ora di finirla: quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile, ancora di più perché messo in atto dallo stesso staff ministeriale che ha avallato sacrifici tali da mettere in ginocchio la scuola pubblica italiana. “È giunto il momento – sostiene Pacifico – di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate”.

Non è possibile che una o due commissioni di super-esperti abbiano la facoltà assoluta di decidere il destino di ingenti fondi pubblici e senza, di fatto, rendere conto a nessuno. E che dire, sempre in tema di appalti pilotati, dello scandalo, reso pubblico da un “corvo” interno al Miur, dei fondi per la ricerca dirottati su progetti che non avevano i requisiti minimi necessari, in cambio probabilmente di tangenti o altri favori?

“È giunto il momento di finirla con questa gestione dell’istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo. Per recuperare almeno un po’ di dignità - propone il presidente dell’Anief – si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l’assunzione dei precari dimenticati”.

Fonte: AgenParl

 

Ieri tutti davanti al teleschermo, quello che oramai lo accendi solo come sonnifero prima di andare a letto, per vedere Report e le "scabrose" rivelazioni sugli sprechi del MIUR. In realtà ben poca cosa in più, rispetto a quanto già anticipato. Resta una vicenda di presunti sprechi tutta da chiarire. Interviene l'ANIEF: "quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile".

L'argomento scuola al momento tira, tra 24 ore, scioperi, studenti in piazza, tagli passati e futuri, l'opinione pubblica al momento è molto sensibile sull'argomento. L'anteprima della puntata che circolava sul web ruotava tutta attorno alla scuola, ma durante la trasmissione ci si è resi conto che essa veniva toccata a malapena ed inserita in un contesto di traffici e presunti intrighi che la rendevano alquanto marginale. Tutto il mondo della scuola era davanti allo schermo e se l'aspettavano, visto lo sponsor che ha anticipato l'avvio della puntata. Operazione marketing riuscita, tutto lecito e corretto, ci mancherebbe.

E il problema, comunque, resta, il presunto spreco, sebben presunto, è lì, e se confrontato con il periodo di austerity imposto alla scuola, stride, e come!

Sull'argomento è intervenuta l'ANIEF, con il presidente Marcello Pacifico, che così ha commentato: "Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno".

"Si recuperi ora un po’ di dignità, - conclude Pacifico - dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari."

Fonte: Orizzonte Scuola

 

La prima organizzazione sindacale della scuola a scendere in campo per commentare, condannando, quanto la trasmissione televisiva “Report” del 18 novembre ha mostrato e cioè gli sprechi ministeriale a fronte di tagli all’istruzione che chiedono a questo punto vendetta.

Una terribile triade composta da commissioni ministeriali, Consip e banche “amiche” ha assegnato milioni di euro per produrre dei micro-filmati di tre minuti l’uno, al costo di 40mila euro ciascuno, di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. 

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale”, sostiene Anief, “perché gli artefici sono gli stessi che hanno messo in ginocchio la scuola italiana. Si recuperi ora un po’ di dignità, dirottando quei fondi per sbloccare subito gli scatti di anzianità e assumere i precari”. 

Proprio mentre alla scuola pubblica si sottraggono 8 miliardi di euro, si cancellano 200mila docenti e Ata, si aprono le classi pollaio, si tagliano due istituti su dieci, oltre che i fondi per comprare la carta igienica e i gessetti, si bloccano i contratti e gli scatti automatici del suo personale, al Miur si creano commissioni di “sapienti” che, attraverso la Consip e delle banche “amiche”, elargiscono ad aziende private ben 730mila euro per comprare 19 “pillole del sapere” dalla durata di 3 minuti ciascuno: degli spot, già ribattezzati “supposte del sapere”, che costano allo Stato una cifra che sfiora i 40mila euro l’uno. 

Secondo l’Anief, quanto evidenziato dalla trasmissione Report, andata in onda la sera del 18 novembre su RaiTre, ha messo in luce una vicenda gravissima: da una parte si chiede a tutti coloro che sono coinvolti nella scuola, dal personale docente agli Ata, dagli studenti alle famiglie, di affrontare duri sacrifici e di ridurre vergognosamente la qualità della didattica; dall’altra si elargiscono importanti somme, milioni di euro, a pseudo aziende per produrre dei filmati di cui nessuno conosceva l’esigenza e l’esistenza. 

“Siamo di fronte ad una vergogna nazionale – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola – , con i vertici del Ministero dell’Istruzione, ad iniziare dal Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, che non possono cavarsela ascrivendo i criteri di scelta e di assegnazione di quei fondi e di altri cinque milioni di euro per la realizzazione di inutili prodotti multimediali a fantomatiche commissioni nate sotto la gestione Gelmini”. 

L’Anief ritiene che è ora di finirla: quanto è accaduto è ingiusto e ingiustificabile, ancora di più perché messo in atto dallo stesso staff ministeriale che ha avallato sacrifici tali da mettere in ginocchio la scuola pubblica italiana. “È giunto il momento – sostiene Pacifico – di rendere realmente trasparenti, non solo sulla carta o a parole, le procedure ministeriali di assegnazione delle gare di appalto dei fondi pubblici: oggi con internet queste informazioni si possono rendere accessibili a tutti. E lo stesso vale per i criteri di valutazione e verifica delle risorse assegnate”. 

Non è possibile che una o due commissioni di super-esperti abbiano la facoltà assoluta di decidere il destino di ingenti fondi pubblici e senza, di fatto, rendere conto a nessuno. E che dire, sempre in tema di appalti pilotati, dello scandalo, reso pubblico da un “corvo” interno al Miur, dei fondi per la ricerca dirottati su progetti che non avevano i requisiti minimi necessari, in cambio probabilmente di tangenti o altri favori? 

“È giunto il momento di finirla con questa gestione dell’istruzione pubblica italiana: serve da subito cambiare registro. E attuare un serio monitoraggio, anche al fine di operare una ricollocazione dei fondi pubblici, sino ad oggi sperperati per operazioni che non hanno nulla di formativo o educativo. Per recuperare almeno un po’ di dignità - propone il presidente dell’Anief – si riparta decidendo di finanziare gli scatti di anzianità e l’assunzione dei precari dimenticati”. 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"Mentre si continuano a tagliare risorse e personale alla scuola pubblica, la Commissione Bilancio della Camera approva il finanziamento immediato di 223 milioni di euro da destinare agli istituti non statali. Come se non bastasse, i parlamentari, con consensi bipartisan, fanno cadere anche il vincolo del tetto minimo di alunni per la classe".

Così in una nota l'Anief, che ritiene che "è giunta l'ora di opporsi a questa sperequazione di trattamento. Che diventa ancora più clamorosa perché attuata in un momento storico particolarmente critico per le finanze dello Stato".

"La concessione di finanziamenti alle scuole non statali - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola - rappresenta una vera beffa per l'istruzione pubblica: mentre, infatti, si adotta una severa spending review e si decide di riallocare su settori in sofferenza i risparmi derivanti dai tagli nella pubblica amministrazione, in particolare nella scuola, come se nulla fosse si continua a finanziare un servizio pubblico gestito da privati. Un servizio che, tra l'altro, continuerà a non rispettare i requisiti minimi per la costituzione delle classi, resi invece sempre più severi agli istituti statali".

L'Anief ricorda, inoltre, che a seguito delle ultime approvazioni delle leggi di stabilità due scuole pubbliche su dieci sono state cancellate. E negli ultimi giorni si starebbe anche pensando di ridurre fortemente il Fondo d'Istituto, per evitare l'assurdo aumento unilaterale dell'orario settimanale dei docenti in servizio nella secondaria di primo e secondo grado. Mentre non c'è Governo, neanche quello dei tecnici, che osa mettere in discussione, anche in parte, le risorse che lo Stato devolve incostituzionalmente alle scuole private. Alle quali, di fatto, "noleggia" quel servizio educativo di cui avrebbe esclusiva competenza.

"Ma lo Stato - continua Pacifico - non può continuare a comportarsi in questo modo: non può abdicare al suo diritto-dovere di educare al meglio le generazioni del domani, garantendo un'istruzione ed una ricerca di qualità. Giustificando questo grave limite con la mancanza di fondi adeguati. Destinare quei 223 milioni di euro alla scuola pubblica risolverebbe in colpo solo il problema degli inidonei, degli insegnanti soprannumerari, ad iniziare dagli Itp, e sbloccherebbe in un colpo solo quelle assunzioni del persona Ata che si sono andate a perdere - conclude il sindacalista Anief-Confedir - nei meandri burocratici dei ministeri dell'Istruzione e dell'Economia".

Fonte: Italpress

 

"Ci sono delle parti dell'ex ddl Aprea che renderebbero l'assetto organizzativo della scuola italiana sempre più in balia di soggetti esterni". Così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la scuola.

"Come i rappresentanti di Enti locali e professionali - aggiunge -, che potrebbero indirizzare la politica scolastica a loro vantaggio. Ma anche dei genitori che si ritroverebbero a detenere lo stesso potere decisionale dei docenti, i quali si ritroverebbero invece ad assumere un ruolo marginale. Quasi impiegatizio".

Preoccupa, inoltre, la possibilità, prevista dall'art.10 del disegno di legge 953, che le scuole possano "ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività". Secondo il presidente dell'Anief, "anziché programmare il sostegno economico da parte di Fondazioni, spesso tutt'altro che avulse da interessi, il Parlamento farebbe bene a creare le basi per far reperire fondi adeguati alla crescita dei nostri giovani". 

Per tutti questi motivi, l'Anief si dice d'accordo con Francesca Puglisi, responsabile Scuola Pd, secondo cui se non si riuscirà ad arrivare ad un disegno condiviso sarà inevitabile bloccare la riforma del riordino degli organi collegiali. "Si tratta di una necessità che contrasta fortemente - sottolinea Pacifico - con quanto previsto dal Governo che, per cancellare l'assurda ipotesi del passaggio da 18 a 24 ore d'insegnamento settimanale, ha deciso di sottrarre quasi 50 milioni dal fondo d'Istituto, facendo sparire le funzioni strumentali. Bisogna tornare a considerare l'istruzione un investimento indispensabile, aumentando i finanziamenti per l'istruzione di almeno un punto percentuale rispetto al Pil. Il nuovo Governo è avvisato".

Fonte: Italpress

 

Per coloro che hanno scelto Trento, Bolzano o la Valle d'Aosta per l'iscrizione al concorso a cattedre, le istanze di partecipazione sono ancora aperte. Per Trento e Bolzano è possibile iscriversi tramite Istanze on line, per la Valle d'Aosta vale invece il modello cartaceo. Un'occasione anche per chi ha perso la scadenza nazionale del 07 novembre. Il sindacato Anief ricorre anche per i laureati esclusi dai termini del bando che presentano istanza di partecipazione per Trento o Bolzano.

Iscrizione per la Provincia Autonoma di Trento

Il modulo di domanda online è disponibile su Istanze on line dalle ore 09:00 del 15/10/2012. Il termine di presentazione della domanda via web è il 14/11/2012 alle ore 14:00.

Iscrizione per la Provincia Autonoma di Bolzano

Il modulo di domanda online è disponibile su Istanze on line dalle ore 08:00 del 08/11/2012. Il termine di presentazione della domanda via web è il 08/12/2012 alle ore 14:00.

Iscrizione per la Regione Valle d'Aosta.

La domanda è in formato cartaceo. Può essere presentata dal 15 ottobre al 15 novembre.

Il bando e gli allegati

Se non siete registrati a Istanze on line - La Guida per iscriversi

Per navigare nella pagina potete consultare Navigare in Istanze on line

Il Sindacato ANIEF comunica inoltre che considerate le numerose richieste ricevute per la partecipazione al concorso dei laureati esclusi delle province autonome di Trento e Bolzano e alla luce del successo ottenuto con l’accoglimento della richiesta cautelare su ricorso al Tar del Lazio (ruolo 8181/2012), relativo all’ammissione dei docenti laureati negli ultimi dieci anni che hanno presentato la domanda e sono stati esclusi dal Miur, è ancora possibile ricorrere per presentare analogo ricorso per i candidati laureati esclusi delle province autonome di Trento e Bolzano entro 60 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale del bando.

Pertanto, solo nel caso in cui il candidato abbia presentato regolare domanda di partecipazione al concorso, è possibile inviare un' e-mail di preadesione al ricorso all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (anche nel caso in cui si voglia attivare il ricorso per la provincia autonoma di Bolzano); le istruzioni operative per l’avvio del contenzioso verranno trasmesse nei prossimi giorni.

Fonte: Orizzonte Scuola

"Insegnare a scuola l'Inno di Mameli significa avvicinare i ragazzi alla vita civile e all'amore per l'enorme patrimonio culturale dell'Italia. Chi sostiene il contrario, come alcuni partiti politici e sindacati di settore, preferisce che la nostra istruzione pubblica sia contrassegnata dagli inni che esaltano l'egoismo e il rifiuto dei diritti fondanti della nostra collettivita'".

A sostenerlo e' Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir Mit-Pa alle alte professionalita', a proposito dei dissensi, seppure minoritari, che in questi giorni hanno caratterizzato l'introduzione della nuova legge grazie alla quale gia' dall'anno scolastico in corso l'inno di Mameli comincera' ad essere insegnato nel piano di studio delle nostre scuole.

Secondo Pacifico la legge approvata dal Senato, che riconosce anche il 17 marzo di ogni anno, in continuita' con il festeggiamento dei 150 anni, come ''Giorno dell'Unita' nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera'', allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l'identita' nazionale, e' un atto fondamentale per la formazione delle nuove generazioni: "non si tratta di un richiamo al passato – sottolinea il sindacalista Anief-Confedir - ma di un passaggio centrale nell'opera dell'educazione civile e sociale della cittadinanza italiana".

Fonte: Italpress

 

L'Anief reputa priva di fondamento la polemica che si e' venuta a creare tra il Governo e l'Upi, a seguito di quanto prospettato dal presidente dell'Unione delle Province Italiane, Antonio Saitta, sulla possibilita' di chiudere o ridurre il riscaldamento negli edifici scolastici come conseguenza degli ulteriori tagli operati alle istituzioni locali dall'esecutivo Monti.

"Le scuole vivono in difficolta' crescenti ormai da anni - sostiene in una nota Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - tanto e' vero che devono fare i conti con mancanze di ogni genere: dalla carta igienica, ai gessetti per le lavagne, dai toner per le stampanti all'assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Se la minaccia dell'Upi dovesse realizzarsi, vorra' dire che si organizzeranno per sopravvivere anche al freddo: di sicuro, pero', non chiuderanno. Come qualcuno ipotizzava".

Altri hanno anche gia' ipotizzato che potrebbero essere le famiglie degli alunni a dover sopperire a finanziare l'eventuale riduzione di riscaldamento: "Anche in questo caso si tratterebbe - sottolinea Pacifico - di una richiesta del tutto inappropriata. Proprio come lo e' stata quella dei non pochi dirigenti scolastici che hanno autorizzato a chiedere i contributi direttamente ai genitori per il sostentamento delle scuole da loro gestite. E' evidente che non possono essere le famiglie a farsi carico della fornitura dei servizi essenziali della scuola pubblica".

"Come non possono farsi carico i genitori della gestione delle scuole: se queste sono sporche e non ripulite, giornalmente o periodicamente, la colpa e' anche delle decine di migliaia di unita' di personale Ata (tra cui tantissimi collaboratori scolastici) cancellate negli ultimi sei anni. Il Governo si metta in testa che non puo' tagliare e poi delegare al volontariato: i servizi pubblici, come la scuola, vanno posti tra le priorita' del Paese. E questo - conclude il presidente dell'Anief - lo devono sapere pure le Province".

Fonte: Italpress

 

Lo abbiamo chiesto al professor Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF che ha patrocinato i ricorsi al Tar. Quali risvolti per l'attuale concorso? Cosa accadrà al futuro sistema di reclutamento? Far partire i TFA speciali. Prossimi giorni pronunciamento docenti ruolo esclusi.

Intanto, ci spiega esattamente cosa è accaduto venerdì al Tar Lazio?

Il Tar Lazio ha accolto in questa fase cautelare con riserva la richiesta di una candidata laureata nel 2006 di partecipare alla procedura concorsuale dopo che aveva regolarmente presentato domanda come consigliato dall'Anief. Nelle prossime settimane e comunque prime delle prove preselettive altre migliaia di ricorrenti nelle stesse condizioni potranno ottenere il provvedimento del giudice. Sempre nei prossimi giorni si attenderà analogo pronunciamento per i docenti di ruolo esclusi.

Se l'accoglimento dovesse diventare sentenza, quali conseguenze potranno esserci per quanto riguarda le procedure del concorso avviato?

La vittoria in sede cautelare permette al giudice di salvare l'intera procedura concorsuale nel caso in cui al termine della stessa o il ricorrente non risulta fra gli idonei o se risulti abbia nel merito ragione. E' una scelta di ponderazione tra interessi che nel caso il fumus non sia inizialmente ritenuto totalmente infondato permette il regolare procedimento del concorso. Se avessero rigettato la cuatelare, allora nel merito avrebbero dovuto o rigettare il ricorso o annullare e rinnovare la procedura come per il concorso a dirigente scolastico.

Pensa che l'accoglimento definitivo dei ricorsi possa influenzare l'impianto della formazione e del reclutamento dei docenti?

Ritengo che la prossima riforma del reclutamento sia ancora troppo lontana. Se il ministro avesse avuto i tempi tecnici non avrebbe riesumato una legge di quasi vent'anni fa per bandire un concorso. Il regolamento basato sulla delega richiesta otto anni fa dal ministro Fioroni ha bisogno di un passaggio parlamentare per il prescrittivo parere che arriverebbe a fine legislatura quando l'azione del Governo sarebbe paralizzata dalle imminenti elezioni. In questo momento sarebbe meglio far partire i Tfa speciali. L'esito degli ultimi ricorsi presentati dall'Anief dovrebbero portare un po' più di buon senso.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Nelle prossime ore si capirà quanto la scuola sia a cuore dei nostri decisori politici. Se faranno prevalere il buon senso o se prevarranno le fredde logiche del fare 'cassa', anche calpestando più di un articolo della Costituzione e la qualità del nostro sistema scolastico. Da cui deriva la valenza dell'insegnamento rivolto ai nostri bambini e ragazzi. Delle future generazioni. Valori e risultati reputati fondamentali in ogni Stato moderno, ma di cui non si sente incredibilmente la necessità in Italia".

Così Marcello Pacifico, presidente Anief, in merito al comma 42 dell'art.3 del dl attraverso cui il Governo vorrebbe ampliare da 18 a 24 le ore di insegnamento settimanale dei docenti della scuola media e superiore.

"A questo punto - continua Pacifico - non possiamo che estendere l'appello del nostro sindacato a tutti i parlamentari. Non solo a quelli che guidano il Miur. Nell'Italia degli sprechi, ad iniziare da quelli della politica, dei clientelismi, dell'evasione fiscale, non è possibile far diventare la scuola italiana il peggior modello internazionale perché non si sono trovati 183 milioni. È bene che tutti i componenti del Parlamento, che entro mercoledì sarà chiamato a votare sulla legge di stabilità, si assumano le loro responsabilità. E sappiano anche che dire sì a una norma così ingiusta e incostituzionale, a fine legislatura, difficilmente - conclude il presidente dell'Anief - potrà essere dimenticato da un milione e mezzo di elettori".

Fonte: Italpress

 

"Dal Parlamento si continua a dare un giorno per cancellato ed un altro per incancellabile il comma 42 dell'articolo 3 del disegno di legge, attraverso cui il Governo vorrebbe ampliare da 18 a 24 le ore di insegnamento settimanale dei docenti della scuola media e superiore".

Così in una nota Marcello Pacifico, presidente Anief, che sottolinea che "di certo, però, c'è solo un dato: occorre garantire i cosiddetti 'saldi invariati'. E siccome fino ad oggi il Miur non è stato in grado di trovare risparmi alternativi ai 183 milioni di euro previsti dalla spending review, l'innalzamento a 24 ore rimane più che plausibile".

"Nella prossime ore - commenta Pacifico - si capirà quanto la scuola sia a cuore dei nostri decisori politici. Se faranno prevalere il buon senso o se prevarranno le fredde logiche del fare 'cassa', anche calpestando più di un articolo della Costituzione e la qualità del nostro sistema scolastico. Da cui deriva la valenza dell'insegnamento rivolto ai nostri bambini e ragazzi. Delle future generazioni. Valori e risultati reputati fondamentali in ogni Stato moderno, ma di cui non si sente incredibilmente la necessità in Italia".

Secondo l'Anief, per evitare di mettere in ginocchio l'insegnamento nella scuola media e superiore italiana, "bisogna fare di tutto per trovare misure alternative. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si sta cercando di imporre un innalzamento di orario settimanale ad una categoria, i docenti, che nell'ultimo decennio si è già vista aumentare le ore di insegnamento, visto che lavorano in media 39 settimane rispetto alle 38 Ocde. E la cui busta paga è cresciuta, ogni anno a partire dal 2005, solo del 4-5%; mentre nella media Ocde l'incremento è stato del 15-22%".

"A questo punto - continua Pacifico - non possiamo che estendere l'appello del nostro sindacato a tutti i parlamentari. Non solo a quelli che guidano il Miur. Nell'Italia degli sprechi, ad iniziare da quelli della politica, dei clientelismi, dell'evasione fiscale, non è possibile far diventare la scuola italiana il peggior modello internazionale perché non si sono trovati 183 milioni di euro. È bene che tutti i componenti del Parlamento, che entro mercoledì sarà chiamato a votare sulla Legge di Stabilità, si assumano le loro responsabilità. E sappiano anche che dire sì a una norma così ingiusta e incostituzionale, a fine legislatura, difficilmente - conclude il presidente dell'Anief - potrà essere dimenticato da un milione e mezzo di elettori".

Fonte: TMNews