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"Contro la disoccupazione basta abuso contratti a termine. Per invertire la tendenza stop a tagli, sblocco concorsi e turn over": a dettare questa linea è il sindacato Anief.

"Nelle ultime ore - spiega l'Anief - abbiamo recepito importanti statistiche, formulate prima dall'Ocse e poi dalla Cgia di Mestre, che ci confermano quanto in Italia il dramma della disoccupazione stia assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Con la scuola che detiene il primato di precari tra la pubblica amministrazione: assieme alla sanità si è toccato il record di 514.814 dipendenti a tempo determinato".

"Ormai è un dato di fatto - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità - che stiamo andando verso un vistoso peggioramento: un giovane italiano su due è precario e con le riforme in atto, con i licenziamenti che diventeranno sempre più facili da realizzare, la situazione si aggraverà. L'unico rimedio è sbloccare il prima possibile le assunzioni".

Il sindacato invece "deve prendere atto che si sta procedendo con provvedimenti che vanno verso la direzione opposta: mentre la spending review approvata dal Consiglio dei ministri si concentra su ulteriori 30 mila tagli, dopo i 300 mila sottratti al pubblico impiego negli ultimi 6 anni, il blocco dei concorsi e del turn over faranno schizzare la disoccupazione al 12 per cento".

"Nella scuola - sottolinea Pacifico - la situazione è ancora peggiore, perché si continua ad abusare dei contratti a termine nei confronti di quei precari che a forza di aspettare il loro turno giovani non sono più, visto che l'età media delle immissioni in ruolo supera i 40 anni. È ovvio che di fronte al blocco delle assunzioni anche l'economia si ferma, con il conseguente stallo dei consumi, come si avverte anche in questi giorni di saldi estivi". Per il presidente dell'Anief non ci sono altre possibilità: "piuttosto che incentivare il precariato, il governo deve cambiare rotta e intervenire al più presto per migliorare i servizi della pubblica amministrazione".

Fonte: TMNews

''Non ci sono altre possibilità: piuttosto che incentivare il precariato, il governo deve cambiare rotta e intervenire al più presto per migliorare i servizi della pubblica amministrazione''. È quanto comunica in una nota Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

I dati Ocse confermano quanto in Italia il dramma della disoccupazione stia assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. L'Ocse ci ha detto che ''la disoccupazione ha ripreso a salire negli ultimi tre trimestri, superando il 10 per cento e potrebbe aumentare ulteriormente nel 2013'' e che i nostri giovani fino a 24 anni not in employment, education or training (senza scuola o occupazione) sono ormai il 20%, il peggior dato tra i Paesi industrializzati dopo Messico e Turchia. Come se non bastasse, la Cgia di Mestre ci ha ricordato che ''la più alta concentrazione di lavoratori precari italiani è nel pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814''.

Secondo Pacifico anche ''dal punto di vista occupazionale è un dato di fatto accertato che stiamo andando verso un vistoso peggioramento: un giovane italiano su due è precario e con le riforme in atto, con i licenziamenti che diventeranno sempre più facili da realizzare, la situazione si aggraverà. Bisogna quindi subito sbloccare le assunzioni''.

''Il sindacato -prosegue - deve invece prendere atto che si sta procedendo con provvedimenti che vanno verso la direzione opposta. Mentre la spending review approvata dal Consiglio dei ministri si concentra su ulteriori 30 mila tagli, dopo i 300 mila sottratti al pubblico impiego negli ultimi 6 anni, il blocco dei concorsi e del turn over faranno schizzare la disoccupazione al 12 per cento.

''Nella scuola - sottolinea Pacifico - la situazione è ancora peggiore, perché si continua ad abusare dei contratti a termine nei confronti di quei precari che a forza di aspettare il loro turno giovani non sono più, visto che l'età media delle immissioni in ruolo supera i 40 anni. È ovvio che di fronte al blocco delle assunzioni anche l'economia si ferma, con il conseguente stallo dei consumi, come si avverte anche in questi giorni di saldi estivi''.

Fonte: Agenzia Asca

A seguito del reimpiego forzato di soprannumerari, inidonei ed Itp. Rimarranno senza contratto anche gli annuali “storici”: calpestati i diritti acquisiti in anni di sacrifici. La Cgil chiama tutti a raccolta: a settembre sciopero generale. E l’Anief chiede che fine ha fatto il decreto delle assunzioni per l’a.s. 2012/13.

La razionalizzazione delle spese della macchina pubblica sta scontentando molte categorie di lavoratori dipendenti. Ve ne è però solo una che rischierà seriamente di rimanere senza impiego: quella dei precari. Stavolta anche quelli di lungo corso. E nella scuola più che in altri comparti. Il reimpiego forzato dei soprannumerari, degli inidonei e degli ex dipendenti degli enti locali (ancora per poco tempo Itp e presto Ata) comporterà, infatti, la copertura di posti attualmente destinati al personale non di ruolo. Che, per forza di cose, rimarrà a bocca asciutta. Almeno per quanto riguarda le supplenze annuali.

I precari se ne sono subito resi conto. Si sono già visti, hanno parlato. E sono giunti ad una conclusione. Di far sentire la loro voce. Lo faranno lunedì prossimo, il 16 luglio, davanti a Montecitorio. E non solo per opporsi alla spending review.

La nuova stangata del Governo Monti – scrivono in un comunicato unitario - taglia altri 16.000 posti! La Scuola pubblica e statale agonizza! Eppure, il ministro Profumo annuncia il bando di un ridicolo concorso a cattedre inesistenti, destinato, paradossalmente, anche ai docenti già abilitati, carichi di titoli culturali e di servizio, che stazionano nelle Graduatorie ad Esaurimento da anni, in attesa di stabilizzazione”.

Sostengono che siamo di fronte all’ennesimo “atto illegittimo ed offensivo, che comporta “spreco di denaro pubblico e calpesta i diritti acquisiti in anni di sacrifici”. I precari dicono quindi di essere “stanchi di provocazioni e vessazioni”, e che “pretendono l’immediata immissione in ruolo, dalle Graduatorie di merito e ad esaurimento esistenti, su tutti i posti disponibili, nel rispetto del Piano Triennale di assunzioni, il rifinanziamento della scuola, cui continuano ad essere sottratte risorse, e il rispetto della dignità professionale dei docenti, umiliati da riconversioni frettolose e aberranti, come quella prevista per i docenti in esubero impiegati sul sostegno, con violazione dei diritti dei disabili, o come quella che prevede l’impiego di docenti soprannumerari per l’insegnamento di materie per cui non posseggono titolo abilitante, in spregio alla tanto strombazzata ‘qualità’ e ‘meritocrazia’. La scuola – concludono – non è un’azienda, né un discount”.

Anche la Flc-Cgil ritiene alto il numero di precari “storici” che a settembre non avranno la riconferma: secondo il segretario, Mimmo Pantaleo, “il Governo Monti licenzia con la spending review 15 mila precari della scuola tra docenti ed Ata che hanno alle spalle anche 10 anni di lavoro”. Una disposizione che assieme alle altre decise dall’esecutivo provocherebbe “un insieme di tagli alla spesa sociale con un evidente carattere depressivo che colpirà ancora una volta i ceti più deboli pur di salvaguardare gli interessi della speculazione e dei mercati finanziari”. Il sindacato, quindi, non starà a guardare: “risponderemo da subito con iniziative di lotta e senza cambiamenti radicali alla manovra siamo pronti ad iniziative durissime fin dall’apertura del nuovo anno scolastico”. Da Pantaleo c’è anche la richiesta agli altri sindacati ti incrociare le braccia e scendere in piazza assieme: “ritengo necessario che a settembre venga proclamato uno sciopero generale su una piattaforma rivendicativa alternativa alle politiche devastanti del Governo Monti che fanno aumentare disoccupazione, precarietà e disperazione sociale”.

Intanto, sempre in difesa dei precari, l’Anief è preoccupata per il silenzio sulla seconda tranche di assunzioni in ruolo, da attuare nelle prossime settimane, decisa un anno fadal Parlamento: “non vi è alcuna notizia – scrive il sindacato - del decreto autorizzatorio delle assunzioni per l’a. s. 2012-2013”. Per l’Anief, insomma, c’è il rischio fondato che ildecreto interministeriale del 3 agosto 2011, potrebbe non avere seguito.  Dopo il taglio di 200.000 posti di lavoro avvenuto negli ultimi sei anni e la promessa di 300.000 nuove assunzioni – dice il presidente, Marcello Pacifico - è arrivato il momento di dire basta a chi prende in giro i lavoratori della scuola. Si dovrebbero stabilizzare tutti i precari della scuola; almeno, buon senso vorrebbe che si procedesse all’assunzione immediata di 30.000 unità subito per coprire una parte dei posti vacanti e disponibili già individuati dal Miur.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Questi tagli uccidono il merito e creano solo disservizi": così il sindacato Anief commenta l'impatto della Spending review sulla scuola.

Scompare la figura del vicario proprio mentre si tagliano migliaia di dirigenze; gli insegnanti di laboratorio diventano bidelli; la pulizia delle scuole affidata sempre più alle cooperative private: "È una politica sbagliata: così si producono solo danni all'erario e si mortifica l'intelligenza e la competenza dei lavoratori", sottolinea l'Anief, avvertendo: "Con un solo provvedimento vengono spazzate via delle professionalità che per decenni hanno mantenuto alto il valore della scuola italiana, trascurando il fatto che privandosi delle loro competenze la qualità della nostra istruzione non potrà che ridursi inesorabilmente".

"Tra le disposizioni previste per attuare la spending review - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - ce ne sono alcune che ci lasciano davvero sconcertati. Viene, ad esempio, mortificata la figura del vicario, proprio mentre migliaia di istituti sono tenuti in mano da loro dopo che tanti dirigenti scolastici sono stati tagliati dal dimensionamento. Viene svilita la professionalità degli insegnanti tecnico pratici e dei docenti inidonei, relegati su ruoli che non hanno più a che vedere con l'insegnamento. Viene inoltre cancellato un posto su due di collaboratore scolastico, affidandosi a privati senza alcuna esperienza nel settore".

L'Anief definisce "inaccettabile" che il governo decida di "uccidere" il ruolo di vice-dirigente, "di cui pure si avvertiva la necessità, sia nelle ipotesi di carriera del personale docente, sia nella sempre più difficile gestione della scuola autonoma appesantita di recente dal taglio di 2mila dirigenze.

Questa operazione viene peraltro a realizzarsi a pochi giorni di distanza dalla nostra presentazione in vari tribunali dei ricorsi per la corresponsione delle indennità dovute".

Viene inoltre - prosegue L'Anief - "sconvolta" la divisione, prevista dal Ccnl, tra docenti e Ata, "Ignorando del tutto titoli e competenze didattiche acquisite dagli insegnanti, vengono attribuiti in modo coatto degli incarichi impiegatizi proprio nel momento in cui allo stesso precariato della scuola viene negata la stabilizzazione". E con il raddoppio dell'assegnazione dei contratti con le cooperative dei servizi esterne alle scuole, "vengono presi in giro i collaboratori scolastici che hanno assicurato in questi anni l'apertura e la sorveglianza delle scuole. Ciò avviene proprio mentre l'Unione Europea è in procinto di sanzionare l'Italia per l'abuso dei contratti a termine".

"Se l'ex ministro Gelmini sentiva il bisogno di avere in Italia un maggior numero di carabinieri piuttosto che di bidelli - sottolinea Pacifico - il ministro Profumo non sembra avere per i collaboratori scolastici molta più considerazione". "E' questa la scuola del merito? Di sicuro gli italiani non meritano questa scuola", conclude l'Anief, ricordando che questo "nuovo attacco all'istruzione pubblica", arriva "dopo che negli ultimi anni sono stati tagliati 200mila posti, si è abusato del precariato, sono stati 'congelati' i contratti e gli aumenti di stipendio, cancellando anche il principio di tutela del merito che dovrebbe orientare la nuova gestione della pubblica amministrazione".

"Nella nostra scuola ormai - conclude il presidente dell'Anief - non si comprende più chi deve fare e cosa. Gli italiani, gli studenti e le famiglie non meritano tutto questo. Chiederemo al Parlamento almeno di modificare delle norme che solo apparentemente producono risparmi. Ma che alla lunga produrranno danni all'erario. E mortificheranno l'intelligenza e le competenze di coloro che attraverso il lavoro quotidiano hanno sino ad oggi permesso il regolare e proficuo funzionamento dei nostri istituti".

Fonte: TMNews 

È previsto dalla manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Cdm. Introdotta pure l’utilizzazione dei docenti privi di titolarità su materie affini: non servirà l’abilitazione. E diventeranno Ata tutti gli appartenenti alla C999 e C555. Sindacati imbufaliti.

Non erano infondate le indiscrezioni sull'utilizzo coatto del personale soprannumerario della scuola, previsto nella manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Consiglio dei ministri.

Nel testo approvato dal Governo si prevede che il personale “in esubero nella propria classe di concorso nella provincia in cui presta servizio, è assegnato per la durata dell’anno scolastico un posto nella medesima regione, con priorità sul personale a tempo determinato, sulla base” di una serie di criteri. Il primo dei quali prevede di utilizzare detto personale sui “posti rimasti disponibili in altri gradi d’istruzione o altre classi di concorso, anche quando il docente non è in possesso della relativa abilitazione o idoneità all’insegnamento, purché il medesimo possegga titolo di studio valido, secondo la normativa vigente, per l’accesso all’insegnamento nello specifico grado d’istruzione o per ciascuna classe di concorso”. In un colpo solo, insomma, le necessità di fare economia fanno “saltare” uno dei tasselli fondamentali dell’insegnamento pubblico italiano: l’abilitazione. Averla o non averla, in momenti di difficoltà, non è una condizione imprescindibile. Del resto, a dare l’esempio nella stessa direzione è stato il Miur introducendo, un paio di anni fa, le tabelle di confluenza: quelle che permettono di insegnare, in attesa della revisione delle classi di concorso, anche su materie affini. Ed anche in questo caso non è prevista l’abilitazione. Oltretutto questa facoltà verrà applicata anche per il 2012/13, il terzo consecutivo.

Farà anche discutere almeno un’altra delle possibilità di utilizzo degli oltre 10mila docenti rimasti oggi senza titolarità. Si tratta del loro utilizzo “per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie che dovessero rendersi disponibili nella medesima regione nella medesima classe di concorso”. Come dire, il docente viene collocato tra le “riserve”. Che in caso di emergenza si attivano e vanno a coprire i “buchi” creati dai colleghi assenti. Anche per pochi giorni.

Per la Cisl Scuola siamo di fronte a delle “vistose brutture”: in particolare, scrive il sindacato di Francesco Scrima, ci aspettiamo che si “cancelli la vera e propria idiozia di un impiego dei docenti in esubero per supplenze brevi in ambito regionale”.

Il punto che però farà sicuramente più discutere è un altro. Se non altro perché se approvato anche nella versione definitiva della spending review, potrebbe venire a determinare un precedente molto “pericoloso” per tutta la categoria degli insegnanti. Nel testo si prevede che “il personale docente attualmente titolare della classi di concorso C999 (si tratta dei quasi 1.500 insegnanti tecnico pratici transitati nel 2005 dagli enti locali allo Stato ndr) e C555 (esercitazioni di pratica professionale ndr) entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del direttore generale del competente ufficio scolastico regionale transita nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico in base al titolo di studio posseduto”. Si specifica, inoltre, che lo stesso “personale viene immesso in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili nella provincia di appartenenza, tenuto conto delle sedi indicate dal richiedente, e mantiene il maggior trattamento stipendiale mediante assegno personale riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti”. 

Certo, si tratta di situazioni che si trascinavano da tempo. Quella degli ex dipendenti degli enti locali, che ha sempre destato molte polemiche. E quella degli Itp della ex tecnica dei servizi, impiegati da troppi anni in mansioni alternative. Tuttavia, siamo di fronte ad una disposizione che rimarrà indigesta a molti. Anche in questo caso i sindacati non sono andati per il sottile. L’Anief ritiene che in questo modo “viene sconvolta la divisione, prevista dal Ccnl, tra docenti e Ata. Ignorando del tutto titoli e competenze didattiche acquisite dagli insegnanti, vengono attribuiti in modo coatto degli incarichi impiegatizi proprio nel momento in cui allo stesso precariato della scuola viene negata la stabilizzazione”. Non è possibile che “gli insegnanti di laboratorio diventino bidelli. È una politica sbagliata: così si mortifica l’intelligenza e la competenza dei lavoratori. Chiederemo al Parlamento – conclude l’Anief - almeno di modificare delle norme che solo apparentemente producono risparmi”.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Scompare la figura del vicario proprio mentre si tagliano migliaia di dirigenze; gli insegnanti di laboratorio diventano bidelli; la pulizia delle scuole affidata sempre più alle cooperative private. È una politica sbagliata: così si producono solo danni all’erario e si mortifica l’intelligenza e la competenza dei lavoratori. Il sindacato Anief accoglie con stupore le disposizioni contenute nella manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Consiglio dei ministri: con un solo provvedimento vengono spazzate via delle professionalità che per decenni hanno mantenuto alto il valore della scuola italiana, trascurando il fatto che privandosi delle loro competenze la qualità della nostra istruzione non potrà che ridursi inesorabilmente". Lo comunica l'Anief.

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Un incontro infruttuoso e senza la presenza dei diretti interessati, su cui si andranno ad abbattere i tagli. Così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità, definisce l'incontro-informativa tenuto oggi dai rappresentanti del Governo sulla presentazione delle prossime modalità di attuazione della spending review con una ristretta rappresentanza delle parti sociali.

Secondo il sindacalista è quasi provocatorio che tra le Confederazioni convocate oggi dal Governo non vi erano la Confedir, la Cida, la Cosmed e tutte quelle rappresentative di quel 20% di dirigenti di prima fascia che i rappresentanti dell'esecutivo hanno detto di volere rimuovere.

È curioso - dichiara Pacifico - che si decida di cancellare una così grande porzione di dirigenti senza nemmeno ascoltare i loro rappresentanti. Ma oramai la strategia è chiara: invece di riprogrammare la produzione economica ed industriale del Paese, investendo sullo sviluppo del patrimonio culturale, il Governo persegue nel fare 'cassa' tagliando migliaia di posti nella pubblica amministrazione. Continuando a dimenticare i quasi 280mila tagli che negli ultimi sei anni hanno colpito sempre i soliti 'noti': i ministeriali (che hanno perso 25 mila posti), le regioni e gli enti locali (-19 mila), la sanità (-28 mila) e soprattutto la scuola (-200 mila)".

"Pensavamo che la presenza di un governo di tecnici nei palazzi della politica - sottolinea il rappresentante Anief e Confedir Mit-Pa - avrebbe favorito finalmente la lotta contro i malaffari che fanno schizzare in alto i costi della politica. Invece siamo ancora una volta costretti a commentare operazioni che impoveriscono le risorse economiche e strumentali indispensabili per far funzionare i servizi per i cittadini. La dirigenza, i quadri e tutte le professionalità del pubblico impiego dovrebbero essere valorizzate e non mortificate".

Fonte: Italpress

"Sono misure inappropriate e prive del parere dei diretti interessati, su cui si andranno ad abbattere, quelle presentate oggi dal Governo ad una ristretta rappresentanza delle parti sociali nel corso di un incontro-informativa lontano da qualsiasi forma di apertura e concertazione": così Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità, definisce l'incontro tenuto oggi dai rappresentanti del Governo con sindacati e associazioni sulla presentazione delle prossime modalità di attuazione della spending review.

Il sindacalista reputa grave che tra le Confederazioni convocate oggi dal Governo non vi erano la Confedir, la Cida, la Cosmed e altre ancora: tutte rappresentative di quel 20% di dirigenti di prima fascia che i rappresentanti dell'esecutivo hanno detto di volere rimuovere dalla pubblica amministrazione a seguito di fantasiose quanto improduttive ragioni di risparmio economico.

"È curioso - dichiara Pacifico - che si decida di cancellare una così grande porzione di dirigenti senza nemmeno ascoltare i loro rappresentanti. Ma oramai la strategia è chiara: invece di riprogrammare la produzione economica ed industriale del Paese, investendo sullo sviluppo del patrimonio culturale, il Governo persegue nel fare 'cassa' tagliando migliaia di posti nella pubblica amministrazione. Continuando a fare finta di dimenticare i quasi 280mila tagli che negli ultimi sei anni hanno colpito sempre i soliti 'noti': i ministeriali (che hanno perso 25 mila posti), le regioni e gli enti locali (-19 mila), la sanità (-28 mila) e soprattutto la scuola (-200 mila)".

Fonte: TMNews

Come mai domani il governo nel convocare le parti sociali per discutere di spending review ha dimenticato di convocare i sindacati della dirigenza pubblica? A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità, dopo aver appreso della probabile ennesima ingiusta tornata di tagli nella pubblica amministrazione che il Governo Monti si appresta a varare.

"Se le cose stanno così - dichiara Pacifico - il governo si assumerebbe una grave responsabilità. Inoltre, non si comprende perché non debbano essere ascoltati proprio i rappresentanti che tutelano gli interessi di quel 20% di dirigenti di prima fascia e di quel 10% di dirigenti di secondo livello che dovrebbero essere rimossi dalla pubblica amministrazione a seguito di fantasiose quanto improduttive ragioni di risparmio economico".

È curioso che tra le Confederazioni convocate non vi sia traccia della Confedir, come della Cida e della Cosmed: tutti sindacati che rappresentano la dirigenza pubblica. Secondo Pacifico l'incontro con le parti sociali si preannuncia con delle "aspettative vane. Soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro della Cooperazione Andrea Riccardi, che a nome del Governo ha detto di voler ascoltare i rappresentanti dei lavoratori. Escludendo però volontariamente quei sindacati che rappresentano l'area della dirigenza oggetto dei tagli".

Il sindacato dei dirigenti, però, non starà di certo a guardare: "di fronte ad una chiusura da parte del governo nei confronti di ogni possibile trattativa, non potranno che aumentare le possibilità di una nuova stagione di mobilitazione. Oltre che di sicuri contenziosi. Per questo, la Presidenza del Consiglio dei ministri anziché cancellare delle alte professionalità dello Stato farebbe bene ad inserire finalmente la figura dei quadri all'interno dell'organigramma della macchina organizzativa. Altre soluzioni, come quelle già attuate nella scuola, dove sono scomparsi migliaia di dirigenti, e nell'intera pubblica amministrazione, dove in sei anni sono stati cancellati 250mila posti, rappresentano - conclude Pacifico - un palese attacco al funzionamento della macchina organizzativa del pubblico impiego".

Fonte: TMNews

Polemiche per la frase al ‘Wall Street Journal’: "il lavoro non è un diritto ma va guadagnato". Per l’ex ministro dell’Istruzione bisogna avere il coraggio di dire basta all'idea del posto fisso. Fini e D’Alema: un errore di traduzione dell’intervista. Critiche da Idv, Lega e sindacati.

"Il lavoro non è un diritto ma va guadagnato, anche con il sacrificio": è questa la frase che il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha pronunciato, nel corso di un’intervista al ‘Wall Street Journal’, scatenando tantissime proteste. Ma anche autorevoli posizioni in sua difesa. Soprattutto dopo la precisazione dello stesso ministro del Lavoro, che ha tenuto ha sottolineare come il diritto al lavoro non possa essere messo in discussione perchè è riconosciuto dalla Costituzione.

Tra i più strenui difensori della Fornero si è posto l’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: "il mondo del lavoro – ha detto la Gelmini - non può più coltivare la sicurezza e l'idea del posto fisso. Ingannerebbe il presente e il futuro delle giovani generazioni, sia sul versante dei valori cui ispirarsi per affrontare una competizione globale, sia sul versante di un impegno pubblico che non è più in grado di sopportare politiche assistenziali sulle quali la vecchia politica ha costruito il consenso".

Secondo l'ex ministro Pdl "in fondo è questo il senso delle affermazioni del ministro Fornero considerate - sottolinea - dal conservatorismo della sinistra italiana purtroppo eretiche. Non stupisce quindi che sia sottoposta ad attacchi vergognosi e velenosi, che il suo coraggio subisca un fuoco concentrico di malevoli attenzioni", rincara la Gelmini che chiude con un'ulteriore stoccata: "stupisce il silenzio dei 'responsabili' che per essere tali hanno accompagnato in rigoroso silenzio il travaglio di una nuova legislazione".

Diversi esponenti del Pdl hanno preso le difese della Fornero. Anche per Giuliano Cazzola le su dichiarazioni "hanno suscitato un vespaio di critiche insulse per una ragione molto banale. Noi italiani non riusciamo a perdonare chi, come il titolare del welfare, denuncia, magari con poca diplomazia, che il re è nudo e non si adegua alla retorica di cui siamo malati".

Di equivoco legato alla traduzione parlano, invece, alcune importanti figure della politica italiana. Come il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per il quale l'equivoco è “nato dal fatto che parlando con un giornale inglese, quel giornalista, che probabilmente non conosce l'articolo 3 della costituzione abbia equivocato". L'equivoco sarebbe avvenuto "nel senso che è un diritto il lavoro, non è un diritto il posto di lavoro garantito a vita”.

Una posizione molto simile a quella di Massimo D'Alema, presidente della Fondazione Italianieuropei, secondo cui “la traduzione giusta della parola 'job' dall'inglese sia 'posto di lavoro' e non 'lavoro', ma le traduzioni è meglio farle giuste". 
Molto più severo è il parere di Antonio Di Pietro, leader Idv, ("A quanto pare la badessa Fornero ha riscritto la Costituzione"), Gianvittore Vaccari, Lega Nord ("Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?").

Forti critiche sono giunte anche dai sindacati. Per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, "Fornero farebbe bene a essere più sobria: se anche un governo tecnico ha ministri non sobri allora vuol dire che siamo di fronte a una malattia molto, molto profonda. Fornero - ha aggiunto Bonanni - sia più consona allo svolgimento della sua funzione e così aiuterà senz'altro il lavoro italiano, la funzione del governo e riuscirà a relazionarsi con le parti sociali".

Severo pure il giudizio di Marcello Pacifico, presidente Anief: "Il ministro del Lavoro conferma ogni giorno che passa la sua incompetenza sul dicastero che dovrebbe reggere: il lavoro non si deve guadagnare, è un diritto-dovere, l'essenza stessa della nostra italianità". Pacifico, che è anche docente di Storia medievale all'università di Palermo, sostiene che "chi è chiamato a certe alte responsabilità dovrebbe sapere che il tema del lavoro è legato alla storia dell'uomo fin dalla sua comparsa, strettamente legato al rapporto con la divinità. La fatica di Adamo ed Eva, cacciati dall'Eden, si lega all'espiazione dei monaci benedettini nella vita giornaliera dell'ora et labora, nell'ultimo impero millenario che ha visto la venuta del Cristo. Nel XIII secolo, il lavoro cambia natura, da elemento mortificante diventa elemento edificante". L’evoluzione è continua, sino ad oggi, quando "la nostra costituzione laica prevede al suo primo articolo il lavoro come elemento caratterizzante la cittadinanza: la Repubblica deve rimuovere ogni ostacolo alla ricerca e all'accesso al lavoro invece che impedirne la realizzazione. Chiunque può non condividere questa posizione - conclude Pacifico - non è un rappresentante dello Stato".

Fonte: Tecnica della Scuola

Dopo l'Anief, anche il sindacato Gilda annuncia l'intenzione di portare la sentenza della Cassazione davanti alla Corte europea per ottenere la stabilizzazione dei docenti precari.

“E' stata una spiacevole sorpresa che colpisce il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro dei precari, negando loro la parità di trattamento di carriera rispetto ai docenti di ruolo”. Il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, commenta così la sentenza della Cassazione che, lo scorso 20 giugno, ha stabilito la legittimità della  reiterazione dei contratti di supplenza.

“Oltre a mandare in fumo la speranza di immissione in ruolo o di eventuale risarcimento per migliaia di insegnanti – sottolinea Di Meglio – tale sentenza è in palese contrasto con la relativa normativa europea”.

La Gilda su questo fronte annuncia battaglia per la tutela dei diritti dei precari: “Promuoveremo  un procedimento di infrazione contro lo Stato italiano alla Commissione europea per manifesta violazione della direttiva comunitaria in tema di tutela del lavoratore precario – conclude il sindacalista – ma soprattutto un ricorso alla Corte europea di Strasburgo per violazione della Carta Ue dei diritti dell'uomo”. 

Fonte: Tuttoscuola

"Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, conferma ogni giorno che passa la sua incompetenza sul dicastero che dovrebbe reggere: il lavoro non si deve guadagnare, è un diritto-dovere, l'essenza stessa della nostra italianità". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir Mit-Pa alle alte professionalità, a proposito delle ultime dichiarazioni rese dal ministro sulla necessità di nostri cittadini di guadagnarsi sul campo il lavoro da svolgere.

Pacifico, che è docente di Storia medievale all'università di Palermo, sostiene che "chi è chiamato a certe alte responsabilità dovrebbe sapere che il tema del lavoro è legato alla storia dell'uomo fin dalla sua comparsa, strettamente legato al rapporto con la divinità. La fatica di Adamo ed Eva, cacciati dall'Eden, si lega all'espiazione dei monaci benedettini nella vita giornaliera dell'ora et labora, nell'ultimo impero millenario che ha visto la venuta del Cristo. Nel XIII secolo, il lavoro cambia natura, da elemento mortificante diventa elemento edificante nella ricerca di contribuire al progetto divino di realizzazione di un regno di pace e di giustizia".

"Bisogna collaborare con Dio al punto che per Giansenio il lavoro diventa un dovere morale nella gestione della propria vita, come trasmesso nel modello anglosassone e ripreso nelle democrazia occidentali. Per questa ragione la nostra costituzione laica prevede al suo primo articolo il lavoro come elemento caratterizzante la cittadinanza: la Repubblica deve rimuovere ogni ostacolo alla ricerca e all'accesso al lavoro invece che impedirne la realizzazione. Chiunque può non condividere questa posizione - conclude Pacifico - non è un rappresentante dello Stato".

Fonte: TMNews

La Cassazione ha dunque escluso che la direttiva europea per la stabilizzazione dei precari possa essere applicata alla scuola.

L’Anief, che più di ogni altro sindacato si era battuta per ottenere la stabilizzazione dei docenti precari, con ripetuti ricorsi ai giudice del lavoro, prende atto, masticando amaro, della sentenza che considera, comunque, politica, ma non si arrende, prospettando un nuovo ricorso presso la Corte di Strasburgo.

È un giudizio molto forte considerare di natura politica una sentenza della Cassazione: è forse politica perché ha dato torto, mentre non sono politiche le sentenze dei giudici del lavoro che danno ragione ai precari?

Al di là della sentenza politica – si legge in un comunicato dell’Anief - la massima appare scontata: lo Stato non ha soldi e i precari devono ringraziare il Governo per essere utilizzati anche per diversi anni, cosi da poter un giorno rivendicare, grazie all’esperienza maturata sul campo (posti disponibili e alti tassi di natalità permettendo), una immissione in ruolo per scorrimento di graduatoria; massima che Anief, ovviamente, intendere contestare subito”.

Dopo aver espresso diverse valutazioni sul merito della sentenza, l’Anief aggiunge: “non possiamo, infine, ignorare come già il giudice europeo si sia espresso sulla materia quando ha ricevuto rassicurazione dal Governo italiano sull’applicazione della norma comunitaria in esame nel settore scolastico. Per queste ragioni, intendiamo rassicurare i precari della scuola che la partita non può ritenersi chiusa, non soltanto perche la Cassazione sarà chiamata presto a un riesame che chieda alle Sezioni Unite di pronunciarsi definitivamente sulla materia, ma fino a quando il contenzioso non giungerà a una decisione di Strasburgo, dove qualsiasi pronuncia diventa vincolante per tutti i giudici nazionali, compresi quelli di ultimo grado.

La questione, insomma, è destinata ad avere un seguito, non solo a livello europeo, ma anche a livello nazionale.

Infatti le tante cause portate davanti al giudice del lavoro, per ottenere la stabilizzazione dei precari della scuola con almeno tre anni di lavoro continuativo, dovrebbero tutte decadere. Ma c’è di più: sarà annullate anche quelle sentenze che avevano applicato la direttiva europea imponendo alla Amministrazione scolastica di convertire i rapporti di lavoro in contratti a tempo indeterminato?  

Fiduciosi sull’esito finale, ne approfittiamo per rallegrarci dell’immissione in ruolo della prima ricorrente precaria iscritta all’Anief, disposta da un ambito territoriale su ordine del giudice che ne ha convertito il contratto, quale segno di una partita ancora lunga per molti altri, sicuramente contrastata, ma dagli esiti già evidenti. 

Fonte: Tuttoscuola

Vibrante reazione del sindacato, all’indomani dell’assunzione in ruolo di un suo iscritto decisa in tribunale: dire no a risarcimenti e stabilizzazioni è una preclusione politica, figlia d'un istinto conservatore che dimentica l’equiparazione Ue dei dipendenti fissi coi precari. E ancora: verso i supplenti nessuna via preferenziale, assunti sempre tramite concorsi per titoli ed esami.

Non si è fatta attendere la risposta dell’associazione sindacale Anief alla sentenza Corte di Cassazione, del 20 giugno scorso, che considerando legittima la reiterazionedei contratti di supplenza (poiché in base al decreto legislativo n. 165/2001 la “praticabilità del contratto a termine” viene definita “principio di diritto vivente”) è giunta alla inaspettata conclusione che nei loro confronti non è dovuta alcuna forma di risarcimento (farebbero fallire lo Stato) e di stabilizzazione perché rappresenterebbe un canale privilegiato per l’immissione in ruolo rispetto agli altri lavoratori pubblici.

L’organizzazione guidata da Marcello Pacifico, nata quasi quattro anni fa con il primo scopo di difendere i diritti degli educatori in formazione, ha accolto la sentenza n. 10127 della Cassazione con stupore, definendola figlia di un “istinto comprensibilmente conservatore, come era del resto prevedibile, vista l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione”. Nell’esaminare la sentenza – giunta peraltro all’indomani dell’immissione in ruolo della prima ricorrente precaria iscritta all’Anief, disposta da un ambito territoriale su ordine del giudice che ne ha convertito il contratto – il sindacato è andato a riprendere il passaggio in cui la Suprema Corte sottolinea come la supplenza annuale sia “il veicolo attraverso il quale l’incaricato si assicura l’assunzione a tempo indeterminato in quanto, man mano che gli vengono assegnati detti incarichi, la sua collocazione in graduatorie avanza”. Ma non solo: la Cassazione sostiene anche che “il sistema delle supplenze” rappresenta “un percorso formativo selettivo attraverso il quale il personale della scuola viene immesso in ruolo in virtù di un sistema alternativo a quello del concorso per titoli ed esami”, facoltà consentita dalla Costituzione in presenza di normativa specifica.

Questo modello “di flessibilità atipica destinata a trasformarsi in una attività lavorativa stabile”, agli occhi dei giudici, trasformerebbe i precari della scuola quasi in privilegiati rispetto agli altri lavoratori del settore pubblico o del privato, poiché in tal modo sfuggirebbero alla macchina concorsuale o alla scelta aziendale.

Secondo l’Anief, quindi, la Cassazione è arrivata a emettere una sentenza politica in base alla quale i precari dovrebbero addirittura “ringraziare il Governo per essere utilizzati anche per diversi anni, cosi da poter un giorno rivendicare, grazie all’esperienza maturata sul campo (posti disponibili e alti tassi di natalità permettendo), una immissione in ruolo per scorrimento di graduatoria”.

Secondo il sindacato autonomo si tratta di un’interpretazione del tutto “fantasiosa”, prima di tutto perché ignora la “direttiva che impone agli Stati membri e ai giudici nazionali la condanna dell’abuso dei contratti a termine”.

L’Anief, quindi, nel rassicurare i precari della scuola italiana che “la partita rimane aperta”, annuncia “che si rivolgerà direttamente ai giudici di Strasburgo per superare un giudizio sbagliato, rivoluzionario quanto scontato”: nel ricorso non contesterà “il diritto interno che chiaramente disciplina l’attribuzione delle supplenze, ma la reiterazione delle stesse su posti in organico di diritto che, per espressa volontà del legislatore, devono dare luogo a rapporti di lavoro a tempo indeterminato per l’ordinario funzionamento dell’amministrazione anche scolastica”. Assunzioni in ruolo che, sottolinea il sindacato, avvengono peraltro sempre e comunque dopo il “superamento di un concorso per titoli ed esami” e non per vie preferenziali, come fare intendere la Cassazione.

Il sindacato autonomo si rivolge, infine, ai precari della scuola dicendo loro “che la partita non può ritenersi chiusa, non soltanto perché la Cassazione sarà chiamata presto a un riesame che chieda alle Sezioni Unite di pronunciarsi definitivamente sulla materia”, ma anche e soprattutto perchè l’esito del contenzioso dipenderà da quanto sosterrà il tribunale di Strasburgo. Su cui peserà inevitabilmente non poco la direttiva Ue 1999/70/CE, attraverso cui sono state di fatto cancellate le discriminazioni tra il servizio lavorativo prestato come precari e quello effettuato in qualità di personale di ruolo.

La pronuncia dei  giudici europei diventa così “vincolante per tutti i giudici nazionali, compresi quelli di ultimo grado. La dignità di un posto di lavoro – conclude l’Anief - non può essere barattata al mercato, men che mai quello di un lavoratore della scuola”. Insomma, in attesa delle sentenze chiarificatrici, in particolare quelle sovranazionale, c’è un punto che mette tutti d’accordo: la partita sui diritti dei 300mila precari italiani rimane ancora tutta da giocare.

Fonte: Tecnica della Scuola

Con il Miur condannato all’esborso di cifre cospicue: sette docenti, tutelati dal Codacons, risarciti con 280mila euro totali; quattro dell’Anief con 20 mensilità ciascuno. Spesso decisiva la direttiva 1999/70/CE, che impone di assumere dopo tre anni di servizio su posto vacante. Ma i ricorsi fioccano pure per altri motivi.

Mentre si parla e si legifera sempre più insistentemente su temi riguardanti la revisione della spesa pubblica, tema ormai sempre più riassumibile con l’abusato termine “spending review”, fa davvero pensare che lo Stato debba continuare a risarcire un numero sempre più alto di precari della scuola con decine di migliaia di euro ciascuno. A stabilire l’entità degli indennizzi, quasi sempre derivanti dall’adozione di supplenze reiterate, ben oltre il limite massimo dei tre anni indicati dall’Ue, sono i tribunali italiani. Che di fronte alle richieste dei supplenti “eterni”, sembrano ormai sempre più spesso orientati ad accogliere i ricorsi. Con il ministero dell`Istruzione, di conseguenza, condannato all’esborso di cifre tutt’altro che simboliche.

L’ultima sentenza arriva da Milano, dove la sezione Lavoro del tribunale meneghino ha risarcito con una somma complessiva di circa 280mila euro sette insegnanti precari: gli aspiranti docenti erano assistiti dal Codacons, l’associazione che alcuni mesi fa ha lanciato i ricorsi collettivi contro il Miur in favore di docenti e personale scolastico.

Secondo il giudice del tribunale milanese, Riccardo Atanasio, questo comportamento dell’amministrazione non può essere accettato, perché "le norme si limitano ad individuare fattispecie di assunzioni a termine in funzione delle esigenze temporanee che il legislatore è andato ad individuare. Sicché – spiega ancora il giudice nella sentenza - si deve certamente addivenire alla conclusione che queste esigenze temporanee, per così dire tipizzate, di assunzione nella scuola del personale docente a ATA possono certamente integrarsi con le norme contenute nella L. 368/01 ma solo nella misura in cui - trattandosi di norme speciali - prevedono fattispecie di assunzione temporanea legalmente determinate".

Il giudice Atanasio ha quindi condannato "il Ministero convenuto a risarcire alla parte ricorrente il conseguente danno determinato in 10 mensilità dell`ultima retribuzione percepita nonché il danno scaturente dal mancato riconoscimento della anzianità di servizio maturata oltre interessi di legge".
Entusiasta il Codacons, anche in vista delle centinaia di sentenze in arrivo innescate per motivazioni analoghe:"si tratta di una sentenza molto importante - commenta l’associazione dei consumatori - che spiana la strada ai risarcimenti in favore dei circa 2mila precari della scuola che, attraverso di noi, hanno fatto causa al Ministero dell`istruzione al fine di veder riconosciuti i propri diritti di lavoratori e ottenere le retribuzioni finora non percepite, a causa della perenne condizione di precarietà".

E quando si parla di ricorsi dei precari non si può non citare l’Anief. Che non a caso, sempre in questi giorni, ha fatto sapere che il proprio legale per il Lazio, l’avvocatoSalvatore Russo, ha ottenuto quattro pronunciamenti positivi su situazioni similari. In un caso il giudice Cristina Pangia, del tribunale di Roma, ha riconosciuto l'illiceità della stipula dei contratti oltre il terzo anno consecutivo, su posti vacanti, poiché siamo di fronte a significative “esigenze lavorative stabili, e non temporanee ed eccezionali, talché la rinnovazione di rapporti a termine tra le parti in causa è comunque abusiva, in base alla Direttiva 1999/70/CE”.

Applicando il comma 4 dell'art. 18 dello Statuto del Lavoratori, il giudice ha inoltre rimarcato “il diritto del lavoratore a conseguire il risarcimento del danno pari a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto”. Ma non solo, ha anche ritenuta adeguata l’applicazione del comma 5 della norma stessa, la quale “prevede il pagamento di quindici mensilità della stessa retribuzione, in sostituzione (come nel caso in esame) del posto di lavoro al quale lo stesso lavoratore aveva diritto a far tempo dalla prima illegittima assunzione”. In virtù di tutto cià, il Miur è stato, quindi, condannato al pagamento, per ciascuno dei tre ricorrenti, di una “indennità pari a venti mensilità della retribuzione globale di fatto”, oltre ai versamenti contributivi previdenziali ed assistenziali e al pagamento delle spese processuali.

Sempre il giudice Pangia ha dato ragione al sindacato autonomo riconoscendo il diritto all'estensione di quattro contratti a termine stipulati “erroneamente” dal Miur al 30 giugno (poiché i posti erano privi di titolare e quindi da assegnare fino al 31 agosto) e rilevando che “a fronte delle specifiche contestazioni di parte ricorrente (con riguardo alla insussistenza di ragioni sostitutive, trattandosi di posto vacante), l'amministrazione resistente non ha dedotto al riguardo alcunché, limitandosi a contrapporre generiche argomentazioni difensive”. Ha, quindi, condannato l’amministrazione a “pagare alla stessa ricorrente le retribuzioni relative ai mesi di luglio e agosto dei predetti anni scolastici, oltre agli interessi legali”, sempre con ulteriore pagamento delle spese processuali liquidate.

L’Anief ha infine citato la sentenza del tribunale di Tivoli, a due passi dalla capitale, attraverso cui il giudice ha stavolta riconosciuto il diritto dei ricorrenti a percepire gli scatti automatici in busta paga nella stessa dei docenti di ruolo “dal periodo successivo al secondo anno di contratto annuale”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Almeno un milione di euro la spesa per i contribuenti a causa del "concorso-farsa". Contabilità (per difetto) del presidente Anief, Marcello Pacifico, un'associazione sindacale in rappresentanza di docenti e personale scolastico. Tra l'elaborazione dei test e la retribuzione per i centinaia di commissari e presidenti del concorso per dirigenti scolastici.

IL PRESUNTO DANNO - Sarebbe questo il danno erariale (proprio Anief ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e per il quale si esprimerà anche il Tar il prossimo 22 novembre) di una procedura concorsuale ora a forte rischio di annullamento per presunte irregolarità durante i test pre-selettivi. Un "carrozzone" che il 12 ottobre scorso ha messo in movimento oltre 32 mila docenti che aspirano a diventare personale dirigenziale (ma le domande giunte al ministero dell'Istruzione sono state circa 40 mila) e che in alcune regioni ora è giunto alle prove orali, nonostante su di esso penda la spada di Damocle di migliaia di ricorrenti ai tribunali amministrativi (con il supporto di alcune sigle sindacali, come Cisl Scuola Lazio che ha provveduto ad individuare uno studio legale per supportare chi ha impugnato il concorso).

I QUIZ - Ricorrenti che hanno contestato l'irregolarità di circa 30 domande sui mille quiz elaborati per le prove pre-selettive a causa di risposte "equivocabili". E ora - al netto delle decisioni che prenderanno Tar e Consiglio di Stato - resta la sensazione che il caos provocato da questo concorso, nato sotto l'egida del precedente ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini - stia provocando un danno allo Stato, proprio in tempi in cui si fa un gran parlare di Spending Review. Formez Italia - accusata di aver elaborato i quiz sbagliati - ha replicato, precisando che non avrebbe gestito «la redazione di test ma soltanto le procedure di pre-selezione e di correzione delle prove attraverso meccanismi che hanno garantito rapidità, trasparenza e risparmi per l’amministrazione», smarcandosi così dall'eventuale danno erariale.

QUALCHE CIFRA - Il Miur di recente ha comunicato le cifre dei compensi elargiti ai componenti delle commissioni. Compensi irrisori, avrebbero accusato alcuni. Eppure si parla di un "compenso base" da 251 euro per il presidente e 209,24 per ogni componente, più un integrativo di 50 centesimi per ciascun elaborato o candidato esaminato. In ogni caso - ha comunicato il Miur - "non possono eccedere i 2.051,70 euro", con l'eccezione dei presidenti per i quali l'importo va incrementato del 20%. Considerando che le commissioni sono sparse in tutta Italia il conto per lo Stato - in caso di annullamento di concorso - supererebbe il milione di euro. Concorso per il quale ha chiesto lumi anche l'onorevole del Pd, Antonio Russo, con un'interrogazione parlamentare all'attuale ministro Francesco Profumo (che tuttavia non ha ancora risposto). Soprattutto perché in alcune commissioni figurerebbero esponenti di sigle sindacali, fortissime da un punto di vista rappresentativo nel comparto-scuola. Un conflitto di interessi neanche così velato.

Fonte: Corriere della Sera

La stima realizzata dall’Anief, sulla base dei dati forniti dall’Aran: confrontando gli aventi diritto al voto per eleggere le Rsu è emerso che si tratta del 75% dei tagli attuati in tutto il pubblico impiego nello stesso range. Il presidente Pacifico: continuando così si aggrava la crisi del Paese.

Basta a qualsiasi ulteriore applicazione di spending review nella pubblica amministrazione, in particolare al comparto scuola, come nelle ultime ore ancora una volta ipotizzato dal ministro del Lavoro Elsa Fornero. L’appello giunge dal sindacato Anief, che ha ricavato i dati (analizzati dai membri del Comitato Paritetico insediatosi presso l’Aran) confrontandoli con gli aventi diritto al voto per eleggere le Rsu nel 2006 rispetto a quelli dello scorso marzo.

Ma non solo: il sindacato degli educatori in formazione è andato anche a confrontare le riduzioni di posti avvenute nei dieci settori del comparto pubblico. Ebbene, quello che emerge è peggio di quanto si pensava. Almeno per il settore della scuola.

Complessivamente, rispetto ai 2.561.560 dipendenti andati alle urne sei anni addietro, il numero è sceso a 2.282.640 unità. Con una riduzione di personale di 278.920 unità. Di questi posti cancellati, ben 201.245 sono rappresentati da docenti o personale Ata: che corrispondono ai tre quarti di tagli agli organici attuati nei confronti di tutto il pubblico impiego.

Sempre rispetto al 2006, gli aventi diritto alle elezioni Rsu di marzo nell’istruzione si sono infatti ridotti di 134.527 unità (pari quindi ad un taglio netto del 23%): sei anni fa avevano votato 880.816 docenti e Ata, a fronte dei 746.289 di oggi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e da alcune settimane anche delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità, “risulta evidente che la scuola non potrà e non dovrà sopportare nuovi tagli dalle revisione di spesa attualmente sottoposta al vaglio del Cnel e del Parlamento, pena la mortificazione dei livelli essenziali di erogazione del servizio. In particolare, i posti tagliati ai precari non erano fantasma ma garantivano un servizio che oggi non viene più reso. A questo punto è evidente che qualsiasi altra riduzione del tempo scuola, delle aule, del personale tecnico e docente, che operano in un settore strategico per la crescita” sarà del tutto ingiustificata. Aggravando, conclude Pacifico, “la crisi in cui può piombare il Paese”.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Basta a qualsiasi ulteriore applicazione di forme di spending review nel comparto scuola", a dirlo è l'Anief, avvertendo: "Dal 2006 nella scuola sono stati tagliati 200mila posti, il 75% di quelli eliminati in tutta la pubblica amministrazione".

Se - spiega il sindacato - si confrontano i dati degli aventi diritto al voto per le elezioni Rsu nel 2006 e nel 2012 nei dieci settori del comparto pubblico, si comprende come rispetto ai 2.561.560 dipendenti chiamati al voto sei anni addietro, il numero sia sceso a 2.282.640 unità, con una riduzione di personale di 278.920 unità. Di questi ben 201.245 appartengono alla sola scuola. Il sindacato fa notare che si tratta di una riduzione drastica del 23%, tra docenti e Ata, e "che corrisponde a personale, sia di ruolo, andato in pensione e non sostituito, sia a supplenti annuali che, per via del progressivo dimensionamento della rete scolastica conclusosi con la ultima norma approvata dal Parlamento e dichiarata incostituzionale, hanno perso il posto". Dai dati, in via di definizione, emerge anche "la riduzione del numero dei votanti alle elezioni Rsu di marzo nel settore scuola", diminuiti, rispetto al 2006, di 134.527 unità. Sei anni fa avevano votato 880.816 docenti e Ata, a fronte dei 746.289 di oggi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità, "risulta evidente che la scuola non potrà e non dovrà sopportare nuovi tagli dalle revisione di spesa attualmente sottoposta al vaglio del Cnel e del Parlamento, pena la mortificazione dei livelli essenziali di erogazione del servizio".

"I posti tagliati ai precari - avverte Pacifico - non erano fantasma ma garantivano un servizio che oggi non viene più reso, cosi come quelli non ricoperti da nuove assunzioni. La riduzione del tempo scuola, delle aule, del personale tecnico e docente non porta a un servizio migliore per la nostra utenza ma testimonia la crisi in cui può piombare il Paese se non riparte da nuovi investimenti in un settore strategico per la crescita".

Fonte: TMNews

Stabilizzare da subito, durante l'estate 2012, almeno 80 mila lavoratori precari della scuola: si tratta di 15 mila insegnanti di tutte le discipline, circa 30 mila docenti di sostegno e 35 mila posti tra amministrativi, tecnici ed ausiliari.

L'Anief si rivolge al ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, chiedendogli di assegnare i posti al personale precario, poiché “riguardanti posti effettivamente liberi, coperti da anni da personale non di ruolo, e individuati al netto dei soprannumerari e dei pensionati già registrati”. 

Il presidente Anief, Marcello Pacifico, aggiunge pure che “non si tratterebbe di una concessione del ministero dell'Istruzione. Ma di un atto dovuto per legge. 

Considerando che la normativa vigente impone l'assunzione del 50% del personale attraverso le graduatorie dove sono collocati i precari. E' il caso di ricordare al Ministro che ha appena annunciato l'indizione di due tornate di concorsi pubblici, da cui scaturiranno decine di migliaia di futuri assunti. 

L'assunzione di 80 mila precari rispetterebbe quanto previsto dalla norma sul nuovo piano programmatico triennale di assunzioni, risalente alla scorsa estate, sottoscritta anche a seguito di migliaia di ricorsi presentati dal nostro sindacato. 

Tutti ricorsi che sono stati presentati negli ultimi mesi proprio per ottenere la stabilizzazione lavorativa dei precari interessati e che hanno già ottenuto in tantissime Corti territoriali del lavoro la condanna dell'amministrazione per abuso dei contratti a termine”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Il sindacato autonomo chiede a Dsga, Ata e docenti finiti o che finiranno in soprannumero di ricorrere subito in tribunale: coinvolti migliaia di titolari rimasti senza posto presso le oltre 2mila scuole accorpate o cancellate.

Si stanno moltiplicando le interpretazioni alla sentenza della Corte costituzionale dellascorsa settimana, sulla prevaricazione adottata dallo Stato nei confronti delle regioni a proposito del dimensionamento coatto degli istituti d’infanzia, primaria e media inferiore: in attesa che viale Trastevere decida quale posizione assumere, nelle ultime ore si è espressa la Cisl Scuola, che ha sottolineato come la Consulta abbia chiarito che “lo Stato non può imporre alle Regioni di costituire obbligatoriamente istituti comprensivi, nè stabilire quale debba essere la loro consistenza in termini di alunni”, spiegando che “è legittima, però, la decisione dello Stato di non assegnare il Dirigente Scolastico agli istituti di dimensioni troppo ridotte”. Per il sindacato di Scrima, quindi, come già precedentemente rilevato su questa testata viene confermata la facoltà dello Stato “di fissare la soglia sotto la quale non si attribuisce la Dirigenza (e per gli effetti di successive integrazioni della norma di legge nemmeno il DSGA)”.

Di diverso avviso è l’Anief, che ha fatto notare come la sentenza dei giudici delle leggi sia così pregna di significato da permettere il via libera al reintegro di tutto quel personale scolastico, Dsga, Ata e docente, finito “in esubero nelle scuole dimensionate a seguito dei decreti assessoriali e regionali che razionalizzano la rete scolastica (da 10.213 a 8.017 scuole autonome) in applicazione dell’art. 19 comma 4 del D. L. 98/11”.

Il sindacato guidato da Marcello Pacifico ha intenzione ricorre in tribunale (c’è tempo fino al 18 giugno) e puntare dritto verso “l’autonomia delle 2.000 scuole dimensionate. La pronuncia della Corte costituzionale, infatti, permette – sempre secondo il sindacato autonomo - di poter adire il giudice per annullare i provvedimenti che cancellano migliaia di posti di lavoro”. A ricorrere, però, saranno solo i diretti interessati: quelli, per intenderci, che hanno subito un danno diretto dal dimensionamento deciso dallo Stato dimenticando la potestà regionale sulla materia. Ritrovandosi, a seguito di un provvedimento ritenuto oggi improprio, nelle “graduatorie definitive del personale soprannumerario”. L’invito a ricorrere è inoltre preventivo, poiché rivolto “anche i dirigenti delle scuole del primo ciclo, che perderanno la presidenza il prossimo anno”.

Una volta raccolti i ricorsi, l’Anief punterà ad “ottenere l’annullamento del decreto di dimensionamento”. Un obiettivo troppo alto? Staremo a vedere.

Fonte: Tecnica della Scuola

La Corte costituzionale ha colpito al cuore della scuola: gli accorpamenti fra istituti sono illegittimi, ha sentenziato giovedì. Il sindacato Anief ora sostiene che sarà necessario disarticolare quasi duemila scuole, già accorpate secondo la regola «non meno di seicento studenti per istituto non più di mille». E annuncia che impugnerà tutti i «decreti assessoriali» riguardanti la cancellazione o l' accorpamento di istituti scolastici.

Il Pd e l' Idv, Sel, la sinistra fuori dal Parlamento e i sindacati confederali attribuiscono la "sconfitta accorpamento" all' ex ministro Gelmini e in sottordine alle tredici Regioni che non si sono opposte al provvedimento. Molti chiedono al ministro Profumo un cambio di passo: «Deve fermare la cancellazione degli istituti e tornare a investire nell' istruzione».

Dal ministero della Pubblica istruzione si segnala come non sia possibile mettere mano subito alla questione: «Non partirebbe l' anno scolastico». Le Regioni potranno chiedere cambiamenti per la stagione 2013-2014.

Fonte: Repubblica

Nessuno stanziamento per permettere ai professori di occupare temporaneamente, nel caso di ferie del dirigente scolastico o di impegni per la maturità, il ruolo di capo istituto. Con pesanti ripercussioni e possibili denunce. L'obiettivo è risparmiare 10 milioni di euro. 

Scoppia la grana delle ferie ai presidi. Questa estate, i dirigenti scolastici rischiano di dover disertare le commissioni della maturità o di lasciare le scuole acefale per fruire del riposo annuale. In alternativa, potrebbero decidere di frazionare la pausa estiva in blocchi da 10 giorni o non andare in ferie per nulla. 

Secondo una nota ministeriale relativa al bilancio 2012 infatti, da quest'anno non sono più previste somme per pagare l'indennità di sostituzione dei capi d'istituto e questi ultimi stanno passando la patata bollente ai direttori scolastici regionali.

In questi giorni, i dirigenti scolastici aderenti alla Flc Cgil, alla Cisl scuola e allo Snals Confsal stanno inviando una eloquente lettera ai diretti superiori, in cui comunicano loro il periodo scelto per le ferie e che "per gli adempimenti di competenza, nel suddetto periodo nessun docente" della scuola "sostituirà il dirigente scolastico visto che la Direzione generale per la politica finanziaria e per il bilancio del ministero ha comunicato di non aver assegnato alcuna risorsa per l'indennità di sostituzione del dirigente scolastico".

E' la prima volta che diecimila istituzioni scolastiche italiane si trovano a fronteggiare una simile situazione. Chi guiderà le istituzioni scolastiche durante le ferie del capo d'istituto? Ma la vicenda rischia anche di intrecciarsi con la maturità, al via fra meno di un mese. I dirigenti scolastici, ogni anno, presiedono parecchie commissioni di maturità e in quel periodo sono tecnicamente in servizio. Al loro posto resta il vicario o un altro collaboratore, in favore del quale dopo 15 giorni scatta l'indennità di sostituzione, legata anche alla responsabilità di gestione dell'istituto durante l'assenza del capo.

Le operazioni relative alle commissioni degli esami di Stato durano in genere da 20 a 30 giorni. Se non si troverà una via d'uscita i dirigenti scolastici avranno due possibilità: lasciare le scuole senza guida nel delicato momento in cui occorre organizzare i corsi di recupero per gli alunni rimandati a settembre e per la stessa maturità; oppure disertare le commissioni mettendo nei guai i provveditorati che dovranno trovare in fretta e furia centinaia di sostituti. 

Ma, secondo l'Anief, le lettere che i presidi stanno inviando ai direttori regionali possono avere ripercussioni più pesanti. "La comunicazione inviata agli Uussrr può portare  -  spiega Marcello Pacifico  -  a denunce per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio e può portare la Corte dei conti a bloccare le ferie dei dirigenti o le nomine alle presidenze delle commissioni degli esami di maturità. Può  -  si chiede ancora Pacifico  -  il dirigente di una scuola assumere l'incarico di presidente di commissione di esame di Stato o andare in ferie senza nominare un sostituto lasciando la scuola senza direzione?". 

La norma che rischia di gettare nella confusione migliaia di scuole e mezzo milione di studenti della maturità mira a risparmiare 10 milioni di euro. Ma ne vale la pena?

Fonte: Repubblica

Secondo il sindacato Anief produrrà rilevanti conseguenze la sentenza 147/2012 della Consulta, che ritiene costituzionalmente illegittimo l'articolo 19, comma 4, del decreto legge 98 del 2011, poi legge 111/2011, nella parte che fissava l'obbligo di accorpamento in istituti comprensivi di scuole d'infanzia, primaria e medi con meno di mille alunni: il sindacato darà mandato ai suoi legali perché impugnino tutti i decreti assessoriali riguardanti la cancellazione o l'accorpamento di istituti scolastici, ormai dichiarati incostituzionali.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, "la Gelmini dopo essere stata bacchettata per i mancati inserimenti a 'pettine' dei precari, ha ricevuto una bocciatura anche per l'inadeguato provvedimento che ha dimensionato in 15 giorni la rete scolastica italiana cancellando 2.000 presidenze". Ora la Consulta ristabilisce le cose sui giusti binari, ritenendo la Legge 111/2011 priva di efficacia perché contrasta palesemente con l'articolo 19, comma 4, della manovra è (quello che determina le competenze legislative di Stato e Regioni), "essendo una norma di dettaglio dettata in un ambito di competenza concorrente".

"Questa sentenza dei giudici - continua il presidente dell'Anief - oltre a ripristinare il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, manda dunque un chiaro segnale verso il precedente Governo. E rende vano il suo tentativo di calpestare, con una legge estiva, i diritti dell'utenza costituzionalmente protetta. Il provvedimento si materializza, tra l'altro, nella stessa giornata in cui, durante la riunione del comitato paritetico dell'Aran, sono stati resi noti i dati parziali di rilevazione degli aventi diritto alle elezioni Rsu: rispetto all'ultima tornata elettorale, quindi sei anni addietro, sono stati cancellati addirittura 200 mila posti di lavoro, che corrispondono al 75% dei tagli complessivamente effettuati nello stesso periodo in tutto il pubblico impiego".

"A questo punto - conclude Pacifico - spero che il Parlamento affronti subito la questione della riduzione delle scuole italiane, ripristinando le presidenze cancellate. Ma anche ripartendo con nuovi investimenti nel comparto dell'istruzione e rilanciando il merito. È questa l'unica strada percorribile per tornare a tenere alto il livello scolastico dell'intero Paese".

Fonte: TMNews

Dopo la bocciatura, da parte della Corte costituzionale, dell'articolo 19, comma 4, del decreto legge 98 del 2011, poi legge 111/2011, nella parte che fissava l'obbligo di accorpamento in istituti comprensivi delle scuole dell'infanzia, elementari e medie che per acquisire l'autonomia "devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche", si registrano le prime reazioni da parte delle regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata) che hanno parzialmente visto vincere il loro ricorso, e dei sindacati.

A trarre le conseguenze più drastiche dalla sentenza pare essere la Sicilia, le cui intenzioni sembrano essere quelle di non applicare la legge Gelmini sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche ma la legge regionale 6 del 2000, una legge che la regione insulare aveva già emanato, fissando indici e parametri differenti dal legislatore nazionale.

Sul fronte sindacale, invece si rinnova la linea 'giudiziaria' dell'Anief, il cui presidente, Marcello Pacifico, ha annunciato “che darà mandato ai suoi legali perché impugnino tutti i decreti regionali su cancellazioni e accorpamenti delle scuole, ora reputati incostituzionali”.

Fonte: Tuttoscuola

Scuole senza dirigenti né docenti vicari. Le ferie annuali si avvicinano e i dirigenti scolastici infuriati stanno per fare la mossa suggerita da Cgil, Cisl e Snals: comunicare ai rispettivi direttori regionali dell'istruzione i periodi durante i quali saranno in ferie senza farsi sostituire, e ciò perché non sono state loro assegnate risorse, né lo saranno, per compensare l'attività di sostituzione, ed essi non hanno alcuna intenzione di assumersi responsabilità nell'ordinare spese prive di copertura o adottare provvedimenti annullabili di diritto. 

La nota ministeriale sul programma annuale 2012 del 22 dicembre 2011 (prot. n. 9353), infatti, non solo non aveva previsto di conferire alle scuole i fondi necessari alla liquidazione dell'indennità per funzioni superiori da corrispondere ai docenti collaboratori quando esercitano la funzione vicaria, ma aveva addirittura escluso che durante le ferie potessero essere loro delegate funzioni proprie della qualifica superiore (art. 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001). E allora, è il messaggio implicito rinvenibile nella lettera dei dirigenti scolastici, trovino una soluzione i direttori regionali, nelle cui mani vengono rimesse non solo le lettere ma le stesse istituzioni scolastiche. Se le ferie sono un diritto irrinunciabile, e qualche direttore regionale ha già intimato ai presidi di non rinviare le ferie se non in casi motivati da gravi e obiettive esigenze personali o di servizio, se durante le ferie i docenti collaboratori non possono sostituire i dirigenti, allora tocca all'amministrazione periferica, ai direttori regionali dell'istruzione, provvedere a garantire la continuità di direzione delle istituzioni scolastiche. Non certo ai dirigenti scolastici, ai quali è inibita l'unica possibilità che hanno, che è quella di farsi sostituire dai loro collaboratori.

Non è d'accordo l'associazione professionale Anief, secondo la quale i dirigenti scolastici rischiano una denuncia penale, quando “dichiarano di voler lasciare la scuola senza alcun sostituto”. Nello stesso tempo l'Anief contesta la nota ministeriale del dicembre scorso, che avrebbe commesso due errori. Il primo per avere confuso l'esercizio delle funzioni superiori con quelle del dirigente, la cui qualifica non è superiore ma solo di-versa (tesi originale, per altro). Il secondo perché il ministero, ricordando con tono minaccioso le sanzioni cui va incontro il dirigente scolastico nel farsi sostituire durante le ferie da un docente, dimentica di dire che esse si applicano solo nei casi di dolo o colpa grave. Che la nota ministeriale del dicembre scorso fosse sbagliata sul punto lo aveva scritto anche questo giornale ma lo aveva ammesso anche l'ufficio scolastico regionale del Lazio. Nel gennaio scorso, infatti, aveva precisato che i dirigenti scolastici devono dimostrare, in caso di rinvio delle ferie per ragioni di servizio, che le loro funzioni non possono essere delegate ai vicari. In positivo ciò significava e significa affermare che esistono funzioni che i dirigenti scolastici, salvo contraria e motivata decisione dei dirigenti stessi, possono e debbono delegare ai vicari. Fatto sta che il ministero non ha erogato fondi né si è ricreduto sull'interpretazione della norma che vieterebbe ai dirigenti di farsi sostituire durante le ferie. I direttori regionali, ai quali il cerino resta così in mano, non hanno altra scelta: o intimano ai dirigenti scolastici di nominare i rispettivi sostituti, contraddicendo le istruzioni ministeriali, o concordano un piano ferie con i dirigenti scolastici, disponendo sostituzioni reciproche e facendo ricadere la relativa spesa sul fondo regionale per la retribuzione di posizione e di risultato. Accendendo la miccia di ulteriori controversie con i sindacati.

Fonte: Italia Oggi

 

L’Anief chiede a Profumo di verificare se è vera la nomina nel Lazio di dirigenti appartenenti a Cisl e Anp. Accuse pure per lo scambio di codici a poche ore dalla pre-selezione. Russo (Pd) “interroga” il Ministro: concorso viziato da incredibili errori. Intanto Fabio Granata (Fli) auspica ispezioni in Sicilia sulle voci di nomine clientelari di diversi presidi.

Si fa sempre più minacciosa la spada di Damocle che pende sul concorso per selezione 2.386 nuovi dirigenti scolastici. I motivi che mettono a repentaglio la validità del concorso sono sempre gli stessi. In primis i limiti delle procedure adottate dal Miur, o meglio dal Formez, cui il ministero dell’Istruzione si era affidato, in occasione delle procedure di pre-selezione adottate lo scorso mese di ottobre. Ma ora spunta anche un altro “bug”: quello relativo alla presenza tra i commissari del concorso di alcuni dirigenti appartenente ad importanti sindacati nazionali di categoria. Si tratta di una eventualità che, se dimostrata, potrebbe far diventare ancora più problematico il mantenimento in vita del concorso e dei suoi vincitori.

A formulare le contestazioni è ancora una volta l’Anief, il sindacato degli educatori in formazione, che ha mosso dei rilievi formali contro l’organizzazione concorsuale ancora prima del suo avvio (ricorrendo al giudice, peraltro con successo, già la scorsa estate per opporsi contro l’esclusione dei docenti in ruolo da meno di cinque anni ma che vantavano comunque lunghi periodi di supplenze). Stavolta, a concorso quasi terminato, almeno in alcune regioni, l’organizzazione di Marcello Pacifico chiede pubblicamente l’avvio di un “atto ispettivo sulla presunta nomina nel Lazio di dirigenti sindacali di Cisl e Anp che si era costituita ad opponendum per salvare il concorso, contro la normativa vigente”.

In base a quanto risulta all’Anief, la presenza nelle commissioni d’esame di alcuni dirigenti che fanno sindacato sarebbe molto grave. Per spazzare via queste voci, il sindacato autonomo chiede quindi al ministro Profumo di “verificare se dei dirigenti sindacali siano stati nominati membri delle commissioni di esame del concorso contro la normativa vigente”.

Con l’occasione, l’Anief denuncia anche di essere venuta a conoscenza di altre anomalia. Che, sempre se accertata, comporterebbe conseguenze clamorose. In particolare, il sindacato chiede sempre al Ministro di verifiche “se all’atto della verifica dei test pre-selettivi i codici dei candidati possano essere scambiati da Formez nel giro di 24 ore in violazione di procedure che ne richiedono la non modificabilità, pena la contestazione di tutti i codici attribuiti”.

Secondo Marcello Pacifico è terminato il tempo degli indugi. Mentre “è giunto il momento di dire basta a una procedura indegna di un paese civile che non può selezionare i suoi dirigenti su quesiti palesemente sbagliati né permettersi procedure poco trasparenti che travolgono le istituzioni. Bisogna annullare tutto e garantire l’imparzialità della pubblica amministrazione nella selezione del personale e nella valutazione del merito dei candidati. Basterebbe avere un po’ di buon senso per non passare sempre - conclude il presidente Anief - dalle aule parlamentari o giudiziarie”.

Senza entrare nel merito, un invito simile a quello del sindacato autonomo è stato formulato anche dall’on. Tonino Russo (Pd). Secondo cui il Ministero dovrebbe intervenire “al più presto per fare chiarezza sulle gravissime irregolarità del concorso per dirigente scolastico. Ho presentato - dice Russo - un’interrogazione al Ministro Profumo per chiedere quali iniziative intenda adottare qualora il Tar del Lazio riterrà, come ampiamente prevedibile, irregolare l’intera procedura per la selezione dei futuri dirigenti scolastici”. Secondo il parlamentare, eletto in Sicilia, appare ormai sempre più “evidente come il concorso gestito dalla Formez S.P.A. sia stato viziato da una serie di incredibili errori che dovrebbero condurre al suo immediato annullamento. È fondamentale - conclude il parlamentare Pd - che il Ministro trovi al più presto una via d’uscita che chiuda questo brutto pasticcio”.

Profumo, tra l’altro è atteso anche da un’altra grana. Con al centro sempre dei dirigenti scolastici. "Ho portato in Aula con un`interrogazione - ha dichiarato il 5 giugno Fabio Granata, vice coordinatore di Fli - la questione del procedimento per l'assegnazione degli incarichi dirigenziali nelle istituzioni scolastiche siciliane ricevendo una risposta non soddisfacente da parte del Governo". Granata, rivendicando “legalità e trasparenza” pretende, quindi, "un`ispezione ministeriale immediata perché in Sicilia la scuola deve sempre essere al di sopra di ogni sospetto per quanto riguarda eventuali pratiche clientelari o illegalità. Tale azione dovrà chiarire la trattazione difforme di tante posizioni da parte della direzione regionale su uno scenario oggettivamente non trasparente che ha portato alla rettifica di 52 posizioni su 168 e a decisioni difformi sui ricorsi".

Fonte: Tecnica della Scuola

I premi e le borse di studio agli studenti più bravi non servono se poi lo Stato italiano non è in grado di trattenere le sue eccellenze e le fa migrare all'estero: così risponde Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, alla lettera inviata ai sindacati dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, nella quale il ministro ha spiegato che "diritto allo studio e misure premio per chi si impegna di più sono due facce della stessa medaglia di una scuola moderna, europea ed inclusiva".

"Pensavo che i voti assegnati e gli esami svolti dagli anni della scuola elementare a quelli dell'università fossero sufficienti a misurare la capacità, le abilità, le competenze, gli apprendimenti dei nostri studenti", ha risposto sempre per via scritta il presidente dell'Anief rivolgendosi a sua volta al ministro Profumo. "Certamente, qualche borsa di studio in più non farebbe male - e ne parla uno che ne ha ricevute parecchie e per merito - ma non servono se poi alla fine lo Stato costringe i cervelli tanto coccolati ad emigrare all'estero perché l'accesso alla professione è sbarrato, per esempio, per diventare insegnante e ricercatore, o perché la stessa carriera per alcuni anni viene bloccata".

Secondo Pacifico le priorità che il governo italiano deve porsi per il suo comparto dell'istruzione sono altre: "Eliminare la precarietà come cattivo sistema ordinario di funzionamento della macchina pubblica, gestire in maniera trasparente e meritevole i concorsi pubblici, investire maggiori risorse nella selezione, nella formazione, nell'assunzione e nella progressione di carriera, dotare i centri di produzione e di trasmissione del sapere di strumenti tecnologici adeguati, garantire l'alternanza scuola-lavoro, rilanciare un piano di investimenti per il reclutamento dei giovani ricercatori dell'università e dei precari della scuola, adeguare gli stipendi dei dipendenti pubblici ai livelli europei per non mortificare ulteriormente la professione".

Il presidente dell'Anief conclude la sua lettera sostenendo di accogliere "di buon auspicio la fine della stagione dei tagli che negli ultimi cinque anni ha eliminato più di 100.000 posti nella scuola pubblica e più di 20.000 cattedre all'università", ma anche di attendere "l'aumento di un 1% del Pil per l'istruzione e la ricerca perché, senza investimento, le solite misure di contenimento della spesa non aiutano a rilanciare la nostra economia".

Fonte: TMNews

Nella delega del pubblico impiego non ci sono novità? Il mio auspicio venga comunque preso in considerazione. Duri i sindacati e l’opposizione: basta alimentare la falsa idea d’un settore pubblico iperprotetto.

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si lascia ancora andare ad un’esortazione al licenziamento agevolato nella pubblica amministrazione, al pari di quanto avviene nel comparto privato. "Tenendo conto della specificità del pubblico impiego – ha detto laFornero a margine della sua visita al Centro per l'impiego della Provincia di Torino - auspico che ci sia il più possibile parità di trattamento tra lavoratori del settore privato e di quello pubblico. Ma non dite che questo significa libertà di licenziare". Per poi però specificare, riferendosi all’interruzione del rapporto di lavoro per motivi disciplinari, che “credo debba essere presa in considerazione”.
Il concetto che il ministro del Lavoro vuole far passare è di un’equiparazione a 360 gradi. "Io sono per le pari opportunità che non riguardano solo uomini e donne, ma anche dipendenti pubblici e privati, tra lavoratori extracomunitari e nativi. Quindi c'è un concetto più ampio di pari opportunità e mi parrebbe in contrasto col mio mandato se dicessi che le cose dovessero andare diversamente" ha concluso il ministro.

La sottolineatura della Fornero è arrivata dopo che alcuni muniti prima il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, aveva chiarito - a margine di un evento School of Governement - Luiss e Scuola Superiore della P.A - che nella delega del pubblico impiego non sono previste novità sui licenziamenti: " La delega non conterrà una disposizione specifica sui licenziamenti disciplinari dei dipendenti pubblici, ma si rimetterà al Parlamento", ha spiegato Patroni Griffi.

Secondo Mimmo Pantaleo segretario generale Flc-Cgil “è intollerabile, che a fronte di una disoccupazione devastante e dell'incapacità del Governo Monti di favorire la crescita del Paese, il ministro del lavoro chieda solo licenziamenti più facili. Peraltro dopo una riforma delle pensioni tra le più penalizzanti per i lavoratori in Europa”.

Scettici anche Giovanni Faverin e Francesco Scrima, della Cisl, secondo cui la parità pubblico-privato si dovrebbe attuare iniziando a “rinnovare i contratti. È del tutto fori luogo ostinarsi a chiedere regole che già ci sono, alimentando la falsa idea di un settore pubblico iperprotetto”. I due segretari, a capo rispettivamente del comparto Cisl Pa e Scuola, tornano quindi a chiedere “di rilanciare la contrattazione, come previsto dall’Intesa del 3 maggio scorso, per affrontare in quella sede i temi della spesa pubblica efficiente e della produttività. Il ministro – concludono - mostri altrettanta responsabilità invece di istigare al licenziamento dei lavoratori”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che è anche delegato ConfedirMit-Pa ai direttivi, ai quadri e alle alte professionalità, quella della Fornero è una “irresponsabile l’invasione di campo”. Pacifico sostiene che “queste fughe in avanti sono a dir poco strane, perché vengono attuate mentre è in corso una trattativa fra le organizzazioni sindacali e il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, proprio sulla riorganizzazione del pubblico impiego, sull’attuazione del protocollo d’intesa già sottoscritto, sul precariato e sulla spending review”.

Velenosa la reazione di Giuliana Carlino, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Lavoro al Senato: “Fornero è ministro delle pari opportunità quando le pare. Ora, per tirare acqua al suo mulino, rivendica - dice Carlino - parità di trattamento tra i lavoratori del pubblico impiego e quelli del privato, ma è la solita mossa propagandistica. La verità è un'altra: la sua riforma del lavoro è talmente iniqua e inutile che porterà solo alle pari opportunità di licenziamento".

Dalla parte del ministro del Lavoro si è invece schierato Giuliano Cazzola, deputato del Pdl, secondo cui “ancora oggi nei confronti del ministro Elsa Fornero si sono usate, in ambienti sindacali, espressioni violente ed offensive in risposta ad opinioni sicuramente discutibili ma legittime. Anzi, nel caso della disciplina del recesso nel pubblico impiego persino condivisibili".
In serata, Fornero e Patroni Griffi hanno cercato di smorzare la polemica, anche su loro eventuali contrasti sul tema. Attraverso un comunicato congiunto hanno affermato che i licenziamenti nella pubblica amministrazione sono una sanzione e un deterrente. "Dunque sono uno strumento e non l'unico" per una amministrazione efficiente e produttiva. "Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal Consiglio dei ministri - scrivono i due ministri - è migliorare la pubblica amministrazione. Il secondo è renderla più efficiente. Il terzo è aumentare la sua produttività. Il quarto è fare in modo che sia più trasparente. I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento, non l`unico". Polemica chiusa. Fino al prossimo “strappo”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Secondo il giudice non è lecito dire, facendosi forte del decreto Brunetta, che il parere espresso dal CdI sulla formazione dell’orario non è vincolante. Esulta il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, che ha patrocinato il ricorso dopo le proteste dei genitori di un istituto vicino Firenze: gli organi di democrazia scolastica esistono ancora!

Cari docenti, studenti e genitori: io sono il dirigente responsabile dell’istituto e l’ultima parola sull’orario scolastico non può spettare che a me. Deve essersi posto più o meno così, forte delle novità introdotte dalla legge 150/09, il preside di una scuola secondaria di primo grado di Galluzzo, a due passi da Firenze, che a proposito della scelta della scansione di giorni scolastici, ha deciso di adottare il pugno dure. Applicando l’opzione che secondo lui poteva essere più congeniale.

In certe realtà però l’utenza non sta a guardare. Così il caso è diventato presto di pubblico dominio. Con diversi genitori, in particolare, che hanno deciso di controbattere sul piano legale l’atteggiamento di un dirigente più vicino alle modalità di conduzione di un’azienda che di un istituto scolastico.

Quella dei genitori è però presto diventata una battaglia di principi. Tanto che a ricorrere al Tar della Toscana contro il preside tutto d’un pezzo è stato un organismo trasversale,  il “Tavolo regionale per la difesa della scuola statale”, composto da associazioni e movimenti di carattere associativo (come l’Anpi e il Cidi), sindacale (tra cui Flc-Cgil, Cobas, Unicobas, Rdb-Cub e Anief) e politico (quasi tutti partiti della sinistra extraparlamentare ma anche assessori comunali). Al giudice regionale hanno spiegato che “il Consiglio di Istituto del Galluzzo, in conformità all’art. 10 del T.U. n. 297/94, aveva deliberato i criteri generali per la formazione dell’orario della, confermando per l'anno scolastico prossimo l’orario differenziato con due sezioni con l’orario su sei giorni le le altre con l’orario su cinque giorni con il sabato libero. Il dirigente scolastico, ritenendo erroneamente che per effetto del cosiddetto decreto Brunetta il dirigente scolastico sia diventato nella scuola un manager assoluto con il conseguente esautoramento del ruolo degli organi di democrazia scolastica, ha sostenuto che il Consiglio di Istituto non potesse più deliberare i criteri generali per la formazione dell’orario; tutt’al più poteva esprimere un parere non vincolante”.

La posizione presa dai genitori è stata reputata valida. Con ordinanza n. 347/12, il Tar ha infatti ritenuto che il ds “deve tenere conto dei criteri generali validamente deliberati dal Consiglio d’Istituto”, ordinandogli quindi “di provvedere ad adottare l’atto terminale del procedimento, ovviamente tenendo conto dei criteri generali deliberati dal CdI, entro 15 giorni”.

Commento finale delle associazioni che hanno vinto il ricorso: “è auspicabile che il dirigente scolastico si convinca che gli organi di democrazia scolastica esistono ancora e che le loro competenze devono essere rispettate. Peraltro se la scuola deve essere per i giovani una palestra di democrazia, sarebbe opportuno che chi la dirige dia il buon esempio in tale senso”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Per i sindacati è una vera miseria. Soprattutto perché il numero dovrà essere distribuito per tutte le regioni e nel lungo periodo (2013-2016). A tenere bassa la cifra hanno contribuito la già alta presenza di precari, la mancanza di posti liberi e la riforma delle pensioni.

Saranno quindi 12mila, per l’esattezza 11.892, da suddividere per tutte le regioni italiane, le cattedre d’insegnamento che il ministero dell’Istruzione è intenzionato a mettere in “palio” attraverso il canale del concorso pubblico, probabilmente riservato sogli agli attuali abilitati, il cui bando dovrebbe essere pubblicato nel prossimo autunno. Il numero limitato, decisamente inferiore alle aspettative, sarebbe dovuto a due motivazioni principali: la prima è da connettere con l’effettiva scarsità di posti oggi attualmente vacanti (soprattutto a seguito dell’ondata di assunzioni della scorsa estate); la seconda all’innalzamento dei requisiti per andare in pensione, da cui scaturirà un progressiva sempre minora esigenza di fare turn over. Il numero di posti messi a concorso diventa ancora più limitato se si pensa che saranno utili per le assunzioni di tre anni scolastici: 2013/14 – 2014/15 e 2015/16.

I sindacati, a cui è stata fornita la notizia durante gli incontri tenuti a viale Trastevere il 31 maggio, non hanno colto con favore la quota di posti annunciati dal Miur: la Gilda ha parlato di “una vera miseria, di fronte a circa 200.000 docenti iscritti alle gae e a circa 70.000 docenti non abilitati in possesso di almeno tre anni si servizio. Non si capisce poi – ha continua il sindacato guidato da Di Meglio - se il concorso sarà fatto sulle vecchie classi di concorso o sulle nuove (anche se a dire il vero le ultime indicazioni del Miur davano per quasi certa l’adozione delle nuove classi di concorso ndr)”.

Come non si capisce, aggiungiamo noi, perché il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ricorda da mesi che la “scatola” delle immissioni in ruolo tramite concorso pubblico sarà più piccola di quella derivante dall’esercito di abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Mentre alle stesse organizzazioni sindacali sarebbe stato detto che la suddivisione tra le due liste di attesa (maxi-concorso e Gae) sarà del 50%.

Secondo l’Anief fa pensare molto il fatto che per arrivare a bandire il prima possibile il maxiconcorso ci si “dimentichi dei precari della scuola”. Il sindacato di Marcello Pacifico ritiene infatti poco coerente il fatto che si cerchi di organizzare a tutti i costi il concorso pubblico proprio “mentre i tribunali della repubblica condannano a risarcimenti milionari l’amministrazione per la mancata stabilizzazione del personale precario e per l’abuso dei contratti a termini in violazione della normativa comunitaria”.

Per lo Snals sono risultate inoltre “vaghe” le indicazioni “che sono state fornite circa il contenuto del bando che potrà essere emanato solo successivamente all’autorizzazione. In assenza di un nuovo Regolamento sul reclutamento, il concorso – conclude il sindacato autonomo - non potrà che essere emanato sulla base dei titoli di accesso richiesti dalla normativa vigente”.

Cosa accadrà ora? Di sicuro, al ministero stanno accelerando sul lavoro di progettazione e predisposizione del provvedimento, al fine di chiedere entro pochi giorni o settimane l´avvio della procedura per la sua indizione. Il bando, infatti, come previsto dalla normativa in vigore, deve obbligatoriamente passare per il parere di Funzione Pubblica, organi in seno al Miur preposti a questo ruolo, Consiglio nazionale della pubblica istruzione, e via dicendo. Diversi passaggi non sarebbero vincolanti. Ma necessitano di tempo. Quello che il Miur invece non vuole può perdere.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Centinaia di docenti precari iscritti alle Facoltà di Scienze della formazione primaria hanno protestato oggi, giovedì, a Roma davanti al Miur per opporsi alla loro esclusione dalle graduatorie ad esaurimento.

Terminata la manifestazione, una delegazione dei precari, appartenenti al Coordinamento Nazionale Docenti Abilitandi ed Abilitati per le GaE e all'Anief, ha messo in evidenza ai dirigenti ministeriali la disparità di trattamento che l'amministrazione sta attuando dal 2008 rispetto agli stessi colleghi abilitati precedentemente.

Per il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, "la manifestazione di oggi testimonia la consapevolezza di questi docenti della scuola primaria nel rivendicare un diritto sacrosanto: quello di essere inseriti, come prescrive la legge, nelle graduatorie ad esaurimento e così insegnare nelle nostre scuole". Il presidente del giovane sindacato ha ricordato che il Governo non può continuare ad eludere la volontà parlamentare espressa con l'ordine del giorno approvato alla Camera lo scorso 23 febbraio: "è una presa di posizione importante quella assunta da uno dei rami del Parlamento - ha sottolineato Pacifico - perché impegna il Governo ad inserire nell'imminente decreto di aggiornamento straordinario delle graduatorie ad esaurimento anche tutti gli iscritti ai corsi abilitanti in Scienze della Formazione Primaria e gli abilitati attraverso lo stesso percorso formativo".

L'Anief, dopo aver preso contatti con la nuova presidenza della VII Commissione Cultura della Camera al fine di sollecitare l'esigenza di assumere un ruolo ispettivo sull'azione dell'amministrazione pubblica, ha confermato ai docenti interessati che adirà le vie legali in caso di mancato riconoscimento del diritto all'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

Fonte: Italpress

Si avvicina la scadenza della domanda di partecipazione al TFA ordinario (4 giugno) e aumenta la polemica tra i precari che vorrebbero l’ammissione in soprannumero senza sostenere le prove selettive di ammissione e chi, al contrario, non solo si oppone a questa richiesta ma critica pesantemente la soluzione di compromesso delineatasi negli incontri svoltisi al Miur, quella di ammettere i precari con l’anzianità di servizio di almeno 3 anni (o 540 giorni anche in più di tre anni) a TFA ‘speciali’, con tirocinio fortemente ridotto, da varare dopo il completamento di un non breve percorso regolamentare.

Tra i primi si collocano in prima fila i precari dell’Adida (Associazione docenti invisibili da abilitare) e il sindacato Anief, deciso quest’ultimo, secondo il suo stile, a battere la strada del ricorso alla magistratura (da presentare entro il prossimo 12 giugno).

Sul fronte opposto si schiera l’ADi (Associazione Docenti italiani), che in una dura nota pubblicata sul suo sito parla di “giovani ancora una volta discriminati” e di  “merito gettato alle ortiche” .

L’Associazione ricorda che “dopo il concorso ordinario del 1999 sono state effettuate ulteriori sanatorie attraverso corsi abilitanti speciali ( DM 85/2005) per i docenti di tutti i gradi e ordini di scuola, ivi compreso gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria e inoltre  fino al 2007 si sono svolte le ammissioni Ssis. Tra i non abilitati con tre anni di servizio scolastico vi è certo un piccolo numero di laureati dal 2008 in poi, ma la maggior parte di essi sono più anziani e o sono stati bocciati nei concorsi o nelle ammissioni Ssis o a quelle neppure si sono presentati”.

Se questi dicenti meno giovani si abilitassero in massa attraverso il TFA ‘speciale’, sostiene l'Associazione guidata da Alessandra Cenerini, toglierebbero spazio e opportunità ai più giovani, selezionati e formati su base meritocratica.

L’ADi chiede quindi tre cose:

- che l’abilitazione sia conseguita da tutti allo stesso modo attraverso il TFA ordinario come previsto dal D.M. n. 249/2010 senza deroghe, quindi senza alcun TFA ‘speciale’ o riservato;

- che il concorso ordinario, da concludersi entro il 2013, sia indetto entro il 2012 attraverso il nuovo Regolamento previsto dall’art. 2 comma 416 della legge 244/2007, “che se tempestivamente redatto sarà pronto prima della fine dell’anno in corso”;

- che al concorso possano partecipare con riserva coloro che stanno seguendo il TFA.

Fonte: Tuttoscuola

 

 

Ancora proteste da parte dei docenti precari della scuola: stavolta centinaia di docenti iscritti a Scienze della formazione primaria hanno manifestato a Roma davanti al Ministero dell'Istruzione, contro la loro esclusione nelle graduatorie ad esaurimento. Terminata la manifestazione, una delegazione dei precari - appartenenti al Coordinamento nazionale docenti abilitandi ed abilitati per le GaE e all'Anief - ha spiegato ai dirigenti del Miur le ragioni della disparità di trattamento rispetto agli stessi colleghi immatricolati prima del 2008.

Secondo il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, "la manifestazione di oggi testimonia la consapevolezza di questi docenti della scuola primaria nel rivendicare un diritto sacrosanto: quello di essere inseriti, come prescrive la legge, nelle graduatorie ad esaurimento e così insegnare nelle nostre scuole".

Pacifico ha ricordato che il Governo non può continuare ad eludere la volontà parlamentare espressa con l'ordine del giorno approvato alla Camera lo scorso 23 febbraio: "E' una presa di posizione importante quella assunta da uno dei rami del Parlamento - ha sottolineato - perchè impegna il Governo ad inserire nell'imminente decreto di aggiornamento straordinario delle graduatorie ad esaurimento anche tutti gli iscritti ai corsi abilitanti in Scienze della Formazione Primaria e gli abilitati attraverso lo stesso percorso formativo". Dopo aver preso contatti con la nuova presidenza della VII Commissione Cultura della Camera per sollecitare l'esigenza di assumere un ruolo ispettivo sull'azione dell'amministrazione pubblica, l'Anief ha confermato ai docenti interessati che adirà le vie legali in caso di mancato riconoscimento del diritto all'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento provinciali prescelte.

Fonte: TMNews

La questione irrisolta del docente vicario che sostituisce il DS assente.

Sul tavolo dei dirigenti scolastici sta arrivando in questi giorni una lettera dei coordinamenti dei dirigenti scolastici di Flc-Cgil, Cisl-scuola e Snals che invita a sottoscrivere una comunicazione da inviare al direttore generale dell’USR con la quale viene reso noto il periodo di ferie per l’a.s. 2011-12, notificando che “nel suddetto periodo nessun docente dell’istituzione scolastica sostituirà il dirigente in ferie”.

Si tratta di un gesto estremo motivato dal fatto, come precisano i sindacati proponenti, che la Direzione Generale per la Politica finanziaria e per il Bilancio del Miur ha comunicato con nota 9353 del 22.12.2011 relativa al Programma annuale 2012 “di non avere assegnato alcuna risorsa per l’indennità di sostituzione del dirigente scolastico e che qualsiasi attribuzione di funzioni superiori comporterebbe una responsabilità per il dirigente che la ordinasse”.

L’Anp, l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici è di tutt’altro avviso e ha suggerito ai dirigenti di seguire una strada diversa da quella indicata da Cgil, Cisl e Snals.

Anche l’Anief è intervenuta sulla questione schierandosi con l’Anp, evidenziando che i dirigenti scolastici che dovessero sottoscrivere una simile segnalazione alla propria direzione regionale potrebbero rendersi colpevoli dei reati di omissione di atti d’ufficio o di interruzione di pubblico servizio.

L’Anp, dopo aver argomentato ampiamente sulla questione (www.anp.it) ritiene che, in assenza di cambio di linea del Miur, per ottenere soddisfazione occorre rivolgersi al Giudice del lavoro.

“Secondo la strategia processuale da noi adottata – ha spiegato l’Anp - è stata evitata una illogica e velenosa contrapposizione tra docenti e dirigenti e si è invece scelto di citare in giudizio lo stesso Ministero, unico responsabile della insoddisfacente situazione”. E, per il momento la strategia suggerita dall’Anp (e condivisa dall’Anief) è risultata vincente: lo scorso 17 aprile il Tribunale di Milano ha, infatti accolto la richiesta di un docente assistito dai legali dell’Anp.

Fonte: Tuttoscuola

 

Il 31 maggio manifesteranno davanti al Miur: il governo si ostina a prendersela con chi è più debole, invece che farsene garante. Eppure hanno svolto lo stesso percorso di chi sta nelle Gae. La loro causa perorata dall’on. Tonino Russo (Pd) e dall’Anief.

Fuori dalle graduatorie ad esaurimento, niente Tfa e neanche troppe speranze per il futuro. Rimane una situazione inverosimile quella che stanno vivendo da tempo i docenti abilitandi e abilitati in Scienze della Formazione Primaria tra il 2008 ed il 2011. La mancanza di considerazione da parte di Miur e istituzioni li ha convinti che non è il tempo delle attese e della speranza è scaduto. Il Coordinamento nazionale docenti abilitandi e abilitati per le graduatorie ad esaurimento ha così deciso di dare appuntamento a tutti giovedì 31 maggio davanti al ministero dell’Istruzione tra le 10,30 e le 13,30. Dopo l’autorizzazione a manifestare, nei loro confronti sono arrivati anche i primi attestati di solidarietà. Prima hanno avuto l’appoggio  dell’on. Tonino Russo (Pd), che ha scritto al ministro Profumo per ricordare che ad oggi non si è provveduto a dare seguito quanto stabilito nelle aule parlamentari: “a febbraio eravamo riusciti a scardinare la graniticità delle graduatorie, istituendo una fascia aggiuntiva. Non era quello che volevamo ma già qualcosa, in attesa che i giudici provvedano a collocarli nella fascia di naturale appartenenza: ad oggi però – ha concluso Russo – questi docenti, e con loro anche altre categorie, rimangono ancor incredibilmente escluse”.

Poche ora fa è stata la volta dell’Anief, che ha annunciato la presenza di una sua delegazione alla protesta organizzata dai precari nell’ultimo giorno di maggio: secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “il comportamento del Governo di fatto elude la volontà parlamentare espressa con l’ordine del giorno approvato alla Camera il 23 febbraio 2012, in cui viene chiesto al Governo stesso l'impegno a garantire anche l’inserimento dei docenti abilitandi con riserva nella fascia aggiuntiva delle graduatorie ad esaurimento, riserva da sciogliere all’atto del conseguimento del titolo”.

A spiegare i perché della manifestazione sono gli stessi organizzatori, i quali dicono di essersi “macchiati di un inenarrabile crimine: quello di essersi iscritti alla Facoltà dopo la chiusura delle graduatorie a esaurimento. Ora, noi immatricolati dal 2008/2009 sino al 2010/2011, siamo fuori dalle Gae e, nonostante siano stati presentati svariati ordini del giorno, interrogazioni parlamentari ed emendamenti a nostro favore, con coerenza degna di miglior causa, il governo si ostina a prendersela con chi è più debole, invece che farsene garante. Cambiano i ministri, ma la risposta è sempre la stessa: ‘Niente Gae per voi!’”.

Dal Coordinamento degli abilitati in Scienze della Formazione Primaria trapela un forte senso di ingiustizia. Nel richiamare l’articolo 3 della Costituzione, chiedono perchè nei loro confronti continua ad essere riservato un trattamento diverso. “Eppure abbiamo fatto e stiamo facendo lo stesso identico percorso dei nostri colleghi che sono già nelle Gae; abbiamo sostenuto e stiamo sostenendo i medesimi esami; abbiamo completato e stiamo completando i medesimi laboratori; abbiamo svolto e stiamo svolgendo il medesimo tirocinio; abbiamo investito e stiamo investendo il medesimo tempo; abbiamo fatto e stiamo facendo la medesima fatica; abbiamo pagato e stiamo pagando le medesime tasse. Eppure – concludono - siamo figli dello stesso Paese”. L’invito per il 31 maggio, davanti al Miur, è per tutto coloro che sono ancora “capaci di indignarsi davanti all’ingiustizia”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Sollecitata un'iniziativa unitaria. Ma per l'Anief l'unica via è quella legale.

“Quella degli scatti di anzianità è una questione squisitamente politica e a quel livello va affrontata e risolta. Ha poco senso, e può essere addirittura rischioso, trasferirla sul piano giuridico, con la solita corsa ai ricorsi. Serve una forte azione sindacale”. Perciò Il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima, invita le altre organizzazioni sindacali a mobilitarsi “per chiedere che si dia attuazione, anche per il 2012, all’intesa che ha consentito di pagare gli scatti nel 2011”. Una mobilitazione che, in questo periodo, potrebbe riguardare anche le operazioni di fine anno. “Non escludiamo nulla – afferma Scrima – anche se non posso anticipare decisioni che è giusto prendere assieme se si decide di muoversi unitariamente”.  

Secondo il sindacalista gli obiettivi di risparmio indicati dal piano triennale del 2008  sono stati sostanzialmente raggiunti, e quindi “non è accettabile che ora si faccia passare per mancato risparmio un aumento dei posti di sostegno che deriva da una sentenza del 2010 della Corte Costituzionale. Sono posti che hanno un grande valore sul piano educativo, etico e civile, ma non è giusto che a pagarli siano i lavoratori della scuola, come di fatto finora sta avvenendo”.

Non è per niente d’accordo l’Anief, a cui giudizio “la questione non può essere solo politica, perché l’amministrazione sta soltanto attuando quanto previsto da una ‘cattiva’ legge. Nemmeno la copertura finanziaria ‘una tantum’ risolverebbe le cose: l’unica via percorribile rimane quella legale”.   

Fonte: Tuttoscuola

 

L’annuncio a Roma, durante la VI Conferenza organizzativa. Il presidente Marcello Pacifico: la decisione della Flc-Cgil di fare altrettanto ci rincuora, anche stavolta abbiamo fatto da apripista. Ribadita la filosofia del sindacato autonomo agli oltre 100 avvocati presenti: sui diritti dei lavoratori non si arretra di un centimetro.

A poche ore dall’annuncio della Flc-Cgil di aver dato mandato ai propri legali di predisporre i ricorsi contro la mancata applicazione dell’art. 9 della legge 122/2010, che avrebbe dovuto derogare il blocco degli scatti stipendiali automatici del personale della scuola attraverso l’utilizzo del 30% dei risparmi derivanti dai tagli agli organici, anche l’Anief conferma la volontà di ricorrere al giudice del lavoro. La volontà di opporsi a quella che il sindacato autonomo considera “una violazione del diritto al lavoro e ad una giusta retribuzione”, è stata ribadita il 26 maggio durante la VI Conferenza organizzativa dei legali dell'Anief: a Roma, davanti a più di 100 avvocati, il suo presidente, Marcello Pacifico, ha detto che “il blocco viola il principio di proporzionalità della retribuzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, che vedeva legate le classi stipendiali alla progressione di carriera. Ci troviamo quindi di fronte – ha proseguito il presidente dell’Anief- a blocchi stipendiali che corrispondono ad un esito espropriativo, perché ledono chiaramente dei diritti immodificabili”.

I vertici dell’Anief hanno quindi annunciato l’intenzione di dare vita a migliaia di ricorsi, attraverso cui contestare al giudice la non conformità delle mancate progressioni di carriera. “Il fatto che anche la Cgil abbia deciso di percorrere questa strada non ci dispiace, ma ci rincuora perché significa – ha sottolineato Pacifico –che le iniziative dell'Anief fanno ancora una volta da apripista. Sui diritti dei lavoratori della scuola bisogna non arretrare un centimetro, anche perché sappiamo che le mire dell’amministrazione sono quelle di arrivare  nel 2014 alla sostituzione degli scatti di anzianità, con l’entrata in vigore dell’iniquo sistema premiale della riforma Brunetta, già approvato con l’intesa del 17 febbraio 2011”.

Durante la conferenza hanno preso la parola anche gli avvocati Ganci, Miceli, Tomassetti e Cirese: durante i loro interventi sono stati affrontati i temi del diritto interno e comunitario, la mediazione, la tutela giurisdizionale per il personale della scuola precario e di ruolo. È stato infine presentato il protocollo d'intesa della Confedir Mit Pa, di cui l’Anief fa parte, con il periodico “Gazzetta amministrativa.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Il ministro Fornero dovrebbe concentrarsi su come premiare il buon andamento della pubblica amministrazione italiana e non sulla ricerca spasmodica di modalità più restrittive per licenziare i suoi dipendenti", così il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, risponde alle parole del ministro pronunciate oggi davanti agli studenti della facoltà di Economia dell'università di Torino.

"Fornero forse non sa o fa finta di non sapere - sottolinea il presidente dell'Anief - che i dipendenti pubblici rispetto ai colleghi che operano nel privato si trovano in una evidente situazione di svantaggio: dallo stesso Governo in carica, ad esempio, non hanno ottenuto alcuna 'finestra' sulle pensioni. Inoltre continuano a subire la trattenuta del 2,5% per l'accantonamento del Tfr, mentre nelle aziende private questo è interamente a carico del datore di lavoro".

Per il rappresentante del sindacato, inoltre, "non si capisce quale restrizione ulteriore si possa attuare visto che già dal 2001 i dipendenti delle pubbliche amministrazioni possono essere licenziati per motivi legittimi". "Ci saremmo aspettati - continua Pacifico - delle proposte su come finanziare i servizi per l'utenza oppure valorizzare le professionalità esistenti o su come eliminare gli sprechi di consulenze e deleghe (spesso non solo inutili ma anche clientelari). Perché solo investendo seriamente nelle macchina pubblica su può ridare fiducia a tutti i lavoratori dello Stato italiano".

Fonte: TMNews

Sulla questione del pagamento dei docenti che sostituiscono i dirigenti scolastici interviene anche l'Anp che contesta l'idea di Cgil, Cisl e Snals (scrivere agli USR) e suggerisce invece di trasmettere gli atti di nomina alla direzione provinciale della Ragioneria dello Stato.

La vicenda del pagamento dei docenti incaricati di sostituire i dirigenti scolastici assenti per ferie, si complica ulteriormente a seguito della presa di posizione dell’Anp che suggerisce ai dirigenti di seguire una strada del tutto diversa rispetto a quella indicata qualche giorno fa dai Cgil, Cisl e Snals. 

Questi ultimi, infatti, stanno invitando i dirigenti a scrivere agli uffici scolastici regionali segnalando agli stessi direttori regionali che non provvederanno ad affidare nessun incarico per la sostituzione, dato che il Ministero stesso, nella nota relativa alla predisposizione del Programma annuale per il 2012, aveva chiarito che non possono essere messe a bilancio somme per tale scopo. 

L’Anief, per parte sua, è intervenuta per evidenziare che i dirigenti scolastici che dovessero sottoscrivere una simile segnalazione alla direzione regionale potrebbe rendersi colpevoli dei reati di omissione in atti d’ufficio o di interruzione di pubblico servizio. 

Adesso l’Anp cerca di fornire una propria interpretazione della complessa vicenda.  Secondo il sindacato di Rembado, il problema è al tempo stesso semplice ma di difficile soluzione.  “Da un lato - sostiene l’Anp - i docenti incaricati di quelle funzioni hanno pieno titolo alla remunerazione aggiuntiva in base alle disposizioni contrattuali e all’art. 52 del d.lgs. 165/2001; dall’altro, il Fondo di Istituto non può essere utilizzato per tale scopo, stante l’art. 146 del vigente CCNL, e le scuole non dispongono, nella quasi totalità dei casi, di ulteriori fondi sufficienti a coprire quelle spese”. 

Ma, secondo l’Anp, da questo paradosso i dirigenti scolastici non possono uscirne limitandosi a rinunciare alle proprie prerogative e cioè “scaricando” sulla direzione regionale l’eventuale onere di individuare un sostituto.  “L’Anp - sostiene il sindacato - non ritiene minimamente percorribile l’ipotesi di far scegliere il sostituto del dirigente ad altri soggetti: ogni proposta in tal senso va rigettata perché costituisce un grave vulnus alle prerogative dirigenziali e ci riporta indietro nel tempo di almeno venti anni”. 

La strada da percorrere, dunque, deve essere un’altra: il dirigente scolastico designa il proprio sostituto e trasmette l’atto di nomina alla competente Ragioneria Territoriale dello Stato chiedendo il pagamento di quanto dovuto al docente stesso.  E, per ottenere soddisfazione, non esiste altra strada che rivolgersi al Giudice del lavoro.  “Secondo la strategia processuale da noi adottata - spiega l’Anp - è stata evitata una illogica e velenosa contrapposizione tra docenti e dirigenti e si è invece scelto di citare in giudizio lo stesso Ministero, unico responsabile della insoddisfacente situazione”. 

A quanto pare la strategia proposta dall’Anp potrebbe risultare vincente: lo scorso 17 aprile il Tribunale di Milano ha già accolto la richiesta di un docente assistito proprio dai legali dell’Anp. A questo punto l’Amministrazione dovrà eseguire il dispositivo del Giudice milanese e pagare l’insegnante. 

Fonte: Tecnica della Scuola

A sostenerlo è l’Anief, che sollecita il Miur a finanziare le sostituzioni e invita i ds a non dare seguito alle polemiche indicazioni di Flc-Cgil, Cisl Scuola e Snals-Confsal: chi fa il presidente di commissione o va in vacanza delegando il proprio Usr rischia la denuncia penale.

Mancano ormai pochi giorni alla fine della scuola e per molti dirigenti scolastici, prossimi a ricoprire il ruolo di presidenti delle commissioni degli Esami di Stato e ad usufruire delle ferie estive, si profilano decisioni complicate in vista dell’individuazione dei docenti che saranno chiamati a sostituirli durante l’assenza forzata. A preoccupare i capi d’istituto è stata l’indicazione di viale Trastevere, risalente allo scorso dicembre, di non voler procedere ad alcun pagamento per i loro vicari relativamente al periodo d’assenza prolungata. In questi mesi in sindacati hanno tentato di far ragionare i piani alti di viale Trastevere sulla illogicità della decisione. Ma senza esito.

Così alcuni giorni fa Flc-Cgil, Cisl Scuola e Snals-Confsal hanno deciso di prendere una decisione comune, dal sapore fortemente provocatorio, indicando ai dirigenti (disorientati e alla ricerca di indicazioni valide sul da farsi) di scrivere ai rispetti direttori degli Usr di competenza spiegando loro che “che nel suddetto periodo nessun docente di questa istituzione scolastica sostituirà il dirigente scolastico visto che la Direzione Generale per la Politica Finanziaria e per il Bilancio ha comunicato nella nota 9353 del 22 dicembre 2011, relativa al Programma Annuale 2012, di non aver assegnato alcuna risorsa per l’indennità di sostituzione del dirigente scolastico e che qualsiasi attribuzione di funzioni superiori comporterebbe una responsabilità per il dirigente che la ordinasse”. Il polemico invito, però, rischia di complicare le cose. Cosa succederà se, effettivamente, un dirigente scolastico a capo di diversi plessi (una circostanza che con il dimensionamento risulta tutt’altro che rara) dovesse partire per una lunga vacanza estiva e lasciare la scuola in mano al direttore dell’Ufficio scolastico regionale che non conosce nulla delle circostanze didattiche e organizzative di quegli istituti scolastici?

Secondo l’Anief, che negli ultimi tempi si sta avvicinando anche alla tutela dei diritti dei dirigenti scolastici, bisogna cogliere lo spirito dell’invito ma non darne seguito: il sindacato guidato da Marcello Pacifico sostiene che la comunicazione “inviata all’Usr, sollecitata da CGIL-CISL-SNALS può portare a denunce per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio e può portare la corte dei conti a bloccare le ferie dei dirigenti o le nomine alle presidenze delle commissioni degli esami di maturità, visto l’impossibilità di nominare vicari o collaboratori in loro sostituzione”. Pertanto l’Anief “

pur comprendendo lo spirito polemico dell’iniziativa invita i suddetti dirigenti a non inviare la comunicazione sopra citata per sfuggire a possibili denunce penali (nella parte in cui dichiarano di voler lasciare la scuola senza alcun sostituto) perché la nota del Miur è certamente da ignorare, nel caso abbiano già nominato il vicario che è stato autorizzato a sostituirlo in sua assenza durante l’anno scolastico, essendo totalmente illegittima, in contrasto con la normativa vigente”.

In effetti, andando a leggere nell’art. 69 del CCNL scuola 94-97, tutt'ora in vigore in quanto richiamato esplicitamente dall'art. 146 del CCNL scuola 29/11/07, si spiega che “al personale docente incaricato dell'ufficio di presidenza o di direzione, e al docente vicario, che sostituisce a tutti gli effetti il capo d'istituto per un periodo superiore a quindici giorni, nei casi di assenza o impedimento, nonché all'assistente amministrativo, che sostituisce il direttore amministrativo o il responsabile amministrativo, negli stessi casi, è attribuita, per l'intera durata dell'incarico o della sostituzione, una indennità pari al differenziale dei relativi livelli iniziali di inquadramento. 2. Qualora si dia luogo all'affidamento in reggenza degli uffici di cui al comma 1, ai titolari che assumono la reggenza è corrisposta una indennità pari al cinquanta per cento di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni, così come definita nel comma medesimo. In tal caso, al docente vicario è corrisposta una indennità di pari importo”.

La stessa Anief fa notare, inoltre, che la “direzione generale, inoltre, nel richiamare l’art. 52, c. 5 del d.lgs. 165/01 commette due errori: in primo luogo, perché confonde l’esercizio delle funzioni superiori di cui alla lettera f), comma 2, art. 88 del CCNL con quelle di dirigente la cui qualifica non è immediatamente superiore a quella docente essendo una funzione diversa; in secondo luogo, perché ricorda con tono minaccioso (certo, una nota non è un atto amministrativo) le sanzioni per i dirigenti che violano il comma 2 del suddetto articolo, tralasciando le motivazioni finali ‘con dolo e colpa grave’”.

Il sindacato si chiede, dunque, se un dirigente di una scuola può assumere l’incarico di presidente di commissione di esame di Stato o andare in ferie senza nominare un sostituto lasciando la scuola senza direzione . “Se si, allora è possibile avere scuole senza dirigenti anche durante tutto il corso dell’anno, il che farebbe felice i tecnici del tesoro che già hanno tagliato 4.000 dirigenze in tre anni. Per noi non è possibile, ma neanche per il Miur, almeno speriamo”. Se invece l’amministrazione volesse tenere duro, lasciando il ds senza vicari, l’Anief ha già preparato il suo piano di battaglia legale.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Da associazioni, sindacati, docenti e studenti parole di condanna e rabbia. Si propende per la matrice mafiosa. E se così fosse si chiede all’unisono una risposta forte da parte dello Stato e delle istituzioni. Ma serve anche coesione e solidarietà sociale.

Sgomento, dolore, rabbia, incredulità. Sono i sentimenti che sta provando il mondo della scuola per l’attentato avvenuto oggi a Brindisi, davanti all’istituto professionale femminile Morvillo-Falcone, a seguito del quale una ragazza ha perso la vita, un’altra è in gravissime condizioni ed altre sette risultano ferite.

Sulla matrice dell’attentato il Cidi, Centro iniziativa democratica insegnanti, sembra non avere dubbi: “morire per l’esplosione di una bomba davanti alla scuola. Pochi giorni prima dell’anniversario della strage di Capaci, nel giorno dell’arrivo a Brindisi della carovana antimafia organizzata da Libera. È un atto di una ferocia senza precedenti (mai si era arrivati a colpire mortalmente degli studenti ndr), perché colpire i nostri giovani è uccidere un’altra volta tutti i morti di mafia”. Secondo il Cidi, di fronte a tale ferocia per i docenti italiani c’è solo una strada da percorrere: “continuare, come sempre, a insegnare il valore della legge e della convivenza civile, l'amore per la libertà, il significato della democrazia, come si fa nell’Istituto Morvillo Falcone di Brindisi, una scuola impegnata in prima linea nell’impegno per la cultura della legalità”.

Sono in tanti a supporre che dietro all’attentato vi sia la mafia. “La scuola Morvillo-Falcone aveva vinto il Primo premio della prima edizione del concorso sulla Legalità”, ha ricordato il portale studentesco Universinet.it chiedendo anche “una immediata reazione dello Stato contro la barbarie terroristica di stampo mafioso che ha colpito un istituto da sempre impegnato in prima linea per promuovere la cultura della legalita' contro tutte le mafie”.

Immediate sono state anche le reazioni dei sindacati che operano nel comparto scuola. Alle prime dei Confederali, hanno fatto seguito quelle di quasi tutte le altre organizzazioni. “E’ la prima volta che viene colpita una scuola. Si tratta di un fatto di gravità inaudita”, ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. Secondo Di Meglio “il nome stesso della scuola e la coincidenza con la tappa odierna della Carovana della legalità fanno nascere più di un sospetto sulla matrice dell’esplosione. Se si accertasse che l’ordigno è collegato a episodi paramafiosi, sarebbe davvero sconcertante. Le scuole, infatti, sono l’avamposto delle istituzioni”.
Dello stesso avviso e Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, per il quale “la mafia da sempre ha attenzione per l’istruzione, perché la teme, Nel senso che – continua il sindacalista – la cultura potenzialmente mina al cuore delle organizzazioni malavitose. Non solo: colpire una scuola e i suoi studenti significa rappresentare al massimo l’odio per la legalità e le istituzioni. Ma questo attentato – conclude d’Errico – dimostra anche che il paese sta toccando livelli di inciviltà inauditi”.

L’Anp, il sindacato che tutela dirigenti e alte professionalità della scuola, “condanna per ogni forma di violenza e si dichiara vicina a quanti - istituzioni, dirigenti, docenti, operatori scolastici, studenti e loro famiglie - si adoperano per ripristinare nella scuola e nella comunità brindisina il necessario clima di coesione e solidarietà sociale che isoli e condanni gli autori di un gesto tanto efferato quanto inaudito, che colpisce oggi una scuola per colpire il futuro del Paese”.

Per Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, serve un’immediata risposta, all’altezza, da parte delle istituzioni: “l'attentato di oggi deve essere punito in maniera esemplare e deve convincere lo Stato a essere più presente in quelle scuole che in molte realtà del sud e delle zone di periferia rappresentano l'ultimo baluardo di legalità”. Pacifico chiede quindi “un serio piano di intervento del Miur contro ogni tipo di mafia, per fornire risorse, strumenti e finanziamenti adeguati che non possono esseri quelli dedicati alla sola celebrazione di alcune ricorrenze, pure necessarie ma non esaustive”. L’ultimo pensiero del leader dell’Anief è per “quei vigliacchi traditori che oggi hanno distrutto più di una famiglia” che “devono essere assicurati alla giustizia”. L’Anief ha anche annunciato che il 23 maggio chiuderà la Segreteria nazionale, “in segno di lutto per le vittime di oggi e di ieri che ricorderemo in piazza e nei convegni organizzati per confermare la scelta per il partito della giustizia”.

Intanto le iniziative della Rete degli studenti e dell’Unione degli universitari si allargano: il sit in delle ore 18,30 inizialmente organizzato solo a Brindisi è stato esteso in tutte le principali città tutta Italia. A Roma si svolgerà al Pantheon: “tutti gli studenti scenderanno nelle piazze con un fazzoletto bianco in mano in segno di solidarietà per le vittime dell’attentato”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Secondo l’Uds le percentuali (bulgare!) emesse dal Miur sarebbero viziate dalle presenza nel campione di alunni di primaria e medie. Oltre che dalla mancata considerazione dei singoli rifiuti. Per il ministro però bisogna confermarli: dobbiamo imparare ad essere valutati. Perché allora non aprire un confronto?

Dopo lo sciopero dei Cobas (“decine di migliaia di docenti, studenti ed Ata, scioperando o boicottando le prove, hanno liberato dai quiz tante migliaia di classi”), le forti perplessità dell’Anief  (“un inutile spreco di energie, soldi e tempo”) e le preoccupazioni della Gilda (per il carico di lavoro gratuito finito sulle spalle dei docenti, mentre si tratta “di attività riguardanti una valutazione esterna”), anche le associazioni degli studenti si sono schierate contro la somministrazione delle prove Invalsi, che il 18 maggio hanno vissuto l’ultima prova “posticipata”: secondo l’Unione degli studenti le percentuali (bulgare!) di svolgimento regolare dei test emesse dal ministero dell’Istruzione (“al momento le classi che non hanno eseguito il test vanno da un minimo di 0,87% ad un massimo teorico di 1,56%”), sarebbero “mistificate”, perché viziate dalla presenza, nel campione esaminato, “di scuole primarie e secondarie di primo grado, dove gli studenti sono quasi per nulla attivi nella partecipazione studentesca”. Inoltre le stime “si riferiscono agli interi gruppi classe, invece il boicottaggio dei test si è espresso anche singolarmente come dato individuale dello studente, ed in questo modo è stato totalmente ignorato nella conta”. Per l’associazione studentesca il Miur non può continuare ad ignorare “il rifiuto che gli studenti hanno messo in campo ed aprire un tavolo di discussione serio con le associazioni studentesche, dei genitori e i sindacati dei docenti su come si valuta realmente la scuola italiana”.

In effetti, i rilievi dell’Uds appaiono almeno in parte fondati. Come già spiegato attraverso un approfondimento pubblicato su questa stessa testata on line. il Miur farebbe bene a puntare l’attenzione sull’utilità e la spendibilità (in chiave qualitativa) dei risultati.

Di parere opposto sembra invece essere il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Secondo cui tutte queste polemiche e proteste andrebbero fatte risalire alla mancanza di abitudine, tipica dell’Italia, "a lavorare insieme ed essere capaci di fare progetti integrati". Profumo, interpellato sul tema, sempre il 18 maggio, durante un intervento all'Istituto Universitario Europeo di Fiesole, in provincia di Firenze, ha poi aggiunto che ancora "non siamo abituati a essere valutati sulla base di regole definite dagli altri". Ciò comporta, sempre secondo il responsabile del Miur, che "purtroppo i nostri risultati sulle competizioni internazionali, per esempio, sulla ricerca a livello europeo sono non così positivi, nonostante il grande valore dei nostri ricercatori".

Niente marce indietro, quindi. Per il Ministro è bene continuare sulla strada che porta alla somministrazione periodica di verifiche standardizzate. Con tutti i limiti che comporta: "Io credo che il Paese abbia bisogno di avviare questo processo sulla valutazione", ha sottolineato Profumo.

Insomma, se da viale Trastevere non si vuole sentir parlare di ripensamenti (che avrebbero il sapore della sconfitta e dell’allontanamento dalle pratiche valutative ormai attuate in tutti i più moderni Paesi), allora sarebbe bene aprire un confronto su contenuti e modalità di somministrazione. Le decisioni calate dall’alto, del resto, non possono portare consensi. E nemmeno alte adesioni.

Fonte: Tecnica della Scuola

Secondo il sen. Pittoni l’avvio dei Tfa riservati alimenta la necessità di approvare il ddl leghista sul merito locale: altrimenti ci sarà l‘assalto alla 'diligenza’ nell’illusione che l’abilitazione (magari con qualche furbata) porti alla cattedra. Velenosa replica del sindacato: di furbate abbiamo appreso solo quelle di chi voleva comprarsi il titolo di studio in Albania senza conoscerne la lingua.

Non poteva andare diversamente. Anche i Tfa e le nuove modalità di reclutamento, in particolare il versante riservato ai docenti precari con almeno tre supplenze da 180 giorni ciascuna, diventano terreno di polemica tra Mario Pittoni, capogruppo Lega Nord Commissione Istruzione del Senato, e l’Anief, il sindacato degli educatori in formazione.  

Stavolta ad innescare la polemica è stata l’organizzazione guidata da Marcello Pacifico, che ha risposto in modo piccato alle affermazioni rilasciate poco prima dal senatore leghista. Pittoni, dopo aver appreso le intenzioni del Miur di tendere “la mano agli insegnanti non abilitati che hanno maturato un certo periodo di attività”, aveva dichiarato che a questo punto diventa ancora più “urgente il varo di un nuovo sistema di reclutamento, che preveda una adeguato filtro del merito (come nella nostra proposta basata su albi professionali regionali, già sul tavolo del ministro), in grado di correggere la pesante disomogeneità di valutazione sul territorio”. In caso contrario si rischia di assistere, continua Pittoni, all’“ennesimo ‘assalto alla diligenza’ nell’illusione – in alcuni casi alimentata dalle università che grazie ai corsi abilitanti vedono rimpinguarsi le loro casse – che l’abilitazione (magari con qualche furbata) porti quasi automaticamente alla cattedra, cosa che ovviamente non è e non deve essere”.

A stretto giro di posta, è il caso di dire, giunge la secca replica del presidente dell’Anief: “di furbate fino ad oggi noi abbiamo appreso dai giornali soltanto quelle di chi voleva comprarsi il titolo di studio in Albania e senza conoscerne la lingua. Anche l’Anief auspica una maggiore trasparenza e attenzione nella valutazione del merito degli aspiranti docenti, ma certamente – sottolinea Pacifico – non per produrre un reclutamento a livello regionale che alimenterebbe clientele e non garantirebbe un’uniforme valutazione nazionale per l’accesso ai ranghi dello Stato”.

Ancora una volta, il sindacato autonomo ha nel mirino il ddl sul reclutamento presentato dalla Lega al ministro Profumo, all’indomani del suo approdo a viale Trastevere. “Come è stato appurato, anche recentemente a seguito della correzione delle prove scritte dell’ultimo concorso per dirigenti scolastici, un reclutamento di quel genere, legato a selezioni di tipo regionale, comporterebbe gravi iniquità”. L’ultimo pensiero di Pacifico è per i precari storici: “non dobbiamo poi dimenticare quei docenti non di ruolo che l’abilitazione l’hanno già conseguita e hanno svolto diversi anni di servizio nella scuola italiana come supplenti: anche le sentenze dei Tribunali degli ultimi giorni ci confermano che non possono essere abbandonati al loro destino. Come vorrebbe qualche parlamentare, che invece di rappresentare tutti i cittadini italiani – conclude il leader dell’Anief –  - continua a parlare di merito locale”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il sindacato di Pacifico ritiene che le scelte discutibili prese dal Miur sarebbero governate da un consigliere - chiamato dal ministro Gelmini e confermato da Profumo - che si ostina a voler programmare la formazione universitaria senza avere competenza in materia. Critiche pure ai sindacati che salgono a viale Trastevere: forniscono solo le notizie.

Non si placano le critiche sulle modalità scelte dell’amministrazione scolastica per portare a termine le procedure di avvicinamento ai Tfa abilitanti. Alle perplessità dei sindacati più rappresentativi, presenti con le loro delegazioni agli incontri con i direttori generali del Miur, nelle ultime ore si sono aggiunte quelle dei diretti interessati. Lo scontento abbraccia sia i giovani - la maggior parte dei quali non sa districarsi tra operazioni di verifica dei titoli, scelta delle classi di concorso e contenuti da selezionare per preparare al meglio il test preselettivo di luglio – sia i precari della scuola. Tra questi sono in migliaia a sentirsi beffati per l’esclusione dall’accesso diretto ai Tfa, senza passare per la lotteria dei test, dovuta al diktat imposta da viale Trastevere: aver collezionato 3 annualità tra supplenze annuali o continuative per almeno 180 giorni.

Secondo l’Anief, l’associazione sindacale nata poco più di tre anni fa proprio per assistere gli “educatori in formazione”, ritiene che i limiti organizzativi dl Tfa vanno ricondotti ad “un consigliere - chiamato dal ministro Gelmini a Viale Trastevere e confermato da Profumo - che si ostina a voler programmare la formazione universitaria senza avere una minima competenza in materia né il pudore o la coscienza di ammettere di essere, perlomeno, la persona meno indicata a trattare l’argomento. Ma si sa l’Italia non è la Germania dove per aver copiato una tesi ci si dimette immediatamente”.

Il sindacato esperto di normativa scolastica e del lavoro non cita mai il fantomatico consigliere scelto dall’ex ministro Gelmini, ma per gli addetti ai lavori o per coloro che seguono con costanza le vicende della scuola italiana appare molto chiaro a chi è indirizzata la “frecciata”.

L’Anief, comunque, non se la prende solo con lui. “Speriamo che al prossimo incontro, almeno, i sindacati scelti dai lavoratori per trattare la materia – continua l’associazione che rappresenta circa 9mila lavoratori della scuola - sappiano ricordare ai tecnici del Miur come negli ultimi dieci anni con 360 giorni di servizio siano stati abilitati 200.000 insegnanti (e non con tre anni), come sia necessario programmare il fabbisogno sulle nuove classi concorsuali (ultimo regolamento da approvare), come non si possa obbligare un precario ad abilitarsi in una specifica regione, a vedere compresso il diritto al lavoro durante la frequenza dei corsi né a pagare l’iscrizione a un test di accesso quando ha diritto a quel corso; così come anche i corsi di formazione per i sovrannumerari devono rispettare il numero di crediti formativi (60) richiesti dalla legge per il rilascio della certificazione universitaria”.

L’organizzazione guidata da Marcello Pacifico chiude con un appello a Profumo: “chiediamo al ministro di fare chiarezza, cambiando consigliere”. E pure ai sindacati, cui chiede “di rappresentare gli interessi dei lavoratori e degli utenti della scuola, perché a limitarsi a fornire le notizie è sufficiente la stampa".

Fonte: Tecnica della Scuola

Invalsi, ultimo atto. Ma sulla tornata finale dei test che valutano la preparazione dei nostri studenti in matematica e italiano, si addensano le nubi della protesta. Dopo le prove della scorsa settimana che hanno visto impegnati gli alunni delle classi seconde e quinte elementari e prime medie (più di 1 milione e 700 mila ragazzi), tocca ora ai liceali del secondo anno: circa 533 mila. A chiudere il calendario 2012 sarà poi la prova nazionale inserita negli esami di terza media, l'unica che peserà per legge sul voto finale.

La prova rappresenta «uno strumento per fornire al sistema nel suo complesso, e alle scuole individualmente, una valutazione dei livelli di apprendimento raggiunti in alcuni ambiti fondamentali per l'accesso alla cittadinanza», spiega Roberto Ricci, responsabile del Servizio nazionale di valutazione. Quello che un tempo era il «leggere e fare di conto» e che ora si declina in «buone capacità di lettura e possesso di capacità matematiche adeguate». Nè scontate nè assodate, peraltro, come ha sottolineato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Che dopo aver consultato l'ultimo Rapporto Invalsi sugli esami di maturità 2009-2010 ha concluso che «i nostri giovani sanno troppo poco: non conoscono le lingue, italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica». Ma le prove nazionali restano un passaggio inviso a larga parte del mondo scolastico, che minaccia boicottaggi e barricate.

LE PROTESTE - L'Associazione professionale sindacale Aniefparla di «verifiche tutte da rivedere, che non servono, non aiutano gli studenti e nemmeno le scuole a migliorarsi». I Cobasannunciano scioperi di docenti e personale Ata. E programmano un sit in di protesta a Roma, mercoledì mattina, davanti al ministero di Viale Trastevere, «contro la miserabile scuola-quiz», dice il portavoce nazionale Piero Bernocchi. L'Unione degli Studenti proclama il boicottaggio dei test in centinaia di scuole «per opporsi categoricamente al modello di scuola e di valutazione che ci vogliono imporre che non tiene conto delle conoscenze critiche degli studenti e non valorizza i percorsi di studio nelle classi». Lo afferma Carmen Guarino, responsabile valutazione dell'UdS. Che spiega le modalità della protesta: cortei fuori dagli istituti, assemblee autoconvocate, volantinaggi e, nelle classi, studenti che consegneranno le prove in bianco. Le aree più «calde» dovrebbero essere Trieste, la Puglia, Napoli, Roma.

«SCUOLE DI SERIE A E B» - Il messaggio politico dell'associazione studentesca è «la categorica opposizione al modello di scuola e di valutazione che ci vogliono imporre, che non tiene conto delle conoscenze critiche degli studenti e non valorizza i percorsi di studio nelle classi», spiega Guarino. Che aggiunge: «Ci chiediamo come si coniughi la distribuzione censuaria di test standard con la pretesa di scientificità statistica che gli Invalsi vantano. Le rilevazioni non misurano i livelli d'apprendimento degli studenti e neppure il valore delle scuole. Vogliono ratificare e non modificare l'esistenza di scuole di serie A, B e Z». Anche il collettivo Senza Tregua organizzerà a Roma iniziative contro gli Invalsi. E il Collettivo autonomo studentesco di Bologna invita a invalidare il test cancellando il codice indicativo con un pennarello che verrà distribuito all'ingresso delle scuole.

FAVOREVOLI - Intanto l'Istituto, con una nota, fa sapere che durante i test che si sono svolti nella scuola primaria e media, solo lo 0,70% delle classi non ha fatto le prove e di queste lo 0,69% causa sciopero. Dati contestati dai Cobas, che accusano il ministero di aver fornito cifre truffaldine, relative alle sole scuole-campione dove erano presenti gli ispettori Invalsi. «In qualche caso è stato necessario accorpare le classi per giungere a cifre accettabili di presenti», dice Bernocchi. Di tutt'altro parere il Moige, il Movimento italiano Genitori, che ritiene l'esperienza Invalsi «un passo significativo verso il miglioramento dell'intero sistema scolastico, che consentirebbe di allinearci agli altri paesi europei, nei quali questa pratica è consolidata». 

Favorevole anche StudiCentro, l'organizzazione studentesca dell'Udc: «Alle sigle studentesche e sindacali che si oppongono all'Invalsi facciamo presente che questo è un questionario che va nella direzione degli studenti per individuare le lacune di un sistema di apprendimento di certo non perfetto. Siamo convinti - dice Virgilio Falco, portavoce dell'organizzazione studentesca - che la grande partecipazione potrà dare dati utili a evidenziare dove il sistema scolastico può e deve impegnarsi per migliorare».

OBBLIGATORIO - Una norma inserita nel decreto Semplificazioni trasforma, da quest'anno, il test in un'attività didattica ordinaria, sancendone di fatto l'obbligatorietà. Ma l'Istituto, per rispondere alle polemiche, precisa che «non ha, nè intende raccogliere, alcuna informazione sull'identità degli insegnanti delle diverse classi interessate alle prove e, pertanto, non ha in programma alcuna segnalazione».

Fonte: Corriere della Sera

Non servono all'amministrazione, non aiutano gli studenti e nemmeno le scuole a migliorarsi: è questo il giudizio dell'Anief nei confronti dei test Invalsi, a cui domani verranno sottoposte tutte le seconde classi della scuola secondaria di secondo grado.

Secondo l'associazione sindacale "insistere su verifiche standardizzate contraddice la filosofia educativa approntata e sposata in Italia negli ultimi 20 anni, sempre più orientata al 'saper fare' e alla centralità dell'alunno nel suo percorso educativo".

E - si spiega - non serviranno nemmeno le più sofisticate tecnologie applicate ai quesiti, per prevenire le copiature e gli aiuti da parte degli insegnanti, a risollevare questa modalità di rilevazione: "Siamo di fronte sempre e comunque a procedure che - sostiene Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - rimangono in forte antitesi con il terreno normativo e le tante energie profuse proficuamente da diverso tempo. Come il Portfolio delle competenze e delle abilità, oltre che la creazione della carta d'identità dello studente e dell'istituto scolastico".

Secondo l'Anief "non si può valutare il percorso di apprendimento di un alunno senza prendere in considerazione delle variabili fortemente soggettive e tutt'altro che standardizzabili". "Prima di verificare le competenze di un alunno - sostiene il sindacalista - è indispensabile registrare sempre il punto di partenza delle conoscenze, gli strumenti operativi a sua disposizione, il gruppo classe, la famiglia di provenienza, il territorio circostante. Solo per rimanere alle più importanti".

"Qualsiasi analisi scientifica - ritiene Pacifico - non può essere considerata seria e attendibile per lo sviluppo e il miglioramento della scuola". Quindi, "continuare su questa strada non aiuta quindi a mettere in campo tutte quelle strategie e risorse per migliorare la nostra scuola e l'apprendimento dei nostri alunni". E "se non si esce da questo equivoco - conclude il Presidente dell'Anief - significa voler insistere su un inutile spreco di energie, soldi e tempo".

Fonte: TMNews