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Al voto oltre un milione di dipendenti: dalle loro preferenze scaturiranno le 30mila rappresentanze sindacali dei 10mili istituti italiani. Una parte però rimarrà in carica solo alcuni mesi per il dimensionamento. Attacco della Gilda a Cgil, Cisl e Uil: perché hanno rifiutato la verifica sui loro dati? Parole forti anche dai Cobas. L’Anief, a sorpresa, tende la mano per fare alleanze sempre più larghe.

A partire da domani oltre un milione di dipendenti della scuola saranno chiamati a rinnovare le Rsu di oltre 10mile istituti, dalla materne alle superiori: fino a mercoledì docenti e personale in possesso di un contratto a tempo indeterminato o annuale potranno recarsi nelle urne allestite dalle stesse organizzazioni sindacali in ogni scuola italiana. Dalle preferenze, esprimibili fino a mercoledì negli orari prefissati delle commissioni elettorali, scaturiranno più di 30mila nuovi rappresentanti sindacali. Una parte di loro, alcune migliaia, decadrà già in estate a causa dell’annunciato dimensionamento scolastico.

Nel 2006 il rinnovo delle Rsu fu decretato da più di 800mila elettori: la Flc-Cgil incamerò quasi un terzo (il 31%) delle preferenze; la Cisl Scuola acquisì circa il 25% dei voti. A seguire lo Snals (con circa il 17% di consensi), la Uil Scuola (oltre il 14%) e la Gilda degli insegnanti (circa il 6,5%). Tutti gli altri sindacati non riuscirono nemmeno a sfiorare la soglia minima, legata anche al numero di deleghe, del 5% necessario per sedersi al tavolo delle trattative ministeriali, ottenere distacchi sindacali e svolgere riunioni in orario di servizio.

Le ultime ore della campagna elettorale sono state contrassegnate da alcuni interventi particolarmente duri, espressi dai sindacati meno rappresentativi nei confronti dei concorrenti. Tra questi spicca quello di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, che durante l’incontro con delegati e lavoratori al teatro Quirino a Roma ha pronunciato parole forti contro l’attuale sistema che regola il sindacalismo scolastico: "siamo stufi delle Rsu e non perché abbiamo un problema di rappresentatività, come dimostrano le quasi 4mila liste presentate. Ma non si possono continuare a ignorare i problemi che comportano tali elezioni".

Secondo Di Meglio, infatti, "le Rsu non hanno niente a che fare con la scuola, luogo di formazione e cultura. Senza contare che queste elezioni, sulle quali si misurano permessi e distacchi, hanno effetti di diritto pubblico non trascurabili - Non solo, ma -ha aggiunto il sindacalista - si tratta di consultazioni viziate perché in capo agli stessi sindacati. Un po´ come se le elezioni politiche fossero affidate ai partiti anziché al ministero dell´Interno".

Di Meglio si è scagliato poi contro i sindacati Confederali, perchè "l´Aran ma anche Cgil, Cisl e Uil hanno rifiutato il controllo sui dati delle singole sigle sindacali. Contro questo diritto negato - ha concluso Di Meglio - promettiamo battaglia. Faremo una protesta politica forte e, poi, se necessario, passeremo alle vie giudiziarie".

Cobas, dal canto loro, hanno adottato lo slogan “Esci dal guscio”. Inoltre si sono rivolti agli elettori con frasi al vetriolo. Come questa: “non abbiamo le mani in pasta in attività lucrose come quelle dei sindacati concertativi”.

Più morbida, dopo una campagna condotta senza esclusione di colpi, è apparsa l’Anief, che in occasione delle elezioni dal 5 al 7 marzo potrà contare sui consensi di Usi, Sisa, Lisa, Scuola Athena e Conitp. Oltre che sul patto di “desistenza” con l’Unicobas (che ha chiesto di “partecipare in massa alle elezioni Rsu a dare un senso al nostro impegno”) per evitare che il personale possa votare le altre organizzazioni.“Questo voto – ha dichiarato il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico - è un voto all’alternanza, alla speranza e che potrà convincere gli altri grandi sindacati a continuare a seguirci nelle iniziative di mobilitazione, di protesta e di tutela dei lavoratori”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Da oggi e fino a giorno 7 si vota per la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) nelle scuole. I grandi si confrontano, i nuovi in cerca di rappresentatività.

In ballo non c'è poco, chi supera la soglia del 5% di voti si potrà sedere al tavolo delle trattative ministeriali e non solo.

I grandi sindacati si confrontano. FLCGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA raccoglieranno quanto seminato in questi anni difficili per la scuola, tra tagli, razionalizzazioni, blocco degli stipendi e gestione del precariato.

Gli emergenti, invece, sono alla ricerca di rappresentatività. Tra essi spicca sicuramente l'ANIEF che in questi anni ha spesso dettato l'agenda del Ministero e degli stessi sindacati, grazie ad eclatanti iniziative, e che, in vista di queste elezioni, ha tessuto una rete di relazioni di tutto rispetto, facendo confluire il consenso di svariate, piccole ma cobattive sigle: USI, SISA, LISA, Scuola Athena, Conitp,

Ma al di là dei "giochi di potere", l'elezione delle RSU è un momento importante nella vita della scuola. Pertanto riteniamo di dover augurare a tutto il personale scuola un buon voto, ricordando che dalle RSU passa la tutela dei lavoratori della scuola attraverso il controllo dell'applicazione del contratto.

Fonte: Orizzonte Scuola

L'Associazione di Marcello Pacifico intende ribaltare i pronostici che vogliono i sindacati di base sotto il 5% dei consensi e quindi esclusi dalla contrattazione nazionale. Il patto di "desistenza" con Unicobas potrebbe avvantaggiarla.

Dopo l'intervista a Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, pubblichiamo le risposte che abbiamo raccolto da Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, associazione che per la prima volta si presenta alle elezioni per le RSU (e con l'intenzione dichiarata di sovvertire ogni pronostico superando lo sbarramento necessario ad ottenere la rappresentatività nel comparto)

Domanda
Mancano pochi giorni alle elezioni per il rinnovo delle RSU. 
Siete in grado di dire in quante scuole il vostro sindacato ha presentato liste ? 

Pacifico
Abbiamo presentato liste, all’incirca, nel 15% delle scuole con migliaia di candidati. Ma la cosa più bella e gratificante è stata la consapevolezza di avere candidato centinaia di colleghi, iscritti anche ad altri sindacati, che, per l’occasione, con speranza, hanno messo il loro nome al servizio dell’Anief insieme ai nostri quadri sindacali o ai nostri iscritti, per sostenere un’assordante richiesta di cambiamento. 

Domanda
Per chi non è già “rappresentativo” la campagna elettorale è stata particolarmente difficoltosa. 
Come si potranno superare le regole in vigore che non consentono ai sindacati di base neppure di convocare assemblee per presentare liste e programmi ? 

Pacifico
La campagna è stata difficilissima, con l’ostilità aperta dei dirigenti provinciali delle altre organizzazioni sindacali rappresentativi che hanno fatto di tutto per convincere i colleghi ad annullare le candidature spontanee già presentate. Secondo le prime adesioni pervenute, avremmo dovuto contare quasi sul doppio dei candidati, ma evidentemente, il cambiamento non piace a chi è abituato da più di vent’anni a gestire le questione dei lavoratori come cosa sua. E il tutto senza che sia stata data all’Anief la possibilità di presentare in orario di servizio il proprio programma elettorale, dopo lunghi mesi di silenzi sui diritti negati in questa legislatura ai lavoratori della scuola, con il consenso di compiacenti sindacalisti. Per garantire la democrazia sindacale, basterebbe separare il voto RSU della scuola dal voto per la scelta del sindacato rappresentativo, ma dubito che gli altri possano consentire una partita ad armi pari. In questo momento è più facile candidarsi a sindaco che a RSU nella scuola, per colpa di un contratto che vieta ai sindacati rappresentativi gli opportuni spazi elettorali. 

Domanda
Risultato elettorale a parte, siete soddisfatti di come le scuole hanno risposto alle vostre proposte in questa fase ? 

Pacifico
Indubbiamente siamo entusiasti; lo straordinario favore mostrato in questi giorni per un sindacato che è nato appena tre anni, conferma la volontà di lottare sempre più con maggiore determinazione per gli interessi di una categoria da cui dipende la fortuna del Paese. 
La voce della scuola, grazie all’azione dell’Anief, è stata ascoltata fino ad oggi nelle aule parlamentari e dei tribunali. E’ giunto il momento che sia ascoltata nelle stanze del ministero e del governo, grazie al voto dei colleghi alle liste dell’Anief nelle prossime elezioni RSU.  Nella scuola, è ancora possibile il cambiamento. 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Pacifico: "Basta tagli, governo investa su cultura e personale".

Domani molte scuole a rischio chiusura o senza lezioni per lo sciopero nazionale unitario del personale della scuola promosso dall'Anief, e a cui hanno aderito altri cinque sindacati (Usi, Sisa, Lisa, Scuola Athena, Conipt) e al quale si aggiunge la protesta della Gilda degli insegnanti. Lo sciopero riguarda sia il personale di ruolo sia quello precario: incroceranno le braccia, insieme, per opporsi al blocco degli stipendi e del contratto, alla cassa integrazione e ai licenziamenti in arrivo per il personale in esubero, alla mancata stabilizzazione di lavoratori che da anni assolvono il loro compito senza alcun tipo di garanzia, alla nuova riforma delle pensioni che cambia le regole in corsa, al blocco della mobilità per il personale neo-immesso in ruolo.

"Il Governo - dice in una nota il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - deve capire che soltanto ponendo fine alla stagione dei tagli, tornando ad investire sulla cultura e sul personale, promuovendone la professionalità, si può puntare a far ripartire il Paese: prima della religione dei mercati finanziari bisogna avere fede e scommettere sul diritto del lavoro e sulla giusta retribuzione, senza i quali viene meno lo stesso stato sociale".

Secondo Pacifico lo sciopero di domani deve sensibilizzare governanti e legislatori sulla necessità di migliorare la condizione professionale del personale scolastico: "Le istituzioni non possono più rimandare il miglioramento delle condizioni professionali ed economiche di centinaia di migliaia di colleghi, i quali malgrado tutto continuano a credere nell'alto valore educativo del lavoro che svolgono ogni giorno nelle aule delle nostre scuole".

Fonte: TMNews

Saranno molte le scuole che domattina, sabato,
 rimarranno chiuse per lo sciopero nazionale unitario del personale
 della scuola promosso dai sindacati Anief, Usi, Sisa, Lisa, Scuola
 Athena e Conitp, a cui si è aggiunta la Gilda degli insegnanti
 che ha deciso di protestare lo stesso giorno.

Migliaia di docenti
 e unità di personale Ata si asterranno dal lavoro per l'intera
 giornata del 3 marzo contro una serie di ingiustizie lavorative
 che continuano a perpetrarsi nei loro confronti. Lo sciopero 
nazionale riguarda sia il personale di ruolo sia quello precario.


Incroceranno le braccia, insieme, per opporsi al blocco degli 
stipendi e del contratto, alla cassa integrazione e ai
 licenziamenti in arrivo per il personale in esubero, alla mancata 
stabilizzazione di lavoratori che da anni assolvono il loro
compito senza alcun tipo di garanzia, alla nuova riforma delle
 pensioni che cambia le regole in corsa, al blocco della mobilità 
per il personale neo-immesso in ruolo.

"A questo punto il Governo
 - ha detto il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - deve
 capire che soltanto ponendo fine alla stagione dei tagli, tornando
 ad investire nella cultura e nel personale, promuovendone la
 professionalità, si può puntare a far ripartire il Paese. Prima
 della religione dei mercati finanziari bisogna avere fede e
 scommettere sul diritto del lavoro e sulla giusta retribuzione".

Fonte: Italpress

Se l’adesione sarà adeguata alle aspettative, il “listone” Anief che ha promosso la protesta nazionale anti Governo potrebbe davvero alimentare possibilità di raggiungimento del 5% di rappresentatività. Si fermerà pure la Gilda, che concluderà la campagna elettorale a Roma. L’Unicobas invece incrocerà le braccia il 28 marzo.

Ha raccolto le adesioni di diverse sigle sindacali la decisione dell’Anief di scioperare sabato 3 marzo, a ridosso del rinnovo delle elezioni Rsu: hanno infatti aderito alla protesta Usi, Sisa, Lisa, Scuola Athena e Conitp. E nella stessa giornata si fermerà anche la Gilda degli insegnanti. Certo, mancano all’appello i sindacati più rappresentativi. Ma proprio per questo motivo l’esito della protesta potrebbe essere una sorta di antipasto sul numero di adesioni al “listone” di candidati Rsu, creato dal leader dell’Anief, Marcello Pacifico, per raggiungere il tetto di rappresentatività del 5% utile per sedersi al tavolo dei negoziati nazionali. A dire il vero, però, non tutti i sindacati alleati con il sindacato di Pacifico si fermeranno: l’Unicobas, che solo alcune ora fa ha annunciato un patto di desistenza con l’Anief, attraverso cui impegna i lavoratori a votare per i candidati del sindacato “amico” in tutte quelle scuole dove non sono presenti proprie liste, non ha aderito alla protesta del 3 marzo. Come annunciato, l’organizzazione di base guidata da Stefano d’Errico incrocerà le braccia il 28 marzo.

A leggere le motivazioni dello sciopero tutti i dipendenti della scuola avrebbero motivo di aderire: si va dal rifiuto del blocco degli stipendi e del contratto alla netta contrarietà per l’ipotesi cassa integrazione e licenziamenti introdotta negli ultimi mesi per il personale in esubero (al momento oltre 10mila docenti). La piattaforma di rivendicazioni tocca anche la mancata stabilizzazione di decine di migliaia di precari che da anni assolvono il loro compito senza alcun tipo di garanzia. Netta contrarietà viene espressa anche sulla nuova riforma delle pensioni, che cambia le regole in corsa, ed sul blocco quinquennale della mobilità per il personale neo-immesso in ruolo.

Il Governo – ha detto il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – deve capire che soltanto ponendo fine alla stagione dei tagli, tornando ad investire nella cultura e nel personale, promuovendone la professionalità, si può puntare a far ripartire il Paese: prima della religione dei mercati finanziari bisogna avere fede e scommettere sul diritto del lavoro e sulla giusta retribuzione”.

La Gilda degli insegnanti aggiunge nella lista delle proteste anche l’esigenza di avere una maggiore "garanzia degli organici e modifiche alla riforma Brunetta che, allo stato attuale, non tiene conto né della libertà d`insegnamento né dei diritti sindacali nelle scuole". Sempre sabato, il sindacato di Di Meglio ha dato appuntamento ai lavoratori a Roma, dalle 10 alle 13, dove si svolgerà una manifestazione nazionale al teatro Quirino: la mattinata di mobilitazione alternerà momenti di intrattenimento, con le note della band Emporium live music e la satira pungente di Andrea Rivera, ad altri di dibattito e riflessione con una tavola rotonda sui problemi del mondo della scuola (saranno presenti tutti i dirigenti del sindacato autonomo). La manifestazione si concluderà con l'intervento del coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, che sancirà anche la fine della campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu. Da lunedì la parola passerà ai lavoratori attraverso la scelta dei loro candidati. 

Fonte: Tecnica della Scuola

''Molte scuole sabato mattina rimarranno chiuse per lo sciopero unitario del personale della scuola promosso dai sindacati Anief, Usi, Sisa, Lisa, Scuola Athena e Conitp, a cui si e' aggiunta la Gilda degli insegnanti che ha deciso di protestare lo stesso giorno'': è quanto si legge in una nota dell'Anief che sottolinea come la protesta riguardi sia il personale di ruolo sia quello precario.

''Incroceranno le braccia, insieme, per opporsi al blocco degli stipendi e del contratto, alla cassa integrazione e ai licenziamenti in arrivo per il personale in esubero, alla mancata stabilizzazione di lavoratori che da anni assolvono il loro compito senza alcun tipo di garanzia, alla nuova riforma delle pensioni che cambia le regole in corsa, al blocco della mobilita' per il personale neo-immesso in ruolo''.

''Il Governo - sottolinea il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - deve capire che soltanto ponendo fine alla stagione dei tagli, tornando ad investire nella cultura e nel personale, promuovendone la professionalita', si puo' puntare a far ripartire il Paese: prima della religione dei mercati finanziari bisogna avere fede e scommettere sul diritto del lavoro e sulla giusta retribuzione, senza i quali viene meno lo stesso stato sociale''.

Fonte: Asca

Molte scuole rischiano di restare chiuse per lo sciopero nazionale indetto dalla Gilda degli insegnanti e dall’Anief (con iniziative separate) per la giornata di sabato 3 marzo. Le motivazioni dell’azione di protesta indetta dai due sindacati (ai quali si unisce un’organizzazione minore, la Sisa) sono in buona misura coincidenti, e fanno riferimento alla mancata corresponsione degli scatti d’anzianità a gennaio e alla riforma del sistema pensionistico che penalizza fortemente la categoria degli insegnanti.

La giornata di mobilitazione”  – scrive in una nota la Gilda – “è finalizzata anche a ottenere norme concrete per la stabilizzazione del precariato, la garanzia degli organici e modifiche alla riforma Brunetta che, allo stato attuale, non tiene conto né della libertà d’insegnamento né dei diritti sindacali nelle scuole”. Altra ragione di protesta è poi la recente bocciatura al Senato dell’emendamento grazie al quale i docenti che matureranno i requisiti per la pensione entro il 31 agosto prossimo avrebbero potuto lasciare il lavoro con le vecchie regole.

Il sindacato ha indetto a Roma una manifestazione nazionale al teatro Quirino che si concluderà con l'intervento del coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, che sancirà anche la conclusione della campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu.

Anief a sua volta spiega in una nota: “Al Governo chiediamo lo sblocco del contratto nazionale e il ripristino degli scatti di anzianità per il personale in servizio. Ma lo sciopero vuole essere anche una forma di protesta contro l’intesa Governo-sindacati del 4 febbraio 2011 finalizzata alla applicazione delle norme del decreto Brunetta al personale della scuola,  per non parlare del fatto che ci aspettiamo che si ponga finalmente mano ad un serio piano di interventi per affrontare la questione del precariato”. Anche per Anief la scelta di scioperare il 3 marzo è da porre in relazione alla campagna elettorale per l’elezione delle Rsu (5-7 marzo), a cui partecipa per la prima volta, e per la conquista dello status di ‘sindacato maggiormente rappresentativo’.

Fonte: Tuttoscuola

Manca meno di una settimana alle elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie della Scuola (Rsu) che si svolgeranno da lunedì 5 a mercoledì 7 marzo. Le elezioni saranno valide nelle istituzioni scolastiche dove avrà votato più del 50% degli aventi diritto al voto.

In questi ultimi giorni quindi si stanno moltiplicando da più parti gli appelli al voto e le iniziative sindacali per attrarre verso i propri candidati più voti possibili, anche sul Web. Vediamole insieme.

Dal punto di vista della comunicazione, chi sta investendo di più in queste elezioni è sicuramente la Flc Cgil, che in vista delle elezioni, ha creato un sito ad hoc, http://www.ricostruiamolitalia.it/, nel quale sono presenti l’elenco delle iniziative, notizie, sostenitori, foto, video e gadget a sostegno della campagna elettorale. Interessante, sul sito, la scheda con le modalità di votazione.

Sul sito della Cisl Scuola, è invece presente un’area con l’appello al voto e altre informazioni e materiali utili per votare e far votare i rappresentanti di questo sindacato.

Sul sito della Uil Scuola è possibile consultare e scaricare i materiali del sindacato in vista delle elezioni, mentre in quello dello Snals Confsal è riportata un’intervista al segretario generale dell’organismo di rappresentanza con l’intento di attrarre verso di sé i voti degli elettori.

Un appello a votare la Gilda è presente anche nel sito dell’organizzazione sindacale omonima, mentre i Cobas della Scuola, per indirizzare i voti verso di sé, si affidano allo slogan di "uscire dal guscio".

Infine, sul fronte delle alleanze in vista delle elezioni, è da segnalare l’accordo tra l’Anief e l’Unicobas, che invitano gli elettori, con un patto di desistenza “contro l’immobilismo della casta sindacale”, a sostenere reciprocamente la lista alleata, nelle scuole dove non saranno presenti propri candidati.

Fonte: Tuttoscuola

L’invito agli elettori è optare per la lista “amica” nelle scuole dove non ci sono propri candidati: l’intento è raggiungere il 5% di rappresentatività nazionale. Ma la soglia minima per sedersi al tavolo delle trattative nazionali rimane un obiettivo proibitivo.

A meno di una settimana dal rinnovo delle rappresentanza sindacali unitarie, in programma dal 5 al 7 marzo in tutte le scuole d’Italia, continuano a concretizzarsi soluzioni ed alleanze tra i sindacati meno rappresentativi. Come quella realizzata il 28 febbraio dal presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ed il segretario dell’Unicobas, Stefano d’Errico: nell’intento di raggiungere il 5 per cento di rappresentatività nazionale, soglia minima per sedersi al tavolo delle trattative nazionali, i leader dei due sindacati hanno annunciato di essersi “impegnati a sostenere reciprocamente, contro l’immobilismo della casta sindacale, le rispettive liste al fine di favorire l’evidente richiesta di cambiamento che proviene dal mondo della scuola, con un patto di desistenza elettorale”.

L’alleanza ha come obiettivo primario quello di evitare che laddove non sono presenti le liste dei due sindacati, docenti e Ata possano avere la tentazione di dare la loro preferenza per le organizzazioni concorrenti. Così, nelle scuole dove ci sono liste Unicobas e non liste Anief, il sindacato di Pacifico dà indicazione di votare per l'Unicobas. Dal canto suo l'Unicobas indica di votare l'Anief negli istituti dove non è presente con propri candidati.

Secondo i due sindacati siamo di fronte ad in vero e proprio “patto di desistenza, in previsione di una futura azione unitaria, per garantire le libertà sindacali a tutti i lavoratori, la tutela degli stipendi e della professione di tutta la comunità educante, per sconfiggere la precarietà”.

Certo, non è facile fare previsioni, anche in virtù del fatto che la rappresentatività delle organizzazioni sindacali deriva non solo dal risultato dell’urna ma anche dal numero di deleghe che ognuna di loro è riuscita a collezionare. E i sindacati con meno deleghe sono anche quelle che hanno avuto maggiori difficoltà a presentare dei candidati al rinnovo delle Rsu. Anche perché, hanno più volte denunciato, a loro non è concesso organizzare riunioni coi lavoratori in orario di servizio.

Di sicuro, però, rispetto all’ultima tornata elettorale, svoltasi all’inizio dell’anno scolastico 2006/07, stavolta i sindacati meno gettonati ce la stanno mettendo tutta per rendere la vita difficile a quelle che sino a qualche tempo fa venivano considerate delle solide e inamovibili gerarchie del settore.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il 24 febbraio in tanti hanno risposto all’appello del Cps, manifestando in varie città la loro contrarietà per le scelte degli ultimi governi. Tra le richieste anche la restituzione dei tagli derivanti dalla Legge 133/08. Nelle stesse ore l’Anief tornava a proporre emendamenti alla Camera: come l’abolizione della direttiva Ue che esclude la scuola dall’assumere i supplenti con almeno 36 mesi di servizio.

Ci sono due costanti che negli ultimi anni hanno contrassegnato negativamente il mondo della scuola: da una parte i forti tagli alle risorse e agli organici decisi dal Governo per far quadrare i bilanci dello Stato; dall’altra l’irrisolta questione dell’esercito dei precari. Un numero impressionante – tra docenti e Ata sfiorano le 300mila unità, se ci si ferma a quelli inseriti nelle graduatorie degli abilitati e della prima fascia – che nessun governo, per vari motivi, è stato in grado di ridurre in modo radicale.

Il 24 febbraio, come annunciato da tempo, tanti supplenti si sono ritrovati in alcune piazze italiane. Rispondendo in questo modo all’appello del Coordinamento precari della scuola. A Milano, Ravenna, Pisa, Roma, Latina, Napoli, Bari, Foggia e Oristano hanno alzato striscioni e gridato il dissenso per delle istituzioni che, seppure cambiando gli “attori” che le governano, continuano a non prendere decisioni a loro favore. Anzi, spesso, come in uno sfortunato Gioco dell’oca, si rendono artefici di nuovo norme che li ricacciano indietro nei punteggi. E il periodo di grave crisi economica, inutile negarlo, non aiuta di certo.

Nella capitale si è svolta una protesta partecipata e colorata. Sulla scalinata che conduce al Miur hanno steso la scritta “Il precariato ci annulla, il governo ci offende”. Poi hanno appeso sul muro del dicastero dell’Istruzione diverse copertine (riviste e corrette!) dei grandi classici della letteratura: mostrando la loro competenza per la letteratura, unita ad tanto rammarico ed un pizzico di ironia, hanno associato una serie di famosi libri agli attuali ministri della Repubblica. Così Profumo è stato avvicinato a "L'uomo senza qualità", Passera al celebre "Petrolio" di Pier Paolo Pasolini, mentre "Pianto antico" di Carducci all’annuncio del ministro Fornero in occasione della conferenza di presentazione da parte del governo Monti dell’innalzamento dei requisiti deciso dal governo per andare in pensione.

È lunga la lista di rivendicazioni presentate dal Cps. Su tutte domina il “no al concorso finché tutti i precari non verranno assunti”. Forte è anche l’opposizione “alla chiamata diretta dei presidi e all'aziendalizzazione e alla privatizzazione del sistema d'istruzione statale”. I precari hanno poi chiesto, “ancora una volta, un serio piano di rifinanziamento che restituisca le risorse tagliate dalla finanziaria 133 del 2008”. Oltre che  “l'immediato sblocco del turn over e l'assunzione di tutti i precari, l'utilizzo delle graduatorie come unico sistema di reclutamento, l'annullamento della distinzione tra organico di fatto e di diritto, la restituzione dello scatto stipendiale per i neoassunti e il rinnovo del contratto di lavoro”.

Considerando l’attenzione che il governo Monti è costretto a dare alle spese, sarà davvero improbabile che l’esecutivo possa permettersi di rivedere i tagli introdotti durante la gestione Gelmini. Come è assai difficile che i movimenti di piazza possano avere la loro influenza sulle altre questioni: più o meno, infatti, la loro soppressione o modifica comporterebbe l’esborso di fondi lo Stato in questo momento non appare in grado di sostenere.

Sulle manifestazioni del 24 febbraio non ha detto la sua nessuno dei principali sindacati della scuola. È voluto invece voluto intervenire l’Anief, il sindacato degli educatori in formazione che nelle stesse ore in cui scendevano in piazza i precari ha presentato una serie di proposte emendative al decreto legge sulle semplificazioni e sviluppo. Tra queste c’era anche quella che prevede la stabilizzazione proprio dei precari, attraverso la richiesta applicare pure nella scuola la direttiva comunitaria 1999/70/CE che impone ai datori di lavoro di assumere in ruolo tutti i dipendenti precari con almeno 36 mesi di servizio. Ma anche la cancellazione della legge che esclude tutti i docenti abilitati negli ultimi tre anni dall’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. E l’abrogazione di quelle norme che alimentano confusione sulla giurisdizione relativa all’assunzione del personale non di ruolo, intervenendo sulla tabella di valutazione dei titoli delle graduatorie ad esaurimento.

Il nostro sindacato – ha detto il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – ha tra i suoi motivi fondanti la tutela dei precari della scuola. Per questo motivo non possiamo che condividere le ragioni che hanno portato oggi tanti lavoratori della scuola a scendere in piazza contro la politica di chi per troppi anni ha abusato della loro professionalità e abnegazione nel formare le nuove generazioni. Senza però mai trovare una soluzione per stabilizzarli. È giunto il momento di dire basta a questa anomalia tutta italiana. Noi ce la stiamo mettendo tutta: speriamo – ha concluso il leader dell’Anief - che altrettanto facciano i parlamentari”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Assieme a Pd e Idv, il Carroccio (che al Senato aveva introdotto la quarta fascia delle graduatorie) ha permesso di far mettere in minoranza l’esecutivo. L’esito del decreto legge ‘milleproroghe’ non cambierà. Ma entro il 2014 gli abilitati nell'ultimo triennio dovrebbero accomodarsi nelle GaE. E sul tema del reclutamento dei precari ripartirà ora una nuova stagione di polemiche.

Continua ad essere sofferta e mal sopportata da una larga fetta dei parlamentari la scelta presa in Senato di collocare in coda alle graduatorie ad esaurimento gli oltre 20mila precari della scuola abilitati nell’ultimo triennio: nel corso dell'esame del decreto ‘milleproroghe’, su un ordine del giorno presentato da Antonino Russo (Pd), ma di cui l'Anief rivendica la paternità, il governo è stato battuto in aula con 257 voti favorevoli, 213 contrari e sei astenuti.

Ma quel che ha destato non poca sorpresa è stato il fatto che a dare il proprio consenso sul testo, pur con parere contrario dell'esecutivo, è stata, assieme a Pd e Idv, anche Lega Nord (contrari si sono espressi Pdl, Fli e Udc). Si tratta di una presa di posizione che farà discutere: in Senato, infatti, i fautori dell’emendamento che ha creato una quarta fascia di docenti precari abilitati erano stati proprio gli esponenti del Carroccio. 

Ora il governo dovrà per forza di cose tenere conto del parere della Camera.In pratica, gli abilitati tra il 2008 e il 2011 verranno inseriti nella fascia aggiuntiva a giugno. E poi a "pettine" nel 2014, quando si riapriranno le graduatorie ad esaurimento per i canonici aggiornamenti. Nel decreto viene infatti chiesto al governo l'impegno di "inserire nella terza fascia, secondo il rispettivo punteggio delle graduatorie ad esaurimento, i docenti collocati nella fascia aggiuntiva, all’atto dell’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento previsto per l’anno scolastico 2014-2015". Oltre che di accettare con riserva coloro che stanno seguendo i corsi in questo momento.

Da un punto di vista pratico il fatto non cambierà di certo l’esito del decreto legge ‘milleproroghe’: il sì finale dell’Aula, previsto per la sera del 23 febbraio, appare scontato. Per la scuola però le indicazioni giunte nelle ultime ore creeranno le condizioni per l’innesco di nuove polemiche su un terreno che aveva invece bisogno di punti fermi.

Per il momento l'unica reazione che si registra è quella dell'Anief: ancora una volta – ha detto il suo presidente Marcello Pacifico - il buon senso ha trionfato: il Parlamento ci ha ascoltato e di fronte ai muscoli duri mostrati dal Governo, sordo alla dottrina malgrado le diverse sentenze del giudice delle leggi, ha ribadito come sia incostituzionale discriminare i docenti in  base all’anno di conseguimento dell’abilitazione”. Nelle prossime ore arriveranno gli altri commenti. E non tutti dello stesso tenore.

Fonte: Tecnica della Scuola

I sindacati non si rassegnano alla bocciatura dell’emendamento in Camera e Senato. Ricordano che sulla questione il governo ha approvato un ordine del giorno: ora lo traduca in legge. Sale intanto la tensione in vista del rinnovo Rsu: Scrima risponde con durezza e Pantaleo. E quasi tutti parlano di incrementi delle liste.

Il già cospicuo numero di contenziosi avviati dai docenti precari nei confronti del Miur, pari quasi a 40mila ricorsi patrocinati in larga prevalenza dai legali del Codacons, dell'Anief e della Cgil, potrebbe presto assumere proporzioni ancora più grandi. Lo hanno annunciato Cisl e Uil Scuola, attraverso dei comunicati dai toni forti emessi il 22 febbraio: le due organizzazioni confederali sono tornate a chiedere lo spostamento dal 31 dicembre 2011 al 31 agosto 2012 del termine per acquisire i requisiti per l'accesso alle pensioni con le norme precedenti alla nuova normativa introdotta dal ministro Fornero. Del resto, i tempi tecnici per realizzare il provvedimento ci sono. E anche la disponibilità del Governo che in occasione della prima votazione alla Camera del decreto ‘milleproroghe’, il 26 gennaio scorso, aveva condiviso le finalità dell’emendamento del Pd accogliendo sulla questione un apposito ordine del giorno. Quello che manca, e che ha fatto alzare le braccia ai tanti onorevoli e senatori favorevoli allo slittamento dei termini, sono i fondi: il motivo della stroncatura dell’emendamento da parte delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola, ha annunciato a nome del sindacato che se il governo non si deciderà ad approvare lo spostamento attraverso “un intervento di legge, non esiteremo ad assumere ogni necessaria iniziativa di tutela degli interessati anche sul piano legale".

Dello stesso avviso si è detto Massimo Di Menna, a capo della Uil Scuola, secondo cui “serve un immediato intervento del Governo affinché, per la scuola, venga individuata una soluzione equa. Sulle pensioni, siamo pronti – conclude Di Menna – ad attivare misure di contenzioso su tutto il territorio nazionale”.
A dire il vero, la minaccia di ricorrere in tribunale non è una novità assoluta: ad annunciarla, poche ore dopo la bocciatura della norma da parte delle commissini parlamentri, era stata anche l'Anief.

Intanto, a meno di due settimane dal rinnovo delle Rsu, i rapporti tra alcuni sindacati tornano ad essere infuocati. In particolare, come accaduto spesso nell’ultimo triennio, tra Cisl e Cgil. Significativo sono le parole di Scrima, a cui non è andata già una frase pronunciata da Mimmo Pantaleo  nel corso di un’assemblea di delegati diffusa in diretta web: “quello firmato dalla Cisl Scuola e da altri sindacati, che ha reso possibile l’assunzione di migliaia di precari – ha detto Scrima - sarebbe secondo il segretario della Flc-Cgil un accordo truffaldino. Delle due l’una: o non conosce il significato delle parole che usa, il che sarebbe grave per chi ambisce a rappresentare i lavoratori della conoscenza, oppure lo sa. In tal caso, si assume la responsabilità di esasperare in modo insopportabile i toni della campagna elettorale per il rinnovo delle RSU, sconfinando dalla polemica agli insulti”.

Sempre a proposito di rinnovo delle rappresentanze sindacali, c’è poi da registrare l’ottimismo che trapela in ogni sindacato. Come la Gilda-Fgu, che secondo il suo coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, “si presenta a questo importante appuntamento con grande serenità e con la certezza che verrà sancito un aumento della propria rappresentatività”. Nel 2006, il sindacato contava 38mila iscritti e adesso, secondo i dati rilevati dal ministero dell'Economia nel dicembre scorso, la Fgu ha raggiunto quota 50mila, pari a un incremento del 31%.

Anche Cisl e Uil si sentono sicuri del fatto loro, tanto che nei giorni scorsi hanno detto di avere messo in campo più candidati dell’ultima tornata. Chi ne avrà sicuramente di più, visto che non nel 2006 non esisteva, è l’Anief. Il sindacato di Marcello Pacifico le sta tentando tutte per raggiungere la soglia minima del 5% di rappresentatività: in appena tra anni, grazie alle vittorie in tribunale e all’effetto novità, è riuscito ad ottenere quasi 9mila deleghe. Inoltre ha annunciato di essere riuscito “a presentare le sue liste nel 15% delle scuole italiane di ogni ordine e grado”. Basteranno per centrare l’arduo obiettivo?

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Cresce il numero di contenziosi tra i docenti e il ministero dell'Istruzione, con l'amministrazione sempre più spesso incaricata dai giudici a risarcire il personale: a sostenerlo sono i sindacati e le associazioni di categoria, che quasi sempre tutelano i lavoratori della scuola per mezzo dei loro legali specializzati.

I più combattivi sono i precari "storici", a cui il Miur continua a conferire supplenze a tempo determinato negandolo loro l'immissione in ruolo non tenendo conto della direttiva UE 1999/70/Ce, attraverso cui in Europa da anni sono state cancellate le  discriminazioni tra il servizio lavorativo prestato come precari (se sono stati svolti almeno tre anni) e come personale di ruolo.

L'ultimo ad esprimersi in questa direzione è stato il giudice del lavoro di Milano, Fabrizio Scarzella, che esaminando la causa patrocinata dall'avvocato Ezio Guerinoni, del sindacato Anief, ha accordato quasi 30mila euro di indennizzo a una docente milanese.

"Nelle ultime settimane, prima di questa sentenza - ricorda Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - anche altri Tribunali del lavoro hanno confermato tale parere". Per il sindacalista, poiché i ricorsi presentati sono decine di migliaia (sommando quelli del Codacons, della Cgil e di altri legali si sfiora quota 40.000), ancora quasi tutti da esaminare, "il Miur rischia di dover risarcire diversi milioni di euro. A meno che non assuma tutti i precari: ciò comporterebbe un esborso per le casse dello Stato decisamente minore".

Fonte: Italpress

La tendenza dei giudici del lavoro è di accordare onerosi rimborsi per la mancata stabilizzazione: si va dai 15mila ai 40mila euro. Poiché i ricorsi sono decine di migliaia, se l’esito dovesse generalizzarsi il Ministero rischia di perdere milioni di euro. Soprattutto se l’Avvocatura dello Stato dovesse confermare l’intenzione di tirarsi indietro.

La sentenza della Corte Europea, che sanziona quei datori di lavoro che non stabilizzano i lavoratori con alle spalle almeno tre anni di servizio, rischia di mettere a repentaglio una parte dei risparmi praticati negli ultimi anni dal ministero dell’Istruzione: a complicare i piani di razionalizzazione delle spese del dicastero di viale Trastevere sono le sentenze, emesse dai tribunali del lavoro, che stanno accordando onerosi indennizzi – tra i 15mila e i 40mila euro a testa - a favore dei docenti precari “storici”.

È notizia delle ultime ore che il giudice del lavoro di Milano, Fabrizio Scarzella, esaminando la causa patrocinata dal sindacato Anief ha indennizzato con quasi 30mila un’insegnante precaria lombarda: la docente non ha ottenuto l’assunzione a titolo definitivo, ma riceverà dallo Stato ben 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto percepita (oltre 10.000 euro); 2.880 euro come scatti biennali maturati e non corrisposti nel periodo di precariato; 14.354 euro quali retribuzioni non percepite nei mesi di luglio e agosto per gli anni in cui il contratto era stato stipulato fino al 30 giugno ma su posto vacante e disponibile.

“Nelle ultime settimane, prima di questa sentenza – ricorda Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief – anche altri tribunali del lavoro (in particolare quello di Torino ndr) hanno confermato tale parere. Evidentemente il diritto non perdona all’amministrazione italiana la violazione della normativa europea che ci chiede la corretta tenuta dei conti pubblici, ma anche la non discriminazione del personale a tempo determinato Ma se la tendenza verrà confermata a questo punto, sostiene il leader dell’Anief , “il Miur non ha scelta: assuma tutti i precari in blocco. Ciò comporterebbe un esborso per le casse dello Stato decisamente minore”.

”In effetti, sono state già diverse le occasioni in cui i giudici del lavoro hanno tenuto conto della direttiva Ue 1999/70/CE, attraverso cui vengono cancellate le discriminazioni tra precari e personale di ruolo. Certo la stragrande maggioranza dei ricorsi devono ancora essere esaminati: oltre a quelli dell’Anief, molto corposo è anche il numero di quelli del Codacons. Meno nutrito il numero della Flc-Cgil. E poi ci sono i docenti che si sono rivolti ai legali non patrocinati da associazioni o sindacati. Stime da confermare indicano la quota complessiva di richieste di stabilizzazione (o di lauto indennizzo) vicina alle 40mila unità. Un numero altissimo, tanto che se il Miur dovesse continuare a soccombere si ritroverebbe a dover indennizzare non pochi milioni di euro.

Per il dicastero di viale Trastevere la questione sembra davvero in salita. Ancora di più dopo che alcuni giorni fa l’Avvocatura dello Stato, coinvolta in uno dei ricorsi, ha deciso di tirarsi indietro. “Considerata la natura della presente controversia”, l’Avvocatura statale ha reputato “di non dover assumere direttamente la trattazione della causa”. Per il Miur, insomma, ci sono tutti i presupposti perché le richieste di stabilizzazione e risarcimento formulate dai precari si trasformino in un affare a perdere.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L'Anief avverte: boom di indennizzi a favore precari, "il Miur rischia grosso", spiega il sindacato dopo le sentenze favorevoli delle scorse settimane. Un giudice del lavoro di Milano ha infatti accordato a un insegnante non di ruolo quasi 30mila euro, "e - spiega l'Anief in una nota - in attesa di giudizio altri 40mila candidati e per lo Stato l'esborso potrebbe essere anche di 4 milioni di euro".

Una sentenza della Corte europea, che sanziona quei datori di lavoro che non stabilizzano i lavoratori con alle spalle almeno tre anni di servizio, rischia di mettere a repentaglio i risparmi praticati negli ultimi anni dal ministero dell'Istruzione: a sostenerlo è il sindacato Anief, dopo aver preso atto che l'orientamento dei giudici del lavoro è quello di accordando onerosi indennizzi - tra i 15mila e i 40mila euro a testa - a favore dei docenti precari "storici".

L'ultimo ad esprimersi in questa direzione - spiega l'Anief - è stato il giudice del lavoro di Milano, Fabrizio Scarzella, che esaminando la causa patrocinata dall'avvocato Ezio Guerinoni, del sindacato Anief, ha indennizzato con quasi 30mila un'insegnante precaria lombarda: la docente non ha ottenuto l'assunzione a titolo definitivo, ma riceverà dallo Stato ben 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto percepita (oltre 10.000 euro); 2.880 euro come scatti biennali maturati e non corrisposti nel periodo di precariato; 14.354 euro quali retribuzioni non percepite nei mesi di luglio e agosto per gli anni in cui il contratto era stato stipulato fino al 30 giugno ma su posto vacante e disponibile.

"Nelle ultime settimane, prima di questa sentenza - ricorda Marcello Pacifico, Presidente dell'Anief - anche altri tribunali del lavoro hanno confermato tale parere.
Evidentemente il diritto non perdona all'amministrazione italiana la violazione della normativa europea che ci chiede la corretta tenuta dei conti pubblici, ma anche la non discriminazione del personale a tempo determinato".

Sono state già diverse - sostiene l'Anief - le occasioni in cui i giudici del lavoro hanno tenuto conto della direttiva Ue 1999/70/CE, attraverso cui vengono cancellate le discriminazioni tra precari e personale di ruolo. Per il sindacalista il Miur non ha scelta: "assuma tutti i precari in blocco. Ciò comporterebbe un esborso per le casse dello Stato decisamente minore".

L'Anief infatti fa questo ragionamento: "Se l'indennizzo per la mancata stabilizzazione del personale si moltiplica per le diverse migliaia di ricorrenti, ancora quasi tutti da esaminare, il ministero dell'Istruzione rischia grosso: si stima che i risarcimenti danni che il Miur sarà costretto a fornire per l'abuso dei contratti potrebbero arrivare a 4 milioni di euro".

Fonte: TMNews

La sentenza del giudice del Lavoro si compone di mancati scatti di stipendio per il servizio svolto dall’a. s. 2006/07, la conversione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto, il pagamento di otto mensilità come condanna per l’abuso della reiterazione dei contratti. Esulta l’Anief, che ha difeso il docente e rilanciato la sfida per raggiungere il 5% di rappresentanza.

È dovere dell’amministrazione, in qualità di datore di lavoro, dimostrare la temporaneità e l’eccezionalità della proposta dei contratti stipulati a tempo determinato per l’esercizio delle supplenze: con questa principale motivazione, il giudice del Lavoro Silvia Ravazzoni ha ordinato – confermando le pronunce precedenti emesse dai suoi colleghi di primo grado e dalla corte di appello - un risarcimento record, superiore ai 30mila euro, che il Miur dovrà corrispondere nei confronti di un docente (difeso dall’Anief). La cospicua cifra si compone di mancati scatti di stipendio per il servizio svolto dall’a. s. 2006/2007 (3.562,79 euro); la conversione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto (15.161,66 euro) e il pagamento di otto mensilità come condanna per l’abuso della reiterazione dei contratti (10.400 euro). A cui sono stati aggiunti anche 1.600 euro più interessi e altro, come risarcimento delle spese anticipate dal legale del precario.

Attraverso la sentenza, il giudice ha quindi ribadito la prescrizione decennale nelle cause portate avanti, ha sottolineato la nullità di circolari ministeriali che contro la legge autorizzavano ad assegnare posti vacanti e disponibili a cattedre al termine delle attività invece che annuali. E ha disposto l’annullamento del contratto a termine illegittimamente posto.

Insomma, ancora una volta dalle aule dei tribunali giungono sentenze che contraddicono quello che viene deciso nelle stanze del Miur. Il loro susseguirsi non fa altro che alimentare nuovi ricorsi. Lo Stato lo sa bene e non è un caso se, per cautelarsi, ha imposto una legge che presto porrà fine (con l’ultimo giorno di febbraio 2012) ai tempi per inviare la lettera interruttiva dei termini per ricorrere.

 “In ogni caso, grazie all’Anief – ha dichiarato l’entourage del sindacato degli educatori in formazione - i precari della Scuola ottengono giustizia, mentre il Miur è condannato a pesanti risarcimenti danni per l’abuso dei contratti”. L’organizzazione guidata da Marcello Pacifico ha anche colto l’occasione per ricordare che l'intenzione è quella di condirre la battaglia non più solo nelle aule giudiziare, ma anche nelle grigie stanze di viale Trastevere. Ma per centrare questo nuovo obiettivo dovrà necessariamente raggiungere il 5% della rappresentatività (attraverso i voti che verranno espressi, potenzialmente da quasi un milione di lavoratori della scuola, in occasione del rinnovo delle Rsu d’inizio marzo). L'intenzione è combattere frontalmente una serie di questioni mai risolte: tra queste, il sindacato promette di battersi per “la piena parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato e la stabilizzazione dei precari con 36 mesi di servizio, su tutti i 70.000 posti ancora vacanti e disponibili”.

Ma non solo: l’ Anief promette sin d’ora che “chiederà anche l’annullamento dell’illegittimo contratto siglato il 4 agosto 2011 da Cisl, Uil, Snals e Gilda, che abolisce il primo gradino stipendiale per i neo-assunti, tolto illegittimamente, in ragione proprio della loro stabilizzazione, perché il diritto a un posto fisso per il funzionamento ordinario della scuola non è contrattabile”.

Resta ora da capire se la linea combattiva intrapresa dall’Anief, a cui si aggiungono i non pochi esiti positivi dei ricorsi avviati nell’ultimo triennio, possano bastare per convincere almeno 5% dei dipendenti della scuola a votare il suo “listone” (cui hanno aderito una serie di sindacati minori, tra cui Sisa, Conitp, LISA, Scuola Athena, USI). Anche perché se ciò dovesse accadere, se il sindacato “sfondasse” il tetto imposto dal regolamento dell’Aran, ciò verrebbe a determinare un assetto di rappresentanze dei lavoratori sicuramente diverso rispetto al trittico dei Confederali e ai due autonomi Snals-Gilda che hanno dominato la scena sindacale degli ultimi anni.

Fonte: Tecnica della Scuola

Delle modifiche che avrebbe potuto attuare l’Aula, attese e auspicate da alcuni partiti politici e dalle parti sociali, non si è fatto nulla. Anzi, all’ultimo momento è saltata la stabilizzazione di personale educativo e scolastico degli enti locali e dei lavoratori socialmente utili. Il decreto ora torna alla Camera. L'approvazione finale entro lunedì 27.

Nessuna sorpresa dell’ultimo momento: il decreto ‘milleproroghe’ è stato approvato nella serata del 15 febbraio dal Senato con la fiducia (dopo quella già posta dal governo alla Camera): dopo la chiamata nominale, i voti a favore sono stati 255 e i voti contrari 34

Delle modifiche che avrebbe potuto attuare l’Aula, attese e auspicate da alcuni partiti politici e dalle parti sociali, non si è fatto nulla. In particolare, per quanto riguarda la scuola, non ha mai visto la luce (per difetto di copertura economica) l’emendamento che avrebbe permesso a migliaia di dipendenti pensionandi, in larga parte insegnanti, di lasciare il servizio col sistema pre-Fornero facendo valere i contributi dell’intero anno scolastico in corso, quindi fino 31 agosto 2012.

È anche saltata per carenza di fondi, questa però sul fotofinish, una disposizione che riguardava le assunzioni di personale educativo e scolastico degli enti locali e dei lavoratori socialmente utili coinvolti in percorsi di stabilizzazione.

L’unica vera modifica riguarda l’approdo degli abilitati tra il 2008 e il 2011 nelle graduatorie ad esaurimento. Come preannunciato ieri, in questo modo le liste di attesa restano chiuse, ma viene istituita una fascia aggiuntiva. Niente da fare, invece, per gli abilitandi (coloro che stanno concludendo il percorso). Che rimarranno fuori.

Di fatto, si tratta di un ritorno delle “code”. Un tema che l’Anief, che aveva combattuto con successo quelle istituite dall’ex ministro Fioroni, conosce bene: il suo presidente Pacifico oggi ha annunciato che darà battaglia in tribunale.

Il provvedimento, del resto, a questo punto appare "blindato": dopo la fiducia accordata oggi, tornerà all'esame della Camera, in terza lettura, per l'ok definitivo. Il decreto, pena la decadenza, dovrà essere convertito in legge entro il 27 febbraio. E visti e tempi ristretti non si prevedono ulteriori modifiche.

Fonte: Tecnica della Scuola

Durante un question time sul reclutamento: stiamo accertando le disponibilità; subito dopo il bando sui posti vacanti, tenendo conto delle aspettative di chi uscirà dai Tfa, in fase di attivazione. Frenata sul progetto Formigoni sulle assunzioni locali: devo sentire tutte le regioni.

A distanza di un paio di mesi scarsi dal primo annuncio, il ministro dell’Istruzione torna a rilanciare i maxi-concorsi pubblici per diventare insegnante entrando dalla porta principale. L’occasione per farlo è stato un question time postogli alla Camera dal Pd sulla stagnazione del nuovo reclutamento del personale: "Una volta accertata la consistenza delle disponibilità – ha detto Profumo - è mia ferma intenzione procedere immediatamente all'indizione dei concorsi sui posti vacanti e disponibili, tenendo conto delle legittime aspettative dei giovani che usciranno dai corsi di tirocinio formativo attivo, in fase di attivazione". 

Profumo ha aggiunto che "si valuterà anche l'opportunità di introdurre elementi di semplificazione della procedura concorsuale" e ha ricordato che "sul reclutamento del personale docente della scuola è in corso, su mia precisa indicazione, un approfondito esame da parte dell'amministrazione, anche al fine di individuare modalità appropriate per consentire l'accesso ai ruoli dei docenti più giovani".

Le parole di Profumo sono state bene accolte. Ad iniziare da chi le aveva sollecitate: l’on. Giovanni Bachelet (Pd), ha replicato al Ministro direttamente in Aula, esprimendo una certa soddisfazione. Ma anche chiedendo anche di monitorare il prima possibile lo stato delle graduatorie per le varie classi di concorso alle medie e alle superiori, in particolare evidenziando quelle esaurite.

Sempre durante il question time, il ministro Profumo ha colto l’occasione chiarire la sua posizione sul progetto di legge della regione Lombardia, in base al quale i docenti dovrebbero essere assunti per mezzo di concorsi differenziati in base al titolo di studio. Il responsabile del Miur ha detto che l’incontro avuto con il Presidente Formigoni è stato solo il primo di una lunga serie, in vista dell’attuazione della revisione del Titolo V della Costituzione, che sul fronte istruzione dà ampi poteri decisionali alle regioni. Anche sulla gestione del personale scolastico. Profumo ha tenuto a sottolineare che rimarrà sempre inalterato la competenza dello Stato nella selezione ed assunzione del personale scolastico.

“Sentire il Ministro dell’Istruzione che la competenza nella assunzione del personale rimane ad esclusivo appannaggio dello Stato ci rassicura. Sono parole importanti, perché stoppano sul nascere certe ‘fughe in avanti’ incostituzionali”, ha commentatoMarcello Pacifico, Presidente dell’Anief. Il leader degli educatori in formazione ha apprezzato comunque il passo indietro fatto dal Ministro: “significa che finalmente, sempre anche grazie alle nostre pressioni, l’entourage di Profumo ha compreso l’altissimo rischio di rigetto di questa modalità di selezionare il personale perchè incostituzionale. Inoltre, se il Ministro, come ha detto oggi, ascolterà le altre regioni si renderà conto che quella della Lombardia è un’iniziativa isolata”.

Prima delle parole di Profumo, anche la Cisl Scuola, tramite il suo segretario generale, Francesco Scrima, aveva espresso grosse perplessità sul modello di assunzione proposto da Formigoni. E sulla posizione possibilista di Profumo. “Viene da chiedersi: ma sul reclutamento il Governo e il Ministro hanno una linea? E se sì, quale? Crediamo sia giunto il momento di fare un minimo di chiarezza, perché le attese di chi vorrebbe lavorare nella scuola sono tante, mentre le opportunità di impiego non lo sono”. A poche ore di distanza la risposta è arrivata. Vediamo ora quando seguiranno i fatti.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Il senatore Pittoni (Lega) è stato, nel bene e nel male, un po’ il mattatore della fase finale elle graduatorie ad esaurimento conclusa al Senato con l’approvazione di un maxiemendamento al DL “milleproroghe”, sul quale il Governo ha posto la fiducia, passata a larghissima maggioranza.

Forse, senza quel maxiemendamento e senza la fiducia, l’emendamento soppressivo proposto da Pittoni avrebbe potuto cambiare le sorti di questa strana semichiusura delle GaE. Forse.

Secondo il senatore leghista la scelta del Governo sarebbe stata dettata “dalla necessità di evitare problemi con la parte del Pd non in sintonia con la linea dell'ex ministro Fioroni, che le graduatorie le aveva chiuse, per preparare il terreno alla riforma del reclutamento”.

La preoccupazione di Pittoni, espressa nel suo intervento in Aula, è motivata dal fatto che “inserendo oggi chi ha concluso il percorso avviato nel 2007, non si potrà poi negare lo stesso beneficio a chi ha avviato il percorso sempre nel 2007 ma lo concluderà dopo l’entrata in vigore della norma, oppure a chi lo ha avviato nel 2008, nel 2009 o deve addirittura ancora iniziarlo. Fra tali categorie non esiste infatti alcuna reale differenza sotto il profilo giuridico".

"Si apre una breccia nelle graduatorie ad esaurimento - ha detto il senatore - non c'è poi più alcuna possibilità di arginare le richieste di coloro che da qui in avanti andranno a loro volta a completare il percorso di formazione conseguendo titolo abilitante all'insegnamento".

"Questo perché una norma che consente l’accesso alle graduatorie ad esaurimento, anche solo di alcuni dei docenti che hanno avviato il percorso di formazione dopo la chiusura delle graduatorie, potrà essere tranquillamente utilizzata in sede giurisdizionale da chiunque. Non dovrà fare altro che denunciarne l’incostituzionalità ai sensi dell’art. 3, essendo evidente il trattamento diverso di soggetti appartenenti alla medesima categoria".

Il timore del senatore leghista è già oggi nei fatti, perché l’Anief, l’Associazione sua antagonista dichiarata, ha già dato il via ai ricorsi per gli esclusi, invocando una presunta incostituzionalità della disposizione contenuta nell’emendamento del governo approvato dal Senato.

Fonte: Tuttoscuola

Il personale della scuola si sente penalizzato delle decisioni prese oggi dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato a proposito sugli emendamenti al decreto Milleproroghe, ora all'esame dell'Aula di Palazzo Madama. C'è delusione, in particolare, per il mancato via libera ad un emendamento che avrebbe accordato una deroga per circa 4mila docenti prossimi alla pensione: questi insegnanti, infatti, avrebbero potuto godere (il loro servizio si sviluppa sull'anno scolastico e non quello solare) di uno slittamento al 31 agosto del 2012 del tempo utile per accumulare i loro contributi pensionistici. La norma però non è passata, come era accaduto alla Camera, a causa della mancanza di copertura economica (circa 100 milioni di euro).

Secondo Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, "si trattava di un atto di equità nei confronti del personale della scuola che ha una sola finestra di uscita nei pensionamenti con riferimento all`anno scolastico e non quello solare. Quell' emendamento - sostiene Pantaleo - poteva dare una risposta ai precari liberando altri 3500 posti da utilizzare per le stabilizzazioni".

La Uil Scuola sottolinea che la riforma pensionistica ha creato molti problemi nel personale della scuola. "Ed è ancora più penalizzante considerando che, chi lavora nella scuola può andare in pensione solo dal 1 di settembre. E' grave la responsabilità di quelle forze politiche che non hanno consentito l'approvazione di questo emendamento all'insegna dell'equità". Per la Uil la questione non è però chiusa: "sollecitiamo il ministro Profumo ad intervenire e continueremo ad insistere perché in sede parlamentare venga individuata una soluzione equa".

Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola sottolinea che "sulle pensioni la scuola non rivendica privilegi: chiede solo di non essere penalizzata a causa delle particolari modalità che regolano la cessazione dal servizio del suo personale. Chi ha impedito che passasse l'emendamento rivolto a questo fine si assume una grave responsabilità".

Critiche arrivano anche per la modifica all'emendamento, approvato il 26 gennaio scorso alla Camera, che avrebbe permesso ad oltre 20mila abilitati a partire dal 2008 si collocarsi "a pettine" nelle graduatorie ad esaurimento: l'emendamento approvato dalle commissioni del Senato prevede però l'istituzione di una fascia aggiuntiva. Reintroducendo le "code".

"Ma così - dice Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - si penalizzano dei docenti abilitati presso le Facoltà di scienze della Formazione primaria, Conservatori e Accademie solo perché hanno conseguito l'abilitazione in un mese o anno diverso dagli altri colleghi. Noi non ci stiamo: è scandaloso. Sono almeno tre le sentenze della Corte costituzionale violate: la 168/2004, la 41/2011, la 242/2011. E poi ci si lamenta che si ricorre ai tribunali: i ministri come tutti i parlamentari dovrebbero pagare con le loro tasche le condanne alle spese che la magistratura commina, e non i magistrati".

Fonte: TMNews

Le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio non approvano l’emendamento che avrebbe permesso al personale di lasciare il servizio facendo valere i contributi fino al 31 agosto. Tuona la Cisl: si assumono una grave responsabilità. Rammaricata la Flc-Cgil: sfumati 3.500 posti per assumere i precari. Uil: la questione non è chiusa. Intanto i 23mila abilitati dal 2008 accolti nelle GaE, ma in “coda”. L’ira dell’Anief: almeno tre le sentenze della Corte Costituzionale violate.

I timori dei sindacati erano fondati. La Scuola esce ancora una volta penalizzata dalle decisioni del Parlamento. Stavolta a smorzare gli entusiasmi ci hanno pensato le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato. Che tra gli emendamenti al decreto ‘milleproroghe’, giunto nel pomeriggio all’esame dell'Aula di Palazzo Madama, non se la sono sentita di inserire quell’emendamento, chiesto con insistenza dal Pd e da tutti i sindacati, che avrebbe permesso a migliaia di dipendenti, in larga parte insegnanti, di andare in pensione col sistema pre-Fornero facendo valere i contributi dell’intero anno scolastico in corso, quindi fino 31 agosto 2012. La richiesta, del resto, era del tutto lecita. Visto che il servizio del personale scolastico si sviluppa sull’anno scolastico e non quello solare. Evidentemente il vincolo dei 100 milioni di euro mancanti per “coprire” l’uscita anticipata di docenti e Ata, già decisivo alla Camera, è stato fatale.

Secondo Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola “sulle pensioni la scuola non rivendica privilegi, chiede solo di non essere penalizzata a causa delle particolari modalità che regolano la cessazione dal servizio del suo personale. Consentire di andare in pensione coi vecchi requisiti a chi li maturi entro il 31 agosto, e non il 31 dicembre, avrebbe permesso di rimuovere una vera e propria iniquità. Chi ha impedito che passasse l’emendamento rivolto a questo fine si assume una grave responsabilità”.

Secondo il leader del sindacato confederale, però, non è detta l’ultima parola. “La Cisl Scuola – conclude Scrima - incalzerà il governo e le forze politiche perché la questione sia comunque ripresa in considerazione, cercando e trovando una soluzione nel più breve tempo possibile”.

Delusa pure la Flc-Cgil, che pensa anche ai posti che si sarebbero liberati per il personale non di ruolo: “Quell' emendamento – dice il segretario generale Mimmo Pantaleo - poteva dare una risposta ai precari liberando altri 3.500 posti da utilizzare per le stabilizzazioni”. 
La Uil Scuola ricorda che “la riforma pensionistica ha creato molti problemi nel personale della scuola ed è ancora più penalizzante considerando che, chi lavora nella scuola può andare in pensione solo dal 1 di settembre”. Anche per la Uil la questione non è chiusa: “sollecitiamo il ministro Profumo ad intervenire e continueremo ad insistere perché in sede parlamentare venga individuata una soluzione equa.

 

Ma le critiche per l’esito del capitolo ‘milleproroghe’ a Palazzo Madama non finiscono qui. Molto attesa era anche l’espressione dei senatori a proposito del via libera della Camera sull’accesso nelle graduatorie ad esaurimento dei 23mila abilitati a partire dal 2008. La Lega Nord, guidata dal sen. Mario Pittoni, aveva promesso battaglia sino all’ultimo. Ed è riuscito quasi nell’impresa.

L’emendamento approvato dalle Commissioni del Senato prevede infatti l’istituzione di una fascia aggiuntiva alle graduatorie per quei "i docenti che hanno conseguito l'abilitazione dopo aver frequentato i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (Cobaslid), il secondo ed il terzo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione di docenti di educazione musicale" di alcune classi di concorso, "nonché i corsi di laurea in scienze della formazione primaria negli anni accademici 2008/09, 2009/10 e 2010/11". Porte sbarrate, quindi, per coloro che hanno iniziato i corsi lo scorso settembre (i cosiddetti abilitandi).

Vibrante la reazione di Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief, che ancora una volta si ritrova a dare battaglia contro le “code”: secondo il sindacalista in questo modo “si penalizzano dei docenti abilitati presso le Facoltà di scienze della Formazione primaria, Conservatori e Accademie solo perché hanno conseguito l’abilitazione in un mese o anno diverso dagli altri colleghi”.

Pacifico ricorda che quanto accaduto “è scandaloso”. Perché ci sono “almeno tre le sentenze della Corte Costituzionale violate: la 168/2004, la 41/2011, la 242/2011. E poi ci si lamenta – continua il Presidente dell’Anief - se si ricorre ai tribunali: i ministri come tutti i parlamentari dovrebbero pagare con le loro tasche le condanne alle spese che la magistratura commina, e non i magistrati. Soltanto così si otterrebbe quel poco di attenzione necessaria all’attività legislativa”. Il sindacalista rivolge quindi un appello ai senatori della Repubblica: “boccino o modifichino in aula il testo”. Ma è probabile, a questo punto, che i giochi al Senato siano fatti.

Fonte: Tecnica della Scuola

In Senato passa la proposta del governo: riapertura degli elenchi, ma non per gli abilitandi. Salta la soluzione per la pensione dei prof.

ROMA - Ok in commissione al Senato a dl milleproroghe, con una novita' per quanto riguarda le graduatorie della scuola. La Camera le aveva sostanzialmente riaperte, consentendo l'ingresso di neo abilitati e abilitandi senza particolari paletti. Al senato si cambia (anche se di poco) con un emendamento ad hoc del governo che e' arrivato in extremis per 'sedare' lo scontro fra la Lega, che diceva "no a qualunque riapertura delle graduatorie", e il Pd, che aveva chiesto la modifica approvata alla Camera.

Il testo del governo prevede la riapertura degli elenchi (chiusi con ula Finanziaria del 2007 dall'ex governo Prodi) ma solo per coloro (circa 23mila) che si sono abilitati negli anni successivi al 2007 e che hanno gia' il titolo. Niente abilitandi.

La novita' ulteriore e' che questi ultimi finiranno in coda agli elenchi: almeno per ora e fino a nuovo aggiornamento delle graduatorie (nel 2014) non potranno far valere il loro punteggio. Ok al testo del governo, dunque, ma c'e' gia' chi protesta. Come il sindacato Anief, secondo cui non si possono mettere in coda gli insegnanti. "Il governo- afferma, invece, la senatrice Mariangela Bastico, Pd, interpellata dalla Dire- ha proposto una buona mediazione. Non si potevano lasciar fuori gli abilitati come chiedeva la Lega, ma nemmeno inserirli a pettine visto che le graduatorie sono ferme e sono state aggiornate lo scorso anno. Far valere il loro punteggio significava dare ai neo abilitati un vantaggio. Nel 2014/2015 con il nuovo aggiornamento potranno rettificare la loro posizione".

PENSIONI, PROF ANCORA DISCRIMINATI - I prof continueranno ad essere 'discriminati' sul piano pensionistico. Non e' passato, infatti, al Senato, in commissione Affari Costituzionali e Bilancio, l'emendamento del Pd che prevedeva la possibilita' per i docenti che matureranno i requisiti per la pensione entro il 31 agosto prossimo di lasciare il lavoro con le vecchie regole. Cosi' come hanno potuto farlo i dipendenti pubblici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre scorso. Il Pd ha cercato di far capire al governo e agli altri partiti che "i docenti lavorano non sull'anno solare, ma su quello scolastico- come ricorda la senatrice Mariangela Bastico alla Dire- e dunque non possono andare in pensione l'1 gennaio, ma solo l'1 settembre. Ma non c'e' stato verso". Cosi' 4mila prof rimarranno fuori dai giochi e slitteranno automaticamente dentro al nuovo sistema disegnato dal governo Monti con un ritardo netto della loro pensione. Lega e Pdl hanno votato contro l'emendamento del Pd. E anche parte del centro.

Secondo i calcoli effettuati dal Pd la platea dei fruitori delle vecchie regole sarebbe stata di circa 4mila insegnanti con un costo, spiega alla Dire Bastico, di 215 milioni per la copertura fino al 2105.

Ma per la Ragioneria di Stato i beneficiari sarebbero stati 6mila con un costo, sempre secondo il Tesoro, di 600 milioni.

Cifre distanti che hanno allontanato il si' all'emendamento. Il pd, comunque, e' pronto a "ritentare" l'inserimento "in qualche altro provvedimento".

Fonte: Agenzia DIRE

 

All’ultima ora il governo ha presentato al Senato un emendamento che media tra opposte posizioni relativamente alla riapertura delle graduatorie ad esaurimento.

Il testo del Governo prevede la riapertura degli elenchi (chiusi con la Finanziaria del 2007 dall'ex governo Prodi) ma solo per coloro (circa 23mila) che si sono abilitati negli anni successivi al 2007 e che hanno già il titolo. Niente abilitandi, dunque.

La novità ulteriore è che questi ultimi finiranno in coda agli elenchi.

Ma c'è già chi protesta, come il sindacato Anief, secondo cui non si possono mettere in coda gli insegnanti.

È soddisfatta, invece la sen. Bastico (PD) che ha dichiarato: “Il governo ha proposto una buona mediazione. Non si potevano lasciar fuori gli abilitati come chiedeva la Lega, ma nemmeno inserirli a pettine visto che le graduatorie sono ferme e sono state aggiornate lo scorso anno. Far valere il loro punteggio significava dare ai neo abilitati un vantaggio. Nel 2014/2015 con il nuovo aggiornamento potranno rettificare la loro posizione”.

L’emendamento del Governo toglie dall’imbarazzo il ministro Profumo che in un primo tempo aveva dato il suo ok alla riapertura per poi ricredersi per salvare il suo progetto del concorso.

Fonte: Tuttoscuola

Rinnovo del contratto e ripristino degli scatti di anzianità fra i motivi della protesta. Ma lo sciopero è finalizzato anche a riproporre il problema del precariato.

Si riparte con gli scioperi nel comparto scuola.  Per il 3 marzo (ma è un sabato) l’Anief conferma la protesta. 

I motivi, peraltro facilmente intuibili, vengono così riassunti dal presidente Marcello Pacifico:“Al Governo chiediamo lo sblocco del contratto nazionale e il ripristino degli scatti di anzianità per il personale in servizio”. 

“Ma - aggiunge Pacifico - lo sciopero vuole essere anche una forma di protesta contro l’intesa Governo-sindacati del 4 febbraio 2011 finalizzata alla applicazione delle norme del decreto Brunetta al personale della scuola”. 

“E poi - conclude il presidente - ci sono le recenti norme sulle pensioni che ancora una volta penalizzano insegnanti e Ata, per non parlare del fatto che ci aspettiamo che si ponga finalmente mano ad un serio piano di interventi per affrontare la questione del precariato”. 

Allo sciopero del 3 marzo ha già aderito da tempo il Sindacato indipendente scuola ambiente di Davide Rossi che sarà presente con propri candidati all’interno delle liste Anief per le prossime elezioni per il rinnovo delle RSU. 

Va segnalato che proprio in queste ore anche Gilda-Unams ha fatto sapere di aderire alla protesta. 

Fonte: Tecnica della Scuola

All’indomani dell’approvazione alla Camera dell’emendamento al DL "milleproroghe" che prevede la riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) a favore di 20-23mila abilitati e abilitandi (soprattutto dei corsi di scienze della formazione primaria), i sindacati scuola rappresentativi hanno rilasciato queste dichiarazioni, in parte poco favorevoli.

Il problema va risolto organicamente, per evitare di separare le graduatorie dalle assunzioni e creare nuove inutili attese”, ha dichiarato Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola.

Sulla stessa lunghezza d'onda, Francesco Scrima, leader della Cisl scuola: “La riapertura delle graduatorie ad esaurimento rischia di essere una ‘non soluzione’, se non si affronta in termini complessivi il problema del reclutamento”.

Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, l'apertura delle graduatorie invece “è un atto dovuto al precariato della scuola che ha pagato pesantemente i tagli lineari del governo Berlusconi”.

Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda-Unams, ha dichiarato che “L'emendamento “indubbiamente sana alcune ingiustizie, ma non mancherà di sollevare le proteste da parte dei numerosi abilitati che, per svariati motivi, sono rimasti fuori”.

Dello Snals, il maggior sindacato autonomo del settore scolastico, non si conoscono, a tutt’oggi, precise prese di posizione.

Questi, dunque, erano stati i commenti sindacali di circa un mese fa.

Ora che il dibattito si fa particolarmente caldo per l'avvicinarsi del momento finale al Senato per decidere la conferma o lo stop a quella apertura delle GaE, i sindacati si limiteranno a fare da spettatori o vorranno sostenere le parti in campo?

Verso il ministro Profumo che sembra intenzionato a rivedere l’iniziale disponibilità all’apertura e a confermare, quindi, la blindatura delle graduatorie, i sindacati vorranno assecondarlo o contrastarlo?

Oppure si limiteranno a commentare privatamente i fuochi d’artificio che sullo scottante problema  l’Anief accende un giorno sì e un giorno pure?

Fonte: Tuttoscuola

Possono quattro senatori della Repubblica italiana, tra cui un ex ministro, farsi promotore di due emendamenti che vanno clamorosamente uno contro l'altro indicando soluzioni opposte?

A chiederlo pubblicamente è l'Anief, dopo aver appreso con stupore che i senatori della Lega Nord Roberto Calderoli, Lorenzo Bodega, Massimo Garavaglia e Gianvittore Vaccari hanno apposto la loro firma all'emendamento soppressivo della norma approvata il 26 gennaio alla Camera col decreto 'Milleproroghe', al fine di permettere ai docenti precari della scuola abilitati negli ultimi tre anni di inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento.

Negli stessi giorni, però, gli stessi senatori hanno anche firmato l'emendamento 1.0.1 (come la loro collega Paola Goisis aveva fatto alla Camera), che chiede l'esatto contrario: il mantenimento, di fatto, di quello stesso emendamento già approvato a Palazzo Chigi, che aveva come primo firmatario l'on. Antonino Russo (Pd), nonchè la conferma della giurisdizione esclusiva del Tar sulle controversie dei punteggi nelle graduatorie ad esaurimento.

Secondo l'Anief, "siamo di fronte alla dimostrazione che purtroppo nei palazzi della politica si possono approvare dei provvedimenti di cui i parlamentari non conoscono a pieno i contenuti. L'Anief chiede quindi al Governo di prendere le distanze da chi opera palesemente senza criterio". "Non era mai successo - ha commentato Marcello Pacifico, il presidente del sindacato degli educatori in formazione - che dei senatori chiedono il tutto e il contrario di tutto nello stesso provvedimento.

Se il Governo dipende dagli umori del capogruppo in VII Commissione della Lega Nord, Mario Pittoni, le cui idee contro le richieste dell'Europa sono sconfessate dagli stessi esponenti del suo partito alla Camera come al Senato, allora vuol dire che siamo alla frutta".

Fonte: Italpress

Alla Camera l'emendamento che allunga al 31 agosto i contributi utili per lasciare col vecchio sistema è stato rigettato per mancanza di fondi. Nel frattempo sono lievitate le pressioni sindacali. E anche le adesioni politiche. Martedì il decreto arriva in Aula.

Riprenderà lunedì 13 febbraio l’esame delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato per decidere il destino degli emendamenti al decreto 'milleproroghe'. L'arrivo del decreto in Aula è fissato per martedì prossimo e, al momento, anche al Senato viene dato per scontato il ricorso al voto di fiducia da parte del governo. Dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura. Il termine per l’approvazione dell’intero “pacchetto” modificato è il 27 febbraio.

Molte le norme ancora in bilico, su cui anche nel week end i senatori stanno procedendo ad approfondimenti e verifiche. Tra queste figura quella sui 23mila precari abilitati nell’ultimo triennio (ampiamente illustrata in altri articoli pubblicati su questa testata). Ma anche l’auspicato slittamento al 31 agosto prossimo della data utile per far accumulare al personale delle scuola (sono interessate alcune migliaia di docenti e Ata) i contributi utili a lasciare in servizio accedendo alla pensione d’anzianità col sistema pre-Fornero.

Alla Camera la deroga non passò, ma nelle ultime ore le sue quotazioni a Palazzo Madama stanno lievitando. Andando così nella stessa direzione auspicata dal Governo, che il 26 gennaio aveva avallato l’ordine del giorno a favore della normapresentato durante il dibattuto sull’approvazione del ‘milleproroghe’ a Palazzo Chigi.

L’emendamento (il 6.7) ha infatti riscosso il consenso da parte della VII Commissione del Senato. L’indicazione non è di poco conto, perché fa presumere che il sostegno politico alla deroga dovrebbe essere garantito. In sostanza il Pd, promotore della norma, si ritroverà in larga compagnia. Come del resto è accaduto in questi giorni coi sindacati: il 9 febbraio i sindacati Confederali (Cgil, Cisl e Uil) hanno manifestato per la sua approvazione organizzando un presidio in piazza del Pantheon, a pochi passi dal Senato. La Cgil ha fatto sapere che fino all'ultimo si impegnerà "perché le pensioni continuino ad essere garantite dal sistema pubblico della previdenza con criteri di equità che permettano di eliminare il percorso ad ostacoli che la Riforma della Ministra Fornero ha prodotto con l'innalzamento dei requisiti". Anche gli altri rappresentanti dei lavoratori, come la Gilda e lo Snals, sono subentrate in corso d’opera per dare il sostegno. L’Anief, che su questo punto aveva fatto una proposta formale alla Commissione Cultura della Camera, ha ironicamente auspicato l’approvazione dell’emendamento “firmato dai senatori di Grande Sud, sempre se gli amici della Lega Nord non votino contro perché i docenti sono per lo più meridionali”.

Bisogna a questo punto però vedere se l’emendamento arriverà in Aula. Molto dipenderà anche dal ruolo che potrebbe assumere sulla vicenda il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Anche in questo caso occorrerà però superare lo scoglio delle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali, che al pari della corrispettiva alla Camera potrebbe porre il suo veto. La speranza è che negli ultimi giorni siano state individuate le “voci” da cui estrapolare i fondi utili a finanziare il provvedimento. L’impresa non è facile: serve una cifra vicina ai 100 milioni di euro.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione riporta che sono il 57,8%, quindi più di 450.00 su 778.000. E solo lo 0,5% ha meno di 30 anni: in Spagna sono il 6,8%. La Commissione parla di “grave carenza” per il futuro. Amara l’Anief: l’Europa ci chiede di garantire il turn over ma il Senato pensa di bloccare i nuovi abilitati.

Ora anche l’Unione Europea si accorge che l’Italia è un Paese con troppi insegnanti over 50enni: si tratta del 57,8% dei 778.000 insegnanti complessivi, quindi oltre 450.000. Il dato, contenuto nel Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione, è stato definito dalla Commissione preoccupante perché il futuro della scuola italiana si prospetta con una "grave carenza" di docenti. E il loro numero continua a "scendere nel momento in cui quelli esistenti si avvicinano alla pensione".

Solo un altro Paese della Ue a 27 (la Germania, dove è stato riscontrato il 50,7% di docenti over 50enni) supera la soglia del 50% di professionisti che operano da dietro la cattedra.

Non va meglio se si guarda agli insegnanti giovanissimi, quello che hanno meno di 30 anni: con appena lo 0,5% l'Italia detiene il dato peggiore. In Germania la presenza di docenti under 30 si colloca al 3,6%, in Bulgaria al 5,5%, in Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8%.

Tra i primi a commentare le rilevazioni pubblicate dalla Commissione Ue è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, secondo cui è paradossale che “mentre il Senato si appresta a votare quell’emendamento soppressivo (14.10 Pittoni o 14.100 Mercatali) del comma 2-ter, art. 14 del Mille-proroghe che avrebbe consentito ai giovani laureati l’inserimento nelle graduatorie, l’Europa ci chiede di garantire il turn over tra i docenti ultracinquantenni e i giovani laureati abilitati. Ci si interroga –continua il leader dell’Anief - perché non abbiamo giovani laureati disposti ad insegnare, ma, in realtà, ci si dovrebbe interrogare perché vogliamo lasciare fuori dalle graduatorie, ad invecchiare, giovani laureati selezionati per insegnare. Stranezze di un Paese dove si vorrebbe fare entrare di ruolo nella pubblica amministrazione iure ‘soli seu aetatis’, per volontà del senatore di turno che trama per il suo ideale politico e non agisce per gli interessi del Paese”.

Pacifico coglie l’occasione per ricordare che le preoccupazioni dell’Ue sulla carenza di insegnanti italiani sono coincise con la presentazione da parte del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, del progetto di legge che punta ad assumere i docenti attraverso concorsi locali.

Con una cera ironia, il rappresentante dell’Anief sostiene che “tanto avremo nella scuola il tanto sospirato nuovo sistema di reclutamento lombardo con la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici dei padani-doc, seppur adottati tra i terroni. Altro che concorsi trasparenti: basterà esibire il certificato di residenza o di nascita, e perché no, la tessera elettorale (più diretta). Viva l’Italia”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

La Commissione dell'Unione Europea ha oggi reso 
pubblico il dato che il 57,8% dei 778.736 insegnanti italiani ha 
almeno 50 anni: solo un altro Paese della Ue a 27 (la Germania,
 dove è stato riscontrato il 50,7% di docenti over 50enni) supera
 la soglia del 50%.

L'alto numero di insegnanti con i capelli
 bianchi, contenuto nel Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione, è stato definito dalla Commissione preoccupante perché il futuro
 della scuola italiana si prospetta con una "grave carenza" di
 docenti.

Molto indicativo è anche il dato sugli insegnanti con 
meno di 30 anni, sempre contenuto nel Rapporto 2012: anche in 
questo caso, con lo 0,5%, l'Italia detiene il dato peggiore. In 
Germania la presenza di docenti under 30 si colloca al 3,6%, in
 Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8%. Secondo la stessa 
Commissione Ue preoccupa molto anche il fatto che il numero di 
docenti continua a "scendere nel momento in cui quelli esistenti 
si avvicinano alla pensione".


Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato scolastico
 Anief, "siamo di fronte ad un paradosso: mentre il Senato si
 appresta a votare un emendamento soppressivo su una norma già
approvata alla Camera nel Milleproroghe, che avrebbe consentito ai 
giovani laureati l'inserimento nelle graduatorie, l'Europa ci
 chiede di garantire il turn over. Stranezze di un Paese - continua 
il sindacalista dell'Anief - dove oggi è stato presentato il
 sistema di reclutamento lombardo con la chiamata diretta da parte
 dei dirigenti scolastici dei padani-doc, seppur adottati tra i 
'terroni'. Altro che concorsi trasparenti: basterà esibire il
 certificato di residenza o di nascita, e perché no, la tessera
 elettorale".

Fonte: Italpress

Le notizie che provengono dal Senato circa la possibile cancellazione dell’emendamento al DL “Milleproroghe”, già approvato dalla Camera e relativo all’apertura delle graduatorie ad esaurimento, ha messo comprensibilmente in allarme l’Anief.

Tuttoscuola ha dato ampia informazione sulle pronunce e sui pareri espressi dalla Commissione istruzione di Palazzo Madama, tra cui quella relativa alla presentazione di un emendamento, firmato da diversi esponenti di spicco della ex-maggioranza, che prevede la cancellazione della norma varata a Montecitorio alcune settimane fa.

Probabilmente proprio su quella notizia dell’emendamento soppressivo, da noi anticipata, l’Anief ha preso posizione con un duro comunicato con il quale esprime forte preoccupazione per quanto potrebbe succedere al momento dell’approvazione definitiva del decreto legge.

Le voci che giungono, su di un emendamento soppressivo dell’art. 14, c. 2-ter, a firma del senatore Pittoni (Lega nord), Possa e Asciutti (PdL), Valditara (FLI), e di un possibile parere favorevole del Governo, dimostrano, se confermate, come l’Italia, ormai, non sia più un Paese affidabile. – dichiara Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – La norma introdotta presso l’altro ramo del Parlamento, infatti, è stata presentata e approvata di concerto con il ministro Profumo, avvallata da tutte le forze parlamentari, proprio perché frutto non di un desiderio degli onorevoli deputati firmatari degli analoghi emendamenti, ma dell’intero Parlamento che in questa XVI legislatura, con ben quattro ordini del giorno di Camera e Senato, ne ha chiesto, ripetutamente, al Governo l’approvazione. Governo che ha dato neanche un mese fa parere favorevole.

Dopo aver rilevato una possibile contraddizione nei comportamenti di parlamentari dello stesso partito che, a seconda del ramo del Parlamento in cui si trovano, avrebbero avuto valutazioni diverse sull’argomento, Pacifico aggiunge che “Soltanto, il Partito democratico, sembra in questo momento rimanere coerente e avere le idee chiare in materia, proprio quel partito i cui esponenti di allora, nel dicembre 2006, trasformarono le graduatorie permanenti ad esaurimento con un piano di 150.000 immissioni in ruolo, con il voto contrario della Lega e del PdL.

“Speriamo soltanto – conclude l’Anief - che queste siano soltanto voci o che vi sia stata un clamorosa svista, in caso contrario, ci dovremmo rassegnare al fatto che la parola e la memoria dell’uomo non contano più niente”. 

Fonte: Tuttoscuola

"La riduzione del numero di contratti di apprendistato di quasi il 20%, soprattutto tra i minorenni occupati nelle aziende artigiane, è  la dimostrazione di come la riforma Gelmini della scuola secondaria superiori non abbia avuto alcuna ricaduta a livello di inserimento dei nostri giovani nel mondo del lavoro": è questo il commento del presidente dell'Anief (Associazione Nazionale Professionale), Marcello Pacifico, al XII Rapporto di monitoraggio sull'apprendistato, pubblicato oggi dal Ministero del Lavoro sulla base di dati Inps e Isfol, che ha quantificato in 542 mila i giovani in apprendistato, pari al 15% degli occupati tra i 15 e i 29 anni d'età.

Il rapporto ha evidenziato che nell'ultimo biennio è stato registrato un calo complessivo del 17%, mentre vanno in controtendenza le Province autonome di Bolzano e Trento: "E’ davvero un pessimo segnale - sostiene il presidente dell'Anief – perché conferma, come da noi sempre denunciato, che gli sforzi normativi e formativi fatti dal governo Berlusconi negli istituti tecnici e professionali non sono stati adeguatamente calibrati: significa che i ragazzi non hanno ancora le competenze necessarie per affrontare adeguatamente i tirocini nelle aziende e quindi per inserirsi nel mercato del lavoro".

Pacifico ritiene che di questo passo l'Italia rischia di rimanere sempre più indietro anche a livello internazionale: "Se si confrontano i dati italiani con quelli tedeschi - sostiene il sindacalista – emerge che il tasso di occupabilità dei giovani è diametralmente opposto, con i nostri purtroppo terribilmente indietro". Per il presidente dell'Anief, infine, "è sempre più necessaria e ineludibile un vera riforma dell'apprendistato".

Fonte: Italpress

Monitoraggio del ministero del Lavoro: sono 542 mila, solo il 15% degli occupati tra i 15 e i 29 anni. Rispetto al 2008 c’è un calo del 17%, con punte più alte tra minorenni e occupati nelle aziende artigiane. Preoccupa che solo un apprendista su quattro è iscritto alle attività di formazione pubblica. A quando il cambio di passo?

Anche il Governo Monti, dopo l’ultimo targato Berlusconi, punta sui contratti di apprendistato. Solo che occorreranno grossi investimenti. Perché gli ultimi dati, anche a causa della crisi del mercato lavorativo, indicano un preoccupante calo dell’antica formula di avvicinamento dei giovano alle professioni.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps e dall’Isfol, relativi al biennio 2009-2010, pubblicati dal ministero del Lavoro nel XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato, sono 542 mila i giovani in apprendistato: la quota corrisponde al 15% degli occupati tra i 15 e i 29 anni d’età. Il problema è che rispetto al 2008 è stato registrato un calo complessivo del 17%, con punte più alte per il segmento dei minorenni, soprattutto se occupati nelle aziende artigiane.

“Dai dati - fa sapere l’Isfol - traspare, tuttavia, anche qualche segnale di ripresa: sul fronte dei nuovi avviati si è avuta una contrazione del 27% nel 2009 ma l’anno successivo si è tornati ad un trend positivo del 2%. Inoltre, nonostante la crisi in atto il numero di apprendisti il cui contratto è stato trasformato a tempo indeterminato è comunque rimasto stabile nel 2009 ed è addirittura aumentato del 12% nel 2010. Rispetto ai contratti non standard l’apprendistato continua ad offrire maggiori possibilità di passare ad una condizione lavorativa stabile”.

Certo, si tratta di incrementi modesti. E comunque sempre molti distanti dal cambio di passo auspicato dalle massime istituzioni e concretizzatosi anche attraverso la discussa possibilità, approvata dal precedente Governo, di far valere come formativo a tutti gli effetti l’ultimo anno di scuola dell’obbligo (quindi tra 15 e 16 anni) di età, sempre se coperto da adeguata formazione in aula. Anche perché dallo stesso rapporto nazionale risulta che gli apprendisti iscritti alle attività di formazione pubblica sono appena il 25%. Peraltro con forti divari territoriali, con i valori di Centro e Mezzogiorno attestati non oltre il 15%. Non a caso, le realtà con la più alta percentuale di apprendisti in formazione sono le Province autonome di Bolzano (84%) e Trento (80%), il Friuli Venezia Giulia (75%) e l’Emilia Romagna (66%).

Secondo l’Anief, però, questi dati vanno letti anche come una sonora bocciatura del modello di riforma delle superiori: “La riduzione del numero di contratti di apprendistato di quasi il 20% - ha commentato il presidente Marcello Pacifico - è la dimostrazione di come la riforma Gelmini della scuola secondaria superiore non abbia avuto alcuna ricaduta a livello di inserimento dei nostri giovani nel mondo del lavoro”. Soprattutto se i numeri dovessero confermarsi così modesti anche nel biennio successivo. Quando cioè sarà entrato a regime il modello di riforma voluto dell’ex ministro dell’Istruzione.

In ogni caso, l’impressione è che la formazione in azienda rimane più un auspicio che una realtà di cui andare fieri. Soprattutto perché il 19% di giovani italiani continua ad abbandonare gli studi dopo la licenza media. Giovani che, secondo il direttore generale dell’Isfol, Aviana Bulgarelli, rischiano sempre più “di rimanere emarginati dalla vita professionale e di confluire in condizione di povertà ed esclusione sociale. L’apprendistato, viceversa, è uno strumento che può far emergere il talento anche di quei giovani cha hanno difficoltà con l’apprendimento scolastico tradizionale”. Su questo sono (siamo) tutti d’accordo. Ma quando i fatti?

Fonte: Tecnica della Scuola

 

In vista della discussione al Senato del decreto legge “milleproroghe”, l’Anief torna a difendere l’emendamento approvato dalla Camera che permetterebbe di far entrare nelle graduatorie ad esaurimento circa 23 mila docenti precari che si sono abilitati negli ultimi tre anni.

L'Associazione parla di “isolati interventi di alcuni esponenti politici, come il Sen. Mario Pittoni (Lega Nord), che continuano a sostenere che quell’emendamento non andava approvato, che in Senato potrebbe essere modificato o cancellato e che comunque incapperà nelle maglie dei tribunali”.

Secondo il Presidente dell’Anief queste ipotesi sono tutte da respingere. “Il Senatore Pittoni – dichiara Marcello Pacifico– dimentica che il tema è stato più volte affrontato dal Parlamento in questa legislatura durante le audizioni, e posto all’attenzione del Governo con almeno quattro ordini del giorno bipartisan approvati rispettivamente dal Senato (G.105, G9.104) e dalla Camera (9/4357-A-155, 9/4357-A-63), che prevedono proprio la soluzione emendativa contestata, nonché con una proposta di legge n. 4442 dell’on. Russo (PD) firmata da tutti i capigruppo della VII Commissione della Camera. Lo stesso senatore ha potuto registrare con i suoi occhi la sensibilità mostrata dai membri della VII Commissione Cultura del Senato (senatori Possa, Vita, Asciutti, Rusconi) sulla materia fin dal 3 novembre 2010 e avrà letto sicuramente l’emendamento analogo al mille-proroghe presentato dalla sua collega, on. Goisis (capogruppo della Lega presso la VII Commissione della Camera dei Deputati).

Il Presidente dell’Anief conclude il suo intervento con un appello pubblico: “continuare con questa sterile polemica crea soltanto confusione tra il personale della scuola. Facciamo uno sforzo: rispettiamo gli impegni presi dal Parlamento in questi tre anni!”.

L’invito di Pacifico avrà una prima verifica oggi, ultimo giorno per presentare al Senato emendamenti al testo approvato alla Camera. Si chiederà la cancellazione dell’emendamento?

Fonte: Tuttoscuola

A Roma il sindaco dispone la chiusura fino al 7 febbraio compreso. I giorni dovranno essere recuperati solo negli istituti dove si andrà sotto i 200 minimi previsti per il regolare svolgimento dell’anno scolastico. L’Anief chiede una proroga per la presentazione delle liste Rsu pari ai giorni di chiusura.

 

Ancora lezioni e attività didattiche sospese a causa della neve e del freddo record che ha colpito diverse zone del Paese, in particolare nel Centro-Sud. Ma soprattutto a Roma, dove l’allerta neve venerdì scorso aveva determinato l’insolita decisione del sindaco Gianni Alemanno di tenere aperte le scuole di ogni ordine e grado ma di sospendere tutte le lezioni in modo che gli alunni fossero rimasti a casa senza rimanere indietro con i programmi. L’abbondante nevicata di venerdì scorso ha trasformato la chiusura a metà degli istituti in una ordinanza di chiusura totale delle scuole per i successivi tre giorni. Se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, le scuole di Roma e Provincia riapriranno solo mercoledì 8 febbraio.

Sino al 7 febbraio, quindi, niente lezioni. Nemmeno nelle tre principali Università romane: niente lezioni, quindi alla Sapienza, a Roma Tre e Tor Vergata. Il sindaco Alemanno, che nel frattempo ha avviato un dura polemica con il prefetto, Franco Gabrielli, ha spiegato che la decisione di prolungare di lasciare chiusi gli istituti per un altro giorno è giunta "d'intesa con il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, dopo le segnalazioni di molti presidenti di Municipio, e in assenza fino ad ora di una previsione meteo ufficiale della Protezione civile nazionale (la polemica continua ndr), ha firmato un'ordinanza per mantenere domani la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado".

Nell’ordinanza il sindaco di Roma chiede anche la collaborazione dei capi d’istituto. "D'intesa con il direttore dell'ufficio scolastico del Lazio, Maddalena Novelli, - si legge sempre nell’ordinanza del municipio - si dà disposizione a tutti i presidi e i dirigenti scolastici di attivarsi per segnalare a Roma Capitale e alla Provincia di Roma eventuali problemi relativi alle vie di accesso agli istituti e ai cortili interni per evitare ogni pericolo di ghiaccio o di alberature pericolanti, così da garantire l'incolumità dei bambini e dei loro genitori. D'intesa con il prefetto, gli uffici pubblici saranno riaperti normalmente domani anche per coordinare la riapertura delle scuole nella giornata di dopodomani".
Cosa comporterà l’inatteso stop alle lezioni? Praticamente nulla nelle scuole dove lo scorso giugno i Collegi dei Docenti hanno saggiamente lasciato almeno quattro giorni di “riserva” oltre i 200 minimi previsti dalla legge per il riconoscimento dell’anno scolastico. In quegli istituti, invece, dove il numero di giorni programmati sono stati inferiori a 204 (assorbendone quindi troppi a favore di “ponti”, feste locali o prolungamenti di sospensioni natalizie e pasquali), presto gli stessi Collegi dei Docenti saranno presti chiamati a deliberare la “coda” di giorni necessari: in questi istituti, in pratica, sarà necessario prolungare le lezioni (da uno a quattro giorni) oltre la chiusura prevista ad inizio anno.

Ma le complicanze non finiscono qui. Secondo l’Anief, la chiusura forzata delle scuole sta comportando dei problemi anche sul fronte del rinnovo delle Rsu. Il 6 febbraio il sindacato di Marcello Pacifico ha quindi inviato formale richiesta, indirizzandola al Miur, all’Aran e alle organizzazioni sindacali che hanno firmato il protocollo che regola le elezioni in programma il 5, 6 e 7 marzo, attraverso cui chiede “una proroga per la presentazione delle liste nelle stesse scuole pari ai giorni di chiusuraA questo punto, infatti, sarebbe utile – sostiene l’Anief - soltanto il giorno di mercoledì 8 febbraio come data ultima per la presentazione delle liste”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Scade tra due giorni il termine ultimo per la presentazione delle liste per le elezioni delle RSU di istituto previste tra un mese. Presentazione che coincide con un momento straordinario per tutte le scuole italiane coinvolte nell’emergenza neve di questi giorni, con lezioni sospese e uffici chiusi. E proprio gli uffici di segreteria delle istituzioni scolastiche, chiusi per neve, erano interessati negli stessi giorni ad accogliere le liste dei candidati alle elezioni.

In ragione di questa emergenza che ha determinato in molti casi la chiusura delle scuole per vari giorni, l’Anief ha chiesto ufficialmente alla Direzione Generale del personale scolastico e al Gabinetto del Miur, nonché all’Aran, di disporre la proroga del termine di presentazione delle liste per un numero di giorni pari a quelli di chiusura per neve.

Ciò al fine di ripristinare – afferma Marcello Pacifico dell’Anief - la regolare durata, in termini di giorni complessivi, del periodo destinato alla presentazione delle liste”.

La richiesta di proroga è stata firmata dal presidente dell’Anief il 3 febbraio. A breve dovrebbe essere data risposta, considerata l’imminente scadenza del termine di presentazione.

Poiché Aran e Miur dovranno sentire in merito almeno i sindacati rappresentativi o definire con loro una rapida intesa, ci si augura un via libera di buon senso che eviti code polemiche che potrebbero avvelenare tutta la campagna elettorale.

Fonte: Tuttoscuola

Manca meno di un mese alle elezioni per le RSU nella scuola e un paio di giorni alla presentazione delle liste in tutte le istituzioni scolastiche, e il gioco, come era prevedibile, comincia a farsi pesante.

Fino a qualche giorno fa sembrava che a fare campagna elettorale fosse soltanto l’Anief che utilizzava ogni suo comunicato stampa su questioni scolastiche, con valutazioni e proposte, per invitare a candidarsi nelle proprie liste e, al momento del voto, a sostenerle. E non sono mancate critiche alla politica dei sindacati scuola che, con proprie liste, saranno presenti alla competizione elettorale.

Le critiche sono diventate, in questo modo, un attacco alle liste elettorali avversarie. E i sindacati scuola più rappresentativi, per la prima volta, sono usciti allo scoperto contro l’Anief.

La Cisl-scuola in un comunicato, dopo aver confutato affermazioni dell’Anief sugli scatti di anzianità, ha criticato l’Associazione che invitava a non votare le liste Cisl anche nelle scuole dove non vi saranno liste Anief, dichiarando che“è davvero sconsolante la prospettiva di doverci tra poco misurare con una così competente e nobile concorrenza elettorale. Con una sigla che, per quanto ci si sforzi, è davvero difficile definire sindacale, e che si distingue da tutte – ma proprio tutte - le altre per essere l’unica che non si limita a chiedere voti per sé, ma che esplicitamente invita al non voto per le organizzazioni a lei sgradite. Non la possiamo nemmeno definire una caduta di stile, possibile solo per chi ne possiede uno decente”.

Immediata la reazione dell’Anief che ha parlato di polemica sterile, ha ribadito le sue tesi sugli scatti di anzianità e, sul voto per le RSU, ha glissato su quell’invito a non votare comunque liste Cisl che aveva fatto irritare il sindacato di Scrima, dichiarando che “pretendere che l’Anief inviti a votare la CISL, a questo punto, avrebbe offeso la nostra intelligenza”.

Ma ce n’è anche per la Flc-Cgil, verso la quale l’Anief indirizza un altro comunicato dal titolo “Anche i grandi tremano e ricorrono alla disinformazione”, a proposito delle critiche della Flc-Cgil Lombardia sulla politica di alleanze sindacali che il sindacato di Pacifico “avrebbe avviato per mandare a casa la casta alle prossime elezioni”.

Sulle alleanze con altre sigle di sindacati minori, Anief precisa che “Nel sito dell’Aran, compare la sola lista Anief, perché in ragione di una scelta unitaria a causa di un’interpretazione autentica fornita dalla stessa CGIL-FLC nel 2007, non è più possibile all’elezione RSU presentare un cartello elettorale ma soltanto un soggetto sindacale unico a cui devono essere intestate le deleghe, se si vogliono conteggiare i voti presi dalle sue liste per misurare la soglia del 5% della rappresentatività sindacale. In questo senso, LISA, SCUOLA ATHENA, SISA, USI, CONITP hanno deciso di appoggiare la lista dell’ANIEF, unico soggetto tra queste, che presenta le liste.

Fonte: Tuttoscuola

Il senatore leghista respinge la richiesta dell’Anief di assumere da subito nelle GaE i precari ricorrenti. Per il sindacalista, Pittoni vuole solo ostacolare l’emendamento che aprirebbe le porte a 23mila neo-abilitati. E poi una modifica analoga al Milleproroghe è stata presentata dalla collega del Carroccio Paola Goisis.

Continua senza esclusioni di colpi lo scontro dialettico tra il senatore della Lega, Mario Pittoni, e il presidente dell’Anief, il sindacato degli educatori in formazione, Marcello Pacifico: le polemiche anche stavolta riguardano le graduatorie ad esaurimento, ma anche l’emendamento passato alla Camera, all’interno del cosiddetto decreto Milleproroghe, e da alcuni giorni all’esame delle commissioni del Senato, che permetterebbe la riapertura delle GaE a favore di diverse migliaia di neo-abilitati.

Pittoni, che è Capogruppo del partito del Caroccio in commissione istruzione a Palazzo Madama e promotore di un ddl sulla riforma della formazione e del reclutamento dei docenti italiani, si starebbe impegnando per ostacolare il sì definitivo al discusso articolo. Prima di tutto perché la sua applicazione “ingrasserebbe” di nuovo le osteggiate GaE, tornando quasi alla situazione precedente alle 30mila immissioni in ruolo estive. Le graduatorie, quindi, si confermerebbe più dei contenitori “permanenti”, come erano definiti sino a qualche anno, piuttosto che liste di attesa ad “esaurimento”.

Ma anche perché tra i promotori dell’iniziativa figurano diversi esponenti del Pd, il primo firmatario dell’emendamento è Antonino Russo. E poi la norma ha il sostegno dell’Anief, contro cui ormai è guerra aperta: stavolta al centro della contestazione del senatore leghista vi sono i 1.500 posti accantonati dal Miur in attesa dell’esito finale dei ricorsi presentati dai precari collocati in coda, secondo i giudici senza adeguati motivi giuridici, a seguito dei trasferimenti operati nella penultima “finestra” aperta dal Miur. Ebbene, secondo Pittoni, “le cose non stanno affatto nei termini dell’ultimo comunicato dell’Anief, che pretenderebbe l’immediato inserimento in ruolo dei suoi ricorrenti”. Il capogruppo della Lega sottolinea che è vero che al momento restano ferme le misure cautelari assunte dal Tar - osserva Pittoni – ma, come prevede l’art. 11 comma 7 del D.Lgs.vo 156/2010 (che l’associazione si guarda bene dal citare), gli interessati ne devono chiedere conferma entro 30 giorni al Giudice ordinario scelto”.La conseguenza, sempre, per Pittoni è che“se le riassunzioni interverranno nei 90 giorni cui fa riferimento l’Anief, le misure cautelari assunte dal Tar perderanno i loro effetti”. 

Ma c’è un’altra contestazione: “in pedissequa applicazione dell’art.11 comma 2 del Codice del processo amministrativo - sostiene il leghista - il Tar ha fatto salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda è scarsamente significativa, poiché questi ultimi sono essenzialmente da ricollegare all’impugnativa del D.M. e delle graduatorie. Gli interessati, se riterranno di riassumere i giudizi innanzi al Giudice ordinario, certamente non sono destinati a trarre alcun giovamento dall’annullamento della norma del D.M. concernente le modalità di formazione delle graduatorie”, conclude Pittoni.

Pronta la risposta dell’Anief, secondo cui uscite come quelle del senatore del Carroccio avrebbero solo lo scopo di non approvare l’emendamento, oppure di modificarlo, riducendone la portata, o ancora stroncarlo sin d’ora in vista di una inevitabile battaglia legale. Il presidente dell’Anief ritiene che queste ipotesi sono tutte da respingere: “il senatore Pittoni – ha scritto Pacifico – dimentica che il tema è stato più volte affrontato dal Parlamento in questa legislatura durante le audizioni, e posto all’attenzione del Governo con almeno quattro ordini del giorno bipartisan approvati rispettivamente dal Senato (G.105, G9.104) e dalla Camera (9/4357-A-155, 9/4357-A-63), che prevedono proprio la soluzione emendativa contestata, nonché con una proposta di legge n. 4442 dell’on. Russo (PD) firmata da tutti i capigruppo della VII Commissione della Camera. Lo stesso senatore ha potuto registrare con i suoi occhi, la sensibilità mostrata dai membri della VII Commissione Cultura del Senato (senatori Possa, Vita, Asciutti, Rusconi) sulla materia fin dal 3 novembre 2010 e avrà letto sicuramente l’emendamento analogo al Milleproroghe presentato dalla sua collega, on. Goisis (capogruppo della Lega presso la VII Commissione della Camera dei Deputati)”.

La risposta del leader dell’Anief è però stavolta chiusa con una sorta di appello (con chiosa però di parte): “continuare con questa sterile polemica – dice Pacifico - crea soltanto confusione tra il personale della scuola. Facciamo uno sforzo: rispettiamo gli impegni presi dal Parlamento in questi tre anni!”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Ancora pochi giorni per la presentazione delle liste. Aumentano schermaglie e comunicati: la Gilda proclama lo stato d’agitazione per il mancato sblocco degli scatti automatici, lo Snals guarda alla fase attuativa, la Uil parla di burocrazia irrispettosa dei prof. E la Flc-Cgil reclama il voto dei precari temporanei. L’Anief approva ma chiede: perché allora la Cgil ha firmato il regolamento sul rinnovo Rsu?

La campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu entra nel vivo. A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle liste, il termine è l’8 febbraio, i sindacati stanno raccogliendo gli ultimi candidati. Ma anche i presentatori delle liste, i sottoscrittori (il 2 per cento degli elettori) ed i loro rappresentanti da collocare in seno alla commissione elettorale che dovrà fare in modo che tutto proceda regolarmente durante le elezioni fissate dall’Aran per il 5, 6 e 7 marzo, oltre che in occasione dello scrutinio finale. L’appuntamento è fondamentale. Primo perché torna dopo oltre cinque anni, la maggior parte dei quali a gestire i rapporti con Governi poco vicini alla scuola.

In questi giorni i sindacati stanno cercando di far conoscere i loro programmi triennali (anche se in oltre mille istituti a settembre sarà di nuovo necessario tornare alle urne a causa degli effetti del dimensionamento che si concretizzeranno in estate): nelle scuole, attraverso i loro candidati e sostenitori. Ma a che a livello nazionale. Con comunicati e notizie particolarmente vicine ai sentimenti dei lavoratori.

La Gilda, ad esempio, ha oggi reso pubblico che il personale è entrato in stato di agitazione: se non dovesse al più presto concretizzarsi la promessa del ministro Profumo di accordare gli scatti automatici entro pochi giorni, potrebbe scattare anche lo sciopero. Su questo stesso punto, il blocco degli scatti, anche la Uil ha alzato la voce: “registriamo un ritardo inverosimile – ha detto il segretario Di Menna – il prevalere di una burocrazia irrispettosa delle esigenze di quanti, ogni giorno, con il loro lavoro fanno funzionare le scuole”. E tra i ritardi “c’è anche la questione degli inidonei. Si tratta di insegnanti – ha spiegato la Uil - rimasti in bilico tra pensione e servizio. In attesa risulterebbero malati”.

Anche lo Snals-Confsal si è compiaciuto dell’inclusione nel decreto ‘Milleproroghe’ della norma che permetterà di attuare l’attesissimo organico funzionale: dopo aver sottolineato che la richiesta dell’organico triennale era stata fatta “inizialmente dal solo” Snals, il sindacato guidato da Nigi ha annunciato che “ora ci impegneremo nella fase attuativa, che dovrà partire dall’anno scolastico 2013-2014, e su essa vigileremo”.

Ma c’è anche chi ha cercato sino all’ultimo di allargare il voto anche ai precari più sfortunati, quelli che operano nella scuola solo attraverso supplenze brevi. Come la Flc-Cgil, che nei giorni scorsi ha pubblicamente chiesto l’applicazione della “parità dei diritti sul luogo di lavoro tra precari e lavoratori con contratti a tempo indeterminato”. E questo perchè, ha aggiunto il sindacato di Pantaleo, “la composizione della platea elettorale” sia “più ampia possibile”.

Prendendo spunto da questa dichiarazione, è sceso in campo pure il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, che si chiede “come mai la stessa Flc-Cgil sino a qualche giorno fa non abbia avuto nulla da eccepire contro il regolamento che disciplina il rinnovo delle Rsu, non firmandolo oppure mettendo a verbale i punti da cui si dissocia” In ogni caso “chiedere che tutti i precari in servizio possano essere ammessi alle urne – ha aggiunto Pacifico – significa attuare quella parità di diritti tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato che l’Ue ha introdotto con la direttiva 1999/70/CE”. Con l’occasione, l’Anief ha chiesto anche di ridurre ad un anno il mandato degli eletti come Rsu: “in caso contrario docenti e Ata in servizio in oltre mille scuole” torneranno alle urne già a partire dal prossimo mese di settembre.

Fonte: Tecnica della Scuola

La notizia che l’esame di Palazzo Madama non avverrà su un testo immodificabile ma si potrebbe concretizzare con altri emendamenti, ha mandato in fibrillazione i rappresentanti dei lavoratori. Fa discutere anche il sì del ministro Giarda sulla riduzione del valore della laurea per partecipare ai concorsi e fare carriera.

Il decreto legge Milleproroghe continua ad essere al centro delle attenzioni dei sindacati della scuola. La notizia che l’esame di Palazzo Madama, dopo il via libera della Camera, non avverrà su un testo blindato ma si potrebbe concretizzare attraverso modifiche in extremis, ha mandato in fibrillazione i rappresentanti dei lavoratori.

Come ci si poteva aspettare l’argomento più dibattuto è quello del mancato slittamento al prossimo 31 agosto dei contributi utili per andare in pensione col vecchio sistema (chi nel 2012 ha raggiunto quota 96 accumulando un’anzianità contributiva di almeno 35 anni di contributi e 61 anni di età oppure 36 e 60), precedente alla riforma Fornero.

A riassumere le ragione dei lavoratori della scuola è stato Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola, il quale ha ricordato che docenti e Ata “hanno da sempre un’unica ‘finestra’ di uscita dal servizio, che coincide con la fine dell’anno scolastico e l’inizio del successivo. Fissare al 31 agosto, e non al 31 dicembre, la data cui fare riferimento per mantenere, se posseduti, i previgenti requisiti di accesso alla pensione eviterebbe di creare discriminazioni tra il personale, esposto a trattamenti diversi nel corso del medesimo anno scolastico”.

Quello delle pensioni negate è un argomento che trova d’accordo tutti i sindacati. Anche Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, ritiene fondamentale “inserire un emendamento che renda merito a quanto da noi richiesto alle commissioni di competenza della Camera. Un punto – ha aggiunto Pacifico – peraltro condiviso dal Governo in un ordine del giorno già approvato”. Quindi vederlo tradotto in emendamento al Senato “sarebbe una conquista di equità”.

L’anomalia del comparto Scuola, oltre che dell’Afam, è stata evidenziata anche in un documento inviato da Cgil, Cisl e Uil alle massime istituzioni di competenza: i sindacati confederali sottolineano che se non si arriverà ad approvare la deroga “c'è il rischio che si producano sempre nuove iniquità e si moltiplichino le condizioni di immotivate differenziazioni tra lavoratori che si trovano sostanzialmente nelle stesse condizioni”.

Ma ci sono anche altri argomenti che interessano i sindacati. Come il mancato inserimento, sempre nel Milleproroghe, della norma che “sgonfierebbe” il valore legale della laurea: nelle intenzioni del Governo, però mai tradotte in articolo di legge a seguito delle forti proteste di studenti, parti sociali ed opinione pubblica, c’era la volontà di minimizzare le varietà di titoli e di votazioni accademiche. Una decisione che avrebbe pesato non poco ai fini della partecipazione dei futuri concorsi pubblici nella pubblica amministrazione. Il provvedimento è stato “congelato”, in attesa di conoscere gli esiti di una consultazione pubblica che dovrebbe partire a breve. Nel frattempo, però, i componenti del Governo rimangono fermi sulle proprie idee:attraverso un intervento pubblicato su alcuni quotidiani, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha spiegato che “per rimuovere gran parte del 'valore legale' è sufficiente, per iniziare, vietare l'utilizzo del voto di laurea come titolo (o ridurne al minimo il peso) e vietare avanzamenti di carriera per effetto della sola acquisizione della laurea”. Giarda ha poi sottolineato che oggi il “titolo per giudicare l'idoneità o le capacità di laureati provenienti da università diverse può generare disparità di trattamento perchè attribuisce lo stesso peso a contenuti formativi potenzialmente diversi. Sarebbe come far pagare una uguale imposta sul reddito a soggetti che hanno un reddito diverso”.

Di diverso avviso, oltre che gli studenti, si sono espressi alcuni sindacalisti della scuola. Per il Presidente dell’Anief “il Ministro farebbe bene a capire il motivo per cui i nostri giovani non riescono a trovano un’occupazione. Non è un caso se Federico II già dal XIII secolo aveva fondato l’Università di Napoli, con il preciso scopo di preparare la classe dirigente che avrebbe amministrato il Regno di Sicilia. Non si capisce pertanto – ha concluso Marcello Pacifico - perché dopo 900 anni il peso della cultura debba essere cambiato”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

 

Da alcune settimane è in corso la campagna elettorale per le elezioni delle RSU di istituto che si svolgeranno tra un mese in tutta Italia.

La principale novità di queste elezioni è rappresentata dalla discesa in campo dell’Anief, che non perde occasione per lanciare la propria immagine nel mondo scolastico, vantando i meriti (veri o presunti) conseguiti con le sue numerose iniziative giudiziarie.

In questa fase la martellante campagna elettorale dell’Anief è finalizzata soprattutto a reclutare candidati per le liste da presentare in tutte le scuole (scadenza l’8 febbraio); e non passa giorno che non vi sia un commento, un ordine del giorno, una richiesta, una iniziativa che richiami l’attenzione del mondo della scuola sull’Anief e sulle sue proposte per risolvere i mille problemi della scuola.

Non sappiamo cosa pensino gli altri sindacati di questa campagna elettorale, ma non si può non riconoscere che l’Associazione ce la stia proprio mettendo tutta per far centro. Si vedrà tra un mese se tanto sforzo avrà prodotto il risultato sperato (dall’Anief).

La foga di riuscire a tutti i costi rischia però di giocare qualche brutto scherzo anche all’Anief, come è successo nel commentare la questione degli scatti di anzianità (servizio su Orizzontescuola), esprimendo proprie valutazioni sulle presunte colpe della Cisl-scuola e della Uil-scuola.

Il commento sulla questione degli scatti si chiude, ancora una volta, con l’invito a votare Anief per le Rsu, aggiungendo, però una chiosa finale sorprendente.

“Se vuoi mandare a casa, invece, questi sindacalisti (quelli della Cisl-scuola e della Uil-scuola – n.d.r), basta candidarti per la lista Anief nella tua scuola o trovare un candidato entro l’8 febbraio. Vota la lista Anief nel mese di marzo”.

E fin qui tutto ok, perché in campagna elettorale ognuno tira l’acqua al proprio mulino e chiede consensi all’elettore per la propria lista. Ma…

Ma subito dopo c’è una frase che lascia a dir poco stupiti, perché si invita il personale scolastico a non votare quei sindacati anche nel caso in cui non vi siano in lista candidati Anief. “ Se non trovi la lista Anief non votare questi sindacati per non farti, almeno, prendere più in giro”.

Insomma: o noi o nessuno.

Fonte: Tuttoscuola

Non si placa la protesta dei sindacati contro l'assenza, nel decreto Milleproroghe approvato in via definitiva ieri alla Camera dei Deputati, della desiderata possibilità, per il personale scolastico, di andare in pensione con le norme precedenti la riforma Fornero.

In particolare, l’Anief chiede al Senato "di rispettare l’impegno preso dal Governo: si conceda al personale della scuola la proroga al 31 agosto 2012 dei requisiti utili per lasciare il servizio con le vecchie regole".

Il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, giudica “importante inserire un emendamento che renda merito a quanto richiesto dall’Anief e condiviso dal Governo in un ordine del giorno già approvato: l’introduzione della finestra per il personale della scuola che desidera andare in pensione con le vecchie regole, avendo maturato i requisiti entro il 31 agosto 2012, sarebbe una conquista di equità, poiché questi dipendenti possono lasciare la scuola solo all’inizio di ogni nuovo anno scolastico”. 

Tocca le stesse corde il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima, che si augura “che il Senato rimedi ad una palese iniquità a danno dei lavoratori della scuola, recuperando quanto previsto dall’emendamento al decreto “milleproroghe”, già presentato e non accolto in precedenza alla Camera. I lavoratori della scuola hanno da sempre un’unica “finestra” di uscita dal servizio, che coincide con la fine dell’anno scolastico e l’inizio del successivo. Fissare al 31 agosto, e non al 31 dicembre, la data cui fare riferimento per mantenere, se posseduti, i previgenti requisiti di accesso alla pensione eviterebbe di creare discriminazioni tra il personale, esposto a trattamenti diversi nel corso del medesimo anno scolastico”.

La Cisl Scuola chiude ricordando che il personale scolastico ha già pagato molto per la crisi: “I lavoratori della scuola hanno già contribuito fortemente alle politiche di risanamento dei conti pubblici: non rivendicano privilegi, ma meritano sicuramente un segnale di attenzione che ci sembra doveroso”.

La Uil Scuola infine riporta sul proprio sito la lettera scritta il 30 gennaio scorso dai tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil in cui si rileva che nel Milleproroghe "non trova alcuna risposta il problema delle pensioni del comparto scuola e AFAM, dove vige una specifica normativa. In particolare, dovrebbe essere prevista l'opportunità di far slittare al 31 agosto del 2012 il termine per acquisire i requisiti per l'accesso alle pensioni con le norme previgenti la nuova normativa".

Fonte: Tuttoscuola

Il concorso pubblico per diventare dirigenti scolastici torna nel mirino delle autorità giudiziarie. Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato che ha confermato la possibilità per i docenti precari di partecipare al bando, questa volta Palazzo Spada è stato chiamato a esprimersi sulla legittimità della gara che è stata bandita lo scorso luglio.

La vicenda ha inizio all'indomani dei test per le pre-selezioni: il sindacato dei docenti Anief dopo aver contestato la presenza di alcuni quesiti sbagliati tra quelli sorteggiati, decide di denunciare la violazione. I 34mila candidati dovevano superare un test di 100 domande a risposta multipla; per passarlo sarebbe stato necessario marcare la casella giusta almeno 80 volte. Il primo settembre, da un elenco di 5mila quiz sono stati estratti i 100 che hanno costituito l'esame. Il bando stabiliva che per la prova pre-selettiva sarebbe stato assegnato un punteggio massimo di 100 per un test con tutte le risposte esatte. L'Anief ha quindi avanzato un ricorso per oltre 2mila docenti considerati non idonei, chiedendo al ministero dell'Istruzione di nominare una commissione di esperti e rinnovare il concorso.

In un primo momento il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato hanno respinto la richiesta di alcuni esclusi che domandavano di poter partecipare agli scritti con riserva. Il motivo di questa decisione, però, era che le ragioni sostenute dai ricorrenti investivano “profili di legittimità dell'intera fase di selezione basata su quiz a risposta multipla”, con la conseguenza che, qualora le ragioni fossero risultate fondate, si sarebbe determinato “l'effetto demolitorio dell'intera procedura con obbligo di rinnovazione della stessa e il coinvolgimento di tutti i partecipanti al concorso”.

I giudici di Palazzo Spada hanno dato ragione al sindacato: l'intera procedura concorsuale è da considerarsi illegittima. Con le ordinanze n° 64 e 67 dell'11 gennaio 2012, il Consiglio di Stato ha osservato che il ricorso deve essere, almeno in parte, sicuramente accolto: esso rileva il carattere obiettivamente erroneo di alcuni quiz somministrati e sottolinea a ragione che, in assenza di tali imprecisioni, gli appellanti avrebbero potuto proseguire e accedere alle prove successive. Un gruppo di docenti esclusi, grazie alle due ordinanze, sarà fin da ora ammesso agli scritti. Per il giudizio di merito definitivo si attende ora il responso del Tribunale amministrativo del Lazio. Il verdetto del Consiglio di Stato, tuttavia, è stato chiaro: l'intero concorso si è sviluppato in maniera illegittima. A rischio, adesso, l'intera procedura concorsuale, che potrebbe essere completamente annullata.

Fonte: Justice TV

Il Tar Lazio, come riferisce l’Anief, ha finalmente sciolto la riserva sulla competenza dei giudici circa gli inserimenti a pettine nelle graduatorie ad esaurimento per le assunzioni dei docenti, riconoscendo definitivamente che spetta al giudice ordinario intervenire in merito.

“Preso atto che dal richiamato orientamento giurisprudenziale emerge chiaramente che i DM disciplinanti le graduatorie finalizzate a fini assuntivi non assumono veste e qualificazione di atti di diritto pubblico espressione di esercizio di poteri organizzatori autoritativi ma di atti “.. che non possono che restare compresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato …….. di fronte ai quali sono configurabili solo diritti soggettivi, avendo la pretesa ad oggetto la conformità a legge degli atti di gestione della graduatoria utile per l'eventuale assunzione”. Va quindi confermata la mancanza di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario in subiecta materia”.

Nella sentenza breve, depositata il 24 gennaio 2012, il Tar concede, però, tre mesi di tempo per riproporre i ricorsi davanti al giudice del lavoro, mantenendo nel frattempo pienamente efficaci le pronunce emesse a favore dei ricorrenti con conferma dei commissariamenti ad acta degli uffici scolastici territoriali. “Alla dichiarazione di difetto di giurisdizione segue il rinvio della causa al giudice ordinario, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta davanti al giudice privo di giurisdizione tenuto conto del disposto di cui all’art.11 secondo comma del c.p.a.ex D.Lgs. 2-7-2010 n. 104 che “fa salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda medesima se il processo è riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia medesima”.

Esprime soddisfazione l’Anief che si era battuta per ottenere il riconoscimento degli inserimenti a pettine. L’Associazione di Pacifico, in un suo comunicato, precisa che “I ricorrenti Anief, pertanto, rimangono inseriti a pettine come rimane commissariata l’amministrazione che deve subito ottemperare a quanto disposto dalla magistratura.

Considerati i possibili elevati costi a carico dello Stato per i ricorsi che, per mero scrupolo difensivo, Anief notificherà già entro un mese richiedendo la conferma dei provvedimenti ottenuti, invitiamo il Miur a sbloccare nei prossimi giorni, subito, i posti accantonati  (si parla di 2.500 posti da assegnare) e, in auto-tutela, ad accettare una proposta conciliativa per i ricorrenti patrocinati, al fine di evitare non soltanto una condanna certa alle spese, per ogni singolo ricorrente, ma anche una dura condanna per lite temeraria, essendo la questione definita giuridicamente e per legge”.

Fonte: Tuttoscuola

Nel testo approvato dalla Camera non figura la modifica per lasciare col vecchio sistema conteggiando il servizio svolto fino al 31 agosto 2012. Erano necessari 100 milioni di euro. Che però per 'precoci' ed 'esodati' sono stati trovati aumentando il prezzo delle sigarette. Il Pd e la Cgil non si rassegnano. Amara la Uil. L’Anief minaccia un contenzioso.

Niente da fare: il personale della scuola intenzionato ad andare in pensione con le norme precedenti la riforma introdotta dal ministro Fornero quasi sicuramente non potrà conteggiare anche il servizio svolto fino al 31 agosto 2012, ma dovrà farsi bastare quello accumulato entro il 31 dicembre scorso. Chi non ce la farà, stime attendibili indicano qualche migliaio di docenti e Ata, dovrà così rimanere in servizio ed in diversi casi sarà costretto a rimanervi per alcuni anni.

Il Partito Democratico ha tentato di far passare l’emendamento al decreto Milleproroghe sino all’ultimo: “considerato il particolare tipo di attività di questo settore,bisogna far slittare l’entrata in vigore delle norme Fornero al 31 agosto 2012”, ha spiegato il capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

Ma non c’è stato nulla da fare: la Ragioneria dello Stato, dopo aver appurato che sarebbe stato cospicuo il numero di dipendenti a beneficiare della deroga, ha indicato necessaria una copertura finanziaria di circa 100 milioni di euro. Ma anche che in questo momento così critico, una cifra di questo genere non è disponibile.

Nel pomeriggio del 26 gennaio è così arrivato il via libera dell'Aula della Camera alla fiducia che il Governo Monti ha posto su un decreto privo dell’atteso provvedimento (ivoti a favore sono stati 469, i contrari 74, le astensioni 5). In effetti, alcune deroghe alla riforma Fornero sono state accordate già alla Camera, però solo quelle di cui beneficeranno i lavoratori 'precoci' ed 'esodati' (le risorse verranno trovate con l'aumento del prezzo delle sigarette). Viene allora da chiedersi? Perché per i dipendenti della scuola non è stato attuato un provvedimento analogo?

Amarissimo il commento di Massimo Di Menna, segretario della Uil Scuola: “nei confronti degli insegnanti, dellimportanza del loro lavoro si impiegano tante buone parole ma, quando si tratta di prendere decisioni di assoluto equilibrio, c’è una sorta di accanimento negativo”.

Secondo l’Anief la discriminazione verso il personale della scuola è evidente e se confermata verrà esaminata anche nei tribunali: a spiegarlo è il Presidente, Marcello Pacifico, secondo cui “è doveroso che il Parlamento approvi l’emendamento 6.19 per non negare, in corso d’opera, almeno, i diritti acquisiti. Tale scelta di buon senso eviterebbe un contenzioso dagli esiti scontati vista la diversa vigente disciplina applicata al personale della scuola rispetto al resto del pubblico impiego. Attendiamo fiduciosi, una saggia risposta”, ha concluso il leader dell’Anief.

Secondo la Cgil, però la partita non è terminata: “Quanto si è verificato alla Camera con la votazione del decreto Milleproroghe rende evidente, come abbiamo più volte sottolineato, che la questione pensioni non può essere considerata conclusa”, ha detto Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega alle politiche del welfare. Sulla questione dei lavoratori e lavoratrici della scuola, la sindacalista teme che vi sia “il rischio che si producano sempre nuove iniquità, e si moltiplichino le condizioni di immotivate differenziazioni tra lavoratori sostanzialmente nelle stesse condizioni. Auspichiamo quindi - è la conclusione di Lamonica - che si possa ancora correggere questo testo, e che si ricerchi da parte delle forze politiche e del Governo, la necessaria intesa”.

Anche perché il danno al personale della scuola non si limita alla mancata concessione degli otto mesi per lasciare col vecchio sistema. Uno degli emendamenti approvati in extremis per eliminare la penalizzazione del personale con 41 o 42 anni di contributi e meno di 62 anni di età non prevede, ai fini dell’anzianità contributiva, il riconoscimento della laurea riscattata.

Cosa accadrà ora? Il voto finale sul provvedimento ci sarà martedì prossimo e poi il decreto passerà all'esame del Senato, dove saranno affrontati i nodi del decreto rimasti irrisolti alla Camera. Considerando gli equilibri politici dei parlamentari eletti a Palazzo Madama, è meglio non farsi illusioni. Per averne la certezza non resta però che aspettare gli eventi. Come sta facendo il ministero dell’Istruzione, che per pubblicare la circolare sui pensionamenti del 2012 sembra volere attendere il “licenziamento” del Milleproroghe.

Fonte: Tecnica della Scuola

Si accende il dibattito tra contrari e favorevoli. Dopo le “stoccate” del sen. Pittoni e dell’Adi, dura replica del presidente dell’Anief Marcello Pacifico: al senatore leghista dice che il suo pensiero non è quello della Lega; all’'Associazione docenti italiani' consiglia di “concentrarsi sulla formazione del personale”.

Continuano le schermaglie dialettiche tra oppositori e favorevoli all’emendamento aldecreto Milleproroghe che dovrebbe permettere a più di 23.000 insegnanti precari abilitati a partire dal 2008 di collocarsi nelle graduatorie ad esaurimento. Dopo gli ultimi “attacchi” sferrati dal sen. Mario Pittoni , capogruppo Lega Nord nella commissione Istruzione del Senato, il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, tra i più fervidi sostenitori della norma che salvo colpi di scena dell’ultimo momento permetterà ai neo abilitati di inserirsi nelle liste di attesa pre-ruolo, sostiene che la presa di posizione del sen. Pittoni contro l’emendamento non rappresenta quella dell’intera Lega. E che quindi le sue parole non possono essere espresse a titolo di partito.

Il Senatore Pittoni – ha detto Pacifico - forse non è a conoscenza del fatto che la sua collega leghista, Paola Goisis (Capogruppo della Lega Nord in Commissione Istruzione della Camera), è la prima firmataria di un ‘emendamento analogo’, il 1.014, a quello approvato dalle commissioni della Camera nei giorni scorsi per permettere la sacrosanta inclusione dei 23mila abilitati e abilitandi nelle graduatorie ad esaurimento”.

Secondo Pacifico, inoltre, vi sarebbe un precedente: a tirarlo in “ballo” sarebbe stato lo stesso senatore leghista, chiedendo pubblicamente, nei giorni scorsi, se sia “giusto permettere ai nuovi docenti abilitati di poter scegliere la provincia di inserimento conoscendo perfettamente i punteggi di tutti gli altri candidati già inseriti”: il sindacalista dell’Anief ha ribattuto sostenendo che la stessa procedura “è stata adottata nel 2008 proprio dall’ex maggioranza del Senatore Pittoni quando agli specializzati del IX ciclo fu consentito l’inserimento nelle graduatorie: in quella occasione il suo partito ne votò l’inserimento”.

Il leader degli educatori in formazione ha poi replicato, con altrettanta durezza, anche all''Adi': anziché condannare il “manipolo di parlamentari pavidi” che avrebbero addirittura “pugnalato di nuovo alle spalle il corpo straziato della scuola” dando il via libera all’inserimento nelle graduatorie degli abilitati nell’ultimo triennio, Pacifico sostiene che l’'Associazione docenti italiani' “dovrebbe moderare i toni, visto che non rappresenta certamente il personale della scuola per numero di iscritti, e concentrarsi sulla formazione del personale, ragion per cui ha ottenuto fino ad oggi ogni anno docenti comandati dal Miur, pur in tempi di estrema recessione economica”.

Secondo Pacifico, inoltre, l’Adi sarebbe uscita allo scoperto tardivamente, senza eccepire nulla, quando c’era da farlo, delle conseguenze sulla categoria della forte riduzione di cattedre decisa dall’ultimo Governo Berlusconi attraverso la fatidica Legge 133 di fine 2008. “Dov’era l’ADi – chiede il sindacalista - quando in questi tre anni sono state soppresse per legge 4.000 sedi di dirigenza scolastica ed eliminati 100.000 posti nella scuola?”. Il presidente dell’Anief ritiene che anche il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, debba “cominciare a interrogarsi su quali associazioni siano ancora degne di far parte di quel Forum Nazionale delle Associazioni professionali dei Docenti e dei Dirigenti Scolastici (Fonadds) creato nel lontano 10 febbraio 2004, a meno che si pensi, come per il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, di prorogarne sine die la composizione”.

Ormai siamo alla “guerra” dialettica. Viene da chiedersi cosa accadrà qualora l’emendamento dovesse essere approvato in via definitiva.

Fonte: Tecnica della Scuola

Venerdì 27 gennaio è in programma uno sciopero generale proclamato da diversi sindacati di base contro la “manovra Monti” e in particolare i tagli della spesa pubblica e le nuove misure sui pensionamenti.

Per il 27 gennaio è in programma uno sciopero generale proclamato da diversi sindacati di base (Usb, Slai-Cobas, Cib-Unicobas, Snater, Usi, Sicobas), al quale hanno aderito altre sigle sindacali tra cui il Sisa e l’Anief, che in particolare sottolinea come la protesta sia contro “gli effetti dell’ultima finanziaria e della 'manovra Monti' che anziché attuare una svolta per tornare ad investire sui servizi pubblici, ad iniziare dall’istruzione, ha introdotto altri tagli alle spese di comparto e l'innalzamento dei requisiti per andare in pensione”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il 27 gennaio è sciopero generale indetto per tutti i lavoratori del pubblico impiego e delle aziende private italiane. Per 24 ore si fermeranno i trasporti – ferroviari, aerei, marittimi e tpl – col rispetto delle fasce di garanzia, ma anche uffici pubblici, sanità, poste, telecomunicazioni, e anche la scuola. Lo sciopero generale è proclamato da 7 sigle sindacali (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi) “contro il Governo Monti e le sue politiche che penalizzano lavoratori, pensionati, precari e disoccupati e che, con il ricatto del debito, intendono far pagare la crisi a tutti tranne coloro che hanno generato, speculato e fatto profitti su di essa: l'Europa delle banche, la finanza internazionale e le aziende”.

Riguardo alla scuola, nel volantino che invita a partecipare all'astensione dal lavoro e alla manifestazione, si trova scritto: “Ti vogliono convincere che questo è un governo tecnico, serio, che è nato per “salvare l'Italia” mentre le misure adottate da Monti sono in perfetta continuità con quelle di Berlusconi, sono approvate anche dal centro sinistra e non fanno altro che preparare una nuova crisi, ancora più profonda. Ti dicono che punteranno su sviluppo e formazione e invece non modificheranno neanche la controriforma Gelmini sulla scuola”.

Allo sciopero ha dato il suo appoggio anche l'Anief, nel nome dell'unitarietà contro “le recenti norme che obbligano al ricollocamento forzato in altro ramo dell’amministrazione, alla cassa-integrazione (80% dello stipendio per due anni) e al licenziamento dei soprannumerari e dei non-idonei, e contro l’ipotesi di ulteriori 100.000 posti da tagliare nella scuola”.

La manifestazione nazionale si terrà a Roma, con concentramento a piazza della Repubblica alle ore 9.30. Il corteo percorrerà via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, per concludersi in piazza San Giovanni.

Fonte: Tuttoscuola