contatti

La stampa scrive

Non tardano ad arrivare i contributi riguardanti il testo di Dario Ianes da noi pubblicato, relativo al Rapporto "Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte", che tanto ha già fatto discutere, in particolare sul nuovo ruolo che secondo tale documento dovrebbero assumere gli insegnanti di sostegno. Era stato lo stesso Ianes ad auspicare l'apertura di un dibattito e qui dunque riceviamo e pubblichiamo la nota di Marcello Pacifico*, presidente dell'ANIEF, che oltre a ritenere inaccettabile ogni tipo di "riconversione" degli attuali insegnanti di sostegno, dichiara anche che «il dibattito dovrebbe essere sulle buone o sulle cattive prassi individuate durante la sperimentazione ministeriale 'I Care', senza mai perdere di vista la giurisprudenza entro cui gli interventi necessari possano essere messi in campo»

L'ANIEF (Associazione Professionale Sindacale) intende denunciare i tentativi sempre più frequenti di spacciare per una buona prassi di integrazione l'assorbimento dei novantamila docenti di sostegno su posto comune, come richiesto da associazioni e fondazioni. Servono infatti posti in più e non insegnanti in meno.

L'avevamo detto e lo abbiamo sempre sostenuto: l'insegnante di sostegno riveste una figura specializzata che non può essere cancellata o sostituita in ragione di interessi particolari (carenza di organico) o generali (risparmio della finanza pubblica). L'attenzione che anche il Legislatore ha portato sul tema - come le ultime raccomandazioni all'utilizzo dei fondi per la formazione soprattutto per l'aggiornamento del personale scolastico in materia di handicap - pur condivisibile nella misura in cui intende creare delle competenze specifiche spesso assenti, non può e non deve in alcun modo prestarsi alla volontà di associazioni e fondazioni di eliminare l'organico di sostegno, in ragione di evidenti scelte dettate dall'economia.

A Dario Ianes [ci si riferisce al testo dello stesso da noi pubblicato e rintracciabile cliccando qui, N.d.R.], che in questi anni ha seguito da vicino il proliferarsi di diversi corsi e diversi strumenti voluti per creare questa professionalità, con costi non certo indifferenti affrontati da famiglie, insegnanti e istituzioni pubbliche, rispondo che il diritto all'integrazione è costituzionalmente protetto e non può essere ceduto in nome di una fantomatica inclusione che si dovrebbe verificare laddove l'insegnante curriculare si prendesse in carico da solo dell'intero processo educativo dell'alunno con handicap nella complessità dell'intervento didattico che deve attuare nei confronti di tutti gli alunni della classe.

Lo abbiamo visto con i recenti Progetti I.C.A.R.E. [dei progetti ministeriali I CARE - Imparare Comunicare Agire in una Rete Educativa, si veda nel sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, cliccando qui, N.d.R.], che seppur ben finanziati, hanno messo in luce tutte quelle difficoltà e tutte quelle carenze che l'insegnante curricolare ha nel rapporto con i colleghi specializzati sul sostegno e nella costruzione condivisa di una progettazione individuale di intervento educativo nei confronti degli alunni con handicap.

Lo abbiamo letto nelle pagine della Sentenza 80/10 della Consulta, laddove di fronte alla giusta idea di assicurare la pari erogazione del servizio del rapporto di uno a due su tutto il territorio nazionale tra alunni con handicap e docenti specializzati e di attuare una perequazione tra Province, il Giudice delle Leggi ha ricordato come comunque in tema di handicap il legislatore non possa decidere a priori un organico predefinito, senza autorizzare deroga al numero massimo di posti consentiti.

L'idea del super-insegnante affiancato da un consulente per rete di scuole - come se gli attuali insegnanti di sostegno potessero essere riconvertiti su posto comune e in pochi di essi potessero trasformarsi in esperti di counselling - può essere pensata soltanto da chi non frequenta il lavoro che ogni giorno gli insegnanti fanno nelle loro classi, può affascinare i genitori dei nostri alunni, può tranquillizzare i tecnici del Tesoro, ma risulterà pur sempre una chimera perché il docente curricolare, seppur formato (e qui ci vorrebbero almeno quattrocento ore di corso), raramente potrebbe seguire con continuità il percorso educativo individualizzato predisposto per l'alunno con handicap.
D'altronde, già i docenti specializzati sul sostegno si ritrovano in una sorta di "organico funzionale",facendo parte della dotazione organica provinciale che li assegna di volta in volta alle istituzioni scolastiche, dove i dipartimenti H decidono l'assegnazione ai singoli alunni.

Pertanto, prima di commentare il quinto capitolo (Linee progettuali per un nuovo approccio all'integrazione scolastica degli alunni con disabilità) del Rapporto Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte dell'Associazione TreeLLLe, della Caritas Italiana e della Fondazione Agnelli (Erickson, 2011), preferirei spostare il dibattito sulle buone o sulle cattive prassi individuate durante la sperimentazione I.C.A.R.E, senza mai perdere di vista la giurisprudenza entro cui gli interventi necessari possano essere messi in campo.

*Presidente dell'ANIEF (Associazione Professionale Sindacale). Partecipante alla Consulta Nazionale delle Associazioni dell'Osservatorio sulla Disabilità presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), 2006-2008.

Fonte: Superando.it

Vai all'articolo on line

 

Prima di immettere in ruolo i ricorrenti, l’amministrazione ha deciso di attendere la sentenza del Consiglio di Stato: se questo confermerà la posizione del Tar Lazio, i posti accantonati saranno attribuiti con decorrenza 1° settembre 2010. Nel frattempo però potrebbero aver già preso il ruolo con le nuove graduatorie…

http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=33209&action=view

 

Sulle immissioni di ruolo previste a settembre molte regioni del Nord si muovono autonomamente ignorando le vecchie graduatorie. 3mila precari del sud rischiano di nuovo l’esclusione
di CARLO DI FOGGIA

ROMA
Al tutti contro tutti che da qualche anno regna nel variegato universo del precariato scolastico si aggiunge in questi giorni un ulteriore tassello. Al nord, molti Uffici scolastici provinciali (ex provveditorati agli studi) hanno infatti deciso di congelare le 10mila assunzioni dei docenti precari della scuola da attuare attraverso le vecchie graduatorie, quelle, per intenderci, al centro di una battaglia legale per l’inserimento in ‘coda’ dei precari migrati da altre provincie, in particolare dal sud.

Il pomo della discordia è rappresentato ancora una volta dai 3mila insegnanti (quasi tutti del sud) che il commissario ad acta, nominato nel 2009 dal Tar del Lazio, ha imposto di inserire a ‘pettine’ (cioè per merito) nelle stesse liste. Piemonte, Veneto, Lombardia e Toscana, al contrario, sembrano muoversi nella direzione di un generale accantonamento di questi posti. Ufficialmente il blocco è motivato con l’attesa della sentenza di merito del Tribunale ma la sostanza, a torto o a ragione, è sempre la stessa: al nord quei supplenti non ce li vogliono.

Nonostante le impressioni, con questa storia la discriminazione c’entra poco, la questione è politica: la maggior parte dei precari riammessi per merito nelle liste del nord ha infatti punteggi superiori ai loro colleghi ‘autoctoni’, che pure hanno maturato nel tempo legittime aspettative di assunzione. Le sentenze in serie di Tar, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale sembrano non essere riuscite ad avere la meglio sul Ministro Gelmini che nel 2009, in sede di conversione di legge aggiunse al testo del decreto ‘salva precari’ una norma che di fatto congelava le graduatorie nelle regioni del nord consentendo il trasferimento in altre liste provinciali solo in ‘coda’.

In sostanza chi si fosse voluto trasferire, avrebbe potuto farlo a danno del proprio merito perché secondo le disposizioni la precedenza di fatto spettava, in base ad un punteggio minimo, agli insegnanti già registrati nelle graduatorie. Non è un caso che la maggior parte di coloro che si sono trasferiti nelle liste del nord provenga dal sud e di conseguenza non stupisce l’attivismo con cui la lega ha guidato le mosse del Ministero in questi anni. Quest’ultimo in realtà si era formalmente impegnato ad agire in ottemperanza alla sentenza della consulta che a febbraio di quest’anno aveva dichiarato incostituzionale la norma.

Nel 2007 l’allora Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni congelò di fatto le graduatorie rendendole non più ‘temporanee’ ma “ad esaurimento”, con l’obiettivo di assorbire la gigantesca mole dei precari attraverso un grande piano triennale di assunzioni, evitando in questo modo che le stesse si gonfiassero a dismisura. Caduto il governo, le norme volute dalla Gelmini hanno invece sbloccato le graduatorie e il ministero si è inventato il contestatissimo sistema dell’inserimento ‘in coda’. Da quel momento sono partiti milgiaia di ricorsi, la maggior parte dei quali patrocinata dall’Anief, un’associazione sindacale impegnata nella tutela dei ricorsi amministrativi nella scuola.

Gli insegnanti meridionali hanno punteggi più alti perché in media hanno più anni di esperienza alle spalle e questo nelle liste li colloca nelle posizioni più elevate, ma non solo al nord. Nel Lazio infatti, moltissimi insegnanti si sono visti spesso scavalcare nelle graduatorie della scuola elementare dagli oltre 5mila loro colleghi del sud (soprattutto campani), che si sono trasferiti in massa a seguito della sentenza della Consulta. I precari romani hanno protestato con il Ministero chiedendo di poter accedere ai fascicoli per verificare la reale legittimità di questi super-punteggi.

In campo però non c’è solo la Lega. Il Pd veneto infatti ha presentato una mozione, approvata all’unanimità dal consiglio regionale, per congelare le graduatorie 2010/2011 e attingere solo da queste le assunzioni previste a settembre. Sulla vicenda il Partito Democratico sembra spaccato al suo interno con il deputato Tonino Russo che invece ha chiesto un’immediata inversione di rotta agli Usr, sposando di fatto le tesi dell’Anief. In ballo, al sud come al nord, ci sono migliaia di voti: basti pensare che i precari individuati dal piano triennale di assunzione previsto a suo tempo da Fioroni erano infatti più di 150mila.

Il nuovo piano messo appunto dal Miur prevede a settembre 30mila assunzioni, un terzo delle quali (10mila) da individuare sulla base delle vecchie graduatorie ad esaurimento. A questo punto, la decisione delle regioni settentrionali riapre i giochi e mette di nuovo in mostra la babele normativa e burocratica che in questi anni ha generato il caos nella scuola pubblica e scopre di nuovo il fianco ad una possibile raffica di ricorsi davanti al giudice del lavoro. Un pasticcio in buona parte merito del Ministero Gelmini ma è chiaro che gli interessi politici e quindi clientelari in campo hanno di fatto compromesso la situazione. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico sulle assunzioni sembra regnare l’anarchia: ogni regione si muove autonomamente e il Ministero fatica a dare disposizioni precise. A centocinquant’anni dall’unità, sulla scuola, si torna all’Italia dei comuni.


 

Oltre 4mila dei 42.158 candidati che hanno presentato domanda di partecipazione al concorso ordinario per dirigente scolastico risultano privi dei richiesti requisti di servizio o di titolo per l'ammissione.

Si tratta di 4.114 persone che, nella quasi totalità dei casi, ci "provano". Qualche decina di candidati è forse in buona fede o può avere compilato con qualche irregolarità il modulo di ammissione, ma almeno 4mila candidati, sparsi in tutta Italia (più al nord che al Sud) tentano comunque l'ammissione, contando sul solito stellone all'italiana per ottenere prima l'ammissione con riserva e poi, superate le prove, strappare al parlamento qualche sanatoria trasversale per ratificare il ruolo.

Purtroppo è sempre avvenuto così, nella prima e nella seconda repubblica (e nella terza): per la mancanza di titoli si viene esclusi, si ricorre al Tar (l'Anief è pronta a sostenere il ricorso dei docenti precari che il servizio ce l'hanno, ma non di ruolo), si ottiene quasi sempre, con un buon legale (e con costi non simbolici), il "fumus" del danno per l'esclusione e si viene ammessi con riserva, mediante sospensiva del decreto di esclusione.

A questo punto metà del gioco è fatto perché la sentenza definitiva del Tar arriverà tra diversi mesi e, anche se quasi certamente negativa, non fermerà la macchina a concorsuale.

Se il candidato ammesso con riserva con sospesiva del Tar supera le prove e si colloca in graduatoria finale utile ha buone probabilità di farcela, anche se la la sentenza definitiva del Tar dovesse comportare il giusto depennamento dalla graduatoria di merito dei vincitori.

I candidati esclusi legittimamente e tardivamente dalla graduatoria si rivolgeranno ai parlamentari amici e, come è sempre avvenuto, otterranno ancora una volta un provvedimento straordinario di sanatoria e avranno il ruolo sospirato.

Lo stellone, ancora una volta, avrà funzionato.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line   

 

Con la nota prot. n. 6705 del 24 agosto 2011 il Miur ha diramato alcune precisazioni sulle assunzioni a tempo indeterminato del personale docente ed educativo.

A seguito di numerosi quesiti inviati al Miur, relativamente alle assunzioni a tempo indeterminato come dalla circolare n. 73 e dal decreto n. 74, entrambi del 10 agosto, la Direzione generale del personale scolastico ha chiarito alcuni punti relativamente alla rinuncia all’assunzione in ruolo e ai posti da utilizzare.

Intanto, l’Anief annuncia nuovi ricorsi perché “La nota del Miur - sostiene l’Anief -, continua a interpretare erroneamente la normativa, vietando i trasferimenti per cinque anni anche ai neo-assunti dal 1 settembre 2010, mentre la legge - a nostro avviso illegittimamente - voluta dalla Lega dispone tale provvedimento dal 1 settembre 2011".

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

 

Pittoni: "Il tono delle diffide dell'Anief è decisamente sopra le righe". In effetti la posizione dell'Anief, sostenuta dall'onorevole Russo del PD, non è affatto condivisa da altri sindacati della scuola. I ricorrenti inseriti a pettine sarebbero un migliaio in tutto. Un altro comunicato del senatore leghista.  Ma c'è già la contro-replica dell'Anief

Ormai la polemica fra l’Anief e il senatore leghista Mario Pittoni, trasformatasi negli ultimi giorni in un vero e proprio scontro senza esclusione di colpi, sta diventando il leit-motiv del dopo-ferragosto.

Dopo la notizia dell’accantonamento dei posti sulle graduatorie 2010/2011 il botta e risposta fra il senatore e l’associazione di Marcello Pacifico si è intensificato e nella giornata del 19 agosto si segnala una ulteriore presa di posizione di Mario Pittoni che questa volta parla di “ nervosismo di chi ha promesso a chi pagava i loro ricorsi di riuscire a piazzarli a scavalco in graduatorie diverse da quella scelta nel 2007, andando a ledere i diritti di chi c’era già”.

Ma a Pittoni non vanno giù soprattutto le lettere di diffida che l’Anief ha subito inviato ad alcuni Uffici provinciali e regionali del nord .
“Il tono delle diffide - ci ha detto in queste ore il senatore leghista - mi sembra decisamente sopra le righe anche a fronte del fatto che altre forze sindacali la pensano in maniera diametralmente opposta rispetto all’Anief”

Sul come uscire da questa situazione complicata Pittoni ha le idee chiare: “A questo punto la cosa più utile sarebbe che il TAR si decidesse a depositare al più presto la propria sentenza, come peraltro ho più volte sollecitato”.

Ma, in attesa del deposito della sentenza, non sarebbe male se anche il Ministero facesse la propria parte fornendo con una apposita nota indicazioni precise su come risolvere l’ingarbugliata matassa.

Assodato ormai che i posti spettanti ai ricorrenti inseriti a pettine dovranno essere accantonati in attesa che il contenzioso venga definito, si pone un ulteriore problema di non poco conto: un discreto numero di “pettinisti” è presente in più graduatorie di diverse province ma è del tutto illogico che l’accantonamento venga fatto su tutte le graduatorie.  L’accantonamento dovrebbe essere fatto per una sola graduatoria ma non è scontato che la decisione venga lasciata alla scelta del singolo docente.

La questione è legata anche alle dimensioni del fenomeno che, stando ad informazioni da noi raccolte, sarebbero un po' diverse da quelle che sono state finora rese note. Il numero di 3.000 finora circolato non corrisponderebbe infatti al numero dei ricorrenti ma piuttosto agli inserimenti a pettine complessivi. Poichè, come si è detto, molti ricorrenti sono presenti in più province sembra molto più ragionevole parlare di un numero di precari interessati alla questione non superiore alle mille unità.

In ogni caso un intervento del Ministero appare quanto mai indispensabile anche per evitare che le assunzioni e gli accantonamenti si svolgano con criteri e modalità diversi da regione a regione o addirittura da provincia a provincia.

Poche ore dopo la pubblicazione di queste note ci è pervenuta la contro-replica dell'Anief

Fonte: Tecnica della Scuola

Mentre la Lega punta sui controlli per bloccare nomine di docenti con punteggi sospetti, l’Anief ha deciso di mettere in atto una serie di ricorsi per ottenere a favore di iscritti o ricorrenti-Anief almeno la metà delle 30 mila nomine in ruolo.

Secondo il sindacato almeno il 10% dei 10mila posti retrodatati al 2010-11 verrà assegnato a docenti che a suo tempo hanno ottenuto di essere inseriti a pettine anziché in coda alle vecchie graduatorie ad esaurimento.

“Un altro 10% - precisa l’Anief - sarà assegnato dai giudici del lavoro con ricorsi gratuiti anche ex 700 per gli altri ricorrenti pettine, aventi diritto, al Tar e al PdR che seguiranno le nuove istruzioni dei legali, essendo le graduatorie di coda illegittime. Possibile ricorrere anche per chi non si è rivolto mai al giudice amministrativo o si era rivolto ad altre associazioni. Un altro 30% sarà assegnato ai docenti trasferiti nel 2011 grazie alla sentenza della Consulta ottenuta dall’Anief”.

L’Anief rende noto anche che “con successivo comunicato ai nuovi 67.000 assunti invierà le istruzioni per la pre-adesione ai ricorsi contro la firma del CCNL del 4 agosto che penalizza i precari neo-immessi in ruolo con meno di dieci di servizio eliminando il primo scatto di anzianità che avverrà dopo 8 anni di servizio”.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

In ballo ci sono i 10.000 posti da docente da assegnare attraverso le liste di attesa con le “code”. Il problema è che almeno 3.000 precari andavano inseriti a “pettine”. Ma ancora non si è compreso se il Miur li ha collocati come disposto dai giudici. Per il sindacato di Pacifico se ciò non accadesse scatterebbero gravi reati penali e responsabilità contabili.

A pochi giorni dalle convocazioni per le immissioni in ruolo, da concludersi entro il 31 agosto, ancora non è chiaro se le 10.000 assunzioni di nuovi insegnanti (su complessive 30.000) verranno realizzate sulle vecchie graduatorie comprendenti tutte i docenti trasferiti posizionati in “coda” o solo quelli che non hanno vinto il ricorso (per un’operazione ritenuta nelle aule dei Tribunali priva di presupposti giuridici). La questione non è da poco perché solo i legali dell’Anief hanno curato gli interessi di almeno 3.000 ricorrenti.

Secondo una durissima nota della stessa associazione sindacale siciliana, con iscritti però in tutta la Penisola, “l’amministrazione dietro la scusa della giurisdizione del giudice ordinario sta di fatto eludendo il giudicato formatosi alla luce della sentenze della Consulta e del Consiglio di Stato lasciando gli aventi diritto fuori dalle graduatorie pettinate. In pratica, Il Governo, per volontà di un partito politico (la Lega Nord ndr), decide chi deve entrare di ruolo al posto degli aspiranti legittimi salvo poi confrontarsi con la magistratura”. In effetti, l’Anief era riuscita a inserire a pettine almeno 3.000 ricorrenti nelle vecchie graduatorie secondo il loro punteggio nel rispetto del principio meritocratico, e aveva deciso di continuare il contenzioso al giudice del lavoro per gli altri ricorrenti non ancora inseriti. “Nel frattempo, già due procuratori generali della corte dei conti dell’Umbria e del Piemonte – incalza l'Anief - avevano richiesto al sindacato la documentazione relativa alla denuncia presentata di cattiva amministrazione della cosa pubblica”.

A questo punto, a pochi giorni dalle prossime immissioni in ruolo, l’Anief rincara la dose e chiede agli stessi procuratori generali “di impedire un ingeneroso sperpero di denaro pubblico nell’attribuire posti di lavoro nell’amministrazione ai non aventi diritto”. Ma non solo: “diffida i direttori scolastici regionali e la direzione generale (a cui sarò rinnovato l’invio di tutti gli elenchi) dal non inserire a pettine prima delle prossime immissioni in ruolo retrodatate per l’a.s. 2010-2011 tutti i ricorrenti al tribunale amministrativo anche non commissariati e dal non conferire gli incarichi legittimi, e risponde alle richieste della Corte dei Conti chiedendo giustizia nella rivelazione dei reati penali e delle responsabilità contabili rispetto alla presunta elusione con un intervento deciso – conclude il sindacato guidato da Marcello Pacifico - sulla legittimità delle operazioni da porre in essere al di là dei piaceri del politico di turno”.

La situazione, insomma, è davvero ingarbugliata. Senza entrare nel merito delle questioni giuridiche, l’impressione è che alla fine coloro che hanno vinto i ricorsi dovrebbero essere accontentati ed essere posizione a “pettine”. Per i precari del Centro-Nord aspiranti al ruolo, difesi dal Carroccio, non sarebbe comunque una sconfitta: rimarrebbero, infatti, altri 7.000 posti da assegnare attraverso le graduatorie a loro più favorevoli.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

 

Per coloro che hanno cambiato provincia in occasione degli ultimi due rinnovi, il futuro professionale dipenderà dalla nuova, dalla vecchia e dalle tre vecchie graduatorie di coda. Un pasticciaccio brutto all’italiana. L’Anief ha chiesto al Miur di poter far rinunciare in fase di scelta il contratto precedentemente accettato.

Nella vita c’è sempre una prima volta. E così accadrà quest’anno per le imminenti immissioni in ruolo. Per la prima volta, infatti, le assunzioni verranno fatte non da una sola, ma da ben due graduatorie permanenti, la vecchia e la nuova. Anzi per la precisione le graduatorie in gioco saranno ben cinque: la nuova la vecchia e le tre vecchie graduatorie di coda, tutte quelle nelle quali gli aspiranti si erano iscritti e sono iscritti. Bene. Entro il 31 agosto dovranno essere fatte le immissioni, ma naturalmente ogni Csa opererà in autonomia. Così potrà succedere che gli aspiranti vengano convocati in contemporanea in più città italiane, per l’esattezza in ben cinque città italiane. E quale precario ha il dono dell’ubiquità? Ora, siccome è concesso agli aspiranti rinunciare all’eventuale proposta di contratto a tempo indeterminato su nomina retrodatata dalle vecchie graduatorie senza per questo essere privato della facoltà di accettare un’immissione in ruolo dallenuove graduatorie. Non a caso l’Anief, l’associazione che tanti ricorsi dei precari ha patrocinato, ha indirizzato una chiara lettera al Ministero, dove chiede “di emanare una specifica FAQ in cui si espliciti che in maniera del tutto eccezionale è consentito, altresì, in sede di prime convocazioni presso ogni ambito territoriale, rinunciare alla proposta di contratto precedentemente accettata dalle vecchie graduatorie in luogo di un’analoga da accettare dalle nuove graduatorie, fermo restando l’assegnazione in surroga in seconde convocazioni del posto precedentemente accettato” Insomma le immissioni in ruolo di quest’anno hanno bisogno della massima chiarezza perché i Csa potrebbero trovarsi dinanzi a situazioni disparate e complesse, non facili da risolvere. E su tutto incombe lo spettro, come da noi sottolineato in un precedente articolo, dell’impugnazione del Dm, a detta di molti illegittimo. Un pasticciaccio brutto all’italiana per fare cortesie chissà a chi. Non una, ma cinque graduatorie: quest’anno si sciala e l’assunzione potrebbe uscire fuori da una scatola a sorpresa. Il 31 agosto comunque si avvicina e ormai rien ne va plus, lesjeuxsontfaits…

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

Ma per ora il sindacato di Pantaleo si limita a sospendere la firma. Netta presa di posizione di Professione Insegnante, mentre l'Anief preannuncia ricorsi contro il blocco stipendiale per i neo-assunti.

Con un comunicato di poche ore fa la Flc-Cgil conferma il proprio giudizio sul contratto relativo alle 67mila assunzioni e parla di nuovo di “accordo a perdere”.
Questa volta, però, il sindacato di Mimmo Pantaleo fornisce anche i dati e, numeri alla mano, dimostra che i nuovi assunti subiranno in 6 anni una perdita salariale complessiva che andrà da un minimo di 1.800 euro per i collaboratori scolastici ad un massimo di 7.700 euro per i docenti della secondaria di secondo grado.
Secondo la Flc l’accordo rappresenta un vero e proprio “baratto” in quanto “si scambiano le stabilizzazioni del personale precario della scuola con pesanti ipoteche sulla progressione retributiva di chi lavora già da anni nella scuola”.
“In una situazione segnata dal blocco dei contratti pubblici e da una manovra finanziaria pesantissima per i lavoratori
- sostiene la Flc - la riduzione dello stipendio per i neo stabilizzati i ruolo è un'operazione socialmente ingiusta”.
Ad una analisi così negativa dovrebbe corrispondere - secondo logica - la definitiva decisione di non sottoscrivere l’accordo, ma, curiosamente, la Flc continua a dire che la firma è solamente sospesa, “in attesa che il Governo scopra le proprie carte”.
Nettissima, invece, la presa di posizione della Associazione Professione Insegnante che dichiara: “Il 4 agosto 2011 sarà purtroppo una data da ricordare, mai si era arrivati così in basso” e parla di “sindacati gialli e concertativi” (CISL UIL SNALS e FGU) che hanno deciso di barattare i diritti in cambio del “sacrosanto diritto della stabilizzazione dei rapporti di lavoro nella scuola”.
Per parte sua l’Anief annuncia che sosterrà i ricorsi contro la firma del CCNL del 4 agosto che “penalizza i precari neo-immessi in ruolo con meno di dieci di servizio eliminando il primo scatto di anzianità che avverrà dopo 8 anni di servizio - per volontà dei tecnici del MEF, e penalizza tutti i neo-assunti che non potranno spostarsi per cinque anni per ricongiungersi con la propria famiglia”.

Vai all'articolo on line

L’Anief ha chiesto formalmente al Miur, cui ha inviato una lettera-diffida, la correzione entro 24 ore del sistema informatico per consentire ai precari la presentazione della domanda, e chiede comunque che venga predisposto un modello cartaceo ad hoc. Se il Ministero non accoglierà la richiesta l’Anief darà agli interessati apposite istruzioni per ricorrere al Tar.

Secondo il sindacato la normativa vigente “prevede che le domande di ammissione al concorso possono essere redatte in carta semplice, secondo uno schema che deve essere fornito dall’amministrazione e inviate all’amministrazione competente”, e quindi il Ministero dovrebbe predisporre tale schema oltre che correggere il sistema informatico che attualmente non consente al personale non di ruolo di presentare la domanda.

L'eventuale ricorso contro l’esclusione dalla partecipazione al concorso trova il suo fondamento giuridico nella direttiva comunitaria 1999/70/CE, di cui peraltro il Ministero contesta l’applicabilità in Italia, almeno per quanto riguarda il settore della pubblica istruzione.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

Le leggi attribuivano 40 punti di sopravvalutazione ai docenti in graduatoria nel territorio provinciale in nome della continuità didattica.

La Corte Costituzionale ha dichiarato oggi l'illegittimità costituzionale di due articoli della legge della Provincia autonoma di Trento relativo al Sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino introdotti con le disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2008 e pluriennale 2008-2010 e per la formazione del bilancio annuale 2009 e pluriennale 2009-2011 della Provincia autonoma di Trento.

Con la sentenza n. 242/2011 viene dichiarata l'illegittimità costituzionale sia dell'attribuzione di 40 punti relativi alla continuità di servizio nelle scuole della provincia di Trento sia dell'inserimento in coda dei docenti già inseriti in graduatorie di altre province.

La decisione della Consulta soddisfa l'Anief, che aveva promosso i ricorsi contro la legge della Provincia autonoma di Trento e che assegna alla dichiarazione di illegittimità una portata nazione: "Nessuna barriera al trasferimento dei precari della scuola può essere posta in nome della continuità didattica, neanche sotto forma di un bonus aggiuntivo di punti 40 per ogni anno di servizio da supervalutare nella provincia di appartenenza (quella di Trento)".

Nel pomeriggio il Dipartimento Istruzione Università e Ricerca ha diffuso una nota con la quale assicura in tempi rapidi l'espletamento delle operazioni per garantire l'avvio regolare del prossimo anno scolastico. Si procederà alla rideterminazione delle graduatorie e a tutte le operazioni di assunzione in ruolo e nomina a tempo determinato, in tempo utile per assicurare un avvio regolare dell'anno scolastico 2011/2012.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

Pubblichiamo i link a due articoli sulla dichiarazione di illegittimità costituzionale sui 40 punti a Trento e sulla vicenda delle istanze di accesso agli atti nei confronti dei docenti che hanno chiesto il trasferimento in GaE.

Tuttoscuola: Graduatorie, come richiedere l'accesso agli atti

Tecnica della Scuola: Il senatore Pittoni replica all’Anief su punti Trento

L'ANIEF, come già segnalato al MIUR, agli Uffici Scolastici Regionali ed agli Ambiti Territoriali Provinciali, ribadisce che le istanze di accesso agli atti presentate ai sensi della Legge 241/1990 nel riguardare la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti devono necessariamente contenere la motivazione specifica, pena il diritto al rifiuto, al differimento o alla limitazione dell’accesso e che che la semplice richiesta di consultazione dei fascicoli dei docenti trasferiti da altre province da parte di controinteressati, nel rispetto anche della normativa sul trattamento dei dati personali (D.lgs. 196/2003), non possa avvenire sulla generica motivazione di un trasferimento consentito dalla normativa vigente (ex plurimis, Legge 106/2011).

Vai al comunicato ANIEF

A Torino, in occasione della pubblicazione delle graduatorie ad esaurimento per il biennio 2009/2011, 17 docenti, 12 dei quali nati a Torino, sono stati depennati dalla graduatoria a seguito di accertamenti sulla veridicità delle dichiarazioni rese.

A quanto pare, ormai i precari della scuola stanno attenti, molto attenti, anche perché i controlli del Miur sulle graduatorie sono sporadici, per non dire quasi inesistenti.

Gli inserimenti a pettine su tutto il territorio italiano, infatti, stanno dando i loro “frutti”. Maria Grazia, 36 anni, insegnante precaria alle scuole elementari modenesi, era prima nella graduatoria per un contratto a tempo indeterminato, prima nella graduatoria a tempo determinato.

Poi, c’è stato il rinnovo delle graduatorie. Et voilà: si è ritrovata al 28esimo posto in entrambe le graduatorie, superata da docenti arrivati da Napoli, Messina, Brindisi, Palermo, Catania, Sassari, Reggio Calabria, Caserta… Il bello è che tutti questi aspiranti hanno punteggi altissimi rispetto al suo, grazie alle autodichiarazioni. I modenesi in graduatoria da anni poco alla volta l'hanno scalata per poi ritrovarsi giù, giù, senza possibilità di immissione in ruolo.

Lo stesso è accaduto a Roma, città preferita, come abbiamo sottolineato in un precedente articolo, da coloro che hanno deciso di cambiare provincia. Ma i docenti “romani de Roma” non ci stanno e hanno deciso di rivolgersi al senatore leghista Pittoni, guarda caso proprio colui che, per tutelare i docenti settentrionali, aveva (inutilmente) proposto un bonus di 40 punti per coloro che rinunciavano a cambiare provincia.

In sostanza si chiede di effettuare un controllo rigoroso e a tappeto sulle documentazioni dei docenti trasferiti per accertare che i punteggi più elevati siano veritieri e non gonfiati.

Subito il Miur con la nota prot. 6121 del 21 luglio 2011 indirizzata ai Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali invita gli Uffici periferici territoriali a predisporre i fascicoli personali dei docenti trasferiti e di consentirne l’accesso parte di altri docenti controinteressati, “predisponendo, ove occorra, piani di supporto per l’espletamento delle attività necessarie”.

Insomma, attenzione perché partono i controlli. Subito interviene l’Anief, fautrice dell’inserimento a pettine, sottolineando come “le istanze di accesso agli atti presentate ai sensi della Legge 241/1990 nel riguardare la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti devono necessariamente contenere la motivazione specifica, pena il diritto al rifiuto, al differimento o alla limitazione dell’accesso. Pertanto, viste anche le recenti segnalazione pervenuteci, si ritiene che la semplice richiesta di consultazione dei fascicoli dei docenti trasferiti da altre province da parte di contro interessati, nel rispetto anche della normativa sul trattamento dei dati personali (D.lgs. 196/2003), non possa avvenire sulla generica motivazione di un trasferimento consentito dalla normativa vigente (ex plurimis, Legge 106/2011)”.

Motivazione o non motivazione, una specifica sempre si troverà. Partono i controlli. Ma stranamente solo per chi si è trasferito di provincia. Gli altri, e qui sta il paradosso, possono dormire sonni tranquilli, dichiarazioni false o meno. La guerra non è più solo nord contro sud, adesso i romani sono contro i meridionali e addirittura i reggini contro i messinesi.

Per un posto di lavoro si fa anche questa meschina lotta tra poveri.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

Sulle graduatorie ad esaurimento da tempo le valutazioni e le iniziative della Lega, da una parte, e dell’Anief, dall’altra, sono di segno opposto, con qualche seguito di polemica.

La divergenza di vedute è emersa anche in occasione della “questione romana” dei docenti arrivati da altre province a contendere il posto ai locali.

Il sen. Pittoni (Lega) ha raccolto il “grido di dolore” dei docenti romani strappando al Miur la nota per favorire l’accesso ai fascicoli personali degli insegnanti trasferiti e consentire il controllo, da parte dei contro interessati, della veridicità della documentazione prodotta.

L’Anief ha risposto immediatamente ricordando ai Direttori generali che “le istanze di accesso agli atti presentate ai sensi della Legge 241/1990 nel riguardare la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti devono necessariamente contenere la motivazione specifica, pena il diritto al rifiuto, al differimento o alla limitazione dell’accesso”. Si tratta indubbiamente di un richiamo ineccepibile che l’Anief completa ricordando che “la semplice richiesta di consultazione dei fascicoli dei docenti trasferiti da altre province da parte di contro interessati”.

In questo modo, però, l’Anief assume pregiudizialmente la difesa dei docenti trasferiti, avallando indirettamente il sospetto che alcune (poche? tante?) documentazioni non siano corrette come da tempo la Lega va dicendo continuamente nei suoi comunicati.

A questo punto è lecito chiedersi se non sia il caso di eseguire un controllo sulla documentazione non attraverso la richiesta di accesso ai fascicoli da parte dei contro interessati, bensì, come consente la legge, da parte degli Uffici scolastici territoriali.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

La Lega sembra prendersi una rivincita (morale) sul mancato bonus dei 40 punti che aveva proposto per premiare i docenti residenti che non chiedevano trasferimenti in graduatorie ad esaurimento di altre province.

Da Roma, infatti, molti insegnanti già iscritti nelle graduatorie ad esaurimento della provincia hanno chiesto proprio aiuto al senatore leghista Pittoni che, a suo tempo, aveva proposto invano il premio di fedeltà ai docenti che rinunciavano al trasferimento per tentare una ultima difesa, dopo che si sono visti scavalcare da molti altri docenti trasferiti dalle province del Sud.

Sono due le richieste di difesa affidate al parlamentare leghista: controllo e retrodatazione.

Con la prima difesa si chiede di effettuare un controllo rigoroso sulle documentazioni dei docenti trasferiti per accertare che i punteggi più elevati corrispondano effettivamente a situazioni reali.

Non c’è ovviamente nessuna prova che i punteggi siano stati alterati, ma, considerata una certa facilità con cui, a volte, si conseguono punteggi di servizio o titoli di cultura, i docenti romani voglio vederci chiaro, e chiedono quei controlli che l’Amministrazione dovrebbe eseguire a campione, ma che raramente mette in atto.

In proposito il sen. Pittoni, a quanto sembra, si è già dato da fare visto che il Miur se ne è uscito con la nota prot. 6121 del 21 luglio 2011 indirizzata ai Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali con cui si invitano gli Uffici periferici territoriali a predisporre i fascicoli personali dei docenti trasferiti e di consentirne l’accesso parte di altri docenti controinteressati, “predisponendo, ove occorra, piani di supporto per l’espletamento delle attività necessarie”.

A dire il vero quella nota, piuttosto inusuale, è la conseguenza del livello di tensione che attraversa da mesi il mondo del precariato dove ricorsi e controricorsi, iscritti in coda o a pettine hanno finito per creare sospetti e diffidenze verso tutti, come la richiesta di controlli dimostra. Ne è prova anche l’immediata presa di posizione dell’Anief che ha ricordato come la richiesta di accesso agli atti deve essere sempre adeguatamente motivata.

Ci auguriamo che gli eventuali controlli, doverosi, accertino la correttezza delle documentazioni  prodotte, perché, in caso diverso, potrebbero esserci ripercussioni politiche.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

Le attuali graduatorie a esaurimento non sono così sicure e definitive come si crede. Su di esse, infatti, incombe una sentenza del Tar Lazio che è in attesa di pronunciarsi, dopo aver disposto dei provvedimenti di natura cautelare.

Attorno a questa sentenza, però, si è creato una sorta di mistero, in quanto la decisione della Corte Costituzionale sulla questione pettine-code è stata depositata lo scorso 9 febbraio e la 3ª sezione del Tar Lazio si è riunita in camera di consiglio il 3 marzo: ma dal 3 marzo a oggi della sentenza nessuna traccia.

Non a caso la Cisl scuola ha rivolto una lettera al presidente Napolitano nella quale chiede che il Tar riassuma il processo sospeso “depositando la sentenza di merito, ponendo fine – almeno nel primo grado di giurisdizione – ad una vicenda che da oltre due anni vede contrapposti gli interessi di molti aspiranti all’assunzione in qualità di docenti a tempo indeterminato nella scuola statale, iscritti nelle richiamate graduatorie ad esaurimento.”

Riassumiamo la vicenda. La sezione terza-bis del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con ordinanza n. 230/2010, aveva sollevato dinanzi alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’articolo 1,comma 4-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, accogliendo la richiesta di un gruppo di docenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento per le assunzioni nei ruoli della scuola statale, e sospendendo, come di norma,il giudizio di merito.

Nelle more della risoluzione della questione, il Tar aveva adottato anche provvedimenti cautelari, volti a soddisfare le richieste dei ricorrenti. In sostanza aveva imposto all’Amministrazione di inserire nelle graduatorie aggiuntive formate ai sensi del decreto direttoriale del 16 marzo 2007, gli aspiranti sulla base del punteggio posseduto (inserimento “a pettine”) e non, come prescritto dalla norma impugnata, dopo l’ultimo aspirante della graduatoria nella quale avevano chiesto l’iscrizione (inserimento “in coda”). A tal fine era stato nominato un commissario ad acta, che ha provveduto all’adozione del provvedimento cautelare nel senso indicato dal Tar del Lazio, imponendo agli uffici scolastici regionali l’inserimento “a pettine” dei ricorrenti.

La questione sollevata dal Tar era stata dibattuta dalla Corte costituzionale nella Camera di consiglio del 26 gennaio 2011 e la sentenza n. 41/2011 – dichiarativa della illegittimità costituzionale della norma impugnata –era stata depositata in data 9 febbraio 2011 e pubblicata sulla GU, 4ª serie speciale, del 16 febbraio 2011.

A questo punto il Tar del Lazio avrebbe dovuto riassumere il processo sospeso.Ma della sentenza, a fine giugno, nessuna traccia.

Questo ritardo, ribadisce la Cisl, rende le graduatorie provvisorie, con grave lesione dei diritti degli iscritti, in particolare degli aspiranti all’immissione in ruolo.

Alla Cisl ribatte con puntualità e precisione una lettera inviata dal numerosissimo gruppo di docenti, ben 2257, “NO congelamento, SI’ trasferimenti, NO tagli” e Libero Tassella di Professione insegnante, muovendo alcuni significativi rilievi: “ Nella fattispecie, il contenzioso legato al DM 42/09 è da addebitare alle scelte scriteriate dell’amministrazione e al placito benestare delle OO.SS. confederali, le quali hanno salutato in modo entusiasta un provvedimento apparso immediatamente discriminatorio e anticostituzionale anche ai non addetti ai lavori.”

In particolare la Cisl “ha sottolineato più volte, in diversi comunicati, come certe “scelte di vita fatte nel 2007” andassero tutelate, senza MAI porsi il problema rispetto a chi quella scelta l’avesse fatta su un piano triennale di 150.000 assunzioni poi diventati tagli. Appare inoltre incomprensibile anche il sostegno dato da codesta organizzazione sindacale all’emendamento, poi espunto, volto a congelare le graduatorie ad esaurimento del biennio 2009/11.”

Perché la Cisl, invece di rimestare la questione coda.pettine, non si indigna dinanzia allo scempio che si profila nei prossimi giorni? “Nella manovra che l’esecutivo si appresta a varare, si rinvengono elementi forieri di ulteriore instabilità nel già martoriato mondo dell’istruzione pubblica: Il blocco degli organici; L’accorpamento di istituzioni scolastiche; Le riduzioni sul sostegno;Il blocco degli stipendi; a ciò vanno aggiunti i 150.000 tagli previsti dalla legge 133/08, la riduzione dei fondi della legge 440/97, il minore stanziamento per le spese correnti e la gestione delle supplenze brevi che ha messo in ginocchio tantissime istituzioni scolastiche.”

Pettine o coda sono ancora in ballo? La questione per alcuni, come l’Anief, sembra definitivamente chiusa. Il Tar, comunque, si esprima definitivamente sulla questione. Perché le graduatorie diventino definitive e da esse si possa attingere con serenità per le assunzioni.

Fonte: Tecnica della scuola 

Vai all'articolo on line

 

Dal 30 giugno al 7 luglio i docenti abilitandi e abilitati esclusi dalle Gae faranno un presidio davanti Montecitorio per rivendicare il loro inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

I docenti abilitandi e abilitati in Scienze della formazione primaria, Conservatori di musica, Istituti musicali pareggiati, Accademie di belle arti si ritroveranno a Roma “per reclamare il diritto all'inserimento nella graduatorie ad esaurimento”.

Nonostante l’attivazione da parte del Miur di percorsi abilitanti, agli iscritti in anni successivi all’a.a. 2007/2008 è stato infatti precluso l’inserimento nelle Gae. La Flc Cgil ha chiesto di sanare questa situazione (“stessi corsi di studio, diversi diritti”) nella sua proposta su reclutamento e precariato e negli emendamenti al “decreto sviluppo” sottoposti ai politici.

I docenti iscritti ai corsi abilitanti in Scienze della formazione primaria e gli abilitati all'insegnamento di uno strumento musicale, Cobaslid (arte e disegno), corsi speciali abilitanti Ssis Lazio di cui ai DD.MM. n. 21/2005 e n. 85/2005, vengono “privati di concrete prospettive riguardo la possibilità di svolgere la professione per cui hanno studiato e sono stati selezionati”, sottolinea il Coordinamento nazionale docenti abilitati e abilitandi in Gae, che fa notare come dopo mesi di mobilitazione, di interpellanze parlamentari e audizioni che sembravano “volgere positivamente a seguito dell'approvazione alla Camera dell'emendamento che rendeva loro giustizia, tali docenti sono stati nuovamente beffeggiati vedendo il loro emendamento stralciato poche ore prima dell'apposizione della fiducia sul decreto sviluppo”.

Il Governo - prosegue il Coordinamento nazionale docenti abilitati e abilitandi in Gae - con tale accantonamento ha provocato un grave slittamento dei tempi tecnici necessari per la preparazione e compilazione della modulistica atta alla redazione delle graduatorie ad esaurimento, ostacolando così in modo pressoché irreparabile tale procedura che avrebbe consentito a circa 4.000 docenti di accedere alle supplenze annuali nelle scuola pubbliche nell'immediato e ad altri 15000 nei successivi anni”.

Sulla questione interviene l’Anief, che evidenzia come l’on. Russo (Pd) stia raccogliendo le firme di tutti i capigruppo della VII Commissione della Camera dei deputati per chiedere la deliberante al Presidente della Camera in relazione all’inserimento nelle graduatorie dei suddetti docenti e la parità di trattamento con gli altri colleghi.  

L’Anief auspica che “il provvedimento sia autorizzato per essere discusso subito in sede deliberante affinché il diritto di questi colleghi ad insegnare sia effettivamente riconosciuto, come per chi si è abilitato prima del 2009. L’ipotesi circolata in questi giorni di nuovi concorsi per questi giovani abilitati, infatti, è fuorviante perché chi si è abilitato presso le Ssis, i corsi riservati, i concorso ordinari, le facoltà di Scienze della formazione, i Conservatori e le Accademie ha già superato un esame di Stato avente valore concorsuale, ergo, non deve fare più nessun concorso per accedere alla Pubblica Amministrazione”.

Intanto, scatta la protesta, con il sit-in davanti a Montecitorio a partire dal 30 giugno.

Una settimana fa, prima dell’approvazione definitiva alla Camera degli emendamenti al decreto sullo sviluppo, tenevano banco due questioni dirompenti: il bonus proposto dalla Lega per premiare la rinuncia al trasferimento di graduatoria e i nuovi inserimenti di docenti laureandi e specializzandi (non si tratta di precari come qualcuno continua a dire).

Ad approvazione del maxiemendamento al decreto avvenuta con la fiducia posta del governo, si possono ora fare i conti: il bonus, già in bilico, non è passato; i nuovi inserimenti, ormai certi, sono stati anch’essi cassati.

Su bonus mancato continuano, però, a distanza le polemiche.

L’on. Russo (PD) che, di concerto con l’Anief, aveva sostenuto varie proposte e contrastato il bonus della Lega non nasconde la propria soddisfazione; la stessa Anief, pur delusa del mancato ingresso dei 20 mila neo-abilitati e contenta per bonus respinto, si rammarica, comunque, perché ritiene  “che migliaia di colleghi, di fronte a un vero e proprio terrorismo psicologico accompagnato da una norma che penalizza il trasferimento dei neo-immessi in ruolo, abbia rinunciato alla possibilità di cambiare provincia”.

Sul fronte opposto, invece, il sen. Pittoni (Lega) che aveva sostenuto la proposta dei 40 punti di bonus e che ha annunciato che ci riproverà a breve, dichiara soddisfatto che “i dati che filtrano su un numero di cambi di provincia inferiore al previsto, fa ben sperare nella battaglia per salvare almeno una parte dei posti di lavoro dei nostri insegnanti”.

Il senatore leghista replica poi al deputato Russo del Pd, che aveva definito le sue proposte anti-trasferimenti "una malvagia tortura". “La vera tortura – ha ribattuto Pittoni - sta nell'avere rimesso tutti gli insegnanti precari in concorrenza tra loro, dopo che nel 2007 le graduatorie sono state chiuse. Così non si creano nuovi posti: si toglie semplicemente il lavoro a qualcuno per assegnarlo ad altri. Per la Lega Nord è inaccettabile: si batte quindi compatta contro questa mostruosità.”

Pittoni se la prende anche con alcuni parlamentari della maggioranza del Sud, che avevano condiviso le proposte dell’on. Russo sia sul contrasto al bonus sia sul sostegno a nuovi inserimenti in graduatoria, dichiarando polemicamente che “Qualcuno, in quanto non addetti ai lavori, approfitta della loro limitata conoscenza dei problemi della scuola per indirizzarli su posizioni spesso contrarie agli interessi concreti degli insegnanti del loro territorio”.

 

Fonte: Tuttoscuola

 

Vai all'articolo on line

E’ ormai noto che il Decreto sviluppo, che ha ricevuto il sì dalla Camera, mette una pietra tombale sulle speranze di inserimento in graduatoria di 20mila abilitati e abilitandi. Ma l’Anief non si dà per vinta e chiede a tutti i parlamentari di firmare e di discutere con i capigruppo in VII commissione una proposta di legge dell’on. Russo del Pd.

L’Anief chiede a tutti i parlamentari di firmare e di discutere con i capigruppo in VII commissione una proposta di legge dell’on. Russo del Pd affinché sia votata in sede deliberante, per sanare la posizione dei suddetti docenti esclusi dalle graduatorie e per sanare il contenzioso presso i tribunali, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.

La proposta di legge dell’on. Russo sottolineache essa ” intende recepire degli ordini del giorno approvati dal Governo per risolvere la questione dei mancati inserimenti nelle graduatorie ad esaurimento, valide per il triennio 2011-2013, di personale docente laureato-abilitato e/o specializzato-abilitato presso i corsi universitari nazionali a numero chiuso organizzati, su indicazione del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dalle facoltà di scienze della formazione primaria, dai conservatori e dalle accademie, prevedendo, altresì, l’inserimento con riserva del conseguimento dell’abilitazione per il restante personale iscritto ai suddetti corsi negli stessi anni, in attesa del nuovo sistema di reclutamento. La norma, difatti, interviene per sanare una evidente disparità di trattamento tra personale che ha conseguito pari titolo e che il Parlamento aveva già in questa legislatura eliminato nei confronti degli abilitati iscritti al IX ciclo delle sospese Ssis.”

Un articolo specifico, infine, è dedicato alla questione della giurisdizione del giudice amministrativo sulle graduatorie ad esaurimento con una norma di interpretazione autentica, seguita alla trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento, che specifica il rispetto dei principi costituzionali di accesso nei ruoli della pubblica amministrazione della scuola per superamento di procedura concorsuale, vista l’incertezza in materia, come risulta nel recente decreto di aggiornamento/inserimento delle graduatorie stesse elaborato dall’amministrazione, dopo le recenti sentenze contrastanti della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Consulta.

Tra udienze in tribunale e azioni politiche, dunque, si decideranno le sorti dei nuovi e dei vecchi professori.

 

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Vai all'articolo on line

Due giorni fa il ministro Gelmini ha stralciato dalla legge la regolarizzazione di una enormità di docenti già abilitati e "dimenticati" dal 2008. Altrettanti sono rimasti a metà strada e occorreranno nuove regole.

Il governo rispedisce all'inferno i 20 mila insegnanti "dimenticati" dal 2008. Per loro sembrava fatta: gli abilitati e abilitandi all'insegnamento tra il 2008 e il 2010 erano stati inseriti con un emendamento nella legge di conversione del decreto Sviluppo. Ma, tra sabato e domenica scorsi, con un colpo di mano, il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha deciso di estrometterli nuovamente. Il provvedimento, approvato in commissione, è stato stralciato dal maxiemendamento ed è divenuto definitivo con il voto di fiducia di oggi. E sull'esecutivo piovono le critiche di sindacati e forze dell'opposizione.

Per  Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, "il governo svilisce il Parlamento e lascia a casa 20 mila docenti abilitati a numero chiuso presso le università, le accademie, i conservatori italiani". "Il governo  -  rilancia la Flc Cgil  -  cancella la norma, approvata in commissione che prevedeva l'inserimento in graduatoria dei docenti già abilitati. Si tratta di un decisione insensata e ingiusta che penalizza definitivamente 20 mila precari".

"Contro questo decreto  -  continua la Cgil  -  e più in generale contro la politica del governo sull'istruzione, l'università e la ricerca, la Flc Cgil continua la mobilitazione e partecipa al sit-in di protesta dei precari della conoscenza a Montecitorio, in occasione del voto di fiducia alla Camera, nei giorni 21 e 22 giugno". A spiegare la questione ci pensa una recente interrogazione parlamentare presentata dall'Italia dei valori che richiama il decreto ministeriale sull'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il triennio 2011/2014. 

"Il citato decreto ministeriale  -  recita l'interrogazione Di Pietro, Donadi, Zazzera e Di Giuseppe  -   non prevede la possibilità di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento per intere categorie di abilitati e abilitandi che, dal 2008 ad oggi, stanno frequentando o hanno frequentato percorsi abilitanti attivati dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca". Le liste "ad esaurimento" furono istituite dall'allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni nel 2006 con lo scopo di eliminare il precariato della scuola in pochi anni. E per questa ragione, dopo l'ultimo aggiornamento per il biennio 2007/2009 non era previsto che si potessero inserire altri aspiranti.

"Nonostante ciò  -  continua Italia dei Valori  -  nel 2007 il ministero dell'Istruzione attivava nuovi percorsi abilitanti  -  scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario IX ciclo, corsi abilitanti Cobaslid, Afam e scienze della formazione primaria" e un anno dopo, vista la palese incongruità, nell'autunno del 2008 il Parlamento, con il decreto-legge 137 "prevedeva la possibilità, per gli abilitandi, immatricolati nel 2007 presso i predetti corsi a numero programmato, di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento in occasione della loro riapertura per il biennio 2009/2011".

Dal 2008 al 2010 il ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca ha continuato ad attivare percorsi abilitanti con le stesse modalità dei precedenti, cui si sono iscritti in 20 mila circa. Nel frattempo, la Gelmini varava le nuove regole per il reclutamento degli insegnanti e dei 20 mila rimasti a metà strada tra vecchio e nuovo sistema si sono dimenticati tutti. Pare che a spingere la Gelmini al dietrofront siano stati gli abilitati all'estero: coloro che per ottenere l'abilitazione si sono recati addirittura in altri paesi europei. Una pratica criticata dalla ministra perché non molto trasparente.

Fonte: Repubblica

Vai all'articolo on line

Mentre alla Camera, tra poco, si voterà la fiducia sulla conversione del decreto legge sullo sviluppo, fuori dalle aule parlamentari si intensificano le dichiarazioni sulla mancata inclusione nel maxiemendamento della disposizione che avrebbe consentito a circa 20 mila futuri docenti di entrare nelle graduatorie ad esaurimento.

Dopo alcuni esponenti dell’opposizione che hanno criticato il Governo per non aver accolto quell’emendamento su cui in Commissione vi era stato un parere favorevole trasversale, è ora la volta dell’Anief, l’associazione che aveva patrocinato la proposta, a protestare in modo vibrato.

In un comunicato stampa l’Associazione dichiara che “è una vera e propria truffa oltre che un'amara beffa per tanti docenti che avevano letto come approvato la scorsa settimana l'emendamento”.

Dopo la protesta l’Anief non si dà per vinta e dichiara che “non rimane che patrocinare le cause in tribunale e denunciare alla corte dei conti l'evidente danno erariale alle casse dello Stato. Non solo, pioveranno migliaia di richieste di risarcimento danni e di rimborso delle tasse di iscrizione pagate per acquisire un titolo, ad accesso programmato, che non può essere speso per entrare di ruolo o fare il supplente a scuola.

È comprensibile la delusione dell’Anief che aveva investito molto su quella proposta.

Va detto, comunque, che nel futuro lavorativo nella scuola dei docenti abilitati non vi è soltanto la graduatoria ad esaurimento. 

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

 

 

In attesa di conoscere tra poche ore il testo emendato del decreto legge sullo sviluppo, c’è da registrare una modifica a dir poco rivoluzionaria.

Le graduatorie ad esaurimento, considerate chiuse per sempre, si apriranno invece – se il relativo emendamento verrà recepito definitivamente - a nuovi iscritti, abilitati e specializzandi di strumento musicale, arte, scienze della formazione proposto da ben due anni.

Ne dà notizia l’Anief che da tempo sosteneva questa richiesta (e tante altre) e che, nel darne comunicazione, non perde l’occasione di punzecchiare la Lega per la proposta del bonus.

Nell’attesa del voto di fiducia e della presentazione del maxi-emendamento riassuntivo del dibattito avvenuto, le commissioni V e VI della Camera dei deputati emendano il testo del decreto legge sullo sviluppo economico e dopo l’azione incisiva dell’Anief e la denuncia d’incostituzionalità dell’emendamento ideato dal senatore Pittoni sui 40 punti aggiuntivi per i docenti che non avevano scelto di cambiare provincia – dichiara l’Anief - il Parlamento elimina la disparità di trattamento tra i docenti abilitati entro al 2008 e i nuovi abilitati - specializzandi in strumento musicale-arte/laureandi o laureati abilitati in scienze della formazione primaria tra il 2009 ed oggi, consentendo il loro inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.”

L’emendamento per i nuovi inserimenti, condiviso da quasi tutte le forze parlamentari, l’Anief ringrazia in particolare l’on. Russo (Pd) e la particolare attenzione dell’on. Ghizzoni (Pd) e dell’on. Aprea (Pdl), nonché l’on. Pagano (Pdl) e l’on. Fallica (Forza sud).

Si stima che siano circa 20 mila i docenti per i quali si apriranno le porte delle graduatorie ad esaurimento. Decisivo, per questo ingresso straordinario, il precedente del 2008 che, con l’art. 5bis della legge 169/2008, aveva rotto l’intangibilità delle graduatorie consentendo l’ingresso una tantum (?) di abilitati e specializzandi che avevano avviato il loro percorso con l’anno accademico 2007-08.

Il nuovo ingresso “una tantum” prelude ad una nuova storia infinita delle graduatorie ad esaurimento che, come era già successo con le ex-graduatorie permanenti, non si chiudono mai e si aprono a nuove speranze di posti di lavoro che verranno chissà quando.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

 

Accolto l'emendamento per inserimento nelle graduatorie ad esaurimento degli specializzandi in strumento musicale-arte nonché dei laureandi o laureati abilitati in scienze della formazione primaria tra il 2009 ed oggi. Ora il testo approvato dalle competenti Commissioni della Camera passa in Aula.

Le Commissioni bilancio e finanze della Camera dei deputati hanno emendato il testo del decreto legge sullo sviluppo economico approvando un pacchetto finale di proposte che verrà discusso in Aula e sottoposto probabilmente al voto di fiducia.

In attesa che si conosca bene il maxi-emendamento riassuntivo del dibattito avvenuto in Commissione, si parla di stralcio dell’emendamento presentato dal  senatore leghista Pittoni e relativo al bonus di 40 punti aggiuntivi per i docenti che non avevano scelto di cambiare provincia nel triennio 2011-2014. Il bonus di “permanenza”, non contenuto nel testo presentato dalle competenti Commisioni, potrebbe essere ripresentato come emendamento nell’Aula di Montecitorio. Ma secondo alcuni la proposta Pittoni è definitivamente bocciata: l’Anief sottolinea che il bonus “non passa” e “dopo l’azione incisiva dell’Anief e la denuncia d’incostituzionalità dell’emendamento ideato dal senatore Pittoni presentato dalla Lega nord, il Parlamento rispetta la decisione della Consulta”, recependo “i rilievi del presidente della Repubblica”.
Peraltro, Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd nella commissione Cultura, aveva letto l'emendamento leghista come una sorta di provocazione alla maggioranza in crisi: “l’emendamento proposto dalla Lega è una provocazione diretta innanzitutto alla sua stessa maggioranza: Pontida è alle porte e il Carroccio vuole misurare la pazienza del suo alleato in un governo che vacilla. Nel merito, il premio previsto dalla norma leghista – spiega la parlamentare Democratica - è palesemente in contrasto con la recente direttiva del ministro Gelmini che ha riaperto le graduatorie consentendo i trasferimenti di provincia e imponendo cinque anni di permanenza nella stessa provincia. Inoltre, come abbiamo avuto modo di spiegare in più occasioni, per il Partito democratico la proposta va respinta al mittente perché presenta sicuri profili d’illegittimità: peraltro, una norma di analogo contenuto è già stata bocciata dal Tar di Trento oltre al fatto che sulla materia esiste una giurisprudenza costituzionale consolidata. Si vuole forse un altro anno scolastico con graduatorie incerte, oggetto di ricorsi e controricorsi?”.

L’Anief sottolinea anche l’accoglimento dell'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento degli specializzandi in strumento musicale-arte nonché dei laureandi o laureati abilitati in scienze della formazione primaria tra il 2009 ed oggi, argomento di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi con un altro specifico articolo.

“Ora - dichiara il presidente dell’Anief Marcello Pacifico, rivendicando che l’emendamento per i nuovi inserimenti era stato presentato dalla sua associazione durante la recente audizione in VII Commissione, e condiviso da quasi tutte le forze parlamentari - finalmente almeno 20.000 nuovi docenti abilitati dallo Stato potranno inserirsi nelle graduatorie del personale docente ed essere assunti tra i 200.000 aspiranti in base al loro merito, senza esibire certificati di residenza o domicili professionali, in base al nuovo piano triennale di immissioni in ruolo ma anche in base alle conversione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato disposte dai giudici del lavoro sui ricorsi presentati, come la stessa Ragioneria dello Stato ha richiamato nella memoria allegata alla relazione finanziaria di accompagnamento delle nuove norme sulla scuola introdotte dall’articolo 9”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

Attaccata dall’opposizione e dall’Anief, senza la solidarietà della maggioranza, mentre i sindacati scuola fanno da spettatori, la Lega difende le ragioni della sua proposta del bonus di permanenza, anche se teme che il relativo emendamento al decreto legge 70/2011 sullo sviluppo ben difficilmente potrà essere recepito.
 
Il bonus di permanenza per gli insegnanti precari non è contro il Sud. Noi diciamo che vanno innanzi tutto mantenute le promesse fatte dal Governo nel 2007”. Il senatore Mario Pittoni, capogruppo del Carroccio in commissione Istruzione del Senato, ideatore della proposta che prevede un bonus di 40 punti per gli insegnanti che scelgono di non spostarsi, spiega ancora una volta la sua iniziativa: “vanno innanzi tutto mantenute le promesse fatte dal Governo nel 2007. Allora le graduatorie sono state trasformate da permanenti a esaurimento (cioè chiuse) in vista della riforma del reclutamento e di un congruo numero di stabilizzazioni (legate comunque alla situazione economica generale e conseguentemente presto "frenate" dallo stesso Centrosinistra)”. Per Pittoni i trasferimenti di graduatoria non solo tradiscono le indicazioni del 2007, ma possono determinare il rischio di una pesante "transumanza" di insegnanti dal Sud al Centro-Nord in conseguenza dei loro punteggi elevatissimi.
 
Per il parlamentare leghista, “Senza interventi mirati, l'intero corpo docente precario delle regioni centrosettentrionali rischia da un anno all'altro l'espulsione dall'insegnamento. In attesa della riforma del reclutamento su base regionale che, pur garantendo la libera scelta del territorio ove posizionarsi, consentirà finalmente di scalare le liste per merito, a parità di condizioni con i candidati del posto (le regole saranno le stesse per tutte le regioni), per limitare i danni abbiamo elaborato una serie di proposte da veicolare nel decreto sullo sviluppo, all'attenzione delle Camere in queste settimane. Tra queste, la possibilità di attingere alle liste attuali per gli inserimenti in ruolo, e un bonus per la permanenza nella stessa provincia”.
 
Quanto poi al dubbio di incostituzionalità del bonus, di cui parlano in molti, Pittoni fa presente che “il meccanismo è già previsto dal Contratto collettivo nazionale integrativo per i titolari e, contrariamente a quanto afferma qualche rappresentante dell'opposizione, assolutamente rispettoso della Costituzione, garantendo lo stesso trattamento sull'intero territorio nazionale, a differenza dei punti (bocciati dal Consiglio di Stato) di Trento che premiavano il servizio in loco, generando disparità di trattamento rispetto alle altre province”.
 
Fonte: Tuttoscuola
 
 

 

Si sono riuniti a Cefalù (PA) nei giorni scorsi i segretari generali di Anief, Lisa, Sab, Scuola Athena, Unicobas per discutere della possibile creazione di una federazione unitaria a cui imputare le deleghe in vista delle prossime elezioni RSU previste per il marzo 2012.

I segretari generali delle organizzazioni convenute, la cui rappresentatività complessiva si avvicina alla quota del 5% del dato associativo utile per sedere al tavolo negoziale e contrastare le scelte del Governo per il prossimo triennio contrattuale, si sono incontrati per discutere una piattaforma unitaria e un programma elettorale per le prossime elezioni RSU al fine di creare una nuova rappresentanza per il personale docente e Ata della scuola.

In un loro comunicato hanno dichiarato che "preso atto del fallimento della politica concertativa dei sindacati confederali" si sono trovati d’accordo sugli obiettivi da raggiungere per rilanciare la tutela di una categoria ormai abbandonata a se stessa, lontana dalla professionalità e dal rispetto che il suo ruolo educativo le impone.

Per le sigle sindacali riunite, la categoria ha registrato "una perdita di credibilità che si riflette anche nella perdita del potere d’acquisto degli stipendi e dei diritti sindacali su cui tutti hanno condiviso la necessità di impegnare una nuova politica sindacale capace di rispondere alle domande di tutti gli operatori della scuola".

Per il momento questo programma di intenti per un cartello unitario dei piccoli sindacati dovrà essere definito (entro un mese?) per essere poi valutato dai rispettivi organi statutari.

L’obiettivo è quello di costruire un possibile soggetto federale unitario che possa presentare un’unica lista in vista delle prossime elezioni RSU e consentire al personale docente e Ata la scelta di un’alternativa alla politica dei tagli e degli insulti purtroppo avallata da altri sindacati.

I sindacati rappresentativi sono avvisati....

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

Leggi anche: Rappresentatività sindacale: illusione o speranza dei piccoli sindacati? (Tuttoscuola)
 

 

La richiesta è stata avanzata in occasione della audizione alla Camera sul decreto sviluppo. Otto gli emendamenti proposti dalla Associazione. Il presidente Pacifico: "Siamo noi a rappresentare la scuola reale".

Sono otto gli emendamenti che l’Anief ha presentato alla Commissione Cultura della Camera in occasione della audizione relativa alla conversione in legge del “decreto sviluppo”; alcuni di pochissime righe, altre molto articolate e complesse.

Fra l’altro l’Anief che la retrodatazione giuridica delle nomine prevista dall’art. 9 del decreto legge “serva soltanto a sanare il contenzioso attivato al giudice amministrativo e a riservare una quota di posti che comunque sarebbe assegnata dai tribunali anche per evitare nuovi ricorsi di chi potrebbe richiedere sine die la retrodatazione delle stesse nomine (al 2005 per esempio)”.

Ma, soprattutto, l’Associazione ha chiesto “la stabilizzazione su tutti i posti vacanti e disponibili che in questa fase iniziale può escludere soltanto i posti momentaneamente scoperti (supplenze temporanee), e che dovrebbe riguardare subito un primo scaglione di 108.000 unità come risulta dai dati ministeriali”.

Senza trascurare la questione dei docenti che si sono abilitati negli ultimi anni o che si stanno abilitando ora presso le Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, le Accademie e i Conservatori: per questa categoria di insegnanti chiede l’emanazione di un decreto ad hoc che consenta l’inserimento o il reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

Alcuni emendamenti riguardano anche il personale di ruolo, come quelli relativi alla stabilizzazione di tutti presidi incaricati che da diversi anni svolgono funzione di dirigente o alla possibilità per i neo-immessi in ruolo di chiedere almeno l’assegnazione provvisoria (il testo attuale prevede invece l’obbligo di permanenza quinquennale).

L’Associazione ha colto anche l’occasione per sottolineare come alcune notizie che si stanno diffondendo in questi giorni (per esempio quella relativa ad eventuali punteggi aggiuntivi che potrebbero essere dati in corso d’opera a chi non ha cambiato provincia) sono del tutto prive di fondamento: “Una tale norma - precisa infatti l’Anief - già all’attenzione della Consulta e ritirata dalla provincia autonoma di Trento dopo essere stata censurata dal Tar, sarebbe palesemente incostituzionale”. Sferzante il commento di Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, a proposito della giornata di audizioni in Commissione: “In Parlamento si è percepita la distanza tra il mondo reale della scuola, pulsante, che rivendica il diritto alla parola e ha trovato nell’Anief un nuovo interlocutore in grado di portare in Parlamento i suoi problemi, e il mondo della casta sindacale pronta soltanto a rappresentare i propri interessi a discapito dei lavoratori”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

Dimenticati da tre anni in un limbo dal quale non si vede via d’uscita. Sono mille studenti e studentesse della facoltà di Scienze della Formazione primaria di Torino, più altri abilitati ad insegnare musica o arte. Fanno parte di una nutrita schiera di ventimila universitari italiani tagliati fuori dalle graduatorie ad esaurimento, quelle che servono per accedere all’insegnamento, alle supplenze annuali e al posto fisso.

Maestre di italiano e matematica per le elementari, professori di musica, di arte e disegno esclusi dalla corsa alle cattedre. Il motivo: si sono iscritti all’Università, molti si sono anche già laureati, negli anni accademici «sbagliati», cioè dal 2008/2009 in avanti. «Per noi - dice Matteo De Angelis, 36 anni, presidente del comitato nazionale che ha preso in carico la faccenda due anni fa insieme al sindacato di docenti precari Anief - non esiste una legge che definisce come le scuole ci debbano reclutare. Nel 2007 le graduatorie permanenti sono state chiuse e messe ad esaurimento, in attesa di una nuova normativa sulla selezione dei docenti». Che però ancora oggi non c’è. Migliaia di giovani e meno giovani (tanti quarantenni e cinquantenni) hanno in mano l’abilitazione ad insegnare, ma nelle liste scivolano dietro ai non abilitati e, paradossalmente, finiscono in coda anche a chi impiega più tempo di loro per laurearsi, essendosi immatricolato prima del 2007.

Qualcuno ha osservato che il governo fece una scelta legittima chiudendo le graduatorie per esaurirle. Però, il ministero e le facoltà non hanno smesso di promuovere e attivare corsi Scienze delle Formazione primaria e affini che di fatto si sono trasformati in vicoli ciechi. «Anche i sindacati - dicono gli universitari - hanno sempre consigliato di iscriversi a questi corsi per conseguire l’abilitazione», sempre in attesa del nuovo sistema di reclutamento che si è dimostrato più irraggiungibile dell’isola che non c’è.

In più, fanno presente gli esclusi di oggi, «nel 2008, con la legge 196, più di ventimila laureati rimasti fuori dalle graduatorie furono invece ammessi». Per rientrare in corsa, puntano su questo precedente, supportati da un documento del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. «In un emendamento al decreto sviluppo che approda in Parlamento da domani - spiega De Angelis - proponiamo di tornare anche per noi al vecchio sistema di reclutamento. Puntiamo tutto sull’approvazione di questa modifica, che non comporta ulteriori spese».

Dall’Università di Torino dicono di conoscere la situazione, ma nessun sollecito a risolvere la situazione è stato rivolto al ministero in questi anni. Il presidente del corso di laurea, Redi Sante Di Pol, anche presidente nazionale delle scuole materne paritarie cattoliche, giustifica così il silenzio della facoltà: «Il Ministero non ci dà ascolto nemmeno per le questioni più banali, figurarsi se le nostre lamentele possono influire». Secondo Di Pol: «L’Università ha il compito di fornire l’abilitazione all’insegnamento. Come gli insegnanti vengano collocati o come siano strutturate le graduatorie non è competenza dell’ateneo», che comunque domani, su segnalazione degli studenti, per la prima volta discuterà dell’argomento in Consiglio di facoltà. «In attesa della soluzione del problema - se mai ci sarà - coloro che sono abilitati possono accettare supplenze brevi o incarichi nelle scuole paritarie», dice Di Pol. «Non è quello per cui abbiamo studiato e che ci era stato prospettato all’inizio», rispondono gli universitari.

Anche gli Studenti Indipendenti prendono posizione: «I parlamentari che si ammantano di chiacchiere sulla meritocrazia stanno sottraendo il futuro per cui hanno studiato (e pagato tasse) questi universitari. La differenza tra immatricolarsi un anno prima o un anno dopo rischia di segnare la carriera lavorativa di migliaia di persone».

Fonte: La Stampa

Vai all'articolo on line

Presso la VII Commissione permanente della Camera hanno partecipato all’audizione sul decreto legge n. 70/2011 anche i sindacati che organizzano il personale precario della scuola.

L’Anief, che si sta sempre più costituendo come momento di aggregazione e rappresentanza dei precari della scuola con posizioni fortemente critiche verso i sindacati rappresentativi, è intervenuta sui temi caldi della retrodatazione giuridica delle nomine, della stabilizzazione, dell’inserimento degli abilitati nelle graduatorie ad esaurimento, dei laureandi e specializzandi, della richiesta di doppia provincia, dell’assegnazione provvisoria e dei presidi incaricati e ricercatori.

L’Anief preliminarmente ha denunciato come terroristico il tentativo di intimidire i precari nel diffondere notizie senza alcuna consistenza reale in merito a eventuali punteggi aggiuntivi che potrebbero essere dati in corso d’opera a chi non ha cambiato provincia.

Nel merito degli emendamenti al decreto legge l’Associazione ha richiesto, tra l’altro, la stabilizzazione su tutti i posti vacanti e disponibili che dovrebbe riguardare subito un primo scaglione di 108.000 unità, e l’emanazione di un decreto integrativo che consenta a tutto il personale abilitato l’inserimento o il reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

L’Anief ha espresso una valutazione negativa sulla disposizione contenuta nel decreto legge che esclude i neo-immessi in ruolo dai trasferimenti provinciali per un quinquennio e ha chiesto, comunque, il diritto all’assegnazione provvisoria, almeno, per i neo-immessi in ruolo anche in presenza del blocco quinquennale perché il diritto alla mobilità dei lavoratori è costituzionalmente protetto come quello alla tutela della famiglia.

L’Associazione ha chiesto anche per tutti i precari inseriti in terza fascia, la scelta di una seconda provincia per consentire bene la valutazione della provincia dove prestare servizio e quella dove richiedere il ruolo.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

E’ tempo di aggiornamento delle graduatorie docenti. La scadenza è fissata al prossimo 1° giugno. E stavolta c’è una domanda che aleggia imperiosa su tutte: trasferirsi di provincia o no? Per il docente che non chiede il trasferimento in graduatoria di altra provincia, oppure che lo revochi, un “premio sostanzioso” di ben 40 punti.

L’aggiornamento della graduatorie ad esaurimento prevede la possibilità di spostarsi col proprio punteggio, naturalmente, (dopo le ben note vicende delle code incostituzionali) con inserimento a pettine, in una nuova provincia.

Decisione gravosa, drammatica per molti docenti i quali convivono ormai da anni con una legislazione caotica e spesso dominata da provvedimenti contraddittori.

Partiamo dalla Lega Nord che ha mal digerito il mancato congelamento delle graduatorie permanenti, che sono quelle dalle quali verrà fatta la prima tranche di assunzioni. Il D.L. “Prime disposizioni urgenti per l’economia”, meglio conosciuto come D.L. “Sviluppo”, dovrà essere convertito in legge entro il 12 luglio prossimo e gli esponenti della Lega, con il responsabile scuola Mario Pittoni, non hanno perso tempo, predisponendo un emendamento da presentare alla Camera che interviene sui punteggi per le graduatorie in corso di aggiornamento.

La parola d’ordine è bonus. La proposta prevede, infatti, per il docente che non chiede il trasferimento in graduatoria di altra provincia, oppure che lo revochi, un premio sostanzioso: ben 40 punti. Una sorta di premio fedeltà che ha immediatamente scatenato le polemiche dei tanti gruppi di precari che si sono battuti, anche in tribunale, per ottenere l'inserimento a pettine nelle graduatorie di altre province.

Insomma Pittoni è come se dicesse che chi resta nella sua provincia ci guadagna. Ma è possibile prevedere addirittura un vincolo di permanenza? La proposta non è in odore di incostituzionalità? Così ha già ritenuto il Tar Trento che ha dichiarato non manifestamente infondata l’illegittimità costituzionale del bonus previsto dalla Provincia di Trento in favore degli insegnanti “indigeni”: "E' rilevante e non manifestamente infondata la questione d’illegittimità costituzionale del comma 8 dell’art. 67 della L.p. n. 19 del 2009 per violazione degli artt. 97 e 3 Cost., posto che la sede di svolgimento del servizio non potrebbe depotenziare i titoli di studio e di esperienza dell’insegnante; degli artt. 3, 4 e 120 Cost., in quanto sarebbe per tale via ostacolata la libera circolazione del personale insegnante fra le regioni; degli artt. 117 Cost. e 149 e 150 del trattato U.E., nonché del canone generale di ragionevolezza delle leggi, visto l’elevato punteggio attribuito in via retroattiva in ragione della sola continuità di servizio in Provincia di Trento".

Secondo Pittoni il bonus, invece, garantisce la continuità del servizio scolastico e aggiunge: "Accanto, e forse prima, dei diritti dei lavoratori ci sono infatti i diritti dell'utenza cui, nel rispetto degli articoli 33, 34 e 97 della Costituzione, va garantita la miglior qualità possibile del servizio che, come è pacificamente riconosciuto, presuppone stabilità nel rapporto fra studenti e docenti".

Poi Pittoni aggiusta il tiro e, con spiccata arte della sottigliezza, afferma: “Il bonus per chi resta nella propria graduatoria provinciale non è illegittimo perché non è un punteggio di servizio. Non ho mai pensato a un bonus per servizo, ho invece redatto una normativa che all’art. 4 premia con un punteggio aggiuntivo non chi ha prestato un servizio in un certo posto, ma chi decide di rimanere dov’è”.
Insomma la libera circolazione su tutto il territorio nazionale, sancita dalla nostra Costituzione, non è messa in dubbio dall’emendamento della Lega: “Il bonus che ho ideato vale per tutti e non solo per chi svolge un servizio in una certa zona: vale al Nord ma vale anche al Sud, dove leggo di precise preoccupazioni espresse da docenti che temono di essere scavalcati da colleghi di province limitrofe. Il secondo motivo è che la Costituzione tutela tanti diritti e vari valori che vanno coordinati tra loro”.

D’altronde Pittoni ricorda che un meccanismo premiale simile esiste già: “Il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo prevede per i trasferimenti a domanda dei docenti un punteggio aggiuntivo come segue: 6 punti per il servizio prestato continuativamente nella stessa scuola negli ultimi tre anni; 2 punti per ogni ulteriore anno di servizio entro il quinquennio; 3 punti per ogni ulteriore anno di servizio oltre il quinquennio; 10 punti una tantum per coloro che per un triennio (dal 2000/2001 al 2007/2008) non si siano trasferiti in altra scuola”.

A questa idea si contrappone una proposta opposta, caldeggiata dall’Anief, un sindacato che ha lottato strenuamente per l’inserimento a pettine.

In un’intervista Marcello Pacifico, presidente dell’Associazione, provocatoriamente afferma: “Se dovesse passare un'idea del genere, sarebbe plausibile assegnare un bonus di 60 punti per chi deciderà di trasferirsi, come indennità di servizio, visto che le graduatorie saranno valide per 3 anni e considerato che nella scelta di trasferirsi bisogna mettere in conto che si potrebbe per tale periodo non prestar servizio, con l'aggravante di essere rimasto lontano dalla provincia di residenza e dagli affetti. Anzi, il punteggio potrebbe rimanere valido anche nel caso in cui si avesse una supplenza, quale indennizzo per le spese affrontate perché costretti a spendere metà stipendio in contratti di affitto e a vivere in situazioni spesso disagiate”.

Mi sposto o no? A colpi di bonus ognuno tira acqua al proprio mulino. Speriamo in un buon macinato.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

In attesa della conversione del decreto legge 70/2011 che all’art. 9, oltre a prevedere la triennalità di durata delle graduatorie ad esaurimento, dispone la retrodatazione di una quota di nomine in ruolo al 2010 secondo le graduatorie allora vigenti, continua il dibattito a distanza sulla effettiva natura delle graduatorie da utilizzare.

Verranno utilizzate le vecchie graduatorie, così come risultavano prima della sentenza della Consulta sugli inserimenti a pettine oppure quelle aggiornate per intervento del commissario ad acta?

Non si tratta di una differenza da poco. E non è detto che gli effetti dell’intervento del commissario ad acta siano già terminati, perché l’Anief sta sostenendo ricorsi di altri precari per avvalersi della sentenza della Consulta, mentre da più parti (sindacati, politici) si sollecita il Tar Lazio a pronunciarsi chiaramente in merito con la segreta (ma non troppo) speranza di poter fermare il commissario ad acta e i conseguenti ulteriori inserimenti a pettine nelle graduatorie.

Nel marzo scorso, a quanto ci risulta, il Tar si è riunito per trattare la questione, ma non si conoscono eventuali decisioni assunte. Resta il fatto, come ha ricordato anche Tuttoscuola, che lo stesso Tar ha riconosciuto già a febbraio la propria non competenza a trattare questioni relative all’organizzazione del lavoro. Nell’occasione la pronuncia (sentenza n. 1556) non era stata propriamente una impugnativa sugli inserimenti a pettine in graduatoria, bensì sull’attribuzione di un punteggio aggiuntivo. Con quella pronuncia il Tar aveva, comunque, dichiarato la manifesta inammissibilità del gravame, per difetto di giurisdizione trattandosi di controversia concernente una graduatoria non costituente procedura concorsuale ed in quanto tale di competenza del giudice ordinario in conformità ai criteri adottati dal giudice della giurisdizione (Cassazione sentenza n.22805/2010)”.

Nonostante tale incompetenza implicitamente dichiarata, il commissario ad acta, nominato dal Tar per l'applicazione delle sentenze sul pettine, ha ripreso la sua attività costringendo gli aggiornamenti delle graduatorie.

La questione, con tutta probabilità, verrà affrontata al momento delle nomine in ruolo, a meno che qualche emendamento di interpretazione autentica integri il decreto legge 70/2011 in fase di conversione in Parlamento.
 

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

L’Anief propone 17 impugnazioni contro la nuova tabella di valutazione dei titoli utili ad integrare le graduatorie ad esaurimento e le esclusioni passate. La scadenza è il 1° giugno, la stessa per il rinnovo imposto dal Miur. Intanto a Livorno il giudice del lavoro impone l’assunzione di 13 precari storici.

Per decine di migliaia di precari della scuola il 1° giugno non rappresenta solo l’ultimo giorno utile per aggiornare la propria posizione nella graduatoria ad esaurimento dei docenti: quella stessa data, l’inizio del prossimo mese, è stata scelta dall’Anief, il sindacato degli educatori in formazione, come scadenza per ricorrere contro il Decreto ministeriale n. 44 del 12 maggio scorso, attraverso cui viale Trastevere ha introdotto il nuovo regolamento di gestione delle ciclopiche liste d’attesa provinciali del prossimo biennio (destinato a trasformarsi in triennio).

Dopo aver vinto il braccio di ferro con il ministero dell’Istruzione, sulla questione “pettine-code”, ora il sindacato guidato da Marcello Pacifico ritiene che per molti precari il decreto di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento predisposto dal Miur sia ancora penalizzante: la maggior parte dei 17 ricorsi preparati dal sindacato verranno mossi per come il Ministero ha deciso di predisporre la nuova tabella di valutazione dei titoli: si va dal “ricorso per l’inserimento in I-II fascia con l’opzione della provincia aggiuntiva” a quello “per il riconoscimento del punteggio di servizio relativo al militare”, “del punteggio di abilitazione in strumento musicale” e “dei 6 punti aggiuntivi del titolo SSIS”.

Diverse adesioni riscuoterà, probabilmente, il ricorso che riguarda “il riconoscimento del punteggio di servizio prestato per più di 180 giorni in più scuole nell’a. s. 2008-2009 e valido per il biennio 2009-2010, 2010-2011". Stesso discorso per quello attraverso cui si chiede l’assegnazione del proprio punteggio, a “pettine”, in tutte le province dove si è presenti (quindi anche 4 anziché 1).

Alcune impugnazioni, invece, puntano a far inserire nelle liste di attesa i candidati che in passato non ce l’hanno fatta. E che a distanza di anno non si sono ancora arresi (malgrado le graduatorie nel frattempo siano non a caso diventate ad esaurimento). Tentare, del resto, non costa nemmeno cifre impossibili: l’Anief chiede al massimo 150 euro. E visto l’esito delle ultime vertenze, forse, vale davvero la pena di tentare: l’ultima, fortemente positiva, riguarda ben tredici docenti precari storici toscani, che un giudice del lavoro di Livorno dovranno al più presto essere inseriti in ruolo e ricevere un bella cifra di arretrati. Certo, l’avvocatura del Miur presenterà ricorso e la battaglia è ancora aperta.

Al di là dell’essere o meno d’accordo con questo genere di tentativi, viene da chiedersi se può essere questa la strada da percorrere per la soluzione ai problemi del precariato scolastico. Intanto siamo in pieno toto-ricorso: il tempo passa, il 1° giugno è vicino.

Fonte: Tecnica della Scuola

Vai all'articolo on line

Il decreto legge 70/2011 prevede che una quota di posti, sulla base delle disponibilità accertate per l’anno 2010-11, venga assegnato al personale delle graduatorie ad esaurimento tuttora vigenti e non modificate per effetto del nuovo decreto ministeriale di aggiornamento e integrazione che avrà valore per i prossimi anni.

La domanda che molti interessati si sono posta è la seguente: quali precedenti graduatorie verranno utilizzate? quelle definite a suo tempo, comprensive di iscritti esterni accodati oppure quelle corrette per effetto della sentenza della Consulta sugli inserimenti a pettine?

Gli effetti dell’una o dell’altra scelta non sono certamente indifferenti, perché le graduatorie corrette in questi giorni con gli inserimenti a pettine sembra che abbiano determinato, in molti casi, notevoli scavalcamenti di posizioni tra gli iscritti.

Ad ogni buon conto, l’Anief, l’Associazione che ha guidato i ricorsi per il riconoscimento degli inserimenti a pettine, ha già inviato al Miur una comunicazione di alto là, con una specie di diffida preventiva. Nel caso si procedesse a nominare in base alle graduatorie non corrette – ha fatto sapere l’Anief - scatterebbe immediatamente una denuncia penale.

È un’altra guerra tra poveri che sta per abbattersi nel tormentato mondo del precariato.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line


 

A meno di una settimana dalla pubblicazione del decreto ministeriale n. 44 del 12 maggio scorso, l’Anief, l’associazione sindacale nota per sostenere le rivendicazioni del personale precario della scuola per via giudiziaria, ha già proposto una batteria di ricorsi contro il decreto, articolati in ben 17 tipologie diverse di impugnative.

In un suo comunicato l’Anief elenca i ricorsi annunciati, invitando i precari, con la modica spesa di 150 euro, ad aderire. Tutti i ricorsi proposti riguardano, naturalmente, le graduatorie ad esaurimento, con l’obiettivo, a seconda dei casi, di ottenere il riconoscimento di punteggi non previsti dalla tabella ufficiale allegata al decreto oppure per ottenere, addirittura, un nuovo inserimento nonostante, come si sa, si tratti di graduatorie chiuse ad esaurimento.

Ce n’è per tutti i gusti e tutte le cause. I ricorsi spaziano dalla richiesta del punteggio per il servizio militare o per l’abilitazione in strumento musicale, al riconoscimento dei 6 punti aggiuntivi del titolo SSIS o a quello per servizio prestato per più di 180 giorni in più scuole. Vi è un ricorso per l’inserimento in graduatoria dei docenti con abilitazione prima del biennio 2009-10 e per quelli che l’anno conseguita dopo quel biennio.

Viene anche proposto ricorso per l’inserimento nelle graduatorie dei docenti in possesso del diploma magistrale avente valore abilitante ai sensi della normativa vigente oppure per l’inserimento con riserva nelle graduatorie dei docenti che hanno in corso una procedura di abilitazione in quanto iscritti a corso universitario (SFP) o Afam in Italia

Una macchina da guerra giudiziaria per tutti i gusti e per tutte le aspettative.

Forse, alla fine, qualcuno di quei 17 ricorsi potrebbe anche fare centro.

Lo sperano i “disperati” delle graduatorie ad esaurimento alla ricerca di una carta vincente per la speranza del posto stabile.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

 

Dalle scelte dei governi democristiani alla riorganizzazione che si credeva definitiva del ministro Fioroni. Poi la Gelmini blocca tutto e i tagli della manovra Tremonti fanno il resto. Così tutti i protagonisti in attesa di un posto si sentono defraudati, partono i ricorsi e le sentenze di annullamento dei provvedimenti. E ora il governo tenta di varare un difficile compromesso.
 
Il pasticcio del governo sulle graduatorie dei supplenti ha scatenato la guerra di tutti contro tutti. Migliaia di ricorsi e intervento dei giudici amministrativi, prima, e costituzionali, dopo. Sindacati contro sindacati, supplenti contro supplenti e politici a difesa dei propri elettorati, a prescindere dai partiti di appartenenza. E adesso si spettano le ultime mosse del governo, che non mancheranno di suscitare altre polemiche. Qualsiasi intervento scontenterà comunque una parte. Ma come si è arrivati a questa guerra senza esclusione di colpi?
 
Il precariato della scuola "moderno" ha una quarantina d'anni. Fu il democristiano Franco Maria Malfatti, nel 1974, a varare il decreto che istituì il cosiddetto "doppio canale". A palazzo Chigi, per la quinta volta, era salito Mariano Rumor. Il decreto 416 stabiliva che per accedere al ruolo, oltre che attraverso il concorso a cattedre, si poteva partecipare anche al concorso per soli titoli. Il requisito essenziale, oltre al diploma o alla laurea e all'abilitazione all'insegnamento, per accedere alla graduatoria provinciale era quello di avere insegnato nella scuola statale per almeno due anni scolastici, che successivamente diventarono 360 giorni.
 
Era dunque sufficiente avere prestato servizio un paio d'anni da precario per accedere ad una graduatoria che garantiva il ruolo, bastava sapere aspettare qualche anno. Ma le graduatorie del concorso per soli titoli duravano fino all'indizione della selezione successiva. E nel 1999, l'allora ministro della Pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, le trasformò in graduatorie "permanenti".
 
Così nel 2007, accompagnato da un piano di 150 mila immissioni in ruolo, l'allora ministro  Fioroni trasforma le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, consentendo per l'ultima volta  -  nell'aggiornamento per gli anni il 2007/2009  -  il trasferimento di provincia. Fu allora che migliaia di precari meridionali, con punteggi record, decisero di trasferirsi, dalle graduatorie delle regioni settentrionali, nuovamente al Sud. Il piano di immissioni in ruolo varato dal governo Prodi garantiva anche i precari delle affollate liste del meridione. Ma una parte decise comunque di rimanere al Nord: sarebbero entrati di ruolo prima con i punteggi accumulati in quegli anni.
 
Quando a viale Trastevere si trasferì Mariastella Gelmini, nel 2008, il mega-piano di assunzioni venne bloccato così come, nell'aggiornamento delle graduatorie per gli anni 2009/2011, il trasferimento di provincia. Di conseguenza, le graduatorie di merito del Sud rimasero ingolfate e quelle del Nord semivuote. E per evitare che rimanessero centinaia di cattedre vuote vennero inventate le graduatorie "di coda": ogni precario poté scegliere altre tre province dove essere inserito in coda.
 
Nel frattempo  -  nel triennio 2009/2011  -  la scuola è stata oggetto della cura Tremonti-Gelmini che ha fatto sparire 87 mila cattedre, il 53 per cento delle quali nelle 8 regioni meridionali,  accentuando il divario Nord-Sud in termini di possibilità di lavorare.   E due mesi fa, dopo migliaia di ricorsi al Tar Lazio, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le graduatorie di coda, un provvedimento che ha scatenato la guerra tra precari. I supplenti meridionali rimasti al Nord per "scelta di vita", con punteggi ormai adeguati all'immissione in ruolo, in caso di riapertura delle graduatorie, temono di essere scavalcati dai colleghi meridionali che decidessero di ritornare al Nord. Mentre i colleghi settentrionali, con punteggi molto bassi, hanno la certezza di non vedere un posto per i prossimi anni.
 
Anche il sindacato si è spaccato: l'Anief, la neonata organizzazione che ha promosso i ricorsi al Tar Lazio e determinato il terremoto causato dal pronunciamento dei giudici della Consulta, canta vittoria. Mentre tutti gli altri sindacati, più cauti perché consapevoli della complessità del fenomeno, per allentare la tensione chiedono immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti: 30 mila circa. Ma anche un tavolo di confronto col governo per affrontare in maniera definitiva il problema del precariato della scuola.
 
Intanto, per evitare di aggirare la sentenza della Corte, l'unica via possibile per l'aggiornamento 2011/2013 sembra quella di consentire nuovamente lo spostamento di provincia: una sola a scelta del supplente. E a questo punto, entra in campo anche la politica, con posizioni diverse e non sempre legate alle coalizioni del momento. Per il Pd e l'Italia dei valori, anche con l'inserimento in graduatoria "a pettine" prospettato dall'esecutivo, il problema del precariato "resta irrisolto". Mentre un gruppo bipartisan di 61 deputati  -  quasi tutti meridionali  -  decide di muoversi in maniera autonoma e intima al ministro Gelmini di investire il Parlamento della vicenda. Così la Lega, che caldeggia l'idea di un blocco delle graduatorie, rimane isolata. Un vero pasticcio all'italiana.
 
Fonte: Repubblica
 

Dopo la “sconfitta” della sentenza della Consulta che ha imposto sulle vecchie graduatorie ad esaurimento l’inserimento a pettine, il Miur cerca di rompere l’accerchiamento giudiziario tentando di sterilizzare parzialmente la direttiva europea che prevede l’equiparazione di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato.
Si vuole evitare un nuovo fronte di sentenze dei giudici del lavoro che potrebbero seguire l’esempio di quello di Siena che ha riconosciuto il diritto di accedere direttamente al ruolo ad un’insegnante precario confermato per tre anni sulla stessa sede. È vero che quella sentenza, su ricorso del Miur, è stata annullata subito dalla Corte d’appello di Firenze, ma potrebbe comunque generare un pericoloso proliferare di sentenze di tribunali a favore dei precari, difficile da fronteggiare in un momento di forte criticità nella gestione delle graduatorie ad esaurimento.
La decisione è stata resa nota nel corso di un incontro sindacale al ministero dell’istruzione; il Miur, infatti, ha informato i sindacati sulla predisposizione da parte del Governo di un decreto legge di "accompagnamento" che "aggira", per i soli lavoratori della scuola, l'applicazione della normativa europea in materia di contratti a termine, con la motivazione della particolarità delle procedure previste per l'assunzione del personale della scuola, che giustificherebbe la deroga dal limite del triennio come vincolo per la stabilizzazione.
Pronta la reazione negativa della Cgil-scuola secondo la quale “Si tratta di un intervento inaccettabile che penalizza ulteriormente i precari e che la FLC CGIL contrasterà con tutti i mezzi e in tutte le sedi disponibili”. Una reazione, quella del sindacato di Pantaleo, che sembra dettata anche dalla volontà di “smarcarsi” dalla posizione unitaria di condivisione delle politiche sulle graduatorie, per allinearsi alle scelte radicali dell’Anief che in questi due anni ha contestato in sede giudiziaria le scelte del Miur concordate con tutti i sindacati rappresentativi (accodamenti compresi).
 
Fonte: Tuttoscuola
 

 

Ne dà notizia l'Anief che critica sindacati, politici e consiglieri ministeriali.

Anche il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso del Miur proposto tempo fa contro la pronuncia del Tar Lazio, conferma la sentenza della Corte Costituzionale per gli inserimenti a pettine.

La vertenza, trascinatasi per molto tempo, era stata promossa dall’Anief contro il decreto n. 42 del 2009 per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il biennio 2009-2011.

La sentenza n. 2486 del 27 aprile 2011 del Consiglio di Stato conferma quindi la sentenza di primo grado dei giudici del Tar Lazio, dando ragione ai ricorrenti dell’Anief.

Il pronunciamento, come ricorda la stessa Anief, è definitivo e arriva dopo le decine di ordinanze cautelari e commissariali che l’Anief aveva ottenuto anche nel 2009 avverso il D.M. 42/09 di aggiornamento per il biennio 2009-2011 che aveva vietato il trasferimento da una provincia all’altra e aveva previsto in sua sostituzione le tre graduatorie aggiuntive con il collocamento in coda, ma anche dopo il regolamento preventivo di giurisdizione sollevato inutilmente contro l’Anief da un sindacato su alcuni ricorsi avverso le Gae.

Nel commentare questo nuovo tassello giudiziario della travagliata vicenda delle graduatorie, l’Anief dichiara con una punta di polemica che “Finalmente, saranno sciolti i dubbi anche di alcuni sindacalisti che recentemente avevano criticato gli ultimi orientamenti dell’Amministrazione, in favore dello spostamento dei precari da una provincia all’altra secondo il proprio punteggio per il prossimo aggiornamento 2011-2013, proprio perché annotavano l’assenza di una sentenza di merito.

L’Anief ne ha anche per i politici ai quali “Consigliamo durante la loro naturale attività normativa un maggior rispetto per le sentenze della Consulta che sono a baluardo della nostra unità nazionale e del nostro viver civile, anche a costo di perdere qualche interesse imbarazzante o di sconfessare qualche convinzione ideologica.

L’ultima stoccata è, infine, per consiglieri e dirigenti ministeriali. “Speriamo che anche qualche consigliere o dirigente del Miur stia stavolta più prudente nel consigliare la prossima scrittura del decreto di aggiornamento delle graduatorie, per non alimentare un nuovo contenzioso dagli esiti prevedibili.

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

 

L'Anief ipotizza che anche il personale precario con anzianità di servizio di cinque anni possa concorrere per il posto di dirigente scolastico.

'Aprire' ai precari con i requisiti necessari il concorso a preside. A chiederlo è l'Anief, secondo cui "i cinque anni di servizio previsti dal legislatore come requisito di accesso, possono essere stati svolti anche con contratti a tempo determinato e non soltanto dopo la nomina in ruolo". Dopo aver ottenuto il diritto alla mobilità dei precari nelle graduatorie nazionali, si legge in una nota del sindacato, "la nuova scommessa è quella di garantire a tutti i livelli la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato, nel rispetto della normativa comunitaria, delle norme pattizie (CCNL 2006-2009), e dei principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità della P.A.".

L'Anief "chiederà ai giudici di consentire ai ricorrenti di partecipare al bando di selezione con riserva della sentenza di merito, di disapplicare quindi la normativa nazionale (DPR 140/2008) perché in contrasto con quella comunitaria, e eventualmente di sollevare alla Consulta questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, c. 618, della legge 296/2006". Chi sarà ammesso con riserva alle procedure concorsuali, spiega la nota Anief, "dovrà superare le prove secondo i criteri definiti dal bando per essere ammesso, ancorché con riserva, nelle graduatorie finali di merito, ragion per cui Anief ha predisposto un corso di formazione anche a distanza, per il superamento del concorso grazie alla consulenza di dirigenti qualificati e specialisti del settore, con costi contenuti".

I ricorsi, spiega ancora l'Anief, "puntano a dimostrare ai giudici come nella trasformazione della figura di preside in quella di dirigente della P.A. Sia venuta meno la consequenziale unica forma di carriera progressiva che si poteva configurare per il personale docente, tanto che si è stabilita un'area separata per la contrattazione di comparto".

A parere dell'ufficio legale Anief, inoltre, "se il legislatore può a sua discrezione decidere i criteri di selezione dei titoli dei candidati ritenuti più idonei per la funzione dirigenziale (laurea, abilitazione, servizio), in verità non può discriminare quei docenti che, confermati in ruolo, hanno prestato uno o più anni di servizio (all'interno dei cinque anni dichiarabili) con contratto a tempo determinato, o che da precari hanno svolto cinque di servizio a tempo determinato. Tale norma – conclude la nota - discrimina il personale in base alla tipologia di contratto che ha stipulato, violando l'accordo quadro europeo in materia di accesso al lavoro".

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

 

A farsi carico del tentativo di svolgere le prove selettive, malgrado il regolamento indichi come requisito almeno 5 anni di ruolo alle spalle, è l’Anief: il sindacato chiederà al Tar di far accedere alla selezione anche i docenti con contratti a tempo determinato. In decine di migliaia potrebbero aderire.
Per alcuni sindacati quella di impugnare i provvedimenti del Miur sembra essere una tendenza irrefrenabile. Soprattutto dopo che molte delle battaglie legali sinora intraprese hanno trovato i giudici propensi ad accogliere le tesi dei ricorrenti. Considerando che buona parte dei ricorsi hanno avuto come oggetto principale i precari ed i diritti negati nei loro confronti, non deve sorprendere se anche l’ormai imminente concorso come dirigenti scolastici ripercorre questo copione: ad annunciare questa intenzione è stato, il 26 aprile, l’Anief, l’organizzazione sindacale che più delle altre ha instaurato con l’amministrazione un rapporto incentrato su carte bollate, ricorsi e controricorsi.
Stavolta il Tar del Lazio sarà chiamato ad esaminare il Regolamento di acceso all’atteso concorso per 2.386 posti da dirigente scolastico, il cui bando verrà con ogni probabilità pubblicato nel prossimo mese di giugno. Il sindacato di Pacifico ha colto nel testo che detta le regole del concorso una discriminazione di fondo: quella che preclude al personale non di ruolo la possibilità di accedere alla selezione per diventare preside. Secondo l’Anief, in pratica, i cinque anni minimi di servizio, che assieme al diploma di laurea garantiscono la possibilità di accedere alle prove selettive, non devono partire dall’immissione in ruolo: al fine di “garantire a tutti i livelli la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato”, il sindacato degli educatori in formazione si appella alla normativa comunitaria (Direttiva 1999/70/CE), alle norme pattizie (CCNL 2006-2009), ed ai principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità della P. A., ragionevolezza (artt. 3, 51, 97). La conclusione è che “per l’Anief, i cinque anni di servizio previsti dal legislatore come requisito di accesso, possono essere stati svolti anche con contratti a tempo determinato e non soltanto dopo la nomina in ruolo”.
Il sindacato spiega anche la linea che intende assumere: “chiederà ai giudici di consentire ai ricorrenti di partecipare al bando di selezione con riserva della sentenza di merito, di disapplicare, quindi, la normativa nazionale (DPR 140/2008) perché in contrasto con la normativa comunitaria, ed eventualmente, di sollevare alla Consulta questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, c. 618, della legge 296/2006”. Sono due gli obiettivi dichiarati su cui punta l’Anief: qualora il Tar dovesse concedere l’ordinanza sospensiva, gli interessati verrebbero ammessi alle prove con riserva, attraverso conseguente disposizione degli Usr interessati; qualora la sospensiva non arrivasse prima delle prove, “i singoli direttori degli Usr valuteranno autonomamente, in ossequio al principio dell'autotutela dell'amministrazione, la possibilità di ammettere egualmente i ricorrenti alle prove, in attesa della risoluzione del contenzioso in sede di merito”.
Senza entrare nel merito del ricorso, una cosa è certa: considerando che per i docenti quella di diventare preside è l’unica strade per fare carriera all’interno della scuola, l’dea di avviare il contenzioso contro il Miur tenterà diverse decine di migliaia di precari. Ma anche tutti gli immessi in ruolo a partire dal 1° settembre 2006. Il rischio è che se il Tar dovesse concedere l’ammissione con riserva alle prove pre-selettiva, a settembre bisognerà svolgere la prima prova del concorso - la pre-selettiva, con un centinaio di domande a risposta multipla – nei palazzi dello sport o addirittura negli stadi di calcio.
 
Fonte: Tecnica della Scuola
 

Soldi spesi senza controllo. Alcune organizzazioni sindacali chiedono un incontro urgente al ministro Gelmini dopo aver avvallato, però, la direttiva ministeriale che ridefinisce alcuni criteri per la selezione dei controllori dei bilanci delle scuole. Anief pronta a ricorrere.
 
In un comunicato stampa, l'Anief spiega illegittimità e conseguenze paradossali della nota del 12 ottobre 2010 a firma del direttore generale dell’Ufficio VII del Miur, dott. M. Filisetti, per la presentazione delle domande per via informatizzata per far parte dell’elenco per la designazione dei revisori dei conti per il triennio 2011-2013.
 
Fonte: Tecnica della Scuola
 

Il Ministero dell'istruzione ha stabilito la riformulazione e ripubblicazione delle graduatorie ad esaurimento di 3000 insegnanti precari della scuola iscritti all' Anief, Associazione  professionale sindacale.

I docenti avevano presentato ricorso al Tar Lazio nel 2009 dopo che il Miur aveva sospeso l'inserimento "a pettine" di questi insegnanti, prevalentemente provenienti dal sud.

Leggi l'articolo

108.000 posti sono vacanti e disponibili e subito assegnabili in ruolo, e inserimento dei docenti abilitati (a pieno titolo) e specializzandi (con riserva) nelle graduatorie ad esaurimento – è questa la richiesta odierna dell'Anief al governo, sulla base delle “condanne a risarcimenti milionari dei giorni scorsi emesse dai tribunali della Repubblica, peraltro confermate in appello (Perugia)”.

L'Anief avanza questa richiesta, forte degli 8.000 ricorsi che la stessa organizzazione sindacale ha predisposto e considerando che “ormai con il blocco degli scatti del personale di ruolo non vi è alcun risparmio dello Stato rispetto al personale precario” e “che al personale Ata in sede di conciliazione viene ormai esteso al 31 agosto il contratto al 30 giugno senza alcun risparmio per i mesi estivi al netto di ferie non godute e assegno di disoccupazione”.

La via indicata dall'associazione è quella di “presentare e approvare una norma di legge per stabilizzare con urgenza il precariato e adeguare anche la scuola a quanto disposto dalla direttiva europea 1999/70/CE, inserendo un emendamento specifico al disegno di legge comunitario: o il DDL 2646 in discussione presso la I Commissione del Senato o il DDL 4059 in discussione presso la XIV Commissione della Camera”.

“Analogamente – conclude l'associazione -, per rispettare altre due direttive comunitarie (2005/36/CE e 2006/100/CE), Anief ritiene che sia necessario presentare un altro emendamento specifico per inserire i docenti abilitati in Italia come all’estero nelle graduatorie ad esaurimento, e per consentire l’inserimento con riserva dei docenti specializzandi in procinto di conseguite una laurea o un diploma abilitante presso le università italiane autorizzate (Scienze della Formazione primaria, Accademie e Conservatori)”.

Fonte: Tuttoscuola.com

Vai all'articolo on line
 

 

15 giorni di tempo per dare esecuzione alla sentenza della Consulta per evitare responsabilità penali.

Nuovo colpo di scena nella vicenda delle graduatorie dei precari e degli inserimenti "a pettine".

Dopo la sentenza n. 41 della Consulta che ha dichiarato l’illegittimità degli inserimenti in coda nelle graduatorie provinciali dei docenti precari e l’obbligo conseguente di inserimenti a pettine secondo il punteggio posseduto, il Miur il 21 marzo scorso ha trasmesso ai dirigenti territoriali la nota n. 2287 con la quale fa presente che non spetta al Tar Lazio dare esecuzione alla sentenza, in quanto, secondo una recentissima decisione della Corte di Cassazione, la materia è ora di competenza del giudice del lavoro. In poche parole l’applicazione della sentenza può aspettare mentre si cercano soluzioni all’intricato problema.

Ma la novità dell’ultima ora è il rientro in campo del commissario ad acta (nel caso si tratta del consigliere Luciano Cannerozzi De Gratia) che a suo tempo, come lui stesso ha ricordato in una nota inviata ai dirigenti periferici dell’Amministrazione scolastica, aveva sospeso ogni intervento in merito, in attesa proprio della pronuncia della Corte Costituzionale.

A sentenza emanata, il Commissario ad acta riprende in pieno le sue prerogative di legge e invita i dirigenti di tutta Italia ad ottemperare alla disposizione, ricordando preliminarmente che “Occorre sottolineare che l’inserimento a pettine dei ricorrenti doveva e deve intendersi disposto, con decorrenza dalla data di prima pubblicazione delle graduatorie definitive valide per il biennio per il biennio 2009/2011, senza alcuna riserva, pleno iure, a tutti gli effetti quindi giuridici ed eventualmente economici, e come tali utili ai fini della individuazione dei docenti destinatari delle proposte di stipula dei contratti, a tempo determinato o indeterminato, con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Le nuove graduatorie pertanto sono da considerarsi definitive, ricorda il Commissario, almeno fino ad eventuale contraria disposizione nel merito da parte del giudice amministrativo.

In ragione di ciò, il Commissario ha il potere di disporre ora “direttamente nei confronti di ciascun dirigente pro tempore degli Ambiti Territoriali Provinciali competenti la corretta esecuzione del giudicato, secondo le modalità già dettate nella precedente disposizione commissariale dell’11.12.2009”.

E se il dirigente territoriale intende resistere tenendo conto di quanto indicato dal Miur, cosa può succedere?  Lo ricorda lo stesso Commissario ad acta che puntualizza con precisa sottolineatura: “Si ritiene utile ricordare, atteso il tempo trascorso dal giudizio di ottemperanza, che la eventuale ulteriore mancata esecuzione degli ordini del giudice e delle disposizioni commissariali da parte dell’Amministrazione renderà necessario l’intervento diretto del Commissario, presso ciascun Ufficio interessato, per l’esercizio dei poteri sostitutivi, intervento che, oltre a causare ulteriori inutili spese per l’Amministrazione, potrebbe comportare, insieme alla mancata collaborazione con l’ausiliario del Giudice nell’esecuzione del giudicato, possibili responsabilità di natura penale, amministrativa e contabile per l’avvenuta omissione di atti d’ufficio e per danno erariale da parte di tutti i responsabili”.

Gli inserimenti a pettine comporteranno effetti giuridici ed economici con decorrenza retroattiva di due anni.

 

Fonte: Tuttoscuola

Vai all'articolo on line

Il commissario ad acta ritiene nulla la nota Miur prot. 2287 del 21 marzo scorso e ribadisce la necessità di dare esecuzione alle ordinanze del Tar Lazio sull’inserimento “a pettine” dei docenti precari nelle graduatorie ad esaurimento.
Dopo la nota Miur prot. 2287 del 21 marzo scorso, con cui il direttore generale Luciano Chiappetta sosteneva che “con riferimento ad eventuali richieste del commissario ad acta relative all’esecuzione delle ordinanze cautelari del Tar Lazio di cui al contenzioso (avverso il D.M. n. 42/2009, n.d.R.), si ritiene di non doversi procedere ai richiesti inserimenti in graduatoria” (per i motivi addotti nella stessa nota ministeriale), è giunta tempestiva la lettera del commissario ad acta che invita i dirigenti di tutta Italia ad ottemperare alla disposizione, ritenendo nulla la nota di invito, da parte del direttore generale del Miur, alla sospensione dell'esecuzione del provvedimento; nota - precisa il commissario ad acta - “senza alcun valore o efficacia ai fini della eventuale decisione (…) di non ottemperare alle disposizioni commissariali”.
Peraltro, la lettera del commissario ad acta esordisce sottolineando come “si premette che il sottoscritto non può che confermare in toto quanto illustrato e disposto con il precedente provvedimento commissariale anche per quanto riguarda i tempi di esecuzione ivi indicati e le responsabilità sottese”.
Tempo fa in una nota inviata ai dirigenti periferici dell’Amministrazione scolastica, lo stesso consigliere ad acta evidenziava che aveva sospeso ogni intervento in merito, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale. Ricordiamo che la sentenza n. 41 dello scorso 7 febbraio della Consulta ha dichiarato l’illegittimità degli inserimenti in coda nelle graduatorie provinciali dei docenti precari e l’obbligo conseguente di inserimenti a pettine secondo il punteggio posseduto.
Una volta emanata la suddetta sentenza, ecco che il commissario ad acta invita i dirigenti territoriali ad ottemperare alla disposizione, ricordando preliminarmente che “occorre sottolineare che l’inserimento a pettine dei ricorrenti doveva e deve intendersi disposto, con decorrenza dalla data di prima pubblicazione delle graduatorie definitive valide per il biennio per il biennio 2009-2011, senza alcuna riserva, pleno iure, a tutti gli effetti quindi giuridici ed eventualmente economici, e come tali utili ai fini della individuazione dei docenti destinatari delle proposte di stipula dei contratti, a tempo determinato o indeterminato, con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”.
Sull'argomento rimandiamo anche al comunicato Anief riportato nella rubrica "La voce degli altri". 
 
Fonte: La Tecnica della Scuola
 

 

Parlare di emergenza può apparire esagerato. Ma certo quello che sta avvenendo in questi giorni sul fronte dei precari della scuola almeno una questione sembra sollevarla con chiarezza: quella della tenuta del sistema scolastico, quella della sua governabilità o piuttosto della ingovernabilità, visto che difficilmente potrà rimanere esposto per molto tempo al rischio-sentenze. Occorre insomma trovare soluzioni politiche, ancor prima che tecniche, per governare una situazione che potrebbe andare presto fuori controllo. E occorrerà, probabilmente, una visione più pragmatica e meno giuridica della questione. Un approccio aperto, un confronto serrato che porti a decisioni che richiederanno, con tutta certezza, tanto coraggio e altrettanto respiro.
La storia infinita delle graduatorie dei precari si era chiusa, circa un mese fa, con l’attesa di un emendamento alla legge “milleproroghe”, che avrebbe dovuto appunto prorogare di un anno l’imminente aggiornamento delle graduatorie provinciali, per consentire il varo di una legge sul reclutamento dei docenti  (proposta della Lega). L’emendamento invece è stato cassato e la proroga non c’è stata. Tra qualche settimana, quindi, dovrà essere varato un nuovo decreto ministeriale per l’aggiornamento biennale delle graduatorie. C’è ora l’intenzione ministeriale di consentire l’aggiornamento dei punteggi solamente per la graduatoria di base, ma non per quelle altre graduatorie per le quali due anni fa era stato consentito il trasferimento di iscrizione in altra provincia (con accodamento, ma non con inserimento a pettine). C’è anche il problema delle assunzioni in ruolo dei precari e il Miur sta pensando di aumentarne il numero, ben oltre le quote risicate degli anni scorsi. Vediamo perché.

La moltiplicazione degli iscritti nelle graduatorie - Per capirci meglio: dei quasi 220mila docenti iscritti nella graduatoria della provincia di residenza, nel 2008-2009 quasi tutti hanno chiesto a suo tempo anche l’iscrizione in altre tre province, pur sapendo che questo avrebbe comportato il loro inserimento in coda. La situazione che si è venuta a determinare è semplicemente mostruosa: i docenti iscritti (cioè, come si dice, le teste) sono 220mila, ma la somma di tutti gli iscritti, tra graduatoria di base (prima iscrizione) e graduatorie di trasferimento, arriva a superare le 830mila unità: 220mila nella graduatoria di base e 610mila nelle graduatorie di altre province.

I docenti che hanno presentato ricorso al Tar e poi alla Consulta, ottenendo ragione per l’inserimento a pettine, sono ovviamente tra quei 610mila iscritti nelle graduatorie delle altre province in coda. La decisione della Corte costituzionale - che riguarda soltanto i docenti ricorrenti - attende ancora di essere applicata. L’Anief, il sindacato che ha patrocinato i ricorsi, ha inviato in questi giorni lettere di diffida alla dirigenza dell’Amministrazione centrale e periferica, annunciando, in caso di silenzio (molto probabile), la denuncia per omissioni alla Procura della Repubblica presso le sezioni regionali della Corte dei conti.

Le sentenze dei Tribunali - In questi mesi vi sono state varie pronunce dei giudici sull’intero territorio nazionale che hanno riconosciuto applicabile per il personale precario della scuola (sia docenti sia personale Ata) la direttiva comunitaria 1999/70/Ce che riconosce, a certe condizioni, il diritto di parità di retribuzione tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato. Le prime sentenze hanno riconosciuto il diritto allo stipendio estivo (due mesi di stipendio in più) dei docenti con nomina fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) equiparandoli ai supplenti annui che hanno nomina per l’intero anno scolastico, fino al 31 agosto.
Questa prima forma di equiparazione ha avuto un seguito con crescendo rossiniano, passando con altre sentenze alla parità di stipendio tra docenti di ruolo e docenti con contratto a tempo determinato, ai quali ultimi è stato riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera (scatti di anzianità) come avviene per i docenti di ruolo.
L’ultima (per il momento) sentenza di un tribunale è quella di Genova che ha riconosciuto a 15 precari (tra docenti e Ata) con almeno tre anni continuativi di servizio sulla stessa sede, il diritto di percepire una somma una tantum di 30mila euro ciascuno. Sembra che vi siano, tra docenti e Ata, almeno 65mila precari nelle stesse condizioni di quelli di Genova (e la stima potrebbe essere in difetto). Se tutti passassero per la via giudiziaria, il Miur dovrebbe sborsare circa 2 miliardi di euro. Il Miur ritiene che la direttiva CE sia applicabile soltanto al settore privato, ma non a quello pubblico; tuttavia, davanti al giudice è sempre risultato soccombente.

La class action -Sull’onda della sentenza di Genova, il Codacons ha avviato una class action, lo strumento di difesa dei consumatori previsto dal decreto legislativo 2006/2005, per chiedere la stabilizzazione - tramite assunzione - di 40mila precari della scuola e 12mila dell’università ed un maxi risarcimento di 30mila euro ciascuno per tutti i precari della scuola e professori universitari a contratto. Se l’iniziativa del Codacons dovesse avere successo, per il Miur vi sarebbe l’onere di 1,5 miliardi di euro e l’obbligo contestuale di assumere alcune migliaia di precari.

Cosa fare? - Per rompere l’accerchiamento, la via d’uscita sembra essere una soluzione politica da attivare con un intervento legislativo ad hoc per il reclutamento dei precari. Nell’immediato, come ha annunciato il ministro Gelmini nella risposta all’interpellanza urgente del deputato Russo (Pd), con un’azione amministrativa concordata con il ministero dell’Economia, si potrebbe coprire il maggior numero possibile di posti vacanti, mediante assunzioni in ruolo dalle graduatorie dei docenti e Ata.
Nonostante i tagli di organico, compensati abbondantemente dai pensionamenti, i posti vacanti non vengono coperti interamente con le immissioni in ruolo, decise ogni anno con il contagocce. Negli ultimi due anni vi è stata questa successione di nomine in ruolo: 8mila docenti e 8mila Ata nel 2009-10 per un totale di 16mila assunzioni; 10mila docenti e 6.500 Ata nel 2010-11 per un totale di 16.500 assunzioni. Ma i posti rimasti comunque ancora vacanti sono diverse migliaia. Poiché la retribuzione di precario con nomina annua è uguale a quella di un docente o Ata di prima nomina, l’assunzione in ruolo non avrebbe alcun costo aggiuntivo per il primo anno.
Per evitare che le assunzioni vengano decise per via giudiziaria con spese fuori controllo, è urgente definire azioni adeguate per via amministrativa subito e per via legislativa a seguire.

Fonte: Il Sussidiario.net

Vai all'articolo on line

I ricorsi si moltiplicano dopo le sentenze di risarcimento e pende la più grande class-action. Il blocco dei trasferimenti travolge i deputati meridionali (di tutti i partiti) che si attivano. Riunione d'emergenza con Tremonti: a rischio oltre 4 miliardi.
 
Monta la polemica politica sull'aggiornamento delle liste provinciali dei supplenti. Sessanta deputati di tutti gli schieramenti politici chiedono al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, di investire il Parlamento della complessa questione dei precari della scuola. Mentre la maggioranza è intenta a cercare una soluzione per evitare di essere travolta dalle richieste di risarcimento danni e di immissioni in ruolo forzose imposte dai giudici del lavoro di mezza Italia. In ballo ci sono 4 miliardi di euro, ma forse anche sei. Tre giorni fa, per cercare una via d'uscita, si è svolta una segretissima riunione tra quattro ministri e un rappresentante sindacale. Ma non è trapelato nulla della discussione.
 
"Egregio ministro  -  scrivono i 60 deputati alla Gelmini  -  in queste ultime settimane, ognuno di noi è stato interessato da una problematica che riguarda il dicastero da Ella presieduto. Si tratta della, ormai nota, vicenda dell'aggiornamento delle graduatorie dei docenti e dei trasferimenti degli stessi in una provincia diversa da quella di provenienza". La questione sta letteralmente facendo impazzire i parlamentari meridionali, pressati dalle migliaia di supplenti in servizio al Nord che fra qualche settimana saranno costretti a fare le valigie alla volta di casa, restando senza lavoro e stipendio.
 
Tra i firmatari, spiccano i nomi di quasi tutti i deputati del Pdl eletti nelle circoscrizioni meridionali. "L'argomento interessa, da tempo, il Parlamento e gli ultimi due governi che si sono succeduti. Recentemente continua la missiva  -  è intervenuta anche una sentenza della Corte costituzionale e l'autorevole intervento del Presidente della Repubblica, in occasione del 'milleproroghe'.  Ovviamente, la questione non è semplice né di facile soluzione. Per tale ragione  -  scrivono piuttosto infastiditi i rappresentanti del popolo  -  siamo convinti della necessità di un pieno coinvolgimento parlamentare volto ad istruire al meglio il percorso".
 
Migliaia di supplenti, forse 20/30 mila, temono che la strada tracciata dal ministero per il prossimo aggiornamento delle graduatorie dei precari sia proprio quella delineata nella lettera inviata due giorni fa dai tecnici del ministero all'Avvocatura dello stato per un parere legale. L'ipotesi è quella di aggiornamento del punteggio nella sola graduatoria di merito, senza possibilità di trasferimento di provincia, e cancellazione delle cosiddette graduatorie di "coda", dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale. Ma la complessa decisione, oggi, si intreccia con le migliaia di richieste di stabilizzazione e risarcimento danni avanzate dai supplenti.
 
Non ultima la megaclass-action di 40 mila precari di scuola e università annunciata dal Codacons. A fare drizzare letteralmente i capelli al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, la sentenza del giudice del lavoro di Genova che ha condannato il ministero a pagare quasi mezzo milioni di euro a titolo di risarcimento danni in favore di soli 15 precari. Ma anche le centinaia di richieste di assunzione avanzate ai giudici per il semplice fatto di essere stati in servizio continuativo per tre anni. E le richieste di integrazione di ore di sostegno da parte dei genitori degli alunni disabili. Per disinnescare la bomba ad orologeria accesa dai giudici, che secondo calcoli ministeriali riguarda almeno 65 mila precari, il ministero ha ipotizzato un piano di assunzioni.
 
C'è chi parla di 50 mila immissioni in ruolo diluite in quattro/cinque anni, chi si spinge fino a 65 mila e c'è chi ne chiede almeno 30 mila da settembre. Ma salterebbero i vincoli di bilancio. Per prendere tempo, viale Trastevere intenderebbe impugnare i provvedimenti dei giudici del lavoro, ma il problema verrebbe spostato soltanto di alcuni mesi. Intanto, i precari pressano. E si sono creati due partiti: i favorevoli all'inserimento a pettine e al trasferimento di provincia e i contrari a tale ipotesi. In gioco c'è il posto di lavoro per i prossimi due anni. Due supplenti su 3 iscritti nelle graduatorie provinciali sono meridionali, ma la maggior parte dei posti vacanti è nelle regioni settentrionali.
 
Nel 2007, con l'intento di eliminare il precariato della scuola, l'allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni trasformò le graduatorie "permanenti" in graduatorie "ad esaurimento", bloccando i trasferimenti di provincia e, al contempo, varando un megapiano di 150 mila assunzioni in tre anni. Quando a Palazzo della Minerva arrivò la Gelmini e in via XX settembre Tremonti, il piano di stabilizzazione dei precari venne cancellato, mentre il blocco dei trasferimenti di provincia restò in vigore.
 
Per addolcire la pillola alle migliaia di precari meridionali alla disperata ricerca di una cattedra e uno stipendio, la ministra di Leno inventò le graduatorie "di coda": una specie di lista secondaria, che seguiva la cosiddetta graduatoria di merito. Due anni fa i precari della scuola ebbero la possibilità di aggiornare il punteggio  -  per il biennio 2009/2010 e 2010/2011  -  nella provincia in cui si trovavano inseriti ai tempi di Fioroni e, in più, poterono scegliere altre tre province in cui inserirsi in "coda". La trovata consentì a migliaia di insegnanti delle regioni del Sud di lavorare al Nord. Ma il mese scorso i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittime "le code". 
 
"In attesa della risposta dell'Avvocatura  -  osserva Maristella Curreli, presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari  -  la situazione dei precari della scuola è di fatto bloccata". "Il ministero  -  spiega  -  ora si propone di avviare l'aggiornamento delle graduatorie considerando solo un'iscrizione e facendo decadere l'opzione per le altre tre province. Ripeto attualmente 'non sappiamo di che morte morire'". "Per fronteggiare una pioggia di ricorsi  -  conclude  -  il ministero sta pensando a una soluzione che prevede anche un piano di assunzioni. Per ridurre al massimo i ricorsi  -   rimarca la Curreli  -  sarebbe meglio che il ministero facesse una bella immissione in ruolo".   
 
Mentre la Flc Cgil ribadisce "che le sentenze e le direttive vanno applicate e non 'aggirate' per nascondere l'incapacità e l'inadeguatezza del ministro di turno". Cisl e Uil scuola, affiancate dallo Snals, chiedono al governo "una soluzione politica della questione di precari della scuola". Mentre l'Anief chiede l'inserimento a "pettine" da subito dei precari nelle diverse liste provinciali. Intanto, i bene informati sono certi che il governo per uscire dal guado opterà per un decreto-legge, possibilmente condiviso anche dalle opposizioni. Ma su tutta la partita vigila il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, già intervenuto poche settimane fa sul tema, costringendo l'esecutivo ad espungere dal Milleproroghe il congelamento biennale delle graduatorie.
 
Fonte: Repubblica.it