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Rassegna stampa

Pubblichiamo alcuni articoli sul parere della Commissione UE, che reputa la normativa italiana sui precari contraria alla direttiva comunitaria.

Ansa: Anief, commissione Ue boccia norme Italia su precari
Violano direttiva comunitaria
(ANSA) - ROMA, 10 OTT - Per la Commissione Ue la normativa italiana sui precari viola la direttiva comunitaria, ma spetta al giudice nazionale far rispettare il diritto comunitario e applicare le relative sanzioni. È quanto si deduce, secondo l'Anief, dalle osservazioni inviate alla Corte di giustizia europea sui ricorsi pendenti sollevati dal tribunale del lavoro di Napoli in merito alla stabilizzazione di quattro docenti precari. "Non ci sarebbero - spiega l'Anief in una nota - le ragioni imperative e oggettive invocate dalla Cassazione, come introdotte dalla legge 106/11, né possono le ragioni finanziarie giustificare l'abuso dei contratti a termine nel settore pubblico e in particolare in quello scolastico. Nessuna discriminazione tra docenti precari e di ruolo è giustificabile a parità di lavoro svolto". In attesa ora della sentenza della Corte di Lussemburgo, Marcello Pacifico, presidente Anief, parla comunque di "momento storico perché se le osservazioni della Commissione Ue saranno accolte dalla Corte di Giustizia europea, migliaia di precari otterranno giustizia nei tribunali italiani e si porrà fine alla precarietà quale usuale condizione di lavoro nella scuola, a discapito della continuità didattica, della valorizzazione della professione, dell'assunzione dei giovani insegnanti". "Per la Commissione Ue, la legislazione italiana in tema di assunzione dei supplenti dalle graduatorie a esaurimento non recherebbe - spiega l'Anief - le misure imposte dalla clausola 5, punto n. 1, della direttiva Ue volta a limitare il ricorso a una successione di contratti a termine e quindi a impedire un abuso a danno dei lavoratori della scuola perché non vi è alcun limite alla durata massima dei contratti a termine né al numero dei rinnovi, né il ricorso a essi può essere giustificato dall'accumulo di un'anzianità di servizio tale da garantire l'assunzione per scorrimento di graduatoria. Né, infine, risulta che si ricorra alla chiamata dei supplenti soltanto per sostituzioni temporanee necessarie causate dall'indisponibilità dei dipendenti collocati in malattia, congedo o altro, unica ragione sostitutiva ammissibile recante criteri obiettivi e trasparenti". "Se le osservazioni della Commissione - conclude Pacifico - dovessero essere condivise dalla Corte di Lussemburgo, sarebbe superata la sentenza della Cassazione e migliaia di precari potrebbero ottenere o la stabilizzazione o cospicue sentenze risarcitorie dai tribunali del lavoro italiani, almeno fino a quando continueranno a essere assunti su posti vacanti e disponibili come Anief ha denunciato da anni. Il giudice nazionale ha l'obbligo di applicare integralmente il diritto dell'Unione disapplicando le disposizioni eventualmente contrastanti della legge interna o interpretandole in modo da consentire l'attuazione del diritto dell'Unione". (ANSA).

AgenParl: Scuola - Anief, per Commissione UE normativa italiana su precari viola direttiva comunitaria

Tecnica della Scuola: Per la Commissione UE la normativa italiana sui precari viola la direttiva comunitaria

Orizzonte Scuola: Stabilizzazione per abuso contratti a tempo determinato: per la Commissione UE la normativa italiana viola la direttiva comunitaria

Italpress: Scuola, Anief "Per Commissione Ue norma Italia sui precari viola direttiva"
ROMA (ITALPRESS) - "Per la Commissione UE la normativa italiana sui precari viola la direttiva comunitaria. Ma spetta al giudice nazionale far rispettare il diritto comunitario e applicare le relative sanzioni. E' quanto si deduce dalle osservazioni inviate alla Corte di giustizia europea sui ricorsi pendenti sollevati dal tribunale del lavoro di Napoli in merito alla stabilizzazione di quattro docenti precari. Non ci sarebbero le ragioni imperative e oggettive invocate dalla Cassazione, come introdotte dalla legge 106/11, ne' possono le ragioni finanziarie giustificare l'abuso dei contratti a termine nel settore pubblico e in particolare in quello scolastico. Nessuna discriminazione tra docenti precari e di ruolo e' giustificabile a parita' di lavoro svolto". Lo afferma in una nota l'Anief, che per prima, nel gennaio 2010, denuncio' la vicenda avviando il contenzioso seriale per migliaia di precari. Ora si attende la sentenza della Corte di Lussemburgo. Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir che ha un proprio rappresentante nel C.E.S.E., "si tratta di un momento storico perche' se le osservazioni della Commissione UE saranno accolte dalla Corte di Giustizia europea, migliaia di precari otterranno giustizia nei tribunali italiani e si porra' fine alla precarieta' quale usuale condizione di lavoro nella scuola, a discapito della continuita' didattica, della valorizzazione della professione, dell'assunzione dei giovani insegnanti. Sara' estirpato un cancro che per piu' di vent'anni ha segnato un pagina nera nel reclutamento scolastico, un cancro condannato gia' da diversi tribunali del lavoro nei ricorsi presentati dai legali dell'Anief coordinati dagli avv.ti Ganci e Miceli e sottoposto alla Corte europea anche dalla Consulta nel ricorso patrocinato dagli avv.ti Galleano e De Michele".
"Ribadite dalla Commissione anche l'importanza del diritto al lavoro e della dignita' del lavoro rispetto alle ragioni della finanza pubblica in un mondo che sembra aver perso la centralita' dell'uomo nella costruzione della societa' del domani - sottolinea l'Anief -. Le osservazioni scritte sono state consegnate dalla Commissione Europea nelle cause riunite C-22/13, C-61/13, C-62/13 e C-63/13 relative all'interpretazione della direttiva 1999/70/CE e in particolare a sette quesiti pregiudiziali rivolti dal giudice italiano considerato l'intervento normativo attuato dai decreti legislativi nn. 165/01, 368/01, dalla legge n. 106/11, e la richiesta di stabilizzazione avanzata da quattro insegnanti con un servizio prestato da 45 a 71 mesi. Per la Commissione UE, la legislazione italiana in tema di assunzione dei supplenti dalle graduatorie ad esaurimento non recherebbe le misure imposte dalla clausola 5, punto n. 1, della direttiva UE volta a limitare il ricorso a una successione di contratti a termine e quindi a impedire un abuso a danno dei lavoratori della scuola perche' non vi e' alcun limite alla durata massima dei contratti a termine ne' al numero dei rinnovi, ne' il ricorso ad essi puo' essere giustificato dall'accumulo di un'anzianita' di servizio tale da garantire l'assunzione per scorrimento di graduatoria. Ne', infine, risulta che si ricorra alla chiamata dei supplenti soltanto per sostituzioni temporanee necessarie causate dall'indisponibilita' dei dipendenti collocati in malattia, congedo o altro, unica ragione sostitutiva ammissibile recante criteri obiettivi e trasparenti". (ITALPRESS).

Il Messaggero: Scuola, La Ue boccia l'Italia: "I precari sono illegali"

Orizzonte Scuola: Precari. Da Europa si attende sentenza storica per 20mila stabilizzazioni. Le chiedono anche i genitori

Tecnica della Scuola: Precari ‘storici’, 20mila attendono con ansia la sentenza decisiva di Lussemburgo

Gazzetta di Modena: Scuola, i precari appesi a una sentenza

IMG Press: Commissione europea risponde ai precari che hanno inviato il modello di denuncia ANIEF contro l’abuso di contratti a termine

Ansa: Anief, Commissione europea risponde ai precari
(ANSA) - ROMA, 26 OTT - La Commissione europea risponde ai precari che hanno inviato il modello di denuncia contro l'abuso di contratti a termine: a sostenerlo è l'Anief, associazione professionale sindacale, secondo la quale, anche grazie alla propria azione, l'Europa guarda con sempre maggiore attenzione al problema del precariato nella scuola italiana. "Migliaia di docenti e ata stanno ricevendo in questi giorni la risposta della Commissione europea alle denunce inviate alcuni mesi fa- scrive il sindacato - e pur ricordando di non poter intervenire direttamente nei singoli casi, chiede agli interessati di inviare una serie di informazioni aggiuntive per valutare l'eventuale prosecuzione dell'iter in sede europea". Il sindacato ha predisposto un modello di risposta da inviare per e-mail entro 40 giorni a Bruxelles. (ANSA).

Newson 24: SCUOLA - la Commissione europea risponde ai precari che hanno inviato il modello di denuncia ANIEF

Calabria 24 ore: Scuola - la Commissione europea risponde ai precari che hanno inviato il modello di denuncia ANIEF

Italpress: Scuola, UE risponde ai precari che hanno inviato modello denuncia Anief
ROMA (ITALPRESS) - Grazie all'azione dell'Anief, l'Europa guarda con sempre maggiore attenzione al problema del precariato nella scuola italiana. Migliaia di docenti e ata stanno ricevendo i questi giorni la risposta della Commissione europea alle denunce inviate alcuni mesi prima, con la richiesta di informazioni aggiuntive. Il sindacato ha predisposto un modello di risposta da inviare per e-mail entro 40 giorni a Bruxelles. E' quanto si legge in una nota del sindacato, che parla di "un nuovo importante successo nell'azione che l'Anief, prima in Italia, porta avanti dal 2010 contro l'abuso nella reiterazione dei contratti TD per il personale docente e Ata precario della scuola. La Commissione europea sta inviando in questi giorni risposta alle migliaia di denunce spedite nel 2012 da coloro che avevano utilizzato il modello messo a disposizione dal nostro sindacato. La Commissione, nel ricordare con la situazione sia gia' sotto la lente di ingrandimento di Bruxelles - dopo l'apertura della procedura di infrazione 2010/2124 - dimostra il proprio interesse per le vicende della scuola italiana che, in violazione della Direttiva 1999/70/CE, continua a mantenere in stato di precarieta' centinaia di migliaia di docenti e Ata, senza il lavoro dei quali il nostro sistema di istruzione non potrebbe funzionare. Non a caso - prosegue la nota -, la Direzione Generale occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea - pur ricordando di non poter intervenire direttamente nei singoli casi - chiede agli interessati di inviare una serie di informazioni aggiuntive per valutare l'eventuale prosecuzione dell'iter in sede europea, utili in riferimento alla procedura di infrazione gia' in corso o per l'apertura di ulteriori procedimenti a carico dello Stato italiano".
Per questo, Anief ha predisposto un modello di risposta, corredato di alcuni allegati, da inviare alla Commissione al fine di integrare la denuncia fatta negli scorsi mesi. Si tratta di una serie di osservazioni che il sindacato utilizzera' a supporto delle cause che saranno discusse alla Corte di giustizia europea sulla compatibilita' della normativa italiana con il diritto dell'unione, su cui la UE ha presentato osservazioni scritte. Tutti coloro che hanno gia' ricevuto la risposta della Commissione possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per ricevere il nuovo modello da compilare e inviare per e-mail entro 40 giorni dalla ricezione della comunicazione della DG europea occupazione, affari sociali e inclusione. (ITALPRESS).

Tecnica della Scuola: Precari “storici”, la Commissione europea risponde a chi vuole essere assunto

Ansa: Scuola: precari; Anief, Italia rischia multa da 8 mln euro
(ANSA) - ROMA, 12 DIC - Per la mancata assunzione di 130 mila precari, "l'Italia rischia grosso" da parte dell'Unione Europea, una multa che potrebbe arrivare fino a 8 milioni di euro. E' quanto afferma l'associazione sindacale Anief, ricordando che sul tema precari l'Italia è in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea, prevista nel 2014, sulla compatibilità della normativa italiana rispetto al diritto dell'Europa unita, su cui l'Ue ha già presentato osservazioni scritte. "Le avvisaglie per l'emissione di una sentenza storica ci sono tutte. Significativo, in questo senso - spiega l'Anief in una nota - è il monito della Commissione allo Stato italiano: deve assicurare stipendi uguali ai supplenti. Concedendo loro gli scatti automatici di stipendio, per il periodo di precariato e per i primo otto anni. Questo, ha detto la Commissione, per dare più certezze visto che svolgono lo stesso lavoro ma hanno un contratto diverso che li lascia precari anche dopo tanti anni di lavoro continuativo". (ANSA).

AgenParl: Scuola: Anief su mancata assunzione 130mila precari, Italia rischia grosso

News it 24: Mancata assunzione di 130mila precari, l’Italia rischia grosso

Informatore Scolastico: Mancata assunzione di 130mila precari, l'Italia rischia grosso

Orizzonte Scuola: Mancata assunzione di 130mila precari, l’Italia rischia grosso

Italpress: Scuola, Anief "Italia rischia per mancata assunzione 130mila precari"
ROMA (ITALPRESS) - A un anno esatto di distanza dalla presentazione di migliaia di denunce agli uffici di Bruxelles e di Strasburgo, l'azione dell'Anief produce dei primi importanti risultati concreti: l'Ue si avvia infatti a chiedere il conto per la mancata giustificazione del governo italiano a proposito della procedura di infrazione avviata nei confronti dell'Italia per l'abuso dei contratti a tempo determinato. E sara' un conto davvero salato: forse anche 8 milioni, il massimo consentito per questo genere di abusi. "Si tratta - ricorda il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - di una serie di osservazioni che il sindacato utilizzera' a supporto delle cause che saranno discusse alla Corte di giustizia europea di Lussemburgo, probabilmente gia' nel primo semestre del 2014, sulla compatibilita' della normativa italiana con il diritto dell'Unione, su cui la stessa Ue ha gia' presentato diverse osservazioni scritte". E sempre la Commissione europea ha di recente sottolineato che "la direttiva chiede che si adottino delle misure e la Commissione le sta aspettando da parte dell'Italia. A questo punto e' evidente che la controffensiva dell'Anief - conclude Pacifico - ha raggiunto il risultato atteso: se il nostro Paese vuole stare in Europa deve per forza di cose rispettare le procedure che Bruxelles impone sul diritto del lavoro e sulle assunzioni dei suoi cittadini". (ITALPRESS).

 www.orizzontescuola.it – 06 dicembre 2013

" Ritorna delega Governo su istruzione: riordino organi collegiali, semplificazione normativa. Salta carriera e reclutamento

░ Cominciamo a prendere conoscenza di una questione che condizionerà, nel prossimoavvenire, i rapporti tra MIUR e lavoratori della Scuola.

Eccola riapparire la delega al Governo che inizialmente era apparsa come collegato alla Legge di Stabilità e della quale avevamo dato annuncio giorno 8 novembre 2013. Il testo era stato definito dal MIUR come superato, ed infatti eccolo riapparire nel decreto semplificazione, ma con modifiche. Riportiamol'articolo specifico e la parte della Relazione introduttiva specifica. Art. 2. (Delega al Governo in materia diistruzione, università e ricerca). 1. I decreti legislativi di cui all'art.1, contenenti disposizioni anche modificative della disciplina vigente, per il riordino, l'armonizzazione e il coordinamento delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di istruzione, università e ricerca, sono adottati sulla base dei princìpi e criteri direttivi di cui all'art. 1, comma 2, nonché dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici: a) organizzazione delle disposizioni vigenti alla data di adozione dei decreti legislativi medesimi per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; b) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti; c) individuazione e indicazione delle previgenti disposizioni; d) semplificazione e riordino del regime dei controlli e delle valutazioni delle attività e dell'organizzazione delle università, ivi compresi gli organismi preposti, in conformità al principio di autonomia delle università medesime sancito dall'articolo 33 della Costituzione, attraverso la riduzione dei controlli e delle valutazioni di tipo preventivo e l'eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, con esclusione delle norme in materia di contabilità.2.(omissis). 3. Dall'attuazione delle disposizioni di ciascun d.lgs di cui al presente art. non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Dalla relazione introduttiva. L’art. 2 disciplina la delega al Governo per l’adozione, entro due anni, di decreti legislativi contenenti disposizioni anche modificative della disciplina vigente, per il riordino, l’armonizzazione e il coordinamento di tutte le norme legislative e regolamentari in materia di istruzione, università e ricerca. Vengono stabiliti i princìpi e criteri direttivi della delega: organizzazione delle disposizioni vigenti alla data di adozione dei decreti per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti; individuazione e indicazione delle previgenti disposizioni abrogate; semplificazione e riordino del regime dei controlli e delle valutazioni delle attività e dell’organizzazione delle università, ivi compresi gli organismi preposti, in conformità al principio di autonomia delle università medesime sancito dall’articolo 33 della Costituzione, attraverso la riduzione dei controlli e delle valutazioni di tipo preventivo e l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, con esclusione delle norme in materia di contabilità. Il comma 2 rinvia alla procedura di adozione dei decreti legislativi disciplinata dall’articolo 1, comma 3, del disegno di legge. Il comma 3 reca disposizioni per l’invarianza finanziaria.

http://muraglia.wordpress.com – 07 dicembre 2013

"La sfida professionale delle occupazioni

░ Una testimonianza. Riportiamo una riflessione del collega S.Vitellaro.

Ho partecipato al Collegio docenti del mio liceo che aveva un unico o.d.g. “determinazioni degli insegnanti in seguito all'occupazione dell'istituto da parte degli alunni”. Lo spettacolo è stato terribile, è uscito il peggio, anche da persone che ritengo ragionevoli e gentili. Nessun momento di riflessione, presupposto implicito: “noi siamo i buoni, loro i cattivi”. La punizione come catarsi: “quindici giorni di sospensione a tutti”. Le buone maniere inculcate a pugni in testa. Se sono stati pochi gli alunni attivi nell'occupazione, sono stati tanti quelli che hanno colto l'opportunità per scrollarsi di dosso un po' di giorni di scuola. Tuttavia in quel Collegio dei docenti nessuno ha posto domande fondamentali, elementari: perché gli alunni odiano la scuola così tanto? In quanto adulti e formatori, cosa possiamo fare? Siamo figli di una storia priva di rivoluzioni e ricca di tumulti. Si dava fuoco al palazzo delle imposte, si trucidava l'esattore, venivano impiccati i rivoltosi e tutto tornava come prima. Sia la rivolta che la repressione erano funzionali al sistema, consentivano di abbassare la pressione e continuare mantenendo lo stesso sistema di potere. Il nostro "sistema" di potere (sociale-politico-economico-culturale) nel tempo ha creato distanza e ostilità tra istituzioni e cittadino. Per conservare questo “sistema” autoritario occorre che le istituzioni non siano al servizio del cittadino e che il cittadino le veda come ostili e vessatorie. Il vandalismo che infesta le nostre strade altrimenti come si spiega? La scuola è la prima istituzione con cui i giovani vengono a contatto e subito viene a crearsi una contrapposizione così come sono contrapposti i banchi e la cattedra. L'ostilità, minima nella primaria, cresce via via che si sale nel livello degli studi e l'autonomia dei ragazzi. Le scuole superiori sono il terminale di questa contrapposizione. Parlo della contrapposizione che non scaturisce dalla fatica dell'apprendere, ma dalla mancata percezione del senso e dello scopo di quello che si fa. I ragazzi non percepiscono la scuola come il luogo della loro formazione, della loro realizzazione. Io, docente e cittadino, cosa posso fare? Io, per poco che sia, posso cambiare la mia scuola, anzi no, posso cambiare il mio modo di fare scuola, confrontandomi in modo non autoritario con i miei alunni. Dove autoritario non è la mancanza delle buone maniere o il contrario di permissivismo. Autoritario è partire da "io e il libro sappiamo, tu no", "ascolta quello che devi apprendere", "ripetimi quello che ti ho detto", "adesso manifesta le tue idee sull'argomento che io ho scelto per te". Bateson lo chiama "deuteroapprendimento". Io vorrei una scuola diversa. Democratica. Ho intrapreso questa professione negli anni Settanta quando la parola chiave che apriva un mondo diverso era “solidarietà”. Essere solidali era condividere con altri ciò che si aveva, disinteressatamente. Pensavo che avrei dovuto offrire agli altri quanto avevo appreso e maturato e ciò avrebbe reso migliore il mondo, pensavo che l’insegnamento fosse il modo più efficace e più diretto per creare un mondo futuro migliore. Pensavo che non si poteva cambiare veramente il mondo senza cambiare gli individui. Ho concepito quindi l’insegnamento come un dono di ciò che avevo. Ma via via che gli anni di insegnamento passavano, mi accorgevo che questo dono non passava ai giovani; a volte ero frustrato, a volte mi chiedevo perché approfondire e ampliare ciò che sapevo se poi questo veniva rifiutato. Poi ho capito. Non era tanto ciò che avevo ma ciò che ero che passava ai giovani, era l’esempio, era la mia umanità che veicolava il mio sapere, non c’era dono senza il donarsi, anzi il donarsi precedeva ontologicamente e gnoseologicamenteil donare. È stata una rivoluzione copernicana. Il dare si è trasformato in darsi. Ma a questo punto il donarsi era  contemporaneamente un costruirsi. Essere e sapere erano un’unica cosa con il donarsi donando, con l’insegnamento. 

 

Il Messaggero – 08 dicembre 2013

" Apprendisti con la laurea, per battere la precarietà

░ Un programma di formazione a ogni universitario under 25; questo è l’obbiettivo che Bruxelles indica al nostro governo.

Questa formula destinata agli universitari si chiama alto apprendistato, per distinguerlo da quello tradizionale. Ma il senso è o stesso: l’alternanza scuola-lavoro e la possibilità di una formazione che si realizza in un’azienda. È in questa direzione che vanno molte iniziative dei ministri del Lavoro, Giovannini, e dell’Istruzione, Carrozza. Quest’ultima l’ha anche inserito come principio generale nel recente decreto per scuola e università. L’apprendistato dovrebbe diventare l’arma per realizzare la Youth Guarantee, il piano per l’occupazione dei giovani della Ue; a partire da gennaio a ogni ragazzo sotto i 25 anni dovrà essere offerto una programma di formazione entro 4 mesi dal momento in cui lascia lostudioL’Università Roma Tre ha sottoscritto un accordo con la Regione Lazio e ha fatto 200 contratti di apprendistato di alta formazione per materie tecnico-scientifiche e ha organizzato recentemente una giornata di studio, nella quale ha messo insieme istituzioni ed esperti. Il ministero del Lavoro, attraverso il programma Fixo, sta pungolando le università e prevede contributi di 6.000 euro per ogni apprendista a tempo pieno e 4.000 per il part time. Iatto ha in corso solo 278 contratti di alto apprendistati in 20 atenei.

 

www.corrieredellasera.it/ – 09 dicembre 2013

"Com’è difficile trovare una donna rettore

░ Le laureate sono il 58%, le professoresse solo il 22%: la dispersione rosa; e un rettore donna è cosa rarissima. Sono dati che si leggono in una pubblicazione di Romana Frattinico-autrice con Paolo Rossi del Report sulle donne nell’università italiana (2012).

Un tubo che perde, ecco cosa sono le donne all’università: il 58 per cento dei laureati, il 52 per cento dei dottori di ricerca, il 45 per cento dei ricercatori, il 34 per cento dei professori associati, il 20 per cento degli ordinari. Un tubo che perde. Su 100 donne iscritte all’università 22 raggiungono la laurea: nel caso dei maschi, solo 15 su 100 si laureano. Eppure, nonostante la «superiorità» delle donne nella fase della formazione, le docenti universitarie sono poco più di un terzo del totale: il 35 per cento La difficoltà delle donne a raggiungere i più alti livelli di carriera non è certo un fenomeno circoscritto all’Italia, né tanto meno al mondo dell’Accademia. Le cause, anche in questo caso, sono diverse e articolate. A partire da una tendenza all’«autosegregazione», che spinge le donne a iscriversi in massa ai corsi di laurea umanistici (l’80 per cento) e ad autoescludersi da quelle scientifiche (31 per cento) In Italia le donne sembrano meno «portate» anche per i ruoli dirigenziali, se su 78 rettori italiani solo 5 non sono maschi. Lida Viganoni, professore ordinario di Geografia e dal 2008 rettore all’Orientale di Napoli, è la decana di questo sparuto manipolo.

 

ItaliaOggi – 10 dicembre 2013

" Ora la sfida della rottamazione

░ Alessandra Ricciardi prova a intravedere le novità possibili, nel comparto Scuola, con l’avvento dei renziani.

Il neo segretario del Pd ieri ha comunicato la nuova segreteria: è Davide Faraone il responsabile welfare e scuola. Palermitano, capogruppo del Pd al consiglio comunale nel 2009, deputato regionale, si occupa di ambiente, Faraone oggi è deputato nazionale, componente della commissione lavoro pubblico. «Ora si cambia», ha detto Renzi in conferenza stampa. La mozione presentata per queste primarie indica come priorità il rafforzamento del prestigio sociale dei docenti, in caduta libera, il loro coinvolgimento nei processi di riforma, perché oggi «gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito», che pure, dice Renzi, raccoglie consensi nella categoria (circa il 43% degli insegnanti vota democratico), «si tratta di un errore strategico, abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola... il Pd che noi vogliamo costruire cambierà verso alla scuola italiana, partendo dagli insegnanti, togliendo alibi a chi si sente lasciato ai margini». Renzi ha annunciato, a partire dal prossimo gennaio, una grande campagna di ascolto che coinvolga «i docenti, gli assessori alla scuola del Pd, i ragazzi ...chiameremo il governo, il ministro, a confrontarsi sulle nostre proposte». Dei sindacati neanche l'ombra. Assenza che non stupisce viste le dichiarazioni rilasciate in campagna elettorale sul loro ruolo nei processi di riforma. Ieri l'invito: «Il sindacato deve cambiare con noi». Ancora più indicativo il programma che era stato presentato per le primarie del 2012, quelle perse contro Pierluigi Bersani: valutazione degli istituti sul modello di quella britannica (che lega i finanziamenti al rendimento); incentivi ai dirigenti scolastici basati sulle performance delle strutture; revisione complessiva della selezione dei docenti «basata sulle competenze specifiche e sull'effettiva capacità di insegnare», valutazione dei prof e premi ai migliori, sulla scorta del progetto «Valorizza», già sperimentato nel corso del 2010-2011. Capitoli incandescenti, soprattutto in un assenza di nuove risorse, che delineano un sistema profondamente diverso dall'attuale.

 

latecnicadellascuola.it – 11 dicembre 2013

"Programma annuale, è il solito rebus.”

░ Come sempre, le scuole non riescono a rispettare i tempi previsti dalle disposizioni in vigore perché il Ministero non comunica per tempo l'entità delle risorse a disposizione.Intanto attendiamo la Ministro alla prova dei numeri (finanziamento per le spese di funzionamento delle scuole)Di ReginaldoPalermo.

Per il Programma Annuale siamo alle solite: le disposizioni in vigore, contenute nel DI44/2001, prevedono che le istituzioni scolastiche debbano approvarlo entro il 15 dicembre, ma è da sempre che questa scadenza non viene rispettata soprattutto perché entro quella data il Ministero non è mai riuscito a comunicare alle scuole l’entità delle risorse disponibili per la redazione del documento contabile. E’ vero che le scuole potrebbero (e forse dovrebbero) approvare comunque il Programma facendo riferimento al solo avanzo di amministrazione (peraltro presunto, visto che a metà dicembre non si può neppure conoscere l’avanzo definitivo) ma è del tutto evidente che una simile procedura comporterebbe solo lavoro aggiuntivo per gli uffici e per gli stessi organici collegiali(giunta esecutiva e consiglio di istituto). Sta di fatto che a anche quest’anno la “regola” del rinvio sarà rigorosamente rispettata e quindi le scuole potranno adottare il Programma annuale entro il 15 febbraio. Dopo quella data il dirigente scolastico dovrebbe comunicare la situazione all’USR che, a sua volta, dovrebbe designare un commissario ad acta. Ma, negli ultimi anni, ci sono state deroghe anche su questa scadenza perentoria e in più di un caso le scuole hanno approvato il Programma anche nel mese di marzo e oltre. Il punto è che molto spesso le risorse disponibili per le scuole sono legate o a stanziamenti previsti nella legge finanziaria (ora detta di stabilità) o ad altri atti previsti da norme di legge o contrattuale. Per esempio l’entità dei (pochi) fondi ancora legati alla legge 440/97 sull’ampliamento dell’offerta formativa si conosce quasi sempre nelle ultime settimane dell’anno mentre i fondi contrattuali vengono definiti in accordo fra Ministero e sindacati. Peraltro quest’anno si sta verificando un ritardo poco comprensibile perché il Ministero sta legando la nota sul Programma 2014 alla definizione delle risorse del FIS e MOF, che però nulla hanno a che vedere con il documento contabile in quanto non sono più gestite all’interno del bilancio della scuola ma transitano esclusivamente attraverso il cosiddetto “cedolino unico”. Resta poi sempre irrisolto il gravissimo problema dei residui attivi delle scuole e cioè dei crediti che esse vantano nei confronti del Ministero (si parla di circa un miliardo di euro). Ogni volta che i sindacati chiedono di affrontare l’argomento, l’Amministrazione propone un ennesimo monitoraggio che senza però provvedere a restituire alle scuole le somme anticipate negli anni per il pagamento di compensi dovuti al personale. C’è comunque attesa sulla nota ministeriale perché molti sono curiosi di sapere se la “promessa” del ministro Carrozza di aumentare le risorse destinate alle spese di funzionamento verrà mantenuta o meno. Attualmente per questa voce le scuole ricevono mediamente 8 euro per alunno, il Ministro aveva annunciato che la somma andrebbe almeno triplicata. Poi, resasi conto della impossibilità di raggiungere questo obiettivo, ha parlato di un aumento del 15-20%. Vedremo se ci sarà almeno questo.

 

www.orizzontescuola.it - 12 dicembre 2013

"Marginalizzati i docenti di A051 e A052

░ L’eterna sorte dei polli di Renzo. Una lettera inviata a Orizzonte Scuola, e indirizzata alla ministro Maria Chiara Carrozza.

Gent.ma Ministra Sig.ra Carrozza, siamo un gruppo di docenti abilitati nelle classi di insegnamento A051 e A052 (in sintesi lettere, latino e greco), che ormai da circa dieci anni lavorano nella scuola italiana su incarichi annuali o temporanei. Le scriviamo per segnalarle la inaccettabile marginalizzazione di cui siamo oggetto nell'assegnazione degli incarichi e nell'accesso al ruolo, a causa di una gravissima incoerenza nella normativa italiana sulle classi di insegnamento. Noi siamo gli insegnanti di lettere con l'abilitazione più ampia, eppure abbiamo sempre meno spazio per lavorare e occasione di essere stabilizzati, rispetto a colleghi con l'abilitazione inferiore. I termini della questione sono questi. In ambito letterario è stato possibile, per gli aspiranti docenti,conseguire differenti abilitazioni secondo il sistema cosiddetto 'a cascata'. Si va dall'abilitazione per la classe di concorso A043 (italiano, storia e geografia nella scuola media) a quella per la A050 (italiano egeostoria nella scuola superiore), alla A051 (italiano, geostoria e latino nella scuola superiore) e alla A052 (italiano, geostoria, latino e greco, sempre nella scuola superiore).Il conseguimento delle abilitazioni A051 e A052 era subordinato al conseguimento delle abilitazioni inferiori. Chi, dunque, è abilitato nelle classi A051 e A052 lo è necessariamente anche nelle classi A050 e A043. Non esiste alcuna specificità formativa delle classi A043 e A050, poiché esse sono incluse nelle abilitazioni superiori, che aggiungono alla geostoria e all'italiano, il latino e il greco. Tuttavia, nella scuola italiana, in tutte le scuole medie, negli istituti professionali e negli istituti tecnici sono utilizzate esclusivamente le classi di concorso A043 e A050. La motivazione sarebbe che nei curricoli di queste scuole non sono presenti le lingue classiche, dunque non sono richieste le abilitazioni A051 e A052. Paradossalmente, inoltre, la classe A050 viene ormai utilizzata anche nei licei, nei quali sono presenti lingue classiche. Sovente vengono affidate a questa abilitazione le ore di italiano e geostoria, ricorrendo alla A051 o A052 soltanto per le ore residue di latino. A causa di questo sistema le classi A051 e A052 risultano perennemente in sovrannumero. Eppure si tratta di insegnanti di lettere che aggiungono all'abilitazione ordinaria quella per il latino e il greco. Avendo conseguito un'abilitazione più ampia dovrebbero semmai avere più opportunità di lavoro. L'abilitazione per il latino e il greco non dovrebbe costituire un fattore di esclusione, poiché il possesso di quest'abilitazione non vincola il docente ad insegnare necessariamente le lingue classiche, ma semplicemente gliene dà facoltà.I docenti della A051 e della A052 possono, non debbono, insegnare le lingue classiche e dunque dovrebbero essere utilizzati al pari degli altri in tutti gli ordini di scuola e in tutti i corsi di studio. Si tratta dunque di portare a compimento la revisione delle classi di insegnamento, sulla quale, da diversi anni, è in circolazione una bozza. Tale provvedimento deve essere adottato urgentemente, comunque prima della definizione del prossimo contingente per le immissioni in ruolo, altrimenti, qualunque sarà la portata numerica complessiva di tale contingente, i docenti A051 e A052 e cioè, lo sottolineiamo ancora una volta, i docenti di lettere più completi a disposizione della scuola italiana, ne resteranno soltanto marginalmente interessati se non del tutto esclusi.

 

Dazebao.org - 13 dicembre 2013

" Università la Sapienza. Proteste e scontri tra studenti e Polizia

░ Momenti di tensione a Roma, alla Sapienza, in occasione della conferenza nazionale sulla biodiversità tenutasi nell'aula magna, in tema di green economy.

Un gruppo di studenti ha affisso striscioni e manifesti e ha fatto esplodere alcuni petardi, lanciato bottiglie e altri oggetti contro le forze dell'ordine schierate all'università. In centinaia si sono radunati fuori dall'aula magna e a un certo punto hanno scavalcato le transenne per cercare di forzare il blocco ed entrare. A quel punto sono state effettuate cariche di alleggerimento da parte della polizia per spingerli indietro. Due ragazzi sono stati fermati dalla Polizia e successivamente rilasciati intorno alle 13.00.Dopo gli scontri con le forze dell'ordine gli studenti della Sapienza si sono mossi in corteo dalla facoltà di Matematica a quella di Fisica urlando "Tutti liberi", facendo riferimento ai due fermati"Toglietevi i caschi con noi,così come hanno fatto davanti al movimento dei forconi, è davanti agli studenti che vi dovete togliere i caschi". … Successivamente intorno alle 13.00 è tornata la calmaConcluso il corteo interno alla Sapienza, gli studenti universitari hanno tenuto una conferenza stampa-assemblea nel piazzale davanti a Fisica. Dal megafono le accuse degli studenti contro i politici che "oggi hanno usato la Sapienza come passerella e sono un governo illegittimo In aula magna una studentessa durante il convegno ha preso la parola per accusare la politica di essere distante dalla realtà: "Sono tutte bellissime parole - ha detto la ragazza, alla quale è stato concesso di parlare modificando il programma degli interventi - ma c'è una frattura fra quello che avviene fuori e quello che si enuncia qua dentro. Tutti questi concetti non avranno uno sblocco concreto. La politica è lontana dalla realtà che ogni giorno viviamo e dal mercato del lavoro".

 

corrieredellasera.it - 14 dicembre 2013

"Carrozza: il mio Invalsi con il contributo di tutti

░ Il ministro sfida i critici: voglio candidature di alto livello.

Presto sarà nominato il nuovo presidente dell’Invalsi. Lo dice il ministro Maria Chiara Carrozza al convegno organizzato da TreeLLLe e da Fondazione per la Scuola Compagnia di San Paolo alla Luiss sulle esperienze internazionali di valutazione dei sistemi scolastici. Sull’Invalsi non si torna indietro, insomma, non ci sono ripensamenti, c’è però, continua il ministro, la ferma intenzione di «lavorare con il coinvolgimento di tutti, della scuola e della società, per il potenziamento del sistema di valutazione Quanto alle candidature per la presidenza dell’Invalsi, Carrozza assicura che sono «aperte a tutti, però voglio un profilo di alto livello, solo così diamo valore al sistema stesso» Il Miur, dice ancora Carrozza, insieme con il governo elabora un sistema standard, pone gli obiettivi, ma non fa i test, non dice quando vanno fatti. «Io voglio un’agenzia di valutazione indipendente, che lavori in modo indipendente. Invece, il ministero deve fare altro, attuare il regolamento che esiste, scenderanno presto in campo i 59 ispettori, anche se a me non piace il termine ispettore, per me sono valutatori». Il sistema standard che l’Italia deve elaborare, spiega il ministro «dovrà valutare se le competenze degli studenti stanno progredendo, la valutazione deve essere uno strumento che ci consente di raggiungere tre obiettivi, cioè fare in modo che i giovani escano dal sistema della formazione nei tempi giusti, sapendo quello che vogliono fare e che cosa vanno a fare, e avendo la migliore preparazione possibile per quello che devono fare»

Pubblichiamo alcuni articoli sui dati OCSE-Isfol sulla scuola, che vedono l'Italia scivolare nelle retrovie.

Repubblica: Ocse, italiani "analfabeti" del millennio. Carrozza: serve una inversione di marcia

Ansa: Anief, dati Ocse allarmanti ora servono fatti
(ANSA) - ROMA, 8 OTT - I dati Ocse sulle competenze culturali minime degli italiani, diffusi oggi dall'Isfol "sono a dir poco allarmanti: per quelle alfabetiche siamo ultimi, nelle matematiche penultimi e i neet stanno ormai diventando un fenomeno di massa". Lo afferma l'Anief sollecitando fatti: "obbligo dell'istruzione a 18 anni, più ore in classe e riforma dell'apprendistato". "Ormai non ci si può più nascondere dietro la scusa della crisi economica internazionale, la realtà è - afferma l'associazione - che occorrono subito fatti. A iniziare dall'innalzamento dell'obbligo scolastico, a causa del quale ogni anno perdiamo 700mila alunni, passando per una maggiorazione del tempo scuola, incautamente ridotto del 10% a seguito delle riforme Gelmini, e per l'attivazione di un collegamento capillare del mondo formativo con le aziende". "La clamorosa bocciatura emersa oggi dal rapporto Ocse-Isfol - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - conferma quello che il sindacato sostiene da tempo: occorre prima di tutto agire con urgenza per rendere obbligatoria la frequenza della scuola sino alla fine delle superiori. Poi è indispensabile restituire ai nostri allievi quel 10% di tempo scuola sottratto nell'ultimo quinquennio con le riforme Gelmini. La terza operazione - continua il sindacalista - è finalizzata a dare un'inversione di tendenza alla 'piaga' dei neet, quei 2 milioni e mezzo di giovani, quantificati solo alcuni giorni fa dal Cnel, che vivono le loro giornate senza studiare né lavorare: è giunto il momento di avviare una seria riforma dell'apprendistato, prendendo come modello la Germania, dove il collegamento con le aziende e reale e proficuo. Se, invece, continuiamo a portare avanti la politica degli annunci - conclude Pacifico - mentre gli altri paesi evolvono, l'Italia per competenze culturali rimane destinata a rimanere vergognosamente in fondo alla classifica Ocse". (ANSA).

Ansa: Italia bocciata in lettere e matematica, ultimi in Ocse
Giovannini e Carrozza, dati allarmanti ma pronti a nuove azioni
(di Marianna Berti) (ANSA) - ROMA, 08 OTT - Italiani bocciati sia in lettere che in matematica, piazzandosi addirittura ultimi per competenze alfabetiche, ovvero di lettura e comunicazione, tra 24 stati tra i più industrializzati. Ma non va molto meglio se si guarda alla capacità di far di conto, con il penultimo piazzamento. I dati, arrivati da un'indagine promossa dall'Ocse e realizzata per l'Italia dall'Isfol, sono definiti ''allarmanti'' dai ministri del Lavoro, Enrico Giovannini, e dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che però spiegano come il Governo abbia già ''adottato diverse misure'' e sia pronto anche ad adottarne delle altre per rilanciare l'istruzione. Guardando più da vicino le cifre, gli italiani, in una scala che va da zero a 500, nelle abilità alfabetiche, fondamentali per vivere e lavorare, riescono a raggiungere un punteggio pari solo a 250, contro una media Ocse di 273, capitanata da Paesi come il Giappone e la Finlandia. La situazione peggiora scendendo al Mezzogiorno e il confronto internazionale diventa più duro se si analizzano le competenze dei laureati. Infatti l'Isfol evidenzia come ''il deficit del nostro Paese è più accentuato per i livelli di istruzione più avanzati''. Tra l'altro nella Penisola solo pochi, meno del 30% degli adulti, risultano sopra la soglia che l'Ocse giudica indispensabile. E per i Neet, i giovani che né studiano né lavorano, la quota è pari ad appena il 5%. Tuttavia l'Isfol rileva anche delle piccole note positive, rispetto al passato: ''si riscontra un processo di contenimento dell'analfabetismo, si riduce la forbice tra anziani e giovani'', così come si raccorciano le distanze tra uomini e donne. Passi avanti comunque ancora troppo limitati. Si tratta di numeri che per Giovannini e Carrozza impongono ''un'inversione di marcia''. L'esecutivo si dice preoccupato soprattutto per i Neet. Con il decreto Lavoro dello scorso giugno e il decreto Scuola approvato a settembre, ''sono stati stanziati complessivamente oltre 560 milioni di euro per il triennio 2013-2015'', ricordano i due ministri che sottolineano come per identificare ulteriori interventi sia stata costituita ''una commissione di esperti'', chiamata a ''proporre specifiche misure''. L'associazione sindacale Anief intanto sollecita ''obbligo dell'istruzione a 18 anni, più ore in classe e riforma dell'apprendistato''; mentre il leader di Sel, Nichi Vendola, ritiene necessario un ''piano straordinario''. (ANSA).

IMG Press: Dati Ocse-Isfol allarmanti, ora servono fatti: obbligo istruzione a 18 anni, più ore in classe e riforma apprendistato

Italia chiama Italia: Italia bocciata in lettere e matematica, ultimi in Ocse

Tecnica della Scuola: "Leggere e far di conto": Italia ultima nell'area Ocse

Italpress: Scuola, Anief "Dati Ocse-Isfol allarmanti, ora servono fatti"
ROMA (ITALPRESS) - "I dati Ocse sulle competenze culturali minime degli italiani, diffusi oggi dall'Isfol, sono a dir poco allarmanti: per quelle alfabetiche siamo ultimi, nelle matematiche penultimi e i neet stanno ormai diventando un fenomeno di massa. Ormai non ci si puo' piu' nascondere dietro la scusa della crisi economica internazionale, la realta' e' che occorrono subito fatti. Ad iniziare dall'innalzamento dell'obbligo scolastico, a causa del quale ogni anno perdiamo 700mila alunni, passando per una maggiorazione del tempo scuola, incautamente ridotto del 10% a seguito delle riforme Gelmini, e per l'attivazione di un collegamento capillare del mondo formativo con le aziende". Lo afferma l'Anief in una nota. "La clamorosa bocciatura emersa oggi dal rapporto Ocse-Isfol - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - conferma quello che il sindacato sostiene da tempo: occorre prima di tutto agire con urgenza per rendere obbligatoria la frequenza della scuola sino alla fine delle superiori. Poi e' indispensabile restituire ai nostri allievi quel 10% di tempo scuola sottratto nell'ultimo quinquennio con le riforme Gelmini". "La terza operazione - continua il sindacalista Anief-Confedir - e' finalizzata a dare un'inversione di tendenza alla 'piaga' dei neet, quei 2 milioni e mezzo di giovani, quantificati solo alcuni giorni fa dal Cnel, che vivono le loro giornate senza studiare ne' lavorare: e' giunto il momento di avviare una seria riforma dell'apprendistato, prendendo come modello la Germania, dove il collegamento con le aziende e reale e proficuo. Se, invece, continuiamo a portare avanti la politica degli annunci - conclude Pacifico - mentre gli altri paesi evolvono, l'Italia per competenze culturali rimane destinata a rimanere vergognosamente in fondo alla classifica Ocse". (ITALPRESS).

Eco di Bergamo: Italiani analfabeti, ultimi in Europa

La Gazzetta del Mezzogiorno: Che disastro: siamo tra gli ultimi per lettura, comunicazione e conti

Tecnica della Scuola: Indagine Ocse, per il ministro del lavoro ne usciamo con le ossa rotte: italiani poco occupabili

Blitz Quotidiano: Non sappiano leggere, scrivere e contare: italiani ultimi nell’Ocse

L'Adige: Istruzione, l'Italia in coda: siamo un popolo ignorante

Italia chiama Italia: Italia bocciata in lettere e matematica, ultimi in Ocse

Pubblichiamo alcuni articoli sul nuovo colpo al personale della scuola inferto dalla Legge di stabilità.

La Sicilia: "Legge stabilità colpisce i docenti"

IMG Press: La legge di stabilità colpisce i docenti: stipendi fermi a 1.300 euro almeno per un altro anno

Tecnica della Scuola: Contratti ancora bloccati, i sindacati non ci stanno

Orizzonte Scuola: La legge di stabilità colpisce i docenti: stipendi fermi a 1.300 euro almeno per un altro anno

Calabria 24 ore: Scuola – La legge di stabilità colpisce i docenti: stipendi fermi a 1.300 euro almeno per un altro anno

La Sicilia web: "Legge stabilità colpisce i docenti"

MNews: La legge di stabilità colpisce i docenti: stipendi fermi a 1.300 euro almeno per un altro anno

Italpress: Scuola, Anief "legge stabilità colpisce i docenti"
ROMA (ITALPRESS) - "La legge di stabilita' approvata nelle ultime ore al Senato non sana il danno che il Parlamento italiano sta perpetrando nei confronti dei dipendenti della scuola: il via libera al maxiemendamento, che nei prossimi giorni passera' all'esame della Camera, comprende una serie di provvedimenti che avvicineranno gli stipendi di insegnanti e personale non docente alla soglia di poverta'. La proroga del blocco del rinnovo del contratto comportera', infatti, la corresponsione nei loro confronti di buste paga, unico caso della pubblica amministrazione, ferme per il quinto anno consecutivo". Lo afferma in una nota l'Anief-Confedir. "Ignorando le diverse perplessita' espresse nelle scorse settimane dalla VII Commissione Istruzione del Senato ('300 milioni di euro si spostano dalle retribuzioni del personale, gia' molto basse, verso il contenimento della spesa pubblica') - sottolinea il sindacato -, a Palazzo Madama non si e' tenuto conto che tra i paesi moderni europei i nostri docenti hanno lo stipendio piu' basso dopo la Grecia, con quasi 8 mila euro in meno a fine carriera rispetto alla media delle buste paga del vecchio continente: e' tutto dire che oggi in media un insegnante guadagni appena 1.300 euro. E un non docente poco piu' di mille euro. Non bisogna poi dimenticare che fermare gli stipendi a tutto il 2014 significa violare i principi richiamati dalla sentenza della Corte Costituzionale sull'illegittimita' della proroga del blocco stipendiale (la n. 223/12 che annulla l'art. 9, c. 21 della Legge 122/2010) nei confronti dei magistrati che operano per lo Stato: secondo i giudici, infatti, e' illegittima la loro proroga del blocco stipendiale, poiche' non rientra piu' nei casi di eccezionalita'. E, per analogia, lo stesso discorso vale per tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione".
"A questa beffa, per i dipendenti della scuola va aggiunta quella derivante dal D.P.R. n. 122 del 4 settembre 2013, che ha sancito la nullita', a partire dal 2011, dell'accordo sulla copertura degli scatti automatici: aumenti e arretrati, in pratica, vanno considerati mere indennita' per coprire il blocco degli scatti del personale della scuola per il triennio 2010-2012, poi prorogato, voluto dall'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti – spiega ancora l'Anief-Confedir -. Tra l'altro, per pagare questa 'una tantum' si sottrarra' una sostanziosa parte al fondo per il miglioramento dell'offerta formativa: 400 milioni di euro verranno sottratti ai nostri alunni, negandogli una parte delle preziose attivita' a completamento della didattica, come i progetti di attivita' motorie, linguistica e informatica. Come se non bastasse, la legge di stabilita' approvata al Senato prevede la proroga dell'indennita' di vacanza contrattuale sino al 2015, con la prospettiva di proroga al 2017: considerando che si fa riferimento al comma 17 dell'art. 9 della Legge 122/2010, anche in questo caso i valori stipendiali del personale della scuola, da adeguare all'inflazione, rimangono di fatto fermi addirittura al 2009". Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, "a riportare il tutto su dei binari di giustizia potrebbe essere ancora una volta quella Corte costituzionale che lo scorso anno ha gia' annullato il blocco degli scatti per i magistrati: non e' possibile ridurre ai minimi termini gli stipendi dei dipendenti pubblici, tenendoli fermi per sei anni o piu' probabilmente per otto, proprio nel mezzo di una crisi economica profondissima. Tra l'altro - conclude Pacifico - si va a penalizzare una categoria, quella degli insegnanti e del personale della scuola, di cui da tempo si auspica il rilancio professionale". (ITALPRESS).

Il Giornale: Il Parlamento abusivo rischia l'arresto

 www.latecnicadellascuola.it – 01 dicembre 2013

"Le compresenze verranno ripristinate"

░ Lo avevano annunciato Puglisi e Carrozza in campagna elettorale, poi non se n'è fatto nulla. Come nulla si è fatto sui "quota 96", sul biennio unitario e su tante altre cose. Vedremo se almeno verrà aumentata la quota per il funzionamento ordinario delle scuole. DiReginaldo Palermo.

Di tanto in tanto può essere utile mettere a confronto la dura “realtà effettuale” con le reboanti dichiarazioni di principio fatte da candidati al Parlamento in campagna elettorale o da neo-ministri nei primi giorni di incarico. Il 21 febbraio, per esempio, Francesca Puglisi e Maria Chara Carrozza, candidate per il PD al Senato e alla Camera, annunciavano senza timori: “Nella scuola primaria vogliamo rimettere in vetrina i gioielli di famiglia del sistema scolastico italiano: tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze, mentre per la scuola media, punto critico per l'abbandono scolastico, dobbiamo reclutare una leva di insegnanti specializzati per preadolescenza e adolescenza, e allungare il “tempo scuola” (scuole aperte anche al pomeriggio con sport, tecnologia, studio in gruppo, laboratori, classe aperte ecc)”. Si badi bene che non si usavano né il condizionale né termini o incisi come “forse”, “se riusciremo”, “abbiamo intenzione di”…. La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: le compresenze nella scuola primaria sono ormai un lontanissimo ricordo e l’allungamento del tempo scuola è di là da venire. Quanto all’apertura delle scuole “fulltime” è meglio sorvolare... E che dire di questa dichiarazione? “Per il ciclo superiore, il Pd propone un primo biennio unitario, così che la scelta a quale scuola iscriversi non sia fatta in 3ª media, troppo presto, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria”. Come si concilia con l’idea di portare a 4 anni il secondo ciclo di istruzione?....

 

l’Unità – 01 dicembre 2013

“Se la scuola non guarda lontano”

░ Di Benedetto Vertecchi. La ministro Carrozza lo avrà letto ? Ci conforta che abbia di recente chiesto collaborazione al prof.Vertecchi

 Ormai da troppo tempo, i provvedimenti che riguardano la scuola non sono il risultato di un confronto che coinvolga le forze politiche e quelle sociali interessate al miglioramento dell’istruzione, ma sono inseriti, come nel caso della legge di stabilità appena varata, in una sorta di omnibus legislativo. Non si possono determinare alla spicciolata nuovi traguardi per l’educazione, i cui effetti non si limitino a qualche aggiustamento nei conti, ma possano riscontrarsi quando i bambini e i ragazzi che ora frequentano le scuole avranno finito il loro percorso sequenziale di studio.La contraddizione che non si fa niente per risolvere è quella che oppone la rapidità dei cambiamenti che si verificano nella vita sociale e nella conoscenza con la necessità di estendere nel tempo la progettualitàeducativaLe scarse indicazioni a carattere prospettico che si ricavano dal dibattito politico e dagli interventi dell’opinione pubblica indicano una sostanziale insensibilità nei confronti della tradizione culturale italiana ed europea, che si aggiunge ad atteggiamenti subalterni nei confronti di scelte culturali che rispondono a interessi di mercato, senza tener conto di fenomeni evolutivi che non è difficile ipotizzare si manifestino nel medio e nel lungo periodo. Quando si enfatizza l’importanza dell’apprendimento dell’inglese e dell’informatica si accetta una linea di modernizzazione schiacciata sul momento. Non ci si chiede, per esempio, quale potrà essere nei prossimi anni il quadro della comunicazione linguistica nel mondo … Né ci s’interroga sulle conseguenze che potranno derivare da un uso fondamentalmente consumistico di apparecchiature digitali. Eppure, basterebbe osservare le abitudini e il comportamento di bambini e ragazzi per trovarsi di fronte a problemi che, quanto meno, richiederebbero una riflessione approfondita. Nelle scuole la mancanza di scelte e la subalternità al mercato (peraltro incoraggiate dalle politiche dei governi che dall’inizio del secolo si sono succeduti alla guida del Paese) hanno portato a una progressiva riduzione della capacità di bambini e ragazzi di operare con le cose, trasformandole secondo un progetto tramite azioni coordinate e coerenti. Sono state rapidamente abbandonate attività la cui presenza qualificava l’attività didattica, per il fatto che costituiva la congiunzione necessaria tra l’acquisizione di conoscenze slegate e la loro composizione in un quadro funzionale. Si trattava delle attività di laboratorio, nelle quali era possibile superare la scissione tra il pensare e il fare, tra la mente e le mani. Anche le scuole che disponevano di gabinetti e laboratori per le dimostrazioni scientifiche e per l’osservazione naturalistica, e che avevano nel tempo raccolto collezioni importanti di campioni minerali e biologici, hanno lasciato disperdere tale patrimonio, destinando le risorse a disposizione all’acquisto di materiale digitale. Non starò qui a ricordare altre scelte ugualmente distruttive: quante sono oggi le scuole che dispongono di un teatro, di una sala da musica, di una biblioteca? . Da qualche tempo nella stampa internazionale, sia quella specializzata, sia quella d’informazione, si legge di progetti centrati su strumentazioni tecnologiche che sono stati interrotti per gli effetti negativi che stavano producendo o, addirittura, si apprende che in alcune università americane nei luoghi di studio sono state eliminate le connessioni allarete. Un fatto è certo: nei laboratori che abbiamo evocato si acquisiva autonomia e si stabilivano rapporti positivi con la natura, mentre la realtà simulata nella quale oggi gli allievi sono immersi, se considerata come un’alternativa, produce l’effetto contrario.

 

latecnicadellascuola.it – 02 dicembre 2013

Corsi di specializzazione sostegno, tempi lunghi: finiranno ad aprile 2015 !

░ Valutazioni preoccupate di Alessandro Giuliani circa la tempistica di realizzazione dei corsi. Intanto il Miur continua a non pronunciarsi sulla validità del diploma magistrale conseguito prima dell’a.s. 2001/02.

I corsi per acquisire la specializzazione sul sostegno prenderanno il via nella prossima primavera e termineranno solo un anno dopo: nel 2015 inoltrato. La tempistica, piuttosto lunga, si evince scorrendo le FAQ pubblicate in questi giorni dalle varie università organizzatrici dei corsi specializzanti nell’insegnamento ai ragazzi disabili o con problemi diapprendimento. L’Università di Firenzecomunica che “i corsi inizieranno nel mese di maggio ….prevede di ultimare tutte le ore di docenza, di laboratorio e di TIC a settembre, mentre le ore di tirocinio diretto e indiretto termineranno nei mesi successivi. Si ipotizza la conclusione del Corso con discussione della prova finale entro aprile 2015”. Pertanto, coloro che al termine del corso acquisiranno la specializzazione potranno chiedere di essere inseriti in coda alle graduatorie d’istituto, liste speciali per il sostegno, solo a partire dall’anno scolastico 2015/16. Per la collocazione, invece, sempre in fondo, alle graduatorie ad esaurimento dovranno aspettare la primavera del 2017.Vale la pena ricordare che l’accesso ai corsi è subordinato al superamento di una serie di prove selettive di accesso (scadenze e modalità cambiano da ateneo ad ateneo): le prove di accesso consistono in un test preliminare, una prova scritta ed una prova orale. Oltre ad una valutazione di titoli professionali ed accademiciIntanto, il ministero dell’Istruzione continua a mantenere l’incertezza sulla validità di accesso ai corsi per chi ha conseguito il diploma magistrale prima dell’a.s. 2001/02. … L’Anief ha messo le mani avanti sostenendo che “risulta davvero paradossale che al Ministero dell'Istruzione non siano bastati due mesi di tempo per poter dirimere le incertezze sulla valenza abilitante del diploma magistrale conseguito prima dell’a.s. 2001/2002”. Pertanto, il sindacato invita il personale in possesso del suddetto titolo a presentare regolare domanda di partecipazione ai corsi di sostegno agli alunni con disabilità, in procinto di essere attivati sulla base del D.M. 706/13 con cui il Miur ha autorizzato le Università incaricate ad organizzare nell’anno accademico 2013/2014 i percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione. Inoltre l’Anief ribadisce, che nel caso Viale Trastevere dovesse negare la validità del titolo, avvierà ricorso presso gli organi competenti.

 

corrieredellasera.it – 03 dicembre 2013

" Sorpresa, la scuola italiana migliora"

░ La scuola italiana è in ritardo ma recupersui valori medi che i 65 Paesi dell’Ocse fanno registrare ai test PISA. Stefano Montefioriintervista il coordinatore del programma PISA.

Bocciati e promossi non sono gli allievi, ma i governi. Da quando l’Ocse ha introdotto i test PISA (Program for International StudentAssessment), nel 2001, ogni tre anni i risultati sono attesi con fiducia dai Paesi asiatici e scandinavi (quelli con i migliori sistemi educativi al mondo) e con apprensione da Usa e resto d’Europa, spesso in ritardo. Oggi verranno resi noti i dati relativi alla ricerca condotta nel 2012 per valutare le capacità di 510 mila quindicenni di 65 PaesiCinquantenne, tedesco, statistico di formazione, Schleicher è il coordinatore del programma PISA, e consulente del colosso editoriale ed educativo Pearson (partner dell’Ocse), con il quale ha sviluppato il concetto di efficacy frameworkdell’apprendimento: di un sistema scolastico si valutano non gli stanziamenti, le risorse, i fondi, ma le capacità — e non solo i saperi — che realmente riesce a trasmettere ai ragazzi.

DOMANDA. Qual è la particolarità della situazione italiana?

«Resistono molte differenze nelle performance tra Nord e Sud, ma io trovo il comportamento dell’Italia davvero incoraggiante. I primi risultati dei test Pisa erano deludenti, e non solo quanto al divario tra Settentrione e Mezzogiorno. L’Italia ha attraversato tempi difficili, molte risorse sono state tagliate, eppure è stata capace dimigliorare.

DOMANDA. Che cosa possiamo imparare da Paesi come Cina, Giappone, Corea del Sud, che sono in cima alla classifica?

«In Asia ogni genitore, ogni nonno investe nei suoi bambini, vuole che i figli e nipoti abbiamo successo. E ogni insegnante pretende il massimo da tutti, nessuno è lasciato indietro Torniamo all’Italia: nel primo test PISA, mediocre. Da allora, rapidomiglioramento.

DOMANDA. Quale consiglio dà ai Paesi europei in marcia ma ancora indietro, come l’Italia?

«La scuola non può più essere una specie di lotteria... Una grande ruota della fortuna che ha il compito di tirare fuori dal mucchio i più dotati. Dobbiamo pensare a migliorare i risultati di tutti. Pretendere successi straordinari da alunni ordinari».

 

www.orizzontescuola.it – 03 dicembre 2013

"Dati OCSE-Pisa 2012. Miglioramenti, di chi il merito? Resta un importante divario tra Nord e Sud. Si migliora nonostante i tagli"

░ Alcuni commenti (Orizzonte Scuola, Forza Italia; Gilda, Cisl, Anief) sui risultati dei test PISA 2012.

A noi la relazione"tagli = miglioramenti" non ci convince, e di conseguenza non ci convincono le argomentazioni del Presidente OCSESchleicher che ha posto alla base dei migliori risultati la "razionalizzazione" delle risorse, cioè i tagli. Se così fosse, ci chiediamo come è possibile che i miglioramenti non sono ugualmente distribuiti su tutto il territorio ?Salta subito all'occhio come il Meridione continui ad avere risultati sconfortanti, tali da far evidenziare ad un giornale come Repubblica che la Sicilia ha raggiunto risultati pari a quelli della Romania. Forse i tagli, che come sappiamo si sono concentrati soprattutto al Sud, tutto sto gran bene non ci pare abbiano fatto. E lo evidenzia bene la Gilda, quando il suo segretario afferma: “Rispetto al resto del Paese, il Sud sconta maggiormente la politica dei tagli e i risultati del rapporto Ocse-Pisa ne sono la dimostrazione scientifica. Invece di utilizzare risorse in progetti inutili, come accade troppo spesso con i fondi europei impiegati soprattutto al Sud, bisogna investire di più sugli insegnanti." L'assioma andrebbe dunque invertito, "si migliora nonostante i tagli". Ma non dovunque. Stessa lunghezza d'onda della Gilda, per l'ANIEF che denuncia l'abbandono del Sud con "tempo pieno quasi assente, tagli di risorse, mancanza di orientamento e di lotta alla dispersione". E ci fornisce la ricetta "Per cambiare il trend servono anche l’obbligo formativo fino a 18 anni e una seria riforma dell’apprendistato." “I dati Ocse-Pisa sul divario Nord-Sud ci amareggiano – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – ma purtroppo non ci sorprendono: questi numeri non fanno altro che certificare il gap di investimenti che lo Stato ha riservato alle regioni, abbandonando di fatto quelle meridionali. Per tutti vale quanto è accaduto in Sicilia nel 2012, dove la mancanza di risorse e di mense scolastiche ha fatto sì che il tempo pieno nella scuola primaria è stato attivato solo per il 3 per cento degli alunni. Mentre il tempo pieno in Lombardia è presente nel 90 per cento delle scuole primarie”. Il miglioramento c'è stato, anche se non eclatante come si vorrebbe far credere, e a qualcuno bisogna che il merito si assegni. Ci prova Elena Centemero, responsabile Forza Italia per la  scuola, "I dati Ocse rilevano che le competenze delle nostre studentesse e dei nostri studenti sono migliorate soprattutto in matematica e scienze, segno che la riforma del sistema scolastico Gelmini ha inciso positivamente sugli apprendimenti". Ed invita a puntare in quella direzioneAttenti, però, ammonisce Scrima della CISL. "Considerato che nel periodo preso in esame (2003-2012) si sono avvicendati quattro diversi governi  (il quinto, quello attuale, non entra ovviamente nella partita) va consigliata cautela a chiunque volesse intestarsi in esclusiva il merito politico di un miglioramento indubbiamente importante e significativa". "Se proprio se ne vuole indicare un artefice indiscutibile, - continua - questo è il lavoro che hanno svolto le nostre scuole, nonostante lo abbiano fatto in condizioni sempre più difficili e pesanti." Come dargli torto.Inoltre, tra il 2003 ed oggi ben 25 paesi hanno migliorato la loro prestazione,  altri 25 sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre 14 l’hanno peggiorata. Dei paesi che hanno migliorato i risultati solo Islanda e Messico fanno compagnia all’Italia come unici paesi ad aver diminuito, in area OCSE, il proprio volume di spesa in istruzione (per noi l’8% in meno).

 

Il Messaggero – 04 dicembre 2013

" Studenti italiani più bravi, ma solo al Nord"

░ L’indagine Ocse: i nostri alunni sono migliorati in matematica e scienze ma rimangono sotto la media. Siamo trentaduesimi su sessantacinque Paesi OCSE. I risultati peggiori arrivano dal Mezzogiorno.

La ripresa c’è, almeno nella scuola. Le “pagelle” le dà l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che valuta i progressi degli studenti ogni tre anni. E l’Italia, anche se si piazza attorno alla media come risultati complessivi nel mondo della scuola, è il Paese che dà i maggiori segnali di miglioramento. Con il merito aggiunto che questo avviene nonostante la nostra costante politica di tagli. Si chiama rapporto Pisa (Programme for InternationalStudent Assessment), vi hanno partecipato 65 nazioni, una macro area di paesi sviluppati e democratici aderenti all’Ocse: l’Italia è 32 ma come risultati complessivi. Sotto esame sono le competenze degli studenti quindicenni in matematica, lettura e scienze. I progressi: dal 2003 al 2012 i risultati ottenuti dai nostri ragazzi, stabili in lettura, nei test sono migliorati di 20 punti in matematica e di 18 in scienze. Quello che veramente preoccupa è l’Italia del doppio binario Nord-Sud. Inutile dirlo, è il settentrione che viaggia ad alta velocità. E ancora di più il Nord Est. Gli studenti di Trento, Friuli Venezia Giulia e Veneto sono tra i più bravi al mondo in matematica, con Shanghai e Singapore: in Asia la competizione in questa materia è fortissima. Dall’altra parte del Paese, i quindicenni siciliani e calabresi con la matematica sono nel fondo classifica I deludenti risultati del Sud, secondo il ministro Carrozza, obbligano a «guardare con più attenzione a queste aree, come abbiamo già iniziato a fare con il decretoIstruzione, con maggiori investimenti per la lotta alla dispersione scolastica nelle zone più a rischio».

 

larepubblica.it – 06 dicembre 2013

"Scuola, crollano i falsi miti “Classi pollaio e senza pc è qui che si impara di più”

░ Sorprese dal test Ocse-Pisa: meglio le scuole che usano intensivamente i libri meno le ITC. (di Salvo Intravaia)

L’OCSE promuove le classi-pollaio italiane e boccia il tablet che non serve a migliorare le performance degli alunni. Anche la presunta bravura delle ragazze rispetto ai compagni si scioglie di fronte all’evidenza dei numeri. Due giorni fa, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha presentato i risultati del “Pisa” sulle competenze in Lettura, Matematica e Scienze degli adolescenti di 65 paesi. E, al di là del piccolo passo avanti dell’Italia rispetto al 2009, non mancano le sorprese. Crollano una serie di luoghi comuni di fronte ai dati forniti dall’istituto di Parigi. Il primo riguarda le cosiddette classi-pollaio. Incrociando i dati dei questionari sulle competenze con quelli compilati dai dirigenti scolastici, dai genitori e dagli stessi studenti sulle condizioni sociali e organizzative dei sistemi educativi, si scopre che le migliori performance si ottengono nelle scuole dove le aule sono più affollate: con 26/30 alunni per classe Anche il primato delle ragazze sui ragazzi viene messo in discussione dall’indagine. Ai voti più alti negli esami di terza media e di maturità delle ragazze non seguono analoghi exploit nei test del Pisa: in Lettura prevalgono le prime ma in Matematica e Scienze i ragazzi si rifanno. I migliori alunni sono nelle scuole pubbliche e non nelle private. Non solo. L’uso delle tecnologie per la didattica poi non sembra favorire l’apprendimento. Nelle scuole dove la maggior parte degli studenti usa internet durante le ore di lezione i risultati deludono le aspettative, laddove invece internet non si usa affatto o si usa col contagocce le cose vanno meglio. Stesso discorso per il tablet e gli e-book. «Anni fa la contea di Los Angeles — continua Vertecchi — ha messo in campo una forte informatizzazione delle scuole spendendo un miliardo di dollari. Poi si sono accorti chetablet e internet sono “armi di distrazione di massa” e hanno fatto marcia indietro ». Il trend si inverte se l’uso del computer e del web avviene per studiare a casa.

 

latecnicadella scuola.it – 07 dicembre 2013

47° Rapporto Censis: una società sciapa e infelice. Il capitolo "Processi formativi"

░ Il tema dell’istruzione, nel XXXXVII rapporto Censis Il sistema ha bisogno di istituzioni e politica. Il 21,7% della popolazione con più di 15 anni possiede la licenza elementare. Il 2% di 15-19enni, l'1,5% di 20-24enni, il 2,4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni non hanno mai conseguito un titolo di scuola secondaria di I grado. Nel 2011 alla fine del I anno aveva abbandonato gli studi l'11,4% degli studenti iscritti.

…Una società la nostra …più «sciapa»: senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione dellaimpressiva comunicazione di massa. E siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali. … Le istituzioni sono autoreferenziali, avvitate su se stesse, condizionate dagli interessi delle categorie, avulse dalle dinamiche che dovrebbero regolare, pericolosamente politicizzate, con il conseguente declino della terzietà necessaria per gestire la dimensione intermedia fra potere e popolo… Nel confronto con l'estero, per loro il difetto più intollerabile dell'Italia è l'assenza di meritocrazia, denunciata dal 54,9%, poi il clientelismo e la bassa qualità delle classi dirigenti (per il 44,1%), la scarsa qualità dei servizi (28,7%), la ridotta attenzione per i giovani (28,2%), lo sperpero di denaro pubblico (27,4%)…. Il numero dei lavoratori (309.000, pari all'1,3% del totale) coincide con la metà di quello di Regno Unito (755.000) e Germania (670.000), ed è molto inferiore rispetto a Francia (556.000) e Spagna (409.000). Anche il valore aggiunto prodotto in Italia di 12 miliardi di euro (contro i 35 miliardi della Germania e i 26 miliardi della Francia) contribuisce solo per l'1,1% a quello totale del Paese (meno che negli altri Paesi europei). Mentre in Spagna (+14,7%), Francia (+9,2%), Germania (+4,8%) il valore aggiunto prodotto in ambito culturale è cresciuto significativamente tra il 2007 e il 2012, da noi l'incremento è stato molto debole, pari all'1%....Il 21,7% della popolazione italiana con più di 15 anni ancora oggi possiede al massimo la licenza elementare. Per quanto si tratti di un fenomeno concentrato nelle fasce d'età più anziane, un campanello d'allarme squilla per il 2% di 15-19enni, l'1,5% di 20-24enni, il 2,4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni che non hanno mai conseguito un titolo di scuola secondaria di primo grado. E anche per quel 56,2% di ultrasessantenni senza licenza media (23% tra gli occupati) i vantaggi di un "ritorno a scuola" sarebbero indiscutibili per il rafforzamento del loro kit di strumenti utili ad affrontare le sfide della complessità sociale. Inoltre, si è fermato alla licenza media il 43,1% dei 25-64enni… Il circuito vizioso tra bassi titoli di studio, problemi occupazionali e scarsa propensione all'ulteriore formazione è, infine, testimoniato: dalla significativa incidenza tra i giovani Neet di individui con al massimo la licenza media (43,7%); dalla marginale partecipazione complessiva della popolazione adulta ad attività formative, se in possesso della sola licenza elementare (0,8% del totale) o diploma di scuola secondaria di primo grado (1,9%). I percorsi triennali d'istruzione e formazione professionale costituiscono ormai una scelta concreta e sempre più perseguita al termine della scuola secondaria di primo grado. Degli appena 23.563 allievi dei primi corsi si è giunti ai 241.620 dell'anno formativo 2011/2012. Secondo l'indagine del Censis, numerose e diversificate sono le azioni intraprese dagli istituti professionali per incrementare il successo formativo degli iscritti ai percorsi triennali. Le azioni più diffuse sono quelle finalizzate a garantire il raccordo tra studio e lavoro, in primo luogo l'attivazione di stage (74,3%) o di percorsi in alternanza scuola/lavoro (72,9%). Un analogo livello di diffusione (72,2%) sembra caratterizzare la realizzazione di una didattica laboratoriale, seguita dalle attività di raccordo tra le competenze di base e le competenze professionalizzanti (64,6%).

Pubblichiamo alcuni articoli sulla manifestazione Confedir del 4 dicembre e sulla chiusura del ministro Carrozza all'ingresso in GaE dei nuovi abilitati Tfa.

Manifestazione Confedir del 4 dicembre 2013

Link Sicilia: Stop alle indicizzazioni delle pensioni? “E’ incostituzionale”

MNews: Pensioni – Domani manifestazione Confedir-Federspev davanti a Palazzo Chigi: in piazza pensionati e precari

Il Tempo: Confedir: incostituzionale blocco indicizzazione pensioni?

Sicilia Tg: Stop alle indicizzazioni delle pensioni? “E’ incostituzionale”

Trentino libero: Pensionati in piazza e in tribunale per difendere i loro diritti

Blog Sicilia: Pensioni, sentenza a Palermo. “Incostituzionale blocco aumenti”

Italpress: Scuola, Confedir manifesta davanti p. Chigi "A rischio pensioni precari"
ROMA (ITALPRESS) - "Le pensioni dei dipendenti pubblici in servizio sono a rischio: la Corte di Conti ha infatti certificato un 'buco' di 23 miliardi di euro, che l'Inps ha ereditato dall'Inpdap per il mancato pagamento mensile dei contributi del personale a tempo determinato". Lo sottolinea in una nota l'Anief, che ha chiesto la certificazione dei crediti in tribunale, forte della sentenza della Corte di giustizia europea del 13 novembre 2008. Per questi motivi il sindacato, che fa parte della Confedir, stamattina ha partecipato attivamente davanti a Palazzo Chigi alla manifestazione "Vogliono toglierci anche il bastone-pensione". "E' sempre piu' evidente, infatti, che lo Stato sta cercando di fare cassa sulle spalle dei pensionati - spiega l'Anief -. Ad iniziare dalla mancata indicizzazione dell'assegno mensile nei confronti dei dirigenti degli enti locali, delle regioni e dei dipendenti di tutta la pubblica amministrazione, cui viene negato il diritto a percepire una pensione corrispondente ai contributi versati nel corso della loro carriera lavorativa". "Quanto sta realizzando lo Stato con i suoi lavoratori – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - e' una vera e propria evasione. E ha dell'incredibile, perche' l'amministrazione si rende artefice esattamente di quello che non permette di fare alle imprese private. Ora, pero', il Governo si ritrova con una nuova gatta da pelare: dopo i risarcimenti milionari che dovra' sborsare per la mancata stabilizzazione e il recupero del 2,5% illegittimamente percepito dalle busta paga di centinaia di migliaia di dipendenti, dovra' anche per forza di cose trovare quei 23 miliardi di euro che l'istituto nazionale di previdenza ha impropriamente sottratto ai dipendenti del pubblico impiego". "A sostegno dei dipendenti c'e' anche l'esito della sentenza n. 116 della Consulta, attraverso cui e' stato di recente dichiarato incostituzionale il prelievo forzoso sulla differenza delle pensioni stabilito dal comma 22-bis dell'articolo 18 della legge 111/2011 - conclude l'Anief -. Nei prossimi giorni il sindacato mettera' a disposizione dei precari della scuola un modello di diffida da inviare all'Inps e al Ministero dell'Economia e delle Finanze, proprio per rivendicare il mancato pagamento dei contributi versati". (ITALPRESS).

 

Il ministro Carrozza nega l'ingresso in GaE agli abilitati Tfa

Ansa: Anief, truffa di Stato su precari
Carrozza nega inserimento di 100 mila precari in graduatorie
(ANSA) - ROMA, 5 DIC - "Siamo alla truffa di Stato": così l'Anief commenta la scelta, confermata durante il question time dal ministro Carrozza, di non permettere l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento di 40mila docenti che hanno frequentato i Tfa (Tirocini formativi attivi) e sono stati reputati idonei al concorso a cattedra, a cui si aggiungono altri 70mila prossimi iscritti ai Pas (Percorsi abilitanti speciali). Il ministro ha detto - riporta l'associazione in una nota - che è intenzione del Miur di intervenire solamente nella parte del D.M. 249/2010 che riguarda l'approdo di tali docenti nelle graduatorie d'istituto. Ma "in ordine all'inserimento di ulteriori docenti nelle graduatorie a esaurimento", abilitati tramite Tfa ordinario e prossimamente attraverso i Pas, Carrozza ha detto "che con la legge n. 296 del 2006 è stato chiuso il canale di reclutamento delle graduatorie permanenti, trasformate, appunto, in graduatorie a esaurimento. Questa scelta - ha continuato il Ministro - è stata più volte confermata dal Governo e dal Parlamento ed è coerente con l'attuale sistema di reclutamento. I pochi casi di successivo inserimento di docenti nelle graduatorie stesse sono stati relativi a situazioni del tutto eccezionali di soggetti che avevano precedentemente maturato legittime aspettative". "È assurdo - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - che dei lavoratori dello Stato per far valere un loro diritto debbano per forza ricorrere al tribunale. Il Ministro Carrozza farebbe bene a prendersi le sue responsabilità, portando a termine le procedure concorsuali avviate dai suoi predecessori. È impensabile che si sbarri la strada a docenti che per abilitarsi hanno speso anche 4mila euro. E che i vincitori di un concorso pubblico nazionale vengano lasciati ai margini dell'insegnamento dopo aver superato la preselezioni, le prove scritte e orali. Quella assunta dal Ministro - conclude Pacifico - è una scelta in spregio al buon senso, ai diritti dei cittadini e alla normativa comunitaria". (ANSA).

Orizzonte Scuola: Concorso: no abilitazione per chi non rientra tra i vincitori. Supplenze: presto priorità a docenti abilitati

Newsit24: Anief. Carrozza nega l’inserimento di 100mila precari abilitati nelle graduatorie: siamo alla truffa di Stato

 

Pubblichiamo alcuni articoli sul commento Anief ai dati Ocse sulle competenze degli studenti italiani.

Giornale Radio RAI: Le due Italie della scuola Nord-Sud, cresce il divario tra i banchi

IMG Press: Scuola - Anief-Confedir: I dati Ocse confermano l’abbandono del Sud

Tecnica della Scuola: Dati Ocse, è sempre più un’Italia a due velocità

Calabria 24 ore: Scuola - Anief-Confedir: i dati Ocse confermano l’abbandono del Sud

Italpress: Scuola, Anief-Confedir "Dati Ocse confermano l'abbandono del sud"
ROMA (ITALPRESS) - "I dati Ocse-Pisa sul divario Nord-Sud ci amareggiano ma purtroppo non ci sorprendono: questi numeri non fanno altro che certificare il gap di investimenti che lo Stato ha riservato alle regioni, abbandonando di fatto quelle meridionali. Per tutti vale quanto e' accaduto in Sicilia nel 2012, dove la mancanza di risorse e di mense scolastiche ha fatto si' che il tempo pieno nella scuola primaria e' stato attivato solo per il 3 per cento degli alunni. Mentre il tempo pieno in Lombardia e' presente nel 90% delle scuole primarie". Cosi' Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir. "E' evidente - commenta ancora Pacifico - che se non si inverte questa tendenza con un serio piano di sviluppo economico, di implementazione di idee e risorse, il meridione e' condannato all'eutanasia. Con il Nord che guarda sempre piu' da vicino l'Europa, mentre il Sud non riesce nemmeno a garantire il diritto allo studio. Siamo riusciti nell'impresa di abbattere i fondi destinati a combattere l'abbandono scolastico - conclude Pacifico -. Con le regioni piu' avanti che hanno tamponato. E quelle piu' arretrate che stanno sprofondando. Mentre il decollo dell'apprendistato e l'obbligo formativo fino a 18 anni, le carte vincenti per sovvertire il trend, sono rimasti solo dei progetti sulla carta". (ITALPRESS).

 

Pubblichiamo alcuni articoli sul business dei corsi di sostegno, che frutterà alle casse degli atenei 20 milioni di euro.

Ansa: Anief, parte business corsi di sostegno
Docenti foraggiano atenei con 20 milioni di euro
(ANSA) - ROMA, 3 NOV - Le università incaricate di organizzare i corsi per gli insegnanti che vogliono specializzarsi nel supporto degli alunni disabili "approfittano della loro autonomia: chiedono fino a 200 euro per partecipare alla sola prova preselettiva e quasi tremila euro per frequentare i corsi formativi. Un giro di soldi da capogiro, a spese di almeno 20 mila candidati già abilitati che tenteranno di aggiudicarsi i 6.398 posti messi a concorso". La denuncia arriva dall'Anief. "Nei primi bandi riguardanti le attività formative, pubblicati in questi giorni - spiega l'associazione - è riportato che coloro che si iscriveranno ai corsi formativi dovranno versare nelle casse degli atenei organizzatori tra i 2.700 euro (Università della Calabria) e i 2.800 euro (Università Carlo Bo di Urbino). Si tratta di importi notevoli, addirittura superiori a quelli già chiesti ai docenti precari per abilitarsi attraverso i Tfa ordinari: nel 2012 sempre la Carlo Bo di Urbino chiedeva, a tale scopo, 300 euro in meno, 2.500 euro contro gli attuali 2.800 euro. Una cifra spropositata che non può essere giustificata, come indicato nei bandi, dalla presenza della tassa regionale per il diritto allo studio, dal libretto, dall'assicurazione, dalla marca da bollo e dal contributo per svolgere i tirocini. Ora, considerando che i posti complessivi che verranno messi a bando per specializzarsi sul sostegno, in base al Decreto Ministeriale 706/13, sono 6.398 (1.285 riguardano per la scuola dell'infanzia, 1.826 per la primaria, 1.753 per la secondaria di primo grado e 1.534 per quella di secondo grado), alle università incaricate dal Miur di organizzare i corsi verrà corrisposta dagli aspiranti docenti di sostegno - fa notare l'Anief - una cifra complessiva vicina ai 18 milioni di euro, a cui vanno aggiunti almeno altri 3 milioni derivanti dal 'contributo' richiesto ai 20mila candidati (a tenersi 'bassi', stimando il triplo dei candidati rispetto ai posti messi a concorso) che tenteranno di accedere ai corsi attraverso i test e le prove preselettive: a ogni aspirante alla frequenza del corso di sostegno viene infatti chiesta una quota di partecipazione che va tra i 110 e i 200 euro. Anche in questo caso si tratta di cifre sproporzionate, oltre che immotivate, che tra l'altro le stesse università specificano nei bandi di concorso di 'non restituire in alcun caso'".(ANSA).

Blasting news: TFA sostegno: gli Atenei riceveranno 20 milioni di euro

MNews: Parte il business dei corsi di sostegno: i docenti foraggiano gli atenei con 20 milioni di euro

Tecnica della Scuola: Partono i corsi di specializzazione, per gli atenei è un vero business

Orizzonte Scuola: Tfa sostegno, il grande business. Docenti verseranno 20milioni di euro agli atenei

Calabria 24 ore: Scuola - Parte il business dei corsi di sostegno: i docenti foraggiano gli atenei con 20 milioni di euro

Cervelliamo: Scuola, TFA sostegno e PAS: ma quanto costano questi corsi per docenti?

UominiDonne: TFA sostegno: agli Atenei saranno versati 20 milioni di euro, Anief insorge

Tecnica della Scuola: Specializzazione sostegno, corsi altissimi per i corsi

Il Secolo XIX: Il business dei corsi di sostegno

La Sicilia: Il business dei docenti di sostegno. "I precari? Bancomat per lo Stato"

Pubblichiamo alcuni articoli sul taglio di 47mila Ata negli ultimi tre anni.

Ansa: Scuola: Anief, in 3 anni tagliati 47 mila non docenti
Con nuova spending review a rischio altri 10.000 posti
(ANSA) - ROMA, 24 NOV - In seguito alla cancellazione di migliaia di istituti autonomi, solo negli ultimi tre anni sono stati cancellati 44.500 Ata, a cui vanno aggiunti 2.395 direttori dei servizi generali e amministrativi; in tutto 47mila posti in meno, che corrispondono a un quinto del totale dei non docenti. I dati sono stati resi noti nel corso di un seminario Anief svoltosi stamani a Roma. "È sempre più evidente - ha spiegato Marcello Pacifico, presidente Anief - che questa spregiudicata opera di dimensionamento voluta dagli ultimi governi sta mettendo a serio rischio il funzionamento delle scuole: tagliare in un solo triennio il 20% del personale a supporto della didattica compromette inevitabilmente tasselli fondamentali per il nostro sistema di istruzione, come la vigilanza negli istituti e le pratiche riguardati studenti, famiglie e personale". E "purtroppo - avverte l'Anief - non è finita: secondo le ultime indiscrezioni sulla nuova spending review, il Governo sarebbe in procinto di eliminare altri 800 istituti. In tal caso, considerando almeno una decina di Ata per ogni scuola, più altrettanti Dsga, vi sarebbero altri 10mila tra collaboratori, amministrativi e tecnici che verrebbero meno". "Uno dei punti centrali per risparmiare sulla spesa pubblica - ha commentato Pacifico - dovrebbe anche stavolta andare incostituzionalmente a ridurre il numero di istituti e plessi scolastici. Dimenticando che ha però già messo in ginocchio l'erogazione del servizio, visto che oggi una scuola, quindi un solo dirigente scolastico, in media coordina a distanza altre quattro scuole".(ANSA).

Tecnica della Scuola: Tagli alla scuola, non è finita

Calabria 24 ore: Scuola - In tre anni tagliati 47mila non docenti: a rischio vigilanza e gestione istituti

IMG Press: In tre anni tagliati 47mila non docenti: a rischio vigilanza e gestione istituti

MNews: Scuola - In tre anni tagliati 47mila non docenti: a rischio vigilanza e gestione istituti

Italpress: Scuola, Anief “in tre anni tagliati 47mila posti non docenti”
ROMA (ITALPRESS) - "I tagli al personale della scuola si sono abbattuti anche su collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici: a seguito della cancellazione spropositata di migliaia di istituti autonomi, solo negli ultimi tre anni sono stati cancellati 44.500 Ata. Cui vanno aggiunti 2.395 direttori dei servizi generali e amministrativi. In tutto 47mila posti in meno, che corrispondono ad un quinto del totale dei non docenti". Il dato e' stato reso noto nel corso di un seminario Anief su pianeta Ata e scuola autonoma, svolto questa mattina a Roma presso l'hotel H10: la riduzione di organico ha ridotto a 205mila gli Ata complessivi della scuola italiana, rispetto ai 252.000 effettivi dell'anno scolastico 2007/08. "Invece di incrementare il loro numero, a seguito dell'introduzione dell'autonomia scolastica, che ha prodotto forti sgravi per le amministrazioni periferiche del Miur e degli ex provveditorati agli studi - sottolinea il sindacato -, per meri motivi di risparmio finanziario nazionale si e' deciso di cancellare un Ata su cinque". "E' sempre piu' evidente - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che questa spregiudicata opera di dimensionamento voluta dagli ultimi governi sta mettendo a serio rischio il funzionamento delle scuole: tagliare in un solo triennio il 20% del personale a supporto della didattica compromette inevitabilmente tasselli fondamentali per il nostro sistema di istruzione, come la vigilanza negli istituti e le pratiche riguardati studenti, famiglie e personale".
"Purtroppo non e' finita: secondo le ultime indiscrezioni sulla nuova spending review, il Governo sarebbe in procinto di eliminare altri 800 istituti. In tal caso, considerando almeno una decina di Ata per ogni scuola, piu' altrettanti Dsga, vi sarebbero altri 10 mila tra collaboratori, amministrativi e tecnici che verrebbero meno. "Uno dei punti centrali per risparmiare sulla spesa pubblica - commenta ancora Pacifico - dovrebbe anche stavolta andare incostituzionalmente a ridurre il numero di istituti e plessi scolastici. Dimenticando che ha pero' gia' messo in ginocchio l'erogazione del servizio, visto che oggi una scuola, quindi un solo dirigente scolastico, in media coordina a distanza altre quattro scuole". Durante il seminario e' anche emerso che "sono davvero poche le nuove immissioni in ruolo previste nel triennio 2013-2015 attraverso la Legge 128/13: appena 13.400 tra amministrativi, tecnici ed ausiliari. A tal proposito i delegati Anief hanno messo in luce che tra i posti gia' vacanti, al netto dei futuri pensionamenti, ve ne sono quasi altrettanti ancora disponibili: ben 12.773, considerando 2.692 assistenti amministrativi, 1.032 assistenti tecnici, 8.172 collaboratori scolastici, 126 cuochi, 104 collaboratori scolastici tecnici, 111 guardarobieri, 36 infermieri". Il sindacato autonomo ha, infine, preso posizione "contro l'illegittimita' dell'invarianza finanziaria che lascia allo stipendio iniziale i neo-assunti, nonostante i tanti anni di precariato alle spalle": "Secondo la Comunita' europea – conclude Pacifico - questi precari dovevano gia' percepire gli scatti biennali di anzianita', che quindi non possono essere negati solo perche' queste unita' di personale sono state assunte in ruolo". (ITALPRESS).

 

Pubblichiamo alcuni articoli sulla sentenza sul crollo al Liceo Darwin di Rivoli.

AgenParl: Sentenza Liceo Darwin: Anief-Confedir, prima di dare giudizi leggiamo motivazioni

Tecnica della Scuola: Sentenza Liceo Darwin: prima di dare giudizi leggiamo le motivazioni dei giudici

Dispaccio.it: Sentenza Liceo Darwin: Anief-Confedir: prima di dare giudizi leggiamo le motivazioni dei giudici

Italpress: Liceo Darwin, Anief “Leggere motivazioni giudici”
ROMA (ITALPRESS) - In attesa di conoscere le motivazioni che hanno portato alla sentenza di Appello sul crollo al liceo Darwin di Rivoli, con sei condanne per la tragedia che nel 2008 colpi' gli studenti e il personale, Anief-Confedir sottolinea "due dati inequivocabili. Il primo e' la mancanza di finanziamenti da parte dello Stato, che continua a far vivere oltre 8 milioni di alunni e 1 milione di dipendenti della scuola in edifici scolastici in balia degli eventi atmosferici e del logorio delle suppellettili scolastiche - spiega il sindacato -. Il secondo dato certo e' quello delle continue proroghe di adeguamento di messa a norma degli stessi edifici scolastici: oltre 40mila strutture facenti capo a poco piu' di 8mila dirigenze, che il legislatore italiano continua ad approvare sulla spinta di motivazioni puramente finanziarie. Non e' un caso che l'anagrafe dello stato edilizio delle scuole italiane sia rimandato di anno in anno e che ormai il suo aggiornamento si attenda da quasi due decenni". "Detto questo, rimane da capire quali possano essere le colpe da addossare ai docenti addetti alla sicurezza. A meno che siano incorsi in comportamenti omissivi - spiega Anief-Confedir -, come la mancata denuncia di rischi noti, rimane difficile immaginare che possano essere loro addebitate colpe relative alla mancata messa in sicurezza dell'edificio che ospitava il liceo Darwin: questa competenza, infatti, rimane per legge ad esclusivo appannaggio delle istituzioni preposte".
"Il condizionale e' d'obbligo - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - visto che ancora non conosciamo il testo della sentenza e non e' possibile esprimere giudizi. Come sindacato, comunque, confermiamo la nostra piena solidarieta' agli studenti, alle famiglie e al personale scolastico che ogni giorno operano in ambienti in certi casi al limite della sicurezza. Lo dicono, del resto, rapporti nazionali circostanziati e come e' stato anche rilevato in queste ore da Legambiente. E' evidente che le colpe non possono non ricadere su uno Stato inadempiente, che non pone la sicurezza dei suoi cittadini al primo posto, riducendo al minimo i rischi che si ripetano tragedie come quella del liceo Darwin di Rivoli". "A questo punto - continua Pacifico - e' bene anche che tra il personale della scuola non prevalga lo scoramento o la sfiducia. Il rischio, infatti, e' che nelle migliaia di unita' di docenti e Ata incaricati della sicurezza degli istituti possa prevalere una sorta di 'rigetto' verso il ruolo assunto. E' bene che anche loro conoscano le motivazioni e non procedano verso quelle temute dimissioni di massa, verso una 'deresponsabilizzazione' generalizzata, che renderebbero le nostre scuole ancora meno sicure di quanto sono oggi". (ITALPRESS).

Tecnica della Scuola: Sentenza liceo Darwin di Rivoli 

Pubblichiamo alcuni articoli sulle novità, non positive per il personale della scuola, previste dalla prossima legge di stabilità e sui risultati dell'ultimo rapporto Svimez.

Legge di stabilità

Blitz Quotidiano: Statali. Stipendi e scatti bloccati fino al 31 dicembre 2014

Reggio Tv: Anief, scuola penalizzata dalla legge di stabilità

Orizzonte Scuola: Blocco contratti e stipendi 2014. Dopo l'annuncio di OS.it, le reazioni dei sindacati

MNews: Legge di stabilità - Ancora una volta statali e pensionati pagano di tasca loro

Italpress: Legge stabilità, Anief "Statali e pensionati pagano ancora di tasca loro"
ROMA (ITALPRESS) - "Il Governo italiano non sembra volerne sapere delle sentenze dei giudici. Tanto che nell'ultima bozza della Legge di Stabilita' 2014 non solo ignora il parere espresso dalla Corte Costituzionale sull'illegittimita' della proroga del blocco stipendiale, poiche' non rientra piu' nei casi di eccezionalita', ma inasprisce ancora piu' il provvedimento. Sia approvando un prelievo 'una tantum' sugli stipendi, in base al reddito (anche questo reputato incostituzionale), sia provvedendo anche alla proroga dell'indennita' di vacanza contrattuale sino al 2017. Il sindacato annuncia sin d'ora che non stara' a guardare, ma annuncia una nuova stagione di ricorsi per difendere il potere di acquisto degli stipendi, anche dei pensionati, oltre che la professionalita' di chi opera nella pubblica amministrazione". Lo afferma l'Anief in una nota. "Non si capisce perche' i magistrati della Repubblica hanno ottenuto la cancellazione del blocco degli automatismi di carriera (sentenza n. 223/12 della Corte costituzionale che annulla art. 9, c. 21 della L. 122/2010) e ottenuto gli aumenti da dicembre 2012, mentre per gli altri dipendenti pubblici il trattamento debba essere cosi' penalizzante - prosegue il sindacato -. In base a quanto indicato nell'art. 11 del 'Disegno di Legge di Stabilita' 2014', infatti, l'attuazione della razionalizzazione della spesa pubblica passa per il blocco dell'indennita' di vacanza contrattuale sui valori relativi al 31 dicembre 2013. Peraltro, su questo punto, facendo riferimento al comma 17 dell'art. 9 della Legge 122/2010, il blocco si riferirebbe ai valori stipendiali addirittura del 2010". "Inoltre, sovvertendo quanto espresso dai piu' alti rappresentanti del Governo, le norme sul blocco degli stipendi si applicheranno anche al personale in forza al servizio sanitario nazionale. E non meno gravi sono le disposizioni relative al fermo, sino a tutto il 2014, della parte economica della contrattazione. Con le risorse destinate al trattamento accessorio che, dal 1° gennaio 2015, saranno decurtate dell'importo ridotto rispetto alla proroga del contratto stesso", sottolinea il sindacato.
"Quello che in tanti ancora non hanno capito, anche tra gli addetti ai lavori - afferma Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - e' che questi soldi sottratti nel biennio 2013/14 non sono piu' recuperabili. A riportare il tutto su dei binari di giustizia potrebbe essere ancora una volta quella Corte costituzionale, che lo scorso anno ha gia' annullato il blocco degli scatti per i magistrati. Se venisse ribadita questa posizione, ne beneficerebbe, oltre il personale della scuola, anche quello in servizio nelle agenzie delle telecomunicazioni, della sanita' e dell'universita'". "E' tutto dire che se la Legge di Stabilita' venisse confermata, persino gli onorari degli avvocati dello Stato verrebbero ridotti nella misura del 50% relativamente alle cause favorevoli all'amministrazione. Per non parlare della mancata considerazione per la recente sentenza della Corte Costituzionale, la n. 216, che ha ripristinato il contributo di solidarieta' anche per le pensioni elevate - sottolinea ancora l'Anief -. Mentre per il processo di deindicizzazione delle pensioni, il Governo ha deciso di fissare l'aliquota del 90% per i trattamenti superiori al minimo di tre volte, al 75% per quelli che superano la pensione minima quattro volte e al 50% per gli assegni che vanno oltre cinque volte la quota base". "Se queste disposizioni diventeranno legge - continua Pacifico - la Confedir ha intenzione di sottoporre, assieme all'Anief, formale ricorso al tribunale del lavoro. L'obiettivo e' ottenere giustizia da un Governo che non ha alcuna autorizzazione per violare in modo unilaterale tanti articoli della Costituzione italiana. In particolare, ignorando l'equo trattamento di lavoratori contribuenti, che pagano regolarmente le tasse. Non e' possibile poi dimenticarsi, per i conti pubblici che non tornano, degli aumenti da conferire proporzionalmente al lavoro profuso. E superare quanto indicato nei contratti collettivi in vigore. Per tutti questi motivi, non e' possibile ridurre ai minimi termini gli stipendi dei dipendenti pubblici, tenendoli fermi ai valori di due decenni fa: diciamo basta a questi illegittimi interventi sulle baste paga di oltre tre milioni di statali, operati da un'amministrazione che - conclude il rappresentante Anief-Confedir - vestendo i panni del legislatore sta commettendo una colossale ingiustizia". (ITALPRESS).

IMG Press: Statali, in arrivo un'altra stangata. Gli stipendi rischiano di rimanere fermi anche dopo il 2015

Tuttoscuola: Statali, blocco indennità vacanza fino al 2017?

Link Sicilia: Statali, un’altra stangata: gli stipendi rischiano di rimanere fermi anche dopo il 2015

Calabria 24 ore: Statali, in arrivo un'altra stangata: gli stipendi rischiano di rimanere fermi anche dopo il 2015

Informatore Scolastico: Legge di stabilità: giallo sul blocco dell’indennità di vacanza contrattuale per gli statali fino al 2017

MNews: Statali, in arrivo un'altra stangata: gli stipendi rischiano di rimanere fermi anche dopo il 2015

Italpress: P.A., Anief "Per statali in arrivo un'altra stangata"
ROMA (ITALPRESS) - "Un'altra stangata in arrivo per gli statali: se il testo della Legge di Stabilita' approvato in settimana dal Governo dovesse diventare legge cosi' come e' oggi, l'importo della indennita' di vacanza contrattuale non potra' superare quello in godimento al 31 dicembre 2013. Ma siccome questi stessi valori sono stati gia' ancorati a quelli del 2009, significa che gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici potrebbero rimanere fermi per un tempo record: addirittura per 8 anni consecutivi". Lo afferma in una nota l'Anief-Confedir. "E' probabile - dice Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che proprio perche' essendo la 'vacanza contrattuale' pensata come un anticipo dei benefici economici previsti e non essendone appunto previsti neanche per il triennio 2015-2017, non vi sia ragione di aggiornarla al costo della vita secondo il protocollo sui redditi del 23 luglio 1993". Il condizionale, pero', e' d'obbligo, perche' ad oggi non e' stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale il D.P.R. concernente il Regolamento in materia di proroga del blocco della contrattazione approvato dal Consiglio dei Ministri l'8 agosto scorso (Atto n. 6/XVII legislatura), recante proroga per il 2012-2014 del blocco dell'indennita' contrattuale ai valori stabiliti dalla legge finanziaria del 2008. (ITALPRESS)

Asca: Legge stabilita': Anief, nuovo blocco turn-over anche in Universita'

Ansa: L.Stabilità: Anief, nuovo blocco turn over in università
in fumo speranze dei precari della ricerca
(ANSA) - ROMA, 25 OTT - Nuovo blocco del turn-over anche nell'Università che, "dopo i Ministeri, è il settore più colpito dai tagli; il Governo fa marcia indietro dopo l'annuncio del ministro Carrozza dei mesi scorsi riguardo a un massiccio piano di reclutamento; al palo migliaia di dottori e assegnisti di ricerca con diversi anni di docenza a contratto alle spalle". A lanciare l'allarme, alla luce dei contenuti della Legge di Stabilità, è l'Anief. Soltanto due mesi fa, il Parlamento (legge 98/2013) - ricorda in una nota - aveva dirottato 75 milioni di euro dal fondo per i servizi terziarizzati delle scuole al Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) per i concorsi da bandire negli Atenei per l'assunzione dei ricercatori a seguito della prossima conclusione delle procedure di abilitazione nazionale. Ora il ministero dell'Economia li sacrifica per la finanziaria. Per Marcello Pacifico, presidente Anief "questo modo schizofrenico di governare, senza una seria programmazione, oltre ad alimentare le delusioni delle migliaia di ricercatori precari che si sono sottoposti alla valutazione scientifica, ci allontana dai Paesi al vertice del G8 che, invece, aumentano gli investimenti per l'Università e la Ricerca. Non è possibile rinviare sistematicamente le percentuali del blocco del turn-over per esigenze di cassa. Si bruciano diverse generazioni". "Già nella legge 133/2008 si pensava di bloccare il turn-over al 50% nel 2012: anche dopo l'ultima modifica operata dalla legge 122/2010 si era confermato il 100% delle assunzioni dal 2016. Ora il Governo, nel disegno di legge di stabilità - spiega l'Anief - rinvia tale percentuale ancora una volta al 2018, per esigenze di cassa. Limitato nuovamente al 60% per l'Università il turn-over per il 2016 e all'80% per il 2017, mentre rimane al 40% per il 2015. Le economie di spese saranno certificate come riduzione del Ffo (-28 milioni per il 2016, -70 milioni per il 2017, -84 milioni per il 2018). (ANSA).

Yahoo: Legge stabilita': Anief, nuovo blocco turn-over anche in Universita'

Italpress: L. Stabilità, Anief "Partecipare ai concorsi è da ricchi"
ROMA (ITALPRESS) - Con la legge di stabilita' "il Governo prova a fare cassa con la giustizia. Piu' di 3.5 milioni di euro grazie ai nuovi concorsi". E' quanto denuncia l'Anief. "Alla faccia degli articoli 3 e 4 della Costituzione, partecipare ai concorsi - sostiene l'Anief - e' da ricchi. Per magistrato, notaio o avvocato si prevede un contributo di 50 euro che dovrebbero versare i quasi 70.000 aspiranti. Gia' nella Scuola per superare la selezione per specializzarsi sul sostegno bisogna versare dai 150 ai 200 euro, pena l'esclusione dalla prova preselettiva. Siamo al ridicolo. Si utilizzano i concorsi per fare cassa quando la Repubblica dovrebbe rimuovere ogni ostacolo anche economico". (ITALPRESS).

Il Manifesto: Per le scuole private i soldi si trovano

AgenParl: L. Stabilità: Anief-Confedir, Corte conti ha ragione su stop tagli PA

Informatore Scolastico: Legge di stabilità – Anief-Confedir: la Corte dei conti ha ragione su stop tagli PA

Italpress: Legge stabilità, Anief-Confedir “Corte conti ha ragione su stop tagli P.A.”
ROMA (ITALPRESS) - Anief-Confedir condivide in pieno l'allarme lanciato oggi dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, sul crescente rischio di degrado nei servizi della Pubblica Amministrazione come conseguenza dei tagli subiti negli ultimi anni. In particolare, il sindacato ritiene "fondamentale il passaggio nel quale il presidente della Corte di Conti auspica che le norme di taglio sul pubblico impiego non siano 'replicabili all'infinito'". Per il sindacato "le indicazioni di Squitieri sono rivolte non solo alle restrizioni subite sul fronte degli organici della PA. Con la scuola in testa, considerando che in sei anni ha perso qualcosa come 200mila posti. Ma il monito del presidente della Corte dei Conti riguarda necessariamente anche il blocco dei contratti di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, che proprio la legge di stabilita' intende prorogare sino a tutto il 2014. Con la vacanza contrattuale bloccata addirittura fino al 2017 (quindi per 8 anni consecutivi)", sottolinea Anief-Confedir. "E' tutto dire che la politica del risparmio ad oltranza nel pubblico impiego - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - venga rilevata anche dalla Corte dei Conti. A livello sindacale, inoltre, proprio oggi l'Osservatorio 'Merger' sul costo del lavoro 2013 ha rilevato come in Italia gli stipendi dei laureati italiani siano abbondantemente al di sotto dei colleghi di Francia a Germania. Con i nostri docenti ancora una volta a valere per tutti, anche a livello di area Ocse: nel recente rapporto 'Education at a glance' e' stato indicato come il gap stipendiale a inizio carriera (29.418 dollari per un insegnante italiano, contro 31.348 di media dei 34 membri dell'organizzazione), diventi sempre maggiore con il procedere dell'esperienza lavorativa: 36.928 dollari per un prof italiano con 15 anni di anzianita', contro 41.665 di media Ocse. E anche questi sono dati, non opinioni".
Anief-Confedir, tuttavia, non condivide la manifestazione indetta dagli altri sindacati della scuola per il prossimo 30 ottobre. Come la ventilata ipotesi dello sciopero generale su cui starebbero "lavorando" gli stessi organismi dei lavoratori, da attuare probabilmente nel mese di novembre. "Solo Anief-Confedir aveva presentato, prima delle elezioni politiche, un rigoroso piano di sviluppo economico - spiega il sindacato -. Rifiutando pseudo accordi sul merito o sulle performance produttive da attuare anche nel pubblico impiego, che invece gli altri sindacati conducevano in modo disinvolto". "Bisognerebbe solo avere un po' di coerenza: come si fa a protestare oggi - conclude Pacifico - dopo aver avallato e sottoscritto quegli impegni?". (ITALPRESS).

AgenParl: L. Stabilità - Anief, insegnanti pagati peggio di tutti

Tecnica della Scuola: Confemato blocco dei contratti

 

Rapporto Svimez

Informatore Scolastico: Rapporto Svimez: è sempre più allarme Sud, si riparta dalla scuola

MNews: Rapporto Svimez: è sempre più allarme Sud, si riparta dalla scuola

Italpress: Sud, Anief "Serve rilancio istruzione e piano sviluppo economico"
ROMA (ITALPRESS) - "Il rapporto annuale dello Svimez presentato in queste ore e' la conferma che la condizione del Sud Italia e in particolare dei suoi giovani e' sempre piu' allarmante: anziche' puntare sull'energia alternativa, serve un urgente rilancio dell'istruzione e un serio piano di sviluppo economico legato al patrimonio culturale". Cosi' Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, commenta i dati pubblicati oggi dall'associazione per lo sviluppo nell'industria del Mezzogiorno. "Alla luce di questo quadro davvero allarmante - prosegue Pacifico - occorre per forza di cose ripartire dalla scuola. Solo cosi' si potra' recuperare una parte dei 700mila giovani, in prevalenza del meridione, che ogni anno abbandonano i banchi senza concludere gli studi. E solo cosi' sara' possibile ridurre il fenomeno dei Neet: nel 2012, ci ha detto il Cnel proprio in questi giorni, 2 milioni e 250 mila giovani italiani erano in quello stato. In pratica, un giovane su quattro. E uno su tre di essi si trovava nel Mezzogiorno, contro uno su sei al Nord e uno su cinque al Centro". Il sindacato e' convinto che per invertire questa tendenza occorra agire con decisione e immediatezza. Iniziando ad adottare, nella distribuzione dei docenti da assegnare alle scuole, un criterio che tenga conto di tale emergenza. Destinando maggiori forze alle aree particolarmente difficili e piu' a rischio abbandono scolastico: "non e' piu' possibile adottare lo stesso criterio, come avviene oggi, per l'assegnazione degli organici. Perche' occorre tenere conto delle zone piu' disagiate. Se poi vi aggiungessimo - conclude Pacifico - una seria riforma dell'apprendistato e un maggior sostegno professionale al personale che opera in contesti difficili, la forbice non potra' che tornare a stringersi". (ITALPRESS).

Italian Network: Formazione italiana - Docenti (Anief): “nel mezzogiorno occorre partire dalla scuola e da un serio piano di sviluppo economico legato al patrimonio culturale"

Globalist: In Italia i professori meno pagati d'Europa

Pubblichiamo alcuni articoli sull'aumento del numero dei precari nella Scuola italiana e sulla retromarcia e sulla retromarcia del Miur sul testo della legge delega.

Record numero di precari

Rai News 24: Scuola, cresce l'esercito dei precari

La Presse
Roma, 18 nov. (LaPresse) - "Il Governo adotta misure blande e continua a ignorare le direttive Ue sulle assunzioni. Col risultato che in 12 mesi i supplenti annuali sono aumentati del 10%: oggi sono 122mila insegnanti e 15mila tra amministrativi, tecnici ed ausiliari. Senza contare le decine di migliaia di contratti stipulati per supplenze brevi. Nessun comparto lavorativo annovera numeri di questa portata. E nel futuro? Non cambierà nulla". E' l'allarme lanciato dall'Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) in una nota. "L'esercito di precari della scuola - si legge nel comunicato - diventa sempre più grande: gli ultimi dati nazionali, forniti da Orizzonte Scuola, indicano che all'inizio di quest'anno scolastico sono stati sottoscritti 136.896 contratti di supplenza annuale. Si tratta di un numero altissimo, che sovrasta quello di qualsiasi altro comparto lavorativo. Anche nel pubblico impiego, dove rappresentano ben oltre la metà dei circa 250mila complessivi. Nella scuola, inoltre, sono in sensibile crescita: lo scorso anno le supplenze annuali assegnate in tutte le scuole furono poco più di 126mila. Senza contare che si tratta di numeri in 'difetto': non contemplano, infatti, le decine di migliaia di contratti stipulati per le supplenze brevi".
Il sindacato reputa "questi dati sintomatici: dimostrano - spiega - che la situazione del precariato nella scuola italiana è tutt'altro che indirizzato verso una soluzione. Nonostante in sei anni siano stati tagliati 200mila posti, tanti erano stati i dipendenti in più a votare in occasione delle elezioni Rsu del 2006 rispetto a quelli del 2012, continua infatti a rimanere altissima la percentuale di precari: 122mila insegnanti e 15mila tra amministrativi, tecnici ed ausiliari". "Inoltre - prosegue - nei prossimi anni la situazione è destinata a rimanere tale. E ciò nonostante le oltre 60mila immissioni in ruolo a costo zero previste dal decreto Istruzione nel prossimo triennio, sempre se confermate di anno in anno dal Mef: siccome i pensionamenti previsti nello stesso arco di tempo corrispondono ad un numero analogo (circa 20mila l'anno), tutto questo significa che le assunzioni serviranno a coprire a stento il turn over. Lasciando immutato il numero di precari". "Di fatto - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - lo Stato italiano continua a lasciare inalterato il numero di dipendenti a tempo determinato in servizio su posti liberi. A tal proposito, va ricordato che tra i docenti le cattedre vacanti, quindi da assegnare sino al 31 agosto, sono molte di più delle 15mila affidate all'inizio di quest'anno scolastico"."Basti pensare alle decine di migliaia di docenti che hanno ottenuto il trasferimento lasciando 'scoperto' il loro posto. Ma anche ai 46.818 di sostegno, oggi collocati al 30 giugno, che lo stesso Parlamento ha deciso di collocare gradualmente nell'organico di diritto. Le supplenze sino al termine delle lezioni, del resto, vanno assegnate solo qualora esista un titolare della cattedra: in caso contrario - conclude Pacifico - bisogna fare ricorso, come sempre consigliato dal nostro sindacato".
"La mancanza di volontà - sottolinea l'Anief - nel risolvere la piaga del precariato della scuola, inoltre, cozza con le indicazioni della Commissione UE che proprio di recente si è espressa sulla questione: non possono, infatti, le ragioni finanziarie dello Stato giustificare l'abuso dei contratti a termine nel settore pubblico e in particolare in quello scolastico. Così, se anche la Corte di Lussemburgo dovesse confermare questa posizione, quanto stabilito dalla Cassazione con la legge 106/2011 sarebbe superato. Con migliaia di precari che potrebbero finalmente ottenere la stabilizzazione o cospicue sentenze risarcitorie dai tribunali del lavoro italiani".

La Sicilia web: "Esercito di precari da record"

Il Ribelle: Scuola, cresce l'esercito dei precari

AgenParl: Scuola - Anief, esercito dei precari sempre più da record

Yahoo: Scuola, Anief: Aumenta precariato, in 12 mesi supplenti +10%

Tecnica della Scuola: L’esercito dei precari sempre più da record: docenti e ata a tempo determinato a quota 137 mila

La Sicilia: "Esercito di precari da record"

Tiscali: Scuola, Anief: Aumenta precariato, in 12 mesi supplenti +10%

Euro Giornale: Scuola, cresce l’esercito dei precari

Live internet: Scuola, Anief: Aumenta precariato, in 12 mesi supplenti +10%

L'Impronta: Scuola: l’esercito di precari diventa sempre più grande

 

Per il Miur il testo di legge delega è superato

Asca: Scuola - Anief, superamento testo legge delega è vittoria sindacato
(ASCA) - Roma, 18 nov - Il sindacato apprezza la decisione del governo di non portare avanti il testo di legge delega in materia di istruzione, universita' e ricerca: il Miur, infatti, ha appena divulgato una nota nella quale specifica che quella parte di testo resa pubblica dalla stampa ''e' da ritenersi del tutto superata''. Vengono a cadere, in tal modo, i progetti nefasti di revisione degli organi collegiali, dello stato giuridico, del trattamento economico e del reclutamento del personale. ''Il Ministero finalmente da' ascolto alle rivendicazioni del sindacato - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - andando ad annullare un testo che l'Anief ha sin da subito reputato dannoso ed inopportuno per l'intero sistema della conoscenza. A questo punto il Ministro Carrozza provveda a convocare il prima possibile le parti sociali interessate a un vera riforma del settore, ad iniziare da associazioni professionali e sindacati, in modo da far ripartire l'economia del paese salvaguardando nel contempo la crescita del sistema scolastico italiano e di chi vi opera quotidianamente''.

Tecnica della Scuola: Legge delega, i sindacati soddisfatti a metà

AgenParl: Scuola - Anief su testo legge delega, vittoria del sindacato

Yahoo: Scuola - Anief, superamento testo legge delega è vittoria sindacato

Orizzonte Scuola: Miur dichiara superato il testo di legge delega: vittoria del sindacato

News it 24: Miur dichiara superato il testo di legge delega: vittoria del sindacato

Italpress: Scuola, Anief "Miur dichiara superato testo delega, vittoria sindacato"
ROMA (ITALPRESS) - L'Anief-Confedir apprezza la decisione del Governo di non portare avanti il testo di legge delega in materia di istruzione, universita' e ricerca: il Miur ha chiarito che quella parte di testo resa pubblica dalla stampa "e' da ritenersi del tutto superata". "Vengono a cadere, in tal modo, i progetti nefasti di revisione degli organi collegiali, dello stato giuridico, del trattamento economico e del reclutamento del personale", sottolinea il sindacato in una nota. "Il Ministero finalmente da' ascolto alle rivendicazioni del sindacato - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - andando ad annullare un testo che l'Anief ha sin da subito reputato dannoso ed inopportuno per l'intero sistema della conoscenza. A questo punto il Ministro Carrozza provveda a convocare il prima possibile le parti sociali interessate a un vera riforma del settore, ad iniziare da associazioni professionali e sindacati, in modo da far ripartire l'economia del paese salvaguardando nel contempo la crescita del sistema scolastico italiano e di chi vi opera quotidianamente". (ITALPRESS).

Corriere della Sera: Legge delega, la frenata del Ministero

Caserta 24 ore: Scuola. Legge delega, la frenata del Ministero

Il Manifesto: Quella «riforma» durata 11 giorni

 tuttoscuola.it – 16 novembre 2013
“Delega al Miur per riformare scuola e università? Altolà della Flc Cgil”
░ Il Governo mette mano a interventi su varie materie relative a scuola e università, tra le quali la ridefinizione del rapporto di lavoro.
Proprio su quest’ultima ipotesi (i cui contenuti non sono, comunque, ancora noti) la Cgil-scuola, per bocca del suo segretario generale, Pantaleo, ha preso posizione. “L'ulteriore colpo ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici pare sia contenuto in un disegno di legge delega su istruzione università e ricerca. Tale norma prevederebbe, oltre ad una serie di deleghe su una pletora di materie, sostanzialmente la rilegificazione del rapporto di lavoro, inclusa la parte economica, per i docenti del comparto scuola, i ricercatori e tecnologi e i docenti AFAM. Tradotto significa: mano libera su orari, stipendi e carriere.” Secondo Pantaleo, già il decreto legge 104, recentemente convertito nella legge 128/2013, contiene elementi che attengono al rapporto di lavoro e che sembrano prospettare, secondo il sindacato, volontà dell’Amministrazione di intervenire unilateralmente sulla materia che è prerogativa contrattuale. “E se il buongiorno si vede dal mattino, quanto contenuto in alcune parti del decreto legge 104/2013 in termini di aumento dei carichi di lavoro e quindi di peggioramento del contratto nazionale, conferma il tentativo di cancellare parti significative del contratto nazionale e della contrattazione.

Il Messaggero – 18 novembre 2013
“Scuola media, per 600 mila la scelta delle superiori”
░ Per gli studenti dell’ultimo anno del Primo ciclo, si avvicina (gennaio) il momento delle scelte. (Alessia Camplone)
Per circa 600mila studenti il bivio è tra un passaggio interlocutorio verso l’università o un diploma e una preparazione che si rivolge già al mondo del lavoro. … Con la crisi che non si limita a colpire i redditi, ma che è argomento di conversazione ogni giorno in famiglia, la formazione tecnico-professionale viene sempre più apprezzata. …. C’è ancora qualche settimana per decidere. Per l’anno scolastico avviato lo scorso settembre, in testa alle preferenze sempre i licei (48,9%). Seguono gli istituti tecnici, in recupero rispetto agli anni passati, con il 31,2% delle preferenze. Poi i professionali (19,9%). Al primo anno di scuola superiore, l’indirizzo del liceo scientifico si è confermato il preferito (90.942 alunni). Piace anche il linguistico (45.740 iscritti). Tra i tecnici il settore tecnologico ha la meglio sull’economico. Così come negli istituti professionali l’ambito dei servizi spicca su quello dell’industria e artigianato. In crescita (più 4,4%) gli alunni che hanno scelto la formazione professionale. …. Secondo l'Unioncamere, che ha curato con il ministero del Lavoro uno studio sull’evoluzione della domanda di impiego dal 2013 al 2017 e sulle competenze richieste, sanità, assistenza sociale e servizi sanitari (+3,1%) avranno una buona performance. Ma dovrebbe andare bene anche il settore turistico-alberghiero, quello dei servizi alle persone, i finanziari-assicurativi. Previsioni rosee pure per meccanica e elettronica….

ItaliaOggi – 19 novembre 2013
“Precari ai Pas per tutte le classi”
░ Ricapitolando in modo davvero efficace, Carlo Forte fa il punto della situazione qual è ai nastri di partenza dei PAS. Riportiamo integralmente
Docenti precari ai blocchi di partenza in vista dell'avvio dei corsi abilitanti speciali. Il ministero dell'istruzione ha già predisposto la bozza di decreto con le disposizioni a cui dovranno attenersi gli atenei, gli istituti di alta cultura e gli uffici periferici per organizzare i corsi. Italia Oggi è in grado di anticiparne il contenuto: i corsi saranno obbligatoriamente istituti e organizzati dalle università, dai conservatori (purché sedi di dipartimento di didattica della musica) e dalle accademie. L'elenco degli aventi diritto a frequentare i corsi sarà compilato e trasmesso dagli uffici scolastici regionali, sulla base delle domande e previo accertamento del possesso dei requisiti richiesti. Saranno ammessi ai corsi i docenti non di ruolo, compresi gli insegnanti tecnico pratici, in possesso dei titoli di studio previsti dal decreto n.39/1998 e dal decreto n.22/2005, che abbiano maturato, a decorrere dall'anno scolastico 1999/2000 fino all'anno scolastico 2011/2012 incluso, almeno tre anni di servizio in scuole statali, paritarie ovvero nei centri di formazione professionale, limitatamente ai corsi accreditati per l'assolvimento dell'obbligo scolastico…. Almeno un anno di servizio dovrà essere stato prestato sulla classe di concorso per la quale si chiede l'accesso al percorso formativo abilitante speciale. Per essere considerato valido, ciascun anno scolastico dovrà comprendere un periodo di almeno 180 giorni; oppure il servizio dovrà essere stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale. Il requisito di servizio si matura anche cumulando servizi prestati, nello stesso anno e per la stessa classe di concorso o posto, nelle scuole statali, paritarie e nei centri di formazione professionale. A questo proposito, però, il ministero dell'istruzione, con la nota 11970 dell'8 novembre scorso, ha chiarito che al fine del raggiungimento dei tre anni di servizio e analogamente a quanto previsto per la scuola primaria e per la scuola dell'infanzia, possono essere cumulati i servizi prestati su classi di concorso appartenenti alla scuola secondaria sia di primo che di secondo grado; fermo restando che almeno un anno scolastico deve essere stato prestato sulla stessa classe di concorso. Il servizio prestato nei centri di formazione professionale deve essere riconducibile a insegnamenti compresi in classi di concorso, e prestato nei corsi accreditati dalle regioni per garantire l'assolvimento dell'obbligo di istruzione a decorrere dall'anno scolastico 2008/2009. Il servizio sul sostegno è valido alle stesse condizioni del servizio prestato su classi di concorso, avendo come riferimento la graduatoria che ha costituito titolo di accesso al servizio sul sostegno. Gli aspiranti che hanno prestato servizio in più anni e in più di una classe di concorso dovranno optare per una sola di esse. Le classi di concorso richiedibili sono quelle previste nelle tabelle A, C e D allegate al decreto 39/98. La domanda di partecipazione dovrà essere inoltrata agli uffici scolastici regionali tramite apposita istanza online. I candidati ammessi ai corsi saranno assegnati ai singoli atenei, ai conservatori e alle accademie della regione secondo criteri che dovranno assicurare sia la frequenza dei corsi che lo svolgimento del servizio. Se non sarà possibile soddisfare tutte le richieste, per scarsità di posti attivabili, i corsi saranno suddivisi in più anni accademici. In tal caso, l'accesso degli aventi titolo avverrà con priorità in favore di chi non ha l'abilitazione, e secondo il criterio della maggiore anzianità di servizio. Che sarà calcolata secondo i punteggi indicati dal decreto 13 giugno 2007 per la III fascia delle graduatorie di istituto. I servizi valutabili sono quelli presenti al SIDI (sistema informativo dell'istruzione) se prestati nelle scuole statali, e quelli derivanti dalle autocertificazioni degli interessati, se prestati nelle scuole paritarie o nei centri di formazione professionale. A parità di punteggio il candidato con maggiore anzianità anagrafica avrà la priorità. Se non si raggiungeranno almeno 30 unità per corso, potranno essere attivati corsi interregionali oppure i corsisti potranno essere raggruppati per classi di concorso affini. E in ogni caso, tali corsi potranno prevedere anche dosi massicce di attività in e-learnig. I corsi dovrebbero iniziare entro la seconda metà del mese di dicembre 2013 e terminare, possibilmente, entro la prima decade del mese di giugno 2014. Gli esami si svolgeranno entro la fine del mese di luglio 2014. La durata complessiva dei corsi sarà di 900 ore pari a 36 Cfu. La frequenza dei corsi è obbligatoria. Sarà consentito un massimo di assenze nella percentuale del 20%.

larepubblica.it – 20 novembre 2013
“Quei 10mila euro in più degli ingegneri: ecco quanto vale davvero una laurea
░ Stipendi al top anche per gli economisti: in una ricerca le facoltà che premiano sul lavoro. Medici e avvocati una spanna sotto.
Economia e Ingegneria pagano prima e meglio delle facoltà umanistiche. Vale per i maschi e per le femmine. Nei primi dodici mesi post università, chi ha in tasca una laurea (e un lavoro) in Economia riesce a guadagnare fino a 10mila euro all'anno in più rispetto ai coetanei che scelgono studi umanistici. Lo stesso anche nel lungo termine, a 15 anni dalla discussione della tesi. In questo caso la differenza è di 26mila euro annui, mentre gli ingegneri riescono a guadagnare fino a 25.500 euro in più. Tra chi riesce a trovare lavoro, dunque, sono loro i più remunerati, seguiti dai futuri medici, dai matematici e dai fisici… A dirlo è una ricerca realizzata da Giovanni Peri (economista e ricercatore all'UC Davis, Università della California) insieme a Massimo Anelli. Uno studio della Fondazione Rodolfo De Benedetti che sarà presentato a Milano - l'11 dicembre alle 9, nell'aula magna dell'università Bocconi -, basato su un campione di 30mila studenti diplomati nei licei classici e scientifici milanesi tra il 1985 e il 2005…. Secondo quanto emerge dalla ricerca, non è detto che il voto di laurea conti poco o nulla al fine di trovare un lavoro ben pagato. Viceversa, a parità di percorso di studi, chi si laurea con 110 guadagna in media il 50 per cento in più rispetto a chi porta a casa il voto più basso. …

Ora i precari della scuola hanno qualche speranza in più.
░ Dalla Commissione Europea è arrivato lo stop alle discriminazioni nei confronti dei precari della scuola pubblica. Il governo italiano rischia di essere chiamato a rispondere di fronte alla Corte di giustizia Ue. Sulla questione riportiamo un articolo da Avvenire e uno da La Repubblica Tutti ormai se ne occupano ma ai colleghi precari chiediamo di riflettere su chi ha portato avanti questa battaglia (“di straordinaria importanza”, dichiarano i sindacati “rappresentativi”); troveranno che, al solito, in prima fila con i precari c’è stata l’ANIEF; il presidente Pacifico si recò a Bruxelles, nel novembre 2012 giusto adesso un anno addietro, con faldoni di documentazione e denunce. Adesso i nostri sforzi sembrano dare i frutti sperati perché la Commissione minaccia il ricorso alla Corte di giustizia se in Italia non cessa la discriminazione in materia di contratti. Se la battaglia avrà buon esito, questa impresa a quale altra potrà essere raffrontata, per numero di colleghi che beneficeranno della normativa che il Governo dovrà attivare ?

larepubblica.it – 20 novembre 2013
“Precari della scuola, ultimatum UE”
Bruxelles già nell'ottobre 2012 ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia e ieri ha inviato alle autorità italiane un parere motivato, l'ultimo passo prima del deferimento di fronte ai giudici di Lussemburgo. La procedura in realtà è un ampliamento di un'altra, avviata nel 2009, che si riferiva però al solo personale precario non docente mentre ora si parla di tutti i dipendenti scolastici precari, insegnanti inclusi. Al centro è la direttiva Ue sul lavoro a tempo determinato del 1999, che vieta che i dipendenti assunti a tempo determinato siano soggetti a un trattamento peggiore dei colleghi che hanno invece un contratto a tempo indeterminato solo sulla base di una differente durata del contratto. Secondo la normativa europea, per tali differenze devono esserci «motivazioni giustificate e impone agli Stati membri di indicare quali ragioni obiettive possano portare al rinnovo di contratti a termine al posto di normali assunzioni, la durata massima totale di questi contratti, e infine il numero massimo possibile di rinnovi. Ebbene, si legge in una nota, «la Commissione Europea ha ricevuto numerose denunce che indicano come il personale assunto a tempo determinato sia trattato in modo meno favorevole del personale permanente». Bruxelles lamenta che i precari della scuola «vengono utilizzati attraverso una serie di contratti a tempo determinato per vari anni, lasciandoli nel precariato sebbene stiano svolgendo compiti da personale permanente». La Commissione afferma inoltre che «la legge nazionale non fornisce misure efficaci per prevenire tali abusi», inoltre i precari «ricevono stipendi più bassi del personale permanente con simile carriera professionale». Ecco perché per Bruxelles l'Italia viola la direttiva Ue. Roma avrà adesso due mesi per notificare alla Commissione le misure intraprese, altrimenti si pronuncerà la Corte Ue. L’Italia, a dire il vero, già nel 2011 in una lettera a Bruxelles aveva addotto il decreto legge n.70 del 13 maggio di quell'anno (convertito in legge nel luglio successivo), che introduce una eccezione alla direttiva per «esigenze imprescindibili di erogazione del servizio scolastico e compensata da un piano di immissioni in ruolo», argomento ritenuto valido dalla Cassazione. La Commissione, invece, non lo accetta, e il diritto Ue prevale su quella nazionale. Ora i precari della scuola hanno qualche speranza in più.

larepubblica.it – 20 novembre 2013
“Flc-Cgil e Uil scuola: il richiamo Ue esige una soluzione”
"Un richiamo ulteriore che dovrebbe spingere a trovare una soluzione strutturale". Così il segretario della Uil scuola, Massimo Di Menna, commenta lo stop alla discriminazione degli insegnanti precari arrivato oggi da Bruxelles. "Più volte abbiamo sollecitato il Governo a considerare oltre all'ingiustizia la non legittimità dei rapporti di lavoro precari nella scuola", spiega il sindacalista sottolineando che a oggi ci sono ancora oltre 130.000 persone con contratto a tempo determinato che fanno funzionare la scuola. "Nonostante i continui richiami, la risposta data con il Piano di immissioni in ruolo è - osserva Di Menna - una soluzione parziale perché ci sono ancora posti in organico di diritto coperti con contratti annuali reiterati di anno in anno. La soluzione - prosegue il leader della Uil scuola - è nell'organico funzionale, lasciando l'adozione dei contratti a tempo determinato solo per i casi dove c'e' una motivazione contingente, come, ad esempio, una supplenza di 20 giorni per malattia. Anche per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, il pronunciamento della Commissione Europea contro le discriminazioni degli insegnanti precari in Italia "è di straordinaria importanza". Il sindacalista ricorda che la Flc sostiene da anni che nella scuola "è stata ripetutamente violata la direttiva europea sul lavoro a tempo determinato precarizzando strutturalmente il lavoro di migliaia di docenti e negando sistematicamente la loro stabilizzazione". ….

larepubblica.it – 22 novembre 2013
“L’ineluttabile rito delle occupazioni”
░ del collega prof. Maurizio Muraglia.
Si apre il tam tam delle scuole superiori palermitane, puntuale come un orologio. …. Sit-in, collettivi, assemblee studentesche, strenui negoziati con dirigenti scolastici per ottenere improbabili tre più due, ovvero tre ore di scuola più due ore per approfondire i temi che stanno più cari ai giovani soprattutto nel passaggio novembre-dicembre di ogni anno. Chi segue le faccende della scuola sa bene che le inadempienze delle istituzioni nei confronti della scuola sono ben presenti anche a gennaio o ad aprile, ma uno studente quattordicenne candidamente confessa che da un certo momento in poi scatta la paura delle valutazioni finali…. La parola “occupazione” seduce indubbiamente tutti i ragazzini che si affacciano per la prima volta alle scuole superiori. Ogni anno il copione è lo stesso. Caricature di democrazia. I più grandicelli, che rappresenterebbero (sic!) l’intera scolaresca, arringano i piccolini con argomentazioni serratissime riguardanti tagli all’istruzione pubblica, edifici scolastici privi di sicurezza…, manchevolezze di varia natura della Provincia, insomma con tutto un armamentario di lagnanze che agli occhi dei fanciulli dei primi anni suonano come musica orecchiabilissima che ha un solo titolo: vacanza e tanta nanna al mattino. … Le scuole progettano la didattica tenendo conto di questa variabile. Grottesche suddivisioni tra trimestri e pentametri, corse folli ad organizzare compiti in classe perché dopo chissà…, calendarizzazione di riunioni tra docenti o di ricevimenti genitori prima dell’irreparabile. I dirigenti scolastici hanno le armi spuntate perché i nostri giovanotti non sembrano incontrare ostacoli nella loro marcia verso la palese interruzione forzata del diritto allo studio. La rassegnazione ormai attraversa le sale professori nonostante qualche timido tentativo di ragionare con questi avventurieri per i quali le ragioni della protesta si devono cercare dopo la protesta stessa. Dal punto di vista educativo siamo davanti alla disfatta più bruciante che si possa immaginare. …. Si urla al mondo intero che questa scuola, con i banchi, le lavagne, le cattedre, le lezioni, le campanelle e tutto il rituale celebrato ogni mattina dalle scuole di ogni ordine e grado è stato sopportato fino alla fine della terza media ma ora è arrivato il momento di dire basta. Basta a tutto questo. Occorre trovare a tutti i costi qualcosa che non va da qualche parte, cavalcarlo e trovare il modo di sospendere il tempo di questa prigione, almeno per un po’. Sì, perché dalla prigione non si esce. A gennaio, quando le presunte ragioni della protesta natalizia saranno tutte lì irrisolte, torneremo comunque in cella, sembrano dirci, perché non siamo in grado di sbattere i pugni sui tavoli dei consigli di istituto e dei consigli di classe con una proposta formativa alternativa. In fondo il menu proposto dai nostri insegnanti può andar bene, l’importante è poterne fare a meno di tanto in tanto, meglio se in prossimità di dicembre, ché almeno il dessert è garantito.

scuolaoggi.org – 23 novembre 2013
“Pubblico impiego: Governo e contratti”
░ Pippo Frisone fa la cronistoria della contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, e conclude richiamando Pirandello (uno dei pochi che aveva capito tutto).
La contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego quest’anno ha compiuto vent’anni. Risale infatti al 1993 la prima organica delegificazione del lavoro pubblico che trovò una completa sistematizzazione nel decreto legislativo n.29. Dalla legificazione piena del rapporto di pubblico impiego, risalente negli anni ’50 al Dpr n 3/57, si passò via via a forme di contrattazione sempre più simili al settore privato. La prima tornata contrattuale si ebbe nel ’76. La Scuola in quegli anni ottiene coi decreti delegati uno Stato giuridico proprio, staccandosi dal resto del pubblico impiego, col riconoscimento pieno della specificità del settore e con gli organi collegiali, la partecipazione attiva dei genitori alla vita della scuola…. Nel 1983 arrivò la legge quadro sul P.I. che definì i comparti e con gli accordi intercompartimentali, il primo tentativo di omogeneizzare diritti e trattamenti economici in tutto il pubblico impiego. Ma la cosiddetta privatizzazione del lavoro pubblico comincia a sviluppare pienamente i suoi effetti a partire dal ‘93 col dlgs.n.29, andando a completamento col dlgs. n.165 del 2001. … Col 2008-09 e la vittoria alle elezioni del centro-destra, inizia il ritorno al passato. Tagli alla scuola, controriforma degli ordinamenti,riduzione di oltre 400.000 addetti in tutto il pubblico impiego,controriforma del lavoro. Con i decreti dell’ex ministro Brunetta ed in particolare col dlgs.150/09 si rimettono in discussione alcuni cardini del rapporto di lavoro pubblico, la contrattazione integrativa, il valore del contratto nazionale, cercando di ridurre e mettere all’angolo il ruolo stesso del sindacato. Sempre con maggior frequenza si mettono i piedi nel piatto della contrattazione , riducendo sempre più le materie riservate al contratto facendoli diventare riserva di legge, non più derogabili con la contrattazione. Una strada senza ritorno. Il blocco dei contratti e degli stipendi fermi al 2009 fanno da degna cornice a questo ritorno al passato. E’ in questo quadro che il governo delle sempre meno larghe intese tenta il colpo grosso della rilegificazione dello stato giuridico dei lavoratori della scuola, AFAM, università e ricerca. E con lo stato giuridico anche delle retribuzioni. Non lo fa direttamente con la legge di stabilità ma con un ddl collegato, classificato “provvedimento urgente in diramazione”. La bozza del 7 novembre , proveniente dal Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi n.51032, sotto forma di schema viene predisposta completa di relazione illustrativa e di relazione tecnica, da sottoporre al Consiglio dei Ministri. La delega al Governo in materia d’istruzione contiene sette punti : riforma del reclutamento del personale docente 2) riforma degli organi collegiali della scuola, coordinamento, incentivi, compiti delle reti di scuole 4) procedimenti relativi allo stato giuridico e al trattamento economico della scuola 5) contabilità delle istituzioni scolastiche disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti dall’ordinamento vigente in materia d’istruzione e formazione 7) organizzazione dell’AFAM e stato giuridico del relativo personale docente. Il disegno è chiaro. Il Re è nudo. Si completa così il disegno che fu del primo centro-destra. Riportare la scuola al di fuori della contrattazione, rilegificando le norme sullo stato giuridico, sulla carriera, sul merito e sulle retribuzioni. Il sindacato non solo viene messo all’angolo ma viene spogliato di ogni potere contrattuale . Dopo l’alzata di scudi del sindacato, il Miur si è affrettato a smentire i contenuti della bozza . Il ddl per ora è accantonato, essendo la priorità e l’attenzione concentrata sulla legge di stabilità. Il collegato prima o poi riemergerà. L’esigenza è dettata non tanto dalle riforme quanto dal contenimento della spesa pubblica. Tagliare 32 miliardi in tre anni è l’obiettivo che il nuovo commissario alla spending review Carlo Cottarelli si è prefissato. E la scuola, come l’università e la ricerca dovranno fare la loro parte. Non più col contratto ma con Dpr . Così è se vi pare .

Pubblichiamo alcuni articoli sul nuovo testo unico in materia di istruzione, che si annuncia come una riforma epocale che potrebbe stravolgere il lavoro di un milione di docenti, dirigenti e Ata.

Ansa: Anief, amare sorprese in legge delega
sarà stravolto lavoro di un milione di persone
(ANSA) - ROMA, 15 NOV - "Per oltre un milione di docenti, dirigenti e Ata della scuola ci sono amare sorprese nel collegato scuola, università e ricerca alla legge di stabilità": a lanciare l'allarme è l'Anief. "Andando a spulciare nel testo delle legge-delega, si é scoperto - spiega l'associazione in una nota - che il Governo intende adeguare la normativa italiana alla giurisprudenza comunitaria (obiettivo nobile), ma nello stesso tempo ha intenzione di riscrivere un nuovo testo unico sui comparti della conoscenza. L'esecutivo Letta si appresta ad approvare diversi decreti legislativi, che declassano gli organi collegiali, intervengono illegittimamente su stato giuridico e trattamento economico del personale, riscrivono le regole per l'accesso alla docenza con l'introduzione del corso-concorso beffa nelle scuole, riducono il numero di ricercatori, assegnisti di ricerca e il numero dei partecipanti alle abilitazioni scientifiche nazionali i cui criteri di selezione e valutazione saranno riformulati". Diversi i passaggi che, secondo l'Anief, produrrebbero lo stravolgimento dell'attuale assetto scolastico italiano. "Alla lettera h), in particolare - precisa l'associazione - viene istituito il corso-concorso nelle scuole. Eppure migliaia di precari avrebbero pieno diritto alla stabilizzazione dopo aver prestato servizio per più di 36 mesi su posti vacanti e disponibili, come dice la Commissione Ue. È anche prevista una riforma degli organi collegiali che lasci a questi la sola funzione consultiva. In arrivo anche una riforma dello stato giuridico e della definizione del trattamento economico del personale con interventi tra le fonti di natura pubblicistica e negoziale, che in verità dovrebbe riguardare tutto il pubblico impiego dopo la privatizzazione del rapporto di lavoro ma che ne dovrebbe vedere 'attore' il Parlamento" Ma le "brutte notizie" - avverte l'Anief - riguardano anche migliaia di ricercatori accademici,"con l'introduzione della contabilità delle istituzione scolastiche, come se non ci fosse già un regolamento; la disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti nel settore dell'istruzione, si spera ricordandosi dei supervisori abbandonati, dei nuovi tutors del Tfa (Tirocinio formativo attivo) o ancora dei vicari non pagati; una riforma dello stato giuridico dei docenti dell'Afam (Alta formazione artistica e musicale), magari chiarendo se appartengono al settore della scuola o dell'università". (ANSA).

Public policy: Scuola, Anief: il governo vuole stravolgere le regole

Tecnica della Scuola: nella Legge di Stabilità riforma epocale per la scuola. sindacati sul piede di guerra: no ai colpi di mano

AgenParl: L. Stabilità: Anief, Governo chiede a Parlamento riforma epocale scuola entro 9 mesi

Orizzonte Scuola: Riforma reclutamento e carriera. Legge delega: ANIEF: "svilisce dibattito parlamentare", FLCGIL: "no ai colpi di mano". Vi anticipiamo il testo discusso dal Governo

Informatore Scolastico: in arrivo un nuovo testo unico che stravolgerà il lavoro di un milione di docenti, dirigenti e ata

MNews: In arrivo un nuovo testo unico che stravolgerà il lavoro di un milione di docenti, dirigenti e Ata

Italpress: Scuola, Anief "Testo unico stravolge lavoro 1 mln docenti, dirigenti, ata
ROMA (ITALPRESS) - "Per oltre un milione di docenti, dirigenti e Ata della scuola ci sono amare sorprese nel collegato scuola, universita' e ricerca alla legge di stabilita': andando a spulciare nel testo delle legge-delega, Anief-Confedir ha scoperto che il Governo intende adeguare la normativa italiana alla giurisprudenza comunitaria (obiettivo nobile), ma nello stesso tempo ha intenzione di riscrivere un nuovo testo unico sui comparti della conoscenza". E' quanto si legge in una nota del sindacato, che prosegue: "L'esecutivo Letta si appresta ad approvare diversi decreti legislativi, che declassano gli organi collegiali, intervengono illegittimamente su stato giuridico e trattamento economico del personale, riscrivono le regole per l'accesso alla docenza con l'introduzione del corso-concorso beffa nelle scuole, riducono il numero di ricercatori, assegnisti di ricerca e il numero dei partecipanti alle abilitazioni scientifiche nazionali i cui criteri di selezione e valutazione saranno riformulati. Diversi i passaggi che produrrebbero lo stravolgimento dell'attuale assetto scolastico italiano. Alla lettera h), in particolare, viene istituito il corso-concorso nelle scuole. Eppure migliaia di precari avrebbero pieno diritto alla stabilizzazione dopo aver prestato servizio per piu' di 36 mesi su posti vacanti e disponibili, come dice la Commissione UE. E' anche prevista una riforma degli organi collegiali che lasci a questi la sola funzione consultiva. In arrivo anche una riforma dello stato giuridico e della definizione del trattamento economico del personale con interventi tra le fonti di natura pubblicistica e negoziale, che in verita' dovrebbe riguardare tutto il pubblico impiego dopo la privatizzazione del rapporto di lavoro ma che ne dovrebbe vedere 'attore' il Parlamento".
"Ma le brutte notizie riguardano anche migliaia di ricercatori accademici, con l'introduzione della contabilita' delle istituzione scolastiche, come se non ci fosse gia' un regolamento; la disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti nel settore dell'istruzione, si spera ricordandosi dei supervisori abbandonati, dei nuovi tutors del TFA o ancora dei vicari non pagati; una riforma dello stato giuridico dei docenti dell'AFAM, magari chiarendo se appartengono al settore della scuola o dell'universita'", conclude l'Anief-Confedir. (ITALPRESS).

IMG Press: Legge di Stabilità - Collegato Scuola, Università e Ricerca: Governo chiede al Parlamento riforma epocale entro 9 mesi

IMG Press: Scuola, in arrivo un nuovo testo unico che stravolgerà il lavoro di un milione di docenti, dirigenti e Ata

Pubblichiamo alcuni articoli sul numero insufficiente di assunzioni su sostegno, che rischia di avviare una nuova ondata di ricorsi.

Freenewspos: Sostegno, troppo poche le nuove assunzioni. Per l'Anief si rischia una nuova ondata di ricorsi

News it 24: Sostegno, troppo poche le nuove assunzioni. Per l'Anief si rischia una nuova ondata di ricorsi

AgenParl: Scuolaa - Anief, poche nuove assunzioni per sostegno, si rischia nuova ondata ricorsi

Corriere del web: Scuola - Sostegno: troppo poche le nuove assunzioni. Si rischia una nuova ondata di ricorsi

Calabria 24 ore: Sostegno, troppo poche le nuove assunzioni. Si rischia una nuova ondata di ricorsi

Italpress: Scuola - Sostegno, Anief "Troppo poche le nuove assunzioni"
ROMA (ITALPRESS) - "Dovevano essere molte di piu' le assunzioni sui posti di sostegno fissate dal Governo attraverso il decreto 104 'La Scuola riparte', convertito nella Legge n. 128 dell'8 novembre 2013 entrata in vigore quattro giorni dopo: rispetto ai 26.684 insegnanti di sostegno da immettere in ruolo in un triennio - 4.447 nell'anno scolastico 2013/14, 13.342 nell'a.s. 2014/15 e 8.895 nell'a.s. 2015/16 - mancano all'appello altrettanti posti. Il dato emerge chiaramente dalle anticipazioni dei dati statistici sugli alunni con disabilita' e sul sostegno relativi all'a.s. 2013/2014 pubblicate in queste ore dal Ministero dell'Istruzione". Lo afferma l'Anief in una nota. "Anziche' assumere sulla base dei posti reali dell'anno scolastico in corso, pari a oltre 110 mila insegnanti di sostegno a 'copertura' di circa 222 mila alunni disabili certificati, lo Stato ha continuato a mantenere come riferimento (applicandovi gli incrementi progressivi dal 75% al 100% rispetto al 2006/2007) il contingente dell'anno scolastico 2006/07 - prosegue il sindacato -. Che corrisponde a poco piu' di 90 mila posti di sostegno: e' su questo parametro, conteggiato su un totale di alunni pari a circa 180mila iscritti anziche' agli attuali 222mila, che sono stati collocati nell'organico di diritto i 26.684 posti da convertire in assunzioni. Le quali risultano, di conseguenza, fortementesottodimensionate".
Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, "dopo la pessima distribuzione delle cattedre a livello regionale, il Governo si e' reso protagonista dell'ennesima manovra di assunzioni al ribasso. Procedendo a un numero di stabilizzazioni che rappresenta il minimo sindacale. Cio' comportera' un servizio didattico ancora contrassegnato da un'alta percentuale di docenti di sostegno che rimarranno precari. E costretti quasi sempre a cambiare scuola ogni anno, non garantendo - conclude Pacifico - quella continuita' didattica necessaria, in particolar modo all'apprendimento degli alunni disabili. Anche per loro faremo ricorso contro la mancata stabilizzazione del personale". Faranno ricorsi i precari chiamati dopo tre anni a supplire sempre su posti vacanti e disponibili per ottenere la stabilizzazione e faranno ricorso le famiglie per i posti in deroga o le ore non assegnate secondo le certificazioni. (ITALPRESS).

IMG Press: Sostegno, troppo poche le nuove assunzioni

 

Pubblichiamo alcuni articoli sulle due collaboratrici scolastiche assunte a 66 e a 65 anni; per Anief, purtroppo, non c'è da meravigliarsi.

La Stampa: Scuola, dopo una vita da precarie, assunte alla vigilia della pensione

Quotidiano Nazionale (Giorno/Resto/Nazione): Scuola, assunzioni beffa a 66 anni: "ormai siamo troppo vecchie"

Repubblica: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

Il Tempo: Modena, due bidelle precarie assunte a 66 anni

L'Unità: Scuola, la beffa: due bidelle assunte a 66 anni

Orizzonte Scuola: Immessi in ruolo. Largo ai giovani? Docenti in ruolo a 65 anni, ATA a 66

Agi: Modena: due bidelle precarie assunte a 66 anni

Il Resto del Carlino: Scuola, bidelle di ruolo a 66 anni Il sindacato: "Non c'è da stupirsi"

La Presse: Scuola, la beffa: due bidelle assunte a 66 anni

Modena on line: Scuola, a Modena due precarie assunte a 66 anni

Tele Romagna: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

Net 1 News: Lavoro, due bidelle precarie sono state assunte a Modena: hanno 66 anni

Vip.it: Modena due bidelle precarie assunte a 66 anni

Fan Page: Precarie da una vita, la scuola le assume a 66 anni

Yahoo: Scuola, la beffa: due bidelle assunte a 66 anni

Radio Made in Italy: Due bidelle precarie assunte a 66 anni

Report web tv: Scuola, a 66 anni non si va in pensione ma si diventa di ruolo

Il Commentario: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

Prima Pagina: Modena, due collaboratrici scolastiche immesse in ruolo a 66 anni

News it 24: Modena, due bidelle precarie assunte a 66 anni

Tiscali: Scuola, la beffa: due bidelle assunte a 66 anni

Reggio 24 ore: Modena: bidelle precarie assunte a 66 anni

FreeNewsPos: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

Nuova Resistenza: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

Popbuzz: Scuola, a Modena due precarie assunte a 66 anni

Emilia Romagna 24: Modena, due bidelle ottengono il contratto a tempo indeterminato a 66 anni

Inagist: Scuola, due bidelle precarie assunte a Modena a 66 anni

24notizie.com: Scuola, la beffa: due bidelle assunte a 66 anni

Bianco Lavoro: Insegnante rifiuta posto fisso a 62 anni. “Non ho alternative”. Due bidelle assunte a 66

Corriere del Web: Immesse in ruolo anziché andare in pensione: due bidelle assunte a 66 anni

Eco di Bergamo: Non è mai troppo tardi

Gazzetta di Modena: Scuola, assunte a 66 anni. Anief: sarà sempre peggio

Ansa: Anief denuncia paradosso, bidelle assunte a 66 anni
(ANSA) - ROMA, 1 SET - Nella scuola italiana tutto è possibile: anche essere assunti a 66 anni. È quanto denuncia l'Anief, che segnala il caso di due collaboratrici scolastiche in servizio nella provincia di Modena, immesse in ruolo dopo un lungo precariato. Le due donne, nate del 1947, non ci speravano più. E come loro una collega, sempre emiliana, che ha firmato l'assunzione a tempo indeterminato a 65 anni. L'aspetto paradossale, sottolinea il sindacato, è che devono anche sentirsi fortunate, visto l'alto numero di dipendenti della scuola andati in pensione da precari e senza una ricostruzione di carriera: "colpa di chi governa lo Stato, che continua a far prevalere le logiche di cassa piuttosto che garantire un servizio formativo stabile, assumendo regolarmente il personale che negli anni ha acquisito professionalità ed esperienza - denuncia l'Anief - e così, a 66 anni, anziché recarsi all'Inps per sottoscrivere le pratiche della pensione, si accetta la proposta di assunzione. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, "purtroppo siamo arrivati al punto che i tanti casi di ultrasessantenni assunti nella scuola, come quello della docente 62enne di educazione artistica del grossetano, tra l'altro costretta a rifiutare il ruolo perché la proposta su più scuole presentatagli dall'amministrazione era incompatibile con i suoi spostamenti, non dovrebbero più farci meravigliare. Basti pensare che in un colpo solo, senza gradualità, grazie alla riforma Fornero, dal 1 gennaio 2012 tutte le dipendenti della scuola, che costituiscono oltre l'80% del personale docente e Ata, sono state costrette a rimanere in servizio fino a 66 anni e tre mesi di età". "Se è vero che anche negli altri comparti, pubblici e privati, la situazione ha raggiunto livelli preoccupanti, con l'Istat che ha dichiarato il sorpasso dei precari rispetto ai dipendenti stabilizzati, la scuola continua ad essere il settore dove più degli altri si continua a derogare alla direttiva comunitaria che da 13 anni impone ai Paesi che fanno parte dell'Ue di assumere tutti i lavoratori che hanno svolto 36 mesi di servizio nell'ultimo quinquennio" conclude il sindacato. (ANSA).

Ansa: Scuola: bidella a 66 anni, 'non accetto per problemi salute'
'Quel ruolo mi era stato offerto anche l'anno scorso'
(ANSA) - MODENA, 2 SET - ''Per problemi di salute non potrò accettare quel ruolo, che mi era stato offerto anche l'anno scorso''. Lo ha detto al 'Resto del Carlino' una delle due bidelle di 66 anni cui è stato proposto un impiego a tempo indeterminato in provincia di Modena. La donna, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha già lavorato per dieci anni come precaria in una scuola del Modenese, ma poi sono subentrati i problemi di salute che l'hanno obbligata a interrompere il servizio. In maniera beffarda, quest'anno le è giunta la proposta di assunzione. ''E pensare che ero alla soglia della pensione'', ha aggiunto la donna, il cui caso paradossale era stato sollevato dal sindacato Anief-Confadir. (ANSA).

New box Italia: Modena: bidelle assunte a 66 anni grazie alla scellerata riforma Fornero

Basta casta: Le mirabolanti follie della riforma Fornero: bidelle precarie ricevono immissione in ruolo a 66 anni

Nordmilanotizie: Scuola, due bidelle precarie assunte 66 anni!

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Ultimora notizie: Le mirabolanti follie della riforma Fornero: bidelle precarie ricevono immissione in ruolo a 66 anni

Italpress: scuola: Anief-Confedir "due bidelle assunte a 66 anni anziché pensione"
ROMA (ITALPRESS) - "Nella scuola italiana tutto e' possibile: anche essere assunti a 66 anni. E' quanto accaduto a due collaboratrici scolastiche in servizio nella provincia di Modena, immesse in ruolo dopo un lungo precariato. Le due donne, nate del 1947, non ci speravano piu'. E come loro una collega, sempre emiliana, che ha firmato l'assunzione a tempo indeterminato a 65 anni". E' quanto si legge in una nota di Anief - Confedir. "L'aspetto paradossale - prosegue la nota - e' che devono anche sentirsi fortunate, visto l'alto numero di dipendenti della scuola andati in pensione da precari e senza una ricostruzione di carriera: colpa di chi governa lo Stato, che continua a far prevalere le logiche di "cassa", piuttosto che garantire un servizio formativo stabile, assumendo regolarmente il personale che negli anni ha acquisito professionalita' ed esperienza. E cosi', a 66 anni, anziche' recarsi all'Inps per sottoscrivere le pratiche della pensione, si accetta la proposta di assunzione". Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, "purtroppo siamo arrivati al punto che i tanti casi di ultrasessantenni assunti nella scuola, come quello della docente 62enne di educazione artistica del grossetano, tra l'altro costretta a rifiutare il ruolo perche' la proposta su piu' scuole presentatagli dall'amministrazione era incompatibile con i suoi spostamenti, non dovrebbero piu' farci meravigliare: basti pensare che in un colpo solo, senza gradualita', grazie alla riforma Fornero, dal 1° gennaio 2012 tutte le dipendenti della scuola, che costituiscono oltre l'80% del personale docente e Ata, sono state costrette a rimanere in servizio fino a 66 anni e tre mesi di eta'".
"I numeri, in questi casi - prosegue la nota - indicano la situazione meglio di qualsiasi spiegazione: quest'anno sono stati collocati in pensione 10.860 docenti e 3.662 tra amministrativi, tecnici ed ausiliari. Appena 14.522 lavoratori, un numero che corrisponde alla meta' dei dipendenti pensionati del 2102 (lasciarono in 27.754), suddivisi tra 21.114 docenti e 5.338 Ata. E il dato odierno diventa ancora piu' clamoroso se si va a raffrontare con le cessazioni dal servizio del 2007, quando furono collocati in pensione piu' di 35mila dipendenti". "Non si capisce - continua Pacifico - per quale motivo l'amministrazione, assistita dal Governo, non metta al primo posto le esigenze legate all'efficienza del servizio scolastico. Invece di incaponirsi su operazioni che mortificano tantissimi professionisti, in buona parte vittime di seri problemi di salute, anche derivanti da cause di servizio, utilizzandoli su ruoli a loro sconosciuti, perche' non si impegna a produrre delle norme che rilancino la nostra scuola? Perche' non si chiede cosa ha portato la Consulta a dichiarare incostituzionale il dimensionamento di 2mila istituti? Perche' - conclude il sindacalista Anief-Confedir - non approfondisce i motivi che hanno convinto la Corte di Giustizia Europea ad avviare una procedura d'infrazione contro l'Italia per la mancata attuazione della normativa che tutela la stabilizzazione dei precari?". (ITALPRESS).

Articolo tre: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro….precario

Pubblichiamo alcuni articoli sull'approvazione definitiva in Senato del DL Scuola.

ANSA: DL Scuola - Anief, via ad assunzione 26mila docenti sostegno

Tecnica della Scuola: Decreto istruzione, consenso “lampo” dal Senato: ora è legge

MNews: Senato approva in via definitiva D.L. 104/13: via libera all’assunzione di 26mila docenti di sostegno

Orizzonte Scuola: Decreto istruzione diventa legge, approvato al Senato. Al via piano triennale di immissione. Tutti i principali provvedimenti

Calabria 24 ore: Scuola - Senato approva in via definitiva D.L. 104/13: via libera all’assunzione di 26mila docenti di sostegno

Redattore Sociale: Scuola, assunti 26 mila docenti di sostegno. “Ma per loro è beffa doppia”

Italpress: Scuola, Anief "Ok assunzione 26 mila docenti sostegno ma vincolo beffa"
ROMA (ITALPRESS) - Ammontano a 26.684 i docenti di sostegno che verranno assunti nei ruoli dello Stato nei prossimi tre anni ma, sottolinea l'Anief, nei meandri del decreto convertito in legge dal Senato e' stato approvato un vincolo che per tutti i neo-assunti ha il sapore della beffa. La loro ricostruzione di carriera rimarra' infatti bloccata per i primi otto anni: gli stipendi, che a livello europeo sono gia' i piu' bassi dopo quelli della Grecia e a fine carriera fanno perdere quasi 8mila euro rispetto a quelli dei colleghi di tutto il vecchio Continente, saranno "congelati": una decisione secondo l'Anief palesemente illegittima, contro cui il sindacato presentera' migliaia di ricorsi. Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir, "e' illegittimo bloccare la carriera ai neo-assunti e profondamente ingiusto dopo anni di abuso di contratti a termine. Secondo quanto indicato dall'Ue, infatti, le necessita' legate ai finanziamenti statali non possono essere considerate imperative a danno dei diritti dei lavoratori. E poi l'invarianza finanziaria si poteva realizzare in tanti altri modi. Inoltre, persino i posti di sostegno sono pochi rispetto all'aumento delle iscrizioni di alunni con handicap. "E' scandaloso - conclude Pacifico - che il Miur autorizzi le Universita' a far pagare 200 euro per la sola preselezione di acceso ai corsi di specializzazione per l'insegnamento di sostegno, solo perche' si tratta di un titolo che potrebbe garantire il posto fisso gia' domani. E se i corsi non dovessero concludersi entro la primavera prossima, quando e' previsto l'aggiornamento triennale delle graduatorie ad esaurimento? Per i precari della scuola italiana sarebbe l'ennesima beffa". (ITALPRESS).

Orizzonte Scuola: DL Istruzione. Anief: poche immissioni in ruolo, a costo zero, e nessuna tutela per i docenti vincitori del concorso rimasti senza posto. Necessaria graduatoria di merito

Italpress: DL Scuola, Anief "Nel decreto approvato al Senato assunzioni dimezzate"
ROMA (ITALPRESS) - "Ancora una volta l'attenzione del Parlamento italiano per migliaia di precari e vincitori di concorso della scuola e' ridotta ai minimi termini. Alla scarsita' di assunzioni, che sarebbero dovute essere quasi il doppio, si e' aggiunta la grave decisione di non accompagnare il provvedimento con un'adeguata copertura finanziaria: al contrario di quanto accadde l'ultima volta, nel 2006, ai 60 mila docenti e Ata che verranno assunti nel triennio 2014-2016 verra', infatti, corrisposto lo stipendio base per ben 8 anni consecutivi e senza alcuna progressione di carriera". Lo afferma in una nota l'Anief. "Inoltre, rimane irrisolto il rebus su migliaia di vincitori del concorso a cattedra bandito con il D.D.G. n. 82 del 24 settembre 2012 dall'ex ministro Profumo, il quale ha deciso di nominare in ruolo i vincitori nel solo biennio 2013-2014. E cio' a dispetto della normativa vigente stabilita dal Testo Unico 297/1994 - prosegue il sindacato -. Ma oggi diventa necessario superare questa modalita' limitata di assunzioni, soprattutto dopo che nella scorsa estate migliaia di vincitori di concorso non sono stati assunti perche' l'inefficienza della macchina ministeriale aveva fatto sparire i posti liberi. Se, invece, dovesse permanere questa situazione, tanti vincitori di concorso non solo non verranno assunti ma presto decadranno dell'elenco dei vincitori. Per questo motivo, il Parlamento avrebbe dovuto adottare una graduatoria di merito".
"A questo punto - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir - non vi sono dubbi: visto che il legislatore non ha fatto il suo dovere, tocchera' al Tar del Lazio dare una risposta agli oltre 2mila ricorrenti che si sono rivolti all'Anief, il sindacato che si e' sempre distinto per la corretta interpretazione della normativa costituzionale e comunitaria rispetto alla legislazione nazionale e all'operato dell'amministrazione". (ITALPRESS).

Il Manifesto: La scuola salvata da una birra

Superabile: Scuola, assunti 26 mila docenti di sostegno. "Ma per loro è beffa doppia"

IMG Press: Via libera all'assunzione di 26mila docenti di sostegno

AgenParl: Anief-Confedir, verso supplenti attuato vero e proprio ricatto

Informatore Scolastico: DL Istruzione: nel decreto approvato al Senato assunzioni dimezzate, a costo zero e nessuna tutela per i docenti vincitori del concorso rimasti senza posto

Giornale Radio Rai: Il decreto istruzione è legge

 corrieredellasera.it – 9 novembre 2013
“Il ministro ai professori over 70: «In pensione»”
░ Maria Chiara Carrozza, a Radio 24: se avesse settant’anni sceglierebbe di andare in pensione.
I professori settantenni, parole sue, «se fossero generosi e onesti dovrebbero offrirsi di fare gratuitamente seminari, seguire laureandi o offrire le proprie biblioteche all’università». Ma dovrebbero andare in pensione perché «chi vuole rimanere in ruolo oltre i 70 anni offende la propria università e offende i giovani». … Quest’anno sono andati in pensione poco più di duemila professori (2.300 in totale hanno lasciato l’università) e il turnover permesso dopo la spending review di Tremonti è di 400 assunzioni. … Già nel 2010 quando si discuteva la riforma Gelmini per la norma sul pensionamento massimo a 70 anni, lei allora rettrice del Sant’Anna di Pisa si era espressa per un’età pensionabile massima di 65 anni, come è la media in Europa. Nei prossimi due anni, se l’appello sarà ascoltato dovrebbero andare in pensione circa 1.500 docenti che raggiungeranno il tetto dei 70, insomma ci saranno 750 posti a disposizione. Da quando è stata approvata la riforma Gelmini che ha portato a 70 anni il limite massimo per la pensione, con la possibilità di proroga di due anni a discrezione del consigli di amministrazione delle singole università è stato un percorso a ostacoli pieno di casi controversi. Con ricorsi al Tar e alla fine la sentenza della Consulta che a maggio di quest’anno ha decretato incostituzionale il limite. Ultimamente l’aria è un po’ cambiata e solo poche settimane fa la Statale a Milano ha decretato che comunque nessuna proroga sarà concessa ai settantenni. Funzionerà l’appello-invettiva di Carrozza? …

Il Messaggero.it – 9 novembre 2013
“Università e prof anziani, l’esperienza da non disperdere”
░ L’appello della Carrozza non funziona per il prof. Eugenio Mazzarella.
«….Per la stima che ho del ministro ne sono francamente stupito. Perché quello che ho inteso io è nei fatti un’irriconoscente delegittimazione di un’intera generazione di docenti che hanno speso una vita nell’università italiana; tutti ascritti al ruolo di “baroni”, quando nell’università italiana ci vuol ben altro che una cattedra e 70 anni per averne lo status….Il punto che mi preme segnalare al ministro, più che note spicciole di sociologia accademica, è che la sacrosanta esigenza di ringiovanire i ranghi dell’università italiana non sarà soddisfatta dalla messa al muro con ludibrio dei loro maestri settantenni. La questione è che ad oggi, grazie ai numeri del turn over bloccato da anni, per fare entrare un giovane ricercatore di 35 anni bisogna pensionare due settantenni e mezzo, cioè 175 anni di esperienza didattica e scientifica; e nel caso si volesse un ingresso di un ordinario di 35 anni gli anni di esperienza didattica e scientifica da rottamare salgono a 350! Se il ministro terrà fede all’enunciato di portare il turn over dal 20% al 50% questa amara partita doppia vedrà appena dimezzati i numeri, non altro. …

http://www.scuolaoggimagazine.org – 9 novembre 2013
“La verità, vi prego, sulla valutazione”
░ Prove Invalsi sì, prove Invalsi no. A. Valentino centra la questione: può il tema della valutazione dei sistemi formativi - sulla base delle rilevazioni condotte da Istituti e Agenzie ad hoc - essere sganciato da quello della valutazione come funzione della didattica nelle pratiche quotidiane di insegnamento e apprendimento? Riportiamo, parzialmente, queste molto interessanti riflessioni.
…. Nei mondi paralleli della scuola e dell’università, soprattutto a certi livelli, il gran parlare sulla valutazione sembra ridursi, da un po’ di tempo, al dilemma test sì / test no. Si parte spesso dal Regolamento, recentemente approvato, sul Sistema nazionale di valutazione (SNV); ma i ragionamenti ruotano sostanzialmente e continuamente intorno alle prove INVALSI. …. Ormai sappiamo tutto sui limiti, sui rischi, e sulle criticità in genere delle prove cosiddette oggettive somministrate per le rilevazioni nazionali e internazionali. Si tratta infatti per moltissimi, tra quelli che si occupano di scuola, di verità acclarate. Ma, su questo terreno della valutazione, ci sono ‘verità’ non meno significative, considerate - da non pochi - più promettenti e interessanti degli aspetti critici prima richiamati. Tende a farsi strada, ad esempio, l’idea che le comunità scientifiche a livello internazionale riescano sempre più e meglio sia a elaborare test validi / attendibili e vari (nelle forme) per le finalità che si prefiggono (rilevare la qualità degli apprendimenti e i processi e contesti in cui si sviluppa), sia ad offrire elementi solidi di conoscenza, utili ai sistemi formativi e ai decisori politici. Se così non fosse, infatti, non staremmo – si dice da più parti - a studiare e approfondire i risultati delle prove OCSE PISA, OCSE PIACC, TIMMS, ecc. … La domanda di buon senso che viene suggerita da questo gran parlare sul tema nei termini in cui se ne parla è, a mio avviso, la seguente : può il tema della valutazione dei sistemi formativi - sulla base delle rilevazioni condotte da Istituti e Agenzie ad hoc - essere sganciato da quello della valutazione come funzione della didattica nelle pratiche quotidiane di insegnamento e apprendimento? E non è proprio questa distorsione (tenere del tutto distinti e separati i due ambiti) che si rileva nel dibattito in corso? Vediamo. Prima considerazione: sulle modalità valutative ancora prevalenti Un aspetto innegabile: l'enfasi sui rischi dei test sulle prove INVALSI (spesso fondate), di fatto sta facendo passare sotto silenzio quello che è uno dei problemi più urgenti e preoccupanti del fare scuola nel nostro paese: il permanere, in maniera diffusa, di pratiche valutative “intuitive”. Modo elegante per dire: generiche, spesso inique, infondate; strumento, molto spesso, questo sì, di potere e punitivo, che spesso angoscia lo studente…. Seconda considerazione: sui tempi per le valutazioni e organizzazione della didattica L’interrogazione – e anche questo è un dato acclarato soprattutto nel secondo ciclo - continua ad essere elemento ancora fondamentale (assieme alla lezione generalmente frontale) del modello prevalente di organizzazione del tempo scuola. A proposito della quale sappiamo che copre una parte rilevante dell’orario scolastico - quasi la metà – (rilevazioni non recentissime, ma il dato complessivo comunque “tiene”: basta guardarsi in giro); che dilata in misura sostanzialmente improduttiva i tempi dedicati alla valutazione, a scapito di altre attività formative che, con gli insegnanti “che funzionano”, sono in genere privilegiate (lavori di gruppi su compito, problem solving individuale e collettivo, esercitazioni varie, pratiche di cooperative learning, ….); che provoca generalmente noia nella maggior parte della classe, chiamata ad assistere (ma che spesso fa altro), e apprensione nell’interrogato … Il problema – è la considerazione che ne consegue - è sensatamente riconducibile all’assenza di una cultura valutativa diffusa…, che impedisce di cogliere ciò che il buon insegnante sa bene. E cioè che le prove standardizzate sono strumenti utili e importanti per lo studente e per il suo lavoro (anche – e questo è da sottolineare con particolare insistenza - sotto l’aspetto organizzativo della didattica) e che la loro demonizzazione favorisce pratiche di conservazione e confligge con i principi di trasparenza e rendicontazione – e responsabilizzazione –. Che non sono proprio principi di serie B. Gli approdi del buon insegnante ‘Verità’ comunque da considerare sono anche quelle che tanti buoni insegnanti hanno scoperto e sperimentato nella loro attività. E cioè che le prove standardizzate non sono e non possono essere la modalità esclusiva ed unica di valutazione (a parte il fatto che i test sono ormai molteplici e vari nelle loro forme, in relazione a ciò che si vuole accertare e valutare); è fuori di ogni logica professionale voler escludere tipologie di tipo sostanzialmente qualitativo, oggi normalmente utilizzate, come le altre prove scritte, i colloqui condotti con misura e “sapienza” valutativa, le esercitazioni, i ‘prodotti’ didattici anche in termini di manufatti…. Conclusioni provvisorie In attesa di verità non contestabili sul tema generale, si potrebbe allora cercare di convenire su qualche punto. Per esempio che la critica alle agenzie di rilevazione come l'INVALSI non può significare critica distruttiva nei confronto di prove oggettive e test; la critica alle prove standardizzate e ai test in genere per la valutazione degli apprendimenti non può significare negazione di funzioni (a volte si finisce col percepire questo) che sono importanti - in termini consistenti, anche se non esaustivi – per capire come funzionano le nostre scuole e il sistema in generale (e permettere alle scuole di capire come esse funzionano e di confrontarsi con le altre con caratteristiche assimilabili); tra le funzioni delle prove standardizzate, da ripensare in direzione di un più stretto legame con le finalità istituzionali, non va trascurata quella di stimolo per una cultura didattica e valutativa più efficace. ….

http://www.scuolaoggimagazine.org – 10 novembre 2013
“Le prove Invalsi: più vincoli che opportunità”
░ Prove Invalsi sì, prove Invalsi no. Maurizio Tiriticco risponde: “Caro Antonio! Sei sempre generoso con i tuoi interventi, attento, problematico, prudente, propositivo!”. Riportiamo parzialmente queste riflessioni – come sempre in Tiriticco - eccezionali.
Però! Bastaaa!!! Troppe parole per chi… non vuole sentire! I funzionari del Miur e gli amici dell’Invalsi! La si faccia finita una volta per tutte! Miur e Invalsi vogliono insistere con le loro prove? Lo facciano pure! Però! Sia chiaro che non c’è prova Invalsi che possa saggiare lo stato delle conoscenze, abilità e competenze – parole grosse! – dei nostri studenti in determinati momenti del loro sviluppo/crescita e del loro apprendimento. Semplicemente perché – anche ammesso che siano ben fatte – possono saggiare soltanto uno dei mille percorsi che ciascun essere umano compie quando “organizza” e “produce” risposte a determinati stimoli. E nel caso Invalsi sono percorsi suggeriti, attesi, anzi imposti da chi produce e somministra la prova! Sai meglio di me che dalla formula SR, stimolo-risposta, tipica delle ricerche Usa degli anni Dieci e Venti – tutta colpa di un certo Watson – si è passati a quella SOR, stimolo e organismo che organizza la risposta! In quella O c’è tutto il punto forte che mette in discussione qualunque pretesa esaustiva che una prova oggettiva voglia vantare! Anche quelle con cui per decenni molti hanno pensato che si potesse misurare il QI. E come si stupirono, quando rilevarono che i QI bassi avevano raggiunto lusinghieri successi e che i QI alti chiedevano l’elemosina! Pensarono che le prove somministrate fossero errate! Ma non era affatto così! Le conoscenze, abilità e competenze – scusami la ripetizione – di un essere umano vanno ben oltre un semplice QI! … Insomma, tutte le prove oggettive, in quanto sono tali e sollecitano e pretendono una sola risposta, interessano e investono l’emisfero sinistro del nostro cervello, quello che io coloro in blu: tre per tre fa “sempre” nove… Ma se tu vuoi dire che tre per tre fa dieci o venticinque, puoi farlo – mentre miliardi di calcolatrici in tutto il mondo insisteranno sempre per il nove – perché entra in gioco l’emisfero destro, quello che io coloro in rosso e che è sempre pronto a mettere in discussione le risposte del fratellino di sinistra! Un certo Tolomeo si inventò che la Terra è al centro dell’Universo, nonostante un certo Aristarco secoli prima l’avesse pensata diversamente! E quanti roghi furono accesi per chi aveva osato pensare il contrario! Poi venne un certo Copernico che avanzò qualche dubbio – l’emisfero rosso è sempre sbarazzino – e dimostrò che quel contrario era invece corretto! La geometria euclidea è stata smentita dalla metageometria, la fisica newtoniana è stata messa in crisi dalla relatività di Einstein! E poi non so! Sono ignorante in materia! Insomma, se disponessimo soltanto dell’emisfero sinistro, saremmo tutti piccoli e insignificanti automi. Ma è l’emisfero destro che ci caratterizza e ci qualifica come esseri umani, belli e brutti, buoni e cattivi! Io sono Maurizio e tu sei Antonio! E qualcuno si è pure inventato quel libero arbitrio che altro non è se non il prodotto di quell’emisfero destro, sempre pronto a mettere in discussione le verità rivelate dal suo fratellino gemello! Sai meglio di me come lo stesso Bruner, cognitivista, si è divertito – con l’emisfero destro – a scrivere i Saggi per la mano sinistra, e che il suo alunno Gardner si è divertito a trovare sette, e più di sette, intelligenze multiple – che non sono affatto tutte blu – e che De Bono nei suoi corsi per manager ama “giocare” con ben sei cappelli per pensare! E pare che ne abbia trovati altri! Insomma! Su vasta scala si possono solo rilevare le congruenze del semicervello blu, che sono eguali per tutti, e che sono anche importanti! Non oso assolutamente metterle in discussione! Sono assolutamente vere! Mah! Quando mai scoprirò se tra i nostri studenti si nasconde un Aristarco, un Copernico, un Galilei, un Einstein, o un pittore o un musicista, o un poeta? O semplicemente un originale, un creativo? …. Uno studente che fallisce una prova oggettiva non è affatto uno studente fallito! Il fatto è che nessun esperto Invalsi – si fa per dire – potrà costruire prove che possano misurare le nostre operazioni rosse! Semplicemente perché non sono misurabili! Con il metro puoi misurare un quadro, ma se è una crosta o un Matisse è tutt’altra cosa! … E allora, dato che sembra che le prove Invalsi debbano essere un amaro calice (ma non si potrebbero spendere meglio i nostri soldi?) assumiamole per quelle che sono! Esercizi come tanti altri! Basta che il Miur non pensi di dare le pagelle alle scuole e ai nostri insegnanti! ….

larepubblica.it – 10 novembre 2013
“Pi greco meglio dei videogame i segreti della matematica diventano un gioco da ragazzi”
░ La matematica è un gioco da ragazzi, o almeno così sembra nella sale del museo Vaisseau di Strasburgo dove da qualche giorno è stata inaugurata Mathémanip, dove imparare senza rinunciare al divertimento.
Nella nuova versione francese, il format tedesco “Mathematikum” è stato integrato con altri giochi ed esteso su uno spazio ancora più grande…. Oltre quaranta attività ludiche, un percorso didattico di un paio d’ore che riesce a trasformare una disciplina considerata ostica e difficile e in un piacevole passatempo. Il segreto è imparare attraverso un’esperienza diretta, da cui il titolo della mostra, a metà tra matematica e manipolazioni…. Nelle edicole si vendono diverse riviste di esercizi per tenersi in allenamento e periodicamente si disputano i campionati di logica e matematica. Tra pochi giorni uscirà in Francia persino un documentario dal titolo ironico “Comment j’ai détesté les mathématiques”, ovvero “Come ho imparato a detestare la matematica”. …. Sviluppare la capacità di astrazione e risolvere equazioni significa anche affinare lo spirito critico. E quindi ben venga il gioco matematico, a qualsiasi età.

lastampa.it – 12 novembre 2013
“Carrozza: "La finanza nei programmi di studio"”
░ La Ministro Carrozza promette iniziative per contenere l’analfabetismo che caratterizza i programmi scolastici, quanto a Economia. Ecco le risposte incolori della ministro alle domande (all’ultima, in particolare) della giornalista di La Stampa.
- Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione, solo quattro italiani su dieci sanno che cos’è il tasso di interesse. Un’altra forma di analfabetismo si diffonde nel nostro Paese, l’analfabetismo finanziario.
«È un problema serio … Quando ero docente parlavo molto con gli studenti, mi rendevo conto che alcuni erano più curiosi e informati, la media invece era poco informata. Questo provoca conseguenze, diventa difficile anche scegliere un partito se non si hanno nozioni di economia».
- Un tempo almeno una parte degli adolescenti leggeva «Il Capitale» di Marx, Keynes. Forse qualcuno lo fa ancora. «È un problema di formazione. Conoscono la filosofia ma manca la parte pratica che è essenziale per capire le decisioni prese dalle banche centrali o dalle istituzioni finanziarie, per capire che cosa significa democrazia e trasparenza….».
- Come si può colmare questo analfabetismo? «Penso che si debba fare un’operazione con i giornali, con canali Rai come Rai Educational o Rai Storia. O, ancora, con l’Ansa, che ha ottimi canali tematici che potrebbero essere sfruttati per organizzare seminari, per fare lezioni su temi di attualità economica. Ricordo alcune lezioni di economia di Giuliano Amato su RaiEducational, molto utili, molto ben fatte…»….
- E nelle scuole? «Quest’anno non ho fatto in tempo, ma è uno dei temi di cultura generale da affrontare nelle scuole. Bisogna fare in modo da inserire l’economia e la finanza nei programmi nazionali….
- E una nuova materia da inserire nei programmi scolastici? «Non penso che sia la soluzione. Più che caricare gli studenti e i professori con una nuova materia di studio penso che sia efficace agire attraverso idee e progetti trasversali. E potenziando gli insegnamenti tradizionali applicandoli a concetti di economia. Mi piacerebbe che per capire il capitalismo si leggesse Dickens: le pagine di “David Copperfield” sono molto più chiare di tanti trattati in materia. Oppure per capire il concetto di Pil vorrei che lo si affrontasse durante le lezioni di matematica».

ItaliaOggi – 12 novembre 2013
“Il pasticcio delle classi pollaio”
░ La legge indica il numero minimo di alunni, non massimo. Un ordine del giorno del Pd impegna il governo a correre ai ripari. Troverà i soldi ?
Un impegno a eliminare «i pollai». Il 31 ottobre scorso il Governo ha recepito alla Camera, durante la discussione sulla conversione del decreto 104 sull'istruzione, due ordini del giorno che lo impegnano ad assumere misure concrete di riduzione del sovraffollamento delle aule scolastiche e di miglioramento dell'offerta formativa…. Il problema, per essere risolto, richiede risorse, per finanziare le strutture e per incrementare il personale, risorse che al momento non ci sono. Il sovraffollamento provoca da anni polemiche e discussioni a non finire, con frequenti strascichi giudiziari, oltre a difficoltà organizzattive e didattiche. Il decreto 81 del 2009 sulla riorganizzazione delle istituzioni scolastiche, fortemente voluto dall'allora ministro dell'istruzione Gelmini ha innalzato il numero di alunni per aula fino a 27 per le classi iniziali di scuola primaria, le ex elementari, 30 per quelle della secondaria di primo grado e 27 per le superiori. Sono inoltre previsti accorpamenti per le classi intermedie che scendono al di sotto di un numero minimo di alunni iscritti. Nella pratica cosa succede se un preside si trova ad avere un numero di iscritti superiore magari del 10 o del 20% al numero massimo previsto? Di sicuro non può costituire due classi più piccole, visto che il decreto Gelmini lo impedisce esplicitamente. Si trova allora di fronte a due possibilità: o indirizzare gli alunni verso altri istituti, rispettando così al tempo stesso il numero minimo e le norme di sicurezza sancite dalla legge, oppure, prassi assai più diffusa in tempi di concorrenza tra istituti, formare classi ben più numerose. Anche perché il decreto Gelmini fissa i numeri minimi ma non dice nulla sui massimi. In teoria insomma non si può fare una prima superiore con 26 alunni ma si può farla di 53, cioè il doppio meno uno di 27. Questa la genesi delle cosiddette «classi pollaio» secondo i firmatari dei due ordini del giorno, che infatti chiedono l'abolizione degli articoli del decreto 81 che fissano i numeri minimi e il ritorno alla situazione precedente al 2009, che consentiva la costituzione di classi anche molto più piccole. Del resto la battaglia contro il sovraffollamento delle aule scolastiche è uno dei leitmotiv di questo autunno della scuola italiana….

ItaliaOggi – 12 novembre 2013
“Non si permetta di giudicarlo!”, se i genitori insultano i professori
░ La denuncia di una docente aggredita per aver giudicato male un tema (“Non è farina del tuo sacco”). di Salvo Intravaia.
“Non è farina del tuo sacco”. E a scuola scoppia il putiferio: i genitori dello studente, accusato dalla docente di avere consegnato un compito “taroccato”, si presentano a scuola e aggrediscono verbalmente l’insegnante che teme anche il “contatto” fisico. Dopo mezz’ora di improperi e parole in libertà, i genitori imbufaliti perché la prof si era permessa di “screditare” l’alunno davanti alla classe vengono messi alla porta dai bidelli. E pochi giorni dopo si beccano una querela. Adesso, l’insegnante - che nel frattempo è stata contattata dai genitori che si sono scusati di quei minuti di “lucida follia” - non sa che fare: ritirare la denuncia o proseguire nell’azione giudiziaria? Anche perché, protagonista dell’ennesima aggressione nei confronti di un docente della scuola pubblica italiana, questa volta, è un servitore dello stato: un poliziotto…. “Lei si è permessa di dire a mio figlio che il compito non era farina del suo sacco”, inveisce il papà. “Ma se non mi posso più permettere di dire ai miei alunni che i loro compiti, peraltro svolti a casa, non sono farina del loro sacco, io non posso in alcun modo esercitare il mio ruolo in classe”, fa presente la docente. A questo punto interviene la madre che “accusa” l’insegnante “di non avere voluto interrogare come volontario il figlio per recuperare un brutto voto”….
E il papà dell’alunno perde la testa. “Lei non capisce niente, non capisce neanche l’Italiano, anche se insegna Italiano!”, grida in faccia alla docente. E, col dito indice puntato quasi dentro l’occhio della malcapitata, aggiunge: “Stia attenta, io la rovino, lei mi deve ascoltare, io sono un sottufficiale di Polizia”. … La professoressa presenta una querela contro i due genitori. E, appresa la notizia, i due si presentano al cospetto della prof. dichiarandosi pentiti e dicendo all’insegnante che una eventuale condanna avrebbe stroncato la carriera al poliziotto con gravi ripercussioni anche a livello economico. …

lastampa.it – 14 novembre 2013
“I ricercatori e il piano flop. Tornati in Italia e maltrattati”
░ Contratti precari e demansionamenti dopo aver rinunciato alle carriere all’estero. Di Flavia Amabile
Quando Anthony Marasco ha sentito quella frase si è arrabbiato ancora di più. Già è furibondo per come l’Italia lo ha trattato, le parole della ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza gli sono sembrate uno schiaffo dritto in faccia, e ha deciso di rispondere. «A differenza del passato - aveva spiegato la ministra parlando del suo nuovo programma per il rientro dei cervelli fuggiti all’estero - stavolta garantiremo il consolidamento dei ricercatori in arrivo dall’estero all’interno del sistema universitario. Non si può fare l’attrazione con i contratti a termine». Dopo averla letta, Anthony Marasco ha scritto una lunga lettera che è stata firmata da oltre 30 altri che, come lui, si erano fidati negli anni scorsi delle promesse dei governi italiani. Alcuni di loro pagando la scelta a caro prezzo. «… Alcuni di noi sono stati stabilizzati; altri per essere stabilizzati hanno dovuto accettare un abbassamento di rango e di stipendio; altri ancora sono dovuti ritornare all’estero o hanno dovuto cambiare mestiere. Per tutti, comunque, si è trattato di un inutile calvario, con atti formali presi all’ultimo minuto, leggi che cambiano improvvisamente, procedure farraginose e incerte. ….Non si può voltare pagina facendo finta che non esistiamo»….
Anthony Marasco, Phd a Berkeley, specializzazione in Storia intellettuale, nel 2004 arriva all’università Ca’ Foscari di Venezia ad insegnare Letteratura Americana. «L’entrata è stata da rockstar: applausi, complimenti, tutti felici, tutti attorno. Quattro anni dopo l’uscita è stata da incubo… Da risorsa ero diventato un problema… Sia coraggiosa signora Ministro, e metta fine a una stagione poco felice».

Dazebao.org – 15 novembre 2013
“Ocse. I dipendenti pubblici italiani sono pochi e malpagati”
░ Gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati dell’area Ocse, con lo stipendio di un insegnante al 15esimo anno di carriera pari al 56 per cento di un lavoratore di alto livello del terziario
In compenso il Belpaese strapaga il top management. L’Ocse ha pubblicato oggi il rapporto sulle pubbliche amministrazioni dei paesi aderenti, una sfilza di dati che disegnano un pubblico impiego italiano composto da poche persone, la maggior parte pagate poco, ma con stipendi che si impennano oltre l’immaginabile per un manipolo di top manager…. Balza agli occhi il dato relativo al numero dei dipendenti pubblici italiani, in deciso calo rispetto all’anno scelto come confronto e nettamente al disotto della media dei 32 Paesi Ocse. In Italia nel 2008 ci sono infatti appena 14,3 dipendenti pubblici per ogni 100 occupati, erano 15,3 nel 2000. Il dato ci pone decisamente al disotto della media Ocse…. L’Ocse ha pubblicato inoltre un confronto tra le retribuzioni di alcune figure di pubblici dipendenti ed anche qui arrivano dati duri da digerire. A guadagnarsi gli onori della cronaca sono i 149 italiani che incassano un reddito medio di circa 650 mila dollari annui contro una media di circa 250 mila. Un dato che appare evidentemente assurdo tanto da far passare in secondo piano le circa 1600 persone classificate come management intermedio che godono comunque di retribuzioni superiori alla media, 176 mila dollari annui contro 126mila….

Pubblichiamo alcuni articoli sulla critica dell'ANIEF allo sciopero indetto dai sindacati confederali contro la legge di stabilità e sui tagli alle province.

Critica ANIEF allo sciopero contro la legge di stabilità indetto dai sindacati confederali

Tecnica della Scuola: Stipendi fermi fino a tutto il 2014, i sindacati manifestano il 28 ottobre

Orizzonte Scuola: Sciopero blocco contratti. Intervengono UGL e ANIEF

Informatore Scolastico: Inutile fare sciopero contro il blocco degli scatti di anzianità. L’unica strada percorribile è il ricorso

MNews: Legge di stabilità, Anief-Confedir: indire lo sciopero è inutile e incoerente

Calabria 24 ore: Legge di stabilità - Anief-Confedir: indire lo sciopero è inutile e incoerente

Italpress: L. stabilità, Anief-Confedir "Indire sciopero è inutile e incoerente"
ROMA (ITALPRESS) - "I sindacati che indicono lo sciopero generale contro la legge di stabilita', che fara' perdere ai dipendenti statali 4-5 mila euro e ai dirigenti pubblici oltre 20mila euro, dovrebbero mostrare almeno un po' di coerenza: perche' nel 2011 avallarono, quasi all'unanimita', l'accordo interconfederale del 4 febbraio 2011, per poi sottoscrivere l'atto di indirizzo successivo all'Aran del 15 febbraio con l'allora ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che andava a porre le basi per la cancellazione anticostituzionale degli 'scatti' stipendiali?". Lo dice in una nota l'Anief-Confedir. "Le sciagurate scelte contenute nel DEF 2013, di cui oggi quegli stessi sindacati si scandalizzano, - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - non sono altro che la conseguenza di quell'accordo, a sua volta figlio del decreto legislativo 150/09. L'unica verita' e' che il Governo Letta non fa altro che adottare quelle indicazioni. Che sono quelle di legare gli incrementi in busta paga al livello delle performance professionali, in perfetto stile aziendale avallato da chi oggi versa lacrime di coccodrillo". "Ecco perche' oggi indire lo sciopero - continua Pacifico - e' inutile e incoerente: significa voler contrastare un accordo formalmente approvato piu' di due anni e mezzo fa dalla maggior parte dei loro rappresentanti (solo Cgil e Confedir non lo firmarono). Far credere il contrario, sostenendo che il Governo sta adottando una politica unilaterale, significa illudere i lavoratori".
"L'unica strada percorribile, a questo punto, rimane il ricorso contro la proroga del blocco del contratto: Anief-Confedir proseguira' l'iter dei contenziosi al tribunale del lavoro, come ha fatto sinora laddove non sia possibile percorrere la strada della concertazione o della via legislativa. L'obiettivo e' ottenere dalla Consulta, probabilmente gia' nel prossimo mese, la declaratoria di incostituzionalita' - sottolinea il sindacato -. Il precedente sul blocco degli automatismi di carriera dei magistrati, la sentenza n. 223/12, fa davvero ben sperare: i giudici hanno spiegato che i sacrifici stipendiali chiesti ai lavoratori dello Stato potrebbero avere una loro logica. Ma a condizione che siano 'transeunti, consentanei allo scopo ed eccezionali'". "Ma siccome ne' il blocco, ne' tantomeno la sua proroga fino ad almeno il 31 dicembre 2014, contengono queste caratteristiche, non rimane altro che impugnare il provvedimento governativo. Perche' si tratta di una procedura che viola gli articoli 36 e 39 della Costituzione. La stessa che ha portato alla cancellazione del primo 'gradone' stipendiale nella scuola, fino al raggiungimento di 8 anni di carriera, e alla drastica riduzione - conclude Pacifico - dei fondi destinati all'offerta formativa". (ITALPRESS).

 

Tagli alle Province

MNews: Abolizione Province: per l’UPI si risparmiano 11 milioni per spendere 2 miliardi nella gestione delle Scuole

Italpress: Province, Anief "Si risparmiano 11 mln per spendere 2 mld gestione province"
ROMA (ITALPRESS) - "Con l'abolizione delle Province per l'UPI si risparmiano 11 milioni per spendere 2 miliardi nella gestione delle Scuole e per il passaggio delle funzioni alle Regioni". La denuncia e' stata lanciata lo scorso 26 settembre, mentre e' attualmente in corso presso la I Commissione della Camera l'esame del disegno di legge 1542 del Governo inerente Disposizioni sulle citta' metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni. Anief chiede attenzione sulla continuita' nell'assistenza specialistica degli alunni con disabilita', intesa dal Consiglio di Stato - con sentenza n. 3950/13 - anche come assistenza per l'autonomia e la comunicazione e non solo come trasporto. "107 Province hanno gestito 5.179 edifici di scuole superiori dal 1996, rispetto ai futuri 1.327 centri di spesa dei Comuni, previsti dalla riforma, che dovrebbero sostenere i costi del riscaldamento nelle scuole, delle spese di progettazione, della direzione opere e collaudo, delle spese per manutenzione ordinaria e straordinaria - sottolinea l'Upi -. Soltanto l'edilizia scolastica costerebbe 645 milioni di euro in piu', con tagli che si renderebbero necessari anche per la sicurezza. Gli appalti per il solo riscaldamento, a causa dell'abbandono dei contratti unici di servizio, farebbero lievitare la spesa di 424 milioni di euro, cui aggiungere altri 176 milioni di euro per la manutenzione i cui costi potrebbero aumentare del 20%. L'assenza delle professionalita' gia' individuate all'interno delle Province per la progettazione, direzione opere e collaudo comporterebbe un ulteriore aumento di 45 milioni di euro. La stima in merito al trasferimento delle funzioni amministrative (lavoro, formazione professionale, trasporto pubblico locale, aiuti alle imprese, manutenzione del territorio, ambiente, strade, agricoltura, turismo) da province a regioni sarebbe di 1,4 miliardi di euro, derivante dalla creazione di nuove Agenzie, Societa', Enti strumentali. Da 107 province si dovrebbe passare a 700 unioni di Comuni per coprire tutto il territorio nazionale e a 10 citta' metropolitane con diseconomie e inefficienze".
Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir, "questi numeri devono essere verificati con attenzione dal Parlamento, che deve valutare bene il costo della riforma senza dimenticare il tema dell'assistenza specialistica in favore degli alunni con disabilita', finora erogata dalle Province per le scuole superiori". "Soltanto di recente, infatti - spiega il sindacato -, il Consiglio di Stato con la sentenza n. 3950/13 ha ordinato alla Provincia di Milano di assicurare agli alunni gli assistenti per l'autonomia e la comunicazione di cui all'articolo 13, comma 3 della Legge 104/92, quale servizio funzionale all'istruzione, da individuare nel PEI come progetto finalizzato all'integrazione scolastica, al di la' del trasporto. Anche il servizio svolto dagli assistenti alla comunicazione per gli alunni non udenti di ogni ordine di scuola e' erogato dalle province. Tali servizi si realizzano tramite il finanziamento di proposte progettuali che hanno un iter specifico e capitoli di bilancio dedicati. I progetti sono elaborati dalle scuole e finalizzati allo sviluppo delle potenzialita' dell'alunno con disabilita' nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione con esplicita richiesta di finanziamento ed assegnazione di risorse umane - prosegue l'Anief -. Le azioni programmate secondo gli obiettivi progettuali sono volte all'integrazione scolastica e prevedono la presenza di assistenti specialistici che operano all'interno degli Istituti Scolastici in collaborazione con i docenti, le famiglie e il territorio". (ITALPRESS).

AgenParl: Province, Anief, per UPI si risparmiano 22 mln per spendere 2 mld in gestione scuole

Tecnica della Scuola: sicurezza scolastica, l’allarme dell’UPI: scuole superiori penalizzate

Pubblichiamo alcuni articoli sulla sperimentazione in un liceo di Brescia del percorso delle superiori di 4 anni anziché 5, contestata da Anief.

Repubblica: Carrozza 'benedice' il liceo di 4 anni. Dalla scuola fuoco di sbarramento

Corriere della Sera: Parte il liceo breve. Ecco chi sperimenta il diploma in 4 anni

Il Giornale: arriva il liceo "scontato": dura 4 anni 

Brescia Today: Al 'Carli' di Brescia al via la sperimentazione del liceo di 4 anni

Sussidiario.net: Brescia, al via liceo in quattro anni. Le polemiche contro il ministro Carrozza

Roma Capitale: Il Miur ci riprova: liceo in 4 anni anziché 5

Ansa: Anief, da Miur ok a sperimentazione liceo di 4 anni
(ANSA) - ROMA, 22 OTT - L'Anief contesta con forza il decreto n. 766 attraverso cui il Ministero dell'Istruzione avrebbe autorizzato il liceo 'Carli' di Brescia a conseguire la maturità con soli 4 anni anziché 5. Come rilevato dalla rivista specializzata 'Orizzonte Scuola' c'è da preoccuparsi perché - spiega l'associazione - questa "sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l'avvio di una metodologia che punti a una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno". L'obiettivo cui punta il Miur è quindi, a parere dell'Anief, più che evidente: "creare un precedente per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'Italia, pari a 1.380 milioni di euro". L'Anief ritiene la sperimentazione attuata nel liceo "davvero pericolosa". "Proprio oggi - osserva - abbiamo preso conoscenza sul numero di minori di 16 anni costretti a lasciare i banchi di scuola per lavorare: secondo il deputato Gianni Melilla (Sel), che sull'argomento ha presentato un'interrogazione parlamentare sono almeno 260mila i ragazzi a rischio sfruttamento, non solo lavorativo ma anche della criminalità organizzata'". "Quadriennalizzare le superiori - sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief - rappresenta l'esatto opposto di quanto uno Stato moderno dovrebbe realizzare: anticipare l'età prescolare, favorire un'offerta formativa adeguata in tutte le aree del paese, puntare a una seria riforma dell'apprendistato, intensificare le esperienze di alternanza scuola-lavoro, migliorare l'orientamento post-diploma, anche per agevolare le iscrizioni ai percorsi di laurea triennali. Anziché continuare a varare provvedimenti che hanno solo lo scopo di fare cassa a danno delle nuove generazioni - conclude Pacifico - i nostri decisori politici dovrebbero soprattutto pensare che non è questo il modo per combattere la dispersione scolastica, nelle scuole del Meridione addirittura 10 punti sopra la media Ue e di quasi 15 punti oltre quel 10% massimo da raggiungere entro il 2020. E questo sarebbe il Governo della svolta in fatto di istruzione?". (ANSA).

IMG Press: Il Miur ci riprova: al via sperimentazione del liceo con 4 anni anziché 5

Tutta cronaca: Il ministro Carrozza da l’ok al liceo di 4 anni: la scuola insorge

Citynews: "Il liceo durerà meno, si passa da 5 a 4 anni: via alla sperimentazione“

Tuttoscuola: Miur: ok a sperimentare liceo di 4 anni

Tuttoscuola: Carrozza: liceo a 4 anni sarà esteso anche alla scuola statale

Newson 24: Il Miur ci riprova: al via sperimentazione del liceo con 4 anni anziché 5

Calabria 24 ore: Scuola, il Miur ci riprova: al via sperimentazione del liceo con 4 anni anziché 5

Italpress: Scuola, Anief "Miur ci riprova con sperimentazione liceo 4 anni"
ROMA (ITALPRESS) - L'Anief contesta con forza il decreto n. 766 attraverso cui il ministero dell'Istruzione ha autorizzato il liceo 'Carli' di Brescia a conseguire la maturita' con 4 anni anziche' 5. "Come rilevato dalla rivista specializzata 'Orizzonte Scuola' c'e' da preoccuparsi perche' questa 'sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l'avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno'", spiega il sindacato in una nota. "L'obiettivo cui punta il Miur e' quindi piu' che evidente - prosegue l'Anief -: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Gia' il Governo Monti aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'Italia, pari a 1.380 milioni di euro. Il tentativo di realizzare tale decurtazione fu fatto proprio da quel Governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore (in controtendenza con i maggiori paesi sviluppati, dove la scolarizzazione tende sempre piu' a trasformarsi in permanente). E successivamente provando a portare a 24 ore (tra l'impopolarita' generale) l'orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti".
Il sindacato ritiene "la sperimentazione attuata nel liceo bresciano, peraltro nel piu' assoluto riserbo, davvero pericolosa. Proprio oggi abbiamo preso conoscenza sul numero di minori di 16 anni costretti a lasciare i banchi di scuola per lavorare: secondo il deputato Gianni Melilla (Sel), che sull'argomento ha anche presentato un'interrogazione parlamentare, sono 'almeno 260 mila ragazzi a rischio sfruttamento, non solo lavorativo ma anche della criminalita' organizzata'". "Quadriennalizzare le superiori - sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - rappresenta l'esatto opposto di quanto uno Stato moderno dovrebbe realizzare: anticipare l'eta' prescolare, favorire un'offerta formativa adeguata in tutte le aree del paese, puntare a una seria riforma dell'apprendistato, intensificare le esperienze di alternanza scuola-lavoro, migliorare l'orientamento post-diploma, anche per agevolare le iscrizioni ai percorsi di laurea triennali". "Anziche' continuare a varare provvedimenti che hanno solo lo scopo di fare cassa a danno delle nuove generazioni - conclude Pacifico - i nostri decisori politici dovrebbero soprattutto pensare che non e' questo il modo per combattere la dispersione scolastica, nelle scuole del Meridione addirittura 10 punti sopra la media UE e di quasi 15 punti oltre quel 10% massimo da raggiungere entro il 2020. E questo sarebbe il Governo della svolta in fatto di istruzione?". (ITALPRESS).

Tuttoscuola: Licei di 4 anni: no da Flc-Cgil e Snals

Strettoweb: Brescia, il liceo Carli da 5 a 4 anni. Lo spettro della scuola ridotta: é allarme per gli insegnanti precari

Orizzonte Scuola: Scuola superiore di 4 anni, i commenti poco convinti dei sindacati

Orizzonte Scuola: Decurtazione di un anno delle superiori. Nigi: "si riducono le conoscenze", rendere obbligatorio ultimo anno infanzia. Era lo scontro tra PD e PdL

Ansa: Anief, contrari a riduzione anni di liceo
Sindacato, ministro non insista e rilanci obbligo scolastico
(ANSA) - ROMA, 8 NOV - L'Anief si schiera contro la sperimentazione della riduzione di un anno della scuola superiore, ribadendo che "dietro a tale volontà unilaterale del ministero dell'Istruzione non vi è alcun presupposto pedagogico. Ma si nasconde solo il preciso scopo di creare dei precedenti, sui quali nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi. E poi puntare dritto alla soppressione di tutte le classi quinte della scuola superiore italiana, con la conseguente soppressione di 40 mila cattedre e il risparmio di 1.380 milioni di euro". "Se il ministro Carrozza vuole proprio sperimentare un nuovo modello formativo - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - perché allora non decide di introdurre l'obbligo scolastico fino al quinto superiore. E poi anche per tutta l'Università? A tal proposito, va ricordato a Carrozza che l'Italia detiene il più basso numero di laureati e un altissima percentuale di abbandoni dei corsi accademici. Mentre tutte le più recenti ricerche internazionali hanno dimostrato che per aumentare il numero di giovani 'appetibili' dal mondo del lavoro occorre necessariamente elevare il loro livello di istruzione". "E' giunto il momento di farla finita - conclude Pacifico - con le politiche formative al ribasso. Anticipare l'uscita dalla scuola di un anno, per la maggior parte dei diplomati, quindi per milioni di giovani, equivarrebbe a uscire dal mondo dell'istruzione con ancora meno competenze. Mantenere più tempo i nostri giovani nel percorso formativo permetterebbe loro, invece, di continuare ad arricchirsi culturalmente. Ma anche potenziare tutte quelle attività di stage e di alternanza scuola-lavoro che in altri paesi, come la Germania, hanno permesso di contenere il problema della disoccupazione". (ANSA).

AgenParl: Scuola - Anief, Carrozza insiste sul liceo ridotto a 4 anni

MNews: Carrozza insiste sul liceo ridotto a 4 anni. Anief: basta con i percorsi formativi al ribasso

Italpress: Scuola, Anief "Liceo 4 anni? Basta con percorsi formativi al ribasso"
ROMA (ITALPRESS) - Sulla riduzione di un anno della scuola superiore, in particolare sulla sperimentazione introdotta in alcuni licei, il Ministro dell'Istruzione non demorde. Tanto e' vero che nelle ultime ore ha parlato di "tabu'" creati in Italia appositamente "per non cambiare niente". E che quindi il percorso avviato non si ferma: "sperimentiamo, poi decideremo", ha concluso Carrozza. L'Anief, che si e' detto sempre contro questa sperimentazione, ribadisce che "dietro a tale volonta' unilaterale del Miur non vi e' alcun presupposto pedagogico. Ma si nasconde solo il preciso scopo di creare dei precedenti, sui quali nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi. E poi puntare dritto alla soppressione di tutte le classi quinte della scuola superiore italiana, con la conseguente soppressione di 40mila cattedre e il risparmio di 1.380 milioni di euro". "Se il Ministro vuole proprio sperimentare un nuovo modello formativo - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - perche' allora non decide di introdurre l'obbligo scolastico fino al quinto superiore. E poi anche per tutta l'Universita'? A tal proposito, va ricordato a Carrozza che l'Italia detiene il piu' basso numero di laureati e un altissima percentuale di abbandoni dei corsi accademici. Mentre tutte le piu' recenti ricerche internazionali hanno dimostrato che per aumentare il numero di giovani 'appetibili' dal mondo del lavoro occorre necessariamente elevare il loro livello di istruzione". "E' giunto il momento di farla finita - continua Pacifico - con le politiche formative al ribasso. Anticipare l'uscita dalla scuola di un anno, per la maggior parte dei diplomati, quindi per milioni di giovani, equivarrebbe a uscire dal mondo dell'istruzione con ancora meno competenze. Mantenere piu' tempo i nostri giovani nel percorso formativo permetterebbe loro, invece, di continuare ad arricchirsi culturalmente. Ma anche potenziare tutte quelle attivita' di stage e di alternanza scuola-lavoro che in altri paesi, come la Germania, hanno permesso di contenere il problema della disoccupazione". (ITALPRESS).

IMG Press: Carrozza insiste sul liceo ridotto a 4 anni. Anief: basta con i percorsi formativi al ribasso

 http://www.insegnareonline - 31 ottobre 2013
“E’ carente nei contenuti”
░ Riportiamo parti di una riflessione (su “contenuti” e “competenze”) pubblicata da Maurizio Muraglia, esperto di questioni educative e didattiche, che svolge attività di formazione per le scuole e scrive su riviste specializzate e sulla edizione palermitana di "la Repubblica".
La vita scolastica è attraversata da parole. Gli insegnanti le utilizzano attribuendo loro i significati desunti dagli studi compiuti oppure dalla tradizione di insegnamento che ha una sua capacità di resistenza anche di fronte alle acquisizioni della ricerca…. C’è una parola, tuttavia, che forse rende più di ogni altra il problema fondamentale dell’insegnare e dell’imparare. È la parola “contenuto”. Quante volte ci saremo imbattuti nell’alunno “carente nei contenuti”? Non raramente l’alunno carente nei contenuti è l’alunno cui si riconosce vivacità intellettiva, intraprendenza, capacità di porre domande. Però di un alunno del genere si deve dire che è carente…. A guardare le griglie di valutazione prodotte dalle varie scuole si resta impressionati dalla presenza ossessiva del termine. I voti numerici devono tenere conto principalmente di questi indicatori: “conoscenza organica dei contenuti”; “conoscenza buona ma non approfondita dei contenuti”; “conoscenza ampia dei contenuti” e via via così… “essenziale”, “frammentaria”, “superficiale”. … Quel che più attira l’attenzione, però, è la frequenza dell’attributo “completa” per gli interrogativi che essa pone. Quando avviene che un alunno mostra conoscenza “completa” dei contenuti? Quanto durerà la verifica che chiede il “tutto” di una disciplina? …. La forma-lezione, infatti, rappresenta da decenni il modo più conosciuto per realizzare il trasferimento di un oggetto di insegnamento da chi insegna a chi impara. Con la forma-lezione si trasmettono contenuti. Fin qui le prassi didattiche ricevono il conforto non solo del senso comune, da cui pur sempre bisognerebbe prendere le distanze, ma anche dai pronunciamenti ministeriali, dagli opinion makers e dall’opinione pubblica … Insomma, alla luce di tutte queste considerazioni, si può trarre la ragionevole conseguenza che i contenuti, e la loro conoscenza da parte dei ragazzi, costituiscano per l’opinione più diffusa il banco di prova più valido per accertare la preparazione degli studenti…. La scuola deve principalmente rendere gli studenti preparati sui contenuti delle varie discipline. …Vien da pensare che la parola “contenuto” in fondo non è che un participio passato, che richiede un complemento di agente. Da chi è contenuto il contenuto? E perché la parola contenuti viene adoperata in larga misura come sinonimo di “conoscenze”? Siamo proprio certi che dire conoscenze e dire contenuti sia la stessa cosa? … Forse molti insegnanti, se solo avessero la pazienza di sedersi un attimo a riflettere insieme su questi temi magari non popolarissimi, potrebbero accedere a orizzonti di ricerca interessanti. Potrebbero magari scoprire che il contenente del contenuto è un processo complesso che può rendere la testa dello studente inaccessibile al contenuto, oppure può rendere lo stesso contenuto in uscita dalla testa dello studente irriconoscibile rispetto a quel che era in entrata. E se questo mostro irriconoscibile fosse una… competenza?

http://www.lettera43.it - 31 ottobre 2013
“Scuola, la dura vita dei precari”
░ Senza ipocrisie, ed è vera anche la conclusione.
Ci sono due tipi di precari: quello storico e il neofita integrato. Il primo è quello che è infinocchiato da 20 anni da tutti i partiti, sia di destra sia di sinistra, e insiste nella sua lotta tra malanni, acciacchi, eskimi ormai da buttare e i giornali che spuntano dalla borsa…. Il precario storico arriva alle convocazioni dopo aver visitato almeno 10 luoghi di culto accendendo ovunque ceri di devozione eterna a diversi santi… Il precario neofita integrato è quello che viene dalla scuola privata e arriva a quella statale …. Non lo sa ancora, ma ha diversi step da superare. Il primo è sicuramente quello della sindrome di onnipotenza. È la prima volta che viene chiamato alle convocazioni e naturalmente, felice, accetta due, tre - e se ce ne fossero pure 14 - scuole all'istante…. E allegro e spensierato va in segreteria. Appena entrato, l'ormone del superuomo incomincia ad avvizzirsi e incomincia a chiedersi: «Ma dove sono capitato? E adesso come devo fare per rinunciare, a chi chiedo come si fanno 'ste cose? Io coordinatore? Ma cos'è 'sta roba? Potenziamento? Ma di cosa?». … Ero abituato che trovavo tutto pronto: le carte qua, le circolari là, le classi in silenzio… Ma ti rendi conto ? Abbiamo collegi docenti, consigli, dipartimenti, riunioni di funzioni strumentali, riunioni di staff, aggiornamento, riunioni con lo psicologo, per i curricula, per l'integrazione, per la valutazione, corsi di formazione per sicurezza e per il primo soccorso. E poi lezioni da preparare, il registro elettronico…. Hai visto l'orario?»… Un'ora in una scuola, due buchi, due nell'altra scuola, e mezz'ora per raggiungere la terza per far sorveglianza e continuare per due ore….. Una cosa è bella però, quando senti il precario spiegare è veramente stimolante e i ragazzi pendono dalle sue labbra e quando glielo si fa notare, ci si accorge che solo la scuola può fare tutto ciò….

Il Sole 24 Ore – 3 novembre 2013
“La scuola assumerà in tre anni 69mila insegnanti”
░ Le assunzioni saranno effettuate nel triennio 2014-2016, a misura dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno.
Il decreto scuola approvato dalla Camera giovedì porta in dote 85mila nuovi posti di lavoro: 69mila destinati a docenti, 16mila riservati al personale tecnico-amministrativo. Si tratta di assunzioni che saranno spalmate sul triennio 2014-2016, tenendo conto – come è scritto nell'articolo 15 del decreto – «dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno». La metà dei nuovi docenti verrà scelta fra i vincitori del "concorsone" e dei concorsi precedenti e l'altra metà fra i precari presenti nelle graduatorie a esaurimento. Il piano triennale rappresenta la prosecuzione di un analogo intervento disposto per il 2011-2013 con il decreto legge 70/2011. Tra i quasi 70mila nuovi docenti ci saranno anche 26mila insegnanti di sostegno (12mila nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria e 14mila in quella secondaria di I e II grado). E proprio a proposito del sostegno, il provvedimento che passa ora al Senato modifica la percentuale dei posti dedicati: per l'anno scolastico 2013/2014 la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno deve essere pari al 75% (prima era al 70%) del numero dei posti di sostegno attivati nel 2006/2007. Nel prossimo anno scolastico la percentuale salirà al 90% e arriverà al 100% a decorrere dall'anno scolastico 2015/2016. … Un'altra misura introdotta dal decreto scuola e che riguarda gli insegnanti di sostegno è quella relativa all'unificazione delle quattro aree disciplinari delle attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado (area scientifica, area umanistica, area psicomotoria ed area tecnica, professionale e artistica). Per gli insegnanti arriva anche un'altra importante novità: il periodo di servizio necessario per la richiesta di trasferimento in un'altra provincia si riduce da cinque a tre anni: in questo modo sarà più veloce riavvicinarsi alla propria provincia per chi, pur di ottenere una cattedra, ha accettato trasferimenti in altre città. …. Cambia anche la procedura per il reclutamento dei dirigenti scolastici: d'ora in poi sarà effettuato attraverso un corso-concorso selettivo di formazione bandito annualmente dalla Scuola nazionale dell'amministrazione. Le graduatorie del concorso bandito nel 2011 resteranno valide fino all'assunzione di tutti i vincitori e idonei, che dovrà avvenire prima dell'indizione del nuovo corso-concorso. Tra le modifiche apportate durante l'esame parlamentare c'è anche quella relativa all'insegnamento obbligatorio della lingua inglese nelle scuole dell'infanzia: l'emendamento era stato presentato dal Movimento 5 Stelle

www.superando.it – 4 novembre 2013
“Autismo e scuola: un protocollo per definire chi fa cosa”
░ Flavio Fogarolo ci informa su un Protocollo d’Intesa siglato a Vicenza, con il quale i rappresentanti dei Servizi Sanitari e quelli della Scuola si impegnano per un’efficace integrazione scolastica degli alunni con disturbi dello spettro autistico.
La decisione di assumere impegni aggiuntivi per questa specifica disabilità deriva non solo dalla sua evidente gravità, ma anche dal ruolo fondamentale che la scuola è chiamata a svolgere nel quadro di un serio intervento di tipo psico-educativo, da tutti pienamente condiviso. … In sostanza, con il nuovo Protocollo, i Servizi Sanitari si impegnano a designare – per ciascun alunno con autismo – un “referente”, ossia un professionista che assuma il compito di coordinare le varie azioni, in rapporto costante con la famiglia e la scuola, per rendere unitario ed efficace il progetto educativo complessivo. Il Protocollo stesso definisce i compiti di questo referente, in particolare in situazioni a rischio di criticità, come l’inserimento in una nuova scuola. Dal canto suo, la Scuola si impegna a dare continuità al progetto educativo, assegnando – nei limiti ovviamente delle procedure di legge previste -, personale esperto e preparato. … Particolare importanza riveste in tal senso lo Sportello Provinciale Autismo (SPA), un’iniziativa ….la quale prevede che alcuni insegnanti di sostegno o operatori sociosanitari, esperti e formati, si rechino nelle scuole dove i colleghi sono in difficoltà, per fornire un supporto concreto, da insegnante a insegnante…

larepubblica.it – 5 novembre 2013
“Classe per soli stranieri, Bologna si divide”
░ Nel mirino un progetto per inserirli con gli italiani dopo che imparano la lingua. Chi è contrario dice: “È un ghetto”
Hanno dagli undici ai tredici anni, sono cinesi, pakistani, filippini, bengalesi, egiziani, polacchi, siriani, indiani, vengono dallo Sri Lanka e dall’Ucraina. Venti studenti, dieci nazionalità diverse, una sola classe: la prima A sperimentale. Senza nemmeno un italiano. Classeghetto, tuonano immediatamente i genitori del consiglio di istituto. Classe-ponte, rigetta l’accusa, sdegnata, la scuola. E scoppia il caso che divide Bologna, con Sel che reclama l’intervento del Miur e la deputata Pd Sandra Zampa che chiede di reintegrare al più presto i ragazzi in classi “miste”. Un caso che fa ancora più scalpore perché avviene alle medie Besta, istituto di periferia da sempre pioniere nell’accoglienza agli stranieri. Qui, dove su 426 ragazzi, 126 sono immigrati, l’integrazione è infatti di casa. Ma questa volta la scelta del preside Emilio Porcaro scatena il putiferio. È agosto quando alla scuola arriva la richiesta da parte di famiglie appena arrivate in Italia di iscrivere i propri figli. Ragazzi che non sanno una parola di italiano. Ma le prime sono già formate, il preside chiede allora all’ufficio scolastico di poter fare una classe in più. Arriva l’autorizzazione, e successivamente viene fatto il progetto: una classe solo di stranieri, ma aperta, «temporanea», per permettere loro di imparare l’italiano e di essere successivamente inseriti nella classe giusta per età. «Insegno loro geografia con le immagini, intanto si mettono al passo, è meglio che farli entrare in una classe dove fanno già la geografia dei continenti con una velocità di linguaggio che non comprendono», spiega la docente referente della classe sperimentale. Una scelta approvata a maggioranza dal collegio dei docenti, ma che non passa dal consiglio di istituto. La denuncia parte proprio dai genitori eletti nell’organo scolastico, contrari alla classe-ghetto. … I genitori parlano di rischio di classi differenziali, reclamano «progetti di integrazione condivisi con il territorio ». La notizia esce dalle mura scolastiche. «Ce lo aspettavamo, ma qui si lavora per l’inclusione», replicano alcuni insegnanti a scuola. Ne è convinto il preside, un curriculum dedicato a insegnare agli stranieri. «Così diamo l’opportunità di avere una classe a chi arriva, anche durante l’anno….Una scelta pedagogica che difendo». …

Il Messaggero – 5 novembre 2013
Intervista alla ministro Carrozza
░ Angela Padrone intervista la Ministro, mentre l’iter legislativo del decreto Scuola giunge a conclusione.
Ministro, è soddisfatta ? «Molto soddisfatta, anche perché M5S e Sel non hanno votato contro e questo è già un successo».
Quali sono i punti più importanti ? «Il diritto allo studio con 115 milioni di euro per borse di studio e aiuti agli studenti.»…..
Cosa pensa del blocco del turn over nell’università ? «E’ una sciagura. Si risparmiano dei soldi nell’immediato e si fa un danno enorme per il futuro»….
Parliamo delle polemiche sugli immigrati. Cosa pensa della classe composta solo di stranieri ? «Non giudico, magari lì si è creato un contesto eccezionale. Però io sono contraria alle classi ponte. Meglio potenziare l’insegnamento dell’italiano nel pomeriggio»
Altra polemica: ha autorizzato una scuola paritaria di Brescia a sperimentare il liceo di soli 4 anni. Apriti cielo... «In Italia si creano dei tabù per non cambiare mai niente. Io sono empirica e dico: sperimentiamo, poi decideremo».
Gli insegnanti non la vedranno di buon occhio. «Io ho trovato grande solidarietà tra gli insegnanti. Molti mi hanno detto che sto ridando loro una speranza»
Cosa sogna di cambiare nella scuola italiana ? «Vorrei fare una revisione totale del reclutamento in senso meritocratico e trasparente, eliminando la stratificazione di norme. Vorrei dare un segnale a chi vuole intraprendere la carriera di insegnante»…
Nel decreto si parla di orientamento negli ultimi due anni. Perché? «Perché io credo che la scuola italiana oggi ancora tenga bene, però dopo? Gli studenti sono disorientati. Non ci sono percorsi di transizione al lavoro. Non si può stare in classe fino all’ultimo minuto e poi dopo nessuno si occupa più di te. Lo scopo degli ultimi anni di scuola non è l’esame di maturità, ma dare agli studenti le competenze per scegliere cosa fare dopo. Al momento dell’esame di Stato molti ancora non sanno che cosa faranno. E’ assurdo».
Lei tiene molto anche al tema dell’alternanza scuola-lavoro. «Tutti devono capire l’importanza del lavoro, questo vale anche per i licei. E all’università i tirocini, devono far parte del percorso formativo. La differenza tra uno studente e l’altro spesso è questa: tra chi ha fatto esperienze lavorative e chi no. I primi trovano più facilmente lavoro. Io stessa come docente ho avuto tanti tirocinanti e ho cercato di fargli fare esperienze con le aziende. E deve valere per tutti: chi studia Lettere potrà farà un tirocinio in biblioteca. Questa è cultura del lavoro.»

l’Unità – 7 novembre 2013
“Scuola, pensieri random”
░ Pensieri e ipotesi sulle cose da farsi per una Scuola migliore. Di Mila Spicola. Si tratta di una riflessione molto articolata, della quale riportiamo soltanto un argomento.
Per migliorare la scuola forse aiuterebbe un processo di uniformazione non dei metodi o delle pratiche ma delle conoscenze e dei lessici, prima di allargarsi a proporre mutamenti o modifiche al sistema organizzativo strutturale. E’ un’ipotesi che andrebbe percorsa. Un nuovo e più adeguato sistema formativo comunque è necessario: con la laurea non esci insegnante oggi. Anche se sei il miglior laureato d’Italia e sei arrivato primo al concorso. Esci “lavorante generico”, arrivi in classe ad agir come non lo sai nemmeno tu. Arrivi in un consiglio di classe o in una scuola in cui ci son mille teste con mille definizioni diverse per ogni cosa e non sai nemmeno di cosa si parli se non ne hai incontrato la trattazione nel percorso universitario: docimologia? analisi dei processi didattici, metodologia… strategia? Inizialmente tutto si risolve in un approccio troppo spesso naif. E se non sai cosa sono, metodi, processi e metodologie, la prima cosa che viene in testa è il rifiuto di “queste teorie” e ci si ritrova a reiterare meccanismi per imitazione che si traggono dalla personale esperienza scolastica. Ci si affida alle proprie risorse, si cerca di instaurare una qualche relazione con le classi e si fa lezione. Bene che vada dopo tre giorni ti chiederai: Ma com’è che queste cavallette non mi ascoltano? E penserai che non ci son più i ragazzi di una volta… Poi, piano piano maturerai modalità per far qualcosa comunque. Per spiegare, verificare… e pensi che questo sia insegnare.Qualcuno si mette a studiare. Poi scopri che quasi tutti ci mettiamo a studiare. Ma lo facciamo in un modo così sconnesso, frammentato e discontinuo che i nostri studi iniziano e finiscono nelle nostre classi, senza riuscire mai fare sistema nel sistema. Perchè il sistema non te lo chiede. Non va bene. Scordiamoci questa leggenda che conta l’esperienza, oggi avere strumenti professionali adeguati e e un sistema di conoscenze pedagogico-didattiche comuni all’ingresso è indispensabile, perchè intanto che ti fai “l’esperienza” sono passati dieci anni di mestiere e le difficoltà e le richieste del mestiere oggi sono tante e tali che non si può derogare più…. L’assurdo è che il docente che vuole farlo può oggi aggiornarsi con estrema difficoltà, spesso a sue spese, con ricatti psicologici, con scambi e con sensi di colpa. I casi in cui non è così sono eccezioni. Mi si dirà che non tutti i docenti si aggiornano: io dico invece che quasi tutti tentano di farlo e incontra strade in salita. Sapete perfettamente che è così, cari colleghi. Chi di voi ha chiesto al proprio preside permessi per seguire dei corsi ha dovuto sguainare le spade per ottenerli e ha dovuto pagarseli. Il danno oltre la beffa. Beh no: studio e ricerca sono funzioni strutturali della docenza, non accessori della docenza. Averlo dimenticato è il primo indebolimento di qualificazione professionale…. Da quando l’insegnante si è trasformato da intellettuale a impiegato togliendogli lo spazio e la funzione dello studio in servizio? A qualcuno tutto ciò ha giovato. Non ai docenti. A chi fa comodo la mancata riqualificazione in servizio dei docenti? A chi fa comodo che i docenti vivano in un sistema che rende inevitabile un babele di pratiche, di didattiche, di metodiche e di mancanza di confronto comune sui temi? Che rende inevitabile l’enorme difficoltà dell’ autoaggiornamento? Secondo me fa più comodo ai governi e agli ingranaggi ministeriali… Quello della “professione non abbastanza qualificata” o, detta più brutalmente “dei docenti che non sanno insegnare” è il vessilo più facile per imporre e portare avanti con il consenso dell’elettore scelte di razionalizzazione della spesa ma molto, molto dubbie dal punto di vista pedagogico, o quanto meno, non adeguatamente discusse con coloro che poi se ne devono fare interpreti operativi nel sistema scolastico, cioè i docenti. Siamo sicuri che “non sappiano insegnare come facevano una volta” e invece il problema è che “non devono più insegnare come facevano una volta”? Ad esempio: a che serve un sistema di valutazione nazionale su cui la classe docente non ha avuto modo nè occasione di confrontarsi riguardo alle premesse, ai metodi e alle finalità, cosa completamente nuova e delicatissima per le ricadute sui processi d’insegnamento apprendimento? A che serve tenerli all’oscuro o coltivarne l’ostilità se poi tale sistema lo devono portare avanti e rendere efficace (attivando processi di insegnamento-apprendimento conseguenti) gli stessi docenti che non ne hanno vissuto insieme i momenti di costruzione e la definizione delle finalità? Non mi si dica che è momento di confronto l’individuazione random di qualche docente che diventa “esperto” Invalsi e nemmeno qualche corso che “racconta” cosa è e a cosa serve la prova Invalsi. Beh no. Non funziona così e infatti non sta funzionando. Si rischia di vanificare un percorso importante e serio come quello della valutazione nazionale, si rischia di non predisporre in modo serio ampio e condiviso nuove pratiche o riflessioni che potrebbero nascere dall’analisi dei dati….

Il Sole 24Ore – 8 novembre 2013
“Assunti 69mila docenti ma a finanze invariate”
░ Quante assunzioni e quando, per il personale della Scuola
Nuovo piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di personale della scuola per gli anni 2014-2016. Il decreto Istruzione approvato definitivamente ieri dal Senato (D1104) riapre, dunque, la partita delle assunzioni nella scuola: saranno 16mila gli Ata,42mila i nuovi insegnanti curricolari e 27mila gli insegnanti di sostegno che otterranno una cattedra nell'arco di un triennio. Le assunzioni saranno suddivise equamente tra vincitori del concorso vigente (quello del 2012 o quelli precedenti, dove ancora vigenti) e i docenti precari inseriti in graduatoria a esaurimento. Il comma i dell'articolo 15, però, prevede una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, che assicuri l'invarianza finanziaria. In pratica, come avvenuto per le assunzioni a decorrere dal 2011, anche per questo triennio, per conseguire l'obiettivo di una così consistente immissione in ruolo di personale, la legge pone due vincoli: i) il rispetto degli obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica, per quanto concerne il piano triennale; 2) il rispetto del criterio di invarianza finanziaria, in riferimento all'accordo da sottoscrivere presso l'Aran…. E fatto salvo il diritto alla ricostruzione di carriera previsto per legge, per cui i precari di lunghissimo corso potrebbero passare rapidamente alla fascia retributiva superiore (9-14 anni). Per il sostegno agli alunni diversamente abili, il decreto ridetermina la dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno: saranno il 75% nell'anno scolastico in corso, il 90% nell'anno 2014/2015 e arriveranno al 100% dal 2015/2016. Sinora la legge prevedeva, invece, un organico pari al 70% del numero dei posti di sostegno complessivamente attivati nell'anno scolastico 2006/2007. … Sempre in tema di assistenza agli alunni con disabilità, il decreto scuola va incontro all'esigenza di un uso più flessibile e razionale dei docenti di sostegno, prevedendo l'unificazione delle quattro aree disciplinari delle attività di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado e delle relative graduatorie.

Pubblichiamo alcuni articoli sull'approvazione del DL Scuola alla Camera.

Repubblica: Più risorse e legame col mondo del lavoro. La Camera approva il decreto Istruzione

Corriere della Sera: La Camera approva il Dl Istruzione

ANSA: DL Scuola - Anief, nuova beffa per docenti precari. 60 mila immessi in ruolo in tre anni, ma 'a costo zero'

Tecnica della Scuola: DL 104: La Camera ha votato

Orizzonte Scuola: Nel D.L. 104 approvato dalla Camera nuova beffa per i docenti precari: in 60mila verranno assunti a costo zero

Calabria 24 ore: Scuola - Nel DL 104 approvato dalla Camera nuova beffa per i precari: in 60mila verranno assunti a costo zero

Newson 24: Nel DL 104 approvato dalla Camera nuova beffa per i precari: in 60mila verranno assunti a costo zero

Quasi mezzogiorno: Scuola – Nel D.L. 104 approvato dalla Camera nuova beffa per i docenti precari: in 60mila verranno assunti a costo zero

AgenParl: Anief, beffa nel Dl 104 in 60mila verranno assunti a costo zero

Dispaccio.it: Nel DL 104 approvato dalla Camera nuova beffa per i precari: in 60mila verranno assunti a costo zero

Il Manifesto: Scuola, precari assunti a costo zero

Tecnica della Scuola: Nuovi abilitati, niente Gae. Ma la Camera chiede al Governo di valutarne l’opportunità

Diretta news: Camera approva Dl Istruzione: ora passa al vaglio del Senato

Orizzonte Scuola: Dl istruzione. Blocco stipendio per neoimmessi in ruolo. ANIEF: "ricatto e sfruttamento"

Corriere del Giorno: Piano triennale per il personale docente, educativo e Ata

Pubblichiamo alcuni articoli sulla conferma dell'intenzione del Governo di non pagare gli scatti d'anzianità. 

Roma: "Il Governo conferma: no a scatti anzianità"

Ansa: Anief, governo conferma non pagare scatti anzianità
(ANSA) - ROMA, 9 OTT - Ora c'è anche il via libera della VII Commissione Cultura della Camera all'intenzione del Governo di cancellare gli scatti di anzianità del personale della scuola in occasione del rinnovo del contratto di categoria. Lo rende noto l'Anief aggiungendo che soltanto i deputati di Sel e del M5S si sono opposti. "Nel Def viene esplicitato - sottolinea l'associazione - che 'la valorizzazione del personale docente passa per la definizione di nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti stessi, con l'avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato a una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianità di servizio'. Ci sono poi altri importanti segnali, tutti indirizzati verso la stessa meta: nel Decreto Legge 104/2013 si conferma, infatti - fa notare - la volontà di congelare l'anzianità di servizio maturata dai neo-assunti per realizzare gli obiettivi di invarianza finanziaria. E proprio oggi il Ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha detto che serve il 'rinnovo contrattuale per gli insegnanti: una nuova forma di contratto, che per molti è un tabù', facendo intendere il suo assenso al nuovo modello governativo". "A questo punto - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - è evidente la volontà politica di abbandonare la strada degli aumenti per anzianità e intraprendere, in corrispondenza della scadenza del blocco del rinnovo del contratto, quindi a fine 2014, la strada che porterà agli incrementi stipendiali riservati a una ristretta cerchia di dipendenti particolarmente meritevoli". "Così, dopo aver privatizzato il rapporto di lavoro del pubblico impiego, si compie un altro passo verso la perdita dei diritti dei suoi lavoratori" continua Pacifico facendo notare che "già oggi a fine carriera un docente percepisce quasi 10.000 euro in meno. E che la maggior parte del personale della scuola, dopo cinque anni di blocco imposto agli statali, continuerà a percepire uno stipendio sempre più vicino alla soglia di povertà". (ANSA).

AgenParl: Scuola, Anief: Governo conferma di non pagare più scatti anzianità

Altro Quotidiano: Scatti di anzianità, no Anief al blocco

Orizzonte Scuola: Il Governo conferma l’intenzione di non pagare più gli scatti di anzianità

Tecnica della Scuola: Il Governo conferma l’intenzione di non pagare più gli scatti di anzianità: così 1 milione di docenti e ata saranno sempre più poveri

Italpress: Scuola, Anief "Governo conferma intenzione non pagare scatti anzianità"
ROMA (ITALPRESS) - "Ora c'e' anche il via libera della VII Commissione Cultura della Camera all'intenzione del Governo di cancellare gli scatti di anzianita' del personale della scuola in occasione del rinnovo del contratto di categoria: solo i deputati di SEL e del M5S si sono opposti a quanto l'Anief sta denunciando da tempo, ovvero l'attuazione anche per un milione di docenti e Ata del decreto legislativo 150/09, cosiddetto Brunetta, dell'accordo interconfederale del 4 febbraio 2011 (non firmato da FLC-Cgil e Confedir), dell'atto di indirizzo all'ARAN successivo del 15 febbraio 2011, attraverso le scelte predisposte nel DEF 2013". E' quanto si legge in una nota del sindacato. "Nel documento del DEF viene esplicitato che "la valorizzazione del personale docente passa per la definizione di nuove modalita' di sviluppo di carriera dei docenti stessi, con l'avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianita' di servizio". "Ci sono poi altri importanti segnali, tutti indirizzati verso la stessa meta - sottolinea l'Anief -: nel Decreto Legge 104/2013 si conferma, infatti, la volonta' di congelare l'anzianita' di servizio maturata dai neo-assunti per realizzare gli obiettivi di invarianza finanziaria. E proprio oggi il Ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha detto a Repubblica.it che serve il 'rinnovo contrattuale per gli insegnanti: una nuova forma di contratto, che per molti e' un tabu'', facendo intendere il suo assenso al nuovo modello governativo".
"A questo punto - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - e' evidente la volonta' politica di abbandonare la strada degli aumenti per anzianita' e intraprendere, in corrispondenza della scadenza del blocco del rinnovo del contratto, quindi a fine 2014, la strada che portera' agli incrementi stipendiali riservati ad una ristretta cerchia di dipendenti particolarmente meritevoli". "Cosi' - continua il rappresentante Anief-Confedir - dopo aver privatizzato il rapporto di lavoro del pubblico impiego, si compie un altro passo verso la perdita dei diritti dei suoi lavoratori. Senza pensare che in questo modo si vanno a tradire gli articoli 36 e 39 della Costituzione, in particolare il passaggio in base al quale 'il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita' e qualita' del suo lavoro'. L'amara realta', invece, e' che gia' oggi a fine carriera un docente percepisce quasi 10.000 euro in meno. E che la maggior parte del personale della scuola, dopo cinque anni di blocco imposto agli statali, continuera' a percepire uno stipendio - conclude Pacifico - sempre piu' vicino alla soglia di poverta'". (ITALPRESS).

Orizzonte Scuola: Blocco contratti in GU: il personale perde anche le progressioni di carriera dal 2011

Calabria 24 ore: Scuola - Blocco contratti in GU: il personale perde anche le progressioni di carriera dal 2011

Aetnanet: Blocco contratti in GU: il personale scolastico perde anche le progressioni di carriera dal 2011

MNews: Scuola - Blocco contratti in GU: il personale perde anche le progressioni di carriera dal 2011

Italpress: Scuola, Anief “Personale perde anche progressioni di carriera da 2011”
ROMA (ITALPRESS) - Sino al 31 dicembre 2014 il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti potra' riguardare solo gli aspetti normativi: il regolamento approvato ad agosto dal Consiglio dei Ministri in materia di blocco della contrattazione per il biennio 2013-2014 di tutto il pubblico impiego e' stato infatti appena approvato in via definitiva con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 251 del D.P.R. n. 122 del 4 settembre 2013. "Con questa decisione - spiega Anief-Confedir in una nota -, il Governo di fatto sancisce un D.P.R. che contiene palesi passaggi incostituzionali, sia perche' va a 'toccare' una materia coperta da riserva di contrattazione, sia perche' con esso si perpetra una illegittima disparita? di trattamento tra dipendenti pubblici ma anche tra dipendenti pubblici e dipendenti privati. Con la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, introdotta dal decreto delegato n. 29/1993, e' stata infatti demandata alla contrattazione l'onere della misurazione della retribuzione della prestazione lavorativa nel rispetto dei principi costituzionali riguardanti la tutela della dignita' sociale (art. 36) e dell'accordo che definisce l'attivita' (art. 39) del cittadino cui e' garantito il diritto-dovere di accedere al lavoro per il progresso della Nazione (artt. 1 e 4). Di recente, inoltre, la sentenza n. 223/12 della Corte costituzionale ha sottolineato come il blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici non puo' essere sottoposto per legge a limitazioni, a meno che gli stop stipendiali siano collocati in un quadro di analoghi sacrifici imposti non soltanto a tutti i dipendenti, tra cui magistrati e avvocati dello Stato, ma a tutti i cittadini, attraverso correlative misure, anche di carattere fiscale".
"Ora, i limiti tracciati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale risultano irragionevolmente oltrepassati perche' il blocco della contrattazione e' esteso di un altro anno, oltre i tre preventivati, senza possibilita' di recupero, con il contestuale blocco dell'indennita' di vacanza contrattuale protratto addirittura fino al 2017, che rimarra' quindi clamorosamente ferma ai valori di otto anni prima - sottolinea il sindacato -. Premesso, quindi, che tutti questi ulteriori sacrifici chiesti ai pubblici dipendenti superano il limite temporale fissato dalla giurisprudenza e creano una evidente disparita' di trattamento, il risultato finale di queste disposizioni sara' anche quello di annullare gli effetti dell'accordo Governo-sindacati sulla progressioni di carriera degli aumenti derivanti dagli 'scatti' automatici disposti dal 2011. Riducendo questi al rango di 'una tantum', ovvero trasformando le retribuzioni surrettiziamente in indennita', che non avranno effetti ai fini delle retribuzioni di carriera. Una scelta che rende anche inutile, oltre che sbagliata, la decisione di andare a recuperare centinaia di milioni di euro dal MOF, i fondi destinati al miglioramento dell'offerta formativa". "Quella di prorogare ancora il blocco dei contratti e della vacanza contrattuale - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - e' una decisione inopportuna e inefficace, visto che il blocco degli stipendi finora attuato ha riportato il potere d'acquisto delle famiglie a ventiquattro anni orsono, con l'aggravante della riduzione dell'organico della pubblica amministrazione attuato con la cancellazione di 300.000 posti nel pubblico impiego negli ultimi sei anni. Sacrifici - conclude Pacifico - non soltanto illegittimamente disposti, ma addirittura inutili e regressivi rispetto al gettito delle entrate dello Stato in termini di tassazione sulla spesa, nell'economia reale. Il nostro sindacato non stara' a guardare: e' in arrivo una nuova stagione di ricorsi". (ITALPRESS).

Italpress: P.A. - Anief "Blocco stipendi, in discussione 13 ricorsi in Consulta"
ROMA (ITALPRESS) - "Udienza storica alla Consulta: dopo la bocciatura della norma che bloccava gli stipendi ai magistrati si attende la pronuncia per gli altri dipendenti pubblici. Se favorevole, tutti i cittadini saranno uguali davanti alla legge e il Governo dovra' rivedere le coperture finanziarie degli ultimi tre anni e quelle previste per i prossimi tre anni. Se contraria ai ricorrenti, sara' difficile spiegare ai cittadini l'evidente disparita' di trattamento". Lo afferma in una nota Anief-Confedir, che continua a organizzare ricorsi in tribunale anche contro la nuova legge di stabilita'. Il personale e' quello docente dell'Universita', dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministeri - Ministero Affari esteri, Agenzia delle Telecomunicazioni. Relatori i giudici Coraggio e Napolitano nell'udienza pubblica del 5 novembre 2013. Domani, altri 6 ricorsi in Camera di Consiglio. Anief-Confedir ricorda che "e' possibile ricorrere inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per evitare la proroga del blocco degli stipendi anche per il 2014 e quello dell'indennita' di vacanza contrattuale fino al 2017, come previsto dalla legge di stabilita'". "Con la sentenza n. 223/12 la Consulta ha dichiarato illegittima la stessa norma di legge n. 122/2010 oggi sotto esame laddove prevedeva il blocco degli automatismi di carriera per i magistrati e non soltanto per la peculiare posizione ricoperta ma per la violazione dei principi di transitorieta' - conclude il sindacato -, consentaneita' e provvisorieta' dei provvedimenti assunti, nonche' per violazione del principio di parita' di trattamento dei contribuenti. Oggi scopriremo se la legge vale per tutti gli altri dipendenti pubblici, come si sono definiti i magistrati quando hanno annullato il passaggio da TFS a TFR". (ITALPRESS).

Pubblichiamo alcuni articoli sulla nuova bufera per il concorso dirigenti scolastici e sulla presentazione di oltre 8.500 ricorsi Anief al TAR Lazio per l'ammissione ai PAS e l'inserimento in GaE degli abilitati TFA.

Concorso DS di nuovo nella bufera

IMG Press: Scuola, il concorso per dirigenti scolastici torna nella bufera

Ansa: Anief, anche nel Lazio problemi a concorso dirigenti
(ANSA) - ROMA, 20 OTT - Dopo l'ordine del rifacimento della procedura in Lombardia, il Tar impone al Miur di far avere copia dei cartoncini utilizzati in occasione delle prove scritte del Lazio per l'accesso al concorso per nuovi dirigenti scolastici: lo rende noto l'Anief. Se verrà appurata la trasparenza delle buste utilizzate per contenere i dati dei candidati, potrebbe esserci l'annullamento delle prove per violazione del principio dell'anonimato. I cartoncini infatti, dice l'Anief, contengono i dati personali dei candidati aspiranti a ricoprire uno dei 215 posti messi a concorso a livello regionale. Anche in Lombardia, ricorda l'associazione sindacale, fu accertato che il contenuto dal cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati, risultava agevolmente leggibile. Premesso ciò, il Tar del Lazio reputa lecito il dubbio posto dai ricorrenti e "ritiene disporsi incombenti istruttori diretti ad acquisire in originale (e non già in fotocopia suscettibile di occultare la visibilità dei dati contenuti all'interno anche se poste in controluce)". Quello che l'Anief definisce "il più brutto concorso degli ultimi vent'anni, con 8 mila ricorrenti che attendono gli esiti della giustizia", diventa così sempre più soggetto a rischio annullamento. "Anche perché - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - si attende la calendarizzazione di merito dell'appello del Consiglio di Stato, promosso anche dal nostro sindacato, sulla erroneità dei quesiti disposti durante le prove preselettive cui parteciparono oltre 33mila aspiranti dirigenti scolastici. È evidente che, se pure queste irregolarità venissero accertate, aumenterebbero in modo esponenziale le prospettive di decadimento di tutta la procedura svolta livello nazionale". (ANSA).

Tecnica della Scuola: Concorso DS, buste irregolari anche nel Lazio?

MNews: Scuola, il concorso per dirigenti scolastici torna nella bufera

Italpress: Scuola, Anief "Concorso per dirigenti torna nella bufera"
ROMA (ITALPRESS) - "Torna ad alzarsi lo spettro sui dubbi di legittimita' delle buste utilizzate in occasione della prove scritte per l'accesso al concorso per nuovi dirigenti scolastici, bandito a livello nazionale con D.D.G. del 13 luglio 2011 per 2.386 posti a disposizione: con l'ordinanza cautelare n. 8821 depositata il 14 ottobre scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione terza bis, ha ordinato 'al Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca (Ufficio Scolastico per il Lazio) di depositare nella Segreteria della Sezione i documenti in motivazione indicati nel termine di giorni 20 (venti) decorrenti dalla comunicazione (o notifica ove preventivamente eseguita dalla parte interessata) della presente Ordinanza'". Lo afferma l'Anief in una nota. "Come in Lombardia, dove le prove andranno rifatte, anche per la procedura del Lazio l'ipotesi e' quella della violazione del principio dell'anonimato per un errore nella scelta delle buste contenenti il cartoncino dei dati personali dei candidati aspiranti a ricoprire uno dei 215 posti messi a concorso a livello regionale - prosegue il sindacato -. I documenti cui si riferisce il Tar sono, infatti, sempre le contestate 'buste contenenti le prove di concorso della ricorrente onde consentire di verificare la trasparenza delle buste piccole contenenti i cartoncini con i dati anagrafici dei concorrenti'".
"Nell'ordinanza n. 8821, i giudici amministrativi del Lazio spiegano che quel che c'e' da verificare e' se effettivamente 'le buste utilizzate nel Lazio per il Concorso in esame abbiamo caratteristiche di 'trasparenza' per effetto della visibilita' (anche attraverso le buste chiuse) dei dati identificativi dei candidati apposti sui cartoncini per la quale ragione ha fatto domanda di accesso'. Un'ipotesi, ricordano i giudici, gia' riconosciuta dal Tar Lombardia, che, con sentenza n. 2035/2012, ha accertato e conseguentemente statuito che 'dall'esame svolto e' emerso nitidamente che il contenuto dal cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati, risulta agevolmente leggibile, se posto in controluce, anche all'interno della busta bianco piccola in cui il predetto cartoncino e' stato posto dallo stesso candidato'". "Premesso cio' - sottolinea l'Anief -, il Tar del Lazio reputa lecito il dubbio posto dai ricorrenti e 'ritiene disporsi incombenti istruttori diretti ad acquisire in originale (e non gia' in fotocopia suscettibile di occultare la visibilita' dei dati contenuti all'interno anche se poste in controluce)'". Quello che l'Anief ha definito da tempo "il piu' brutto concorso degli ultimi vent'anni, con 8mila ricorrenti che attendono gli esiti della giustizia, diventa cosi' sempre piu' soggetto a rischio annullamento. Anche perche' - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - si attende la calendarizzazione di merito dell'appello del Consiglio di Stato, promosso anche dal nostro sindacato, sulla erroneita' dei quesiti disposti durante le prove preselettive cui parteciparono oltre 33mila aspiranti dirigenti scolastici. E' evidente che se pure queste irregolarita' venissero accertate - conclude il sindacalista Anief-Confedir - aumenterebbero in modo esponenziale le prospettive di decadimento di tutta la procedura svolta livello nazionale". (ITALPRESS).

Orizzonte Scuola: Concorso Dirigenti. Spettro buste trasparenti anche nel Lazio, attesa sentenze per servizio precari e quiz errati: il più brutto concorso degli ultimi 20 anni

 

Boom di ricorsi per diventare insegnante: l’Anief ne presenta 8.500

Sicilia News 24: Boom di ricorsi per diventare insegnante: l’Anief ne presenta 8.500

TCSNews: Scuola, boom di ricorsi per diventare insegnante: l’Anief ne presenta 8.500

Ansa: Anief, boom di ricorsi per diventare insegnanti
(ANSA) - ROMA, 19 OTT - In migliaia, in questi giorni, stanno tentando la via del ricorso contro le norme del Ministero dell'Istruzione sul rilascio e la spendibilità del titolo di abilitazione all'insegnamento, certificazione indispensabile per accedere all'assunzione nei ruoli dello Stato italiano. A darne notizia è l'Anief, che in questi ultimi giorni ha notificato i ricorsi di oltre 6.000 neo-abilitati attraverso il Tfa ordinario, al fine di impugnare la loro mancata esclusione dalle graduatorie provinciali ad esaurimento. L'associazione sindacale ha reso pubblico il dato sui ricorrenti contro la mancata accettazione della domanda di accesso ai Pas, i Percorsi Abilitanti Speciali riservati ai supplenti che hanno svolto una quantità minima di giorni di servizio in possesso del prescritto titolo di studio: in questo caso sono circa 2.500 ad aver intrapreso la strada del tribunale per opporsi all'innalzamento dei requisiti minimi richiesti dall'amministrazione. E ancora, l'Anief rende noto che nei prossimi giorni saranno presentati i ricorsi di tanti candidati risultati idonei al concorso a cattedra, senza però essere assunti in ruolo: sempre attraverso il sindacato, chiedono ora l'istituzione e la validità triennale delle graduatorie di merito, fino al termine del concorso successivo, e il pieno riconoscimento del titolo abilitante conseguito al termine di una selezione concorsuale che li ha visti superare un test preliminare, due prove scritte ed altrettante orali. "Anche alla luce di questi numeri senza precedenti - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - è sempre più impellente l'esigenza di rivedere la macchina organizzativa del reclutamento dei docenti italiani. In attesa però che a questo pensi il legislatore, sarà compito del giudice amministrativo stabilire se i regolamenti, come noi sosteniamo, sono illegittimi per aver violato la legislazione previgente in tema di corsi riservati. Oltre che per l'adozione di norme improvvisate, irragionevoli e discriminatorie. Quindi contrarie ai principi sottesi alla carta costituzionale". (ANSA).

Calabria 24 ore: Scuola, boom di ricorsi per diventare insegnante: l’Anief ne presenta 8.500

Italpress: Scuola, boom ricorsi per diventare insegnante, Anief ne presenta 8.500
ROMA (ITALPRESS) - Cresce in tanti giovani italiani la voglia di diventare insegnante: in questi giorni a migliaia stanno tentando la via del ricorso contro le rigide norme del ministero dell'Istruzione sul rilascio e la spendibilita' del titolo di abilitazione all'insegnamento, certificazione indispensabile per accedere all'assunzione nei ruoli dello Stato italiano. A darne comunicazione e' l'Anief, che in questi ultimi giorni ha notificato i ricorsi di oltre 6.000 neo-abilitati attraverso il Tfa ordinario, al fine di impugnare la loro mancata esclusione dalle graduatorie provinciali ad esaurimento. Sempre l'associazione sindacale ha reso pubblico il dato sui ricorrenti contro la mancata accettazione della domanda di accesso ai PAS, i Percorsi Abilitanti Speciali riservati ai supplenti che hanno svolto una quantita' minima di giorni di servizio in possesso del prescritto titolo di studio: in questo caso sono circa 2.500 ad aver intrapreso la strada del tribunale per opporsi all'illegittimo innalzamento dei requisiti minimi richiesti dall'amministrazione. "Anche alla luce di questi numeri senza precedenti - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - e' sempre piu' impellente l'esigenza di rivedere la macchina organizzativa del reclutamento dei docenti italiani. In attesa pero' che a questo pensi il legislatore, sara' compito del giudice amministrativo stabilire se i regolamenti, come noi sosteniamo, sono illegittimi per aver violato la legislazione previgente in tema di corsi riservati. Oltre che per l'adozione di norme improvvisate, irragionevoli e discriminatorie. Quindi contrarie ai principi sottesi alla carta costituzionale". (ITALPRESS).

Sassi live: Esclusi PAS, inserimento in GaE abilitati TFA e docenti neo-laureati: ANIEF riapre i termini per il ricorso straordinario a Capo dello Stato

Blasting news: Miur, Pas: come gli esclusi possono fare ricorso al Capo dello Stato

Tecnica della Scuola: PAS e riconversione sostegno

 Superando.it - 25 ottobre 2013
“Permessi e pensioni: l’Aula e il Governo devono rimediare”
░ Lo chiede la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, dopo che la Commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento che includeva nei conteggi per l’anzianità pensionistica i permessi per maternità, paternità o per assistenza ai parenti con disabilità.
«Si continua ad ignorare incredibilmente il lavoro di cura: eppure l’Istat certifica che due terzi delle persone con gravi disabilità (70,1%) non fruiscono di alcun supporto domiciliare pubblico, valore che sale all’83,2% nella fascia di età tra gli 11 e i 64 anni. Secondo il Parlamento, chi si prende cura di quelle persone?». Protesta duramente Pietro Barbieri, presidente della FISH, dopo che la Commissione Bilancio della Camera – come abbiamo già riferito in altra parte del giornale – ha deciso di escludere i permessi per maternità, paternità o per assistenza ai parenti con disabilità – quelli in base alla Legge 104/92 – dai conteggi dell’anzianità pensionistica, bocciando per mancanza di copertura finanziaria quell’emendamento già approvato dalla Commissione Affari Sociali che aveva voluto sanare un evidente paradosso della “Riforma Fornero sulle pensioni”. Oggi – vale la pena ricordarlo – per ottenere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo (entro un massimo di due anni) e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi due. Come anzianità viene conteggiata quella che deriva esclusivamente dall’effettiva prestazione di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria. Sono quindi esclusi dal computo i permessi e i congedi fruiti dai lavoratori per assistere i familiari con grave disabilità, cosicché, come si scrive in una nota della FISH, «anziché incentivare la flessibilità lavorativa, il sostegno alle famiglie e le risposte a lavoratori che per decenni si dividono fra lavoro e assistenza, si erodono continuamente anche quei pochi benefìci raccolti in questi anni». ….

il manifesto - 26 ottobre 2013
“Ricercatori al CNR. Sì a «eccellenze» mentre in 1.100 rischiano il posto”
░ Il ministro Carrozza ha firmato un decreto che permette agli enti di ricerca controllati dal Miur di assumere per chiamata diretta, cioè senza concorso, ricercatori/tecnologi con altissima qualificazione scientifica.
Lo stanziamento previsto è di 1.613 milioni di euro e risale ad un decreto legislativo del 31 dicembre 2009 (numero 213). … In un paese come l'Italia, dove l'istruzione ha subito un taglio di 10 miliardi di euro, invece sì. Il decreto sugli «eccellenti» ha il sapore della beffa. Solo al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), il più grande ente di ricerca italiano, ci sono 1100 precari (tra ricercatori e tecnologi) che rischiano il licenziamento con la conversione in legge del «decreto 101»… Chi, tra loro, non ha maturato al 1 settembre un'anzianità di tre anni continuativi al servizio della pubblica amministrazione non potrà partecipare al concorso che il governo Letta si accinge a bandire per assumere 120 mila precari. …. Insospettisce la fretta con la quale è stato bandito il decreto e il termine del 28 ottobre, data entro la quale i direttori di istituto dovranno comunicare i nominativi dei ricercatori «eccellenti». Ciò che è paradossale è che il testo sia stato firmato dal ministro Carrozza negli stessi giorni in cui si discute della legge di stabilità che bloccherà il reclutamento negli enti di ricerca, nelle università o nella scuola fino al 2018, mentre il decreto D'Alia rischia di fare strage tra i precari. Sarà approvato dal Senato entro 30 ottobre.

l’Unità - 26 ottobre 2013
“Fritto misto all’italiana”
░ Con il mantra “Ce lo chiede l’Europa” si vorrebbe giustificare anche la riduzione del percorso di studio delle scuole secondarie superiori.
…Se il ministro Carrozza non trova il senso dell’incoerenza nel rivendicare una pretesa inversione di tendenza col d.l. 104… - mentre va a benedire la sperimentazione del diploma che si consegue un anno prima al liceo paritario “Guido Carli” nato per volontà dell’Associazione industriali di Brescia - c’è un problema serio. Quello di mettere in chiaro, una volta per tutte, che i cambiamenti necessari non possono essere decisi nel chiuso delle stanze ministeriali… La sperimentazione della riduzione di un anno del percorso scolastico nasce dall’esigenza di scimmiottare (è il famoso “Ce lo chiede l’Europa”) quello che avviene, in ben altri contesti, in molti paesi europei. Nemmeno tutti peraltro. Ma avviene senza la benché minima discussione nel sul core curriculum, nè sulle sperimentazioni passate, né su cosa e come cambiare in contenuti disciplinari appena consolidati visto che il rifiuto di Profumo e della Carrozza a correttivi anche minimi al riordino delle superiori della Gelmini si basa sull’assunto che troppe riforme che si susseguono ravvicinate nel tempo non siano sopportabili. Ed allora qual è il senso dell’operazione avviata dalla Gelmini, proseguita da Profumo e conclusa con la benedizione della Carrozza di qualche giorno fa? A pensar mal ci si azzecca ma come non pensare al fatto che 40.000 e passa cattedre con un bel numero di ATA in meno fanno un bel taglio? Ma la Carrozza non era la ministra dell’inversione di tendenza col. D.l. 104?.... Chi si è preso la briga di dare un’occhiata non solo ai siti delle scuole che sperimentano la riduzione ha, per esempio, trovato il tempo di dare un’occhiata ai quadri orari? Io l’ho fatto per il liceo “Guido Carli” di Brescia. Consiglio la lettura perché è assai istruttiva. Mi ha colpito la macroarea, da sviluppare in un biennio con un numero di ore curiosamente definite “indicative”, di cui riporto la consistenza:” Geografia e geografia economica, geopolitica, diritto e diritto internazionale, basi di economia politica, religione”. Sarei curiosissimo di conoscere contenuti ed obiettivi da raggiungere in un biennio…. Ma se il mantra è “Ce lo chiede l’Europa” perché il ministro Carrozza non ci fa conoscere anche il suo pensiero sull’abolizione dell’insegnamento del Diritto e dell’Economia? L’Europa ci ha chiesto di non eliminarlo. Siamo l’unico paese europeo che l’ha fatto…. Così potrebbe spiegare un’altra contraddizione, evidentissima pure questa: due anni fa abbiamo accettato l’inserimento nell’OCSE –Pisa dell’accertamento delle competenze economico-finanziarie degli studenti delle superiori ….

ItaliaOggi - 29 ottobre 2013
“Sì all'aggiornamento coatto dei prof”
░ Torna l'aggiornamento obbligatorio con i corsi tenuti da associazioni accreditate presso il MIUR e dalle università. E’ bene precisare che, se si tratta di obbligo, rientra nelle prestazioni da retribuire.
Lo prevede un emendamento al decreto 104/2013 approvato dalla VII commissione della camera il 24 ottobre scorso. Che stanzia 10 milioni di euro per reintrodurre per legge l'aggiornamento coatto, mediante la frequenza a percorsi formativi organizzati da terzi estranei alle scuole e all'amministrazione scolastica. Un po' come è avvenuto dal 1995 al 1999, quando per passare al gradone successivo bisognava documentare la frequenza a 100 ore di formazione. La modifica riguarda il comma 1, dell'articolo 16, che cancella l'automatismo dell'obbligatorietà della frequenza ai corsi solo per i docenti delle scuole in cui risultati delle prove Invalsi fossero risultati particolarmente bassi. Ma estende l'obbligatorietà a tutto il personale. E a differenza della precedente stesura, l'emendamento amplia il catalogo degli aventi titolo ad organizzare i corsi includendo anche le associazioni professionali accreditate. L'aggiornamento obbligatorio tramite la frequenza ai corsi organizzati da queste associazioni era stato cancellato da tempo. Oltre tutto questa facoltà è qualificata alla stregua di diritto nel contratto collettivo di settore. In ciò lasciando intendere che il docente abbia diritto a scegliere liberamente gli strumenti e le modalità tramite le quali provvedere al proprio aggiornamento. Non di meno, se di obbligo si tratta, tale prescrizione non può che rientrare nella prestazione ordinaria. Perché lo straordinario è facoltativo per definizione. E quindi le ore di aggiornamento obbligatorie non potranno che rientrare nell'orario di lavoro ordinario, nel rispetto dei limiti fissati dalla contrattazione collettiva per le relative prestazioni. Quanto alle materie per le quali sono previsti gli interventi di formazione esse sono indicate in un elenco tassativo contenuto nello stesso articolo 16. In primo luogo sono previsti interventi volti al rafforzamento delle conoscenze e delle competenze di ciascun alunno, per migliorare gli esiti nelle valutazioni nazionali Invalsi e degli apprendimenti. In più sono previsti percorsi formativi per migliorare l'integrazione degli alunni disabili e svantaggiati. E per aumentare le competenze relative all'educazione all'affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere. Idem per aumentare le competenze relativamente ai processi di digitalizzazione e di innovazione tecnologica e per favorire i percorsi di alternanza scuola-lavoro.

ItaliaOggi - 29 ottobre 2013
“Contratti e scatti, tutto bloccato”
░ C.Forte prova a fare chiarezza nella contraddizione che si prospetta tra il dpr 122/2013 e quanto verrebbe deciso con la Legge di Stabilità.
Il blocco degli scatti di anzianità esce dalla porta e rientra dalla finestra. Nella Gazzetta Ufficiale 251 del 25 ottobre 2013 è stato pubblicato il regolamento (nato con il governo Monti e poi ultimato con modifiche dall'esecutivo Letta) che blocca la contrattazione retributiva, differisce di un anno la maturazione degli scatti di anzianità e congela l'indennità di vacanza contrattuale (decreto del Presidente della Repubblica 122/2013). Il provvedimento interviene su due materie previste nell'articolo 11 del disegno di legge di stabilità: blocco della contrattazione e indennità di vacanza contrattuale. E quindi, l'applicazione delle disposizioni in esso contenute potrebbe creare non pochi problemi di coordinamento con quelle del disegno di legge AS1120, la legge di stabilità. In più dispone la cancellazione dell'utilità del 2013 ai fini dei gradoni e la possibile riapertura della contrattazione solo per la parte normativa…. Il decreto 122 dispone il blocco della contrattazione collettiva per il biennio 2013-2014 (ora possibile solo per la parte normativa) senza possibilità di recupero (art. 1, comma 1, lettera c). E il disegno di legge di stabilità ricalca testualmente le disposizioni contenute nel decreto, modificando in tal senso l'articolo 9 del decreto legge 78/2010…. La copertura legislativa mancherebbe, invece, per quanto riguarda la cancellazione dell'utilità del 2013 ai fini dei gradoni. Questa disposizione, infatti, è presente solo nel decreto 122 e non nel disegno di legge di stabilità…. Sull'indennità di vacanza contrattuale (Ivc) le disposizioni contenute nel decreto 122 collidono, invece, con quelle contenute nel decreto legge di stabilità. Nel decreto c'è scritto che nel triennio 2015/2017, fermo il congelamento dell'importo nel biennio 2013-2014, l'indennità sarà corrisposta secondo le disposizioni contenute nei protocolli e nei contratti. Che prevedono, a regime, la corresponsione di incrementi retributivi pari al 50% del tasso di inflazione. Nel disegno di legge di stabilità, invece, viene disposto che l'importo dell'indennità continuerà ad essere corrisposta regolarmente, senza congelamenti di sorta, ma nel triennio 2015/2017 l'importo non subirà incrementi e rimarrà fermo a quello in godimento al 31 dicembre 2013. Ciò determina l'insorgenza di un contrasto tra fonti di difficile soluzione. … Se il parlamento non risolverà il contrasto direttamente in sede legislativa, si rischia di porre le basi per un ennesimo contenzioso seriale.

il Manifesto - 29 ottobre 2013
“Atenei, Sud contro Nord nella disfida del merito”
░ I rettori contestano il decreto della ministro Carrozza. E’ il già visto: ogni atto di questo Governo sono nel segno della continuità.
…Il 17 ottobre scorso il ministro ha firmato il decreto sui punti organico che stabilisce le soglie di turn-over tra i docenti che quest'anno andranno in pensione (2300) e quelli che saranno assunti (solo 400). Dopo avere letto il provvedimento che determina la capacità di assumere o promuovere il personale nei loro atenei, i rettori meridionali hanno lanciato un grido d'allarme: in base a quale criterio è stato attribuito al Sant'Anna il punteggio record del 232%, mentre a Bari o a Foggia è stato concesso solo il 7% ?... Questa è la nuova «legge del merito». Ci sono atenei da bollino verde e altri da bollino rosso. Nella distribuzione di risorse necessarie come l'aria, visto che la legge di Stabilità bloccherà il turn-over fino al 2018, il «merito» vantato dal governo non misura però una qualità scientifica né didattica dell'ateneo, bensì … un parametro di sostenibilità economica e finanziaria. Nella gara tra gli atenei che hanno l'Isef migliore, c'è un parametro che ha fatto drizzare i capelli anche agli studenti. Se infatti i rettori aumentano le tasse universitarie, per la loro struttura c'è speranza di prendere più punti organico e quindi assumere un paio di docenti in più. Siamo alla guerra di tutti contro tutti: atenei del Nord contro quelli del Sud. E docenti, e ricercatori precari, contro gli studenti e le loro famiglie…. In questa nuova distribuzione, il Sant'Anna che non è certo il più grande ateneo pisano ha preso i punti organico destinati alle altre università. E così ha fatto Bergamo, il Politecnico di Milano o, eccezione che conferma la regola, l'università di Catanzaro. La reazione dei rettori meridionali è stata fortissima…. Dopo la catastrofe, comunicativa e epistemologica, dei risultati della Valutazione della qualità della ricerca (Vqr) da parte dell'Anvur, quella che dovrebbe «misurare» il «merito» degli atenei attribuendo fondi aggiuntivi a quelli migliori, siamo ad un altro fallimento della governance neoliberale dell'università. Pietra dello scandalo è ancora il «merito», insieme alle sue fantasiose interpretazioni. Ciò che resta è il blocco del turn-over fino al 2018 che ridurrà il fondi agli atenei di 28 milioni di euro nel 2016, 70 nel 2017, 84 nel 2018.

il Manifesto – 30 ottobre 2013
“Corteo il 30 novembre e sciopero in vista”
░ Il malcontento nella Scuola è ai massimi storici. I sindacati “rappresentativi” non possono esimersi dall’intervenire.
….Manifestazione nazionale a Roma il 30 novembre e, forse, uno sciopero generale contro la legge di stabilità. Il governo Letta è riuscito a mettersi contro tutti i sindacati della scuola (Flc-Cgil, Cisl e Uil, Snals e Gilda). Duplice è il fronte di opposizione: il primo è quello della legge di stabilità che, tra l'altro, blocca gli scatti di anzianità e la contrattazione del pubblico impiego, e quindi della scuola, fino al 2014 compreso. Per Rino Di Meglio (Gilda) il blocco dei contratti ha provocato fino ad oggi una perdita di circa 3400 euro all'anno per ogni insegnante. Il secondo è il «decreto scuola» che è approdato in aula alla Camera per la discussione generale. Quello che stanzia 400 milioni in un triennio, aumentando le tasse sulla birra e su chi deve acquistare una casa, prevede l'immissione in ruolo di 69 mila precari (insegnanti e personale Ata), più 26 mila insegnanti di sostegno, ma bloccherà per anni le buste paga dei neo-assunti a circa 1.200 euro al mese, ridimensionando il numero dei neo-assunti a causa della riforma Fornero sulle pensioni e il blocco del turn-over. Le polemiche sulle coperture economiche di un decreto piccolo piccolo hanno spinto Giancarlo Galan (Pdl), relatore del provvedimento in Commissione cultura, alle dimissioni. A riferire in aula sarà Manuela Ghizzoni (Pd). Nel decreto si apre ai tirocini in azienda per gli studenti dei tecnici e dei professionali. Si anticipa l'orientamento all'ultimo anno delle medie e agli ultimi due delle superiori. Stessa idea per l'università dove l'idea del tirocinio professionalizzante viene estesa all'Erasmus in azienda. Le aziende potranno garantire allo studente un credito formativo fino a 60 punti. … Terza gamba dell'opposizione dei sindacati confederali e di base al governo Letta è il «decreto 101» del ministro della Pubblica amministrazione Gianpiero D'Alia per i precari. Oggi dalle 10 alle 14, all'Isfol in Corso Italia a Roma, si incontreranno tutti i precari degli enti di ricerca e dell'Istat che rivendicano la proroga del loro contratto e la stabilizzazione contro il «concorso» pensato da D'Alia. Da questa procedura, stando alle regole fin'ora conosciute, saranno esclusi tutti coloro che non hanno maturato tre anni di servizio per la PA, una cifra che oscilla tra le 40 e le 70 mila persone. «Difficilmente si poteva fare peggio», commenta Francesco Sinopoli (Flc-Cgil).

Tuttoscuola – 31 ottobre 2013
“Investimenti scuola al 4,2% del Pil, media Ue 5,3%”
░ Monitoraggio Ue sul triennio 2009-2012
Gli investimenti nell’educazione e nella formazione in Italia sono scesi dal 2009 al 2012 e continuano a essere molto al di sotto della media europea. In Italia, si investe solo il 4,2% del Pil in educazione e formazione, mentre la media dei 28 stati membri Ue è al 5,3%, anch'essa però in decrescita, come mostra l'ultimo monitoraggio della Commissione Ue su educazione e formazione. Ben sedici stati membri, infatti, hanno tagliato gli investimenti all'educazione, con sei di questi, tra cui l'Italia, che l'hanno fatto in maniera più accentuata. L'Italia è molto al di sotto della media Ue, in particolare, nel "raggiungimento dell'educazione universitaria": 21,7% contro il 35,7% comunitario nel 2012. Comunque sia in Italia che in Ue il dato è in lieve miglioramento rispetto al 2009. Il tasso di impiego dei laureati è in Italia del 54,3%, a confronto del 75,7% in Europa, con un calo nelle cifre in tutta l'Ue, Italia compresa. Infine, anche il dato sugli abbandoni scolastici e della formazione conferma la distanza tra Italia e media Ue: 17,6% contro il 12,7% dell'Unione.

larepubblica.it – 2 novembre 2013
“Diritto allo studio universitario, risorse ai minimi dal 2008”
░ Il decreto approvato a Montecitorio prevede uno stanziamento di 140,8 milioni di euro. Il risultato è che per la prima volta oltre la metà delle borse sarà pagata dalle famiglie e il numero degli "idonei non beneficiari" salirà a 70mila. Di SALVO INTRAVAIA
Fondi per il diritto allo studio universitario ai minimi storici dal 2008 e, per la prima volta, oltre metà delle borse di studio saranno a carico delle famiglie degli studenti. Il decreto-scuola approvato dalla Camera e passato all'esame del Senato non è riuscito a fare niente di meglio che stanziare meno di 150 milioni di euro per borse di studio e altri interventi per il diritto allo studio universitario. E in totale, per il 2014, saranno 140,8 i milioni che entreranno nel capitolo di spesa per sostenere gli studi dei ragazzi italiani capaci, meritevoli e con scarse disponibilità economiche. Nel 2013 erano 154 milioni, l'anno precedente 175. Secondo i calcoli degli studenti, i 140,8 milioni di euro complessivi per il 2014 andranno a sommarsi ai fondi versati dagli studenti sottoforma di Tassa regionale per il diritto allo studio e ai fondi messi sul tavolo dalle regioni. Ma per il 2014 non si dovrebbe andare oltre i 415,4 milioni, di cui 223 versati dagli studenti. La prospettiva che si apre è quella di un 53 per cento del diritto allo studio a carico delle famiglie italiane. Nel 2008, la percentuale di autotassazione era pari al 35 per cento: 171 milioni versati dagli studenti su 481 milioni complessivi. Da allora, il carico per i genitori è lievitato fino a raggiungere il 40 per cento nel 2010 e il 45 per cento quest'anno. E il numero di coloro che, pur avendone diritto, non riusciranno a percepire alcuna borsa di studio - i cosiddetti "idonei non beneficiari" - salirà a quota 70mila. … Lo stanziamento statale a 112 milioni è l'ennesima beffa per gli studenti: da un lato saliranno a quasi 70mila gli studenti idonei non beneficiari, dall'altro per la prima volta la contribuzione studentesca al diritto allo studio supererà il 50 per cento degli stanziamenti totali". Nelle prime schermaglie parlamentari, lo scorso 28 ottobre, Silvia Chimienti del Movimento 5S è intervenuta in aula per sottolineare l'esiguità del finanziamento previsto nel decreto. A suo avviso i provvedimenti contenuti nel decreto sono "misure estremamente frammentarie che in concreto mirano a mettere qualche toppa qua e là, ma fondamentalmente non risolvono nessuno dei problemi della scuola". Una "macedonia venuta male, perché gli ingredienti scelti sono di bassa qualità". "Sapete - ha detto in aula Chimienti - quanto si è investito in Spagna nel 2011 per il diritto allo studio? 819 milioni di euro. E quanto si investe in Germania e Francia per le borse di studio agli studenti? Oltre 2 miliardi l'anno".

corrieredellasera.it – 2 novembre 2013
“Borse di studio e apprendistato Le nuove misure per la scuola”
░ A dieci giorni dalla scadenza del decreto legge approvato a settembre, la Camera dei deputati dà il via libera al pacchetto scuola. Ora il provvedimento passerà all’esame del Senato, per l’approvazione definitiva che deve avvenire entro l’11 novembre. Di Valentina Santarpia.
Sulle cifre — i 400 milioni complessivi — e sulle coperture finanziarie — l’aumento delle accise su alcolici e birra — non cambia molto. Sui dettagli, dai libri digitali fai da te all’inglese obbligatorio fin dalle scuole materne, ci sono invece grosse novità. Ma sullo sfondo restano alcune delusioni pesanti: come quella dei rettori, che si aspettavano 41 milioni aggiuntivi per le università virtuose. I fondi, già disponibili presso il ministero delle Finanze, sono risorse destinate agli investimenti e non possono quindi essere dirottate sul fondo per le università, attribuito agli atenei anche in base al merito certificato dall’Anvur…. Cento milioni finanzieranno il fondo per le borse di studio degli studenti universitari a partire dal 2014 e per gli anni successivi: uno stanziamento non temporaneo, quindi, che il ministero si impegna a pubblicizzare attraverso opuscoli informativi da inviare per e-mail entro il 31 marzo a tutti gli studenti degli ultimi due anni delle superiori. Altri quindici milioni copriranno le spese di trasporto e pasti degli studenti meritevoli ma privi di mezzi, con un occhio di riguardo a quelli con disabilità. Ottocentocinquanta milioni per ristrutturare o tirare su di sana pianta le scuole del nostro Paese: il mutuo che l’Italia contrarrà con la Banca di sviluppo europea costerà 40 milioni di euro all’anno per i prossimi trent’anni, ma dovrebbe permettere un risanamento generale delle strutture, in base alle esigenze dichiarate dalle Regioni. È uno dei pochi capitoli di spesa revisionati dopo l’esame alla Camera: invece che 6 milioni alle borse di studio per studenti iscritti alle istituzioni all’Alta formazione artistica, musicale e coreutica, lo stanziamento è stato scisso. Tre milioni andranno a quelli che sono stati ribattezzati i premi per gli studenti–artisti, altri due milioni (in aggiunta ai 3 già previsti) agli istituti superiori di studi musicali non statali ex pareggiati e un altro milione alle accademie di arte non statali. Approvata anche una regolarizzazione dei docenti di queste scuole. Assunzioni e graduatorie. L’unica graduatoria che viene toccata è quella dei dirigenti scolastici: si trasforma da graduatoria di merito in graduatoria ad esaurimento, con l’obbligo di assumere i 2.386 presidi in lizza prima di bandire un nuovo corso-concorso, che sarà la nuova modalità per selezionarli. Per le assunzioni, sarà definito un piano triennale di immissioni in ruolo per un totale di 69 mila docenti e 16 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari). Via libera anche all’assunzione a tempo indeterminato di oltre 26 mila insegnanti di sostegno, che alle superiori come alle medie, apparteranno a un’unica classe di concorso. L’orientamento. Si comincia all’ultimo anno delle medie, si prosegue negli ultimi due anni di liceo o istituto professionale. Si chiama orientamento ed è uno dei cardini del decreto, che punta con 6,6 milioni a fare degli studenti di oggi dei lavoratori domani: a partire dal triennio 2014-2016, al via la sperimentazione con formazione in azienda e contratti di apprendistato….

 

Pubblichiamo alcuni articoli sulla decisione della presidenza della VII Commissione Cultura Camera di lasciare fuori dalle graduatorie 10mila docenti giovani selezionati.

Tecnica della Scuola: Decreto scuola: la presidenza della VII Commissione guidata dall’on. Galan (PdL) dichiara inammissibile emendamento su GaE

Newson 24: Presidenza VII Commissione Camera lascia fuori dalle graduatorie 10mila docenti giovani selezionati

Orizzonte Scuola: DL Istruzione. Emendamenti Anief bocciati lasciano fuori dalle graduatorie 10mila docenti giovani selezionati

Calabria 24 ore: Presidenza VII Commissione Camera lascia fuori dalle graduatorie 10mila docenti giovani selezionati

Italpress: Scuola, Anief "Presidenza VII Comm. Camera lascia fuori 10mila docenti"
ROMA (ITALPRESS) - "La presidenza della VII Commissione Camera lascia fuori dalle graduatorie provinciali oltre 10mila aspiranti docenti abilitati e idonei vincitori di concorso, in larga parte giovani che avrebbero contribuito a ridurre l'altissima eta' media del corpo insegnante italiano ormai superiore ai 50 anni: secondo il presidente Giancarlo Galan (Pdl) gli emendamenti al Decreto Legge sulla Scuola n. 101, proposti dall'Anief e presentati da tre deputati del Pd (Folino, Antezza, Ascani) e uno del Gruppo Misto (Di Lello) non e' infatti possibile riunificare la fascia aggiuntiva alla terza delle GaE". Lo rende Ma sono stati inspiegabilmente reputati inammissibile, costringendo tanti docenti selezionati e meritevoli, abilitati con il TFA ordinario e reputati idonei nel concorso ordinario (cui nei prossimi mesi si sarebbero aggiunti gli iscritti ai Percorsi abilitanti speciali, inizialmente collocati con riserva), a lavorare nella scuola solo attraverso le supplenze periodi brevi conferite direttamente dai dirigenti scolastici. "Si tratta di una decisione grave - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - perche' contravviene a quanto stabilito con il decreto ministeriale 249 del 2010 che regola l'attuale reclutamento, con cui lo Stato ha bandito dei corsi abilitanti e dei concorsi pubblici sulla base di contingenti di posti liberi e pronti ad essere assegnati".
"Ora pero' si dice a quei laureati, che per abilitarsi hanno speso tra i 3 e i 4mila euro, che non possono inserirsi nelle graduatorie. E lo stesso discorso vale per tanti vincitori del 'concorsone', che dopo aver superato selezione iniziale, scritti e orali, vengono lasciati ai margini dell'insegnamento pubblico italiano", sottolinea il sindacato. "E' inammissibile - continua Pacifico - che lo Stato spenda e faccia spendere tanti soldi per decidere chi e' meritevole di insegnare alle nuove generazioni. Ma poi debba alzare i muri contro chi ha reputato essere in grado di fare cio'. A questo punto, solo l'Aula della Camera puo' sovvertire questa scelta irragionevole del presidente Giancarlo Galan, riportando le norme su dei binari di buon senso e di salvaguardia della giustizia. In caso contrario, se l'Aula non sanera' questa bocciatura, l'unica strada percorribile sara' quella di ricorrere al Tar Lazio. Atto che l'Anief si appresta cautelativamente a realizzare, depositando nei prossimi giorni l'impugnazione al tribunale amministrativo". (ITALPRESS).

AgenParl: scuola, Anief, VII Comm. vota con il Governo lascia a casa 100.000 precari

Italpress: DL Scuola, Anief "Commissione lascia a casa 100.000 precari"
ROMA (ITALPRESS) - Nell'iter del decreto scuola respinti o dichiarati inammissibili gli emendamenti tesi a inserire nelle graduatorie i docenti idonei dell'ultimo concorso ordinario, abilitati con il TFA ordinario a numero chiuso o prossimi all'abilitazione con i percorsi abilitanti riservati. Lo denuncia l'Anief. Al deputato Vacca (M5S) che "ritiene, quali possibili soluzioni, la riapertura delle graduatorie esistenti", risponde Coscia (PD) che "sottolinea la necessita' di non creare aspettative per tutti quegli insegnanti non inseriti nelle graduatorie ad esaurimento". Pasticcio pure sui precari AFAM inserite nelle GaE ma solo per i contratti a termine, per i neo-assunti ritornati all'obbligo triennale ma purtroppo anche per le assegnazioni provvisorie. Opera tragico-comica sul sostegno con le aree AD01-AD02-AD03-AD04 che si fondono e rinascono come fenici nelle GI ma non in GaE. Con il master in pedagogia speciale si puo' insegnare, parola del relatore Galan (PdL). "Lo diceva Guicciardini sui corsi e ricorsi ma mai ci saremmo immaginati che Coscia del PD potesse utilizzare le stesse argomentazioni degli ex ministri Gelmini (PdL) e Profumo quando si opposero, vanamente - spiega il sindacato in una nota -, a inizio e fine XVI legislatura, agli emendamenti del PD sull'inserimento nelle graduatorie dei docenti abilitati con il IX ciclo SSIS a numero chiuso o presso le Facolta' di scienze della formazione primaria. Anche allora non si volevano illudere i precari. E se e' vero che Coscia come gli ex ministri citati, a fine intervento
ieri sull'argomento, "segnala infine che e' assolutamente necessario che il Parlamento e il Governo analizzino in modo organico con un futuro provvedimento l'intera problematica del reclutamento degli insegnanti", forse qualcuno si dovrebbe ricordare che la colpa non e' dei docenti che hanno pagato fino a 3.000 euro per abilitarsi in classi concorsuali, alcune persino esaurite come l'arabo o il cinese, bandite sulla base di posti vacanti e disponibili ma non occupabili, ma di chi oggi ha la responsabilita' di non aver attuato quella riforma prevista proprio dal PD nella XV legislatura quando il Parlamento (L. 296/2006, L. 244/2007) aveva delegato il ministro a emanare un regolamento sulla formazione iniziale legato al reclutamento, non quello pubblicato dal ministro Gelmini, riscritto dal ministro Profumo e pubblicato sotto l'attuale ministro Carrozza (PD) che, peraltro, dichiara di non volere piu' concorsi, visti i problemi con gli stessi vincitori e idonei". (ITALPRESS).

Tecnica della Scuola: Camera, la Commissione cultura perde il relatore del D.L. Scuola: Galan si dimette

IMG Press: Decreto Scuola - A Montecitorio la Commissione Cultura ‘partorisce il topolino’: bloccati precari e carriere

Newson 24: A Montecitorio la Commissione Cultura ‘partorisce il topolino’: bloccati precari e carriere

MNews: Decreto Scuola – A Montecitorio la Commissione Cultura ‘partorisce il topolino’: bloccati precari e carriere

Italpress: Scuola, Anief "Alla Camera Commissione cultura partorisce 'topolino'"
ROMA (ITALPRESS) - C'e' tanta delusione nel mondo della scuola per l'esito degli emendamenti apportati al decreto legge n. 104 da parte della VII Commissione Cultura della Camera. Lo sottolinea l'Anief-Confedir secondo cui per il resto, il quadro e' davvero negativo. Siamo al buio pesto. Non si comprende ancora perche' sia stata decisa la bocciatura di alcuni emendamenti chiave che avevano solo lo scopo di fare il bene della scuola, degli studenti e di chi vi opera. Invece i parlamentari della Commissione Cultura si sono soffermati su aspetti del testo davvero marginali. Dimenticando, per esempio, che non si puo' pensare di tenere fermo lo stipendio di un insegnante neo-assunto per 8 anni. Come e' inaccettabile che non venga preso alcun provvedimento a favore dell'assunzione del personale precario docente e Ata su tutti i posti vacanti e disponibili. Brutte notizie pure dal fronte universitario, con un nuovo blocco del turn-over: il Governo ha fatto marcia indietro dopo l'annuncio del Ministro Carrozza dei mesi scorsi riguardo a un massiccio piano di reclutamento, lasciando cosi' "al palo" migliaia di dottori e assegnisti di ricerca con diversi anni di docenza a contratti alle spalle. "E' evidente che la scuola - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - non rappresenta una priorita' per questo Governo. Al di la' dei proclami, l'operato della VII Commissione Cultura della Camera ci lascia a dir poco disorientati. Ci chiediamo, in particolare, per quale motivo si ritiene inammissibile la stabilizzazione del personale e la collocazione dei precari nelle graduatorie provinciali, dopo che in decine di migliaia sono stati e verranno abilitati dallo stesso Stato italiano a costo di enormi sacrifici economici e formativi. Qualcuno dovra' prima o poi spiegarci perche' il Parlamento continua a dimenticarsi di loro". (ITALPRESS).

Corriere dell'Irpinia: Decreto Scuola, bloccati precari e carriere

 www.corrieredellasera.it - 20 ottobre 2013
“La mezza modernità dell’Italia a scuola”
░ Il salto nella modernità il Paese l’ha fatto solo per un pezzo. E’ questa la tesi sostenuta, in questo articolo, da Danilo Taino, Statistical Editor. Vi perviene comparando le statistiche sulla scolarizzazione in Italia e nei Paesi partner europei. Questo, aggiungiamo noi, è il punto al quale ci ha condotto una classe politica corrotta e incapace; e siccome “piove sempre sul bagnato”, ci si mette l’immigrazione ad aggravare la difficoltà strutturale che l’Italia ha nel competere in capitale umano attraverso saperi, competenze, ricerca.
Nella fascia di età tra i 25 e i 54 anni, solo il 16,1% degli italiani ha una laurea o un’educazione di livello definito «alto»… La media dell’Europa dei 27 è il 28,8% . La Francia è al 33,4% , la Germania al 28% , la Gran Bretagna al 39,3% . Peggio di noi, non uno dei Paesi della Ue…. Le cose non vanno meglio tra coloro meno giovani, tra i 55 e i 74 anni… la percentuale dei laureati è dell’8,6% , superiore solo a quelle maltese (7,1% ) e rumena (7,1% ). La media dei 27 è il 17,6% …. Partivamo male, da Paese agricolo e poco avvezzo all’università, riservata fino al dopoguerra alle élite . Ci siamo industrializzati, siamo diventati una delle maggiori economie dell’Occidente, ma non siamo lontanamente riusciti a colmare il gap di istruzione con la stragrande maggioranza dei Paesi europei. Non si tratta di dati statistici di poco conto. Questi numeri danno il segno della difficoltà strutturale, ormai di lungo periodo, che il Paese ha nel rispondere a un’economia globale che chiede di competere attraverso i saperi, le competenze, la ricerca, l’innovazione. ..L’Italia sta del tutto mancando l’adeguamento al mondo di oggi che pretende si punti sulle classiche tre cose: capitale umano, capitale umano, capitale umano… Uscire da questo abisso sarà un processo lungo e difficile. Ammesso che cominci.

www.larepubblica.it - 21 ottobre 2013
“Gli studenti: una class action contro le classi-pollaio”
░ Lanni, il portavoce della Rete degli studenti medi denuncia la situazione delle scuole superiori italiane: La maggior parte delle aule è sovraffollata e non rispetta le norme di sicurezza.
Studenti contro le classi-pollaio, e questa volta sono i singoli presidi a rischiare di persona. … Le segnalazioni di aule fuori norma giunte all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. predisposto dalla Rete degli studenti medi sono già tantissime. … La normativa sul massimo numero di alunni per classe prevede tre restrizioni: quella indicata dalla circolare sugli organici predisposta anno per anno dal ministero dell'Istruzione, quella prevista dal decreto del ministero dell'Interno del 1992 sulle Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica e un decreto del ministero del Lavori pubblici del 1975 sulle Norme di progettazione degli edifici scolastici in Italia. Gli ultimi due stabiliscono che per agevolare l'evacuazione in caso di incendio l'affollamento massimo per aula non deve superare le 26 unità: 25 alunni più un docente. Mentre per rendere funzionale la didattica le norme sulla progettazione degli edifici scolastici prevedono per le aule di scuola superiore almeno 1,96 metri quadrati per alunno. I limiti fissati dal ministero dell'Istruzione guardano invece a ridurre gli organici dei docenti e consentirebbero di stipare in un'aula anche 30 alunni. … Due anni fa, il Codancons ha vinto una class-action contro le classi-pollaio che ha costretto il ministero dell'Istruzione a pubblicare un lungo elenco di oltre 13mila plessi scolastici particolarmente carenti dal punto di vista della sicurezza… La commissione Cultura del Senato ha approvato una risoluzione del Movimento cinque stelle che impegna il governo ad "adottare con sollecitudine tutte le iniziative più opportune volte al coordinamento della normativa primaria e secondaria applicabile in materia di numero minimo e massimo di persone per classe"…. Ma poi le buone intenzioni si scontrano con le esigenze di cassa e le classi-pollaio restano…

www.latecnicadellascuola.it - 22 ottobre 2013
“Le nuove Indicazioni sono già vecchie ?”
░ Una istantanea di Reginaldo Palermo del circuito sul quale sfrecciano le Indicazioni Nazionali: Dal 2004 ce ne sono state 4 diverse edizioni; adesso la Ministro dice che bisogna cambiare i programmi della scuola media, ma le scuole cercano di applicare la "versione" del febbraio 2013. Non insinuiamo che la Ministro sia confusa, ma è certo che confonde noi.
Colpisce molto la dichiarazione del ministro Carrozza sulla scuola media italiana. Mentre è scontato ma condivisibile l’“elogio” della scuola media unica, il richiamo alla necessità di rivedere i programmi di studio risulta davvero incomprensibile. Intanto il Ministro parla di “programmi” e non di “indicazioni” è già questo è curioso. Ma vogliamo credere che parlando dai microfoni di un programma radiofonico rivolto a tutti, dalla casalinghe ai pensionati, non ha usato la precisione che sarebbe stata necessaria se avesse dovuto parlare ai docenti. Diciamo insomma che una certa approssimazione è anche comprensibile. Ma ciò che davvero non si capisce è il motivo per cui Maria Chiara Carrozza ritenga necessaria una revisione dei programmi (o indicazioni che dir si voglia). Forse il Ministro dimentica che proprio in questi giorni tutte le scuole medie d’Italia sono al lavoro per dare attuazione alle nuove Indicazioni nazionali che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale meno di 8 mesi fa. E, giusto per la precisione, bisognerebbe anche ricordare che dal 2004 in avanti si sono succedute nell’ordine: le “Indicazioni Moratti” allegate al decreto 59, le Indicazioni per il curricolo di Fioroni (2007), le Indicazioni Gelmini (2009) e infine le “nuove” Indicazioni del 2013. In altre parole abbiamo avuto 4 diversi documenti nell’arco in 9 anni. Parlare di una ulteriore revisione dei programmi/indicazioni ci sembra davvero fuori luogo, anche perché non sarebbe male ricordare che il Regolamento sull’autonomia prevede esplicitamente che i curricoli sono di competenza delle scuole e non dell’apparato centrale.

www.corrieredellasera.it - 23 ottobre 2013
“L’obiettivo sbagliato degli studenti calabresi”
░ Gian Antonio Stella dice la sua sulla contestazione che gli studenti di Arcavacata di Cosenza hanno riservato alla Ministro lanciando uova. Il documentato giornalista segnala che ad Arcavacata c’è del marcio e che la didattica piange. Come, del resto, nella generalità degli atenei italiani e delle istituzioni di questo Paese in declino: Le contestazioni verranno
Obiettivi della protesta: «Rilanciare una mobilitazione territoriale che a partire dal tema dell’austerity e della crisi economica e democratica di questo Paese, sappia riconnettersi alle questioni che attraversano il nostro territorio» e cioè «la questione dei trasporti e il contrasto alla metropolitana leggera; le migliaia di lavoratori precari e cassa integrati della nostra regione; il mondo del precariato della scuola e dell’Università». I cartelli e gli striscioni erano tutti centrati sugli stessi temi. Ora, il ministro potrebbe avere anche mille torti. Ma è sba-lor-diti-vo che fra i temi posti dai ragazzi ci sia di tutto tranne le condizioni penose in cui versa il loro ateneo sotto il profilo che a loro dovrebbe interessare di più e invece ignorano: la capacità di preparare laureati in grado di gettarsi tra i flutti di un mondo del lavoro sempre più difficile, ostile e competitivo senza affogare dopo due bracciate. Nella classifica 2013 delle migliori Università del pianeta compilata dalla Shanghai Jiao Tong University, l’ateneo di Arcavacata fondato quarant’anni fa da un gruppo di entusiasti tra i quali il trentino Beniamino Andreatta e il romano Paolo Sylos Labini, non è neppure nelle prime 500 posizioni. In quella compilata dallo spagnolo Cybermetrics Lab incrociando i dati di 21.000 atenei mondiali è al 675º posto dopo una miriade di atenei che teoricamente dovrebbero stare ben dietro e peggio ancora è al 237º posto nella classifica europea. Quanto alla hit-parade italiana elaborata dal Sole 24 ore, il grande campus universitario nato sul modello americano è malinconicamente in 38ª posizione. C’è chi dirà: sono classifiche da prendere con le pinze. Giusto. Ma dicono una cosa: la reputazione mondiale, europea e italiana dell’Unical, a dispetto della statura di tanti docenti preparati e perbene, è a pezzi. Ed è probabile che venga ulteriormente sgretolata dall’inchiesta sullo scandalo sugli esami falsi che ha visto giorni fa la richiesta di rinvio a giudizio di 61 studenti, impiegati e un professore. E qui ti domandi: perché quei ragazzi non hanno fatto neppure una manifestazione (neanche una!) contro il degrado della loro università svelato dall’inchiesta? Perché hanno fatto sentire il preside di Lettere Raffaele Perreli che per primo denunciò gli esami taroccati, come lui stesso ha raccontato a Maria Francesca Fortunato del «Quotidiano», un «ospite ingrato»? Perché non si battono per pretendere docenti d’eccellenza, corsi d’eccellenza, laboratori d’eccellenza, seminari d’eccellenza, selezioni d’eccellenza? Cosa se ne fanno di una laurea che vale il 2 di coppe rispetto a quella presa negli atenei più selettivi, più esigenti, più duri se il potenziale datore di lavoro può avere perfino il dubbio che qualche esame è stato «aggiustato»? Insomma, perché continuano, nelle loro proteste, a sbagliare mira?

www.corrieredellasera.it - 24 ottobre 2013
“Parte il liceo breve. Ecco chi sperimenta il diploma in 4 anni”
░ L’ANIEF si è pronunciato (con dichiarazioni del presidente Pacifico e nella rubrica di Aggiornamento) contro questa sperimentazione che interessa scuole paritarie lombarde. Nell’articolo a firma F. Cavadini, Corsera non fa una piega. Ne sanno di più ? Di Scuola o c’è dell’altro ?
Il liceo in quattro anni ha il via libera del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Maturità con un anno di anticipo. All’università o al lavoro prima dei diciott’anni, come in altri Paesi europei. La sperimentazione è stata autorizzata per tre scuole paritarie, il collegio San Carlo di Milano, il Guido Carli di Brescia e l’istituto Olga Fiorini di Busto Arsizio. La prima maturità «anticipata» sarà quella dei liceali milanesi, il prossimo anno. Nell’istituto religioso di corso Magenta il progetto era stato avviato tre anni fa con un primo (parziale) sì del ministro Mariastella Gelmini e poi con l’assenso di Francesco Profumo. Poi era partito a Brescia e in provincia di Varese. Il sì del ministero è arrivato per tutti dopo l’estate. E in viale Trastevere si dice che il ministro vorrebbe introdurre il modello del doppio biennio anche nei licei statali. Immediata la reazione dei sindacati: «Comprimere il percorso scolastico comporterebbe sul quinquennio la perdita di 40 mila cattedre. E un risparmio di un miliardo e trecento milioni di euro», dice il presidente dell’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), Marcello Pacifico. Intanto la sperimentazione procede. E altre scuole, da Brindisi a Verona, anche statali vorrebbero il via libera del Miur. «A Busto Arsizio ha chiesto l’autorizzazione anche lo scientifico statale Tosi. E il nostro obiettivo è arrivare alle scuole pubbliche», dice il direttore dell’Ufficio scolastico della Lombardia, Francesco de Sanctis. …. Al Liceo internazionale del collegio milanese oggi sono iscritti cento studenti: due classi prime, due seconde e una terza…. Al San Carlo ci sono classi da venti studenti, metà degli insegnanti madrelingua inglese, lavagne luminose e iPad, anche lezioni in videochat per gli studenti in stage all’estero: l’offerta è ricca, ma è una scuola privata, le famiglie pagano rette da novemila euro all’anno. Possibile replicare questo modello nella scuola pubblica?....

http://www.orizzontescuola.it - 25 ottobre 2013
“Alla scuola serve un Anno zero. Parla Gianluca Vacca M5S: soluzione precariato, libri digitali, superiori di 4 anni”
░ Eleonora Fortunato riassume il lavoro fatto in Commissione Cultura, alla Camera, dal Movimento 5 Stelle. Riportiamo, in parte, la panoramica premettendo che la proposta più incisiva è lo stop ai finanziamenti alle scuole e Università non statali, in attuazione del dettato costituzionale
Può sembrare magro il bottino degli emendamenti al DL istruzione da parte del Movimento 5 Stelle (a fronte dei circa 180 depositati, ne sono passati infatti soltanto una decina), ma il deputato Gianluca Vacca ci è parso ugualmente soddisfatto e ci ha segnalato tra i più importanti quelli che riguardano: le norme sull’orientamento degli alunni con disabilità certificata; i prodotti bio nelle mense scolastiche; l’estensione del permesso di soggiorno a un anno dopo la fine degli studi per permettere la ricerca di un lavoro (naturalmente con l’iscrizione nelle liste di collocamento); la possibilità di informare gli studenti dell’ultimo anno delle superiori su tutte le opportunità fornite dal diritto allo studio universitario entro febbraio-marzo, anche attraverso modalità telematiche. Ma in questi giorni non è tanto delle merendine bio che si è parlato, quanto più della proposta, che in poche ore ha fatto il giro di tutti i social network, di chiudere i canali di abilitazione per procedere all’assorbimento del precariato, anche attraverso nuovi concorsi. “Le cose non stanno proprio così – ha sottolineato Vacca – si tratterebbe di una misura temporanea, una soluzione tampone solo per le classi di concorso sature, per le quali effettivamente non saranno disponibili nell’immediato delle cattedre”…. Ci faremo promotori dell’avvio di un tavolo di lavoro cui far partecipare diverse categorie, per esempio i diversi comitati Pas, Tfa, vincitori di concorsi e così via, in modo che elaborino una proposta organica e condivisa per la riforma del reclutamento… La nostra battaglia avrà come scopo primario quello di cancellare i tagli del 2008 voluti dal ministro Gelmini: equiparando gli organici di fatto con quelli di diritto, le cattedre disponibili potrebbero aumentare in maniera sensibile e nel giro di tre anni si dovrebbe poter arrivare all’assunzione di 150.000 - 200.000 docenti… Se lo Stato può pagare contratti fino al 30 giugno, può anche permettersi contratti a tempo indeterminato. Abbiamo già indicato nelle transazioni finanziarie e nella riduzione dei contributi alle scuole paritarie altre due strade per allargare le coperture economiche. Questo governo non sta rilanciando la scuola, perché non rivaluta gli organici… Se non ci sarà un blocco dei percorsi abilitanti, in poco tempo si creeranno altri 100.000 precari. Nella scuola italiana c’è bisogno di un ‘anno zero’…. naturalmente, in un’ottica di meritocrazia”. A proposito di abilitazioni e di meritocrazia, come ci si comporta di fronte a TFA e PAS? “Si potrebbe procedere a una differenziazione di punteggio tra i due canali; è vero che chi ha frequentato il TFA ha affrontato una selezione sia in entrata sia in uscita, e questo merito non si può non considerare”
…. Proviamo a sondare gli umori anche sul tema liceo a quattro anni: “Un’altra manovra per far saltare migliaia e migliaia di posti di lavoro”. Però questo permetterebbe agli studenti italiani di anticipare il loro ingresso nel mondo del lavoro , mettendosi accanto ai francesi, agli inglesi… “Ci vorrebbe allora una riforma organica dei cicli scolastici. Non si possono fare riforme nell’ottica del risparmio”. Un risparmio consistente sia per le casse dello Stato sia per famiglie è sacrosanto, invece, che venga dalla rivoluzione digitale. E come potrebbe non essere così per un movimento che senza la rete non esisterebbe nemmeno? “Ci stiamo battendo per il trionfo dei libri digitali e le piattaforme open – continua Vacca – oggi la scuola non deve trasmettere un sapere, ma deve costruirlo insieme ai ragazzi. Deve essere scalzato il meccanismo di dipendenza tra didattica e libri di testo. Con la tecnologia ogni docente è in grado di creare e rendere fruibili i suoi materiali didattici”. …. L’ultima parola è per i docenti inidonei: “Ci stiamo battendo per la mobilità volontaria e non forzosa. Si sminuisce troppo frettolosamente il ruolo di questi professionisti nella scuola: le biblioteche, per esempio, potrebbero diventare il cuore delle scuole”.

http://news.supermoney.eu - 25 ottobre 2013
“Pensioni Quota 96 della scuola, oggi attesi i dati del questionario Miur”
░ Gli esiti dell'indagine Miur potrebbero fare chiarezza sulla cifra necessaria a finanziare il pensionamento dei docenti “Quota 96”.
Dopo la delusione suscitata dalla legge di stabilità, per i Quota 96 della scuola, quella di oggi è una data cruciale: in giornata, infatti, il ministero dell'Istruzione dovrebbe rendere noti gli esiti della rilevazione condotta nelle scorse settimane. Stiamo parlando del tanto discusso questionario che il Miur ha approntato e inviato (in due versioni successive) creando non poca confusione all'interno degli istituti scolastici. Un modello semplice, in cui gli interessati dovevano inserire le proprie generalità e gli anni di anzianità contributiva, predisposto allo scopo di avere il numero esatto di lavoratori aventi diritto alla cessazione dell'attività lavorativa…. Proprio l'aspetto economico è stato, negli scorsi mesi, lo scoglio che ha bloccato l'iter parlamentare della legge che prevede di fissare, per il personale della scuola, la data del 31 agosto 2012 (invece del 31 dicembre 2011) come termine entro il quale calcolare il possesso dei requisiti per il pensionamento. Ricordiamo che nel mese di settembre, il Comitato Q96 aveva elaborato un conteggio che indicava in 362 milioni di euro le risorse necessarie, una cifra ben minore dei 1420 milioni ipotizzati dalla Ragioneria dello Stato (sulla base di una platea di 9 mila potenziali beneficiari). … Intanto, gli interessati attendono speranzosi il 19 novembre, giorno in cui la Corte Costituzionale emetterà la sentenza su un singolo caso che potrebbe diventare esemplare per tutta la categoria.

http://www.repubblica.it - 25 ottobre 2013
“Torna il bonus maturità: chi lo ha può iscriversi anche in ritardo”
░ Pasticceria. Si torna indietro sulla questione bonus-maturità: ci si potrà immatricolare alla facoltà a numero chiuso in sovrannumero o scegliere di farlo anche l'anno prossimo.
La questione del bonus-maturità, introdotto dall'ex ministro Francesco Profumo, è come una telenovela. Lo scorso mese di aprile, l'allora ministro dell'Istruzione varò il bonus-maturità che doveva premiare gli studenti più meritevoli in vista dell'accesso a Medicina e alle altre facoltà a numero chiuso nazionale. Ma il meccanismo era tale che, a parità di punteggio nel diploma, avrebbe dato bonus completamente diversi - da zero a dieci punti - da scuola a scuola. Poi, subentrò il governo Letta e il ministro Maria Chiara Carrozza modificò il meccanismo di attribuzione del bonus. Ma le disparità tra alunni, questa volta anche della stessa scuola, non sarebbero cessate. Così, lo scorso 9 settembre, proprio mentre 80mila studenti erano impegnati a svolgere il quizzone per accedere a Medicina, il governo comunicava che il bonus veniva cancellato. E, questa volta, furono coloro che contavano nel vantaggio del bonus a protestare. La mattina del 9 settembre, alcuni studenti entravano in aula con 10 punti di bonus da sommare all'esito del test e uscivano con zero punti: cambio di regole a partita in corso. Sulla questione, nei giorni scorsi le diverse anime della maggioranza avevano raggiunto un accordo politico. Perché, oltre all'emendamento del relatore Giancarlo Galan (Pdl), era stato presentato anche un emendamento analogo da parte di un gruppo di deputati del Pdl e uno da parte di sei deputati del Pd. Che questa mattina hanno dato luogo ad un unico emendamento approvato dalla commissione. Adesso, coloro che sono rimasti fuori a causa della cancellazione del bonus potranno immatricolarsi a Medicina. Quanti, nel frattempo, si fossero invece iscritti in altre facoltà avranno l'opportunità di iscriversi l'anno prossimo (nel 2014/2015) a Medicina col riconoscimento dei crediti relativi alle materie congrue alla facoltà dalla quale sono stati esclusi. In altre parole, se un ragazzo estromesso da Medicina per effetto del bonus si è già iscritto a Biologia e nel corso di quest'anno supererà un certo numero di esami - corrispondenti ad un certo numero di crediti - potrà iscriversi l'anno prossimo a Medicina portandosi in dote i crediti delle materie comuni tra Biologia e Medicina. …

 

www.latecnicadellascuola.it – 11 ottobre 2013

 “Lettera aperta al Ministro Carrozza sulla drammatica situazione dei docenti di Geografia, senza lavoro”

░ Riportiamo alcuni passi della lettera del collega Giuseppe Garofalo.

Gentile Ministro, ho ascoltato con sorpresa la sua dichiarazione di qualche tempo fa in cui manifestava la volontà di incrementare l’insegnamento della Geografia (classe di concorso A039) di 1 ora alla settimana negli istituti tecnici commerciali e di reintrodurre tale disciplina anche negli istituti professionali, nei quali l’insegnamento è stato precluso a seguito della riforma Gelmini….; tuttavia mi sarebbe piaciuto ed auspico che a tale dichiarazione d’intento segua una data certa e un atto concreto già a partire dall’anno scolastico prossimo venturo. Mi corre l’obbligo, però, di farle presente un fenomeno che forse le sfugge relativamente all’insopportabile situazione di una condizione di “atipicità” della Geografia (c.d.c. A039). La Circolare n. 21 del 14/03/2011 ha infatti considerato la Geografia una disciplina “atipica”, nel senso che nelle more di una revisione delle diverse classi di concorso, nonché di situazioni di perdenti posto su cattedre intere e sovrannumerari nella classe di concorso A060, l’insegnamento tipico della classe A039 potesse essere affidato anche a docenti della A060, privi dei requisiti e della abilitazione…. In realtà, la nota ministeriale n. 679 del 04/05/2012 ha stabilito che le ore di Geografia vanno assegnate prioritariamente ai docenti titolari della A039 e solo in via residuale agli eventuali perdenti posto della A060 e soltanto per ciò che concerne la formazione di cattedre intere! Purtroppo, la situazione de facto è tutt’altro che quella sopra prospettata… Addirittura, nella formazione dell’organico di diritto, le istituzioni scolastiche hanno accorpato spezzoni di Geografia (A039) e spezzoni di Scienze (A060), considerando il totale delle stesse unicamente come facenti parte della classe di concorso A060… Non è raro imbattersi nei corridoi delle scuole con i docenti di Scienze che chiedono a quelli di Geografia informazioni sulla programmazione didattica poiché materia a loro ignota, così come non è raro l’imbarazzo da parte degli stessi su argomenti di carattere preminentemente economico ma non solo, quali le teorie sulla crescita e lo sviluppo economico; la globalizzazione; le imprese transnazionali; la localizzazione delle attività economiche e la nuova divisione internazionale del lavoro; la teoria della transizione demografica; significato di Primo, Secondo, Terzo e Quarto Mondo; Nic, Pvs e Brics; significato e differenze tra Pil, Pnl e Isu; e così discorrendo…  Infatti la Tabella A del D.M. n. 39 del 30/01/1998 precisa che i titoli di ammissione richiesti per l’insegnamento della classe di concorso A039 sono le Lauree in Economia e Commercio; Geografia e Lettere purché nei piani di studio siano stati sostenuti gli esami di Geografia (due annualità), Geografia economico-politica e Geografia Umana. Insegnamenti non presenti nei piani di studio della classe di concorso A060. La separazione tra le due classi di concorso è dunque assai netta sia per le competenze richieste sia per la specificità confermata dallo stesso Miur in sede di concorsi ordinari, Ssis e Tirocini Formativi Attivi (Tfa) che vede le due classi di concorso separate e distinte. La atipicità appare quindi una ingiustizia… Auspico un intervento risolutorio sin dal prossimo anno scolastico in merito al riconoscimento della tipicità dell’insegnamento geografico esclusivamente alla classe di concorso A039, un incremento come dichiarato delle ore d’insegnamento negli istituti tecnici e professionali, e mi permetto anzi di proporre l’introduzione della Geografia anche nei bienni di tutti i Licei (scientifici, classici, linguistici, artistici e magistrali) vista la modernità e l’importanza della materia nello scenario globale attuale.

 

www.edscuola.eu/wordpress - 12 ottobre 2013

“Perché analfabeti ?”

░ Una lunga analisi, della collega Claudia Fanti, sulla Scuola. Ne riportiamo la parte in cui si sofferma sulla Primaria; è la rappresentazione plastica della distanza culturale che intercorre tra i decisori politici e i protagonisti dell’istruzione pubblica.

Nella preoccupazione della politica la scuola è un’appendice, un allegato, un settore in cui sperimentare come togliere, tagliare, ridurre; un settore da subissare di documenti e circolari. Dove stanno i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in tutto ciò? ….Sono curiosa di “vedere” investimenti in persone, strutture, strumentazioni, materiali, diminuzione di alunni per classe… Oppure dovrò “vedere” ancora aggiornamenti sulle Indicazioni, prove di valutazione, test, quiz… Negli anni ’80 si è assistito a una vera e propria rinascita della istruzione-cultura di base, sotto l’allora ministro Falcucci…. L’Italia si dotò di un sistema scolastico…  Era costoso? Certamente. Come negarlo. Tempo pieno e moduli presupponevano un esercito di insegnanti e di materiali da far circolare, ma tanti giovani dettero impulso a una scuola ricca di idee, originalità, saperi condivisi dai team.…. Ora ci troviamo con Indicazioni nuove che andranno a innestarsi sul terreno poverissimo di una scuola… che non può più contare neppure su compresenze e lavori di piccolo gruppo… Partiranno i corsi di formazione sulle Indicazioni, scuola media e scuola primaria, una cosa tipo quella che fu fatta nel 1985 per i Nuovi Programmi: esperti, commissioni di studio, nuovi referenti di commissioni… In ogni modo, la situazione delle scuole è molto diversa da quella del 1985: i tagli ci hanno massacrato, gli stipendi sono bloccati, il precariato è aumentato, gli insegnanti anziani aumentano e aumenteranno vista la recente riforma sulle pensioni, alle elementari c’è il maestro unico, il tempo pieno è stato snaturato e in buona parte del territorio non c’è, le poche compresenze sono impiegate in supplenze… A coloro che formeranno gli insegnanti prossimamente, sulle Indicazioni, andrà consigliato di stare con i piedi per terra e di rifuggire dall’esaltazione di mega progetti con laboratori, all’interno dei quali tanti si sentono sicuri e protetti: nella massa si può anche sopravvivere, ma gli alunni, specialmente quelli da recuperare, si perdono e non arrivano mai a consolidare apprendimenti. Oggi più che mai una scuola lenta, paziente, determinata a dare strumenti meditati ed efficaci… è un’ assoluta necessità che riguarda la tenuta dell’intero sistema: mai più di ora, in un momento in cui mancano punti di riferimento, i genitori sono drammaticamente coinvolti nella crisi economica che coinvolge anche l’affettività e l’emotività, la tenuta psicologica, le modalità del vivere…  mai più di ora si è percepito quanto sia fondamentale prestare attenzione alle difficoltà di apprendimento, ai conflitti cognitivi, al nervosismo che trasuda dalle azioni dei piccoli, e quanto sia necessario incalzare il ministero per le sue responsabilità immense e per le sue scelte. Avete presente lo scandalo che ha suscitato l’annuncio di un anno in meno alle superiori? Ebbene qualcuno pensa sia giusto (comincia a leggersi tale ipotesi in rete) toglierne uno nel primo ciclo, primarie e medie! Ebbene, se ciò dovesse prendere forma, alcuni di noi faranno le barricate contro chi lo propone …., proprio perché sono ben presenti sia la situazione di apprendimento/insegnamento del primo ciclo sia i bisogni dei bambini e delle bambine in carne e ossa…..soprattutto dal punto di vista linguistico ma non soltanto per ciò. Chi ha un’idea di pedagogia e didattica, oltre che di psicologia dell’età evolutiva, so che converrà. Oggi più che mai… la valutazione degli apprendimenti non può prescindere dal superamento del sistema della valutazione decimale. Il ritorno ai voti nel primo ciclo di istruzione ha significato soltanto sferrare un duro colpo a decenni di ricerca valutativa…. Vorrei una campagna contro i voti nella scuola di base. Insieme voti e prove Invalsi, strettamente intrecciati in un abbraccio asfissiante, sono l’assurdità pedagogica più evidente. Non c’è un insegnante che non lo sappia e non lo affermi più o meno esplicitamente. Sono la gramigna che infesta ogni possibile ragionamento sulla valutazione e su una didattica diretta alla crescita umana e culturale di tutti…  Leggo di cambiamento della scuola per mezzo di classi aperte, tecnologie, strabilianti richieste di mutamento, di curricoli “curvati” a seconda delle priorità di una scuola. Ma mi chiedo, qualcuno di quelli che scrivono di scuola ha mai riflettuto su quali siano le reali esigenze di bambini e bambine? Prima di tutto i piccoli hanno un estremo bisogno di amici (non ne hanno perché non hanno la comunità del cortile, della strada come un tempo) e di una appartenenza (alla classe) che tra l’altro va costruita nei tempi lunghi dei cinque anni della primaria (e a volte non basta), poi hanno necessità di parlare, confrontarsi con i pari insieme con l’insegnante che conduce garbatamente e con discrezione la conversazione, e ancora hanno l’esigenza di sperimentare in concreto attività con i compagni di classe per ciò che riguarda lento pregrafismo, calcoli, riconoscimento di forme e figure, materiali (sovente non hanno mai avuto esperienza diretta e costante di denaro, capacità, peso, misura di alcun tipo, ecc…)…  Nessuno più riflette, ad esempio, su come ricada la carenza di gioco e autonomia sulla crescita, sulla personalità, sull’apprendimento significativo, il quale a me pare risentire in modo evidente di un ritardo dello sviluppo emotivo: la fragilità davanti a ogni minima frustrazione blocca il cognitivo….Ritengo che tanti dei problemi scolastici degli alunni dei diversi gradi di scuola nascano dal fatto che da bambini non si sono mai potuti misurare con i pari in veri e propri momenti liberi in cortile, per la strada, in piazza! …. Le maestre organizzano attività splendide, motivanti, strutturate, ma l’interesse dei bambini è verso i bambini, verso i pari con i quali per la prima volta possono entrare in contatto nei momenti liberi in modo autonomo e senza mediazione dell’adulto. L’apprendimento può attendere, affascinante per loro è il misurarsi in qualsiasi modo con i pari. Quanto tempo riusciamo a dedicare alla relazione, al dialogo, alle conversazioni significative con bambini e bambine? Riusciamo a trovare un equilibrio tra le attività di fare, scrivere, parlare e pensare? I rapporti fra tutte le attività sono pensati ancor prima del programmare, preparare materiali e verifiche? Ci prendiamo il tempo per ascoltarci reciprocamente… Altro che tecnologie, questo del gioco dimenticato è il problema! … Facciamo giocare i bambini a scuola affinché imparino facendo e all’uscita stimoliamo i genitori che possono a farli incontrare ancora nelle reciproche case. Lasciamo che mettano a soqquadro le stanze e sgridiamoli se esagerano, così piano piano impareranno a relazionarsi, a vivere veramente… ricominciamo a parlare di vita vera. …

 

Il Messaggero - 16 ottobre 2013

«Spariti i fondi della ricerca». Buco milionario all’Istruzione. La Ragioneria dello Stato scrive al ministro: inchiesta della procura

░ Nel ministero dell’Istruzione c’è un buco nero in cui spariscono finanziamenti milionari, arrivati dallo Stato o dall’Unione europea.

A scriverlo, parlando di «ammanchi da milioni di euro» e circostanziando con tutte le formalità del caso quali siano i capitoli di spesa sospetti è la Ragioneria generale dello Stato che ha inviato una relazione al ministro titolare Maria Chiara Carrozza. Dall’ufficio del ministro il documento è stato inviato alla procura di Roma e assegnato al pm titolare del fascicolo che ha già dato una delega alla Guardia di finanza e più precisamente al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione delle frodi comunitarie, guidato dal generale Bruno Bartoloni. Per ora il fascicolo è ancora senza indagati e senza ipotesi di reato ma è possibile che nei prossimi giorni sia iscritta una ipotesi di truffa ai danni dello Stato.
Non è la prima volta che alla procura di Roma arrivano notizie su ammanchi milionari nei fondi assegnati al ministero dell’Istruzione e più precisamente alla Direzione generale della ricerca. Un anno fa, un anonimo aveva inviato una lettera di cento pagine parlando di un sistema di connivenze e gestioni pilotate di fondi che si sarebbe appropriato illecitamente di 6,2 miliardi di contributi comunitari a fondo perduto, 3 miliardi di budget statale e un miliardo l’anno di fondi ordinari per gli enti di ricerca. Le verifiche riguarderebbero in particolare il periodo in cui al vertice della Direzione generale per la ricerca c’era Antonio Agostini, scelto dall’ex ministro Mariastella Gelmini, a metà del 2009. Una amministrazione che gestisce bandi pesantissimi dal punto di vista economico, che arrivano anche a 2,5 miliardi per singola gara (per mantenere una misura di paragone, l’intera abolizione dell’Imu sulla prima casa è costata allo stato 4 miliardi di euro). Agostini ha lasciato la Direzione generale a febbraio 2012, qualche tempo dopo l’insediamento del governo Monti. Quindi, la Direzione è stata affidata ad Emanuele Fidora. Questi, nell’autunno scorso aveva confermato alcuni sospetti…

 

Il Messaggero - 17 ottobre 2013

Contratti, liquidazioni e turn over: così la stretta sugli statali

░ Fuoco amico del Governo sui pubblici dipendenti.

Alla fine, per i dipendenti pubblici il blocco della contrattazione anche nel 2014 è il male minore, visto che era di fatto già previsto dalle norme in vigore. Ma il testo della legge di stabilità, ancora non definitivo, comprende molte altre novità che non faranno piacere a chi lavora nello Stato o nelle altre amministrazioni pubbliche, su materie che vanno dagli straordinari alle liquidazioni, al ricambio del personale che va in pensione. Di fatto saranno proprio gli statali a dare il maggiore contributo ai circa 3,5 miliardi di tagli di spesa inseriti nella legge di stabilità per il 2014 (2,5 relativi allo Stato centrale) in attesa degli effetti di una più organica revisione della spesa. Il tema del trattamento di fine rapporto era già stato toccato nel 2010, con la stessa manovra che aveva previsto il blocco di fatto delle retribuzioni. Per il Tfr dei dipendenti pubblici era previsto un pagamento dilazionato, con parziale salvaguardia per gli importi più bassi. Ora per coloro che matureranno il diritto all’uscita a partire dal 2014, c’è innanzitutto il raddoppio da sei a dodici mesi del termine entro il quale l’amministrazione deve corrispondere il trattamento agli interessati. Ma una volta trascorso questo tempo, il pagamento sarà in un’unica soluzione solo per chi ottiene una somma fino a 50 mila euro (finora la soglia era di 90 mila). Tra i 50 e i 100 mila saranno versate due distinte rate annuali. Infine sopra i 100 mila euro di importo le rate annuali saranno tre, di cui le prime due pari a 50 mila euro l’una e la restante con la somma residua. Per quanto riguarda gli straordinari, la decurtazione prevista è del 10 per cento, percentuale che scende però al 5 per il personale delle forze di sicurezza. Sempre in materia di straordinari c’è un’altra norma di interpretazione autentica che dovrebbe tra l’altro intervenire sul contenzioso legale in corso: viene precisato che il lavoro domenicale o festivo non dà diritto allo straordinario se non per le ore che eccedono il normale orario giornaliero. C’è poi la questione dell’indennità di vacanza contrattuale, ossia delle piccole somme aggiuntive riconosciute ai lavoratori nel periodo i cui i contratti di lavoro sono scaduti situazione che a seguito del blocco deciso nel 2010 sta diventando quasi la normalità. In particolare viene stabilito che per il periodo 2015-2017 l’indennità sarà la stessa in godimento nel 2013. Questo chiarimento può essere letto come una implicita conferma che i dipendenti pubblici resteranno senza contratto almeno fino al 2017 visto che il blocco opera fino a tutto il prossimo anno, ed in ogni caso i rinnovi non potranno che essere il frutto di una complessa trattativa. Il meccanismo viene poi esteso al personale della sanità e a quello convenzionato con il servizio sanitario nazionale. Sul turn over, ossia la sostituzione del personale che lascia il lavoro, l’attuale percentuale fissata al 50 per cento viene ridotta al 40: quindi su dieci lavoratori pensionati ne potranno essere sostituiti solo quattro. Infine una norma specifica riguarda gli avvocati dello Stato: i loro compensi, nel caso di cause che hanno avuto un esito favorevole all’amministrazione, dovrebbero essere ridotti del 50 per cento.

 

www.latecnicadellascuola.it - 18 ottobre 2013

I conti non tornano (come sempre) per gli statali

░ Blocco dei contratti fino al 31 dicembre 2014, Tfr erogato in tempi dilazionati e stipendio adeguabile al ribasso: fuoco amico del Governo sui dipendenti statali.

A parte il blocco contrattuale, già bloccato dal 2009, e il blocco degli aumenti salariali, per i 2,8 milioni di dipendenti dello Stato, tuttavia nel 2014 dovrebbe partire invece la contrattazione sulla parte normativa con il conseguente scatto, magra consolazione, della “indennità di vacanza contrattuale”, che consentirebbe di trovare nella busta paga una parte del tasso di inflazione programmata pari al 30% dopo tre mesi e il 50% dopo sei mesi. E siccome il troppa stroppia il Governo ha pensato bene di porre un tetto a questa indennità, facendo risparmiare 440 milioni nel solo 2014…. In particolare viene stabilito che per il periodo 2015-2017 l’indennità sarà la stessa in godimento nel 2013. …. E come se non bastasse il Governo avrebbe pure inteso andare ancora più a fondo, cancellando il divieto della reformatio in peius che garantisce al dipendente che viene trasferito verso una mansione con stipendio più basso di godere della retribuzione più favorevole. In altri termini, i prof inidonei, per esempio, se passassero agli Ata, verrebbero retribuiti con i parametri salariali previsti per il personale di segreteria…. Ma la stretta, a quanto riferiscono le agenzie, riguarderebbe pure il trattamento di fine rapporto. Fino a quest'anno i dipendenti pubblici con Tfr superiore a 90 mila euro se la vedono corrispondere in due tranche fruibili ad appena, si fa per dire, sei mesi dopo il ritiro in quiescenza. Ora sembra che il limite sia stato spostato verso il basso e ad appena 50mila euro, mentre chi esce anticipatamente dovrà attendere 20 mesi per avere l’agognata buonuscita.

 

www.corrieredellasera.it - 19 ottobre 2013

I cinquant’anni della scuola media (in crisi d’identità)

░ Quale ne è l’identità, cinquant’anni dopo la istituzione della scuola media unica ? Gianna Fregonara si cimenta sulla questione, alla luce dei non lusinghieri dati OCSE.

La scuola media italiana compie cinquant’anni. Anzi li ha compiuti 18 giorni fa perché fu proprio dal primo ottobre del 1963 che tutti i bambini italiani poterono continuare la scuola dell’obbligo con tre anni di «Media Unica» che sostituiva la divisione, creata dalla riforma Bottai nel 1940 tra scuola di avviamento professionale e scuola media per chi avrebbe proseguito gli studi. … Le rilevazioni Ocse-Pisa però sono impietose e dimostrano che le medie sono diventate l’anello debole del sistema educativo italiano. …  Secondo uno studio della Fondazione Agnelli, pubblicato due anni fa da Laterza, i risultati dei test di matematica tra la quarta elementare e la seconda media segnano un abbassamento dei punteggi del 23 per cento. … Se è vero che la «Media Unica» ha avuto un ruolo importantissimo nell’alzare il livello di scolarizzazione negli anni Sessanta oggi dimostra tutta la sua età. «È una sfida vinta soltanto in parte — spiega Raffaele Mantegazza del dipartimento di Scienze umane per la formazione della Bicocca —, è una scuola che è rimasta senza identità specifica, schiacciata tra primaria e secondaria. È una scuola che ha scelto di privilegiare l’aspetto cognitivo rispetto a quello emotivo e pedagogico. Sono anni difficili per i ragazzi quelli della preadolescenza, in cui c’è una elaborazione anche psico-sessuale molto importante che la scuola ignora del tutto»…. Di come riformare o rilanciare la scuola media si è discusso ciclicamente ad ogni proposta di riforma, ma non molto è cambiato. «Per esempio è dal 1977 che sono previste 160 ore di attività interdisciplinari di risoluzione di problemi, di compiti per gruppi — spiega il pedagogista Giuseppe Bertagna dell’Università di Bergamo —, ma non si sono quasi mai fatte perché prevederebbero la rivoluzione degli organici e del modo di insegnamento». Anche per Mantegazza la soluzione si chiama «flessibilità»: «Tanto per cominciare ci vorrebbero percorsi differenziati per maschi e femmine perché negli anni delle medie hanno tempi di sviluppo molto diversi. Ci vorrebbero classi aperte in cui i gruppi si formano a seconda di quello che si deve fare o studiare. Infine manca la continuità con le scuole superiori: come è possibile che, mentre alle medie quasi tutti vengono promossi, arrivati in prima superiori dopo quattro o cinque mesi almeno due su dieci sono in serie difficoltà?»…..

 

Pubblichiamo alcuni articoli sull'avvio caotico dei corsi PAS e di quelli per conseguire la specializzazione nel sostegno.

La Sicilia: Caos e costi alti per diventare professori

Ansa: Anief, caos e costi alti in corsi per diventare prof
200 euro per ogni test selettivo e 2.000 euro per frequenza
(ANSA) - ROMA, 19 SET - I corsi di accesso alla professione insegnante "partono con il piede sbagliato. Alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che dà avvio ai corsi di sostegno per selezionare quasi 6.400 docenti specializzati, ha fatto immediato seguito il bando di una delle Università di Roma cui sono stati assegnati 500 posti da suddividere tra tutti gli ordini scolastici: ai candidati ai corsi di specializzazione verranno chiesti ben 200 euro per ogni test selettivo cui faranno domanda di accesso. E per coloro che saranno ammessi ai corsi si parla di almeno altri 2mila euro per la frequenza". La denuncia arriva dall'Anief. "Oltre alle spese esorbitanti che i candidati dovranno affrontare, considerando anche che molti di loro tenteranno l'accesso in più atenei e per diversi tipi di insegnamento, c'è il problema dalla disomogeneità di valutazione delle prove: ogni ateneo - spiega l'Anief in una nota - è stato autorizzato dal Miur, attraverso il Decreto Ministeriale del 30 settembre 2011, a predisporre autonomamente la propria prova di accesso. La mancanza di uniformità sui 60 quesiti a risposta multipla, con cinque opzioni di risposta, e di una graduatoria unica nazionale, introdotta invece dallo stesso Ministero dell'Istruzione per l'accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso, sta già determinando tra i candidati i timori di una disparità di trattamento: le critiche si moltiplicano perché i gradi di difficoltà potrebbero cambiare e con lo stesso punteggio si potrebbe essere promossi in un ateneo ma non in un altro". L'Anief parla poi di "discutibile gestione" dei Percorsi abilitanti speciali (Pas). "Dal quadro riassuntivo delle domande inoltrate al Miur, tramite la piattaforma Istanze on line, risulta - fa notare l'associazione - che centinaia di raggruppamenti di classi di concorso delle scuola medie e superiori, a causa del basso numero di candidati (meno di 10), rischiano ora di non essere attivati". Inoltre - aggiunge - a oggi mancano chiarimenti sui requisiti di servizio necessari per l'ammissione ai corsi: anche se la 'finestra' per presentare regolare domanda ai Pas è terminata da due settimane, il Miur non ha ancora indicato agli Uffici scolastici le indicazioni complete sulla validità dei servizi svolti e su come avviare, in modo uniforme, le verifiche delle domande per accedere ai corsi abilitanti". (ANSA).

AgenParl: Scuola - Anief, corsi insegnanti al via tra caos e costi esorbitanti

Orizzonte Scuola: Corsi di specializzazione sul sostegno. Anief: costi esosi e niente graduatoria nazionale

Tecnica della Scuola: Corsi per diventare insegnanti, al via tra caos organizzativo e costi esorbitanti

MNews: Corsi per diventare insegnanti, al via tra caos organizzativo e costi esorbitanti

Corriere del Web: Corsi per diventare insegnanti, al via tra caos organizzativo e costi esorbitanti

Italpress: Scuola, Anief "Corsi per diventare docenti al via tra caos e costi alti
ROMA (ITALPRESS) - "I corsi di accesso alla professione insegnante partono con il piede sbagliato. Alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che da' avvio ai corsi di sostegno per selezionare quasi 6.400 docenti specializzati, ha fatto immediato seguito il bando di una delle Universita' di Roma cui sono stati assegnati 500 posti da suddividere tra tutti gli ordini scolastici: l'Anief ha appreso con stupore che ai candidati ai corsi di specializzazione verranno chiesti ben 200 euro per ogni test selettivo cui faranno domanda di accesso. E per coloro che saranno ammessi ai corsi si parla di almeno altri 2 mila euro per la frequenza". Lo afferma in una nota l'Anief. "Oltre alle spese esorbitanti che i candidati dovranno affrontare, considerando anche che molti di loro tenteranno l'accesso in piu' atenei e per diversi tipi di insegnamento, c'e' il problema dalla disomogeneita' di valutazione delle prove - aggiunge il sindacato -: ogni ateneo e' stato autorizzato dal Miur, attraverso il Decreto Ministeriale del 30 settembre 2011, a predisporre autonomamente la propria prova di accesso. La mancanza di uniformita' sui 60 quesiti a risposta multipla, con cinque opzioni di risposta, e di una graduatoria unica nazionale, introdotta invece dallo stesso Ministero dell'Istruzione per l'accesso alle facolta' universitarie a numero chiuso, sta gia' determinando tra i candidati i timori di una disparita' di trattamento: le critiche si moltiplicano perche' i gradi di difficolta' potrebbero cambiare e con lo stesso punteggio si potrebbe essere promossi in un ateneo ma non in un altro".
"Nelle ultime ore la mancanza di attenzione alle esigenze dei lavoratori, in particolare di quelli precari, si e' inoltre evidenziata nella sempre piu' discutibile gestione dei Percorsi abilitanti speciali (Pas): dal quadro riassuntivo delle domande inoltrate al Miur, tramite la piattaforma Istanze on line - sottolinea l'Anief -, risulta che centinaia di raggruppamenti di classi di concorso delle scuola medie e superiori, a causa del basso numero di candidati (meno di 10), rischiano ora di non essere attivati. Questa grave decisione, che andrebbe a penalizzare tanti precari da anni impegnati in prima linea nella scuola, e' gia' prevista dal D.M. n. 58 del 25 luglio 2013, nel quale viene riportato che 'di norma non possono essere attivati corsi con un numero di iscritti inferiore a 10. Deroghe in diminuzione sono consentite, previe intese fra Atenei, Istituzioni AFAM e Direttori regionali interessati, qualora si renda possibile la partecipazione dei corsi ad attivita' didattiche comuni e trasversali a piu' corsi, anche a distanza'. Cio' significa che tanti docenti precari (in particolare di materie tecniche, gli Itp, gli insegnanti di strumento musicale, di tedesco, di discipline pittoriche e geometriche, scienze degli alimenti, storia e filosofia, fisica) potrebbero non abilitarsi perche' per lo Stato insegnano una disciplina troppo specifica". "Inoltre, come se non bastasse, ad oggi mancano chiarimenti sui requisiti di servizio necessari per l'ammissione ai corsi: anche se la "finestra" per presentare regolare domanda ai Pas e' terminata da due settimane, il Miur non ha ancora indicato agli Uffici scolastici le indicazioni complete sulla validita' dei servizi svolti e su come avviare, in modo uniforme, le verifiche delle domande per accedere ai corsi abilitanti, prosegue l'Anief. "E' assurdo che con i corsi ormai imminenti - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - i candidati alla specializzazione sul sostegno e all'abilitazione all'insegnamento curricolare siano ancora lasciati in balia dell'incertezza: servono indicazioni chiare. Ad iniziare, nel caso dei Pas, dalla garanzia di attivazione di tutte le classi di concorso. Ma anche, nel caso del sostegno, sull'uniformita' dei contenuti e delle valutazioni delle prove di accesso. E per finire sui costi della quota di iscrizione ai test, che - conclude Pacifico - dovrebbe costare dieci volte meno". (ITALPRESS).

Tecnica della Scuola: Pas, verifica delle domande

Blasting News: PAS Tfa Speciali, novità su corsi, ricorsi e domande con riserva

Orizzonte Scuola: PAS: 90% degli esclusi ricorre con Anief, il 5% degli aspiranti. Il 20 febbraio udienza di merito

Blasting News: PAS Tfa Speciali, ultime notizie: ricorsi in massa con Anief e problema requisiti

Tecnica della Scuola: Precari, ancora in bilico l’accesso ai PAS per chi ha meno di tre anni di supplenze

Pubblichiamo alcuni articoli sull'età media dei vincitori del concorso a cattedra, sull'esclusione dei neo-laureati dalle graduatorie d'istituto e sul rapporto CNEL 2012-13.

Oltre la metà vincitori del concorso a cattedra ha più di 35 anni

Il Messaggero: Concorsone, donna e 35enne ecco l’identikit del vincitore

La Voce Sociale: Anief: l’Italia ha il corpo docente più vecchio d’Europa

Si 24: Scuola, l'Anief: "Grave impedire ai giovani di accedere al concorso a cattedra"

AgenParl: Anief: Italia ha corpo docente più vecchio al mondo

MNews: Concorso a cattedra, oltre la metà dei vincitori ha più di 35 anni

Italpress: Scuola, Anief "Su concorso a cattedra autogol del Miur"
ROMA (ITALPRESS) - Secondo l'Anief nemmeno il concorso a cattedra e' riuscito a ridurre l'eta' media dei docenti italiani: degli 8.303 vincitori della procedura concorsuale, di cui 3.255 assunti in estate, oltre la meta' ha piu' di 35 anni. Ma il ministero dell'Istruzione non puo' prendersela che con se stesso, visto che nel bando di concorso, atteso da 13 anni, ha escluso dalle prove tutti coloro che si sono laureati dopo il 2002. Anief non si puo' esimere dal sottolineare che due assunzioni su tre sono state effettuate su supplenti "storici" della scuola, che avrebbero dovuto essere stabilizzati sulla base della direttiva europea 1999/70/CE che obbliga lo Stato ad assumere i lavoratori con almeno tre anni di servizio anche non continuativo alle spalle. "Con la preclusione a tutti i laureati negli ultimi dieci anni - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - il Miur ha creato i presupposti per aggravare, anziche' alleggerire, l'eta' media dei docenti italiani. Che, e' bene ricordare, e' gia' la piu' alta al mondo. Il nostro sindacato aveva denunciato da tempo questa situazione paradossale. Tra l'altro aggravata dalla 'fuga' dei commissari, a seguito del pericolo di lavorare in estate nei giorni di ferie e dei compensi irrisori loro destinati dall'amministrazione. L'assunzione di oltre 11mila nuovi docenti - continua Pacifico - poteva inoltre costituire una possibilita' per tante giovani donne aspiranti a questa professione: secondo il rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2012-2013, quella dell'insegnamento e' al quinto posto delle professioni predilette dal sesso femminile".
"Non a caso l'85% del corpo insegnante italiano e' composto da donne (mentre per gli uomini e' solo 15mo posto). L'inspiegabile decisione del Miur di ammettere al concorso solo laureati prima del 2002 ha pero' bloccato sul nascere questa importante chance. Oltre 50mila aspiranti docenti, molti dei quali giovani laureati, non possono essere condannati a vita al precariato. Mentre il corpo insegnante di ruolo diventa sempre piu' vecchio: basta ricordare - conclude Pacifico - che secondo il rapporto 'Education at a glance', gia' nel 2011 il 47,6% dei maestri elementari, il 61% di quelli delle medie e il 62,5% delle superiori aveva oltre 50 anni". (ITALPRESS).

Orizzonte Scuola: Il concorsone a cattedra non è stato roba per giovani

Orizzonte Scuola: Concorso a cattedra 2012: a vincerlo i precari storici della scuola, che avevano già diritto al ruolo dalle Graduatorie ad esaurimento

La Sicilia: Concorso a cattedra, la metà dei vincitori ha più di 35 anni

Tuttoscuola: Ma il 'concorsone' è stato inutile? Secondo Flc Cgil e Anief sì

Orizzonte Scuola: Docenti vincitori del concorso 2012: il 10% di under 30 segnale positivo. Ma il profilo medio è sui 35 anni

Tecnica della Scuola: Concorso a cattedra, nel Lazio una vera debacle

 

Insegnare diventa un'impresa, non basta più nemmeno la laurea

Ansa: Anief, cambia in sordina accesso graduatorie istituto
negli anni resteranno fuori migliaia neolaureati
(ANSA) - ROMA, 1 OTT - Il ministero dell'Istruzione "modifica in sordina il regolamento per l'accesso nelle graduatorie di ogni istituto attraverso una norma che nel corso degli anni lascerà fuori dalle graduatorie scolastiche centinaia di migliaia di neo-laureati: d'ora in poi anche per fare le supplenze 'brevi' sarà indispensabile l'abilitazione all'insegnamento". Lo denuncia l'Anief che intende ricorrere al Tar del Lazio contro questa limitazione. "Nel silenzio più assoluto, il Miur modifica l'accesso alle graduatorie d'istituto introducendo una restrizione storica: attraverso il regolamento ministeriale recante modifiche al decreto n. 249 del 10 settembre 2010,il Ministro dell'Istruzione - spiega l'Anief in una nota - ha stabilito che d'ora in poi per essere inseriti nelle graduatorie delle 8.047 scuole italiane servirà obbligatoriamente l'abilitazione conseguita attraverso i Percorsi abilitanti speciali (Pas) o i Tirocini formativi abilitanti (Tfa). L'operazione ministeriale, che nel corso degli anni lascerà fuori dalle graduatorie scolastiche centinaia di migliaia di neo-laureati, è contenuta nel comma 1, lettera d dell'art. 4 del citato regolamento emesso dal Ministero lo scorso 4 luglio". "Con questa discutibilissima scelta - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - il Ministero ha sovvertito una prassi avviata da 15 anni: permettere a tutti i laureati o a coloro che sono in possesso di un titolo di studio utile all'insegnamento di formulare la propria candidatura direttamente alle scuole. E essere inseriti in graduatoria, sulla base del voto conseguito, di altri eventuali titoli conseguiti e di supplenze già svolte. Una prassi che, nei tanti casi in cui non vi siano altri aspiranti giù abilitati, permette ai presidi di nominare i supplenti sulla base di una regolare lista di attesa. Il timore - continua Pacifico - è che in assenza di una graduatoria, d'ora in poi i dirigenti scolastici possano scegliere i docenti sulla base di metodi discrezionali e non più obiettivi. Non appare casuale, quindi, che la modifica sia stata scritta con un linguaggio particolarmente burocratico, comprensibile solo agli addetti ai lavori. L'unica buona notizia è che, in questa fase transitoria, - conclude il sindacalista - tutti coloro che oggi sono già inseriti nelle graduatorie d'istituto non saranno esclusi". (ANSA).

Tuttoscuola: Anche per le supplenze servirà l’abilitazione. Protesta Anief

Orizzonte Scuola: Insegnare diventa un’impresa: non basta più nemmeno la laurea

Tecnica della Scuola: Insegnare diventa un’impresa: non basta più nemmeno la laurea

Informatore Scolastico: Insegnare diventa un’impresa: non basta più nemmeno la laurea

MNews: Insegnare diventa un’impresa: non basta più nemmeno la laurea

Italpress: Scuola, Anief "Insegnare diventa impresa, non bata più nemmeno la laurea"
ROMA (ITALPRESS) - "Nel silenzio piu' assoluto, il Miur modifica l'accesso alle graduatorie d'istituto introducendo una restrizione storica: attraverso il regolamento ministeriale recante modifiche al decreto n. 249 del 10 settembre 2010, il Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha stabilito che d'ora in poi per essere inseriti nelle graduatorie delle 8.047 scuole italiane servira' obbligatoriamente l'abilitazione conseguita attraverso i Percorsi abilitanti speciali (PAS) o i Tirocini formativi abilitanti (TFA)". Lo afferma l'Anief in una nota. "L'operazione ministeriale, che nel corso degli anni lascera' fuori dalle graduatorie scolastiche centinaia di migliaia di neo-laureati, e' contenuta nel comma 1, lettera d) dell'art. 4 del citato regolamento (Modificazioni all'articolo 15 del d.m. n. 249 del 2010) emesso dal Ministero dell'Istruzione lo scorso 4 luglio", prosegue il sindacato. "I titoli di studio posseduti dai soli soggetti di cui al comma 1, lettere a) e c) - si legge nel regolamento del Miur - mantengono la loro validita' ai fini dell'inserimento nella terza fascia delle graduatorie di istituto. I titoli di studio conseguiti dai soggetti di cui al comma 1, lettera b), sono integrati dal compimento del tirocinio formativo attivo e costituiscono titolo di accesso al concorso e titolo di insegnamento per le rispettive classi di concorso. A decorrere dall'istituzione dei relativi percorsi, le tabelle 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 allegate al presente regolamento, unitamente al compimento del tirocinio formativo attivo di cui all'articolo 10, sostituiscono integralmente per le relative classi di concorso i titoli previsti dal decreto ministeriale 30 gennaio 1998, n. 39, e successive integrazioni e modificazioni".
"Con questa discutibilissima scelta - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - il Ministero dell'Istruzione ha sovvertito una prassi avviata da 15 anni: permettere a tutti i laureati o a coloro che sono in possesso di un titolo di studio utile all'insegnamento di formulare la propria candidatura direttamente alle scuole. Ed essere inseriti in graduatoria, sulla base del voto conseguito, di altri eventuali titoli conseguiti e di supplenze gia' svolte. Una prassi che, nei tanti casi in cui non vi siano altri aspiranti giu' abilitati, permette ai presidi di nominare i supplenti sulla base di una regolare lista di attesa". "Il timore - continua Pacifico - e' che in assenza di una graduatoria, d'ora in poi i dirigenti scolastici possano scegliere i docenti sulla base di metodi discrezionali e non piu' obiettivi. Non appare casuale, quindi, che la modifica sia stata scritta con un linguaggio particolarmente burocratico, comprensibile solo agli addetti ai lavori. L'unica buona notizia e' che, in questa fase transitoria, - conclude il sindacalista Anief-Confedir - tutti coloro che oggi sono gia' inseriti nelle graduatorie d'istituto non saranno esclusi". "Per questi motivi, sara' il giudice amministrativo a doversi esprimere sull'illegittima esclusione dei neo-laureati dall'inserimento nelle graduatorie d'istituto", conclude il Senato. (ITALPRESS).

La Stampa: Supplenti? Solo con il Tfa

 

Rapporto CNEL mercato del lavoro 2012-13

AgenParl: Lavoro - Anief, rapporto CNEL intervenire su formazione istruzione e pensioni

MNews: Rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2012-2013: per Anief-Confedir bisogna intervenire con urgenza

Italpress: Confedir "Intervenire con urgenza"
ROMA (ITALPRESS) - Vi sono nel 2012 tra i Neet (che non studiano e non lavorano) 2 milioni e 250 mila giovani, un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni, mentre uno su tre di essi si ritrova nel Mezzogiorno contro uno su sei al Nord e uno su cinque al Centro. Il tasso di disoccupazione, infatti, rispetto al titolo di studio conseguito da non piu' di tre anni, dimostra come vi sia un crollo di venti punti per i diplomati a differenza dei cinque punti per i laureati degli ultimi sei anni. E' quanto emerge da un rapporto Cnel presentato oggi. "A causa delle riforme delle pensioni introdotte negli ultimi 20 anni, si e' ribaltato il rapporto della forza lavoro tra giovani (15-24 anni) e maturi (55-64 anni): nel 1993 i primi erano al 15 per cento e i secondi al 9 cento, nel 2012 - commenta l'Anief -. I primi scendono al 6,5 per cento e i secondi salgono al 12 per cento. La forza di lavoro e' divenuta troppo anziana, tanto che a fronte degli stessi livelli registrati in uscita dall'occupazione alla pensione intorno al 9 per cento nella classe 55-67 anni, gli stessi dopo la riforma Fornero sono scesi al 5 per cento. Infine, si registra tra il 2007 e il 2012 un aumento dei contratti a termine che ha superato quelli a tempo indeterminato, seguendo peraltro lo stesso andamento europeo cui sfugge la sola Germania". Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, "e' necessario che il Governo intervenga subito nella conversione di tutti i contratti a termine superiori ai tre anni nel rispetto della direttiva comunitaria, sblocchi gli aumenti di stipendio, attui una riforma dell'apprendistato che immetta nel mondo del lavoro i ragazzi a 15 anni con l'alternanza allo studio obbligatorio fino a 19 anni o al termine della secondaria, distingua la contrattazione in base alle aree del Paese, riporti l'istruzione al centro del Paese potenziando l'orientamento tra la scuola superiore, l'universita' e il tutoraggio, permetta la retribuzione differita secondo le norme previgenti per ringiovanire la forza lavoro, apra un dialogo culturale verso l'area mediterranea al fine di agganciare lo sviluppo economico previsto anche nell'area africana, ripensi la devolution". (ITALPRESS).

Il Centro: «Ci sono due milioni di Neet? Investiamo sulla scuola» 

 www.larepubblica.it – 04 ottobre 2013

Così un esercito di lavoratori invisibili tiene in piedi la Pubblica amministrazione

░ Precari di tutta Italia (scuola, sanità, ministeri ed enti), all’attenzione di la RepubblicaInevitabile il riferimento alricorso dell'Anief che la Corte costituzionale ha rinviato ai giudici della UE.

Quanti sono i precari pubblici nel nostro Paese? Secondo l'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni), i precari del pubblico, sono - dato del 2011 - poco meno di 317mila, secondo la Cgia di Mestre (l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese che produce ricerche sullo stato del Paese), sono invece tre volte di più: quasi un milione. Troppi ? Il fatto è che si può essere precari anche da liberi professionisti, spiegano da Mestre. L'esercito delle cosiddette partite Iva spesso nasconde una sacca di precariato involontario: se vuoi lavorare, devi farlo alle nostre condizioni. Per la Cgia di Mestre vanno considerati come precari i lavoratori dipendenti con contratto a termine involontari, quelli cioè che lavorerebbero a tempo indeterminato se venisse data loro la possibilità di farlo: i lavoratori part-time involontari, ma anche collaboratori e liberi professionisti che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione (un solo committente, imposizione dell'orario di lavoro e utilizzo dei mezzi dell'azienda). Ed è difficile eccepire visto che le tre condizioni sono tipiche del lavoro subordinato. Analizzando i dati dell'Istat, ci si accorge che su oltre 22milioni di lavoratori italiani - dato del mese di luglio del 2013 - soltanto il 53,6 per cento- poco più di 12 milioni - lavora stabilmente e a tempo pieno. Il resto sotto varie forme è precario. ….La Costituzione all'articolo 97 afferma che "agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge" e il decreto legislativo 368 del 2001 - che attua una direttiva europea in materia di contratti a tempo determinato - stabilisce che dopo tre anni di proroghe "il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato", salvo i casi previsti dalla legge. Per questa ragione, su ricorso dell'Anief (Associazione professionale e sindacale della scuola), la Corte costituzionale ha rinviato ai giudici lussemburghesi l'eventuale trasformazione di 200mila rapporti di lavoro nella Pubblica amministrazione da lavoro precario a contratti a tempo indeterminato. Trasformazione che sta alla base della stabilizzazione dei precari. I comparti del Pubblico impiego che sfruttano maggiormente l'enorme sacca di precariato esistente in Italia sono soprattutto: scuola, sanità, enti locali, università e vigili del fuoco. … Adesso arriva il cosiddetto decreto D'Alia che dichiara guerra al precariato. L'intenzione è meritoria: "Viene rafforzato il principio in base al quale" - si leggeva nel comunicato di Palazzo Chigi del 26 agosto - "il ricorso al lavoro flessibile nella Pubblica amministrazione è consentito esclusivamente per rispondere a esigenze temporanee o eccezionali: ne deriva che nella Pubblica amministrazione non è consentito sottoscrivere contratti elusivi del reclutamento tramite concorsoIl decreto, per ridurre il precariato nel settore pubblico, percorre due strade: nuovi concorsi riservati a coloro che nell'ultimo quinquennio hanno maturato almeno tre anni di servizio nella pubblica amministrazione; proroga fino al 31 dicembre 2015 delle graduatorie dei concorsi pubblici approvate dal primo gennaio 2008….

 

l’Unità – 06 ottobre 2013

Affitti in nero ai fuorisede per 1,5 miliardi

░ Seicentomila studenti, irregolari 3 contratti su 4.Lo documenta un'inchiesta del Sunia-Cgilfatta su un campione di 2mila ragazzi.

Dei 600mila studenti fuorisede che abitano in una stanza o in un appartamento in locazione, 300mila, la metà, è totalmente in nero, mentre altri 150mila hanno sottoscritto un contratto con una cifra inferiore a quella realmente corrisposta. Il sommerso ammonta quindi a un miliardo e mezzo di euro, che significano almeno 300mila euro evasi al Fisco. Le città più care sono Milano e Roma: un posto letto nel capoluogo lombardo costa un minimo di 400 euro al mese (300 a Roma), mentre per una camera singola il canone può arrivare a 700 euro (come nella Capitale). Poco più bassi i prezzi in altre città, come Firenze (posto letto da 350 a 400 euro; camera singola da 500 a 700), Bologna (300-350 per un giaciglio e 400-500 per la camera) e Napoli (350-400 e 500-650). Non va meglio nei centri più piccoli, da Padova a Perugia, dove comunque una camera costa tra i 300 e i 400 euro in media. E a rimetterci sono gli studenti extracomunitari, fa sapere il Sunia, che pagano almeno un quarto in più degli italiani. Fatto sta che il canone «pesa» fino all'80% nel budget di un universitario medio, un intervistato su tre (il 30%) riporta le difficoltà dei propri genitori a mantenerlo, mentre uno su sei (il 15%) sta pensando di cambiare sede per riavvicinarsi alla famiglia. Particolarmente variegati gli escamotage utilizzati per infrangere le leggi. Si va dal «nero assoluto», a i contratti intestati a una sola persona e poi sub affittati, ad aumenti assolutamente arbitrari senza che le carte - quando ce ne sono - vengano modificate. Ci sono anche proprietari che tengono le chiavi dell'appartamento per fare sopralluoghi senza preavviso o per imporre altri co-inquilini, altri che incrementano le spese condominiali in modo arbitrario o offrono alloggi del tutto privi di dotazioni minime impiantistiche e di qualità. Nonostante le agevolazioni per chi affitta a canone concordato - il sindacato ricorda, ad esempio, le detrazioni di Irpef e Ici, ma anche le opportunità per gli inquilini e le loro famiglie - le carenze del sistema universitario italiano, che offre «posti letto solo per un 2% dei fuori sede, a fronte del 10% di Francia e Germania e del 20% di Danimarca e Svezia», contrastano con la possibilità di far emergere le irregolarità

 

Il Messaggero – 07 ottobre 2013

«Aiuti vietati dalla Costituzione diamo alle pubbliche questi fondi»

░ Una intervista, in materia di finanziamento pubblico alle scuole private, a SalvatoreSettis. Il professore, già rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa, è stato presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali ed è tra gli intellettuali che hanno firmato ad aprile scorso il manifesto per «fermare l’offensiva contro la scuola pubblica».

D. Professore, nella prossima legge di stabilità potrebbe essere previsto un taglio del 50% dei finanziamenti alle scuole private. Cosa ne pensa?

«Se il taglio alle scuole private serve per incrementare le risorse per la scuola pubblica, credo sia un intervento conforme alla Costituzione italiana. L’articolo 33 dice chiaramente che le scuole private sono senza oneri per lo Stato. Se è un taglio per finanziare di più l'istruzione pubblica, me ne compiaccio, ed è un traguardo. Ma se è un taglio che va di pari passo con i tagli inesorabili che negli ultimi 5 anni piovono su tutto il comparto culturale, cioè alla pubblica istruzione che soffre terribilmente, così come ai beni culturali, alla ricerca, all'ambiente, insomma se è il preannuncio di ulteriori tagli, allora serve a poco Mi auguro che questo taglio non serva per pagare delle superpensioni di qualcuno. Insomma dipende tutto da come vengono usati questi fondi. Io spero che vengano reimpiegati per la scuola pubblica e la ricerca che hanno sofferto tagli inesorabili. Senza investimenti nella ricerca e nell'istruzione pubblica non c'è sviluppo. Significa condannare le nuove generazioni alla disoccupazione. Cosa che d’altronde sta giàaccadendo». D. Sarebbe giusto eliminare i finanziamenti dello Stato alle private?

«Il finanziamento statale alle scuole private è anticostituzionale. La Costituzione italiana la tengo proprio sulla scrivaniasempre a portata di mano. La consulto tutti i giorni. L’art. 33 non smetto di leggerlo. Guardi, glielo leggo anche adesso al volo. “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Più chiaro di così».

D.I sostegni alle scuole private comunque hanno attraversato più governi.

«Il finanziamento alle scuole private è arrivato proprio con l'accordo della sinistra e della destra. Non a caso il primo ad intervenire con un decreto è stato il ministro Berlinguer, con un governo di centrosinistra. Poi, con il governo Berlusconi e la Gelmini si è raggiunta l'apoteosi».

 

http://www.tuttoscuola.com – 08 ottobre 2013

Analfabetismo funzionale.... e analfabetismo strumentale

░ Con riferimento a un’indagine dell’Ocse,Tuttoscuola distingue tra l’incapacità di una persona di usare in modo adeguato le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana, e la forma di analfabetismo che sta alla base di tale incapacità e che caratterizza circa 200 mila immigrati in Italia, in quanto sono privi discolarizzazione di base nei Paesi di origine.Di questa scolarizzazione di base, aggiungiamo noi, dovrebbe farsi carico la UE e non l’Italia.

Un’indagine dell’Ocse, denominata AllAdultLiteracy and Life Skills, ha messo in evidenza per l’Italia una pesante situazione di analfabetismo funzionale, cioè l’incapacità di una persona di usare in modo adeguato le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidianaPer combattere questo nuovo analfabetismo (di ritorno, come viene anche chiamato) che compromette il diritto di cittadinanza attiva di milioni di italiani tra i 15 e i 64 anni, il nostro Paese ha ancora molto da fare, perché la percentuale di iscritti a corsi di istruzione per gli adulti (6%) è attualmente tra le più basse dei Paesi dell’Unione. Dal prossimo anno scolastico prenderanno l’avvio i nuovi Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, che saranno organizzati con propria autonomia di istituzione scolastica e affidati a un dirigente scolastico. Si tratta di una sfida difficile e complessa per la quale l’Italia è impegnata a raggiungere per il 2020 (strategia di Lisbona) l’obiettivo del 12,5%.Contestualmente il nostro Paese è impegnato anche a conseguire per quella data la riduzione del numero di giovani con limitata alfabetizzazione e scarse competenze di base al 15,5% del totale. Lo sviluppo del Paese passa anche dalla lotta all’analfabetismo funzionale.In Italia, poco più di mezzo secolo fa, si parlava ancora di analfabeti, cioè di individui (per lo più anziani) che non sapevano leggere e scrivere. Ricordiamo ancora le trasmissioni televisive negli anni ’50 del maestro Manzi in “Non è mai troppo tardi”, quando il tasso di analfabetismo era ancora del 13% della popolazione in età lavorativa attiva 15-64 anni. Il mezzo televisivo contribuì indubbiamente a ridurre l’analfabetismo strumentale (cioè la mancanza degli strumenti di base della lettura e scrittura). Nel 1861 il tasso di analfabetismo era superiore al 78%. Nel censimento del 2001 gli analfabeti strumentali erano l’1,5%. Si può ritenere, dunque, che oggi non vi siano più (o quasi) gli analfabeti strumentali e che il vero analfabetismo da combattere sia soltanto quello funzionale? Se la domanda è riferita alla sola popolazione italiana, la risposta è sì, ma se quell’interrogativo viene esteso agli stranieri arrivati negli ultimi anni in Italia la situazione cambia. Non esistono dati certi, ma, secondo stime attendibili, gli adulti stranieri in condizione di analfabetismo strumentale, a causa di mancata scolarizzazione nei loro Paesi di origine, sono non meno di 200 mila, ai quali sono da aggiungere altre migliaia di individui stranieri semianalfabeti, senza considerare coloro che possiedono soltanto una alfabetizzazione orale non integrata dalla capacità strumentale dello scrivere oppure possiedono un alfabeto per ideogrammi (es. cinesi) che costituisce ostacolo alla conoscenza del nostro alfabeto occidentale. Sono soprattutto le donne straniere a trovarsi in questa condizione di analfabetismo.L’alfabetizzazione strumentale, prima ancora di quella funzionale, è condizione essenziale per l’integrazione degli stranieri. Insieme alla prima accoglienza di cui si parla tanto in questi giorni, è necessario attivare in modo concreto anche percorsi di alfabetizzazionestrumentale

 

www.ilcorrieredellasera.it – 08 ottobre 2013

Il registro di classe digitale che gli studenti possono violare

░ L’universo digitale: pensato dagli adulti è una cosa; pensato dalla web generation è un’altra cosa; potrebbero accorgersene, a proprie spese, i 1300 istituti che hanno attivato il registro digitale.

Il registro elettronico, introdotto dal governo Monti, è entrato da questo settembre a far parte della vita delle scuole italiane. Ma forse la novità, che peraltro dovrebbe riguardare solo alcuni istituti, dovrà aspettare ancora un po’ prima di diventare operativa. E diffondersi in modo corretto. L’allarme è arrivato al Corriere da parte di un esperto informatico che, semplicemente, ha voluto dare un’occhiata al nuovo strumento «portato» a casa dalla moglie, insegnante di una scuola mediaLa professoressa e il marito, impiegato nella sicurezza informatica di una banca (entrambi preferiscono rimanere anonimi), si sono messi una sera a studiare la novità. Ossia il funzionamento di SissiWeb, uno dei programmi acquistabili dalle scuole (se ne sono dotati circa 1.300 istituti) per mettere i professori in condizione di gestire con il pcla programmazione e le attività didattiche. L’occhio esperto è caduto subito sulla sicurezza del sistema. «Nella descrizione è paragonata a quella di una banca», afferma l’informatico. «E invece non è così: le credenziali che il professore utilizza per accedere al registro elettronico viaggiano in chiaro in Rete». Questo significa semplicemente che nel momento del login — l’inserimento di username e password — le informazioni non sono protette da alcun sistema di criptaggioLa «falla» si può facilmente chiudere tramite, come detto, un protocollo di sicurezza. Una certificazione Verisign, per esempio, quella usata da molti istituti bancari e che è quella in mano alla Axios, l’azienda che sviluppa il programma SissiWeb. Ma perché vada in funzionedev’essere resa operativa sui server che gestiscono l’applicazione del registro elettronico. Cosa che ancora non è statafatta.

 

ItaliaOggi – 08 ottobre 2013

Mobilità, precedenze da rifare

░ E’ in corso al MIUR la trattativa ministero-sindacati, per adeguare le deroghe a quanto prevede la legge.

La riforma Brunetta mette a rischio il sistema delle precedenze nei trasferimenti. Si tratta delle agevolazioni contenute nell'articolo 7 del contratto sui trasferimentiDopo l'entrata in vigore della legge 15/2009 e del regolamento di attuazione, meglio noto come decreto Brunetta (decreto legislativo 150/2009), la contrattazione collettiva non può più derogare le norme di legge. E dunque le precedenze previste dal contratto, ma che non sono supportate da disposizioni di legge, sono da considerarsi inesistenti. Le precedenze, infatti, altro non sono se non deroghe alla disciplina legale, che pone il principio del merito alla base di qualsiasi procedura che preveda l'attribuzione di punteggi finalizzati alla fruizione di diritti. …… Riemerge, quindi, l'intero istituto della mobilità contenuto nella sezione III del decreto legislativo 297/94 (articolo 460 e seguente). Che non prevede espressamente alcuna tipologia di precedenza nei trasferimenti. Salvo qualche generico rinvio alle leggi che le prevedono. Detto questo, nell'articolo 7 del contratto le precedenze a prova di ricorso sono soltanto alcune. La prima è quella destinata ai non vedenti e agli emodializzati. Perché tale precedenza è espressamente prevista in favore dei non vedenti dall'art. 3 della legge 120/1991. E per gli emodializzati dall'art.61 della legge 270/82. Quest'ultima disposizione di legge, però, dispone che tale precedenza si applichi anche «agli insegnanti non autosufficienti o con protesi agli arti inferiori». Di quest'ultima previsione non si fa menzione nel contratto. E qui dovrebbe scattare la prima «trasfusione legislativa». Che dovrebbe consistere nell'introduzione automatica di questa disposizione nel contratto. Resta in piedi anche la precedenza prevista per i portatori di handicap con invalidità superiore ai 2/3 (compresa quella per i portatori di handicap grave e di cui all'art. 33, comma 6, della legge 104/92). Idem per la precedenza che viene attribuita a chi assiste il familiare portatore di handicap grave in qualità di referente unico. Anche se, in quest'ultimo caso, il contratto necessiterebbe di una integrazione. L'articolo 33 della legge 104/92, infatti, dispone che la precedenza spetta al coniuge e al parente o all'affine fino al secondo grado. E se il coniuge o il genitore non c'è più, è invalido o ultra65enne, il diritto è esteso anche ai parenti o affini di terzo grado. Il contratto, invece, restringe il novero degli aventi diritto solo al coniuge e al genitore oppure, se il genitore è totalmente inabile, al fratello o alla sorella del disabile grave. A patto che siano conviventi con l'assistito o che gli eventuali altri fratelli co-obbligati risultino oggettivamente impossibilitati. … E poi c'è la precedenza per i coniugi di miliari trasferiti d'autorità. Che pure è prevista da più leggi, anche se tra queste non c'è più la legge 100/87, di cui si fa menzione nel contratto. Legge ormai abrogata dall'art.2268 del decreto legislativo 66/2010, con effetti a far data dal 9 febbraio scorso. Infine, resta in piedi la precedenza prevista per gli amministratori locali, essendo prevista dalla legge 265/199 e dal testo unico degli enti locali. Fin qui le precedenze a prova di ricorso. Quelle che invece dovrebbero cessare sono essenzialmente tre. La prima è quella che viene attribuita ai trasferiti d'ufficio che chiedano in via prioritaria di ritornare nella sede di precedente titolarità (art.7, c.1,par.II del contratto). La seconda è quella dei trasferiti d'ufficio che chiedono il rientro nel comune. E infine, la terza, è quella prevista per i sindacalisti che rientrano in servizio dopo l'aspettativa. Ma il condizionale è d'obbligo, perché il contratto, così com'è, è stato già applicato ai movimenti che sono ormai a regime dal 1° settembre scorso.

 

www.ilcorrieredellasera.it – 10 ottobre 2013

Così sprechiamo il talento: 12 timbri per un tirocinio. Con leggi semplici e sindacati aperti i tedeschi sono produttivi

░ I risultati dell’indagine Ocse sulla «competenza fondamentale» della popolazione adulta sono impietosi: studiamo e lavoriamo male

Sgobbiamo più dei tedeschi, ma combiniamo di meno. In media noi lavoriamo 1.750 ore l’anno, loro soltanto 1.413; ma la produttività oraria, in Germania, è cresciuta del 15 cento dal 2000, mentre la nostra è rimasta uguale. Studiamo quanto i francesi, ma loro imparano meglio. Il 44 per cento degli italiani non ha un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 28 della Francia, il 24 del Regno Unito e il 13 della solita GermaniaIl nuovo anno scolastico è iniziato con centinaia di istituti senza dirigenti: dei 2.386 posti messi a concorso dal Ministero, ad oggi sono stati assunti solo 1.402 presidi. Quasi mille scuole hanno iniziato l’anno scolastico senza capo d’istituto; altre 600 sono state affidate a reggenze. Come si studierà, in quelle condizioni? E se ci spostiamo all’università, siamo sicuri che vicende come quelle indagate dalla procura di Bari siano isolate? Un concorso accademico poco trasparente ha conseguenze sull’efficienza e sullo spirito del corpo docente. 

 

www.latecnicadellascuola.it – 10 ottobre 2013

Docenti pagato poco perché lavorano poco

░ E' la posizione che Andrea Ichino ribadisce in un ampio articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera. E fino a quando non avremo, tra i decisori politici, gente con esperienza di insegnamento, il lavoro degli insegnanti continuerà a non essere conosciuto e apprezzato.

Secondo un’analisi di Andrea Ichino, economista delle risorse umane, sul capitolo di spesa riservato all’istruzione, non è che si investano poco risorse finanziarie, come invece ci viene fatto credere, ma, piuttosto, ciò che viene investito è speso male. Questo è lo stesso pensiero politico già sostenuto, durante l’ultima campagna elettorale, dall’ex ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini e dal responsabile scuola del Pdl Elena Centemero i problemi del sistema scolastico italiano non devono essere messi in relazione alla carenza degli investimenti finanziari, ma invece deve essere fatta una seria riflessione sulla cattiva gestione dei fondi assegnati alle scuole.  In buona sostanza lo Stato italiano sperpera risorse finanziarie, disperdendo i soldi in mille rivoli senza raggiungere risultati adeguati. In altre parole la spesa pro capite per ogni studente italiano è sui livelli medi europei, ma evidentemente si spende male e non si ottengono risultati. Secondo Ichino bisogna invertire la rotta, uscire in fretta dallo stereotipo del docente di oggi, che è pagato poco perché lavora poco. Bisogna uscire dalla logica del docente, precario per una vita, che è progredito in carriera, raggiungendo un contratto a tempo indeterminato senza alcun merito, ma semplicemente per l’anzianità di servizio e attraverso le graduatorie ad esaurimento.  Bisogna attrarre verso l’insegnamento i laureati migliori e non quelli che ripiegano sulla professione docente, perché non hanno trovato altro lavoro Bisogna che il docente svolga una professione a tempo pieno e che quindi lavori di più, per più ore settimanali, in quanto i docenti italiani svolgono meno ore di servizio rispetto alla media Ocse. Queste sono le idee, che non sono soltanto il punto di vista isolato di Andrea Ichino, ma che invece stanno assumendo una certa consistenza numerica anche all’interno parlamento. Questa idea del docente italiano che lavora meno ore della media Ocse, in tempi di legge di stabilità, fa temere, in un contesto di studio del sistema di progressione della carriera, un ritorno all’aumento delle ore di servizio settimanali dei docenti delle scuole secondarie.

 

Pubblichiamo alcuni articoli sulla giornata mondiale dell'insegnante, celebrata il 5 ottobre.

Corriere della Sera: Evviva i prof. Almeno per un giorno

MSN notizie: Oggi la "Giornata Mondiale dell'Insegnante"

Ansa: Anief a istituzioni, tornate a valorizzare docenti
appello in occasione giornata mondiale dell'insegnante
(ANSA) - ROMA, 5 OTT - Tornate a valorizzare gli insegnanti. E' l'appello che l'Anief rivolge alle istituzioni in occasione della Giornata mondiale dell'insegnante. "Nella giornata mondiale dell'insegnante non possiamo dimenticare - afferma Marcello Pacifico, presidente Anief - le 'tare' con cui ormai si devono confrontare quotidianamente gli 800mila professionisti dell'educazione del nostro paese, sempre più osteggiati e messi in discussione: si sono sensibilmente ridotti di numero, in tanti sono avanti negli anni e costretti a lavorare loro malgrado, tutti sono sottopagati". "I tagli agli organici e le riforme attuate dal 2007, la revisione del reclutamento e il progressivo innalzamento dell'età pensionabile hanno via via ridotto - sostiene l'Anief - il personale. Inoltre, i giovani docenti sono aumentati e lasciati tali anche per decenni, al punto di arrivare a escludere dalle graduatorie a esaurimento tutti gli idonei ai concorsi, i giovani abilitati attraverso Tfa e anche (prossimamente) tramite Pas. Tanto è vero che il rapporto di lavoro si è sempre più precarizzato: piuttosto che assumere in ruolo, come indicato dall'Ue attraverso una chiara direttiva risalente al 1999, si è scelta la strada del licenziamento e della riassunzione ad oltranza. Perfino la maggior parte dei vincitori dell'ultimo concorso a cattedra è composta da ultra 35enni". "A tal proposito, per contrastare lo sbarramento delle GaE, - sottolinea Pacifico - l'Anief la scorsa settimana ha presentato una serie di emendamenti alla VII Commissione Cultura della Camera, per permettere la giusta spendibilità e collocazione dell'abilitazione. Tali richieste di modifica 'scadranno' il prossimo martedì: speriamo che il legislatore possa essere illuminato e prevedere quell'inserimento che oggi viene negato a decine di migliaia di aspiranti docenti". (ANSA).

IMG Press: Oggi la giornata mondiale dell’insegnante: professione osteggiata e messa in discussione

Redattore Sociale: Oggi la giornata mondiale dell’insegnante. “Professione osteggiata e sottopagata”

Abruzzo 24 ore: Scuola: Giornata mondiale insegnanti, Anief "in Italia osteggiati"

Contro la crisi: Oggi la giornata mondiale dell’insegnante. “Professione osteggiata e messa in discussione”

Orizzonte Scuola: Oggi la giornata mondiale dell’insegnante: professione osteggiata e messa in discussione

AgenParl: Scuola, domani giornata mondiale dell'insegnante

Tecnica della Scuola: “Quella di Lampedusa non sarà l'ultima tragedia del mare"

MNews: Oggi la giornata mondiale dell’insegnante: professione osteggiata e messa in discussione

Italpress: Scuola, Anief "800 mila professionisti educazione sempre più osteggiati
ROMA (ITALPRESS) - "Pochi, avanti negli anni e sottopagati: sono le tristi caratteristiche tipo del docente italiano. Nella giornata mondiale dell'insegnante sono le tare con cui ormai si devono confrontare quotidianamente gli 800 mila professionisti dell'educazione del nostro paese, sempre piu' osteggiata e messa in discussione". A sostenerlo e' Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, alla vigilia della giornata mondiale dell'insegnante. Il sindacato si sofferma "sull'azione distruttiva che, in particolare nell'ultimo lustro, i nostri governanti hanno perpetrato nei loro confronti: 40 anni fa l'insegnante risultava tra le professionalita' piu' rilevanti nella considerazione sociale e delle famiglie italiane. In molti casi rappresentava l'unica presenza tangibile dello Stato nelle zone piu' povere e emarginate - prosegue la nota -. I tagli agli organici e le riforme attuate dal 2007, la revisione del reclutamento e il progressivo innalzamento dell'eta' pensionabile hanno via via ridotto il personale. Inoltre, i giovani docenti sono aumentati e lasciati tali anche per decenni, al punto di arrivare ad escludere dalle graduatorie ad esaurimento tutti gli idonei ai concorsi, i giovani abilitati attraverso Tfa e anche (prossimamente) tramite Pas. Tanto e' vero che il rapporto di lavoro si e' sempre piu' precarizzato: piuttosto che assumere in ruolo, come indicato dall'Ue attraverso una chiara direttiva risalente al 1999, si e' scelta la strada del licenziamento e della riassunzione ad oltranza. Perfino la maggior parte dei vincitori dell'ultimo concorso a cattedra e' composta da ultra 35enni".
"A tal proposito, per contrastare lo sbarramento delle GaE - sottolinea Pacifico - l'Anief la scorsa settimana ha presentato una serie di emendamenti alla VII Commissione Cultura della Camera, per permettere la giusta spendibilita' e collocazione dell'abilitazione. Tali richieste di modifica 'scadranno' il prossimo martedi': speriamo che il legislatore possa essere illuminato e prevedere quell'inserimento che oggi viene negato a decine di migliaia di aspiranti docenti". "Ma lo svilimento della professione dell'insegnante italiano - continua il sindacalista - passa anche attraverso il loro scarso pagamento: gli stipendi dei nostri docenti sono in media il 25% piu' bassi della media europea. Che corrisponde ad uno scarto medio di 8-9mila euro annui. Che a fine carriera porta a far guadagnare ad un docente di liceo non piu' di 38mila euro, contro i 125mila dei colleghi che operano nel Lussemburgo". "Andando a spulciare gli ultimi rapporti internazionali (Ocse-Ocde, Save the Children) e le stime nazionali ufficiali (Istat) - spiega ancora il rappresentante Anief-Confedir - si ravvisa poi una continua pioggia di numeri negativi: dal 2008 gli alunni iscritti sono aumentati di oltre 90mila unita', ma quello del personale (comprendendo anche gli Ata) si e' ridotto di 200mila; i dirigenti scolastici e i Dsga sono passati da 12mila a 8mila; l'investimento dello Stato per la Scuola e' sensibilmente inferiore a tutte le medie di oltre confine". "Il risultato di questo processo e' sotto gli occhi di tutti: anche per colpa di una societa' che svilisce tutte le forme di sapere e di cultura, oggi piu' che mai il ruolo educativo di chi insegna e' sempre piu' in discussione. Facciamo appello alle istituzioni perche' diano finalmente un segnale di inversione di tendenza. Tornando finalmente a valorizzare gli insegnanti italiani", conclude l'Anief. (ITALPRESS).

Il Giornale del Lazio: 5 ottobre giornata mondiale dell’insegnante: in Italia sempre più pochi, vecchi e sottopagati

Corriere del Web: Giornata mondiale dell’insegnante: in Italia sempre di meno, vecchi e sottopagati

Corriere della Sera: «Noi a scuola demotivati e pagati poco»

Pubblichiamo alcuni articoli sulle due classi 'pollaio' da 40 alunni nel ragusano.

Ansa: Anief, nel ragusano due classi da 40 alunni
Presenti anche 8 disabili; a rischio sicurezza e diritto studio
(ANSA) - ROMA, 4 OTT - Nell'istituto professionale Alberghiero "Marconi" di Vittoria (in provincia di Ragusa) sono presenti 2 classi con ben 40 alunni ciascuna e tra questi otto disabili. Lo denuncia l'Anief. "Non possiamo che tornare a dire - commenta l'associazione - che si tratta di una vergogna nazionale derivante dal fatto che negli ultimi cinque anni lo Stato ha tagliato 200mila posti tra docenti e Ata, tenuto ai margini 150mila precari abilitati vincitori di concorso e cancellato quasi 2mila scuole. Con il risultato che quelli che erano nati, durante la gestione Gelmini, come limiti numerici da adottare in casi eccezionali, sono diventati la norma: nella scuola d'infanzia si è passati da 28 a 29 alunni, alla primaria da 25 a 28 e alle superiori si sono concesse deroghe fino alla presenza di 33 alunni per classe. Sono numeri che stridono rispetto al buon senso. Ma anche alla normativa vigente, come indicato nello schema di risoluzione per superare il sovraffollamento delle classi, presentato dal senatore Fabrizio Bocchino (M5S) e approvato in estate dalla VII Commissione Cultura della Camera, dove si riporta che 'in aula non possono essere presenti più di 26 persone, compresi gli insegnanti o l'eventuale ulteriore personale a qualunque titolo presente'. E che, in presenza di alunni disabili, 'il numero complessivo dovrebbe essere al massimo di 20, in modo da facilitare i processi di integrazione e d'inclusività'. Purtroppo, si tratta di parametri - sottolinea l'Anief - sistematicamente elusi. Con il Miur che continua a nascondersi dietro a un dito, parlando di sforamenti rari e al di sotto l'1%. Come è grave che si continui a eludere l'adozione di una nuova normativa per la formazione dell'organico di sostegno, dando seguito alla sentenza n. 80 del 26 febbraio 2010 con cui la Corte Costituzionale ha eliminato dall'ordinamento le disposizioni limitative contenute nell'art. 2, commi 413 e 414 della legge 24 dicembre 2007, n.244, che fissavano rigidamente un limite al numero degli insegnanti di sostegno". (ANSA).

Redattore Sociale: Classi "pollaio": nel ragusano 80 alunni in 2 classi: tra questi, 8 disabili

Tele Nova Ragusa: Classi “pollaio”: nel Ragusano un alberghiero con due classi da 40 alunni ciascuna

IMG Press: Tormentone classi ‘pollaio’: nel ragusano un alberghiero con due classi da 40 alunni ciascuna

AgenParl: Scuola - Anief, con tagli classi pollaio

Orizzonte Scuola: Tormentone classi ‘pollaio’: nel ragusano un alberghiero con due classi da 40 alunni ciascuna

Corriere del Web: Scuola - Tormentone classi ‘pollaio’: nel ragusano un alberghiero con due classi da 40 alunni ciascuna

Informatore Scolastico: Tormentone classi ‘pollaio’: nel ragusano un alberghiero con due classi da 40 alunni ciascuna

Superabile: Classi "pollaio", nel ragusano 80 alunni in due classi: tra questi, otto sono disabili

 

Pubblichiamo alcuni articoli sul rinvio della decisione sulla stabilizzazione dei precari della scuola alla Corte di giustizia europea, deciso dalla Corte costituzionale.

Il Sole 24 Ore: Scuola: Consulta rinvia a Corte europea decisione su precari

ANSA: Scuola, Consulta rinvia a Corte europea decisione su precari

Italpress: scuola, Anief: ok da Consulta rinvio Corte Ue stabilizzazione supplenti

AgenParl: scuola, Anief: Consulta rinvia a Corte europea stabilizzazione precari

Tecnica della Scuola: precari “storici”, la Consulta riapre la partita sulla stabilizzazione di massa

Orizzonte Scuola: Precariato, Anief: Consulta rinvia alla Corte europea decisione sulla stabilizzazione dei supplenti della scuola

MNews: Scuola: la Consulta rinvia alla Corte di giustizia europea la decisione sulla stabilizzazione dei precari

Il Personale: Scuola: Assunzione 200 mila precari dipende da Lussemburgo

Tuttoscuola: Precari, la decisione della Consulta soddisfa Anief, Gilda e Sel

AgenPress: scuola, assunzione 200 mila precari dipende da Lussemburgo

Il Mondo: Scuola, Anief: assunzione di 200 mila precari dipende da Corte di giustizia europea

Rassegna.it: Scuola: Assunzione 200 mila precari dipende da Lussemburgo

Monreale News: Precari della scuola: sull'immissione in ruolo deciderà la Corte di Giustizia Europeaù

Leggi Oggi: Scuola: 200 mila precari in attesta della sentenza della Corte europea

La Stampa del Mezzogiorno: scuola: assunzione 200 mila precari dipende da Lussemburgo

AgenParl: scuola, Anief, su assunzione di 200mila precari decide Corte di Lussemburgo

Aletheia on line: Precari, Ue apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia

TMNews: scuola, Anief: assunzione 200mila precari passa dal Lussemburgo

ANSA: assunzione 200 mila precari dipende da Lussemburgo

Italpress: scuola, Anief: assunzione 200 mila precari passa per Corte Lussemburgo

Tuttoscuola: Precari. Se la Corte di Giustizia dicesse sì

Business on line: Concorso scuola: posti non tutti disponibili. Ma precari aspettano anche sentenza corte europea

Tecnica della Scuola: Precari, assunzioni di massa: deciderà la Corte europea

Pubblichiamo alcuni articoli sulla richiesta ANIEF al CdM di raddoppiare il numero di immissioni in ruolo, visti gli oltre 100mila posti liberi.

Tecnica della Scuola: a Firenze i precari contestano il ministro: quando si volta pagina?

Lavoriamo.eu: “Scuola, sono 100mila i posti da coprire: 44mila assunzioni non bastano”

Online News: Scuola, Anief: centomila posti liberi, serve raddoppiare le assunzioni

Reporter Web Tv: Scuola: rispettare la volontà economica dell’Europa o adeguarsi alla formazione europea?

Orizzonte Scuola: Immissioni in ruolo. Per l'ANIEF deve contare 100mila posti e non 44mila

Qoop: Scuola, Anief: centomila posti liberi, serve raddoppiare le assunzioni

MNews: Anief-Confedir: nella scuola 100mila posti liberi, CdM raddoppi piano assunzioni

Corriere del Web: Istruzione - Anief-Confedir: nella scuola 100mila posti liberi, CdM raddoppi piano assunzioni

Italpress: scuola, Anief-Confedir "100 mila posti liberi, CdM raddoppi assunzioni"
ROMA (ITALPRESS) - "Dopo il concorso a cattedra, anche il piano triennale di immissioni in ruolo che l'amministrazione scolastica si appresta a varare attraverso il Consiglio dei Ministri ha alte possibilita' di rivelarsi un flop: sia perche' il numero di docenti e Ata da assumere (44 mila) corrisponde a meno della meta' dei posti effettivamente liberi nel prossimo triennio (oltre 100mila), sia perche' ad oggi non e' prevista alcuna misura di accompagnamento necessaria a garantire un vero ricambio generazionale tra gli insegnanti". Lo afferma in una nota Anief-Confedir, ricordando che "gia' in passato abbiamo assistito a programmi di assunzioni poi clamorosamente naufragati. Come quello del 2006, deciso dal Governo Prodi, con solo una parte dei 150 mila docenti e Ata stabiliti che hanno trovato un posto stabile nella scuola per colpa delle intransigenze dei governi successivi - sottolinea il sindacato -. Assieme alle assunzioni, da aumentare, bisogna quindi permettere di collocare in pensione il personale ultra 60enne con almeno 36 anni di contributi. Che non puo' attendere ancora cinque anni per andarsene. Gia' il raffronto tra coloro che hanno lasciato un anno fa e quelli che andranno via domani, 1° settembre, a seguito dell'entrata in vigore della riforma Fornero, e' significativo: a Campobasso nel 2012 sono andati in pensione 113 docenti e Ata; quest'anno saranno appena 34. A Terni lo scorso anno hanno lasciato la scuola in 93; ora se ne andranno solo in 22. Un ultimo esempio: a Salerno gli ultimi pensionati sono stati 676; domani lasceranno il servizio in 201".
"Per rendere efficace il piano di immissioni in ruolo in approvazione probabilmente nel CdM del 9 settembre - sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - occorre prima di tutto favorire il pensionamento del personale con oltre 60 anni di eta' e 35 di contributi, catalogato come 'Quota96', ottusamente costretto a rimanere in servizio per via della riforma Fornero. Occorre poi agire sul tempo scuola, tornando alle ore di offerta formativa precedenti alla Legge 133 del 2008 voluta dai ministri Tremonti e Gelmini, e portare l'obbligo formativo a 18 anni".
"Ma anche riabilitare - continua Pacifico - il DPR 233/1998 sul dimensionamento 'ottimale', oltre che rispettare la sentenza della Consulta 147/2012, liberando dagli accorpamenti oltre 2 mila scuole primarie e secondarie di primo grado, oggi dirette da dirigenti scolastici costretti a dividersi anche su tre-quattro istituti e a gestire oltre 400 dipendenti. Gia' agendo su questi fronti, si recupererebbero una parte dei 200mila posti tagliati negli ultimi sei anni, garantendo cosi' ai vincitori di concorso di essere immessi in ruolo su quei posti liberi che in questi giorni in molte province sono risultati spariti. Ma anche di introdurre nella scuola finalmente del personale giovane, anziche' il 60% dei nuovi assunti con oltre 50 anni". Complessivamente quest'anno andranno in pensione 10.860 docenti e 3.662 tra amministrativi, tecnici ed ausiliari: si tratta di appena 14.522 lavoratori, un numero che corrisponde alla meta' di quelli del 2102: lo scorso anno furono 27.754, suddivisi tra 21.114 docenti e 5.338 Ata (a cui si aggiunsero 35 del personale educativo, 207 insegnanti di religione cattolica e 1.060 dirigenti scolastici). Ma il dato odierno diventa ancora piu' clamoroso se si va a raffrontare con le cessazioni dal servizio di qualche anno prima. Come nel 2007, quando lasciarono oltre 35 mila.
"E' evidente che la scuola italiana doveva assorbire la riforma Fornero in modo diverso. Il nostro Paese, infatti, annovera gia' da tempo i docenti piu' vecchi dell'area Ocse, con l'eta' media attorno ai 50 anni - sottolinea Anief-Confedir -. E manda in ruolo la maggior parte dei precari sempre a quella eta'. Ora, con le nuove norme che obbligano ad andare in quiescenza non prima dei 65-67 anni, ci ritroveremo con un numero altissimo di insegnanti stanchi e demotivati, costretti a trasmettere conoscenze a classi-pollaio di 30 e piu' alunni".
"Sarebbe stato sicuramente piu' opportuno - continua Pacifico - dare la possibilita' a chi ha svolto 25 anni di insegnamento di rimanere nella scuola con il ruolo di tutor dei giovani docenti: una modalita' gia' adottata in diversi Paesi. Perche' non grava sulla previdenza, da' impulso alla didattica, migliorando la formazione delle nuove leve, e favorisce il turn over". "Una volta adottate misure ad hoc per la scuola, il Miur farebbe bene anche a rivedere i conti sulle assunzioni da attuare nel triennio 2014-2016. In questo momento, infatti, vi sono oltre 14mila cattedre rimaste libere - conclude l'Anief-Confedir -. A cui vanno aggiunti 37mila posti di sostegno e circa 25 mila tra amministrativi, tecnici ed ausiliari. Considerando un minimo di altri 25mila pensionamenti nel prossimo biennio, si superano i 100mila posti. Perche', invece, il Miur si appresta a prevederne appena 44mila?".

Ansa: A Isernia soppressa elementare detenuti

Prima Pagina: Isernia, i detenuti non potranno più frequentare i corsi di scuola elementare

Quotidiano di Sicilia: Anief: “Nella scuola ci sono 100 mila posti vacanti”

Tecnica della Scuola: Nella scuola 100mila posti liberi

Tecnica della Scuola: Per i sindacati le assunzioni dovevano essere di più

Pubblichiamo alcuni articoli su eliminazione scatti stipendiali, abolizione del valore legale del titolo di studio e manifestazione abilitati Tfa al Miur.

Manifestazione al Miur degli abilitati TFA

TMNews: Scuola - Oggi manifestazione al Miur docenti Anief precari
Nel pomeriggio il sindacato in audizione alla Camera
Roma, 26 set. (TMNews) - I precari della scuola tornano a manifestare il loro dissenso contro le promesse disattese da parte del Miur e lo sbarramento alla stabilizzazione lavorativa deciso dall'amministrazione statale. Oggi, dalle 10 alle 14, diverse centinaia di docenti abilitati durante la scorsa estate attraverso i "Tirocini Formativi Attivi" (TFA) si riuniranno a Roma, davanti al Ministero dell'Istruzione, per chiedere di dare un maggiore peso specifico al titolo conseguito, sia ai fini delle supplenze sia per avviare i presupposti per la loro progressiva assunzione a titolo definitivo.
Sempre oggi, a partire dalle 15, il sindacato presenterà in audizione ai componenti della commissione Cultura della Camera una serie di emendamenti al D.L. 104/13, già approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei Ministri. Tra le modifiche al Decreto figura anche una revisione degli articoli che riguardano le graduatorie ad esaurimento, motivo della manifestazione di oggi al Miur: in particolare, l'Anief chiederà formalmente alla Commissione di competenza di unificare la quarta fascia delle graduatorie dei precari con la terza fascia. Con il conseguente inserimento dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito di cui al D.D.G. n. 82 del 24.9.12, dei docenti iscritti ai corsi di Scienze della Formazione a partire dall'a.a. 2008-2009, con riserva se non ancora laureati e dei docenti abilitati con il TFA ordinario.
Tra le modifiche al Decreto Scuola che l'Anief chiederà di fare proprie figura anche la necessità, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, di cancellare l'invarianza finanziaria da disporre con un nuovo contratto che bloccherà la ricostruzione di carriera ai 26.264 docenti di materie curricolari, ai 13.400 ATA e ai 26.684 docenti di sostegno che saranno assunti nei prossimi tre anni su posti vacanti in organico di diritto.
Fra le altre richieste del sindacato: l'introduzione dell'organico funzionale per i circa 4mila inidonei e insegnanti tecnico pratici in esubero; una deroga alle norme sul dimensionamento per garantire la peculiarità della sede di dirigenza nelle istituzioni scolastiche collocate in zone montane e piccole isole; il ripristino dei concorsi per ricercatore; la cancellazione del'obbligatorietà della formazione per quei docenti che operano in contesti particolari o cui alunni hanno fatto riscontrare basse valutazioni in occasione delle prove Invalsi.

Ansa: Scuola - precari, protesta abilitanti davanti al Ministero
(ANSA) - ROMA, 26 SET - I precari della scuola tornano a manifestare contro quelle che definiscono "promesse disattese" da parte del Ministero e lo sbarramento alla stabilizzazione lavorativa deciso dall'amministrazione statale. Ne dà notizia l'Anief, che sostiene la protesta. Oggi diverse centinaia di docenti abilitati durante la scorsa estate attraverso i "Tirocini Formativi Attivi" si riuniscono a Roma, davanti al Ministero dell'Istruzione, per chiedere di dare un maggiore peso specifico al titolo conseguito, sia ai fini delle supplenze sia per avviare i presupposti per la loro progressiva assunzione a titolo definitivo. L'Anief, nata proprio per tutelare i diritti dei precari della scuola, ritiene ingiusto negare a più di 20 mila nuovi docenti l'immediata spendibilità lavorativa del titolo conseguito. Sempre oggi, nel pomeriggio, il sindacato presenterà in audizione ai componenti della Commissione Cultura della Camera una serie di emendamenti al Decreto 104/13, già approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei Ministri. Tra le modifiche figura anche una revisione degli articoli che riguardano le graduatorie a esaurimento, motivo della manifestazione di oggi: in particolare, l'Anief chiederà formalmente alla Commissione di unificare la quarta fascia delle graduatorie dei precari con la terza fascia. Con il conseguente inserimento dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito, dei docenti iscritti ai corsi di Scienze della Formazione a partire dall'anno scolastico 2008-2009, con riserva se non ancora laureati e dei docenti abilitati con il Tfa ordinario. Alla Commissione l'Anief chiederà anche di cancellare l'invarianza finanziaria da disporre con un nuovo contratto che bloccherà la ricostruzione di carriera ai 26.264 docenti di materie curricolari, ai 13.400 Ata e ai 26.684 docenti di sostegno che saranno assunti nei prossimi tre anni su posti vacanti in organico di diritto. (ANSA).

Contro la crisi: Scuola, oggi manifestazione al Miur dei docenti Anief precari

Il Mondo: Scuola - Oggi manifestazione al Miur docenti Anief precari

MNws: Scuola - Docenti precari, oggi davanti al Miur manifestazione degli abilitanti con TFA

Primapress: Docenti precari, oggi davanti al Miur manifestazione degli abilitanti con TFA

Tecnica della Scuola: Abilitati con Tfa, sale la protesta ma la Camera nicchia

AgenParl: Scuola, Anief sostiene protesta e presenta emendamenti al decreto

Informatore Scolastico: Docenti precari, oggi davanti al Miur manifestazione degli abilitati con Tfa

MNews: Disco rosso per i docenti precari, Solo la Camera può garantire inserimento in GaE degli abilitati TFA 

Italpress: Scuola, Anief "Solo Camera può garantire inserimento abilitati Tfa"
ROMA (ITALPRESS) - "Il Parlamento italiano deve proprio risolvere il problema dei docenti precari abilitati, e consentire a decine di migliaia la spendibilita' lavorativa del titolo conseguito". Nel corso dell'audizione svolta oggi pomeriggio dall'Anief alla Camera, durante la quale l'associazione sindacale ha presentato gli emendamenti al D.L. 104/13, i componenti della VII Commissione Cultura sono stati esortati a trovare la volonta' politica per inserire nelle graduatorie ad esaurimento gli oltre 20 mila abilitati in estate attraverso i 'Tirocini formativi attivi' di tipo ordinario. Marcello Pacifico, presidente Anief, ha spiegato ai parlamentari che "la mancata assunzione di tale impegno andrebbe in conflitto con la logica che un anno e mezzo fa ha portato lo Stato italiano a bandire dei corsi nazionali abilitanti, con un numero di posti programmati sulla base delle disponibilita' effettive: collocare oggi quei docenti - che hanno superato una dura selezione iniziale, svolto un lungo corso universitario, decine di esami, centinaia di ore di tirocinio all'interno delle scuole e una verifica finale davanti ad una commissione accademica - nelle sole graduatorie d'istituto, rappresenta un'ingiustizia. Oltre che una beffa". "E' assurdo - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che prima lo Stato investa nella formazione in servizio di tanti docenti, ma poi quando si tratta di collocarli nella dimensione che meritano si tiri indietro. Accampando delle basse motivazioni burocratiche, in pratica si dice loro che non c'e' posto. Siamo di fronte all'ennesima stortura del sistema organizzativo scolastico italiano, che stavolta rasenta l'incredibile".
"Una contraddizione - continua Pacifico - gia' ravvisata in estate, con la negata immissione in ruolo a migliaia di vincitori del concorso a cattedra. Anche per loro, tra l'altro, rimangono sbarrate le porte delle GaE. Lo stesso destino viene poi riservato ai diplomati con la laurea magistrale abilitante, lo scorso anno inseriti in una fascia aggiuntiva che poco dopo la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima. Come tale rimane lo stop al trasferimento per 5 anni dei neo-immessi in ruolo e la mancata collocazione di un migliaio di diplomati Afam, oggi costretti a fare supplenze attraverso le graduatorie d'istituto". Assieme all'emendamento sui Tfa, il sindacato ha presentato in audizione ai componenti della VII Commissione Cultura della Camera anche diverse altre modifiche al D.L. 104/13. Tra queste figura la necessita', nel rispetto della normativa nazionale (D.Lgs 29/93, D.Lgs 165/01) e comunitaria (direttiva 1999/90/CE), di cancellare l'invarianza finanziaria da disporre con un nuovo contratto che blocchera' la ricostruzione di carriera ai 26.264 docenti di materie curricolari, ai 13.400 ATA e ai 26.684 docenti di sostegno che saranno assunti nei prossimi tre anni su posti vacanti in organico di diritto. Queste le altre richieste: l'introduzione dell'organico funzionale per i circa 4mila inidonei e insegnanti tecnico pratici in esubero; una deroga alle norme sul dimensionamento per garantire la dirigenza nelle istituzioni scolastiche collocate in zone montane e piccole isole, come previsto dal DPR 233/98; il ripristino dei concorsi per ricercatore; la cancellazione dell'obbligatorieta' della formazione per quei docenti che operano in contesti particolari o i cui alunni hanno fatto riscontrare basse valutazioni in occasione delle prove Invalsi; il rispetto degli organici regionali di sostegno dell'anno scolastico 2005/06, ai fini dell'assunzione di circa 27mila docenti specializzati nel prossimo triennio, per non penalizzare alcune zone del paese. (ITALPRESS).

Online News: Scuola - Anief,”non si possono formare i docenti e poi lasciarli ai margini dicendo loro che non c’è posto”

Leggo: Scuola, precari protestano in mutande davanti al Ministero dell'Istruzione

Tuttoscuola: Precari TFA protestano davanti al Miur

Tuttoscuola: Assalto alla graduatorie ad esaurimento

Il Messaggero: Scuola, precari protestano in mutande davanti al ministero dell'Istruzione

Italia in parole: Caos scuola, i precari protestano in mutande

Tutto cronaca: La protesta dei precari della scuola: c’è anche chi resta in mutande

Diggita.it: In slip i precari della scuola, così protestano davanti al Ministero

Docenti Scapigliati: Scuola, precari protestano in mutande davanti al ministero dell'Istruzione...

Informatore Scolastico: docenti precari: oggi davanti al Miur manifestazione degli abilitanti con Tfa
 

Abolizione del valore legale del titolo di studio

AgenParl: Scuola - Anief: abolire valore legale del titolo di studio arretrerebbe l’Italia di 900 anni

Corriere del Web: Scuola - Anief: abolire il valore legale del titolo di studio arretrerebbe l’Italia di 900 anni

MNews: Scuola - Anief: abolire il valore legale del titolo di studio arretrerebbe l’Italia di 900 anni

Italpress: Scuola, Anief "No abolizione valore legale del titolo di studio"
ROMA (ITALPRESS) - Abolire il valore legale del titolo di studio porterebbe l'Italia indietro di 900 anni: a sostenerlo e' l'associazione sindacale Anief, in risposta alle dichiarazioni del ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza. "Sarebbe il caso di ricordare alla fisica Carrozza - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che il valore legale della laurea costituisce un punto fermo del patrimonio culturale italiano e dei diritti civili dei suoi cittadini. Non e' un caso - continua il sindacalista - se Federico II gia' dal XIII secolo avesse deciso di fondare l'Universita' di Napoli, con il preciso scopo di preparare la classe dirigente che avrebbe amministrato il Regno di Sicilia. Non si capisce pertanto perche' dopo 900 anni il peso della cultura debba essere cambiato". Secondo il sindacato, piuttosto che auspicare l'eliminazione della valutazione del voto di laurea ai fini dell'accesso al mondo del lavoro, il ministro farebbe bene a rispettare la nostra Costituzione, mantenendone per intero la validita' legale e formale. "Cancellare il valore legale del titolo di studio - conclude Pacifico - significherebbe anche mandare un messaggio sbagliato agli studenti: perche', infatti, dovrebbero continuare ad impegnarsi per cercare di prendere un buon voto ed essere ammessi brillantemente alla classe successiva? Alla fine del corso di studi, infatti, non conterebbe piu' l'andamento degli esami svolti. Ma bastera' averli superati con il minimo sforzo". (ITALPRESS).

Tuttoscuola: Abrogazione del valore legale del voto di maturità: a favore o contro

 

Eliminazione degli scatti stipendiali

Tecnica della Scuola: Addio agli scatti automatici? I sindacati puntano i piedi

Orizzonte Scuola: Stipendio legato al merito. FLCGIL: ci vogliono risorse aggiuntive. ANIEF: scuola come azienda

Orizzonte Scuola: Stipendio legato al merito, ma a costo zero. Dopo le nostre anticipazioni, le reazioni dei sindacati

Orizzonte Scuola: OS.it interroga i sindacati: no ad atto di forza del Governo su rinnovo contratto e scatti anzianità. No a valutazione e carriera senza risorse

Tecnica della Scuola: Confermato lo sciopero dei Cobas del 18 ottobre

 latecnicadellascuola.it – 28 settembre 2013
“Confronto sul Snv”
░ Un incontro – lo scorso 26 settembre a Roma, tra il presidente dell’INVALSI, dott. Sestito e le OO.SS. ha lasciato queste perplesse.
Il dott. Sestito, ha avviato la riunione precisando che il confronto si intende solo sulle materie di competenza dell’Invalsi; che il lavoro di valutazione deve stimolare e sostenere i processi di miglioramento e non dare le pagelle alle scuole e che non è loro intenzione entrare nella sfera di competenza contrattuale. Ha, quindi, parlato diffusamente dei due processi fondamentali del futuro SNV: l’autovalutazione e la valutazione esterna. È stato inoltre descritto il quadro concettuale di riferimento, l’innovazione costituita dall’aggiunta a questo quadro della valutazione dei risultati a lungo termine degli alunni di ciascuna scuola e della necessità di focalizzare l’analisi sui processi. Ha riportato poi il discorso sui progetti in corso, VALES e Valutazione e miglioramento, precisando a più riprese che gli strumenti e le procedure di selezione per i valutatori esterni messe in opera per questi progetti non verranno integralmente ripetute per l’attuazione del SNV.
 L'avvio del SNV è previsto dal Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione (DPR del 28 marzo 2013, n. 80, emanato in applicazione del d.l. n. 225/2010 convertito con modificazioni dalla legge n. 10/2011) ed è stato licenziato dal Governo Monti a elezioni 2013 già avvenute. Tuttavia, come è stato fatto rilevare da tutte le Organizzazioni sindacali presenti, l'avvio del SNV avviene all'insegna di molte, importanti criticità. Non è chiaro, sostiene Flc, se ci siano parametri comuni da considerare nella autovalutazione di istituto, né in base a quali indicatori verranno individuate le scuole che saranno oggetto di valutazione esterna. Sarebbe inoltre auspicabile, continua Flc-Cgil, che in questi contesti il peso dei test venisse ricalibrato in modo da uscire da quella sorta di delirio statistico cui si è assistito in questi anni in cui i test hanno costituito di fatto l'unico indicatore della valutazione. La valutazione dei Dirigenti Scolastici va espunta dal Regolamento in questione, dice ancora Flc, perché tenere insieme valutazione individuale e valutazione di sistema costituisce un elemento che distorce le dinamiche interne alla scuola e, insieme, un elemento che ostacola il pieno dispiegarsi dell'autonomia scolastica. Anche la UilScuola critica “l’assenza della Direttiva del MIUR prevista per legge e di una risposta alla richiesta unitaria di incontro con il Ministro su questa tema, mentre risulta inappropriato l’avvio di un confronto con il solo INVALSI.
La Uil ha evidenziato come lo stesso Istituto che si chiama fuori dalle questioni contrattuali, ha invece, e senza coinvolgere scuole ed insegnanti, avviato e concluso un’iniziativa di formazione del personale senza consultare le organizzazioni sindacali.

Il Messaggero – 29 settembre 2013
“Scuola, svolta sugli scatti. Dall'anzianità al merito”
░ Nel documento di economia e finanza, il Governo intenderebbe abrogare il sistema degli scatti basati sulla anzianità di servizio. Il nuovo criterio sarebbe quello del merito… Calcolato da chi ? Dall’INVALSI ?
…Dopo anni di scatti d’anzianità congelati, con gli stipendi dei docenti italiani sempre più sacrificati nel tempo, l’idea è quella di sostituire gli aumenti legati agli anni di servizio con aumenti legati alla qualità del lavoro. Nella nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanza, punto programmatico con il quale si cerca di armonizzare la politica nazionale con l’Unione europea, il governo ha indicato la necessità di un nuovo sistema di aumento retributivo per i docenti. E, in effetti, in Europa il merito incide negli stipendi degli insegnanti, ma il metodo più diffuso è un sistema-misto, dove l’anzianità conserva comunque un riconoscimento. Ora le intenzioni del governo vanno nella direzione di un cambiamento netto con “un sistema di valutazione delle prestazioni professionali – si legge nella nota del Def – collegato a una progressione di carriera svincolata dalla mera anzianità di servizio”. L’obiettivo è quello di assicurare “una maggiore qualità alle istituzioni scolastiche”. Un progetto che potrebbe andare avanti comunque, anche se il governo Letta dovesse decadere. Dopo il decreto del Consiglio dei ministri del 9 settembre scorso, dove gli stipendi dei dirigenti scolastici sono stati ancorati ai risultati ottenuti, ora si sta guardando a una riforma radicale. Proprio mentre all’orizzonte si profila la nuova direttiva per il rinnovo contrattuale per gli oltre 700mila insegnanti di ruolo. Del resto lo stesso decreto prevede corsi di formazione obbligatori per i docenti i cui alunni riportano nelle prove Invalsi risultati inferiori alla media nazionale. Ma una riforma che sostituisca agli scatti d’anzianità il merito comporta almeno due grossi problemi. Il primo è quali saranno i criteri del merito. Nel Def non è indicato nulla. Il secondo, ed è il grande timore dei sindacati, è che questa riforma possa essere il cavallo di Troia per tagliare risorse destinate alla busta-paga degli insegnanti.

www.corriere.it – 29 settembre 2013
“Di nuovo a rischio la seconda rata IMU”
░ Si profila per gli italiani anche il pagamento, a metà dicembre, della seconda rata dell'Imu sulla prima casa.
Le risorse per evitare il pagamento dell'imposta sugli immobili, 2,4 miliardi di euro già conteggiati nel bilancio di quest'anno (come il miliardo che arriverà dall'aumento Iva) devono essere trovate entro il 15 ottobre, secondo l'impegno politico preso dal premier, Enrico Letta…. Potrebbero esserci problemi anche sulla prima rata dell'Imu. Il decreto che l'ha cancellata è ancora in Parlamento e potrebbe finire ostaggio della crisi politica. Se non dovesse essere convertito in legge, verrebbero a mancare, oltre al presupposto per l'abbattimento della seconda rata, anche le coperture previste per compensare lo sgravio di giugno. Salterebbero, tanto per cominciare, i 600 milioni attesi dalla sanatoria sui giochi dei Monopoli. E bisognerebbe a quel punto trovarli con altre misure di bilancio entro l'anno, il che complicherebbe non poco le cose, visto che il deficit è già fuori linea… Un'intesa politica appare molto difficile, se non impossibile, anche sulla Legge di Stabilità che il governo deve presentare entro il 15 ottobre, e che doveva essere lo strumento per il taglio del cuneo fiscale, la riforma dell'Imu e della Tares, la revisione delle aliquote Iva. Tutti interventi per i quali deve essere trovata una copertura finanziaria con tagli di spesa o nuove entrate, comunque con operazioni molto difficili dal punto di vista politico…

lapoesiaelospirito.wordpress.com – 30 settembre 2013
“I nuovi decreti sono una fabbrica di precariato”
░ Riportiamo, da un articolo di Carlo Serravalli, pubblicato su Lpels (un blog collettivo di letteratura e società, che “aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere”).
… Il cosiddetto Decreto Scuola L’istruzione riparte, del 12 settembre (DL 104/2013). Si tratta di una sorta di minestrone, in cui è finito di tutto un po’; la parte più consistente del provvedimento risulta essere, tuttavia, un piano di assunzioni a tempo indeterminato da mettere in atto in tre anni…. Analizzando i dati, ci si rende conto che nella realtà l’iniziativa non modifica in modo determinante la situazione attuale e, inserendosi sostanzialmente in un quadro di continuità con l’attività dei precedenti esecutivi, si rivela di natura più propagandistica che fattiva. Vediamo preliminarmente le cifre relative al precariato scolastico. In primo luogo va chiarito che gli insegnanti precari attualmente iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae) ammontano a più di 200.000; si tratta di personale abilitato… qualificato e selezionato, che da molti anni presta servizio nella scuola pubblica.
Il quadro, tuttavia, non si esaurisce qui. Infatti dall’anno accademico scorso è attivo presso le facoltà italiane il Tirocinio Formativo Attivo (Tfa), il nuovo percorso a numero chiuso per conseguire l’abilitazione all’insegnamento, che ha già concluso un primo ciclo di circa 20.000 abilitati. A questi si devono aggiungere coloro che frequenteranno i Percorsi Abilitanti Speciali (Pas), attivi da quest’anno, ai quali si può accedere avendo maturato, pur senza abilitazione, un servizio di almeno tre anni; si parla di 66.000 iscritti a questi corsi… Il Miur stipula annualmente più di 100.000 contratti a tempo determinato… ai quali vanno aggiunti gli incarichi per le supplenze brevi, stipulati durante l’anno. Veniamo ora ai numeri del decreto Carrozza. Il testo prevede l’assunzione di 69.000 insegnanti, di cui 26.634 di sostegno, e di 16.000 unità del personale Ata, da effettuare nell’arco di tre anni. Per quanto riguarda gli insegnanti quindi si tratterà di circa 23.000 assunzioni l’anno… I massicci tagli operati dalla Gelmini alla spesa per l’istruzione hanno drammaticamente ridotto le assunzioni negli anni successivi: nel 2008 sono state 25.000, soltanto 8.000 nel 2009 e 10.000 nel 2010. Esclusivamente nell’ultimo anno di Ministero Gelmini i numeri in parte sono saliti, con l’assunzione di 30.482 insegnanti (e 36.488 Ata) nel 2011. Infine con Profumo abbiamo avuto nel 2012 21.112 assunti. Gli assunti per il 2013 sono stati 11.268, ridicola cifra degna della peggiore Gelmini, con la quale il Ministero Carrozza ha esordito… Viene da chiedersi a questo punto il perché di una tale situazione. Come si è visto, nonostante i massicci tagli operati, in particolare sotto il Ministero Gelmini, il Miur continua a servirsi abbondantemente del precariato nella scuola. Se annualmente vengono fatti più di 100.000 contratti a tempo determinato, non varrebbe a questo punto la pena di stabilizzare almeno una parte consistente dei lavoratori precari? Si toglierebbe dallo stato di incertezza un certo numero di professionisti, che potrebbero finalmente avere la possibilità di esprimere a pieno le proprie potenzialità, con tutto ciò che questo comporterebbe per il miglioramento della qualità dell’offerta formativa; inoltre si garantirebbe al sistema scolastico un personale più stabile, in grado di progettare la didattica con continuità e quindi con maggiore efficacia…. Il tentativo messo in atto recentemente da Profumo di alzare l’orario di servizio dei docenti della secondaria da 18 a 24 ore a parità di retribuzione lascia anche intuire quale sarà il terreno in cui in futuro si giocherà la partita delle nuove riduzioni di spesa per l’istruzione: far lavorare di più il personale di ruolo, concedendo qualche cosa sul piano salariale, per eliminare ancora cattedre. Affinché tale progetto sia realizzabile, è necessario che una parte consistente del personale resti precario. La scuola nel nostro Paese sta vivendo un periodo di profondissima crisi, che sta minando alle radici la sua stessa ragion d’essere. L’esiguità dei fondi per il funzionamento quotidiano degli istituti, la frequente impossibilità di garantire la continuità didattica, il sovraffollamento delle classi, la carenza di personale per gli alunni diversamente abili o con disturbi di apprendimento, sono soltanto gli esempi più eclatanti di tale stato di cose…

www.palermo.repubblica.it – 30 settembre 2013
“Concorsi truccati all'Università; due docenti ai domiciliari”
░ Nuovo scossone sull'Università di Messina, da anni oggetto di inchieste e scandali legati alla corruzione dei docenti. La Guardia di finanza ha arrestato due docenti responsabili di avere pilotato un concorso.
Le ordinanze di custodia cautelare, agli arresti domiciliari… sono state eseguite nei confronti di un Direttore di Dipartimento dell'Universita' di Messina nonche' professore ordinario presso il medesimo dipartimento, e di un altro professore ordinario dello stesso Ateneo. Indagati per i medesimi fatti, altri tre docenti… Nel concorso oggetto delle indagini, nonostante l'accurata pianificazione della procedura, che avrebbe dovuto chiudersi con la nomina a ricercatore di un parente di uno degli arrestati, la presenza di un candidato con un punteggio piu' elevato aveva creato qualche problema agli indagati che, per portare a termine il piano, sarebbero giunti a costringere il concorrente meritevole a ritirarsi consentendo la proclamazione del candidato predesignato."Pacta servanda sunt". I patti vanno rispettati, così in una intercettazione telefonica i due arrestati avrebbero concordato circa la necessità che il candidato, potenziale vincitore del concorso, dovesse rispettare i patti, ovvero ritirarsi, dietro la promessa di una sua successiva sistemazione in altra procedura concorsuale per ricercatore. L'indagine e' scaturita da una denuncia per una falsa fattura utilizzata presso il Dipartimento, dove operava uno dei destinatari delle misure cautelari e ha consentito di accertare l'appropriazione di somme da parte di quest'ultimo dalla gestione del "fondo economale" del Dipartimento con il concorso di un dipendente della medesima facolta'.

www.repubblica.it – 01 ottobre 2013
“Scuola, la piaga degli abbandoni: ogni anno 700mila ragazzi lasciano”
░ La onlus Intervita, la Fondazione Giovanni Agnelli e l'associazione Bruno Trentin della Cgil indagheranno l'impatto economico e sociale del fenomeno della dispersione scolastica
Ogni anno circa 700 mila ragazzi lasciano gli studi. Due studenti su dieci non tornano tra i banchi o, se lo fanno, studiano talmente poco da non avere alcuna possibilità di superare l'anno. Partirà da questo dato la ricerca sulla dispersione scolastica condotta dalla onlus Intervita, con l'associazione Bruno Trentin della Cgil e la Fondazione Giovanni Agnelli. Lo studio, che inizierà il prossimo mese, si propone di indagare a fondo l'impatto economico e sociale del fenomeno, di identificare la tipologia e il numero dei ragazzi che abbandonano i banchi di scuola. E soprattutto di proporre soluzioni per contrastarlo. Le aree di riferimento sono le province di Milano, Roma, Napoli e Palermo. Il fenomeno dell'abbandono degli studi è stato approfondito da Istat ed Eurostat. I numeri parlano chiaro: il 17,6% dei ragazzi lasciano la scuola. Anche in questa classifica l'Italia è ultima tra i Paesi europei. Nel Vecchio continente in media l'abbandono è al 14,1%. Nei Paesi di pari sviluppo socio-economico la media è molto più bassa: in Germania si attesta al 10,5%, in Francia all'11,6%, nel Regno Unito al 13,5%. Un gap evidente, che diventa preoccupante se si considerano solo i dati del Sud Italia: il 22,3% dei ragazzi abbandona gli studi, mentre al Centro-Nord siamo intorno al 16%. Rispetto al 2000, quando erano il 25,3%, gli abbandoni sono diminuiti. L'obiettivo è raggiungere il 10% fissato dalla strategia Europa 2020.

www.tuttoscuola.com – 01 ottobre 2013
“Bullismo: Miur condannato per omessa vigilanza”
░ Pesante decisione a carico del Ministero della pubblica istruzione in tema di bullismo e danni subiti di un alunno a causa delle percosse subite dai compagni. Il danno subito dal giovane, che aveva 13 anni all’epoca dei fatti, è stato liquidato nella complessiva somma rivalutata ad oggi di 125.000 euro, oltre alle spese di lite ed interessi.
A segnalarla Giovanni D'Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che ne sottolinea la rilevanza alla luce del fatto che si tratta di un fenomeno ancora troppo sottovalutato all’interno delle scuole, ma che forse con sentenze di questa portata potrà il personale docente e non docente ad una maggiore vigilanza e prevenzione. Con la sentenza 8081/2013 il Tribunale di Milano ha infatti stabilito che il Ministero deve risarcire i danni patiti dall’alunno vittima di episodi di bullismo tenuti da altri allievi dell’Istituto scolastico, consistiti in aggressioni fisiche. Per il tribunale la condotta omissiva del personale docente configura una “culpa in vigilando”: per superare la presunzione di responsabilità ex art. 2048 c.c., non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stati in grado di effettuare un intervento correttivo o repressivo, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose. La sentenza afferma che “in tema di responsabilità dell’amministrazione scolastica ex l. n. 312 del 1980, art. 61, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico; il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto”. Spetta al magistrato, una volta stabilita la responsabilità della scuola per i danni non patrimoniali subiti dallo studente, procedere a un'adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza. Nella fattispecie il Tribunale ha accertato che il ragazzo, divenuto nel frattempo maggiorenne, ha subìto l’insorgenza di una grave sindrome psichica: dalla malattia suddetta è derivato un danno biologico permanente nella misura del 20%, ed un danno biologico temporaneo protrattosi per diciotto mesi.

http://www.tuttoscuola.it – 03 ottobre 2013
“Studenti italiani meno internazionali dei coetanei Ue”
░ Presentata a Torino la ricerca “Generazione I…n Europa” edizione 2013 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso da Fondazione Intercultura e Fondazione Telecom Italia (dati elaborati da Ipsos).
Dal rapporto emergono le tante difficoltà della scuola italiana nel necessario processo di internazionalizzazione. Rimangono infatti pochi gli istituti italiani che attivano almeno un’iniziativa di questo genere durante l’anno scolastico (il 53%, mentre in Germania sono il 97%); nonostante questo, vi è tuttavia una nota positiva su cui riflettere: la metà delle scuole italiane che sviluppano attività coinvolge infatti percentualmente più studenti che gli altri Paesi, ad eccezione della Germania. Tra gli interventi più immediati vi sono quelli derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie che, dati alla mano, favoriscono gli istituti italiani ad intraprendere un percorso internazionale (tra le scuole italiane già attive, il 34% ha fatto ricorso alla tecnologia). Dalla ricerca emerge anche e soprattutto come via sia tanta voglia di internazionalizzazione … Da questo atteggiamento discende il giudizio complessivo sull’internazionalizzazione delle scuole molto più negativo da parte degli studenti italiani (56% degli intervistati dà voto insufficiente) rispetto alle opinioni degli studenti degli altri Paesi. In maniera trasversale su tutti i Paesi, la mobilità individuale è però apprezzata da tutti gli attori: studenti (soprattutto noi italiani con il 67%), i docenti, i presidi, i genitori; ad esempio, è favorevole il 58% degli insegnanti italiani, stessa percentuale per quelli francesi, 61% per i tedeschi e i polacchi, 64% per quelli spagnoli, 54% per quelli svedesi. Stando ai calcoli realizzati nell’indagine, un punteggio ben sotto la media europea (31,9) è quello che riescono ad ottenere i nostri studenti nell’indice di apertura all’estero (27,5).

http://interdependence.eu – 04 ottobre 2013
“Per un’economia al servizio della vita”
░ Riportiamo l’Editoriale del periodico telematico Interdipendence. Radici dell’Umanità (Newsletter n° 90); apre uno spazio su internet.
La crisi economica in corso ha profonde radici culturali e spirituali: è l’esito degli indirizzi risultati dominanti in epoca moderna. Se ne potrà davvero uscire attraverso una svolta di tipo morale, un rinnovamento nella visione stessa dell’uomo: una svolta a cui tutte le culture, che ormai fittamente interagiscono nello spazio sociale, debbono contribuire. Questo era il senso del convegno svoltosi il 13 ottobre 2012 a Torino alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, la città dell’aiuto a chi soffre che si trova nel cuore del capoluogo subalpino, meglio nota come Cottolengo…. Molto esplicito era il titolo del convegno: L’AVERE E L’ESSERE. PER UN’ECONOMIA AL SERVIZIO DELLA VITA. Voleva dire che gli assetti economici da lungo tempo vigenti contengono una fondamentale distorsione, dovuta in ultimo a un predominio dell’Avere svincolato dall’Essere. All’Essere bisogna invece tornare, per ricostruire un’economia a cui l’uomo d’oggi possa nuovamente guardare con fiducia. Annunciando quel convegno decidemmo di collegarci simbolicamente a due date: il 2 e il 4 ottobre, rispettivamente ricorrenza della nascita del Mahatma Gandhi e giorno dedicato a San Francesco. Del primo dicevamo che, guidando l’India a ritrovare, nel confronto con la Modernità, le sue radici spirituali, “non a caso per far ciò compì una scelta di povertà volontaria, rendendosi ultimo tra gli ultimi, affinché nessun privilegio indebolisse l’autorevolezza di una guida fondata sulla forza della Verità. Una forza a cui gli uomini sanno obbedire più che a ogni esteriore costrizione, perché comunica direttamente al loro cuore”. Il secondo ci appariva “colui che, all’epoca in cui la Modernità muoveva i primi passi, già con tutti i segni della sua orgogliosa opulenza, scoprì nella povertà volontaria la via per ritrovare, nell’imitazione di Cristo, un senso della vita più ricco di ogni ricchezza e più forte di ogni potere”. Un anno dopo, è ancor più chiaro che intorno all’economia si decidono questioni antropologiche. Una società mondiale formatasi attraverso un processo dapprima scandito nell’ordine dei secoli, poi con ritmo sempre più accelerato e infine oggi vorticoso, richiede un assetto in cui l’immensa dotazione di mezzi di cui dispone non travolga né mortifichi l’umanità che la popola. Parlare di economia vuol dire infatti parlare delle ferite ancora e forse più che mai aperte dell’ingiustizia, ma anche di condizioni di vita inautentiche e delle forme di sofferenza che esse generano. Vuol dire parlare della miseria in cui parte dell’umanità tuttora versa, ma insieme di un benessere che sta implodendo, della mancanza di futuro che si annida dentro l’opulenza. Per questo, intorno all’economia e a tutto ciò che essa implica… decidiamo di aprire su internet uno spazio di confronto permanente, di cui proponiamo la condivisione a tutti quanti siano animati dai nostri stessi intenti, nello spirito della pluralità delle culture e delle fedi a cui rendiamo testimonianza: lo spirito, per capirci, di Assisi. Diamo avvio all’iniziativa, pubblicando innanzitutto le videoregistrazioni del convegno, oggi 4 ottobre. Poiché i simboli valgono più di qualsiasi discorso, riempie il cuore di speranza il fatto che colui che ha assunto la guida terrena della Chiesa Cattolica porti il nome di Francesco, e che oggi, nel giorno di San Francesco, si sia recato pellegrino ad Assisi. È decisamente un buon giorno per iniziare.

Pubblichiamo alcuni articoli sull'incremento del piano assunzioni scuola deciso dal Consiglio dei Ministri.

TMNews: Scuola/, Anief: Bene piano assunzioni, ma ne mancano 31mila
Immissione in ruolo di 69mila insegnanti è importante primo passo
Roma, 9 set. (TMNews) - Il piano di 69mila immissioni in ruolo nella scuola italiana, varato oggi dal Consiglio dei Ministri, rappresenta "una prima importante risposta" che però, "anche se va nella giusta direzione, non è tuttavia ancora sufficiente".
Così in una nota Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, che apprezza la volontà del Governo di tornare ad investire sulla scuola. "Ma non possiamo non rilevare - aggiunge - che lo fa con eccessiva prudenza. Rimangono infatti ancora da assumere un terzo dei posti vacanti e disponibili, al di là delle supplenze brevi o delle esigenze sostitutive. Sono almeno 37mila i posti vacanti e disponibili solo sul sostegno, mentre il Governo si è fermato a 26mila stabilizzazioni in tre anni. Considerando anche le cattedre vacanti riguardanti le discipline curricolari, mancano complessivamente 31mila posti oggi rispetto ai 69mila previsti".
"Ben vengano queste immissioni - continua Pacifico - che se portate a termine rappresentano un nuovo segnale d'apertura rispetto a una situazione giuridica insostenibile. Ma se lo Stato vuole veramente ripartire dalla centralità dell'istituzione scolastica nella vita di milioni di studenti e famiglie italiane, sono necessarie altre misure: il piano di assunzioni dovrà presto essere accompagnato dalla cancellazione della riforma Gelmini, dal ripristino di 200mila posti di docenti e Ata, prodotti dalla legge 133/2008, e di 2mila scuole autonome cancellate impropriamente negli ultimi sei anni".
"Quella di confermare il dimensionamento delle scuole - conclude il sindacalista - è un scelta sbagliata, di cui anche questo Governo si dovrà assumere le responsabilità. Anche perché in questo modo si continua ad aggirare quanto stabilito dalla Consulta. Sarebbe stato opportuno ripristinare i valori concordati con le Regioni nel 1999: invece ora gli istituti con meno di 900 alunni saranno accorpati e perderanno il loro dirigente scolastico".

AgenParl: Scuola, Anief: bene incremento assunzioni CdM, ma ancora troppa prudenza

Il Mondo: Scuola/ Anief: Bene piano assunzioni, ma ne mancano 31mila

Corriere del Web: Scuola. Bene incremento assunzioni CdM, ma c’è ancora troppa prudenza: Governo dimentica 31mila assunzioni

Orizzonte Scuola: Bene incremento piano assunzioni CdM, ma c’è ancora troppa prudenza: Governo dimentica 31mila assunzioni

News it 24: Scuola/ Anief: Bene piano assunzioni, ma ne mancano 31mila

MNews: Scuola, bene incremento assunzioni CdM, ma c’è ancora troppa prudenza: Governo dimentica 31mila assunzioni

Italpress: Scuola, Anief "Bene incremento assunzioni CdM, ma ancora troppa prudenza
ROMA (ITALPRESS) - Il piano di 69 mila immissioni in ruolo, varato oggi dal Consiglio dei Ministri, "rappresenta una prima importante risposta alle recenti denunce dell'Anief sulla volonta' del Governo di voler stabilizzare solo una piccola parte dei precari della scuola: grazie anche alle migliaia di ricorsi depositati presso la Corte di Giustizia Europea, il piano programmatico triennali di assunzioni, inizialmente fissato a 44mila unita', e' stato infatti elevato di un terzo. Anche se va nella giusta direzione, non e' tuttavia ancora sufficiente". Lo afferma in una nota l'Anief. "Certamente - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - il sindacato non puo' che apprezzare la volonta' del Governo di tornare ad investire sulla scuola. Ma non possiamo non rilevare che lo fa con eccessiva prudenza. Rimangono infatti ancora da assumere un terzo dei posti vacanti e disponibili, al di la' delle supplenze brevi o delle esigenze sostitutive. Sono almeno 37mila i posti vacanti e disponibili solo sul sostegno, mentre il Governo si e' fermato a 26mila stabilizzazioni in tre anni. Considerando anche le cattedre vacanti riguardanti le discipline curricolari, mancano complessivamente 31 mila posti oggi rispetto ai 69 mila previsti".
L'Anief ricorda che non e' soltanto il "vento elettorale" a rendere piu' attento l'atteggiamento del legislatore e del Governo al personale precario della scuola, "ma anche la decisa azione giudiziaria nei tribunali della Repubblica, portata avanti con fermezza dal giovane sindacato". "La stessa azione che gia' aveva convinto l'ex ministro Gelmini a sbloccare 67 mila immissioni in ruolo dopo il blocco del piano programmatico di 150mila immissioni previsto dall'ex ministro Fioroni - spiega il sindacato -: centinaia di tribunali del lavoro, proprio a seguito dei ricorsi dell'Anief, hanno condannato il Miur a pagare scatti biennali, mensilita' estive e risarcimenti per reiterazioni dei contratti: in media 20 mila euro a precario, con punte di 150mila euro (Tribunale di Trapani), nonostante una sentenza contraria della Cassazione. Anche la Corte Costituzionale si e' dovuta fermare, rinviando alla Corte di Giustizia Europea, la questione della compatibilita' della deroga introdotta dalla legge 106/11 sulla stabilizzazione dei precari della scuola".
"Ben vengano allora queste immissioni - continua Pacifico - , che se portate a termine rappresentano un nuovo segnale d'apertura rispetto a una situazione giuridica insostenibile. Ma se lo Stato vuole veramente ripartire dalla centralita' dell'istituzione scolastica nella vita di milioni di studenti e famiglie italiane, sono necessarie altre misure: il piano di assunzioni dovra' presto essere accompagnato dalla cancellazione della riforma Gelmini, dal ripristino di 200 mila posti di docenti e Ata, prodotti dalla legge 133/2008, e di 2 mila scuole autonome cancellate impropriamente negli ultimi sei anni". "Quella di confermare il dimensionamento delle scuole - conclude il sindacalista - e' un scelta sbagliata, di cui anche questo Governo si dovra' assumere le responsabilita'. Anche perche' in questo modo si continua ad aggirare quanto stabilito dalla Consulta. Sarebbe stato opportuno ripristinare i valori concordati con le Regioni nel 1999: invece ora gli istituti con meno di 900 alunni saranno accorpati e perderanno il loro dirigente scolastico". (ITALPRESS).

Orizzonte Scuola: Quota 96. Oggi in presidio davanti al Governo. Mercoledì riprende iter parlamentare, non saranno nel provvedimento per la scuola. ANIEF: grave errore.

Web master point: Quota 96, ripresa lavori in Parlamento. Ultime notizie e novità aggiornate

Agi: Scuola: 69mila assunti a 1.200 euro al mese

Asca: Scuola: Anief, ai neo assunti lo stipendio dei precari

TMNews: Scuola/ Anief: dubbi su fattibilità piano 69mila assunzioni
"Ai neo-assunti lo stipendio dei precari"
Roma, 10 set. (TMNews) - Le 69mila assunzioni decise dal Consiglio dei ministri hanno un prezzo non indifferente: quello del mancato adeguamento stipendiale di tutti coloro che verranno immessi in ruolo nel prossimo triennio. È quanto si evince da un'analisi del testo ufficiale del decreto, approvato il 9 settembre, nella parte in cui si indica la necessità di avviare "una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, che assicuri l'invarianza finanziaria".
"Da parte del Governo, dunque, - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - vi è la chiara volontà di assumere del personale e mantenerlo per un tempo congruo con lo stipendio bloccato a circa 1.200 euro al mese. Addirittura inferiore a quello che docenti e Ata percepiscono oggi da precari. Con la leggera flessione dello stipendio dovuta, una volta assunti in ruolo, all'aumento delle trattenute fiscali e previdenziali. E questa situazione rimarrà tale per diverso tempo. Inoltre, anche se i dipendenti, in caso di ricorso, dovessero ottenere l'adeguamento, il pagamento non sarebbe comunque retroattivo. Quindi si tratta di mancati aumenti irrecuperabili".
Ma c'è anche un altro provvedimento, sempre contenuto nel decreto governativo, che farà discutere: la stima di assunzioni fornita dal Governo e dal Ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, è relativa alle attuali vacanze di posti e alle ipotesi di pensionamento. Che potrebbero anche variare. Purtroppo pure in negativo. Facendo ridurre, in tal caso, il numero di immissioni in ruolo. Evidentemente non è bastato all'amministrazione quanto accaduto questa estate con il concorso a cattedra, con migliaia di posti spariti nel nulla a causa di errori tecnici di programmazione, un'ulteriore "stretta" agli organici e il blocco del turno over imposto dalla riforma Fornero.
In base a quanto stabilito a Palazzo Chigi, inoltre, gli istituti con meno di 900 alunni verranno accorpati. E perderanno il dirigente scolastico. "Anziché aggirare la sentenza della Consulta - commenta Pacifico - sarebbe stato sicuramente più opportuno ripristinare il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Annullando quella norma che ha già prodotto la soppressione di almeno 1.500 istituti scolastici".

Oggi Notizie: 69mila immissioni in ruolo: ai neo-assunti lo stipendio dei precari e rimangono incertezze sulla fattibilità del piano

Cts Notizie: Scuola: 69mila assunti "ma non guadagneranno piu' di 1.200 euro"

Yahoo: Scuola: Anief, ai neo assunti lo stipendio dei precari

Julienews: Scuola, 69mila assunti "Non guadagneranno più di 1.200 euro"

Il Mondo: Scuola/ Anief: dubbi su fattibilità piano 69mila assunzioni

Orizzonte Scuola: 69mila immissioni in ruolo ma ai neo-assunti lo stipendio dei precari

Informatore Scolastico: 69mila immissioni in ruolo: ai neo-assunti lo stipendio dei precari e rimangono incertezze sulla fattibilità del piano

Corriere del Web: Scuola. 69mila immissioni in ruolo, ai neo-assunti lo stipendio dei precari, incertezze su fattibilità piano

MNews: scuola, 69mila immissioni in ruolo, ai neo-assunti lo stipendio dei precari, incertezze su fattibilità piano

News it 24: Scuola, 69mila assunti "Non guadagneranno più di 1.200 euro"

Italpress: scuola, Anief "rimangono incertezze sulla fattibilità del piano"
ROMA (ITALPRESS) - Secondo Anief-Confedit le 69mila assunzioni decise dal Consiglio dei Ministri hanno un prezzo non indifferente: quello del mancato adeguamento stipendiale di tutti coloro che verranno immessi in ruolo nel prossimo triennio. "Da parte del Governo, dunque, - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - vi e' la chiara volonta' di assumere del personale e mantenerlo per un tempo congruo con lo stipendio bloccato a circa 1.200 euro al mese. Addirittura inferiore a quello che docenti e Ata percepiscono oggi da precari. Con la leggera flessione dello stipendio dovuta, una volta assunti in ruolo, all'aumento delle trattenute fiscali e previdenziali. E questa situazione rimarra' tale per diverso tempo. Inoltre, anche se i dipendenti, in caso di ricorso, dovessero ottenere l'adeguamento, il pagamento non sarebbe comunque retroattivo. Quindi si tratta di mancati aumenti irrecuperabili". Ma c'e' anche un altro provvedimento, sempre contenuto nel decreto governativo, che fara' discutere: la stima di assunzioni fornita dal Governo e dal ministro dell'Istruzione, e' relativa alle attuali vacanze di posti e alle ipotesi di pensionamento. Che potrebbero anche variare. Purtroppo pure in negativo. Facendo ridurre, in tal caso, il numero di immissioni in ruolo. In base a quanto stabilito a Palazzo Chigi, inoltre, gli istituti con meno di 900 alunni verranno accorpati. E perderanno il dirigente scolastico. "Anziche' aggirare la sentenza della Consulta - commenta Pacifico - sarebbe stato sicuramente piu' opportuno ripristinare il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Annullando quella norma che ha gia' prodotto la soppressione di almeno 1.500 istituti scolastici". (ITALPRESS).

Ansa: Anief, decreto è un gran pasticcio
"Pronta nuova stagione di ricorsi in tribunale"
(ANSA) - ROMA, 10 SET - Il decreto-legge sulla scuola è un pasticcio del Governo su precari, dimensionamento, dirigenti, sostegno: le critiche arrivano dall'Anief, Associazione professionale sindacale. "Viene ignorata la giurisprudenza nazionale e comunitaria", lamenta il sindacato, il quale annuncia che è pronta una nuova stagione di ricorsi in tribunale. Per Anief-Confedir, infatti, "è illegittimo assumere un precario a condizione di non pagargli l'anzianità di servizio, confermare i tagli delle scuole autonome cancellati dalla Consulta, escludere dalle nuove procedure concorsuali per dirigente i docenti con servizio pre-ruolo come indicato dal Tar Lazio, esonerare dei docenti per reggere le scuole scoperte mentre non si paga l'indennità di reggenza ai vicari, ritardare la stabilizzazione dell'organico di sostegno". (ANSA).

Oltre lo Stretto: Scuola, nuovo pasticcio nelle assunzioni dopo il concorso beffa

Orizzonte Scuola: Decreto scuola, le reazioni politico-sindacali. ANIEF: assumere docenti, ma con anzianità di servizio. SISA, "soldi alla scuola?" Non ci pare. Gilda, "adesso gli scatti". UIL, "Un impegno che va nella direzione giusta"

Online News: Scuola/Anief, ancora un terzo dei posti vacanti sono da assumere

Il Manifesto: Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato

Corriere Informazione: Luci e ombre del nuovo decreto L’istruzione riparte: dal bonus maturità all’assunzione dei precari

Il Fatto Quotidiano: Decreto Scuola, Carrozza rimette a posto le sdraio del Titanic-Scuola

Il Tirreno: Mini stipendio per i precari assunti

La Gazzetta Meridionale: Scuola. 69mila assunti a 1.200 euro al mese

Lucca in diretta: Nolli (Pdci): “Scuola, bilancio misero anche per i diktat Ue. Speriamo che la musica cambi a più presto”

La Padania: D.L. 104/13: ANIEF propone emendamenti su Idonei, TFA, PAS, SFP in GaE, precari AFAM, Dimensionamento

Mister X: D.L. 104/13: ANIEF propone emendamenti su Idonei, TFA, PAS, SFP in GaE, precari AFAM, Dimensionamento

 www.associazionedocenti.it/ – 20 settembre 2013
“Decreto legge sulla scuola. Necessarie modifiche sostanziali”
░ L’Associazione Nazionale Docenti chiede che il D.L.n. 104/2013 (G.U. 12 settembre 2013, n.214), sia modificato in commissione parlamentare, nella previsione di affidare alla Scuola nazionale dell’amministrazione la selezione dei dd.ss., e nella parte in cui si connette la responsabilità degli esiti scolastici degli studenti, con l’aggiornamento dei docenti.
In una nota inviata al Ministro on. Maria Chiara Carrozza, e al Ministro on. Gianpiero D’Alia, il prof. Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti… sottolinea come “Dopo decenni di politiche di spoliazione di risorse, il decreto in oggetto segna, certamente, una positiva attenzione alla scuola”. Tuttavia – aggiunge Greco- è necessario, ad avviso dell’AND, intervenire su alcune criticità che si rinvengono in alcune parti del testo normativo… “Riteniamo –scrive Greco- del tutto inopportuno affrontare la questione della dirigenza scolastica limitatamente all’aspetto del reclutamento, per di più affidandolo ad un ente che per finalità seleziona e forma i dirigenti della pubblica amministrazione. Una modifica che dissocia ancor di più la figura del capo di istituto da quello che dovrebbe essere il suo profilo giuridico, culturale e professionale. …Da tempo sosteniamo che il capo di istituto, cosi come avviene per le università e i conservatori, deve essere eletto dalla comunità professionale che opera nella scuola e che la nomina deve essere a tempo”. … Altro punto di critico preso in considerazione da Greco riguarda l’art. 16 che dispone l’obbligo di formazione a carico dei docenti che svolgono servizio nelle “zone in cui i risultati dei test di valutazione sono meno soddisfacenti ed è maggiore il rischio socio-educativo… ” Tale obbligo non può certo prescindere da un’attenta valutazione del rispetto dell’autonomia e della libertà che ai docenti deve essere assicurata riguardo alla scelta dei contenuti, delle modalità e delle fonti che gli stessi intendano utilizzare per il proprio aggiornamento professionale. Inoltre, la previsione di un coinvolgimento, l’ennesimo, delle università nelle attività di formazione non potrà che operare una reiterata forma di trasferimento di risorse dalla scuola all’università….

il Manifesto – 21 settembre 2013
“«Test Invalsi», l'incompetenza regna sovrana”
░ Di Giuseppe Caliceti. La pensiamo esattamente alla stessa maniera.
Se uno studente a scuola non è bravo, di chi è la colpa? Risposta: dei docenti. Sì, certo. In parte può anche essere vero. Ma dipende anche da chi sono gli studenti. O no? Certo. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe la differenza di competenza e di preparazione di studenti diversi che hanno lo stesso docente. Eppure chi ha scritto e pensato l'ultimo decreto-scuola pare non la pensi così. E si scopre, finalmente, il vero utilizzo dei famigerati test Invalsi: giudicare i docenti. Non era meglio il vecchio ispettore scolastico che entrava nelle classi e osservava i docenti all'opera di fronte alla classe? Ne seguiva l'interazione? La didattica? No. Meglio i test. … Dove i risultati dei test Invalsi sono scarsi, - e per scarsi si intende inferiori alla media nazionale, - i docenti sono rimandati e devono tornare a studiare… Chi sono i docenti peggiori? I penalizzati? I rimandati? Naturalmente quelli che lavorano in particolari contesti come le zone a rischio o a forte concentrazione di immigrati. Possibile che gli estensori di questo ridicolo articolo del decreto non intuiscano che se anche il miglior docente del mondo insegnasse in scuole che si trovano in aree particolarmente degradate della nostra penisola, sarebbe anche lui considerato un docente rimandato? Tra l'altro, le ore di aggiornamento che i docenti rimandati dovranno sostenere, sono un'aggiunta al normale monte ore di lavoro nella gestione delle classe. Non si può fare a meno che prendere atto dell'incompetenza che regna sovrana nel ministero dell'istruzione. … Valutate un docente attraverso le risposte chiuse che danno i suoi studenti? Invece di osservarlo lavorare dal vivo? Di giudicare la sua didattica? Ma di cosa state parlando? Di quale scuola? Di quali studenti? Ma da quanti decenni non entrate in un'aula scolastica? Vergogna! Ma tornate a scuola voi, per favore! I veri somari non sono nè i docenti nè gli studenti, siete voi! Non meritate nessun esame di riparazione: siete bocciati. Per inadeguatezza a gestire la scuola pubblica italiana.

latecnicadellascuola – 22 settembre 2013
“L’ora del nulla”
░ Una questione cruciale evidenziata su “culturacattolica.it” e ripresa su “Avvenire”. Anzi, due questioni: c’è anche quella delle assunzioni.
“In troppe scuole l’ora di religione viene collocata all’inizio o alla fine della giornata, lasciando agli studenti che non la frequentano la possibilità di entrare un’ora più tardi o uscire un’ora prima. In pratica, la scuola stessa sancisce l’esistenza di questa “ora del nulla”. Non è un comportamento accettabile da parte di una grande agenzia educativa. Chiediamo con forza al ministro Carrozza di intervenire, mettendo le scuole nella condizione di bene operare per evitare questo spreco di risorse”. La denuncia di culturacattolica.it. continua: “Ci stanno segnalando un comportamento di certi dirigenti che, se confermato, sarebbe senz’altro da sanzionare, perché fuorilegge. In pratica, in numerose scuole i presidi stanno convocando i ragazzi chiedendo loro di confermare o meno la scelta di avvalersi dell’insegnamento di religione. …. È un comportamento inaccettabile, perché la scelta di frequentare l’ora di religione va fatta al momento dell’iscrizione e non può essere modificata ad anno in corso”.
 Ma c’è anche l’altro problema, denuncia Culturacattolica, quello della stabilizzazione dei docenti di religione, alla luce del fatto che, in tutta Italia, ci sono ancora 3.290 cattedre scoperte. “Il Miur bandisca quanto prima un concorso ordinario, su base regionale per coprire i posti vacanti nei territori dove ci sono cattedre scoperte”. La legge 186 del 2003 sullo stato giuridico degli insegnanti di religione, prevede due organici: il 70% delle cattedre di ruolo e il 30% di nomina annuale sempre d’intesa con l’Ordinario diocesano competente per territorio. In tante regioni, soprattutto del Nord, la quota del 70% non viene raggiunta e molte cattedre risultano non assegnate a docenti di ruolo. …

Larepubblica.it– 23 settembre 2013
“Spending review colpisce ancora la scuola: meno fondi per i libri alle famiglie in crisi”
░ Le logiche dell’attività di governo. Intravaia spiega come il taglio ai costi per la politica regionale, deciso da Monti e attuato da Letta, possa andare a danneggiare gli stanziamento per l'acquisto dei testi scolastici: il contributo pro-capite passa da 163 euro a 85 euro.
…Mentre con una mano il governo assegna alle scuole 8 milioni di euro per l’acquisto di volumi in comodato d’uso, con l’altra ne taglia 50 che fino al 2012/2013 andavano a rimpinguare il capitolo di spesa che serviva per assegnare un contributo alle famiglie con figli alla scuola media o al superiore per l’acquisto dei libri scolastici. Contributo che viene assegnato ogni anno attraverso le regioni, in base al reddito familiare. Ma per quest’anno le risorse si sono praticamente dimezzate e il contributo medio per studente in difficoltà passa da 163 euro – con cui era possibile acquistare da 6 a 7 libri – ad appena 85 euro a testa… Si tratta secondo le stime effettuate dallo stesso ministero dell’Istruzione di più di 647mila studenti, appartenenti a nuclei familiari “con reddito inferiore ad 15.493,71 euro”. Famiglie che abbondano soprattutto nelle regioni meridionali. Nell’anno scolastico 2012/2013 il ministero erogò alle regioni ben 103 milioni di euro che per il 2013/2014 diventano 53.560.000. Ma è la motivazione della sforbiciata che lascia perplessi. Nel 2012 il governo Monti emanò un decreto legge per tagliare i costi della politica nelle regioni. Una norma che, per il capitolo relativo all’acquisto dei libri di testo per gli studenti meno abbienti, rimase in stand by per qualche tempo. Poi arrivò il governo Letta che lo scorso 29 maggio, attraverso il suo ministero dell’Economia, ha operato un accantonamento di 49.440.000, effettuato in via cautelativa nelle more dell’applicazione dell’articolo 2 del decreto-legge sul taglio dei costi della politica regionale. Il decreto montiano che intendeva limitare vitalizi, indennità e gettoni di presenza degli amministratori locali finisce così per colpire gli studenti meno abbienti….

ItaliaOggi – 24 settembre 2013
“Lo straniero non mina la classe”
░ Emanuela Micucci, con riferimento a quanto è stato detto durante il seminario «Prove di futuro», all’Università Cattolica di Piacenza.
L'istantanea la scatta il ministro dell'istruzione Maria Chiara Carrozza: in base ai dati certificati dello scorso anno scolastico, «la scuola italiana conta 736.654 alunni con cittadinanza non italiana, quasi il 10% dell'intera popolazione scolastica. Il picco di presenze, 271.857, si registra alla primaria. Seguono le medie (180.515 alunni) e le superiori (169.963)». Numeri in crescita in 4 anni: +9% alla scuola dell'infanzia, +13% alla primaria, +10% alle medie e +3,4% alle superiori. E la metà degli studenti d'origine straniera, il 44,2%, è nata in Italia: le cosiddette seconde generazioni, che superano il 50% in Lombardia e Veneto mentre si fermano al 30% in Campania, Molise, Calabria, Basilica e Sardegna. E ieri, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno scolastico al Quirinale, la Carrozza ha ribadito: «L'integrazione è un fattore di arricchimento per i nostri ragazzi e le nostre ragazze», sottolineando come siano sempre più forti «le esigenze di integrazione davanti a una società globale e in cui i flussi migratori verso il nostro paese, soprattutto dalle aree meno ricche del mondo spesso anche teatro di guerra, sono ogni giorno più frequenti». Una presenza in continua crescita quella degli immigrati nelle nostre scuole. Tanto che il Miur stima che quest'anno scolastico saranno circa 830mila gli alunni stranieri, a conferma del trend di crescita rallentata degli ultimi 3-4 anni. E secondo le previsioni dell'Anci nel 2029 i ragazzi stranieri minorenni saranno 2 milioni, il 20,7% dei minori. Del resto, in 6 anni le scuole con solo studenti italiani sono diminuite del -12,2%, passando dal 34,6% del 2006 al 22,4% del 2012. Nello stesso periodo gli istituti ad alta concentrazione di allievi migranti, con tassi dal 30% in su, sono quadruplicati: dal 1% al 4,3%. Tuttavia, «la percentuale di allievi in classe figura agli ultimi posti tra gli elementi predittori della riuscita scolastica – spiega Maddalena Colombo della Cattolica -: conta di più il livello di benessere, lo status dei genitori, l'essere femmine. Questa percentuale non è neanche tra gli elementi preditori delle tensioni tra pari». Anzi, l'indice di accettazione verso l'immigrazione «aumenta con il crescere della percentuale di immigrati in classe».

http://www.tempi.it– 24 settembre 2013
“Previsto nel 2014 un dimezzamento dei contributi dello Stato alle scuole paritarie”
░ Grande preoccupazione del sottosegretario Gabriele Toccafondi. Tempi.it riporta la notizia secondo la quale il sottosegretario all’istruzione, Toccafondi, auspica che “vengano scongelati 82 milioni di euro”.
«Sono fiducioso che vengano scongelati con urgenza 82 milioni di euro» previsti per quest’anno, afferma Toccafondi. I soldi, spiega il sottosegretario, «sono stati bloccati per effetto del decreto del governo Monti che li vincola all’adozione di misure di alleggerimento dei costi della politica da parte delle regioni, attraverso cui passano i finanziamenti». Il blocco delle erogazioni, spiega Toccafondi, porta «un danno non alle regioni, ma solo alle scuole paritarie» che hanno «approvato i bilanci sulle rette, già riscosse, e sul contributo pubblico che doveva essere di 500 milioni». Di conseguenza, se non avverrà lo sblocco, avverte, molte delle 13.300 paritarie rischiano di non poter pagare gli stipendi. Toccafondi ha «chiesto un incontro con il ministero dell’economia sul bilancio previsionale 2014». La prossima Finanziaria, avverte, «contiene un taglio del 50% rispetto ai 530 milioni di euro storicamente destinati alle paritarie: la previsione è di 260 milioni, -42 % rispetto all’anno precedente». Un taglio che il sottosegretario all’Istruzione definisce «impraticabile»….

Il Messaggero – 24 settembre 2013
“Adesso la vera sfida è accettare i controlli”
░ Il parere di Giorgio Israel: si diano alla Scuola gli strumenti per un processo di autovalutazione che si sviluppi progressivamente negli anni. Si aggiunga che esistono efficaci tecniche di “moderazione docimologica”
Crediamo poco alle mitologie aziendaliste dei “benchmark” quantitativi. Diane Ravitch, già consigliere del presidente Clinton e autrice della riforma basata su test e “accountability” ha scritto un libro di radicale autocritica in cui sostiene che il ricorso estensivo ai test sta distruggendo l’istruzione negli Usa. Secondo noi, Ravitch ha indicato perfettamente in che cosa consista il successo educativo e quindi l’obbiettivo da perseguire. Esso è dato dalla definizione di persona ben istruita: «Una persona bene istruita ha una mente ben fornita, formata dal leggere e dal pensare la storia, la scienza, la letteratura, le arti e la politica. Una persona ben istruita ha appreso come spiegare le idee e come ascoltare rispettosamente gli altri». Sono indicazioni quasi rivoluzionarie in un contesto in cui troppi predicano che i contenuti e le discipline non contano nulla, che leggere non è importante, ancor meno sapersi spiegare e non si fa nulla per educare all’ascolto, anzi si incentiva la chiacchiera presuntuosa. Occorre inoltre che la scuola sia un luogo in cui si lavora in modo disteso e sereno, che non è sinonimo di un clima “ludico”, che può ben essere improduttivo e isterico. Le scuole debbono impegnarsi a farsi valutare. Invece di insistere con progetti confusi e sperimentazioni di scarso successo, occorre seguire l’unica via sensata: un sistema di ispezioni incrociate da parte di commissioni composte da insegnanti esterni e ispettori. In attesa che questo sistema venga definito in dettaglio, le scuole potrebbero promuovere un processo virtuoso sottoponendosi a forme di giudizio tra pari. Ad esempio – sul modello di istituzioni estere – si potrebbe introdurre la prassi di sottoporre al giudizio di colleghi di altre scuole una scelta a campione di testi e valutazioni di compiti scritti. Questi giudizi andrebbero discussi nell’ambito di una commissione di valutazione d’istituto ponendoli a confronto con quelli dei docenti interni. Ciò determinerà forme di confronto, anche dialettico, che saranno un sicuro fattore di crescita. Un maestro che propone a raffica calcoli ripetitivi o un professore di letteratura che propone schede di lettura standardizzate avranno modo di riflettere, di difendere o rivedere le proprie scelte. Quanto all’Invalsi è bene che si limiti alla valutazione complessiva del sistema senza entrare direttamente in campo. La prova Invalsi di terza media basata sull’idea assurda di interferire sulla valutazione e poi valutarla, va cancellata. Per riqualificare la scuola italiana occorre responsabilizzarne i protagonisti e non deresponsabilizzarli riducendoli a esecutori di precetti standardizzati. Una forte parsimonia nel ricorso ai test può evitare la piaga dell’insegnamento volto al superamento dei test (“teaching to the test”) che ovviamente fa emergere gli insegnanti peggiori, quelli che anziché fare il lavoro di classe si limitano a trasmettere ricette confezionate altrove.

Il Messaggero – 25 settembre 2013
“Carrozza: il voto di maturità non deve avere valore legale. «Le valutazioni delle commissioni d’esame sono troppo soggettive»”
░ Demolendo l’attendibilità delle valutazioni dei docenti, anche la Carrozza si iscrive nella lista dei picconatori di matrice montiana.
«Sono contraria al valore legale del voto di maturità e di laurea», ha detto il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza in occasione di un Forum organizzato dall’agenzia Ansa. Non solo: «Sono contrarissima - ha aggiunto il ministro - a dire che bisogna dare valore al voto, soprattutto se abbiamo commissioni che dipendono dalla soggettività». … Il precedente governo, guidato da Mario Monti, proprio su questo aveva lanciato una consultazione pubblica. Ora si riapre il dibattito. … Uno dei nodi dell’istruzione è nelle differenze di valutazione, dalla scuola all’università. Secondo uno studio del periodico Tuttoscuola c’è uno “spread” nella valutazione degli studenti: al Sud gli alunni hanno voti più alti alla maturità rispetto ai coetanei del Nord. Eppure al Nord hanno risultati migliori nelle valutazioni oggettive, come i test Invalsi. Segno che i professori sono più “buoni” nel meridione e viceversa più esigenti nel settentrione. E anche limitandosi ai voti degli esami di maturità dello scorso anno, i “100 e lode” sono più della metà nel Mezzogiorno. «Uno studente non deve valere per un numero scritto su un diploma da commissioni che operano con criteri estremamente diversi dalle Alpi alle Sicilie - sostiene Roberto Pellegatta, presidente della Disal (Associazione nazionale dei dirigenti scolastici) - ma per l’effettiva preparazione acquisita che porta con sé».

larepubblica.it– 25 settembre 2013
Concorsi truccati, interviene il ministro: “Negli atenei campagna per la moralità”
░ Anche il ministro dell’Istruzione e dell’Università, fa sapere, si è accorta che i concorsi d’ateneo sono una tragedia nazionale; una sua dichiarazione al forum dell’Ansa.
Maria Chiara Carrozza dice: «Il tema dei concorsi va moralizzato. Servono concorsi nazionali con commissioni nazionali e responsabilità diretta dei commissari ». Parte di questa novità (per Medicina) è già stata decretata lo scorso 9 settembre, adesso va messa a punto e anche con solerzia, visto che molti studenti- universitari temono che anche nel 2014 la prova di accesso alla scuola di specializzazione di Medicina sarà alla vecchia maniera, divisa per facoltà, pressoché inattendibile. Ha detto il ministro: «I giovani medici sono esasperati, il loro settore è quello da cui ricevo più proteste. Dalle facoltà di Matematica, per esempio, non arrivano lamentele. …. La Carrozza, riferendosi all’inchiesta di Repubblica sul concorso della scuola di specializzazione di Cardiologia dell’Umberto I di Roma e sul professor Francesco Fedele, ha detto: «È inaccettabile che un docente dica di un ricercatore: “Mi accompagnava a casa”. Dovrebbe, caso mai, essere il contrario: è un professore che deve aiutare il giovane». «Meglio tardi che mai», commenta Costantino Troise, segretario dell’Anaao, il maggiore sindacato dei medici dirigenti. «I ministri succeduti nel tempo hanno permesso la creazione di veri e propri potentati familiari. L’università nel nostro paese si sente corpo autonomo, separato dallo Stato. La politica è stata sconquassata da processi che hanno messo in luce clientelismo, il settore universitario non è stato toccato». Il ministro Carrozza ha insistito sul concetto che l’università va fatta per trovare lavoro: «Questo non significa farsi dettare da Confindustria il programma, ma il dialogo con il mondo del lavoro è fondamentale. Occorre un patto tra chi si iscrive all’università e gli atenei, i programmi dei dipartimenti devono essere connessi con il mondo del lavoro». Per una buona formazione, poi, si deve studiare bene una lingua straniera, in particolare l’inglese…

l’Unità – 26 settembre 2013
“Chi sono i lavoratori cognitivi? Cgil lancia il "censimento" on line”
░ L’indagine “Elaborazione”, di Ires Emilia Romagna, Toscana e Veneto
Il ricercatore a contratto. L'addetto stampa a partita Iva. Il docente precario. Il giornalista free lance, l'ingegnere, il disegnatore, il creativo, il gestore di pagine Social network, l'informatico. Sia che lavorino in proprio, che come dipendenti. Come si vive e come si lavora nelle attività della conoscenza? Chi sono, da dove vengono, che contratti hanno (o quali imprese aprono) e a cosa aspirano i lavoratori cognitivi e le lavoratrici cognitive, tipologie tipiche del terziario avanzato, ma ormai presenti in tutti i settori, in ogni caso difficilmente incasellabili? Scoprire tutto questo è la finalità dell'indagine “Elaborazione”, questionario promosso da Ires Emilia Romagna, Ires Toscana e Ires Veneto. Per diffondere il questionario, che si rivolge ai lavoratori della conoscenza di tutta Italia senza limiti d'età, è stato creato un sito ad hoc (www.elaborazione.org) che è già online. E' qui che in forma anonima si compila il questionario: già in centinaia lo hanno fatto. Le domande sono aperte e con scala di valutazione, e il tempo per rispondere è di circa un quarto d'ora. “Abbiamo voluto lanciare questo questionario per indagare approfonditamente le esigenze e le modalità di lavoro e di vita di un universo di lavoratori sempre più diffusi in ogni settore. Si tratta di persone in maggioranza istruite che ben conoscono le forme del precariato”, spiegano dalle tre strutture regionali di Ires…. Nella seconda fase del lavoro, le strutture di Ires lavoreranno al rapporto conclusivo, che sarà pubblicato agli inizi del 2014 e offrirà spunti di discussione per la prossima fase congressuale di Cgil. Tutto il lavoro è iniziato qualche mese fa sui tre territori tramite oltre 100 interviste, da parte dei ricercatori di Ires, a lavoratori rientranti nel target descritto per capire come strutturare le domande del questionario. A ricerca ultimata, uno scopo è anche indagare le condizioni per un'azione sindacale capace di incrociare le attese e le disponibilità dei lavoratori cognitivi.

Pubblichiamo alcuni articoli sulle dichiarazioni del ministro Carrozza al Quirinale e del Presidente Napolitano.

Agenzia Il Velino: Scuola - Anief, bene Napolitano, tolti 200mila posti in sei anni

Politici Italiani: Scuola – Anief: Napolitano ha ragione

Corriere del Web: Scuola - Anief: Napolitano ha ragione, nella PA solo all'Istruzione tolti 200mila posti in sei anni

Italpress: Scuola, Anief "Napolitano ha ragione, tagli fatti alla cieca"
ROMA (ITALPRESS) - "Le parole pronunciate ieri dal capo dello Stato sui tagli 'alla cieca' attuati nei confronti della scuola negli ultimi anni, confermano quanto l'Anief sostiene da tempo: a partite dal 2006 l'istruzione pubblica italiana e' stata privata di 200mila posti, che corrispondono a 1 docente e Ata ogni 12 di ruolo e addirittura a 1 dirigente scolastico o Dsga ogni 4 in pianta stabile. Il sindacato lo aveva denunciato un anno fa, mettendo a confronto il numero degli aventi diritto al voto delle Rsu scelte nel 2006 nelle scuole (oltre 1 milione e 200mila) con quelli dello scorso anno, quando la quantita' di votanti crollo' ad appena 1 milione". Lo afferma l'Anief in una nota. "Solo ora le massime istituzioni delle Stato ammettono che negli ultimi sei anni non abbiamo assistito a delle riforme, ma a dei veri e propri atti vandalici nei confronti della scuola - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir -. Quanto detto dal Presidente della Repubblica rappresenta dunque una resa dei conti, un'ammissione, su un'opera di abbattimento degli organici che nessun'altra amministrazione pubblica ha subi'to. Con conseguenze che i nostri ragazzi stanno pagando quotidianamente attraverso un'offerta formativa ridotta e inadeguata". "La verita', oggi venuta fuori pubblicamente, e' che quelle che i nostri decisori politici hanno ipocritamente definito 'riforme', non sono altro che riduzioni considerevoli del tempo scolastico, innalzamenti continui del numero di alunni per classe, sparizioni di migliaia di istituti, cancellazioni infinite di posti", sottolinea il sindacato. "Anche sul rapporto numerico docenti-studenti si e' speculato molto: non si e' tenuto conto - spiega Pacifico - della peculiarita' tutta italiana dell'alto numero di docenti di sostegno e di religione. Si tratta di quasi 150mila insegnanti la cui presenza, non 'depurata' dal totale, ha falsato il rapporto nazionale rispetto a quello europeo o dell'area OCSE".
"Pure l'Universita' non e' uscita indenne da questa politica all'insegna del risparmio a spese delle nuove generazioni: oltre ai tagli ai fondi ordinari, le facolta' accademiche si sono improvvisamente viste privare della preziosa figura dei ricercatori, messa ad esaurimento", prosegue l'Anief. "Ad oltre 40mila menti brillanti italiane - commenta ancora il sindacalista Anief-Confedir - sono state tarpate le ali, costringendo tanti di loro ad emigrare all'estero. Una parte, come tanti altri meritevoli, ha cercato spazio nella scuola: si sono infatti abilitati all'insegnamento attraverso i Tfa oppure hanno vinto il concorso a cattedra, ma anche in questo caso lo Stato gli ha negato il diritto all'assunzione: opponendosi al loro inserimento nelle graduatorie pre-ruolo oppure posticipando le immissioni in ruolo per una serie di incredibili intoppi burocratici". "Ora pero' la misura e' colma. Anche il Capo dello Stato lo ha detto. Per questo, occorre che il Parlamento approvi correzioni urgenti al Decreto sulla Scuola, varando quegli emendamenti che l'Anief reclama di diversi giorni. Altrimenti, tutti i buoni propositi di questo inizio di anno scolastico, anche quelli piu' autorevoli, verranno ancora una volta spazzati via dai conti ragionieristici del Mef", conclude l'Anief. (ITALPRESS).

Notizie.it: Positivo il discorso del Ministro Carrozza al Quirinale, ma ora seguano i fatti

Tecnica della Scuola: Positivo il discorso del Ministro Carrozza al Quirinale, ma ora seguano i fatti

Informatore Scolastico: Positivo il discorso del Ministro Carrozza al Quirinale, ma ora seguano i fatti

Corriere del Web: Scuola - ANIEF: positivo il discorso del Ministro Carrozza al Quirinale, ma ora seguano i fatti

Italpress: Scuola, Anief "Bene discorso Carrozza al Quirinale, ma seguano fatti"
ROMA (ITALPRESS) - "Fa bene il Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza a dire che in Italia serve un ampliamento significativo dell'offerta formativa senza lasciare indietro nessun territorio. Ma ora alle parole devono seguire i fatti, impegnando le risorse per risollevare quelle zone del Paese meno fortunate, soprattutto al Sud, cronicamente con meno strutture". Cosi' Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, commenta l'intervento al Quirinale del Ministro dell'Istruzione nel corso dell'inaugurazione del nuovo anno scolastico. "Carrozza ha fatto bene a citare la Costituzione vista da Calamandrei, pero' per fare in modo che questi intenti diventino realta' occorre adottare da subito misure che migliorino la condizioni delle nostre scuole. Ad iniziare da quelle forzatamente accorpate, per meri motivi ragionieristici - aggiunge -. Dimenticando che in determinati territori, soprattutto dove gli alunni sono piu' a rischio abbandono precoce degli studi o i flussi migratori sono maggiori, servono parametri diversi. Occorre, in sostanza, approvare delle deroghe al 'tetto' minimo dei 900 studenti per scuola".
L'Anief invita quindi l'amministrazione "ad utilizzare parametri diversi, nelle zone dove vi sono motivazioni oggettive, per l'assegnazione di un numero maggiore di dirigenti scolastici e di direttori dei servizi generali ed amministrativi. Il sindacato, inoltre, ricorda al Ministro che e' necessario garantire un organico di docenti adeguato alle necessita', sempre laddove il contesto territoriale lo richiede". "Anche sul fronte degli insegnanti e del personale Ata - continua Pacifico - e' fondamentale non penalizzare le regioni meridionali e le Isole: si inizi adottando maggiore equilibrio nell'assegnazione dei docenti di sostegno, ricercando piu' equita' sulle assunzioni previste nel prossimo triennio sulla base degli organici dell'anno scolastico 2006/2007. I numeri 'pazzi' che il Miur ha reso noti in questi giorni vanno rivisti". Il sindacato ha realizzato un documento di proposte urgenti, proprio al fine di fronteggiare quelle emergenze cui il Ministro Carrozza ha fatto riferimento al Quirinale, che nei prossimi giorni presentera' alla VII Commissione Cultura della Camera sotto forma di emendamenti al Decreto Legge n. 104 sulla Scuola, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 settembre. (ITALPRESS).

Tecnica della Scuola: UGL, nel decreto scuola dimenticate le risorse per il rinnovo del contratto e le assunzioni Ata

Orizzonte Scuola: Napolitano ha ragione, nella PA solo all'Istruzione tolti 200mila posti in sei anni

Pubblichiamo alcuni articoli sui numeri 'pazzi' del Miur sulle assunzioni triennali sostegno.

Tecnica della Scuola: Nuovi posti sostegno, il Miur dà i numeri?

AgenParl: Scuola - Anief, numeri pazzi al Miur su nuovi posti sostegno

Orizzonte Scuola: Sostegno: numeri pazzi al Miur sulla distribuzione dei nuovi posti in organico di diritto ai sensi del D.L. 104/13

Informatore Scolastico: Sostegno: numeri pazzi al Miur sulla distribuzione dei nuovi posti in organico di diritto ai sensi del D.L. 104/13

Italpress: scuola – sostegno, Anief "numeri pazzi al Miur su distribuzione nuovi posti"
ROMA (ITALPRESS) - "Se si confronta la tabella relativa all'organico regionale attivato nell'a.s. 2006/2007 con quella relativa all'organico di diritto dell'a. s. 2013/2014 e alla quota del 75% rideterminata dal D.L. 104/13, risultano penalizzate oggi Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Molise e Sicilia. Si sarebbero dovuti attivare 6.170 posti soltanto in queste Regioni rispetto ai 4.447 distribuiti su tutto il territorio nazionale, anche in Regioni in cui l'attuale organico di diritto e' superiore al 75% previsto dalla norma. Ma complessivamente, entro il 2015/2016, avranno meno posti Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Basilicata, Molise, Friuli Venezia Giulia e Liguria". Lo afferma in una nota l'Anief. "La tabella del Ministero non dovrebbe fare una piega: preso atto che l'organico oggi attivato complessivamente e' di 63.348 unita', pari al 70% di quello complessivamente attivato nel 2006/2007 (90.032 unita'), che deve essere disposto un aumento del 5% da quest'anno scolastico, propone l'assunzione immediata di 4.447 unita' e programma le altre 22.237 (25%) fino al 2015/2016 con lo stesso criterio - aggiunge il sindacato -. Ma se si confronta l'organico di diritto e di fatto attivato nelle singole Regioni nel 2006/2007 e nel 2013/2014 si scopre che in questi sei anni non si e' proceduto ad assumere in ruolo nel territorio regionale proporzionalmente ai criteri nazionali (aliquota 70%) fissati dal legislatore, per cui la situazione di partenza degli organici regionali appare squilibrata e falsata rispetto agli obiettivi di legge".
Anief ha elaborato una nuova tabella "dove risultano Regioni con organici stabilizzati superiori al 75% prima delle nuove assunzioni programmate (Campania con + 1.129) e Regioni con organici nettamente inferiori anche dopo le nuove assunzioni (Lombardia -1.191) - prosegue la nota -. Logica avrebbe voluto che il MIUR, preso atto della disuguaglianza interregionale, avesse richiesto subito al MEF l'immissione subito in ruolo di 6.170 docenti di sostegno soltanto in alcune Regioni, invece di programmare l'aumento progressivo del 30% gli organici, di cui il 5% quest'anno per 4.447 unita', in ogni Regione senza tener conto degli squilibri pregressi. Squilibri che, addirittura, aumenteranno quando le Regioni invece di avere nell'anno scolastico 2015/2016 lo stesso organico complessivamente attivato nell'anno scolastico 2006/2007, si ritroveranno non si sa perche' un organico diverso. Se si confrontano i dati programmatici delle assunzioni richieste dal Miur nel prossimo triennio si scopre che alla fine della giostra Sud e Isole saranno nuovamente penalizzate perche' avranno meno insegnanti di quelli che dovrebbero avere: Sicilia - 881, Campania - 710, Puglia - 382, Sardegna - 259, Basilicata - 129. Uniche eccezioni al Nord, Liguria - 167, Friuli Venezia Giulia - 30, e al CENTRO il Molise con - 27. Saranno premiate, invece, Veneto + 518, Piemonte + 575, Lazio + 543, Emilia Romagna + 297, Abruzzo + 296, Marche + 133, Umbria + 100 e Lombardia + 92. Se non sono pazzi questi numeri... E se avessimo dovuto tenere conto nella formazione degli organici anche dei relativi mutamenti avvenuti nelle iscrizioni degli alunni con handicap certificato nelle singole Regioni? Avremmo aggiunto numeri a numeri, ma avremmo dovuto abbandonare la calcolatrice. (ITALPRESS).

Corriere dell'Irpinia: Sostegno, disparità nelle assegnazioni

Sud Tv: Sostegno, numeri pazzi al Mir sulla distribuzione dei nuovi posti

 Il Messaggero – 12 settembre 2013
“Disabili, la rivolta delle mamme «I nostri figli sono discriminati»”
░ Preparano la prima causa in sede civile. Anche l’ANIEF si muove in sede giudiziaria perché la stabilizzazione dei 26 mila non risolve i problemi.
La rivolta delle mamme. Si stanno organizzando insieme, sono già diventate un migliaio in pochi giorni. Ognuna di loro ha un figlio con disabilità, in età scolastica, ma a scuola non ha l'aiuto che dovrebbe avere. E allora, … vorrebbero intentare una causa al tribunale civile…. Il ricorso collettivo è nato spontaneamente e si sta allargando con i social network. Con Facebook…. Sono sempre più le cause che i genitori intraprendono per chiedere quei diritti che spettano e che non si hanno. Negli ultimi 8 anni, secondo la Fish, forse la più grande associazione in difesa dei disabili, almeno 20mila quelle a cui i Tar (i Tribunali amministrativi regionali) hanno dato ragione e torto al ministero dell’Istruzione…. La presenza degli alunni con disabilità è in crescita. Sono circa 204mila gli alunni con handicap nella scuola italiana, il 4% del totale, secondo i dati della Fish. Seimila alunni l’anno in più nell'ultimo decennio ha calcolato l’Istat nell’ultima indagine, che si riferisce ai dati dell’anno scolastico 2011/2012. Più della metà, 81mila, frequentano la scuola primaria, altri 63 mila studiano nelle scuole medie. Il ritardo mentale, i disturbi del linguaggio, quelli dell’apprendimento e dell’attenzione sono i problemi più frequenti. Uno su 5 (il 19,8%) ha un handicap abbastanza grave e ha bisogno di essere aiutato nel mangiare, o per spostarsi e andare in bagno. Il 7,8% non riesce a fare nessuna di queste tre cose. Alunni che richiedono un'assistenza costante. E in molti casi la scuola non riesce a darla. Negli ultimi anni, con il taglio della spesa pubblica, si è ridotto il numero delle ore di sostegno e dalle 22 settimanali previste se si arriva a 11 è tanto…. Non è solo questione di insegnanti. Il problema che si sta facendo sempre più pesante è quello degli assistenti educativi, che dovrebbero aiutare soprattutto per gli handicap fisici. Le amministrazioni locali faticano sempre più a sostenere la spesa….

Larepubblica.it – 13 settembre 2013
“Crescono gli alunni nelle scuole statali ma solo grazie ai figli degli immigrati”
░ Dal tandem Tremonti-Gelmini in poi, a fronte dell’incremento (+2) di alunni, la scuola ha perso classi (-2 %) e posti in organico di fatto (-12 %). In flessione le iscrizioni nelle paritarie.
… Il ministero dell’Istruzione, in occasione dell’avvio dell’anno scolastico, ha pubblicato un focus con una serie di dati relativi proprio all’anno scolastico al via nei giorni scorsi. Un dossier in grado di fornire a genitori, dirigenti scolastici e insegnanti le prime indicazioni su cosa è lecito aspettarsi quest’anno. … Le scuole pubbliche ospiteranno quest’anno 7.878.661 alunni, quasi 20mila in più dello scorso anno. Ma l’aumento è da attribuire all’incremento degli alunni stranieri – 736.654 in tutto – che in due anni sono cresciuti di 57mila unità. Al contrario, gli iscritti nelle paritarie sono ancora in calo, fenomeno che si verifica ormai da qualche anno. … Dopo gli anni della Gelmini, le classi tornano leggermente ad aumentare: 366.838, più di mille in più rispetto a 12 mesi fa. Classi che restano comunque affollate se pensiamo che la media per classe tocca quota 21,5 alunni. Mentre nel 202/203 erano 20,4 gli alunni per classe…. In Italia si contano 8.644 istituti scolastici che governano 41.483 sedi scolastiche: tra succursali, plessi staccati ed altro quasi 5 a testa. La tipologia più diffusa è quella dell’istituto comprensivo (di materna, elementare e media), che oggi rappresentano il 56 per cento del totale. … Saranno 207.244 gli alunni con handicap nelle classi delle scuole statali italiane, quasi 10mila in più di due anni fa, seguiti da 101.391 docenti specializzati. Un numero che dovrebbe arrivare durante l’anno a 103mila: uno ogni due alunni disabili circa. Al superiore, sono gli studenti liceali i più numerosi: oltre un milione e 206mila ragazzi. Gli istituti tecnici ospiteranno 827mila studenti mentre i professionali si fermano a 546mila. Ma dai dati messi a disposizione dal ministero emerge la vera e propria mattanza di classi operata negli ultimi sei anni, dal 2007/2008 al 2013/2014, per consentire di tagliare il maggior numero possibile di cattedre. A fronte di un incremento degli alunni di oltre 127mila unità le classi si sono contratte di 10mila e 150 unità.

Tuttoscuola – 13 settembre 2013
“Disabili, la rivolta delle mamme «I nostri figli sono discriminati»”
░ Giuseppe Bertagna, pedagogista, docente all’Università di Bergamo, spiega quali sono, a suo parere, le condizioni per rilanciare la scuola.
Tutto ciò che è maturo e non si coglie, marcisce. È un proverbio delle mie parti. Ma è pure esperienza comune. …. Ebbene che cos’è che è maturo e che va asportato dal nostro sistema scolastico per poter risanare e rilanciare l’albero….? Anzitutto, il suo essere strutturato ancora sul modello ottocentesco, cioè pensato, oggi, 2013, con il mondo che abbiamo, come potesse continuare ad essere un «apparato statale per costruire la Nazione». In secondo luogo, il suo poggiarsi su un ordinamento culturalmente, tutto sommato, ancora gentiliano, con i licei in serie A, i tecnici in serie B, i professionali statali in serie C, i cfp regionali in serie D e l’apprendistato formativo addirittura in fuori gioco…. Il suo essersi, infine, ridotto all’autoreferenzialità sindacal-amministrativa, per di più elefantiaca e centralizzata, quindi del tutto incapace di scambio fisiologico simmetrico con l’esterno, sia esso costituito dalla famiglia o dalla società o dall’impresa…. Ogni intervento efficace in tema di qualità del sistema di istruzione e di formazione del paese dovrebbe partire dalla presa d’atto dell’ormai strutturale, irrecuperabile anacronismo delle fondamenta su cui si basa…. Ciò di cui non abbiamo certo più alcun bisogno è di forze politico-sindacali che, sebbene con indomita fraseologia rivoluzionaria, in realtà, continuano a difendere e a conservare come il migliore dei mondi possibili lo stato di cose esistito fino a pochi anni fa… Tre interventi strategici che reputo indispensabili: 1) la restituzione dei percorsi di istruzione e formazione alla dinamica della sussidiarietà sociale (autonomia e parità piene delle istituzioni scolastiche, anche nel reclutamento di docenti e dirigenti abilitati dallo Stato; eliminazione del valore legale del titolo di studio; valorizzazione delle competenze costituzionali degli enti locali; certificazione delle competenze affidata alle parti sociali che le esercitano quotidianamente, nel mercato mondiale); 2) la pari dignità educativa e culturale e la pari durata (tutti col diploma a 18 anni!) dei percorsi formativi fino al livello superiore, senza più le gerarchizzazioni esistenti tra teoria e pratica, cultura generale e professionale, istruzione e formazione, studio e lavoro, scuola e società, scuole e impresa, scuola e apprendistato ecc.; 3) la trasformazione dell’attuale, elefantiaca e centralizzata burocrazia statale in una burocrazia snella e competente, capace, non nelle parole di chilometrici documenti ministeriali, ma nella severità e nell’eloquenza dei fatti, di governare e di controllare i risultati dei processi formativi, senza volerli gestire e far gestire a modo proprio, magari con la copertura del potere sindacale e di qualche eforo più o meno sapiente.

larepubblica.it – 14 settembre 2013
“Alunni somari? L’insegnante torna tra i banchi.”
░ L’art.14 del Pacchetto Carrozza approvato il CdM., dispone la frequenza di corsi di formazione obbligatori per i docenti delle scuole in cui i risultati dei test di valutazione siano stati meno soddisfacenti ed è maggiore il rischio socio-educativo. Riportiamo da Salvo Intravaia. A parere dell’ANIEF, l’articolo 14, se attuato, appesantirà la propensione al “teaching for test“, operante già nelle scelte didattiche degli insegnanti: una ingerenza che svilisce l’autonomia scolastica.
La sostanza della norma è che in quelle scuole dove i risultati dei test Invalsi sono “meno soddisfacenti”, cioè inferiori alla media nazionale, gli insegnanti si devono sottoporre a un programma di formazione obbligatoria che avrà il compito di aumentare le conoscenze e le competenze degli alunni, ma anche di incrementare le competenze di gestione, di programmazione e informatiche dei docenti. Soprattutto quelli che lavorano in particolari contesti come le zone a rischio o a forte concentrazione di immigrati. Il tutto, probabilmente, senza un soldo di retribuzione e non si sa neppure per quante ore pomeridiane di lavoro aggiuntivo. L’unica cosa che si sa è che il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il 2014. Ma dov’è che i risultati dei test Invalsi sono più deludenti? Basta dare un’occhiata al report dell’istituto di Frascati pubblicato pochi mesi fa per rendersi conto che è nel meridione d’Italia che scolari e studenti arrancano maggiormente. Ogni anno, il test Invalsi misura le competenze in Italiano e Matematica degli alunni di seconda e quinta elementare, prima e terza media e secondo anno delle superiori. I due fascicoli proposti agli alunni italiani contengono domande a risposta multipla o aperta, grafici da interpretare, frasi da completare e altri quesiti per saggiare il livello raggiunto dagli alunni e fare dei confronti tra le diverse aree del Paese. In Sicilia, con una media nazionale a 200 punti, gli studenti di terza media racimolano in Italiano soltanto 186 punti. Punti che diventano addirittura 181 in Matematica per i ragazzini che frequentano le scuole della Calabria. Ma è al secondo anno delle superiori che il divario Nord-Sud diventa evidente. Tra i 183 punti in Italiano degli adolescenti siciliani e i 214 dei compagni lombardi ci sono ben 31 punti di differenza che salgono ancora se si passa alle competenze in Matematica, dove gli studenti della provincia di Trento riescono ad accumulare ben 226 punti che precipitano a 178 se si prendono in considerazione i quindicenni sardi: ben 48 punti di differenza. Un gap fra regioni settentrionali e meridionali che permane anche nelle altre classi del monitoraggio. …

corrieredellasera.it – 16 settembre 2013
“Ricercatori, l'Olanda paga 5 volte di più”
░ Italiani in coda alla classifica degli stipendi. Primi, i sudcoreani.
Cervelli in fuga dall'Italia. Cervelli che non rientrano. Attratti da offerte di lavoro soddisfacenti e da laboratori più adeguati. Ma anche da un meccanismo competitivo che riconosce il merito. E paga bene. «Fino a cinque volte di più». Se poi teniamo conto del «valore di mercato» di ogni ricercatore non c'è storia: in Corea del Sud valgono sei volte e mezzo di più dei colleghi italiani. … L'ultimo studio di Times Higher Education, che sarà reso pubblico agli inizi di ottobre, stila anche una classifica tenendo conto di quanto gli enti pubblici e privati investono su ogni ricercatore tra salario, benefit, premi di risultato e altro. Se in Corea del Sud uno scienziato ha un «valore» di quasi 93 mila dollari, in Olanda si aggira attorno ai 73 mila e in Belgio sfiora i 64 mila. Bisogna arrivare al 24° posto per trovare l'Italia: qui l'asticella si ferma a 14.400 dollari, Cioè undicimila euro. Cinque volte di meno rispetto agli olandesi. La metà in confronto agli americani. Il 35 per cento in meno dei colleghi tedeschi. «È chiaro che nel nostro Paese c'è un problema di retribuzione di chi fa attività di laboratorio» dice Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia. Cingolani conosce molto bene l'ambiente. Ed è anche per questo che esordisce con una premessa: «Non sono contrario alla "fuga dei cervelli": è bene che i nostri ricercatori vadano fuori, facciano esperienze. Il problema è che non c'è il bilanciamento: entrano in pochissimi». Il salario, quindi. Secondo il direttore scientifico è un punto debole del nostro sistema, «ma non l'unico». «Perché non riusciamo a offrire nemmeno grandi strutture scientifiche dove fare attività. Di conseguenza non siamo per nulla attraenti». All'Istituto italiano di tecnologia, però, il 43 per cento dei ricercatori è straniero e arriva da più di cinquanta Stati. «Ma la nostra è un'isola felice, una delle poche in Italia», sottolinea. Come se ne esce? «Dobbiamo investire nella creazione di punti di attrazione, di veri e propri magneti che attirino uno alla volta i migliori cervelli» suggerisce Cingolani. Ma prima ancora «dobbiamo semplificare e velocizzare il sistema di reclutamento: provateci voi a spiegare a un inglese, a un americano o a un cinese il meccanismo di selezione che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Non è difficile, è quasi impossibile».

latecnicadellascuola.it – 17 settembre 2013
“E’ il ceto a decidere che scuole superiori si faranno”
░ Il periodico riporta alcune risultanze di una inchiesta, realizzata da Linkiesta.it., sulle scelte compiute da un campione di ragazzini lombardi in uscita dalla terza media.
Linkiesta.it fa opera meritoria mettendo a nudo, con una semplice e razionale inchiesta, quali scelte i ragazzi saranno costretti a fare, dopo la terza media, indotti in questo, non già dalle loro capacità e vocazioni, ma più semplicemente per causa della provenienza sociale ed economica dei genitori. È in questo primo snodo, finite elementari e medie, che l’Italia, dice Linkiesta.it, misura la sua capacità di offrire pari opportunità educative agli studenti e fare della scuola un luogo in cui appianare le disparità sociali…. Secondo il professor Daniele Checchi, docente di Economia politica dell’Università degli studi di Milano, anche gli insegnanti sono i primi a farsi influenzare dalla classe sociale di appartenenza del ragazzo nei consigli orientativi. Il tutto in un sistema di istruzione secondaria diviso per indirizzi ben distinti tra loro e dove la scelta della “filiera”, avviene tra i 13 e i 14 anni, «un’età in cui l’influenza dei genitori è ancora forte». Basandosi proprio sullo studio, del 2008, di un campione di studenti lombardi di terza media, ha evidenziato l’influenza di tre fattori sulla scelta della scuola superiore: background familiare, competenze e voti, contesto sociale. … Secondo l’Istat, Annuario statistico italiano 2012, a conclusione del secondo ciclo di istruzione, il 97,9 per cento degli studenti ammessi a sostenere l’esame di Stato consegue il diploma di istruzione secondaria superiore nel 2010. Ma la riuscita all’esame di Stato è più elevata tra gli studenti dei licei classici e scientifici (99,1 e 99,0 per cento), mentre è più bassa tra gli studenti dei licei linguistici (95,2 per cento), degli istituti tecnici (97,0 per cento) e degli istituti professionali (97,1 per cento).

ItaliaOggi – 17 settembre 2013
“Indicazioni nazionali a dieta”
░ I dd.ss. delle scuole del Primo ciclo hanno ricevuto le Indicazioni, unitamente alla scheda di adesione per candidarsi come rete di scuole che realizzerà attività di formazione e ricerca. Ma lascia perplessi l’entità del finanziamento: 1,6 milioni di investimenti per 400 mila docenti.
Con il nuovo anno scolastico, infatti, entra pienamente in vigore le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia, primaria e media. Primo passo, un piano pluriennale di accompagnamento appena emanato dal Miur nella circolare ministeriale n. 22. Una serie di misure messe a punto dai 12 membri dell'apposito comitato scientifico e che puntano sull'informazione e la formazione dei docenti. Mettendo a disposizione il sito www.indicaizoninazionali.it e stanziando per questo primo anno di 1 milione e 600 euro da utilizzare a livello regionale per sostenere progetti di ricerca e formazione promosse da scuole organizzate in rete, a partire da questo anno scolastico. Ogni gruppo di scuole associate potrà promuovere laboratori per gli insegnanti sui temi caldi delle Indicazioni: dal profilo di competenze degli allievi, al curricolo verticale, fino alle competenze di base, passando per valutazione formativa, ambienti di apprendimento,didattiche innovative. Piatto forte del piano di accompagnamento, dunque, la formazione dei docenti, del cui finanziamento l'85%, pari a 1 milione e 360 mila euro, è attribuito direttamente alle reti di scuole sulla base dei progetti riconosciuti validi e il 15%, cioè 240mila euro, potrà essere utilizzato, spiega Carmela Palumbo, direttore generale Miur, «per interventi di sistema (dirigenti scolastici, figure di sistema, misure compensative) e sarà assegnato a una scuola incaricata di organizzarli e gestirli sulla base di una progettazione curata dallo staff regionale. Resta fermo l'impegno del ministero a reperire ulteriori risorse per incrementare e dare continuità nel tempo all'azione formativa». Le risorse, però, come sottolineano in coro i sindacati restano «troppo esigue e non per tutti». Mancano fondi per tutte le scuole e per gli oltre 400mila insegnati interessati. «Quindi, la formazione di secondo livello, le iniziative di formazione e ricerca, sarà rivolta a gruppi limitati di scuole…

latecnicadellascuola.it – 19 settembre 2013
“Galan frena la Carrozza e boccia il decreto”
░ Giancarlo Galan, presidente della Commissione Cultura della Camera, fra pochi giorni inizierà a lavorare come relatore di maggioranza del decreto Carrozza sull’istruzione. Il problema è che c’è un relatore di maggioranza che non condivide nulla del testo approvato in C.dei M.
“Giudico inquietante la tendenza di ogni ministro dell’Istruzione a smontare ogni volta quanto fatto dal suo predecessore, senza lasciare alla scuola il tempo necessario perché le nuove regole si sedimentino. Sembra che in ciascuno prevalga la smania di lasciare una traccia del proprio passaggio con una legge che porti la sua firma”….”Tanto per cominciare”, sottolinea Galan, parlando con il giornalista de “lanotiziagiornale.it”, “il decreto è un meccanismo abusato e non gli piace affatto…. E poi cercare soldi, 470 milioni di euro, con l’aumento delle accise sugli alcolici è “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Mi batterò perché le risorse vengano trovate nella maniera opposta: attraverso tagli alla spesa pubblica”…. ”Questo testo, molto di sinistra, è stato costruito in accordo con i sindacati guardando alle esclusive esigenze dei lavoratori precari. Assistiamo all’ennesima informata di migliaia di insegnanti, senza alcuna valutazione preventiva e individuale delle loro qualità professionali. In questo modo il merito non trova casa nella scuola”.

l’Unità – 20 settembre 2013
“Scuola, i nodi irrisolti del sistema di valutazione”
░ La Scuola non ha gli strumenti docimologici per stabilire in che modo la cultura diffusa dai mezzi di comunicazione interagisce con quella scolastica, e in che misura incide nel risultato scolastico degli studenti. Una riflessione di Benedetto Vertecchi.
….Quando in Italia ci si confronta sulla valutazione si rivelano limiti culturali che sono propri delle condizioni che hanno caratterizzato lo sviluppo del nostro sistema scolastico. Sono limiti che hanno come conseguenza la riduzione del significato della valutazione all'apprezzamento delle conoscenze acquisite dagli allievi, o comunque a tratti del loro comportamento strettamente riferiti all'esperienza scolastica. In breve, siamo di fronte a una sineddoche: un concetto in sé molto esteso perché suppone sia preso in considerazione un gran numero di dimensioni è impoverito dei significati necessari per conferirgli una valenza interpretativa che superi l'autobiografismo e le argomentazioni di senso comune che ne derivano. Alla base di una simile nozione diminuita della valutazione c'è una logica interpretativa che si limita ad associare la qualità dell'apprezzamento che si esprime nei confronti delle conoscenze acquisite a scuola da un lato alle caratteristiche personali degli allievi, dall'altro alle proposte di educazione formale che a essi sono state rivolte in luoghi e tempi determinati. Non c'è bisogno di richiamare le indicazioni della ricerca che nel corso del Novecento hanno progressivamente disgregato il recinto angusto entro il quale si pretendeva di relegare l'istruzione scolastica. Ormai nel dibattito internazionale non si può più parlare di valutazione senza riferire gli oggetti dell'attenzione a un complesso reticolo di interazioni. Si guarda all'educazione come a un sistema, a una rete la cui geometria può essere modificata agendo su uno qualunque dei nodi che collegano tra loro i diversi elementi. Di conseguenza, se consideriamo un aspetto specifico (per esempio, il livello degli apprendimenti in matematica) non possiamo limitarci a prendere atto del risultato che gli allievi hanno conseguito, dopo che per un certo tempo hanno partecipato ad attività rivolte a conseguire un determinato intento. L'interpretazione valutativa consisterebbe, infatti, nello stabilire una relazione lineare tra proposta e risultato di apprendimento, e la variabilità degli effetti sarebbe completamente spiegata da poche variabili, come l'attitudine e la motivazione di chi apprende e la qualità dell'istruzione di cui ha fruito. Basterebbe riflettere sulle trasformazioni che hanno caratterizzato lo sviluppo della scuola italiana nel corso del Novecento per rendersi conto che le interpretazioni fondate su relazioni lineari possono essere facilmente smentite. Il principale fattore dinamico dello sviluppo scolastico è stato a lungo rappresentato dall'attesa del beneficio che si sarebbe tratto dall'istruzione. Tale attesa era accreditata da atteggiamenti sociali favorevoli, che facevano considerare importante l'impegno nello studio. In altre parole, gli esiti dell'educazione scolastica erano spiegabili solo con riferimento a fattori esterni ad essa. La nostra scuola, in particolare a partire dagli anni sessanta, ha avuto una crescita rapidissima, alla quale tuttavia non ha corrisposto la revisione dei modelli interpretativi. Si sono continuati a utilizzare i modelli preesistenti senza considerare la necessità che qualunque innovazione avrebbe richiesto di rivedere proprio quei modelli. E ciò non poteva essere fatto se non promuovendo la ricerca, per individuale e spiegare i cambiamenti in atto nel sistema educativo. Non è una soluzione quella di assumere, sic et simpliciter, modelli elaborati in contesti diversi per compensare l'imbarazzante assenza di una conoscenza originale, derivante dalla continuità dell'impegno per l'analisi della realtà educativa. Oggi sappiamo che la motivazione ad apprendere degli allievi non è esaltante, che gli insegnanti sono spesso frustrati, che le scuole mancano del necessario per organizzare la loro attività, che i mezzi di comunicazione diffondono una cultura alternativa (e spesso conflittuale) rispetto a quella scolastica e via elencando. Ma non sappiamo in che modo questi fattori interagiscono fra loro, e quanta parte del risultato scolastico possa essere riferita ad essi. Eppure, è proprio ciò che sarebbe necessario sapere per dare un nuovo indirizzo all'educazione scolastica. È questa la valutazione che serve, e della quale in Italia non c'è traccia.

Pubblichiamo alcuni articoli sulla richiesta dell'ANIEF al Miur di non coprire gli aumenti di stipendio con tagli ai fondi per gli alunni.

Ansa: Anief, no a aumenti stipendio tagliando fondi alunni
(ANSA) - ROMA, 17 SET - Stop agli aumenti di stipendio attraverso il taglio progressivo dei fondi destinati alle scuole. Lo chiede al ministero dell'Istruzione l'associazione sindacale Anief, dopo che nelle ultime ore stanno prendendo sempre più corpo le voci che vorrebbero l'amministrazione scolastica impegnata nel sottrarre risorse dal Fondo d'istituto per garantire gli scatti stipendiali del personale docente e Ata. "Lo scorso anno questa strategia - sottolinea l'Anief in una nota - ha portato alla riduzione del Miglioramento dell'offerta formativa, il 'capitolone' ministeriale da cui vengono reperiti i fondi da indirizzare alle oltre 8mila scuole italiane, di oltre 340 milioni di euro: circa 275 milioni furono sottratti dal fondo di istituto e 65 da altri soldi già stanziati per le attività a supporto della didattica. Oggi rimangono da distribuire alle scuole poco più di 760 milioni di euro, ma se questi verranno ridotti anche quest'anno di altri 340 milioni, per le scuole ne rimarranno poco più della metà. E tra un anno, di questo passo, non rimarranno che le briciole. Con la prospettiva, per i dirigenti scolastici, di dover affidarsi al buon cuore delle famiglie degli alunni anche per comprare materiale scolastico di primaria necessità: come la carta igienica, i gessetti per le lavagne, i toner e l'assistenza per i computer e via dicendo. Per non parlare dell'attivazione dei progetti a sostegno della didattica e delle visite culturali, di cui già da tempo si sono perse le tracce". "Il personale della scuola non ne può più di questa politica che toglie una parte fondamentale del settore scuola per indirizzarla verso altre voci di spesa dello stesso comparto. La scuola - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief - ha bisogno di risorse, non di 'travasi'. Basta andare a vedere come si comportano i Governi dei Paesi più all'avanguardia in fatto di istruzione, come la Germania o gli Stati Uniti che ogni anno integrano i loro investimenti, per rendersi conto che di questo passo si va verso la distruzione della scuola pubblica. E dei diritti dei suoi lavoratori". (ANSA).

AgenParl: Scuola, Anief-Confedir: basta con aumenti di stipendio tagliando fondi per alunni

Corriere del Web: Anief-Confedir: basta con gli aumenti di stipendio tagliando i fondi per gli alunni

Informatore Scolastico: basta con gli aumenti di stipendio tagliando i fondi per gli alunni

MNews: Anief-Confedir: basta con gli aumenti di stipendio tagliando i fondi per gli alunni

Italpress: Scuola, Anief "Tagliati 340 milioni destinati all'offerta formativa"
ROMA (ITALPRESS) - "E' arrivato il momento di dire basta agli aumenti di stipendio attraverso il taglio progressivo dei fondi destinati alle scuole". A chiederlo pubblicamente al Miur e' l'associazione sindacale Anief, dopo che nelle ultime ore stanno prendendo sempre piu' corpo le voci che vorrebbero l'amministrazione scolastica impegnata nel sottrarre risorse dal Fondo d'istituto per garantire gli scatti stipendiali del personale docente e Ata. "Lo scorso anno questa strategia ha portato alla riduzione del Miglioramento dell'offerta formativa, il 'capitolone' ministeriale da cui vengono reperiti i fondi da indirizzare alle oltre 8 mila scuole italiane, di oltre 340 milioni di euro - sottolinea il sindacato -: circa 275 milioni furono sottratti dal fondo di istituto e 65 da altri soldi gia' stanziati per le attivita' a supporto della didattica. Oggi rimangono da distribuire alle scuole poco piu' di 760 milioni di euro, ma se questi verranno ridotti anche quest'anno di altri 340 milioni, per le scuole ne rimarranno poco piu' della meta'. E tra un anno, di questo passo, non rimarranno che le briciole. Con la prospettiva, per i dirigenti scolastici, di dover affidarsi al buon cuore delle famiglie degli alunni anche per comprare materiale scolastico di primaria necessita': come la carta igienica, i gessetti per le lavagne, i toner e l'assistenza per i computer e via dicendo. Per non parlare dell'attivazione dei progetti a sostegno della didattica e delle visite culturali, di cui gia' da tempo si sono perse le tracce".
"Il personale della scuola non ne puo' piu' di questa politica che toglie una parte fondamentale del settore scuola per indirizzarla verso altre voci di spesa dello stesso comparto - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir -. La scuola ha bisogno di risorse, non di 'travasi'. Basta andare a vedere come si comportano i Governi dei Paesi piu' all'avanguardia in fatto di istruzione, come la Germania o gli Stati Uniti che ogni anno integrano i loro investimenti, per rendersi conto che di questo passo si va verso la distruzione della scuola pubblica. E dei diritti dei suoi lavoratori". L'Anief ha piu' volte denunciato che "una parte consistente della responsabilita' di quello che sta accadendo va ricondotta all'atteggiamento rinunciatario dei quei sindacati che, invece di rivendicare risorse aggiuntive, hanno svenduto la gestione delle scuole firmando un contratto, peraltro rinnegato dopo due mesi dal Governo, per applicare subito quella riforma tanto cara al Mef e alla Funzione Pubblica che prevede aumenti soltanto in cambio di risparmi. E' evidente che anche il Governo in carica intende attuare il decreto legislativo 150/09, andando ad avviare una contrattazione decentrata che dietro allo sbandierato merito nasconde solo una volonta': mettere sul piatto, per gli aumenti contrattuali, una cifra irrisoria di euro. Tanto poi si prendono dalla stessa scuola" (ITALPRESS).

 

Pubblichiamo alcuni articoli sulla formazione di una classe di 49 alunni a Modica e sul mancato pagamento dell'indennità di reggenza ai vicari.

Al Liceo musicale di Modica viene formata una classe di 49 alunni

Sicilia News 24: Il liceo musicale di Modica apre con 49 alunni, Anief: “prevale la politica del risparmio ad oltranza”

Corriere del Web: Scuola, 49 alunni in classe. Succede a Modica

Agenparl: Scuola, Anief-Confedir, altro che anno della svolta, prima classe liceo musicale a Modica di 49 alunni
(AGENPARL) - Roma, 13 set - "I paradossi della scuola italiana non sembrano avere più limiti. Quando lunedì mattina, il 16 settembre, in Sicilia suonerà la prima campanella del nuovo anno scolastico, il liceo musicale di Modica rischierà seriamente di entrare nel guinness dei primati: la prima classe sarà infatti composta da 49 alunni, di cui uno anche diversamente abile. Per colpa dei “legacci” della burocrazia e della perenne mancanza di fondi ministeriali, l’Ufficio scolastico regionale siciliano ha infatti negato lo sdoppiamento del gruppo di alunni. Anche se l’alto numero di iscrizioni avrebbe permesso di creare due normali classi, da 24-25 iscritti ciascuna, inserendole nell’organico “di fatto” costituito annualmente a ridosso di ogni nuovo anno scolastico, l’Usr ha negato tale possibilità perché le autorizzazioni delle sezioni del liceo musicale sono numericamente prefissate per legge". Lo comunica l'Anief in una nota.
"Ora, poiché secondo la normativa vigente, in una classe non potrebbero essere presenti più di 25-26 alunni, che in presenza di studenti disabili si riducono a non più di 20 per facilitare i processi di integrazione e di inclusività, il rischio concreto è che nei prossimi giorni quasi 30 ragazzi iscritti alla prima liceo musicale di Modica vengano obbligatoriamente dirottati su altri corsi di studi superiori. Con l’aggravante che ciò avverrà a scuola iniziata e senza la necessaria ponderazione, da parte degli studenti e delle rispettive famiglie, che deve essere adottata per una scelta delicata e importante quale è l’inizio della scuola superiore. A meno che l’amministrazione non autorizzi l’attivazione della prima con 49 studenti. Prendendosene tutte le responsabilità, anche sul fronte della sicurezza".
“È davvero grave – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – che mentre il governo si pavoneggia con l’approvazione di un decreto sulla scuola molto di facciata e tutt’altro che di svolta, gli utenti della scuola debbano ancora fare i conti con la politica della razionalizzazione senza limiti che ha caratterizzato gli ultimi anni. La stessa conferma del dimensionamento scolastico, che ha portato alla cancellazione di 2mila istituti, prevista anche dallo stesso decreto approvato il 9 settembre dal Consiglio dei Ministri e pubblicato ieri nella gazzetta ufficiale a dispetto dal parere contrario della Consulta, rappresenta il continuum di una prassi ingiusta e illegittima. Ma dura a morire”.

Informatore Scolastico: Altro che anno della svolta: la prima classe del liceo musicale di Modica è di 49 alunni!

Eleutero: Il liceo musicale di Modica apre con 49 alunni, Anief: prevale la politica del risparmio ad oltranza

MNews: Scuola - Altro che anno della svolta: la prima classe del liceo musicale di Modica è di 49 alunni!

Italpress: Scuola, classe con 49 alunni, Anief-Confedir "Paradossi senza limiti"
ROMA (ITALPRESS) - "I paradossi della scuola italiana non sembrano avere piu' limiti. Quando lunedi' mattina, il 16 settembre, in Sicilia suonera' la prima campanella del nuovo anno scolastico, il liceo musicale di Modica rischiera' seriamente di entrare nel guinness dei primati: la prima classe sara' infatti composta da 49 alunni, di cui uno anche diversamente abile". E' quanto si legge in una nota di Anief-Confedir che aggiunge: "Per colpa dei "legacci" della burocrazia e della perenne mancanza di fondi ministeriali, l'Ufficio scolastico regionale siciliano ha infatti negato lo sdoppiamento del gruppo di alunni. Anche se l'alto numero di iscrizioni avesse permesso di creare due normali classi, da 24-25 iscritti ciascuna, inserendole nell'organico "di fatto" costituito annualmente a ridosso di ogni nuovo anno scolastico, l'Usr ha negato tale possibilita' perche' le autorizzazioni delle sezioni del liceo musicale sono numericamente prefissate per legge. Ora, poiche' secondo la normativa vigente, in una classe non potrebbero essere presenti piu' di 25-26 alunni, che in presenza di studenti disabili si riducono a non piu' di 20 per facilitare i processi di integrazione e di inclusivita', il rischio concreto e' che nei prossimi giorni quasi 30 ragazzi iscritti alla prima liceo musicale di Modica vengano obbligatoriamente dirottati su altri corsi di studi superiori. Con l'aggravante che cio' avverra' a scuola iniziata e senza la necessaria ponderazione, da parte degli studenti e delle rispettive famiglie, che deve essere adottata per una scelta delicata e importante quale e' l'inizio della scuola superiore. A meno che l'amministrazione non autorizzi l'attivazione della prima con 49 studenti. Prendendosene tutte le responsabilita', anche sul fronte della sicurezza". "E' davvero grave - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che mentre il governo si pavoneggia con l'approvazione di un decreto sulla scuola molto di facciata e tutt'altro che di svolta, gli utenti della scuola debbano ancora fare i conti con la politica della razionalizzazione senza limiti che ha caratterizzato gli ultimi anni. La stessa conferma del dimensionamento scolastico, che ha portato alla cancellazione di 2mila istituti, prevista anche dallo stesso decreto approvato il 9 settembre dal Consiglio dei Ministri e pubblicato ieri nella gazzetta ufficiale a dispetto dal parere contrario della Consulta, rappresenta il continuum di una prassi ingiusta e illegittima. Ma dura a morire". (ITALPRESS).

Vicari senza indennità di reggenza

Ansa: Anief, no docenti vicari senza indennità reggenza
Nei 1.174 istituti senza dirigente scolastico
(ANSA) - ROMA, 14 SET - Mentre l'anno scolastico si apre con 1.174 scuole (su poco più di 8 mila in totale) senza dirigente scolastico, che si aggiungono ad altre 600 sottodimensionate già affidate in reggenze, il Governo mette una "toppa": in Lombardia e Abruzzo affida gli istituti senza dirigenti ai docenti vicari, risparmiando sull'indennità di reggenza. L'accusa arriva dall' Anief-Confedir, Associazione professionale sindacale, che dice: "non può bastare il "contentino" dell'esonero dall'insegnamento, così si continuano a mortificare le professionalità. Eppure il contratto nazionale parla chiaro: ogni lavoratore deve percepire un adeguato compenso per l'assolvimento di compiti superiori, come già avviene per i Direttori dei servizi generali ed amministrativi". "La soluzione adottata dal Governo - conclude il sindacato - può essere anche condivisibile. Ma sul metodo non ci siamo: nei confronti dei vicari deve essere corrisposto il 50% di indennità di reggenza, spettante per la responsabilità e la gestione degli istituti scolastici a loro affidati e le altre indennità relative alla sostituzione del dirigente per periodi maggiori a 15 giorni (esami di Stato, ferie o lunghe malattie). Si tratta di cifre tutt'altro che figurative, visto che possono superare i 10mila euro annui: indennità che devono necessariamente scattare nel momento in cui ai vicari venga affidata una scuola, in luogo del dirigente che si deve dividere anche tra quattro o cinque istituti diversi". (ANSA). 

Orizzonte Scuola: L'anno scolastico riparte con 1.800 istituti senza dirigenti: in Lombardia e Abruzzo li affida ai docenti vicari risparmiando sull’indennità di reggenza

Informatore Scolastico: Si riparte con 1.800 istituti senza dirigenti, il Governo mette una 'toppa': in Lombardia e Abruzzo li affida ai docenti vicari risparmiando sull'indennità di reggenza

Corriere del Web: Scuola, 1.800 istituti senza dirigenti, il Governo mette una toppa

Avvenire: Anief, 1.800 scuole ancora senza dirigente

Italpress: Scuola, Anief "1.800 istituti senza dirigenti, Governo mette una toppa
ROMA (ITALPRESS) - Secondo l'Anief-Confedir mentre l'anno scolastico si apre con 1.174 scuole senza dirigente scolastico, che si aggiungono ad altre 600 sottodimensionate gia' affidate in reggenze, non si arrestano le contraddizioni che ispirano l'operato del legislatore italiano: prima il Governo Monti, attraverso la spending review, cancella l'indennita' di reggenza rivolta ai vicari dei dirigenti scolastici costretti ad assentarsi oltre 15 giorni; ora, attraverso i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 17 del Decreto Legge 104, nelle regioni dove ancora non sono state pubblicate le graduatorie finali (Lombardia e Abruzzo) si decide di riabilitare la figura del vicario, esonerandolo totalmente dal servizio sino a quando non sopraggiungeranno i vincitori del concorso per dirigente scolastico. "Non vorremmo - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che questa operazione di esonero totale dal servizio di insegnamento scolastico serva solo a dare un contentino ai vicari. E a mettere una 'toppa' ai disservizi conseguenti alla cattiva organizzazione e gestione dei concorsi per dirigente scolastico: invece di immettere in ruolo tutti i candidati idonei e rifare i concorsi per tutti i ricorrenti, si attua una curiosa procedura a tempo, che varra' solo per l'attuale anno scolastico e si esaurira' qualora il vincitore di concorso dovesse essere nominato". (ITALPRESS).

 tuttoscuola.com – 5 settembre
Maurizio Tiriticco sul dossier di Tuttoscuola: decisivo il ‘comportamento insegnante’
░ Maurizio Tiriticco, già ispettore scolastico, profondo conoscitore della scuola discute gli argomenti proposti da Tuttoscuola in “Sei idee per rilanciare la scuola”
… E’ corretto affermare che “nessuna riforma può avere successo se non vengono sviluppati nei docenti interesse e motivazione verso la propria professione (che indubbiamente deve essere legata ai risultati)” e che “nessun sistema di valutazione degli insegnanti e della scuola può essere avviato se non vengono rifondate le basi del livello di professionalità dei docenti in servizio”. Di qui la necessità di una loro formazione continua in servizio (altra cosa rispetto all’aggiornamento, che riguarda le conoscenze e le competenze disciplinari)… Di qui, a mio avviso, la necessità di insistere sul concreto "comportamento insegnante" nelle relazioni con gli alunni. E’ inutile parlare di abilità e competenze, quindi di precisi comportamenti pluridisciplinari che i nostri studenti debbono acquisire, se i nostri docenti persistono nel proporre e perseguire contenuti e conoscenze spesso solo disciplinari. E’ inutile proporre una didattica laboratoriale (non c’è documento di riordino di cicli che non ne parli), se la lezione cattedratica e il libro di testo continuano a essere gli strumenti apprenditivi di sempre. E’ inutile parlare di progettazione didattica, quando spesso sia gli alunni che gli insegnanti non sanno quali obiettivi specifici di apprendimento perseguono. Dagli anni Settanta fino ad oggi ricercatori come i De Landsheere, Mauro Laeng, Graziella Ballanti, Clotilde Potecorvo (di lei ricordo i recenti La scuola come contesto, Discutendo si impara), si sono occupati della cosiddetta “mediazione didattica”, del come e perché l’insegnante debba in primo luogo sollecitare curiosità, stimolare attenzione e ricerca, motivare al “fai da te” e al “fai da te con altri”. Oggi l’insegnante non è più depositario di un sapere che deve trasmettere, perché oggi non esistono più saperi codificati e perché, in effetti, da sempre un sapere si conquista e non si trasmette. Preferiamo parlare di “insegnante collettivo”, dal momento che nello stesso contratto di lavoro si insiste sul fatto che l’insegnante deve svolgere “attività individuali e collegiali” e avere competenze anche “organizzativo- relazionali”. Una scuola che si è adagiata sui processi cognitivi lineari fa molta fatica oggi a misurarsi con quei processi cognitivi reticolari a cui i nostri figli sono sollecitati fin dalla nascita! … Nelle scuole si avvertono mille difficoltà sulla tematica dell’innovazione che sia le Indicazioni nazionali che le Linee guida sottendono e timidamente propongono. Per quanto riguarda il primo ciclo sono state varate delle misure di accompagnamento! Riusciranno ad incidere sui concreti quotidiani comportamenti degli insegnanti? E per il secondo ciclo che cosa si sta predisponendo? … Voglio sperare che l’iniziativa avviata da Tuttoscuola solleciti gli insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare con la scuola – governanti e governati – a entrare nel vivo dei problemi che ho appena accennati. E voglio anche credere che siano gli insegnanti stessi a pretendere di essere formati in progress con cadenze continue per far fronte ai problemi che un’utenza sempre nuova propone con forza. E a pretendere anche di essere convenientemente retribuiti !

corrieredellasera.it – 9 settembre 2013
“«Voglio geografia economica. E poi stage di formazione»”
░ Le dichiarazione della ministro Carrozza a Cernobbio, sul lago di Como.
Prima. Scuola e lavoro. Poi. Lavoro e formazione continua. Il futuro sarà così e allora anche questa è una sfida per il governo. Garantire l'alternanza già dalle scuole superiori, e poi avanti così anche all'università. Con tirocini e stage. Lo ha ripetuto il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ieri a Cernobbio. «A scuola non ci si starà più per un periodo fisso della nostra vita». Tutto cambia. «Mai più un laureato che arriva a 25 anni senza aver mai avuto un'esperienza come cameriere o assistente in libreria»: così ha ripreso il tema al Forum Ambrosetti…. «Aziende molto importanti, presenti anche qui a Cernobbio, quando selezionano le risorse si aspettano che il candidato abbia avuto esperienze di lavoro prima della laurea». Scuola e lavoro allora, da subito e soprattutto per gli studenti degli istituti tecnici e professionali. E in quelle scuole vanno rilanciate materie come la geografia economica. «Va reintrodotta. Era stata tagliata per motivi di bilancio. Invece sono studi importanti. Aiutano a capire l'economia»….

www.scuolaoggimagazine.org/ – 9 settembre 2013
“Liceo classico. Meno iscrizioni”
░ Le riflessioni di Maurizio Tiriticco, pedagogista.
Gli studi classici sono in calo I dati sono certi: calano le iscrizioni al liceo classico! Calano le iscrizioni alle facoltà umanistiche! Che cosa sta succedendo? Improvvisamente i nostri ragazzi vogliono diventare tutti dei tecnici? … Da sempre abbiamo scambiato gli studi classici con una sorta di autoesaltazione per un nostro lontano passato, un'età dell’oro che è solo nostra, che ci viene da una Roma che, anche se catturata dalla Grecia, costituisce il fulcro della civiltà, di qualsiasi civiltà…. Quanti i luoghi comuni che abbiamo costruito per decenni attorno a questa bella favola del primato degli studi classici! E il tutto sempre all’insegna che vi sarebbero due culture, una per gli “eletti” e l’altra, quella scientifica e tecnologica – da cui il liceo scientifico e gli istituti tecnici ….per gli altri, per i non dotati… E’ quindi sulla scia di un atavico e inguaribile equivoco che la stessa Riforma Gentile assegnò di fatto al Liceo classico la funzione di formare la classe dirigente. Vi accedevano soprattutto i “figli di papà” anche perché dopo la maturità era possibile accedere a tutte le facoltà universitarie. Molti anni sono passati e attraverso mille riforme! Però, mai nulla di nuovo! … Un riordino – e io l’ho predicato più volte – doveva andare in tutt’altra direzione! Mai più la separazione di sempre tra studi classici e studi tecnici, perché non esiste alcuna separazione tra teoria e tèchne! … Occorre andare a una ricomposizione dei due saperi e che una vera cultura umanistica, libera da ogni orpello retorico, deve percorrere tutti gli studi. “I cittadini non possono relazionarsi bene alla complessità del mondo che li circonda soltanto grazie alla logica e al sapere fattuale. La terza competenza del cittadino, strettamente correlata alle prime due, è ciò che chiamiamo immaginazione narrativa! Vale a dire la capacità di pensarsi nei panni di un’altra persona, di essere un lettore intelligente della sua storia, di comprenderne le emozioni, le aspettative e i desideri.

www.scuolaoggimagazine.org/ – 10 settembre 2013
“Tutto il decreto punto per punto”
░ “L'Istruzione riparte”, questa la denominazione del Pacchetto preparato da Maria Chiara Carrozza e approvato dal Consiglio dei ministri.
Welfare dello studente: 100 milioni per aumentare il Fondo per le borse di studio degli studenti universitari a partire dal 2014 e per gli anni successivi…. 15 milioni vengono stanziati per il 2014 per garantire ai capaci e meritevoli ma privi di mezzi il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione. I fondi saranno assegnati sulla base di graduatorie regionali e serviranno per coprire spese di trasporto e ristorazione. Potranno accedere alle erogazioni gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. 15 milioni spendibili subito per la connettività wireless nelle scuole secondarie, con priorità per quelle di secondo grado. Gli studenti potranno accedere a materiali didattici e contenuti digitali in modo rapido e senza costi. 6 milioni per il 2014 per borse di studio destinate agli studenti iscritti alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Le borse saranno erogate in base alla condizione economica e al merito artistico degli studenti. È prevista una graduatoria nazionale di assegnazione. Libri di testo: Per quest’anno scolastico gli studenti potranno utilizzare liberamente libri di testo nelle edizioni precedenti, purché conformi alle Indicazioni nazionali. 8 milioni complessivi (2,7 per il 2013 e 5,3 per il 2014) vengono stanziati per finanziare l'acquisto da parte di scuole secondarie (o reti di scuole) di libri di testo e e-book da dare in comodato d'uso agli alunni in situazioni economiche disagiate. Cambiano le regole sui tetti di spesa: d’ora in poi dovranno essere i dirigenti scolastici ad assicurarne il rispetto non approvando le delibere del collegio dei docenti che ne prevedono il superamento. I testi cosiddetti 'consigliati' potranno essere richiesti agli studenti solo se avranno carattere di approfondimento o monografico. L'adozione dei testi scolastici diventa facoltativa: i docenti potranno decidere di sostituirli con altri materiali. Lotta alla dispersione: 15 milioni(3,6 per il 2013, 11,4 per il 2014) per la lotta alla dispersione scolastica. Sarà avviato un Programma di didattica integrativa che contempla il rafforzamento delle competenze di base e metodi didattici individuali e il prolungamento dell’orario per gruppi di alunni nelle realtà in cui è maggiormente presente il fenomeno dell’abbandono e dell'evasione dell'obbligo, con attenzione particolare alla scuola primaria. Orientamento degli studenti: 6,6 milioni (1,6 per il 2013 e 5 per il 2014) per potenziare da subito l’orientamento degli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà coinvolto nel processo l'intero corpo docente. Le attività eccedenti l’orario obbligatorio saranno opportunamente remunerate. Anche le Camere di commercio e le Agenzie per il lavoro potranno essere coinvolte. L'orientamento dovrà partire già dal quarto anno.… Potenziamento dell'offerta formativa: 13,2 milioni (3,3 per il 2014 e 9,9 per il 2015) per potenziare l’insegnamento della geografia generale ed economica. Un’ora in più negli istituti tecnici e professionali al biennio iniziale. 3 milioni per il 2014 per finanziare progetti didattici nei musei e nei siti di interesse storico, culturale e archeologico. I bandi sono rivolti alle scuole, ma anche alle Università e alle Accademie delle Belle Arti e nelle Fondazioni culturali. Si potranno ottenere cofinanziamenti da parte di fondazioni bancarie o enti pubblici/privati o da altri enti che ricevono finanziamenti dal Miur. Detrazioni fiscali al 19% anche per le donazioni a favore di università e istituzioni di Alta formazione artistica. Le donazioni dovranno riguardare innovazione tecnologica, ampliamento dell’offerta formativa, edilizia. Parte del Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa sarà vincolato alla creazione o al rinnovamento di laboratori scientifico-tecnologici che utilizzano materiali innovativi. Tutela della salute a scuola: Ampliato il divieto di fumo a scuola: viene esteso anche alle aree all’aperto, ad esempio i cortili, che sono di pertinenza degli istituti. Vietato anche l’uso della sigaretta elettronica nei locali chiusi delle scuole. Continuità del servizio scolastico: Cambia la procedura di assunzione dei dirigenti scolastici: saranno selezionati annualmente attraverso un corso-concorso di formazione della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Nel frattempo, nelle regioni in cui i precedenti concorsi per dirigenti scolastici non si sono ancora conclusi, per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico, saranno assegnati incarichi temporanei di presidenza a reggenti, assistiti da docenti incaricati. Questi ultimi saranno esonerati dall’insegnamento. Sarà definito un piano triennale di immissioni in ruolo del personale docente, educativo ed ATA- Ausiliario tecnico e amministrativo per gli anni scolastici 2014/2016 (69mila docenti e 16mila Ata nel triennio). Il piano terrà conto dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno e dei pensionamenti. E’ prevista l’assunzione di 57 dirigenti tecnici (i cosiddetti ispettori) per il sistema della valutazione vincitori dell'ultimo concorso. L'obiettivo è porre rimedio alla scopertura in organico che è di circa l’80%. Si sblocca l’assunzione degli ATA da gennaio 2014. Docenti di sostegno: Per garantire la continuità nell’erogazione del servizio scolastico agli alunni disabili, si autorizza l’assunzione a t.i. di docenti di sostegno (oltre 26.000). Si darà così una risposta stabile a più di 52.000 alunni oggi assistiti da insegnanti che cambiavano da un anno all'altro. Edilizia scolastica: Per far fronte alle carenze strutturali delle scuole o per la costruzione di nuovi edifici le Regioni potranno contrarre mutui trentennali,a tassi agevolati, con la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cassa depositi o con istituti bancari. Gli oneri di ammortamento saranno a carico dello Stato. Dimensionamento: A partire dall'anno scolastico in corso sarà un accordo in Conferenza Unificata, e non lo Stato, a definire i criteri e le modalità del dimensionamento scolastico. Formazione dei docenti: 10 milioni per il 2014 per la formazione del personale scolastico. In particolare, la norma punta ad un rafforzamento delle competenze digitali degli insegnanti, della formazione in materia di percorsi scuola-lavoro e a potenziare la preparazione degli studenti nelle aree ad alto rischio socio-educativo. Altri 10 milioni nel 2014 serviranno per l’accesso gratuito del personale docente di ruolo della scuola nei musei statali e nei siti di interesse archeologico, storico e culturale. Formazione Artistica musicale e coreutica: 3 milioni sono stanziati per il 2014 in favore degli Istituti superiori di Studi Musicali pareggiati al fine di garantire la continuità della didattica e rimediare alle loro difficoltà finanziarie. Sempre per garantire la continuità didattica, i contratti a tempo determinato dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) attivati lo scorso anno accademico possono essere rinnovati per il successivo. Per il sistema universitario e della Ricerca: (segue).

latecnicadellascuola.it – 10 settembre 2013
Decreto scuola: “nuove” regole per i libri di testo”
░ Le norme di cui parla il decreto scuola in materia di libri di testo non sembra poi tanto nuove. E anche le risorse disponibili sono modeste.
Il capitolo sui libri di testo contenuto nel decreto scuola ….Si dice che “per quest’anno scolastico gli studenti potranno utilizzare liberamente libri di testo nelle edizioni precedenti, purché conformi alle Indicazioni nazionali”. Che significa questa formulazione ? Che lo studente può usare una edizione precedente del testo in adozione ? Ma se è un testo contenente esercizi e materiali antologici, la questione si complica e se invece è un testo di puro studio (per esempio un manuale di storia) la “concessione” appare pleonastica in quanto già ora questo è possibile. Quanto poi all’impegno di spesa di 8 milioni di euro per l'acquisto da parte di scuole secondarie di libri di testo e e-book da dare in comodato d'uso agli alunni in situazioni economiche disagiate, forse sarebbe bene fare due conti. Se il provvedimento dovesse riguardare solo la secondaria di secondo grado le scuole coinvolte sarebbero all’incirca 3.500 e se si invece si parla anche di secondaria di primo si arriva a 5.000 e anche più. Con questi numeri gli 8 milioni di euro (2,7 nel 2013 e 5,3 nel 2014) si riducono nei fatti a 1.500 euro in media ciascuna. Il decreto dovrebbe poi chiarire che i testi cosiddetti 'consigliati' potranno essere richiesti agli studenti solo se avranno carattere di approfondimento o monografico, ma non ci pare davvero una disposizione particolarmente significativa. Si dice poi che “cambiano le regole sui tetti di spesa, d’ora in poi dovranno essere i dirigenti scolastici ad assicurarne il rispetto non approvando le delibere del collegio dei docenti che ne prevedono il superamento”. A dire il vero questa disposizione esiste già e anzi è anche più rigorosa perché è previsto persino un controllo da parte dei revisori dei conti. Infine viene introdotta la norma secondo la quale “l'adozione dei testi scolastici diventa facoltativa; i docenti potranno decidere di sostituirli con altri materia”. Anche in questo caso la norma non rappresenta affatto una novità: nella scuola primaria l’”adozione alternativa” era stata introdotta addirittura dalla legge 517 del 1977.

Il Messaggero – 11 settembre 2013
“Scuola al via tra le proteste. In classe quasi 8milioni”
░ Non sarà un avvio tranquillo. La scuola riparte tra le proteste, e l’autunno si annuncia caldo, come lo è stato l'anno scorso.
I primi a rientrare sono stati gli studenti di Bolzano, il 5 settembre. Seguiti, cinque giorni dopo, dai “colleghi” del Molise e del Piemonte (in aula da ieri). Gli ultimi a riprendere libri e quaderni saranno i pugliesi, il 17 settembre….. Sono quasi otto milioni gli studenti in tutta Italia, divisi per oltre 360mila classi. Classi sempre più multietniche. Quasi un alunno su otto è straniero e non ha la cittadinanza italiana (tra questi 334.284 sono nati nel nostro Paese). Mentre sono duecentomila gli studenti con disabilità. … Riprendono le lezioni. E ripartono pure le proteste. La Rete degli studenti ha annunciato per oggi una mobilitazione con flash mob, in vista della manifestazione nazionale già programmata per l’11 ottobre. Tra le richieste: maggiori investimenti per la scuola e la tutela del diritto allo studio. A Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, al loro fianco ci saranno anche i precari della scuola. La scuola anche quest’anno deve fare i conti con i suoi problemi “storici”, dagli edifici vecchi e malandati (uno su tre ha bisogno di interventi urgenti), al solito valzer delle supplenze con molte cattedre ancora da assegnare….

Il Messaggero – 12 settembre 2013
“Scuola, l’Italia torna sui banchi tra flash mob e contestazioni”
░ Striscioni e volantinaggi nelle città, l’11 ottobre primo corteo. I rappresentanti degli studenti: «Servono interventi strutturali».
Striscioni e volantinaggi si sono svolti ieri mattina davanti alle scuole in tutta Italia e flash mob sono stati annunciati in questi giorni nelle grandi città, tra cui Roma e Firenze, per sollecitare maggiori investimenti, nonostante i recenti provvedimenti del governo, giudicati insufficienti. Il tutto in vista di una grande mobilitazione indetta per l'11 ottobre, dal titolo “Non c'è più tempo”. «A Roma e in altre città - spiega l'Unione degli Studenti - abbiamo volantinato ed informato sui problemi irrisolti della scuola e del Paese in vista della mobilitazione dell'11 ottobre». Secondo l'Uds, «il Decreto legge Istruzione lascia insolute le questioni strutturali della scuola italiana e nonostante i buoni propositi i finanziamenti individuati dal Governo sono totalmente insufficienti. Cento milioni di euro coprono a malapena un terzo degli aventi diritto alla borsa di studio universitaria, 8 milioni di euro sono briciole per finanziare un sistema decente di comodato d'uso per i libri di testo…»…..

latecnicadellascuola.it – 13 settembre 2013
“Pagamento delle ferie ai supplenti: i sindacati non ci stanno”
░ Con un documento unitario le OO.SS. chiedono una circolare del MIUR che risolva le incertezze interpretative. Come sanno i colleghi che seguono le nostre iniziative, l’ANIEF per tempo ha sostenuti che per la quantificazione delle ferie dei supplenti temporanei nell’a.s.2012/13 non vanno sottratti dal computo i giorni di sospensione delle lezioni.
Ieri abbiamo dato notizia della nota della Ragioneria Generale dello Stato con la quale veniva illustrata la disciplina riguardante il divieto di monetizzazione delle ferie ed esaminate le casistiche per le quali il pagamento delle ferie non godute è ammesso. In risposta alla nota, le Organizzazioni sindacali hanno presentato al Miur un documento unitario per denunciare la situazione confusa e contraddittoria prodotta dalla nota del Mef sul pagamento dei supplenti nell’anno scolastico 2012/2013 e chiedendo un incontro urgente per assicurare il rispetto dei diritti contrattuali, anche in considerazione di quanto previsto nell’intesa del 12 giugno 2013 tra Miur e sindacati, ossia che le scuole avrebbero ricevuto le risorse necessarie per il pagamento delle ferie maturate ai supplenti brevi, come previsto dal CCNL vigente, e che analogo trattamento andava assicurato anche ai supplenti al 30 giugno. “Si chiede pertanto alle SS.LL. – leggiamo nel documento unitario - di attivarsi con la massima determinazione affinchè si recuperi la necessaria coerenza tra i comportamenti dei Dicasteri coinvolti nella vicenda, nella direzione di una piena garanzia dei diritti contrattuali dei lavoratori, che dovrebbe costituire interesse condiviso dalle parti; si sottolinea inoltre l’esigenza di sostenere e tutelare l’operato dei Dirigenti Scolastici con disposizioni fra loro coerenti e inequivocabili.

Pubblichiamo alcuni articoli sull'inizio del nuovo anno con centinaia di istituti senza dirigenti e sulla storica sentenza del Tar che ritiene valido il servizio pre-ruolo per partecipare al concorso DS.

Inizia il nuovo anno scolastico con centinaia di istituti senza dirigenti e mille vincitori del concorso che rimangono a casa

Il Mattino: Centinaia di istituti senza dirigenti ma a casa mille vincitori di concorso

Contro la crisi: A scuola di caos e di improvvisazione

Globalist: Scuole lasciate allo sbando, senza presidi

Ansa: Anief, mancano dirigenti, vincitori concorso a casa
(ANSA) - ROMA, 4 SET - Parte il nuovo anno con centinaia di istituti senza dirigenti e mille vincitori del concorso che rimangono a casa. Dei 2.386 posti come capo d'istituto messi a concorso dal Miur, ad oggi ne sono stati assunti solo 1.402: a 984 per il secondo anno è stato chiesto di attendere. Malgrado i posti fossero vacanti. E' quanto afferma l'Anief sostenendo che per "tamponare la situazione non occorre alcun decreto d'urgenza di inizio anno. Ma bastava immettere in ruolo tutti i vincitori del concorso a cattedra indetto con D.D.G. del 13 luglio 2011". "Tutto nasce - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - dalla pessima gestione del concorso per dirigenti scolastici, che avrebbe dovuto selezionare oltre 2mila nuovi presidi, ma che a due anni di distanza ha prodotto una mole di contenziosi da guinness dei primati. Con 8mila ricorrenti che attendono gli esiti della giustizia. Con le procedure concorsuali da rifare in Lombardia e ancora ad alto rischio rifacimento anche in altre regioni". "Ora - continua Pacifico - è vero che il reclutamento è stato rallentato per l'attivazione dei vari ricorsi. In Lombardia, in particolare, un errore nella scelta delle buste contenenti il cartoncino con i dati personali dei candidati ha causato l'annullamento di alcune fasi del concorso, che andranno così rifatte. Ma, senza arrivare all'approvazione di un decreto d'urgenza da parte del Consiglio dei ministri, sarebbe bastato che l'amministrazione avesse consentito l'assunzione di tutti i vincitori dei concorsi. Vi sono infatti regioni, solo sfiorate dai ricorsi, dove la metà degli idonei sta ancora aspettando. Basta dire che, complessivamente, mettendo a confronto i posti banditi con le assunzioni svolte nell'ultimo biennio, rimangono ancora da immettere in ruolo il 41,2% dei nuovi dirigenti". Con l'anno scolastico ormai alle porte, l'Anief ribadisce al ministro dell'Istruzione che non avrebbe quindi senso limitarsi a sanare la situazione della Lombardia: "serve una soluzione politica perché gli errori sono stati fatti anche altrove". (ANSA).

Corriere dell'Università: Centinaia di istituti senza preside: l’anno scolastico al via tra polemiche e ricorsi

News it 24: Concorso a Dirigente: 984 vincitori ancora da assumere

Orizzonte Scuola: Concorso a Dirigente: 984 vincitori ancora da assumere, ma molti i posti vacanti

AgenParl: Anief, parte nuovo anno con molti istituti senza dirigente e vincitori concorsi a casa

Tecnica della Scuola: Centinaia di istituti senza dirigenti e mille vincitori del concorso che rimangono a casa

MNews: Parte il nuovo anno con centinaia di istituti senza dirigenti e mille vincitori del concorso a casa

Italpress: Anief "parte nuovo anno con centinaia istituti senza dirigenti"
ROMA (ITALPRESS) - "I paradossi della scuola italiana non sembrano finire mai. Alla vigilia del nuovo anno scolastico - domani si inizia in Trentino Alto Adige - diverse centinaia di scuole rimarranno senza dirigente scolastico. Nei giorni scorsi il quotidiano specializzato "Italia Oggi" riportava che oltre 1.100 scuole inizieranno l'anno scolastico senza il loro capo d'istituto; altre 600 scuole, sottodimensionate, saranno affidate per la legge sul "dimensionamento" in reggenze; ulteriori centinaia rimarranno prive, per vari motivi, del loro dirigente. Ora l'Anief scopre che per tamponare la situazione non occorre alcun decreto d'urgenza di inizio anno. Ma bastava immettere in ruolo tutti i vincitori del concorso a cattedra indetto con D.D.G. del 13 luglio 2011". E' quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Dei 2.386 posti come capo d'istituto messi a concorso dal Miur, ad oggi ne sono stati assunti solo 1.402: a 984 per il secondo anno consecutivo e' stato chiesto di attendere. Eppure i posti vacanti ci sono. Perche', altrimenti, non vi sarebbero tante scuole senza dirigente. Con i direttori degli Uffici scolastici regionali costretti ad affidarle in reggenza, a dirigenti quindi gia' titolari di almeno un altro istituto. Violando, in tal modo, gli articoli 16 e 19 del bando di concorso, dove e' riportato che "i candidati utilmente collocati in graduatoria, in relazione al numero dei posti messi a concorso, sono dichiarati vincitori" e che "hanno titolo ad essere assunti in servizio in qualita' di dirigente scolastico con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel limite dei posti effettivamente vacanti e disponibili annualmente". "Tutto nasce - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - dalla pessima gestione del concorso per dirigenti scolastici, che avrebbe dovuto selezionare oltre 2mila nuovi presidi, ma che a due anni di distanza ha prodotto una mole di contenziosi da guinness dei primati. Con 8mila ricorrenti che attendono gli esiti della giustizia. Con le procedure concorsuali da rifare in Lombardia e ancora ad alto rischio rifacimento anche in altre regioni".
"Ora - continua Pacifico - e' vero che il reclutamento e' stato rallentato per l'attivazione dei vari ricorsi. In Lombardia, in particolare, un errore nella scelta delle buste contenenti il cartoncino con i dati personali dei candidati ha causato l'annullamento di alcune fasi del concorso, che andranno cosi' rifatte. Ma, senza arrivare all'approvazione di un decreto d'urgenza da parte del Consiglio dei ministri, sarebbe bastato che l'amministrazione avesse consentito l'assunzione di tutti i vincitori dei concorsi. Vi sono infatti regioni, solo sfiorate dai ricorsi, dove la meta' degli idonei sta ancora aspettando. Basta dire che, complessivamente, mettendo a confronto i posti banditi con le assunzioni svolte nell'ultimo biennio, rimangono ancora da immettere in ruolo il 41,2% dei nuovi dirigenti". "A rendere la situazione ancora piu' problematica - prosegue la nota -c'e' poi l'assurda insistenza del Miur ad opporsi al pagamento dell'indennita' relativa alle funzioni superiori ricoperte dagli 8mila docenti vicari dei dirigenti scolastici: di recente, dopo quello di Milano, anche il Tribunale di Lavoro di Frosinone ha confermato la tesi prodotta oltre un anno e mezzo fa dall'Anief (che su questo diritto leso ha presentato formale ricorso, avviando un'azione legale al giudice del lavoro)". "Serve una soluzione politica - dice Pacifico - perche' gli errori sono stati fatti anche altrove. Occorre quindi far ripetere le prove a tutti i ricorrenti (c'e' un ricorso dell'Anief pendente per oltre 2mila ricorrenti che attendono risposte dalla giustizia italiana). E, nel frattempo, procedere al veloce assorbimento dei candidati idonei che hanno dimostrato di meritare la dirigenza superando le verifiche, scritte e orali, cui sono stati sottoposti negli ultimi due anni".

Online News: Anief, troppe scuole rimarranno senza preside

 

Storica sentenza del TAR Lazio: il servizio pre-ruolo è valido per diventare dirigenti scolastici

Ansa: Tar Lazio ammette pre-ruolo a concorso presidi. Anief, sentenza ha portata storica
(ANSA) - ROMA, 5 SET - E' valido anche il servizio svolto da docenti precari per diventare presidi. Lo ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio. "Per la prima volta, in materia concorsuale, un tribunale italiano - commenta l'Anief - disapplica la normativa nazionale in ragione del principio comunitario di non discriminazione del servizio prestato da precario. Undici docenti così possono sciogliere la riserva ed essere assunti dopo due anni come presidi". La legge e il bando contestati prevedevano come prerequisito di accesso un servizio di cinque anni svolto dopo l'immissione in ruolo. A parere dell'Anief quella disposizione discriminava il servizio prestato a tempo determinato violando la direttiva comunitaria 1999/70. Perciò il sindacato aveva consigliato a tutti i docenti precari o neo-immessi in ruolo con cinque anni di servizio prestato nel pre-ruolo di presentare, comunque, la domanda di ammissione al concorso. I ricorrenti avevano quindi ottenuto un'ordinanza cautelare confermata dal Consiglio di Stato che gli permetteva di accedere con riserva alle prove preselettive, agli scritti e agli orali. Uno su quindici é riuscito a superare il concorso ma con riserva della sentenza di merito che é stata pubblicata ieri. Ricorso accolto perché - si legge - "neppure basta a giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato il fatto che tale differenza è stata prevista da una norma nazionale generale e astratta quale una legge o un contratto collettivo". D'altronde, la giurisprudenza comunitaria "ha inequivocabilmente sancito il principio secondo il quale, nei concorsi pubblici, il servizio pre-ruolo deve essere valutato come quello di ruolo". "La sentenza ha una portata storica perché introduce nel nostro ordinamento, in fase concorsuale, il principio comunitario di non discriminazione finora richiamato nelle cause di lavoro sulla successione dei contratti a termine. E' la seconda in Europa - ricorda l'Anief - dopo il caso spagnolo, che si esprime sul tema". "Quando una norma nazionale è in contrasto con una norma comunitaria - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - questa va disapplicata senza se e senza ma. Ora aspettiamo la sentenza della Corte di giustizia europea sulla stabilizzazione dei precari che aprirebbe finalmente le porte all'immissione in ruolo di migliaia di precari sfruttati dall'amministrazione in questi anni dietro la scudo di una norma probabilmente illegittima". (ANSA).

Orizzonte Scuola: Concorso a dirigente scolastico. Sentenza storica, per Tar Lazio valido anche pre-ruolo nel computo dei 5 anni di servizio previsti dal bando

News it 24: Concorso a dirigente scolastico. Per Tar Lazio valido anche pre-ruolo nel computo dei 5 anni di servizio previsti dal bando

Italpress: dirigente scolastico, Anief "da Tar Lazio ok servizio precari"
ROMA (ITALPRESS) - "Con sentenza n. 8086/13 sul ricorso patrocinato dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, per la prima volta, in materia concorsuale, un tribunale italiano disapplica la normativa nazionale in ragione del principio comunitario di non discriminazione del servizio prestato da precario. Undici docenti cosi' possono sciogliere la riserva ed essere assunti dopo due anni come presidi. La legge e il bando contestati prevedevano come prerequisito di accesso un servizio di cinque anni svolto dopo l'immissione in ruolo. Sentenza storica che prende atto della gerarchia delle fonti normative anche nei pubblici concorsi". E' quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Il sindacato lo aveva ribadito nell'estate del 2011: quella norma che discriminava il servizio prestato a tempo determinato violava la direttiva 1999/70/CE e pertanto aveva consigliato a tutti i docenti precari o neo-immessi in ruolo con cinque anni di servizio prestato nel pre-ruolo di presentare, comunque, la domanda di ammissione al concorso.I ricorrenti avevano trasmesso la domanda cartacea sostitutiva predisposta dall'Anief. I ricorrenti ottenevano un'ordinanza cautelare confermata dal Consiglio di Stato che gli permetteva di accedere con riserva alle prove preselettive, agli scritti e agli orali. Uno su quindici riesce a superare il concorso ma con riserva della sentenza di merito che dopo l'udienza del 10 gennaio scorso e' pubblicata il 4 settembre 2013. Ricorso accolto perche' "neppure basta a giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato il fatto che tale differenza e' stata prevista da una norma nazionale generale e astratta quale una legge o un contratto collettivo". D'altronde, la giurisprudenza comunitaria della Corte di Giustizia, con la sentenza nel procedimento C-177/10, pubblicata in data 08/09/2011, "ha inequivocabilmente sancito il principio secondo il quale, nei concorsi pubblici, il servizio pre-ruolo deve essere valutato come quello di ruolo". Anche un'ulteriore sentenza della Corte di Giustizia (Sesta Sezione del 18/10/2012 intervenuta nei procedimenti C-302/11 e C-304/11) ha ribadito gli stessi orientamenti con ulteriori specificazioni. I ricorrenti, pertanto, possono essere assunti come dirigenti. La sentenza ha una portata storica perche' introduce nel nostro ordinamento, in fase concorsuale, il principio comunitario di non discriminazione finora richiamato nelle cause di lavoro sulla successione dei contratti a termine. E' la seconda in Europa, dopo il caso spagnolo, che si esprime sul tema".
"Quando una norma nazionale e' in contrasto con una norma comunitaria - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir - questa va disapplicata senza se e senza ma. Ora aspettiamo la sentenza della Corte di giustizia europea sulla stabilizzazione dei precari che aprirebbe finalmente le porte all'immissione in ruolo di migliaia di precari sfruttati dall'amministrazione in questi anni dietro la scudo di una norma probabilmente illegittima. Gia' i tribunali della Repubblica in primo grado hanno condannato a cospicui risarcimenti danni e al pagamento degli scatti di anzianita' e delle mensilita' estive, nonostante un orientamento negativo della Cassazione, peraltro non granitico, visti i dubbi espressi dalla Consulta". "La lotta contro la precarieta' del sindacato non si ferma - prosegue la nota - Sono numerosi i nuovi ricorsi che Anief ha in cantiere in questi giorni: per tutelare il diritto all'immissione in ruolo di tutti i docenti vincitori del concorso a cattedra (considerato che uno su tre e' rimasto al palo), per il diritto al riconoscimento dell'abilitazione acquisita da tutti gli idonei inseriti nelle graduatorie di merito, per il diritto all'inserimento nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento di tutti i docenti abilitati con il TFA ordinario o con il prossimo PAS speciale. Dopo le sentenza sul trasferimento a pettine, una nuova pagina storica di diritto scolastico e accesso a P.A. scritta dal giovane sindacato". (ITALPRESS).

Avvenire: In undici da precari a presidi, grazie al Tar: "Così l'Italia si uniforma alle leggi europee"

 

tuttoscuolaNEWS – 29 agosto 2013
“Miur sui libri di testo: nessun aumento”
░ Tout va très bien, madame la Marquise: Parola di Miur. Il Ministro Carrozza ha deciso (“decisione specifica”) di confermare per l’a.s. 2013/2014, gli stessi tetti di spesa dell’anno precedente; non vanno incrementati in base al tasso di inflazione. Gli editori se la terranno ?
E allora perché anche quest’anno si parla di un ulteriore aumento della spesa destinata all’acquisto dei libri di testo? Carmela Palumbo, Direttore Generale per gli Ordinamenti,… smentisce “Le scuole che sforano in modo consistente i tetti non superano in genere il 5-10%”. Il Direttore fa presente che non sono previste sanzioni per i docenti che con le proprie scelte di adozione superano il limite, ma sottolinea che un “forte deterrente è stato introdotto dal decreto legge 176/2012 che ha previsto il controllo dei revisori dei conti sulla delibera collegiale di adozione dei libri di testo limitatamente alla verifica del rispetto dei tetti di spesa”. In questo modo “nei casi più gravi il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale di competenza può valutare l’irrogazione di sanzioni disciplinari soprattutto a carico del dirigente scolastico che presiede il collegio e porta ad esecuzione le sue delibere”. Il Ministero sottolinea che gli Uffici Scolastici Regionali, che sono responsabili per la vigilanza sul rispetto dei tetti di spesa, devono inviare a Viale Trastevere “un report regionale che evidenzia gli sforamenti superiori al 10% dei tetti”. Infatti è prevista una soglia di tolleranza del 10%, a patto che sia adeguatamente motivata. Spetta poi al Direttore regionale “richiedere formalmente al dirigente scolastico le ragioni dello sforamento e ne valuta la congruenza”. Infine il Direttore Palumbo condanna la pratica dei cosiddetti testi consigliati, il cui costo non rientra ai fini della valutazione dei tetti di spesa. Si tratta “di una prassi accettabile qualora abbiano veramente funzione integrativa e di approfondimento, quando invece abbracciano parti rilevanti della materia allora si configurano come pratica elusiva della normativa sui tetti di spesa”.

l’Unità – 31 agosto 2013
“A Francesca, che da grande vuole insegnare”
░ di Mila Spicola
… Maria è una mia amica commercialista, laurea in Economia e Commercio. A ottobre ha tentato la preselezione dei test del concorsone di Profumo e li ha superati. «Hai presente la settimana enigmistica? Ecco, una minkiata». Ha studiato per due mesi Un bel programma zippato di quel tanto che basta ed ha avuto quasi il massimo nella prova scritta. Idem per l’orale…. Ha vinto. È seconda nella sua classe di concorso in Sicilia e mentre scrivo sta scegliendo la cattedra. Non ha nemmeno idea di cosa sia stare in classe. Il gap sarebbe minore se poi il sistema prevedesse un aggiornamento costante,obbligatorio e di qualità su scala nazionale dei propri docenti. E invece no. Deborah non la conosco ma mi ha scritto una bella e lunghissima mail ieri sulla questione dei Tfa, TirociniFormativiAttivi. «Per favore scriva qualcosa su questa vergogna? Come vengono assegnate le cattedre in Italia?Studio da quindici anni per diventare insegnante e ancora vago tra corsi, concorsi, master e perfezionamenti e adesso anche questa tragedia del TFA»….vTre sere fa invece ho fatto una rimpatriata in pizzeria con Emma, di Agrigento, e Fabiola, di Siracusa. Precarie storiche, grandi menti delle mobilitazioni per la scuola del 2008, una della scuola dell’infanzia e l’altra docente di educazione motoria. Fabiola a Palermo per il concorsone (finalmente ha ottenuto il ruolo, dopo aver superato tre concorsi) ed Emma. «Ma sei scema? Io non lo provo più, se mi arriva l’incarico bene, se non mi arriva andassero a quel paese. Ho 4 abilitazioni e due concorsi vinti». E come mai non è di ruolo? Sarà una scarsona, potrebbe pensare chi legge e non conosce quel girone infernale che è la selezione dei docenti in Italia. Può un sistema complesso e delicato come quello dell’Istruzione di una nazione affidare a cotante casualità, mediocrità organizzativa e discrezionalità la selezione e l’immissione in ruolo dei suoi docenti? Si passa da Maria - che non è mai entrata in una classe, non ha mai avuto nel suo percorso di formativo universitario o postuniversitario il piacere o il dispiacere di imbattersi in discipline pedagogiche, didattiche, relazionali, di gestione scolastica o di classe, valutative, etc... E lunedì sarà a scuola al suo primo collegio docenti -, a Deborah che queste cose le studia da 15 anni, a Emma che insegna da 22 anni, che ha superato due concorsi e 4 abilitazioni, è ancora precaria e non ci crede più. Come glielo spieghi al cittadino cosa accade se non lo capisco nemmeno io? …. Evitare le bolge attuali di precari, classi di concorso, precari di un tipo e altri di un altro tipo, sostegno, provenienti da Tfa, o dal concorso, o dalle Gae, o dalla Sissis, o dal giorper, o del ppiar, o con la somma di punteggi acquisti in scuole private, o statali, o per il vantaggio della 104... Per me insegnare non è una missione e nemmeno un talento, è una professione. Come tutte le professioni prevede una formazione specifica,un acquisizione di strumenti professionali, esperienza,aggiornamento continuo e una selezione adeguata alla delicatezza delle competenze necessarie…. Un sistema selettivo tra i peggiori al mondo. Chi ne ha colpa? Chi dovrebbe sistemare la faccenda? Siccome Sono certa che Francesca tra due anni mi riscriverà, sarò costretta a dirle: «Abbandona l’idea, diventare insegnante in Italia è una cosa da folli» oppure «Allora, devi fare così, così e così», perché avremo finalmente messo mano in modo efficace a questa vergogna?

Latecnicadellascuola.it – 1 settembre 2013
“Quota 96”. Pioggia di telegrammi al PD
░ Telegrammi a Epifani, Carrozza e Letta: “gli impegni si onorano.
Una forma di protesta civile per esprimere l’amarezza e lo sconforto, ma soprattutto la rabbia, per le mancate risposte che invece in campagna elettorale si erano date, promettendo la certa soluzione di una ingiustizia perpetrata nel confronti di alcune migliaia di lavoratori della scuola, costretti a rimanere in servizio sulle unghie della riforma delle pensioni di Elsa Fornero. …. Rimane infatti indecifrabile il motivo per il quale non si dà soluzione a una, universalmente definita da tutti i partiti: ingiustizia, adducendo come motivo la “copertura finanziaria” per la quale, è stato detto, basterebbero invece alcuni milioni di euro, dovunque reperibili, ma che, a quanto sembra, nessuno riesce a trovare.
L’attesa comunque si sposta ora al prossimo consiglio dei ministri, quando si parlerà del cosiddetto decreto scuola, dentro il quale si dovrebbe pure risolvere l’altra incredibile e incresciosa questione dei docenti inidonei che si vorrebbero mandare a coprire i posti Ata, col doppio risultato, terribilmente negativo e illogico, di non assumere oltre 3500 precari, in attesa nelle graduatorie, e di rigettare titoli e competenze particolari di tanti docenti, relegandoli negli uffici a passare carte.
Corrieredellasera.it – 2 settembre 2013
“Se un solo ispettore controlla 2.076 scuole”
░ Gian Antonio Stella presenta il dossier con cui Tuttoscuola propone sei direttrici per cambiare la Scuola, a partire dalla rottura del vecchio patto scellerato «ti pago poco, ti chiedo poco», e per passare a un altro: «ti do di più, ti chiedo di più».
Un ispettore ogni 13 scuole in Gran Bretagna, uno ogni 22 scuole in Francia, uno ogni 2.076 scuole nel Lazio. Bastano tre numeri per capire quanto il nostro sistema scolastico sia fuori controllo…. Che l'autonomia sia una cosa seria non si discute. … Il guaio è che la concessione di un'autonomia sempre più larga a partire da 2000 col riconoscimento anche della parità alle «non statali», denuncia Tuttoscuola, doveva essere parallela a un aumento dei controlli. È successo il contrario. «Prima» c'erano in organico 695 «ispettori», oggi 301. Solo sulla carta, però. In realtà, a causa di circa 200 vuoti, sono solo un centinaio: «In intere regioni, con centinaia di istituzioni scolastiche e migliaia di insegnanti, opera a volte un solo ispettore»… «Il concorso per reclutare nuovi dirigenti tecnici (con funzioni ispettive) è stato bandito quasi sei anni fa per coprire 144 posti vacanti, ma si è concluso solo nella primavera di quest'anno con circa 70 vincitori, che però non sono stati ancora nominati. … Tuttoscuola lancia sei idee “un po’ rivoluzionerie”…. Primo: basta con le scuole «chiuse agli studenti per molte ore al giorno durante i periodi di lezione e per mesi interi al di fuori». È uno «spreco enorme». Gli spazi scolastici potrebbero restare aperti al pomeriggio e anche fino a fine luglio per offrire agli studenti «servizi aggiuntivi» che oggi le famiglie pagano ai privati: dalle lezioni di musica ai «summer camp», dai corsi di lingue alla ginnastica artistica…
Secondo: per recuperare risorse servono tagli «chirurgici». Esempio? Ci sono 10mila «microscuole» primarie con meno di 50 alunni, «che costano in termini di personale il doppio delle altre (fino a 8 mila euro per alunno, contro i 3.500 euro di una scuola standard con 100 alunni)»…..
Terzo: occorre «liberare e premiare le energie degli insegnanti. Sono loro che "fanno" la scuola. Certo, guadagnano poco. ....«concentriamo le risorse e gli sforzi per premiare chi vuole dare di più»…
Quarto: guerra agli abbandoni con «corsi di recupero obbligatori e sistemi di incentivi e disincentivi d'intesa con le famiglie. Per esempio: se non hai concluso l'obbligo scolastico non puoi comprare/guidare il motorino o partecipare a programmi sportivi….
Quinto: più autonomia, ma anche più controlli, più trasparenza nei conti e una rigorosa valutazione dei risultati che premino le scuole virtuose…
Sesto: «digitalizzazione delle scuole (per tutti)». Non è accettabile che l'Italia abbia in totale solo 14 scuole statali «2.0», cioè digitalizzate, su oltre 9.000. Né che ci siano soltanto… 6 Pc ogni 100 studenti contro i 16 europei e il 6% delle scuole altamente digitalizzate contro il 37% del resto d'Europa. Insomma, «la scuola digitale può offrire un grande contributo al cambiamento del Paese…».

http://muraglia.wordpress.com – 4 settembre 2013
“Fuga dal classico”
░ Una riflessione del collega Muraglia, sulle risultanze dell’inchiesta, pubblicata da L’Espresso lo scorso 29 agosto, che documenta il declino di interesse per il glorioso “formativo” Liceo Classico.
Poiché da tempo ormai vado sostenendo, per lo più in ottima e autorevole compagnia, che l’antico stereotipo del Classico che risulterebbe di per sè formativo soprattutto per l’insegnamento della grammatica greca e latina è stato ampiamente dimostrato essere la più grande delle boutades, mi pare opportuno sottoporre quanto l’Espresso ha recentemente documentato per le conseguenti riflessioni. Val la pena aggiungere qui che la morte del Liceo Classico non è auspicabile. Come non è auspicabile la sua rubricazione a luogo della “perfetta formazione”. Le discipline classiche (che non coincidono con le lingue classiche e queste non coincidono con le grammatiche classiche) hanno la loro funzione formativa indiscutibile e grave sarebbe se venissero dismesse. Semmai ne andrebbe perorato l’insegnamento in tutti gli indirizzi di studio per la loro formidabile valenza identitaria. Il problema è che questa disseminazione della latinità e della grecità in tutti gli indirizzi non è mai stata pensata proprio perché si continuano a ritenere queste discipline luogo della selezione delle “migliori teste”, ed è qui che nasce il de profundis del Classico. Se, come dice l’Espresso, al Latino e al Greco devono essere associati “metodi da fine Ottocento, lezioni frontali dalla cattedra e nozionismo” e se la gran parte dei bravissimi colleghi che insegnano al Classico continueranno a snobbare pedagogia e didattica quali discipline utili solo a chi insegna agli sfigati, è inevitabile che il numero di studenti disposti a passare sotto le forche caudine dell’attuale Liceo Classico (fatte salve ovviamente non poche e luminose eccezioni che sanno rendere significativi questi studi) diminuirà sempre più. E ciò non avverrà, come molti coltissimi colleghi sostengono, per la “caduta di livello” dei nostri studenti e per la superficialità delle famiglie. Ma avverrà perché non c’è istruzione, per quanto di nobili tradizioni, che possa sopravvivere di fronte alle sfide della contemporaneità e alle mutazioni antropologiche che il trascorrere del tempo fatalmente determina. Le attuali Indicazioni per i Licei purtroppo non sembrano accorgersi di tutto questo.

corrieredellasera.it – 4 settembre 2013
“I 1.124 presidi mancanti. La scia di concorsi e ricorsi che blocca le assunzioni”
░ Nelle parole di Sergio rizzo, il disastroso esito del concorso a d.s., iniziato malissimo (ricordate i mille quesiti pronti per la preselettiva e ritirati dal MIUR qualche giorno prima della prova perché errati o docimologicamente inadeguati ?) e finito peggio.
….Le buste che accompagnavano i compiti, con dentro i dati anagrafici dei loro autori, erano trasparenti. E poco importa se erano state acquistate, come hanno fatto presente i legali del ministero, con regolare procedura Consip. Il fatto è che ci si vedeva attraverso, e chiunque avrebbe potuto leggere il nome del candidato dentro la busta. Così al giudice del Tar prima, e poi a quello del Consiglio di Stato, non è rimasto altro che annullare il concorso per i presidi della Lombardia, cui avevano fatto ricorso in 120 dei circa 500 partecipanti. E le scuole di quella Regione adesso sono nei guai. Perché fra quel concorso andato in malora due anni fa e gli altri buchi che si sono aperti mancano la bellezza di 392 presidi su 1.118 «istituzioni scolastiche», come si chiamano nel gergo burocratico ministeriale. Banalmente, il 35 per cento di posti vuoti….
In tutta Italia le poltrone vuote sono 1.124, il 12,4 per cento del totale (i presidi dovrebbero essere in tutto 8.047). Carenza da mitigare con le circa 500 assunzioni già decise dal governo, senza però che questo risolva le altre situazioni più spinose. L'Abruzzo, per fare un caso. Il concorso per 68 posti da dirigente scolastico bandito due anni fa è stato annullato dal Tar, e la sentenza è stata sospesa successivamente dal Consiglio di Stato. … Non vanno meglio le cose in Sicilia, dove i concorsi banditi quasi dieci anni fa, nel 2004, sono stati annullati: la conseguenza è che le poltrone vuote sono quasi il 21 per cento né in Toscana, dove il Tribunale amministrativo ha provveduto a cancellare l'esito del concorso del 2011. Ma neppure in Molise. Nel gorgo della giustizia amministrativa, insomma, ci sono finiti quasi tutti. Perché coloro che resistono alla tentazione di rivolgersi in ogni caso al Tar, qualunque sia il motivo della bocciatura, si contano sulle dita di una mano. E siccome le regioni sono venti, altrettanti sono i fronti con cui bisogna avere a che fare: in un delirio di carte bollate, fra annullamenti, sospensive, contro sospensive, appelli e controappelli….
Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza, parlamentare del Partito democratico, è convinta che sia arrivato il momento di riportare al centro tutti i concorsi, oggi gestiti a livello regionale. Consapevole che non sarà semplice privare i tanti potentati locali piccoli e grandi delle ghiotte prerogative che la macchina degli esami porta con sé. In futuro dovrebbe occuparsi di gestirli, con la formula del corso-concorso, la Scuola superiore di pubblica amministrazione…..

latecnicadellascuola.it – 5 settembre 2013
“E' quasi ufficiale: il fondo di istituto sparirà”
░ Se il fondo di istituto verrà di nuovo usato per gli aumenti, alle scuole rimarrà ben poco da contrattare. Di Reginaldo Palermo.
Ormai è chiaro come andrà a finire anche quest’anno la contrattazione di istituto. Nella giornata del 3 settembre il Ministero ha comunicato ai sindacati che ci sarà un modesto incremento delle risorse destinate al funzionamento delle scuole (ma solo per alcune voci particolari che non riguardano tutti). Ci saranno anche un po’ di soldi in più per le supplenze, ma questo è semplicemente un “atto dovuto” in quanto come avviene da alcuni anni anche per il 2013 la previsione iniziale su questa voce era stata sottostimata. Ma più interessanti di tutte sono le notizie su quanto si è detto in fatto di fondo di istituto… Evidentemente i sindacati hanno in mente di chiedere anche questa volta che i risparmi di sistema vengano utilizzati per pagare gli scatti stipendiali e siccome già si sa che non basteranno l’idea è appunto quella di tagliare ancora le risorse destinate al fondo di istituto. Oltretutto c’è da dire che la legge 133 prevedeva per il 2012 un risparmio di 3miliardi e 188 milioni, superiore di 650milioni esatti a quello calcolato per il 2011. Ora, se già lo scorso anno i risparmi sono stati risibili, è del tutto evidente che per il 2012 sarà anche peggio. Ciò significa che gli eventuali scatti stipendiali dovranno gravare pressoché interamente sul fondo di istituto che, in pratica, si ridurrà a poca cosa…. E’ quindi necessario che le scuole facciano molta attenzione a programmare le proprie attività e forse non sarebbe male se anche docenti e Ata prestassero maggiore attenzione agli incarichi assunti….

il Manifesto – 6 settembre 2013
“«L'esclusione dei docenti Quota 96 è uno schiaffo alla credibilità del Pd»”
░ La dichiarazione della Ghizzoni, membro PD in Commissione Cultura della Camera; la ha resa al quotidiano il Manifesto.
L'esclusione della "Quota 96" dal Decreto Scuola rappresenta un vulnus per la credibilità del Pd che alla soluzione del problema ha dato pieno avallo politico. Un anno e mezzo di battaglia vanificato. Questa decisione è uno schiaffo per chi chiedeva il riconoscimento di un diritto». La delusione di Manuela Ghizzoni, Vice-presidente Pd della Commissione Cultura alla Camera, è ancora viva ventiquattr'ore dopo la notizia dell'esclusione dei 9 mila insegnanti (stima dell'Inps) che non potranno andare in pensione a causa della Riforma Fornero. «Questa riforma - continua - non ha riconosciuto le specificità del mondo della scuola, l'unico comparto in cui si va in pensione solo il primo settembre, non ci sono altre finestre d'uscita. L'altro errore è stato l'approvazione dello scalone enorme che non ha tenuto conto delle persone che avrebbero risentito dei suoi effetti. La correzione era contenuta nel programma di questo governo. … Credo sia un errore anteporre alla scuola altre emergenze. Non riusciremo ad agganciare nessun tipo di ripresa economica, e soprattutto sociale, se non metteremo al centro il problema della conoscenza…. Spero che al congresso del Pd si discutano le linee programmatiche per orientare in maniera diversa alcune scelte rispetto a quanto fatto fin'ora.

larepubblica.it – 7 settembre 2013
“Il pasticcio dei test per l’università, da Pavia a Messina prove da rifare”
Quis fuit, horrendos primus qui protulit quiz a risposta multipla ? Quam ferus ille fuit. Quiz orrendi non in sé, badiamo bene, ma per l’uso che se ne fa il MIUR: in una oretta, seleziona aspiranti matricole, aspiranti professori, aspiranti dirigenti, che pagano. Ma quale competenza dei candidati accerta, il MIUR, con il quiz, se non quella accertata dal Bravo presentatore televisivo ? Cioè la performance della conoscenza dei dati (che nell’epoca delle banche dati è quasi del tutto superflua) ? Dunque, nessuna competenza che si collochi a un livello superiore nella tassonomia delle funzioni cognitive. E dire che prove “strutturate” (pertanto, possono essere valutate elettronicamente) che verificano competenze superiori, ce ne sono di numerosi tipi. Fin qui, il peccato originale dei quiz a risposta multipla che hanno portato al ridicolo il MIUR, fin dall’annullamento di mille quesiti su sei mila, pochi giorni prima del concorso a d.s. Il MIUR ha, poi, perseverato (concorso a cattedra, accesso ai TFA, e appunto iscrizioni alle università) senza mai porsi il problema dell’assurdo di fondo – la inadeguatezza docimologica di questo strumento. E si aggiunga – è l’argomento dell’articolo che riportiamo – che il MIUR inciampa anche sulla gestione delle prove.
Ci sono già quattro test per l’ingresso nelle facoltà a numero chiuso sospesi al quarto giorno di prove. Il ministero per l’Istruzione ormai da anni non riesce più a organizzare un concorso pubblico senza errori, contestazioni, ricorsi (spesso persi). E, in particolare, dopo i 250 esposti ai Tar d’Italia inviati nella corsa stagione sulle prove d’accesso alle università (sempre più facoltà utilizzano selezioni basate su test a risposta multipla), la stagione 2013-2014 si apre nuovamente nel caos. Ieri la Facoltà di professioni sanitarie di Pavia, ventiquattr’ore dopo l’esame, ha comunicato: “Prova annullata”. L’azienda esterna a cui l’ateneo aveva commissionato la produzione dei test aveva confezionato un clamoroso errore: le risposte possibili (tra cui il candidato avrebbe dovuto sceglierne una) erano quattro invece che cinque (come richiesto dal bando pubblico). L’università non poteva che appallottolare i test di 1464 studenti e buttarli nel cestino. Il giorno prima, 4 settembre, un altro sfondone era stato offerto – sempre da una azienda esterna non controllata dai funzionari accademici – alla facoltà di professioni sanitarie dell’Università di Parma. Sui fogli consegnati agli studenti ad alcune domande non corrispondevano le risposte possibili: non c’era la minima congruenza tra il quesito e le sue soluzioni. “Impaginazione errata”, ha messo a verbale il preside di facoltà e altri 1316 aspiranti infermieri e logopedisti hanno visto annullare i loro compiti. La prova si dovrà ripetere. Così a Messina, Farmacia e Chimica: errori nella somministrazione dei test. Alla Sapienza di Roma in due aule le domande delle prove di ammissione a Biologia erano state scambiate con quelle di Psicologia, la prova non è stata rimandata ma ritardata di un’ora. La novità di questo settembre è che le università si fermano autonomamente, scottate dalle precedenti esperienze in cui erano state fermate da un Tribunale amministrativo. Non è finita, però. All’Unione degli Universitari, sindacato studentesco che si è specializzato nella vigilanza sui test d’ingresso, stanno piovendo decine di segnalazioni. A Brescia, a Pisa, a Perugia e a Napoli gli esaminatori avrebbero violato l’obbligo di anonimato delle schede spalancando le carte d’identità sui tavoli a fianco dei codici assegnati alle singole buste (che contengono i test). Compiti riconoscibili, causa troppe volte di concorsi truccati.
 

Pubblichiamo alcuni artcoli sulle norme per la stabilizzazione dei precari della P.A. varate dal Consiglio dei Ministri il 26 agosto.

Avvenire: Concorso riservato per la metà dei posti e immissione dei vincitori dei vecchi bandi

Adnkronos: Via libera a pacchetto su P. A. "Risposta a problema precariato"

TMNews: Statali/ Anief-Confedir: esterrefatti, fuori migliaia di precari

Incostituzionale soluzione di attivare delle procedure selettive
Milano, 26 ago. (TMNews) - Le norme sulla stabilizzazione dei precari approvate oggi dal Consiglio dei ministri "rappresentano solo un timido segnale di attenzione verso l'operato di decine di migliaia di dipendenti" e "rimaniamo esterrefatti di fronte alla prospettiva che decine di migliaia di precari continueranno a rimanere fuori dai procedimenti di stabilizzazione". E' quanto afferma Anief-Confedir, l'associazione professionale sindacale.
Per il sindacato, prosegue la nota, "è inaccettabile e incostituzionale la soluzione del Governo di attivare delle procedure selettive tra il personale che da tanti anni opera con profitto nei comparti pubblici".

Ansa: P.A.: Anief-Confedir, restano fuori decine migliaia precari

(ANSA) - ROMA, 26 AGO - Il decreto approvato questo pomeriggio dal Consiglio dei ministri lascia "esterrefatto" il sindacato Anief-Confedir, secondo il quale il provvedimento "lascia comunque fuori dalla stabilizzazione decine di migliaia di precari". "Inaccettabile e incostituzionale" viene definita la soluzione del Governo di attivare delle "procedure selettive" tra il personale, per scegliere "i migliori" tra coloro che hanno avuto un contratto a tempo determinato per tre anni negli ultimi cinque. "Dopo centinaia di sentenze dei tribunali del lavoro di tutta Italia - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario nazionale organizzativo della Confedir - e diverse procedure d'infrazione, oltre ad un'ordinanza della Consulta alla Corte di Lussemburgo in merito all'abuso del precariato della scuola italiana, il Governo cerca di ricorrere ai ripari con concorsi riservati a tutti i precari della pubblica amministrazione. Ma non possiamo dirci soddisfatti con la decisione di attivare ulteriori concorsi riservati, dopo quella di prorogare migliaia di contratti in scadenza solo di qualche mese. L'unica soluzione praticabile - continua Pacifico - è la loro stabilizzazione, come già avvenuto nel 2006 con l'approvazione della Finanziaria 2007 di chi aveva più di 36 mesi di servizio". (ANSA).

Avvenire: Concorso riservato per la metà dei posti e immissione dei vincitori dei vecchi bandi

Il Manifesto: Soluzione precaria, "35mila nella sanità"

Tecnica della Scuola: Precari PA, arrivano i concorsi riservati. Ai sindacati non basta

Orizzonte Scuola: Governo vara concorsi riservati per precariato storico PA. Precari scuola discriminati, in attesa della sentenza dall'Europa

Fastweb: Via Libera A Pacchetto Su P. A. "risposta A Problema Precariato"

Il Mondo: Statali/ Anief-Confedir: esterrefatti, fuori migliaia di precari

Corriere del Web: PA - Anief-Confedir: esterrefatti, CdM lascia comunque fuori dalla stabilizzazione decine di migliaia precari

MNews: PA - Anief-Confedir: esterrefatti, CdM lascia comunque fuori dalla stabilizzazione decine di migliaia precari

Freenewspos: Via libera a pacchetto su P. A. "Risposta a problema precariato"

Italpress: P.A.: Anief-Confedir "Fuori da stabilizzazione decine migliaia precari"

ROMA (ITALPRESS) - "Le norme sulla stabilizzazione dei precari approvate oggi dal Consiglio dei ministri rappresentano solo un timido segnale di attenzione verso l'operato di decine di migliaia di dipendenti. Rimaniamo esterrefatti di fronte alla prospettiva che decine di migliaia di precari continueranno a rimanere fuori dai procedimenti di stabilizzazione: attivare delle "procedure selettive" perche' tra coloro che hanno avuto un contratto a tempo determinato per tre anni negli ultimi cinque "si scelgano i migliori" rappresenta una soluzione inaccettabile e incostituzionale". E' quanto si legge in una nota di Anief-Confedir. "Dopo centinaia di sentenze dei tribunali del lavoro di tutta Italia - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario nazionale organizzativo della Confedir - e diverse procedure d'infrazione, oltre ad un'ordinanza della Consulta alla Corte di Lussemburgo in merito all'abuso del precariato della scuola italiana, il Governo cerca di ricorrere ai ripari con concorsi riservati a tutti i precari della pubblica amministrazione. Ma non possiamo dirci soddisfatti con la decisione di attivare ulteriori concorsi riservati, dopo quella di prorogare migliaia di contratti in scadenza solo di qualche mese. L'unica soluzione praticabile - continua Pacifico - e' la loro stabilizzazione, come gia' avvenuto nel 2006 con l'approvazione della Finanziaria 2007 di chi aveva piu' di 36 mesi di servizio". Secondo Anief-Confedir "nel nostro ordinamento siamo obbligati a recepire la normativa comunitaria. Quanto stabilito dal Consiglio dei Ministri, quindi, non inibira' le domande risarcitorie relative al periodo di precariato pregresso o, nel caso del personale precario della scuola, al pagamento degli scatti biennali di anzianita'". "Anziche' varare dei provvedimenti a meta' - continua il sindacalista Anief-Confedir - il governo si assuma le proprie responsabilita' sino in fondo: dopo l'approvazione della Legge Bassanini, infatti, sono soltanto accresciuti i costi della spesa pubblica. A causa di una moltiplicazione dei costi legata soprattutto alla politica. Con un grave scadimento dei servizi: solo nella Scuola sono stati cancellati negli ultimi sei anni 200mila posti tra docenti e Ata, 4mila presidenze e scuole autonome. Cui prodest? Non certo ai servizi resi ai cittadini. In assenza di risposte adeguate, pertanto, continueremo a ricorrere alla magistratura per ottenere giustizia".

Tuttoscuola: Anief: ma il Cdm esclude migliaia di precari

Il Manifesto: beffati precari, partite Iva, borsisti e chi ha meno di tre anni di servizio