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Legge di stabilità - Anief-Confedir: indire lo sciopero è inutile e incoerente

Il blocco dei contratti deciso oggi dal Governo è figlio degli accordi sottoscritti dalla maggior parte dei sindacati nel febbraio del 2011: che senso ha opporsi oggi, cavalcando la rabbia dei lavoratori statali che perderanno tra i 4 e i 20mila euro?

I sindacati che indicono oggi lo sciopero generale contro la legge di stabilità, che farà perdere ai dipendenti statali 4-5mila euro e ai dirigenti pubblici oltre 20mila euro, dovrebbero mostrare almeno un po' di coerenza: perché nel 2011 avallarono, quasi all'unanimità, l'accordo interconfederale del 4 febbraio 2011, per poi sottoscrivere l’atto di indirizzo successivo all’Aran del 15 febbraio con l'allora ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che andava a porre le basi per la cancellazione anticostituzionale degli 'scatti' stipendiali?

"Le sciagurate scelte contenute nel DEF 2013, di cui oggi quegli stessi sindacati si scandalizzano, - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - non sono altro che la conseguenza di quell'accordo, a sua volta figlio del decreto legislativo 150/09. L'unica verità è che il Governo Letta non fa altro che adottare quelle indicazioni. Che sono quelle di legare gli incrementi in busta paga al livello delle performance professionali, in perfetto stile aziendale avallato da chi oggi versa lacrime di coccodrillo".

"Ecco perché oggi indire lo sciopero - continua Pacifico - è inutile e incoerente: significa voler contrastare un accordo formalmente approvato più di due anni e mezzo fa dalla maggior parte dei loro rappresentanti (solo Cgil e Confedir non lo firmarono). Far credere il contrario, sostenendo che il Governo sta adottando una politica unilaterale, significa illudere i lavoratori".

L'unica strada percorribile, a questo punto, rimane il ricorso contro la proroga del blocco del contratto: Anief-Confedir proseguirà l’iter dei contenziosi al tribunale del lavoro, come ha fatto sinora laddove non sia possibile percorrere la strada della concertazione o della via legislativa. L'obiettivo è ottenere dalla Consulta, probabilmente già nel prossimo mese, la declaratoria di incostituzionalità.

Il precedente sul blocco degli automatismi di carriera dei magistrati, la sentenza n. 223/12, fa davvero ben sperare: i giudici hanno spiegato che i sacrifici stipendiali chiesti ai lavoratori dello Stato potrebbero avere una loro logica. Ma a condizione che siano “transeunti, consentanei allo scopo ed eccezionali”.

"Ma siccome né il blocco, né tantomeno la sua proroga fino ad almeno il 31 dicembre 2014, contengono queste caratteristiche, non rimane altro che impugnare il provvedimento governativo. Perché si tratta di una procedura che viola gli articoli 36 e 39 della Costituzione. La stessa che ha portato alla cancellazione del primo 'gradone' stipendiale nella scuola, fino al raggiungimento di 8 anni di carriera, e alla drastica riduzione - conclude Pacifico - dei fondi destinati all'offerta formativa".

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