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"Il ministero ribadisce la volontarieta' dei contributi scolastici da parte delle famiglie, ma nulla fa per evitare questa procedura sempre piu' in voga nelle 9 mila scuole italiane, contraria agli articoli 23 e 34 della Costituzione. L'Anief si fa portavoce di un malessere generalizzato nella scuola pubblica, dove i dirigenti scolastici continuano a chiedere alle famiglie anche 300 euro l'anno a studente. Tra l'altro 'spacciandoli' non di rado per contributi obbligatori". Lo spiega il sindacato in una nota.

"Considerando che a seguito del dimensionamento la maggior parte degli istituti contano almeno 700 alunni, ogni scuola si ritrova un 'tesoretto' che puo' arrivare anche a 300 mila euro annui - prosegue l'Anief -. Soldi che vengono impegnati per la manutenzione, gli approvvigionamenti di cartoleria, toner, carta igienica, bollette, oltre che per tutte le attivita' e i materiali a supporto della didattica. A volte anche per finanziare progetti e le ripetizioni dei docenti".

"Strumenti e prestazioni che altrimenti verrebbero meno. Lo Stato, infatti, versa per questo genere di esigenze fondi sempre piu' esigui. Ma non e' una novita'. Basti pensare al taglio di 200mila posti di lavoro in sei anni, alla cancellazione di 8 miliardi di euro a partire dal 2009, oltre a mezzo miliardo sottratto di recente al miglioramento dell'offerta formativa - sottolinea il sindacato -. Ma anche alla sparizione di 2mila scuole, malgrado la sentenza della Corte costituzionale dello scorso mese di giugno, allo spostamento di un terzo del Fondo d'istituto per 'coprire' gli scatti di anzianita' del personale. Per non parlare della prospettiva che vorrebbe introdurre risparmi ad oltranza travestiti dalla logica del merito".

"Il risultato di questo processo sono le classi 'pollaio', con oltre 30 alunni nella stessa aula, la riduzione sostanziale dei fondi destinati all'abbandono scolastico e al recupero delle carenze formative, la didattica in generale piu' povera. Con il personale, docenti e Ata, sempre piu' professionalmente ed economicamente impoverito. E che in futuro si vorrebbe anche porre in regime di concorrenza - evidenzia l'Anief -. Ora, a fronte di tale situazione, le scuole che fanno? Chiedono aiuto alle famiglie. Ora, pero', il Miur ricorda, tramite una nota del capo dipartimento Lucrezia Stellacci, che 'simili comportamenti, oltre a danneggiare l'immagine dell'intera Amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che e' doveroso instaurare con le famiglie, si configurano come vere e proprie lesioni al diritto allo studio costituzionalmente garantito'. E si pongono, inoltre, 'come una grave violazione dei propri doveri d'ufficio'. Anche perche' nella scuole statali la frequenza della scuola dell'obbligo (sino al terzo anno compreso delle superiori) deve essere gratuita, come sancito dall'art. 34 della Costituzione. Solo nel biennio finale precedente alla maturita' sono previste delle tasse scolastiche, peraltro solo per gli studenti per i quali non e' previsto l'esonero".

"Quello che hanno realizzato gli ultimi Governi sulla scuola - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - e' un processo di lento assorbimento di risorse. Umane, finanziarie e strutturali. Per sopperire alle necessita' immediate, tanti dirigenti scolastici pensano allora di rivolgersi ai genitori dei loro alunni. E' una scelta sbagliata, ma che comprendiamo. Il rischio e' che l'evolversi di questa situazione conduca le scuole statali italiane nella stessa situazione delle Universita'. Dove le logiche privatistiche, del merito e dei tagli hanno comportato la chiusura di decine atenei, di centinaia di corsi e dipartimenti. Con insegnamenti non di rado affidati a docenti a contratto non remunerati o pensionati".

Fonte: Italpress

 

Dalle sentenze che hanno portato alla condanna del Ministero per gli scatti di anzianità dei precari, al blocco per 8 anni della progressione di carriera dei neo docenti, fino ai risarcimenti per il passaggio dal regime TFS/TFR.

Scatti di anzianità per i precari

I precari che hanno coperto posti vacanti hanno diritto a richiedere la restituzione degli scatti di anzianità, ma anche ad una cogrua soddisfazione come condanna di abuso con la condanna a risarcimento, come nel caso del tribunale di Trapani che ha assegnato 170.000 euro.

Blocco della progressione di carriera per i neo immessi in ruolo

Una soluzione illegittima, perchè si discrimina il personale neo immesso, percependo uno stipendio da precari. Una sentenza della Corte di giustizia europea, nel caso di un cittadino francese, ha ribadito che quando si assume un docente precario bisogna garantire parità di trattamento con gli altri lavoratori.

TFS e TFR

Nel passaggio da un regime all'altro, lo Stato non avrebbe dovuto trattanere il 2,5% dello stipendio ai neo assunti e ai precari. Una trattenuta illegittima per la quale è possibile chiedere la restituzione. Per 10 anni si tratta di circa 10.000 euro.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

I dati presentati oggi attraverso il rapporto Istat-Cnel "Bes 2013" "confermano quello che l'Anief sostiene da tempo: l'Italia ha un numero bassissimo di laureati rispetto alla media europea, ma soprattutto sono sempre piu' ampie le differenze territoriali nazionali, con la quota di cittadini di 25-64 anni con almeno il diploma superiore pari al 59% al Nord e al 48,7% nel Mezzogiorno. Inoltre, mentre i giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, nel Mezzogiorno sfiorano il 32%, al Nord sono meno della meta'". E' quanto si legge in una nota del sindacato.

"Oggi l'Istat non ha fatto altro che certificare l'abbandono del Sud del Paese, frutto della politica dei tagli a senso unico degli ultimi vent'anni - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Scuola per la Confedir -. Uno stato di abbandono che sul fronte dell'istruzione ha toccato l'apice. Con il risultato che oggi il Meridione e' carente in infrastrutture, sia formative che sociali. Manca una progettazione globale e di settore. E non ci sono piani per favorire la mobilita' studentesca. Ma quel che e' piu' avvilente si riscontra probabilmente nel taglio ai finanziamenti universitari degli atenei del Sud, la cui riduzione non ha tenuto minimamente conto delle difficolta' oggettive e culturali in cui versano queste universita'. Decretando nei loro confronti, in questo modo, una condanna che non poggia su alcuna motivazione valida".

"Il risultato di tutto cio' e' quello di un Sud che perde sempre piu' contatto con il resto della Penisola. Con troppi giovani dal destino segnato. Ragazzi che guardano al Nord come se si trattasse di una terra 'promessa' - prosegue il sindacalista -. Un miglioramento 'del livello d'istruzione e del livello di competenze che intervenga a ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali e garantisca maggiori opportunita' ai giovani provenienti da contesti svantaggiati', viene del resto auspicato anche dall'Istat. Anche perche' l'attrattivita' dei giovani per i corsi d'istruzione superiore ed universitaria non potra' che continuare a segnare saldi annuali in negativo".

Il sindacato ricorda che "ulteriori misure aggravanti sono state adottate pure negli ultimi mesi. Da un Governo tecnico che avrebbe dovuto ben conoscere certe disuguaglianze. E invece di garantire finalmente una distribuzione piu' equa delle risorse cosa hanno fatti i 'professori'? Sono riusciti nell'impresa di abbattere i fondi destinati a combattere l'abbandono scolastico. Con l'apprendistato, vera carta vincente per l'impiego di giovani destinati al comparto tecnico-professionale, evocato in ogni occasione, ma mai realmente sostenuto".

"Per tutti questi motivi il nuovo Governo che si appresta ad essere formato dovra' necessariamente mettere l'istruzione tra le priorita' d'intervento. E parallelamente procedere allo sviluppo del patrimonio turistico-culturale, una risorsa inestimabile che l'Italia continua a tenere in disparte. Una scelta – conclude Pacifico - che rilancerebbe l'economia e assorbirebbe un altissimo numero di giovani oggi inoccupati. Anche del Sud".

Fonte: Italpress

 

Il Ministero ha comunicato che i tempi di correzione delle prove scritte oscilleranno tra 1 e 3 mesi. Il primo esito è quello della A020 in Veneto (20 candidati ammessi alla prova pratica), altri saranno resi noti nel mese di Aprile. Prime griglie di valutazione adottate (non poche le sorprese).

Le lettere estratte per la prova orale. I commenti sul nostro forum.

Concorso primaria, anche con quesito di inglese nullo il candidato può superare la prova

Concorso: nella prova orale esame di Lingua per tutti

Concorso a cattedra: la prova di Laboratorio

Il primo USR a comunicare l'esito delle prove scritte è il Veneto, per la classe A020. 20 su 118 i candidati ammessi alla prova pratica, che si svolgerà in 3 giornate a partire dal 25 marzo. 6 i posti a concorso

Concorso in Veneto classe A020: 20 ammessi alla prova di Laboratorio per 6 posti

Seguono le comunicazioni dell'USR Basilicata

Concorso docenti A033 Basilicata, esiti prova scritta l'08 aprile. Griglia di valutazione

Concorso infanzia Basilicata, esiti prova scritta il 22 aprile. Griglia di valutazione

Concorso primaria. Griglia di valutazione per Umbria e Bolzano

Concorso primaria, griglia di valutazione prova scritta Bolzano e Umbria

Le lettere estratte per la prova orale in Sicilia, Lombardia, Marche, Abruzzo, Piemonte, Lazio, Bolzano

Concorso docenti, lettere estratte per la prova orale. Aggiunto Lazio

I commenti alle griglie di valutazione per Infanzia e primaria

Concorso Infanzia Umbria: i candidati commentano sul forum di Orizzonte Scuola la griglia di valutazione della prova scritta

Perplessità sulla griglia di valutazione concorso primaria Umbria

Il sindacato Anief ritiene che le modalità previste dal bando DDG n. 82 del 24 settembre 2012 non siano corrette e promuove due ricorsi, uno per la correzione congiunta di prove scritte, grafiche e/o pratiche.

Concorso a cattedra: Veneto, classe A020, gli esclusi hanno diritto a partecipare alla prova di laboratorio

Inoltre per Anief la legge prevede la prova in lingua straniera come facoltativa

Concorso a cattedra: ricorsi Anief al Tar Lazio contro l'obbligo della prova inglese e l'esclusione dalle prove laboratoriali

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Mentre dal Miur arrivano conferme sull’assunzione dal 1° settembre della metà degli 11.542 vincitori e il Ministro insiste sull’approvazione di un nuovo concorso, giungono indiscrezioni su un’eccessiva disomogeneità nella valutazione degli scritti. Altro lavoro per i tribunali? Di sicuro lo produrrà Anief: per ripescare gli esclusi di primaria (la verifica d'inglese non era obbligatoria) e delle classi di concorso delle superiori che prevedono la prova di laboratorio (tempistica errata). In alcune regioni arrivano i primi esiti degli scritti.

Dopo la conclusione delle prove scritte, il concorso a cattedra sembrerebbe vivere un periodo di tranquillità. Con il Miur che ha confermato l’intenzione di procedere, Mef permettendo, già a fine agosto alle immissioni in ruolo di metà degli 11.542 vincitori. Con l’altro 50% che firmerebbe l’assunzione a tempo indeterminato 12 mesi dopo.

La notizia ha così distolto l’attenzione dalle critiche che nelle scorse settimane erano piovute sul concorso. Anche l’annuncio del ministro Profumo sulla volontà di lasciare il mandato a capo del Miur solo dopo aver predisposto le basi per l’attuazione delle nuove procedure (con maggiore autonomia delle regioni, posti certi e idonei non assunti destinati a decadere con l’indizione di ogni nuovo bando) che porteranno alla realizzazione di una nuova stagione concorsuale già a partire dal prossimo autunno, ha contributo a distendere gli animi.

Come, pure, l’annuncio degli esiti delle prove scritte in tempi record. Su questo punto, tra l’altro, viale Trastevere sembra essere stato di parola. In Veneto, ad esempio, per la classe di concorso A020 (Discipline Meccaniche) sono già stati comunicati, con l’indicazione dei nominativi della ventina di ammessi alla prova successiva di laboratorio (da svolgere in gruppi convocati tra metà marzo e metà aprile), a fronte di oltre 100 partecipanti agli scritti. L’Usr della Basilicata ha invece comunicato, sempre ufficialmente, che “gli esiti della prova scritta e il calendario della prova pratica” per la A033 (Tecnologia, la ex educazione Tecnica delle scuole medie) saranno pubblicati subito dopo Pasqua: il prossimo 8 aprile.

Sull’attuale selezione diretta, tuttavia, qualche polemica starebbe già montando. Come quella che riguarda la poca uniformità nella valutazione delle verifiche scritte. Il Miur ha infatti comunicato alle commissioni le linee generali: dei criteri di valutazione, attraverso indicatori standard (pertinenza, correttezza linguistica, completezza e originalità), che ogni singolo raggruppamento di commissari e presidenti ha fatto propri. E contestualizzati, in base alle peculiarità della disciplina.

Ma qui nascono i problemi. La libertà di interpretazione delle indicazioni ministeriali starebbe infatti producendo un’eccessiva disomogeneità nella valutazione delle stesse prove. Con il rischio che un elaborato corretto nel Lazio potrebbe essere giudicato diversamente se corretto in Lombardia rispetto a quello verificato dalle commissioni della Sicilia o dell’Abruzzo.

Ma i problemi non finiscono qui. Attraverso dei rumors è trapelato che le griglie di correzioni preparate da alcune commissioni sarebbero addirittura incappate in errori numerici: quella in Umbria, incaricata di seguire le sorti per diventare docente di scuola d’infanzia, consentirebbero ad esempio, sempre tenendo conto i cinque descrittori indicati dal Miur, di acquisire il punteggio massimo. Se così fosse, se le indiscrezioni fossero accertate, si tratterebbe di una leggerezza che i commissari rischierebbero di pagare cara. I ricorsi, infatti, sarebbero garantiti. E le possibilità che vengano accettati sarebbero molto alte.

A proposito di ricorsi, l’Anief, che ha già patrocinato con esito positivo quelli presentati da migliaia di candidati, in particolare di chi nelle preselettive di metà dicembre aveva conseguito tra 30 e 34,5 punti, fa intendere che nei prossimi giorni ci sarà altro lavoro per i tribunali. A fornirlo saranno i candidati esclusi della primaria e delle classi della scuola superiore A020, A033, A034, A059, A060, A025, A028, C430, A038, A047, A049.

Secondo l’associazione sindacale guidata da Marcello Pacifico, per l’accesso alla scuola primaria “può essere sostenuta una prova facoltativa scritta e orale di accertamento della conoscenza di una lingua straniera; per la scuola superiore, può essere prevista una prova ulteriore grafica o pratica che deve essere valutata congiuntamente alla prova scritta; soltanto al termine di entrambe deve essere conseguito il punteggio complessivo di almeno 28/40. Da Roma, invece, si è deciso di inserire nel bando di concorso (D.D.G. n. 82 del 24 settembre 2012) da una parte (art. 7, c.3) la prova obbligatoria in lingua straniera nelle prove scritte del 1 marzo per la scuola primaria, dall’altra (art. 9, c. 2) di scorporare le prove laboratoriali dalle prove scritte per la scuola superiore per valutare preliminarmente i prime tre quesiti prima dell’accesso alla successiva prova pratica”. L’Anief, insomma, non ha dubbi: “entrambe le decisioni sono illegittime, ovvero contra legem”.

Il sindacato degli educatori in formazione, pertanto, invita “tutti i candidati che saranno esclusi dall’ammissione agli orali per la scuola primaria per colpa della cattiva valutazione della prova in lingua inglese e tutti i candidati della scuola superiore che non saranno ammessi allo svolgimento della prova laboratoriale” a giocarsi la carta del ripescaggio.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Un provvedimento a costo zero, non discusso con gli "attori" che devono viverlo e preludio di ulteriori tagli alla scuola e' destinato a fallire ancora prima di nascere. Cosi' l'Anief commenta l'approvazione avvenuta oggi in Consiglio dei Ministri, del regolamento sull'istituzione e la disciplina del Sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione, per le scuole del sistema pubblico nazionale di istruzione e le istituzioni formative accreditate dalle Regioni.

"Con questo regolamento - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - il Governo dimissionario ha deciso di abdicare al ruolo costituzionale dello Stato di garantire l'istruzione su tutto il territorio e a tutte le fasce sociali. Per fare spazio a un modello che castra la liberta' d'insegnamento dei docenti, annulla le loro uniche progressioni di carriera, legate agli 'scatti' stipendiali, e tenta demagogicamente di unificare tutte le diverse realta' territoriali e sociali italiane. Alla fine della fiera - continua Pacifico - ci ritroveremo finanziamenti solo per le scuole d'elite, mentre quelle che ne hanno piu' bisogno, perche' collocate in realta' difficili e a contatto con un'utenza piu' bisognosa, verranno miseramente lasciate al loro destino".

Il regolamento approvato oggi dal Cdm e' quindi funzionale alla logica della spending review applicata alla pubblica amministrazione, avviata nella scorsa estate dall'esecutivo del premier Monti. "Viene invece dato sempre piu' ampio potere all'Invalsi. Un ente, sulla carta 'super partes', che improvvisamente perdera' il ruolo di monitore, per vestire quello di mortificatore: un compito molto diverso rispetto a quello per cui era nato. Non e' questa - conclude il presidente dell'Anief - la valutazione di cui le scuole italiane e suoi studenti, nessuno escluso, avevano bisogno".

Fonte: Italpress

 

"Quella che stanno vivendo oggi 30 mila donne italiane e' una festa davvero amara: assunte dopo il 1^ settembre 2011 come docenti o personale Ata si trovano infatti costrette a rimanere lontano dai propri cari fino all'agosto del 2016. Un'assurda modifica sul contratto di mobilita' impedisce di ricongiungersi con la propria famiglia, attraverso la storica assegnazione provvisoria, se non in presenza di gravi e certificate motivazioni". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Si tratta di una situazione paradossale - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - perche' lo Stato non puo' vietare in itinere a decine di migliaia di donne assunte nella scuola di vivere con il proprio coniuge o con i propri figli per cinque anni. E questo proprio mentre l'Europa garantisce la flessibilita' oraria. Siamo di fronte ancora ad una discriminazione, frutto di una miope politica che ha spaccato il Paese nella scorsa legislatura. Per questi motivi Anief chiede ai sindacati di non firmare il prossimo contratto sulla mobilita', a meno che si elimini questa norma palesemente ingiusta".

"Tra l'altro, la decisione dello Stato di obbligare una donna a rimanere lontano dai figli e dal marito per cinque anni dopo la sua assunzione e' un'ingerenza tutta italiana, in palese contrasto con l'articolo 8 della Convenzione e la giurisprudenza europea in tema di diritto familiare - sottolinea l'Anief -. Se non si disapplichera' l'articolo 9 della legge 106/11, voluto dalla Lega due estati fa per evitare lo spostamento dei precari della scuola dal Sud al Nord del Paese prima dell'assunzione in ruolo, Anief conferma l'intenzione di voler tutelare i legami familiari di almeno 30 mila docenti e Ata della scuola, assunti fuori residenza, rivolgendosi al giudice del lavoro. Se non dovesse essere sufficiente chiederemo il rinvio della norma alla Consulta, per la violazione dell'articolo 8 della Cedu. E se necessario ricorreremo al giudizio della Corte di Strasburgo".

"Come la corte di Strasburgo ha ricordato a piu' riprese e come garantito a piu' volte negli ultimi anni dalla giurisprudenza internazionale - conclude il presidente dell'Anief -, lo Stato ha il dovere di adottare tutte le misure necessarie al rispetto della vita parentale e alla relazioni tra gli individui appartenenti a una famiglia. Ma per essere adeguate, queste misure dovranno essere prese rapidamente perche' il passare del tempo puo' avere delle conseguenze irrimediabili nelle relazioni affettive tra un bambino e il suo genitore. Tra i figli e le loro madri lontane".

Fonte: Italpress

 

Il giudice del lavoro di Trapani Mauro Petrusa ha condannato lo Stato a pagare ben 173 mila euro per abuso di contratti a termine, mancati scatti d'anzianità, stipendi estivi non corrisposti fino alla pensione.

"La storia del docente precario siciliano è quella dei due colleghi risarciti con cifre analoghe pochi giorni fa – dice l'Anief -: dal 2000 aveva accettato incarichi su posti disponibili e dal 2006 era stato chiamato a svolgere servizio su posti vacanti, senza alcuna ragione sostitutiva. Motivo per cui il giudice Petrusa ha rigettato la domanda di conversione del contratto ai sensi della recente sentenza della Cassazione che, pur richiamando la legge derogatoria n. 106/11, ha dichiarato l'illegittimità delle clausole appositive del termine dei contratti in base alla cospicua giurisprudenza comunitaria in materia. Con la sentenza è stato disposto, quindi, non soltanto il pagamento degli scatti biennali di stipendio e delle mensilità estive per gli ultimi sei anni a titolo di omissione retributiva e mancata progressione economica (21.094 euro), oltre accessori, ma anche la condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno per lucro cessante futuro (148.050 euro). Il Miur è stato infine condannato alla capitalizzazione e al pagamento dei 2/3 delle spese di lite (3.135 euro)".

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir al contenzioso, "queste espressioni dei giudici confermano la bontà delle nostre richieste di risarcimento danni per il servizio svolto dai precari negli ultimi dieci anni su posto vacante e disponibile: stiamo ormai assistendo ad una 'striscia' di condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari, perfettamente in linea con quanto deciso dall'Europa che pone come discrimine non la natura del contratto ma la prestazione svolta".

Fonte: Tuttoscuola

 

Un giudice del lavoro ha rilevato una violazione di una direttiva. Riconosciuti anche mancati scatti di anzianità.

«Troppi contratti a termine». E ancora: «Mancati scatti di anzianità e stipendi estivi non corrisposti fino alla pensione». Così la cifra è da capogiro: 173mila euro. E' l'entità risarcitoria disposta da un giudice del lavoro del trapanese a favore di un docente precario. Nel dispositivo della sentenza - originata da un ricorso patrocinato dall'Anief (associazione sindacale attiva nel comparto scuola) - l'individuazione di una presunta violazione della giurisprudenza comunitaria da parte dell'amministrazione pubblica.

LA VICENDA - Racconta l'Anief che la storia del docente precario siciliano è analoga a quella di due colleghi risarciti con cifre simili qualche giorno prima. Dal 2000 l'insegnante di origine siciliana aveva accettato incarichi su posti disponibili e dal 2006 era stato chiamato a svolgere servizio su posti vacanti, senza alcuna ragione sostitutiva. Così il giudice Mauro Petrusa del foro di Trapani ha disposto non soltanto il pagamento degli scatti biennali dello stipendio e delle mensilità estive per gli ultimi sei anni a titolo di omissione retributiva e mancata progressione economica (oltre 21mila euro), ma anche la condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno per lucro cessante futuro (oltre 148mila euro) e una penale nei confronti del Miur (ministero dell'Istruzione) per il pagamento dei due terzi delle spese di lite.

LA GIURISPRUDENZA - Dice Marcello Pacifico (presidente Anief) che è l'ennesima conferma della violazione della legge comunitaria: «Stiamo ormai assistendo a una striscia di condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari, perfettamente in linea con quanto deciso dall'Europa che pone come discrimine non la natura del contratto ma la prestazione svolta». Rileva Anief che il Miur in poco più di una settimana è stato condannato a risarcire i precari con oltre mezzo milione di euro. «Così è necessario che il ministero si ravveda - rincara Anief - e recepisca la direttiva 1999/70 che apre alle assunzioni in ruolo per tutti i lavoratori che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio».

LA REPLICA - A stretto giro di posta è arrivata la replica del Ministero dell'Istruzione, che ha annunciato di voler appellare queste sentenze «forti del fatto che per casi identici c’è stata una sentenza favorevole della Corte di Cassazione che ha già riconosciuto la non trasformabilità automatica nei rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, perché conformemente a quanto stabilito dalla Direttiva europea, la legislazione nazionale ha fissato principi e criteri utili per l’immissione dei ruoli del personale scolastico».

Fonte: Corriere della Sera

 

Sono coloro che non accettano la deroga adottata dallo Stato al fine di evitare di restituire fino a 12mila euro a lavoratore per aver sottratto una fetta dello stipendio a seguito delle uscite e dei ritorni al TFS. La situazione è ingarbugliata. Per non incappare nella prescrizione, l’Anief invita gli interessati ad inviare una diffida.

Il tempo passa, ma le posizioni sulla trattenuta stipendiale del 2,5% che l’amministrazione continua ad applicare per la costituzione del Tfr rimangono immutate. Da una parte c’è lo Stato, rappresentato dal Governo, che vara norme “paracadute”, come il Decreto legge n. 185 del 29 ottobre 2012, perché non può permettersi di pagare arretrati salatissimi (stime attendibili indicano addirittura alcuni miliardi di euro) da destinare ad una buona parte dei dipendenti pubblici. Dall’altra ci sono i sindacati, forti della sentenza della Consulta 223 dell’8 ottobre scorso, che ha di fatto dichiarato incostituzionale la sottrazione della quota, per l’accantonamento delle quote da restituire a fine rapporto, “nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del dPR 1032/73”.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori la Corte Costituzionale non ha fatto altro che confermare che con la nuova aliquota del 6,91%, in virtù del D.P.C.M. del 20.12.1999, a partire dal 1° gennaio 2001 passati dal regime di TFS al regime di TFR, non si sarebbe mai dovuto applicare “il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall’art. 11 della legge 8 marzo 1968 n. 152 e dall’art. 37 del DPR 1032/1973 n. 1032”, come statuito dal comma 2 dello stesso articolo 1 del decreto: lo Stato, ha spiegato la Consulta, in quanto datore di lavoro, non può versare un Tfr inferiore a quello di un’azienda privata. E poiché lo Stato ha trattenuto dalla busta paga indebitamente questi soldi negli ultimi dieci anni, è tenuto ora a restituirli.

Ma solo in via teorica. L’art. 1, c. 98 della legge n. 228 del 24 dicembre 2012 ha disposto il ritorno al regime di TFS di chi è passato a regime TFR a partire dal 1° gennaio 2011, in quanto l’art. 12, c. 10 della legge 122/2010 è stato dichiarato incostituzionale. Questo vuol dire che per il biennio 2011-2012 ogni dipendente o dirigente a tempo indeterminato avrebbe avuto versato dall’amministrazione come TFS l’aliquota del 9,60% piuttosto che l’aliquota del 6,91% come TFR. Per quanto riguarda i TFR liquidati in questi due anni, il Governo ha già messo da parte le risorse (41 milioni di euro) per rideterminare entro un anno tempi e modalità per riliquidare la differenza spettante a seguito dell’applicazione della nuova norma. Per tutti gli altri, invece, non è stato ad oggi previsto niente. Anzi, a dire il vero il Mef, con nota dell’8 novembre 2012, a tal proposito ha dichiarato che non intende effettuare alcun intervento. Cosicché l’Inps, il 9 novembre 2012, ha precisato come “i trattamenti di fine servizio da definire successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 185 del 31 ottobre 2012 (recepito dalla legge n. 228/12) sono erogati in via provvisoria tenendo conto delle anzianità utili maturate fino al 31 dicembre 2010”.

La situazione, insomma, è davvero ingarbugliata. Ma, dopo una pausa di qualche settimana, i sindacati tornano alla carica. L’Anief, in particolare, che di ricorsi se ne intende, ha avviato in questi giorni le iniziative giudiziarie per la restituzione del credito.

“Lo Stato – spiega il sindacato guidato da Marcello Pacifico - deve interrompere la trattenuta del 2,5% del TFR e restituirla ai precari e ai docenti, dirigenti e Ata assunti dopo il 2001. Gli altri assunti prima del 2001 in regime di TFS devono richiedere il 2,69% per gli anni 2011 e 2012”. Questo in linea generale. Entrando nel merito, in questa prima fase, in attesa delle disposizioni da determinare, “il personale della scuola dipendente e dirigente dovrà soltanto inviare all’amministrazione una diffida per interrompere i termini prescrittivi di cui alla nota citata e inoltrare all’ANIEF eventuali comunicazioni-risposte dell’amministrazione. L’invio della diffida – conclude l’Anief - è necessaria perché trascorsi dieci anni il credito non è più solvibile nel caso in cui il Governo non trovi, a regime, le risorse necessarie (4 miliardi di euro) per la riliquidazione della quota spettante per gli oltre 2.500.000 tra dipendenti e dirigenti pubblici”. I rimborsi non sono certo marginali: dai 3.000 ai 12.000 euro a lavoratore.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"La trattenuta del 2,5% va interrotta, restituita ai precari e al personale di ruolo assunto dopo il 2001 o transitato volontariamente in regime TFR, riversata dallo Stato per gli ultimi dieci anni e riliquidata per il pre-ruolo (fino a 12.000 euro). Per gli assunti prima del 2001, in regime TFS va accertato il credito del 2,69% per gli anni 2011-2012 (a partire da 3.000 euro)".

Lo sottolinea in una nota l'Anief, che ha pubblicato online i nuovi modelli di diffida, disponibili alla pagina http://www.anief.org/ricorso_tfr_moduli.php (prima di compilare i campi e' necessario registrarsi al link http://www.anief.org/registrazione3.php, per info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Fonte: Italpress

 

Nuovo risarcimento record a un docente precario. Il giudice del lavoro di Trapani Mauro Petrusa ha condannato lo Stato a pagare 173 mila euro per abuso di contratti a termine, mancati scatti d'anzianita', stipendi estivi non corrisposti fino alla pensione.

"La storia del docente precario siciliano e' quella dei due colleghi risarciti con cifre analoghe pochi giorni fa – dice l'Anief -: dal 2000 aveva accettato incarichi su posti disponibili e dal 2006 era stato chiamato a svolgere servizio su posti vacanti, senza alcuna ragione sostitutiva. Motivo per cui il giudice Petrusa ha rigettato la domanda di conversione del contratto ai sensi della recente sentenza della Cassazione che, pur richiamando la legge derogatoria n. 106/11, ha dichiarato l'illegittimita' delle clausole appositive del termine dei contratti in base alla cospicua giurisprudenza comunitaria in materia. Con la sentenza e' stato disposto, quindi, non soltanto il pagamento degli scatti biennali di stipendio e delle mensilita' estive per gli ultimi sei anni a titolo di omissione retributiva e mancata progressione economica (21.094 euro), oltre accessori, ma anche la condanna dell'amministrazione al risarcimento del danno per lucro cessante futuro (148.050 euro). Il Miur e' stato infine condannato alla capitalizzazione e al pagamento dei 2/3 delle spese di lite (3.135 euro)".

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir al contenzioso, "queste espressioni dei giudici confermano la bonta' delle nostre richieste di risarcimento danni per il servizio svolto dai precari negli ultimi dieci anni su posto vacante e disponibile: stiamo ormai assistendo ad una 'striscia' di condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari, perfettamente in linea con quanto deciso dall'Europa che pone come discrimine non la natura del contratto ma la prestazione svolta".

Fonte: Italpress

 

Fumata nera oggi all'Aran in occasione dell'incontro organizzato tra i rappresentanti del Governo, in particolare della Funzione Pubblica, e le parti sociali, tra cui tutte le confederazioni sindacali interessate, per trovare un accordo sulla definizione dei parametri generali su cui costruire nel 2014 i nuovi contratti collettivi nazionali dei vari comparti del pubblico impiego.

"L'amministrazione ha messo sul tavolo una proposta di intesa che si discosta sensibilmente dal protocollo del maggio scorso e che, a sorpresa, riprende in buona parte l'accordo del 4 febbraio 2011 che alcune confederazioni sindacali, tra cui la Confedir, non firmarono - spiega il sindacato in una nota -. Oggi, come allora, diversi obiettivi difficilmente realizzabili indicati dalla riforma Brunetta sono stati riproposti: sostanzialmente, le relazioni sindacali si ridurranno quasi esclusivamente a un diritto di informativa sui temi dell'organizzazione degli uffici, costituzione fondi per i trattamenti accessori da gestire poi in sede di contrattazione integrativa, processi di riorganizzazione che producano esuberi ed avvio di processi di mobilita'".

"Sempre se passasse questa proposta, i sindacati avranno la possibilita' di partecipare ai tavoli sull'esame congiunto dei criteri per l'individuazione degli esuberi e sulle modalita' dei trasferimenti - prosegue la nota -. Ma questi dovranno obbligatoriamente completarsi entro 30 giorni. E' se non arrivera' l'accordo, lasceranno campo libero all'amministrazione. Inoltre, sempre scorrendo la proposta, l'esame congiunto tra le due parti potra' avvenire solamente sui criteri di regolazione dei rapporti di lavoro, sulle pari opportunita' e sul mobbing: aspetti tutt'altro che essenziali".

"Confermata poi l'introduzione del merito, che andra' a sostituire gli scatti automatici in busta paga. Inoltre tutto il processo sara' vincolato alla reperibilita' delle risorse provenienti da nuovi risparmi o tagli che gia' hanno piegato la macchina amministrativa. E che non garantiscono il legame minimo degli aumenti di stipendio al costo della vita, visto anche che il potere d'acquisto degli italiani si e' ridotto a quello di oltre due decenni fa - sottolinea ancora Confedir -. Viene inoltre confermato il blocco degli stipendi fino al 2014, gia' previsto dalla legge 122/2010. Come e' ripresa l'idea dell'applicazione di criteri di produttivita' (performance personale) nella gestione ed assegnazione dei trattamenti economici accessori. Il tutto, sempre senza individuare linee guida, criteri generali e obiettivi e senza prevedere risorse economiche aggiuntive".

"Per la Confedir - dichiara Marcello Pacifico, delegato al contenzioso - e' evidente che non si possono punire i dirigenti e dipendenti pubblici fermi, come ci ha detto l'Istat in questi giorni, al potere d'acquisto di 24 anni fa. Ne' il premio del merito puo' essere legato alla filosofia di nuovi tagli, visto che gia' abbiamo ridotto di uno su dieci i posti nel pubblico impiego. Per non parlare della scuola, dove si sono persi oltre 150mila posti in tre anni ed e' stato ridotto di un terzo il fondo d'istituto destinato alle scuole a supporto delle attivita' didattiche".

Fonte: Italpress

 

"A pochi giorni dell'insediamento dei nuovi parlamentari, il Governo dei tecnici guidato dal professor Mario Monti sta tentando di sferrare l'ultimo colpo basso ai dipendenti e agli utenti della scuola: anche in assenza di consenso politico ed elettorale, il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, ha infatti oggi annunciato che venerdi' prossimo il Consiglio dei ministri approvera' il regolamento che introduce il nuovo sistema di valutazione nazionale delle circa 9 mila scuole italiane, un milione di dipendenti e 7 milioni di studenti". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Conferendo un potere enorme a Invalsi, Indire e agli ispettori ministeriali - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per il contenzioso - il Governo dei tecnici sta sferrando l'ennesimo colpo di mano finalizzato a privatizzare i prossimi contratti di lavoro. E legare cosi' gli stipendi degli statali con le performance individuali e di struttura. Ad iniziare proprio da chi opera e vive nella scuola, a cui dal prossimo anno verra' imposto un sistema di valutazione, preludio all'assegnazione delle risorse solo alle scuole migliori, inviso da tutti. Ma questi signori lo sanno cosa significa insegnare in un istituto del quartiere Zen di Palermo o in quelli Spagnoli di Napoli? E lo sanno che in questi giorni l'Istat ha collocato lo stipendio attuale di un dipendente pubblico italiano in servizio a quello di un collega di 24 anni fa?".

"La fondata volonta' del Governo di bloccare gli scatti di anzianita' fino al 2014 e contemporaneamente di introdurre un sistema di valutazione che portera' fondi solo alle scuole piu' virtuose, sono dei pezzi che vanno a comporre un orribile 'puzzle' - spiega ancora l'Anief -. Che produrra' conseguenze disastrose. Per il personale, che sara' remunerato in modo del tutto inadeguato rispetto al servizio svolto e all'impegno profuso. Per gli studenti, soprattutto quelli gia' penalizzati da meno fortunati contesti familiari e sociali, che verranno accolti in strutture scolastiche sempre piu' fatiscenti. Per le famiglie piu' arretrate culturalmente, a cui sara' sottratta anche la possibilita' e la speranza di investire nella formazione dei loro figli".

"Questo Governo dimissionario - continua Pacifico - sta cercando di imporre nelle scuola lo stesso modello fallimentare gia' introdotto da alcuni anni nelle universita': un modello che nascondendosi dietro degli pseudo criteri meritocratici 'dimentica' volutamente le esigenze prioritarie del territorio e del contesto sociale in cui ogni singolo ateneo e' collocato. E assegna fondi alle universita' in base a standard nazionali che non hanno fondamento quando vengono adottati nella realta'. Sembra che certi tecnici che governano il Paese, fortunatamente ancora per poco, vivano su Marte".

"La nostra organizzazione sindacale non puo' accettare tutto questo - spiega l'Anief -. Soprattutto perche' a subirne le conseguenze saranno i lavoratori della scuola e tutta l'utenza. Non possiamo accettare, ad esempio, che l'Invalsi si trasformi da organo monitore a organo certificatore. Distribuendo etichette alle scuole sulla base di discutibilissimi modelli standard nazionali".

"Il Governo - conclude il sindacalista Anief-Confedir - faccia un passo indietro. Dando seguito ai consigli di quelle forze politiche che si sono gia' piu' volte espresse contro l'imposizione di questo modello, di origine privata, di intendere l'amministrazione pubblica e i suoi servizi. Il livello di qualita' di un'istituzione, soprattutto se non produttiva di beni materiali, non puo' essere collocato dentro delle tabelle standardizzate. Ma va necessariamente ad incrociarsi con diverse variabili soggettive. La cui incisivita' sull'esito finale e' quasi sempre dominante su tutto il resto. E tutto questo i nostri professori universitari a capo del Governo dovrebbero saperlo".

Fonte: Italpress

 

No all'approvazione del nuovo sistema di valutazione di 9mila istituti, 1 milione di dipendenti e 7 milioni studenti: lo sottolinea l'Anief dopo che oggi il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, ha annunciato che venerdì prossimo il Consiglio dei ministri approverà il regolamento che introduce il nuovo sistema di valutazione nazionale delle scuole italiane.

"Conferendo un potere enorme a Invalsi, Indire e agli ispettori ministeriali - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per il contenzioso - il Governo dei tecnici sta sferrando l'ennesimo colpo di mano finalizzato a privatizzare i prossimi contratti di lavoro. E legare così gli stipendi degli statali con le performance individuali e di struttura. Ad iniziare proprio da chi opera e vive nella scuola, a cui dal prossimo anno verrà imposto un sistema di valutazione, preludio all'assegnazione delle risorse solo alle scuole migliori, inviso da tutti. Ma questi signori lo sanno cosa significa insegnare in un istituto del quartiere Zen di Palermo o in quelli Spagnoli di Napoli. E lo sanno che in questi giorni l'Istat ha collocato lo stipendio attuale di un dipendente pubblico italiano in servizio a quello di un collega di 24 anni fa?".

"Questo Governo dimissionario - continua Pacifico - sta cercando di imporre nelle scuola lo stesso modello fallimentare già introdotto da alcuni anni nelle università: un modello che nascondendosi dietro degli pseudo criteri meritocratici 'dimentica' volutamente le esigenze prioritarie del territorio e del contesto sociale in cui ogni singolo ateneo è collocato. E assegna fondi alle università in base a standard nazionali che non hanno fondamento quando vengono adottati nella realtà. Sembra che certi tecnici che governano il Paese, fortunatamente ancora per poco, vivano su Marte".

"Il Governo - conclude il sindacalista - faccia un passo indietro. Dando seguito ai consigli di quelle forze politiche che si sono già più volte espresse contro l'imposizione di questo modello, di origine privata, di intendere l'amministrazione pubblica e i suoi servizi".

Fonte: TMNews

 

Comincia a vacillare l'ipotesi del licenziamento per le 13 unità del personale in servizio a tempo indeterminato nella provincia di Bari? Ci auguriamo sia veramente così. A darne la notizia l'UGL Scuola, che chiede all'Amministrazione che venga fatta chiarezza una volta per tutti, per allentare la pressione psicologica alla quale sono sottoposti i colleghi coinvolti.

L'UGL ci informa dunque che in queste ore inquiete per tanti colleghi docenti e Ata apprende da altri Sindacati che l’Amministrazione starebbe rivedendo la propria posizione in merito ai licenziamenti di 13 unità per poter eseguire le sentenze passate in giudicato nelle cause per la stabilizzazione con 36 mesi di servizio, tutto questo mentre nelle scuole continuano ad arrivare le “lettere del terrore”, quelle che preannunciano il licenziamento.

“L’Amministrazione ha il dovere di confermare ufficialmente, magari pubblicando sul sito - afferma l'UGL - in ossequio alle più elementari norme sulla trasparenza, un comunicato perentorio che restituisca serenità alle centinaia di lavoratori che in queste ore stanno intasando i nostri centralini.”

La FLC CGIL di Bari cerca di fare chiarezza: " Al momento la procedura non è partita (e confidiamo che non porta mai) per le sentenze da eseguire nelle diverse classi di concorso del personale docente (non c'è nessuna sentenza di conversione nella scuola primaria e infanzia posto comune, o meglio le sentenze ci sono, ma non dispiegheranno effetti per varie ragioni, una soltanto nei posti di sostegno scuola primaria) ci sono 5 sentenze in diverse classi di concorso di scuola secondaria di secondo grado e 2 nelle classi di concorso di scuola secondaria di secondo grado .

Quanto al personale ATA , invece, le procedure sono partite e confermiamo le 7 sentenze per i collaboratori scolastici e 2 per gli assistenti tecnici ( non ci sono dunque amministrativi ). Le conseguenze sugli assistenti tecnici non ci saranno per varie ragioni, quindi nessun licenziamento in quel profilo . Le conseguenze più gravi e articolate sui collaboratori scolastici. Sono 3 i collaboratori scolastici con nomina annuale licenziati e 5 quelli con contratto a tempo indeterminato cui viene revocato il ruolo e attribuita una supplenza annuale, diversi quelli la cui decorrenza slitta di un anno.

L'Anief intanto ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Bari e alla Corte dei Conti, con l'invito al vice-direttore dell'USR Puglia a ritirare immediatamente la nota 775 del 29 gennaio 2013 prima di incorrere nelle stesse gravi sanzioni pecuniarie già comminate dalla Corte dei Conti – sezione giurisdizionale per il Lazio – a un sindaco colpevole di aver licenziato senza motivo un suo dipendente.

Licenziamenti a Bari. Per il Provveditore non ci sono alternative. Anief: "la responsabilità erariale è del dirigente"

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Il Provveditore dell'Ufficio Scolastico di Bari, dalle pagine di Repubblica, giudica l'avviso di avvio di procedimento di licenziamento per circa 13 unità di personale come un atto necessario. Non è possibile sforare oltre il contingente annualmente assegnato dal Ministero e adesso bisognerà trovare i posti anche per i prossimi vincitori del concorso. Il sindacato ANIEF annuncia battaglia legale: il licenziamento dei dipendenti pubblici è dichiarato inefficace dal giudice se privo del requisito di motivazione per giusta causa.

Il Provveditore degli Studi di Bari, Mario Trifiletti "Non ci sono alternative per i 20 lavoratori licenziati, abbiamo inviato l'avviso di avvio di procedimento di licenziamento. Prima di adottare il provvedimento quei precari hanno la possibilità di far valere le loro ragioni. Purtroppo dobbiamo trovare dei posti per i vincitori del concorso. I numeri delle nomine in ruolo sono quelli autorizzati dal ministero dell'Istruzione, non possiamo sforare” [Repubblica Bari, ed. del 03 marzo 2013]

La vicenda

Nella circolare del 29 gennaio 2013 l'USR Puglia prende atto della necessità di dover procedere all'esecuzione delle sentenze sulla stabilizzazione, ormai passate in giudicato. Poichè è fatto divieto di assumere personale a tempo indeterminato superando il contingente autorizzato annualmente dal MEF e dal Dipartimento della Funzione Pubblica, si è ritenuto opportuno distinguere due situazioni

qualora il ricorrente è già in servizio con contratto a tempo indeterminato si dovrà retrodatare la nomina all'a.s. indicato nella sentenza e nel contempo licenziare l'ultimo assunto in ruolo nello stesso anno scolastico (che acquisirà il diritto per l'anno successivo, fino ad arrivare al 01.09.2012
con riguardo al personale con contratto a tempo determinato si procederà a licenziare l'ultimo assunto in ruolo nell'anno scolastico indicato in sentenza
Tutti i sindacati hanno sostenuto in questi giorni la posizione dei lavoratori a rischio di licenziamento.

Secondo l’Anief, il vice-direttore dell’USR Puglia ha violato il c. 41 dell’art. 1 della legge 92 del 2012 e potrebbe pagare fino a 12 mensilità dell’ultima retribuzione di fatto. Inviato l’esposto alla Procura della Repubblica di Bari e alla Corte dei Conti, che in materia si è espressa con sentenza n. 1916/2010.

Dichiara l'Anief "Il licenziamento dei dipendenti pubblici è dichiarato inefficace dal giudice se privo del requisito di motivazione per giusta causa, di cui all’art. 2 c. 2 della legge 604/1966. Non è imputabile al dipendente, infatti, né la mancata stipula del contratto a tempo indeterminato del ricorrente precario assunti per ordine del giudice a causa della condanna dell’abuso del contratto a termine in violazione della direttiva 1999/70/CE né è stata riscontrata alcuna sanzione disciplinare prevista dal decreto legislativo 150/2009. E la condotta del dirigente dell’amministrazione appare tanto più grave dopo la soccombenza in tribunale rispetto ai risarcimenti danni già disposti in sede di conversione del suddetto contratto, visto che a questi si andrebbero ad aggiungere nuovi risarcimenti per il dipendente licenziato senza alcuna giusta causa.

L’Anief invita il vice-direttore dell’USR Puglia a ritirare immediatamente la nota 775 del 29 gennaio 2013 prima di incorrere nelle stesse gravi sanzioni pecuniarie già comminate dalla Corte dei Conti – sezione giurisdizionale per il Lazio – a un sindaco colpevole di aver licenziato senza motivo un suo dipendente."

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Il sindacato punta il dito sul dirigente: se non ritirerà la Circolare del 29 gennaio scorso, attraverso cui indica di avvicendare gli ultimi immessi in ruolo nel 2011 con i vincitori dei ricorsi per l’abuso dei contratti a termine, rischia gravi sanzioni pecuniarie dalla Corte dei Conti. Ma il messaggio è anche un altro: nella scuola non c’è spazio per il “metodo Marchionne”.

È finita su un tavolo della Procura della Repubblica la contestazione dell’Anief per la decisione dell’Usr della Puglia, tramite una Circolare del 29 gennaio scorso, di sollevare dall’incarico alcune decine di docenti e Ata assunti nel 2011 con meno punti in graduatoria, per fare spazio ai colleghi vincitori dei ricorsi ai giudici del lavoro a seguito dell’accertato abuso dello Stato dei contratti a termine stipulati nei loro confronti (più di 36 mesi anche non continuativi).

Il sindacato degli educatori in formazione ha reso pubblico l’esposto-denuncia, inviato il 5 marzo, nel quale spiega che trattandosi di un “licenziamento senza giusta causa, la responsabilità erariale è del dirigente”. Pertanto, sempre secondo l’Anief, il vice-direttore dell’Usr Puglia, autore della Circolare, avrebbe “violato il c. 41 dell’art. 1 della legge 92 del 2012 e potrebbe pagare fino a 12 mensilità dell’ultima retribuzione di fatto”.

Insomma, per il sindacato autonomo fa acqua da tutte le parti la motivazione dell’Usr pugliese di dover “rispettare il divieto ad assumere personale con contratto a tempo indeterminato superando il contingente autorizzato annualmente dal MEF e dal Dipartimento della Funzione Pubblica”.

Questa la replica dell’Anief: “non è imputabile al dipendente né la mancata stipula del contratto a tempo indeterminato del ricorrente precario assunti per ordine del giudice a causa della condanna dell’abuso del contratto a termine in violazione della direttiva 1999/70/CE né è stata riscontrata alcuna sanzione disciplinare prevista dal decreto legislativo 150/2009. E la condotta del dirigente dell’amministrazione appare tanto più grave dopo la soccombenza in tribunale rispetto ai risarcimenti danni già disposti in sede di conversione del suddetto contratto, visto che a questi si andrebbero ad aggiungere nuovi risarcimenti per il dipendente licenziato senza alcuna giusta causa”.

Concludendo, “l’Anief invita il vice-direttore dell’USR Puglia a ritirare immediatamente la nota 775 del 29 gennaio 2013 prima di incorrere nelle stesse gravi sanzioni pecuniarie già comminate dalla Corte dei Conti – sezione giurisdizionale per il Lazio – a un sindaco colpevole di aver licenziato senza motivo un suo dipendente”.

Insomma, l’organizzazione sindacale guidata da Pacifico è stata di parola: il cosiddetto “metodo Marchionne” non può essere applicato alla pubblica amministrazione. E nemmeno possono essere messe in discussione le “sentenze passate in giudicato. Di cui la stessa Anief si è fatta storica promotrice. Sentenze che permettono, finalmente anche in Italia, al contrario di quello che vorrebbero i nostri governanti, di far assumere automaticamente in ruolo tutto il personale che ha svolto più di 36 mesi di servizio con contratti a tempo determinato”.

L’obiettivo è chiaro: mantenere in ruolo tutti gli assunti nel 2011. E far assumere tutti i ricorrenti vincitori del ricorso. L’ultima parola spetterà al tribunale. E alla Corte dei Conti. A meno che l’Usr Puglia torni sui suoi passi.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"La conferma fornita oggi dal ministro Profumo di voler ridurre di un anno la durata delle scuole superiori rappresenta una misura che va contro quello che ci chiede l'Unione Europea e che accade nei corsi d'istruzione della maggior parte dei paesi dell'area Ocse". Lo dice in una nota l'Anief.

"Ancora una volta - prosegue l'associazione - il Miur fa prevalere le esigenze di cassa travestendole da finte esigenze didattiche. La vera riforma è quella che passa per l'innalzamento dell'obbligo a 18 anni e il potenziamento dell'apprendistato. Di esempi virtuosi ce ne sono, basta guardare alla Germania. Solo che non vogliamo seguirli".

"Il nostro Paese non ha bisogno di altri tagli, che porteranno a cancellare 50mila docenti e Ata, tra l'altro travestiti da finte operazioni didattiche", spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir: "Profumo farebbe meglio piuttosto ad impegnarsi, nel breve tempo rimastogli a disposizione, ad operare per il bene della scuola italiana cominciando ad impostare una seria riforma della scuola superiore che passi per l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni e per la valorizzazione dell'apprendistato".

"La volontà manifestata dal ministro - continua Pacifico - rappresenta, piuttosto, l'ennesima proposta che va contro la logica del merito e della cultura all'investimento delle risorse umane. Come se il tasso di abbandono scolastico in Italia non fosse tra i più alti dell'area Ocse. La verità è che la spinta a realizzare certe iniziative rimane legata a mere esigenze di cassa. La stessa che ha portato il suo predecessore, Maria Stella Gelmini, a cancellare oltre 150mila posti nella scuola in tre anni".

"È significativo che tutte le indagini sull'istruzione prodotte negli ultimi anni, peraltro confermate da diverse agenzie internazionali e persino dallo stesso Miur, abbiano indicato esattamente l'opposto. Non bisogna andare lontano per rendersene conto: in Germania, infatti, gli studenti possono contare su un sapiente utilizzo dell'apprendistato, che essendo strettamente collegato al tessuto industriale permette ai giovani di specializzarsi in campi produttivi reali. E contemporaneamente di accrescere il proprio sapere continuando a frequentare i banchi di scuola", conclude l'Anief.

Fonte: TMNews

 

Per l'Anief la conferma fornita oggi dal ministro Profumo di voler ridurre di un anno la durata delle scuole superiori, rappresenta una misura che va contro quello che ci chiede l'Ue e che accade nei corsi d'istruzione della maggior parte dei paesi dell'area Ocse.

"Il nostro Paese non ha bisogno di altri tagli, che porteranno a cancellare 50mila docenti e Ata, tra l'altro travestiti da finte operazioni didattiche", spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir.

"Profumo farebbe meglio piuttosto ad impegnarsi, nel breve tempo rimastogli a disposizione, ad operare per il bene della scuola italiana cominciando ad impostare una seria riforma della scuola superiore che passi per l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni e per la valorizzazione dell'apprendistato. La volonta' manifestata dal ministro - continua Pacifico - rappresenta, piuttosto, l'ennesima proposta che va contro la logica del merito e della cultura all'investimento delle risorse umane. Come se il tasso di abbandono scolastico in Italia non fosse tra i piu' alti dell'area Ocse. La verita' e' che la spinta a realizzare certe iniziative rimane legata a mere esigenze di cassa. La stessa che ha portato il suo predecessore, Maria Stella Gelmini, a cancellare oltre 150mila posti nella scuola in tre anni".

Fonte: Italpress

 

Non cala l'allarme sulle conseguenze che il blocco delle visite di istruzione sta determinando per il settore collegato: 3000 imprese specializzate nel turismo scolastico, che chiedono interventi da parte del Governo. Il ripristino dell'indennità di missione per gli insegnanti potrebbe essere sufficiente ad alleviare il disagio manifestato dai docenti con la decisione di non orgnanizzare per l'a.s. 2012/13 i viaggi di istruzione?

''La nostra proposta al nuovo Governo - ha detto Marco Zampieri, consigliere di Fiavet Lazio e delegato al Turismo Scolastico - prevede il reinserimento dell'indennita' di missione degli insegnanti la cui eliminazione ha causato uno dei malesseri del corpo docente''.

Sulla questione è intervenuto anche il sindacato Anief - Se l'associazione di categoria ha chiesto pubblicamente al nuovo Governo di riattivare l'indennità di missione per i docenti, l'Anief chiede ai politici di farsi carico del ripristino della dignità dei nostri insegnanti: “come si fa – dichiara il presidente Anief, Marcello Pacifico – a chiedere a dei professionisti della formazione dei nostri giovani di accompagnare in viaggio decine di alunni per diversi giorni, ventiquattrore ore su ventiquattrore, assumendosi responsabilità enormi, senza un minimo di gratificazione? Per diversi anni questi stessi docenti hanno accettato di farsi carico di quest'onere per cifre poco più che simboliche. Ora però che i compensi del fondo d'istituto sono sempre più finalizzati e ridotti all'osso e, nel contempo, i decisori politici hanno deciso di impiegatizzare sempre più la professione, i docenti hanno detto basta. Come non comprenderli?”.

''Il viaggio d'istruzione rappresenta un importante momento di socializzazione e di arricchimento socio-culturale di tutti gli studenti di ogni ordine e grado - ha sottolineato Andrea Costanzo, Presidente Fiavet Lazio - spesso costituisce la prima, a volte l'unica, esperienza di viaggio all'estero. L'80% di questi viaggi vengono da sempre effettuati in paesi Europei. E' necessario percio' non negare questa opportunita' ai nostri ragazzi e ancor di piu' riconoscere il ruolo educativo-didattico e il carico di responsabilita' dei docenti accompagnatori''.

La protesta degli insegnanti mette in crisi il turismo scolastico

Crollo dei viaggi d'istruzione: -70% per il blocco delle attività extradidattiche

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Il metodo Marchionne, gia' sconfessato dai tribunali del lavoro, non puo' certamente trovare applicazione nella pubblica amministrazione". A sostenerlo e' l'Anief, dopo aver preso visione della circolare emessa il 29 gennaio dall'Ufficio Scolastico Regionale della Puglia, resa pubblica solo in questi giorni, che "invita i rispettivi Uffici scolastici territoriali ad esaminare "le sentenze passate in giudicato" e "licenziare l'ultimo" assunto in ruolo per fare spazio, al loro posto, ai vincitori dei contenziosi finalizzati alla stabilizzazione a causa dell'abuso della reiterazione dei contratti a termine.

"Ad essere interessati al licenziamento coatto - prosegue la nota - sarebbero addirittura un centinaio tra docenti e unita' di personale Ata. Con la motivazione di dover "rispettare il divieto ad assumere personale con contratto a tempo indeterminato superando il contingente autorizzato annualmente dal MEF e dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Secondo l'Ufficio legale dell'Anief si tratta di una decisione gravissima, di un vero e proprio uso arbitrario del potere di licenziamento, contro la quale l'organizzazione sindacale si adoperera' in tutte le sedi possibili".

"Mai era accaduto che dei dipendenti pubblici assunti per merito venissero licenziati in mancanza di grave colpa o cattiva condotta lavorativa. E' evidente che si tenta di sanare un errore producendone un altro, altrettanto grave. Ma adottare questo provvedimento comporterebbe anche due importanti infrazioni: la prima riguarda un chiaro aggiramento della direttiva comunitaria che tutela i lavoratori, compresi quelli della scuola, dall'utilizzo esasperato da parte del datore di lavoro del precariato per eluderne la stabilizzazione; la seconda infrazione si deve alla confusione che l'amministrazione fa nel trattare il regime autorizzatorio previsto dalle leggi vigenti in materia di assunzioni e licenziamenti, con il potere dell'autorita' giudiziaria".

Fonte: Italpress

 

Non sbloccandosi la querelle sui docenti "inidonei", che per la "spendig review" dovrebbero transitare nei ruoli Ata, assunzioni ancora congelate per amministrativi e tecnici, le cui supplenze sono state sottoscritte fino all'avente titolo, rendendo impossibile per il personale di ruolo fruire dell'art. 59 eel Ccnl e penalizzando i precari.

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"Che autorita' ha un ministro dimissionario per indicare al prossimo Governo una linea di indirizzo orientata al risparmio, auspicando la riduzione di un anno del percorso di studi scolastici, travestendola con delle buone intenzioni?". A chiederlo e' l'Anief, dopo aver preso visione dell'atto di indirizzo per il 2013 che il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, ha inviato all'esecutivo che scaturira' dalle elezioni politiche.

L'auspicio del ministro di "superare la maggiore durata del corso di studi in Italia procedendo alla relativa riduzione di un anno" per "adeguare la durate del percorso di studi agli standard europei" ci lascia basiti. Se queste indicazioni fossero rispettate, infatti, il ciclo scolastico di ogni studente ne uscirebbe ulteriormente ridimensionato. Significherebbe voler continuare ad abbattere la qualita' dell'istruzione pubblica italiana, oltre che calpestare le indicazioni dell'Unione Europea, la quale chiede sempre con maggiore insistenza al nostro Paese di allungare il periodo di formazione scolastica e il tempo che i nostri giovani debbono passare per formarsi e specializzarsi.

"Evidentemente - commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - non sono bastati i tagli draconiani degli ultimi tre Governi. Non sono bastati i 150mila posti cancellati dall'ex ministro dell'Economia, mai rimpianto, Giulio Tremonti. Non sono bastate le riforme Gelmini che hanno ridotto il tempo scuola ai minimi termini, lasciando i nostri bambini con insegnanti non piu' specializzati e senza compresenza. Ci mancava, veramente, che ora un ministro senza piu' alcun sostegno politico indicasse la volonta' di puntare su una scuola meno impegnativa. E piu' selettiva, visto che continua ad insistere sulla necessita' di introdurre delle prove di valutazione standardizzate la cui efficienza, soprattutto per le zone e scuole piu' in difficolta', e' tutta da dimostrare".

"Se Profumo fosse tornato a promuovere anche l'utilita' dall'abolizione legale del titolo di studio, avremmo assistito ad un commiato in perfetto stile Governo 'taglia-scuola pubblica'. La verita' e' che stiamo assistendo a delle indicazioni finali di un esecutivo tecnico che, francamente, lasciano sconcertati. Peraltro rilasciate in un momento - conclude il presidente dell'Anief – in cui vi sarebbe un bisogno estremo di 'conoscenza' per rilanciare il sistema Paese".

Fonte: Italpress

 

Secondo l'Anief "quella di continuare a mantenere un tetto agli organici della scuola italiana, anche a fronte di un consistente incremento del numero di alunni, rappresenta una scelta gravissima. Di cui l'amministrazione si dovra' presto assumere la responsabilita', prima di tutto davanti alle sicure proteste e alle richieste di chiarimenti di milioni di famiglie. I cui figli si ritroveranno in classi sempre piu' pollaio e meno di qualita'".

"A fronte di 30 mila alunni in piu', infatti, il Miur in queste ore ha confermato ai sindacati la ferma intenzione di mantenere i parametri contenuti nella legge 111 del 2011, che impongono un preciso tetto al numero di docenti - spiega il sindacato in una nota -. I quali, di conseguenza, rimarranno gli stessi dell'anno in corso: circa 600 mila per le discipline comuni e 63mila per il sostegno".

"Quello che e' grave - sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief - e' che la scuola italiana avrebbe a disposizione, pronti a subentrare, 150mila docenti precari gia' abilitati all'insegnamento e vincitori di pubblici concorsi. E altrettanti inseriti nelle graduatorie d'istituto per le supplenze brevi. Ma invece di impiegarli che facciamo? Li lasciamo ancora ai "box", ammucchiando i nostri giovani in classi sempre piu' numerose e dimenticando la linea d'indirizzo dell'Ue, che vorrebbe meno abbandoni scolastici attraverso una scuola di maggiore qualita'".

Fonte: Italpress

 

Pochi giorni fa, secondo il Miur, si contavano già un milione di domande arrivate online per la formazione delle prime classi del prossimo anno scolastico. Si prevede che ne manchino ancora 700 mila, e c’è tempo solo fino al prossimo 28 febbraio per completare le operazioni. Intanto però lo stesso Miur ha comunicato alle organizzazioni sindacali il numero complessivo degli iscritti che da settembre siederanno sui banchi di scuola: ci saranno 27mila studenti in più rispetto agli attuali.

E l’Anief, una delle associazioni professionali più attive nem mondo della scuola, lancia l’allarme: “Sono dati davvero sconfortanti quelli che il Ministero ha fornito ai sindacati in vista del prossimo anno scolastico: gli alunni della scuola italiana previsti sono oltre 6 milioni e 858mila. Rispetto all’anno in corso aumenteranno di quasi 30mila unità, soprattutto alla primaria (con leggero calo alle medie), ma per effetto del blocco normativo approvato con la legge 111/2011 il numero di docenti rimarrà bloccato. L’organico sarà lo stesso di quest’anno: 600.839 posti di docente comuni e 63.348 di sostegno. Ciò comporterà un ulteriore innalzamento del numero di alunni per classe. E diventerà soprattutto sempre maggiore la distanza tra il numero di alunni disabili e i docenti di sostegno di ruolo”. “In molti casi la didattica non potrà essere garantita – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief – in particolare laddove le ore di sostegno che lo Stato concederà agli alunni portatori di handicap o con problemi di apprendimento saranno molte di meno rispetto a quelle che la legge prevede.

Questo avviene anche e soprattutto perché a oggi è stato stabilizzato solo il 65% dell’organico di docenti di sostegno. Almeno 35mila insegnanti specializzati attendono di essere assunti, malgrado i posti di lavoro siano vacanti e disponibili. E con un docente precario ogni tre, quello che si produce è un risultato di forti disagi per i ragazzi e per le loro famiglie”. “Non occorre essere esperti di formazione scolastica per capire che in questa situazione non si riesce a sviluppare un valido progetto didattico” continua Pacifico aggiungendo che così “a fare da garante per famiglie e studenti continuano ad essere i giudici”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

"Lasciare fuori dalla scuola decine di migliaia di alunni per motivi puramente burocratici sarebbe assurdo". Cosi' Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief, commenta l'intenzione del ministero dell'Istruzione di non concedere proroghe alla scadenza delle iscrizioni on line prevista per la mezzanotte di oggi.

"In base a quanto riferito dalla stesso Miur alla stampa, nella serata di ieri erano 1.508.057 le domande registrate (comprese quelle riguardanti le scuola paritarie) e 1.490.672 quelle trasmesse e completate - spiega l'Anief in una nota -. Poiche' sino ad oggi abbiamo assistito a una media di 40 mila iscritti al giorno, e' altamente improbabile che in ventiquattrore possa regolarizzare le loro domanda d'iscrizione una quantita' di utenti cinque volte maggiore. E anche se ci fosse questa volonta', il sistema telematico predisposto dal Ministero dell'Istruzione non sarebbe in grado di fronteggiare le troppe richieste".

Secondo l'Anief, quindi, "non vi e' altra scelta: concedere agli alunni, sembrerebbe in prevalenza appartenenti a famiglie straniere e interessati a corsi negli istituti professionali, una proroga per regolarizzare la loro iscrizione. Anche pochi giorni sarebbero sufficienti".

"Qualsiasi nuova procedura, soprattutto se di tipo informatizzato, necessita di un periodo di 'passaggio', durante il quale viene messa in atto una gestione organizzativa di tipo flessibile - spiega il presidente nazionale dell'Anief -. Anche perche' - continua Pacifico - non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un diritto garantito costituzionalmente. Sarebbe davvero un autogol clamoroso, tra l'altro, non venire incontro a coloro che per tanti motivi ancora non si sono iscritti, dal momento che l'Unione Europea sta muovendo delle continue critiche nei confronti dell'Italia a causa dell'alto tasso di abbandono scolastico".

"Non permettere a cosi' tanti alunni, probabilmente oltre 100mila, di non trovare una collocazione per il prossimo anno sarebbe una scelta davvero infelice. Non si puo' educare una popolazione, sostenendo che gli italiani devono imparare a rispettare le scadenze, come ha fatto di recente il ministro Profumo, penalizzando i giovani e il loro futuro. Il Miur – conclude Pacifico - ci ripensi e conceda questa proroga".

Fonte: Italpress

 

"Lasciare fuori dalla scuola decine di migliaia di alunni per motivi puramente burocratici sarebbe assurdo". Lo dice in una nota Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief, sull'intenzione del Ministero dell'Istruzione di non concedere proroghe alla scadenza delle iscrizioni on line prevista per la mezzanotte di oggi.

In base a quanto riferito dalla stesso Miur nella serata di ieri erano 1.508.057 le domande registrate (comprese quelle riguardanti le scuola paritarie) e 1.490.672 quelle trasmesse e completate: "Poiché sino ad oggi - dice l'Anief - abbiamo assistito a una media di 40mila iscritti al giorno, è altamente improbabile che in ventiquattrore possa regolarizzare le loro domanda d'iscrizione una quantità di utenti cinque volte maggiore. E anche se ci fosse questa volontà, il sistema telematico predisposto dal Ministero dell'Istruzione non sarebbe in grado di fronteggiare le troppe richieste".

Secondo l'Anief, quindi, "non vi è altra scelta: concedere agli alunni, sembrerebbe in prevalenza appartenenti a famiglie straniere e interessati a corsi negli istituti professionali, una proroga per regolarizzare la loro iscrizione. Anche pochi giorni sarebbero sufficienti".

"Qualsiasi nuova procedura soprattutto se di tipo informatizzato - continua Pacifico - necessita di un periodo di 'passaggio', durante il quale viene messa in atto una gestione organizzativa di tipo flessibile. Anche perché non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un diritto garantito costituzionalmente. Sarebbe davvero un autogol clamoroso, tra l'altro, non venire incontro a coloro che per tanti motivi ancora non si sono iscritti, dal momento che l'Unione Europea sta muovendo delle continue critiche nei confronti dell'Italia a causa dell'alto tasso di abbandono scolastico".

"Non permettere a così tanti alunni, probabilmente oltre 100mila, di non trovare una collocazione per il prossimo anno sarebbe una scelta davvero infelice. Non si può educare una popolazione, sostenendo che gli italiani devono imparare a rispettare le scadenze, come ha fatto di recente il ministro Profumo, penalizzando i giovani e il loro futuro. Il Miur ci ripensi e conceda questa proroga", conclude Pacifico.

Fonte: TMNews

 

"E' davvero apocalittico lo scenario avanzato da Italia Oggi, non smentito dal Governo, secondo cui il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, su invito dei ministri Patroni Griffi e Vittorio Grilli, sarebbe in procinto di firmare un decreto per non dare seguito agli aumenti contrattuali del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche relativi agli anni 2013-2014 e 'senza possibilita' di recupero'". Lo affermano in una nota congiunta Confedir e Anief.

Secondo Marcello Pacifico, delegato della segreteria generale Confedir alla gestione del contenzioso, "se quanto riportato dalla stampa specializzata fosse vero saremmo di fronte ad un provvedimento illegittimo. Perche' chi lo ha formulato non ha tenuto conto della sentenza della Consulta n. 223 del 2012, in base alla quale e' stato stabilito che nei confronti dei magistrati, e per analogia di tutti i dipendenti pubblici, non puo' essere ascrivibile avviare il blocco contrattuale, nemmeno in via eccezionale. I giudici hanno infatti spiegato che la irrecuperabilita' del diritto allo stipendio equo lede gli articoli 1, 36 e 39 della Costituzione".

Per questi motivi, sempre qualora le indiscrezioni della stampa specializzata si rivelassero fondate, la Confedir annuncia che lancera' "una massiccia campagna legale per tutelare tutti i dirigenti e dipendenti pubblici a cui - confermando e prorogando il blocco degli scatti stipendiali - viene negato il diritto alla retribuzione al lavoro, da conferire inderogabilmente in modo proporzionale all'attivita' svolta. Si tratterebbe di una procedura unilaterale e avviata, peraltro a pochi giorni dell'incontro della Funzione Pubblica con i sindacati, fissato per prossimo 6 marzo, da un esecutivo che non e' piu' deputato a governare questo Paese". 

Fonte: Italpress

 

"Ora nessuno potra' dire che era un caso isolato la sentenza con cui, il 15 febbraio scorso, il giudice Petrusa di Trapani aveva disposto un risarcimento record di oltre 150mila euro netti, piu' accessori e interessi, nei confronti di un docente precario di educazione fisica e di sostegno come compensazione per l'abuso dei contratti a tempo determinato, mancati scatti di anzianita', mensilita' estive non corrisposte per gli anni passati e per quelli futuri fino all'eta' pensionabile. A distanza di pochi giorni, un altro insegnante precario, stavolta di elettronica ed elettrotecnica, ha avuto un risarcimento per motivazioni analoghe ancora piu' consistente: il supplente ha infatti elevato il record di indennizzo per questo genere di ricorsi a 169.700 euro!". Lo spiega l'Anief in una nota.

"Il giudice, lo stesso della prima sentenza - prosegue il sindacato -, nel rigettare la domanda di conversione del contratto ha confermato il precedente orientamento, su ricorso notificato dall'avvocato Corso, coordinato dagli avvocati Ganci e Miceli, sempre per conto dell'Anief, dichiarando l'illegittimita' delle clausole apposte nel contratto a termine: nel prendere in considerazione soltanto le annualita' dal 2006 al 2012, durante le quali il ricorrente e' stato assunto senza il pagamento delle mensilita' estive e degli scatti di anzianita', ha quindi disposto il pagamento degli stessi nella misura di 28.500 euro netti, oltre accessori".

"Per il risarcimento del danno relativo alla mancata stabilizzazione, inoltre, cagionato dal comportamento illecito dell'amministrazione che aveva assunto il ricorrente fin dal 2001 e che con ogni probabilita' continuera' a reiterare i contratti a termine - spiega ancora l'Anief -, al netto della posta attiva del risarcimento, atteso che il ricorrente dovrebbe percepire in futuro le stesse retribuzioni, per evitare locupletazioni, il giudice ha inoltre condannato il Miur al pagamento di 137.000 euro netti, oltre interessi da capitalizzare. Di questi, 55.000 euro riguardano i mesi di luglio e agosto di ciascun anno futuro, 46.000 euro per la mancata progressione economica futura e 36.000 euro per gli anni in cui il ricorrente non verra' retribuito perche' non assunto, individuati in via equitativa nel 10% del periodo lavorativo residuo".

"Lo stesso giudice ha infine riconosciuto al ricorrente il punteggio di servizio per i mesi estivi di ciascun anno a decorrere dal 2005. Ha compensato, infine, le spese di lite per la meta' tra i convenuti, e per l'altra a carico dell'amministrazione per un totale di 4.200 euro oltre Iva e Cpa, essendo la causa del valore tra i 100.000 euro e i 500.000 euro ai sensi del D.M. 140/12 - sottolinea il sindacato -. Cosa accadra' ora e' facile da immaginare. Siamo, infatti, appena all'inizio di una nuova stagione di ricorsi che riscattano gli abusi nei confronti dei precari della scuola. Nei prossimi giorni si attendono le altre sentenze, stavolta patrocinate dall'avvocato Adamo, sempre per conto dell'Anief".

"Anche se ogni controversia presenta situazioni specifiche - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir alla scuola e alle alte professionalita' - abbiamo seri motivazione per pensare che i giudici del lavoro non vogliano assecondare l'abuso cronico del datore di lavoro, in questo caso lo Stato, nello stipulare contratti a termine e 'contra legem'. Oltre che nel negare l'assegnazione di cattedre nella loro interezza, compresi i periodi estivi, e di quegli scatti stipendiali concessi erroneamente sino ad oggi solo al personale di ruolo".

"Per quanto riguarda la corposita' delle cifre corrisposte in questi giorni - continua il sindacalista Anief-Confedir – non dobbiamo sorprenderci: rappresentano un equo indennizzo. E presto diventeranno la regola. Facendo sborsare allo Stato, braccato anche dai giudici di Lussemburgo, centinaia di milioni di euro. A meno che il nuovo Governo non decida finalmente di adottare finalmente il buon senso, recependo la clausola 5 della direttiva 1999/70/Ce che apre alle assunzioni in ruolo per tutti i lavoratori che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi. Che significherebbe assumere 80mila precari, meta' docenti e meta' Ata. Con buona pace del ministro Patroni Griffi, che a pochi giorni dalla sua uscita di scena a capo della Funzione Pubblica - conclude Pacifico - vorrebbe incredibilmente escludere proprio la scuola dell'accordo quadro nazionale riguardante tutto il resto della pubblica amministrazione".

Fonte: Italpress

 

Malumori ieri a seguito della notizia diffusa da ItaliaOggi circa la possibilità di blocco degli scatti anche per il 2013. Intervengono CONFEDIR-ANIEF e SNALS. 6 marzo firma per scatti 2011.

Scatti di anzianità. CISL e UIL tranquillizzano: 2011 saranno pagati

Ricordiamo che in un articolo del quotidiano, ripreso dalla nostra redazione, si dava notizia di un decreto (patrocinato da Patroni Griffi e Vittorio Grilli), in procinto di essere firmato, che prevede il blocco del contratto, degli scatti di anzianità e dell'indennità di vacanza contrattuale per tutto il pubblico impiego.

Sulla faccenda è intervenuta prontamente la Confedir-ANIEF che ha definito "apocalittico" lo scenario delineato da ItaliaOggi. "Se quanto riportato dalla stampa specializzata fosse vero - leggiamo nel comunicato inviatoci in redazione - saremmo di fronte ad un provvedimento illegittimo. Perché chi lo ha formulato non ha tenuto conto della sentenza della Consulta n. 223 del 2012, in base alla quale è stato stabilito che nei confronti dei magistrati, e per analogia di tutti i dipendenti pubblici, non può essere ascrivibile avviare il blocco contrattuale, nemmeno in via eccezionale. I giudici hanno infatti spiegato che la irrecuperabilità del diritto allo stipendio equo lede gli articoli 1, 36 e 39 della Costituzione".

E gli scatti 2011-12?
Alcuni cenni presenti nel decreto farebbero pensare ad un passo indietro da parte del Governo circa l'accordo firmato all'ARAN che decurta il Fondo di istituto in cambio degli scatti 2011-12.

In questo caso, continua il comunicato CONFEDIR-ANIEF, "il Governo italiano dovrebbe contestualmente restituire le ingenti somme sottratte al comparto Istruzione attraverso la riduzione di un terzo del Miglioramento dell’offerta formativa".

Sulla faccenda è intervenuto anche lo SNALS Taranto rassicurando sugli scatti 2011 oggetto dell'accordo ARAN. "Da informazioni acquisite - scrive il sindacato - è confermata la previsione della firma definitiva dell'accordo entro i primi giorni del mese di marzo, con corresponsione dei relativi benefici, presumibilmente, entro il mese successivo". Quindi, firma a marzo e corresponsione ad aprile.

Se le rassicurazioni dello SNALS dovessero trovare riscontro, resta da dipanare il giallo del blocco dei contratti e degli scatti per il 2013-14.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Per la scuola sarà possibile, nonostante le numerose sentenze di risarcimento, reiterare i contratti oltre i 3 anni.

Patroni Griffi esclude il comparto scuola dall'accordo quadro sui contratti a termine nella pubblica amministrazione che in questi giorni si sta discutendo presso l'ARAN.

Nessuna regolamentazione per la reiterazione dei contratti a tempo determinato per i prof, perchè la scuola fa caso a sè e nulla ha a che vedere con il decreto 368/2001 che vieta la reiterazione dei contratti oltre i 36 mesi: pena l'assunzione a tempo indeterminato.

La Corte di Cassazione ritiene che la reiterazione dei contratti nella scuola non viola la normativa europea e al Governo basta per lasciare la scuola nel caos.

Il comparto scuola ha esigenze diverse rispetto agli altri comparti della PA, dicono, e su questo non ci sono dubbi.

Ma se è vero che la reiterazione non può essere invocata nel caso del contratti a TD per le sostituzioni brevi, diverso è il caso dei precari che firmano contratti a termine per posti vacanti e si vedono reiterare tali contratti per 36 mesi di seguito.

Di questo i tribunali italiani ne hanno consapevolezza, basta vedere il consistente risarcimento ottenuto dall'ANIEF qualche giorno fa.

Sulla questione, entro un anno circa, comunque, si pronuncerà la corte di giustizia europea, la cui decisione sarà vincolante per lo Stato italiano.

Ma al momento si è deciso di procastinare, passando la patata bollente al prossimo Governo. Nel frattempo la parola resta ai tribunali.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Oggi e domani gli italiani sceglieranno i partiti politici e i parlamentari da cui scaturira' il nuovo Governo: chiunque andra' a costituirlo, sappia sin d'ora che dovra' mettere in cima all'agenda degli obiettivi quello di assumere a titolo definitivo gli 80mila precari della scuola italiana, in servizio su altrettanti posti vacanti. Altrimenti lo Stato italiano sara' destinato a sborsare centinaia di milioni di euro per compensare l'abuso dei contratti a tempo determinato, i mancati scatti di anzianita', le mensilita' estive non corrisposte per gli anni passati e per quelli futuri fino all'eta' pensionabile". Lo scrive in una nota l'Anief.

"L'indennizzo record di oltre 150mila euro netti, piu' accessori e interessi, deciso nelle ultime ore da un giudice del lavoro di Trapani - continua la nota -, costituisce un precedente, una sentenza-pilota, che convincera' migliaia di precari a ricorrere in tribunale e ad opporsi sia al trattamento economico diversificato rispetto ai colleghi di ruolo, sia alla stipula di contratti al 30 giugno, anziche' al 31 agosto, anche quando il posto e' vacante e disponibile".

Fonte: Italpress

 

Il giudice del lavoro di Trapani ha riconosciuto un risarcimento pari a 150.385 euro netti, piu' accessori e interessi, a un docente precario di educazione fisica e sostegno che aveva ottenuto dal 2005 diversi contratti da supplente su posti vacanti e disponibili, ma insegnava gia' dal 2001. I legali dell'Anief, coordinati dagli avvocati Ganci e Miceli, hanno cosi' battuto ogni record come risarcimento danni subito per lucro cessante e danno emergente per la mancata stabilizzazione di un docente precario. Il Miur e' stato condannato al pagamento di scatti e mensilita' estive per gli anni pregressi (2005-2011) e per gli anni futuri fino all'eta' pensionabile, con un'addizionale del 10% in via equitativa per i possibili mancati contratti. 

Secondo la sentenza, la necessita' dell'assunzione per pubblico concorso non puo' giustificare deroghe alle disposizioni che limitano il potere di abuso del datore di lavoro nello stipulare contratti a termine, ne' proteggere patrimonio di soggetti pubblici, ne' autorizzare comportamenti contra legem della pubblica amministrazione. Nel ricorso, il giudice Petrusa ha tenuto conto della recente giurisprudenza e della legislazione comunitaria e nazionale. Per il presidente dell'Anief e delegato Confedir alla scuola e alle alte professionalita', Marcello Pacifico, si tratta di "una giusta condanna che risarcisce in maniera adeguata i precari danneggiati dai comportamenti illegittimi del Miur".

"Delle due l'una: o la Corte di Lussemburgo decidera' che in Italia la normativa scolastica derogatoria sui contratti a termine e' contraria alle disposizioni comunitarie e quindi va disapplicata oppure il risarcimento dei danni deve essere cosi' dissuasivo da comprimere l'arbitrarieta' illecita della P.A. e dare adeguata soddisfazione ai lavoratori. In questo senso - conclude Pacifico - la sentenza del giudice del lavoro di Trapani puo' fare scuola dopo la recente pronuncia della Cassazione che paventava un possibile grave danno erariale alle Casse dello Stato fissando dei nuovi criteri risarcitori. In ogni caso, e' confermata la dottrina secondo cui non vi possono essere trattamenti economici diversi tra lavoratori precari e di ruolo mentre il contratto al 31 agosto deve essere sempre riconosciuto se il posto e' vacante e disponibil,e come Anief ha sempre denunciato dall'inizio del 2010".

Fonte: Italpress

 

"Sull'assistenza ai neonati lo Stato italiano discrimina 3 milioni e mezzo di lavoratori pubblici, che oggi non possono godere dei giorni di assistenza previsti invece per le mamme e i papa' dipendenti del settore privato: lo ha scritto a chiare lettere il Dipartimento della Funzione Pubblica, il quale rispondendo il 20 febbraio ad un quesito del Comune di Reggio nell'Emilia ha spiegato che i padri dipendenti delle pubbliche amministrazioni non hanno diritto al congedo obbligatorio di paternita' e ai due giorni di congedo facoltativo, previo accordo con la madre ed in sua sostituzione con un'indennita' a carico dell'Inps, introdotti nel giugno scorso dal Governo Monti per l'assistenza dei primi cinque mesi di vita del bambino, ne' le madri lavoratrici del pubblico impiego hanno accesso ai cosiddetti 'voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting'".

"Secondo la presidenza del Consiglio - spiega l'Anief in una nota -, il sostegno ai neo-genitori per adeguare la normativa italiana a quella europea, approvato attraverso l'art. 4, comma 24, della Legge n. 92 del 2012, 'non e' direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall'art. 1, commi 7 e 8, della citata l. n. 92 del 2012, tale applicazione e' subordinata all'approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel d.lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto'".

"Il risultato di questa interpretazione e' che ad oggi tutti i dipendenti pubblici italiani non possono usufruire di un diritto concesso ai colleghi del settore privato - sottolinea il sindacato -. Disattendendo quindi la Direttiva 2010/18/Ue del Consiglio dell'8 marzo 2010, nella quale non si fa alcun riferimento alla natura del rapporto di lavoro, ma solamente alla necessita' di dare attuazione al diritto 'individuale' del congedo parentale, 'garantendo una base comune sull'equilibrio tra vita e lavoro negli Stati membri e svolgendo un ruolo significativo nell'aiutare i genitori che lavorano in Europa ad ottenere una migliore conciliazione'".

"Ci troviamo chiaramente di fronte ad una discriminazione dei dipendenti pubblici rispetto a colleghi che operano nel privato. Cio' fa ancora piu' scalpore se si pensa che quest'anno ricorre il ventennale dall'introduzione della privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico - spiega Marcello Pacifico, delegato Confedir e presidente Anief -. Con il risultato che, disapplicando quanto previsto da una direttiva Ue del 2010, che supera chiaramente il decreto nazionale n. 151 del 2001, si mortifica la professionalita' di tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici, dopo che non viene loro piu' concesso da tempo alcun rinnovo contrattuale e aumento stipendiale".

Il sindacalista Confedir-Anief ritiene, quindi, che l'adeguamento alle indicazioni Ue - anche se solo poco piu' che simbolico, di appena un giorno di congedo obbligatorio di paternita' e di due giorni di congedo facoltativo per i padri e di una serie di "voucher" per le madri - non puo' essere negato per basse ragioni di burocrazia: "siamo di fronte ad un abuso - incalza Pacifico -. Lo stesso che lo Stato italiano perpetra nei confronti di decine di migliaia di precari pubblici, in particolare della scuola, utilizzati ben oltre i 36 mesi previsti dalla direttiva Ue 1999/70/CE come soglia massima per giustificare la mancata assunzione a titolo definitivo. E' evidente, a questo punto, una seria riflessione sulla necessita' di mantenere in vita la privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico. Anche perche' presto saranno i tribunali, attraverso le sentenze favorevoli ai dipendenti dello Stato, a smantellarla nei fatti".

Fonte: Italpress

 

Come tutte le attività legate alle scuola, anche il turismo scolastico è in ginocchio. La triste conferma è arrivata oggi da un’associazione di categoria. Che nel corso di una conferenza sul turismo scolastico ha reso pubbliche le conseguenze del tentativo del Governo di portare da 18 a 24 ore l’insegnamento settimanale di tutti i docenti: questa illogica iniziativa dei nostri governatori, poi rientrata anche grazie alle pressioni dell’Anief, assieme a diverse altre – il blocco degli scatti di anzianità e del contratto, la volontà di approvare il ddl Aprea sulla riforma degli organi collegiali – , ha comportato la mancata attivazione da parte di tantissimi Collegi dei Docenti di tutte le attività extradidattiche.

Con il risultato che in un anno i viaggi d’istruzione sono crollati del 70% su scala nazionale. Tanto che ben 3mila imprese sono a rischio chiusura. Se l’associazione di categoria ha chiesto pubblicamente al nuovo Governo di riattivare l'indennità di missione per i docenti, l’Anief si rivolge ai candidati che vorrebbero salire in Parlamento di farsi carico sin da oggi del ripristino della dignità dei nostri insegnanti: “come si fa – dichiara il presidente Anief, Marcello Pacifico – a chiedere a dei professionisti della formazione dei nostri giovani di accompagnare in viaggio decine di alunni per diversi giorni, ventiquattrore ore su ventiquattrore, assumendosi responsabilità enormi, senza un minimo di gratificazione? Per diversi anni questi stessi docenti hanno accettato di farsi carico di quest’onere per cifre poco più che simboliche. Ora però che i compensi del fondo d’istituto sono sempre più finalizzati e ridotti all’osso e, nel contempo, i decisori politici hanno deciso di impiegatizzare sempre più la professione, i docenti hanno detto basta. Come non comprenderli?”.

Secondo l’Anief si conferma quindi il fatto che gli insegnanti dei nostri ragazzi non sono più disposti ad essere presi in giro: i contratti bloccati e la mancanza di fondi per lo svolgimento delle attività aggiuntive rappresentano, infatti, un vero insulto alla loro professionalità. L’ultima testimonianza, in questo senso, arriva dalla mancanza di candidati a svolgere l’ingrato ruolo, in cambio di compensi irrisori, di commissario o presidente del concorso a cattedra. “Il nostro sindacato – spiega Pacifico - coglie l’occasione, a pochi giorni dalle elezioni politiche, di chiedere a chi governa il nostro Paese di investire sull’enorme patrimonio culturale di cui è in possesso l’Italia. Anziché tentare di metterlo in liquidazione, come ha fatto il Governo del premier Monti mettendo in vendita beni immobili di pregio per incassare 5 miliardi di euro entro il 2013, occorre con urgenza tornare ad investire nei beni culturali dando maggiore impulso all’attrattività turistica. Oltre che, ovviamente, tornando ad affidare alle scuole delle economie specifiche per far tornare a viaggiare i nostri giovani, anziché penalizzandoli ulteriormente privandoli delle attività che fanno parte del loro progetto formativo. Privandoli di conoscere, assieme ai loro docenti, la nazione – conclude il presidente Anief - con più beni culturali al mondo”.

Fonte: AgenParl

 

"Come tutte le attività legate alle scuola, anche il turismo scolastico è in ginocchio. La triste conferma è arrivata oggi da un'associazione di categoria. Che nel corso di una conferenza sul turismo scolastico ha reso pubbliche le conseguenze del tentativo del Governo di portare da 18 a 24 ore l'insegnamento settimanale di tutti i docenti: questa illogica iniziativa dei nostri governatori, poi rientrata anche grazie alle pressioni dell'Anief, assieme a diverse altre - il blocco degli scatti di anzianità e del contratto, la volontà di approvare il ddl Aprea sulla riforma degli organi collegiali - , ha comportato la mancata attivazione da parte di tantissimi Collegi dei Docenti di tutte le attività extradidattiche. Con il risultato che in un anno i viaggi d'istruzione sono crollati del 70% su scala nazionale. Tanto che ben 3 mila imprese sono a rischio chiusura". È quanto si legge in una nota dell'Anief.

"Se l'associazione di categoria ha chiesto pubblicamente al nuovo Governo di riattivare l'indennità di missione per i docenti, l'Anief si rivolge ai candidati che vorrebbero salire in Parlamento di farsi carico sin da oggi del ripristino della dignità dei nostri insegnanti", prosegue la nota.

"Come si fa - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - a chiedere a dei professionisti della formazione dei nostri giovani di accompagnare in viaggio decine di alunni per diversi giorni, ventiquattrore ore su ventiquattrore, assumendosi responsabilità enormi, senza un minimo di gratificazione? Per diversi anni questi stessi docenti hanno accettato di farsi carico di quest'onere per cifre poco più che simboliche. Ora però che i compensi del fondo d'istituto sono sempre più finalizzati e ridotti all'osso e, nel contempo, i decisori politici hanno deciso di impiegatizzare sempre più la professione, i docenti hanno detto basta. Come non comprenderli?".

Secondo l'Anief si conferma quindi "il fatto che gli insegnanti dei nostri ragazzi non sono più disposti ad essere presi in giro: i contratti bloccati e la mancanza di fondi per lo svolgimento delle attività aggiuntive rappresentano, infatti, un vero insulto alla loro professionalità. L'ultima testimonianza, in questo senso, arriva dalla mancanza di candidati a svolgere l'ingrato ruolo, in cambio di compensi irrisori, di commissario o presidente del concorso a cattedra".

"Il nostro sindacato - spiega Pacifico - coglie l'occasione, a pochi giorni dalle elezioni politiche, di chiedere a chi governa il nostro Paese di investire sull'enorme patrimonio culturale di cui è in possesso l'Italia. Anziché tentare di metterlo in liquidazione, come ha fatto il Governo del premier Monti mettendo in vendita beni immobili di pregio per incassare 5 miliardi di euro entro il 2013, occorre con urgenza tornare ad investire nei beni culturali dando maggiore impulso all'attrattività turistica.

Oltre che, ovviamente, tornando ad affidare alle scuole delle economie specifiche per far tornare a viaggiare i nostri giovani, anziché penalizzandoli ulteriormente privandoli delle attività che fanno parte del loro progetto formativo. Privandoli di conoscere, assieme ai loro docenti, la nazione - conclude il presidente Anief - con più beni culturali al mondo".

Fonte: Italpress

 

"Qualcuno ha detto al Ministro Profumo che anticipando al 23 luglio i test per accedere ai corsi a numero chiuso non fara' altro che allontanare ulteriormente i nostri studenti dell'universita' italiana?". Cosi' l'Anief commenta in una nota la decisione del ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca di fissare a ridosso degli esami di maturita' i test d'ingresso ai corsi con numero limitato di posti, "con la giustificazione, tutta da verificare, che dobbiamo avvicinare il nostro Paese all'Europa".

"L'unica cosa certa e' che se il Ministro non dovesse tornare su questa scelta, se dovesse lasciare ad un neo-diplomato solo una settimana di tempo per prepararsi ad una selezione cosi' dura, come quella per tentare l'accesso a Medicina e Chirurgia, tanti studenti subiranno un danno enorme - spiega l'Anief -. Che arriva dopo tanti altri. Come la sensibile riduzione dei fondi per finanziare le borse di studio, il taglio di diversi corsi di laurea, il calo del 25% delle iscrizioni. La realta' e' che anticipare da settembre a luglio i test di accesso al numero chiuso avrebbe solo un effetto: creare le condizioni per dare il ko finale ad un settore che gli ultimi Governi hanno messo gia' in ginocchio".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, la decisione del ministro Profumo non puo' essere condivisa: "Come si fa a prospettare a quasi mezzo milione di studenti di prepararsi per un test cosi' difficile in pochissimi giorni? E l'anno prossimo si rischia di rasentare la follia: anticipando ulteriormente le prove nel mese di aprile, come indicato sempre dal Ministro, si rischia di tirare fuori del tutto dalla contesa centinaia di migliaia di potenziali candidati. Ammesso, infatti, che venga data loro la possibilita' di accedere prima che conseguano la maturita', saranno in tanti a disinteressarsi dei test perche' concentrati sulla preparazione degli esami conclusivi del quinto anno".

Il sindacato teme, a questo punto, che "il vero motivo per cui il Miur ha introdotto questa norma sia proprio quello di attuare una preselezione naturale". "Se si fosse avuta veramente l'intenzione di introdurre un provvedimento per avvicinare l'Italia all'Ue - continua Pacifico - il Governo avrebbe dovuto escogitare delle misure per aumentare il numero di iscritti e ridurre l'alta percentuale di abbandoni universitari. Che c'entra, invece, il numero chiuso, che peraltro gia' di per se' contempla una discutibile selezione per l'accesso a determinati corsi e professioni?".

Anief ritiene quindi che "questa decisione del Ministro di anticipare i test a numero chiuso porti solo scompiglio tra gli studenti del quinto anno della scuola superiore, che avrebbero il diritto di concentrarsi totalmente sulla maturita'. Anche perche' che senso ha prepararsi per una prova, come vorrebbe il Miur nel 2014, quando non si e' conseguito ancora il titolo per accedervi? Oppure e' intenzione del Ministro far attendere questi studenti un anno, prima di tentare i quiz di accesso al numero chiuso?".

Comunque vada, per il presidente dell'Anief "siamo di fronte ad una decisione che ha dell'incredibile: si chiede ad un maturando di sottrarre tempo ed energie mentali per affrontare una prematura prova di accesso. Poi si penalizzano quegli stessi studenti perche' non hanno conseguito la maturita', non facendoli accedere all'eventuale test superato. Oppure li si ostacola nel conseguire la borsa di studio, in quanto la votazione alla maturita' non e' stata eventualmente sufficiente. Borse di studio, tra l'altro, che lo stesso Profumo, attraverso un altro discutibile decreto in via di formulazione, ha deciso di ridurre ulteriormente".

L'Anief si appella "al buon senso del Ministro: ritiri subito il provvedimento contenente le nuove date dei test di accesso ai corsi a numero chiuso. In caso contrario, se verranno confermate queste date, sara' la magistratura a dare ragione agli studenti. Gia' si sono attivate, in tal senso, alcune associazioni per patrocinare i ricorsi e tutelare i diritti dei nostri ragazzi".

Fonte: Italpress

 

Non è mai troppo tardi. Potrebbe essere questa la considerazione sull’ultima iniziativa giudiziaria dell’Anief. Su una legge varata nell’estate 2011, e che ha già prodotto i suoi effetti, il sindacato dei precari ha deciso di aprire le ostilità ricorrendo, more solito, ai tribunali.

Vediamo cosa e perché. “Se non si disapplicherà l’art. 9 della legge 106/11, voluto dalla Lega per evitare lo spostamento dei precari della scuola dal Sud al Nord del Paese prima dell’assunzione in ruolo, l’Anief annuncia l’intenzione di voler tutelare i legami familiari di almeno 30mila docenti e Ata della scuola, assunti fuori residenza, rivolgendosi entro un mese al giudice del lavoro”.

La legge prevede che i neo-assunti restino per almeno 5 anni nella provincia scelta.

“La decisione dello Stato di obbligare un lavoratore della scuola a rimanere lontano dai figli e dal coniuge per cinque anni dopo la sua assunzione - secondo l’Anief - è una palese violazione dei diritti del fanciullo e dell’uomo all’unità familiare, oltre che dei genitori rispetto ai propri figli, dei lavoratori con genitori disabili, dei mariti rispetto alle proprie mogli.

Se non dovesse essere sufficiente – precisa il sindacato di Pacifico - chiederà il rinvio della norma alla Consulta, per la violazione dell’articolo 8 della Cedu. E se necessario ricorrerà al giudizio della Corte di Strasburgo”.

L’Anief vuole inoltre denunciare il Ministero dell’Istruzione e i sindacati firmatari del contratto collettivo nazionale del 6 dicembre 2012, che dando attuazione alla legge 106/2011, vieta per un quinquennio il trasferimento interprovinciale dei neo-immessi in ruolo a partire dal 2011-2012.

Sull’iniziativa giudiziaria è facile obiettare che nessuno obbliga i docenti a trasferirsi in sedi lontane, sapendo che le regole di rientro sono di quel tenore.

Ma sulla norma “leghista” c’è anche da dire che il servizio scolastico non ne trae un sostanziale beneficio, perché quel tempo di confinato in provincia non significa continuità nella stessa sede.

Fonte: Tuttoscuola

 

Per via del blocco delle assunzioni dall’estate scorsa, tutte le supplenze di amministrativi e tecnici sono state sottoscritte fino “all’avente titolo”, rendendo inapplicabile per i collaboratori scolastici di ruolo l’art. 59 del Ccnl. Ma lo stop ha anche penalizzato i precari: molti sono rimasti al palo perchè non potevano trovarsi in tutte le graduatorie d’istituto. L’Anief: con l’aggiornamento della permanenti, già avviata in Piemonte e Veneto, chiederemo all’amministrazione di fargli assegnare almeno i punti persi per colpa della burocrazia.

Lo sblocco delle assunzioni dei collaboratori scolastici, annunciato alcuni giorni fa su questa testata giornalistica, dovrebbe rendere giustizia ad almeno 2mila lavoratori precari. Che così si ritroveranno in ruolo in corso d’anno, con gli effetti giuridici anticipati al 1° settembre 2012. Tutti contenti, quindi? Non proprio. A ben vedere, infatti, la questione è molto complessa.

A farli emergere è l’Anief, che attraverso un comunicato si sofferma sul fatto che tutti i problemi nascono dal blocco delle immissioni in ruolo, venutosi a determinare delle supplenze annuali fino all’avente diritto. Anche quando i posti erano vacanti. E quindi assegnabili sino al 31 agosto o al 30 giugno.

L’aver negato questa possibilità, tramutando tutti i contratti in supplenze brevi, sottraendoli alle competenze degli Ust, ha comportato non solo il mancato espletamento di un diritto. Ma anche l’impossibilità, per i collaboratori scolastici di ruolo, di accettare incarichi annuali su gradi professionali superiori (come amministrativi o assistenti tecnici) avvalendosi dell’art. 59 del Ccnl.

Dopo aver sottolineato che le assunzioni a tempo indeterminato quest’anno sono state caratterizzate da un “ritardo ingiustificabile” e che è stato “assurdo bloccare i posti dei collaboratori scolastici, visto che non sono mai stati interessati della questione” inidonei-amministrativi, l’Anief sostiene che “è giunta l’ora, in vista dell’ormai prossimo aggiornamento delle graduatorie permanenti provinciali (24 mesi) e valutati gli effetti delle nomine fino all’avente titolo, di far valere i propri diritti. Bisogna infatti considerare che molti precari si vedranno scavalcati da personale assunto con minor punteggio”.

Il sindacato mette in cima alla lista di questi potenziali danneggiati proprio coloro che sono già di ruolo, i quali potendo aspirare esclusivamente ad assolvere “contratti fino all’avente titolo, non hanno potuto usufruire del comma 1 art. 59 del CCNL, che recita: ‘Il personale ATA può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità della sede’”.

Ma le “vittime” di questa situazione di stallo non finiscono qui: a lamentarsi sono coloro che ricoprono una “posizione utile nella graduatoria permanente per una nomina al 30/6 o 31/08”: poiché “dal momento in cui i posti sono stati assegnati non più dagli A.T. (gli ex Provveditorati agli Studi), ma dalle istituzioni scolastiche”, il sindacato degli educatori in formazione sostiene che “non essendo presenti nelle graduatorie di istituto (al massimo si possono fare domande in 30 istituti) non hanno ricevuto nessuna proposta di incarico”. E quindi sono rimasti disoccupati.

Con la beffa che con l’ormai imminente riapertura della 24 mesi, “la mancata attribuzione dell’incarico sin dalla sua disponibilità comporterà, all’atto dell’aggiornamento delle graduatorie, una retrocessione in graduatoria a causa di un minor servizio dichiarabile”.

L’Anief intende quindi “tutelare il personale che si trova in questa assurda situazione, chiedendo il riconoscimento (giuridico n.d.r.) del servizio per l’intera durata del posto che avrebbe ricoperto”. Il sindacato proverà a far avere al personale rimasto “al palo”, senza usufruire del posto che gli spettava, almeno il punteggio utile a non rimanere indietro in graduatoria. Procederà attraverso “un tentativo di conciliazione, gratuito per tutti gli iscritti, che il personale interessato dovrà richiedere all’A.T. della propria provincia attraverso il modello predisposto; qualora la conciliazione non dovesse ottenere buon esito – conclude il sindacato autonomo - affideremo l’azione ai nostri legali presenti su tutto il territorio nazionale per attivare i ricorsi al giudice del lavoro”.

La grana, insomma, non è da poco. E nemmeno da ascrivere totalmente al ministero dell’Istruzione, visto che il blocco delle immissioni in ruolo è a tutt’oggi dettato dal Mef. Se la ritroverà sul tavolo di viale Trastevere il nuovo ministro, il successore di Francesco Profumo, subito dopo l’insediamento del nuovo Governo.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

A comunicarlo è il sindacato Anief, che coglie l’occasione per ribadire le modifiche proposte nella revisione finale del provvedimento: accesso ai docenti con 360 giorni di servizio, ai docenti in sovrannumero e a coloro che sono già in possesso di un’abilitazione, o che hanno conseguito il dottorato di ricerca.

Ufficio Stampa Anief - Dopo le classi di concorso, anche i TFA speciali vivranno la loro approvazione definitiva con il nuovo Governo che scaturirà dalle prossime elezioni politiche.

L’Anief coglie l’occasione per invitare i responsabili alla revisione finale del testo che modifica il D.M. 249/2010 ad apportare alcune modifiche fondamentali: i 360 giorni minimi per l’accesso ai corsi, anziché le tre supplenze annuali da almeno 180 giorni ciascuna; l’accesso aperto anche al personale di ruolo soprannumerario, in particolare agli Itp e ai dottori di ricerca; l’apertura anche per tutti i precari interessati che hanno già un’abilitazione. In caso contrario, il sindacato è pronto a ricorrere in tribunale.

Sui Tfa speciali, Anief sostiene che occorrono alcune modifiche finali indispensabili. Le quali permetterebbero di avviare i tirocini abilitanti senza escludere del personale che ha comunque fatto esperienza e sviluppato conoscenze, competenze e capacità. Vale la pena ricordare che l’apertura a coloro che hanno svolto 360 giorni di servizio, significa confermare lo stesso requisito richiesto in occasione dei precedenti corsi abilitanti del 1999 e del 2004. E siccome le leggi che regolano il reclutamento non sono cambiate, non si attuerebbe alcuno “strappo”.

L’accesso ai Tfa speciali deve inoltre essere consentito agli oltre 8.000 docenti oggi in soprannumero: lo Stato deve dare loro la possibilità di poter accedere, sempre se in possesso del titolo utile, ad una nuova abilitazione e senza costi aggiuntivi. Ed essere in tal modo più facilmente “collocabili”, già in vista del prossimo anno scolastico. La maggior parte di loro, infatti, si trova nella posizione di soprannumerarietà (molti sono insegnanti tecnico pratici) a seguito dei tagli draconiani e delle riforme riduci-organici volute dai Governi che si sono succeduti negli ultimi 3-4 anni.

Contestualmente, il ministro deve necessariamente permettere l’iscrizione ai Tfa speciali anche a coloro che hanno conseguito il dottorato di ricerca. Si tratta di una possibilità che era stata ritenuta fattibile nelle versioni iniziali del testo oggi approvato alla Camera. Ma poi nelle versioni successive se ne sono perse le tracce. L’Anief non ne comprende il motivo: se i dottori di ricerca hanno titolo ad essere inseriti nei ruoli dirigenti dello Stato, non può essere loro negato di poter fare gli insegnanti.

“Il nostro sindacato – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – intende dunque cogliere l’occasione del ricambio parlamentare, per rivolgersi al nuovo Governo e dirgli di fare in modo che il decreto sui Tfa speciali contenga dei requisiti di accesso basati su delle effettive pari opportunità da parte dei candidati partecipanti. Nei confronti dell’intero comparto Scuola, sarebbe un approccio davvero positivo. Che eviterebbe sul nascere l’avvio di una nuova stagione di ricorsi al giudice”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

A tenere banco in queste ultime settimane non sono solo le prove scritte del concorsone per la scuola 2012, le cui prime date dell’11 e 12 febbraio sono state rimandate ai prossimi 28 febbraio e primo marzo a causa del forte maltempo e della neve che nei giorni scorsi hanno colpito il Nord Italia; e le polemiche sull’accesso ai Tfa speciali, ma anche la questione su ipotetiche nuove classi di concorso.

Qualche tempo fa il Miur aveva manifestato l'intenzione di introdurre le nuove classi di concorso senza passare per il Parlamento, ma l’Anief si era fortemente opposto.

Alla fine è stato lo stesso Miur a desistere e, secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “Evidentemente al Miur si sono finalmente resi conto che si stavano rendendo artefici di un’operazione chiaramente illegittima: approvare la drastica riduzione delle classi di concorso attraverso un decreto del Ministero è un atto privo di logica e di fondamento legislativo”.

E il motivo di tale affermazione è semplice: la Legge 133/2008 riporta con chiarezza la necessità di far passare qualsiasi modifica dell’attuale assetto che regola abilitazioni e discipline d’insegnamento per le commissioni parlamentari di competenza.

L’Anief ribadisce che cercare di aggirare quest’obbligo normativo, approfittando del rinnovo delle Camere, avrebbe fatto cadere il Miur nella spirale di migliaia di ricorsi al Tar.

Fonte: Business online

 

"La decisione dello Stato di obbligare un lavoratore della scuola a rimanere lontano dai figli e dal coniuge per cinque anni dopo la sua assunzione e' un'ingerenza tutta italiana, in contrasto con la Convenzione dei diritti dell'uomo". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Se non si disapplichera' l'articolo 9 della legge 106/11, voluto dalla Lega due estati fa per evitare lo spostamento dei precari della scuola dal Sud al Nord del Paese prima dell'assunzione in ruolo", il sindacato annuncia "l'intenzione di voler tutelare i legami familiari di almeno 30 mila docenti e Ata della scuola, assunti fuori residenza, a rivolgendosi entro un mese al giudice del lavoro. Se non dovesse essere sufficiente chiedera' il rinvio della norma alla Consulta, per la violazione dell'articolo 8 della Cedu. E se necessario ricorrera' al giudizio della Corte di Strasburgo".

"Da un anno e mezzo lo Stato sta infatti attuando una palese violazione dei diritti del fanciullo e dell'uomo all'unita' familiare, dei genitori rispetto ai propri figli, dei lavoratori con genitori disabili, dei mariti rispetto alle proprie mogli - prosegue l'Anief -. Il tutto, senza alcuna giustificata ragione di Stato".

"Siamo di fronte - spiega Marcello Pacifico, il presidente dell'Anief - a un'ingerenza arbitraria del potere pubblico, non giustificata da alcuna esigenza organizzativa legata all'erogazione del servizio. Ed in palese contrasto con l'articolo 8 della Convenzione e la giurisprudenza europea in tema di diritto familiare. Vogliamo inoltre denunciare il Ministero dell'Istruzione e i sindacati firmatari del contratto collettivo nazionale del 6 dicembre 2012, che dando attuazione alla legge 106/2011, vieta per un quinquennio il trasferimento interprovinciale dei neo-immessi in ruolo a partire dall'anno scolastico 2011-2012". 

"Dopo i dovuti approfondimenti, attraverso i propri esperti giuridici, l'Anief ha deciso che entrera' in azione entro un mese - spiega ancora il sindacato -: gia' e' pronto il deposito dei primi trecento ricorsi richiesti da docenti di ruolo. Al giudice del lavoro verra' chiesto in via cautelare la disapplicazione integrale ed immediata delle norme di legge e contrattuali, visto che un'eventuale decisione a distanza anni renderebbe vanificato il 'petitum'".

"Come la corte di Strasburgo ha ricordato a piu' riprese e come garantito a piu' riprese negli ultimi anni dalla giurisprudenza internazionale - sottolinea Pacifico - lo Stato ha il dovere di adottare tutte le misure necessarie al rispetto della vita parentale e alla relazioni tra gli individui appartenenti a una famiglia. Ma per essere adeguate, queste misure dovranno essere prese rapidamente perche' il passare del tempo puo' avere delle conseguenze irrimediabili nelle relazioni affettive tra un bambino e il suo genitore. Altrimenti si nega l'esercizio effettivo del diritto di unione familiare". 

Fonte: Italpress

 

Dal Ministero nessun rimpianto per l’avvio ritardato. Il capo dipartimento, Giovanni Biondi: la protezione civile era stata chiara ed il fatto che a Genova le scuole siano state chiuse è la riprova che abbiamo fatto bene. I primi a sottoporsi ai 4 quesiti disciplinari saranno i candidati delle classi di concorso A019 e A034.

Il 13 febbraio prenderanno il via le verifiche scritte del “concorsone”: dopo il rinvio dei primi due giorni, deciso dal Miur su indicazione della protezione civile per il previsto e diffuso maltempo, stavolta si fa sul serio.

Nella mattina del 13 febbraio, i primi a cimentarsi nelle prove scritte, rispondendo a quattro quesiti di tipo semi-strutturato, con 2 ore e mezzo di tempo a disposizione, saranno i candidati appartenenti alla classe di concorso A019 “Discipline giuridiche ed economiche” e della A034 “Elettronica”. Nel pomeriggio sarà la volta delle A036 e A037 (prova comune di Filosofia).

Da viale Trastevere sono fiduciosi: le commissioni, seppure con qualche fatica, sono state tutte predisposte. E anche i circa 7mila ricorrenti che hanno incassato il via libera con riserva del Tar, dopo aver conseguito tra i 30 e i 34,5 punti, hanno ottenuto la loro sede.

In attesa di vedere se non vi saranno intoppi, come si spera, rimane però un dubbio. Era proprio necessario posticipare le prove dell’11 e 12 febbraio, per poi fissare il recupero all’ultimo giorno del mese e al 1° marzo?

Per il capo dipartimento, Giovanni Biondi, ci sono pentimenti su questa scelta presa sabato pomeriggio?

“No, nessun pentimento – spiega l’alto dirigente ministeriale a La Tecnica della Scuola - . Confermo, anzi, che non c’era altra scelta, perchè la protezione civile ci aveva avvisato preannunciando una situazione meteorologica davvero pesante. Non potevamo ignorare quelle indicazioni: abbiamo dovuto per forza di cose fare opera di prevenzione”.

Solo che il maltempo si è dimostrato meno incisivo di quello che si credeva. Forse, come accaduto in altre occasioni, come lo scorso anno quando il sindaco di Roma decise di chiudere le scuola, si è esagerato con la prudenza?

“Non direi – ribatte Biondi – visto che a Genova, tanto per farle un esempio, le scuole sono rimaste chiuse per le precipitazioni abbondanti. E siccome la prova concorsuale è nazionale, il fatto che una anche una piccola parte di candidati non avrebbe potuto raggiungere le sedi d’esame prefissate, per cause di forza maggiore, questo avrebbe comportato problemi decisamente maggiori”.

Le polemiche, tuttavia, non sono mancate. Con il Codacons che ha chiesto addirittura 500 euro di rimborso a candidato per danno esistenziale; e l’Anief che avrebbe preferito spostare tutte le prove a dopo le elezioni. Cosa risponde a tal proposito?

“Che certi discorsi lasciano il tempo che trovano: per noi del Ministero il fatto che ci siano stati dei disagi reali, anche in una sola delle città dove si dovevano svolgere le prove scritte, è la riprova che abbiamo fatto bene. Quelle prove – taglia corto il capo dipartimento - andavano rimandate”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"La scelta di spostare in avanti solo i primi due giorni, senza indicare le nuove date, sta mettendo in seria difficolta' migliaia di candidati con viaggi e soggiorni prenotati. Bisognava dare loro subito indicazioni certe. E rimandare tutte le altre verifiche: siamo sicuri che dal 13 febbraio tornera' tutto alla normalita'? Viene da pensare che con questa scelta il Miur abbia voluto prendersi anche quarantottore in piu' di tempo per fronteggiare l'inattesa ondata dei 7mila candidati fatti ripescare dall'Anief e per la mancanza di commissari sottopagati".

E' quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Rinviare i primi due giorni di prove scritte del concorso a cattedra, senza indicare le nuove date, significa lasciare migliaia di candidati in un uno stato di incertezza che si poteva evitare: il Ministero dell'Istruzione avrebbe dovuto spostare tutti gli scritti a dopo le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio". Dalla serata di ieri il sindacato "sta ricevendo una valanga di lamentele e richieste di indicazioni da parte dei partecipanti alle verifiche scritte per diventare docenti della scuola dell'infanzia, della primaria e nelle classi di concorso A017 e A033".

"Ancora una volta - commenta il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - il Ministero sembra dimenticare che dal suo operato dipende il destino non di freddi numeri, ma di tantissime persone in carne e ossa. L'amministrazione non sembra curarsi del fatto che in questo momento ci sono migliaia di persone che hanno usufruito di giorni permesso, che hanno alberghi, treni e voli prenotati per svolgere delle prove scritte programmate da tempo. Con tanto di viaggi di ritorno gia' prenotati. E da viale Trastevere che fanno? Si limitano a comunicare che i primi due giorni di prove scritte 'sono rinviate a data che sara' comunicata martedi' 12 febbraio'".

L'Anief "non mette in discussione la decisione del Miur di sospendere le prove: a fronte di cause di forza maggiore, come delle gravi condizioni meteorologiche avverse e delle conseguenti indicazioni della Protezione Civile, non si poteva fare diversamente. E' stata una scelta piu' comprensibile quella di evitare che molti candidati non riuscissero a raggiungere le sedi a causa della neve o delle strade impraticabili. Non si comprende pero' come si possa pensare, a fronte di questo scenario, che mercoledi' prossimo, il 13 febbraio, possa essere tutto tornato alla normalita'. Anche per mettere tutti i partecipanti nelle stesse condizioni, emotive e fisiche, occorreva spostare in blocco tutte le prove programmate tra l'11 ed il 21 febbraio".

"A questo punto - continua Pacifico - abbiamo concreti motivi per pensare che il Ministero abbia scelto di rinviare i primi due giorni di prove scritte non solo per le condizioni meteorologiche. Ma anche per prendere tempo: l'operato dei legali dell'Anief ha infatti permesso ad oltre 7mila candidati che avevano conseguito tra 30 e 34,5 punti alle preselettive di essere ammessi alle prove successive, alzando del 10% il numero complessivo di aspiranti docenti. Le sentenze dei Tar hanno messo ancora piu' in difficolta' la macchina organizzativa ministeriale, gia' in affanno per la mancanza di commissari e presidenti. Dei 'valutatori' per la prima volta sottopagati e messi ad operare senza strumenti di valutazione chiari ed omogenei".

"Rinviare di quarantottore l'avvio delle prove - conclude il presidente dell'Anief - e' stato evidentemente provvidenziale per sanare anche questo intoppo. Ancora una volta, pero', a pagare le disfunzioni saranno i futuri docenti delle nostre scuole".

Fonte: Italpress

 

Ieri Gilda e ANIEF hanno mostrato soddisfazione per la possibilità di un passo indietro da parte del Ministero relativamente alla riforma delle nuove classi di concorso. Ma non c'è ancora certezza.

La campagna elettorale ha messo in subbuglio gli equilibri all'interno dei gruppi parlamentari, che continuano a lavorare su importanti provvedimenti.

Cosa criticata, ad esempio, ieri dal PD in Senato relativamente al regolamento sulla valutazione.

Uno scontro sommerso c'è anche per quanto riguarda la criticatissima riforma delle classi di concorso, anch'essa osteggiata dal PD che ne ha chiesto lo stop.

Ieri la notizia, ancora tutta da verificare, che il Ministero ha fatto un passo indietro sulla vicenda delle classi di concorso. Nel contempo si lavora in sede parlamentare sulla ridefinizione dei contenuti in base alle indicazioni date dai sindacati auditi. In questo articolo trovate tali rilevazioni.

La riforma delle classi di concorso ci sarà o no? Non abbiamo la sfera di cristallo, gli equilibri sono in continuo mutamento, ma è certo che Profumo ha intenzione di portare a casa tutto ciò che è possibile, compresa la riforme sulle classi di concorso

Nuove classi di concorso: lo stop al loro rinnovo non può che trovare l'Anief d'accordo

Riforma classi di concorso: il Miur pronto a gettare la spugna

Fonte: Orizzonte Scuola

 

Saranno oltre 95 mila i candidati che a partire da lunedi' prossimo potranno svolgere gli scritti del concorso a cattedra bandito dal ministero dell'Istruzione per 11.542 posti complessivi: il Tar dal Lazio ha infatti confermato l'ordinanza collegiale e i decreti monocratici precedenti per i 7 mila aspiranti docenti ricorrenti che lo scorso mese di dicembre hanno svolto le prove preselettive conseguendo punteggi da 30 a 34,5.

"Il giudice non ha potuto fare altro che applicare quanto previsto dalla legge, riducendo la soglia minima d'accesso disposta dal Miur (35/50) perche' non rispettosa della normativa vigente sui pubblici concorsi della scuola - spiega l'Anief in una nota -. Rimangono invece giustamente esclusi tutti coloro che hanno conseguito un punteggio inferiore ai 30/50. Mentre, sempre grazie all'operato dell'Anief, vengono riammessi anche i giovani laureati che avevano superato la soglia 35. In tutto, il giovane sindacato ha cosi' aumentato del 10% l'elenco degli ammessi all'accertamento del merito".

Soddisfazione e' stata espressa dal presidente del sindacato, Marcello Pacifico, che sottolinea come "in questa prima fase cautelare sia stato valutato oltre il pregiudizio grave e irreparabile anche il 'fumus' denunciato fin dall'emanazione del bando di concorso. Il presidente della terza sezione bis del Tar Lazio, infatti, ha rigettato altre domande di ammissione con riserva - in ricorsi non patrocinati dal sindacato - presentate da ricorrenti con un punteggio inferiore alla sufficienza (30).

Quello che conta e' che l'azione puntuale dei legali e dei quadri sindacali dell'Anief, coordinati dall'avvocato Irene Lo Bue, permettera' a migliaia di candidati nei prossimi giorni di partecipare alle prove scritte e di poter esser valutati per le conoscenze e le competenze".

"Ancora una volta l'Anief, che per numero di deleghe e' il primo tra quelli non ammessi ai tavoli della concertazione, e' riuscito a ottenere giustizia e rispetto delle fonti normative nelle aule dei tribunali", spiega il sindacato.

"Questo - sottolinea Pacifico - e' il terzo degli otto ricorsi annunciati nel settembre scorso, che viene accolto in sede cautelare. Il prossimo contestera' l'obbligo della valutazione positiva della conoscenza della lingua inglese durante le prove scritte dell'infanzia e della materna: un'altra iniziativa presa dal Miur, in contrasto con la norma che ne prevede la libera scelta da parte del candidato e l'attribuzione di un punteggio aggiuntivo".

Fonte: Italpress